Imp.Gordini& I DEPOSITI CEMENTATI DEL GOLFO DI TRIESTE (ADRIATICO SETTENTRIONALE): DISTRIBUZIONE AREALE, CARATTERI GEOMORFOLOGICI E INDAGINI ACUSTICHE AD ALTA RISOLUZIONE Emiliano Gordini1, Ruggero Marocco2, Giorgio Tunis2 & Riccardo Ramella1 1Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS, Trieste - egordini@ogs.trieste.it rramella@ogs.trieste.it 2Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine, Università degli Studi di Trieste -marocco@units.it - tunis@units.it RIASSUNTO: E. Gordini, R. Marocco, G. Tunis & R. Ramella, I depositi cementati del Golfo di Trieste (Adriatico settentrionale): distri- buzione areale, caratteri geomorfologici e indagini acustiche ad alta risoluzione. IT ISSN 0394-3356, 2004. L’elevato numero (ca. 250) d’affioramenti rocciosi individuati nei fondali poco profondi del Golfo di Trieste, la loro distribuzione areale e i loro caratteri morfologici essenziali hanno permesso di formulare alcune ipotesi sulla loro genesi e, più in generale, sulle vicende geologiche che hanno interessato questa parte più settentrionale dell’alto Adriatico. Questi veri e propri geositi che sotto vari punti di vista arricchiscono l’ambiente marino delimitato dalle acque slovene e croate, si distribuiscono essenzialmente nell’ampia fascia delle sabbie di piattaforma (d’orientazione NE-SW) e in quest’ambito maggiormente (85%) nel versante che degrada verso le profondità maggiori. Analoghe ricerche eseguite sul Golfo di Venezia e nel versante sloveno dell’alto Adriatico, fanno ritenere che queste rocce siano molto diffuse (sull’ordine delle migliaia) e che la loro presenza condizioni la morfologia e la vita acquatica di questo mare. Nell’area indagata la maggioranza degli affioramenti presenta una tipologia essenzialmente tabulare e subordinatamente a “panetto- ne” e pinnacoli; la loro concentrazione massima è di 3,2 affioramenti per km2. L’analisi statistica elementare effettuata su un numero rappresentativo di affioramenti ha evidenziato che essi si rinvengono a profondità mediamente pari a 17,1 m (min 8,3 e max 21,5 m), e presentano spessori compresi tra un massimo di 2,7 ad un minimo di 0,4 m (medio 1,0 m). La tipologia di affioramento è stata definita in otto classi che comprendono forme essenzialmente tabulari (con quattro sottoclassi; da A a D, complessivamente 89%), a panetto- ne (E, 1%) e pinnacolari (F, pari al 10%). La classe tabulare è stata suddivisa ulteriormente a seconda della disposizione rispetto al fondale (apicale su alti morfologici, intensamente fratturato con nucleo più esteso, compatto e tondeggiante, assetto inclinato) nelle forme B1 (27%), B2 (10%), B3 (36%) e C (6%) mentre a seconda dello spessore, forma ed associazione con altri affioramenti nella tipologia D (9%). Raramente questi fondi duri si rinvengono nelle aree di bassura sottomarina (6%) o alla sommità delle Trezze (sec- che, 9% circa), sempre però nell’immediato intorno delle sabbie di piattaforma (36 % sulle sabbie pelitiche e l’1% nelle peliti molto sabbiose). In questa fase della ricerca di particolare importanza si sono rivelate le osservazioni dirette in immersione che hanno pale- sato ammassi di concrezioni organogene poggianti su substrati costituiti da lastroni di sabbia cementata, adagiati o affioranti sul fon- dale sabbioso. Questi presentano solitamente fratture ortogonali alla stratificazione, altre ad andamento casuale e quasi sempre più o meno profonde nicchie d’erosione alla base che non fanno intravedere, però, una continuità con il substrato. Per far questo si è impie- gata la metodologia Sub-bottom profile Chirp che ha permesso di indagare con notevole dettaglio l’assetto sedimentario del sottofon- do marino (da 7 a 14 m ca.), con una risoluzione compresa tra 20 e 30 cm. Emerge che la maggioranza degli affioramenti tabulari pre- senta un limitato o talvolta quasi assente sviluppo radicale, che si esaurisce all’interno del materasso sabbioso riconducibile al tetto dei depositi continentali del sistema LST (30-40 cm dal fondo). Anche gli affioramenti a forma di “panettone”, che presentano radici più profonde, sono radicati ai depositi continentali del corpo sedimentario LST, costituito da facies acustiche prevalentemente piano parallele, variabili in ampiezza e frequenza, con orizzonti torbosi e una diffusa presenza di gas, manifestata da evidenti lacune acusti- che tipiche. Anche in superficie, sulla verticale degli affioramenti a volte si riscontrano emanazioni di gas e sul fondo si sono ricono- sciute macchie di solfo-batteri che porterebbero ad ipotizzare una genesi per ossidazione del metano. Ulteriori studi sono attualmente in corso al fine di verificare tali ipotesi. Sulla base dei dati raccolti e soprattutto dalle risultanze delle prime analisi dei campioni di roccia si è propensi a ritenere che gli affiora- menti rocciosi del Golfo di Trieste siano un insieme di forme poligeniche (costituite da depositi litorali e marini, ma anche alluvionali) messe a giorno dalla trasgressione Versiliana e poi rielaborate dai processi biologici e geomorfici attualmente in atto sui fondali adriatici. ABSTRACT: E. Gordini, R. Marocco, G. Tunis & R. Ramella, The cemented deposits of the Trieste Gulf (Northern Adriatic Sea): areal distribution, geomorphologic characteristics and heigh resolution seismic. IT ISSN 0394-3356, 2004. Echo-sounding profiles, lateral scanning echo-sounding surveys and scuba divings carried out in several years allowed the identifica- tion of at least 250 rocky outcrops in the Gulf of Trieste. The analysis of the areal distribution and of the main geomorphic characteri- stics (extension, shape, thickness, etc.) showed that these very peculiar rocks lie beyond the coastal sedimentary prism (13 to 21 m depth), in correspondence to the shelf sands, displaying a NE-SW direction, reaching the Gulf of Venice. The rocky outcrops are loca- ted, almost in continuum, along the southern sides of the banks (the morphological reliefs called “Trezze”), and on the small depres- sions among them, where they reach the maximum values of density of about three outcrops squared kilometres. The outcrops are made of sandstone and they emerge from shelf sands usually (73%) showing planar-tabular morphotypes (with clear stratification), sometimes massive or pinacular, always covered by cap reefs. Bubbling reefs, locally defined as “bromboli” are rarely present. Their mean thickness is one metre and they show a preferential elongation following the 13, 16 and 19 m bathymetric countours. The statistical analysis performed on morpho-sedimentological parameters characterising these subaqueous outcrops has shown that they are essentially strictly related to the morphology and the water depth such as sediment texture and outcropping type. On the basis of specific characteristics, the rocky outcrops can be divided, at least, into four main groups. Direct diving observations highlighted that sandstones are often fractured orthogonally to stratification and appear associated to more irregular trends and small caves or erosional niches at the base. These fractures do not reveal the presence of roots nor do they sugge- st a further extension under the sea-bed. The sub-bottom profile Chirp methodology appeared a good application in the definition of the buried geometric characteristics of these numerous rock outcrops present in the seafloor of the Trieste Gulf, but also allowed to define a good sedimentological characte- rization of the sub-surficial sediments. The acoustic penetration of the seismic signal is varying from 7 to 14 meters being notably influenced by the type of investigated sediment, while the resolution range is between 20 and 30 cm. From this study it has emerged that the investigated rock outcrops reveal a limited, or sometimes absent radical development within Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 17(2/2), 2004, 555-563 556 E. Gordini et al. 1. INTRODUZIONE Da tempo si sta indagando sugli affioramenti roc- ciosi del Golfo di Trieste. In lavori precedenti e attraver- so indagini essenzialmente dirette si è messo in eviden- za la distribuzione areale e i variegati aspetti morfologici di questi fondi duri che sono una ricchezza biologica per l’alto Adriatico (Caressa et al., 2001; Gordini et al., 2003), tanto da giustificare un inserimento di questi geotopi in aree marine vincolate (Fig. 2). La ricerca è proseguita poi, con diverse campagne marine incentra- te su indagini indirette (Side scan sonar, ecoscandaglio digitale, Sub-bottom profiler Chirp; Gordini et al., in stampa) e dirette (immersioni subacquee, campionature dei sedimenti e delle rocce) attualmente in fase di ela- borazione. I risultati fino ad ora raggiunti non permetto- no di definire con precisione la genesi di questi affiora- menti subacquei che secondo altri autori (Colantoni et al., 1998; Stefanon & Zuppi, 2000; Conti et al., 2002) sono il prodotto dell’ossidazione del metano fuoriuscito dal sottofondo marino, tramite un meccanismo diage- netico analogo a quello individuato nei Mari del Nord da Jensen et al., 1992 (bubbling reef). L’elevato numero d’affioramenti individuati in una relativamente ristretta area del Golfo di Trieste, delimitato dai confini con la Slovenia e Croazia, e i caratteri d’insieme degli affiora- menti (estensione, forma, potenza, fatturazione, ecc), inducono ad ipotizzare un insieme di forme poligeniche (costituite da depositi litorali e marini, ma anche alluvio- nali, “messi a giorno” dalla trasgressione Versiliana), rielaborate dai processi biologici e geomorfici attual- mente in atto sui fondali adriatici. L’analisi del cemento delle rocce e del gas che gorgoglia dal fondo del mare, oggetto di una prossima ricerca, dovrebbe dar risposta a questi quesiti. 2. GENERALITÀ ED ACQUISIZIONE DEI DATI Per l’individuazione degli affioramenti rocciosi si sono utilizzate le numerose segnalazioni dei pescatori e dei subacquei che sono state in parte verificate, poi, con una serie di strisciate batimetriche e Side scan sonar. Preziosa sotto questo punto di vista è stata la col- laborazione con il sub Nino Caressa di Grado che ha fornito circa 250 segnalazioni di affioramenti rocciosi, determinate con traguardi a terra, coordinate Loran, e ultimamente, rilevamenti GPS (Caressa et al., 2001). Tutti questi siti sono stati schedati secondo coordinate geografiche, profondità del fondale e spessore (poten- za) dell’affioramento; sono state calcolate inoltre la distanza dalla costa e la tipologia morfologica e sedi- mentologica del fondale circostante. Caressa ha fornito anche una succinta descrizione degli affioramenti che ha permesso una prima classificazione della loro forma (Caressa et al., 2001). Tutti questi dati sono stati, in seguito, verificati in immersione. Il rilievo batimetrico è stato eseguito con la M/n “Castorino 2” (Fig. 1), utilizzando un ecografo X – 16 COMPUTER SONAR LOWRENCE e un ecoscandaglio digitale LOWRENCE X16c Digital computer sonar. La posizione è stata definita in tempo reale con strumenta- zione GPS e DGPS. Il posizionamento è stato quindi elaborato con un software di navigazione: l’errore plani- metrico medio è stato stimato essere inferiore a 5 m. La registrazione del fondo marino è stata corretta conside- rando la profondità del sensore dell’ecoscandaglio, l’e- scursione della marea, riportando il valore così ottenuto al livello medio mare locale (Trieste). L’errore di profon- dità stimato è di 10 +/- 5 cm. In seguito all’individuazione delle aree d’affiora- mento, su alcuni siti, ritenuti più interessanti, sono stati eseguiti rilievi Side scan sonar ed immersioni subacquee. Il sistema Side scan sonar utilizzato è quello della Transceiver Unit della Edgetech DF-1000 DCI Kit inter- facciato con workstation Coda Octopus; il Digital Tow Fish è della Edgetech DF-1000 SAF-T-LINK™ Digital Towfish, con doppia frequenza simultanea di acquisi- zione 100/500Khz. Il software utilizzato per l’elaborazio- ne dei dati è il CODA Geosurvey Mosaic. Il Tow Fish è stato trainato a poppa dell’imbarcazione a circa 6 m di profondità e ad una distanza di 15 m. La differenza di posizione tra il “pesce” e l’antenna GPS è stata calcola- ta e inserita nel programma attraverso il software d’ac- quisizione dati. Per il rilievo subacqueo degli affioramenti sono state adottate le normali tecniche Scuba. Durante le operazioni in immersione, particolare attenzione è stata rivolta alla descrizione della forma dell’affioramento, alla presenza di stratificazioni al letto della roccia, alla disposizione delle fratture e alla presenza, o meno, di fenomeni di gorgogliamento di gas dal substrato. Si è passato quindi alla campionatura della roccia e dei sedimenti nell’intorno. the sandy mattress, of the system TST (Transgressive Sistem Tract). The thickness of the rocky outcrops (about 1 m) puts them of to the top of the continental deposits of the LST. In this situation the most reasonable hypothesis about their genesis is referable to lithifi- cation processes in the ancient lowland before the sea transgression or to recent cementation processes of the sea foundation. Then, they outcropped and underwent the colonization of calcareous algas, Briozoas and Serpulidi, which provideld actual configuration. The sedimentary body LST is constituted by acoustic facies marked by parallel reflections. They appear predominantly plain, of varying amplitude and frequency, with the main reflectors few meters spaced and thin packages, characterized by less reflectivity. In this alluvial sedimentary blanket, peat horizons and a diffused presence of gas have been recognized, as revealed by transparent facies in the seismic profiles. On the basis of the above data, as preliminary results, due to the high number of surveyed and hypothesised rocky outcrops along with their shape and areal distributions, it is presumed that they were not produced by a single process, but that several different pro- cesses interacted on the littoral and marine environment, as well as on alluvial deposits of the paleo-plain, which outcropped as the consequence of the Versilian transgression. Parole chiave: Affioramenti rocciosi, Geomorfologia subacquea, Facies acustiche, Golfo di Trieste, Italia. Keywords: Rock outcrops, Subacqueous geomorphology, Acoustic facies, Trieste Gulf, Italy. Grazie a questi rilievi il quadro delle conoscenze sui geotopi ha raggiunto un buon livello e in particolare ha permesso di elaborare statisticamente le informazio- ni ottenute (elaborazione eseguita su 104 affioramenti dei 250 segnalati inizialmente) e di raggruppare gli affio- ramenti in otto tipologie morfologiche (Caressa et al., 2001). A completamento della ricerca è stata promossa una campagna di indagine acustica ad alta risoluzione nel sottofondo marino utilizzando il Sub-bottom profiler Chirp (CAP-6600 della Datasonics con tow vehicle TTV- 190). La configurazione adottata ha permesso di acqui- sire contemporaneamente il segnale acustico su due bande di frequenza differenti, rispettivamente con sweeps da 2 a 7 kHz e pattern radiativo conico di 45° e simultaneamente anche con sweeps da 8 a 23 kHz con cono da 30°. Il tow vehicle è stato trainato a poppavia dell’imbarcazione, ad una profondità di 3 m dalla super- ficie ed ad una distanza di 12 m. La penetrazione otte- nuta varia da 7 a 14 m essendo notevolmente influen- zata dai diversi tipi di sedimento indagato; la risoluzione è stata mediamente compresa tra 20 e 30 cm. 3. BREVE INQUADRAMENTO GEOLOGICO Le caratteristiche del fondo e del sottofondo del Golfo di Trieste sono il risultato di processi evolutivi tardo-pleistocenici ed olocenici che hanno visto da un lato la progressiva ingressione marina postglaciale e 557I depositi cementati del ... dall’altro l’aggradazione della costa alluvionale, alimen- tata dai paleofiumi Tagliamento ed Isonzo, due dei più importanti fiumi dell’Italia settentrionale (Colantoni et al., 1985; Marocco, 1991). La situazione attuale del golfo palesa la presenza lungo costa di un primo esteso prisma sedimentario che copre una fascia continua che va dall’apparato del- tizio isontino (ad Est) al delta del fiume Tagliamento ed oltre (ad Ovest), fino alla profondità di ca. 12-13 m (Gordini et al., 2003). Questo corpo sedimentario pre- senta la classica stratigrafia di conoide progradazionale ed è costituito da sedimenti fluviali attuali/recenti, riela- borati continuamente dal moto ondoso e dalle correnti litoranee. Il prisma sedimentario costiero rappresenta il tratto finale del sistema HST (Highstend System Tract) che termina in una zona sub-pianeggiante e mossa per la presenza di rilievi sabbiosi e affioramenti rocciosi che si inseriscono nell’ambito dei depositi trasgressivi del TST (Trasgressive System Tract). La sottile coltre dei depositi trasgressivi (variabile da 30 a 40 cm, salvo valori particolari di 1,5 m in corrispondenza di dune sommerse) assume, in corrispondenza dell’alto morfo- logico della Trezza Grande, massima potenza (6 m) e definisce un cono deltizio annegato in seguito all’innal- zamento del livello marino nel Tardiglaciale (Gordini et al., 2002). Questi depositi sono sabbie medie e medio- fini, carbonatiche derivate da sedimenti rielaborati dalla trasgressione marina (Colantoni et al., 1985; Marocco, 1991). Sono ricchi di frammenti organogeni, alghe cal- caree, spugne, molluschi, echinodermi, briozoi, ecc. Fig. 1 - Schema del sistema d’acquisizione dei rilievi acustici (batimetrici, Side scan sonar, Chirp). Sketch of the acoustic profiles acquisition system (echo-sounding, Side scan sonar, Chirp). 558 Essi presentano, nel loro limitato spessore, una grada- zione normale con all’interno livelli di tritume conchiglia- re ad indicare una trazione da parte di correnti di fondo e, in altri casi, contatti erosivi tra sedimenti grossolani e sedimenti pelitico-torbosi continentali. L’età dei deposi- ti trasgressivi non è stata determinata analiticamente; sulla base di considerazioni climatiche ed eustatiche generali e in relazione alla età di formazione del delta tilaventino (Marocco,1991) e della laguna di Caorle, nel retroterra (ca. 9.000 anni; Marocco et al., 1996; Galassi & Marocco, 1999), si può ritenere che almeno l’annega- mento del corpo sedimentario della Trezza sia avvenuto tra i 16.000 e 11.300 anni fa (Gordini et al., 2002). I depositi sabbiosi sormontano con contatti netti il corpo dei sedimenti pelitico -torbosi continentali del sottofon- do, ascrivibili al sistema LST (Lowstand System Tract) e con età Pleniglaciale (da 19.945 a 22.120 anni BP; sem- pre Gordini et al., 2002). Per la descrizione morfo-sedimentologica dei fon- dali del golfo di Trieste si rimanda a Gordini et al. (2003) e Caressa et al. (2001). Per quanto riguarda gli studi eseguiti sugli affioramenti rocciosi dell’Alto Adriatico si rimanda a Stefanon (1967); Stefanon (1979); Braga & Stefanon (1969); Stefanon & Mozzi (1972; 1973) Newton & Stefanon (1975;1976); Boldrin (1979) e recentemente da Colantoni et al. (1998); Mizzan (1999) oltre a Caressa et al. (2001) e Gordini et al., in stampa. 4. SINTESI DEI RISULTATI Un primo risultato conseguito da questa ricerca (ancora in corso) è stato l’identificazione di un cospicuo numero di campi d’affioramenti rocciosi, ognuno costi- tuito da più rocce singole, molto ravvicinate e solo in parte conosciute dagli autori precedenti. Pertanto que- sti affioramenti non sono singoli ammassi rocciosi che spuntano dal fondale, ma gruppi di rocce, tutte con caratteristiche abbastanza simili che si estendono su vasti areali marini (Fig. 2). Solamente le formazioni a “panettone” che sono molto estese (50-80 m), si pre- sentano singolarmente o al massimo in coppia. Su un centinaio di campi di rocce sottomarine e sui panettoni è stata condotta un’analisi morfologica quantitativa degli elementi più rappresentativi (forma, estensione, profondità, distanza dalla costa, tessitura e morfologia del fondale circostante, ecc). Dalla distribuzione areale dei campi di rocce emer- ge un andamento abbastanza disperso nell’ambito del golfo, con punti o allineamenti di concentrazione nella direzione NE-SW, che coincide con l’area di distribuzio- ne delle sabbie di piattaforma. Quest’area è stata con- traddistinta da generali fenomeni d’erosione dei sedi- menti superficiali, avvenuta con forte intensità durante la fase trasgressiva postglaciale e ancora presente in forma più lieve in concomitanza con le mareggiate più E. Gordini et al. Fig. 2 – Distribuzione e tipologia degli affioramenti rocciosi nel Golfo di Trieste. Distribution and types of the rocky outcrops in the Gulf of Trieste. 559 violente. Nell’ambito di questo trend distributivo, sem- brano assumere particolare valenza i locali allineamenti fra affioramenti morfologicamente simili, distribuiti secondo l’andamento delle batimetriche 13, 16 e 19 m. La concentrazione massima di queste rocce è di 3,2 affioramenti per km2. Statisticamente (Fig. 3) si rin- vengono mediamente a 17,1 m (min 8,3 e max 21,5 m), con spessori compresi tra un massimo di 2,7 ad un minimo di 0,4 m (medio 1,0 m). Raramente questi fondi duri si rinvengono nelle aree di basso morfologico o avvallamenti sottomarini (6%) o alla sommità delle Trezze (secche, 9% circa), sempre però nell’immediato intorno alle sabbie di piattaforma (36 % sulle sabbie pelitiche e l’1% nelle peliti molto sabbiose). La distanza massima dalla costa è risultata di ca. 17 km, quella minima di 2 e quella media di 10 km. La tipologia d’affioramento è stata definita in otto classi (Fig 3 e 4) che comprendono forme essenzial- I depositi cementati del ... Fig. 3 – Distribuzione di frequenza dei principali parametri che caratterizzano gli affioramenti rocciosi del Golfo di Trieste. Frequency distribution of the main parameters characterising the rocky outcrops in the Gulf of Trieste. Fig. 4 - (A sinistra, 4a) Tabella riassuntiva dei principali caratteri morfologici e geometrici degli affioramenti rocciosi del Golfo di Trieste (da Caressa et al., 2001 modificato). (A destra, 4b) Fotografie delle varie tipologie morfologiche. (Left, 4a) The main morphological features of the rock outcrops in the Trieste Gulf (from Caressa et al., 2001 modified). (Right, 4b) Photographs of the different morphological typologies. a) b) 560 mente tabulari (con quattro sottoclassi; da A a D, com- plessivamente 89%), a panettone (E, 1%) e pinnacolari (F, pari al 10%). La classe tabulare è stata suddivisa ulteriormente a seconda della disposizione rispetto al fondale e alle fatturazioni presenti (apicale su alti morfo- logici, intensamente fratturato con nucleo più esteso, compatto e tondeggiante) nelle tre forme B1 (27%), B2 (10%) e B3 (36%; Fig. 5); mentre le tipologie C (6%; affioramenti inclinati), D ( circolari , abbinati a pinnacoli; 9%); ed E (1 %; panettoni) e, infine F (10 %; pinnacoli). L’indagine in immersione ha confermato quanto riportato da studi precedenti (Stefanon, 1967; Braga & Stefanon, 1969; Stefanon & Mozzi, 1972; Stefanon & Mozzi, 1973; Newton & Stefanon, 1975; Newton & Stefanon, 1976; Boldrin, 1979), ovvero il ricoprimento organogeno da parte d’individui costruttori (Litho- phillum, Peyssonelia e Lithothamnium) di un substrato solido sabbioso, non sempre ben visibile, ma quando rilevabile caratterizzato da una marcata stratificazione piano parallela, resa più evidente da fenomeni d’erosio- ne selettiva. Si è constatato, inoltre, che i litosomi sono incisi da profonde fenditure per l’intero spessore e che assumono andamenti quasi sempre ortogonali alla stra- tificazione. L’origine di tali fenditure sembra essere recente e da ricercarsi nell’azione erosiva delle correnti di fondo che scalzano alla base la roccia cementata, determinando una prima fenditura e poi il crollo delle parti sospese. Da queste indagini non è stato possibile E. Gordini et al. Fig. 5 – Mosaico di sonogrammi a scansione laterale di un gruppo d’affioramenti di tipo “B3 Tabulare”. Mosaic lateral scanning echosouding diagram showing an outcrop group “ Tabular B3” type. Fig. 6 – Operazioni di campionatura delle rocce (destra) e sezione di un campione (sinistra). Rocks sampling (right) and sample section (left). definire la profondità del letto dell’affioramento che risulta annegato sui sedimenti del fondo. Analisi eseguite sui campioni di roccia (in fase di perfezionamento) e sui sedimenti evidenziano una ana- logia mineralogica e granulometrica dei depositi cementati con le sabbie di piattaforma adiacenti. Le rocce sono arenarie fini, grano o fango sostenute, con minimo cemento carbonatico, ricristallizzato (Fig. 6). Da un punto di vista paleontologico le rocce sono prive di macro e microfaune ad eccezione di pochi casi. Al fine di verificare il radicamento di questi affiora- menti rocciosi nel sottofondo e per indagare sulla loro possibile continuità con i depositi trasgressivi superfi- ciali (del sistema TST) o con quelli più profondi (del sistema LST) è stata utilizzata la metodologia Sub-bot- tom profile Chirp (Fig. 7). E’ emerso che la maggioranza 561I depositi cementati del ... Fig. 7 - Indagine acustica Sub-bottom profiler Chirp (2-7 kHz). (a) Rappresentazione 3d; (b) Mappa del fondale marino (prospezione con ecoscandaglio digitale); (c) Profilo acustico (e interpretazione) eseguito in corrispondenza di due affioramenti rocciosi (A-B). Il profilo evidenzia la tipica forma a panettone di questa tipologia morfologica d’affioramento. In particolare mostra una soluzione di continuità tra i due affioramenti rocciosi presenti, sottolineata dall’ottima penetrazione del segnale nella successione sedimentaria intermedia. I corpi rocciosi presentano radici estese all’interno della coltre sedimentaria superficiale; (d, e) Profili acustici (e interpreta- zioni) eseguiti perpendicolarmente alla direzione di massimo sviluppo degli affioramenti rocciosi (C-D ed E-F ). I due transetti eviden- ziano molto bene la geometria tabulare degli orizzonti sedimentari presenti nell’area di indagine, interrotti solamente dalle tipiche lacu- ne acustiche in presenza di corpi rocciosi superficiali (C-D). La presenza di riflettori acustici irregolari è determinata essenzialmente da accumuli di gas intrappolato all’interno dei sedimenti. Sub-bottom profiler Chirp (2-7 kHz) survey. (a) 3d sketch; (b) Seafloor map (digital echosounder survey); (c) Sonar profile (and the inter- pretation) performed across two rock outcrops (A-B). The profile shows the typical “panettone – Christmas sweet bread” shape of these rock outcrops. In particular a good continuity between the rock outcrops is shown. It is underlined by the good penetration of the signal within the stratigraphic sequence. The rocky bodies introduce wider roots inside the superficial sedimentary blanket; (d, e) Sonar profile (and the interpretations) performed perpendicular to the direction of the rocky outcrops maximum development (C-D and E-F). The two profiles underline well the tabular geometry of the sedimentary section, locally interrupted by acoustic gaps due to surficial rocky bodies (C-D). The presence of irregular acoustic reflectors is determined by accumulations of gas within the sediments. degli rock outcrops a forma tabulare presentano una limitata potenza (ca. 1 m) e un ridotto o talvolta assente sviluppo radicale, ben visibile all’interno del materasso sabbioso riconducibile al sistema TST. Le radici degli affioramenti quasi sempre si esauriscono al tetto dei depositi continentali del LST che si trovano a 30-40 cm dal fondo. Anche gli affioramenti a forma di “panetto- ne”, più radicati, sembrano prendere origine da questi depositi continentali con processi analoghi a quelli visti per gli affioramenti tabulari. Il corpo sedimentario LST viene contraddistinto da facies acustiche contrasse- gnate da riflessioni prevalentemente piano parallele, variabili in ampiezza e frequenza, in cui i riflettori princi- pali appaiono spaziati di alcuni metri e livelli decimetrici, indicanti superfici meno riflettenti. In questa coltre sedi- mentaria alluvionale si riconoscono orizzonti torbosi e una diffusa presenza di gas manifestata da evidenti lacune acustiche tipiche. In estrema sintesi, i dati fino ad ora raccolti porta- no a ritenere che almeno per alcuni di questi litosomi sembra accertata un’origine per cementazione dei cla- sti per ossidazione del metano contenuto nel sottosuo- lo. Lo stanno a dimostrare le manifestazioni gassose che si rinvengono sulla loro verticale (bromboli), le sac- che di gas individuate nel sottosuolo e la presenza di solfo batteri che si rinvengono al loro intorno (Fig. 8). Anche altri studi eseguiti nell’area (e anche in aree finiti- me, come il Golfo di Venezia e l’Adriatico in generale) da autori precedenti hanno evidenziato la stessa genesi per alcuni affioramenti indagati. Al momento però dal- l’analisi degli affioramenti del Golfo di Trieste non si arriva ad una certificazione analitica di questa genesi, in quanto le indagini sul cemento sono estremamente problematiche a causa della scarsità di materiale repe- ribile e da processare con i normali metodi della geo- chimica isotopica. Rimane, comunque, la constatazione che non tutti gli affioramenti individuati sono connessi a sacche di gas riconosciute nel sottosuolo. A ciò si aggiunga che il gran numero di campi d’affioramenti sottomarini individuati, ognuno con diverse rocce sin- gole, la loro diversità di forma, il loro scarso radicamen- to sul sottofondo marino, la coincidenza a volte con la presenza di mattes di Posidonia oceanica morta e, a complicare ancora di più la situazione, l’analogia di alcune rocce con i livelli cementati dei suoli (Pan), men- tre per altre con componenti organogene, la similitudine con le attuali sabbie di piattaforma inducono a suppor- re una diversità di genesi di questi litosomi nell’ambito dello stesso ambiente marino e in quello continentale sottostante. Non si esclude, pertanto, che oltre alla cementazione in loco di depositi continentali legati alla fuoriuscita di gas metano, originato probabilmente da processi di decomposizione delle torbe depostesi durante l’ultima glaciazione würmiana, altri possibili processi di cementazione precoce siano intervenuti nei depositi del sottofondo e fondo marino del Golfo di Trieste. In via del tutto preliminare si ritiene che questi processi possono essere ricercati in: • una cementazione di depositi sabbiosi marino-litorali, avvenuta all’interno dell’antico prisma sedimentario costiero e sulle antiche linee di riva; • una venuta a giorno, per erosione della coltre sedi- mentaria soprastante, di depositi alluvionali cementati inclusi nel materasso sabbioso della paleopianura tar- diglaciale; • una cementazione dei depositi sottostanti le praterie di Posidonia oceanica una volta abbondanti in questi mari e attualmente scomparse per cause ancora dibattute. Le indagini programmate per il prossimo futuro dovranno dare risposta a queste ipotesi. 562 E. Gordini et al. Fig. 8 - Presenza di chiazze bian- castre batteriche sul fondo marino in corrisponden- za delle emana- zioni gassose. Photograph sho- wing the presen- ce of white bac- terial mats on the seabed in an a- rea of active gas seepage. BIBLIOGRAFIA Boldrin A. (1979) - Aspetti ecologici delle formazioni rocciose dell’Alto Adriatico. Atti del Conv. Sc. Naz. P.F. Ocean. e Fondi Mar., 3, 1197-1207. Braga G. & Stefanon A. (1969) - Beachrock ed alto Adriatico: Aspetti paleogeografici, climatici, morfologici ed ecologici del problema. Atti Ist. Ven. Sc. Lett. Art. CXXVII, 351-359. Caressa S., Gordini E., Marocco R.& Tunis G. (2001) - Caratteri geomorfologici degli affioramenti roccio- si del Golfo di Trieste (Adriatico Settentrionale). Gortania, 23, 5-29. Colantoni P., Fanzutti G.P. & Marocco R. (1985) - Geologia della piattaforma adriatica . P.F. Oceanografia e Fondi Marini, 49-85. 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