Imp.Gordini& DINAMICA MORFOLOGICA DEL LITORALE DEL DELTA DEL FIUME TAGLIAMENTO (ADRIATICO SETTENTRIONALE) IN RELAZIONE AI POSSIBILI INTERVENTI DI RIPASCIMENTO Emiliano Gordini1, Ruggero Marocco2 & Riccardo Ramella1 1 Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS, Trieste. (e-mail : egordini @ ogs.trieste.it; rramella @ ogs.trieste.it) 2 Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine, Università degli Studi di Trieste. (e-mai : marocco @ units.it). RIASSUNTO: Gordini E., Marocco R., Ramella R., Dinamica morfologica del litorale del delta del fiume Tagliamento (Adriatico setten- trionale) in relazione ai possibili interventi di ripascimento. (IT ISSN 0394-3356, 2006). L’analisi morfodinamica delle spiagge del delta del F. Tagliamento, dove insistono due delle località balneari più importanti dell’alto Adriatico, ha messo in evidenza l’esistenza di tratti di litorale soggetti ad endemica erosione, altri in progressione ed altri ancora ten- denzialmente stabili. Rilievi topo-batimetrici di 66 profili perpendicolari alla spiaggia emersa, intertidale e sottomarina, eseguiti su scala annuale nel 2002-2003 (da un periodo estivo di ripascimento della spiaggia - ciclo estivo o swale - ad uno di erosione invernale - ciclo invernale o storm) e il loro confronto con le risultanze dei studi precedenti hanno permesso di definire che nell’ambito della spiaggia sottomarina le variazioni stagionali e quelle pluriennali sono minime ad eccezione dei tratti in corrispondenza delle aree di foce e di bocca lagunare. Qui si assiste ad un incremento dei fondali che beneficiano della deflessione del trasporto lungo riva a causa del pennello liquido dei flussi lagunari e fluviali. Nell’area più dinamica della spiaggia sottomarina (zona delle barre e dei truogo- li), poi, le variazioni sono determinate essenzialmente da semplici traslazioni delle barre verso terra e verso mare, senza perdite o gua- dagni volumetrici. Diversa è invece la situazione lungo le spiagge intertidali ed emerse dove le variazioni sono sensibili e determinate a volte da cause naturali (scarsità di alimentazione lungo riva, incidenza del moto ondoso, ecc) ma anche dallo stratificarsi nel tempo di opere di difesa marittima diverse, costruite per finalità più disparate e oggi non completamente funzionanti. La situazione più dramma- tica è stata riscontrata nell’area fociale del Tagliamento, dove gran parte delle sponde e dei tratti di spiaggia apicali sono soggetti ad intensa erosione, mentre complessivamente, le spiagge sottomarine immediatamente adiacenti sono in progressione (con un incre- mento di ca. 0,085 m3/m2). Le aree in accumulo risultano essere particolarmente localizzate al centro del fronte deltizio e al suo lato oriente, poco a SE dalla testata di un pennello di sbarramento. L’analisi a medio e lungo termine delle variazioni volumetriche in que- st’area, risultanti dal confronto con rilievi precedenti (BRAMBATI 1987), eseguiti nel 1969 e nel 1985, hanno permesso di definire che dopo una prima fase di accrescimento delle spiagge intertidali ed emerse ed un approfondimento di quelle sottomarine (1969-1985) si è passati ad una situazione diametralmente opposta (1985-2002) che permane fino ad oggidì. In questa condizione, data la necessità di reperire sedimenti per un urgente ripascimento delle spiagge in erosione (circa 50.000 m3 anno) e di garantire il passo marittimo della foce, si ritiene che oltre alla porzione esterna dell’alveo fluviale che deve essere risagomato e approfondito (68.000 m3 e 166.000 m3 per raggiungere rispettivamente le profondità di 2,5 e 3,5 m ed una larghezza di 100-150 m) una parte di questo materiale (circa 90.000 m3) può essere prelevato dalle aree in accumulo rilevate da questo studio che oltre ad essere poste in vicinanza della foce, sono soggette a ricarica annuale. ABSTRACT: Gordini E., Marocco R., Ramella R., Morphological dynamics of the littoral zone of the Tagliamento River delta (Northern Adriatic Sea) related to eventual nourishment works. (IT ISSN 0394-3356,2006). The morphodynamic analysis of the Tagliamento River delta beaches, where two of the most important holiday sites of the upper Adriatic Sea are located, revealed some areas undergoing endemic erosion, some of which are presently under accretion, and others that appear to be stable. Sixtysix topographic and bathymetric profiles orthogonal to the emerged, inter-tidal and submerged portions of the beaches were obtained during 2002 and 2003. Comparison to results from earlier studies showed that seasonal and multiyear variations in the submerged areas are very low, except for the zones located in correspondence to the river mouth and the tidal inlet. Here, the thickness of the sea floor sediment cover increases due to the deviation of the alongshore sediment transport as a conse- quence of both the tidal and fluvial outflows from the lagoon. In the most dynamic areas of the submerged beaches (bars and troughs), the sediment thickness variations are mainly represented by the outward and inward movements of the bars without net sediment volu- me losses or gains. A different situation has been identified in correspondence to the inter-tidal and emerged zones, where the varia- tions are more conspicuous and are due not only to natural phenomena (limited alongshore feeding, waves etc.) but also to several coastal protection structures (constructed in the past for different purposes) that are not very effective. The worst situation has been found at the Tagliamento River mouth where most of the river levees and the apical beach areas are undergoing intense erosion. Instead, the adjacent submerged beaches are in general presently accreting (a global increase of 490.000 m3). The areas characterized by sediment accretion are mainly located in the central sector of the delta front and at its eastern side, southeast of a groin. The volu- metric variations in the area have been analyzed over both short and long time-scales, and the resulting information has been confron- ted with those obtained from previous studies carried out in 1969 and in 1985 (BRAMBATI, 1987). This defined that, after a first accretion phase of the inter-tidal and exposed parts and of a deepening of the submerged portions of the beaches (1969 -1985), a completely different regime set in (1985-2002) which appears to characterize the present situation. A sediment supply in the order of about 50.000 m3/yr is urgently necessary to replenish the eroded beaches. Sediment could be extracted from the river fan which presently has to be re-shaped and deepened for safe navigation (68.000 m3 or 166.000 m3 depending on whether a water depth of 2,5 m or 3,5 m is requi- red, and a width roughly ranging from 100 m to 150 m). Part of this material (90.000 m3) could also be obtained from the accretion areas, characterized currently by annual feedings, that were identified in the present study. Parole chiave: Dinamica costiera, Ripascimento, Delta fiume Tagliamento, Adriatico settentrionale, Italia. Keywords: Coastal dynamics, Nourishment, Delta Tagliamento River, northern Adriatic Sea, Italy. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 19(1), 2006 - 45-65 46 E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella 1. INTRODUZIONE Oggigiorno diventa sempre più pressante indivi- duare cave di prestito di sedimenti sabbiosi o ghiaiosi per cercare di porre rimedio alla ormai endemica ero- sione dei litorali, provocata a volte da cause naturali, ma anche e soprattutto dall’alterazione degli equilibri costieri da parte dell’uomo. In questa problematica, dettata anche da criteri d’estrema urgenza, rivestono particolare rilevanza gli studi di dinamica costiera fina- lizzati alla definizione delle modalità ottimali d’interven- to, fermo restando la salvaguardia paesaggistica ed estetica dell’ambiente costiero. Per far ciò spesso ci si avvale della tecnica di ripascimento artificiale delle spiagge che prevede il prelievo di opportuni accumuli sabbiosi in mare, rappresentati quasi sempre dalle sab- bie di piattaforma, dalle barre di foce e dei delta di bocca lagunare e, buon ultimo, da cave a terra. Esiste oggi una nutrita letteratura in merito che si rifà ai primi interventi nelle aree liguri, toscane, laziali e venete (cfr. ad esempio, CAPOBIANCO et al., 1999), sino alle recenti sistemazioni costiere che ormai ricoprono gran parte del territorio nazionale con una mobilitazione di volumi di materiale per diversi milioni di m3 (di cui ca. 6 milioni per i soli litorali di Pellestrina e Cavallino nel Veneto; DE GIROLAMO et al., 1999). Fatte salve tutte le valutazioni sugli impatti ambientali che tali operazioni comportano, e l’annoso problema del mantenimento di questi mate- riali con opere di difesa “morbide” o “pesanti” o alla loro ricarica periodica, il provvigionamento di questi materiali può essere ricercato, come detto, a mare, a breve o lunga distanza dalla costa, oppure nell’ambito della fascia litorale stessa, attingendo anche a spiagge emerse in eccessivo accrescimento o ai passi marittimi che abbisognano di continue escavazioni. Va rimarcato che in questo contesto non vanno assolutamente toc- cati gli accumuli eolici costieri che sono stati recente- mente molto compromessi a seguito delle estrazioni e sbancamenti eseguiti a scopi edilizi che hanno determi- nato la costruzione di agglomerati urbani a nastro sul- l’intera linea di costa. Le dune, che oltretutto fanno parte integrante e fissano la parte alta della spiaggia, vanno pertanto tutelate, preservate e possibilmente accresciute, non solo per il loro naturale valore paesag- gistico ed ambientale, ma anche perché rimangono, a volte, l’ultimo baluardo costiero per contrapporsi alle mareggiate più violente e, a meso o macro scala tem- porale, alla paventata ingressione marina (prossima ventura). D’altro verso le sabbie di piattaforma dell’alto Adriatico (che si ubicano mediamente dai 13 ai 25 m di profondità) rappresentano serbatoi molto estesi, quasi sempre poco potenti e a scarso rinnovo, poiché eredi- tati e rielaborati dall’ingressione marina quaternaria e limitatamente toccati dalle ondazioni attuali. Ospitano inoltre una ricca popolazione di molluschi eduli e diffusi affioramenti rocciosi (GORDINI et al., 2004) che sono una delle ricchezze più ambite dai pescatori dell’intero com- parto adriatico e pertanto difficilmente utilizzabili a que- sti fini senza innescare conflitti sociali. Più interessanti, allora, rimangono i potenziali serbatoi sotto costa che oltre ad avere il pregio della loro vicinanza dal litorale, sono di per sé serbatoi rinnovabili in quanto ricaricati dal “nastro trasportatore litorale” e per questo, spesso scavati per mantenere officiosi i passi marittimi del retroterra. Va da sé che questi serbatoi rappresentano almeno in casi di normale ripristino e conservazione di un litorale una delle soluzioni ideali, anche perché non modificano il complessivo bilancio volumetrico dell’u- nità fisiografica del paraggio. Anche questo intervento, comunque, deve essere valutato attentamente in fun- zione della previsione dei tempi di ricarica delle cave di prestito e della quantità-qualità del materiale prelevabi- le. Si rimarca che l’escavazione in queste aree compor- ta almeno teoricamente un duplice beneficio; la rico- struzione delle spiagge, da un lato, e la garanzia del- l’accesso ai porti turistici, dall’altro, infrastrutture que- ste che rappresentano oggi una componente essenzia- le nell’offerta turistica di una località balneare. Il presente studio intende investigare nell’ambito di un sistema complesso come quello del delta del F. Tagliamento che ospita due tra le località turistiche più rinomate dell’alto Adriatico (Lignano nel Friuli Venezia Giulia e Bibione nel Veneto), le potenzialità a breve e medio termine dell’utilizzo dei serbatoi naturali di depo- siti rappresentati dalla foce e dalle bocche lagunari per intervenire con ripascimenti artificiali sui tratti di litorale in forte erosione. Queste possibili strategie d’intervento saranno adottate solamente dopo la definizione delle caratteristiche morfodinamiche del paraggio e il conte- sto evolutivo dei fondali di spiaggia (oggetto di questo studio) e della caratterizzazione sedimentologica e chi- mico-ambientale dei depositi sabbiosi da utilizzare, sancita dalle leggi vigenti (legge 179 del 2003). La scel- ta del delta del Tagliamento come area campione per questa analisi è stata determinata in primo luogo dalla richiesta da parte delle Amministrazioni locali di inqua- drare sotto questa problematica le loro zone di compe- tenza e in secondo luogo dalla possibilità di confrontare i risultati dei rilievi morfologici attuali con le risultanze di una nutrita serie di studi precedenti (vedi soprattutto ZU N I C A 1971, BR A M B A T I 1987 e più recentemente, FONTOLAN 2004) che permettono una visione panorami- ca e uno spessore cronologico delle fenomenologie dinamico-costiere rilevate nell’arco di un anno e in con- dizioni deposizionali - erosive differenti (swale - storm). 2. IL DELTA DEL F. TAGLIAMENTO L’area costiera oggetto dello studio è incentrata sulle coste basse e sabbiose del delta bilobato del Tagliamento che rappresenta uno dei sistemi fluviali più importanti dell’Italia Settentrionale. Si ubica geografica- mente a cavallo della Regione Friuli Venezia Giulia (Est) e Veneto (Ovest) tra i golfi di Trieste e quello di Venezia; il suo limite meridionale viene convenzionalmente posto lungo la batimetrica 8, approssimativamente lungo una rotta parallela alla costa ad una distanza di circa 3 km da essa. Il litorale espone le sue spiagge a diversi regi- mi di vento e conseguentemente di moto ondoso. Il suo regime anemometrico è governato dallo spirare dei venti del I° Quadrante e soprattutto di quello di Bora (ENE, prevalentemente nella stagione invernale e autun- nale). Per quanto concerne i venti meridionali, lo Scirocco, dopo la Bora, è il vento che può raggiungere le massime velocità nel paraggio; segue il Libeccio, che spira da SO, con frequenza di poco inferiore a quella dello Scirocco (essenzialmente dalla primavera all’esta- te). Nel periodo estivo l’area è inoltre interessata da venti settentrionali prevalentemente a carattere diurno provenienti dal IV° Quadrante (termiche estive). Il mare regnante risulta essere quello di Bora, che risente di considerevoli rifrazioni prima di giungere sulla battigia, mentre quello dominante è di Scirocco, con in subordi- ne il mare di Libeccio (C A T A N I , M A R O C C O , 1976; BRAMBATI, 1987). Le maree sono tra le più ampie del Mediterraneo. In situazione di sizigia (onde semidiurne) raggiungono un’escursione media a Trieste di 86 cm (100 cm a Venezia); in quadratura (onde diurne) un’escursione media di 22 cm (20 cm a Venezia). Casi eccezionali di Acqua Alta, hanno fatto registrare valori di 130 cm con valori estremi attorno ai 200 cm (MAROCCO, PESSINA, 2000). La circolazione media del bacino è ciclonica con corrente ascendente lungo le coste croate e discenden- te lungo quelle italiane. Studi condotti sull’evoluzione recente della fascia costiera hanno dimostrato che il delta attuale del Tagliamento si è formato circa 2.000 anni fa a seguito di una diversione orientale del fiume che ha disseccato la paleolaguna di Marano. La formazione del delta non si è realizzata con una progradazione graduale, ma con rapidi accrescimenti intervallati da fasi erosive e di sta- bilità (MAROCCO, 1988; 1989; 1991). Dalla cartografia storica analizzata con grande perizia da ZUNICA (1971) emerge che dal 1644 al 1868 il delta ha subito profonde modifiche, in parte determina- te da fattori naturali e dal regime meteo-marino del momento e in parte dall’uomo che ha modificato profondamente il territorio con opere di bonifica, tom- bamenti, arginature e continue regimazioni fluviali. Per quanto attiene alla forma bialare del delta, il confronto delle carte prese in esame mette in risalto che le mag- giori modificazioni si sono avute sull’ala destra del delta. Segnatamente da una conformazione tozza e convessa verso mare del litorale (situazione del 1822) si passa, in un lasso di soli 46 anni, ad una accentuata concavità, particolarmente evidente nella sua porzione centro-occidentale a testimonianza del succedersi di eventi erosivi. Si avverte anche una sensibile migrazio- ne dell’asta terminale del fiume, con una prima e mode- sta rotazione verso levante, seguita, successivamente, da traslazioni verso ponente, tendenza, questa, che viene mantenuta anche attualmente. L’accrescimento della foce ha dunque mantenuto nel tempo un asse di direzione SO. Lo stesso Autore specifica, inoltre, che il massimo arretramento dell’ala deltizia si è realizzato in un brevissimo periodo dal 1822 al 1833, seguito da gra- duali avanzamenti che nel 1868 riportano il litorale alla condizione di partenza, per poi superarla nel 1903. Nello stesso intervallo temporale il rimanente tratto di litorale risulta sensibilmente più stabile, mentre fa regi- strare un forte incremento alla fine del secolo. Dalle evidenze sopra esposte, considerate dovu- tamente le incertezze del metodo, emerge che il delta non ha avuto un ciclo evolutivo continuo nell’arco di tempo considerato, ma un’intermittenza di fasi partico- larmente evidenti nell’ala destra. L’analisi delle varie edizioni delle tavolette I.G.M. (dal 1937 al 1951) confermano gli andamenti della costa dedotti dalle carte più antiche con una maggiore dina- micità dell’ala destra rispetto a quella sinistra, dove continuano periodi di cospicuo ripascimento, intervallati da altri di intensa attività erosiva. Le diverse levate ren- dono particolarmente manifesto il meccanismo di 47Dinamica morfologica del litorale ... accrescimento del delta che si attua con un progressi- vo saldamento di scanni sabbiosi alla battigia e la migrazione delle barre sottomarine sempre verso Ovest, che vanno ad implementare quelle del delta inlet di Punta Baseleghe. Anche BRAMBATI (1987), sulla base del confronto delle linee di riva riportate nei rilievi del 1891, 1978 e 1985, conferma l’ evoluzione dell’ala sinistra del Tagliamento sottolineando l’accentuato sviluppo del lobo orientale della foce, in controtendenza all’erosione del tratto di litorale che si estende fino a Lignano Riviera. Più ad Est di questa località, fino alla Bocca di Lignano, risalta anche in questo caso, a livello secolare, una forte progressione della spiaggia. Più recentemente, FONTOLAN (2004) a riguardo del- l’ala occidentale del delta evidenzia, riprendendo i dati di BRAMBATI, come nel 1968 per contrastare la forte ero- sione che, nella parte più prossima alla foce, poneva in pericolo la struttura del faro, furono costruiti tre frangi- flutti in massi che, nei mesi successivi, favorirono un discreto accumulo di sabbie (BRAMBATI, 1970). Sempre l’Autore rimarca come la tendenza evolutiva del litorale sia rappresentata da una marcata fase erosiva del set- tore prossimo alla foce, il cui materiale, seguendo il verso della corrente di deriva principale, subisce un tra- sporto prevalente verso Ovest. Una parte di esso va a depositarsi nella porzione centrale del lobo occidentale deltizio, esattamente sul fronte della parte maggiormen- te urbanizzata: l’altra concorre all’accrescimento verso occidente del sistema Bocca di Porto Baseleghe. Significativa risulta anche la parziale distruzione dell’ap- parato dunare in corrispondenza della Lama di Revelino e di Punta Faro, anche se recentemente difeso da fran- giflutti in continua risagomatura e prolungamento. Anche il fronte delle dune litorali, fissato negli anni ’ 90 da sacchi di geotessile sovrapposti, risulta oggi forte- mente compromesso, al di là delle viminate e dei sac- coni di sabbia posti a loro difesa. In questa area la linea di riva ha subito un forte arretramento, con la completa scomparsa della spiaggia emersa, l’erosione del piede dell’avanduna e una perdita volumetrica stimata in 1,3 m3/m/anno (1968-88, da FONTOLAN, 2004) sui fondali marini antistanti. Numerosi sono i lavori sedimentologici eseguiti sui fondali antistanti il delta (BRAMBATI, VENZO, 1967; CATANI et al., 1978; BRAMBATI et al., 1979; BRAMBATI et al., 1982; BRAMBATI, 1987). In estrema sintesi, i sedi- menti che contraddistinguono questo tratto di litorale sono costituiti da sabbie medio fini, unimodali e ben classate dalla battigia fino alla profondità di 2-3 m e da depositi bimodali e moderatamente classati, costituiti da sabbie fini variamente mescolate a peliti, oltre que- sta profondità. Quest’ultime diventano preponderanti al largo della foce e sui fondali oltre i 7 m. La dinamica del trasporto delle sabbie avviene per sospensione gradata (seguendo PASSEGA, 1964) e per saltazione secondo le metodiche di VISCHER (1969): quella delle peliti per sospensione più o meno uniforme. La dispersione dei contributi terrigeni fluviali avviene in modo diverso a seconda della granulometria: il pattern dei sedimenti sabbiosi più grossi evidenzia una movimentazione in un’area ristretta, disposta simmetricamente alla foce (con una maggiore tendenza verso Ovest), mentre quel- lo dei sedimenti più fini palesa una dispersione a distanze maggiori approssimativamente dalle batimetri- 48 che 6-7 in poi. Risulta infine interessante osservare che, sempre secondo gli Autori precedenti, il trasporto della frazione fine avviene in modo predominante al largo della isobata 7 m e comunque da Est a Ovest. Geologicamente i depositi fronte mare rappresen- tano la tipica sedimentazione dei prismi costieri di H.S.T (Highstend System Tract) che testimoniano il massimo livello del mare raggiunto durante l’ultima tra- sgressione marina (MAROCCO, 1991; GORDINI et al. 2002). L’intera area deltizia è stata oggetto, sin dagli anni ’60, di una intensa antropizzazione a fine urbanistico - residenziale. Le abitazioni sono sviluppate soprattutto a nastro nelle strette vicinanze delle spiagge e hanno comportato lo sbancamento dei rilievi dunari. L’impetuoso sviluppo urbano ha comportato anche l’in- sediamento di importanti poli nautici che hanno trovato luogo nelle strette vicinanze delle bocche lagunari (di Lignano ad Est) e di Porto Baseleghe (ad Ovest). Anche l’asta terminale del Tagliamento è stata recentemente fissata dalla creazione di una marina che utilizza l’entra- ta del fiume come canale d’accesso. Da una stima pre- liminare, risulta che gli attuali posti barca direttamente collegati all’attività turistica del delta (parte veneta e parte friulana) siano superiori a circa 5.000. Non va inol- tre dimenticato che all’interno d’ogni marina sono ospi- tati: cantieri nautici, officine, aree residenziali, spazi ricreativi, impianti sportivi, campi da tennis, piscine, bar e ristoranti, con un conseguente elevato impatto ambientale. In riferimento al grado di antropizzazione del lito- rale, in particolare durante la stagione estiva (maggio- settembre) i dati delle aziende turistiche di Lignano e Bibione, denunciano un’affluenza che da un calcolo approssimativo si aggira complessivamente sulle 8 milioni di presenze. In questo periodo le spiagge risulta- no quasi completamente occupate da circa 60.000 let- tini, 31.000 ombrelloni che vengono tolti in periodo invernale per far posto a staccionate a difesa dalla deflazione eolica. 3. METODOLOGIA APPLICATA ALLA DEFINIZIONE DELLA SPIAGGIA EMERSA, INTERTIDALE E SOTTOMARINA E PROCESSING DEI DATI BATIMETRICI. Sui 18 km circa di litorale che si estende sulle ali del delta sono stati eseguiti 66 profili topo - batimetrici (Fig. 1), con spaziatura di circa 150 - 200 m in corri- spondenza della foce, mentre mediamente compresi tra 250 - 350 m nelle rimanenti aree. I profili sono stati ripe- tuti durante condizioni deposizionali ed erosive differen- ti, nello specifico, nei mesi di settembre ed ottobre 2002 e maggio e giugno 2003, al fine di evidenziare eventuali modificazioni su scala stagionale. La morfolo- gia della spiaggia emersa e della porzione di spiaggia E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella Fig. 1 - Delta del F. Tagliamento: ubicazione dei profili batimetrici, dei capisaldi di riferimento e zonazione dei tratti di spiaggia interti- dale e sottomarina. Tagliamento River delta: location of the bathymetric profiles, fiducial points and zoning of the inter-tidal and submerged beach. 49 intertidale non coperta dai rilievi batimetrici è stata determinata con metodologia LIDAR1. Contempor- aneamente è stato eseguito anche un rilievo fotogram- metrico, condotto con camera–digitale semimetrica. La posizione planimetrica dei transetti batimetrici è stata ottenuta con DGPS cinematico, in modalità con- tinua. La strumentazione installata a bordo dell’imbarca- zione è stata la seguente: • un ricevitore Ashtech G12 Lite dotato di decodificato- re DGPS LandStar MkIV della Thales Tracs Ltd per la correzione differenziale in tempo reale; • un plotter ed ecoscandaglio di navigazione Lowrance LCX – 18C a doppia frequenza 200/50 kHz dotato di cartografia elettronica dell’Alto Adriatico e funzione di registrazione e visualizzazione grafica dei profili; • un ricetrasmettitore CB 40 canali; • un computer portatile Compaq Presario 1200 con il compito di gestire l’acquisizione simultanea dei dati di profondità e di posizione forniti, rispettivamente, dal- l’ecoscandaglio e dal GPS/DGPS con una frequenza di un secondo. L’indagine è stata eseguita in condizioni di mare calmo, assenza di vento, con marea quasi sempre prossima alla quadratura. La velocità dell’imbarcazione è stata mantenuta costante (3,5 e 4,5 nodi). Agli ecogrammi del fondo marino sono state apportate, in fase di elaborazione (postprocessing), le seguenti correzioni (Fig.2): 1. il valore di offset del sensore dell’ecoscandaglio rispetto al pescaggio dell’imbarcazione; 2. taratura dello strumento per valutare le variazioni chi- mico fisiche della colonna d’acqua; 3. stima delle variazioni di immersione del tra- sduttore a seconda delle diverse velocità di navigazione; 4. ortogonalità dell’impulso acustico inviato dal trasduttore dell’ecoscandaglio rispetto il fondale marino; 5. escursione di marea astronomica-meteori- ca; 6. filtraggio di variazioni accidentali verticali dell’imbarcazione (onde provocate da altre imbarcazioni, ecc.). Da verifiche eseguite in campo risulta che l’errore medio del rilievo batimetrico si aggira attorno ai +/- 7 cm. Le variazioni volumetriche riscontrate dalla ripeti- zione dei profili in periodo invernale ed estivo sono state definite utilizzando il Software Matlab 6.5.1 della MathWorks. Il software ha permesso di passare dai due DEM (Digital Elevation Model) dei due rilievi OGS 2002 e 2003, ad una griglia a maglia quadrata che ha con- sentito per interpolazione lineare, il calcolo delle perdite o acquisti volumetrici dei fondali. 4. BATIMETRIA E CARATTERI MORFOLOGICI DELLA SPIAGGIA I dati batimetrici sono stati processati con pro- gramma Surfer version 8.0 Surface mapping system della Golden Software, inc. Le Figg. 3 e 4 fotografano l’assetto bati - morfologico del fondale della spiaggia intertidale e sottomarina nel maggio-giugno 2003. Nella carta morfo - batimetrica di Fig. 4, sono ben visibili le morfologie positive (barre, dune, ecc…) del fondo mari- no, quelle negative (truogoli, incisioni, ecc…), a testi- monianza della specifica dinamica del moto ondoso, dei flussi fluviali e delle correnti mareali lungo i delta inlet. 4.1 ZONAZIONE DEL LITORALE DEL DELTA DEL F. TAGLIAMENTO Sulla base dei risultati conseguiti è possibile ese- guire una zonazione delle spiagge del delta a partire dall’area centrale ed interna alla foce del Tagliamento (tratto D di Fig.1). Dinamica morfologica del litorale ... 1 Il sistema LIDAR utilizzato è l’ALTM3033 di pro- prietà della Helica S.r.l. e costituito da un laser ope- rante nell’infrarosso (λ=1063 nm) che invia impulsi di luce alla frequenza di 33 KHz. Il sistema è stato montato solidale all’elicottero AS350B2 a sua volta dotato di una piattaforma inerziale, che dispone di compensazione per le variazioni di assetto dell’ae- romobile in rollio e beccheggio oltre al posiziona- mento DGPS. L’indagine ha permesso di ottenere una densità media di punti al suolo superiore a 1,5 punti al m2. La camera digitale utilizzata per il rilievo fotogrammetrico è del tipo semimetrica Rollei modello 6008 con dorso digitale PhaseOne modello H20. Il sistema di acquisizione digitale ha una spa- ziatura di pixel di 9 micrometri ed è composta da 4080 x 4076 pixel con una dinamica di 48 bit. Fig. 2 - Diagramma a blocchi del postprocessing applicato alle registrazioni del fondo marino. Flow diagram of the post-processing sequence applied to the sea floor records. 50 E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella F ig . 3 - C a rt a b a ti m e tr ic a d e lla s p ia g g ia in te rt id a le e s o tt o m a ri n a d e l d e lt a d e l F . T a g lia m e n to . R ili e vi O G S 2 0 0 3 . B at h ym e tr ic m ap o f th e in te r- ti d al a n d s u b m e rg e d b e ac h o f th e T ag lia m e n to R iv e r d e lt a. 2 0 0 3 O G S s u rv e ys . 51Dinamica morfologica del litorale ... F ig . 4 - S c h e m a m o rf o d in a m ic o -s e d im e n ta ri o d e l d e lt a d e l F . T a g lia m e n to e d e l s u o li to ra le . M o rp h o -d yn am ic a n d s e d im e n ta ry s ke tc h o f th e T ag lia m e n to R iv e r d e lt a an d o f it s lit to ra l a re a. La foce del F. Tagliamento Tratto D L’asta terminale del fiume, dopo un percorso meandriforme, si sviluppa su un breve tratto rettilineo (ampiezza di 150 m e profondità di 6 m circa) dove si è insediata la darsena “Marina Uno” e continua fino a mare, con sezione d’alveo molto simmetrica e classica barra di foce. Sul tratto centrale dell’alveo sono presen- ti campi di dune subacquee (sensu, ASHLEY et al., 1990; FONTOLAN et al., 2000) a profilo asimmetrico, sviluppate secondo il flusso uscente, che divengono simmetriche verso lo sbocco a mare; qui, la piana sommersa viene definita da una vasta area semicircolare, a debole pen- denza (da 1,0 a 1,7 ‰) incisa dal canale di foce, in parte naturale e in parte scavato artificialmente per ren- dere accessibile l’ingresso al porto fluviale. Il passaggio tra la porzione interna ed esterna della foce, è contrad- distinto dalla presenza di uno sviluppato ebb-tidal delta, che si concretizza con un imponente water flow ramp che dalla profondità di 6,0 m (darsena “Marina Uno”) passa, ad una distanza di circa 1,3 km (verso mare), ad una profondità di 1,0 m. Il fronte deltizio s’i- dentifica con il fitto ravvicinamento delle isobate com- prese tra 1,0 e 6,0 m che determina un gradino morfo- logico ad elevata acclività (massimo 1,3 %). Questo gradino rappresenta il limite estremo delle gittate solide più grosse del Tagliamento, e dunque, i più recenti depositi riconducibili al sistema HST. Nel dettaglio (Fig. 3 e Fig 5; Transetto L01- Lignano e B03-Bibione) la piana sommersa viene con- trassegnata dalla presenza di numerose bedforms, che vanno dalle canalizzazioni marginali (1,2 m), solo in parte naturali che si sviluppano al piede delle barriere frangiflutto del Faro di Punta Tagliamento, alle barre allungare e uncinate (altezza di circa 0,2-0,5 m) oltre a numerose barre di swash lunate, alternate ad altre più irregolari (altezza 0,4-0,6 m), in continua evoluzione e trasformazione operata dal moto ondoso. Queste ultime morfologie attive, conferiscono al delta una componen- te wave-dominated (sensu, HAYES, 1980) che palesa la ridistribuzione degli apporti da parte del moto ondoso. Il canale principale è bordato da barre lineari di margine (altezza variabile da 0,5 a 0,8 m) che manifestano un maggiore sviluppo al lato occidentale. L’alveo della foce è soggetto a periodiche escavazioni per assicurare l’accesso al porto “Marina Uno. Ad esempio, nel mag- gio 2003 ingenti quantità di sabbia sono state prelevate al letto del canale navigabile e depositate immediata- mente ad Ovest dell’area di scavo. Ciò ha comportato una modificazione della forma e dell’estensione del fronte deltizio e, nel dettaglio, ha innescato un riequili- brio del canale e la trasformazione della barra lineare di margine. Procedendo da Ovest verso Est, la linea di costa assume un andamento sinuoso, caratterizzato dal natu- rale protendimento fociale “sostenuto”, anche, da un lungo pennello di sbarramento, realizzato nel 1963 (Fig. 5; Transetto L01-Lignano) e, accorciato, recentemente, per favorire il by-passing dei sedimenti e la loro naturale dispersione verso Est. La spiaggia emersa, completa- mente livellata nel periodo balneare-estivo, assume un’estensione di circa 100 m ed è delimitata, verso terra, da apparati dunari a forma di barcana con al fron- te accumuli eolici minori che vengono zappati dalle mareggiate invernali; quella intertidale, risulta legger- mente più estesa (ca. 120 m) con un ampio terrazzo di bassa marea (tra 1,0 e 1,5 m), con barre di swash (sensu, KING C.A.M., 1972; ASHLEY et al., 1990), e campi di barre di accrescimento con orientazione Sud-Ovest (Fig. 5; Transetto L01-Lignano). La spiaggia sottomari- na è contraddistinta da un brusco restringimento delle isobate poste a circa 1 km dalla foce e da una loro inflessione verso riva. Segnatamente, dopo la zona sub-orizzontale sostenuta dall’opera di difesa, segue una forte acclività del fondale (passaggio dalla isobata 1,0 a quella 6,0 m in 325 m circa) su cui si insediano forme di fondo attive (barre e cordoni sottomarini), determinate dall’interazione dell’energia di trasporto flu- viale con quella litorale. Va sottolineato che il corpo sedimentario di questo prisma deltizio rappresenta un notevole serbatoio di materiale sabbioso, eventualmen- te sfruttabile per mirate operazioni di riequilibrio del lito- rale circostante. Dopo il piede del fronte deltizio il fon- dale declina dolcemente con valori (ca. 2,0 ‰) che rispecchiano le pendenze dei fondali limitrofi e sono caratterizzati dalla sedimentazione di materiali fini. Al lato opposto, la sponda occidentale della foce del Tagliamento, oggetto in questi anni di un rapido arretramento, è stata progressivamente difesa con importanti opere marittime a mare (scogliere) e al piede delle dune (fascinate verticali, graticciate, tubi tipo Longard riempiti di sabbia) che hanno trasformato radi- calmente l’aspetto paesaggistico del paraggio e l’idro- dinamica litorale. Tutte queste opere, comunque, non hanno evitato il perdurare dei processi erosivi che espli- cano la loro massima concentrazione nel tratto interno alla foce ed immediatamente ad Ovest del faro di Punta Tagliamento. Il litorale è formato da una spiaggia piatta e di modesta estensione, contraddistinta da mini tom- boli collegati ai frangiflutti. Nelle aree non protette si registra una repentina regressione della battigia che ha portato ad una ulteriore diminuzione della spiaggia (< di 50 m) che ora viene delimitata verso terra dalle lame tra i vecchi cordoni dunari (Lama di Rivelino). La spiaggia intertidale e sottomarina mostrano, nell’insieme, l’as- senza o quasi del terrazzo di bassa marea e un minimo sviluppo della zona dinamica a barre e truogoli. Qui la transizione dalla battigia alla spiaggia esterna avviene con un’elevata acclività, indice questo, di una profonda instabilità. Al piede delle scogliere, la spiaggia sommer- sa è incisa da una depressione (ampia circa 100 m e profonda 1,2 - 1,5 m), probabilmente determinata, in analogia con situazioni analoghe personalmente riscon- trate, in parte da fenomeni di riflessione del moto ondo- so (Fig. 5; Transetto B03-Bibione) e in parte, anche dalle correnti di fondo dei flussi marginali del fiume. Segue verso mare, una seconda ampia piana sub-oriz- zontale (da 0,5-1,0 m), dove sono evidenti in posizione arretrata barre intertidali seguite da cordoni sottomarini e complessi sistemi di barre di swash, complessiva- mente fino a 600-800 m dalla costa. Dal piede della barra più esterna, si passa quindi con un brusco cam- biamento di pendenza ad un fondale sub-pianeggiante: in particolare, la base della fascia degradante verso le profondità maggiori, si colloca ad una distanza pari circa 1000 m (corrispondente a 5,0/6,0 m di profondità) con un valore medio di pendenza di 15,4 ‰ (confronta- bile con quello riscontrato sull’analogo settore dell’area friulana). Dalla profondità di 6,0 m fino al limite dell’area indagata (circa 3000 m dalla battigia, 11,0 m), il fondale 52 E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella 53Dinamica morfologica del litorale ... Fig. 5 - Alcuni esempi significativi di profili topo- batimetrici riguardanti le spiagge del delta del F. Tagliamento. Per l’ubica- zione dei profili si rimanda alla Fig. 1. Le quote, in metri, sono riferite al livel- lo medio mare (l.m.m.), mentre, le progressive, sempre espresse in metri, sono riferite ai capisaldi istituiti lungo il litorale. Some meaningful exam- ples of topographic and bathymetric profiles acqui- red in correspondence to the beaches of the Tagliamento River delta. See fig. 1 for the profiles location. The elevation expressed in meters, are referred to the medium sea level (l.m.m), whereas the distances (in meters) are referred to the fiducial points located along the coast. marino presenta andamento pressoché tabulare con minima inclinazione. Litorale orientale (dalla Foce del Tagliamento alla Bocca di Lignano) Tratto C Alla zona prettamente di foce segue verso Est, senza soluzione di continuità, una linea di riva ad anda- mento prevalentemente concavo, disarticolato dalla presenza di numerosi pennelli trasversali che interrom- pono con i classici denti di sega il suo sviluppo lineare. L’accumulo delle sabbie sul lato occidentale dei pen- nelli rende palese la prevalenza del trasporto lungo riva da Ovest verso Est. La minor influenza del trasporto regionale in senso opposto (da Est verso Ovest), sem- bra essere legata al forte sviluppo dell’ebb-tidal delta della bocca lagunare di Lignano, che trattiene gran parte dei depositi e in parte flette il movimento dei sedi- menti verso il largo. Il bilancio sedimentario totale, comunque, rende palese che gli arrivi di sabbie da Ovest non compensano adeguatamente le perdite per erosione ormai croniche di questo tratto di costa. Anche la limitata estensione della spiaggia (ca. 50 m, ampiezza tra le minime dell’intero paraggio), evidenzia i regimi erosivi tuttora in atto e l’inefficacia delle opere di difesa. La spiaggia emersa è delimitata al retro da opere longitudinali - aderenti per impedire l’erosione delle aree urbanizzate retrostanti, ma che possono determinare pericolose superfici riflettenti dell’onda di mareggiata. Il settore di litorale manifesta una zona sub-orizzontale molto limitata (10-15 m circa) o quasi del tutto assente e ravvivata da una unica barra interti- dale (talvolta assente), seguita verso mare da un truo- golo che si posiziona grossomodo a breve distanza dalla testa dei pennelli (Fig. 5; Transetto L07-Lignano). Più ad oriente, il fianco orientale del conoide delti- zio si inflette verso costa, determinando un rapido approfondimento del fondale anche a limitata distanza dalla battigia e in particolar modo nell’area antistante le opere di difesa. La zona a barre e truogoli presenta un’estensione di circa 140 -160 m, una o al massimo due, barre sottomarine che si sviluppano su un’area a pendenza variabile da 12,7 a 16,3 ‰ (Fig. 5; Transetto L15-Lignano). Dopo la zona dinamica, il fondale pre- senta tre caratteristiche fasce a diversa pendenza: la prima, della barra sottomarina più esterna (ca. 200 m dalla battigia, - 3,0 m), fino a circa 500 m dalla battigia (-4,5 m), con un’acclività prossima a 4,2 ‰, una secon- da, tra 500 e 900 m circa dalla riva (rispettivamente 4,5 e 5,9 m di profondità) con un’acclività superiore alla fascia precedente (7,3 ‰) e, infine, la terza fascia che si colloca ad una distanza compresa tra 900 e 1900 m circa (corrispondenti a 7,0/8,0 e 10/11 m di profondità), con un valore di pendenza minore (1,6 ‰) rispetto al tratto precedente e simile a quelli osservati al largo della fascia prodeltizia. Tratto B Da Lignano Riviera a Sabbiadoro la riva assume uno sviluppo convesso, con un’ampia spiaggia emersa (180 m) che passa ad una estesa piana di bassa marea (ca. 40-60 m) e intertidale - sottomarina (340 m). E’ un tratto di spiaggia sostanzialmente in accrescimento con alle spalle (zona centrale), una duna litorale (4 a 5 m circa d’altezza), e nei tratti limitrofi opere di difesa ade- renti in calcestruzzo. La spiaggia sottomarina manifesta una zona dinamica ampia 250 m, con due ordini di barre sottomarine e un’acclività di 9,0 ‰ circa. In que- sto tratto di litorale s’individuano cinque zone sottoma- rine a diversa acclività. Nella presente situazione, però, i valori di penden- za sono nettamente inferiori a quelli visti precedente- mente e danno al profilo della spiaggia un andamento più regolare, dove i cambiamenti di pendenza risultano meno accentuati (Fig. 5; Transetto L15-Lignano). Proseguendo verso la Bocca di Lignano (Fig. 5; Transetto L20-Lignano) la spiaggia sottomarina fa risal- tare un ulteriore addolcimento del fondale: in corrispon- denza della convessità della linea di riva, la fascia a barre e truogoli raggiunge la massima estensione del paraggio (ca. 320 m), mediamente con due o tre ordini di barre ed eccezionalmente quattro. I profili tipici della spiaggia sottomarina di questa zona palesano tre inter- valli, ad andamento regolare, con la presenza di Fanerogame marine (Cymodocea), che aumentano in ampiezza, e dunque diminuiscono gradualmente la loro acclività avvicinansi alla bocca (vedi Fig. 5; Transetto L20-Lignano). Segnatamente, le fanerogame si posizio- nano in una limitata area, a cavallo delle batimetriche 4,0/6,0, a largo della fascia costiera di Lignano Sabbiadoro, sulla rampa morfologica che porta al fon- dale più profondo. Tratto A In prossimità del canale di accesso a Lignano, la linea di riva è condizionata da una serie di interventi antropici (pennelli impermeabili ed opere di difesa ade- renti) realizzati a salvaguardia dell’area urbanizzata retrostante e del suo ambito portuale. La spiaggia emersa risulta poco estesa (ca. 60 m) e fortemente antropizzata (anche con una serie di opere semifisse) per far fronte alla stagione turistica; verso mare è pre- sente un terrazzo di bassa marea (come nel litorale pre- cedente), ampio mediamente 40 m e fissato dall’agget- to dei pennelli. Dopo questa distanza e con una forte pendenza inizia la zona a barre e truogoli. Anche all’ interno della bocca lagunare il terrazzo di bassa marea (che si sviluppa tra le profondità di 0,5 e 1,0 m) trova la sua massima estensione, fino a delimitare il canale prin- cipale del delta inlet (Fig. 5; Transetto L27-Lignano). Nello specifico, il delta inlet di Lignano (Figg, 3 e 4) definisce un corpo sedimentario complesso che si protende di molto verso mare e che viene sostenuto da un canale principale. Questo termina, dopo un anda- mento quasi rettilineo, con uno sbocco verso Sud- Ovest, allineandosi alla prevalente direzione delle boc- che lagunari e delle foci dell’alto Adriatico. Il canale si approfondisce progressivamente verso mare, raggiun- gendo la profondità massima di 11,0 m e segue un andamento sinuoso con una prima deviazione verso oriente, con conseguente erosione della sponda, difesa da una scogliera in pietra a pezzatura grossolana. Qui l’alveo assume una classica geometria asimmetrica con al centro un esteso campo di dune subacquee (di modeste dimensioni, h = 0,8 m e L = 20 m), disposte marginalmente rispetto alla direttrice principale di flus- so. Proseguendo verso il largo, il canale mostra un’ulte- riore deviazione verso Sud, Sud-Ovest con conseguen- te deflessione dei sedimenti sabbiosi verso le profon- dità maggiori e alla creazione di cordoni sottomarini 54 E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella marginali, con la barra longitudinale occidentale di minor sviluppo rispetto all’opposta. Nel complesso, l’assetto della bocca lagunare, rimarca l’evidente pro- gradazione verso mare e quindi la prevalenza della componente di riflusso rispetto a quella di flusso, con una componente longitudinale (da Est ad Ovest) resa palese dalla presenza di uncinature, forme lobate, pro- paggini sabbiose e forme lobate allungate. Al lato orientale del canale (dalla battigia fino a - 2,5 m), si sviluppa una vasta area a swash bars, con forme lunate alternate ad irregolari, continuamente rie- laborate dal moto ondoso. Anche il delta inlet della bocca di Lignano e soprattutto gli accumuli laterali del canale principale, possono fornire materiale passibile di un utilizzo per il rifornimento artificiale delle spiagge dopo gli opportuni accertamenti sulla qualità dei depositi sanciti per legge. Litorale occidentale (dalla Foce del Tagliamento a Punta Baseleghe) Tratto E Proseguendo più ad Ovest la spiaggia emersa palesa la situazione evidenziata precedentemente (Tratto D) con una sottile lingua sabbiosa (50 -100 m), delimita alle spalle dalla laguna-stagno costiero di Revelino che comunica con il mare con una rotta di limitate dimensioni e profondità (20-40 m e -0,5 /-1,0 m, vedi Fig. 5; Transetti B08-Bibione e B12-Bibione). Recentemente, anche in questa zona sono stati realiz- zati in situazione d’emergenza tre rubble-mound groins al fine di contrastare il processo d’arretramento in atto. L’erosione, verificatasi sopraflutto al pennello occiden- tale, fa ritenere che il loro dimensionamento (spaziatura e aggetto) non sia in grado di tamponare la situazione vigente. Il carattere erosivo della spiaggia viene anche visualizzato dalla limitata estensione del terrazzo di bassa marea mostra (20-30 m) e un approfondimento costante del tratto intertidale della spiaggia fino al limite della zona a barre e truogoli (posta a 0,9 m di profon- dità e a 40/45 m dalla battigia). Più al largo, il fondale è caratterizzato da una minima fascia dinamica (circa 100-150 m), sostenuta da una sola barra che talvolta risulta appena accennata o assente con un unico truo- golo molto accentuato. Ancora più al largo il fondale marino può essere suddiviso in tre profili tipici, corri- spondenti a fasce di diversa acclività del conoide delti- zio; • una prima fascia mossa da depressioni (da 130 m a cavallo dei 3,0 m di profondità, a circa 190 m dalla linea di riva) e zone in accumulo più estese (circa 400 m). Il passaggio fra le due aree avviene con un gradi- no morfologico mediamente accentuato (5,9 ‰); • una seconda fascia, molto estesa (1600 m circa), pre- valentemente sub-orizzontale; • un tratto finale, molto acclive che non trova riscontro nell’ala sinistra del delta. Tratto F In questo settore del litorale si registra un gradua- le cambiamento del profilo di spiaggia sottomarina, con la comparsa di una zona sub-orizzontale interna, cui fa seguito la zona a barre e truogoli che si allarga progres- sivamente procedendo verso Punta Baseleghe (Fig. 5; Transetto B16-Bibione). Tale allargamento della zona dinamica è ben visibile in corrispondenza del Piazzale Zenith, dove raggiunge un’ampiezza di circa 250 m e comprende due ordini di barre e altrettanti truogoli, ad andamento irregolare. Nello stesso profilo, dopo la zona dinamica, si riconosce una fascia ad andamento regolare con acclività media pari a 3,6 ‰. Ancora più ad Ovest la fascia a barre e truogoli si amplia ulterior- mente, arrivando ad un’estensione massima di 250-340 m con 2-3 ordini di barre sottomarine. Estremamente significativo risulta l’andamento delle isobate nel fonda- le prospiciente la zona Piazzale Zenith, tra i 3,0 e i 6,0 m di profondità che circoscrivono un’area in accumulo, derivante dall’erosione del tratto di spiaggia più orienta- le (Fig. 4). In controtendenza rispetto alle aree sopra descrit- te, la parte centrale della costa di Bibione mostra un’accentuata convessità verso mare. Il confronto delle linee di riva della CTR del Veneto (1999) e quella dei nostri rilievi (Fig. 3) evidenzia una tendenza alla pro- gressione naturale di questo tratto di litorale con valori di avanzamento della spiaggia emersa, pari a circa 10 m. L’arenile qui raggiunge il massimo valore (200-250 m) e mostra una pendenza regolare, senza rotture determinate da morfologie naturali (berma ordinaria e di tempesta) e viene delimitato da opere di difesa longitu- dinali aderenti che insistono in un’area depressa che si sviluppa fino al suo limite settentrionale. Il terrazzo di bassa marea è molto esteso (60 m circa) e degrada dol- cemente verso la fascia dinamica del litorale che è anch’essa abbastanza ampia (complessivamente 70-80 m). Segue un fondale molto omogeneo (Fig. 5; Transetto B16-Bibione) con una graduale diminuzione della pendenza passando dalla zona a barre e truogoli (7,6 ‰), a quella immediatamente seguente (5,4 ‰); tendenza questa, che viene confermata anche verso mare, dove dopo un modesto gradino morfologico (6,8 ‰), la spiaggia sottomarina mostra un assetto quasi sub-orizzontale con acclività pari a 2,8 ‰ (3,0 ‰ a circa 3 km dalla costa). Tratto G Proseguendo verso la Bocca di Baseleghe la spiaggia si assottiglia (ampiezza circa 50-70 m), senza però evidenziare processi erosivi in atto (Fig. 5; Transetto B24-Bibione). Il confronto dei rilievi 1999 con quelli 2003, confermano tuttavia la tendenza alla stabilità del litorale. La sua parte intertidale ha un’estensione di circa 70 m, con un evidente terrazzo di bassa marea delimitato da una barra (posta ad una profondità di – 0,7 m). Tratto H In coincidenza con la freccia litorale che delimita la laguna di Baseleghe (Fig. 5; Transetto B29-Bibione) si assiste nuovamente ad un ampliamento della spiag- gia emersa (circa 150 m) e alla presenza di apparati dunari di modesta elevazione (1-2 m) che si sviluppano parallelamente alla linea di riva dove sono presenti le classiche morfologie di accrescimento di una freccia litorale. La battigia si raccorda dolcemente al terrazzo di bassa marea (ampio 25 m circa) che a sua volta si congiunge dolcemente alla zona dinamica. In questa area tra le isobate 0,5 e 1,5 si riconoscono le tipiche morfologie legate al moto ondoso (piattaforma di spit, sensu, ASHLEY et al., 1990, barre di swash e forme loba- te) disposte parallelamente, con spiccata espansione verso Ovest, tanto da occludere o trascinare sempre 55Dinamica morfologica del litorale ... nella medesima direzione la bocca di Baseleghe. Questo processo al prolungamento verso occidente dell’ala destra del delta tilaventino e all’occlusione della bocca di Baseleghe è ormai noto da molto tempo (ZUNICA, 1971; CATANI et al., 1978; CATANI et al., 1982) e viene contrastato oggi, come in passato, attraverso la periodica escavazione del canale d’accesso al porto. Si fa presente che anche queste escavazioni possono for- nire ingenti quantità di materiale per il ripascimento delle aree in erosione. La spiaggia sommersa prossima a Punta Baseleghe mostra un carattere relativamente stabile. La sua parte verso terra è contraddistinta da un’estesa zona dinamica (250-270 m), alimentata da due ordini di barre litorali seguite dai rispettivi truogoli. Si passa, poi, quasi senza soluzione di continuità, ad un fondale pre- valentemente pianeggiante, caratterizzato essenzial- mente da due fasce a modesta pendenza. La prima di queste fasce si estende dalla progressiva 280 m a 1100 m dalla battigia, tra le profondità da 2 a 7 m e con una pendenza di 5,5 ‰. La seconda, con acclività pari a 2,6 ‰, si sviluppa da 1280 a 3000 m dalla battigia, tra le profondità rispettivamente di 7 e 12 m (Fig. 5; Transetto B29-Bibione). Il protendimento verso mare del delta inlet è sottolineato in modo particolare dall’andamento delle isobate da 1,5 a 2,5 m che si collocano in posizio- ne avanzata rispetto alle aree adiacenti. Il passaggio alle profondità maggiori avviene con una superficie ad acclività pari a 6,3 ‰, che dalla progressiva 1300 m passa gradualmente verso mare ad un valore di 3,6 ‰. Anche queste parti più esterne del profilo di spiaggia non presentano morfologie particolari, mantenendo la solita superficie debolmente inclinata che si raccorda ai fondali del golfo di Venezia. Rispetto al delta inlet oppo- sto (bocca di Lignano) quello di Baseleghe è meno svi- luppato (sia verso terra che verso mare) a dimostrazio- ne che i flussi di marea qui sono meno forti e, soprat- tutto che nel versante a mare, l’azione della dispersione marina è di molto superiore a quella determinata dai flussi di marea. 5. ANALISI MORFOLOGICA QUANTITATIVA DELLA SPIAGGIA A completamento di questo studio è stata con- dotta una breve indagine morfologica quantitativa (sensu, CAROBENE, BRAMBATI, 1975; CAROBENE, 1978) al fine di definire l’estensione, le quote e le pendenze e gli elementi morfologici peculiari delle diverse porzioni della spiaggia emersa, intertidale e sottomarina. La finalità dell’analisi è stata quella di identificare su base morfologica le condizioni di stabilità o instabilità del litorale e ciò anche per individuale il dimensionamento ideale del profilo di spiaggia nei diversi settori del paraggio. Segnatamente è stata indagata in maniera parti- colare la zona che si estende dalla battigia alla “zona a barre e truogoli”, che già in altre ricerche si è dimostra- ta il termometro della situazione erosiva o di accresci- mento del litorale (vedi CATANI et al., 1982). A tal fine, si è appurato che i risultati migliori si ottengono dall’anali- si delle relazioni che legano la distanza tra linea di batti- gia e il piede della barra sottomarina esterna (Lb-P) e la sua pendenza α (Fig. 6). Si è accertato anche, com’era del tutto prevedibile, che sussistono relazioni di dipen- denza tra ampiezza della zona sottomarina (spiaggia intertidale + zona a barre e truogoli), la sua pendenza e le condizioni d’erosione o stabilità del litorale definite attraverso osservazioni dirette e validate dal confronto con dati pregressi. Infatti, i punti che rappresentano questi parametri morfologici, calcolati per ogni sezione topo - batimetrica (sono stati utilizzati esclusivamente, anche per omogeneità, i soli dati desunti dall’ultimo rilievo, maggio-giugno 2003) mostrano una regressione lineare d’equazione y = - 0,0022 x + 1,1489 e R2 = 0,7386. In altri termini la pendenza della spiaggia, in condizioni d’omogeneità tessiturale dei sedimenti, è in relazione con la sua stabilità e permette di eseguire una zonizzazione delle aree in erosione da un lato e di quel- le in progressione o in stabilità al lato opposto. Alla maggiore acclività e minore estensione della zona a 56 E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella Fig. 6 - Diagramma “Distanza tra linea di battigia e piede della barra sottomarina esterna (Lb-P) e la pendenza della retta Lb-P (α). Diagram “Distance between the foreshore and the foot of the submerged external bar (Lb-P) and the dip of the line Lb-P (ALFA.) barre e truogoli, corrisponde una concentrazione di punti (raggruppamento R1); viceversa in condizioni opposte (R2). Tra questi due raggruppamenti o famiglie di tratti di litorale si colloca poi, una fascia intermedia di transizione graduale tra le due. All’interno del raggrup- pamento R1 si ubicano: • i tratti di spiaggia ad Ovest delle opere marittime di difesa costruite in prossimità del Faro di Punta Tagliamento (Transetti B5; B6; B7; B8 e B9). Come precedentemente osservato quest’area manifesta evi- denti processi d’ erosione trascorsi ed in atto, che hanno portato ad un notevole assottigliamento della spiaggia emersa, con la presenza di rotte e varchi; • i tratti di spiaggia ad Est della foce del Tagliamento (Lignano Riviera), difesi da opere trasversali, eseguite negli anni 1966-1979, e soggetti tutt’oggi ad evidenti processi erosivi ( L4; L5; L6; L7; L8; L9 e L10) . • le strette spiagge del margine occidentale della Bocca di Lignano, anch’esse caratterizzate dalla pre- senza di opere di difesa impermeabili ( L27; L28 e L29). Nell’ambito del raggruppamento R2: • si ubicano i rimanenti tratti del litorale ad eccezione di quelli di raccordo dell’area del Faro e di Bibione (Transetti B 10, B 11 e B 12), e tra Lignano Riviera e Sabbiadoro (L11). Questa famiglia di punti raggruppa le aree di litorale dove sia in base ad osservazioni dirette (particolari morfologie osservate sulla spiaggia emersa ed intertidale), sia in base a confronti carto- grafici recenti (sovrapposizione della linea di costa definita dalle Carte Tecniche Regionali delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, 1999 -1990 e quella dei presenti rilievi di maggio-giugno 2003) presentavano caratteri di stabilità o tendenza alla progressione naturale. Se da un lato la distinzione tra le due famiglie che raggruppano tratti di litorale deltizio ai limiti del dia- gramma sono evidenti, dall’altro bisogna specificare che non tutti i punti che cadono nell’area di stabilità o progressione si trovano sotto una condizione acclarata. Quest’ultimo fatto sembra essere spiegato come la ten- denza di queste aree in lieve erosione a portarsi verso una relativa stabilità, oppure, all’inverso dalla condizio- ne di stabilità relativa verso una condizione di erosione tendenziale (es. punti relativi ai Transetti L12 e L3 o nel caso del litorale di Bibione, B13 e B14). Anche se permangono queste incertezze sull’in- terpretazione di un numero ristretto di dati, si può rite- nere che nell’insieme il diagramma fornisce un ottimo strumento per discriminare aree tendenzialmente in erosione, da quelle stabili o in progressione naturale. Altri parametri morfologici quantitativi delle spiagge for- niscono informazioni analoghe, ma questo permette di definire con una certa precisione la pendenza e la distanza che le spiagge devono raggiungere in condi- zioni d’equilibrio con gli agenti meteomarini. 6. VARIAZIONI BATIMETRICHE E VOLUMETRI- CHE DEL FONDALE MARINO DAL CICLO ERO- SIVO INVERNALE A QUELLO DEPOSIZIONALE ESTIVO Nell’arco annuale scandito dal periodo invernale (settembre ed ottobre 2002) a quell’estivo (maggio e giugno 2003), sui 18 km circa di litorale si sono definiti i principali spostamenti del materasso sabbioso. I bilanci volumetrici eseguiti per ogni transetto sono riportati nelle Tabelle I e II. Preme sottolineare che l’errore sti- mato sul valore di profondità rilevato (+/-7 cm), può portare a sovrastimare o sottostimare i volumi calcolati e ciò soprattutto, quando le variazioni di profondità sono minime e si ripercuotono su estese superfici. Per questo motivo non si sono prese in considerazione le variazioni con valore eguale o inferiore a questo, anche se calcolate. Ne consegue che le variazioni dei fondali che assommano a valori prossimi a +/- 15-20 m3/m, devono essere considerate solamente indicative di una tendenza del litorale, non variazioni effettive. La ripetizione dei rilievi nei due periodi ha confer- mato che i principali cambiamenti della spiaggia sotto- marina avvengono quasi esclusivamente nella zona dinamica a barre e truogoli, con la traslazione delle barre più al largo dalla posizione estiva, durante la sta- gione invernale. Ma oltre a questa fascia, tipicamente soggetta a variazioni, ne sono emerse altre aree e segnatamente (Fig. 7): • una prima ubicata sul fronte deltizio, in cui sono pre- senti numerose barre e cordoni litorali che si muovo- no verso Ovest, sospinti dalla corrente litoranea e dai mari del I Quadrante, mentre subiscono una disper- sione diversa, per mari del II e III Quadrante. In questa zona e soprattutto in prossimità della foce si riscon- trano locali approfondimenti dei fondali seguiti da accumuli che tendenzialmente divengono prevalenti. Questi fenomeni diventano evidenti in corrispondenza del pennello occidentale di foce (vedi Transetti L03 e L04; Tab. I), che continua a trattenere nell’area, i con- tributi solidi del Tagliamento, non permettendo l’ali- mentazione del litorale lignanese; • una seconda area, ad Ovest di Bibione, localizza ad una distanza compresa tra 800 e 1000 m dalla costa e a profondità variabile da 5,0 a 7,0 m, dove si riscon- tra una modesta rottura di pendenza (acclività massi- ma pari a 10,5 ‰) che è possibile seguire per circa 2,5 km parallelamente alla costa (ben evidente nei Transetti B19; B20; B21; B22 e B23). Qui si registra una variazione massima di spessore di circa 0,5 m, ed un deficit sedimentario valutato lungo il transetto in 67,6 m2; • una terza, più ad Est, presente sul fondale marino antistante Bibione, che si estende da 870 a 980 m dalla costa, a cavallo della batimetrica 6. Qui il fonda- le è relativamente elevato e si presenta fortemente accidentato per avvallamenti e gobbosità a geometria variabile, ben visibili lungo il Transetto B11 (ma anche nei transetti dal B07 al B15). Tali asperità, distribuite sul margine occidentale dell’alto morfologico (Fig. 4), non presentano similitudini (in ampiezza e lunghezza d’onda) con le morfologie tipiche dalla zona a barre e truogoli. Ritornando alla zona a barre e truogoli, nell’area veneta essa è maggiormente sviluppata verso Ovest (da Bocca di Baseleghe alla porzione centrale del litora- le), mentre perde di estensione e viene quasi completa- mente sostituita da aree in erosione in prossimità della foce tilaventina. Dette aree, disposte parallelamente e/o leggermente inclinate rispetto alla linea di riva, sono particolarmente evidenti in prossimità di Pineta Punta Faro e Lame di Revelino dove si riscontrano deficit 57Dinamica morfologica del litorale ... 58 E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella Fig. 7 - Variazione dello spessore dei sedimenti dei fondali risultante dai rilievi OGS 2002-2003. Variation of the sediment thickness as resulted from the 2003 OGS surveys. sedimentari compresi tra 0,2 e 0,45 m3/m2. L’asporta- zione di materiale verso riva, viene tuttavia in buona par- te compensata dalla deposizione al largo (0,13 m3/m2). Nell’area friulana la zona a barre e truogoli è molto sviluppata in corrispondenza di Lignano Sabbiadoro e decresce fino alla quasi scomparsa verso Lignano Riviere e Pineta. Come è stato già evidenziato prece- dentemente, la spiaggia di Sabbiadoro presenta, a lungo periodo, un carattere stabile tendente a periodi di progressione. Tale situazione è confermata anche a breve periodo dal confronto dei rilievi eseguiti e dalla conformazione stessa del fondale marino (terrazzo intertidale, zona a barre e truogoli, fondale sub - pia- neggiante che si estende fino a 2 km dalla costa, ecc). L’area di bocca lagunare (Bocca di Lignano), pre- senta accumuli sotto forma di depositi allungati paralle- lamente alla direzione di sviluppo del canale principale. Sulla base dei rilievi eseguiti non compaiono alcune evi- denze macroscopiche di deficit o accumuli sedimentari in prossimità della bocca. Queste probabilmente potranno emergere solamente da un’analisi effettuata in più lungo periodo. Comportamento diverso, denuncia il tratto di lito- rale che va da Lignano Riviera a Pineta; qui si osserva la quasi stabilità della zona, eccezion fatta, per le limita- te aree d’approfondimento dei fondali (dell’ordine di 0,1÷ 0,2 m e quindi non significative, dati i limiti di accuratezza dei rilievi), poste al piede dei pennelli pre- senti nell’area. Nelle Tabelle I e II oltre ai bilanci volumetrici cal- colati dal confronto dei rilievi OGS 2002 e 2003, viene riportata anche la tendenza evolutiva del litorale che emerge dal confronto dell’ultimo rilievo OGS 2003 con quelli del 1997 (litorale di Bibione) e della Regione Friuli Venezia Giulia (BRAMBATI, 1987 - spiagge di Lignano). In grassetto sono stati messi in evidenza i valori volumetri- ci che possono essere considerati meno influenzati dagli errori di misura e dunque considerati attendibili per un primo bilancio volumetrico del trasporto litorale. Nell’ultima colonna si sono riportati i confronti con le situazioni precedenti. In particolare, dai transetti ese- guiti in prossimità della foce, emerge che l’apparato deltizio presenta un consistente incremento volumetri- co. Questo dato è molto importante poiché questi accumuli possono essere utilizzati (dopo i controlli pre- visti per legge) per il ripascimento delle spiagge e, nel contempo, per liberare il passo marittimo d’accesso ai porti interni alla foce. Si è cercato pertanto di quantifi- care con la massima precisione possibile e nell’interval- lo temporale esaminato, l’ammontare e la relativa stabi- lità di tale accumulo di sedimento. Per eseguire questa stima è stato utilizzato il programma Surfer Version 8.00 Surface mapping system della Golden Software, Inc., Colorado. Attraverso questo software è stato possibile 59Dinamica morfologica del litorale ... Tabella I - Variazioni volumetriche e tendenze evolutive dei fondali del delta del F. Tagliamento (ala orientale). Volume variations and evolutive trends of Tagliamento River delta (eastern sector). Transetto Deficit Deposizione Variazione volumetrica Tendenza evolutiva risultante dal confronto (m3 / m) dei profili OGS 2003 con quelli da Rilievi OGS 2002-2003 BRAMBATI (1987) Transetto L01 X + 64,3 Consistente ripascimento al largo Erosione sottocosta Transetto L02 X + 24,1 Leggera tendenza al ripascimento al largo Erosione sottocosta Transetto L03 X + 274,7 Ripascimento al largo Leggera tendenza all’erosione sottocosta Transetto L04 X + 197,3 Ripascimento al largo Leggera tendenza all’erosione sottocosta Transetto L05 X + 63,9 Stabile Leggero ripascimento sottocosta Transetto L06 X - 9,1 Stabile Leggero ripascimento sottocosta Transetto L07 X + 9,3 Stabile Leggero ripascimento sottocosta Transetto L08 X + 3,3 Ripascimento sottocosta Stabile con leggera tendenza all’erosione al largo Transetto L09 X - 39,9 Leggero ripascimento sottocosta Stabile con tendenza all’erosione al largo Transetto L10 X - 18,8 Stabile Transetto L11 X - 6,4 Stabile al largo Leggero ripascimento sottocosta Transetto L12 X + 57,6 Stabile al largo Leggera tendenza all’erosione sottocosta Transetto L13 X - 7,9 Stabile Leggera tendenza all’erosione sottocosta Transetto L14 X + 17,3 Stabile Transetto L15 X + 6,6 Stabilità Transetto L16 X + 27,8 --- Transetto L17 X + 7,4 --- Transetto L18 X + 3,1 --- Transetto L19 X - 5,4 --- Transetto L20 X - 1,1 --- Transetto L21 X + 5,4 Ripascimento sottocosta Stabilità al largo Transetto L22 X + 7,5 --- Transetto L23 X + 14,1 --- Transetto L24 X - 18,0 --- Transetto L25 X + 4,9 Stabilità sottocosta Leggera tendenza al ripascimento al largo Transetto L26 X + 11,3 Transetto L27 X + 7,9 --- Transetto L28 X + 229,15 --- Transetto L29 X - 2,9 --- Transetto L30 X + 5,3 --- 60 E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella Tabella II - Variazioni volumetriche e tendenze evolutive dei fondali del delta del F. Tagliamento (ala occidentale). Volume variations and evolutive trends of Tagliamento River delta (western sector). Transetto Deficit Deposizione Variazione volumetrica Tendenza evolutiva risultante dal confronto (m3 / m) dei profili OGS 2003 con quelli da Rilievi OGS 2002-2003 ITALRILIEVI S.n.c (1997) Transetto B01 X - 74,3 --- Transetto B02 X + 156,3 --- Transetto B03 X + 79,9 --- Transetto B04 X + 74,3 Stabilità al largo Ripascimento sottocosta Transetto B05 X + 82,8 Tendenza al ripascimento Transetto B06 X + 100,0 Leggera tendenza all’erosione al largo Leggera tendenza all’erosione sottoriva Transetto B07 X + 44,3 Erosione al largo Erosione sottocosta Transetto B08 X + 11,2 Erosione al largo Erosione sottocosta Transetto B09 X - 3,3 Erosione al largo Erosione sottocosta Transetto B10 X + 46,2 Erosione al largo Erosione sottocosta Transetto B11 X - 50,0 Erosione al largo Erosione sottocosta Transetto B12 X + 34,6 Erosione al largo Erosione sottocosta Transetto B13 X - 48,6 --- Transetto B14 X - 64,7 --- Transetto B15 X + 0,2 Erosione al largo Erosione sottocosta Transetto B16 X + 13,3 Ripascimento sottoriva Leggera erosione al largo Transetto B17 X - 4,3 Ripascimento sottoriva Stabilità con tendenza al rinascimento al largo Transetto B18 X - 7,4 Ripascimento sottoriva Stabilità al largo Transetto B19 X + 0,6 Ripascimento sottoriva Stabilità al largo Transetto B20 X - 14,9 Ripascimento sottoriva Stabilità al largo Transetto B21 X + 45,4 Leggero ripascimento sottoriva Stabilità al largo Transetto B22 X + 11,0 Leggero ripascimento sottoriva Stabilità centrale ed erosione al largo Transetto B23 X - 71,8 Ripascimento sottoriva Stabilità con tendenza al rinascimento al largo Transetto B24 X - 18,8 Ripascimento sottoriva Stabilità con tendenza all’erosione al largo Transetto B25 X + 12,3 Ripascimento sottoriva Stabilità con tendenza all’erosione al largo Transetto B26 X + 0,6 Ripascimento sottoriva Stabilità al largo Transetto B27 X + 11,8 Ripascimento sottoriva Stabilità al largo Transetto B28 X + 4,6 Ripascimento sottoriva Erosione al largo Transetto B29 X + 28,4 --- Transetto B30 X + 22,5 Leggero ripascimento sottoriva Stabilità centrale ed erosione al largo Transetto B31 X + 8,5 Ripascimento sottoriva Stabilità al largo estrarre i due DEM (Digital Elevation Model), inerenti l’a- rea deltizia per i due rilievi batimetrici OGS 2002 e 2003. Successivamente, sempre con lo stesso software, sono stati creati con il metodo Triangular with linear interpolation, altrettanti GRID a maglie quadrate che rappresentano la superficie reale basata sulle infor- mazioni reali disponibili (rilievo eseguito). La differenza fra le due superfici così ottenute ha permesso di raffi- gurare le variazioni di spessore subita dal litorale (Fig. 8). Dal confronto emerge che in prossimità della foce, le aree soggette a variazioni dei fondali superiori all’errore stimato sono pari a 5.809.408 m2 con zone in accumulo pari a 4.770.317 m2 e altre in approfondimento pari a 1.039.091 m2. Il volume conseguente è risultato essere pari a ca. 570.000 m3 (volume positivo), contro uno di ca. 75.000 m3 (perdite), con un bilancio positivo di ca. 495.000 m3. Tenendo presente che l’apporto solido comples- sivo (dalle ghiaie alle peliti) stimato per il Tagliamento (BRAMBATI; 1987) è di circa 1.300.000 m3/anno e che gran parte del materiale è costituito da depositi fini (ca. 70 %) ne deriverebbe che complessivamente in un anno transitano via foce 390.000 m3 di sedimenti gros- solani. Secondo i calcoli precedenti (accrescimento riscontrato di circa 494.274 m3), diventa palese che all’input fluviale si deve aggiungere anche quello del trasporto lungo riva catturato dal pennello liquido del fiume. Sta di fatto che sabbie si accumulano nell’area di foce in lassi temporali a scala annuale. Rimane da appurare adesso se questi accumuli permangono nel tempo. Per valutare questo si sono presi in considera- zione i dati pregressi, editi da BRAMBATI (1987) sulla base del confronto dei rilievi del 1969 con quelli 1985. L’Autore, stimando un valore medio su di un lungo periodo e in anni non molto vicini ad oggi, registra una situazione opposta a quella da noi riscontrata, con un deficit di 177.875 m3 di depositi distribuito su una superficie di 1.060.000 m2 (ca. 17 cm su metro quadra- to). Visti i risultanti emersi operando a scala plurien- nale, si sono messi a confronto i rilievi OGS 2003 con quelli ricavati dal CNR nel 1969 (riportati da BRAMBATI, 1987) e con quelli del 1985 dello stesso Autore. Si spe- cifica che per uniformità, è stata preventivamente ese- guita, con il procedimento di confronto fra GRID prima esposto (utilizzando il Software Surfer 8), la compara- zione fra i rilievi CNR 1969 con quelli del 1985. Il raf- fronto eseguito con questo metodo ha mostrato un deficit sedimentario leggermente superiore rispetto a quello prospettato dall’Autore (Fig. 9 A). Anche se i valori assumono moduli leggermente diversi (-177.875 m3 contro i -195.728 m3) restano comunque confermate 61Dinamica morfologica del litorale ... Fig. 8 - Variazioni dello spessore dei sedimenti nell’area deltizia (rilievi OGS 2002-2003) e calcolo dei volumi. Variation of the sediment thickness in the delta area (2002-2003 OGS surveys) and volume computation. le aree interessate dai maggiori cambia- menti (erosioni), che si manifestano sul fronte deltizio. I bassi fondali prossimi al litorale, mostrano invece un’abbondante deposizione di sabbie, valutabili in 1,0 ÷ 1,5 m di spessore nell’ala occidentale, e valori leggermente inferiori (0,4 ÷1,0 m) nel lobo orientale. Va comunque sottolineato che anche se il bilancio volumetrico netto del- l’intero paraggio risulta negativo (195.729 m3), le spiagge che bordano il delta mani- festano processi di accumulo (non vale lo stesso, come abbiamo già osservato pre- cedentemente, per quelle prossime al Faro di Punta Tagliamento). Completamente diversa risulta inve- ce essere la situazione nei 18 anni seguenti (dal 1985 al 2003 - Fig. 9 B); le aree in accumulo perdono sedimenti a favore di quelle del fronte deltizio. Nello specifico i maggiori accumuli si manife- stano fra le batimetriche 3 e 5 sul delta front (spessore medio 1,5 m) con erosioni molto evidenti a ridosso del pennello di foce con al lato opposto, un forte arretra- mento della linea di costa e la creazione di un canale di sovraescavazione (spes- sore dei sedimenti asportati mediamente pari a 1,5 m) che si posiziona al piede delle nuove barriere frangiflutti realizzate. Il bilancio di materiale indica che le aree soggette a variazioni sono pari a ca. 1.272.000 m2, delle quali, in accumulo 899.000 m 2 e in approfondimento 373.000 m2. Il volume conseguente è risultato essere di ca. 619.000 m3 (volume positivo), contro 177.000 m3 (perdite), con un bilancio netto positivo di ca. 442.000 m3. Per completare l’analisi è stato rea- lizzato il confronto dei fondali su un inter- vallo temporale di 34 anni (rilievi CNR 1969 - OGS 2003; Fig. 9 C). Lo scenario emerso mostra un carattere stabile del sistema tendenzialmente volto alla pro- gressione. Il bilancio volumetrico netto è di ca. 242.000 m3 (corrispondente ad un volume medio annuo pari a 7100 m 3/anno), con un volume positivo di 397.000 m3 (distribuito su di una superfi- cie di 847.000 m2) mentre quello negativo risulta di ca.155.000 m3 (439.000 m2). In linea generale, la distribuzione di queste aree risulta abbastanza conforme a quella evidenziate nello studio a breve termine (OGS 2002-2003) e nell’evoluzione delti- zia avvenuta dopo il 1985. In sintesi, le variazioni da noi riscon- trate trovano un riscontro con le situazio- ni del passato: emerge dunque un incre- mento del materasso sedimentario sul fronte deltizio, con un predominante input proveniente da Est che by -passa il pen- nello di foce e importanti arretramenti in 62 Fig. 9 - Variazioni dello spessore dei sedimenti nell’area deltizia e calcolo dei volu- mi; A - Situazione 1969-1985; B - Situazione 1985-2003; C - Situazione 1969-2003. Variation of the sediment thickness in the delta area and volume computation; A- 1969-1985 situation; B-1985-2003 situation; C-1969-2003 situation. E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella corrispondenza dello sbocco a mare del fiume e delle aree costiere immediatamente connesse ad esso. Questo trend avviene attraverso periodi di scarso apporto solido (1969-1985; BRAMBATI 1987), seguito da fasi di stabilità più o meno lunghe, alternate a brevi periodi di forte apporto (2002-2003). In questo mecca- nismo risulta di fondamentale importanza l’azione disperdente operata dal moto ondoso e dalle correnti litoranee che ridistribuiscono in diverse settori, i nuovi sedimenti che entrano nel bilancio del litorale. Dal confronto dei rilievi OGS 2002-2003, è possi- bile definire che: • i cambiamenti maggiori della spiaggia sottomarina si riscontrano in corrispondenza della zona dinamica a barre e truogoli e sono determinati dalla traslazione delle barre sabbiose da terra verso mare; • nel settore più profondo della spiaggia sottomarina le variazioni sono minime ad eccezione di due aree, localizzate a largo della costa veneta (ad una distanza compresa tra 800 e 1000 m dalla linea di riva e profondità variabile tra 5,0 e 7,0 m) e poste a cavallo di un gradino morfologico; • in corrispondenza delle bocche lagunari e della foce si registrano traslazioni di sedimento trasversalmente al litorale; • nell’area di foce del Tagliamento si sono individuate due zone in accumulo, una antistante il pennello orientale (estensione: 52.000 m2; spessore minimo: 0,2÷0,3 m; spessore massimo: 1,4 m, volume stima- to: 46.000 m3) e l’altra immediatamente a fronte della foce (estensione: 62.000 m2; spessore minimo: 0,2 m; spessore massimo: 1,4 m, volume stimato: 48.000 m3); • complessivamente, pur registrando locali perdite di fondale in corrispondenza dell’area prettamente di foce, l’area deltizia presenta un bilancio volumetrico positivo pari a ca. 494.000 m3; • il confronto con le variazioni subite dal litorale risul- tanti dai rilievi precedenti (Bibione - ITALRILIEVI S.n.c., 1997; Lignano - BRAMBATI, 1987) ha permesso di valutare le tendenze evolutive delle spiagge. 7. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE I risultati ottenuti dall’analisi dei profili batimetrici della spiaggia intertidale e sottomarina, uniti alle osser- vazioni dirette condotte sulla spiaggia emersa e quelli più generali dedotti dalla prospezione Lidar, permetto- no di tratteggiare una prima situazione morfodinamica delle spiagge del delta tilaventino e di tracciare una sua zonizzazione in tratti di litorale soggetti a processi ero- sivi, aree tendenzialmente stabili o in fase di leggera progressione. Per alcuni di questi tratti, poi, è stato possibile valutare quantitativamente le variazioni regi- strate in un ciclo annuale (2002-2003) e, utilizzando dati pregressi, in due segmenti pluriennali (1969 – 2003 e 1985 – 2003). Per quanto attiene alla spiaggia sottomarina emerge che, salvo rare eccezioni, questa rimane gene- ralmente stabile nel periodo considerato salvo in corri- spondenza delle bocche lagunari e alla foce del Tagliamento e di due zone dell’ala occidentale del delta. Segnatamente, incrementi e decrementi dei depositi di fondo diventano sensibili in corrispondenza della foce del Tagliamento e delle bocche lagunari di Lignano e Porto Baseleghe. Qui i pennelli liquidi delle acque fluviali e lagunari deviano verso il largo i depositi che transitano in queste zone, incrementando così i fondali immediatamente prospicienti. Diversa è invece la situazione riscontrata al largo di Bibione (tra 3,0 e 6,0 m di profondità) dove in un’area piuttosto estesa si rin- viene un accumulo di sedimenti che provengono dall’in- tensa erosione costiera delle spiagge immediatamente più ad Est (litorale di Bibione – Lame di Revelino e Punta Faro). La relativa stabilità di quest’accumulo negli anni di rilievo fa supporre che i depositi una volta abbandonati in quest’area dagli agenti che hanno determinato l’erosione costiera, tendano a stabilizzarsi e permanere nel tempo, non venendo più ripresi dall’a- zione di dispersione del moto ondoso. Ciò determina una condizione che, almeno in prima ipotesi e data la loro granulometria si prospetta ottimale per un utilizzo come cava di prestito di questi accumuli da destinare ad opportune ricariche artificiali della spiaggia di Pineta Punta Faro – Lame di Revelino, soggetta ad intensa erosione. Altri fattori che inducono a questa ipotesi di intervento è la presunta affinità granulometrica dei sedi- menti che in sostanza sono quelli erosi dal litorale che si vuol ricomporre e anche la limitata distanza fra area di presa e spiaggia da risanare. E’ evidente, comunque, che quest’operazione di riequilibrio del litorale, se attuata, deve essere corredata da opportune opere di ritenuta di questo materiale che viene riportato artificial- mente alle condizioni iniziali. Per quanto attiene, invece, le aree all’interno della zona a barre e truogoli e quelle intertidali, emerge che i tratti soggetti a maggiori cambiamenti sono: • quelli contraddistinti dalla migrazione delle barre nel- l’ambito dell’area più dinamica della spiaggia sotto- marina; • quelli in continua erosione (o progressione) determi- nata da fattori naturali e/o dalle opere di difesa che si sono stratificate lungo il litorale; • la foce del Tagliamento e le bocche lagunari. I cambiamenti volumetrici nell’area delle barre e truogoli sono determinati quasi sempre da semplici tra- slazioni verso mare o verso terra delle barre e non da reali impoverimenti complessivi della zona dinamica; in altre parole le perdite corrispondono quantitativamente agli acquisti con un bilancio complessivamente in pareggio. In generale, come dimostrato da più lavori, durante il periodo estivo le barre si trovano in posizione più ravvicinata alla linea di costa e viceversa durante quello invernale. Differente è invece la situazione nell’area della spiaggia intertidale dove erosioni e progressioni della linea di riva e dei fondali del terrazzo di bassa marea sono causate da fattori naturali a volte agevolati, indotti e altre volte, vanamente ostacolati dalle opere di difesa marina. Così nell’ala orientale del delta, nei litorali con- nessi alla bocca lagunare di Lignano, si delinea una leg- gera instabilità delle spiagge anche se difese da una serie di pennelli impermeabili ed opere aderenti. Qui le maggiori variazioni degli arenili sono condizionate dalle continue modificazioni interne della bocca lagunare (argini marginali e canali interni) che si ripercuotono sui lidi adiacenti e dall’altro, dalla deviazione verso il largo del trasporto litorale attuato dal suo pennello liquido. La porzione centrale del litorale di Lignano mostra un 63Dinamica morfologica del litorale ... carattere tipicamente stabile con fasi di progressione naturale, confermata anche a lungo termine. Il tipico profilo di spiaggia mostra un’estesa parte emersa, come anche quella intertidale che si raccorda dolce- mente ad una sviluppata zona a barre e truogoli. A que- sta, verso mare, succede un fondale sub -pianeggiante che si unisce al protendimento sabbioso dell’ebb - tidal delta di Lignano. Più ad Ovest, le spiagge di Pineta - Lungomare Adriatico, manifestano anch’esse una situa- zione tendenzialmente stabile, con temporanee condi- zioni regressive determinate dalla carenza di apporti sedimentari provenienti da Est, secondo il trasporto prevalente, ma anche da Ovest, a causa dell’effetto schermante di diverse opere di difesa che impediscono l’arrivo di nuovi sedimenti dal Tagliamento. La situazio- ne più critica, comunque, si registra in corrispondenza delle spiagge di Riviera, difese vanamente da una serie di pennelli che hanno solo in parte mitigato l’erosione in atto da tempo. In questo tratto di litorale è evidente l’assenza di nuovi arrivi di sedimenti da Ovest, come da Est e il prevalente trasporto perpendicolare alla spiag- gia, in parte determinato anche da una convergenza del moto ondoso. Per tutti questi motivi questo tratto di litorale necessita, quasi obbligatoriamente, di un’ali- mentazione forzata, con ripascimenti di opportuni depositi prelevati in aree prossimali e il loro conteni- mento con idonee opere marittime. Stante questa situa- zione, nel dettaglio si segnala che i lunghi pennelli di sbarramento e la loro serie ravvicinata, più che una cat- tura dei depositi che transitano lungo riva hanno sola- mente prodotto una parziale stabilizzazione delle sab- bie all’interno delle celle tra due pennelli contigui. Nel versante opposto, nell’ala occidentale del delta, dopo la zona prettamente di foce, si registra una situazione abbastanza simile a quella prima riscontrata: il litorale più orientale di Bibione evidenzia una sensibile instabi- lità che ha portato recentemente, alla realizzazione di tre pennelli permeabili al fine di fermare la situazione erosiva in atto. L’aggetto e la spaziatura di queste opere, comunque, non appaiono le più indicate date le reali caratteristiche di trasporto di questo tratto di lito- rale. Condizioni evolutive distinte esibiscono la parte centrale e occidentale del litorale di Bibione, contrasse- gnate essenzialmente da una situazione stabile volta alla progressione. Nello specifico, i caratteri peculiari del tratto centrale dell’ala deltizia (la configurazione convessa della linea di riva, l’estensione e la pendenza della spiaggia emersa, l’ampiezza della zona intertida- le), confermano la stabilità della stessa e suggeriscono un carattere tendenzialmente deposizionale. Proseguendo ancora verso l’estremità del delta (Bocca di Baseleghe), la spiaggia, dopo una prima riduzione dell’ampiezza (non determinata da una regressione in quanto stabile nel tempo considerato), palesa un note- vole sviluppo nella parte intertidale ed uno spiccato allungamento verso Ovest. Ciò determina una progres- siva occlusione e un trascinamento in questa direzione, della freccia litorale dell’ala occidentale del delta. Anche la spiaggia più al largo confermano questa ten- denza, mostrando le tipiche bedforms, legate al moto ondoso, che si generano nelle zone sub - pianeggianti prossime alle bocche lagunari. La situazione più complessa dell’intero litorale si registra alla foce del Tagliamento e alle sue sponde dove una serie di opere di difesa parallele e trasversali realizzate alla destra a partire dal 1966, probabilmente con finalità differenti, sono state costruite al fine di con- trastare la naturale evoluzione regressiva del tratto api- cale del delta. Senza entrare nel merito all’attuale fun- zionalità di queste opere, si vuol qui sottolineare che se hanno bloccato, in parte, o generalmente rallentato i processi erosivi in atto da tempo, hanno però determi- nato condizioni di instabilità nelle aree immediatamente adiacenti. A ciò si aggiunga l’impatto visivo di queste costruzioni antropiche (barriere frangiflutti in massi) che contrasta con l’equilibrio delle forme naturali, tipico di una spiaggia e a maggior ragione in un delta di un fiume che viene considerato uno dei più naturali d’Europa. Nel versante opposto, il litorale viene pesan- temente condizionato da pennello di foce (eseguito nel 1963) e recentemente accorciato. Complessivamente nell’area fociale si assiste ad un progressivo arretra- mento della spiaggia emersa (parte occidentale) con messa a nudo dei depositi di lama sottostanti, alla quasi scomparsa del terrazzo di bassa marea, all’assot- tigliamento della zona a barre e truogoli, sostenuta da un’unica barra. Le scogliere variamente sagomate, i tubi tipo Longard, riempiti di sabbia, le continue alimen- tazioni artificiali della spiaggia con materiale scavato dalla foce (ca. 24.000 m3 di sedimenti nel solo anno 2005, con previsioni future di ca. 50.000 m3 ogni anno), hanno solo in parte tamponato l’erosione apicale del delta che, in pochi anni ha portato alla distruzione di buona parte delle splendide dune litorali. Fermo restan- do che questo processo di adattamento della foce alle nuove condizioni ambientali non sembra essersi conclu- so, e quindi che la vigente situazione può perdurare nel tempo e d’altro canto, permane la necessità di garantire il passo marittimo alla foce di questo importante fiume, si ritiene che senza risagomare e approfondire esagera- tamente l’alveo, con prevedibili conseguenze sulle sponde e sull’asta terminale del fiume, i materiali idonei a bilanciare l’erosione costiera possono essere ricercati negli accumuli rinvenuti nell’area a ridosso del delta. Si ricorda che complessivamente alla foce, in un anno, si registra un bilancio volumetrico positivo di ca. 490.000 m3 di sedimenti di cui circa 90.000 nelle aree di accu- mulo individuate in questo lavoro. L’asportazione di limitati spessori (ca. 0,5 m) da questi accumuli dovrebbe essere ricompensata a breve termine dall’appurata rica- rica naturale, determinata dalla dinamica evolutiva della parte frontale del delta. Il prelievo di questo materiale, comunque, deve essere inteso come una semplice inte- grazione di quello ricavato dalla escavazione del letto del fiume (valutato in circa 68.000 m3 e 166.000 m3 per raggiungere rispettivamente le profondità di 2,5 e 3,5 m ed una larghezza del canale di 100 -150 m). RINGRAZIAMENTI Si ringrazia il Comune di Lignano Sabbiadoro e di San Michele al Tagliamento per aver finanziato lo studio dell’OGS “Indagini meteo-oceanografiche, batimetriche, sedimentologiche e morfologiche finalizzate allo studio dei fenomeni di dinamica costiera lungo i litorali di Lignano Sabbiadoro e di Bibione” e per la loro costante partecipazione in fase di realizzazione dello stesso. Un ringraziamento va inoltre alla Bibione Spiaggia S.r.l., nella persona del geom. G. BITTOLOBON e dei suoi 64 E. Gordini, R. Marocco & R. Ramella collaboratori che hanno fornito un fondamentale sup- porto logistico durante le fasi di acquisizione dei dati e messo a nostra disposizione tutti gli studi eseguiti in passato. Si ringraziano inoltre il personale dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS di Trieste che, a vario titolo, ha offerto contributi utili alla stesura del presente lavoro: un caldo ringrazia- mento va a M. DEPONTE, R. ROMEO e N. ZANETTE (Gruppo GEA), F. DONDA (gruppo GEPA), R. NAIR (gruppo CTO) e P. PAGANINI (gruppo CARST). Un ringraziamento profondamente sentito va all’”anonimo” revisore della Rivista che con i suoi pun- tuali, motivati e molto pertinenti suggerimenti ha miglio- rato di molto l’articolo inviato alla stampa. BIBLIOGRAFIA A S H L E Y G. M., S Y M P O S I U M C H A I R P E R S O N (1990) - Classification of large-scale subaqueous bedforms: A new look at an old problem. Jour. of Sedim. Petrol., 60, 1, 160 -172. BRAMBATI A. 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