Imp.Principe_Giannandrea UBSU E CARTOGRAFIA GEOLOGICA: PROBLEMI E POTENZIALITÀ DI UTILIZZO DELLE UNITA' A LIMITI INCONFORMI (UBSU) NELL'INTERPRETAZIONE E NELLA RAPPRESENTAZIONE CARTOGRAFICA DEI DEPOSITI VULCANICI QUATERNARI - L'ESEMPIO DEI FOGLI N.RO 451 “MELFI” E N.RO 452 “RIONERO IN VULTURE” Claudia Principe1 & Paolo Giannandrea2 1Istituto di Geoscienze e Georisorse, Area della Ricerca C.N.R. di Pisa, 2Dipartimento di Geologia e Geofisica - Centro Interdipartimentale di Ricerca per la Valutazione e Mitigazione del Rischio Sismico e Vulcanico, Università degli Studi di Bari ABSTRACT: C. Principe & P. Giannandrea, Ubsu inside geological mapping: the use of the unconformity bounded stratigraphic units in the chartography of the quaternary volcanic deposits - the exemples of melfi (n. 451) and rionero (n.452) areas. By means of the use of the Unconformity Bounded Stratigraphic Units the sedimentary and volcanic stratigraphic successions out- cropping in the area of Mount Vulture volcano (n.451 “Melfi” and n.452 “Rionero in Vulture”) has been subdivided in synthematic units. Unconformity use hallowed to define two Supersynthems and five Synthems. The synthematic subdivision over passed the limits of the chartographed area and make possible the correlations of deposits on a wider area. The clear and objective criteria on witch Sybthematic units are based resulted in an improvement of geological significance and in the volcanological detail of the charto- graphed areas Parole chiave: Cartografia, depositi vulcanici, Quaternario. Keywords: Geological mapping, volcanic deposits, Quatenary. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 21(1A), 2008 - 61-68 INTRODUZIONE Le regole introdotte per la cartografia dei fogli della Nuova Carta Geolgica d'Italia alla scala 1:50.000 (LA VOLPE et al. 1992), impongono per la cartografia del vulcanico le Unità a Limiti Inconformi (UBSU) (SALVADOR, 1987 & 1994). L'applicazione di questi principi cartogra- fici ha, specie in un primo tempo, sollevato un vivace dibattito sulla validità delle Unità sintematiche nel descrivere la storia eruttiva di un'area vulcanica, rispet- to alle Unità lito-stratigrafiche ed alle Unità eruttive, più tradizionalmente usate. Scopo di questa nota è rendere ragione della positiva esperienza degli Autori nell'utiliz- zo delle UBSU per la cartografia dei depositi vulcanici presenti nei Fogli n.ro 451 “Melfi” e n.ro 452 “Rionero in Vulture” e per la comprensione della storia evolutiva del Vulcano di Monte Vulture e dei suoi rapporti con i bacini lacustri e fluvio-lacustri che ad esso sono associati. All'interno di questi due fogli a scala 1: 50.000 affiora il 95% dei depositi del vulcano Monte Vulture e i depositi epiclastici dei bacini lacustri e fluviolacustri di Melfi, Atella e Venosa. La varietà degli ambienti genetici e di sedimentazione presenti in questa piccola area, ed il lungo intervallo di età invece coperto dall'attività vul- canica, hanno rappresentato un ottimo banco di prova per la rigida applicazione alle vulcaniti delle Unità a Limiti Inconformi, come definite da SALVADOR (1987 & 1994). La presenza all'interno dei due fogli di una gran varietà di litotipi vulcanici in facies di deposizione sia primaria che secondaria e di un bilanciato quantitativo di depositi non solo vulcanici ma anche sedimentari, ha permesso, meglio forse che in altre realtà cartografiche tutte chiuse “dentro” edifici vulcanici di maggiori dimensioni del Monte Vulture, di verificare come le superfici di discontinuità, non solo superano i limiti lito- logici fra vulcanico e sedimentario, ma portano effetti- vamente alla definizione di unità cartografiche “obbietti- ve e non interpretative” come dichiarato da SALVADOR (1987 & 1994), in grado di essere rapportate con altre realtà geologiche limitrofe e di inserirsi in altre stratigra- fie mantenendo compiutamente il loro rango ed il loro significato geologico. In altre parole, parafrasando SAL- VADOR (1987 & 1994): questo tipo di approccio ha rivela- to possedere l'enorme vantaggio, rispetto ad altri più interpretativi, di definire delle unità stratigrafiche “natu- rali” (o forse sarebbe più corretto dire “geologiche”), frutto di un approccio più completo, più chiaro e più pragmatico alla stratigrafia dei depositi, che ha condot- to ad una analisi più descrittiva e più lucida della storia geologica di questa area vulcanica. Un'Unità Stratigrafica a Limiti Inconformi è defini- ta come un corpo roccioso delimitato a tetto ed a letto da una ben descrivibile, significativa e dimostrabile, discontinuità nella successione stratigrafica, preferibil- mente visibile a carattere regionale o interregionale (SALVADOR, 1987 & 1994). Un'Unità a Limiti Inconformi è inoltre per sua natura sempre, in maggiore o minore misura, diacrona, (SALVADOR, 1987 & 1994). Il corretto utilizzo di questi due semplici criteri comporta che nella cartografia UBSU del vulcanico non possono essere considerate unità sintematiche i singoli corpi vulcanici (esistono per questo facies e litosomi) ed impedisce l'uso come unità cartografica fondamentale delle unità lito-stratigrafiche, relegandole al ruolo di segmenti di un 62 C. Principe & P. Giannandrea più vasto Sintema. La stessa sorte spetta alle “Unità Eruttive” ed alle “Unità Crono-Stratigrafiche”, che non possono essere assimilate ad Unità a Limiti Inconformi; le prime perché non considerano i depositi epiclastici, le seconde per la tipologia del loro limite. Il fatto che “le isocrone non possono oltrepassare le superfici di discontinuità” (SALVADOR,1987 & 1994) impedisce anche l'uso nella cartografia del vulcanico di alcuni “deus ex machina”, talvolta usati nella passata cartografia, come i cosiddetti “ascensori”; cioè la costruzione di unità che raccolgono oggetti simili, ma presenti a diversi livelli stratigrafici. Secondo questa regola, ad esempio, non ha validità di Sintema un'unità costituita da numerosi coni di scorie morfologicamente indistinguibili ma aven- ti età diverse o addirittura di età ignota, intercalati a più livelli in una successione stratigrafica nota. I depositi vulcanici sono legati ad eventi geologici di breve durata, con eruzioni che durano pochi giorni, mesi, qualche volta anni, mentre una singola fase d'atti- vità vulcanica può essere separata dalla successiva da lunghi periodi di quiescenza, durante i quali prevalgono le azioni erosive e la formazione di paleosuoli ed epicla- stiti. Queste discontinuità segnano il ritmo di vita e la storia evolutiva del vulcano. Nei bacini sedimentari limi- trofi alle aree vulcaniche, invece, i processi di sedimen- tazione sono più continui nel tempo, ed in larga parte sono alimentati dall'erosione e rideposizione dei depo- siti vulcanici primari. All'interno di una sequenza di que- sto tipo, eventuali episodi eruttivi sufficientemente este- si, di provenienza anche distale, possono costituire dei validi markers stratigrafici. Nelle aree vulcaniche i limiti stratigrafici delle unità UBSU saranno quindi individuati da superfici erosive, paleosuoli e depositi epiclastici intercalati a depositi primari, mentre nei bacini sedi- mentari contigui tali limiti corrispondono a superfici d'e- rosione all'interno di una sequenza epiclastica, a discordanze legate ad effetti della tettonica ed a varia- zioni eustatiche del livello del mare. Queste ultime, se riconosciute anche sulle vulcaniti, consentono di indivi- duare discontinuità tracciabili a grande scala che rac- chiudono unità stratigrafiche complesse in cui possono coesistere, in rapporto di eteropia di facies, terreni molto differenti sia vulcanici sia sedimentari, di ambien- te continentale e marino. E' evidente quindi che, per associare alle differenti fasi eruttive delle variazioni geo- logiche di valenza più generale, lo studio stratigrafico, sedimentologico e tettonico delle diverse aree da carto- grafare deve essere indirizzato ad individuare disconti- nuità che oltrepassino i limiti del singolo edificio vulca- nico e del singolo bacino sedimentario. Questo genere di discontinuità, individua le unità sintematiche. Per gestire una siffatta materia occorre un approccio cartografico multidisciplinare ed integrato. Di fatto la stretta collaborazione fra vulcanologi, geologi del sedimentario, stratigrafi, strutturalisti, geomorfologi e geochimici venuta ad attuarsi nel corso del rilievo CARG dei fogli n. 451 e n. 452, ha largamente superato l'obbiettivo della produzione degli elaborati cartografici al 50.000, ed ha portato a compiere un notevole balzo in avanti nella comprensione della storia geologica di questa regione vulcanica e della storia evolutiva del vul- cano di Monte Vulture (PRINCIPE & GIANNANDREA, 2002 & 2006; GIANNANDREA, 2004; SCHIATTARELLA et al., 2005; GIANNANDREA, 2006a & b; GIANNANDREA et al., 2004 & 2006; PRINCIPE, 2006). UNITA' STRATIGRAFICHE A LIMITI INCONFORMI I Fogli n. 451 e n. 452 racchiudono la quasi tota- lità dei prodotti vulcanici del Monte Vulture, l'unico vul- cano quaternario italiano ubicato sul fronte esterno della catena appenninica, ed ampie aree dei bacini sedimentari ad esso associati (Fig. 1). Il Foglio n. 452 “Rionero in Vulture” include nella sua metà nord-orien- tale anche terreni della Fossa Bradanica, mentre il Foglio n. 451 “Melfi”, racchiude aree di catena e terreni del bacino plio-pleistocenico dell'Ofanto (Fig. 1). I pro- dotti vulcanici di Monte Vulture, con una età compresa tra circa 740 ka e 140 ka (Fig. 2) (BUETTNER et al., 2006) si impostano su una paleogeografia alluvionale (GIAN- NANDREA et al., 2004 & 2006) e sono in rapporto di etero- pia di facies con i sedimenti epiclastici e clastici, fluvio- lacustri dei bacini di Melfi, Atella e Venosa ed alluvionali della Fiumara dell'Arcidiaconata e del Fiume Ofanto (Fig. 1). Tutti questi terreni poggiano con un rapporto di discordanza angolare sulle coltri appenniniche e sui sedimenti del margine orientale del Bacino dell'Ofanto (Fig. 1). Solo i terreni del Bacino di Venosa, costituendo il riempimento di una paleovalle sviluppata in gran parte nelle aree della Fossa Bradanica, sono discontinui sui sedimenti di colmamento dell'avanfossa (Fig. 1). L'area d'affioramento delle vulcaniti è attraversata da faglie ad andamento antiappenninico di importanza litosferica che nel Pleistocene medio sono state responsabili del sollevamento della Fossa Bradanica e dell'Avampaese Apulo (CIARANFI et al., 1983; PIERI et al., 1994; DOGLIONI et al., 1996), causando variazioni del reti- colo idrografico del Bacino di Venosa (PICCARRETA & RIC- CHETTI, 1970; SEGRE, 1978; BOENZI et al., 1987; CIARANFI et al., 1983), ed hanno gestito il complesso processo di risalita dei magmi che hanno alimentato l'attività vulca- nica (SCHIATTARELLA et al., 2005; PRINCIPE, 2006). La successione delle vulcaniti presenta numerose discontinuità stratigrafiche non dovute alle modalità di messa in posto dei singoli depositi primari, e rappre- sentate da vistose superfici erosive, paleosuoli e depo- siti epicalstici (che spesso rappresentano variabili della stessa discontinuità e separano successioni discordanti e/o disconformi); talora queste discontinuità fossilizza- no strutture tettoniche ed a volte la loro estensione late- rale non supera quella dell'affioramento in cui sono osservabili. In quest'ultimo caso, in accordo con i criteri sopra esposti, esse non sono state prese in considera- zione nella definizione delle unità UBSU cartografabili. In base ai criteri d'accettabilità precedentemente accennati sono stati individuati in tutta la successione primaria del Monte Vulture cinque Sintemi (Foggianello, Barile, Melfi, Valle dei Grigi - Fosso del Corbo e Laghi di Monticchio) (Fig. 2), definiti da discontinuità sempre visibili e tracciabili almeno su tutta l'area di distribuzio- ne dei relativi depositi. All'interno dei Sintemi sono stati definiti più Sub-sintemi (Fig. 2), costituiti da singoli corpi geologici o limitate successioni di sedimentazione aventi per limite discontinuità minori ma ancora estese all'intera area d'affioramento dei relativi depositi. I Sintemi sono stati raggruppati in due Supersintemi (Monte Vulture e Monticchio). Il limite che separa questi due Supersintemi coincide con un importante paleo- suolo (marker M18; LA VOLPE & PRINCIPE, 1991) che con- tinua ad essere tracciabile anche al di fuori dei terreni vulcanici (Fig. 2). Il paleosuolo M18 fossilizza una fase tettonica regionale (SCHIATTARELLA et al., 2005) a seguito della quale si è verificato, probabilmente in più tempi, il ribassamento della metà meridionale del vulcano ed il collasso del suo quarto sud-occidentale (LA VOLPE et al., 1984; LA VOLPE & PRINCIPE, 1994; CICCACCI et al., 1999; GIANNANDREA, et al., 2004 & 2006). Questo limite fra i due Supersintemi corrisponde anche: ad un importante iatus nell'attività vulcanica, successivo alla messa in posto del Sintema di Melfi, ad un cambiamento climati- co verso un clima più caldo e più umido (BONADONNA et al., 1998) e ad un deciso cambio di stile eruttivo, che nel successivo Supersintema si esprime non attraverso l'attività di un limitato numero di apparati poligenici ubi- cati in un intorno della stessa zona di alimentazione, come avvenuto nel Supersintema di Monte Vulture, ma con la creazione di una serie di piccoli centri eruttivi, ubicati in coincidenza delle principali strutture fragili, e talora fuori dell'intera area di distribuzione delle vulcani- ti deposte nel corso del precedente Supersintema. Questi centri a differenza di quelli caratterizzanti il pre- cedente Supersintema hanno spesso carattere diatre- mico (STOPPA & PRINCIPE, 1998) e vedono il costante coinvolgimento di magmi di natura profonda e la pre- senza di noduli mantellici (STOPPA et al., 2006). Nel Supersintema di Monte Vulture infine la tettonica preva- lente è impostata su strutture ad andamento N30° - 40°, con faglie connesse all'importante elemento tetto- nico regionale noto come “linea del Vulture” (Fig. 1). Durante la messa in posto dei depositi facenti capo al Supersintema di Monticchio si hanno evidenze dell'atti- 63UBSU e cartografia geologica: problemi e potenzialità... vazione anche di faglie regionali ad andamento E-O e N120° (SCHIATTARELLA et al., 2005). Il Supersintema di Monte Vulture comprende i Sintemi di Foggianello, Barile e Melfi, mentre il Supersintema di Monticchio comprende i Sintemi di Valle dei Grigi - Fosso del Corbo e dei Laghi di Monticchio (Fig. 2). Il limite che separa il Sintema di Foggianello da quello di Barile è individuato da una superficie erosiva, da depositi epiclastici, e dalla forma- zione di una caldera. Una superficie erosiva segna la base del Sintema di Melfi, mentre il limite che separa il Sintema di Valle dei Grigi - Fosso del Corbo da quello dei Laghi di Monticchio, è un paleosuolo. Nella legenda delle unità cartografate (GIANNAN- DREA, et al., 2004 & 2006), all'interno dello stesso Sintema sono presenti sia unità vulcaniche primarie, che unità epiclastiche ed unità sedimentarie. Alcuni Sub-sintemi, tutti quelli per i quali la presenza di una chiara superficie di discordanza lo imponeva, sono costituiti da un unico corpo vulcanico (ad esempio il duomo di Toppo San Paolo); altri, come ad esempio i piccoli centri secondari presenti nella successione di Vulture -San Michele (Fontana dei Preti, Serra di Lupo e Toppo Sant'Agata), fanno invece parte integrante di Sub-sintemi più complessi. All'interno dei Sintemi e/o dei Sub-sintemi sono stati individuati dei membri (intesi come insiemi omogenei di depositi aventi caratteristi- che litologiche ben definite e diverse, ma non separati da superfici di discontinuità ben tracciabili) solo nel caso delle due successioni A e B del Sub-sintema di Fig. 1 - Area d'affioramento delle vulcaniti del Monte Vulture e dei depositi epiclastici sedimentati nei bacini ad esso limitrofi. Nel riquadro carta geologica schematica dell'Italia meridionale, con l'ubicazione dell'area di affioramento delle vulcaniti del Monte Vulture e gli areali dei Fogli della Nuova Carta Geologica d'Italia (CARG), n. 451 “Melfi” e n. 452 “Rionero in Vulture”. Areal distribution of Vulture volcanics and epiclastites. At left, geological sketch map of the area of interest with the indication of the carthographic unit 451 “Melfi” and 452 “Rionero”. 64 Fig. 2 - Schema stratigrafico delle unità sintematiche cartografate al Monte Vulture e nei bacini idrografici del Fiume Ofanto e della Fiumara di Venosa. (1) - età radiometrica da BUETTNER ET AL, 2006. Stratigraphical sketch of the synthematic chartographic units of Mount Vulture and hydrographical sedimentary basins of Ofanto and Venosa Rivers. (1) radiometric age (from BUETTNER ET AL, 2006). Rionero (GIANNANDREA, et al., 2004 & 2006). Non sono state definite unità litologiche, ma le litologie (lave, tra- vertini, etc..) sono state cartografate attraverso l'inseri- mento in carta di soprassegni. Attraverso i soprassegni e l'inserimento di pedici nella legenda sono state identi- ficate anche le varie facies deposizionali (depositi di caduta o di flusso, depositi lacustri, etc.). In questo modo si è evitata l'inutile proliferazione di colori e di C. Principe & P. Giannandrea caselle, ma allo stesso tempo è stata preservata l'infor- mazione sulla tipologia dei depositi e quindi anche il legame fra il vecchio ed il nuovo modo di fare cartogra- fia geologica, mantenendo la leggibilità dell'informazio- ne pregressa, quale per esempio quella della vecchia carta essenzialmente litologica di HIEKE MERLIN et al. (1967). Il Sintema di Foggianello (Fig. 2) è l'unità carto- grafata stratigraficamente più bassa e comprende i Sub-sintemi della Spinoritola, di Campanile e di Fara d'Olivo. Il Sub-sintema della Spinoritola è costituito prevalentemente da conglomerati alluvionali e dai filoni trachitici ad haüyna affioranti in località la Spinoritola (Fig. 1). Il Sub-sintema di Campanile comprende depo- siti esclusivamente vulcanici, sia di caduta sia derivanti da flussi piroclastici. Al Sub-sintema di Fara d'Olivo sono infine riferiti i depositi ignimbritici a composizione trachifonolitica, riconosciuti primieramente da CRISCI et al. (1983) ed affioranti principalmente alla periferia del vulcano, la formazione di una caldera (GIANNANDREA, et al., 2004 & 2006) verificatasi dopo l'eruzione delle coltri ignimbritiche ed alcuni metri di depositi epiclastici di ambiente alluvionale presenti a tetto delle ignimbriti. Nel Sintema di Barile sono compresi quattro Sub- sintemi. La base dell'unità è il Sub-sintema di Toppo San Paolo composto da un duomo fonolitico (HIEKE MERLIN, 1967; DE FINO et al, 1982 & 1986) affiorante in un'area ristretta a nord di Rapolla (Fig. 1), che attraver- sa tutta la precedente successione ed è ricoperto da piroclastiti di caduta e subordinatamente di flusso del sovrastante Sub-sintema di Rionero (GIANNANDREA et al., 2004 & 2006). Il successivo Sub-sintema di Vulture - San Michele comprende una spessa successione di prodotti (lave, depositi di flusso concentrato e diluito, con subordinati strati di cenere e lapilli di caduta) che nell'insieme costituiscono l'attuale rilievo morfologico di Monte Vulture (LA VOLPE et al., 1988; LA VOLPE & PRINCI- PE,1989 & 1991). Il Sub-sintema di Ventaruolo, che chiude la serie di prodotti riferiti al Sintema di Barile, comprende depositi sia di caduta che di flusso concen- trato (GUEST J.E., et al., 1988) e coincide con una fase distruttiva denunciata dalla formazione di larghi crateri nella zona sommitale dell'edificio vulcanico e dalla messa in posto di depositi dai vistosi caratteri freato- magmatici (GIANNANDREA et al., 2004 & 2006). Nel Sintema di Melfi (Fig. 2) sono raggruppate le lave haüynititiche (HIEKE MERLIN, 1967) dei Sub-sintemi del Castello di Melfi e di Piano di Croce, i depositi epi- clastici, in facies alluvionale e palustre, del Sub-sintema di Piano del Gaudo e spessi depositi di travertino affio- ranti lungo la Fiumara dell'Arcidaconata, distinti come Sub-sintema di Losagne Arcidiaconata (GIANNANDREA et al., 2004 & 2006). Il Supersintema di Monticchio (Fig. 2) raggruppa i prodotti vulcanici emessi da numerosi piccoli centri (identificati come Sub-sintemi) distribuiti sia su faglie orientate in direzione N30°-40° e raggruppati nel Sintema della Valle dei Grigi - Fosso del Corbo (Sub- sintemi di Masseria di Cuscito, Imbandina e Case Lopes), che su faglie in direzione N120° e E-O raggrup- pati nel Sintema di Monticchio (Sub-sintemi di Casa Rossa, Piano Comune, Lago Grande, Lago Piccolo e Serra di Bràida) (GIANNANDREA et al., 2004 & 2006). Uscendo dall'areale occupato dall'edificio vulca- nico e dall'areale di distribuzione in facies primaria dei suoi depositi, si entra nelle valli della Fiumara di Venosa (GIANNANDREA, 2006a e b) e del Fiume Ofanto (GIANNAN- DREA, 2004) dove in aree distali al Vulture è stato possi- bile riconoscere dei depositi primari riconducibili ad alcune delle sue eruzioni più voluminose (depositi di flusso piroclastico e di caduta correlabili con le coltri ignimbritiche di Fara d'Olivo e depositi di flusso e, più spesso, di caduta facenti parte del Sintema di Barile) intercalati a sedimenti alluvionali e a luoghi lacustri, ter- razzati. Tali terrazzi, sono stati correlati mediante profili morfologici longitudinali rettificati, tracciati lungo i fon- dovalli dei due fiumi. La correlazione delle unità terraz- zate a quelle del Monte Vulture ha interessato solo i livelli gerarchici di Sintema e di Supersintema (Fig. 2) e non i Sub-sintemi. Difatti nell'operare la correlazione su vaste aree è stata riscontrata una parziale sovrapposi- zione fra i Sub-sintemi ed i litosomi, questi ultimi intesi come edifici o periodi d'attività vulcanica. CONCLUSIONI La descrizione oggettiva dei limiti e delle loro caratteristiche è alla base della definizione delle unità stratigrafiche a limiti inconformi. In questo la cartografia del vulcanico non ha motivo per discostarsi dalla carto- grafia d'altri ambienti di sedimentazione. L'utilizzo delle UBSU non preclude o limita in alcun modo l'informazio- ne sui singoli eventi eruttivi né sulla litologia dei depositi vulcanici. La cartografia sintematica del vulcanico, del Monte Vulture in questo caso specifico, beneficia inve- ce rispetto ad altri tipi di cartografia d'elementi geologi- ci obbiettivi, evidenza di processi che molto difficilmen- te possono non avere avuto un ruolo importante nella ricostruzione della storia evolutiva di un vulcano. Questi elementi si aggiungono al mero quadro stratigrafico, favorendo l'identificazione d'importanti eventi geologici (stasi, erosioni, cambiamenti climatici, etc.) e diventano evidenze cartografiche dell'evoluzione paleogeografia, delle periodicizzazioni dell'attività vulcanica, degli even- ti tettonici e vulcanotettonici. La gerarchizzazione dei limiti consente inoltre di distinguere episodi d'attività di interesse solo stratigrafico da eventi legati a fatti geolo- gici regionali e di maggiore importanza nella ricostruzio- ne dell'evoluzione del vulcanismo. Lo studio al Monte Vulture dei bacini epiclastici associati alle vulcaniti primarie, infine, ha messo in luce come una verifica della corretta attribuzione gerarchica dei limiti tracciati su vulcani che si situano in aree conti- nentali, può essere fatta usando i limitrofi bacini sedi- mentari. Difatti, la giustezza della suddivisione della serie vulcanica primaria in due Supersintemi (Monte Vulture e Monticchio), operata sul vulcano, è stata con- fermata dal ritrovamento nei bacini sedimentari limitrofi al Vulture, di una fase di sollevamento regionale suc- cessiva alla fase di sedimentazione della porzione superiore di queste epiclastiti, a partire dallo stesso livello stratigrafico riconosciuto come limite di Supersintema sul vulcanico. Il limite tracciato sul vulca- nico in facies primaria ha mantenuto quindi la sua vali- dità anche al di fuori dell'ambiente di sedimentazione in cui è stato definito, ed è stato possibile estenderlo su scala regionale, come espressamente richiesto dalla normativa UBSU per un limite di Supersintema. 65UBSU e cartografia geologica: problemi e potenzialità... RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI BOENZI F., LA VOLPE L. & RAPISARDI L. (1987) - Evoluzione geomorfologica del complesso vulcanico del Monte Vulture (Basilicata). 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