Imp.Montana& DEFINIZIONE COMPOSIZIONALE DELLE “ARGILLE CERAMICHE” PRESENTI NELLA SICILIA NORD-OCCIDENTALE: INQUADRAMENTO GEOLOGICO E RICADUTE DI CARATTERE ARCHEOMETRICO G. Montana 1, A. Caruso 2, A.T. Lavore 1, A.M. Polito 1 & A. Sulli 2 1 Dipartimento di Chimica e Fisica della Terra (C.F.T.A.) – Università degli Studi di Palermo (gmontana@unipa.it) 2 Dipartimento di Geologia e Geodesia - Università degli Studi di Palermo RIASSUNTO: G. Montana, A. Caruso, A.T. Lavore, A.M. Polito & A. Sulli, Definizione composizionale delle “argille ceramiche” presenti nella Sicilia Nord-Occidentale: inquadramento geologoco e ricadute di carattere archetettonico. (IT ISSN 0394-3356, 2007). Il presente studio intende fornire un primo contributo alla caratterizzazione composizionale e tecnologica dei depositi argillosi ubicati nella Sicilia nord-occidentale, riferibili a ben precise unità stratigrafiche, per i quali è stato dimostrato, o è stato quantomeno ipotizza- to, lo sfruttamento, nei secoli passati, come materia prima da impiegare nel processo di manifattura ceramica. Pertanto, le argille stu- diate sono state selezionate sulla base di evidenze geologiche, ma, al tempo stesso, anche archeologiche e etnografiche, ponendo un’attenzione maggiore su quei materiali che, anche grazie alle loro qualità specifiche, siano stati maggiormente apprezzati ed utilizza- ti nella tradizione ceramica locale. La caratterizzazione composizionale delle argille oggetto di studio è stata fatta con l’obiettivo di ini- ziare a costruire una banca dati che possa essere in un futuro prossimo funzionale e decisiva per l’identificazione dei cosiddetti “grup- pi di riferimento” nei più importanti contesti archeologici presenti nell’area studiata, per cui è stata dimostrata (ritrovamento di fornaci e altre strutture connesse alla manifattura), ovvero ipotizzata la localizzazione di un centro produttivo. Un certo numero di campioni rappresentativi (46) è stato prelevato dalle quattro formazioni contenenti argille, che affiorano nella Sicilia nord-occidentale considerabili almeno potenzialmente idonee alla manifattura ceramica,: 1) Argille di Ficarazzi (Pleistocene); 2) Formazione Terravecchia (Miocene superiore); 3) Flysch Numidico (Oligocene superiore - Miocene inferiore) 4) Argille Varicolori (Cretaceo superiore - Oligocene inferiore). Innanzitutto i sopraccitati materiali sono stati attentamente descritti dal punto di vista geo- logico e biostratigrafico, quindi sono state determinate, discusse e confrontate le caratteristiche tessiturali (distribuzione granulometri- ca), mineralogiche (analisi per diffrattometria a raggi X) e chimiche (analisi per fluorescenza a raggi X). Inoltre, per due tipologie di materiale, per cui è già stato dimostrato l’utilizzo ceramico in importanti casi di studio di interesse archeologico e storico (Argille di Ficarazzi e Formazione Terravecchia), è stato simulato in laboratorio un ciclo produttivo completo (impasto e cottura). Questo con l’o- biettivo di determinare parametri specifici come il comportamento plastico, ritiro lineare e colore in seguito ad essiccamento e cottura, caratteristiche tessiturali e composizionali rilevabili dall’esame di sezioni sottili al microscopio polarizzatore. Tutti questi parametri pos- sono, infatti, essere utilizzati per ricostruire il livello tecnico degli antichi cicli produttivi (eventuali trattamenti preliminari, procedure di lavorazione e condizioni di cottura) e per la determinazione di provenienza di reperti di dubbia attribuzione. Infine, con l’intento di avere una prima verifica di questo approccio, è stato effettuato un confronto petrografico e chimico tra le argille mioceniche e pleisto- ceniche, ossia le presunte materie prime, ed alcune classi di manufatti ceramici prodotti localmente in varie epoche, dall’età arcaica a quella classico ellenistica e persino nel periodo barocco. I risultati ottenuti sono accettabili ed incoraggiano il proseguimento della ricerca. ABSTRACT: G. Montana, A. Caruso, A.T. Lavore, A.M. Polito & A. Sulli, Geological background and compositional characterization of “ceramic clay” from North-Western Sicily: archaeometric feed-back. (IT ISSN 0394-3356, 2007). This paper deals with the compositional and technological characterization of clayey materials, belonging to specific stratigraphic units, which are suspected to have been exploited (in the past centuries) for the traditional ceramic manufacture in north-western Sicily. The studied clays were selected on the basis of geological, archaeological and ethnographic evidences testifying, in several cases, a long- established use for local ceramic manufacture. The compositional characterization of raw clays has been used to start off a date base which should be functional for the identification of “reference groups” in several archaeological contexts localized in the studied area which are considered to be production centres. A number of representative samples (46) was collected from different clayey Formations cropping out in north-western Sicily: 1) Ficarazzi Clays (Pleistocene); 2) Terravecchia Formation (Upper Miocene); 3) Flysch Numidico (Upper Oligocene - Lower Miocene) 4) Argille Varicolori (Upper Cretaceous - Lower Oligocene). In a first phase, these materials were carefully described from a geological and stratigraphic point of view. After that, textural (grain size distribution), mineralogical (XRD) and chemical (XRF) characteristics of the clay samples were carried out and discussed. Experimental mouldings and firings on two selected clay types from the above mentio- ned units, already documented to have been used as raw materials in several archaeological and historical important case studies, were also performed. This has been made in order to simulate a production cycle and to recognize some specific parameters such as plastic behaviour, linear shrinkage, colour and petrographical appearance in thin section under the polarizing microscope. These para- meters can be directly used to infer ancient manufacture techniques and firing conditions as well as for provenance determination of doubtful attributed archaeological artefact. For testing out this approach an exemplificative compositional comparison between the Miocene and Pleistocene clays (the believed raw materials) and some ceramic class locally produced during Archaic and Classic- Hellenistic age or even in Baroque period has been made. Acceptable results have been obtained which encourage us to pursue this research. Parole chiave: Sicilia, materie prime argillose, produzione ceramica, archeometria. Keywords: Sicily, clayey raw materials, ceramic production, archaeometry, foraminifera. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 19(2), 2006 - 279-298 280 G. Montana et al. 1. OBIETTIVI ED APPROCCIO METODOLOGICO La predisposizione geologica della Sicilia, molto ricca di terreni argillosi, ha certamente contribuito sin dalla più remota antichità allo sviluppo di una ben radi- cata tradizione ceramica; attività, questa, che risulta comprovata dal ritrovamento, in buona parte dei siti archeologici dell’isola, di importanti strutture produttive rappresentate da fornaci, vasche di decantazione, accumuli di materia prima, scarti di lavorazione. Lo sviluppo della ricerca archeometrica in questi ultimi anni ha posto in chiara evidenza che lo studio petrografico e chimico dei materiali ceramici rinvenuti in un dato contesto territoriale può contribuire in modo determinante ad attestare con attendibilità le produzioni locali, distinguendole dalle importazioni e, conseguen- temente, consentire di localizzare le vie di circolazione dei reperti ricavando notevoli ricadute in ambito archeologico ed, in particolare, nella ricostruzione stori- ca e socio-economica delle antiche comunità (HUGHES, M.J., 1981; PEACOCK, 1982; FULFORD & PEACOCK, 1984; RICE, 1987; LINDAHL & STILBORG, 1995; STARK et al., 2000). Ancora più recentemente si è incominciata a svi- luppare una linea di ricerca che intende affiancare alle analisi dei reperti ceramici la caratterizzazione completa delle materie prime argillose presenti nello stesso terri- torio (KILIKOGLOU et al., 2002; ALAIMO & MONTANA 2003). Si ritiene infatti che il confronto tra manufatti ceramici e potenziali materie prime possa contribuire non poco a ricostruire con maggiore oggettività il livello tecnologico raggiunto dagli antichi cicli produttivi (eventuali tratta- menti preliminari, procedure di lavorazione e condizioni di cottura), oltre a consentire e/o semplificare la deter- minazione di provenienza di reperti di dubbia attribuzio- ne e la circolazione dei manufatti in contesti territoriali relativamente circoscritti in dati orizzonti cronologici. Il presente studio si propone, innanzitutto, di defi- nire preliminarmente le caratteristiche tessiturali e com- posizionali delle argille che affiorano nella Sicilia nord- occidentale, di potenziale interesse ai fini della produ- zione ceramica antica. Tali argille, in primo luogo, sono inquadrate litostratigraficamente e caratterizzate dal punto di vista biostratigrafico, per lo più utilizzando dati di letteratura, al fine di un eventuale futuro confronto con il contenuto fossilifero dei reperti ceramici. In particolare, la ricerca intrapresa intende conse- guire i seguenti obiettivi a breve e a medio termine: 1) Avviare l’acquisizione di dati che siano funzionali alla realizzazione di una vera e propria banca dati delle “argille ceramiche” locali, che possa consentire di definire gli aspetti tecnologici connessi all’attività di manifattura ceramica, differenziati per classe tipolo- gica, destinazione d’uso dell’oggetto e per contesto cronologico. 2) Attestare i centri di manifattura nel territorio oggetto di studio (Sicilia nord-occidentale) ed individuare dei criteri oggettivi per distinguere i prodotti locali dalle importazioni attraverso il confronto tra le “potenziali” materie prime argillose e le varie classi di reperti ceramici provenienti da scavi archeologici o anche da complessi architettonici di interesse storico-arti- stico relativamente più recenti. L’approccio metodologico e le tecniche analitiche utilizzate in questo studio si avvalgono dell’approccio teorico e delle conoscenze sperimentali recentemente maturate nell’ambito di un vasto progetto interna- zionale1, finalizzato allo studio archeometrico di deter- minate classi di ceramica archeologica e di alcune materie prime argillose utilizzate per la produzione in ambito mediterraneo (Italia, Spagna, Grecia). Le materie prime da analizzare sono state indivi- duate sulla base di accurate indagini preliminari sia a carattere prettamente geologico che di tipo etnografico (attraverso acquisizione di dati sul processo produttivo ceramico così come avveniva nei secoli passati) effet- tuate capillarmente nel territorio oggetto di interesse, considerando, al tempo stesso, la loro importanza ai fini degli studi archeologici ed archeometrici (attraverso la consultazione dei dati inerenti alle aree con maggiore densità di siti archeologici così come riportate nelle “Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale” edite dalla Regione Siciliana nel 1999). I campioni rappresentativi delle formazioni argillose indi- viduate sono stati prelevati in affioramento o, più rara- mente, da fronti di cava. Si è avuto cura di effettuare i prelievi quanto più possibile in prossimità degli antichi insediamenti ove si suppone che le stesse argille siano state impiegate, ovvero ad una distanza da essi ragio- nevole, tenendo in considerazione le difficoltà oggettive che aveva il trasporto di tali materiali nei secoli passati. Inoltre, la raccolta dei campioni è stata pianificata per cercare di mettere in evidenza eventuali markers com- posizionali tra formazioni affioranti nella stessa area ed anche la variabilità nell’ambito di una stessa formazione argillosa tra base e tetto dell’affioramento o in aree tra loro distanti (da pochi chilometri ad alcune decine). I markers composizionali sono rappresentati dai minerali e dai frammenti litici che caratterizzano la componente sabbiosa di ogni singola formazione argillosa, la cui natura ed abbondanza relativa si determina, fondamen- talmente, mediante l’esame petrografico in sezione sot- tile di provini sperimentali cotti a varie temperature. Chiaramente, anche la composizione chimica “bulk”, che, in genere, rispecchia molto fedelmente l’abbon- danza relativa e la composizione mineralogica della fra- zione sabbiosa, fornisce criteri distintivi molto efficaci i quali, tuttavia, per una corretta interpretazione, spesso necessitano di una calibratura con i dati minero-petro- grafici. Inoltre, un supporto complementare assai importante (a volte decisivo) alla ricerca di caratteristi- che distintive tra materie prime o tra manufatti ceramici con esse realizzati può essere ottenuto mediante la definizione accurata della microfauna calcarea (forami- niferi), specie in aree produttive dove si poteva attinge- re a più materie prime, poco differenziabili per via petro-chimica. Infatti, non così raramente come si potrebbe pensare, specie nei manufatti ceramici di grosse dimensioni (come ad esempio le anfore da tra- sporto), si trovano parti in cui la temperatura raggiunta 1GEOPRO European TMR Network 1998-2001 (ERBFMRXCT980165) “Integrating geochemical and mineralo- gical techniques: a new approach to raw materials and archaeological ceramic provenance” (Coordinator: University of Sheffield UK; Other Partecipants: National Centre for Scientific Research “Demokritos” GR, Rheinische Friedrich Wilhelms Universität Bonn DE, Universitat de Barcelona ES, Università degli Studi di Palermo IT, The Notthingam Trent University UK). e/o particolari condizioni di cottura hanno preservato in tutto o in parte i foraminiferi, che, pertanto, individuati nelle osservazioni in sezione sottile o al SEM, consen- tono il più delle volte di circoscrivere cronostratigrafica- mente l’argilla usata quale materia prima (QUINN et al., 1998; 1999 a; 1999 b). 2. CAMPIONAMENTO E TECNICHE DI ANALISI Sulla base dei criteri sopra descritti sono stati prelevati 46 campioni di argilla, ritenuti rappresentativi delle materie prime argillose affioranti nella Sicilia nord- occidentale, potenzialmente utilizzate per la manifattura ceramica a partire dalla preistoria sino al secolo scorso. Questi campioni sono riconducibili a quattro Formazioni: Argille di Ficarazzi (Pleistocene inferiore- medio), argille della Formazione Terravecchia (Tortoniano superiore-Messiniano inferiore), argille del Flysch Numidico (Oligocene superiore-Langhiano) e Argille Varicolori (Cretaceo-Oligocene inferiore). Le argille campionate sono state tutte confrontate in termi- ni di distribuzione granulometrica, di composizione mineralogica e composizione chimica. Inoltre, limitata- mente alle argille mioceniche (Formazione Terravecchia) e a quelle pleistoceniche (Argille di Ficarazzi), che si ritiene abbiano avuto un utilizzo più rilevante in termini sia qualitativi che quantitativi, è stato simulato in laboratorio un ciclo completo di lavorazione artigianale. Negli impasti sperimentali sono state deter- minate alcune caratteristiche tecnologiche (plasticità, ritiro lineare, colore) prima e dopo i cicli di cottura effet- tuati in atmosfera ossidante ed a varie temperature. Inoltre sono state definite anche le caratteristiche petrografiche desunte dall’esame al microscopio pola- rizzatore delle sezioni sottili dei provini cotti a 300 ed a 950°C, al fine di rendere il confronto maggiormente sistematico ed omogeneo. Oltre la metà delle argille analizzate appartiene alla Formazione Terravecchia (27 campioni). Questa scelta è stata indotta dall’estensione degli affioramenti di questa Formazione nell’area in esame e, soprattutto, dalle numerose testimonianze ricavate dalla ricerca etnografica circa l’uso secolare che è stato fatto di que- ste argille nella manifattura ceramica locale (soprattutto nell’area compresa tra Termini Imerese e Collesano da cui proviene il maggior numero di campioni). Di contro, i campioni rappresentativi delle argille di Ficarazzi sono in numero decisamente inferiore (4). Questa limitatezza nei prelievi è dipesa dalla odierna oggettiva rarità degli affioramenti. Infatti, gli affioramenti il cui sfruttamento nei secoli passati è ampiamente documentato (CIPOLLA, 1931) sono stati totalmente assorbiti dalla incontrollata espansione edilizia di Palermo e dei piccoli centri abitati limitrofi avvenuta nell’ultimo trentennio. Anche il nume- ro dei campioni prelevati dal Flysch Numidico (8) e dalle Argille Varicolori (7) è più basso rispetto alla Formazione Terravecchia, tuttavia, in questo caso, la scelta di limi- tare momentaneamente i prelievi è stata fatta intenzio- nalmente. Infatti, per questi materiali non è stato ancora dimostrato, nel territorio in oggetto, un utilizzo per la produzione di forme vascolari e/o altri manufatti di qua- lità medio-alta; semmai, al contrario, un impiego spora- dico per la manifattura di laterizi comuni (mattoni da costruzione). Pertanto sono da considerare di rilevanza 281Definizione composizionale delle “argille ceramiche” ... minore in termini di ricaduta storico-artistica e presso- ché nulla in termini di ricaduta archeologica. L’analisi granulometrica dei materiali argillosi è stata realizzata per via umida applicando la legge di Stokes, dopo averli essiccati (a temperatura ambiente), quartati e decoesionati. Essa ha permesso di ottenere, per ogni campione, la percentuale in peso delle frazioni dimensionali principali: sabbia (2÷0.06 mm), silt (0.06÷0.002 mm) ed argilla (granuli con diametro infe- riore a 0.002 mm). La composizione mineralogica è stata indagata attraverso analisi per diffrattometria a raggi X (XRD) mediante un diffrattometro Philips X’pert. Le riprese dif- frattometriche sul campione totale sono state effettuate su preparati, preventivamente essiccati e macinati in un mortaio di agata, disorientati per caricamento laterale. Sono state applicate le seguenti condizioni operative: intervallo angolare 2°÷60° 2θ; velocità del goniometro 2° 2θ /min (step size 0.020; time per step 0.50; scan speed 0.04; detector reference slit 0.2 mm); radiazione CuKα (40 kV, 40 mA), monocromatore a grafite. Le stime di abbondanza relativa delle fasi mineralogiche individuate sono state effettuate in base all’intensità dei picchi, a loro volta determinate in base alle aree dei riflessi specifici e moltiplicate per i relativi fattori di cor- rezione, in accordo a LAVIANO (1987). Il riconoscimento e la stima semiquantitativa delle abbondanze dei minerali argillosi (caolinite, illite, clorite e smectite) è stata effet- tuata mediante riprese diffrattometriche eseguite su preparati isorientati. Una sospensione acquosa della frazione inferiore a 0.002 mm è stata omoionizzata con 6g di MgCl2 6H2O per 500 ml in bagno ad ultrasuoni e successivamente centrifugata a 4000 rpm (per 15 minu- ti). Il campione è stato quindi depositato mediante pipetta su supporti in vetro e in refrattario, e lasciato essiccare. Esso è stato successivamente esposto ai vapori di glicole etilenico (in stufa a 60°C per due ore) e a vari trattamenti termici (180°C e 600 °C), quindi sotto- posto ai raggi X. Per le analisi è stato utilizzato un dif- frattometro Philips X’pert, radiazione CuKα (40 kV, 40 mA), monocromatore a grafite, indagando un intervallo angolare compreso tra 2° e 30° 2θ, velocità del gonio- metro 1° 2θ/min (step size 0.010; time per step 0.50; scan speed 0.02; detector reference slit 0.2 mm). Sugli spettri così ottenuti, allo scopo di effettuare una stima semiquantitativa delle abbondanze relative dei soli minerali argillosi (espressi come percentuali di illite, smectite, caolinite e clorite) sono state misurate le aree di riflessi specifici, successivamente trasformate in per- centuali di abbondanza attraverso appropriati fattori di correzione e formule (metodo di SHAW et al., 1971 modificato da Laviano, 1987). L’analisi chimica, effettuata mediante spettrome- tria dei raggi di fluorescenza (XRF, spettrometro Philips PW 1400), ha permesso di ricavare le concentrazioni degli elementi maggiori (Si, Ti, Al, P, Fe, Mg, Mn, Ca, Na, K) espressi in termini della percentuale in peso degli ossidi costituenti normalizzati rispetto alla perdita per calcinazione (LOI) e, per la grande maggioranza dei campioni, anche degli elementi in traccia (V, Cr, Co, Ni, Cu, Zn, Rb, Sr, Zr, Ba, La, Ce) espressi in termini di parti per milione (ppm). Una descrizione dettagliata delle procedure adottate, che sono state specificamen- te standardizzate per l’analisi di ceramica e di materie prime argillose, è riportata in una recente pubblicazione 282 (HEIN et al., 2002). I risultati dell’analisi chimica sono stati elaborati anche con metodi di statistica multivaria- ta (analisi discriminante) allo scopo di verificare quanti- tativamente la consistenza e la significatività dei “gruppi chimici” dandone opportuna rappresentazione grafica in uno spazio bidimensionale (BUXEDA, 1999). Inoltre, come già accennato, è stata effettuata una simulazione sperimentale di un ciclo di produzione limi- tatamente ai materiali della Formazione Terravecchia ed alle Argille di Ficarazzi. Sugli impasti sperimentali sono stati calcolati gli indici di plasticità e liquidità facendo riferimento alla normativa italiana CNR-UNI 10014. Con l’argilla allo stato plastico sono stati modellati dei provi- ni parallelepipedi (con dimensioni pari a circa 40x20x8 mm), sottoposti, dopo essere stati essiccati a 100 °C, a sequenze di cottura in muffola (atmosfera ossidante) a diverse temperature (300 °C e 950 °C con permanenza alla temperatura di picco sempre pari a 3 ore) per la determinazione del ritiro lineare in cottura (RLC) e la produzione di sezioni sottili da descrivere al microsco- pio polarizzatore (Leica LSP equipaggiato con fotoca- mera digitale Leica DC200 interfacciata ad un PC). 3. INQUADRAMENTO GEOLOGICO E CARATTERIZZAZIONE STRATIGRAFICA DELLE ARGILLE STUDIATE Nel territorio siciliano gli affioramenti argillosi sono piuttosto diffusi e conferiscono un aspetto prevalente- mente collinare a gran parte dell’Isola. In Sicilia le unità litostratigrafiche che sono costituite totalmente o in parte da depositi argillosi abbracciano praticamente tutto l’intervallo temporale nel quale si sviluppano le successioni sedimentarie siciliane, che va dal Trias superiore (con le argille della Fm. Mufara) all’Olocene. Di seguito viene effettuato un inquadramento geo- logico delle potenziali fonti di materie prime argillose utilizzabili per la produzione ceramica che affiorano nella Sicilia nord-occidentale. In Figura 1 sono riportati gli schemi crono-bio-litostratigrafici in cui si collocano le unità campionate: Argille di Ficarazzi (Fig. 1a), Formazione Terravecchia (Fig. 1b), Flysch Numidico ed Argille Varicolori (Fig. 1c). 3.1 Argille di Ficarazzi L’area di affioramento di tale formazione è collo- cata nel settore costiero a SE di Palermo. Il campiona- mento delle Argille di Ficarazzi è stato effettuato in C.da Olivella, nelle immediate vicinanze del sito archeologico di Solunto (prima insediamento fenicio-punico e poi romano), a Ficarazzi presso la foce dell’Eleuterio e in C.da Acqua dei Corsari a Palermo. Le Argille di Ficarazzi (SEGUENZA, 1873; BRUGNONE, 1877) sono argille sabbiose, silt e sabbie fini, di colore azzurro-grigio se inalterate, con rare intercalazioni di calcisiltiti e calcareniti. Questi depositi vengono datati al Siciliano (RUGGERI, 1979). I dati provenienti dal son- daggio a carotaggio continuo Ficarazzi 1 hanno per- messo di definire nel dettaglio la biostratigrafia delle argille del Siciliano (RUGGIERI & SPROVIERI,1977; DI STEFANO & RIO, 1981; BUCCHERI, 1984). Lo spessore è di qualche decina di metri con un massimo, rinvenuto in perforazione, di circa 80 metri. Nel sottosuolo essa si estende quasi uniformemente nel settore meridionale ed orientale della Piana di Palermo. La macrofauna ad ospiti nordici della parte sommitale di queste argille è data dai molluschi Arctica islandica, Mya truncata, Panopea norvegica, Buccinum undatum. L’asso- ciazione a foraminiferi è generalmente ben diversificata ed in un buono stato di conservazione, anche se in molti livelli è meno ricca dal punto di vista fossilifero con aumento delle concentrazioni di granuli detritici di natura silicatica come quarzo monocristallino, selce e feldspati. I foraminiferi bentonici sono nettamente dominanti con rapporto P/B compreso tra 5÷15%, valore tipico della zona di circalitorale superiore (80÷100 m di profondità). L’associazione a foraminiferi planctonici è caratterizzata dalla presenza di Globorotalia inflata, Globorotalia truncatulinoides excel- sa, Globigerinoides ruber, Globigerina bulloides, Neogloboquadrina pachyderma, Turborotalita quinque- loba, Globigerinita glutinata. Tra i foraminiferi bentonici sono frequenti Uvigerina peregrina, Bolivina dilatata, Melonis padanum, Hyalinea baltica. Quest’ultima specie insieme a Globorotalia truncatulinoides excelsa permet- tono di “datare” questi sedimenti attribuendoli all’inter- vallo Siciliano. 3.2 Argille della formazione Terravecchia L’area di affioramento di questa formazione si estende nella Sicilia centrale ed occidentale. Il nostro campionamento ha interessato le località del Vallone Garbinogara nel comune di Termini Imerese (nei pressi dell’importante sito archeologico di Himera); nel territorio comunale di Castellana Sicula in C.da Ponte e C.da Donalegge (nei pressi del sito archeologi- co di Muratore); Polizzi Generosa in C.da Guglia. La Formazione Terravecchia (Tortoniano superio- re-Messiniano inferiore), istituita da Schmidt di FRIEDBERG (1964; 1965), è costituita da una successione prevalentemente terrigena; comprende depositi terrige- ni e terrigeno-carbonatici con differenti granulometrie che permettono di separare la formazione in unità di rango inferiore. La formazione comprende dal basso verso l’alto: 1) conglomerati rossi e giallastri ad elemen- ti carbonatici, arenacei e litici di granulometria variabile, con matrice sabbiosa e sabbie quarzose con intercala- zioni di conglomerati, con spessori massimi di 150 m; 2) sabbie ed arenarie quarzose di colore grigio-gialla- stro che si interdigitano, verso l’alto, con 3) argille, siltiti argillose e argille sabbiose (250 m di spessore), con abbondanti clasti di taglia arenitica, in cui il quarzo è in genere dominante con mica e feldspato comuni. La for- mazione Terravecchia affiora estesamente anche nella Sicilia centrale e centro-meridionale (nel cosiddetto Bacino di Caltanissetta). La formazione presenta spes- sori variabili compresi tra alcune centinaia di metri e quasi 2000 m. L’attribuzione stratigrafica dei campioni di questa formazione è spesso problematica. Rari sono infatti i livelli contenenti una associazione significativa a plancton calcareo. Spesso si tratta infatti di depositi di mare basso (ambiente deltizio), con abbondanti forami- niferi bentonici e abbondante contenuto clastico. L’associazione a foraminiferi è qualitativamente mediocre o scarsa, caratterizzata da preservazione dei gusci da discreta a pessima, con cattiva preservazione. Frequenti sono i foraminiferi rimaneggiati di sedimenti più antichi. L’associazione a foraminiferi planctonici in posto anche se scarsa è tipica delle biozone a G. Montana et al. 283 Fig. 1 - (A) Schema crono-bio-litostratigrafico del Pliocene/Pleistocene; per le biozone a foraminiferi platonici sono stati utilizzati gli schemi proposti da CITA & GARTNER (1973) emendati da SPROVIERI (1993). (B) Schema crono-bio-litostratigrafico dell’intervallo compre- so tra la parte alta del Serravalliano e la parte bassa del Messiniano; per le biozone a foraminiferi platonici sono stati utilizzati gli sche- mi proposti da SPROVIERI et al. (1996; 2002). (C) Schema esemplificativo crono-bio-litostratigrafico dell’intervallo compreso tra la parte del Cretaceo inferiore e il Langhiano. Per i dati sulle comparse e scomparse dei foraminiferi platonici sono stati utilizzati gli schemi proposti da BOLLI & SOUNDERS (1985). (A) Litho-bio-chronostratigraphic sketch of the Plio-Pleistocene time interval; for the planktonic foraminifera biozone the schemes pro- posed in Cita & Gartner (1973) and modified by SPROVIERI (1993) have been used. (B) Litho-bio-chronostratigraphic sketch for the late Serravallian-early Messinian time interval; the schemes proposed by SPROVIERI et al. (1996; 2002), have been used for the planktonic foraminifera biozone. (C) Simplified litho-bio-chronostratigraphic sketch of the early Cretaceous-Langhian time interval. For occurren- ces and disappearances of planktonic foraminifera schemes proposed by BOLLI & SOUNDERS (1985) have been used. Definizione composizionale delle “argille ceramiche” ... 284 Globigerinoides obliquus extremis, Globorotalia suterae e Globorotalia conomiozea che secondo lo schema bio- stratigrafico proposto da Sprovieri et al., (1996), rico- prono la parte medio-alta del Tortoniano e la parte bassa del Messinano. Nell’associazione sono frequenti Orbulina universa, Neogloboquadrina acostaensis, Globorotalia menardii. I foraminiferi bentonici sono dominanti rispetto ai planctonici con un rapporto P/B che oscilla tra 10÷30% in cui Ammonia beccarii, Ammonia punctatogranosa sono dominanti seguiti, in percentuale di frequenza da Florilus boueanum e Elphidium crispum. 3.3 Argille del flysch numidico In totale sono stati prelevati 8 campioni. Le loca- lità di campionamento sono ubicate nei territori comu- nali di Termini Imerese (3 campioni) e Caccamo (3 cam- pioni), in punti più o meno prossimi al sito greco-colo- niale di Himera e nel territorio di Isnello (2 campioni). Al Flysch Numidico (Oligocene superiore-Miocene inferiore) appartengono le successioni clastico-terrige- ne, per lo più torbiditiche, che costituiscono le copertu- re, in gran parte scollate dal loro originario substrato mesozoico-terziario, dei domini Imerese e Panormide e di domini più interni (Sicilidi). Affiora estesamente in tutta la Sicilia centro-settentrionale, ma si riconosce in lembi, con tipologie in parte differenti, anche nella Sicilia occidentale (CA T A L A N O & D’AR G E N I O, 1982; CATALANO et al., 2000; 2002) e centro-meridionale. In sottosuolo raggiunge gli spessori più elevati, per imbri- cazioni tettoniche, nella Sicilia centro-orientale (BIANCHI et al., 1989; BELLO et al., 2000). Su base lito e biostrati- grafica si possono distinguere tre unità litostratigrafiche (CATALANO et al., 2005): Formazione di Portella Colla (Oligocene superiore-Aquitaniano), Formazione Geraci Siculo (Aquitaniano-Burdigaliano) e Formazione Tavernola (Burdigaliano-Langhiano), generalmente ete- ropiche tra di loro. La Formazione Portella Colla è costi- tuita da argilliti di colore bruno o color tabacco, talora manganesifere, a cui si intercalano strati centimetrici di siltiti ed arenarie fini, e talora, livelli di megabrecce car- bonatiche. Nella parte inferiore sono presenti lenti bio- clastiche con macroforaminiferi (Nummuliti). Lo spesso- re è di circa 500 m. La Formazione Geraci Siculo è rap- presentata da potenti banchi di quarzareniti con inter- calazioni argillitiche. La Formazione Tavernola (MARCHETTI, 1956) è costituita da marne e argilliti grigio- verdi o biancastre, intercalate a livelli arenacei quarzosi e ricchi di granuli glauconitici, con una maggiore per- centuale della componente carbonatica rispetto agli altri litotipi. Lo spessore supera i 200 m. Questi depositi sono stati descritti nei Monti Nebrodi (ACCORDI, 1958; COLACICCHI, 1958), nelle Madonie (OGNIBEN, 1960; BROQUET, 1968) e nei Monti di Palermo (CAFLISCH, 1966). Il contenuto paleontologico degli intervalli marnoso- argillosi è dato da radiolari, spicole di spugna, foramini- feri planctonici e bentonici, rari nannofossili calcarei. L’associazione della Fm di Portella Colla è essenzial- mente dominata da foraminiferi bentonici agglutinanti tra cui Ammodiscus e Glomospira, che meglio si adat- tano ai sedimenti torbiditici. L’associazione della Formazione Tavernola è caratterizzata dalla discreta presenza di foraminiferi planctonici che permettono una buona datazione stratigrafica di questi sedimenti. Nella porzione inferiore la preservazione dei gusci dei forami- niferi è generalmente cattiva mentre l’associazione è dominata dalla presenza di Globorotalia opima nana, Cataspidrax dissimilis, Globoquadrina dehiscens che indicano un età riferibile all’Aquitaniano (IACCARINO, 1985). I sedimenti più abbondanti sono però rappresen- tati da quelli del Burdigaliano inferiore con rari individui di Globigerinoides altiapertura, Neogloboquadrina prae- continuosa, Cataspidrax dissimilis (biozona Cataspidrax dissimilis, (IACCARINO, 1985), inoltre sono abbondanti gli individui di Paragloborotalia acrostoma nei livelli del Burdigaliano. La porzione più alta di questi sedimenti è caratterizzata dalla presenza di Globigerinoides trilobus (biozona a Globigerinoides trilobus) che indica il Burdigaliano superiore (IACCARINO, 1985). In rari campio- ni della Formazione Tavernola si ritrova Praeorbulina glomerosa, la cui presenza permette di attribuire i sedi- menti al Langhiano inferiore (biozona Praeorbulina glo- merosa). 3.4 Argille varicolari Le località sottoposte a campionamento sono ubicate a C.da Pantaleo (Castellana Sicula), C.da Torre (Polizzi Generosa) ed a C.da Cozzo del Drago (Himera), tutte nelle immediate vicinanze di importanti e docu- mentati centri di produzione ceramica (Polizzi) o di inse- diamenti di età arcaica e/o romana (Himera e Castellana Sicula). Le Argille Varicolori (Cretaceo superiore- Oligocene inferiore) sono costituite da argille e marne varicolori rosso-verdastre con intercalazioni centimetri- che di livelli silicizzati verdi, fortemente scagliettate e tettonizzate. Questi depositi afferiscono al dominio paleogeografico Sicilide (Ogniben 1960), che si svilup- pava presumibilmente su un originario basamento cri- stallino di tipo oceanico, dal quale attualmente risulta totalmente scollato. Gli eventi deformativi che portaro- no alla messa in posto dell’edificio tettonico siciliano coinvolsero per prime proprio le unità Sicilidi (Miocene inferiore-medio), che si trovano nelle posizioni più ele- vate della pila tettonica. Questi terreni, conosciuti anche con il nome di Argille Scagliose, sono diffusi nei settori orientali della Sicilia, ma affiorano estesamente anche nella Sicilia centro-occidentale e in lembi inglo- bati all’interno dell’edificio tettonico nella Sicilia centro- meridionale. In affioramento le Argille Varicolori sono spesso associate, con rapporti tettonici complessi, alle unità del Flysch Numidico. Il contenuto micropaleontologico è mediamente caratterizzato dalla presenza di numerose specie di foraminiferi bentonici e planctonici che dal punto di vista stratigrafico ricoprono un intervallo che va dal Cretaceo superiore sino all’Oligocene inferiore. In alcuni particolari livelli del Cretaceo superiore e dell’Oligocene inferiore sono presenti anche abbondanti radiolari. Nelle Argille Varicolori, a causa della forte tettonizzazione che hanno subito, è molto difficile ricostruire una stratigrafia continua che ricopra il Cretaceo superiore-Oligocene inferiore ed infatti l’intervallo stratigrafico appare spes- so lacunoso. In particolare nella parte stratigraficamen- te più antica del Cretaceo superiore le associazioni sono costituite da differenti specie di Marginotruncana Globotruncanita stuarti, Rosita contusa, Abatomphalus mayeroensis che indicano la parte alta del Cretaceo. È molto difficile, invece, riconoscere o ritrovare l’intervallo stratigrafico del Paleocene, mentre sono presenti varie G. Montana et al. specie dell’Eocene dell’inferiore-superio- re tra cui, Morozovella aragonensis, Morozovella formosa, Truncarotaloides rorhi, Acarinina bulbrooki, Turborotalia cerroazulensis. L’Oligocene inferiore è caratterizzato dalla presenza di Pseudo- hastigerina micra e Cassigerinella chipo- lensis che permettono di riconoscere l’o- monima biozona (IACCARINO, 1985). 4. RISULTATI E DISCUSSIONE 4.1 Caratteristiche granulometriche Le materie prime ceramiche ogget- to di studio sono state sottoposte ad analisi granulometrica, a fini classificativi, seguendo la procedura precedentemen- te descritta. I risultati analitici, una volta proiettati nel diagramma ternario di SHEPARD (1954) consentono di mettere in evidenza alcune interessanti differenze che, a loro volta, possono essere poste in relazione con la maggiore o minore dif- fusione avuta da tali materiali nella mani- fattura ceramica tradizionale del territorio in esame (Fig. 2). Come si può osservare in Figura 2, innanzitutto, anche nell’ambito delle singole formazioni argillose esiste una dispersione più o meno marcata dei contenuti relativi di sabbia, silt e argilla tra i differenti punti di prelievo. I campioni rappresentativi delle Argille di Ficarazzi accoppiano una certa variabilità nell’abbon- danza della frazione sabbiosa, che è generalmente alta, ad oscillazioni non trascurabili nel rapporto tra le due componenti fini (silt e argilla). I campioni prelevati dalla Formazione Terravecchia non formano un gruppo parti- colarmente omogeneo anche se, in grande prevalenza, sono classificabili come silt argillosi. La variabilità nella distribuzione granulometrica di queste argille sembra essere condizionata soprattutto dalle abbondanze rela- tive del silt e della sabbia. Da notare, in ogni caso, che la dimensione dei granuli sabbiosi in queste argille rica- de prevalentemente nell’ambito della sabbia molto fine (0.06÷0.125 mm); raramente si hanno granuli con dimensioni maggiori di 0.2 mm. Le argille del Flysch Numidico risultano essere caratterizzate da contenuti in sabbia sufficientemente costanti, per lo più prossimi o inferiori al 10% (in peso) e da proporzioni maggiormen- te variabili di particelle afferenti alle classi dimensionali fini, distribuendosi nei campi dei silt argillosi e delle argille siltose. Le Argille Varicolori, rispetto alle altre tipo- logie analizzate, possiedono certamente la maggiore omogeneità granulometrica, risultando collocate, di con- seguenza, in un intorno abbastanza circoscritto del dia- gramma triangolare (campo delle argille siltose). In tutti i campioni rappresentativi di questa formazione, si regi- stra una netta predominanza delle frazioni granulometri- che più fini (il tenore medio in particelle inferiori a 2 µm risulta essere intorno al 55%, quindi leggermente preva- lente sul silt) ed un contenuto di sabbia generalmente basso, più o meno inferiore al 10%. In definitiva, tra i materiali analizzati, sono le argil- le della Formazione Terravecchia quelle che, tra tutte, possiedono le caratteristiche granulometriche più vicine ad un materiale argilloso effettivamente idoneo ad essere utilizzato come materia prima per la manifattura ceramica. Infatti, esse hanno un rapporto equilibrato tra le componenti più fini (argilla e silt) che, associato ad un moderato contenuto in scheletro sabbioso fine e molto fine (anche se non particolarmente costante), le rende ipoteticamente utilizzabili tal quali, senza dover ricorrere a trattamenti preliminari più o meno complessi (setac- ciatura, decantazione, dimagrimento). 4.2 Composizione mineralogica L’analisi mineralogica dei campioni di argilla mediante diffrattometria a raggi X (XRD) ha consentito di evidenziare qualità altrettanto significative che contri- buiscono a valutare la maggiore o minore idoneità dei singoli materiali ai fini della produzione ceramica. In Tabella 1, per ognuna delle quattro formazioni oggetto di studio, è riportata una stima semiquantitativa mediata delle abbondanze relative delle fasi mineralogi- che rilevate dall’analisi del tout-venant. Il quarzo risulta essere sempre la fase mineralogica predominante, indi- pendentemente dalla distribuzione granulometrica del sedimento. Per quanto riguarda la calcite, mentre nelle Argille di Ficarazzi e nella Formazione Terravecchia questo minerale è abbondante o comune con un’ab- bondanza relativa verosimilmente proporzionale al con- tenuto di microfauna fossile dei campioni, nel caso delle Argille Varicolori mostra un’ampia variazione. Questo risultato è certamente da correlare alla tettoniz- zazione che caratterizza questi materiali (argille scaglio- se); per cui, localmente, in corrispondenza dei fitti reti- colati di sottili fessure, possono essere presenti minera- lizzazioni secondarie di calcite. Il Flysch Numidico è l’u- nica argilla caratterizzata da tenori in calcite sempre molto bassi. Le altre fasi mineralogiche rilevate in pic- cole quantità o in tracce sono dolomite, mica, K-feld- spato, plagioclasio ed ematite. Tracce o piccole quan- 285 Fig. 2 - Classificazione delle materie prime argillose della Sicilia nord-occidentale mediante il diagramma ternario di Shepard. Classification of clayey raw materials from north-western Sicily according the Shepard's ternary diagram. Definizione composizionale delle “argille ceramiche” ... tità di dolomite e mica sono state riscontrate solo nelle Argille di Ficarazzi e nella Formazione Terravecchia; mentre gli ossidi di ferro cristallino, sotto forma di ema- tite, appaiono relativamente più abbondanti nei depositi del Flysch Numidico e delle Argille Varicolori, sebbene siano sempre in quantità appena rilevabili. E’ interes- sante sottolineare che i campioni della Formazione Terravecchia si distinguono in modo caratteristico da tutte le altre argille oggetto di studio per la presenza di quantità relativamente maggiori di mica e feldspato. Anche per quanto concerne le abbondanze relati- ve dei minerali argillosi che caratterizzano la frazione inferiore ai 2 µm delle materie prime considerate è pos- sibile evidenziare alcune differenze significative, come mostrato nell’istogramma di Figura 3. Le Argille di Ficarazzi risultano essere mediamen- te caratterizzate da quantità pressoché equivalenti di illite, caolinite e smectite (con leggera prevalenza delle ultime due fasi), men- tre non è stata rilevata la presenza di clorite in nessuno dei campioni analiz- zati. Invece, i campioni rappresentativi della Formazione Terravecchia mostra- no, nel complesso, una chiara preva- lenza dell’illite (in media circa il 40% del totale dei minerali argillosi), con caolinite e smectite relativamente meno abbondanti. Da segnalare la pre- senza di una quantità di clorite stimata intorno al 10%. Le argille del Flysch Numidico, sono le uniche in cui si regi- stra una leggera prevalenza della caoli- nite sull’illite. Anche la componente smectitica appare ben rappresentata (intorno al 25% del totale dei minerali argillosi), mentre la clorite risulta pre- sente in quantità trascurabili. Infine, le Argille Varicolori possiedono una com- posizione mineralogica abbastanza caratteristica che vede prevalere netta- mente illite e smectite, soprattutto sotto forma di strati misti. Queste due fasi insieme rappresentano oltre l’80% del totale dei costituenti argillosi. La caolinite è presente in quantità molto inferiori rispetto alle altre argille esami- nate ed anche la clorite è presente in quantità molto piccole. Anche in questo caso i materiali argillosi della Formazione Terravecchia sono quelli che sembrano essere, almeno teoricamente, quelli relativamente più adatti alla produzione ceramica. Infatti, si tratta di argille illitiche con un contenuto in fillosilicati a reticolo espan- dibile relativamente meno significativo (al contrario delle Argille Varicolori e delle Argille di Ficarazzi), caratteriz- zate al tempo stesso da un equilibrato contenuto natu- rale in fondenti (calcite e feldspati). 4.3 Composizione chimica (XRF) I risultati ottenuti dall’analisi chimica, riferiti agli elementi maggiori (espressi in % in peso e normalizzati rispetto alla perdita a fuoco) ed in traccia (espressi in ppm), sono presentati in Tabella 2. 286 Tab. 1 - Stima semiquantitativa ottenuta mediante analisi XRD delle fasi mineralogiche presenti nella frazione più grossolana (> 0.002 mm) dei materiali argillosi oggetto di studio. Legenda: XXXX = molto abbondante; XXX = abbondante; XX = comune; X = piccole quan- tità; TR = tracce; - = non rilevato. Relative abundances of the mineralogical phases in the coarser fraction (> 0.002 mm) of the studied clayey materials carried out by X- ray diffraction analysis. Legend: XXXX = very abundant; XXX = abundant; XX = common; X = few quantities; TR = trace; - = lower than detection limit. Fase mineralogica Argille di Ficarazzi Argille Terravecchia Flysch Numidico Argille Varicolori Quarzo XXXX XXXX XXXX XXX Calcite XX/XXX X/XX TR TR/XX Dolomite TR TR - - Mica TR X - - K-feldspato TR TR/X TR/X TR Plagioclasio - TR/X TR/X - Ematite - TR TR TR Fig. 3 - Abbondanze relative (valori medi) dei fillosilicati presenti nella frazione più fine delle argille studiate (< 0.002 mm). Relative abundances (average values) of phyllosilicates detected in the finest fraction of the studied clays (< 0.002 mm). G. Montana et al. 287 Tab. 2 - Concentrazione elementi maggiori (% in peso) minori e in tracce (ppm) dei materiali argillosi ottenute con l’analisi XRF e nor- malizzate verso la perdita per calcinazione (L.O.I). Mayor (wt%) and trace (ppm) element concentrations of the raw materials, obtained through XRF analysis and normalised versus L.O.I. Sample SiO2 TiO2 Al2O3 P2O5 Fe2O3 MgO MnO CaO Na2O K2O Rb Sr Y Zr Cr Ni Ba La Ce V Hm 3 05.8 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.09 0.01 0.02 120 289 29 285 109 53 230 30 76 138 Hi.1 05.8 0.01 01.8 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.02 117 240 26 217 89 56 257 38 68 145 Hi.2 05.9 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.03 131 257 28 240 96 61 234 35 81 147 Hi.3 05.8 0.01 01.9 000. 0.08 0.03 000 0.07 0.01 0.03 108 211 22 187 110 61 250 36 81 147 Hi.4 05.7 0.01 01.9 000. 0.09 0.03 000 0.08 0.01 0.03 112 232 24 211 92 56 236 39 90 131 Hi.5 05.9 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.02 117 246 26 243 102 54 237 32 80 133 Hi.6 05.7 0.01 01.9 000. 0.09 0.03 000. 0.07 0.01 0.03 107 199 22 185 102 52 243 41 77 144 Hi.7 05.8 0.01 01.8 000. 0.08 0.03 000 0.08 0.01 0.02 112 243 27 249 87 56 233 36 74 136 Hi.8 05.8 0.01 01.9 000. 0.08 0.03 000 0.08 0.01 0.03 113 236 24 199 104 60 248 36 80 141 Hi.10 05.9 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.03 130 265 29 224 94 61 242 34 83 141 Hi.11 05.7 0.01 01.9 000. 0.08 0.03 000. 0.08 0.01 0.03 104 221 22 180 103 51 259 36 78 140 Hi.12 05.8 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.03 121 237 24 210 101 53 234 39 93 145 Hi.13 05.8 0.01 01.9 000. 0.09 0.02 000. 0.06 0.01 0.02 108 209 24 230 97 62 234 32 90 148 Hi.14 05.9 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.07 0.01 0.03 111 209 21 155 99 47 237 36 95 139 Hi.15 05.9 0.01 01.8 000. 0.08 0.03 000 0.08 0.01 0.02 90 203 19 144 112 66 241 32 86 149 Hi.16 05.8 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.03 108 217 21 164 106 55 259 42 72 144 Hi.18 05.8 0.01 02.0 000. 0.08 0.03 000 0.07 0.01 0.03 96 192 17 155 95 54 242 37 79 162 Hi.19 05.9 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.03 125 260 27 253 106 53 244 33 77 139 Hi.20 06.0 0.01 01.8 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.03 95 197 18 147 90 53 254 34 80 136 Hi.21 05.8 0.01 01.9 000. 0.08 0.03 000 0.08 0.01 0.03 107 222 22 181 100 52 223 37 87 148 Hi.22 05.8 0.01 01.9 000. 0.08 0.03 000 0.08 0.01 0.03 100 235 21 176 94 55 234 33 101 144 Hi.23 05.8 0.01 01.8 000. 0.07 0.03 000 01.0 0.01 0.02 101 264 22 203 97 54 241 35 72 135 Hi.24 05.7 0.01 01.9 000. 0.09 0.03 000. 0.08 0.01 0.03 102 221 21 178 95 53 244 36 87 149 FCT1 05.9 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.07 0.01 0.03 100 198 18 173 122 49 266 34 70 165 FCT2 06.1 0.01 01.7 000. 0.07 0.03 000 0.07 0.01 0.03 119 235 24 200 146 61 316 42 75 173 FCT3 06.2 0.01 01.6 000. 0.06 0.03 000 0.08 0.01 0.02 105 131 12 89 95 37 270 38 77 122 FCT4 06.0 0.01 01.7 000. 0.06 0.03 000 0.08 0.01 0.02 112 195 18 181 104 45 286 40 80 134 media 05.9 0.01 01.9 000. 0.07 0.03 000 0.08 0.01 0.03 110 225 23 195 102 54 248 36 81 144 Sample SiO2 TiO2 Al2O3 P2O5 Fe2O3 MgO MnO CaO Na2O K2O Rb Sr Y Zr Cr Ni Ba La Ce V Camp. 1 52,78 1,29 20,35 0,07 8,53 1,84 0,03 0,57 0,09 1,93 n.m. n.m. n.m. n.m. n.m. n.m. n.m. n.m. n.m.n.m. Camp. 2 05.8 0.01 02.5 000. 01.0 0.02 000 0.01 000. 0.02 135 231 44 201 124 n.m. 367 72 146 286 Camp. 3 06.0 0.01 02.3 000. 0.09 0.02 000. 0.01 000. 0.02 99 126 22 134 101 n.m. 389 48 98 206 Camp. A 64,52 1,12 21,72 0,12 7,39 1,71 0,04 1 0,27 2,1 139 184 29 191 73 n.m. 334 98 198 211 Camp. C 61,66 1,1 21,55 0,12 8,27 2,5 0,21 1,68 0,2 2,71 202 235 38 200 165 n.m. 519 56 124 334 Camp. D 63,94 1,07 21,83 0,12 8,05 1,75 0,03 0,85 0,32 2,05 161 364 38 185 146 n.m. 531 50 108 309 Camp. E 60,06 1,25 24,38 0,09 8,16 2,5 0,11 0,57 0,4 2,5 154 807 33 110 113 n.m. 438 33 65 232 Camp. F 63,25 1,25 23,01 0,06 6,47 2,32 0,03 0,27 0,42 2,91 201 163 26 188 84 n.m. 495 99 232 240 media 06.1 0.01 02.3 000. 0.08 0.02 000 0.01 000. 0.02 156 301 33 173 115 n.m. 439 65 139 260 Sample SiO2 TiO2 Al2O3 P2O5 Fe2O3 MgO MnO CaO Na2O K2O Rb Sr Y Zr Cr Ni Ba La Ce V F1 06.0 0.01 01.8 000. 0.08 0.03 000 01.0 000. 0.01 50 261 21 282 74 27 186 28 70 100 S1 05.9 0.01 01.8 000. 0.07 0.02 000 0.09 0.02 0.02 97 272 23 250 92 30 167 33 83 119 AC1 05.9 0.01 01.8 000. 0.07 0.03 000 01.0 000. 0.02 84 335 20 218 67 26 204 29 73 115 AC2 05.8 0.01 01.5 000. 0.06 0.03 000 01.4 0.01 0.02 68 351 25 181 59 24 187 21 60 100 media 05.9 0.01 01.7 000. 0.07 0.03 000 01.1 0.01 0.02 07.5 305 22 232 73 27 186 28 71 109 Sample SiO2 TiO2 Al2O3 P2O5 Fe2O3 MgO MnO CaO Na2O K2O Rb Sr Y Zr Cr Ni Ba La Ce V Hm 4 06.1 0.01 02.2 000 0.08 0.02 000. 0.01 0.02 0.03 181 227 30 188 108 65 271 39 80 134 Camp. 7 63,49 0,8 18,13 0,1 8,48 2,94 0,12 1,57 1,23 3,33 268 451 36 111 96 n.m. 305 40 79 245 AV1 05.8 0.01 02.4 000. 0.08 0.03 000 0.03 0.01 0.02 80 354 20 225 167 51 138 48 90 165 AV2 06.0 0.01 02.1 000. 0.07 0.03 000 0.04 0.01 0.02 81 123 14 108 234 44 117 41 83 308 AV3 05.8 0.01 02.7 000. 0.08 0.02 000. 0.01 0.01 0.02 88 131 18 132 233 61 168 44 87 276 AV4 05.8 0.01 01.8 000. 0.08 0.03 000. 0.09 0.02 0.02 84 295 25 119 116 69 147 44 88 161 AV5 06.1 0.01 01.9 000. 0.08 0.03 000. 0.05 0.02 0.02 75 226 12 107 112 69 124 41 81 151 media 06.0 0.01 02.1 000. 0.08 0.03 000. 0.03 0.01 0.02 122 258 22 141 152 60 181 42 84 206 F O R M A Z IO N E T E R R A V E C C H IA F L Y S C H N U M ID IC O A R G IL LE D I F IC A R A Z Z I A R G IL L E V A R IC O L O R I Definizione composizionale delle “argille ceramiche” ... Già un primo esame sommario consente di apprezzare alcune differenze sostanziali nel chimismo dei vari campioni argillosi che possono essere conside- rate in buon accordo con quanto già osservato median- te le analisi mineralogiche e, in misura minore, anche con le specifiche caratteristiche di distribuzione granu- lometrica. Tra gli ossidi degli elementi maggiori soltanto i tenori in SiO2 e P2O5, non sembrano in alcun modo possedere i requisiti per essere considerati come “markers” di una delle formazioni argillose studiate, data la sostanziale corrispondenza dei valori medi e dei campi di variazione. Al contrario, i valori medi delle con- centrazioni in CaO, Al2O3, Fe2O3, K2O, Na2O, TiO2, MgO ed MnO, specie se utilizzati in modo incrociato, sem- brano poter fornire criteri sufficientemente efficaci per differenziare tra loro le materie prime. Tuttavia, occorre sottolineare che la maggior parte di queste variabili non può essere considerata, allo stato attuale degli studi, come “marker” peculiare di una singola tipologia di argilla. I depositi del Flysch Numidico e delle Argille Varicolori si distinguono dagli altri per le concentra- zioni mediamente più alte in Al2O3 (superiori al 21% in peso), Fe2O3 (intorno all’8% in peso) ed MnO (pari o superiori allo 0.1 % in peso), come pure per i tenori medi estremamente più bassi in CaO (rispettiva- mente 0,89 e 3.35% in peso). Inoltre, in particolare, le argille del Flysch Numidico sono caratterizza- te anche da un tenore molto basso in Na 2O, in media corrispondente allo 0.31% in peso e con un campo di variazione molto ristretto (dallo 0.09% allo 0,49% in peso), oltre che da valori in TiO2 mediamente più alti e sempre superiori all’1% in peso. Le Argille di Ficarazzi, tra tutte quelle prese in con- siderazione in questo stu- dio, risultano differenziate dalla maggiore concentra- zione media in CaO (supe- riore al 10% in peso) e da valori relativamente più bassi di Al2O3, Fe2O3 e K2O. Anche il tenore in Na 2O appare sostanzialmente modesto rispetto agli altri materiali (ad esclusione del Flysch Numidico), nono- stante il valore medio risen- ta molto di un campione (S1) prelevato in affioramen- to a pochi metri dalla batti- gia (presso la spiaggia dell’Olivella a poche centinaia di metri dall’insediamento fenicio-punico di Solunto) e quindi evidentemente contaminato da sale marino. I materiali prelevati dagli affioramenti della Formazione Terravecchia sono caratterizzati da tenori in CaO inter- medi (inferiori all’8% in peso) e da una concentrazione di K2O relativamente più elevata, specialmente rispetto alle argille di Ficarazzi. Questa caratteristica può essere correlata alla presenza di mica e feldspato come effetti- vamente rilevato nel corso delle analisi XRD. In Figura 4 sono tra loro confrontati i campi di variazione composizionale ed i valori medi di alcuni degli ossidi degli elementi maggiori più significativi ai fini della differenziazione delle materie prime ceramiche (CaO, Al2O3, Fe2O3 e K2O). Innanzitutto, ad esclusione del CaO, deve essere sottolineata una notevole sovrapposizione dei campi di variazione degli elementi considerati, contrapposta a 288 Fig. 4 - Diagrammi comparativi degli intervalli di variazione delle concentrazioni (espresse in % in peso) e dei relativi valori medi per alcuni tra gli elementi maggiori considerati più significativi nelle argille studiate. Comparative plots of the variation of concentration values and corresponding averages of the most significative major elements oxides (wt %) in the studied clays. G. Montana et al. differenze più o meno significative dei valori medi. Per ciò che riguarda il CaO, le Argille Varicolori possiedono il campo di variazione più esteso e sono, altresì, carat- terizzate da una disposizione asimmetrica del valore medio (verso i valori più bassi dell’intervallo). Quest’ultimo aspetto può essere compreso consideran- do che 6 campioni su un totale di 7 hanno un tenore in CaO ben al di sotto del 5% ed un solo campione, che ne possiede l’8.68% in peso, crea la variabilità rilevata. Anche il valore mediano (3.22%) risulta prossimo alla media aritmetica (3.35%). Una certa variabilità del con- tenuto in CaO con disposizione marcatamente asimme- trica del valore medio si registra anche per le argille di Ficarazzi. Tuttavia, questo risultato deve essere consi- derato con prudenza dato che il numero dei campioni analizzati è, come precedentemente spiegato, forzata- mente piccolo. Le argille del Flysch Numidico possie- dono una variabilità estremamente ristretta del conte- nuto in CaO ed il valore medio si dispone in modo sim- metrico nell’intervallo dei valori. Anche le argille della Formazione Terravecchia sono caratterizzate da un campo di variazione in CaO ristretto e da un valore medio rappresentativo. L’esame dei campi di variazione relativi agli altri elementi suggerisce una variabilità con- tenuta della concentrazione di Al2O3 e relativamente più ampia per i tenori di Fe2O3 e K2O nel caso dei materiali argillosi del Flysch Numi- dico. Le Argille di Ficarazzi ed i materiali della Forma- zione Terravecchia mostra- no intervalli di variazione molto ristretti ed abbastan- za piccoli anche in K 2O, mentre sono caratterizzati da una maggiore variabilità del contenuto in Fe2O3. Le Argille Varicolori, infine, sono differenziate dagli altri materiali per un campo di variazione particolarmente limitato in Fe2O3 e, al con- trario, possiedono un inter- vallo di relativamente più ampio per quanto riguarda i contenuti di K2O e Al2O3, con disposizione marcata- mente asimmetrica dei valori medi. In definitiva, soprattutto attraverso il rap- porto CaO/Al2O3 le argille del Flysch Numidico e, in genere, anche le Argille Varicolori possono essere chiaramente differenziate dai campioni rappresentativi della Formazione Terra- vecchia (che a loro volta formano un gruppo assai omogeneo) e dalle Argille di Ficarazzi. Queste ultime, invece, risultano mediamen- te più povere in allumina e più ricche in CaO rispetto ai materiali miocenici (Fig. 5a). In ogni caso, entrambe possono essere classificate come “argille calcaree” (CaO > 5% secondo MANIATIS & T I T E , 1978), al contrario dei materiali del Flysch Numidico e delle Argille Varicolori che sono da conside- rare “argille non calcaree” (CaO < 5%). L’esame dei risultati relativi agli elementi in traccia lascia intravedere, in primo luogo, una ragionevole con- nessione con gli elementi maggiori geochimicamente affini, ovvia conseguenza delle caratteristiche mineralo- giche dei materiali esaminati. Attraverso semplici dia- grammi binari può essere verificata, ad esempio, la buona correlazione del K2O sia con il Rb che con il Ba, verosimilmente collegabile con il contenuto in mica e feldspato (Fig. 5b, 5c). Al tempo stesso, è possibile ottenere una soddisfacente discriminazione tra le argille oggetto di studio, con concentrazioni molto simili (con rare eccezioni) per tutti i campioni della Formazione Terravecchia, relativamente più basse per le Argille di Ficarazzi e gran parte delle Argille Varicolori, decisa- mente più alte nel caso dei materiali argillosi del Flysch Numidico. Anche il confronto dei tenori in Terre Rare consente di confermare una volta ancora la notevole omogeneità composizionale delle argille della Formazione Terravecchia e, al contrario, la grande variabilità dei materiali del Flysch Numidico, che, anche 289 Fig. 5 - Diagrammi binari: (a) CaO-Al2O3; (b) Ba- K2O; (c) Rb- K2O (d) Ce-La; (e) Ni-Cr. Binary diagrams: (a) CaO-Al2O3; (b) Ba- K2O; (c) Rb- K2O (d) Ce-La; (e) Ni-Cr. Definizione composizionale delle “argille ceramiche” ... in questo caso, sono caratterizzati da valori tendenzial- mente più elevati rispetto alle altre argille (Fig. 5d). Infine, il diagramma binario tra Cr e Ni (Fig. 5e) dimostra che attraverso questi elementi è possibile discriminare in modo accettabile le Argille di Ficarazzi dalle argille della Formazione Terravecchia, con queste ultime caratterizzate da tenori medi in entrambi gli elementi superiori di circa il 50%. 4.4 Simulazione del ciclo produttivo Come già anticipato in precedenza, soltanto le Argille di Ficarazzi (Pleistocene) e le argille della Formazione Terravecchia (Miocene) sono state sottopo- ste ad una simulazione di ciclo produttivo e ad analisi di tipo tecnologico. Questa decisione è scaturita da evi- denze etnografiche, archeologiche ed archeometriche che inducono a considerarle, con un buon margine di sicurezza, le materie prime più utilizzate per la produ- zione ceramica nel territorio oggetto di studio (ALAIMO et al., 2002; 2003; MONTANA et al.., 2003). Com’è noto, le caratteristiche macroscopicamen- te più evidenti di un impasto ceramico, quali la sua lavorabilità allo stato plastico, il comportamento in seguito ad essiccamento e cottura ed il colore del pro- dotto finito rappresentano le proprietà specifiche tenute empiricamente sotto controllo dagli antichi artigiani. Queste caratteristiche erano giustamente considerate le più efficaci per selezionare le materie prime disponibili nello specifico contesto territoriale, allo scopo di mette- re a punto una catena operativa completa e tecnologi- camente avanzata, per la realizzazione di manufatti ceramici che garantissero, al tempo stesso, una soddi- sfacente funzionalità, un alto livello qualitativo e/o costi di produzione contenuti. La quantificazione dei soprac- citati parametri nelle Argille di Ficarazzi e nelle argille della Formazione Terravecchia è stata fatta, pertanto, per ottenere indicazioni utili ad una migliore compren- sione delle scelte tecnologiche fatte dagli artigiani sice- lioti, anche più di duemila anni addietro. Inoltre, la simu- lazione del processo produttivo (manifattura di impasti sperimentali e cottura a temperature ben definite) è stata intrapresa anche per perseguire l’obiettivo, non meno importante, di provvedere ad una descrizione petrografica degli impasti ottenibili con le argille cam- pionate. I dati petrografici possono successivamente essere utilizzati per effettuare attendibili confronti con reperti archeologici e/o i manufatti ceramici di età stori- ca sospettati di essere stati prodotti con le stesse materie prime. 4.4.1 Plasticità, colore e ritiro lineare La plasticità è un particolare comportamento reo- logico che i materiali argillosi manifestano con l’aggiun- ta un’appropriata quantità di acqua. Essa consiste nella capacità del materiale stesso di assumere una defor- mazione permanente senza perdita di coesione e con- seguente formazione di fessure. Questa proprietà è controllata da diversi fattori, tra cui, soprattutto, l’ab- bondanza relativa dei minerali argillosi a reticolo espan- dibile nella frazione minore di 2 µm, la ripartizione delle varie frazioni granulometriche, nonché la presenza di materia organica. Una procedura semplice ed allo stes- so tempo attendibile comunemente usata per la deter- minazione della plasticità dei materiali argillosi di poten- ziale utilizzo ceramico è quella basata sulla misura degli indici di Atterberg (MARSIGLI & DONDI, 1997). I limiti di consistenza dei materiali incoerenti come le terre argil- lose, molto schematicamente, vengono definiti dal con- tenuto di acqua che convenzionalmente caratterizza il passaggio dallo stato di fluido viscoso a quello plastico (limite di liquidità Wl) e dallo stato plastico a quello semisolido (limite di plasticità Wp). Il contenuto di acqua per cui il materiale permane allo stato plastico è definito dall’indice di plasticità Ip, ottenuto dalla diffe- renza tra il limite liquido e quello plastico. I risultati relativi alle determinazioni empiriche dei limiti di Atterberg ed al calcolo dell’indice di plasticità sono riportati in Tabella 3. 290 Tab. 3 - Limiti di Atterberg relativamente ai campioni delle Argille di Ficarazzi e della Formazione Terravecchia. Atterberg’s consistency limits of samples belonging to Ficarazzi and Terravecchia clayey’s Formations. Campione Wl % Wp % Ip % Argille di Ficarazzi F1 49 21 28 S1 70 27 43 AC1 39 18 21 AC2 38 20 18 Argille Terravecchia Hi1 44 21 23 Hi2 47 25 22 Hi3 49 27 22 Hi4 46 24 22 Hi5 45 22 23 Hi6 45 21 24 Hi7 42 24 19 Hi8 52 18 34 Hi10 45 22 23 Hi14 46 21 25 Hi16 47 22 25 Hi18 51 20 31 Hi19 45 18 27 Hi20 42 21 21 Hi21 48 18 29 Hi22 48 19 30 Hi23 41 19 22 FCT1 53 26 27 FCT2 55 35 21 FCT3 42 21 21 FCT4 40 24 16 Entrambe le tipologie di materiale, nella grande maggioranza dei casi, risultano caratterizzate da valori accettabili di limite di liquidità e di indice di plasticità, tali da poter essere definite come argille di “media pla- sticità”. In particolare, i valori riferiti alle argille della Formazione Terravecchia dimostrano anche una buona omogeneità, con un indice di plasticità medio Ip = 24%, sempre abbondantemente inferiore alla soglia del 40% che contraddistingue i materiali molto plastici e, pertan- to, non idonei (tal quali) all’impiego come materia prima ceramica. Questo comportamento è una diretta conse- G. Montana et al. guenza della loro ottimale distribuzione granulometrica, ed anche della netta predominanza di minerali argillosi a reticolo non espandibile (illite e caolinite), rispetto alla smectite, nella frazione inferiore ai 2 µm. Anche i cam- pioni rappresentativi delle Argille di Ficarazzi possiedo- no un valore medio dell’indice di plasticità accettabile, sebbene leggermente più elevato (Ip = 27%) rispetto ai materiali della Formazione Terravecchia. Questo risulta- to, tuttavia, è condizionato dal campione S1 che, come già accennato, è parzialmente contaminato da sale marino, la cui presenza influisce notevolmente sul limite liquido Wl (e quindi sull’indice di plasticità). Inoltre, occorre considerare anche la maggiore abbondanza di smectite di queste argille pleistoceniche (in media il 38% del totale dei minerali argillosi) decisamente più alta rispetto ai materiali miocenici della Formazione Terravecchia (in media pari al 24% del totale dei mine- rali argillosi). Ad ogni modo, i campioni di entrambe le tipologie di materiale oggetto di studio, se proiettati nel diagramma di MARSIGLI & DONDI (1997) che mette in rela- zione limite liquido ed indice plastico, fornendo uno schema di previsione del comportamento in foggiatura delle argil- le per terracotta e laterizi, ricadono in grande prevalenza nei campi delle “argil- le impasto” e delle “argille base” (Fig. 6). Quindi, sono da considerare materiali che, in linea di massima, possiedono naturalmente una plasticità ottimale per la lavorazione o, secondo la destinazio- ne d’uso dell’oggetto, necessitano di piccole correzioni attraverso l’aggiunta di opportune quantità di degrassante sabbioso, oppure la miscela con altre argille più magre. Anche il ritiro lineare in seguito ad essiccamento e cottura è un parametro utile nella caratterizzazione di una mate- ria prima argillosa, poiché consente di valutare empiricamente l’idoneità del materiale stesso ad essere utilizzato, tal quale, per la produzione di ceramica. In linea di massima, ad un limitato ritiro lineare, sia in fase di essiccamento che di cottura, corrisponde una maggiore idoneità teorica dell’argilla a fungere da materia prima ceramica, in quanto vi è un minor rischio che si formino fessure in seguito a ritiro differenziale. Il ritiro lineare nell’intervallo 25÷100°C è legato alla perdita dell’acqua di impasto e del- l’umidità intrappolata. Il ritiro tra 100°C e 950°C è, invece, dovuto alla espulsione dell’acqua strutturale (a partire da circa 600°C), al processo di decarbonatazione (750÷900°C), alla produzione di fasi di neoformazione (a partire da 850÷900°C). Le medie dei valori rilevati nei cam- pioni della Formazione Terravecchia e nelle Argille di Ficarazzi sono grafica- mente rappresentate nell’istogramma di Figura 7. Il ritiro lineare si attesta al di sotto del 10% e con incrementi prossimi o inferiori all’1% e quindi, in linea di massima, è da ritenersi accettabile per entrambe le litologie. Tuttavia, i materiali della Formazione Terravecchia mostrano un comportamento relativamente migliore rispetto alle Argille di Ficarazzi soprattutto in fase di essiccamento ed a basse tempe- rature di cottura (ritiri minori di circa l’1÷1.5%), mentre la differenza sembra attenuarsi leggermente alle alte temperature. Tali risultati possono essere interpretati considerando quanto emerso dalle analisi granulometri- che e mineralogiche (XRD) che hanno messo in luce una più equilibrata distribuzione granulometrica per le argille della Terravecchia rispetto alle Argille di Ficarazzi, che, inoltre, sono caratterizzate dalla presen- za di una maggiore quantità di minerali argillosi a retico- lo espandibile nella frazione inferiore a 2 µm. Un fattore che può contribuire a ridurre il ritiro lineare alle temperature più alte è il contenuto in CaCO3, che, come visto, dalle analisi mineralogiche e chimiche, è in media relativamente più abbondante nelle argille pleistoceniche. Infatti, durante il processo di cottura, successivamente alla decarbonatazione 291 Fig. 6 - Schema di previsione del comportamento in foggiatura delle argille in accor- do a quanto proposto da MARSIGLI & DONDI (1997). Diagram for estimating moulding behaviour of clays after MARSIGLI & DONDI (1997). Fig. 7 - Confronto tra i valori medi di ritiro lineare (%) mostrati dalle Argille di Ficarazzi e dalle argille della Formazione Terravecchia in seguito a cottura a diverse temperature. Comparison between the average values of linear shrinkage (%) showed by the Ficarazzi and Terravecchia clayey’s Formations after firing treatments at various tem- peratures. Definizione composizionale delle “argille ceramiche” ... abbiamo reazioni che conducono alla formazione di nuove fasi cristalline (come gehlenite e pirosseno calci- co) che contrastano, in linea di massima, la contrazione del prodotto ceramico. La variazione cromatica dei provini sottoposti a cottura sperimentale è mostrata in Tabella 4, valutata mediante i codici alfanumerici di Munsell (Munsell Soil Colour Charts). Come noto, lo sviluppo del colore nella ceramica è legato a processi chimico-fisici che, fonda- mentalmente, dipendono dalla composizione chimica del materiale di partenza, dalle temperature massime raggiunte e dalla abbondanza di ossigeno nella camera di cottura (atmosfera ossidante o riducente). Il colore di un manufatto ceramico è condizionato in modo preva- lente dalla presenza di Fe++ e Fe+++, presenti negli ossidi, ovvero accolti nel reticolo cristallino delle fasi silicatiche che si sviluppano in cottura (gehlenite e pirosseno). Secondo recenti studi gli elementi chimici ai quali è possibile attribuire un’influenza più o meno importante sul colore dei prodotti ceramici sono ferro, calcio, allu- minio, titanio, e magnesio (FABBRI & DONDI, 1995); tra questi, risulta in tal senso determinante la concentrazio- ne di CaO e, ancora di più, il rapporto Fe2O3 /CaO. Già alla temperatura di 300 °C i campioni delle due argille mostrano un primo cambiamento di colore che aggiunge, alla precedente tinta (Hue) del giallo (5Y) o del grigio (GLEY), una prima componente del rosso (5YR; 7,5YR). Questo cambiamento può essere attribui- to all’avanzare del processo di disidratazione dei mine- rali argillosi e degli ossidi di ferro presenti nel materiale. Assai più consistenti, invece, sono le modifiche di tinta alle elevate temperature. Infatti, a 950 °C è pressoché del tutto completo il processo di formazione delle nuove fasi mineralogiche, come la gehlenite, il diopside e/o la wollastonite; mentre l’ematite va assumendo una cristallinità sempre maggiore. Le quantità relative di questi nuovi composti, oltre a conferire una nuova struttura al prodotto finito, contribuiscono a determina- re il colore finale. Alla temperatura di 950 °C, in un atmosfera di cottura e di raffreddamento pienamente ossidante (come si osserva in Tabella 4), nelle tipologie di argilla oggetto di studio domina la tinta del rosso (2.5YR), essendo entrambi i materiali caratterizzati da un rapporto Fe2O3/CaO compreso tra 0.7 e 1. 4.4.2 Descrizione petrografica ed esempi di determi- nazione di provenienza per alcune classi di reperti archeologici La caratterizzazione petrografica dei provini rea- lizzati con le Argille di Ficarazzi e le argille della Formazione Terravecchia è stata effettuata valutando distribuzione, addensamento, granulometria e compo- sizione mineralogica del degrassante. Per la stima visi- va sono state utilizzate delle tavole comparative (TERRY & CHALINGAR,1955; BULLOCK et al.,1985; TUCKER,1981) L’impasto delle argille della Formazione Terravecchia è caratterizzato un degrassante con, in genere, una grande prevalenza della sabbia molto fine (0.06÷0.125mm) rispetto alla sabbia fine (0,125÷0,25 mm). Rari i granuli con dimensioni maggiori di 0.25 mm. L’addensamento risulta piuttosto variabile, prevalente- mente compreso tra 5 e 15%; molto raramente rag- giunge valori più alti intorno al 25%. Il costituente prin- cipale è il quarzo monocristallino, rappresentato da frammenti subangolosi o sporadicamente subarroton- dati (Fig. 8a-b). La calcite, rappresentata da microfossili e, in misura minore, anche da frammenti litici è un costituente da comune a sporadico, sempre subordina- to rispetto al quarzo monocristallino. Minute lamelle di mica e piccoli frammenti di feldspato sono presenti in tutti i campioni analizzati e, sebbene in piccole quantità, possono essere considerati elementi caratteristici del- l’impasto. Componenti da assai subordinati a rari sono minerali opachi, clorite, glauconite, dolomite e litici cri- stallini acidi. Tra i minerali accessori sono stati sporadi- camente individuati apatite, zircone, rutilo e tormalina. Nei provini cotti ad alta temperatura (950°C) i compo- nenti di natura calcarea non sono più visibili, se non indirettamente, attraverso pori da impronta con orlo di schiarimento e/o micritic clots, vale a dire grumi di cal- cite microcristallina derivanti dalla ricarbonatazione del- l’ossido di calcio nella fase di raffreddamento (CAU et 292 Litologia Campioni 100°C 300°C 950° C Fe2O3/CaO F1 2.5Y 5.5/1 10YR 5.5/3 5YR 6/5 0.8 Argille di Ficarazzi S1 2.5Y 6.5/4 5YR 5/5 2.5YR 7/5 1.0 AC1 2.5Y 6.5/4 5YR 5.5/5 2.5YR 6.5/8 0.7 AC2 2.5Y 6.5/6 5YR 5.5/7 2.5YR7/6 0.5 Hm 3 5Y 5.5/1 10YR 5.5/3 7.5YR 6.5/4 0.8 Hi 3 5Y 6.5/1.5 7.5YR 5.5/3 5YR 5.5/7 1.1 Hi 6 7.5Y 7/1 10YR 5.5/2 2.5YR 5.5/6 1.3 Hi 9 5Y 6.5/1.5 10YR 6/4 2.5YR 6/6 0.7 Hi 11 5Y 6/1.5 7.5YR 5/3 5YR 6.5/5 0.9 Argille Terravecchia Hi 12 5Y 5.5/1 10YR 6/2.5 5YR 6.5/6 0.9 Hi 19 2.5Y 6/1.5 7.5YR 5.5/4 2.5YR 6/7 1.0 FCT1 GLEY1 6/10Y 10YR 5.5/2 2.5YR 5.5/8 1.0 FCT2 GLEY1 6/5 GY 2.5Y 5/2 2.5YR 5.5/6 1.0 FCT3 GLEY1 6/10Y 10YR 5/3 2.5YR 5.5/7 0.7 FCT4 GLEY1 6.5/10Y 10YR 5.5/2 2.5YR 5/7 0.8 Tab. 4 - Colori se- condo i codici Mun- sell mostrati dai cam- pioni delle Argille di Ficarazzi e della Formazione Terra- vecchia dopo cottura in atmosfera ossidan- te alle temperature di 100, 300 and 950°C. Munsell colours showed by Ficarazzi and Terravecchia clayey’s samples after oxidizing firings at 100, 300 and 950°C. G. Montana et al. al., 2002). L’impasto delle Argille di Ficarazzi risulta caratte- rizzato da un degrassante sabbioso con distribuzione granulometrica seriale. Anche in questo caso prevale la sabbia molto fine (0,06÷0,125 mm) ma, a differenza delle argille precedentemente descritte, si hanno anche quantità relativamente minori, ma non trascurabili, di sabbia fine o media, e, più raramente, anche granuli con dimensione grossolana o molto grossolana (0.5÷2 mm). L’addensamento della frazione sabbiosa appare assai variabile, in genere compreso dal 10 al 25% ma può raggiunge valori anche molto più alti, sino ad oltre il 20%. Il costituente predominante è il quarzo monocri- stallino contraddistinto da frammenti angolosi o suban- golosi, seguito da quantità variabili da abbondanti a comuni di litoclasti e bioclasti calcarei. Costituenti sem- pre presenti e caratterizzanti, benché in piccole quan- tità, risultano essere dei frammenti subarrotondati di quarzarenite, granuli selce, quarzo policristallino e K- feldspato (Fig. 8c-d). Tra i minerali accessori si segnala apatite (rara). Anche in questo caso, come ovvio aspet- tarsi, dopo la cottura a 950°C la componente calcarea non è più visibile in nessuno dei campioni esaminati se non per mezzo di pori da impronta e/o micritic clots. Come già sottolineato, uno dei risultati più impor- tanti che ci si aspetta dalle analisi archeometriche sulle materie prime è dato dalla attestazione degli elementi distintivi dell’impasto realizzato in un dato centro di produzione, ed il controllo di eventuali variazioni nel tempo legate a differenti procedure tecnologiche, ovve- ro alla tipologia e alla destinazione d’uso dell’oggetto ceramico. Questi aspetti, di grande ricaduta archeologi- ca, hanno lo scopo di caratterizzare le manifatture locali e distinguerle dalle importazioni in specifici contesti di scavo, ben delimitati geo- graficamente e cronologica- mente. Per ogni categoria ceramica ritenuta di interes- se, un confronto su base composizionale con le potenziali materie prime costituirebbe un criterio altamente oggettivo al fine di attestarne la produzione locale. Inoltre, qualora si pensi che la stessa classe ceramica possa avere avuto una confacente diffusione in ambito regionale, o persino extraregionale, da questo tipo di studi potrebbe aversi anche un notevole apporto nella ricostruzione dei cir- cuiti commerciali che, trop- po spesso, ancora oggi, risulta quasi esclusivamente basata sul confronto morfo- logico e stilistico dei reperti. A scopo esemplificati- vo ed anche per verificare la reale significatività dei dati acquisiti sulle argille della Sicilia nord-occidentale, è stato ritenuto utile effettuare un confronto tra le nostre materie prime con alcune classi di reperti ceramici già caratterizzati composizionalmente in studi precedenti. In particolare, sono state prese in considerazione classi di materiali di produzione accertata, o verosimilmente ipotizzata, nello stesso territorio (Sicilia nord-occidenta- le) in epoche anche molto differenti: mattonelle da pavi- mentazione di produzione palermitana, datate dal XVI al XIX secolo (ALAIMO et al., 2004); piatti e coppe decorate con vernice nera, di età ellenistica, provenienti da scavi effettuati a Palermo, Termini Imerese, Marineo e Monte Iato, ritenute imitazioni locali della produzione nota come Campana A (BELVEDERE et al., in stampa)2; coppe di età arcaica, note come Iato K480, ritenute produzioni indigene derivate da analoghe forme Attiche, ritrovate ad Himera ed altri siti minori circostanti (VASSALLO, 1996; ALAIMO et al., 2000). Dal confronto dei dati petro- grafici (osservazioni al microscopio polarizzatore delle sezioni sottili) inerenti le sopraccitate classi di reperti ceramici e i prodotti finiti ottenuti dagli impasti speri- mentali delle argille selezionate risulta che i gruppi di reperti corrispondenti alle imitazioni di ceramica a verni- ce nera in forma di Campana A ed alle mattonelle maio- licate del XVII secolo presentano caratteristiche compo- sizionali e tessiturali del tutto compatibili con le Argille di Ficarazzi. Esistono, infatti, forti somiglianze in termini 293 Fig. 8 - Immagini al microscopio polarizzatore (nicol incrociati; barra dimensionale = 0.5 mm): argille della Formazione Terravecchia cotte a 300 °C (a) ed a 950 °C (b); Argille di Ficarazzi cotte a 300 °C (c) ed a 950 °C (d). Images at the polarizing microscope (crossed nicol; scale bar = 0,5 mm): Terravecchia Formation clay after firing treatments at 300 °C (a) and 950 °C (b); Ficarazzi clay after firing treatments at 300 °C (c) and 950 °C (d). Definizione composizionale delle “argille ceramiche” ... 2Per Campana A si intende una ceramica da mensa assai pre- giata, decorata a vernice nera, il cui centro di produzione è stato individuato nell’area della Baia di Napoli, ampiamente esportata nel Mediterraneo occidentale a partire dal III secolo a.C., che è stata imitata (riprodotta) anche in diversi centri di consumo. di degrassante sabbioso sia per distribuzione dimensio- nale (prevalenza di sabbia molto fine e fine) che per addensamento (10÷20%) e composizione, con predo- minanza dei granuli subangolosi di quarzo monocristal- lino sui microfossili a guscio calcareo (o dei pori da impronta e dei grumi micritici da essi derivati) e piccole quantità di granuli di selce, quarzarenite e feldspato. D’altra parte, è possibile osservare una notevole somi- glianza, sempre in termini sia tessiturali che composi- zionali, tra l’impasto delle Coppe Iato K480 e le argille della Formazione Terravecchia. Infatti, dal confronto incrociato emergono un addensamento medio intorno al 15% del degrassante sabbioso con dimensione in grande maggioranza molto fine. La componente silico- clastica risulta prevalere decisamente su quella carbo- natica. In quantità relativamente subordinata ma in maniera caratterizzante sono presenti piccole quantità di mica, K-feldspato e plagioclasio. Ulteriori ed ancor più convincenti conferme possono essere ricavate dal confronto chimico degli stessi gruppi di campioni cera- mici con le materie prime oggetto di studio disponibili in loco. Già ricorrendo a semplici diagrammi binari che mettono a confronto i rapporti di concentrazione degli ossidi di alcuni elementi maggiori particolarmente caratterizzanti, CaO, Al2O3, K2O, Na2O (Fig. 9) si può chiaramente constatare la buona corrispondenza tra le argille mioceniche della Formazione Terravecchia e le Coppe Iato K480; invece, sia le imitazioni locali di Campana A che le mattonelle maiolicate mostrano una discreta affinità con le argille pleistoceniche (Argille di Ficarazzi). La dispersione che si nota in quest’ultimo caso potrebbe essere interpretata ipotizzando il ricorso, da parte dei ceramisti, a trattamenti preliminari della materia prima (dimagrimento nel caso di sfruttamento dei banchi di argilla più plastici). Inoltre, nel caso delle mattonelle per pavimenta- zione, l’utilizzo di un impasto più sabbioso potrebbe essere stato dettato da una scelta tecnica consapevole del ceramista. Comunque, è noto, ed è stato conferma- to in questo studio, che le Argille di Ficarazzi sono di per se caratterizzate da oscillazioni composizionali non trascurabili, legate principalmente al rapporto di abbon- danza tra sabbia fossilifera e componente silico-clasti- ca (CIPOLLA, 1931). Un’ulteriore e definitiva conferma dell’utilizzo di materie prime diverse tra quelle presenti nel territorio, nel caso delle classi ceramiche sopra discusse, può essere ottenuta ricorrendo ad un ben noto metodo di analisi statistica multivariata (analisi discriminante lineare LDA), i cui risultati sono mostrati in Figura 10. Infatti, nello spazio bidimensionale rappresentato dalle prime due funzioni discriminanti (D1 e D2) le argille del Flysch Numidico costituiscono un gruppo abba- stanza omogeneo e, comunque, ben distinto e separato dai reperti ceramici e dalle altre argille. Al contrario, le Argille Varicolori, pur non avendo niente in comune con 294 Fig. 9 - Confronto chimico tra le Argille di Ficarazzi e le argille della Formazione Terravecchia con alcune tipologie ceramiche prodotte (in varie epoche) nell’area oggetto di studio. Chemical relationships between the Ficarazzi and Terravecchia clayey’s Formations and some classes of ceramic artefacts which were produced (in various periods) in the same area. G. Montana et al. i reperti ceramici usati per il confronto, possiedono una varianza interna (within-group variance) tale da non poter essere considerate come gruppo. Infine, è molto importante sottolineare che le argille della Formazione Terravecchia ricadono nello stesso intorno composizio- nale delle Coppe Iato e le Argille di Ficarazzi (Fig. 10) si associano, sebbene con un livello di dispersione mag- giore, sia alle mattonelle da pavimentazione che alle imitazioni locali di forme in Campana A. 5. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE I risultati sopra esposti e discussi apportano un contributo alla conoscenza delle materie prime argillose che, nei secoli passati, sono state sfruttate per la pro- duzione di manufatti ceramici nella Sicilia nord-occi- dentale. La ricerca parte dalla puntuale collocazione dei depositi oggetto di interesse nel quadro geologico e stratigrafico del territorio sopraccitato, aspetto sul quale è stato riposto un adeguato impegno. Dai dati ricavati dalle analisi dei campioni prelevati dalle formazioni argillose oggetto di studio è possibile concludere che in base alle caratteristiche di distribu- zione granulometrica, di composizione mineralogica e chimica oltre che per le proprietà di plasticità, ritiro lineare e colore dopo essiccamento e cottura, i materia- li, meglio rispondenti alle qualità specifiche richieste per la produzione di forme vascolari di varia dimensione, ceramica fine e laterizi di qualità sono quelle afferenti alla Formazione Terravecchia ed alle Argille di Ficarazzi. Questi risultati rafforzano quanto già poteva esse- re considerato più che verosimile dalle indagini archeo- logiche ed archeometriche recentemente effettuate sul territorio. Già in passato, infatti, la sapienza empirica degli artigiani locali aveva raggiunto un livello tale da selezionare, a seconda della destinazione d’uso del manufat- to, le materie prime più idonee. Questo il più delle volte accade- va senza la necessità di correg- gere gli impasti. In altri casi le argille erano dimagrite con sab- bia, oppure, ricorrendo ad opportune miscele tra varie qualità di argilla. Le evidenze derivabili dai confronti esposti nel paragrafo precedente corro- borano quanto appena afferma- to. In particolare, nel caso delle argille di Ficarazzi, viene messo in evidenza anche un utilizzo eccezionalmente stabile nel tempo, anche se forzatamente circoscritto al solo agro palermi- tano: dalle fornaci di Solunto dove si produssero anfore e ceramica da mensa o dispensa dall’età arcaica sino al periodo ellenistico-romano, a quelle dell’Acqua dei Corsari che si distinsero dal XVI secolo per la manifattura di mattoni per pavi- mentazione di ottima qualità (anche in maiolica). Di contro, i materiali prelevati dal Flysch Numidico e dalle Argille Varicolori hanno mostra- to, nella maggior parte dei casi, caratteristiche non pro- priamente idonee alla manifattura di ceramica di accet- tabile qualità, a causa di un assortimento granulometri- co assai variabile e in genere non bilanciato, della pre- senza di minerali argillosi a reticolo espandibile nella frazione inferiore a 2 µm, e di un contenuto in CaO il più delle volte troppo basso per garantire un sufficiente livello di vetrificazione alle temperature comunemente raggiunte nelle fornaci tradizionali (in genere inferiori o di poco superiori ai 1000°C). Pertanto, l’utilizzo di que- ste argille dovrebbe essere stato, realisticamente, limi- tato e piuttosto episodico, di scarso interesse archeolo- gico o storico-artistico e, soprattutto, circoscritto a tipologie di manufatti meno pregiate, quali laterizi (mat- toni da costruzione e tegole) o, al più, vasellame grezzo ad impasto refrattario (qualora abbondantemente dima- grite con sabbia silicatica) che necessita di temperature di cottura più basse. E’ doveroso sottolineare che i risultati esposti in questa sede costituiscono solo la prima fase di una ricerca molto più vasta. Essa è ancora in piena fase di sviluppo ed ha la finalità di costruire un’ampia quanto affidabile base di confronto per identificare e caratteriz- zare i numerosi centri di manifattura ceramica che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio culturale siciliano. Una ricerca del genere può avere, come preli- minarmente dimostrato nei paragrafi precedenti, delle importanti ricadute nella soluzione di problematiche archeologiche e storiche, permettendo di acquisire nuovi criteri oggettivi per la valutazione della diffusione delle produzioni ceramiche locali, sia in ambito intrain- sulare che extrainsulare, con la possibilità di valutare le attività sociali ed economiche dei singoli insediamenti, i loro livelli di evoluzione tecnologica e lo sviluppo nel corso dei secoli. 295 Fig. 10 - Analisi discriminante di tutte le argille studiate e dei reperti ceramici di produzione locale, effettuata assumendo 4 gruppi: argille del Flysch Numidico; Argille Varicolori; argille della Formazione Terravecchia e coppe Iato K-480; Argille di Ficarazzi, ceramica a vernice nera (imitazioni locali di forme in Campana A), mattonelle da pavimentazione (XVI-XIX secolo). Discriminant analysis of the examined clay data set and of local ceramic artefacts, assuming four groups: Flysch Numidico (clays); Argille Varicolori (clays); Terravecchia Formation (clays and Iato K-480 archaic cups); Ficarazzi Formation (clays, Hellenistic black gloss plates and bowls and floor tiles of the XVI-XIX centuries). Definizione composizionale delle “argille ceramiche” ... BIBLIOGRAFIA B. ACCORDI (1958) - Il flysch oligocenico-aquitaniano dei Monti Nebrodi. Eclogae Geol. Helvetiae, 51, 827. R. ALAIMO & G. MONTANA (2003) - Scienza e Archeologia: le analisi archeometriche. In “Pantellerian ware. Archeologia subacquea e ceramiche da fuoco a Pantelleria”. S. Santoro Bianchi, G. Guiducci, S. Tusa. (eds.), Dario Flaccovio Editore, Palermo, p. 51-55. R. ALAIMO, R. GIARRUSSO, I. ILIOPOULOS, & G. MONTANA (2000) - Coppe Tipo Iato K-480: indagini archeo- metriche finalizzate alla individuazione del centro di produzione. 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