Imp.Nisio&Scapola INDIVIDUAZIONE DI AREE A RISCHIO SINKHOLE: NUOVI CASI DI STUDIO NEL LAZIO MERIDIONALE Stefania Nisio1 & Fabiana Scapola2 1Apat- Dipartimento Difesa del Suolo - V. Curtatone, 3 - 00185 Roma. E-mail stefania.nisio@apat.it 2Stage di Formazione Apat - Via Littorio19, 03038 Roccasecca (FR) RIASSUNTO: S. Nisio & F. Scapola, Individuazione di aree a rischio sinkhole: nuovi casi di studio nel Lazio meridionale. (IT ISSN 0394- 3356, 2005). Distribuiti sul territorio italiano sono presenti molti laghetti di forma sub-circolare originatisi in epoca storica, le cui modalità di forma- zione, la morfologia e il contesto geologico-strutturale potrebbero essere compatibili con fenomenologie di piping sinkhole. Tali laghetti presentano in genere diametro variabile da pochi metri al centinaio di metri e profondità fino ad un massimo di cinquanta metri. Su alcuni si narrano leggende che ne farebbero risalire la formazione ad un evento catastrofico. La correlazione tra questi e gli sprofondamenti catastrofici, tipo piping sinkholes, è suggerita dall’osservazione del fenomeno più fre- quente dopo la formazione di un sinkhole: il processo di “annegamento” della cavità. Nella maggior parte dei casi, infatti, le acque di infiltrazione si riversano all’interno della cavità di sprofondamento dandole la fisionomia di un piccolo lago di forma sub-circolare. In altri casi, invece, al fondo della cavità vi sono delle sorgenti che colmano rapidamente la voragine, nell’arco di pochi giorni, alimentan- dola perennemente. Per alcuni fenomeni le ricerche effettuate hanno permesso di acquisire informazioni precise circa la data e le modalità di formazione, come è avvenuto per il Lago di Caira, nei pressi di Cassino, di cui è stato possibile proporre una ipotesi genetica. Il Lago di Caira, non noto sino ad oggi nella letteratura geologica, si è formato in seguito ad un evento calamitoso ed in maniera altret- tanto repentina si è ricolmato, dopo circa due secoli. E’ stato possibile effettuare una ricostruzione accurata del contesto geologico, geomorfologico e idrogeologico al contorno nell’area di Cassino-Caira, e ricostruire la profondità del bedrock. La natura dello sprofon- damento risulta compatibile con quella di un fenomeno di erosione dal basso, sinkhole s. s.; la cavità infatti si è originata in un’area di pianura al di sopra di una copertura continentale con spessori superiori a 100 metri. La scoperta della presenza del lago ha suscitato la necessità di indagare a fondo tutto il territorio del Lazio meridionale, al fine indivi- duare altri possibili episodi di deep piping. Le ricerca hanno confermato che anche nelle aree limitrofe si sono manifestati in passato questi episodi calamitosi. E’ stato, inoltre, individuato un allineamento NNE (Faglia Theodicea) lungo il quale si concentrano questi fenomeni. ABSTRACT: S. Nisio & F. Scapola, Sinkhole prone areas: new study cases in southern Lazio. (IT ISSN 0394-3356, 2005). Many sub-circular ponds in Italian territory which originated in historical age, could be due to piping sinkhole phenomena. This hypothesis is supported by the geological, morphological and structural setting of the area affected by the sinkholes. The small lakes have diameters from a few, to hundreds of meters and a depth of up to fifty meters. The names are of dialectical origin and they usually indicate a kind of sinking. Some legends refer the origin of the lakes to a quick catastrophic collapse. These depression are usually originated by karst erosion (collapse dolines) and the genetic process could sometimes be related to a deep piping process. The correlation between collapses and piping sinkholes is confirmed by the “drowning” of the cavity soon after the formation. Groundwater fills the cavity creating a pond, sometimes with underwater springs that feed the small lake. The identification of a pond as sinkhole is not easy and needs specific studies such as geological surveys, geophysical, geochemical and hydrogeological studies. Sometimes it is not possible to make an extensive field survey, due to costs, but it is just possible to sug- gest some hypotheses. The first step is to verify the geological and structural setting of the area, on the field and from the available lite- rature. In some cases we have found a lot of information on, the date and the modalities of the cave genesis; for example the Caira sink. The Caira Lake, unknown in geological literature, is formed by a collapse and after two centuries it is buried. Information about this lake are preserved in few ancient documents in Cassino Mount Abbey. Geological, geomorphological and hydrogeological studies have been conducted. Some first hypothesis are presented to explain the genesis of Caira lake. The origin of the lake is compatible to sinkhole sensu stricto (or piping sinkhole); the lake is originated in a plain area over sedimentary cover (up 100 meters of thickness). After the discovery of the ancient lake, many areas of southern Lazio have been investigated. The analysis of the aerial photographs has identified the location of many sinkhole ponds and paleoforms, in the same area. Some of which at the present time are still the seat of the ponds and others are dry. From the historical sources the presence of other numerous lakes, now extinct and of difficult location have been verified. Examining the concerned area we can conclude that some of these forms have originated from the sinkhole sensu stricto phenome- non. It has also been possible to determine the presence of a NNE active fault system (Theodicea fault), inside the intermontane basin of Cassino, not known in literature. It is along this NNE fault system that, in the past there was the distribution of almost all of the springs and/or ponds. At present the major sinkholes develop and align in this area. Thanks to these discoveries, this area of southern Lazio can be listed among the Sinkhole Prone Risk Areas. It is therefore necessary to accomplish a series of detailed technical enquiries before carrying out new infrastructures in order to protect the new constructions and above all human life. Parole chiave: Sinkhole, sprofondamento, deep piping, Lazio Meridionale, Caira. Keywords: Sinkhole, sinking, deep piping, Southern Lazio, Caira. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 18(2), 2005 - 223-239 224 S. Nisio & F. Scapola 1. AREA INDAGATA E SCOPO DEL LAVORO L’area oggetto di studio ricade nel territorio della provincia di Frosinone, si estende per gran parte della Valle Latina procedendo da Sora fino alla confluenza del Fiume Liri con il Fiume Gari (fig. 1). I siti indagati sono per lo più depressioni, piane alluvionali e conche intermontane, tutte di origine tetto- nica: la piana di Sora, la conca di Cassino, il bacino Lirino ed altre piccole piane circondate da rilievi carbo- natici. Lo scopo del presente lavoro è quello di studiare la situazione geologico-strutturale, idrogeologica e geo- morfologica nonché l’evoluzione storica del territorio e l’impatto antropico per individuare un’eventuale conco- mitanza di fattori predisponenti ed innescanti tale da determinare una reale potenzialità di rischio sprofonda- mento, sufficiente per classificare questo territorio come una “sinkhole prone area” (area a forte rischio sinkhole). A tal fine è risultato determinante il reperimento di alcune segnalazioni storiche (non note nella letteratura geologica) e l’individuazione di forme di sprofondamen- to attuali o relitte, per lo più coincidenti con cavità sub- circolari, a volte obliterate, e con piccoli laghetti. In quest’area, infatti, sono state riconosciute alcu- ne morfologie, di cui almeno due, rispettivamente pres- so l’abitato di Caira e presso Sora, riconducibili a feno- meni di sprofondamento repentino entrambe sedi di laghi oggi prosciugati: il lago di Caira (che sarà l’ogget- to principale di questa trattazione per la maggiore quantità di dati raccolti) ed il lago Tremoletto, tra Carnello e località S. Domenico. Tra gli altri specchi d’acqua rinvenuti meritano attenzione il Lago di Acquasanta e la polla Magnesiaca. Sono state indivi- duate inoltre alcune paleoforme, con l’ausilio della fotointerpreta- zione, di cui solo ad alcune è stato possibile attribuire l’iden- tità di cavità di sprofondamento o di sinkhole ponds, dopo la verifica sul terreno, (tra cui La Pescarola, la cavità che ospita la Sorgente Magnesiaca e il laghetto di Acquasanta), per altre, ormai, morfologicamente obliterate, non sono rimaste tracce neanche nella memoria storica degli abitanti e dei luo- ghi. 2. I FENOMENI DI SINKHOLE NEL PANORAMA ITALIANO A differenza di numerosi altri eventi catastrofici generati da calamità naturali, fino a qual- che decennio fa l’apertura di improvvise voragini nel territorio occupava un posto marginale nei programmi di protezione civile e di pianificazione territo- riale. Ultimamente, a causa della forte antropizzazione, il “rischio totale” associato al verificarsi di tali sprofondamenti è aumentato notevolmente fino al punto di suscitare l’at- tenzione non solo degli enti preposti alla tutela del terri- torio ma anche, di conseguenza, dell’intera comunità scientifica per un’azione di previsione e prevenzione degli stessi. Il rischio associato all’innescarsi di dette fenome- nologie è strettamente collegato non solo all’intensità e alla pericolosità dell’evento in sé, ma soprattutto alla corretta valutazione e determinazione degli “elementi” a rischio (vite umane, beni immobili, infrastrutture, struttu- re adibite a pubblico servizio e soccorso, beni culturali ecc). I sinkholes, forme di erosione che si inseriscono nell’ambito di processi di sprofondamento catastrofico, consistono in depressioni morfologiche sub - circolari che si formano in seguito allo sprofondamento repenti- no di una porzione di terreno (F AIRBRIDGE, 1968; MONROE, 1970). Il termine sinkhole spesso indica forme crateriche o pseudocrateriche omologhe ma generate ed evolute secondo modalità differenti. Nella letteratura anglosas- sone il termine è sinonimo di dolina o di sprofondamen- to di origine antropica. In Italia definisce forme di ero- sione dovute non solo a fenomeni carsici o gravitativi, ma anche forme più peculiari, che si formano in aree di pianura su grandi spessori di copertura sedimentaria, dovute all’interazione tra: risalita dal basso di fluidi di provenienza profonda, rocce carbonatiche, falde super- ficiali ed acque di infiltrazione meteorica, oscillazioni del livello di falda ed attività tettonica attiva e recente (NISIO, 2003; NISIO & SALVATI; 2004; NISIO et al., 2004, 2005; FERRELI et al., 2004). Gli elementi che distinguono una dolina da un sinkhole in senso stretto sono le condizioni geologiche Fig. 1 - Schema geologico dell’area e ubicazione di altri fenomeni, sinkhole pounds o paleofor- me, individuati nell’area di Cassino-S. Eia- S. Giorgio al Liri (da DEVOTO, 1965 modificato). Location of the other phenomena recognized (sinkhole pounds o paleoform) in the Cassino- S.Elia-S. Giorgio area (from DEVOTO, 1965 modified). al contorno, le modalità di innesco e di propagazione del fenomeno (SALVATI & SASOWSKY, 2002; NISIO, 2003; NISIO & SALVATI, 2004; NISIO et al., 2004). La propagazio- ne del processo si sviluppa, contrariamente a quanto avviene per le doline, dal basso verso l’alto fino a coin- volgere la copertura che si trova al di sopra del substra- to carbonatico sottoposto alla dissoluzione carsica (per ulteriori approfondimenti si rimanda comunque a lette- ratura più specifica sull’argomento FACCENA et. al. 1993; THARP, 1999; BERTI et. al., 2002; REGIONE TOSCANA, 2002; SALVATI & SASOWSKY, 2002; NISIO, 2003; NISIO & SALVATI, 2004 etc.). I sinkholes s.s. si originano in contesti geologico- strutturali ed idrogeologici abbastanza articolati e com- plessi. Zone ad elevato rischio sono le piane alluvionali e le conche intramontane in contatto con successioni carbonatiche, intensamente carsificate e tettonizzate (che ne costituiscano il bedrock), nelle quali vi sia la presenza concomitante di alcuni o tutti i fattori predi- sponenti e innescanti (FACCENNA et. al., 1993; CAPELLI et. al. 2000; NISIO, 2003; FERRELI et. al., 2004). Nella maggior parte dei casi finora individuati si è riscontrato che tali fenomeni tendono a concentrarsi in corrispondenza di aree caratterizzate da un’abbondan- te circolazione d’acqua, ove sono presenti acquiferi imprigionati in substrati profondi per lo più ricoperti da sedimenti impermeabili o scarsamente permeabili ed entrambi interessati da sistemi di faglie. Quest’ultimi mettono in comunicazione idrica i due mezzi favorendo processi di sifonamento, suffosione profonda (deep piping) ed erosione preferenziale, specialmente nella zona di interfaccia (LITTLEFIELD et. al., 1984; DERBYSHIRE & MELLORS, 1988; BILLIARD et. al., 1992; NISIO, 2003; NISIO et al., 2005). I processi di deep piping rivestono un ruolo fon- damentale nell’origine dei sinkhole s.s. per tale motivo a questi è stato dato anche il nome di piping sinkhole o meglio deep piping sinkhole (NISIO, 2003; NISIO & SALVATI, 2004; NISIO et. al. 2004; 2005; GRACIOTTI et. al. 2004). Molte aree dell’Appennino centro-settentrionale e meridionale sono interessate da questi fenomeni; triste primato spetta proprio alla Regione Lazio, in cui gli sprofondamenti risultano concentrati in conche intra- montane (ad es. la Piana di S. Vittorino, Rieti), in strette valli fluviali (es. Valle del F. S. Martino, Capena), in piane costiere (es. Pianura Pontina), nonché in depres- sioni e fasce pedemontane di aree vulcaniche (FACCEN- NA et. al., 1993; BONO, 1995; DI LORETO et. al. 1999; CAPELLI et. al. 2000; CIOTOLI et. al., 2001; COLOMBI et al., 2001; BERSANI & CASTELLANO, 2002; NISIO, 2003; ANNUN- ZIATELLIS et. al., 2004; DEL PRETE et. al., 2004; GRACIOTTI et. al., 2004). Inoltre su molte piane del territorio italia- no, soprattutto in Appennino, sono presenti piccoli laghi, polle o fosse di forma circolare (craterica o pseu- do-craterica) di dubbia origine che potrebbero essere compatibili con tali fenomeni (CARAMANNA et. al., 2004; DEL PRETE et. al., 2004; NISIO et. al. 2005). Molti fenome- ni di sinkholes sono stati segnalati nelle vicinanze del- l’area di studio, in un raggio di circa 100 km: sul ver- sante sud-orientale del Roccamonfina, e nella Valle del F. Volturno, presso il confine Lazio-Campania (DEL PRETE et. al., 2004); presso Posta-Fibreno (Frosinone; AGRILLO et. al., 2004), nelle vicinanze di Atina (SAROLI et. al., 2004); nonché più a sud in Pianura Pontina (Norma- 225Individuazione di aree a rischio ... Sermoneta-Sezze; BONO, 1995; COLOMBI et. al. 2001; DI FILIPPO et. al., 2002; NISIO, 2003; CAMPOBASSO et. al., 2004). Fenomenologie di sinkhole non erano prima d’ora state segnalate nell’area del Cassinate. 3. INQUADRAMENTO GEOLOGICO–STRUTTURALE Le aree di pianura in studio ricadono nel Lazio meridionale, coincidono con le piane di Cassino e Sora e con una parte della piana alluvionale del Liri- Garigliano, alle pendici di alcune dorsali carbonatiche tra cui quella di Monte Cairo (provincia di Frosinone; fig. 1). Dopo la tettonica compressiva, che ha portato alla costruzione dell’edificio a thrust, una fase estensio- nale ha prodotto in quest’area una rete di faglie normali ad alto angolo, immergenti, generalmente, verso ovest, molte delle quali riattivano i vecchi piani di thrust sepolti (GHISETTI & VEZZANI, 1999; CAVINATO & DE CELLES, 1999). Si impostano, nel versante sudovest della catena, numerosi bacini estensionali, tra cui il bacino di Sora, con una geometria ad half-graben delimitati dalle sud- dette faglie, ripetutamente riattivate durante il Pliocene sup.- Pleistocene, con rigetti, per le strutture maggiori, fino a uno/due chilometri (GHISETTI et. al., 2001). I bacini, colmati da sedimenti di syn-rift dal Miocene sup. al Pleistocene inferiore, presentano un’o- rientazione NNW-SSE e NW-SE; altri, di dimensioni minori, a direzione NE-SW o N-S (tra cui il bacino di Cassino), si sono sviluppati come strutture trasversali (MATTEI et. al., 1994). Durante il Pleistocene l’area emerge ed una fase tettonica distensiva genera bacini interni fluvio-lacustri con connesse manifestazioni vulcaniche (Roccamon- fina), controllati da strutture appenniniche ed antiap- penniniche. Nel Pleistocene medio si verifica una nuova fase distensiva che porta all’estinzione dei bacini lacu- stri, alla formazione di nuove conche interne e alle attuali morfostrutture. Dal Pleistocene superiore è attiva una tettonica tipo strike-slip che ha dato localmente origine a piccoli bacini tipo pull-apart, sorgenti termominerali, deposizio- ne di travertini e caratteristiche vulcano-tettoniche (FAC- CENNA, 1994; MATTEI et. al., 1994). In questo contesto si è formato il “Bacino Lirino” che è stato colmato da depositi lacustro-alluvionali (con spessori di oltre 100 m) posti in contatto tettonico con la successione carbonatica mesozoica che costituisce l’ossatura del massiccio affiorante. Esso si estende nell’ambito delle province di Frosinone e di Caserta, presenta una direttrice morfo- strutturale NW-SE, fra la catena dei Monti Aurunci (a Sud-Ovest) e la catena dei Monti Simbruini-Monte Cairo (a Nord-Est), a confine fra l’Appennino centrale e quello meridionale. La nascita e lo sviluppo del Bacino Lirino sono stati, fin dai primi studi, attribuiti sia all’atti- vità di sistemi di faglie appenniniche, a carattere preva- lentemente distensivo con notevoli rigetti verticali, che al sorgere dell’edificio vulcanico del Roccamonfina (DEVOTO, 1965; DAMIANI & PANUZZI, 1980, 1982; CAVINATO et. al., 1995). All’interno di quest’area si distinguono tre sistemi di faglie principali: N-S, NW-SE ed E-W. Le faglie che ne bordano il margine nord-orientale, ai piedi sia di 226 Monte Cairo che dei Monti di Venafro, sono normali ad alto angolo; mentre la linea tettonica che borda il margi- ne sud-occidentale, fra Pico, Esperia e M.te Fammera, è un piano di faglia inverso (un sovrascorrimento) a direzione NW-SE immergente verso Sud, a basso angolo (CERISOLA & MONTONE, 1992). I rilevamenti hanno messo in luce l’esistenza di un terzo elemento tettonico di importanza probabilmente “regionale” (confermato anche dal confronto dei dati di rilevamento con i son- daggi geognostici reperiti), qui definito Faglia Theodicea (passante presso S. Angelo in Theodice; Fig. 1). Osservazioni geomorfologiche, strutturali e stratigrafi- che, accompagnate da indagini geofisiche, suggerisco- no una ripartizione del bacino lirino in due settori, uno occidentale (ad Ovest del Fiume Gari) caratterizzato da un regime estensionale a direzione prevalentemente NE-SW ed uno orientale caratterizzato da un regime sempre estensionale ma a direzione prevalentemente WNW-ESE. La faglia Theodicea, a direzione NNE, potrebbe servire da svincolo fra questi due settori a mobilità diversa e, quindi, non si possono escludere movimenti trascorrenti lungo la stessa. I settori orientali in prossi- mità del Fiume Gari sono ribassati, rispetto a quelli occidentali, dall’attività del sistema NNE più giovane rispetto a quello WNW e NW. La piana di Cassino-Caira a Nord-Est è delimitata dalla faglia della Marsica, che interessa i monti di Venafro e Monte Cifalco, ad Ovest dalla faglia Theodicea (NNE) e a Sud dall’allineamento Monte Trocchio-Monte Porchio, che sembra essere una pro- secuzione sud-orientale della faglia che mette in con- tatto Monte Cairo con i sedimenti lacustri ed alluvionali che colmano la Valle Latina (ACCORDI, 1964; PARLOTTO, 1970; 1971; P ARLOTTO & P RATURLON, 1975; 1981). Questo forte controllo tettonico e l’intensità delle defor- mazioni fragili ad esso associate hanno provocato un’intensa disarticolazione del substrato carbonatico (CERISOLA & MONTONE, 1992). In effetti dai numerosi dati di pozzo si nota che la profondità del bedrock varia, anche in aree ristrette, da poche decine di metri dal piano di campagna, nei pressi della dorsale carbonati- ca, fino a diverse centinaia di metri al centro della piana. Le unità litostratigrafiche, che formano i rilievi car- bonatici presenti nell’area (M. Cairo - M. Cifalco - M. Ausoni-Aurunci - rilievo settentrionale di M. Massico), vengono collocate nel dominio di piattaforma Laziale- Abruzzese (ACCORDI et. al.,1988) a cui si sovrappongono sedimenti terrigeni. Al di sopra dei depositi marini e continentali, già morfologicamente modellati, di età plio-pleistocenica poggiano i sedimenti lacustri lirini. L’intera sequenza stratigrafica lacustre, non ancora conosciuta nei detta- gli; presenta uno spessore complessivo di cento metri circa. Dal punto di vista stratigrafico DEVOTO (1965) sud- divide la suddetta successione in tre formazioni princi- pali che sono, dal basso verso l’alto, il Limo Lacustre Inferiore, la Facies Lacustre Normale e la Facies Lacustre Tardiva. A queste l’Autore aggiungeva, oltre ai Travertini Tipici, le facies vulcaniche rappresentate dalle Tufiti di Vandra, dai Tufi Cineritici e dai Tufi rimaneggiati di San Vittore (fig. 1). Il Limo Lacustre Inferiore presenta grande unifor- mità, è composto da limi calcarei molto puri, a giacitura orizzontale, ad alto tenore in CaCO3 (circa l’80/90%) regolarmente intercalati da numerosi livelli, a spessore variabile, di prodotti vulcanici. Lo spessore totale affio- rante è di circa 25-30 m. La Facies Lacustre Normale è la più rappresenta- tiva dei depositi lacustri lirini, complessivamente è costituita da un 60% di ghiaia-sabbia, da un 30% di limi calcarei e per il restante 10% da altre tipologie di sedimenti, presenta una significativa varietà di litofacies ed un’estrema variabilità del contenuto in CaCO3 che oscilla fra il 20% ed il 98%. La Facies Lacustre Tardiva è composta prevalen- temente da limi calcareo-argillosi, da limo torboso, da sabbie calcaree, da travertini incoerenti e da travertini porosi inglobanti resti vegetali palustri. Significative sono le variazioni delle percentuali di sabbia e di argilla nei singoli strati. La deposizione del Travertino Tipico (che affiora solo in alcuni punti della Piana; CARRARA, 1991) è con- nessa con l’attività di sorgenti fortemente incrostanti ad elevato tenore in Ca++ e Mg++ alcune delle quali sono tuttora attive (Capo d’Acqua). I principali sistemi di faglie che hanno interessato l’area sono due: il primo sistema presenta allineamento NW-SE a cui sono collegate le placche di travertino presenti fra Aquino – Cassino, ed il secondo, orientato circa N-S o NNE-SSW alla cui attività vengono attribuiti sia gli affioramenti rinvenuti presso la direttrice Pontecorvo-Aquino che quelli lungo il corso del Fiume Gari in S. Angelo in Theodice. Benché le bancate di tra- vertino si ritrovino in maniera frammentaria in tutta l’a- rea, si è ipotizzata l’esistenza, su base morfologica, di un solo grande affioramento il cui spessore raggiunge i 18m. Di norma i Travertini Tipici seguono o sono incas- sati nei sedimenti lacustri del Lago Lirino mentre, lungo il margine nord-orientale, poggiano sulla sequenza car- bonatica della piattaforma Laziale – Abruzzese. Da un punto di vista composizionale la litofacies, per lo più vacuolare, è caratterizzata da alternanze di sabbie e limi calcarei, contenenti litotipi autoctoni micro e fitotermali associati a facies stromatolitiche e bibliolitiche. Di fre- quente dal travertino litoide si passa a quello spugnoso ed incoerente. Al di sopra dei sedimenti lacustri affiorano, per lo più, alluvioni antiche e recenti, detriti di falda e/o di ver- sante e terre rosse. Riportiamo, qui di seguito, una colonna stratigrafi- ca “tipo” per la piana di Cassino, ricordando comunque che la profondità del substrato carbonatico oscilla notevolmente fra il piano campagna ed i 150 m, allonta- nandosi dai bordi verso il centro della piana (i dati sono stati riassunti nelle stratigrafie di fig. 7b): 0/4 m terreno vegetale; 4/15 m grosse alternanze di limo con argilla, sabbia e sabbia con ghiaia; 15 m/15,5 m ghiaia grossolana; 15,5 m/16,7 m limo poco argilloso, grigio chiaro; 16,7 m/17,0 m ghiaia grossola- na; 17,0 m/ 18,5 m: limo con argilla, bruno; 18,5 m/22,0 m: sabbia media grossolana; 22,0 m/23,4 m: limo argil- loso e sabbioso con poca ghiaia minuta, grigio; 23,4 m/43,5 m: limo con argilla, da grigio scuro a bruno (pre- levato campione indisturbato C1 a 26m); 43,5 m/48,0 m: limo poco argilloso con tracce di sabbia fine, grigio chiaro; 48,0 m/51,5 m: limo poco argilloso con tracce di sabbia fine, grigio (prelevato campione indisturbato C2 S. Nisio & F. Scapola 227 a 50m); 51,5 m/60,5 m: limo con argilla, grigio; 60,5 m/67,8 m: limo argilloso, debolmente organico, con ele- menti di ghiaia, da grigio scuro a bruno; 67,8 m/103 m (fondo foro): calcari biancastri. 3.1 Sismicità dell’area Nella zona di Montecassino si sono sempre verifi- cati fenomeni particolari (“i terremoti locali di Montecassino”) che turbavano molto sia gli abitanti che i Monaci della Badia. Questi ultimi, non sapendo dare una spiegazione scientifica del fenomeno, si limitarono a riportare fedelmente la descrizione. La cronistoria “sismica” di Montecassino, regi- strata dai monaci della Abbazia, inizia nel 1005 e, tran- ne qualche piccola lacuna, giunge fino al 1920. Dal 1005 al 1887 si registrarono ben 453 terremoti ma, nel 1920, SACCHETTI annotava che “la quasi totalità dei ter- remoti subiti rimase circoscritta a Montecassino e solo raramente fu avvertita a Cassino”. I Monaci chiesero al Re di Napoli, Ferdinando II di Borbone, di far studiare da un geologo del Regno le cause dei tremori ai quali si associava un odore di zolfo. Il Re, nel 1837, incaricò Leopoldo PILLA che imputò i terremoti a fattori “locali” e li ascrisse a cause elettriche. DE MARCO, invece, nel 1888, arriva alla conclusione che tali scosse sono impu- tabili a crolli dovuti all’azione aggressiva delle acque sotterranee. SACCHETTI (1920) sostenne la tesi di DE MARCO riportando, a supporto della stessa il “terremoto che nel 1724 si verificò“al paesello di Cairo” (data coin- cidente con la formazione del Lago di Caira) e precisan- do che non si trattò di una vera e propria scossa sismi- ca. Gli episodi descritti sono in definitiva da ricollega- re ai fenomeni carsici presenti sulla dorsale di Monte Cairo che portano alla frequente formazione di doline di crollo e all’allargamento di cavità ipogee, processo peraltro molto spinto ed ancora visibilmente in atto. L’area in esame tuttavia è stata colpita da diversi sismi di forte intensità (ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA, 2000). In particolare la zona compresa fra la Valle Latina e il confine con la Campania (da Sora al Vulcano di Roccamonfina) appare decisamente attiva soprattutto per l’elevata frequenza degli eventi registrati, con un addensamento anomalo proprio in corrispondenza del territorio di Cassino. (GASPARINI et. al., 1985; FREZZOTTI et. al., 1988; FREPOLI & AMATO, 2000). L’area con elevato risentimento è allungata lungo la direzione NW-SE. Tra gli eventi della sismicità storica dell’area si ricorda quello del 9 Settembre del 1349 che colpì il Cassinate ed il territorio di Isernia (a Cassino il risenti- mento è stato del IX grado), quello del Giugno 848 nel Sannio occidentale, quello del 23 Luglio del 1654 nell’a- rea Sorano-marsicana che provocò la completa distru- zione delle località di Piedimonte San Germano Alta, Posta Fibreno e Santopadre, ed infine l’evento del 6 Dicembre 1874 dei Monti della Meta. Nel 1724 si verifi- carono solo due scosse nei mesi di settembre e otto- bre. Tra gli eventi sismici recenti, i più significativi sono: un evento del 1973 (di magnitudo 4.4 localizzato a 5 km di profondità), un evento del 1980 (di magnitudo 3.5 con ipocentro a 8 km di profondità) e i due terremoti del 7 e del 11 Maggio del 1984 che colpirono l’area compresa tra l’alta Valle del Sangro, San Donato in Val di Comino ed i Monti della Meta, di magnitudo mb 5.5 e 5.3, rispettivamente. I danni del sisma si riscontrano nell’area di studio lungo l’allineamento rappresentato dalla faglia Theodicea (su cui è ubicato il sinkhole di Caira); il piezometro ubicato nella Villa comunale di Cassino (distante circa 1.5 km dal Lago di Caira sul medesimo allineamento) si abbassò di molti centimetri Ulteriori eventi sismici sono stati registrati nel giu- gno e nel settembre1994, e gli effetti si registrano anche sugli allineamenti in direzione N-S (FREPOLI & AMATO, 2000). Inoltre scosse strumentali registrate tra il 2003 e il 2004 nell’area di Cassino hanno determinato abbassa- mento del suolo (registrato presso un piezometro) di circa 3 centimetri a poca distanza dal Lago di Caira, e lungo l’allineamento NNE di cui si è parlato in prece- denza. Ultimamente l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha rilevato, durante il monitoraggio della Rete Sismica nazionale Centralizzata, il verificarsi di un periodo sismico. Tali eventi sismici avvertiti dalla popo- lazione locale e, peraltro, segnalati alla Protezione Civile, presentano profondità ipocentrale molto superfi- ciale dando luogo a boati e a risentimenti macrosismici molto localizzati. 4. EVOLUZIONE GEOMORFOLOGICA Nel Pliocene la porzione sud-orientale dell’odierna Valle Latina era interessata da una sedimentazione caratteristica di ambiente marino costiero e doveva presentarsi come un golfo aperto in direzione ESE fino al Pliocene medio-superiore, (fig. 2). Durante la fase regressiva le acque lasciarono definitivamente l’area compresa fra le dorsali carbonatiche. Il rapido abbassa- mento del livello del mare dovette incidere profonda- mente sull’organizzazione dei reticoli idrografici preesi- stenti ed il settore appena emerso divenne una valle flu- viale sbarrata in seguito alla costruzione del Vulcano di Roccamonfina. Nel Pleistocene medio iniziò la raccolta delle acque del Lago Lirino (DEVOTO, 1965). L’aumento del carico sedimentario con l’erosione della soglia ope- rata dall’emissario (l’attuale Garigliano), hanno fatto del Lago Lirino un lago precocemente fossile. Infatti, dato il continuo sollevamento a cui è stata soggetta quest’a- rea, gli immissari furono costretti ad operare un conti- nuo “ringiovanimento” del loro profilo d’equilibrio; cosa che determinò un apporto talmente massivo di sedi- menti da ottenere, come effetto, il rapido colmamento del bacino stesso. L’età di estinzione del sistema lacu- stre lirino potrebbe essere avvenuta 368 ka (EVERNDEN e CURTIS; 1965) o 354±7 ed i 359±7 ka (NARCISI; 1986). Terminato il ciclo lacustre il principale agente morfologico divenne quello fluviale; ai sedimenti “lirini” si sovrapposero i depositi alluvionali. L’ultimo ordine di terrazzi, post-würmiano, si situa a pochi metri dall’at- tuale letto del Liri. La piana di Cassino presenta versanti regolarizzati ad est ed ad ovest ed è orlata, nel margine settentrio- nale, da piccole conche intermontane la cui genesi è strettamente collegata alla presenza ed alla attività di elementi strutturali il più delle volte a direzione NS. Il massiccio carbonatico affiorante, oltre ad esse- re visibilmente fratturato e tettonizzato, presentandosi a luoghi pulverulento, è anche intensamente carsificato. Individuazione di aree a rischio ... 228 Presso Monte Cairo-Monte Cassino è emersa la presenza di numerose doline per crollo o dissoluzione (di grande diame- tro) la cui distribuzione sembra ricalcare l’andamento delle faglie principali. All’interno della conca si individuano numerose conoidi detritiche a ventaglio di notevoli dimensioni, disposte prevalen- temente lungo la faglia della Marsica e, subordinatamente, lungo la faglia Theodicea (in località Caira). Anche il reticolo idrografi- co e la distribuzione delle sor- genti risentono del controllo tet- tonico. E’ evidente in quest’area la regolarizzazione di tratti o di intere aste fluviali (ad es.Fiume Rapido e parte del Fiume Gari) che assumono un andamento circa NS ricalcando l’andamen- to della faglia Theodicea. La ricostruzione della rete di drenaggio superficiale, ordi- nata secondo il metodo di STRAHLER (1954), ha permesso di ricavare indizi morfo- tettonici: anomalia significativa è rappresentata dalle aste dei primi ordini che tendono ad assumere un’o- rientazione preferenziale NW-SE, tale distribuzione ha un addensamento in corrispondenza della diagonale NW-SE tracciabile fra la confluenza del Fiume Liri con il Fiume Gari e Massoneria di Folco (Aquino). Anche le Forme d’Aquino presentano in quest’area una rettizza- zione NW-SE, preceduta da una “cattura a gomito”, del loro corso. Questi indizi, associati alla constatazione che tale direttrice funge anche da spartiacque fra il settore nor- dorientale e quello sudoccidentale, fanno pensare alla presenza di una faglia sepolta avente la medesima orientazione. In effetti le aste dei primi ordini, essendo le più “giovani” non sono controllate dalle “vecchie direttrici tettoniche” ma da quelle recenti e/o attuali. L’azione della tettonica è altresì testimoniata dalla presenza di forme strutturali sui versanti quali: faccette triangolari, depressioni, selle e interruzione di linee di cresta. 5. RISORSE IDRICHE DELL’AREA: STUDI SULLA MIGRAZIONE E SULLA VARIAZIONE DI PORTATA DELLE SORGENTI L’area in studio è caratterizzata da un abbondante flusso di acque sia superficiali che profonde. Quest’ultime vanno ad alimentare, in maniera conside- revole, le portate dei corsi principali. L’unità idrogeolo- gica, che dà origine alle sorgenti del Gari, appartiene a quella più grande, costituita dai Monti Ernici, dai Monti Simbruini e da Monte Caira, e ne rappresenta la termi- nazione meridionale a partire dal Fiume Cosa (BAJ & TARTAGLIA, 1973; BONI, 1973; MOUNTON, 1973; CELICO; 1976; CELICO & STANGANELLI, 1976; BONI et al., 1986). A Sud della linea del Cosa sono presenti altri due punti di sfioro della falda che costituiscono, rispettiva- mente, le sorgenti di Capodacqua d’Aquino e di Bucone (fig. 3). Le prime sono legate alla discontinuità tettonica della Valle del Melfa, le seconde all’innalza- mento del complesso dolomitico in corrispondenza di Monte Cairo. Caratteristica non trascurabile delle sor- genti Bucone è che esse sono costituite da due polle, una sulfurea a circuito lento e profondo e l’altra non sul- furea a ricambio veloce. Le sorgenti presenti nell’area di Cassino possono essere raggruppate in tre gruppi prin- cipali: il gruppo pedemontano, il gruppo delle Terme Varroniane ed il gruppo Mastronardi (fig. 3) con valori di portata cumulati pari a 18m3/sec. Le acque di tali sor- genti confluiscono nel Fiume Gari incrementandone la portata. La conca di Cassino è attraversata dal Fiume Rapido (che presenta portata media di 2.5 m3/sec) nelle cui acque vanno a confluire i torrenti che attraversano il territorio di Cassino-Caira fra cui ricordiamo il Torrente Calcara, il Torrente del Campo, il Fosso della Grotta ed il Fosso di Caira. Il Rapido si immette nel Gari in prossi- mità del gruppo Mastronardi (fig. 3). Le sorgenti presenti nel territorio di Cassino (s.l.) sono numerose e con elevata portata. Durante il corso della storia esse hanno subito variazioni per numero, ubicazione e chimismo (VARRONE, 1954). Attualmente è diminuito il numero delle sorgenti minerali la cui presen- za ed azione massiva nei tempi passati sono testimo- niate litilogicamente dalle bancate di travertino, che occupano gran parte della piana, e documentate da numerose fonti storiche e bibliografiche. La maggior parte delle sorgenti minerali sgorgava fra valle Faga e Suio, ma ve ne erano diverse anche nel territorio di Cassino nei pressi della Badia, in località S Onofrio ed anche in località Fontanelle (fra il Colosseo e la Cappella di Santa Scolastica). In particolare in località Fig 2 - Ricostruzione paleogeografica dell’area. Paleo-geographic reconstruction of the study area. S. Nisio & F. Scapola Fontanelle erano presenti due polle, una d’acqua sulfu- rea e l’altra ferruginosa con temperatura di 15°C (SAC- CHETTI 1920). Queste polle minerali rappresentavano ciò che rimaneva di una serie più numerosa che fino al secolo decimo ottavo alimentava il ramo del Fiume Rapido (GATTOLA 1734); fra queste ricordiamo le due sor- genti presenti nei pressi del lago di Caira; fig. 3). Il numero delle sorgenti d’acqua dolce era numeroso ed imprecisato (PILLA, 1815), si pensi che nel 1902 DEL FOCO ne elenca più di quaranta per il solo centro abitato. La distribuzione delle sorgenti sul territorio non sembra casuale ma si individuano allineamenti lungo direttrici tettoniche ben precise. Quelle sulfuree (GATTO- LA; 1734) si disponevano lungo il corso del Rapido (dove lo stesso assume un andamento circa NS) rical- cando la direttrice della faglia Theodicea. DEVOTO (1965) descrive l’attività di sorgenti fortemente incrostanti ad elevato tenore in Ca++ e Mg++ (ad esempio quelle di Capo d’Acqua) la cui disposizione coincide con l’anda- mento dei principali sistemi di faglie: il primo ad anda- mento NW-SE, a cui sono collegate le placche di tra- vertino presenti fra Aquino e Cassino, ed un altro orien- tato circa N-S o NNE-SSW, alla cui attività vengono attribuiti sia gli affioramenti rinvenuti presso la direttrice Pontecorvo-Aquino che quelli lungo il corso del Fiume Gari in S. Angelo in Theodice. Un’ultima annotazione riguarda la migrazione delle sorgenti sulfuree che si sono spostate progressi- vamente dai settori SE (Cassino, Sant’Angelo), prossimi all’apparato del Roccamonfina, verso quelli NW (Isola Liri, Ceprano) ove attualmente si assiste a periodiche manifestazioni sulfuree. Tale migrazione di sorgenti è stata accompagnata da un abbassamento delle vecchie linee sorgentizie, in località Caira, di almeno cinquanta metri e da oscillazioni continue del livello di falda. Oltre alle probabili cause naturali la spiegazione del fenome- no va ricercata anche in quelle antropiche: quest’area è sottoposta a continui emungimenti (per portate “dichia- rate” di 3m3/sec, ma sicuramente più cospicue), resi più intensi negli ultimi 20 anni. Tale captazione di acque sotterranee, in un’area prossima alla confluenza del Rapido con il Gari, aveva avuto approvazione per portate di 6m3/sec. Fra l’Agosto del 1986 ed il Settembre dell’87, a seguito dell’emungi- mento di 1,5m3/sec si registrarono nel territorio di Cassino continui “assestamenti” accompagnati da tre- mori, alcune sorgenti si estinsero, altre diminuirono notevolmente la loro portata ma, cosa più grave, si veri- ficò la subsidenza di una vasta area e vennero denun- ciate lesioni a diversi manufatti. Dopo perizie tecniche e studi congiunti, le Autorità dichiararono che per portate pari a 3m3/sec non ci sarebbero stati risentimenti o rischi significativi per il territorio; tali dati risultarono dagli accertamenti delle condizioni geologico-strutturali al contorno ed dai parametri geotecnici dei terreni ana- lizzati. 5.1 Le Falde della Piana di Cassino Nei sedimenti di copertura della Piana di Cassino, caratterizzati dall’alternanza di orizzonti per lo più impermeabili (argille o limi argillosi) con altri a media/alta permeabilità (sabbie grossolane e ghiaie), si rinvengono falde sovrapposte (riscontrate a 25 m e a 40 m di profondità negli strati a buona permeabilità oriz- zontale). La stessa successione quaternaria, presentando una quasi totale impermeabilità verticale, permette la presenza, nel substrato carbonatico, di un acquifero confinato o falda in pressione. Le connessioni idrauliche tra la falda profonda e le diverse falde superficiali avvengono, per lo più, attra- verso strati limoso-sabbiosi, a luoghi ghiaiosi, a bassa trasmissività. Solo localmente e in aree ristrette, la falda profonda è direttamente in comunicazione con quella superficiale. Questo è possibile per la presenza di depositi grossolani posti o al tetto dell’acquifero calca- reo o intercalati nei sedimenti fluvio lacustri. Connessione tra la falda profonda e quella super- ficiale è possibile per la presenza di importanti disloca- zioni tettoniche (quali la faglia Theodicea per esempio), che attraversano sia il substrato che le coperture quaternarie, accompagnate da un reticolo di ripetizioni, di fratture o diaclasi, che mettono in comunicazione il mezzo permeabile carbonatico profondo con quello impermea- bile di superficie. 5.2 Caratteristiche geotecni- che dei terreni di copertura Le analisi di due campioni (C1, a 26 m dal p.c, e C2 , a 46 m del Pozzo 1, fig 7b) mostrano che i terreni lacustri recenti della piana di Cassino sono formati in massima parte da terreni coesivi inorganici (limo con argilla, argil- la con limo e limo argilloso) e in minima parte da intercalazioni e lenti di terreni non coesivi (ghiaie più o meno sabbiose e sabbie). Fra i terreni coesivi preval- gono le argille inorganiche di 229 Fig. 3 - Schema idrogeologico semplificato dell’area di Cassino. Ubicazione dei principali gruppi di sorgenti e relative portate.. Simplified hydrogeological scheme of the Cassino area. Location of the main springs groups in the Cassino area. Individuazione di aree a rischio ... elevata plasticità, seguite in ordine decrescente da limi di medio-bassa plasticità. Il contenuto d’acqua del ter- reno varia generalmente tra il 20% e il 50%. Il peso di volume allo stato naturale è in generale compreso tra 1,7 e 2 g/cm3, con valori medi che tendono ad adden- sarsi intorno a 1,0 g/cm3. I valori medi tra W0 e γ non mostrano alcuna tendenza a variare con la profondità. La coesione non drenata è risultata per entrambi i cam- pioni più elevata di quanto non fosse lecito aspettarsi in base alle ben note correlazioni sperimentali con l’indice di plasticità e con la pressione di consolidazione: fatto questo che starebbe ad indicare un certo grado di con- solidazione nei depositi in esame, confermato, tra l’al- tro, anche dalle prove edometriche. 6. I FENOMENI DI SPROFONDAMENTO NEL LAZIO MERIDIONALE Dall’analisi storica, effettuata presso gli archivi di alcune Abbazie e presso biblioteche specialistiche, è emerso che l’area della provincia di Frosinone coinci- dente con le antiche proprietà benedettine prendeva il nome, agli inizi del 1800, di Terra dei Laghi. Ciò per la presenza di una serie di laghetti fra cui ricordiamo: Lacus Raedemprandi; Lacus Sapatini; Lacus Maiore (presso Aquino) già presenti nel 1734; Lacus de Pobilu in area non precisata sulla linea di confine con il territo- rio di Venafro all’interno delle proprietà benedettine; Lacus Vitecosum; Lacus Acquafondata (presso Viticuso e Venafro; JANDOLO, 1966). Altri numerosi laghi, oggi scomparsi, sono emersi dall’analisi toponomastica del- l’area in studio, consultando gli atti di compravendita delle proprietà benedettine, relative al periodo 1600- 1800 (LECCISOTTI & AVIGLIANO, 1977): La Cisterna, la Cisternola, Pescorile, Lo Lago, Lago di Sotto, Acqua Nera nei pressi di S. Elia Fiumerapido; Le Pantane nel territorio di Cervaro; Lo Lacozzo, La Pescarola, Le Pescie, La Puzza e Caput Casini (nelle vicinanze della Chiesa di S. Pietro), lo Lacozzo, Lo Lago, lo Pantano, presso San Germano (attuale Cassino); Le Pantanella presso l’abitato di Piumarola nella Valle del Liri. Della maggior parte di tali laghi oggi non vi è più traccia, fatta eccezione per La Pescarola, in località Masseria Chiusavecchio. La ricerca storica, pertanto, è stata volta alla pos- sibile ubicazione di tali laghetti e al censimento di even- tuali cavità sub-circolari che potrebbero far ipotizzare episodi di sprofondamento del terreno (fig. 4). I documenti storici, unitamente alla fotointerpreta- zione hanno così portato all’individuazione di una serie di specchi d’acqua e di possibili morfologie depresse nelle aree di pianura: laghetti, piccole polle, con carat- teristica forma sub-circolare, cavità asciutte relitte, che si rinvengono al centro di piane alluvionali o conche intermontane, privi di immissario o emissario, e che non possono essere attribuiti ad attività antropiche e/o a fenomeni carsici in senso stretto. La conferma dell’esistenza di tali fenomeni è avvenuta con il reperimento della documentazione sto- rica riguardante la formazione di un lago oggi estinto: il Lago di Caira. 6.1 Il lago di Caira L’antico Lago di Caira (presente dal 1724 al 1904), attualmente estinto e trasformato in vivaio della forestale, è ubicato a valle dell’abitato di Caira, frazione di Cassino (fig. 5). Si colloca quasi alla confluenza fra il Torrente Calcara ed il Fiume Rapido sul limite morfolo- gico della conoide alluvionale sulla quale si è sviluppato il paese. Lo sprofondamento che diede origine al Lago di Caira viene riportato in letteratura da numerose fonti che fanno, comunque, riferimento alle notizie riportate dal “Giornale Cassinese” dell’epoca, e successivamen- te raccolte nelle “Historiae” di Gattola (1733; 1734). In queste fonti si ritrova la seguente descrizione (riportata in latino e tradotta dalle scriventi): In questo anno 1724, non lontano da Caira nella notte fra il 18 e 19 febbraio 230 Fig. 4 - Tentativo di ubicazione di alcuni laghetti, oggi estinti, rinvenuti su mappe storiche del 1715 e 1734 e principali alli- neamenti. Hypothesis of location of some buried lakes and ponds reco- gnized on historic maps (1715 and 1734) and principal align- ments. Fig 5 - La piana di Cassino-Caira (Piana del F. Rapido), ubica- zione del Lago di Caira, nel riguardo interno il lago come si presenta oggi. Cassino-Caira intermountain plain (Rapido river plain); location of the Caira Lake; in the box the view of the lake. S. Nisio & F. Scapola con ingente strepito, tale che gli abitanti pensando che fosse un terremoto avevano abbandonato le case, la terra di otto tomoli, ciascuno dei quali comprende novecento cubiti napoletani di otto palmi, fu vista sprofondare a perpendicolo in quel luogo, dove c’erano alcuni alberi. La profondità di novanta palmi napoletani subito da parecchie sorgenti poste nella circonferenza dei lati iniziò ad essere riempita, mentre l’acqua cresce- va così di giorno in giorno, che dopo un mese soltanto per cinque palmi distava dal piano del terreno. Tutta la circonferenza del lago è di duecentosettantacinque cubiti napoletani, il diametro da oriente ad occidente circa centoventiquattro, e trasversale circa centotrenta- nove. Oltre a questi eventi, nel Giornale cassinese e negli scritti di GATTOLA (1734), viene riportato: “la notte fra il 18 ed il 19 febbraio dello stesso anno nel luogo, ove è ora, il Lago di Cairo, un rumore fortissimo si inte- se ed i contadini che abitavano nei dintorni, come se un grande terremoto fosse accaduto, abbandonando le loro case fuggirono…… “ Un'altra “fossa”, oltre al Lago, si aprì alle pendici orientali di Monte Cairo e la tradizione afferma che in determinati periodi si sentivano dei rumori, come lamenti, provenire dalla stessa; gli abitanti del luogo ini- ziarono a buttare rifiuti all’interno della fenditura. Dopo un po’ di tempo si accorsero che i frutti lanciati nella voragine le sere precedenti venivano ritrovati nei pressi dell’attuale Chiesa Madre nell’abitato di Cassino. Da altre fonti si ricava che il livello del lago non subiva variazioni stagionali e, periodicamente, era sog- getto ad una fase di intorbidimento delle acque e le stesse venivano rese acide da uno improvviso aumento della concentrazione di zolfo. Riportiamo il testo di BARATTA (1978): “….Nacque così il lago di Caira le cui acque non si vedono crescere anche nei tempi più pio- vosi, né diminuire. Di questo lago i monaci fecero un vivaio di pesci ma periodicamente le acque si intorbida- vano, probabilmente per l’afflusso di sorgenti sulfuree, ed i pesci rimanevano tramortiti. Si rianimavano, però, dopo pochi giorni. La periodicità del fenomeno era tanto nota che i pescatori vi si recavano, a data fissa, per farvi buona pesca.” Altre notizie del lago risalgono a DE MARCO (1888): "Il detto lago ritiene ancora la forma arrotondata; ma la circonferenza è più grande, la profondità molto minore, e la superficie è occupata da un lato quasi per un terzo da piante acquatiche a causa della terra ivi trasportata dal torrente che viene dai monti vicini. Avendolo io misurato nel gennaio di quest’anno, ho trovato la sua periferia di 525 m (con un diametro medio di 165 metri circa)". Si ha notizia di numerose sorgenti sulfuree (puz- zaturiello, fig. 6) presenti a quell’epoca nell’area, la loro provenienza tuttavia è sempre stata imputata alla risali- ta, secondo vie preferenziali, di acque appartenenti alla falda profonda. E’ possibile che il progressivo svasa- mento del lago ed il continuo apporto di materiale detri- tico da parte dei torrenti abbia formato, nel tempo, un manto impermeabile al fondo impedendo l’interscambio delle acque. Periodicamente i sedimenti fini potrebbero essere stati rimossi, all’aumentare della pressione della falda sottostante (questo spiegherebbe l’intorbidamen- to delle acque associato all’immissione di acque sulfu- ree nel lago). Questo fenomeno lascia comunque ipotiz- zare la presenza di un condotto di collegamento fra la falda profonda, presente nei calcari, e le acque del lago. Nel 1902 DEL FOCO scrive: "A destra di questa strada traversa, v’ha il laghetto di Caira con scarse sor- genti interne. La superficie di questo lago, pel materiale importatovi da due torrenti che scendono a settentrione e a mezzogiorno del Colle del Forno e dei Monticelli, che si riuniscono a Caira, va anno per anno restringen- dosi, e finirà collo scomparire del tutto, con migliora- mento delle condizioni sanitarie di quei dintorni infestati dalle febbri palustri. Intanto quanto sarebbe desiderabi- le che l’autorità venisse in aiuto del lavoro lento della natura…". Poco dopo il consiglio comunale decise di pro- sciugarlo, ma eventi naturali precedettero questo inter- vento di bonifica; durante una fase di piena del fiume una grande quantità di detriti si riversò nel lago (restò attivo almeno fino al 1904; fig. 6). Il lago si prosciugò e, nel corso degli anni la forma si obliterò definitivamente. Attualmente all’interno del vivaio della forestale sono presenti alcune sorgenti che manifestano periodiche risalite di gas. La successione stratigrafica dell’area circostante il lago (fig. 7 a, b), come rilevato da pozzi e sondaggi geoelettrici, varia procedendo da monte verso valle (da est ad ovest). Nell’area di affioramento della conoide alluvionale, al di sotto di una fascia pedogenizzata (con spessore di pochi metri fino ad alcune decine), si rin- vengono detriti di falda, con spessori considerevoli (cento metri circa) in contatto diretto con il substrato cabonatico. Più a valle, nella zona di piana, i pozzi n.1 e n.2 (fig. 7b), molto prossimi al paleolago, mostrano la pre- senza di un’alternanza di argille, limi argillosi con ciottoli 231 Fig. 6 - Mappa storica del 1902 ove è ancora riportato il Lago di Caira, è possibile, inoltre, individuare nelle vicinanze il topo- nimo Puzzaturiello che fa ipotizzare presenza di gas e acque sulfuree. Historic map of the 1902; it is showed the Caira lake; it is pos- sible to see close to the lake the Puzzaturiello area. It demon- strate the presence of H2S acid water. ( In dialectical Italian “Puzzaturiello” sounds like “smelly”). Individuazione di aree a rischio ... calcarei e ciottolate, il tutto al di sopra di un substrato carbonati- co ubicato intorno a settanta metri di profondità dal piano campagna. Questo tipo di successio- ne stratigrafica determina valori bassi di permeabilità verticale, mentre valori elevati, negli strati a granulometria più grossolana, di permeabilità orizzontale. E’ possibile, pertanto, trovare nella copertura detritica più falde sospese ed una falda imprigionata all’interno del sub- strato calcareo (permeabile per fratturazione e carsismo) ribas- sato tettonicamente. 6.1.1 Geometria iniziale della forma ed evoluzione nel tempo. Ci si imbatte in molte diffi- coltà per determinare le dimen- sioni iniziali dello sprofonda- mento che originò il lago di Caira. Prima fra tutte la “discor- danza” delle fonti, l’incongruen- za di alcune di esse e la parzia- lità e/o incompletezza dei dati forniti da altre. Per ricostruire la geome- tria iniziale della voragine biso- gna partire dalle notizie storiche di G ATTOLA (1734). In queste sono presenti le seguenti indica- zioni, riportate in latino e di seguito tradotte: a) sprofondati otto tomoli di terreno, ciascuno di 900 “cubiti napoletani di otto “palmi” ; b) perimetro della vora- gine 275 cubiti napoletani; c) asse est-ovest 124 e nord-sud 139 (dei quali l’Autore non ripor- ta però l’unità di misura). S ARAGOSA & S ARAGOSA (1998), tradussero il testo latino dell’Autore, ed indicarono che, al momento della formazione, la cavità presentava una circonfe- renza di 550m e diametri di 250m e 280m. Si è invece rile- vato che questi dati non trovano corrispondenza tra di loro e non corrispondono alla situazione reale. Volendo ricavare le dimensioni della forma in base alle antiche unità di misura si riscontrano due problemi: a) è difficile attribuire un valore preciso alle unità di misura adottate: i cubiti napoletani non vengono contemplati in nessun testo tra quelli consultati; b) nel riportare le dimensioni degli assi non è stata indi- cata l’unità di misura utilizzata. Per accertare le reali dimensioni del lago sono state consultate fonti storiche, enciclopedie del lessico italiano e testi latini. Dopo molti accertamenti si è giunti alla conclusione che le misure degli assi di (124 e 139) erano espresse in palmi e che ai palmi napoletani pote- va essere attribuito il valore di 26,4 cm. Applicando una formula approssimativa del peri- metro dell’ellisse si riscontra che il valore dei due assi è espresso con un un’unità di misura diversa da quella del perimetro. Dopo numerose ricerche concludiamo che i valori riportati nella letteratura riferiti al perimetro possono essere ricondotti ai cubiti attici e romani ai quali viene 232 Fig. 7 - a) Schema geologico semplificato dell’area dove è avvenuto lo sprofondamento di Caira; a sinistra un son- daggio geoelettrico; b) le stratigrafie dei pozzi 1 e 2. a) Geological scheme, in the sinking Caira area; b) electric borehole; on the right borehole (1 and 2) strati- graphy. 7a) 7b) S. Nisio & F. Scapola attribuito un valore di 44,4cm. Individuate le unità di misura, e rimanendo fedeli alle indicazioni di GATTOLA (1734) per quanto riguarda le proporzioni degli assi, si ricava che il lago di Caira, al momento della sua formazione, aveva l’asse maggiore di 41 m, il minore di 37 m, il perimetro di 122,1m, una profondità di 23,7m (90 palmi napoletani) ed un’area di 310m2. Misure effettive sulle dimensioni del lago, dopo una sua evoluzione, risalgono a DE MARCO (1888): "Avendolo io misurato nel gennaio di quest’anno, ho trovato la sua periferia di 525m (con un diametro medio di 165 metri circa)" Questo significa che in 164 anni lo svasamento dei bordi con la rimozione delle particelle ha più che quadruplicato le dimensioni originarie (sulla sezione IGM al 10.000 il diametro della paleoforma è di 170 m). L’interrimento del lago è successivo all’anno 1902; presumibilmente avvenne pochi anni dopo (DEL FOCO, 1902; fig. 6). 6.2 Altre aree interessate da sprofondamenti La conferma della presenza dello sprofondamento di Caira nell’area ha stimolato ulteriori ricerche storiche e ricognizioni in tutto il territorio per individuare altre cavità o paleoforme; difficilmente infatti un fenomeno di sinkhole s.s. si rinviene isolato. E’ stata indagata, in principio, tutta la piana di Cassino, partendo dal sito in cui è stato riconosciuto il Lago di Caira. L’analisi delle foto aeree di tutta l’area ha messo in evidenza altre tre forme sub-circolari ormai obliterate (fig. 8), due in località Vertelle (con diametri di circa 250 m) e una presso Masseria Chiusavecchio dove si evidenzia una paleo forma gemellata (data dalla fusione di due cavità sub-circolari) con diametro mag- giore di 380 m circa. Il successivo sopralluogo sul terreno presso Masseria Chiusavecchio ha evidenziato la presenza di un piccolo lago (fig. 8) ormai quasi estinto: la Pescarola (la denominazione antica ricordata dagli abitanti, i quali affermano che si formò naturalmente), con diametro attuale di 25-30 m e scarsa profondità. Alcuni abitanti affermano che il lago era già presente alla fine dell’1800 con dimensioni molto più grandi ed adibito a vivaio. Negli archivi della Abbazia benedettina, un atto di ven- dita presente nei REGESTI ha confermato la presenza della Pescarola già nel 1676. Nel 1920 tutta l’area è stata bonificata e molte polle, stagni ed eventuali cavità sono stati ricolmati. Inoltre, durante il sopralluogo, è emerso che a poca distanza dalla Pescarola era presente un altro laghetto, presso l’area in cui oggi sorge l’ospedale. Nel corso dei lavori per la costruzione dell’ospedale si sono verificati eccessivi cedimenti del terreno (gli ultimi nell’agosto 2005) che hanno portato alla provvisoria sospensione dei lavori. Il sopralluogo condotto sul terreno in località Vertelle (dove si distinguevano altre forme subcircolari) non ha dato però esiti positivi in quanto l’urbanizzazio- ne del territorio ha ormai obliterato le presunte cavità. Nei pressi del lago di Caira (antico Mulino) è stata indi- viduata un’altra paleoforma risalente almeno al 1200. Nella porzione settentrionale della stessa piana presso S. Elia Fiumerapido, l’analisi fotointerpretativa ha evidenziato la presenza di altre tre paleo-forme (fig. 9), di cui due coincidono sul terreno con polle subcirco- lari con diametri di 8-10 m (Salaluca e Magnesiaca; fig 9), sedi di sorgenti di acqua mineralizzata, con abbon- danti risalite di gas. Le portate stimate delle sorgenti sono di 94l/sec e 68 l/sec (CARAMADRE 1996), le condu- cibilità rispettivamente di 445 µσ (nel 1996) e 935 µσ, la salinità di 370 e 660 g/cm3 rispettivamente. Gli alti valori di conducibilità sono compatibili con acque di prove- nienza profonda. Presso la polla Magnesiaca e’ stata eseguita la batimetria con ecoscandaglio che ha fatto registrare la presenza di una cavità tronco-conica, con pareti sub-verticali e profondità di 8 m. Per quanto riguarda i dati di sot- tosuolo un sondaggio geogno- stico, reperito nelle vicinanze delle due polle, mostra la pre- senza di limi argillosi sino alla profondità di almeno 50m (fondo foro; fig. 9) e di due falde sovrapposte rispettivamente a 24 m e a 49 m, corrispondenti con livelli permeabili. Durante il terremoto del 1984 l’acqua pro- veniente dalla sorgente Magnesiaca ha subito intorbidi- mento per 3 giorni circa, con risalita di fango. I dati relativi alla polla magnesiaca sono riportati in tab. 1. In prossimità della sorgente Magnesiaca era presente un’al- tra cavità circolare, oggi inac- 233 Fig 8 - Ubicazione della Pescarola; colonna stratigrafica riportante i dati di sottosuolo nelle vicinanze del laghetto e immagine di come la Pescarola si presenta oggi. Location of the Pescarola pound; stratigraphy of the borehole data and Pescarola pound view. Individuazione di aree a rischio ... cessibile, contenente attual- mente acqua. L’esame delle mappe sto- riche conferma che presso l’abi- tato di Sant’Elia, nei primi del settecento erano presenti tre laghetti uno dei quali in località Acqua Nera (fig 9; fig 12); le posizioni coincidono con le polle e le paleoforme individuate. La seconda area indagata è ubicata presso S. Giorgio al Liri (fig. 10), nella porzione meri- dionale del bacino Lirino. Nei pressi dell’abitato è ubicato il lago di Acquasanta che oggi si presenta come un piccolo spec- chio d’acqua, con diametro di 12 m e profondità di 1,5 m, ma che, in passato, doveva avere dimensioni più grandi, infatti è presente in una mappa storica del 1700 (disegni ad acquerello di M. Guglielmelli; fig. 12). Il laghetto presenta emissioni di gas ed una probabile emergen- za al fondo. Nelle vicinanze del primo laghetto, nella piana del Liri, è presente un’altra cavità sub-cir- colare colmata d’acqua, sede di sorgente di acqua ferruginosa risalente almeno ai primi del 1700. All’interno dell’abitato di S. Giorgio al Liri è ubicato un terzo laghetto ormai con sponde antropizzate e collegato al Liri tramite canale artificiale, la cui origine dovrebbe risalire a più di 300 anni (è infatti riportato nelle carte antiche di GATTOLA,1734, e di GUGLIELMELLI, 1715; fig. 10; fig. 12). Il diametro della cavità è diminuito nel tempo, attualmen- te si attesta intorno ai 30-40 m e la profondità è pari a circa 2 m. La forma del laghetto di S. Giorgio in origine era circolare; infatti l’urbanizzazione dell’area ha seguito la morfologia dell’an- tico perimetro del lago, e ciò testimonia che la nascita dell’a- bitato è successiva allo stesso (informazioni fornite dal Comune di San Giorgio a Liri). Una quarta cavità asciutta, ormai obliterata, è presente presso località S. Marco: negli anni 50 il diametro si attestava intorno ai 47 m, attualmente è pari a circa 20 m; probabilmente la cavità naturale è stata suc- cessivamente sfruttata per recu- pero di inerti. 234 Fig. 9 - In alto ubicazione , presso S. elia Fiumerapido, delle sorgenti e del pozzo con la relati- va colonna stratigrafica; in basso, foto della Sorgente magnesiaca come si presentava nel 1996 (foto di R. Caramadre) e come si presenta nel 2005. At the top location of the S. Elia Fiumerapido springs and pounds, and borehole stratigraphy. At the bottom Magnesiaca sinkhole pound photograph: in the 1996 ( left photo by Caramadre) and in the 2005. Fig. 10 - In alto sono riportate le ubicazioni dei Laghi presso S. Giorgio al Liri e della paleofor- ma asciutta nonchè del sondaggio geognostico Immagini dei laghetti presso S. Giorgio al Liri (a sinistra) e Acquasanta; a destra stratigrafie del sondaggio geognostico. At the top are represented S. Giorgio al Liri Lakes, paleoform and borehole location. Photograph of th S. Giorgio lake and Acquasanta lake; to the right bore hole stratigraphy. Tab. 1 - Principiali parametri geochimici delle acque nell’area di S. Elia e S. Giorgio al Liri. Main Geochemical Parametres of the water samples in the S. Elia S. Giorgio al Liri Area. Toponimo Ph Eh Cond. µµ σσ T C° Bicarbonati ml/l Sorg. Magnesiaca S. Elia 6,63 164 935 13.05 732 Lago di Acquasanta 7,46 117 327 17 244 Sorgente ferruginosa 7,4 0 370 15 317 Lago di S. Giorgio al Liri 7,58 98 372 16 244 S. Nisio & F. Scapola Durante il sopralluogo in sito sono state condotte analisi delle acque i cui dati vengono mostrati in tab.1. Dai dati raccolti emerge che le conducibilità sono com- patibili con lo scorrimento delle acque in terreni di natura allu- vionale, i valori di Ph potrebbero essere stati contaminati con apporti di acque superficiali e di scolo provenienti dai canali arti- ficiali. I dati di sondaggio, nei pressi del laghetto di S. Giorgio (fig. 10), mostrano una succes- sione di limi e argille sino alla profondità di 85 m successiva- mente brecce calcaree e ghiaie sino alla profondità di 128 m, ed infine argille sino a foro 135 m. Il substrato carbonatico, non riscontrato mai in sondag- gio, pertanto, è molto profondo; si può escludere così una genesi carsica dei laghetti. Nei sedimenti è stata, inoltre, riscontrata una falda in pressione alla profondità di 70 m che risale sino al piano di campagna. La terza area indagata è la piana di Sora (fig. 11), a nord-ovest di Cassino, in cui è stato rinvenuto un antico lago oggi ricolmato, il Lago Tremoletto. Questo è ubicato nella tenuta dei Conti Manconi, secondo alcune fonti l’origine risale ad alcuni secoli addietro, in epoca borbonica; risulta comunque già presente nei primi del 1800. Secondo altre fonti esso sarebbe stato originato da un episodio catastrofico, e caratterizzato dalla pre- senza di tremori e boati nel sottosuolo, da cui il nome “Tremoletto”. A partire dal 1800 il lago ha iniziato a col- marsi per gli apporti detritici del Fiume Fibreno e ridotto ad un piccolo specchio d’acqua, dopo il 1948, è stato definitivamente bonificato. Le stratigrafie dei sondaggi geognostici mostrano una copertura sedimentaria di sabbie e limi sino ad una profondità variabile tra i 15 m e i 25 m; al di sotto si rinvengono sabbioni calcarei e bancate di travertino di spessore complessivo di circa 20 m (fig. 11). I sondatori hanno riscontrato la presenza di vuoti alla profondità di 20-25 m. Il livello di falda si attesta ad una profondità media di 40-50 m circa. Ulteriore conferma della presenza di fenomeni di sprofondamento all’interno della piana di Sora proven- gono dalla cronistoria del terremoto di Avezzano, del 13 gennaio del 1915, quando si è aperta una cavità nel ter- reno con fuoriuscita di acqua mista a fango con forma- zione di vulcanelli e fontane di sabbia. Dalle osservazioni finali sulle ricognizioni effettua- te di paleoforme e dei laghetti rinvenuti tra la piana di Cassino e S. Giorgio al Liri, si evince che essi si allinea- no secondo una direttrice orientata circa NS (N10E): la Faglia Theodicea; fig. 1. 7. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI La situazione geologico-strutturale ed idrogeolo- gica della Bassa Valle Latina, ed in particolar modo delle piane di Cassino e Sora, è predisponente alla for- mazione di fenomeni di sinkhole. Le piane su cui si sviluppano gli abitati sono di origine tettonica; i depositi quaternari che le colmano, con spessori di oltre cento metri, sono costituiti in pre- valenza da un’alternanza di limi e argille, dotate di discreta consistenza e subordinatamente da sabbie e ghiaie; solo a luoghi, includono bancate o lenti di tra- vertino (ad ovest del F. Gari, per esempio presso la Piana di Sora, e i dintorni di Aquino). Le dorsali carbonatiche circostanti le piane sono fortemente interessate da fenomeni carsici (doline di crollo o di soluzione normale); il substrato carbonatico, al di sotto della copertura quaternaria, è profondamente disarticolato da diversi sistemi di dislocazioni ed è sede di un acquifero confinato, in cui si esplica una notevole circolazione idrica (sorgenti con portate complessive superiori ai 20 m3/s). A ciò si associa una forte circolazione sotterranea di fluidi aggressivi per la presenza di H2SO4 e H2S legati al vulcanesimo di Roccamonfina e/o ad una circolazio- ne molto profonda all’interno di sistemi di faglia. L’attività antropica con emungimento indiscrimi- nato delle acque dal sottosuolo, dal 1984 ad oggi, ha 235 Fig. 11 - Ubicazione del Lago Tremoletto, presso la Piana di Sora (nel riquadro interno il lago come si presenta oggi) e stratigrafie dei sondaggi. Ubication of tremoletto lake, in the Sora plain (in the box a view of the lake now) and borehole stratigraphy. Fig. 12 - Esempi di mappe storiche. Disegni a d Acquerello di Guielmelli (1715), con ubicazione di alcuni laghetti. Examples of historic maps: Watercolors of Guielmelli (1715); locations of some sinkhole ponds. Individuazione di aree a rischio ... determinato l’abbassamento repentino del livello di falda e la migrazione di alcune sorgenti. L’attività tetto- nica recente del settore è testimoniata dalla sismicità sia storica che strumentale che ha colpito in particolare l’area di Cassino dove, in occasione anche di piccole scosse strumentali, si sono verificati cedimenti del ter- reno di alcuni centimetri. Tali caratteristiche al contorno conferiscono all’a- rea tutte le condizioni predisponenti ed innescanti per la formazione di fenomeni di sprofondamento (sinkhole s.s.). Infatti l’intera area in epoca storica era caratteriz- zata dalla presenza di piccoli laghetti di forma sub-cir- colare, (nota per questo motivo come Terra dei Laghi) rinvenuti su mappe antiche (ne sono stati individuati ben 23), ma oggi scomparsi o di difficile ubicazione, inoltre alcune leggende e fonti storiche narrano dell’a- pertura nel terreno di grandi voragini. La ricerca sul territorio ha permesso di individuare alcune morfologie sub-circolari coincidenti con piccole polle, laghetti o cavità. Tra questi il lago Tremoletto, nella piana di Sora (di cui purtroppo si hanno pochi dati), che si è formato in seguito ad uno sprofondamen- to repentino del terreno in epoca borbonica non preci- sata; in parte interrito dagli apporti detritici del F. Rapido, è stato ricolmato artificialmente dopo il 1948. La presenza però al di sotto del lago di bancate di travertino e la segnalazione da parte dei sondatori di alcuni vuoti, riscontrati durante i lavori di escavazione, possono far ipotizzare per questo lago un meccanismo di tipo diverso, probabilmente assimilabile da un cover- collapse sinkhole. Nella stessa piana di Sora, tuttavia, le cronistorie del terremoto di Avezzano nel 1915 narrano dell’apertura di una cavità con connessi episodi di liquefazione e di fuoriuscita di acque mineralizzate. Più a Sud, nel Bacino Lirino, le ricerche storiche hanno portato all’individuazione di altri laghetti di forma sub-circolare: i laghi di S. Giorgio e Acquasanta non riconducibili a fenomeni carsici in quanto originati al di sopra di una copertura argillosa-limosa (con spessori maggiori di 135 m) in cui è presente una falda in pres- sione. La conferma dei fenomeni di sinkhole è stata però accertata con lo sprofondamento di Caira, noto in lette- ratura come Lago di Caira, formatosi nella notte fra il 18 ed il 19 febbraio del 1724. La raccolta di dati ha per- messo di avere un quadro chiaro ed esaustivo della situazione. Il Lago di Caira si è formato nella piana omonima, a poca distanza dall’abitato, su di una copertura costi- tuita da un’alternanza di argille, limi argillosi con ciottoli calcarei e ghiaie con spessore di cento metri, al di sotto della quale affiora il substrato carbonatico. La falda profonda è in pressione, mentre i depositi quaternari, al tetto, contengono piccole falde sovrappo- ste a profondità rispettivamente di 25 m e 40 m dal p.c., in corrispondenza di lenti od orizzonti più permeabili. La voragine si è aperta in corrispondenza di un elemento tettonico di importanza regionale individuato durante i rilievi di campagna, il cui piano è visibile pres- so S. Angelo in Theodice e che attraversa tutta la piana: la Faglia Teodicea (con andamento circa N5-10E). All’interno della cavità vi era risalita di gas (H2S ), testimoniata dalle fonti storiche, ed a poca distanza erano ubicate sorgenti sulfuree (oggi estinte) che ali- mentavano il corso del Fiume Rapido. La morfologia della cavità risulta essere cilindrica, con pareti verticali profonde 23,5 m; è presumibile pen- sare che l’alimentazione del lago (il cui livello non oscil- lava mai) fosse dovuta all’apporto della falda più super- ficiale (25 m di profondità), ma non si può comunque escludere la presenza di ulteriori piccole polle di risalita di acque sulfuree (infatti periodicamente si assisteva alla morte per asfissia della fauna acquatica). In quest’area nel 1723 sono registrate nel catalo- go dei terremoti molte scosse sismiche (di cui una molto intensa il 18 ottobre) ma non nella notte fra il 18 ed il 19 febbraio 1724 (anche se alcune fonti storiche narrano di un terremoto avvenuto proprio quella notte; due episodi sismici si verificarono nel settembre e nel- l’ottobre 1724, successivi però alla formazione del lago); pertanto non è possibile ricondurre il fattore inne- scante ad un evento sismico. Non è noto, inoltre, se ci sia stata una brusca variazione del livello di falda attribuibile ad un evento pluviometrico importante. Il processo genetico che ha originato il lago, data la profondità del substrato ed il notevole spessore dei sedimenti di copertura, nonché la loro composizione (prevalentemente limosa dotata di una certa consisten- za), non può essere imputabile al lento scorrimento di particelle verso il basso (raveling) in quanto gli orizzonti argillosi-limosi impermeabili renderebbero difficile l’infil- trazione d’acqua e l’asportazione di particelle in profon- dità. Inoltre la morfologia della cavità (così come viene descritta) cilindrica e non conica (caratteristica nei pro- cessi di raveling) fa piuttosto ipotizzare la presenza di un condotto. Si esclude poi la presenza di una cavità a profon- dità intermedia (di circa 25-30 m) imputabile per esem- pio alla presenza di placche di travertino o di brecce carsificabili, in quanto non rinvenute in sondaggio. Si propone pertanto un meccanismo erosivo che proceda dal basso verso l’alto collegato alla risalita di fluidi arricchiti nella componente gassosa (H2O + CO2 + H2S) che avrebbero potuto sfruttare proprio la linea di debolezza, costituita dalla Faglia Theodicea. Tale circo- lazione di fluidi accompagnata a processi di erosione, di sifonamento e di suffosione profonda (deep piping) dei materiali di copertura porterebbe, nel tempo, fino al collasso finale della copertura detritica. È quindi possibile che la cavità superficiale dipen- da da processi agenti nel bedrock posto a notevole profondità. Da quanto detto possiamo classificare lo sprofon- damento che ha dato origine al Lago di Caira come Sinkhole s.s ovvero un piping sinkhole. L’analisi fototointerpretativa su tutto il territorio ha permesso di individuare inoltre paleo-cavità e la verifica sul terreno ha confermato tali ipotesi: all’interno delle paleoforme si rinvengono laghetti in via di estinzione o piccole polle riconducibili a fenomeni del tutto simili a quello avvenuto a Caira che potrebbero essersi formati nell’arco degli ultimi secoli. Infatti nella piana di Cassino sono presenti la maggior parte delle forme relitte sub-circolari, ricono- sciute: nei pressi di S. Elia Fiumerapido sono presenti tre forme coincidenti con antichi laghetti, in cui oggi si individua una piccola polla con sorgente (sorgente 236 S. Nisio & F. Scapola Magnesiaca); a poca distanza da Cassino sono state individuate altre paleoforme e la verifica sul terreno ha portato alla conferma della presenza di un piccolo lago, la Pescarola, (presso masseria Chiusavecchio) ormai quasi in estinzione. Gli abitanti del luogo ricordano la presenza di un altro lago dove oggi sorge l’ospedale. A poca distanza dal lago di Caira è inoltre presente una ulteriore morfologia subcircolare, delimitata da piccole scarpate, nelle cui vicinanze sorgeva un antico mulino (anno 1200), gli abitanti ricordano che anticamente era presente una sorgente e polle d’acqua stagnante. Dai dati raccolti sull’intera area si può infine asse- rire che la piana di Cassino, quella di Sora e parte del territorio in pianura della provincia di Frosinone sono aree ad elevata pericolosità di sinkhole, inoltre la cre- scente urbanizzazione del territorio e gli aumentati emungimenti di acqua dal sottosuolo ne fanno incre- mentare il rischio. Infatti i lavori di costruzione di alcuni edifici (tra cui il nuovo ospedale) al di sopra di una paleo-forma di sprofondamento hanno subito già alcuni problemi durante l’esecuzione, ed altri ben più gravi potrebbero verificarsi in futuro soprattutto in seguito ad eventuali scosse sismiche, anche solo di tipo strumen- tale. Pertanto il verificarsi oggi di un evento calamitoso, come quello che ha portato alla formazione del lago di Caira, potrebbe certamente provocare oltre a danni gravi all’edilizia perdita di vite umane. RINGRAZIAMENTI Si desidera ringraziare i Dott. Giorgio Caramanna e Giancarlo Ciotoli per il supporto durante i rilevamenti idrogeologici. Il Dott. Angelo Leopardi e il Dott. Alberto Frepoli per la collaborazione alle ricerche, il Dott. Rossano Caramadre per aver fornito alcuni dati idro- geologici. Un particolare ringraziamento va a Don Gregorio dell’Abbazia di Cassino per la disponibilità durante le ricerche storiche e a Don Germano per il supporto durante le ricognizioni sul terreno. BIBLIOGRAFIA ACCODI B. (1964) - Lineamenti strutturali del Lazio e dell’Abruzzo meridionale. - Mem. Soc. Geol. It., IV, 595-633, Bologna. (1963). ACCORDI G., CARBONE F., CIVITELLI G., CORDA L., DE RITA D., ESU D., FUNICIELLO R., KOTSAKIS T., MARIOTTI G. & SPOSATO A.. (1988) - Note illustrative alla carta delle litofacies del Lazio-Abruzzo e delle aree limi- trofe. Quad. Ric. Scient., 144 (5), 93-168. AGRILLO E., BONO P., CASELLA L., D’ANDREA L., CARAMANNA G. (2004) - Cavita’ di collasso recenti e antiche nel bacino lacustre di Posta Fibreno (Frosinone). Atti Workshop “Stato dell’arte sullo studio dei feno- meni di sinkholes e ruolo delle amministrazioni statali e locali nel governo del territorio Roma 20- 21 maggio 2004”; 11-18. 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