base STRATIGRAFIA DEI DEPOSITI PLEISTOCENICO-OLOCENICI DELL’AREA COSTIERA DI METAPONTO COMPRESA FRA MARINA DI GINOSA ED IL TORRENTE CAVONE (ITALIA MERIDIONALE): CARTA GEOLOGICA IN SCALA 1:25.000 Tullio Pescatore1, Piero Pieri2-3, Luisa Sabato2, Maria Rosaria Senatore1, Salvatore Gallicchio2, Modestino Boscaino1, Antonietta Cilumbriello2, Roberto Quarantiello1 & Giovanna Capretto1 1Dipartimento di Studi Geologici ed Ambientali - Università degli Studi del Sannio, Benevento 2Dipartimento di Geologia e Geofisica - Università degli Studi di Bari, Bari 3Via Pisana 313, Firenze Riassunto: Pescatore T. et al., Stratigrafia dei depositi pleistocenico-olocenici dell’area costiera di Metaponto compresa fra Marina di Ginosa ed il Torrente Cavone (Italia meridionale): carta geologica in scala 1:25.000. (IT ISSN 0394-3356, 2009) Al fine di migliorare le conoscenze geologico-stratigrafiche dell’area costiera metapontina, è stato svolto un rilevamento geologico di dettaglio nella zona compresa fra Marina di Ginosa (provincia di Taranto) ed il Torrente Cavone (provincia di Matera). Il rilevamento è stato corredato da osservazioni dei caratteri di facies effettuate sia lungo sezioni stratigrafiche esposte che su sondaggi ottenuti tra- mite cinque perforazioni a carotaggio continuo che hanno attraversato depositi dell’Olocene e del Pleistocene medio - superiore fino ad una profondità di circa 120 m. I depositi affioranti sono stati distinti in due principali unità: ”depositi sabbioso-conglomeratici dei prismi costieri regressivi” (Pleistocene superiore) e “depositi della piana di Metaponto” (Olocene). I primi depositi, sabbioso-conglomeratici, sono stati suddivisi in tre unità litostratigrafiche; le prime due, spesse al massimo 15 m, e rappresentate da prismi formatisi in seguito ad interazioni fra oscillazioni del livello del mare e sollevamento regionale, sono riferibili alle “sabbie e conglomerati di Policoro” e alle “sabbie e conglomerati di Masseria Ricotta” che, in base all’osservazione dei caratteri di facies, sono state attribuite ad ambienti variabili dal marino poco profondo al continentale. La terza unità, in discordanza sulle prece- denti, è formata da un “prodotto eluviale” discontinuo e di esiguo spessore. I “depositi della piana di Metaponto”, tutti di età olocenica e spessi in genere pochi metri, sono stati invece suddivisi in “depositi con- tinentali” e “depositi di transizione”. I primi sono rappresentati da depositi da fini a grossolani, di origine eluvio-colluviale, fluviale, lacustre e palustre; i secondi invece, sono rappresentati da depositi sabbiosi e/o siltoso-argillosi di spiaggia-duna (attuali ed abbando- nati) e deltizi (attuali ed abbandonati). I depositi sepolti sono stati distinti in tre unità grazie all’individuazione di due nette superfici di discontinuità. L’unità più bassa (deno- minata “substrato”), attraversata per uno spessore massimo di 76 m e riscontrata a partire da profondità variabili da 13 m a 44 m spo- standosi da terra verso mare, è costituita da depositi argilloso-siltosi, con intercalazioni di strati sabbiosi, che verso l’alto passano a depositi sabbiosi e sabbioso-ghiaiosi. Tali depositi mostrano caratteri di facies riferibili ad ambienti variabili dalla piattaforma all’avan- spiaggia. L’età di questi depositi è Pleistocene medio - superiore. In contatto erosivo sul substrato si rinviene un’unità definita “depositi della piana sepolta di Metaponto”, con geometria cuneiforme, e con spessori perforati variabili da 0 a 7 m spostandosi da terra verso mare. Tale unità è formata da depositi sabbioso-ghiaiosi mostranti caratteri di facies variabili dal continentale al marino poco profondo. L’età è riferibile al Pleistocene superiore. In erosione su tali depositi, o direttamente sul substrato, si rinviene infine un’unità sabbiosa e sabbioso-ghiaiosa, corrispondente ai “depositi della piana di Metaponto”, con geometria cuneiforme, e con spessori che aumentano da terra verso mare, fino ad un massi- mo misurato di circa 48 m. L’analisi di facies ha permesso di riferire tali depositi alla progradazione di un sistema di spiaggia, a luoghi associato lateralmente ad un sistema deltizio, passante distalmente ad un sistema di piattaforma. Grazie ad una datazione radiometri- ca effettuata su un guscio di lamellibranco rinvenuto in un sondaggio alla profondità di 35 m, è possibile riferire tali depositi all’Olocene. L’insieme dei dati raccolti ha permesso di realizzare una carta geologica in scala 1:25.000 nella quale sono state cartografate numero- se unità litostratigrafiche che formano un quadro nuovo e maggiormente dettagliato rispetto a quello vigente nella letteratura ufficiale. Le sezioni geologiche a corredo, integrate anche con i dati dei sondaggi, consentono di ricostruire la geometria dei depositi sepolti, e di delineare la storia evolutiva del prisma olocenico nel tratto di costa considerato. Abstract: Pescatore T. et al., Stratigraphy of the Pleistocene-Holocene deposits of the coastal Metaponto area between Marina di Ginosa and Cavone River (southern Italy): geological map, 1:25.000 scale. (IT ISSN 0394-3356, 2009) In order to improve the geological and stratigraphic knowledge of the Metaponto coastal area a detailed geological survey has been performed between Marina di Ginosa (Taranto) and Cavone river (Matera). Furthermore, a facies analysis either along stratigraphic sec- tions or on cores obtained from five continuously-cored boreholes, drilling in the Holocene and middle – upper Pleistocene deposits up to 120 m of depth, has been carried out. The outcropping deposits have been distinguished in: upper Pleistocene “sandy-conglomeratic deposits of the regressive coastal pri- sms” and Holocene “Metaponto plain deposits”. The first deposits are subdivided into three lithostratigraphic units. The first two units have a thickness variable up to 15 m, and are represented by sandy-conglomeratic prisms resulting from the interplay between sea-level fluctuations and regional uplift; they are referred to “sabbie e conglomerati di Policoro” and “sabbie e conglomerati di Masseria Ricotta”, showing facies features of shoreface passing upward to continental environments. The third unit, up to 2 m thick, is an “eluvial product”, made up of reddish sands with gra- velly layers unconformably and discontinuously overlaying the previous deposits. The Holocene “Metaponto plain deposits” have been distinguished in: “continental deposits” and “transitional deposits”. Continental deposits are represented by mainly some meters thick fine- to coarse-grained sediments of eluvial, fluvial, lacustrine and palustrine environments. Transitional deposits are represented by some meters thick sandy and silty Holocene beach-dune systems (modern and ancient) and sandy and clayey-silty deltaic systems (modern and ancient). The buried deposits of the Metaponto coastal area have been distinguished in three units thanks to the facies analysis and mainly to Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 22(2), 2009 - 307-324 308 T. Pescatore et al. 1. PREMESSA Nell’ambito del progetto di Ricerca PRIN-MIUR dal titolo: “Storia geologica delle piane costiere di Metaponto e di Sibari durante il Pleistocene superiore- Olocene. Fattori climatici ed eventi catastrofici” di cui è stato Coordinatore scientifico nazionale il Prof. Tullio Pescatore, le Unità di Ricerca delle Università di Bari e di Benevento hanno realizzato una carta geologica in scala 1:25.000 della parte di fascia costiera ionica metapontina ubicata tra l’abitato di Marina di Ginosa (provincia di Taranto) ed il Torrente Cavone (provincia di Matera). L’area rilevata ha un’estensione totale di circa 125 Kmq, una lunghezza di circa 21 km (parallelamente alla linea di costa), ed un’ampiezza di 6 km. Si tratta di un’area morfologicamente piatta, dove le quote variano dal livello del mare (linea di costa) fino ad un massimo di circa 35 m. I depositi affioranti, di età Pleistocene superiore-Olocene, sono essenzialmente rappresentati da depositi fini e solo in minore quantità da depositi sabbioso-conglomeratici. L’interesse per quest’area risiede in più di un motivo: presenta una notevole importanza archeologi- ca, in quanto sede di insediamenti della Magna Grecia; è stata oggetto di complesse opere di bonifica, che hanno determinato la sua trasformazione in un’area a vocazione agricola con colture di grande pregio; è oggetto di ampi interventi di pianificazione e trasforma- zione territoriale legati ad una significativa espansione dell’offerta turistica con costruzione di villaggi a ridosso dell’area costiera, oltre a porticcioli in corrispondenza delle principali foci fluviali. A tale proposito, qualsiasi intervento venga progettato non dovrebbe prescindere da una dettagliata conoscenza geologica dei depositi affioranti e di quelli dell’immediato sottosuolo, in quan- to un’area costiera, come quella metapontina, risulta estremamente sensibile a fenomeni quali eustatismo e/o subsidenza, variazioni climatiche, processi marini estremi (mareggiate e tsunami) ed alluvioni, le cui regi- strazioni nella serie sedimentaria possono suggerire la naturale tendenza evolutiva del territorio e la potenziale attività di processi geologici non sempre riconoscibili solo da dati storici. Al fine quindi di fornire una corretta informazione di base, utile anche a scopi applicativi, e di dettagliare il quadro stratigrafico dei depositi della piana di Metaponto, è stato realizzato un rilevamento geologico utilizzando sia basi topografiche alla scala 1:2.000 del Consorzio della Bonifica di Metaponto (ente attualmen- te compreso nel Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto) che ortofotocarte alla scala 1:10.000 della Regione Basilicata, riportando poi i dati su materiale cartografico dell’IGM alla scala 1:25.000, così come qui presentato. Come detto, essendo tale area intensamen- te antropizzata, l’individuazione di alcune morfologie costiere è stata possibile anche grazie all’ausilio sia di una carta geomorfologica prodotta dalla Regione Basilicata (BOENZI et al., 2002), sia dell’analisi di striscia- te di foto aeree alla scala 1:33.000 di differenti annate, dal 1954 al 1998; a tal proposito, fra l’altro, è stato pos- sibile individuare antiche morfologie di alvei abbando- nati e i più marcati fenomeni di arretramento costiero localizzati in corrispondenza delle foci dei fiumi Cavone, Basento e Bradano, elementi di analisi che trovano accordo con alcuni dati di letteratura (e.g. COCCO et al., 1975; CAPRETTO, 2003; SPILOTRO, 2004). L’insieme delle informazioni raccolte ha permesso di realizzare una carta geologica dell’area costiera di Metaponto nella quale sono rappresentati anche gli elementi morfologici che insieme a quelli deposizionali documentano la dina- mica costiera recente ed attuale. Inoltre, al fine di meglio caratterizzare i depositi sepolti della porzione di piana costiera metapontina studiata, e che rappresentano anche i terreni di fonda- zione di numerose opere, nell’ambito dello stesso pro- getto sono stati realizzati cinque sondaggi di cui qui si presentano i dati litostratigrafici. Lungo uno di questi sondaggi è stata effettuata anche una datazione con il metodo radiometrico 14C al fine di definire l’età dei depositi studiati. L’integrazione dei dati di superficie con quelli di profondità ha permesso di fornire un quadro stratigrafi- co nuovo e dettagliato dell’area metapontina, di definire i caratteri deposizionali ed evolutivi delle principali unità stratigrafiche individuate, e di contribuire alla cono- scenza delle ultime fasi evolutive del bacino della Fossa the recognition of two important erosional surfaces. The lower unit (called substratum), found beginning from a depth variable from 13 m to 44 m moving seaward, is at least 76 m thick and made up of clayey-silty deposits, with interbedded sandy beds passing landward and upward to sandy and/or sandy-gravelly deposits. The lower boundary was not found, whilst the upper boundary is represented by an erosional surface (SE) highlighted by a lag deposit. The facies features of these deposits can be referred to offshore passing upward to shallow marine environments. The age is middle - late Pleistocene. The intermediate unit is bounded both on bottom and on top by erosional surfaces (SE and ST). This intermediate upper Pleistocene wedge-shaped unit, called “Metaponto buried plain deposits”, pinches out landward, passing from about 7 m to 0 m in thickness. It is made up of sandy-gravelly deposits of continental to shallow marine environments. The third upper unit erosionally overlies both the previous unit and the substratum by the ST surface. This unit is made up of sands and gravelly sands, and its thickness varies from 13 m to 48 moving seaward, and has been attributed to the progradation of a beach system, laterally linked to a deltaic system, and passing seaward to an offshore system. A lamellibranch shell yielded a not calibrated 14C age of 7.572±50 yr BP for these deposits. The overall collected data allow us to draw a geological map on 1: 25.000 scale that provides a new stratigraphic framework of the out- cropping Metaponto plain deposits. Furthermore, the geological sections obtained also utilizing the boreholes allow us both to recon- struct the geometry of the buried deposits and to outline the evolutionary history of the Holocene transgressive prism along the coastal study area. Parole chiave: piana di Metaponto, Pleistocene superiore-Olocene, caratteri stratigrafici, Italia meridionale. Keywords: Metaponto plain, Late Pleistocene-Holocene, stratigraphic features, Southern Italy. bradanica durante l’intervallo temporale Pleistocene superiore-Olocene in buon accordo con CILUMBRIELLO et al. (in stampa) e SABATO et al. (in prep.). Si fa presente che simili studi sono già stati condotti da alcuni autori di questa nota per l’analisi di altre piane costiere (BARRA et al. 1999; PE S C A T O R E et al., 2001; PE S C A T O R E & SENATORE, 2003). 2. INQUADRAMENTO GEOLOGICO L’area in oggetto è ubicata nella piana metaponti- na, prospiciente il Golfo di Taranto, ed è compresa tra la foce del Torrente Cavone (in provincia di Matera) e l’insediamento di Marina di Ginosa (in provincia di Taranto) (Fig. 1). Tale area ricade in parte nel F° 201 “Matera” (BOENZI et al., 1971), ed in parte nel F° 212 “Montalbano Ionico” (MOSTARDINI & PIERI, 1967) della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000. Da un punto di vista geologico-strutturale l’area suddetta cor- risponde all’estrema propaggine meridionale della Fossa bradanica (e.g. MIGLIORINI, 1937), dove affiorano i cosiddetti depositi marini terrazzati (sensu VEZZANI, 1967) localmente di età Pleistocene superiore, e depo- siti sabbiosi, sabbioso-ghiaiosi e sabbioso-limosi della piana costiera ionica di età olocenica. Depositi attribui- bili al Pleistocene superiore-Olocene sono stati indivi- duati anche nella zona marina prospiciente l’area in stu- dio (DIPLOMATICO et al., 1985; SENATORE, 1987; SENATORE et al., 1988). I primi approfondimenti sui caratteri stratigrafici 309Stratigrafia dei depositi pleistocenico-olocenici dell’area costiera ... dei depositi marini terrazzati risalgono alla seconda metà degli anni ‘60 (COTECCHIA & MAGRI, 1967; VEZZANI, 1967). In particolare, VEZZANI (1967) individua 7 ordini di terrazzo, che abbracciano un intervallo di tempo com- preso fra il Siciliano e il Tirreniano; il deposito marino terrazzato del 1° ordine che è il più alto ed il più antico, si ritrova ad una quota di circa 390 m, quello del 7° ordine è il più recente e si rinviene ad una quota di 10- 15 m s.l.m. Successivamente, per gli stessi depositi, altri autori individuano un numero di superfici e di ordini di terrazzi differente, da un minimo di 7 ad un massimo di 11 (NEBOIT, 1975; BOENZI et al, 1976; BRÜCKNER, 1980a, 1980b; AMATO, 2000). In particolare BRÜCKNER (1980a; 1980b; 1982) compie uno studio morfologico di dettaglio ed individua nell’area metapontina 11 ordini di depositi identificati con la sigla da T1 a T11 a partire da quello più basso; inoltre BRÜCKNER (opp. cit.) effettua le prime datazioni dei depositi marini terrazzati, ricono- scendo il limite paleomagnetico Brunhes/Matuyama tra i terrazzi T11 e T10, datando a 500-600 Ka BP un livello vulcanoclastico nella parte alta del terrazzo T8, ed infi- ne attribuendo un’età di 63 Ka BP (± 3 Ka) al terrazzo marino più basso (T1) attraverso il metodo Th230/234U. Fatta eccezione per BENTIVENGA et al. (2004), che considerano i depositi marini terrazzati come formatisi per fagliamento di un unico ampio originale deposito costiero del Pleistocene medio, la maggior parte degli autori interpreta i depositi marini terrazzati, indipenden- temente dal loro numero, come la conseguenza del sol- levamento dell’area del bacino di avanfossa a partire dal Pleistocene medio. Tale sollevamento avrebbe pro- Fig. 1- a) Carta strutturale schematica d’Italia; b) carta geologica schematica della Fossa bradanica; c) carta geologica schematica dei depositi marini terrazzati e della piana costiera metapontina affioranti nella porzione meridionale della Fossa bradanica (da CILUMBRIEL- LO et al., 2008, leggermente modificata); d) carta schematica dell’area studiata con ubicazione dei sondaggi e delle sezioni geologiche effettuate. a) Schematic structural map of Italy; b) schematic geological map of the Bradanic Trough; c) schematic geological map of the terraced marine deposits and the Metaponto coastal Plain deposits cropping out in the southern area of Bradanic Trough (from CILUMBRIELLO et al., 2008, slightly modified); d) schematic map of the study area with location of the core-drillings and the geological sections. 310 vocato l’esposizione ed erosione della parte alta della serie di riempimento della Fossa bradanica e la forma- zione, in seguito alle variazioni cicliche quaternarie del livello del mare, di una serie di terrazzi marini in discor- danza sulla successione della Fossa bradanica affioran- te (argille subappennine) (SELLI, 1962, VEZZANI, 1967; BOENZI et al., 1971; PAREA, 1986). Più recentemente C I L U M B R I E L L O (2008) e CILUMBRIELLO et al. (2008) tramite studi stratigrafico- sedimentologici dettagliati su depositi affioranti in parte nell’area in oggetto hanno evidenziato come ogni depo- sito marino terrazzato riconosciuto dagli autori prece- denti non sia semplicemente relativo ad un unico ciclo trasgressivo-regressivo, come inteso classicamente, ma presenti una ciclicità interna di più alta frequenza. Nel complesso quindi, l’intera successione riferita ad un deposito terrazzato non sarebbe geneticamente corre- labile alla superficie terrazzata che la delimita superior- mente (CILUMBRIELLO, 2008). Per tali motivi, nei lavori svolti per la realizzazione della nuova Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000 i depositi marini terrazzati sono stati denominati genericamente come prismi costieri regressivi (SABATO et al., in prep). Va infine ricordato che studi di carattere stratigra- fico regionale (PIERI et al., 1994; 1996; TROPEANO et al., 2002a; 2002b) suggeriscono di non operare più distin- zioni fra i depositi di colmamento della Fossa bradanica ed i depositi marini terrazzati, e li attribuiscono nel loro insieme ad un’unica unità definita informalmente “depositi costieri regressivi della Fossa bradanica” (Fig. 1b, c). In questa ottica, i depositi marini terrazzati rap- presenterebbero i termini più recenti di riempimento della Fossa bradanica. Per quanto riguarda l’area di studio, i depositi marini terrazzati affioranti corrispondono a parte del deposito marino terrazzato di 7° ordine sensu VEZZANI (1967), o a parte del deposito marino terrazzato di I ordine sensu BRÜCKNER (1980a; 1980b). Nell’ambito della realizzazione del Foglio Geologico n° 508 “Policoro” alla scala 1:50.000 SABATO et al. (in prep.) attribuiscono gli stessi depositi in parte all’unità delle “sabbie e conglomerati di Policoro” ed in parte all’unità delle “sabbie e conglomerati di Masseria Ricotta”. Per quanto riguarda invece i depositi della piana costiera, una loro prima descrizione si deve a VEZZANI (1967), oltre che a MOSTARDINI & PIERI (1967) e a BOENZI et al. (1971), ed in tempi più recenti a CAPRETTO (2003). VEZZANI (op. cit.), nell’area compresa tra i depositi marini terrazzati più recenti e i cordoni dunari più interni, descrive una successione sedimentaria di sabbie, sab- bie argillose e ghiaie, con spessore variabile da 20 m a 40 m, depositatasi sulle “argille marnose azzurre” del Calabriano (argille subappennine sensu VALDUGA, 1973) in seguito all’alternanza di condizioni continentali e marine. L’età di questa successione viene riferita al post-Tirreniano da VEZZANI (op. cit.), che inoltre descrive le dune costiere e le spiagge attuali che occupano la fascia litorale. Secondo tale autore le dune costiere sono costituite da sabbia fine di colore variabile dal gri- gio al giallastro e formano una fascia di cordoni paralleli all’attuale linea di costa con ampiezza che aumenta da S verso N fino ad un massimo di 2 Km a N di Marina di Ginosa, dove le dune raggiungono altezze fino a 13 m. L’autore descrive infine una spiaggia sabbiosa attuale di ampiezza variabile da 10 m a 200 m in cui riconosce gli ambienti di avanspiaggia, cordone di spiaggia e retrospiaggia sensu SHEPARD (1948). I caratteri delle dune costiere e delle spiagge attuali sono stati descritti in dettaglio da COCCO et al. (1975); questi autori nel tratto di costa compreso tra il Torrente Cavone e l’abitato di Marina di Ginosa descri- vono un’unità fisiografica rappresentata da spiagge sabbiose delimitate verso terra da una fascia ampia fino a 2 Km costituita da cordoni dunari (alti fino ad oltre 10 m) ed aree acquitrinose. Le spiagge, rappresentate da sabbie a grana medio fine e a composizione quarzosa, si sviluppano con ampiezza variabile da 20 m a 70 m e sono caratterizzate da una pendenza che per la spiag- gia emersa è dell’ordine dei 6° e per la battigia è di circa 9°. Localmente vengono segnalati anche tratti in forte arretramento delimitati verso terra da scarpate incise nelle dune con altezza di oltre 3 m. Gli elementi morfologici del tratto di piana costie- ra ionica ricadente nella regione Basilicata sono stati rappresentati con estremo dettaglio nell’ambito di uno studio effettuato per un progetto della Regione Basilicata, finalizzato alla salvaguardia e alla difesa del litorale ionico (BOENZI et al., 2002). In particolare è stata prodotta una carta geomorfologica alla scala 1:25.000 in cui si evincono tra l’altro i principali elementi geo- morfologici che hanno caratterizzato l’evoluzione della fascia costiera ionica negli ultimi 3.000 anni e i caratteri evolutivi della linea di riva attuale (in arretramento, in equilibrio e in avanzamento) Per quanto riguarda invece i caratteri litostratigra- fici dei depositi sepolti della piana costiera, questi ven- gono descritti sulla base di indagini geognostiche effet- tuate in prossimità della foce del Fiume Sinni da COTECCHIA et al. (1969) che, in corrispondenza del paleoalveo il cui riempimento mostra uno spessore di circa 64 m ed un’età non più antica di 11.170 ± 160 anni, descrivono una successione di depositi alluvionali che poggia in discontinuità sul substrato argilloso a Hyalinea balthica (argille subappennine). La datazione delle porzioni più recenti della stessa successione si deve al ritrovamento in sondaggi, a circa 3 m di profon- dità, di resti archeologici che risalgono ad un periodo di tempo compreso tra il VII ed il III sec. a.C. (BOENZI et al., 1987 e citazioni contenute). Una prima ricostruzione del tetto del substrato argilloso (argille subappennine) sul quale poggia la suc- cessione della piana costiera viene fornita da SPILOTRO (2004) che, attraverso numerosi dati di pozzo, individua una superficie più o meno ondulata posta ad una profondità media di 20÷30 m interrotta, in corrispon- denza dei principali corsi d’acqua attuali, da paleoalvei con profondità variabile da poco più di 60 m in corri- spondenza del Fiume Sinni ad oltre 120 m in corrispon- denza del Fiume Bradano. Per quanto riguarda l’evoluzione olocenica dei depositi sepolti al di sotto della piana di Metaponto CAPRETTO (2003), attraverso un rilievo di superficie, l’a- nalisi di nove sondaggi e applicando anche concetti di stratigrafia sequenziale, riconosce una successione spessa al massimo 50 m, in cui sono registrati sia la fase di trasgressione che la successiva fase di stazio- namento alto. Più recentemente, a seguito dei lavori di aggior- namento della Carta Geologica d’Italia in scala 1:50.000 T. Pescatore et al. 311 (Foglio 508 “Policoro” – Progetto CARG Basilicata) GALLICCHIO et al. (2008) descrivono i nuovi dati di super- ficie e di profondità ottenuti nell’area compresa tra i Fiumi Basento e Cavone. In base agli stessi dati CILUMBRIELLO et al. (in stampa) e SABATO et al. (in prep.), grazie anche all’analisi di numerosi sondaggi eseguiti in proprio e recuperati da Enti pubblici e di Ricerca, pro- pongono una correlazione e suddivisione dei depositi sepolti riconoscendo in particolare un corpo (piana costiera sepolta – pcs) intercalato tra il “substrato” ed il prisma olocenico. Tale corpo, irregolare, discontinuo e a geometria complessa, possiede spessori molto varia- bili, fino ad un massimo di circa 70 m in corrispondenza di paleoincisioni, mentre nelle aree intervallive è spesso pochi metri e mostra geometria cuneiforme. 3. STRATIGRAFIA DEI DEPOSITI AFFIORANTI Il rilevamento geologico svolto nella piana meta- pontina ha permesso di individuare e cartografare diffe- renti unità litostratigrafiche di età variabile dal Pleistocene superiore all’Olocene. Per quanto riguarda i sedimenti riferiti in letteratura al deposito marino terraz- zato più basso, quello posto a ridosso dell’area costie- ra, e di età Pleistocene superiore, si è fatto riferimento alla suddivisione stratigrafica utilizzata nella nuova car- tografia geologica del F° 508 Policoro in scala 1:50.000 (SABATO et al., in prep.); pertanto tali depositi risultano riferibili ai “depositi sabbioso-conglomeratici dei prismi costieri regressivi”, suddivisi in tre unità informali indi- cate con i termini di “sabbie e conglomerati di Policoro”, “sabbie e conglomerati di Masseria Ricotta”, e “prodotto eluviale”. I restanti depositi, indicati come “depositi della piana di Metaponto” sono invece stati distinti in “depositi continentali” e “depositi di transizio- ne”. I “depositi continentali” sono di età olocenica, e sono stati suddivisi in: “deposito alluvionale delle aree esondabili”, “deposito lacustre e/o palustre”, “deposito alluvionale recente ed attuale” e “coltre eluvio colluvia- le”. I “depositi di transizione”, anche questi olocenici, si distinguono in una serie di sistemi deltizi e di spiaggia/duna, dove quelli più antichi sono più interni ed ormai abbandonati, in quanto non più attivi, mentre quelli attuali sono prospicienti alla linea di costa. Si sottolinea che, per i nomi attribuiti alle unità e per le sigle utilizzate, si è fatto riferimento alle indicazio- ni fornite dall’ISPRA, riportate nei Quaderni del Servizio Geologico d’Italia (S.G.N., 1992; 1994; 1995; 1996; 1997; 2003 e successivi aggiornamenti). Per le attribu- zioni agli ambienti sedimentari si è invece fatto riferi- mento alle suddivisioni utilizzate da MASSARI (1988) in un lavoro relativo alle facies paraliche. 3.1 Depositi sabbioso-conglomeratici dei prismi costieri regressivi Come detto, nell’area studiata i “depositi sabbio- so-conglomeratici dei prismi costieri regressivi” sono suddivisi in tre unità litostratigrafiche. Le prime due sono riferibili alle “sabbie e conglomerati di Policoro” (OCR) e alle “sabbie e conglomerati di Masseria Ricotta” (RIT). Queste unità presentano una morfologia terrazzata, nel senso che sono delimitate superiormente da una superficie pianeggiante e frontalmente da una scarpata che corre parallelamente alla linea di riva della costa ionica. Le unità litostratigrafiche su indicate corri- spondono, secondo la cartografia geologica ufficiale al terrazzo marino del 7° ordine sensu VEZZANI (1967) o al terrazzo marino del I ordine sensu BRÜCKNER (1980a; 1980b; 1982). In discordanza su entrambe le unità si osserva un “prodotto eluviale” (b6) sabbioso-ghiaioso di esiguo spessore e scarsa continuità laterale. L’età dei depositi che costituiscono i prismi costieri regressivi è riferita in letteratura al Pleistocene superiore (opp. cit.). 3.1.1 SABBIE E CONGLOMERATI DI POLICORO (OCR) Questa unità affiora in corrispondenza di una fascia che corre lungo il limite occidentale dell’area rile- vata ed è limitata superiormente da un ripiano terrazza- to che si sviluppa tra le quote di circa 25 m (verso mare) e 35 m s.l.m. (verso l’entroterra); tale ripiano è interrotto trasversalmente in corrispondenza delle inci- sioni dei principali corsi d’acqua che sfociano sulla costa ionica. Gli affioramenti principali sono rappresentati essenzialmente da depositi sabbioso-conglomeratici, con uno spessore massimo di 15 m. Lo studio stratigrafico-sedimentologico effettuato lungo alcune sezioni stratigrafiche (CILUMBRIELLO, 2008; SABATO et al., in prep.) ha permesso di riconoscere associazioni di facies variabili dal marino poco profon- do al continentale e di suddividere la successione delle “sabbie e conglomerati di Policoro” in due porzioni: una porzione inferiore costituita essenzialmente da un’alter- nanza di sabbie e lenti ghiaiose per uno spessore medio di circa 6 m, ed una porzione superiore costituita da un corpo conglomeratico clinostratificato con uno spessore medio di circa 4 m passante a depositi preva- lentemente sabbiosi spessi circa 5 m. La porzione inferiore è caratterizzata da sabbie medio-fini a laminazione obliqua concava a piccola e grande scala e rari ciottoli allineati lungo le lamine. Localmente le sabbie contengono lenti siltose e/o argil- lose spesse pochi centimetri. Le lenti ghiaiose, a base erosiva e con spessori variabili fino a un massimo di 70 cm, sono a tessitura clasto-sostenuta, e in genere disorganizzate, con ciottoli eterometrici (da piccoli ciot- toli a rari massi) e di forma arrotondata (subsferici soprattutto, ma anche appiattiti). Sia nei sedimenti sab- biosi che nelle lenti ciottolose, si rinviene una fauna mal conservata, all’interno della quale è possibile ricono- scere bivalvi disarticolati, talora come modelli o gusci parzialmente disciolti oltre a modelli di gasteropodi indeterminabili. I bivalvi sono rappresentati da Aequipecten opercularis, Acanthocardia tuberculata, Ostrea edulis, Glycymeris sp., oltre che da specie inde- terminabili delle famiglie Veneridae e Tellinidae. In base ai caratteri di facies questi depositi si possono attribuire ad ambienti di spiaggia sommersa. La porzione superiore si apre con depositi con- glomeratici clinostratificati, immergenti verso mare con angoli variabili da un massimo di 25° (parte basale) fino a pochi gradi (parte alta). Tali depositi contengono ciot- toli ben selezionati, appiattiti ed embriciati; inoltre sono presenti rare intercalazioni di strati sabbiosi, a geome- tria cuneiforme. I caratteri di facies descritti permettono di attribuire questi depositi ad ambienti di avanspiaggia ghiaiosa. La successione si chiude con sabbie molto Stratigrafia dei depositi pleistocenico-olocenici dell’area costiera ... 312 fini, in genere massive con rare intercalazioni di lenti ghiaiose per uno spessore di circa 5 m. Questi depositi vengono attribuiti ad ambienti di piana alluvionale. L’età di questa unità può essere genericamente riferita al Pleistocene superiore (BRÜCKNER, 1980a; 1980b; 1982). 3.1.2 SABBIE E CONGLOMERATI DI MASSERIA RICOTTA (RIT) I depositi relativi alle ”sabbie e conglomerati di Masseria Ricotta” si rinvengono in un’area di limitata estensione a partire dalla destra orografica del Torrente Cavone fino a NO di Metaponto (nei pressi della Necropoli). Costituiscono una stretta fascia che corre circa parallelamente all’attuale linea di costa ed è limi- tata superiormente da un ripiano terrazzato che si svi- luppa tra le quote di 10 m (verso mare) e 15 m s.l.m. (verso l’entroterra). I depositi sottostanti tale ripiano sono costituiti da una successione sabbioso-conglo- meratica con spessore massimo di circa 13 m. L’analisi litostratigrafica effettuata lungo alcune sezioni stratigrafiche (CILUMBRIELLO, 2008; SABATO et al., in prep.) ha messo in evidenza che la successione è costituita da associazioni di facies riferibili ad ambienti variabili dal marino poco profondo al continentale. In particolare, nell’ambito di tale unità, sono state ricono- sciute una porzione inferiore prevalentemente sabbiosa ed una porzione superiore prevalentemente conglome- ratica. La porzione inferiore, di spessore variabile da un paio di metri a circa una decina di metri, è costituita da sabbie a granulometria da fine a molto fine, con lamina- zione da obliqua a basso angolo (hummocky cross- stratification) a piano-parallela, con intercalazioni di strati argillosi, che passano verso l’alto a sabbie medio- fini, con lenti ghiaiose a base erosiva. All’interno si rin- viene una fauna molto mal conservata. Sono presenti modelli di bivalvi (Cardiidae, Veneridae e Tellinidae), oltre a gusci disarticolati di Ostreidae. Nell’insieme que- sti depositi sono stati attribuiti ad ambienti di spiaggia sommersa. La porzione superiore è costituita da depositi pre- valentemente conglomeratici con rare intercalazioni di strati sabbiosi, con uno spessore variabile da circa 1 m a 5÷6 m. Tale porzione è clinostratificata, e caratterizza- ta da clinoformi inclinati verso mare con angoli variabili dal basso verso l’alto da 22° a 3°. Complessivamente questi depositi sono ben organizzati e costituiti da ciot- toli ben selezionati, ben appiattiti e ben embriciati. Gli strati sabbiosi sono costituiti da sabbie medio-fini, ben selezionate e a laminazione obliqua planare a basso angolo. A luoghi all’interno di questi strati si rinvengono gusci di bivalvi interi (Glycymeris sp., Ostrea edulis) ed in frammenti. In base all’analisi di facies questi depositi sono attribuiti ad ambienti di avanspiaggia ghiaioso- sabbiosa. Localmente, su questi depositi si rinvengono, con spessore inferiore al metro, depositi argillosi, ricchi di frustoli vegetali, in genere massivi e fortemente alterati, e depositi sabbiosi, con spessori dell’ordine di un paio di metri con rare intercalazioni di strati ciottolosi a base erosiva. Nell’insieme tali depositi sono riferibili ad ambienti continentali ed in particolare, i primi possono essere attribuiti ad ambienti lagunari e/o di retrospiag- gia mentre i secondi ad ambienti di piana alluvionale. Questa unità è stata attribuita al Pleistocene superiore (BRÜCKNER, 1980a; 1980b; 1982). 3.1.3 PRODOTTO ELUVIALE (b6) Si rinviene in maniera discontinua nelle aree depresse e/o sub-pianeggianti costituite dalle superfici terrazzate dei depositi sabbioso-conglomeratici delle precedenti unità, sulle quali poggia in erosione; si tratta di sabbie limose di colore rossastro con sottili livelli ghiaiosi. I clasti hanno dimensioni dell’ordine del centi- metro, sono poligenici e mediamente arrotondati. Lo spessore di tale deposito è al massimo di circa un paio di metri. L’età è riferibile al Pleistocene superiore. 3.2 Depositi della piana di Metaponto I “depositi della piana di Metaponto” si sviluppano essenzialmente dalla base della scarpata che delimita inferiormente l’area dei prismi costieri regressivi fino alla linea di riva della costa ionica. Si distinguono in: “depositi continentali” e “depositi di transizione”. 3.2.1 DEPOSITI CONTINENTALI La suddivisione dei depositi continentali, eseguita essenzialmente sulla base dei meccanismi genetici e della posizione stratigrafica, ha permesso di distinguere le seguenti unità di età olocenica: “deposito alluvionale delle aree esondabili”, “deposito lacustre e/o palustre”, “deposito alluvionale recente ed attuale” e “coltre elu- vio colluviale”. L’origine di tali depositi è dovuta prevalentemente all’attività dei principali corsi d’acqua presenti nell’area (Torrente Cavone e fiumi Basento e Bradano), nonché alla presenza di laghetti effimeri ed aree palustri di limi- tata estensione, che si sviluppano in prossimità delle foci dei fiumi e/o nelle aree interdunari e nelle aree depresse della piana alluvionale; solo in alcuni casi tali depositi derivano da processi di degradazione ed ero- sione di sedimenti relativamente più interni ed antichi. 3.2.1.1 Deposito alluvionale delle aree esondabili (bn) Tale deposito occupa le porzioni interne della piana metapontina; verso terra si estende oltre la base della scarpata che delimita i depositi dei prismi costieri regressivi, occupando le incisioni che tagliano trasver- salmente i prismi stessi, mentre verso mare si estende fino alle spalle dei cordoni dunari più interni dei sistemi spiaggia/duna abbandonati. Il settore occupato da que- sto deposito è rappresentato da un’area pianeggiante che sebbene più elevata di alcuni metri rispetto all’al- veo dei corsi d’acqua, può essere soggetta, anche se parzialmente, ad alluvionamenti in occasione di eventi meteorici eccezionali. I caratteri litostratigrafici sono stati osservati in corrispondenza dei sondaggi effettuati nell’area in oggetto; tale deposito, il cui spessore risulta dell’ordine di pochi metri (da 3÷4 m fino a circa 10 m), è costituito essenzialmente da strati spessi al massimo un paio di metri di sabbie a granulometria molto fine e/o medio-fine, con una caratteristica colorazione giallastra, a cui si intercalano livelli ghiaiosi discontinui e di spes- sore limitato. Al suo interno si riconoscono resti di gusci di gasteropodi terrestri (Helicidae) e noduli calcarei. In prossimità dei principali corsi d’acqua (Torrente Cavone, fiumi Basento e Bradano) si riconoscono corpi limoso-argillosi. I caratteri di facies permettono di riferi- re tale deposito ad ambienti di origine alluvionale, ed in particolare i corpi limoso-argillosi sono relativi al riempi- mento di alvei meandriformi abbandonati. Localmente, T. Pescatore et al. alla base della scarpata dei depositi sabbioso-conglo- meratici dei prismi costieri regressivi il deposito alluvio- nale delle aree esondabili presenta chiari caratteri morfologici riferibili a corpi di conoide alluvionale, che si sviluppano in corrispondenza dello sbocco nella piana di piccoli affluenti dei principali corsi d’acqua. Tali corpi sono stati indicati in carta con l’apposito simbolo sug- gerito dai Quaderni del Servizio Geologico d’Italia (S.G.N., 1992, 1994; 1995; 1996; 1997; 2003 e succes- sivi aggiornamenti). L’età di tale deposito è riferibile all’Olocene; in particolare, ad una profondità di 3 m sono stati rinvenu- ti resti archeologici dell’età greca, riferibili a 3.000 anni fa (BOENZI et al., 1987). 3.2.1.2 Deposito lacustre e/o palustre (e2, e3) Tale deposito si ritrova nelle aree interdunari ed in prossimità delle aree di foce abbandonate (Torrente Cavone e fiumi Basento e Bradano). Si tratta di sedi- menti sabbiosi e/o argilloso-siltosi. Le sabbie presenta- no una colorazione nerastra, granulometria da grosso- lana a medio-fine e sono ricche di resti vegetali, oltre che di lamellibranchi interi (Cerastoderma glaucum) ed in frammenti e di gasteropodi in frammenti. I sedimenti argilloso-siltosi hanno colore grigio scuro, sono molto alterati e da quanto si evince dall’analisi dei sondaggi che li hanno attraversati, costituiscono strati spessi da meno di mezzo metro ad un paio di metri. La porzione affiorante, nel periodo estivo, è caratterizzata da strut- ture di essiccamento (mud cracks). Tali sedimenti rap- presentano antichi bacini lacustri prosciugati e bonifica- ti (e2), ma ancora oggi soggetti ad allagamenti durante fenomeni di precipitazioni intense, e/o paludi erbacee stagionali (e3), talvolta presenti tra un cordone litorale e l’altro. Lo spessore è di circa 2 m. L’età di questo deposito è riferibile all’Olocene. 3.2.1.3 Deposito alluvionale recente ed attuale (b) Tale deposito, spesso pochi metri, è localizzato lungo le aste dei principali fiumi che attraversano l’area in oggetto (Torrente Cavone, fiumi Basento e Bradano) e ne rappresenta le barre e le aree di esondazione. Si tratta di sabbie limose e limi con intercalazioni di lenti ghiaiose di modesta estensione. Localmente le aree di affioramento risultano antropizzate. L’età è stata riferita all’Olocene. 3.2.1.4 Coltre eluvio colluviale (b2) Si rinviene nella zona di passaggio tra i depositi sabbioso-conglomeratici dei prismi costieri regressivi e i depositi della piana di Metaponto. Si tratta di limi e sabbie di colore rosso bruno, e di ghiaie costituite da clasti poligenici da arrotondati a spigoli vivi, con dimen- sioni variabili da pochi millimetri al decimetro. Lo spes- sore è dell’ordine metrico. L’età è stata riferita all’Olocene. 3.2.2 DEPOSITI DI TRANSIZIONE Tali depositi rappresentano sistemi costieri legati all’attività dei corsi d’acqua e dei processi marini che hanno agito durante l’Olocene, fino all’attuale. Si tratta quindi di una serie di depositi deltizi e depositi del sistema spiaggia/duna, che ringiovaniscono proceden- do dall’interno verso la costa. Insieme rappresentano una fascia stretta ed allungata parallelamente alla costa. In particolare sono state distinte le seguenti unità: “deposito deltizio abbandonato”, ”deposito di spiag- gia/duna abbandonato”, “deposito deltizio attuale”, ”deposito di spiaggia/duna attuale”. Le prime tre unità sono riferibili alle “sabbie e silt di Metaponto”, l’ultima unità al “deposito di spiaggia attuale”, distinti nell’ambi- to del F° 508 Policoro (SABATO et al., in prep.). 3.2.2.1 Deposito deltizio abbandonato (g1b) Tale deposito si riconosce in prossimità delle foci dei principali corsi d’acqua ed è costituito da sedimenti siltoso-argillosi con intercalazioni sabbiose e da sabbie formatisi in seguito a fenomeni di esondazione alla foce dei principali corsi d’acqua (g1b). Si distinguono inoltre aree acquitrinose e palustri (e3b) costituite da sedimenti siltoso-argillosi e corpi prevalentemente sabbiosi che rappresentano antiche barre di foce (fb). Lo spessore massimo, osservato in trincea, è di pochi metri. L’età è riferibile all’Olocene. 3.2.2.2 Deposito di spiaggia/duna abbandonato (g2, d)n Questa unità caratterizza una fascia di ampiezza variabile da poche centinaia di metri al chilometro, ed è compresa tra il deposito alluvionale delle aree esonda- bili (bn) e il deposito di spiaggia/duna attuale. Si tratta di depositi sabbiosi e siltoso-argillosi (g2, d)n, riferibili ad antichi sistemi deposizionali formati da cordoni dunari sabbiosi e aree retrodunali siltoso-argillose, difficilmen- te distinguibili gli uni dalle altre a causa dell’intensa antropizzazione. Solo localmente è stato possibile distinguere e cartografare diversi ordini di cordoni dunari sabbiosi abbandonati caratterizzati essenzial- mente dalla presenza di dune eoliche con altezze del- l’ordine di 4÷5 m intervallate da aree depresse, sedi attualmente di acquitrini effimeri; in tal caso ciascun ordine è stato indicato in carta con le sigle (g2, d)b-g, con le lettere a pedice che indicano in ordine alfabetico i cordoni litorali dai più recenti ai più antichi. In genere si tratta di sabbie medio-fini che si alternano a sabbie fini siltose, al cui interno si rinvengono frequenti bivalvi appartenenti alle famiglie Cardiidae, Veneridae e Tellinidae, e rari ciottoli. Il deposito di spiaggia/duna abbandonato più interno (g2, d)g è caratterizzato da sabbie medio-grossolane, debolmente arrossate, debolmente cementate (Località Tufarelle) e ricche in frammenti di gusci di bivalvi. Lo spessore è di circa 5 m. L’età è riferibile all’Olocene. 3.2.2.3 Deposito deltizio attuale (g1a) Tale unità si ritrova in corrispondenza delle foci dei principali corsi d’acqua presenti nell’area ed è rap- presentata da sedimenti siltoso-argillosi con intercala- zioni sabbiose che costituiscono l’attuale zona di eson- dazione alla foce dei principali corsi d’acqua (g1a). Localmente si distinguono sedimenti prevalentemente limosi costituenti aree acquitrinose e palustri (e5) e sedi- menti prevalentemente sabbiosi costituenti barre di foce emerse (fa). Lo spessore è di pochi metri. L’età è riferibile all’Olocene. 3.2.2.4 Deposito di spiaggia/duna attuale (g2, d)a Tale deposito si ritrova lungo una fascia costiera larga da pochi metri fino ad un massimo di alcune deci- 313Stratigrafia dei depositi pleistocenico-olocenici dell’area costiera ... ne di metri, che corre parallelamente alla linea di riva. La parte più interna è rappresentata da dune eoliche (da) la cui altezza è di circa 1÷2 m; le dune sono costi- tuite da sabbia fine, le cui strutture sedimentarie, osser- vabili in corrispondenza dei tratti di costa in erosione, sono rappresentate essenzialmente da laminazione obliqua ad alto angolo. Verso mare si osserva il tratto di costa rappresentato dalla spiaggia emersa (g2a), carat- terizzata da un profilo molto dolce e costituita da sab- bia medio-fine ben selezio- nata, a laminazione da pia- no-parallela ad obliqua, leg- germente inclinata verso terra. In questo deposito si ritrovano concentrazioni di bivalvi delle famiglie Cardi- idae, Veneridae e Tellinidae. Lo spessore è dell’ordine di un paio di metri. Tale depo- sito è riferibile all’Olocene. 4 . I DEPOSITI SEPOLTI DELLA PIANA DI META- PONTO Nell’ambito del proget- to di ricerca richiamato nel- l’introduzione, sono stati eseguiti cinque sondaggi a carotaggio continuo. Due sondaggi sono stati eseguiti dall’unità operativa dell’Uni- versità di Bari nell’area com- presa tra il Fiume Basento ed il Torrente Cavone, lungo la strada provinciale che col- lega la SS 106 al “lido Qua- rantotto”, in località “Panet- ta”: sondaggio Lazazzera (LZ), e sondaggio Casa sotto le Stelle (CS). Tre sondaggi sono stati eseguiti dall’unità operativa dell’Università del Sannio a nord del Fiume Bradano: sondaggio Ginosa 01 (S1), sondaggio Ginosa 02 (S2) e sondaggio Ginosa 03 (S3) (Fig. 1d). Sulle carote recuperate è stata eseguita un’analisi litostratigrafica e sono stati osservati i caratteri di facies; inoltre è stata effettuata una datazione radiometrica con il metodo del 14C lungo il son- daggio CS. 4.1 Sondaggio Lazazzera (LZ) Il sondaggio Lazazzera (LZ) (Fig. 2) è stato perforato ad una distanza di circa 3,5 km dall’attuale linea di costa, ad una quota topografica di 6 m s.l.m., e per una profondità di 52 m raggiungendo la quota di -46 m. Sulla carota recuperata è stata effettuata un’anali- si stratigrafico-sedimentologica che ha permesso di suddividere in due porzioni la successione sedimentaria attraversata. A partire dalla profondità di 52 m fino a quella di 19 m, si rinviene la porzione inferiore, spessa complessiva- mente 33 m, dei quali i primi 13 m sono costituiti da 314 Fig. 2 - Colonna stratigrafica ricostruita lungo le carote del sondaggio LZ; al lato sono riportati i principali caratteri di facies, le associazioni di facies e i principali ambienti deposizionali. Per l’ubi- cazione vedi Fig. 1d. La scala granulometrica utilizzata è quella di WENTWORTH (1922) modificata da BOSELLINI et al. (1989). Stratigraphic column and interpretation of facies associations from borehole LZ; location in Fig. 1d. We used the WENTWORTH (1922) granulometric scale, modified by BOSELLINI et al. (1989). T. Pescatore et al. depositi siltosi con intercalazioni di livelli sabbiosi nei primi 10 m, mentre i restanti 20 m sono rappresentati da depositi prevalentemente sabbiosi. I depositi siltosi sono perlopiù massivi e raramente laminati, e spesso si pre- sentano intensamente bioturbati. I depositi sabbiosi pre- sentano nei primi 4 m sottili intercalazioni siltose, possie- dono granulometria molto fine ed una laminazione piano-parallela, a luoghi interrotta da bioturbazione. Complessivamente questa porzione di successione risulta inoltre ricca di gusci di lamellibranchi e di gastero- podi in frammenti, e contiene resti di ostracodi indeter- minabili e radioli di echinidi. Il contenuto microfossilifero è invece scarso, rappresentato perlopiù da foraminiferi bentonici fra cui Ammonia beccarii, Elphidium crispum, Textularia agglutinans, Valvulineria bradyana, e rari esemplari di Hyalinea balthica (SABATO et al., in prep.). In erosione sui depositi della porzione inferiore si osserva, a partire dalla profondità di 19 m, la porzione di successione superiore, più grossolana, che si apre con un livello di spessore decimetrico costituito in pre- valenza da ciottoli delle dimensioni medie di 3÷4 cm, arrotondati, con abbondante matrice sabbiosa e fram- menti di macrofossili. I successivi 4 m, rinvenuti fino alla profondità di circa 15 m, sono costituiti da sabbie medio-fini ricche in frammenti di molluschi indetermina- bili, con rare intercalazioni di livelli ciottolosi nella parte alta, e passanti ad un sottilissimo livello siltoso. Al di sopra si osservano per uno spessore di circa 1 m sab- bie e ghiaie cui seguono 9 m di sabbie, rinvenute fino a circa 6 m di profondità, a granulometria da fine a medio-grossolana, laminate, e con intercalazioni di livelli ghiaiosi spessi qualche centimetro. Questi ultimi sono costituiti da ciottoli arrotondati (sferici ed appiatti- ti) e di dimensioni variabili da 1 cm a 7÷8 cm. All’interno di questi depositi sono stati rinvenuti gusci di bivalvi in frammenti. Gli ultimi 6 m della porzione superiore sono rappresentati da sabbie da medie a molto fini con ciot- toli sparsi, che verso l’alto passano ad argille siltose grigio-verdastre spesse circa 2,5 m, con rari ciottoli e materiale carbonioso. In base ai caratteri di facies descritti, i depositi sil- tosi e quelli sabbiosi, che costituiscono la porzione inferiore della successione analizzata, possono essere attribuiti rispettivamente ad ambienti di piattaforma e di transizione alla piattaforma, e ad ambienti di spiaggia sommersa. Il livello ghiaioso, posto in corrispondenza della superficie erosiva alla base della porzione superio- re della successione è stato interpretato come un deposito residuale (lag). Per quanto riguarda invece i restanti depositi appartenenti alla porzione superiore, le sabbie medio-fini con rari livelli ghiaiosi presentano caratteri di facies riferibili ad ambienti di avanspiaggia, i successivi depositi ghiaioso-sabbiosi e sabbioso-siltosi mostrano invece caratteri di facies riferibili ad ambienti di spiaggia sommersa-avanspiaggia, ed infine gli ultimi 6 m rappresentati da sabbie passanti ad argille, sono riferibili ad ambienti continentali, di piana alluvionale e/o di palude. 4.2 Sondaggio Casa sotto le Stelle (CS) Il sondaggio Casa sotto le Stelle (CS) (Fig. 3) è stato perforato a circa 2,5 km dall’attuale linea di costa, per una profondità di circa 120 m a partire dalla quota topografica di 4 m s.l.m., e raggiungendo la quota di -116 m. In base ai caratteri litostratigrafici e di facies osservati, la successione sedimentaria attraversata da tale sondaggio può essere suddivisa in due porzioni. La porzione inferiore, spessa circa 76 m, e osser- vata a partire dalla profondità di 120 m fino a quella di 44 m, è rappresentata da strati argilloso-siltosi e silto- so-argillosi, generalmente massivi ed intensamente bio- turbati, ai quali si alternano strati sabbiosi spessi da pochi centimetri fino a qualche metro, fittamente lami- nati. Il contenuto macrofossilifero è rappresentato in prevalenza da frammenti di gusci di bivalvi e gasteropo- di marini. In questa porzione di successione si sono rin- venuti numerosi foraminiferi, oltre a nannofossili calca- rei; in base alla presenza di Emiliania huxleyi LOHMANN è stato possibile riferire tali depositi ad un’età non più antica del Pleistocene medio (SABATO et al., in prep.). La porzione superiore della successione poggia in erosione sui depositi sottostanti ed ha uno spessore di circa 44 m. Nell’ambito di questa porzione è possibile effettuare una ulteriore suddivisione in due parti: una basale ed una sommitale. La parte basale è spessa circa 7 m, e si rinviene a partire dalla profondità di 44 m fino a quella di circa 37 m. E’ costituita in basso da uno strato a ciottoli con matrice sabbioso-argillosa e con incrostazioni di carbonato di calcio che verso l’alto passa a depositi siltosi con sottilissime intercalazioni argillose di colore grigio-scuro per uno spessore com- plessivo di 1,5 m; su questi depositi si osserva un’alter- nanza di strati sabbiosi e strati ghiaiosi con frammenti di gusci di lamellibranchi, per uno spessore complessi- vo di circa 5,5 m. La parte sommitale, spessa circa 37 m, è costituita, per uno spessore di circa 4 m da depo- siti sabbiosi a granulometria da molto fine a fine con intercalazioni di livelli ghiaiosi e presenza di gusci interi ed in frammenti di bivalvi e gasteropodi marini; seguo- no, a partire dalla profondità di circa 33 m, circa 6 m di depositi siltosi con intercalazioni di sottilissimi strati sabbiosi a granulometria molto fine che verso l’alto, fino alla profondità di circa 6 m passano a depositi sabbiosi a granulometria da molto fine a fine e con gusci interi ed in frammenti di bivalvi (Tellina sp., Spisula subtrun- cata, Chamelea gallina, Cerithium sp. e Fissidentalium rectum); gli ultimi 6 m circa sono rappresentati da depositi sabbiosi con ciottoli sparsi che verso l’alto passano ad un’alternanza di strati argillosi grigio-verda- stri e sabbioso-siltosi con una colorazione giallo-ocra, caratterizzati dalla presenza di gasteropodi terrestri (Helicidae) e noduli di carbonato di calcio. Su un cam- pione di guscio di un bivalve prelevato ad una profon- dità di 35 m (campione C6 in Fig. 3), è stata effettuata una datazione con il metodo radiometrico del 14C; tale campione ha fornito un’età di 7.562±50 non cal BP (8.510-8350 cal BP; δ13C = -27,6±0.3‰) permettendo di attribuire i primi 35 m della successione attraversata dal sondaggio CS alla parte medio-alta dell’Olocene. I caratteri di facies descritti permettono di riferire i depositi argilloso-siltosi e sabbiosi della porzione inferio- re della successione ad ambienti di piattaforma e transi- zione alla piattaforma. La porzione superiore invece mostra nella parte basale, spessa 7÷8 m e formata da silt, argille, sabbie e ghiaie, caratteri di facies riferibili ad ambienti variabili dal continentale (canale fluviale-piana alluvionale-palude) al marino poco profondo (avanspiag- gia-retrospiaggia); la parte sommitale della porzione 315Stratigrafia dei depositi pleistocenico-olocenici dell’area costiera ... 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 316 Fig. 3 - Colonna stratigrafica ricostruita lungo le carote del sondaggio CS; al lato sono riportati i principali caratteri di facies, le asso- ciazioni di facies e i principali ambienti deposizionali. Per l’ubicazione vedi Fig. 1d. Stratigraphic column and interpretation of facies associations from borehole CS; location in Fig. 1d. T. Pescatore et al. superiore invece è formata da sabbie con livelli ghiaiosi di ambiente di avanspiaggia, pas- santi verso l’alto a depositi silto- si, sabbiosi, ghiaiosi e argillosi che mostrano un trend shal- lowing upward, con ambienti variabili dal marino poco profon- do (transizione alla piattaforma- spiaggia sommersa-avanspiag- gia-retrospiaggia) al continentale (piana alluvionale-palude) (Fig. 3). 4.3 Sondaggio Ginosa 01 (S1) Il sondaggio Ginosa 01 (S1) (Fig. 4) è stato eseguito a circa 2 km dalla linea di costa attuale, ad una quota di 4 m s.l.m. e per una lunghezza di 29,5 m raggiungendo la quota di -25,5 m. È caratterizzato dal basso verso l’alto, per i primi 3,4 m da alternanze di strati molto sottili di sabbie fini e silt argillosi (0,3 m) con laminazioni piano-paral- lele seguite da un livello di argil- la siltosa (0,3 m) e, poi, brusca- mente da ghiaie sabbiose. Queste presentano uno spesso- re di 0,28 m, la stratificazione e la tessitura originaria non si è preservata, i ciottoli sono spes- so scheggiati, frammentati e/o striati in superficie in seguito alle modalità di esecuzione del son- daggio. Sulla superficie di alcuni ciottoli si è osservata matrice sabbiosa cementata. Da circa 26 m a circa 20 m di profondità si osservano alter- nanze di strati sottili e molto sot- tili di sabbie fini siltose (talora laminate e contenenti rari ciottoli con diametro inferiore al centi- metro), e di argille siltose. Tra 20 m e 15 m, durante l’esecuzione del sondaggio, si sono perse le informazioni sulla stratificazione e le strutture sedimentarie dei depositi, ma le tessiture sembra- no essere simili a quelle del livel- lo precedente. Tra 15 m e 7,6 m si rinvengono alternanze di strati sottili e molto sottili di sabbie fini siltose (talora laminate e conte- nenti ciottoli di diametro inferiore al centimetro) e di argille siltose spesso nerastre a causa della presenza di abbondante sostan- za organica. Piccole valve di lamellibranchi sono presenti da profondità inferiori a 20 m. Da 317 Fig. 4 - Colonne stratigrafiche ricostruite lungo le carote dei sondaggi S1 ed S2; al lato sono riportati i principali caratteri di facies, le associazioni di facies e i principali ambienti deposizio- nali. Per l’ubicazione vedi Fig. 1d. Stratigraphic columns and interpretation of facies associations from boreholes S1 and S2; for location see Fig. 1d. Stratigrafia dei depositi pleistocenico-olocenici dell’area costiera ... circa 7,5 m a 3,7 m prevalgono depositi ghiaioso-sab- biosi talora con frammenti di gusci di lamellibranchi. Il diametro massimo degli elementi ghiaiosi non supera 10 cm e la loro superficie non presenta tracce di cementi o matrice cementata. Da 3,7 m al piano campagna si rin- vengono sabbie essenzialmente con granulometria media. I depositi osservati da 29,5 m a circa 26 m non si riescono ad interpretare univocamente e, non avendo dati stratigrafici dei depositi sottostanti, potrebbero rappresentare tanto la base della trasgressione quanto includere il passaggio Pleistocene-Olocene (verosimil- mente la parte alta del livello ghiaioso potrebbe inclu- dere un conglomerato basale trasgressivo su ghiaie sabbiose debolmente cementate del Pleistocene). Da 26 m a 20 m di profondità si sono riconosciute associa- zioni di facies riferibili ad ambienti di spiaggia sommer- sa inferiore che verso l’alto (da 15 a 3,7 m di profondità dal piano campagna) passano a un sistema deltizio con associazione di facies di fronte deltizio esterno/prodelta prossimale. Queste facies a circa 7,5 m di profondità vengono sostituite da quelle di barra rappresentate da depositi ghiaioso-sabbiosi. Nella parte alta del sondag- gio, a profondità inferiori di 3,7 m, i depositi sabbiosi (sabbie medie ben selezionate) sono stati attribuiti a facies di avanspiaggia. 4.4 Sondaggio Ginosa 02 (S2) Il sondaggio Ginosa 02 (S2) (Fig. 4) è stato esegui- to a circa 100 m dalla linea di costa attuale, a una quota di 4 m s.l.m. e per una lun- ghezza di 48 m raggiungen- do la quota di -44 m. Dal basso verso l’alto è caratterizzato, per i primi 6 m, da alternanze in strati molto sottili di sabbie fini sil- tose e silt argillosi che pas- sano gradualmente a circa 6 m di alternanze in strati molto sottili di silt argillosi e silt da medio a molto fine con una frazione sabbiosa costituita da muscovite. Sempre con passaggio gra- duale da circa 36 m fino a circa 21 m dal piano campa- gna si osservano strati sottili e molto sottili di sabbie fini siltose, alternati a strati molto sottili di silt sabbiosi e subordinatamente di silt argillosi. Seguono, da 21 a 14 m, depositi simili ai pre- cedenti in cui a più altezze si osservano livelli costituiti da sabbie medie, livelli argillosi e talora livelli nerastri ricchi di sostanza organica. Da 14 m a 4 m si rinvengono sab- bie medio-fini che si alterna- no a sabbie fini siltose. In queste sabbie sono frequen- ti valve di lamellibranchi (intere e in frammenti), ciottoletti e laminazione obliqua, laminazione parallela e strati con gradazione normale. Tra 4 e 2,9 m seguono sabbie medie ben selezionate. Gli ultimi tre metri sono costituiti da sabbie contaminate da materiale antropico. Le associazioni di facies riconosciute dal basso sono: di spiaggia sommersa inferiore tra 48 e 42 m, di transizione alla piattaforma tra 42 e 35 m, di spiaggia sommersa tra 35 e 3÷4 m e, infine, di avanspiaggia tra 3÷4 e 0 m. 4.5 Sondaggio Ginosa 03 (S3) Il sondaggio Ginosa 03 (S3) (Fig. 5) è stato realiz- zato a circa 2,8 km dalla linea di costa attuale, ad una quota di circa 3 m s.l.m. e per una lunghezza di 45 m raggiungendo una profondità di -42 m. Dal basso verso l’alto si osservano, da 45 a 30,5 m dal piano campagna, alternanze di strati sottili e molto sottili di sabbie molto fini, silt debolmente argilloso e silt argilloso in cui si rinvengono frammenti di gusci di lamellibranchi, radioli di echinidi e livelli ricchi in sostan- za organica. Seguono, da 30,5 m a 19,7 m, alternanze di strati sottili e molto sottili di sabbie fini e sabbie molto fini più o meno siltose. Si distinguono laminazioni piano- parallele, spesso si rinvengono resti di lamellibranchi e, a varie altezze, le sabbie sono cementate per spessori di pochi centimetri. Da 19,7 m a 13,2 m si osservano sab- bie ghiaiose più o meno cementate e arrossate; sulla superficie dei ciottoli oltre alle patine di ossidi di ferro sono presenti resti di cemento bruno microcristallino 318 Fig. 5 - Colonna stratigrafica ricostruita lungo le carote del sondaggio S3; al lato sono riportati i principali caratteri di facies, le associazioni di facies e i principali ambienti deposizionali. Per l’ubi- cazione vedi Fig. 1d. Stratigraphic column and interpretation of facies associations from borehole S3; for location see Fig. 1d. T. Pescatore et al. carbonatico a menisco e microstalattitico. Da 13,2 m a 12,7 m si osservano sabbie da gros- solane a medio-fini ricche in frammenti indeterminabili di lamellibranchi e gasteropodi e di sostanza organica (si distinguono anche resti vegetali). Da 12,7 m a 9,7 m, gradualmente, si passa ad argilla e argilla siltosa di colore grigio scuro con valve di lamellibranchi (Cerastoderma glaucum). Seguono circa 0,2 m di torba con gusci di gaste- ropodi terrestri. Da 9,5 m a 6,5 m si rinvengono sabbie medie e fini da ben selezionate a moderatamente sele- zionate. Segue un nuovo livello di circa 0,25 m di torba e da 6,2 m a 0 m si osservano argille siltose più o meno ricche di sostanza organica, con resti di gusci di gaste- ropodi terrestri e, nella parte medio-alta, noduli calcarei. In questo sondaggio la superficie che limita supe- riormente le sabbie ghiaiose arrossate e cementate di ambiente di avanspiaggia, rappresenta il limite superio- re dei depositi del Pleistocene superiore, e pertanto sono stati attribuiti all’Olocene solo i primi 13,2 m. Al di sopra di questa superficie i depositi compresi tra 13,2 m e 9,5 m rappresentano facies principalmente lagunari che si chiudono con un deposito palustre. Tra 9,5 m e 6,5 m, le sabbie medie e fini testimoniano facies di avanspiaggia/retrospiaggia. Da 6,5 m a 0 m i depositi argilloso-siltosi con alla base un livello ricco di resti vegetali costituiscono dei depositi palustri che, verso l’alto, presentano caratteri di facies di piana alluvionale. 5. CORRELAZIONE E STRATIGRAFIA DEI DEPOSITI SEPOLTI Lo studio dei caratteri litostratigrafici e di facies dei sondaggi eseguiti, nonché la loro correlazione, hanno permesso di suddividere la successione sedi- mentaria presente nel sottosuolo della piana di Metaponto in tre unità sovrapposte (Figg. 6, 7), separa- te da superfici di discontinuità ben riconoscibili, rappre- sentate da superfici erosive messe in evidenza anche da bruschi contrasti di facies. L’unità in posizione geometrica inferiore è indicata con il termine di “substrato”; quella intermedia, a geo- metria cuneiforme in base all’interpretazione proposta in CILUMBRIELLO et al. (in stampa), poggia in discontinuità sul substrato, ed è indicata con il termine di “depositi della piana sepolta di Metaponto” (psm); la terza unità, la cui porzione sommitale rappresenta l’insieme dei depositi affioranti nella piana costiera metapontina, è riferibile ai “depositi della piana di Metaponto” (pm), e poggia in discontinuità sia sul substrato che sui deposi- ti della piana sepolta di Metaponto (Figg. 6, 7). Il substrato è stato perforato per uno spessore variabile fino ad un massimo di circa 76 m (sondaggio CS nelle Figg. 3, 6, 7), ed è costituito da sedimenti argilloso-siltosi con intercalazioni sabbiose che verso l’entroterra e verso l’alto passano a depositi sabbioso- conglomeratici (nel sondaggio S3) o sabbiosi (nel son- daggio LZ) (Figg. 5,7). Tali depositi sono riferibili ad ambienti variabili dalla piattaforma all’avanspiaggia. Il limite inferiore del substrato non è stato ritrovato, men- tre il limite superiore è stato individuato grazie al rico- noscimento nei sondaggi S3, LZ e CS di una chiara superficie di erosione (SE in Figg. 2, 3, 6, 7) posta ad una profondità variabile da 13 m (S3) a 44 m (CS). Questa superficie è evidenziata nel sondaggio S3 (Fig. 5) dalla sovrapposizione di depositi sabbiosi e siltosi di ambiente lagunare dell’unità pm sui depositi sabbioso- ghiaiosi di ambiente di avanspiaggia del substrato. Procedendo verso mare invece, tale superficie è evi- 319 Fig. 6 - Sezioni geologiche (AB, CD) effettuate nell’area di studio, realizzate sia utilizzando dati di superficie che di sottosuolo. Per l’u- bicazione vedi Fig. 1d. Geological sections (AB, CD) performed in the study area, using surface and core-drillings data; for location see Fig. 1d. Stratigrafia dei depositi pleistocenico-olocenici dell’area costiera ... 320 F ig . 7 - C o rr e la zi o n i st ra ti g ra fic h e e a ss o c ia zi o n i d i fa c ie s lu n g o le se zi o n i g e o lo g ic h e A ’B e C ’D (v e d i fig . 6 e c a rt a g e o lo g ic a a lle g a ta ) d e i “d e p o si ti d e lla p ia n a se p o lt a d i M e ta p o n to ” (p sm ) d e lP le is to c e n e su p e ri o re e d e i“ d e p o si ti d e lla p ia n a d iM e ta p o n to ” (p m ), d ie tà o lo c e n ic a . S tr at ig ra p h ic c o rr e la ti o n s an d fa c ie s as so c ia ti o n s al o n g th e A ’B an d C ’D g e o lo g ic al se c ti o n s (s e e F ig . 6 an d g e o lo g ic al m ap ) p e rf o rm e d in th e u p p e r P le is to c e n e b u ri e d M e ta p o n to p la in d e p o - si ts (p sm ) an d in th e H o lo c e n e M e ta p o n to p la in d e p o si ts (p m ). T. Pescatore et al. denziata dal deposito residuale (lag) individuato nel sondaggio LZ (Figg. 2, 7) alla profondità di circa 19 m alla base dell’unità pm, in erosione sui sottostanti depo- siti di spiaggia sommersa del substrato. Nel sondaggio CS infine, la stessa superficie mette a contatto depositi siltoso-sabbiosi di ambiente di transizione alla piattafor- ma appartenenti al substrato, con depositi di ambiente continentale dell’untà psm (Fig. 3, 7). L’età di tale substrato è riferibile al Pleistocene medio parte alta, in base alla presenza di Emiliania hux- ley LOHMANN rinvenuta nelle porzioni argillose della carota del sondaggio CS, e dubitativamente al Pleistocene superiore, età cui sono riferibili i depositi sabbioso-conglomeratici dei prismi costieri regressivi più recenti (SABATO et al., in prep.). In erosione sul substrato, per mezzo della superfi- cie SE si rinviene l’unità dei “depositi della piana sepol- ta di Metaponto” (psm), riscontrata esclusivamente nel sondaggio CS (Figg. 3, 6), per uno spessore di circa 7 m. Tale unità risulta costituita da depositi sabbioso- ghiaiosi con associazioni di facies variabili dal continen- tale al marino poco profondo. Dalla correlazione strati- grafica e da altri dati derivanti dalla stratigrafia di nume- rosi sondaggi si evince che l’unità psm ha una geome- tria a cuneo con chiusura verso terra (Figg. 6, 7). In base alla posizione stratigrafica ed ai dati raccolti, tale unità può essere riferita al Pleistocene superiore (CILUMBRIELLO et al., in stampa). Infine, l’unità dei depositi della piana di Metaponto (pm) viene a contatto con i sottostanti depo- siti dell’unità psm per mezzo della superficie ST che verso monte intercetta il substrato, ponendo a diretto contatto quest’ultimo con l’unità dei “depositi della piana di Metaponto” (pm), (Figg. 2, 5, 6, 7). Tale superfi- cie si abbassa spostandosi verso mare, tanto che nel sondaggio S3 si rinviene a 13 m di profondità, mentre distalmente supera almeno la profondità di 30 m e 48 m rispettivamente nei sondaggi S1 e S2, in quanto non viene intercettata dagli stessi. I depositi dell’unità pm raggiungono uno spessore di almeno 48 m (sondaggio S2 in Figg. 4, 6, 7), e sono rappresentati alla base da sabbie ghiaiose (sondaggi CS e S1) riferibili ad associa- zioni di facies di avanspiaggia, passanti verso l’alto a sedimenti siltoso-sabbiosi e sabbioso-ghiaiosi, di ambiente variabile da piattaforma a continentale (Fig 7). Nell’ambito dell’unità pm è possibile riconoscere, quin- di, un ciclo completo trasgressivo-regressivo e la superficie ST che delimita inferiormente tale unità, rap- presenta una superficie di trasgressione (Fig. 7). Inoltre, la datazione effettuata attraverso il metodo radiometri- co 14C (7.562±50 BP) sui depositi del sondaggio CS, permette di attribuire all’Olocene i depositi dell’unità pm. 6. CONCLUSIONI Nel tratto di costa compreso tra la foce del Torrente Cavone e l’abitato di Marina di Ginosa, lungo l’area costiera di Metaponto, sono stati realizzati un rile- vamento geologico di dettaglio, oltre a cinque perfora- zioni a carotaggio continuo che hanno portato alla rea- lizzazione di una carta geologica dell’area, in scala 1:25.000, corredata da importanti informazioni sui depositi sepolti. Nell’ambito dei depositi affioranti è stato possibile individuare due principali unità: “depositi sabbioso-con- glomeratici dei prismi costieri regressivi” di età Pleistocene superiore, e “depositi della piana di Metaponto” di età Olocene. All’interno di tali unità sono state effettuate ulteriori suddivisioni, permettendo di delineare un quadro stratigrafico dettagliato e differente da quello attualmente vigente in letteratura. I depositi sabbioso-conglomeratici dei prismi costieri regressivi sono stati distinti in tre unità. Le prime due rappresentano dei prismi sedimentari con una morfologia terrazzata, formatisi in seguito ad intera- zioni fra oscillazioni del livello del mare e sollevamento regionale. Nell’area studiata tali depositi sono rappre- sentati da due unità litostratigrafiche riferibili alle “sab- bie e conglomerati di Policoro” e alle “sabbie e conglo- merati di Masseria Ricotta“. La terza unità, in erosione su entrambe, è formata da un “prodotto eluviale” discontinuo e di esiguo spessore, rappresentato da sabbie limose di colore rossastro con sottili livelli ghiaiosi. In base a dati di letteratura, queste unità sono riferibili al Pleistocene superiore. Verso mare ed in posizione meno elevata rispetto ai depositi sabbioso-conglomeratici dei prismi costieri regressivi si rinvengono i “depositi della piana di Metaponto”, di età olocenica, all’interno dei quali è stato possibile individuare differenti unità litostratigrafi- che rappresentative di altrettanti sistemi deposizionali. A partire dall’entroterra verso la costa sono stati distinti i “depositi continentali” ed i “depositi di transizione”. I depositi continentali sono rappresentati da depositi elu- viali, fluviali, lacustri e palustri, quelli di transizione sono costituiti da depositi di spiaggia-duna (attuali ed abban- donati) e da depositi deltizi (attuali ed abbandonati). Il quadro stratigrafico è stato ulteriormente arric- chito dai risultati ottenuti dallo studio di 5 perforazioni, che hanno raggiunto profondità variabili da 30 m a 120 m. In particolare, la presenza di due importanti superfici di discontinuità ha permesso di distinguere tre unità litostratigrafiche sepolte, di cui sono stati delineati i principali elementi geometrici e sono stati descritti i caratteri di facies. L’unità stratigraficamente più bassa di età Pleistocene medio - superiore, denominata “substrato” e dello spessore di almeno 76 m, è risultata costituita prevalentemente da depositi siltoso-argillosi riferibili ad ambienti variabili dalla piattaforma al marino poco profondo. In base ai dati stratigrafici ottenuti, le porzioni più grossolane del substrato mostrano lo stesso signifi- cato genetico-deposizionale delle unità affioranti rap- presentate dai “depositi sabbioso-conglomeratici dei prismi costieri regressivi”, mentre le parti più fini sono correlabili alla formazione nota regionalmente con il nome di argille subappennine. La presenza sul substrato di una netta superficie di erosione, rinvenuta nel sondaggio CS alla profondità di 44 m, permette di identificare una seconda unità lito- stratigrafica denominata informalmente “depositi della piana sepolta di Metaponto”. Questa unità è costituita da depositi sabbioso-ghiaiosi non più spessi di 7 m e mostranti associazioni di facies variabili dal continenta- le al marino poco profondo. L’età di tale unità è riferita al Pleistocene superiore. Infine sia sui “depositi della piana sepolta di Metaponto” che sul “substrato” si rinvengono i “depo- 321Stratigrafia dei depositi pleistocenico-olocenici dell’area costiera ... siti della piana di Metaponto” costituenti un cuneo sab- bioso-ghiaioso che si chiude verso terra passando da circa 48 m a 0 m. I “depositi della piana di Metaponto” (parzialmente affioranti) sono costituiti da sabbie e sab- bie ghiaiose, che nell’insieme individuano un sistema di spiaggia progradante, lateralmente associato ad un sistema deltizio che passa distalmente ad un sistema di piattaforma. La datazione radiometrica di un guscio di bivalve prelevato alla profondità di 35 m, e che ha resti- tuito un’età non calibrata di 7.562±50 BP, permette di attribuire i “depositi della piana di Metaponto” all’Olocene. RINGRAZIAMENTI Gli autori desiderano ringraziare i proff. Bellotti dell’Università di Roma La Sapienza, Longhitano dell’Università della Basilicata e Tropeano dell’Università di Bari per gli utili suggerimenti e per la lettura critica del manoscritto. Un ringraziammento va al sig. Piccenna del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto per aver cortesemente fornito materiale car- tografico e al dott. Mallardo dell’ANAS della Basilicata per aver messo a disposizione alcuni dati di profondità. Il lavoro è stato eseguito e pubblicato con fondi MIUR (COFIN 2003, responsabile nazionale Tullio Pescatore), e con fondi di Ateneo dell’Università di Bari (ex 60% 2005-2009, responsabile Luisa Sabato). BIBLIOGRAFIA AMATO A. (2000) - Estimating Pleistocene Tectonic Uplift Rates in the Southeastern Apennines (Italy) from Erosional Land Surfaces and Marine Terraces. In: SL A Y M A K E R O. (Ed.) Geomorphology, Human Activity and Global Environmental Change. John Wiley & Sons, Chichester, 67-87. 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