Imp.Tertulliani& STUDIO MACROSISMICO DEL TERREMOTO DEL GRAN SASSO (ITALIA CENTRALE) DEL 5 SETTEMBRE 1950: IMPLICAZIONI SISMOTETTONICHE Andrea Tertulliani 1, Fabrizio Galadini 1, Fabio Mastino 2, Antonio Rossi 1 & Maurizio Vecchi 1 1 Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Via di Vigna Murata 605, 00143 Roma 2 Collaboratore esterno RIASSUNTO: A. Tertulliani, F. Galadini, F. Mastino, A. Rossi & M. Vecchi, Studio macrosismico del terremoto del Gran Sasso (Italia centrale) del 5 settembre 1950: implicazioni sismotettoniche. (IT ISSN 0394-3356, 2007). Il 5 settembre 1950 alle 4.08 (GMT), un forte terremoto fu avvertito in tutta l’Italia centrale e arrecò gravi danni in diversi centri abitati delle province di Teramo, Pescara, L’Aquila e Rieti. Questo evento è il massimo terremoto storico avvenuto nell’area del Gran Sasso d’Italia, zona che secondo i cataloghi sismici italiani, è caratterizzata da un’attività sismica relativamente modesta. Questo lavoro è uno studio di revisione del terremoto del 1950 e del periodo sismico che ne seguì tra il 1950 e il 1951. Scopo della ricerca è quello di ampliare il quadro delle conoscenze su questo sisma e di inquadrarlo nel contesto sismotettonico regionale. La ricerca ha condotto al reperimento di molti documenti originali, sinora inediti, sia relativi alla scossa del 5 settembre 1950, che a quella dell’8 agosto 1951, che rappresenta l’evento più forte del periodo sismico successivo alla scossa principale. I risultati consistono in una maggiore com- pletezza delle informazioni sul terremoto, anche relativamente al ruolo delle repliche nel quadro del danneggiamento. Il numero dei punti di intensità risulta triplicato rispetto a quanto finora conosciuto. Gli elementi di analisi contribuiscono al calcolo di nuovi parame- tri ipocentrali e a fornire una ipotesi interpretativa riguardo alla sorgente responsabile del terremoto. In base ai dati acquisiti sulla distribuzione del danno è possibile ipotizzare che il terremoto del 1950 sia stato causato da una sorgente con direzione circa EO, situata al di sotto dell’edificio strutturale della Laga, tra Campotosto e Pietracamela. ABSTRACT: A. Tertulliani, F. Galadini, F. Mastino, A. Rossi & M. Vecchi, On September 5, 1950 (04:08 GMT), a strong earthquake struck a large part of Central Italy, causing heavy damage in the districts of Teramo, Pescara, L’Aquila and Rieti. (IT ISSN 0394-3356, 2007). This earthquake is considered, in the Italian Seismic Catalogues, as the largest event which occurred in the Gran Sasso Range area. This area is characterized by an infrequent and moderate seismicity. On the contrary several neighboring areas are prone to a high and frequent seismicity. This paper aims to reappraise the 5 September 1950 earthquake and the following seismic period, deepening our knowledge of this event from the macroseismic and seismotectonic points of view. Historical research in public archives allowed us to retrieve many unpublished documents, related to the 1950 earthquake and to the strongest aftershock which occurred in 8 August 1951. Very important documents are in particular the “Genio Civile” folders about damage reconnaissance in the provinces of Teramo and Rieti. Results concern the large increase of intensity points, from 137 to 386 for the 1950 event, and from 33 to 94 for the 1951 event, with respect to the known literature. Maximum intensities are I=VIII for 1950 earthquake and I= VII for 1951. By means of the Boxer code version 3.3 (Gasperini et al., 1999) new epicentral parameters have been calculated from macroseismic data, together with the macroseismic magnitude values (Maw=5.9±0.2, for the 1950 event and Maw=5.2±0.2 for the 1951 aftershock). Finally, a hypothesis about the seismogenic source responsible for the mainshock is proposed. According to the damage distribution, an EW oriented sour- ce (strike 91,5±18, length 10,7 km, width 7,4 km) can be hypothesized, located below the Laga Mountains, not related to known tecto- nic structures of the region. The seismogenic source of the 1950 earthquake could therefore be represented by a blind fault pertaining to a structural level deeper than that of the active normal faults which affects the Apennine extensional domain. Parole chiave: Gran Sasso d'Italia, terremoto 1950, macrosismica, sismotettonica. Keywords: Gran Sasso d'Italia, 1950 earthquake, macroseismics, seismotectonics. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 19(2), 2006 - 195 - 214 1. INTRODUZIONE La conoscenza delle caratteristiche sismotettoni- che della regione abruzzese e, più in generale, dei set- tori appenninico ed adriatico dell'Italia centrale non è omogeneamente distribuita. L'emergenza in superficie delle faglie attive responsabili di terremoti con magnitu- do anche superiore a 6.5 e i dati disponibili sugli effetti di un buon numero di terremoti distruttivi hanno con- sentito, fin dalla fine degli anni '90, di formulare ipotesi sulle caratteristiche sismogenetiche dei settori inter- montani (es. BARCHI et al., 2000). Per contro, l'occorren- za di terremoti con magnitudo minore rispetto a quelli avvenuti all'interno della catena, la lacunosità dell'infor- mazione sulla distribuzione del danno di alcuni tra que- sti terremoti e un quadro di tettonica attiva assai meno chiaro hanno reso più problematica l'elaborazione di sintesi sismotettoniche per il settore adriatico. Soltanto in tempi recenti, infatti, è iniziata la pubblicazione di lavori finalizzati alla definizione delle caratteristiche sismogenetiche delle aree cosiddette "esterne" (si veda, per le Marche, VANNOLI et al., 2004). Come osservato, uno degli aspetti che ostacola la caratterizzazione sismogenetica del settore adriatico è la non completa conoscenza della distribuzione del danno nei diversi terremoti. Ciò vale certamente per alcuni eventi sismici abruzzesi, tra cui vanno annoverati i terremoti che hanno interessato l'area teramana (ma anche le province di L'Aquila e Rieti) nel 1950 e 1951. In questa ottica, il presente lavoro intende fornire un nuovo quadro conoscitivo sulla distribuzione del danno relativa ai due eventi principali di questo periodo sismi- 196 A. Tertulliani et al. co (5 settembre 1950, riportato con Maw=5.7 e Io VIII=MCS e 8 agosto 1951, riportato con Maw=5.3 e Io VII MCS, in Gruppo di Lavoro CPTI, 2004, di qui in avanti CPTI04). Pertanto, dopo un ampio capitolo di inquadramento sulle caratteristiche della tettonica attiva e sulle conoscenze sismotettoniche dei settori appenni- nico ed adriatico dell'Italia centrale, verranno approfon- diti gli aspetti della ricerca sulla distribuzione del danno dei terremoti del 1950 e 1951 e discusso il nuovo qua- dro conoscitivo. Infine, saranno fatte alcune ipotesi sulla sorgente sismogenetica responsabile dell'evento del 1950. 2. INQUADRAMENTO SISMOTETTONICO DELLA REGIONE COLPITA DAL TERREMOTO DEL 1950 Le caratteristiche geologico-strutturali della regio- ne abruzzese e dell'area interessata dai terremoti del 1950 e 1951 sono legate all'evoluzione tettonica dell'ar- co appenninico settentrionale, intendendo con ciò la porzione di catena compresa tra il Molise ed il settore ligure-piemontese (es. PATACCA et al., 1990). In sostan- za, la strutturazione sarebbe il risultato della migrazione delle unità meso-cenozoiche verso NE, mediante l'atti- vazione di thrust progressivamente più recenti che, nel caso abruzzese, portano le formazioni di piattaforma carbonatica o di bacino ad accavallarsi generalmente su quelle di riempimento delle avanfosse. Questo moti- vo cinematico rappresenterebbe la risposta crostale all'arretramento flessurale della placca adriatica in sub- duzione verso ovest (MALINVERNO & RYAN, 1986; PATACCA et al., 1990; DOGLIONI, 1995). Nel corso del Quaternario, il fronte compressivo più esterno si sarebbe collocato nei settori costieri o nell'offshore adriatico lungo la penisola (es., CNR-PFG, 1983; PATACCA et al., 1990; ARGNANI et al., 1991; CALAMITA et al., 1991; BIGI et al., 1995a; ARGNANI, 1998; BOLIS et al., 2003; SCROCCA, 2006). Tuttavia, l'attività recente delle strutture com- pressive esterne è argomento di discussione. Secondo alcuni autori l'attività quaternaria dei thrust esterni potrebbe essere conclusa nel corso del Quaternario inferiore (es. DI BUCCI & MAZZOLI, 2002 e relativa biblio- grafia). In area abruzzese, viene considerata inattiva dal Pleistocene inferiore la struttura definita come thrust costiero, da Silvi Marina verso sud (BIGI et al., 1995a; CALAMITA et al., 2002). Di questo fronte compressivo, il bacino di Pescara rappresenterebbe l'avanfossa, con deposizione silicoclastica plio-pleistocenica (CALAMITA et al., 2002). Tuttavia, la sismica a riflessione disponibi- le, per motivi legati alla tecnica di acquisizione, non permette di caratterizzare l'attività tettonica pleistoceni- ca. Nelle sezioni geologiche, il piegamento della base del Pleistocene inferiore, nei punti in cui il Pleistocene è sovrapposto alle faglie inverse plioceniche, sarebbe legato all'interpolazione dei differenti spessori di depo- siti quaternari (nel tetto e nel letto dei sovrascorrimenti) derivabili dai dati di pozzo (es. CALAMITA et al., 2002 e 2003; BOLIS et al., 2003; SCISCIANI, com. pers., 2006). Inattivi sono considerati anche i thrust legati alle strut- ture della Maiella e Casoli-Bomba (CALAMITA et al., 2002). Per contro, l'attività quaternaria (anche tardo- quaternaria) nei settori padani dell'arco appenninico settentrionale sembrerebbe più evidente (es. BURRATO et al., 2003). Nell'area adriatica marchigiana, thrust e pieghe quaternarie sarebbero presenti nell'offshore fino a poche decine di chilometri dalla costa o a ridosso di essa (es. ARGNANI, 1998; VANNOLI et al., 2004). Queste evidenze geologiche per il settore padano e marchigia- no-adriatico, nonché la sismicità legata a sorgenti com- pressive nelle aree padana e marchigiana (es. BURRATO et al., 2003; VANNOLI et al., 2004), le informazioni sullo stress in atto (MONTONE & MARIUCCI, 1999; MARIUCCI et al., 1999; MARIUCCI & MÜLLER, 2003) e l'evidenza di una litosfera in subduzione (es. AMATO et al., 1998b; DI STEFANO et al., 1999; LUCENTE et al., 1999) sembrano supportare l'ipotesi di attività recente dei fronti com- pressivi dell'intero arco appenninico settentrionale (o della maggior parte di esso). Mentre alla fine del Pliocene il fronte compressivo andava ad attestarsi in area adriatica, nelle porzioni più interne iniziava il sollevamento che ha portato alla for- mazione dell'attuale catena appenninica (D'AGOSTINO et al., 2001; GALADINI et al., 2003). Contemporaneamente al sollevamento, i settori assiali dell'Appennino hanno subito fagliazione legata al regime tettonico estensiona- le (GALADINI et al., 2003; CENTAMORE & NISIO, 2003). L'attività delle faglie dirette ha portato alla formazione di bacini intermontani con centinaia di metri di spessore di sedimenti plio-quaternari (BOSI et al., 2003). La persi- stenza dell'attività di alcune di tali faglie (es. faglie del Fucino, Ovindoli-Pezza, Campo Imperatore, Norcia, ecc., Fig. 1) è testimoniata dalla dislocazione di forme e depositi del Pleistocene superiore-Olocene. Le faglie considerate attive sono organizzate in due o tre sistemi (in funzione delle differenti visioni degli autori es. GALADINI & GALLI, 2000 e BONCIO et al., 2004; Fig. 1) con andamento parallelo all'asse della catena e per alcune di esse si hanno evidenze sismologico-storiche e paleosi- smologiche di attivazione durante terremoti degli ultimi secoli (GALADINI & GALLI, 2000 e relativa bibliografia). Altre faglie normali ad est della zona interessata da attività nel Pleistocene superiore-Olocene caratteriz- zate da elevati rigetti verticali (ad es. i margini occiden- tali della Maiella e della Montagna dei Fiori), sono pro- babilmente la testimonianza di ingenti dislocazioni pre- e/o sin-orogeniche (SCISCIANI et al., 2000; SCISCIANI et al., 2001; FUBELLI & GALADINI, 2005). L'attività recente di tali faglie, ipotizzata da alcuni autori (si vedano VEZZANI et al., 1998 e GHISETTI & VEZZANI, 2002, per la Maiella), è probabilmente da escludersi. Per quanto riguarda l'area teramana, cioè l'area interessata dal terremoto del 1950, rilevamenti finalizzati alla ricostruzione dell'evolu- zione geologica tardo-quaternaria del versante orientale della Montagna dei Fiori hanno evidenziato l'assenza di tracce di attività recente lungo la faglia normale, a fron- te di un rigetto verticale pre-quaternario di svariate cen- tinaia di metri (FUBELLI & GALADINI, 2005). Depositi di ver- sante probabilmente attribuibili al Pleistocene medio sigillano la faglia. Tracce di dislocazioni recenti, eviden- ziate dalla presenza di scarpate di faglia in roccia, sono attribuibili a movimenti gravitativi profondi di versante. Queste osservazioni sull'attività delle faglie nor- mali più esterne nell'Appennino centrale chiariscono che, probabilmente, la fagliazione normale attiva più orientale, legata a strutture di lunghezza superiore ai 15-20 km, è da riferirsi al sistema M.ti della Laga-Gran Sasso-M. Morrone (es. GALADINI & GALLI, 2000). Le faglie normali più esterne sono da ritenersi inattive. Il quadro strutturale dei settori esterni, per quanto 197Studio macrosismico del terremoto del Gran Sasso ... Fig. 1 - Schema sismotettonico dell'area colpita dal terremoto del 1950. L'andamento delle faglie normali è derivato da GALADINI e GALLI (2000), con modifiche. Gli epicentri dei terremoti con Maw≥5.5 sono riportati secondo quanto in Gruppo di Lavoro CPTI (2004), tranne il terremoto del 1997 (14 ottobre, ML 5.5), la cui ubicazione epicentrale è derivata da AMATO et al. (1998a). Il terremoto del 1943, di magnitudo Maw inferiore a 5.5 (5.02), è stato inserito nello schema in quanto più volte citato nel testo. La traccia della "Struttura costiera" è tratta da CALAMITA et al. (2003). Le strutture trasversali all'andamento della catena sono tratte dai lavori di ADAMOLI, (1993) ("B" e "C", valle del Tordino e valle del Vomano), de ALTERIS, (1995) ("A", definita nel lavoro come "Squalo line"), VEZZANI et al., (1998) ("B" e "C"), BOLIS et al., (2003) ("A", definita nel lavoro come "Roseto line"). Faglie interne alla catena appenninica: 1) Sistema di faglia di Norcia; 2) Faglia del Monte Vettore; 3) Faglia dei Monti della Laga; 4) Sistema di faglia dell'alta valle dell'Aterno; 5) Sistema di faglia Assergi-Campo Imperatore; 6) Faglia della valle del Salto; 7) Sistema di faglia Ovindoli-Pezza-Campo Felice-Colle Cerasitto; 8) Sistema di faglia della media valle dell'Aterno; 9) Faglia del Monte Morrone; 10) Sistema di faglia del Fucino; 11) Faglia del Monte Porrara; 12) Faglia della valle del Liri; 13) Faglia Aremogna-Cinquemiglia; 14) Faglia dell'alta valle del Sangro. Seismotectonic sketch of the 1950 earthquake area. Normal faults are redrawn from GALADINI and GALLI (2000). Epicentres of Maw ≥5.5 earthquakes have been derived from Working Group CPTI (2004), excluding 1997 earthquake (October 14, ML=5.5), that is from AMATO et al. (1998a). 1943 earthquake, Maw=5.0, is anyway indicated because it has been cited in the article. The trace of the so called “Coastal Sstructure” line is byhas been derived from Calamita et al. (2003). The faults transverseal structures trendingto the main trend of the Apennine chain are have been derived from ADAMOLI, (1993) ("B" e "C", Tordino valley and Vomano valley), de ALTERISS, (1995) ("A", defined by the Authors as "Squalo line"), VEZZANI et al. (1998) ("B" e "C"), BOLIS et al., (2003) ("A", defined by the Authors as "Roseto line"). AppenninicFaults of the inner Apennine chain internal faults: 1) Norcia fault system; 2) Mount Vettore fault; 3) Laga Mountainss fault; 4) Upper Aterno valley fault system; 5) Assergi-Campo Imperatore fault system; 6) Salto valley fault; 7) Ovindoli- Pezza-Campo Felice-Colle Cerasitto fault system; 8) Aterno valley fault system; 9) Mount Morrone fault; 10) Fucino fault system; 11) Mount Porrara fault; 12) Liri valley fault; 13) Aremogna-Cinquemiglia fault; 14) Upper Sangro valley fault. 198 attiene al regime tettonico in atto, potrebbe essere complicato dalla presenza di faglie ad andamento tra- sversale alla catena. Elementi strutturali con questa geometria sarebbero evidenziati dai dati offshore. In particolare, ci si riferisce ad una faglia ("Squalo Lineament" in DE ALTERIS 1995; "Roseto Line" in BOLIS et al., 2003) a cinematica incerta (forse trascorrente destra) in corrispondenza del proseguimento a mare della valle del Vomano. In prossimità di tale struttura, i thrust marchigiani in offshore sembrano subire una bru- sca interruzione e non proseguire verso sud. La presen- za di elementi strutturali trasversali alle principali diret- trici della catena non sarebbe esclusiva di questo setto- re (si vedano per esempio la c.d. linea delle Tremiti, e le sorgenti sismogenetiche responsabili della sequenza sismica di San Giuliano di Puglia del 2002; VALENSISE et al., 2004; DI LUCCIO et al., 2005; DI BUCCI et al., 2006; SCROCCA, 2006). Da quanto finora evidenziato, emerge una sostan- ziale differenza delle conoscenze sul quadro strutturale relativo al regime tettonico in atto dell'area in esame. Decisamente meglio conosciuto è il contesto strutturale del settore di catena appenninica. Le aree esterne sono, invece, meno caratterizzate, sia per quanto attie- ne alla attività delle strutture compressive ad andamen- to appenninico (di cui non si può affermare con certez- za od escludere l'attività recente), sia per quanto attie- ne la presenza ed il ruolo delle faglie ad andamento tra- sversale alla catena. Questo quadro conoscitivo si riflette, ovviamente, sulle ipotesi sismotettoniche, in particolare per quanto riguarda la definizione delle sorgenti sismogenetiche dei terremoti principali. In pratica, terremoti al di sopra della soglia del danno interessano sia il settore interno (in particolar modo) che quello esterno della regione abruzzese (es. CPTI04). I grandi terremoti storici che hanno interessato la catena, ben caratterizzati per quanto riguarda la distri- buzione delle intensità, sono attribuibili a faglie normali con direzione appenninica. Ciò vale per i terremoti del 14 gennaio 1703 (GALLI et al., 2005), 2 febbraio 1703 (es., MORO et al., 2002) e 13 gennaio 1915 (GALADINI & GALLI, 1999 e relativa bibliografia). Il confronto tra sche- ma delle faglie attive e distribuzione della sismicità evi- denzia che i terremoti di magnitudo moderata si collo- cano al tip dei segmenti principali (es. 1461, 1639, 1762, 1904, 1958, 1984) o in corrispondenza dei seg- menti minori di più lunghi sistemi di faglia (es. 1328, 1599, 1730, 1799, 1859, 1979, 1997). Quest'ultima rela- zione riguarda soprattutto l'area umbro-marchigiana (es. GALADINI et al., 1999), mentre la prima è più tipica dell'area abruzzese. Sembrerebbero anche definite, grazie ad informa- zioni paleosismologiche ed archeosismologiche, le sor- genti di due terremoti distruttivi dell'antichità, vale a dire l'evento del II secolo d.C. (riportato convenzional- mente come 101 d.C. in CPTI04) e quello del 508 d.C. Il primo è tentativamente attribuito alla sorgente del M. Morrone (GALADINI & GALLI, 2001), il secondo alla sor- gente del Fucino, cui è pure riferito il terremoto del 1915 (GALADINI & GALLI, 1999). Nell'ambito del settore interno della catena, sono invece non definite le sor- genti causative della sequenza del 1349, per i più scarsi dati sulla distribuzione del danno. Completamente diverso è il quadro delle cono- scenze sismogenetiche per le zone esterne, in partico- lare per quelle abruzzesi. Il terremoto del 1706 (Maw=6.6, in CPTI04) ha interessato l'intera regione cir- costante la Montagna della Maiella, con gravi danni nella piana di Sulmona e nella valle dell'Aventino. Ma danni significativi sono attribuiti a tutti gli abitati della fascia pedemontana della Maiella. L'evento del 1881 (Maw=5.6) ha interessato il settore compreso tra la Maiella e la costa adriatica con danni notevoli a Orsogna, Lanciano, Guardiagrele, Castel Frentano. Il terremoto del 1933 (Maw=5.7) ha un'area di danneggia- mento paragonabile a quella del 1706, ma con livello del danno sensibilmente minore. I terremoti del 1950 (Maw=5.7) e del 1951 (Maw=5.3), oggetto della presen- te nota, hanno interessato soprattutto un'ampia area dell'Abruzzo teramano ed abitati delle province di L'Aquila e Rieti. Per nessuno di questi eventi sono disponibili ipo- tesi attendibili sulla sorgente causativa. Tuttavia, alcune considerazioni possono essere fatte per i terremoti del 1706 e del 1950 in base alla bibliografia disponibile. Per il primo dei due, l'utilizzo dell'algoritmo Boxer (che defi- nisce la geometria della faglia causativa a partire da una certa distribuzione del danno; GASPERINI et al., 1999) ha generato una sorgente con direzione NO (GASPERINI et al., 1999) che però non ha avuto, finora, riscontro geologico. Secondo MELETTI et al. (1988) il ter- remoto del 1706 potrebbe essere attribuito all'attivazio- ne di una parte della c.d. linea Ortona-Roccamonfina, elemento strutturale con direzione da NE-SO a NS che separerebbe l'arco appenninico settentrionale da quello meridionale. Tuttavia, evidenze di attività recente lungo questa fascia di deformazione non sono state ancora osservate. Per quanto riguarda il 1950, pur mancando ipotesi sismogenetiche conclusive, sembra utile menzionare il meccanismo focale pubblicato da Gasparini et al. (1985). Questo suggerisce la possibile attivazione di una struttura con direzione trasversale alla catena (NE- SO). Va comunque ricordato che i dati sismometrici a disposizione sono qualitativamente e quantitativamente tali da rendere necessario considerare con cautela tale meccanismo focale. A differenza del settore adriatico abruzzese, per quello marchigiano (a nord dell'area rappresentata in Figura 1) è disponibile un'interpretazione sismogenetica che lega i terremoti di magnitudo moderata con l'attiva- zione di sorgenti con meccanismo tipo thrust (VANNOLI et al., 2004). Nel lavoro citato, in sostanza, si ammette il ruolo sismogenetico delle strutture compressive costie- re marchigiane. 3. IL TERREMOTO DEL 5 SETTEMBRE 1950 E L’ATTIVITÀ SISMICA NELL’AREA DEL GRAN SASSO NEL PERIODO 1950-1951 Il biennio 1950-1951 vede l’area del Gran Sasso – Monti della Laga sede di un’attività sismica abbastanza intensa, culmine della quale è il terremoto del 5 settem- bre 1950 (04.08 GMT). Secondo i cataloghi sismici nazionali questo evento è il più significativo di quelli con origine nell’area, che nel complesso è sede di una moderata attività sismica. Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI04) l’epicentro A. Tertulliani et al. 199 ricade alle pendici nord del Gran Sasso. In precedenza, la zona settentrionale della provincia di Teramo era stata colpita dal terremoto marchigiano del 3 ottobre 1943 (epicentro a nord di Ascoli Piceno, Fig. 1), i cui effetti si sommeranno probabilmente ai danni del 1950. La scossa principale fu preceduta di pochi minuti da una forte scossa premonitrice avvertita in molte località (DI FILIPPO & MARCELLI, 1951; ING, 1950). Il quadro degli effetti vide due vittime e un centinaio di feriti, oltre ad una estesa area di danneggiamento tra le province di Rieti, Teramo, Pescara e Ascoli Piceno. Alla scossa del 5 settembre 1950 seguirono diverse repliche: tra queste le più significative furono quelle del 18 settembre 1950 con lievi danni nell’area di Montereale (MONACHESI & CASTELLI, 1992), quella dell’8 marzo 1951 con danni nel- l’area di Pizzoli e Campotosto (POSTPISCHL, 1985) e quella del 21 maggio 1951, sconosciuta alla letteratura sismologica, con lievi danni nell’area di Campli. L’8 agosto 1951 (19.56 GMT) un altro forte terre- moto colpì le stesse aree provocando nuovi e diffusi danneggiamenti in diverse località. 2.1 Stato delle conoscenze L’unico studio specifico pubblicato sul terremoto del 1950 è quello di DI FILIPPO e MARCELLI (1951), che costituisce pertanto il cardine delle conoscenze per tutte le successive revisioni (MONACHESI & CASTELLI, 1992; MONACHESI & STUCCHI, 1997). Il database DOM4.1 (MONACHESI & STUCCHI, 1997), che contiene un piano quotato di 137 località, apporta solo qualche modifica rispetto a quello dello studio succitato. Secondo il CPTI04, il terremoto del 5 settembre 1950 (04.08 GMT) è caratterizzato da un’intensità epicentrale (Io) di VIII grado MCS e da un valore di magnitudo (Maw) pari a 5.7. Nel lavoro di DI FILIPPO e MARCELLI (1951) sono riportati, oltre al campo macrosismico, un elenco di 137 località di segnalazione con la rispettiva intensità asse- gnata, ma solo per 13 di queste località sono descritti, in modo spesso sommario, gli effetti del terremoto. Probabilmente gli autori si avvalsero, senza una specifi- ca citazione, delle cartoline sismiche. Queste ultime erano schede prestampate che in caso di terremoto venivano compilate da corrispondenti locali ed inviate all’Ufficio Centrale di Meteorologia ed Ecologia Agraria che era preposto dallo Stato a raccogliere le informa- zioni inerenti i risentimenti sismici sul territorio. Sulle cartoline sismiche il corrispondente descriveva somma- riamente gli effetti del terremoto nella località di perti- nenza. Questo sistema di raccolta di dati macrosismici è stato per circa 70 anni un’importante fonte di informa- zione sui sismi che avvenivano in territorio italiano. Di Filippo e Marcelli calcolarono la localizzazione ipocentrale, (h < 10 km) (vedi tabella 1) su base stru- mentale. Per dare un’idea delle varie interpretazioni riguar- do alla localizzazione del terremoto del 1950, elenchia- mo in tabella 1 quelle riportate in letteratura. Il terremoto dell’8 agosto 1951 alle ore 21.56 (ora locale) viene parametrizzato in CPTI04 con magnitudo Maw=5.3 ed intensità epicentrale di VII MCS. I danni più gravi furono riscontrati nella provincia di Teramo. Secondo il CPTI04 l’epicentro ricadrebbe al confine tra Marche ed Abruzzo. Consultando i cataloghi sismici nazionali si evi- denzia come la bibliografia relativa a questo evento sia piuttosto limitata. Il record del CPTI04 ha come fonte di riferimento il database macrosismico DOM4.1 (Monachesi e Stucchi, 1997), che si limita a valutare l’intensità sulla base di repertori sismologici tradizionali. Nella Tabella 2 è mostrata l’evoluzione della stima Tab. 1 - Parametri del terremoto del 5 settembre 1950, ore 04.08, come riportati nei principali cata- loghi e nelle altre fonti. Le loca- lizzazioni ING, ISS e DI FILIPPO e MARCELLI sono strumentali, men- tre le altre sono epicentri macro- sismici. CALOI et al. riprendono DI FILIPPO e MARCELLI. Epicentral parametres of the September 5, 1950 earthquake, 04:08 GMT, reported in the main seismic catalogues and other sources. ING, ISS and DI FILIPPO and MARCELLI are instrumental locations, the others are macro- seismic epicentres. CALOI et al. followed DI FILIPPO and MARCELLI. Coordinate Fonte Area Epicentrale Latit. Longit. I0 MCS Magnitudo ING (1950) 42,508 13,350 M=5.1 ISS (1950) Gran Sasso 42,600 13,500 VIII DI FILIPPO e MARCELLI (1951) Campotosto 42,513 13,327 VIII M=5.4 CALOI et al. (1969) Gran Sasso 42,516 13,327 IX M=7.1 GASPARINI et al. (1985) 42,600 13,500 M=5.5 POSPISCHL (1985) Campotosto 42,516 13,350 VIII ML=5.4 CAMASSI e STUCCHI (1997) Gran Sasso 42,500 13,600 VIII Ms=5.6 CPTI04 Gran Sasso 42,516 13,657 VIII Maw=5.7 Tab. 2 - Parametri epicentrali del terremoto dell’8 agosto 1951, ore 19:56, come riportati nei principali cataloghi e nelle altre fonti conosciute. Epicentral parametres of the August 8, 1951 earthquake, 19:56 GMT, reported in the main seismic catalogues and other sources. Coordinate Fonte Area Epicentrale Latit. Longit. I0 MCS Magnitudo ING (1951) 42,600 13,500 M=5.1 ISS (1951) Gran Sasso 42,600 13,500 GASPARINI et al. (1985) 42,600 13,500 VII-VIII M=4.9 POSPISCHL (1985) Cortino 42,600 13,500 VIII ML=4.9 CAMASSI e STUCCHI (1997) Monti della Laga 42,750 13,500 VIII Ms=5.0 CPTI04 Monti della Laga 42,704 13,546 VII-VIII Maw=5.3 Studio macrosismico del terremoto del Gran Sasso ... 200 dei parametri epicentrali di questo terremoto attraverso i cataloghi sismici e gli autori che ne fanno menzione: PFG (Postpischl, 1985), NT4.1 (Camassi & Stucchi, 1997) e CPTI (CPTI04). Il database DOM4.1 fornisce un piano quotato con 33 località (Fig. 6). La massima intensità fu asse- gnata alla sola località di Canzano (prov. TE), stimata del VII-VIII grado, mentre alle altre località furono asse- gnate intensità comprese tra il II ed il VI grado. 2.2 Ricerca di dati Al fine di migliorare e riordinare il quadro delle conoscenze sul terremoto del 5 settembre 1950, non- ché fornire elementi utili alla comprensione sismotetto- nica dell’evento, è stata avviata una ricerca sistematica su fonti bibliografiche e documentarie relativa a tutti gli eventi sismici avvenuti nell’area durante il biennio 1950- 1951. Di seguito, viene fornito un quadro delle fonti uti- lizzate. Giornali Sono stati consultati i quotidiani nazionali più importanti ed uno locale (vedi elenco in bibliografia). L’indagine ha messo in evidenza come le notizie sul ter- remoto del 5 settembre 1950 siano presenti sui giornali fino a circa 2 settimane dopo l’evento, prima con le cronache degli inviati speciali, ricche di particolari, e poi con le corrispondenze locali. Il terremoto del 8 agosto 1951 scompare molto più rapidamente dalle cronache. Per una ventina di località i giornali sono risultati essere la sola fonte disponibile, fornendo quindi un contributo in termini di notizie inedite utili a completare il quadro degli effetti. Documenti d’Archivio Gran parte della ricerca documentale è stata svol- ta presso gli archivi di stato delle province interessate dagli eventi, L’Aquila (ASA), Rieti (ASR), Teramo (AST), Pescara (ASP). Sono stati inoltre consultati l’Archivio Centrale dello Stato di Roma (ACSR), l’Archivio del Genio Civile di Teramo (AGCT) e l'Archivio storico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (AINGV). La documentazione di interesse è costituita prin- cipalmente dalla corrispondenza tra le autorità locali (sindaci, prefetto e sottoprefetto) e centrali (governo e ministeri). Questo tipo di documentazione, contenuta nei Fondi della Prefettura (ASA e AST), descrive in modo sintetico la situazione locale post-evento, limitan- dosi talvolta a far riferimento a documenti non più pre- senti nelle stesse buste. In alcuni casi, tuttavia, si tratta di resoconti abbastanza dettagliati, come le liste dei danneggiati con la descrizione del danno di cui si richiede il risarcimento; in altri casi sono stati rinvenuti documenti elencanti le somme elargite dai Comitati di Soccorso o direttamente dai comuni, come primo con- tributo per le situazioni più gravi. Un altro Fondo risulta- to utile è quello del Genio Civile (ASP e ASR), conte- nente le perizie di sopralluogo effettuate dai tecnici del Genio Civile presso molte località della provincia, e domande di risarcimento dei danni fatte dalla cittadi- nanza. Particolarmente ricche di informazioni sono state alcune relazioni dei tecnici del Genio Civile della provincia di Rieti, riguardanti i comuni di Accumoli ed Amatrice. Una menzione particolare merita l’Archivio del Genio Civile di Teramo (AGCT), per la disponibilità e la quantità del materiale messo a disposizione. Si tratta soprattutto delle pratiche istruite per le richieste di sus- sidi fatte dai proprietari degli immobili per riparazioni dei danni prodotti dal terremoto. La pratica era compo- sta principalmente dalla domanda di sussidio, a cui erano allegati il preventivo dei lavori e la successiva verifica fatta dai tecnici del Genio Civile. Da questi sus- sidi venivano escluse per legge le case rurali. Data la mole documentale, l’indagine ha riguarda- to preferenzialmente le pratiche istruite dal Genio Civile, e approvate per il sussidio a conferma dell'avvenuto danno. Per alcuni comuni dell'area teramana, le infor- mazioni reperite in questo archivio sono risultate le uni- che disponibili. In totale sono state consultate 46 buste relative ai danni avvenuti in 32 comuni, incluso Teramo, con informazioni dettagliate anche per molte frazioni. Il lavoro ha riguardato migliaia di incartamenti, e ha per- messo di estrarre dall’enorme mole di documenti circa 2000 pratiche utili, relative a richieste di risarcimento. L'effettiva utilità dei documenti dell'Archivio del Genio Civile di Teramo ai fini di una assegnazione dell'inten- sità è comunque controversa per motivi legati all’iter burocratico. Le pratiche avevano un percorso lungo e tortuoso che veniva spesso concluso dopo molto tempo (anche più di dieci anni). Nel computo dei danni veniva sovente tenuto conto del cumulo con quelli dovuti a scosse successive, soprattutto con quelli cau- sati dal terremoto dell’8 agosto 1951 (intensità VII MCS). Inoltre era talvolta dichiarato l'intento di proce- dere alla riparazione anche dei danni di guerra. La man- canza poi, come accennato, della descrizione di danni alle proprietà rurali fa sì che il quadro generale degli effetti deducibile da questo tipo di documentazione sia purtroppo parziale. Si tratta tuttavia degli unici docu- menti che descrivono in dettaglio il tipo di danneggia- mento subito dagli immobili, fornendo anche indicazioni sul numero delle abitazioni interessate. E’ stata consultata la collezione delle Cartoline Sismiche dell’Archivio storico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (AINGV), che raccoglie le cor- rispondenze da oltre 170 località, per il terremoto del 1950, e da 45 per il terremoto dell’8 agosto 1951. La consultazione delle Cartoline Sismiche è risul- tata basilare in quanto ha consentito di incrementare il numero delle località di risentimento conosciute e di migliorare in generale la qualità dei dati attraverso det- tagliate descrizioni dei risentimenti. Sono stati infine consultati alcuni manoscritti a carattere sismologico provenienti dalla Collezione De Panfilis (DE PANFILIS, 1950-1959; DE PANFILIS, sec. XX), che non hanno però fornito informazioni significative. Per quanto riguarda il terremoto del 5 settembre 1950, la grande mole di informazioni raccolte e la rilet- tura critica delle fonti presenti nella letteratura nota hanno contribuito alla valutazione dell’intensità macro- sismica, anche se purtroppo non è stato possibile repe- rire lo stesso tipo di fonte per tutte le località esaminate (vedi Fig. 2a). E’ stata inoltre individuata una replica sconosciuta alla letteratura sismologica, avvenuta il 21 maggio 1951, che provocò lievi danni nell’area di Campli. Nella Figura 2a è illustrato il contributo delle varie fonti rispetto al numero di località per le quali le stesse fonti sono disponibili. Il documento d’archivio e la A. Tertulliani et al. Cartolina Sismica rappresentano le tipologie di fonte più diffuse. Hanno fornito dati rispettivamente per 182 e 175 località su 386 totali esaminate in questo studio. Naturalmente la quantità delle fonti non è propor- zionale alla loro efficacia nella descrizione degli effetti dovuti all'evento sismico, e quindi ai fini dell'assegna- zione dei valori di intensità. Inoltre per circa il 52% (201 su 386) delle località abbiamo a disposizione un solo tipo di citazione. Per queste località non è stato possi- bile incrociare informazioni provenienti da diversi tipi di documenti. Al termine dell’analisi delle fonti è stato comunque assegnato il valore di intensità a 336 località (vedi Appendice A). Per il terremoto dell’8 agosto 1951 tra le opere a carattere tecnico-scientifico consultate ve ne è una sola, che aggiunge ulteriori informazioni a quelle cono- sciute. Il lavoro in questione è quello di Marcelli e Pannocchia (1962-1963) in cui si propone una mappa macrosismica realizzata con le notizie delle Cartoline Sismiche. Nella Figura 2b è evidenziato il contributo delle varie fonti rispetto al numero di località per le quali le stesse fonti sono disponibili. In generale, si può affer- mare che il terremoto del 1951 resta molto meno docu- mentato dell’evento del 1950. 201 Fig. 2a - Istogramma relativo alla distribuzione delle informa- zioni secondo il tipo di fonte relativa al terremoto del 1950. Distribution of the information related to the 1950 earthquake, according to the kind different types of source. Fig. 2b - Istogramma relativo alla distribuzione delle informa- zioni secondo il tipo di fonte relativa al terremoto del 1951. Distribution of information related to the 1951 earthquake, according to the kind different types of source. Per avere un quadro più completo della sismicità di riferimento, soprattutto in relazione al possibile cumulo dei danni nel periodo studiato, è stata approfondita la ricerca sull’evento del 12 marzo 1950 (18.15 GMT), segnalato dal bollettino sismico dell’ING (ING, 1950) con l’indicazione “Accumoli VII MCS”, per chiarire se avesse potuto influenzare lo scenario del danneggiamento ricostruito. Lo spoglio dei giornali ha dato esito negativo non essendovi riportata alcuna notizia su questa scossa. Non è stato possibile effettuare una verifica sulle Cartoline Sismiche essendo mancante la parte della collezione riguardante il mese di marzo 1950. Dalla documentazione consultata presso l’archivio di Stato di Rieti non sono emersi documenti riguardanti questa scossa. I giornali e la documentazione di archivio ripor- tano sempre informazione sui terremoti di particolare rilievo del biennio 1950-1951. Il silenzio delle fonti sulla scossa in oggetto fa ritenere pertanto che questa sia stata di intensità alquanto inferiore (≤ V MCS) rispetto a quanto segnalato sul bollettino ING (1950) e successi- vamente sui cataloghi PFG (Postpischl, 1985) e CPTI (CPTI04). 2.3 Assegnazione dell’intensità L’intensità macrosismica è stata stimata utilizzan- do la scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) (MCS, 1930), ritenuta più adatta in riferimento al periodo stori- co in cui è avvenuto il terremoto ed al tipo di edilizia dif- fusa nell’area. Le costruzioni colpite dal terremoto erano generalmente in pietra semplice, spesso non squadrata, costruite senza ausilio di cordoli. La mag- gioranza delle abitazioni era costituita al massimo da due piani in elevazione. E’ stata assegnata l’intensità a frazioni e località aventi un nucleo urbano rappresentativo, con l’esclu- sione di piccoli centri abitati formati da pochissime abi- tazioni e le case sparse, e sulla base di un corredo di informazioni significative sia qualitativamente (descri- zione del risentimento) che quantitativamente (numero di elementi di diagnosi). Le località maggiormente danneggiate dal terre- moto del 5 settembre 1950 si trovano lungo una fascia a cavallo della catena del Gran Sasso e dei Monti della Laga, fra le province di Rieti, L’Aquila e Teramo (Fig. 3). A diverse località, sia frazioni che capoluoghi di comu- ne, è stato assegnato l’VIII grado MCS (vedi Appendice A), in virtù di danni molto gravi alle strutture, muri por- tanti, tetti e solai, diversi collassi totali e di un diffuso danneggiamento generale alle abitazioni. Molto estesa è risultata alla fine l’area di VII, a coprire quasi tutta la provincia di Teramo e parte delle province di Pescara, L’Aquila, Rieti e Ascoli Piceno. In tutta questa regione il danno è risultato largamente dif- fuso nel territorio, soprattutto sulle strutture portanti e le coperture. In molti casi è stata assegnata un’intensità incerta tra il VII e l’VIII grado, a causa dell’incompletez- za del quadro diagnostico. Molti crolli o danni hanno interessato case isolate o edifici rurali, sparsi nelle cam- pagne. In questi casi, il danno non è stato quantificato in termini di intensità. L’informazione è risultata comun- que utile per completare e definire il quadro dell’area di maggior danno. La scarsità di informazioni non ha reso possibile una valutazione del risentimento e di conseguenza l'as- Studio macrosismico del terremoto del Gran Sasso ... segnazione di un valore di intensità ad una serie di località. Ad esse è stato assegnato il codice D per segnalare la generica presenza di danni. Allo stesso modo la lettera F indica un generico risentimento dell’e- vento. E’ stato anche ricostruito il piano quotato del ter- remoto del 8 agosto 1951, avvenuto sempre nella stes- sa area (Io= VII) (vedi Appendice B). I danni si sono cer- tamente cumulati a quelli dell’evento dell’anno prece- dente e pertanto la discriminazione degli effetti non sempre è stata possibile. Nelle province di Teramo, L’Aquila e Rieti le condizioni di stabilità degli edifici a circa un anno dal terremoto del 1950 erano ancora pre- carie. Nella provincia di Teramo la maggior parte delle domande per la ricostruzione furono accettate, infatti, ad oltre dieci anni dalla scossa. Pertanto, gran parte dei lavori di recupero edilizio iniziarono quasi sicuramente dopo il terremoto dell’8 agosto 1951. Alla luce di ciò appare manifesta la difficoltà di interpretare con univo- cità le informazioni relative ai danneggiamenti in termini di valutazione dell’intensità macrosismica. 3. RISULTATI E DISCUSSIONE 3.1 La distribuzione del danno L’evento del 5 settembre 1950 interessò abitati che già avevano subito gli effetti dal forte terremoto di Offida (prov. di Ascoli Piceno) del 3 ottobre 1943. Questo ebbe una intensità all’epicentro pari all’ VIII-IX MCS, e causò gravi danni anche nel teramano (MONACHESI & STUCCHI, 1997) con Is pari al VII-VIII a Teramo ed altre località. Inoltre, nell’immediato secon- do dopoguerra, la maggior parte degli edifici, per man- canza di manutenzione, non erano in buone condizioni. Al proposito, DI FILIPPO e MARCELLI (1951) asseriscono ”… le case sono malsicure ed assolutamente inadatte a resistere ad un terremoto”. Dal punto di vista della ricerca macrosismica il quadro di riferimento si presenta quindi abbastanza complesso. Tuttavia l’indagine archivistica ha dato risultati soddisfacenti permettendo il reperimento di numerosi nuovi dati che consentono di definire meglio la distribuzione dell’intensità sul territorio per entrambi i terremoti. Se confrontiamo il piano quotato del terremoto del 5 settembre 1950, ottenuto nel presente lavoro con quello riportato in DOM4.1, possiamo notare un note- vole incremento del numero dei punti di intensità. Si è passati, infatti, da 137 a 386 località (Fig. 4). L’intensità massima risentita è l’VIII MCS ed è la stessa di quella riportata da DOM4.1 e da DI FILIPPO e MARCELLI (1951). Le località con tale intensità sono passate da 10 a 14, mentre a 14 località è stata assegnata una intensità di VII-VIII. Il quadro del danneggiamento risulta essere stato 202 Fig. 3 - Campo macrosismico del terremoto del 5 settembre 1950. Con la D sono indicate in carta le località per le quali vi è segnala- zione generica di danno non sufficiente per l’assegnazione dell’intensità. Con F sono indicate quelle località per le quali vi è segnala- zione generica di risentimento insufficiente per l’assegnazione dell’intensità. Intensity map of the 5 September 1950. Code D indicates generic damage; this information is not sufficient to assess an intensity value to the locality. Code F indicates localities where the shock has been generally felt. A. Tertulliani et al. più grave entro una fascia orientata circa EO posta tra il Lago di Campotosto in provincia di L’Aquila e la valle del Vomano (Fig. 3); in questa area sono concentrate le intensità più elevate. Intensità più basse sono state assegnate alle località ubicate verso la costa adriatica dove il terremoto fu avvertito con violenza, senza tutta- via registrare danni significativi (Figg. 3 e 5). La magni- tudo Mw calcolata con il codice Boxer 3.3 (GASPERINI et al., 1999) a partire dal piano quotato risulta pari a 5.9±0.2 lievemente più alta del 5.7 proposto in CPTI04. A fronte dell’incremento del numero di località di VIII grado, dovuto al grande dettaglio dell’indagine macro- sismica, l’area di massima intensità risulta ridotta rispetto a quella delineata nella mappa di DI FILIPPO e MARCELLI (1951). L’apparente contraddizione tra il leg- gero aumento della magnitudo e la diminuzione dell’a- rea di massimo danneggiamento, se rapportati con CPTI04, è probabilmente spiegabile con il maggior numero di punti di massimo grado utilizzati, contestual- mente alla loro concentrazione in un’area ridotta. Analogamente al terremoto del 1950, anche per quello dell’8 agosto 1951, possiamo notare un notevole incremento del numero dei punti di intensità. Si è pas- sati, infatti, da 33 località documentate a 94 (Fig. 6). L’intensità massima risentita, attribuita a 4 località, è stata del VII MCS, leggermente inferiore all’intensità massima riportata da DOM4.1 (VII-VIII MCS), alla sola 203 Fig. 5 - Dettaglio della distribuzione delle intensità del terremoto del 5 settembre 1950 e ipotesi di sorgente sismogenetica (box blu) dall’applicazione dell’algoritmo Boxer (GASPERINI et al., 1999). Zoom of the intensity map of the 5 September 1950 with the indication of the seismogenic source (blue box) computed by means of the Boxer code (GASPERINI et al., 1999). Fig. 4 - Terremoto del 1950. Confronto del numero di località ricadenti nelle classi di intensità tra i piani quotati di DOM4.1 e del presente lavoro. Non sono riportate le località per le quali: abbiamo solo segnalazione di danni (D = damage) ed intensità non assegnata e quelle per le quali abbiamo solo l’indicazione di un generico risentimento (F = felt) ed intensità non assegna- ta. Le località per le quali abbiamo una segnalazione negativa sono riportate nel grafico con N. Earthquake of 1950. Comparison between number of localities, grouped into intensity classes, for DOM4.1 and the present issue. The localities quoted as (D = damage) and (F = felt) are not taken into account for this graph. Localities where the shock was not felt are reported in the graph with N. Studio macrosismico del terremoto del Gran Sasso ... località di Canzano. In Appendice B è riportato il piano quotato relati- vo al terremoto; al termine dell’analisi delle fonti è stato assegnato un valore di intensità a 80 località sulle 94 riportate nel piano quotato. Nella figura 7 è riportata la mappa della distribuzione dell’intensità ricavate dal piano quotato. Il danneggiamento risulta essere stato più grave entro una fascia orientata circa EO posta tra Montereale e Isola del Gran Sasso passando per il massiccio del Gran Sasso ed interessando le province di L’Aquila e Teramo. Verso la costa adriatica e le pro- vince di Ascoli Piceno e Pescara il terremoto causò un forte risentimento senza provocare danni. La magnitudo Mw calcolata risulta pari a 5.2 (GASPERINI et al., 1999). Dall’analisi del piano quotato possiamo dire che questo terremoto ha interessato all’incirca la stessa area epicentrale di quello del 5 settembre 1950. Questa analogia, insieme alla vicinanza temporale tra i due eventi, ci fa propendere a definire la scossa dell’8 ago- sto 1951 come una forte replica del terremoto del 5 set- tembre 1950, diversamente da quanto sinora conside- rato. 204 Fig. 6 - Terremoto del 1951. Confronto del numero di località ricadenti nelle classi di intensità tra i piani quotati di DOM4.1 e del presente lavoro. Non sono riportate le località per le quali: abbiamo solo segnalazione di danni (D = damage) ed intensità non assegnata e quelle per le quali abbiamo solo l’indicazione di un generico risentimento (F = felt) ed intensità non assegnata. 1951 earthquake. Comparison between the number of locali- ties, grouped into intensity classes, for DOM4.1 and the pre- sent issue. The localities quoted as (D = damage) and (F = felt) are not taken into account for this graph. Localities where the shock was not felt are reported in the graph with N. Fig. 7 - Campo macrosismico del terremoto del 8 agosto 1951. Con la D sono indicate in carta le località per le quali vi è segnalazione generica di danno non sufficiente per l’assegnazione dell’intensità. Con F sono indicate quelle località per le quali vi è segnalazione generica di risentimento insufficiente per l’assegnazione dell’intensità. Intensity map of the 8 August 1951. Code D indicates generic damage; this information is not sufficient to assess an intensity value to the locality. Code F indicates localities where the shock has been generically felt. A. Tertulliani et al. 3.2 Ipotesi sismogenetiche La ricostruzione del panorama degli effetti ci con- sente di riflettere sulla questione, sinora non risolta, della sorgente del terremoto del 1950. Nel caso della scossa del 5 settembre 1950, il livello del danno è elevato su un'area decisamente ampia. L'asse maggiore della distribuzione dei punti di VII-VIII/VIII MCS (circa 55 km) è, in effetti, paragonabile a quello proprio di eventi caratterizzati da più elevata magnitudo in Italia centrale (es. 14 gennaio 1703, Maw=6.8, area di VII-VIII MCS allungata, tra Visso e Cittaducale per circa 60 km). Tale considerazione, a fronte della minore energia associata all'evento del 1950 porterebbe ad ipotizzare per esso un'origine più profonda di quella della maggior parte dei terremoti appenninici. Inoltre, la distribuzione del danno mostra una sorta di orientamento preferenziale, circa EO, sia per il "campo vicino" che per quello "lontano". Nel caso delle maggiori intensità, questo effetto di allungamento del campo macrosismico potrebbe essere dovuto ad una distribuzione degli abitati condizionata dalla morfo- logia EO del settore settentrionale della catena del Gran Sasso. Tale ipotesi, tuttavia, non può essere avanzata nel caso dei punti di intensità minore, relativi ad abitati lontani dall'area del citato massiccio montuoso. E' per- tanto ipotizzabile che la direzione preferenziale della distribuzione del danno sia da considerarsi come l'ef- fetto della geometria della sorgente. L'utilizzo dell'algoritmo Boxer vers 3.3 (GASPERINI et al., 1999) evidenzia che la distribuzione dei punti di intensità è compatibile con una sorgente con direzione ca. EO (azimuth 91,5±18), lunghezza 10,7 km, larghez- za 7,4 km. L'andamento trasversale all'asse principale della catena appenninica sembrerebbe confermato dal- l'unico meccanismo focale disponibile (definito, però, su una ridotta informazione sismometrica) sebbene esso mostri direzioni NE-SO dei piani focali (GASPARINI et al., 1985). In base a quanto sopra, è possibile ritenere che il terremoto del 1950 sia stato causato da una sorgente con direzione ca. EO, o comunque trasversale all'anda- mento della catena appenninica, ubicata a profondità superiore a quella a cui si originano i terremoti distruttivi dei settori intermontani (in genere fino a 10-15 km). E' da notare, in effetti, che la distribuzione del danno, e la relativa elaborazione con l'algoritmo Boxer, suggerisco- no una sorgente ubicata trasversalmente all'edificio strutturale dei Monti della Laga. Tuttavia, la catena della Laga è interessata da una faglia normale con direzione NO-SE, attiva nel Pleistocene sup.-Olocene, considera- ta come espressione superficiale di una delle sorgenti sismogenetiche appenniniche (GALADINI & GALLI, 2000). Ciò farebbe pensare, e l'ampiezza dell'area danneggia- ta lo confermerebbe, che la sorgente EO del terremoto del 1950 si possa collocare ad un livello strutturale più profondo di quello a cui si colloca la sorgente con dire- zione NO-SE. Come osservato nell'inquadramento sismotettoni- co, tracce di una faglia trasversale all'asse principale della catena appenninica sono osservabili nel quadro strutturale offshore (DE ALTERIS, 1995; BOLIS et al., 2003), ed una faglia viene dubitativamente ubicata in terra lungo la valle del Vomano ed un'altra lungo la valle del Tordino da più autori (ADAMOLI, 1981 e 1993; VEZZANI et al., 1998). L'elemento strutturale che avrebbe origi- nato l'evento del 1950 potrebbe essere una faglia profonda che interessa la litosfera adriatica in subdu- zione e che limita settori di tale placca caratterizzati da diversa velocità di sprofondamento/arretramento (si vedano ad esempio le varie ipotesi di BIGI et al., 1995b; BOLIS et al., 2003). In tal senso, la sorgente sismogene- tica rappresenterebbe un segmento di un sistema di faglia legato al processo di arretramento flessurale in atto. In alternativa, la sorgente potrebbe essere parte di un elemento strutturale passivo, ereditato da un quadro strutturale anche pre-orogenico (si vedano i condizio- namenti pre-orogenici alla strutturazione in catena del margine appenninico esterno in CALAMITA et al., 2002) o legato al processo flessurale non più in atto e riattivato nel presente regime tettonico. A tal proposito, si ram- menta che questa è una delle ipotesi pubblicate per giustificare l'origine della sequenza di San Giuliano di Puglia del 2002 (VALENSISE et al., 2004; DI LUCCIO et al., 2005), dovuta a sorgenti con direzione EO. Per quanto concerne il terremoto del 1951, l'ubi- cazione dei suoi effetti nella zona danneggiata dall'e- vento precedente (fatto non desumibile dai piani quotati finora disponibili) fa pensare che esso rappresenti una forte replica del terremoto del 1950. Anche per il 1951 si evidenzia, soprattutto per i gradi di intensità minori, un allungamento del piano quotato in direzione trasver- sale alla catena appenninica. Tuttavia, il minor numero dei punti disponibili suggerisce cautela nell'ipotizzare una possibile geometria della sorgente causativa. 4. CONCLUSIONI La revisione macrosismica dei terremoti abruzzesi del 5 settembre 1950 e dell’8 agosto 1951 ha portato a modificare sostanzialmente il quadro conoscitivo di questi eventi. Il livello di conoscenza è infatti migliorato sia in relazione al numero di punti di intensità, sia rispetto alla qualità dell’informazione in essi contenuta. In Tabella 3 vengono elencati i parametri proposti nel presente studio, mentre in Figura 8 sono mostrate le localizzazioni proposte nel presente studio rispetto a quelle esistenti in letteratura. I principali risultati ottenuti possono essere così sintetizzati: 205 Tab. 3 - Parametri epicentrali e magnitudo macrosismiche derivati dalla revisione dei terremoti del 1950 e del 1951. Epicentral parametres and macro- seismic magnitude computed by means of the reappraisal of the 1950 and 1951 earthquakes. Terremoto Mw Imax I0 Lat N Lon E azimuth LxW (km) 05/09/1950 5.9±0.2 VIII VIII 42.538 13.390 91.5±18 10.7x7.4 08/08/1951 5.2±0.2 VII VII 42.524 13.436 - - Studio macrosismico del terremoto del Gran Sasso ... - Il già citato incremento qualitativo e quantitativo del- l’informazione sugli eventi, e quindi l’aumento signifi- cativo del livello di conoscenza. Al termine dello stu- dio i punti di piano quotato, che sono la fotografia del- l’impatto del terremoto sul territorio, risultano triplicati rispetto a quanto noto finora in letteratura per entram- bi gli eventi. - Rispetto al lavoro di DI FILIPPO e MARCELLI (1951), e conseguentemente a CPTI (CPTI04), l’area dei massi- mi effetti del terremoto del 1950 viene ridimensionata nell’estensione e risulta decisamente orientata in dire- zione circa EO, tra le province di L’Aquila e Teramo. - Il terremoto dell’8 agosto 1951, nonostante il notevole miglioramento della base informativa, resta poco vin- colato. Il set di dati è abbastanza disomogeneo, da una parte per effetto dell’oggettivo cumulo dei danni, dall’altra per l’uso, in ambito amministrativo, di indica- re l’insieme dei danni subiti a seguito di più eventi (sismici e non). L’impossibilità di distinguere tra gli effetti dei due terremoti, può aver portato ad una sovrastima del danno in alcune località danneggiate nel 1951. - La localizzazione del terremoto del 1951 proposta in questo studio è molto prossima a quella del terremoto del settembre 1950, concordemente con quanto mostrano i piani quotati dei due eventi. In sintesi la scossa dell’agosto 1951 si può configurare come una forte replica dell’evento del 1950, avvenuta ad 11 mesi dalla scossa principale, e quindi riferibile ad uno stesso sistema di sorgenti causative. L’intensità mas- sima di questo terremoto viene leggermente ridimen- sionata, passando da VII-VIII a VII. - Per quanto riguarda gli aspetti sismotettonici, risulta, dalla distribuzione degli effetti e dalla loro modellazio- ne con l’algoritmo Boxer (Gasperini et al., 1999), una probabile origine su una sorgente sismogenetica con direzione all'incirca EO di cui, peraltro, a tutt’oggi non sono state individuate tracce in superficie riconducibili ad attività tettonica recente. D'altronde, la distribuzio- ne del danno su un'ampia area (comprendente anche territori delle province di Rieti e di L'Aquila) potrebbe spiegarsi con una profondità ipocentrale maggiore di quella generalmente osservata nel caso di forti terre- moti appenninici. Ciò suggerisce che il terremoto del 1950 possa essere riferito ad una sorgente con dire- zione ca. EO, tra il lago di Campotosto e Pietra- camela, attiva in un livello strutturale inferiore a quello degli edifici strutturali della Laga e del Gran Sasso. RINGRAZIAMENTI Un particolare ringraziamento va all’Ufficio Tecnico del Territorio di Teramo, nelle persone dell’Ing. E. Ricci, della D.ssa L. Di Stefano e del sig. P. Perozzi, che hanno permesso la consultazione dell’archivio del 206 Fig. 8 - Confronto tra le diverse localizzazioni presenti in letteratura e quelle proposte nel presente lavoro, relative ai terremoti del 5/9/1950 e 8/8/1951. 1) MONACHESI e STUCCHI, 1997; 2) GdL CPTI, 2004; 3) POSTPISCHL, 1985; 4) GASPARINI et al., 1985; 5) ISS, 1950 e 1951; 6) DI FILIPPO e MARCELLI, 1951; 7) ING, 1950 e 1951; 8) presente lavoro. Comparison between the different localizations of the 5/9/1950 and 8/8/1951 earthquakes as reported in literature, and as proposed in this issue. 1) MONACHESI e STUCCHI, 1997; 2) GdL CPTI, 2004; 3) POSTPISCHL, 1985; 4) GASPARINI et al., 1985; 5) ISS, 1950 e 1951; 6) DI FILIPPO e MARCELLI, 1951; 7) ING, 1950 e 1951; 8) present study. A. Tertulliani et al. Genio Civile della provincia di Teramo, consentendo l’accesso a documentazione altrimenti irraggiungibile. Un nostro grazie va anche al Dott. Adriano Ruggeri per averci concesso la visione di documenti e foto del pro- prio archivio personale. 5. BIBLIOGRAFIA E DOCUMENTAZIONE ADAMOLI L. (1981) - Attività sismica e caratteri sismotet- tonici dell’Abruzzo teramano. Notizie dell’E- conomia Teramana, 1-2-3, 46-56. ADAMOLI L. 1993 - Studio dell’ambiente geologico, geo- morfologico ed idrogeologico della Provincia di Teramo. Assessorato Urbanistica e Pianificazione Territoriale della Provincia di Teramo, Collana Territorio e Ambiente, Vol. 2, 117 pp. AMATO A., AZZARA R., CHIARABBA C., CIMINI G.B., COCCO M., DI BONA M., MARGHERITI L., MAZZA S., MELE F., SELVAGGI G., BASILI A., BOSCHI E., COURBOULEX F., DESCHAMPS A., GAFFET S., BITTARELLI G., CHIARALUCE L., PICCININI D., RIPEPE M. (1998a) - The 1997 Umbria-Marche, Italy, earthquake sequence: a first look at the main shocks and aftershocks. 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Fondo Genio Civile: Buste 7, fasc. 110 bis, terremoti e frane 1915-1959. Fondo Genio Civile: Buste 8, fasc. 127, terremoto1950. Fondo Genio Civile: Buste 15, fasc. 238, terremo- to1950. Fondo Genio Civile: Buste 48, fasc. 1330, terremoto. Fondo Genio Civile: Buste 63, fasc. 1328, terremoto. Archivio di Stato di Rieti: Fondo Genio Civile. Busta 1. Atti Contabili 1950 rimbor- so terremoto. Fondo Genio Civile. Busta 2. Atti vari. Fondo Genio Civile. Busta 3. Atti vari. Fondo Genio Civile. Busta 150. Lavori urgenti abitati Amatrice e Accumoli dopo il terremoto del 1950 – Altri comuni. Archivio di Stato di Teramo: Fondo Gabinetto Prefettura. Busta 146. XXI. 3B. AG. 1950-1958. Fondo Prefettura. Busta 1 Servizio ispettivo terremoto 1950. Servizio ispettivo nei comuni della provincia. Fondo Prefettura. Busta 12 Pubblicazione mensile L’eco di San Gabriele. Archivio del Genio Civile di Teramo: I documenti consultati, raccolti in cartelle, non sono attualmente catalogati. Segue un elenco di cartelle con- sultate nel quale viene indicata la dicitura presente sul dorso delle cartelle medesime. Basciano. T. 50. Dal n. 1 al -. Pratiche istruite. Bisenti. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al. - Campli, Arsita. Terremoto. T. 50, Pratiche istruite. Campli. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al n. 60. Campli. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 61 al n. 130. Campli. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 131 al n. 180. Campli. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 181 al n. 260. Campli. T. 50. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 261. Castel Castagna T. 50. pratiche accertate dal n. 1 al. Istruite. Castelli. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al -. Cellino Attanasio. Terremoto 1950. Pratiche istruite. Cermignano. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al -. Civitella del Tronto. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10- 1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al -. Cortino. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 3 al -. Colledara. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al 160. Colledara. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 160 al. -. Colledara. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 361al. -. Comitato Comunale T. 50 (Civitella, Campli, Tossicia, Cermignano, Colledara, Isola, Teramo, Rocca S. M.). Crognaleto. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al n. 270. Crognaleto. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 271 al. -. Fano Adriano, Giulianova, Mosciano S. A., Montefino. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite. Montorio al Vomano. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10- 1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al n. 80. Montorio al Vomano. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10- 1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 81 al -. Nereto. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite. Notaresco, Penne S. A., Pietracamela. Terremoto 5-9- 1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite. Rocca S. M., Silvi, Roseto, S. Omero, Torano, Tortoreto. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite. Isola Gran Sasso. Terremoto 5-9-1950. Domande dal n. 72 al n. 141. Isola Gran Sasso. Terremoto 5-9-1950. Domande dal n. 311 al-. Rocca S. M., Pietracamela. Terremoto 5-9-1950. Torricella S. T. 50. Pratiche istruite dal n. 1 al n. 137. Tossicia. T. 50. Pratiche istruite dal n. 1 al n. 70. Tossicia. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10-1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al n. 150. Tossicia. T. 50. Pratiche istruite dal n. 151 al-. Valle Castellana. Terremoto 5-9-1950. Legge 1-10- 1951, n. 1133. Pratiche istruite dal n. 1 al n. 50. Varie. Terremoto 5-9-1950. Archivio dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia “Cartoline sismiche” dell' Uff. Centr. di Meteorologia ed Ecologia Agraria. De Panfilis M., 1950-1959. Schede relative a terremoti. (manoscritto). De Panfilis M., sec. XX. Studio sui Terremoti italiani dal 1930 al 1952. (manoscritto). Peronaci F., 1950-1959. Schede relative a terremoti. (manoscritto). 210 A. Tertulliani et al. APPENDICE A Piano quotato del terremoto del 5 settembre 1950 (ore 04.08 GMT) Località Prov Lat N Lon E I MCS Accumoli RI 42,694 13,248 80 Arsita TE 42,501 13,783 80 Bisenti TE 42,528 13,802 80 Capricchia (Amatrice) RI 42,622 13,340 80 Colledara TE 42,540 13,681 80 Fano Adriano TE 42,552 13,538 80 Isola del Gran Sasso d’Italia TE 42,501 13,661 80 Marana (Montereale) AQ 42,494 13,222 80 Mascioni (Campotosto) AQ 42,529 13,347 80 Nocella (Campli) TE 42,720 13,677 80 Pinaco (Amatrice) RI 42,608 13,291 80 Poggio Cancelli (Campotosto) AQ 42,561 13,327 80 San Giovanni (Montereale) AQ 42,506 13,276 80 Tottea (Crognaleto) TE 42,553 13,467 80 Aringo (Montereale) AQ 42,554 13,268 75 Arischia (L’Aquila) AQ 42,419 13,342 75 Campli TE 42,726 13,686 75 Campotosto AQ 42,558 13,369 75 Capitignano AQ 42,520 13,301 75 Castel Castagna TE 42,544 13,718 75 Castelli TE 42,489 13,712 75 Cellino Attanasio TE 42,586 13,859 75 Montereale AQ 42,522 13,246 75 Ortolano (Campotosto) AQ 42,519 13,423 75 Pizzoli AQ 42,435 13,303 75 Poggio delle Rose (Cermignano) TE 42,571 13,810 75 Tarignano (Barete) AQ 42,455 13,280 75 Tossicia TE 42,545 13,648 75 Amatrice RI 42,628 13,290 70 Antrodoco RI 42,414 13,076 70 Bagnolo (Amatrice) RI 42,631 13,232 70 Barete AQ 42,450 13,283 70 Barisciano AQ 42,325 13,592 70 Basciano TE 42,596 13,740 70 Battaglia (Campli) TE 42,714 13,637 70 Borbona RI 42,511 13,137 70 Cabbia (Montereale) AQ 42,483 13,199 70 Campovalano (Campli) TE 42,728 13,663 70 Casali di Sotto (Amatrice) RI 42,602 13,190 70 Castelnuovo (Campli) TE 42,727 13,687 70 Cermignano TE 42,590 13,794 70 Cesaproba (Montereale) AQ 42,498 13,187 70 Civitella Casanova PE 42,364 13,889 70 Civitella del Tronto TE 42,771 13,668 70 Colleminuccio (Teramo) TE 42,688 13,716 70 Colli (Amatrice) RI 42,628 13,273 70 Configno (Amatrice) RI 42,616 13,258 70 Cortino TE 42,633 13,543 70 Faiano (Montorio) TE 42,564 13,630 70 Faiete (Rocca Santa Maria) TE 42,661 13,548 70 Farindola PE 42,440 13,823 70 Fioli (Rocca Santa Maria) TE 42,648 13,472 70 Frattoli (Crognaleto) TE 42,575 13,465 70 Illica (Accumoli) RI 42,702 13,265 70 Leonessa RI 42,568 12,963 70 Miano (Teramo) TE 42,618 13,708 70 Molviano (Campli) TE 42,761 13,718 70 Montorio al Vomano TE 42,584 13,629 70 Morge (Campli) TE 42,739 13,704 70 Nerito (Crognaleto) TE 42,547 13,479 70 Padula (Cortino) TE 42,590 13,473 70 Paganica AQ 42,358 13,473 70 Paranesi (Rocca Santa Maria) TE 42,687 13,501 70 Pellescritta (Montereale) AQ 42,508 13,205 70 Penna S. Andrea TE 42,594 13,773 70 Penne PE 42,457 13,928 70 Pietracamela TE 42,523 13,554 70 Poggio Casoli (Accumoli) RI 42,687 13,274 70 Poggio d'Api (Accumoli) RI 42,721 13,295 70 Posta RI 42,524 13,097 70 Preta (Amatrice) RI 42,616 13,346 70 Riano (Rocca Santa Maria) TE 42,663 13,492 70 Rocciano (Teramo) TE 42,626 13,666 70 Roiano (Campli) TE 42,703 13,637 70 S. Benedetto (Amatrice) RI 42,627 13,264 70 S. Capone (Amatrice) RI 42,678 13,288 70 S. Giusta (Amatrice) RI 42,643 13,253 70 S. Tommaso (Amatrice) RI 42,685 13,292 70 Salle PE 42,177 13,961 70 Scorrano (Cellino Attanasio) TE 42,592 13,820 70 Sommati (Amatrice) RI 42,642 13,309 70 Spiano (Teramo) TE 42,607 13,668 70 Teramo TE 42,659 13,704 70 Terzone (Leonessa) RI 42,616 13,070 70 Tevere (Rocca Santa Maria) TE 42,664 13,490 70 Tino (Accumoli) RI 42,712 13,252 70 Torricella Sicura TE 42,659 13,656 70 Tozzanella (Tossicia) TE 42,543 13,632 70 Valle San Giovanni (Teramo) TE 42,621 13,617 70 Ville di Fano (Montereale) AQ 42,531 13,198 70 Acquasanta Terme AP 42,771 13,411 65 Alzano (Tossicia) TE 42,553 13,643 65 Appignano (Castiglione M.R.) TE 42,544 13,850 65 Appignano del Tronto AP 42,897 13,668 65 Aquilano (Tossicia) TE 42,556 13,624 65 Arquata del Tronto AP 42,771 13,296 65 Assergi (L’Aquila) AQ 42,414 13,505 65 Azzinano (Tossicia) TE 42,555 13,632 65 Bacugno (Posta) RI 42,547 13,126 65 Borgo Velino RI 42,405 13,059 65 Cagnano Amiterno AQ 42,459 13,232 65 Camarda (L’Aquila) AQ 42,391 13,494 65 Carpineto della Nora PE 42,333 13,860 65 Casale (Amatrice) RI 42,669 13,286 65 Cassino (Accumoli) RI 42,679 13,226 65 Castel del Monte AQ 42,364 13,727 65 Catignano PE 42,346 13,951 65 Civitaquana PE 42,324 13,899 65 Colle Moresco (Amatrice) RI 42,644 13,234 65 Collebrincioni (L’Aquila) AQ 42,398 13,416 65 Collecorvino PE 42,459 14,015 65 Colleposta (Accumoli) RI 42,661 13,205 65 Collespada (Accumoli) RI 42,665 13,234 65 Domo (Amatrice) RI 42,657 13,238 65 Elice PE 42,518 13,968 65 Floriano (Campli) TE 42,772 13,751 65 211Studio macrosismico del terremoto del Gran Sasso ... Folignano AP 42,820 13,633 65 Fonte del Campo (Accumoli) RI 42,694 13,256 65 Grisciano (Accumoli) RI 42,732 13,269 65 Guazzano (Campli) TE 42,733 13,644 65 Loreto Aprutino PE 42,433 13,988 65 Macchia (Accumoli) RI 42,668 13,257 65 Montebello di Bertona PE 42,419 13,872 65 Ornano Grande (Colledara) TE 42,532 13,652 65 Ornano Piccolo (Colledara) TE 42,542 13,656 65 Palozza (Tossicia) TE 42,556 13,674 65 Pescosansonesco PE 42,242 13,874 65 Pianella PE 42,398 14,050 65 Poggio Vitellino (Amatrice) RI 42,651 13,267 65 Preturo (L’Aquila) AQ 42,377 13,295 65 Rio (Amatrice) RI 42,664 13,290 65 Roccafinadamo (Penne) PE 42,476 13,825 65 Roccasalli (Accumoli) RI 42,655 13,195 65 S. Giovanni (Accumoli) RI 42,693 13,208 65 Santa Vittoria (Montereale) AQ 42,549 13,234 65 Sassa (L’Aquila) AQ 42,352 13,299 65 Teora (Barete) AQ 42,425 13,266 65 Trimezzo (Cittareale) RI 42,645 13,121 65 Valle Castellana TE 42,737 13,499 65 Venarotta AP 42,881 13,493 65 Villa Celiera PE 42,382 13,860 65 Alanno PE 42,294 13,971 60 Ascoli Piceno AP 42,853 13,578 60 Avendita (Cascia) PG 42,752 13,050 60 Bascianella (Colledara) TE 42,561 13,694 60 Bolognano PE 42,217 13,961 60 Brittoli PE 42,316 13,861 60 Calascio AQ 42,325 13,696 60 Canestra (Castel Sant’Angelo) RI 42,394 13,031 60 Cappelle Sul Tavo PE 42,464 14,104 60 Caramanico Terme PE 42,157 14,003 60 Castel di Lama AP 42,873 13,707 60 Castelnuovo (S. Pio delle Camere) AQ 42,295 13,628 60 Castignano AP 42,937 13,622 60 Castorano AP 42,898 13,727 60 Cesaventre (Accumoli) RI 42,661 13,215 60 Cittaducale RI 42,386 12,949 60 Colli del Tronto AP 42,876 13,748 60 Colonnella TE 42,872 13,866 60 Controguerra TE 42,855 13,818 60 Coppito (L’Aquila) AQ 42,366 13,344 60 Fossa AQ 42,296 13,487 60 Guardia Vomano (Notaresco) TE 42,636 13,884 60 L'Aquila AQ 42,356 13,396 60 Lucoli AQ 42,289 13,350 60 Micigliano RI 42,451 13,054 60 Montefino TE 42,545 13,885 60 Morro d'Oro TE 42,665 13,920 60 Navelli AQ 42,236 13,729 60 Nereto TE 42,819 13,817 60 Nocciano PE 42,334 13,984 60 Norcia PG 42,793 13,094 60 Notaresco TE 42,659 13,895 60 Poggio Bustone RI 42,502 12,888 60 Roccafluvione AP 42,861 13,475 60 S. Omero TE 42,788 13,803 60 San Demetrio ne` Vestini AQ 42,288 13,558 60 San Valentino In Abruzzo Citeriore PE 42,233 13,987 60 San Vittorino (L'Aquila) AQ 42,397 13,314 60 Sarnano MC 43,035 13,298 60 Scafa PE 42,266 14,003 60 Scoppito AQ 42,372 13,256 60 Terracino (Accumoli) RI 42,679 13,214 60 Tocco da Casauria PE 42,213 13,913 60 Torano Nuovo TE 42,825 13,778 60 Vestea (Civitella Casanova) PE 42,388 13,886 60 Vicoli PE 42,341 13,898 60 Villanuova (Accumoli) RI 42,691 13,228 60 Cascia PG 42,720 13,014 55 Castelvecchio Calvisio PE 42,310 13,688 55 Castiglione A Casauria PE 42,235 13,900 55 Cepagatti PE 42,363 14,071 55 Citta' Sant'angelo PE 42,510 14,060 55 Comunanza AP 42,958 13,414 55 Concerviano RI 42,322 12,986 55 Goriano Sicoli AQ 42,080 13,775 55 Marcetelli RI 42,226 13,046 55 Montesilvano PE 42,515 14,151 55 Moscufo PE 42,428 14,055 55 Offida AP 42,935 13,691 55 Palmiano AP 42,899 13,458 55 Popoli PE 42,171 13,833 55 Pratola Peligna PE 42,098 13,875 55 Preci PG 42,879 13,039 55 Rocca di Mezzo AQ 42,205 13,521 55 Santo Stefano di Sessanio AQ 42,343 13,645 55 Spoleto PG 42,732 12,736 55 Sulmona AQ 42,047 13,928 55 Tempera (L’Aquila) AQ 42,366 13,458 55 Turrivalignani PE 42,262 14,029 55 Aleggia (Amatrice) RI 42,639 13,193 D Ancarano TE 42,839 13,743 D Casteltrione (Amatrice) RI 42,624 13,343 D Castilenti TE 42,534 13,918 D Cittareale RI 42,617 13,160 D Collegentilesco (Amatrice) RI 42,624 13,224 D Collepagliuca (Amatrice) RI 42,634 13,314 D Coronella (Cascia) PG 42,637 13,064 D Cugnoli PE 42,308 13,933 D Cupello (Cittareale) RI 42,619 13,157 D Faiete (Cellino Attanasio) TE 42,609 13,864 D Figino (Posta) RI 42,539 13,135 D Flamignano (Tossicia) TE 42,545 13,626 D Force AP 42,963 13,491 D Forcelle (Amatrice) RI 42,644 13,198 D Giulianova TE 42,753 13,958 D Montalto AP 42,988 13,609 D Montegallo AP 42,841 13,333 D Mosciano S. Angelo TE 42,750 13,889 D Pasciano (Amatrice) RI 41,288 13,210 D Prato (Amatrice) RI 42,634 13,303 D Retrosi (Amatrice) RI 42,623 13,318 D Ripaberarda (Castignano) AP 42,923 13,599 D Rocchetta (Amatrice) RI 42,656 13,287 D Ronzano 212 A. Tertulliani et al. (Castel Castagna) TE 42.554 13.725 D Roseto degli Abruzzi TE 42,676 14,016 D Rotella AP 42,954 13,561 D San Giorgio (Amatrice) RI 42,634 13,246 D Scai (Amatrice) RI 42,598 13,231 D Silvi TE 42,557 14,114 D Torrita (Amatrice) RI 42,619 13,221 D Tortoreto TE 42,805 13,914 D Vallunga (Leonessa) RI 42,580 13,002 D Vezzano (Cittareale) RI 42,613 13,158 D Villa Pulcini (Leonessa) RE 42,596 13,924 D Volciano (Leonessa) RI 42,581 13,022 D Anversa degli Abruzzi AQ 41,993 13,804 50 Avezzano AQ 42,033 13,426 50 Bugnara AQ 42,022 13,862 50 Camerano AN 43,530 13,551 50 Camerino MC 43,135 13,068 50 Campello Sul Clitunno PG 42,820 12,778 50 Cannara PG 42,994 12,583 50 Cantalice RI 42,466 12,904 50 Carsoli AQ 42,098 13,084 50 Casperia RI 42,338 12,670 50 Castelbellino AN 43,486 13,145 50 Castelnuovo di Farfa RI 42,231 12,744 50 Chieti CH 42,353 14,169 50 Corfinio AQ 42,124 13,843 50 Fabriano AN 43,335 12,905 50 Fermo AP 43,160 13,716 50 Foligno PG 42,955 12,704 50 Forano RI 42,297 12,595 50 Gioia dei Marsi AQ 41,953 13,692 50 Labro RI 42,525 12,800 50 Macerata MC 43,299 13,452 50 Magliano de` Marsi AQ 42,092 13,363 50 Massa Martana PG 42,776 12,525 50 Matelica MC 43,256 13,009 50 Montecassiano MC 43,363 13,436 50 Montefalco PG 42,893 12,651 50 Morro Reatino RI 42,527 12,832 50 Nocera Umbra PG 43,113 12,788 50 Orte VT 42,460 12,385 50 Ostra AN 43,612 13,158 50 Pacentro AQ 42,050 13,993 50 Pescara PE 42,464 14,214 50 Pescina AQ 42,025 13,657 50 Pettorano Sul Gizio AQ 41,972 13,960 50 Piediluco TR 42,536 12,755 50 Pineto TE 42,608 14,067 50 Poggio Mirteto RI 42,265 12,686 50 Porto Civitanova (Civitanova Marche) MC 43,300 13,733 50 Potenza Picena MC 43,366 13,621 50 Raiano AQ 42,102 13,813 50 Rieti RI 42,404 12,867 50 Ripatransone AP 42,999 13,762 50 Rivodutri RI 42,515 12,856 50 Rocca di Cambio AQ 42,235 13,490 50 Sant'angelo In Pontano MC 43,100 13,398 50 Staffolo AN 43,432 13,186 50 Stimigliano RI 42,299 12,565 50 Terni TR 42,561 12,648 50 Tione degli Abruzzi AQ 42,203 13,636 50 Toffia RI 42,212 12,752 50 Turania RI 42,137 13,009 50 Visso MC 42,930 13,088 50 Vittorito AQ 42,125 13,817 50 Agugliano AN 43,544 13,388 45 Ancona AN 43,603 13,507 45 Arrone TR 42,583 12,768 45 Assisi PG 43,070 12,616 45 Farfa (Castelnuovo di Farfa) RI 42,231 12,744 45 Filottrano AN 43,434 13,351 45 Jesi AN 43,522 13,245 45 Loreto AN 43,439 13,610 45 Spello PG 42,992 12,668 45 Tolentino MC 43,209 13,283 45 Viterbo VT 42,421 12,110 45 Barbara AN 43,579 13,025 40 Bolognola MC 42,993 13,228 40 Capistrello AQ 41,966 13,391 40 Calamari (Veroli) FR 41,671 13,487 40 Castel Colonna AN 43,679 13,107 40 Citta` di Castello PG 43,456 12,239 40 Fabro TR 42,863 12,013 40 Fano PU 43,837 13,018 40 Genga AN 43,429 12,935 40 Guarcino FR 41,799 13,314 40 Mergo AN 43,472 13,037 40 Monteleone d`Orvieto TR 42,917 12,051 40 Narni TR 42,517 12,521 40 Nespolo RI 42,155 13,070 40 Perugia PG 43,106 12,386 40 Ripe AN 43,671 13,107 40 Rocca Pia AQ 41,932 13,977 40 Roma RM 41,895 12,482 40 Ronciglione VT 42,291 12,217 40 Senigallia AN 43,714 13,223 40 Subiaco RM 41,925 13,095 40 Tuscania VT 42,420 11,869 40 Urbino PU 43,726 12,636 40 Velletri RM 41,688 12,778 40 Scanno AQ 41,903 13,881 35 Sora FR 41,718 13,613 35 Alatri FR 41,726 13,344 30 Arpino FR 41,649 13,611 30 Ceprano FR 41,544 13,517 30 Ferentino FR 41,691 13,254 30 Fiuggi FR 41,802 13,224 30 Montefiascone VT 42,537 12,030 30 Rivisondoli AQ 41,870 14,066 30 Roccaraso AQ 41,847 14,079 30 Sarteano SI 42,989 11,869 30 Chiusi SI 43,016 11,948 25 Acuto FR 41,791 13,176 20 Filettino FR 41,889 13,324 20 Frosinone FR 41,635 13,340 20 Priverno LT 41,473 13,181 20 Alviano TR 42,590 12,297 F Amandola AP 42,980 13,357 F Attigliano TR 42,515 12,294 F Castel di Sangro AQ 41,784 14,108 F Castel Gandolfo RM 41,747 12,651 F Ficulle TR 42,835 12,066 F Monteleone di Spoleto PG 42,652 12,953 F Orvieto TR 42,719 12,113 F Ovindoli AQ 42,136 13,516 F Palestrina RM 41,836 12,889 F Scheggino PG 42,712 12,831 F Sellano PG 42,888 12,927 F Sigillo RI 42,496 13,081 F Todi PG 42,782 12,407 F Acquafondata FR 41,544 13,953 NF Balsorano AQ 41,810 13,561 NF 213Studio macrosismico del terremoto del Gran Sasso ... Barrea AQ 41,758 13,993 NF Calenzano FI 43,861 11,165 NF Certaldo FI 43,549 11,041 NF Cervaro FR 41,482 13,905 NF Chianciano SI 43,060 11,832 NF Collelongo AQ 41,886 13,584 NF Empoli FI 43,721 10,947 NF Fiesole FI 43,807 11,295 NF Finale Emilia MO 44,834 11,295 NF Latina LT 41,468 12,904 NF Pelago FI 43,774 11,504 NF Piglio FR 41,829 13,145 NF Radicofani SI 42,897 11,769 NF Rufina FI 43,824 11,486 NF Sabaudia LT 41,301 13,027 NF Sezze LT 41,500 13,060 NF Terelle FR 41,554 13,779 NF Terracina LT 41,288 13,233 NF Vaglia FI 43,907 11,282 NF Vinci FI 43,786 11,926 NF APPENDICE B Piano quotato del terremoto dell’8 agosto 1951 (ore 19.56 GMT) Località Prov Lat N Lon E I MCS Cagnano Amiterno AQ 42,459 13,232 70 Isola del Gran Sasso d`Italia TE 42,501 13,661 70 Nerito (Crognaleto) TE 42,547 13,479 70 Paganica (L’Aquila) AQ 42,358 13,473 70 Arischia (L’Aquila) AQ 42,419 13,342 65 Barete AQ 42,450 13,283 65 Barisciano AQ 42,325 13,592 65 Campli TE 42,726 13,686 65 Campotosto AQ 42,558 13,369 65 Canzano TE 42,646 13,804 65 Capitignano AQ 42,52 13,301 65 Civita di Bagno (L’Aquila) AQ 42,308 13,445 65 Montereale AQ 42,522 13,246 65 Sassa (L’Aquila) AQ 42,352 13,299 65 Senarica (Crognaleto) TE 42,547 13,515 65 Teramo TE 42,659 13,704 65 Bellante TE 42,743 13,806 60 Cascia PG 42,720 13,014 60 Cermignano TE 42,590 13,794 60 Cortino TE 42,633 13,543 60 L’Aquila AQ 42,356 13,396 60 Pizzoli AQ 42,435 13,303 60 Rocca Santa Maria TE 42,661 13,548 60 San Vittorino (L’Aquila) AQ 42,397 13,314 60 Amandola AP 42,980 13,357 55 Basciano TE 42,596 13,740 55 Colonnella TE 42,872 13,866 55 Ferentillo TR 42,620 12,791 55 Spinetoli AP 42,888 13,773 55 Castelli TE 42,489 13,712 D Cellino Attanasio TE 42,586 13,859 D Colle Paganica (Montereale) AQ 42,507 13,268 D Mascioni (Campotosto) AQ 42,529 13,347 D Poggio Cancelli (Campotosto) AQ 42,561 13,327 D Valle Castellana TE 42,7367 13,499 D Alanno PE 42,294 13,971 50 Amatrice RI 42,628 13,290 50 Antrodoco RI 42,414 13,076 50 Ascoli Piceno AP 42,853 13,578 50 Atri TE 42,580 13,978 50 Cannara PG 42,994 12,583 50 Castilenti TE 42,534 13,918 50 Cittaducale RI 42,386 12,949 50 Fano Adriano TE 42,552 13,538 50 Foligno PG 42,955 12,704 50 Montelparo AP 43,018 13,536 50 Moscufo PE 42,428 14,055 50 Muccia MC 43,081 13,044 50 Preci PG 42,879 13,039 50 Rivodutri RI 42,515 12,856 50 San Demetrio ne' Vestini AQ 42,288 13,558 50 Sulmona AQ 42,047 13,928 50 Terni TR 42,561 12,648 50 Trevi (Perugia) PG 42,877 12,746 50 Venarotta AP 42,881 13,493 50 Castignano AP 42,937 13,622 45 Giove (Terni) TR 42,509 12,324 45 Nespolo RI 42,155 13,070 45 Pineto TE 42,608 14,067 45 Rieti RI 42,404 12,867 45 Acquasparta TR 42,690 12,546 40 Ancona AN 43,603 13,507 40 Arrone TR 42,583 12,768 40 Campello sul Clitunno PG 42,820 12,778 40 Castelbellino AN 43,486 13,145 40 Civitella del Tronto TE 42,771 13,668 40 Falerone AP 43,107 13,472 40 Fermo AP 43,160 13,716 40 Guardea TR 42,622 12,298 40 Lugnano in Teverina TR 42,573 12,331 40 Macerata MC 43,299 13,452 40 Matelica MC 43,256 13,009 40 Mompeo (Rieti) RI 42,248 12,753 40 Monterubbiano AP 43,085 13,716 40 Narni TR 42,517 12,521 40 Pescara PE 42,464 14,214 40 Piedipaterno (Vallo di Nera) PG 42,769 12,863 40 Roma RM 41,895 12,482 40 Subiaco RM 41,925 13,095 40 Pratola Peligna PE 42,098 13,875 35 Alatri FR 41,726 13,344 30 Assisi PG 43,070 12,616 30 Rocca di Papa RM 41,760 12,710 30 Tuoro sul Trasimeno PG 43,208 12,071 25 Firenze FI 43,777 11,249 20 Vallombrosa (Reggello) FI 43,731 11,558 20 Avezzano AQ 42,033 13,426 F Castel del Monte AQ 42,364 13,727 F Fiuggi FR 41,802 13,224 F Norcia PG 42,793 13,094 F Perugia PG 43,106 12,386 F Pilonico Materno (Perugia) PG 43,035 12,270 F Spoleto PG 42,732 12,736 F Viterbo VT 42,421 12,110 F 214 Ms. ricevuto il 3 ottobre 2006 Testo definitivo ricevuto il 23 gennaio 2007 Ms. received: October 3, 2006 Final text received: January 23, 2007 A. Tertulliani et al.