Imp.Santangelo& VALUTAZIONE DELLA PERICOLOSITÀ ALLUVIONALE DELLE CONOIDI DEL VALLO DI DIANO (SALERNO, ITALIA MERIDIONALE) Nicoletta Santangelo1, Antonio Santo2, Paola Isabella Faillace3 1 Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Napoli 2 Dipartimento di Ingegneria Geotecnica – Sezione Geologia Applicata, Università di Napoli 3 Geologo, Dottore di Ricerca RIASSUNTO: Santangelo et al., Valutazione della pericolosità delle conoidi alluvionali del Vallo di Diano (Salerno, Italia meridionale). (IT ISSN 0394-3356, 2006). L’area oggetto di questo studio è localizzata nel Vallo di Diano, un’ampia conca intermontana di età plio-pleistocenica situata nella parte meridionale della Campania. Alla base del versante orientale di questa depressione è presente un’ampia fascia detritica costitui- ta in prevalenza da conoidi alluvionali coalescenti, con una età compresa tra il Pleistocene medio e l’Olocene. Questa zona risulta caratterizzata da un notevole sviluppo di insediamenti urbani e attività agricole e/o industriali, che si è spesso realizzato senza tenere conto della possibile pericolosità dell’area rispetto ai processi alluvionali. L’obiettivo principale di questo lavoro è stato quello di rico- noscere e di cartografare le conoidi attive e di definire la loro pericolosità, applicando un nuovo metodo recentemente proposto nella letteratura scientifica. Il lavoro è stato, strutturato in più fasi. Inizialmente è stato affrontato uno studio morfologico e morfometrico delle conoidi e dei loro bacini di alimentazione (27 esemplari) al fine di definire la tipologia di deposizione prevalente nelle conoidi ed il tempo di corrivazione dei bacini di alimentazione. Contemporaneamente è stata effettuata un’analisi storica per cercare di comprendere lo stato di attività di questi corpi tramite un confronto tra la cartografia recente e quella storica, integrato con ricerche d’archivio che hanno documentato eventi alluvionali verificatisi nell’area negli ultimi 100 anni. Il rilevamento sul campo ha consentito di raccogliere dati relativi alla tipolo- gia dei depositi, alle interazioni esistenti tra gli apparati alluvionali e le strutture e/o infrastrutture, alla presenza di eventuali opere di sistemazione idraulica e alla loro efficacia. I dati raccolti sono stati utilizzati per definire le condizioni di pericolosità relativa tra le varie conoidi, applicando e parzialmente modi- ficando, un metodo recentemente proposto dall’Autorità di bacino del Fiume Po. In questo modo sono state definite quattro differenti classi di pericolosità relativa, comprese tra un alto grado (H4) ed un basso grado (H1). La maggior parte delle conoidi studiate ricade nelle classi H4 ed H3 e per almeno 8 di esse sussistono anche situazioni di alto rischio, legate all’interazione con centri urbani e altre infrastrutture. ABSTRACT: Santangelo et al., Alluvial fan flooding hazard assessment in the Vallo di Diano area (Salerno, Southern Italy). (IT ISSN 0394-3356, 2006). This paper deals with the problem of alluvial fan flooding in the piedmont areas of the Campania region trying to apply a new method to evaluate the effective alluvial hazard conditions. Piedmont areas are widespread all over the region and often present a high deve- lopment of urban and/or agricultural settlements. The selected area is located at the foothill of the Maddalena mountains, a NW-SE trending elongated ridge which bounds to the east with the wide intramountain basin of “Vallo di Diano”. Here a wide detrital talus made up by coalescent alluvial fans, ranging in age from Middle Pleistocene to Holocene, is present. The geomorhological analysis firstly allowed the recognition of active and inactive alluvial fans by means of the individuation of their hydrographic apex; in this way 27 active fans have been selected for morphometrical analysis. Then the main morphometric parame- ters (area, gradient, Melton index) of each fan and hydrographic basin have been calculated in order to obtain information related to the main processes (stream or debris flow) prevailing in the basin/fan system and to calculate the concentration time. Such data show that 24 out of 27 studied fans can be considered as “debris flow” dominated and that the concentration time of the hydrographic basins is always very short (lower than 1 hour). At the same time an historical analysis has been carried out to point out the state of activity of the fans during the last century. The collected data indicated that the “return time” of the main alluvial fan flooding events is more than 50 years. Finally to define the relative hazard conditions among the studied fans, a recent method proposed in the scientific literature for the allu- vial fans of the Po River National Authority has been applied, partly modifying it. Four different classes of relative alluvial hazard have been distinguished from very high degree (H4) to low degree (H1). Moreover, a hazard zonation inside the same alluvial fan has been proposed taking into account the main gradient variations. More than half among the studied fans belong to H4 and H3 classes and for at least 8 of them high risk conditions are determined by the interaction with urban centres and important roads. Parole chiave: conoidi alluvionali, pericolosità alluvionale, colate detritiche, Italia meridionale. Keywords: alluvial fans, alluvial hazard, debris flow, Southern Italy Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 19(1), 2006 - 3-17 1. PREMESSA Negli ultimi anni le ricerche geologiche e geo- morfologiche sono state indirizzate sempre più frequen- temente alla redazione di carte della pericolosità e del rischio per cause naturali. Le metodologie prevedono applicazioni sia di tipo quantitativo che semiquantitati- vo, realizzate generalmente mediante l’utilizzo di GIS sempre più sofisticati, che hanno permesso di effettua- re delle perimetrazioni di dettaglio delle aree ad elevata pericolosità e rischio per fenomeni sia alluvionali che da frana. Queste procedure sono ormai largamente utilizza- te dai diversi Enti pubblici quali per esempio le Autorità di Bacino. Anche in Campania, la redazione dei piani stralcio per l’assetto idrogeologico (PSAI) ha portato 4 N. Santangelo, A. Santo & P.I. Faillace alla definizione di carte della pericolosità e del rischio soprattutto per quanto riguarda i fenomeni franosi ed i processi alluvionali in contesti di pianura. Non sempre però è stato affrontato il problema della definizione della pericolosità e del rischio in contesti pedemontani laddove i processi alluvionali sono condizionati dalla presenza di conoidi attive. L’obiettivo principale di questo lavoro è stato quello di testare un metodo che permettesse di definire, agevolmente, lo stato di attività delle conoidi alluvionali in contesti pedemontani ai fini della redazione di carte della pericolosità e rischio. L’ area prescelta coincide con il settore pede- montano dei M.ti della Maddalena, che si sviluppa per circa 40 km lungo il bordo orientale del bacino inter- montano del Vallo di Diano ed è caratterizzato dalla presenza di numerose conoidi alluvionali coalescenti. La scelta è stata dettata anche dal fatto che su tale area alcuni degli scriventi hanno svolto attività di ricerca da più di un decennio e quindi per tali conoidi si posse- devano dati storici su precedenti alluvioni, numerosi dati geomorfologici e stratigrafici ed una base vettoriale (volo del 1991) gentilmente resa disponibile dalla Comunità Montana del Vallo di Diano. Le direttive seguite per definire lo stato di attività delle conoidi sono quelle proposte dalla FEMA (Federal Emergency Management Agency) del National Research Council degli Stati Uniti d’America (NRC, 1996). Esse consistono in un’analisi geomorfologica dettagliata di carte topografiche in scala adeguata, supportata da dati di rilevamento. In particolare preve- dono il riconoscimento delle porzioni attive/inattive di conoidi coalescenti attraverso l’identificazione dell’api- ce idrografico e dell’età dell’ultima attivazione; quest’ul- tima viene definita attraverso un’analisi storica e/o stra- tigrafica che dimostri l’esistenza di attività negli ultimi 100 anni (Special Flood Hazard Areas). E’ stato inoltre effettuato un rilevamento di detta- glio che ha consentito di raccogliere dati relativi alla tipologia dei depositi, alle interazioni esistenti tra gli apparati alluvionali e le strutture e/o infrastrutture, alla presenza di eventuali opere di sistemazione idraulica e alla loro efficacia. Questo studio è stato integrato con un’analisi morfometrica delle conoidi e dei loro bacini di alimenta- zione, per definire i tempi di corrivazione dei bacini e per comprendere i processi deposizionali prevalenti nella messa in posto delle conoidi. I dati raccolti sono stati infine utilizzati per valutare la pericolosità rispetto ai processi alluvionali dell’area di studio seguendo e, parzialmente modificando, il metodo proposto dall’Autorità di bacino del Po per la redazione del PSAI e riportato in SANNA (2003). 2. INQUADRAMENTO GEOLOGICO DELL’AREA Il Vallo di Diano è una estesa depressione struttu- rale dell’Appennino campano-lucano, allungata in dire- zione appenninica per circa 37 km, formatasi in seguito all’azione di importanti faglie regionali attive durante il Pliocene-Pleistocene (SANTANGELO, 1991; ASCIONE et al., 1992). In questo periodo il Vallo di Diano è stato sede di un grande bacino lacustre che successivamente si è trasformato in un’area palustre ed è stato bonificato in tempi storici per opera dei Borboni (1800)1. Esso è bordato ad occidente dai massicci calca- rei, prevalentemente cretacici, del Cilento (M.te Cervati, M.ti Alburni, M.ti della Motola) e ad oriente dai M.ti della Maddalena, una dorsale calcareo dolomitica di età triassico-giurassica, su cui poggiano stratigraficamente calcari pseudosaccaroidi, calciruditi e calcareniti di età maastrichtiano-eocenica. Localmente sono presenti lembi trasgressivi di depositi arenaceo-argillosi di età miocenica mentre, nella zona meridionale della dorsale, tra Sala Consilina e Padula, affiorano in finestra tettoni- ca al di sotto delle unità carbonatiche, depositi calca- reo-silico marnosi delle Unità Lagonegresi (Fig. 1). Lungo il bordo orientale del Vallo è presente un’ampia fascia pedemontana che fa da raccordo tra i M.ti della Maddalena ed il fondovalle; essa è costituita da diversi sistemi di conoidi alluvionale coalescenti, all’interno delle quali sono state riconosciute diverse generazioni di corpi sedimentari (SANTANGELO, 1991). Le più antiche sono attribuite al Pleistocene medio - supe- riore e sono ormai inattive mentre quelle recenti (Pleistocene superiore - Olocene) costituiscono il rac- cordo con l’attuale fondovalle. I dati pluviometrici disponibili sull’area (pluviome- tro di Sala Consilina, 560 m.s.l.m.) analizzati sul periodo 1921-1950 (Lippmann – Provansal, 1987) riportano pre- cipitazioni medie mensili non superiori ai 120 mm (con- centrate nei mesi invernali ) ed un numero di giorni non piovosi superiore a 75 durante la stagione estiva. La piovosità media annuale, nello stesso periodo è com- presa tra 1100 e 1250 mm annui. 3. ANALISI GEOMORFOLOGICA La prima fase della ricerca è stata rivolta al rico- noscimento e alla perimetrazione delle conoidi alluvio- nali di prima e di seconda generazione e dei relativi bacini idrografici (Fig. 1). 1 I primi tentativi di bonifica delle terre italiane iniziarono in epoca preromana ad opera dei Pelasgi che tentarono di affrontare la bonifica del Vallo con opere di una certa impor- tanza, allargando gli inghiottitoi. I Greci in seguito dovettero affrontare la bonifica di molte zone, e fra queste il Vallo di Diano. Ai Romani sono da attribuire le prime importanti opere; sareb- be, infatti, da attribuire a loro l’incisione della soglia del Vallo presso Polla (il Gatta , riprendendo la notizia da G.B. Pacichelli - Memorie dei viaggi in Europa - scrive: “ivi per darli più libero il trabocco ne poterono i Romani aprire il varco”, ed ancora Iannicelli A. - Sala consilina ed il Vallo di Diano - scrive: ‘i Romani iniziarono la regolazione delle acque col taglio della roccia presso Campestrino’) e l’apertura di un lungo canale (oltre 2 Km), detto Fossato o Intagliata, e di un ponte che lo sormonta (nel caso che si ritenga autentica un’iscrizione che afferma: Pontem et foxatum Roma P. fecit = la potenza di Roma fece il ponte e il fossato). Durante la Dominazione Borbonica (1786), ad opera di Ferdinando IV di Borbone, che diede incarico all’architetto Pollio e successivamente al cavalier Grasso, furono portati a termine lavori di bonifica (1796) tendenti a regolare i corsi d’acqua naturali, che possono ritenersi importanti per l’epoca (ASS, busta 1595 Vallo di Diano). 5Valutazione della pericolosità alluvionale ... Fig. 1- Schema geologico e schema geomorfologico dell’area in studio. 1) Depositi lacustri (Olocene); 2) Conoidi alluvionali attive (Pleistocene sup. - Olocene) e numero di riferimento; 3) Conoidi alluvionali inattive (Pleistocene Medio - sup.); 4) Flysch (Miocene); 5) Successioni calcareo-silico-marnose (Giurassico sup. - Eocene); 6) Depositi carbonatici (Giurassico inf. - Eocene); 7) Dolomie (Triassico); 8) Depositi carbonatici (Cretaceo inf. - sup.); 9) Faglia; 10) sovrascorrimento; 11) bacino idrografico. Geological and geomorphological sketches of the studied area. 1) Lacustrine deposits (Holocene); 2) Active alluvial fan (upper Pleistocene - Holocene) with referring number; 3) inactive alluvial fan (Middle - Upper Pleistocene); 4) Flysch deposits (Miocene); 5) Marl and calacareous marls (Upper Giurassic - Eocene); 6) Limestones (Lower Giurassic - Eocene); 7) Dolomites (Triassic); 8) Limestones (Lower- Upper Cretaceous.); 9) Fault; 10) Thrust; 11) Hydrographic basin. 6 Le conoidi di prima generazione, più antiche, affiorano solo in alcuni settori (a sud dell’abitato di Padula, in corrispondenza del M.te Tempone, ed a sud di M.te Serra Petrizzo) a quote comprese tra 520 e 650 m s.l.m. Esse risultano inattive, profondamente reincise da alcuni corsi d’acqua in quanto sono state fagliate e sollevate per l’intensa attività tettonica registrata duran- te il tardo quaternario dalla faglia bordiera dei M.ti della Maddalena. In particolare tale attività è testimoniata dalla presenza di scarpate di faglia che tagliano le conoidi nei pressi di Sala Consilina e dalla dislocazione di depositi lacustri ascritti al Pleistocene medio, nei pressi di Atena Lucana.(SANTANGELO, 1991; ASCIONE et al., 1992). Per tale motivo i depositi di questi antichi conoidi, ormai sospesi, sono conservati soltanto nella loro porzione apicale e sono costituiti da conglomerati ben cementati a clasti carbonatici, spesso ricoperti da suoli argilloso - sabbiosi fortemente arrossati. Le conoidi di seconda generazione sono, al con- trario, rappresentate da ampi “ventagli”, di estensione molto diversa in funzione dei loro bacini alimentatori e nel complesso con un gradiente di pendio medio- basso. Risultano costituite da ghiaie e conglomerati poco cementati a clasti carbonatici che contengono locali lenti di sabbie ed argille di colore marrone - ros- sastro. Dal punto di vista morfologico questi apparati multipli sono sia del tipo “sovrapposto” che del tipo “incastrato” (sensu BULL, 1968): nel primo caso l’apice topografico e l’apice idrografico coincidono e i corpi deposizionali più recenti ed ancora attivi sono localizza- ti in zona apicale (Fig. 2A). Nel secondo caso l’apice topografico e l’apice idrografico non coincidono e la conoide attiva è localizzata in zona distale rispetto al fronte montuoso (Fig. 2B). Attraverso un attento esame dell’andamento delle curve di livello sulle carte topografiche C.T.R. in scala 1:10.000 della Comunità Montana del Vallo di Diano (1991), e una analisi fotointerpretativa, sono state rico- nosciute 27 conoidi attive; per ognuna di esse sono stati individuati l’apice idrografico ed eventuali lobi di deposizione relitti. Il lavoro è stato eseguito con il supporto del software GIS Arc View. L’utilizzo di questo software ha inoltre consentito il calcolo dei principali parametri morfometrici delle conoidi e dei loro relativi bacini di ali- mentazione (Tab. 1 e Tab. 2). Tali parametri sono stati utilizzati sia per risalire alla tipologia di trasporto preva- lente nella messa in posto delle singole conoidi, sia per calcolare alcuni indici necessari per valutare la loro pericolosità . 3.1. Tipologia di trasporto Per individuare la tipologia di trasporto prevalente è stato utilizzato un metodo indiretto di tipo morfometri- co, basato sulle relazioni esistenti tra la pendenza della conoide (ic) ed un indice adimensionale (indice di Melton, Mel) indicante la rugosità del bacino. Si è utiliz- zato questo criterio morfometrico in quanto in campa- gna, purtroppo, le esposizioni di sezioni stratigrafiche naturali sono rare. La definizione del tipo di trasporto prevalente (stream flow, misto, debris flow) risulta utile in quanto consente di avere delle informazioni sull’intensità relati- va degli eventi alluvionali. In questo modo possono essere individuate le conoidi a prevalente trasporto da debris flow che rappresentano le aree potenzialmente soggette ad eventi alluvionali più intensi. I primi studi mirati a definire i rapporti tra la forma delle conoidi alluvionali e quella dei loro bacini di ali- N. Santangelo, A. Santo & P.I. Faillace Fig. 2 - Conoidi alluvionali sovrapposte (a) ed incastrate (b) con ubicazione dell’apice topografico e dell’apice idrografico (da BULL, 1968 modificato). Superimposed alluvial fans (a) and entrenched alluvial fans (b) with location of the topographic and hydrographic apex (by BULL, 1968 modified). 7 mentazione si devono a MELTON (1965) che constatò che la pendenza di una conoide non dipende esclusiva- mente dalla variazione della granulometria del materiale lungo la superficie di una conoide come sostenuto da ECKIS (1928) e BLISSENBACH (1954), ma che invece essa è strettamente legata all’area e all’energia di rilievo del suo bacino di alimentazione. Melton osservò che le conoidi alluvionali più este- se e a minor pendenza sono legate esclusivamente a processi fluviali ed associate a grandi bacini di alimen- tazione con bassa energia di rilievo. Invece conoidi più piccole e pendenti, dominate da meccanismi di messa in posto di tipo debris flow sono associate a bacini di area molto minore e ad elevata energia di rilievo. Da questo studio egli riuscì a ricavare un indice adimensionale per caratterizzare i bacini di alimentazio- ne, denominato indice di Melton (Mel), dato dal rapporto: Mel = Ab –0,5 (Qb max - Qb min) (1) dove Qb max e Qb min rappresentano rispettivamente Valutazione della pericolosità alluvionale ... Tab. 1 - Parametri morfometrici dei bacini idrografici. Ab = superficie del bacino; ΣL = lunghezza totale del corso d’acqua; Qb max = quota massima; Qb min = quota minima; ib = gradiente medio. Morphometric parameters of the hydrographic basins. Ab = drainage basin area; ΣL = total length of the streams; Qb max = maximum elevation; Qb min = minimum elevation; ib = mean gradient. Ab ΣL Qbmax Qbmin bacini (Km2) (Km) (m) (m) ib (%) 1 1,4 2,9 1200 540 29,5 2 0,75 0,9 1110 470 17,3 3 1,45 2,8 1100 520 22,6 4 1,78 2,9 1221 480 26,6 5 5,5 10,2 1285 470 9,22 6 0,35 0,3 680 500 33,3 7 2,94 4,6 1289 480 10,7 8 8,37 12 1289 480 17,4 9 4,87 10 1310 480 11,1 10 2,63 6,1 1230 490 23,7 11 6,93 18,9 1450 530 19,1 12 1,2 3,2 920 470 23,7 13 2,05 6 1350 510 16,3 14 0,76 1,6 1240 550 2 15 0,07 0,3 950 650 50 16 2,76 7,4 1410 600 20 17 0,9 1,5 1460 600 47 18 0,65 2,1 1340 550 42,3 19 1 2,4 1490 570 25 20 3,66 11,1 1410 560 21,6 21 0,73 1,9 1000 530 28,4 22 6,75 16,9 1450 530 9,62 23 4,4 9,68 1290 550 16,2 24 2,99 4,6 1245 550 17,8 25 6,98 19,4 1310 600 19,9 26 3,59 10 1440 570 13,8 27 4,39 12,6 1500 550 23,4 Tab. 2 - Parametri morfometrici delle conoidi alluvionali del Vallo di Diano. Ac = superficie della conoide; Qc max = quota massima; Qc min = quota minima; ic = gradiente medio. Morphometric parameters of alluvial fans. Ac = fan area; Qc max = apex elevation; Qc min = elevation of fan toe; ic = mean gradient. Ac Qcmax Qcmin bacini (Km2) (m) (m) ib (%) 1 0,37 560 450 13,7 2 0,13 470 450 5 3 0,25 520 450 8,3 4 0,14 480 450 6 5 0,36 470 450 2,67 6 0,04 500 450 20 7 0,21 480 450 5,3 8 0,46 480 450 3,9 9 0,33 480 450 5,8 10 0,41 490 450 5,2 11 1,3 530 450 5,8 12 0,2 470 450 3,5 13 0,44 510 450 7,9 14 0,55 550 450 12,3 15 0,4 600 450 22,5 16 0,75 620 450 14,3 17 0,32 590 460 21,3 18 0,18 540 460 13,7 19 0,77 570 460 10,5 20 0,6 560 460 10 21 1,22 530 470 5,9 22 1,46 530 460 4,3 23 1,22 550 470 5,7 24 0,57 550 470 4,7 25 6,92 580 470 3,07 26 3,4 570 470 3,4 27 1,48 550 480 3,5 8 la quota massima e minima del bacino, ed Ab la super- ficie del bacino stesso, e lo confrontò con la pendenza ic delle conoidi, ricavando l’equazione: ic (°) = a [ (Qb – Qb min) Ab –0,5] n . (2) dove a ed n sono dei parametri adimensionali calcolati su base statistica. Questa relazione è stata in seguito utilizzata da diversi Autori (RYDER, 1971; KOSTASCHUK et al., 1986; JACKSON et al.,1987; HRVEY, 1988; PASUTO et al ,1992; MARCHI et al., 1993;1995; D’AGOSTINO, 1996) per distin- guere le conoidi sulla base della tipologia di deposizio- ne prevalente. Tali studi, effettuati in diversi contesti cli- matici ed ambientali (Stati Uniti, Canada, Messico, Nuova Zelanda; KOSTASCHUK et al., 1986; RYDER, 1971; JACKSON et al., 1987; HARVEY, 1988; DE SCALLY & OWENS, 2004) e supportati da un’analisi di campo, hanno dimo- strato una buona attendibilità del metodo. In Italia la relazione ic/Mel è stata applicata da PASUTO et al. (1992) su sistemi di conoide dell’Avisio, nelle Dolomiti, unitamente ad evidenze emerse dal rile- vamento sul terreno, per discriminare i sistemi bacino- conoide a rischio di debris flow. MARCHI et al. (1993; 1995) hanno utilizzato il medesimo approccio per sette zone delle Alpi orientali, confermando le osservazioni morfometriche con osservazioni storiche sui fenomeni di elevata intensità. Sulla base di questi studi si è provato ad applica- re questa metodologia anche alle conoidi del Vallo di Diano. Per ogni sistema “bacino-conoide” sono stati quindi calcolati i due parametri, Mel e ic° (Tab. 3). Prima di procedere con la comparazione fra i due parametri, è stata valutata la significatività della correlazione tra le due variabili; l’analisi della correlazione ha evidenziato una valore di R di Pearson molto significativo (P < 0.01) e pertanto si è proceduto alla costruzione del grafico di Fig. 3. La distribuzione ottenuta risulta simile a quella riscontrata dallo studio di PASUTO et al. (1992) e da MARCHI et al. (1993) che, sulla base di riscontri sul campo, hanno evidenziato che la pendenza delle conoi- di risulta influenzata dalla tipologia dei processi deposi- zionali piuttosto che dalle caratteristiche litologiche dei bacini di alimentazione. Gli AA. hanno differenziato le conoidi da loro studiate in tre gruppi principali: quelle a più basso gradiente e con indici di Melton (Mel) inferiori a 0.25 risultano caratterizzate da trasporto prettamente fluviale, quelle con Mel maggiore di 0.5 da processi tipo debris flows; quelle con gradiente intermedio (0.25 < Mel < 0.5) rappresentano, invece, le conoidi originate da un trasporto di tipo misto. L’analisi del grafico Mel-ic (Fig. 3) consente di affermare che il Vallo di Diano è caratterizzato da un cospicuo numero di conoidi con valori medi sia di pen- denza sia di indice di Melton, mentre esistono due gruppi estremi che potrebbero essere associati rispetti- vamente a processi prevalenti di tipo debris flow (n° 14, 15, 17, 18, 19) e di tipo selettivo (n° 5, 8 e 25). Per discriminare in maniera più precisa tra questi due gruppi si può seguire il suggerimento di D’AGOSTINO N. Santangelo, A. Santo & P.I. Faillace Tab. 3 - Gradiente medio, indice di Melton; ed equazione di D’Agostino di tutte le conoidi studiate. Mean gradient (ic), Melton’s ruggedness number (Mel) and D’Agostino’s equation for all the studied fans. bacini ic (°) Mel) 7-14Mel 1 7,8 0,56 -0,80923 2 2,9 0,74 -3,34612 3 4,7 0,48 0,256707 4 3,4 0,56 -0,77564 5 1,5 0,35 2,13476 6 11,3 0,3 2,740423 7 3 0,47 0,394543 8 2,2 0,28 3,085162 9 3,3 0,38 1,734475 10 3 0,46 0,61175 11 3,3 0,35 2,107293 12 2 0,41 1,248913 13 4,5 0,59 -1,21354 14 7 0,79 -4,08078 15 12,7 1,13 -8,87451 16 8 0,49 0,174122 17 12 0,91 -5,69127 18 7,8 0,98 -6,71824 19 6 0,92 -5,88 20 5,7 0,44 0,77977 21 3,38 0,55 -0,70131 22 2,5 0,35 2,042486 23 3,3 0,35 2,061064 24 2,7 0,4 1,372996 25 1,7 0,27 3,237655 26 2 0,46 0,571642 27 2 0,45 0,652256 Fig. 3 – Classificazione delle conoidi alluvionali del Vallo di Diano sulla base della pendenza della conoide e dell’indice di Melton. Classification of the alluvial fans of Vallo di Diano on the basis of the fan slope and the Melton’s ruggedness number. (1996) secondo cui, in via cautelativa, i trasporti di tipo misto possono essere accorpati nei debris flow/flood utilizzando come linea di separazione tra le due catego- rie di bacini/conoide la retta di equazione: ic° = 7 – 14Mel Applicando tale equazione al grafico ottenuto per le conoidi del Vallo di Diano si può osservare come cadano al di sotto di questa retta, e cioè soddisfino la disequazione ic° < 7-14 Mel, soltanto le conoidi n° 5, 8 e 25 che risultano quindi le sole ad essere caratterizza- te da processi di tipo selettivo. (Fig. 3 e Tab. 3) 3.2. Tempo di corrivazione I parametri morfometrici dei bacini sono stati uti- lizzati anche per calcolare il tempo di corrivazione, cioè il tempo impiegato dalle acque d'afflusso meteorico a raggiungere la sezione di chiusura, partendo dai punti più alti e più lontani del bacino. Questo parametro, che è funzione della morfolo- gia, delle litologie affioranti e della copertura vegetale, è stato calcolato utilizzando la formula di GIANDOTTI (1934): Tc(h) = [4√Ab + 1.5Lp] / [0.8 √(Qbm-Qb min)] dove Ab rappresenta la superficie del bacino, Lp la lun- ghezza dell’asta principale, Qbm la quota media del bacino e Qb min la quota minima del bacino. Per il calcolo del Tc è stato necessario calcolare la Qbm del bacino la cui formula è: Qbm = Σ [ai qi/2]/Ab dove qi = quota (m.s.l.m.) delle singole fasce altimetri- che, pari alla media delle quote delle due isoipse che le delimitano; ai = area (in m 2) delle singole fasce di altitu- dine. Per quest’ultimo parametro è stata considerata un’equidistanza tra le isoipse di 50 m e le aree racchiu- se tra di esse sono state calcolate con l’utilizzo di un software GIS . Dai risultati (Tab. 4) si evince che la maggior parte dei corsi d’acqua impiega dai 30 ai 50 minuti per per- correre l’intero bacino e raggiungere i settori apicali delle conoidi alluvionali. Tali tempi dunque risultano estremamente bassi; solo per tre conoidi, e precisamente per la 10, la 22 e la 25 essi superano di poco l’ora, ma sono comunque da ritenersi tempi molto brevi soprattutto in caso di eventi idrologici estremi. 4. ANALISI DELLO STATO DI ATTIVITÀ Per individuare i settori di conoidi alluvionali attivi negli ultimi 100 anni è stato effettuato un confronto tra la situazione topografica attuale e quella risultante dalla cartografia storica (I.G.M.I., 1908). Contemporanea- mente sono state svolte ricerche presso Archivi di Stato ed altri enti pubblici (Genio Civile, Istituti idrografici, Comunità Montana) per recuperare documenti che testimoniassero eventi passati, sono state raccolte in sito testimonianze degli abitanti e, solo in alcuni casi, sono stati censiti degli eventi alluvionali che hanno coinvolto siti archeologici o monumentali e alcune costruzioni. Dal punto di vista cartografico si è analizzato soprattutto l’andamento dell’alveo principale, per evi- denziare eventuali spostamenti del tracciato fluviale. In alcuni casi, inoltre, sono state riconosciute evidenze di fenomeni di deposizione recente sul corpo della conoi- de. Questi ultimi sono stati individuati grazie alla pre- senza di numerose anomalie delle isoipse sulle basi topografiche in scala 1:10.000 del 1990, che delineava- no la presenza di antichi lobi di distribuzione (Fig. 4). In parecchi casi si è poi riscontrato che sulla cartografia storica del 1908, tali aree risultavano caratterizzate da deposizione in atto. Casi significativi, sono quelli del tratto terminale del Vallone dei Serpenti (n° 9), quello del Vallone Carbonaro (n° 10) in cui sono molto ben evidenti i lobi deposizionali attivi nel 1908 e quello del Vallone della Cerasa (n° 11). Il tratto terminale del Vallone S. Angelo (n° 23), già a fine XVIII secolo iniziava ad approfondirsi con forti evidenze di attività deposizionale. 9Valutazione della pericolosità alluvionale ... Tab. 4 - Parametri morfometrici utilizzati per il calcolo del tempo di corrivazione dei bacini (Tc). Ab = superficie del baci- no; Lp = lunghezza dell’asta principale; Qb m = quota media; Qb min = quota minima; Tc = tempo di corrivazione. Morphometric parameters used for calculating the hydro- graphic basin concentration time (Tc). Ab= drainage basin area; Lp= length of main stream; Qb m = mean elevation; Qb min = minimum elevation; Tc = concentration time. Ab Lp Qbma Qbmin Tc bacino (Km2) (Km) (m) (m) (minuti) 1 1,4 1,67 897 560 30’ 2 0,75 0,87 715 470 23’ 3 1,45 2,3 873 520 33’ 10 2,63 3,12 767 490 50’ 11 6,93 6,32 1050 530 66’ 12 1,2 1,91 615 470 45’ 13 2,05 3,44 1001 510 37’ 14 0,76 0,82 833 550 21’ 15 0,07 0,31 770 650 11’ 16 2,76 3,57 1136 600 39’ 17 0,9 1,34 1063 600 20’ 18 0,65 1,39 852 550 23’ 19 1 2,36 1010 570 27’ 20 3,66 4,08 1019 560 48’ 21 0,73 2 695 530 38’ 22 6,75 5,2 989 530 64’ 23 4,4 3,78 941 550 53’ 24 2,99 3,67 801 550 59’ 25 6,98 4,98 944 600 73’ 26 3,59 4,84 1070 570 50’ 27 4,39 4 1063 550 48’ Durante il lavoro di rilevamento è stato poi possi- bile raccogliere dagli anziani del luogo delle testimo- nianze orali relative ad eventi alluvionali che hanno inte- ressato ripetutamente (fine 1800, 1922, 1950, 1962, 2004) le zone delle conoidi n° 8, 16, 17, 18, 19 ed hanno comportato sia fenomeni di trasporto solido che allagamenti dei primi piani degli edifici. Il caso più esemplare e meglio documentato che testimoni l’attività storica di queste conoidi resta comunque quello della conoide del T. Fabbricatore (n° 25), nella cui zona apicale è stata costruita nel 1306 la Certosa di Padula, uno dei complessi monastici più importanti dell’Italia meridionale. Prima che il corso d’acqua fosse deviato, esso scorreva a poca distanza dalla cinta muraria, e ciò è stato narrato anche in alcuni documenti storici (GENIO CIVILE, 1858; PESCE, 1889). Nel 1857 l’Abbadia fu colpita da un alluvione che ricoprì parte delle sue mura esterne e parte del cortile interno (Fig. 5). Oltre a questo evento, ve ne sono stati altri che hanno interessato la Certosa, e precisamente durante il 1859, 1876, 1881, 1900, come testimoniano altri docu- menti storici (BUDETTA et al., 2000). A seguito di ciò il Consorzio di Bonifica del Vallo di Diano effettuò la sistemazione idraulica del T. Fabbricatore e la sua deviazione per evitare ulteriori inondazioni all’interno della Certosa. Sulla base dei confronti cartografici e delle fonti storiche raccolte è dunque possibile affermare che, negli ultimi 100 anni, la maggior parte delle conoidi stu- diate è stata soggetta a sensibili modificazioni e, in taluni casi, è stata interessata da eventi alluvionali signi- ficativi; pertanto tali aree, secondo la definizione del NRC (1996), sono da considerarsi sicuramente attive. 5. CENSIMENTO DELLE OPERE IDRAULICHE I dati sinora raccolti consentono di affermare che tutte le conoidi del settore orientale del Vallo di Diano risultano attive (anche se gli eventi alluvionali estremi, dedotti in base all’analisi storica, hanno tempi di ritorno maggiori di 50 anni) e sono sottese da bacini con tempi di corrivazione molto bassi; la maggior parte di esse inoltre, presenta un’alta probabilità ad essere interessa- ta da fenomeni tipo debris flow. Per procedere ulteriormente nella individuazione delle aree a maggior grado di pericolosità e rischio sono stati eseguiti dei sopralluoghi mirati ad un censi- mento delle modificazioni antropiche degli ultimi decen- ni, sia in termini di opere idrauliche (deviazioni dei corsi d’acqua, sistemazioni dei bacini imbriferi ecc.), sia per quanto riguarda le interazioni che le conoidi hanno con le aree di recente espansione dei centri abitati. Questi ultimi infatti, negli ultimi trenta anni, hanno subito una notevole espansione anche verso i settori montuosi, andando ad interferire con le conoidi attive e determi- nando, talora, situazioni di alto rischio. 10 N. Santangelo, A. Santo & P.I. Faillace Fig. 4 A) Le anomalie delle isoipse suggeriscono la presenza di un lobo di deposizione; B) il confronto con la cartografia storica del 1908 testimonia la presenza di deposizione attiva nella stessa area. 1) lobo deposizionale; 2) alveo attivo. A) anomalies in the contour lines suggest the presence of an ancient depositional lobe; B) comparison with historical maps shows that deposition was active in the same area during 1908. 1) depositional lobe; 2) active channel. Fig. 5 - Portale di ingresso della Certosa di Padula completa- mente sepolto dagli eventi alluvionali di fine 1800. Foto storica da BUDETTA et al., 2000). Entrance of Padula’s Abbey buried by sediments deposited during the alluvial events of the end of 1800. Historical photo by BUDETTA et al., 2000). 11Valutazione della pericolosità alluvionale ... F ig . 6 - C a rt a g e o m o rf o lo g ic a d e lle c o n o id i d e l V a llo d i D ia n o . 1 ) c o n o id e a tt iv a e s u o n u m e ro d i r ife ri m e n to ; 2 ) a p ic e id ro g ra fic o ; 3 ) a re a c o n e vi d e n za d i a g g ra d a zi o n e in e p o c a s to ri c a ; 4 ) lo b i d e p o si zi o n a li a tt iv i; 5 ) lo b i d i d e p o si zi o n e r e lit ti ; 6 ) tr a c c ia to d e l c o rs o d ’a c q u a d e su n to d a lla c a rt o g ra fia d e l 1 9 0 8 ; 7 ) a re e d i d e p o si zi o n e a tt iv a n e l 1 9 0 8 ; 8 ) su b st ra to c a lc a re o ; 9 ) a lv e o in c a s- sa to ; 1 0 ) p ro b a b ile l in e a d i d e flu ss o i n c a so d i e so n d a zi o n e ; 1 1 ) a lv e o s tr a d a s u c o n o id e ; 1 2 ) b ru sc a d e vi a zi o n e d i a lv e o n a tu ra le e /o a rt ifi c ia le ; 1 3 ) a lv e o c o n s is te m a zi o n e t ra sv e rs a le e /o la te ra le ; 1 4 ) tr a tt o d i s tr a d a o a u to st ra d a p o te n zi a lm e n te e so n d a b ile ; 1 5 ) p u n to c ri ti c o p e r ri d o tt a s e zi o n e d e ll’ a lv e o . G e o m o rp h o lo g ic al m ap o f th e a llu vi al f an s o f th e V al lo d i D ia n o a re a. 1 ) A c ti ve a llu vi al f an w it h r e fe rr in g n u m b e r; 2 ) h yd ro g ra p h ic a p e x; 3 ) p o rt io n o f al lu vi al f an w it h e vi d e n c e o f ag g ra d at io n s d u ri n g h is to ri c al t im e ; 4 ) ac ti ve d e p o si ti o n al l o b e s; 5 ) in ac ti ve d e p o si ti o n al l o b e s; 6 ) tr ac k o f ri ve r in fe rr e d f ro m h is to ri c al m ap ; 7 ) ar e as o f ac ti ve d e p o si ti o n d u ri n g t h e 1 9 0 8 ; 8 ) lim e st o n e s ; 9 ) e n tr e n c h e d a c ti ve c h an n e l; 1 0 ) p ro b ab le lo w p at h d u ri n g a n a llu vi al e ve n t; 1 1 ) c h an n e l s u b st it u it e d b y a ro ad o n t h e a llu vi al f an ; 1 2 ) ab ru p t d e vi at io n o f n at u ra l a n d /o r ar ti fic ia l c h an n e l; 1 3 ) ac ti - ve c h an n e l w it h t ra n sv e rs al a n d /o r la te ra l h yd ro lo g ic al w o rk s; 1 4 ) st re tc h o f ro ad o r m o to rw ay p o te n ti al ly f lo o d ab le ; 1 5 ) c ri ti c al p o in t fo r re d u c e d c h an n e l s e c ti o n . In Figura 6 ed in Tabella 5 è riportata la sintesi di queste osservazioni. Per quanto riguarda le opere idrauliche, si è potu- to constatare che i canali alimentatori delle conoidi n° 8, 24, 25, 26 sono stati cementificati e imbrigliati nella porzione apicale; pertanto le loro naturali aree di recapi- to sono state spostate artificialmente più a valle. In alcuni casi, come al T. Fabbricatore (n° 25), la realizza- zione di nuovi alti argini artificiali e di briglie trasversali ha sicuramente ridotto di molto la possibilità di esonda- zione e di trasporto solido anche se, in questa ed in altre situazioni, è stato osservato un parziale interrimen- to delle briglie. In altri casi invece (n° 15, 16, 17), in cui gli apici idrografici delle conoidi sono localizzati in pieno centro abitato (Sala Consilina), gli alvei naturali purtroppo sono stati completamente ricoperti (tombati) creando così situazioni di alta possibilità di alluviona- mento in caso di precipitazioni intense, come del resto evidenziato dalle testimonianze storiche raccolte. Particolare attenzione è stata rivolta anche alla interazione tra gli alvei e la rete stradale (Tab. 5 e Fig. 6); in primo luogo sono stati cartografati i principali sot- topassi evidenziando i punti in cui questi si presentava- no palesemente sottodimensionati o parzialmente inter- rati (cfr. casella 15 in Fig. 6). Inoltre è stata evidenziata la presenza di alvei strada (conoidi n° 1, 3, 11, 19, 20, 23), cioè di strade che, avendo parzialmente o comple- tamente sostituito l’alveo principale, possono fungere da recapito preferenziale di possibili fenomeni di eson- dazione e di trasporto solido. Infine sono stati censiti tutti i punti in cui i lobi attivi delle conoidi interferiscono direttamente con strade trasversali o con case rurali sparse, in assenza di opere di protezione (conoidi n° 14,15, 16, 17, 19, 20, 22, 23, 25, 27) ed i punti in cui i gli alvei naturali e/o artificiali subiscono delle brusche variazioni di tracciato con la possibilità quindi di traci- mazioni (conoidi n° 1, 10, 13, 23). Per tutte le conoidi inoltre, sono state misurate le altezze degli argini nelle zone apicali ed è stata fatta una stima del volume massimo dei clasti visibili nell’al- veo. Infine, la prima colonna della Tab. 5 sintetizza tutte le informazioni raccolte relativamente alle opere di sistemazione e difesa, raggruppandole in tre categorie in funzione del loro grado di mitigazione dei fenomeni alluvionali (inefficaci o assenti, parzialmente migliorati- ve, migliorative) come proposto dall’Autorità di bacino del Po (SANNA, 2003). Tutte le informazioni su citate hanno contribuito alla definizione della pericolosità e del rischio come descritto nel paragrafo successivo. 6. PERICOLOSITÀ ALLUVIONALE DELLA FASCIA PEDEMONTANA DEI MONTI DELLA MADDALENA Per definire lo stato di pericolosità rispetto ai pro- cessi alluvionali della zona in studio è stato seguito e parzialmente modificato il metodo proposto recente- mente dall’Autorità di bacino del Po per la valutazione della pericolosità sulle conoidi alluvionali, riportato in SANNA (2003) Esso prevede la valutazione di una serie di parametri, indicativi delle caratteristiche fisiografiche del bacino imbrifero, della quantità del materiale tra- sportato, dell’energia di trasporto, della ricorrenza del- l’evento e della presenza e funzionalità di eventuali opere di sistemazione. Questi parametri vengono integrati a coppie, in maniera progressiva, utilizzando una serie di matrici (Tab. 6). La prima matrice considerata (Tab. 6a) è quella relativa alla “massa solida (M)” definita dalla relazione esistente tra la superficie del bacino (divisa in tre classi: < 4, 4-20, > 20 km2) ed il rapporto percentuale tra la superficie della conoide (Ac) e la superficie del bacino 12 Tab. 5 - Sintesi dei dati di rilevamento. A = opere assenti; PM = opere parzialmente migliorative; M = opere migliorative; sc = strada comunale; A3 = autostrada SA-RC; SS = strada statale; ca = centro abitato; c = case sparse. Synthesis of the data survey. A = Absent; PM =; partly impro- ving hydrological works; M = improving hydrological works; sc = city road; A3 = motorway SA-RC; SS = state road; ca = town or village; c = scattered houses. tipologie interazione dimensione volume conoidi opere con infra- alveo medio idrauliche strutture (HxL) (mxm) clasti (m3) 1 A sc 1,5 2 0,024 2 A A3 1 1 0,002 3 PM c + A3 2,5 4 0,024 4 A SS19 1,5 1,5 0,002 5 PM 1,5 2,5 0,002 6 PM SS19 + A3 1 1 0,024 7 PM A3 1,5 4 0,072 8 M 6 5 0,096 9 PM SS19+A3+c 2 2 0,036 10 PM 1,5 1,5 0,002 11 PM sc 2 4 0,006 12 A sc + c 0,002 13 PM sc + SS19 2 4 0,006 14 PM SS19 4 6 0,002 15 A sc + ca tombato 0,036 16 A sc + ca tombato 0,040 17 A sc + ca tombato 0,192 18 A sc + ca tombato 0,096 19 A sc + c 1,5 3 0,006 20 A sc + c 1,5 2 0,024 21 A sc 2 4 0,006 22 A sc + c 3 4 0,008 23 A 1,5 2,5 0,006 24 PM sc + c tombato 0,048 25 M sc + c 2 3 0,012 26 M tombato 0,012 27 A sc + c tombato 0,014 N. Santangelo, A. Santo & P.I. Faillace (Ab). In questo modo vengono definite tre categorie di bacini che vanno da M1 a M3 (per i dati morfometrici si rimanda alle Tab. 1, 2 e 3). La seconda matrice (Tab. 6a) è relativa alla “tipologia del processo (T)” e viene ottenuta incrociando il parametro “massa solida” con “l’indice di Melton” (cfr. Tab. 3) che, come abbiamo già visto, consente di avere informazioni riguardo ai pro- cessi di trasporto prevalenti nelle conoidi in studio. In effetti nel metodo proposto viene considerata una sud- divisione tra processi fluviali (Mel < 0.25), misti (0.25 0,35) e vengono diffe- renziate cinque diverse categorie (da T1 a T5). Nel nostro caso, sulla base di quanto discusso nel para- grafo 2, in via cautelativa, si è preferito usare come valore discriminante tra le conoidi fluviali e quelle a debris flow prevalente, l’equazione proposta da D’AGOSTINO (1996). Pertanto questa matrice è stata modificata ottenendo tre categorie (da T1 a T3). La terza matrice (Tab. 6c) definisce il parametro “Massa critica (MC)” e deriva dall’incrocio tra il parame- tro T ed il volume medio-massimo dei clasti (espresso in m3), rilevato sul campo (cfr. Tab. 5), mentre la quarta matrice (Tab. 6d) è relativa alla “Intensità (I)“ e risulta dall’incrocio tra la massa critica e la pendenza della conoide (vengono considerate tre classi di pendenza: < 7°, 7-15°, > 15°; per i valori relativi ad ogni conoide si veda la Tabella 3). La quinta matrice (Tab. 6e) è quella della “Pericolosità (P)” e si ottiene incrociando i dati relativi all’intensità con quelli legati al tempo di ritorno degli eventi che vengono suddivisi in tre classi: ricorrenti (R1, < 10 anni), occasionali (R2, tra 10 e 50 anni) ed ecce- zionali (R3, > 50 anni). In questo modo si definiscono le diverse classi di pericolosità. La sesta ed ultima matrice (Tab. 6f) è quella della “Pericolosità effettiva (H) ” che tiene conto della presen- za di eventuali opere di difesa e del loro stato di con- servazione. Vengono considerate tre tipologie di opere (migliorative, parzialmente migliorative, inefficaci o assenti) e si arriva così a discriminare tra quattro classi di pericolosità: bassa, moderata, alta e molto alta (H1- H4). La Tabella 7 e la Figura 7 riportano la sintesi di tutti questi passaggi. Come si può osservare, su 27 conoidi alcune hanno un grado di pericolosità basso o moderato dovuto anche ai recenti lavori di sistemazione idraulica di alcuni corsi d’acqua (n° 8-25-26 in H1 e n° 3-5-7-9-10-11-13-14-24 in H2). Molte altre invece (più della metà) presentano pericolosità alta (n° 2-4-6-12- 19-20-21-22-23-27 in H3) e cinque molto alta (n° 1-15- 16-17-18-19 in H4). Il metodo applicato sembra rispondere abbastan- za bene all’esigenza di valutare la pericolosità relativa tra le conoidi esaminate e per definire quindi le zone a maggior rischio e pianificare la selezione degli apparati su cui eseguire studi più dettagliati, finalizzati alla pro- gettazione di eventuali interventi di sistemazione. Rimane il fatto però che questo metodo non con- sente di effettuare l’individuazione di zone a diverso grado di pericolosità all’interno di una singola conoide. Ciò può essere trascurato quando le conoidi in oggetto sono di limitate dimensioni, ma può diventare un pro- blema significativo, anche in termini amministrativi e di pianificazione, quando si ha a che fare con apparati grandi su cui insistono centri abitati o importanti infra- strutture. 13 Tab. 6 - Matrici utilizzate per la valutazione della pericolosità alluvionale. Da SANNA (2003), parzialmente modificate. Matrices used for the evaluation of the alluvial hazard. From SANNA (2003), partly modified. Valutazione della pericolosità alluvionale ... 14 N. Santangelo, A. Santo & P.I. Faillace F ig . 7 - C a rt a d e lla p e ri c o lo si tà d e lle c o n o id i d e l V a llo d i D ia n o . H 1 -H 2 -H 3 -H 4 = li ve lli d i p e ri c o lo si tà ( b a ss a , m o d e ra ta , a lt a , m o lt o a lt a ); R = s e tt o ri a r is c h io m o lt o e le va to . H az ar d m ap o f th e a llu vi al f an s o f th e V al lo d i D ia n o . H 1 -H 2 -H 3 -H 4 = c la ss e s o f h az ar d ( lo w , m o d e ra te , h ig h , ve ry h ig h ). R = s e c to rs o f th e f an s w it h v e ry h ig h r is k c o n d it io n s. Per questo motivo sono stati ricercati altri para- metri che consentissero di fare delle differenziazioni del grado di pericolosità all’interno di ogni singola conoide. Sono stati allora considerati i profili topografici longitudinali delle conoidi studiate (Fig. 8) costruiti con- siderando la direzione della bisettrice del cono stesso. E’ stato osservato che 15 conoidi su 27 presentano almeno una significativa rottura di pendenza che con- sente di individuare un settore apicale, più acclive, ed un settore distale caratterizzato da pendenze più blan- de. Considerando che gli eventuali processi di trasporto solido più intensi (maggiore granulometria dei clasti) hanno minore probabilità di verificarsi nelle porzioni più distali delle conoidi, si è ritenuto opportuno ritoccare la classe di pericolosità precedentemente definita, utiliz- zando come elemento discriminante tra zone apicali e zone distali, la rottura di pendenza più significativa pre- sente sulle conoidi in studio. In questo modo le parti distali dei conoidi n.° 15- 16-17-18 sono state declassate da una pericolosità H4 ad una H3 e quelle delle conoidi n.° 19-20-21-22-23 da H3 a H2. (Fig. 7). 15Valutazione della pericolosità alluvionale ... 2 La pendenza delle conoidi è stata calcolata come rapporto tra il dislivello e la distanza lineare; poiché essa non si mantie- ne costante lungo tutte le direttrici del cono, si è preferito cal- colare diverse pendenze lungo due o più raggi del cono e rica- vare la media dei valori ottenuti. Tab. 7 - Risultati relativi alla valutazione della pericolosità per le 27 conoidi attive del Vallo di Diano. Results of the evaluation of the alluvial hazard for the 27 active fans of the Vallo di Diano. conoidi Massa Tipologia del Massa Intensità Pericolosità Pericolosità Pericolosità solida processo critica intrinseca opere 1 M2 T3 MC2 I2 P3 H4 molto alta 2 M2 T3 MC1 I1 P2 H3 alta 3 M2 T3 MC2 I1 P2 H2 moderata 4 M1 T2 MC1 I1 P2 H3 alta 5 M3 T2 MC1 I1 P2 H2 moderata 6 M1 T2 MC2 I2 P3 H3 alta 7 M1 T2 MC2 I1 P2 H2 moderata 8 M3 T2 MC2 I1 P2 H1 bassa 9 M3 T3 MC2 I1 P2 H2 moderata 10 M2 T3 MC1 I1 P2 H2 moderata 11 M3 T3 MC1 I1 P2 H2 moderata 12 M2 T3 MC1 I1 P2 H3 alta 13 M2 T3 MC1 I1 P2 H2 moderata 14 M3 T3 MC1 I1 P2 H2 moderata 15 M3 T3 MC2 I2 P3 H4 molto alta 16 M2 T3 MC2 I2 P3 H4 molto alta 17 M3 T3 MC2 I2 P3 H4 molto alta 18 M2 T3 MC2 I2 P3 H4 molto alta 19 M3 T3 MC1 I1 P2 H3 alta 20 M2 T3 MC2 I1 P2 H3 alta 21 M3 T3 MC1 I1 P2 H3 alta 22 M3 T3 MC1 I1 P2 H3 alta 23 M3 T3 MC1 I1 P2 H3 alta 24 M2 T3 MC2 I1 P2 H2 moderata 25 M3 T2 MC2 I1 P2 H1 bassa 26 M3 T3 MC2 I1 P2 H1 bassa 27 M3 T3 MC2 I1 P2 H3 alta Per quanto riguarda le conoidi n° 8-25-26, nono- stante esse siano state storicamente più volte interes- sate da eventi alluvionali, il basso grado di pericolosità ottenuto si spiega considerando le numerose opere idrauliche realizzate in alveo nell’ultimo decennio. 7. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Lo studio condotto sulla pericolosità delle 27 conoidi alluvionali attive del Vallo di Diano ha voluto rappresentare un test metodologico che potrebbe essere applicato ed eventualmente modificato, in numerose altri settori pedemontani appenninici, per i quali non esistono ancora studi dettagliati. La metodologia adottata per il Vallo, che deriva da quella proposta dall’Autorità di Bacino del Po (SANNA, 2003), ha dato buoni risultati e ripartito le 27 conoidi in almeno quattro diverse classi di pericolosità. Per quanto riguarda le situazioni di maggior rischio non si è entrati nel merito di una precisa diffe- renziazione delle classi (R1- R4) in quanto questa non può prescindere dalla redazione di una carta del danno atteso che esula dalle competenze degli Autori. Sono state tuttavia indicate come zone a maggior livello di rischio (Fig. 7) i settori apicali delle conoidi n° 15-16-17- 18 che interagiscono con il centro abitato di Sala Consilina ed i punti critici in cui possibili esondazioni potrebbero raggiungere la rete autostradale (conoidi n° 3-6-7-9). Rimangono tuttavia numerosi altri settori ove conoidi a pericolosità H2 e H3 interagiscono con centri abitati, case sparse e strade provinciali e comunali. Ad ogni modo le reali condizioni di rischio andreb- bero verificate a scala di maggiore dettaglio (almeno 1:2000) con studi stratigrafici, geomorfologici ed idrauli- ci che tengano conto soprattutto delle variazioni topo- grafiche e morfologiche della conoide e, nei centri abi- tati, delle interazioni tra eventuali flussi idrici e assetto urbanistico locale, come ad esempio la presenza di alvei strada o di grandi strutture che possono modifica- re notevolmente la direzione di canalizzazione dei feno- meni di trasporto solido. 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