Imp.Marocco& IL SOTTOSUOLO DEL CASTRUM DI GRADO (ADRIATICO SETTENTRIONALE): STUDI PRELIMINARI PER UNA RICOSTRUZIONE PALEOGEOGRAFICA Ruggero Marocco1, Franca Maselli Scotti 2, Romana Melis1 & Ennio Vio3 1Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine, Università di Trieste, Via E. Weiss, 2 - 34127 Trieste. (e-mail: marocco@units.it; melis@units.it) 2Soprintendenza per i B.A.A.A.A.A.S. del Friuli Venezia Giulia, P.za Libertà, 7, 32100 Trieste 3Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Trieste, Via L. Giorgeri, 9/10 - 34127 Trieste. RIASSUNTO: Marocco R., Maselli Scotti F., Melis R. & Vio E., Il sottosuolo del castrum di Grado (Adriatico settentrionale): studi preli- minari per una ricostruzione paleogeografia. (IT ISSN 0394-3356, 2005). Un sondaggio geognostico (12 m di profondità dal p.c.) eseguito sul sagrato della basilica tardo romana di Santa Maria delle Grazie di Grado ha permesso di ricostruire l’evoluzione paleogeografia del sottosuolo insulare. Emerge che il centro fortificato dell’isola fu costruito (indicativamente a metà del IV sec d.C.) su un cordone litorale sabbioso, formatosi in seguito alla progradazione di un lobo deltizio di un fiume di notevole trasporto solido. L’analisi lito-biostratigrafica dei terreni attraversati attesta la presenza alla base del sondaggio di depositi paralici, che passano progressivamente a sabbie pelitiche di ambiente circalitorale franco, per poi ritornare alla condizione paralica iniziale. La successione descrive così un micro emiciclo trasgressivo-regressivo che si attua totalmente in ambito marino, in brevi lassi temporali e che non ha eguali nel circondario se non nel sottosuolo dell’attuale delta del F. Tagliamento. I fram- menti di manufatti ceramici individuati da -1,6 a -3,6 m e da -4,6 a -6,2 m di profondità dal l.m.m. attuale fanno supporre l’esistenza di uno scalo o di altre attività antropiche costiere che, almeno nel livello più superficiale, risalgono indicativamente a un periodo compre- so tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., subito dopo la fondazione della colonia romana di Aquileia (181 a.C.). Il secondo orizzonte con resti archeologici, segnalato anche in un altro sondaggio prossimo a quello analizzato, induce a ritenere che anche prima della fondazione della celebre colonia romana l’area gradese fosse frequentata, grazie alla prossimità ad una foce di un fiume navigabile (paleo Isonzo?). I risultati conseguiti permettono di ritoccare l’evoluzione costiera dell’area del litorale veneto-friulano fino ad oggi tratteggiata da R. Marocco (1991) e di attestare l’importanza dei fiumi e delle loro continue diversioni nella definizione dell'assetto plani-topografico del- l’antica linea di costa dell’Adriatico nord-orientale. ABSTRACT:: Marocco R., Maselli Scotti F., Melis R. & Vio E., The subsoil of the castrum of Grado (Northern Adriatic Sea): a prelimi- nary palaegeographic reconstruction. (IT ISSN 0394-3356, 2005). A 12 m deep exploration well drilled on the church-square of the Palaeochristian Basilica of Santa Maria delle Grazie in Grado allowed a reconstruction of the palaeogeographic evolution of the barrier island. The results indicate that the castrum of the island of Grado was built around 4th Century AD on the ridge of a prograding delta lobe of a river with intense solid transport. The litho-biostratigraphic analysis of the subsoil testifies to the presence of paralic deposits at the bottom of the well, which gradually pass to muddy sands of fully circumlittoral environment, and back to the original paralic environment. The sequence, in fact, represents a micro transgressive- regressive hemicycle entirely developed in a marine environment and has corresponding events only in the subsoil of the current Tagliamento River delta. Ceramic fragments recovered from -1,6 m to -3,6 m depth and from -4,6 to -6,2 m depth allow us to suppose the existence of a port or other human coastal activities (villas?) dating back, at least in the top interval, to the 1st Century BC - 1st Century AD, soon after the foundation of the Roman colony of Aquileia (181 BC). The second interval with archaeological remains, which was discovered also in another well very close to the investigated one, let us believe that the area of Grado was settled well prior to the famous Roman colony foundation, due to its proximity to the outlet of a navigable river (palaeo Isonzo ?). The results obtained from our data highlight a slightly different coastal evolution of the littoral area of Veneto and Friuli Venezia Giulia, already described by R. Marocco (1991), and testify to the importance of ancient river diversions in reconstructing palaeocoastlines of northeastern Adriatic Sea Parole chiave: : Lito-biostratigrafia, ricostruzione paleogeografica, reperti archeologici romani, Grado, Alto Adriatico. Keywords: Litho-biostratigraphy, Palaeogeographic reconstructions, Roman archaeological remains, Grado, Northern Adriatic Sea. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 18(2), 2005 - 135-146 1. INTRODUZIONE Le informazioni sul sottosuolo del castrum di Grado e, più in generale, sul territorio ove ora si esten- de l’importante centro turistico adriatico, sono legate essenzialmente alle stratigrafie dei pozzi per acqua rea- lizzati agli inizi del secolo scorso (tra i primi eseguiti nella bassa pianura veneto-friulana), rendicontate dai più importanti geologi dell’epoca (PENK & BRÜCKNER, 1909; SACCO, 1912) e riprese poi da MARTINIS (1953) e COMEL (1954). Più recentemente, altri pozzi per acqua (corredati da stratigrafie generiche) si sono aggiunti ai primi e, oggi, il primo sottosuolo (fino a 10 m di profon- dità) è documentato da numerose prove penetrometri- che statiche e sondaggi meccanici eseguiti a seguito del progressivo sviluppo urbanistico dell’isola. L’insieme di questi dati permette di delineare, con apprezzabile precisione, la litologia e i caratteri geotec- nici dei depositi incoerenti che formano il substrato del- l’isola, senza però specificare in modo esaustivo la loro genesi. Ciò è particolarmente avvertito per il centro sto- rico, che presenta strutture abitative d’epoca romana e chiese paleocristiane, costruite su un cordone di sabbia litorale (il dosso di rena di Biagio Marin) che poggia su 136 R. Marocco et al. depositi d’origine ignota. La conoscenza del sommerso dell’isola, tra l’altro, oltre alla notevole importanza ai fini geoarcheologici, assume estremo interesse paleogeo- grafico anche per completare il quadro evolutivo della formazione della laguna di Grado e del suo litorale, trat- teggiato da MAROCCO et al. (1984) e da MAROCCO (1991). Secondo l’ipotesi formulata da questi autori (desunta dall’analisi di sondaggi stratigrafici eseguiti nei dintorni dell’isola) il territorio si sarebbe formato per trasgressio- ne del mare su una piana alluvionale, a seguito dell’in- nalzamento eustatico olocenico. Anche autori prece- denti e soprattutto BRAMBATI (1970) erano giunti ad ana- loga conclusione, essenzialmente sulla base di consi- derazioni morfologiche dell’assetto costiero (convessità del litorale) e da riscontri sedimentologici sui depositi e sul regime litorale attualmente in atto, arricchite da noti- zie storiche e archeologiche del territorio, attinte da DE GRASSI (1950; 1952). La possibilità di verificare ulterior- mente il quadro paleogeografico prospettato nei lavori precedenti e raffinarlo ulteriormente, colmando la lacu- na locale rappresentata dal sottosuolo dell’Isola d’Oro, ci sono state offerte dalla Soprintendenza per i Beni A.A.A.A.A e Storici del Friuli Venezia Giulia che ha pro- mosso l’analisi di un sondaggio geognostico, effettuato di fronte alla chiesa paleocristiana di Santa Maria delle Grazie, spinto fino a 12 m di profondità dall’attuale piano di calpestio (Figg. 1 B e C). 2. LITOSTRATIGRAFIA DELL’ IMMEDIATO SOTTO- SUOLO DI GRADO La gran parte dei sondaggi eseguiti nelle vicinan- ze del centro storico di Grado (dove, per ovvi motivi, le perforazioni nel sottosuolo sono molto rade), mostra una litostratigrafia definita, essenzialmente, da corpi sedimentari sabbiosi, disgiunti da livelli poco potenti di depositi più fini. Segnatamente, gli strati di sabbia si rinvengono con una certa regolarità fra 3 e 7, 10 e 11 e 14 e 16 m di profondità dal piano campagna e sono intercalati da peliti più o meno sabbiose. Questo abba- stanza regolare assetto del substrato sedimentario è puntualmente interrotto in due sondaggi che palesano la presenza di livelli ghiaiosi. Il primo (Fig. 1B) è ubicato nella Piazza Duca d’Aosta (uno dei primi pozzi per acqua, eseguito nel 1900 e in posizione immediatamen- te ad occidente del castrum), con la seguente stratigra- fia dei primi 10 m (profondità riferite al piano campagna e al l.m.m. attuale - Quote U.I.M.A., Ufficio Idrografico del Magistrato alle Acque; + 1,6 m): Piano campagna l.m.m. • 0,0 – 0,9 m +1,6 / + 0,7 m Terreno rimaneggiato; • 0,9 – 2,3 m + 0,7 / - 0,7 m Torba mista a ghiaia; • 2,3 – 5,1 m - 0,7 / -3,5 m Sabbia fine, grigia; • 5,1 – 5,6 m - 3,5 / - 4,0 m Ghiaia a grossi elementi; • 5,6 – 7,8 m - 4,0 / -6,2 m Argilla grigiastra mista a sabbia ed a ghiaia con inclusi resti ossei; • 7,8 – 9,0 m - 6,2 / -7,4 m Ghiaia; • 9,0 - 10,5 m - 7,4 / -8,9 m Argilla nerastra più o meno sabbiosa. Di questo sondaggio si possiedono anche alcune preziose informazioni bio-stratigrafiche riferite da COMEL (1954): a 7,8 m (-6,2 m dal l.m.m.) si rinvenne il primo rappresentante della fauna marina (Cerithiopsis), men- tre a 10,5 m (-8,9 dal l.m.m.) furono ritrovati piccoli bivalvi a guscio sottile (Loripes lactea) e Cardium insie- me a frammenti di gasteropodi (Cerithium, Cerithiopsis). Più a settentrione, a poche centinaia di metri dal- l’estremità Nord del centro fortificato si colloca il pozzo dell’Ospedale, che manifesta ancora livelli di ghiaia nella seguente stratigrafia (sempre riferita al p.c. e al l.m.m. + 1,4 m; collocazione planimetrica in Fig. 1B): Piano campagna l.m.m. • 0,0 – 6,0 m +1,4 / -4,6 m Terreno rimaneggiato, in prevalenza sabbioso, con resti di gusci di molluschi marini; • 6,0 – 6,5 m -4,6 / -5,1 m Ghiaia mista a sabbia; • 6,5 – 9,0 m -5,1 / -7,6 m Argilla torbosa; • 9,0 – 11,0 m -7,6 / -9,6 m Sabbia con abbondanti frammenti di conchiglie. Di là dalla variazione delle litologie presenti (da torbe a ghiaie) che palesano (se autoctone) una deposi- zione in ambienti con bruschi salti d’energia, rimane d’eccezionale importanza la presenza dei livelli ghiaiosi che risultano porsi in posizione più meridionale e meno profonda dell’intera area lagunare e in possibile conti- nuità di sedimentazione con gli analoghi depositi rinve- nuti a Est di Aquileia (paleoalvei del Torre-Natisone e Isonzo; FASSETTA et al., 2003). In termini molto stringati, ammessa l’autoctonia delle ghiaie (che non è stato pos- sibile analizzare), queste dovrebbero essere state depo- ste da un corso d’acqua di notevole trasporto solido. L’ipotesi dell’origine e della deposizione fluviale di que- sti sedimenti sembra essere suffragata da più indizi, tra cui la loro continuità in due sondaggi (posti a circa 300 m di distanza), e soprattutto dalla successione strati- grafica della terebrazione di Piazza Duca d’Aosta. Qui, a un deposito lagunare-litorale (con faune tipiche) suc- cedono episodi di sedimentazione a ghiaie, intercalati da sedimenti “sporchi” (pelite, sabbia e ghiaia mescola- te insieme), con una sequenza caratteristica di alveo fluviale in fase di occlusione o avulsione. L’unico sondaggio eseguito all’interno del castrum (a Sud del campanile; quota 1,7 m dal l.m.m.; Fig. 1B) mostra, dopo ca. 3,5 m di sabbia e ghiaia con ciottoli e frammenti di cotto (riporto), sabbie medio-fini di colore grigio con frammenti conchigliari (da -1,8 a - 5,3 m), poi sabbie debolmente limose, grigie, sempre con gusci rotti e minuti pezzi di cotto (da -5,3 a -9,3 m), alternanze di limi e sabbie fini, grigie (fino a -12,3 m) e, infine, sabbie medio-grosse, sempre grigie (da -12,3 a - 15,3 m; Comune di Grado, 1995). Al di fuori dell’abitato insulare (a ca. 2 km a occi- dente), alle spalle del banco dei Tratáuri (S12 in MAROCCO et al., 1984; Fig. 1A), è stata appurata la con- tiguità dei terreni del sottosuolo con un corso fluviale capace di trasportare ghiaie. Dall’analisi del sondaggio emerge una sequenza definita da peliti (-13,9 / -10,9 m), chiuse al tetto da sabbie medie, laminate (ambiente di sedimentazione continentale, posto in relativa vici- nanza di un ambiente deltizio), seguite da un intervallo di sedimenti pelitici bioturbati (- 9,9 / -6,5 m) con all’in- terno dispersi ciottoli di rocce calcaree (di ambiente deltizio-lagunare) e da peliti con ciottoli di fango più 137Ricostruzione paleogeografica ... Fig. 1 - Il territorio della laguna e dell’isola di Grado (Adriatico Settentrionale). A) Ubicazione dei sondaggi S11 e S12. B) Sondaggi strati- grafici eseguiti in prossimità del castrum (area in rigato): 1. S.M. delle Grazie; 2. P.za Duca d’Aosta; 3. ospedale; 4. campanile; 5. torre quadrata del castrum. C) Sezione trasversale della Chiesa di S.M. delle Grazie (la freccia indica l’ubicazione del sondaggio sul sagrato). The Lagoon and the Island of Grado (Northern Adriatic Sea). A) Location of the wells S11 and S12. B) Stratigraphic wells (1 to 5) drilled around the castrum (black lines): 1. ancient basilica of Santa Maria delle Grazie; 2. Piazza Duca d’Aosta; 3. hospital; 4. bell-tower; 5. square tower of the castrum. C) Transversal section of the Church of Santa Maria delle Grazie (the projection of the well on the church- square is indicated by the arrow). A B C 138 specificatamente lagunari, troncate al tetto da una superficie erosionale. Sopra questa superficie si depon- gono sabbie litorali e peliti sabbiose di retrobanco (situazione attuale). Più a Nord (sondaggio S11, Fig. 1A) in un’isola della laguna di Grado si sono rinvenuti 30 m di depositi continentali (totalità del sondaggio), erosi a - 6,0 m di profondità da sabbie fluviali. Questi dati portano a ritenere che ad occidente del castrum (ritenuto costruito nella seconda metà del IV sec. d.C.; CUSCITO, 1969) dovesse scorrere un fiume di notevole trasporto solido che, in seguito, si spostò verso oriente fino a lambire la costituenda città fortifica- ta. Ciò spiegherebbe alcuni problemi molto ribattuti, ma sostanzialmente ancora aperti, circa l’antico abitato di Grado (vedi MIRABELLA ROBERTI, 1974-75; MARCHESAN & MAROCCO, 1994). Secondo le ricostruzioni paleogegrafi- che fino ad oggi prodotte, l’orientazione NW-SE del castrum mal si combina con le direzioni delle presunte linee di riva dell’epoca (grossomodo E-W) e un centro fortificato in riva al mare di solito si allinea alla costa. Un altro indizio, poi, viene suggerito dalla forma plani- metrica del centro fortificato: la configurazione stretta ed allungata con dimensioni a trapezio (320 x 48-80 m), si adatta bene ad un lembo di terra proteso o falcato verso mare, come le sponde di un delta digitato. 3. IL SONDAGGIO DELLA CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE Santa Maria delle Grazie (16,8 x 11,5 m; Fig. 1C) è una delle più importanti chiese paleocristiane dell’Italia settentrionale. Edificata probabilmente alla metà del Sec. V, fu restaurata e sopraelevata (di circa 1,1 m) dal Patriarca Elia (571-586 d.C.). Anche se rinnovata più volte (gli ultimi lavori risalgono al 1920 e poi al ‘57), pre- senta un notevole degrado sia nelle opere murarie sia nelle strutture interne, tanto da richiedere urgentemente un ulteriore intervento di consolidamento e restauro. Nell’ambito delle indagini odierne si sono eseguiti più sondaggi verticali a carotaggio continuo, di cui uno a raggiungere la profondità di 12 m dal piano piazzale (+1,4 m dal l.m.m; quota U.I.M.A.). Le carote estratte (di cui si possiede una prima descrizione di cantiere) sono state ridefinite in termini lito-biostratigrafici, quindi cam- pionate per la definizione dei caratteri sedimen-tologici, biologici e archeologici del sottosuolo. In sintesi, i depositi sotto l’anteportico della chie- sa sono costituiti da sabbie mescolate in diverse pro- porzioni a peliti (classificazione di NOTA, 1958) e a ghiaie (riporto). Sono presenti, inoltre, una variegata frazione archeologica costituita da frammenti di mattoni, laterizi e di intonaci e una componente organogena, definita da gusci di molluschi (malacofauna), di foraminiferi e di ostracodi (microfauna). 3.1 Litostratigrafia Prendendo in considerazione la sola frazione gra- nulometrica priva delle ghiaie (depositi con Ø < 2000 µm) si osserva nei campioni di sedimento una netta polimodalità, con picchi principali nel campo delle sab- bie e secondari in quello delle peliti (Fig. 2). Segnatamente, dal basso verso l’alto si riconosce una prima “unità” (informale) litostratigrafica (da -10,6 a - 4,5 m dal l.m.m.), definita da una sequenza costituita da pelite molto sabbiosa, con contenuti di sabbie e pelite altalenanti che passa poi gradualmente, a circa -6,0 m, a sabbia pelitica, facendo assumere all’unità un tipico motivo deposizionale a energia crescente o negativo (coarsening upward). La sequenza è chiusa al tetto da un contatto netto planare. Segue una seconda “unità” (da -4,5 a -0,3 m), caratterizzata sempre da pelite molto sabbiosa che diviene via, via più sabbiosa (sabbia peli- tica) sempre con un motivo negativo. Verso l’alto tra la sabbia pelitica si rinvengono resti di murature e quindi, attraverso un passaggio graduale, depositi più fini. La sommità della seconda “unità” è interrotta da uno scavo (testimoniato da un contatto netto, irregolare) riempito da materiale di riporto (“terza unità”, da -0,3 a +1,4 m). Nell’insieme la frazione sabbiosa del sondag- gio mostra, dal basso verso l’alto, dopo una fase altale- nante, da -6,0 m di profondità una chiara tendenza all’aumento delle dimensioni medie dei granuli che segnala un graduale incremento dell’energia di traspor- to dell’ambiente, anche se rimane in termini assoluti ad un livello relativamente basso (classazione moderata). Il confronto di alcuni parametri statistici elementa- ri (Mz - δi; FOLK & WARD, 1957; Fig. 3) dei depositi attra- versati dal sondaggio con quelli dei sedimenti della spiaggia di Grado, del litorale più prossimo a questa località e con le sabbie di piattaforma che caratterizza- no i fondali centrali del Golfo di Trieste, mostra diversità significative che in altri lavori sono state attribuite a una genesi fluviale (GORDINI et al., 2002). In sostanza, sedi- menti con caratteri analoghi a quelli del sottosuolo della chiesa gradese si rinvengono solamente in vicinanza di foci fluviali protette (attuale situazione dei fondali del delta dell’Isonzo alla profondità -5 m) o alla bocca della laguna di Grado (ancora profondità -5 m). In entrambi questi bracci di mare l’idrodinamismo ambientale viene determinato da correnti di trasporto fluviale o mareale che coesistono con l’energia di classazione del moto ondoso. Ad analoga conclusione si arriva anche appli- cando il diagramma C-M di PASSEGA (1964) (Fig. 4). L’elevata dimensione del parametro C rispetto ai diversi valori di M segnala l’esistenza di due famiglie di sedi- menti: una A, costituita da depositi che si muovono essenzialmente per sospensione, ed una B, ove si mescolano sedimenti trasportati al limite tra sospensio- ne e saltazione. Nella prima area trovano spazio i depo- siti ubicati al letto e quelli al tetto del sondaggio, prima della superficie d’erosione antropica; nella seconda, tutti i rimanenti. 3.2 Biostratigrafia L’analisi delle malacofaune è stata eseguita sulla frazione >2000 µm di tutti i campioni di sedimento pre- levato; quella quali-quantitativa sulle microfauna, inve- ce, sulla sola frazione sabbiosa (2000 ÷ 50 µm) dei campioni, escludendo quelli sommitali, chiara-mente rimaneggiati. 3.2.1 Malacofaune Lo scarso detrito conchigliare rinvenuto nel son- daggio ha messo in risalto: • la presenza di fibre vegetali che indicano una coper- tura dei fondali marini ad opera di praterie di fanero- game (alla sommità del sondaggio, -0,6 m, e al letto, -10,6 m); • la presenza da -3,5 m a -7,8 m di Bittium reticulatum, R. Marocco et al. 139 Fig. 2 - Log stratigrafico e curve di frequenza dei depositi del sondaggio di S.M. delle Grazie. Stratigraphic log and grain-size frequency distributions of the deposits drilled by the well of S. Maria delle Grazie. Ricostruzione paleogeografica ... 140 indicatore della biocenosi ad Alghe Fotofile che attualmente, in Alto Adriatico, si insediano da 3 a 6 m di profondità; • la comparsa di Donax trunculus (a -0,6 e a -3,5 m), che è una specie componente la biocenosi delle Sabbie Fini Ben Calibrate (PERES & PICARD, 1964), insieme a Gibbula leucophaea, Jujubinus striatus, Rissoina bruguierei, Triconia, Cerithium vulgatum, Aequipecten opercularis, Lentidium mediterraneum (presenti in forma discontinua da -3,5 m di profondità, al letto del sondaggio) che indicano chiaramente un ambiente marino di acque basse; • alla associazione con le specie sopra elencate di Loripes lacteus (da -3,5 a -7,8 m di profondità), Lucinella divaricata (-6,6 m), Chamelea gallina (-7,8 m), Ostrea sp, che sono indicatori di un ambiente costiero riparato; • rari frammenti di Glycymeris sp e di Veneridae che suggeriscono la provenienza delle faune da sabbie costiere. In sintesi, seguendo lo schema di PERES & PICARD (1964), la fauna a molluschi individuata nel sottosuolo della chiesa è rappresentativa della biocenosi delle sabbie costiere poste in prossimità di una bocca lagu- nare o di una foce fluviale. Altre analisi malacologiche condotte su un unico campione di sedimento prelevato sotto la torre quadra- ta del castrum (piazza della Corte, oggi B. Marin; vedi Fig. 1B, sondaggio 5), hanno evidenziato un’associazio- ne tassonomica costituita da Chamelea gallina, Loripes lacteus, Plagiocardium papillosum, Divaricella divarica- ta, Chama gryphoides, Lentidium mediterraneum, Donax sp (cfr D. semistriatus), Glycymeris sp., Bittium reticulatum e Auriculinella bidentata. Tutte queste spe- cie sono tipicamente litorali (piano infralitorale) e costi- tuiscono la biocenosi delle “Sabbie Fini di Modo Calmo” (PERES & PICARD, 1964), rappresentativa dell’epi- fauna delle fanerogame (vedi Bittium) e dell’endofauna del sedimento sciolto. A questa associazione si aggiun- ge Auriculinella, un gasteropode polmonato che vive nel piano sopralitorale sabbioso e Lentidium (indicativo della biocenosi delle Sabbie Fini Superficiali) che segnala un dinamismo più marcato del fondo marino rispetto alle prime. Nel complesso, l’associazione malacologia è quella tipica delle forme “spiaggiate”, dove l’unica spe- cie in posizione fisiologica è data dal gasteropode pol- monato. Le faune presenti, anche se più numerose rispetto a quelle rinvenute nel sondaggio, portano a ritenere che i depositi sotto la chiesa e sotto il castrum siano molto simili e rappresentativi delle condizioni ambientali dell’attuale litorale di fronte a Grado. 3.2.2 Microfaune a) Foraminiferi Nei campioni di sedimento della carota sono pre- senti 48 specie di foraminiferi bentonici, appartenenti a 17 generi (Tab. 1), con prevalenza di Miliolina (27 spe- cie) su Rotaliina (21 specie). Quattro specie sono state mantenute in nomenclatura aperta. In generale, si registra una diminuzione della ric- chezza specifica spostandosi dalla parte centrale del sondaggio verso le estremità. Più in particolare, alla base della perforazione (-10,6 m) si riscontra una limita- ta presenza di specie che aumenta soprattutto da -9,2 m di profondità e si mantiene più o meno costante fino a -4,7 m. Dal successivo livello fino alla superficie del sondaggio il numero delle specie diminuisce drastica- mente. Per quanto riguarda il numero d’individui per spe- cie, normalizzato in percentuale, si ritrova una netta predominanza di Rotaliina, con percentuali di presenza che variano da 52% a 100%. I Miliolina, sebbene pre- senti con un numero maggiore di specie, sono numeri- camente inferiori, con percentuali dei gusci variabili fino a 47,5%. Inoltre, spostandosi dalla base del sondaggio verso la parte più superficiale, assistiamo ad una dimi- nuzione, non solo della ricchezza specifica, ma anche del numero degli individui/grammo (Tab. 1). Fig. 3 - Diagramma Mz-σi relativo ai sedimenti del sondaggio di S.M. delle Grazie, messi a confronto con le sabbie di spiag- gia, i depositi del litorale di Grado e con le sabbie di piattafor- ma del Golfo di Trieste. Mz vs. σi diagram of the sediments from the exploration well of S. Maria delle Grazie, compared with Grado beach sands (squares) and littoral sediments (triangles), and sands from the continental shelf of the Gulf of Trieste (crosses). Fig. 4 - Diagramma C-M dei depositi del sottosuolo della chie- sa di S.M. delle Grazie. Campo A: trasporto per sospensione; Campo B: trasporto per saltazione-sospensione. C-M diagram of the deposits from the subsoil of S. Maria delle Grazie. A: suspension transport field; B: saltation-suspension transport field. R. Marocco et al. 141 Tab. 1 - Frequenza percentuale dei foraminiferi rinvenuti nel sondaggio di S.M. delle Grazie; gli asterischi indicano i taxa tipicamente paralici. Distribution of foraminifers collected in the S. Maria delle Grazie borehole (in %); paralic taxa are indicated by an asterisk. SPECIE prof. (m): 10.6 9.2 7.8 6.6 4.7 3.8 3.5 2.5 1.6 0.9 0.6 Adelosina carinata-striata 0.0 1.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Adelosina dubia 0.0 0.0 0.4 1.9 1.4 0.0 2.5 0.0 0.0 0.0 0.0 Adelosina elegans 0.0 0.0 0.0 0.0 0.9 3.4 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Adelosina ferussacii 0.0 0.0 0.4 1.9 3.2 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Adelosina longirostra 0.0 5.1 3.0 9.3 3.2 0.0 2.5 0.0 0.0 0.0 0.0 Ammonia beccarii 24.1 7.0 24.6 6.0 15.4 13.8 15.0 46.2 53.8 0.0 5.0 Ammonia inflata 41.0 5.1 7.5 12.6 14.9 3.4 22.5 7.7 15.4 0.0 40.0 Ammonia papillosa 9.6 0.0 15.7 7.0 10.9 48.3 20.0 0.0 23.1 33.3 0.0 Ammonia parkinsoniana 0.0 0.0 8.2 6.5 5.0 6.9 7.5 23.1 0.0 0.0 0.0 Ammonia tepida* 6.0 9.5 0.7 2.8 0.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 35.0 Aubignyna perlucida* 4.8 5.1 0.0 0.0 2.7 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Buccella granulata 2.4 0.0 1.1 1.4 2.3 3.4 2.5 0.0 0.0 0.0 0.0 Cribroelphidium granosum* 8.4 3.8 2.6 5.1 1.8 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Cycloforina villafranca 0.0 0.0 2.2 3.7 3.6 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Discorbis sp. 0.0 3.2 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Elphidium aculeatum 0.0 0.0 0.7 0.5 0.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Elphidium gerthi 0.0 3.2 0.7 1.9 0.5 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Elphidium incertum 0.0 2.5 0.4 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Elphidium jenseni 0.0 0.0 0.4 1.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Elphidium macellum 2.4 0.0 2.2 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Elphidium maioricense 0.0 3.2 1.9 5.1 5.4 3.4 2.5 7.7 7.7 0.0 0.0 Massilina gualtieriana 0.0 0.0 1.5 0.9 1.8 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Massilina secans 0.0 0.0 0.7 1.4 1.4 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Neoconorbina terquemi 0.0 0.6 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Nonion depressulum 0.0 4.4 0.4 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Nonion pauciloculum* 0.0 5.1 0.0 0.5 0.5 0.0 0.0 0.0 0.0 33.3 20.0 Polymorphina sp. 0.0 0.0 1.9 2.8 0.5 0.0 7.5 7.7 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina berthelotiana 0.0 0.6 0.0 0.0 0.5 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina jugosa 0.0 0.0 1.1 1.9 1.4 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina lata 0.0 0.0 0.7 1.4 1.8 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina milletti 0.0 1.9 1.1 1.4 0.5 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina parvula 0.0 1.3 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina pygmaea 0.0 0.0 0.4 0.9 1.4 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina seminulum 0.0 10.1 0.4 0.0 0.9 6.9 0.0 7.7 0.0 16.7 0.0 Quinqueloculina sp. 1 0.0 1.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina stelligera 0.0 10.1 0.4 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Quinqueloculina vulgaris 0.0 0.0 0.4 0.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Rosalina bradyi 0.0 0.0 0.4 0.5 0.5 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Rosalina obtusa 0.0 0.0 0.0 0.5 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Sigmoilina costata 0.0 1.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Siphonaperta agglutinans 0.0 0.0 0.4 0.0 0.9 3.4 7.5 0.0 0.0 16.7 0.0 Siphonaperta aspera 0.0 0.0 11.6 12.1 10.4 3.4 7.5 0.0 0.0 0.0 0.0 Spiroloculina sp. 0.0 0.0 0.4 0.0 0.5 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Triloculina marioni 1.2 1.3 0.7 1.9 0.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Triloculina schreiberiana 0.0 0.0 3.0 3.7 2.7 3.4 2.5 0.0 0.0 0.0 0.0 Triloculina tricarinata 0.0 0.0 0.4 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 Triloculina trigonula 0.0 11.4 1.5 1.9 0.9 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 si g la c a m p io n e 1 0 ( 9 5 -9 8 ) 1 0 ( 0 8 -1 0 ) 9 ( 4 0 -4 4 ) 8 ( 3 5 -3 8 ) 7 ( 2 0 -2 4 ) 6 ( 2 0 -2 4 ) 5 ( 7 4 -7 9 ) 4 ( 7 5 -8 0 ) 3 ( 2 7 -3 0 ) 3 ( 8 8 -9 0 ) 2 ( 8 7 -8 9 ) totale individui : 83 158 268 215 221 29 40 13 13 6 20 gusci/peso frazione sabbiosa : 14.3 27.9 39.3 25.4 53.8 4.2 4.7 1.3 1.0 0.5 3.2 ricchezza specifica : 9 23 36 30 33 11 12 6 4 4 4 Ricostruzione paleogeografica ... I principali taxa rinvenuti in percentuale sono Ammonia beccarii, A. inflata, A. papillosa, A. tepida, Nonion pauciloculum, Elphidium maioricense, Quinqueloculina agglutinata, Q. seminulum e Siphonaperta aspera. Segnatamente A. beccarii, A. inflata e A. papillosa sono presenti quasi costantemente lungo tutto il sondaggio, mentre gli altri si rinvengono in modo variabile lungo la colonna stratigrafica. La mag- gior parte dei taxa rinvenuti sono caratteristici del piano marino infralitorale come Adelosina carinata-striata, A. dubia, A. ferrusacii, Elpfidium spp., Quinqueloculina jugosa, Q. milletti, Q. stelligera, Q. vulgaris e Triloculina trigonula. Molte di queste specie possono vivere in substrati vegetati: Buccella granulata (principalmente su Cymodocea), Elphidium aculeatum, E. jenseni, E. macellum (in foglie di Cymodocea e Posidonia), E. maioricense (su Posídonia), Massilina secans, Rosalina bradyi (su Posidonia), R. obtusa, Quinqueloculina lata, Triloculina marioni e T. trigonula. Alcune specie fra quelle rinvenute, oltre che nel piano infralitorale, sono segnalate anche in quello circalitorale superiore, come Adelosina elegans, Ammonia beccarii, A. papillosa, A. inflata, Cycloforina villafranca, Elphidium incertum, Sigmoilinita costata e Triloculina marioni (CIMERMAN & LANGER, 1991; SGARRELLA & MONCHARMONT ZEI, 1993; FIORINI & VAIANI, 2001). Alcune specie, inoltre, sono vincolate da partico- lari tipi di substrato: - Adelosína elegans e Cycloforina villafranca a detrito; - Siphonaperta aspera ed Elphidium incertum a sabbie fini; - Buccella granulata ed Elphìdium macellum a sabbie fini con copertura vegetale; - Ammonia parkinsoniana e A. beccarii a sabbie; - Ammonia papillosa a sabbia e detrito fangosi; - Cribroelphidium granosum a sabbia fine e fango. Importante è segnalare che diversi taxa rinvenuti nel sondaggio sono tipicamente caratteristici degli ambienti paralici lagunari, come Ammonia parkinsonia- na, A. tepida, Aubignyna perlucida, Cribroelphidium granosum e Nonion pauciloculum e, in minor misura, Adelosina elegans e Quinqueloculina seminulum. Da un punto di vista quantitativo, nel sondaggio indagato si osserva una netta dominanza delle specie tipicamente marine, in particolar modo nei livelli centrali (da -4,7 a -1,6 m), dove queste raggiungono anche valori del 100%. Nella parte basale e in quella più superficiale, viceversa, aumenta la presenza percentua- le delle specie tipicamente paralico-lagunari (Tab. 1 e Fig. 5). Dall'analisi qualitativa e quantitativa dei foramini- feri riscontrati lungo la carota in esame è possibile quin- di ipotizzare la sequenza dei paleoambienti che si sono avvicendati nel sottosuolo della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Dal basso verso l'alto, questa si può così riassumere: • parte basale della carota (intervallo -10,6 / -9,2 m) che rappresenta un ambiente di dominio marino infralito- rale con influenze d’acque più dolci o salmastre, testi- moniate da una discreta percentuale di specie carat- teristiche quali Aubignyna perlucida, Cribroelphidium granosum e Nonion pauciloculum. Oltre a queste si riscontrano anche rappresentanti dei taxa comune- mente rinvenuti anche nei livelli sovrastanti (es. Ammonia spp.) e specie in grado di tollerare condizio- ni di salinità variabile (es. Quinqueloculina seminulum e Q. stelligera) (AMOROSI et al., 1999). Si tratta, presu- mibilmente, di un ambiente marino costiero poco profondo, come testimoninato dalla buona presenza di Ammonia beccarii soprattutto nel livello di base. La scarsa diversificazione specifica è probabilmente imputabile all'instabilità ambientale data dall’ingresso d’acque a minor salinità; • Nei livelli superiori, tra -7,8 m e -4,7 m di profondità, si registra un’evoluzione verso un dominio più franca- mente marino. La presenza di specie paraliche è infe- riore rispetto al livello sottostante, mentre dominano le forme legate ad ambiente marino infralitorale, soprattutto definite da rappresentanti del genere Ammonia e da Miliolidae, qui particolarmente diversi- ficate; rimane però la testimonianza di una leggera influenza da parte d’acque dolci. Si può pensare si tratti di un ambiente anche a discreto idrodinamismo, soprattutto date le dimensioni e lo spessore di molti gusci, in particolare di Adelosina longirostra e Ammonia spp. Sono molto diffusi anche i foraminiferi tipicamente epifiti: ciò potrebbe testimoniare anche la presenza di una copertura vegetale. L’associazione 142 Fig. 5 - Andamento della frequenza percentuale dei principali gruppi di foraminiferi con la profondità nel sondaggio della chiesa di S.M. delle Grazie. Per Ammonia spp. (costiere) si intende la somma percentuale di A. beccarii, A. inflata e A. papillosa. Main foraminifer groups frequency log (%) in the S. Maria delle Grazie borehole. Ammonia spp. indicates the percent sum of A. beccarii, A. inflata e A. papillosa. R. Marocco et al. rinvenuta bene si confronta con l’Associazione Md definita da AMOROSI et al. (2004) nell’ambito dello stu- dio paleoambientale del delta del fiume Po. • Dalla profondità di -3,8 m si assiste, come già prece- dentemente descritto, ad una diminuzione sia del numero delle specie sia degli individui presenti. Drasticamente ridotta è anche la quantità degli epifiti. L'ambiente è ancora marino, ma mostra ancora una certa instabilità. Il forte aumento percentuale di Ammonia beccarii, A. inflata e A. papillosa, indicano ambienti molto costieri, con paleoprofondità valutabili nell’ordine di pochi metri, come suggerito da SGARRELLA & MONCHARMONT-ZEI (1993). • La situazione muta nei livelli più superficiali (da -0,9 a -0,6 m), in quanto si ritorna ad una situazione simile a quella descritta per i livelli più profondi, in quanto aumenta nuovamente la componente paralica (anche se costituita esclusivamente da Ammonia tepida e Nonion pauciteoculum) e sono del tutto assenti i fora- miniferi porcellanacei. Il deposito costituito da sabbie scarsamente organogene, dove il contenuto di gusci varia da 0.5 a 3.2 individui/grammo, rende comunque difficile un'interpretazione certa, sebbene si sia pro- pensi a interpretarlo come un ambiente spostato verso una spiaggia. Probabilmente le forme presenti sono state oggetto di trasporto eolico o di episodi di mareggiata. b) Ostracodi L’analisi qualitativa eseguita sulle ostracofaune presenti nel sondaggio ha permesso di distinguere i seguenti intervalli: • la base del sondaggio (-10,6 / -7,8 m) presenta una buona percentuale (circa 40%) di individui giovani e adulti di Pontocytere turbida e rarissimi individui di Loxoconcha ovulata, Leptocythere sp. e Cythereis sp., che generalmente vivono in ambiente infralitorale (MONTENEGRO et al., 1998; AMOROSI et al., 1999); • una parte centro-finale del sondaggio (da -6,6 a -1,6 m), con un intermedio di assenza di forme (da -4,7 a - 3,8), dove si riscontrano sempre esemplari adulti di specie più specificatamente marine (Semicytherura incongruens e Neocytherideis fasciata, Loxoconcha ovulata e Pontocytere turbida) con una certa influenza d’acque salmastre, segnalata da Cyprideis torosa; • la parte finale del sondaggio (da -1,6 a -0,6 m) con la sola presenza di Cytheretta adriatica e Loxoconcha ovulata, di ambiente infralitorale. In buona sostanza le ostracofaune confermano quanto appurato dalle precedenti indicazioni sedimen- tologiche e biostratigrafiche e cioè la presenza nel sot- tosuolo di Grado di ambienti sedimentari tipicamente marini (infralitorali e marino franco) con una leggera influenza di acque salmastre imputabili alla vicinanza di un delta fluviale o di una bocca lagunare. 3.3 La componente archeologica dei sedimenti Nel sondaggio sono presenti diffusi minuti fram- menti di laterizi arrotondati, frammisti a scaglie calca- ree, mattoni e pezzi d’intonaco fino a circa -6,0 m di profondità. I resti archeologici sono abbondanti nei primi metri (fino a -2,6 m dal l.m.m.) e poi diminuiscono in modo consistente procedendo verso il letto, rima- nendo comunque presenti come frazione minoritaria del sedimento fino alla profondità indicata. In particolare, a -1,0 / -1,1 m dal l.m.m. si rinvengono un pezzo di mat- tone carotato dalla perforazione e grossi frammenti di cotto e d’anfora, insieme a scaglie di calcare grigio, con intonaci misti a sabbia. Il tutto sembra indicare un livel- lo antropico che potrebbe essere indicativo di resti di muretti a secco o di fondazioni. A circa -2,2 m, invece, sono presenti, ben inglobati nel sedimento, laterizi, pezzi di una piccola ciotola (I Sec. a.C. ÷ I Sec. d.C.) e frammenti di intonaco. Questi dovrebbero rappresenta- re le prime testimonianze di un insediamento romano (ostium) nel territorio gradese (Foto 1). Anche in almeno tre metri di carota sotto questo livello si rinvengono rari frammenti minuti di laterizi, arrotondati e ben omoge- neizzati nel sedimento sabbioso. Analoga situazione è stata segnalata anche più a Sud nel sondaggio del campanile (COMUNE DI GRADO,1995). Al momento non sono disponibili datazioni radiometriche su questi depositi che, vista sia la tipologia di prelievo (carotag- gio a secco con rivestimento del foro), sia l’appurata differenza granulometrica dei sedimenti e dei detriti antropici rispetto ai depositi superiori, sono da ritenersi in situ. La profondità di rinvenimento e l’ambiente mari- no dei sedimenti che li inglobano fanno ritenere che questi siano precedenti alla fondazione della colonia romana d’Aquileia (181 a.C.) e risalenti, indicativamen- te, al periodo Veneto. Da registrare che questi tritumi si ritrovano specialmente nei depositi relativamente più sabbiosi, quelli che nell’ambiente marino-cosiero si posizionano più verso riva (spiaggia sottomarina) e che hanno subito un maggior rimaneggiamento dal moto ondoso. Si spiega anche così la loro forma arrotondata e minuta. Ipoteticamente, la provenienza di questi fram- menti di cotto e laterizi può essere imputata a materiali persi da navi in rada in vicinanza di un attracco o porto commerciale che gravitava sull’antico litorale gradese. 4. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Lo studio lito-biostratigrafico dei terreni attraver- sati dal sondaggio eseguito sul sagrato della chiesa di S. Maria delle Grazie di Grado ha permesso di ricostrui- re i principali paleoambienti sedimentari del sottosuolo dell’isola fino alla profondità di -10,6 m dal livello del mare attuale. Resti di manufatti ceramici inglobati in questi, poi, hanno consentito di abbinare all’evoluzione naturale del territorio la presenza antropica, determina- ta dalla frequentazione stabile o da una residenza vera e propria in terraferma (periodo romano a cavallo del I Sec.) o da una frequentazione sporadica in mare, a ridosso della costa. Ipotesi questa anche se non suffra- gata da evidenze consistenti, resa plausibile dalla fun- zione portuale di Grado nell’antichità (gradus = scalo), dal ritrovamento al largo di Grado di diverse navi tra cui una di età greco-italica (TORTORICI, 2000) e dalla presen- za nel retroterra da Venezia a Trieste di numerosi manufatti greci, anche di pregevole fattura (SOPRINTENDENZA DEL F.V.G., 1996-97). A completare questo quadro, si registra che diversi pescatori del posto segnalano nei fondali del golfo di Trieste la pre- senza di manufatti litici (soprattutto ossidiane, scambia- te per pezzi di carbone) che fanno almeno ipotizzare l’esistenza di una via commerciale transadriatica, utiliz- zata dall’età neo-eneolitica. 143Ricostruzione paleogeografica ... Sotto il profilo stratigrafico i depositi del sottosuo- lo gradese sono, dal basso verso l’alto (da -10,6 a -4,5 m dal l.m.m.), peliti molto sabbiose di ambiente marino- litorale, che passano gradualmente a sabbie pelitiche infralitorali (da -4,5 a -0,3 m) inglobanti al top resti di murature e quindi, gradualmente, a depositi più fini con accentuata bimodalità. La parte terminale del sondag- gio (da -0,3 m a +1,4 m dal l.m.m.) è costituita da mate- riali vari (ghiaie, mattoni ecc.) che iniziano da uno scavo (testimoniato da un contatto netto, irregolare) riempito da riporti d’origine antropica, probabilmente connessi anche all’elevazione del piano di calpestio dell’isola a seguito dell’innalzamento del livello del mare da un lato e dalla subsidenza dall’altro (MAROCCO, 2004). I dati sedimentologici, e soprattutto i log delle curve di fre- quenza dei sedimenti, disegnano nel sottosuolo, dopo una fase alternante basale, un progressivo innalzamen- to del fondale marino (che rimane in ogni modo sempre poco profondo e nell’ambito di una spiaggia sottomari- na) che si attua con una sovrapposizione di depositi marini, quindi litorali e poi di spiaggia emersa. Le analisi eseguite sulla malacofauna e microfauna a foraminiferi ed ostracodi si sono rivelate particolarmente sensibili per la definizione dell'evoluzione dei paleoambienti sedimentari. Soprattutto in base alle microfaune a fora- miniferi emerge che nell’ambito dell’ambiente marino si riconoscono, dal basso verso l’alto, momenti determi- nati da condizioni infralitorali, seguiti da altri più tipica- mente circalitorali (parte intermedia del sondaggio), per poi ritornare a situazioni più prossime alla linea di riva (fase iniziale del processo). Si evince, anche, che nelle associazioni microfaunistiche esiste una costante pre- senza di forme salmastre che palesano una relativa vicinanza alla costa o di un apporto d’acqua dolce flu- viale. La situazione che si ricava dall’actuopaleontolo- gia perfeziona la ricostruzione eseguita sulle sole basi sedimentologiche e fa risaltare un motivo stratigrafico determinato da un emiciclo trasgressivo-regressivo che si attua in ambiente marino poco profondo. Ciò non ha riscontri nelle sequenze stratigrafiche appurate nel sot- tosuolo dei dintorni di Grado, dove è presente una generale fase trasgressiva che interessa depositi conti- nentali e, via, via, lagunari e marino-litorali, anche con sviluppi parziali o incompleti. In questa situazione di progressiva invasione del mare sulla terraferma, deter- minata dall’innalzamento del mare olocenico (e dalla subsidenza dei sedimenti sciolti), non contrapposta da una apprezzabile progradazione costiera, si inserisce la sequenza stratigrafica riscontrata a Grado, che ha un valore locale. In realtà, una condizione abbastanza simile a quella qui individuata si trova sull’attuale delta del F. Tagliamento (da -14,7 a -4,4 m di profondità; MAROCCO, 1988) e viene determinata dal progressivo aggetto deltizio del fiume in un ambiente marino-litorale che si è attuato in circa 2.000 anni. Come precedente- mente detto, diversa è invece la situazione del sondag- gio S12, poco ad Est di Grado, dove depositi lagunari e deltizi si sovrappongono da -9,9 a -6,5 m di profondità e di quello più a Nord S11 (sempre in laguna di Grado), in cui si rinvengono solamente sedimenti continentali (ca. 30 m) chiusi al tetto da depositi sabbiosi di genesi fluviale. 144 Foto 1 - Resti di mattoni e ceramiche varie di epoca romana carotati nel sondaggio. Il diametro del resto di mattone è 70 mm. Brick and pottery remains of Roman age drilled in the well. Diameter of the brick remain is 70 mm. R. Marocco et al. La sequenza stratigrafica individuata nel sotto- suolo della chiesa di S.M. delle Grazie rende manifesta la vicinanza di un delta fluviale e si allinea con la segna- lazione di livelli di ghiaia sotto l’isola, posti a breve distanza dal sondaggio analizzato. Con tutta probabilità l’emersione del “dosso di rena” è stata determinata dalla progradazione di un fiume che aveva messo foce a poca distanza dal castrum e che si è contrapposto all’innalzamento del mare olocenico (trasgressione Versiliana). Ciò modifica lievemente lo scenario raffigu- rato da MAROCCO (1991) per il litorale gradese nella scansione temporale 4000 B.P. (Fig. 6) e approfondisce l’insenatura tra i due lobi deltizi, sostenuti da differenti fiumi, a occidente e a oriente di Grado. Questa nuova situazione sposta leggermente più a Nord la linea di costa dell’epoca, che si doveva ubicare all’interno del- l’attuale laguna, ben prima della posizione del sondag- gio S11 (Isola di Gorgo; Fig. 1A), senza modificare di molto la posizione dell’antico fiume che sosteneva que- sto lobo. I risultati della presente ricerca aprono così una serie di scenari riguardanti la piana aquileiese e, specifica-tamente, l’annosa connessione tra i percorsi fluviali del Natiso cum Torre individuati a oriente di Aquileia (FASSETTA et al., 2003) e quelli che gravitavano sul litorale gradese. Sembra possibile, almeno su basi sedimentologiche – non confortate da dati cronologici – che il fiume (o i fiumi) che scorreva a Est di Aquileia in epoca romana abbia posto foce immediatamente a occidente del castrum gradese. Ipotesi questa che verrà meglio indagata con ulteriori e mirate ricerche sul sottosuolo dei terreni intermedi a queste località. I pochi dati archeologici ricavati dal sondaggio eseguito sul sagrato della chiesa aprono un capitolo di storia non ancora scritto per questa parte terminale del grande emporio romano della colonia di Aquileia. Si è sempre ritenuto che lo scalo di Grado (dal nome gradus) sia sorto in funzione della colonia romana al fine di garantire il controllo del mare prospiciente, sede dei più importanti traffici commerciali dell’Alto Adriatico. Al di là da considerazioni talassocratiche che presumo- no sempre un’espansione delle popolazioni da mare a terra e non viceversa, i resti di costruzioni e i frammenti di ceramiche individuati nel sottosuolo palesano che il litorale era abitato almeno a partire dal I sec. a.C. ÷ I sec. d.C., dopo la fondazione della colonia romana. Ma nel sondaggio sotto la chiesa di S. Maria delle Grazie si riscontrano minuti tritumi di ceramiche anche alla profondità di -4,6 / -6,2 m dal l.m.m., inglobati in depo- siti di un ambiente marino poco profondo. L’unico col- legamento con possibili attività antropiche in questo contesto sembra poter essere ricercato nella rielabora- zione del moto ondoso di materiali provenienti da navi- gli in rada, oppure dal trasporto litoraneo di materiale eroso dalla costa. Non si esclude però una derivazione dalla terra via fiume come starebbero a dimostrare gli analoghi frammenti individuati sui letti dei fiumi che lambivano Aquileia. Nei primi due casi rimane implicita la presenza dell’uomo (sporadica o stanziale) in queste aree ben prima della fondazione della colonia romana. Ciò appare plausibile se si tiene conto dei fiorenti inse- diamenti dei Veneti nel retroterra (nella stessa Aquileia pre-romana) e degli intensi scambi commerciali che via mare rifornivano queste popolazioni dell’alta Italia. In questa cornice storica la costa nord adriatica doveva assumere un’importanza di posizione ben superiore a quella dell’immediato retroterra, collocazione questa degna di essere controllata attivamente, con insedia- menti fissi. Ma questo riguarderà il seguito della ricerca, che dovrà coinvolgere archeolo- gi, storici e geologi in comunità d’intenti. RINGRAZIAMENTI Gli autori desiderano ringraziare il prof. N. Pugliese per la deter- minazione degli ostracodi e per tutti i suggerimenti durante la stesura del testo e i neodottori E. Lotti e A. Toffoli, che con le loro rispettive tesine e tesi ci hanno affiancato in questa ricer- ca. Grazie anche al dott. E. Gordini dell’O.G.S. di Trieste e al dott. T. Quaia e C. Landucci del DISGAM per le elaborazioni grafiche. Il sondaggio analizzato in questo lavoro è stato esegui- to dalla Tecno Futur Services di Modena, a seguito delle indagini preliminari per il progetto di restauro e di consolidamento della chiesa. La ricerca è stata condotta nell’ambito del proget- to MIUR 60% “Tutela, gestione e ripristino ambientale delle zone costiere”, coordinato da R. Marocco. 145 Fig. 6 – Paleogeografia del litorale gradese 4.000 anni fa (modificata da FASSETTA et al., 2003): 1. presunti percorsi fluviali; 2. paleolinea di riva; 3. idrografia attuale; 4. attuale linea di riva; 5. paleolinea di riva proposta. Palaeogeography of the Grado littoral area at 4000 B.P. (modified after FASSETTA et al., 2003): 1. supposed palaeochannels; 2. palaeocoastline; 3. present hydrographic network; 4. present coastline; 5. paleaocoastline herein suggested. Ricostruzione paleogeografica ... BIBLIOGRAFIA ALBANI A.D. & SERANDREI BARBERO R. (1990) - I foramini- feri della Laguna di Venezia. Università di Padova, Memorie di Scienze Geologiche, 42, 271-341. ALBANI A.D., FAVERO V. & SERANDREI BARBERO R. (1998) - Distribution of Sediment and Benthic Foraminifera in the Gulf of Venice, Italy. 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