Imp.Savelli& LA CITTÀ DI FORUM SEMPRONII E I SUOI RAPPORTI CON IL PAESAGGIO ATTUALE: UNA DISCUSSIONE BASATA SU EVIDENZE GEOLOGICO-GEOMORFOLOGICHE E ARCHEOLOGICHE Daniele Savelli1, Mario Luni2 & Oscar Mei2 1Istituto di Geologia, Università degli Studi “Carlo Bo”, Campus Scientifico, Loc. Crocicchia, 61029 Urbino d.savelli@uniurb.it 2Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte Antica “Sandro Stucchi”, Università degli Studi “Carlo Bo”, Via del Balestriere, n. 2, 61029 Urbino – m.luni@uniurb.it RIASSUNTO: Savelli D., Luni M. & Mei O., La città di Forum Sempronii e i suoi rapporti con il paesaggio attuale: una discussione basa- ta su evidenze geologico-geomorfologiche e archeologiche. (IT ISSN 0394-3356, 2004). Forum Sempronii sorgeva su un vasto terrazzo del Metauro a una distanza variabile da 200 a 700 m ca. dall’attuale alveo. Sui lati meridionale e occidentale le mura correvano sul ciglio delle scarpate del terrazzo stesso, mentre sul lato settentrionale correvano alla base del versante collinare; più problematica la posizione sul lato orientale, non corrispondente ad alcun elemento dell’attuale fisiogra- fia. Alcuni caratteri geomorfologici e depositi recenti mettono in evidenza modificazioni minori, ma importanti, e permettono un tentati- vo di ricostruzione dell’assetto fisiografico del locale paesaggio in epoca romana. In particolare, due erano gli elementi principali che caratterizzavano il paesaggio in questo periodo: 1. Il fiume verosimilmente scorreva sul lato sud a ridosso della cinta muraria, come è testimoniato da un vasto meandro abbandonato, con forme freschissime e depositi contenenti frammenti di terrecotte elaborati dall’a- zione fluviale all’ingresso del meandro. 2. il lato orientale era con tutta probabilità bordato da un fosso oggi quasi interamente colmato e del quale restano tuttora la sola porzione iniziale, sul versante, e terminale, sulla scarpata del paleomeandro. Tale configurazione permetterebbe di superare alcune apparenti incongruenze fra l’attuale paesaggio e le primarie necessità sia difensive che di approvvi- gionamento idrico e di viabilità dell’insediamento romano. ABSTRACT: Savelli D., Luni M. & Mei O., The town of Forum Sempronii and its relations with the contemporary landscape: a discus- sion based on geologic, geomorphologic and archaeological evidence. (IT ISSN 0394-3356, 2004). The Roman town of Forum Sempronii, founded between 132 and 126 b.C., is set near the modern village of San Martino del Piano, ca. 2 km to the east of Fossombrone. The ancient settlement rests on the flat surface of a wide upper-Pleistocene terrace of the Metauro River, ca. 20 m above the modern stream. At least three sides of the Roman town walls took advantage of geomorphologic elements. Indeed, they were against the foothill to the north; to the west they ran along the edge of a steep scarp on the left of Fosso della Conserva (a small left-tributary stream of the Metauro River), and they rose southwards on the edge of the Pleistocene terrace. The eastern side is more problematic as regards both its true position and its relation to some specific landform: in all probability it develo- ped along the bank of a no longer recognisable gully. One of the most important features of the modern landscape in the vicinity of the archaeologic site is a roughly flat-bottomed, broad semicircular depression representing a pronounced relict meander of the Metauro River. It is entrenched into the upper Pleistocene terrace unit and bounded to the north by the terrace scarp on which the southern wall of the Roman town was built. Hence, the scarp enclosing the abandoned meander separates the upper-Pleistocene terrace allu- vium from the Holocene one: it is well-preserved, with a sharp upper edge and scarce colluvium/debris accumulation at the toe. Furthermore, the abandoned Metauro River channel is still well recognisable along almost all the scarp toe. The excellent preservation of such landforms hints at quite a recent cut-off of the meander neck and abandonment of the previous course. Moreover, the very occurrence of rounded Roman bricks and tiles in alluvial deposits at the mouth of the abandoned meander hints at a recent fluvial acti- vity on at least a sector of the relict fluvial bend. Finally, maps dating back to 16th –18th century show that the meander at issue was already inactive and only minor adjustments of the fluvial course did occur at its mouth. On the basis of these considerations, and since important modifications of fluvial-channel patterns in nearby areas can be ascribed to late Roman-early Medieval times, we can speculate that the “roman” Metauro River flowed through the abandoned meander of today, close to the southern walls of the town. The presence of a large fluvial channel just close to the town walls would have enhanced their defensive effectiveness. Indeed, its vici- nity to the river would have made the southern side of the town the more defensible one as well as a preferential way for watering. Moreover, the presence of an active channel at the foot of the scarp would have been able both to improve gully development and to sustain existing gullies free from debris-filling, thus allowing ditches similar to the one which has been hypothesized to border the eastern wall of the town to be sustained. On the contrary, the meander cut-off and the abandonment of the previous river course would have been able both to enhance the filling-up of such gullies and to accelerate their extinction. Parole chiave: : Modificazioni fluviali, Geo-archeologia, Forum Sempronii, Fiume Metauro. Keywords: Fluvial modifications, Geo-archaelogy, Forum Sempronii, Metauro River. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 17(2/1), 2004, 185-193 1. PREMESSA Le relazioni dell’uomo con l’ambiente nei suoi vari aspetti e con l’ambiente "geomorfologico" (sensu Panizza, 1992, pag. 344) in particolare, sono sempre legate da stretti vincoli di reciprocità e interdipendenza. Infatti, in accordo con Mansuelli et al. (1957, p. 200) “la capacità selettiva dell’uomo riconosce nell’ambiente in cui si svolge la vita i fattori preferenziali per stabilire la propria sede: clima, possibilità di rifornimenti, sicurez- za”. Proprio il concorrere di tutti questi fattori va a costituire il cosiddetto optimum ecologico. In tale con- testo i fiumi, in quanto vie naturali, oltre che luoghi ric- chi d’acqua, hanno costituito i primi assi di sviluppo del 186 D. Savelli, M. Luni & O. Mei popolamento umano. Pertanto, la presenza di fiumi, insieme a quella di sorgenti, è sempre stato un elemento determinante per la scelta della località destinata a essere sede di un abitato, sicché è rarissimo il caso di abitati che ne siano lontani. Inoltre, l’intrecciarsi di canali naturali spesso incassati fra aspre ripe d’erosione, isola settori di territorio che, oltre a mantenere i vantaggi della vicinanza al corso d’acqua, risultano difesi sia dall’ir- ruenza distruttiva delle piene che da eventuali nemici. Le trasformazioni del paesaggio, specie quello fluviale, avendo tempi e ritmi paragonabili con quelli dei cambiamenti storici e culturali (cfr. Panizza & Piacente, 2003, p.216), possono produrre interazioni e legami talora complessi che rendono necessario un approccio integrato sia per la comprensione degli eventi che per poter delineare i tratti evolutivi di un territorio. In parti- colare, le trasformazioni recenti e talora intense del ter- ritorio obliterano spesso i caratteri fisiografici originari, collocando apparentemente gli insediamenti al di fuori del loro contesto “naturale” e ponendo questioni sul perchè della scelta di ubicazioni apparentemente illogi- che. Nell’area nord-marchigiana, ne sono un esempio lo spostamento del Foglia a Pesaro (Luni, 1995) e il forte avanzamento della linea di riva a Fano (Elmi et al., 1994; Luni, 2000, pp. 75-77). Altrettanto importante è la ricostruzione degli antichi paesaggi e della loro evolu- zione al fine di dirimere questioni storiche particolari come ad esempio, nell’area considerata (Savelli & Nesci, 1994; Nesci & Savelli, 2002), la controversa que- stione dell’ubicazione della famosa battaglia del Metauro (cfr. Luni 2002 cum bibl.). Anche Forum Sempronii mostra apparenti incon- gruenze fra paesaggio attuale e collocazione del nucleo insediativo o di parti di esso, ponendo l’accento su pos- sibili modificazioni ambientali successive all’abbandono della città. In tale ambito, lo scopo della presente nota è quello di affrontare una discussione integrata di elemen- ti geologico-geomorfologici e archeologici. L’obiettivo è infatti quello di fornire un contributo alla soluzione del problema della evoluzione recente del tratto della Val Metauro sul quale tale città sorgeva (Fig. 1) e mettere in evidenza, in particolare, eventuali migrazioni fluviali o scomparsa di linee di drenaggi preesistenti. 2. ELEMENTI ARCHEOLOGICI Forum Sempronii fu fondata, in un’area già fre- quentata in età preromana, tra 133 e 126 a.C., probabil- mente in seguito all’intervento di Caio Sempronio Gracco, la cui presenza nel territorio è documentata da un’iscrizione (CIL, I2, 719) rinvenuta nel ‘700 a San Cesareo, nella collina di Monte Giove, presso Fano. Il cosiddetto “cippo graccano” ricorda l’attività della commissione triumvirale nominata per l’applicazione della lex Sempronia del 133 a.C., che portò a una rior- ganizzazione dell’ager publicus attraverso la divisione e la distribuzione del terreno in lotti (centuriazione). Forum Sempronii divenne municipium nel corso del I secolo a.C., fu ascritto alla tribù Pollia ed è menzionato da Strabone (V, 2, 10), Plinio (Naturalis Historia, III, 113) e Tolomeo (III, 1, 46), oltre che dagli Itineraria . Contraddistinta da una fiorente comunità cristiana già dalla fine del IV o agli inizi del V secolo d.C. e sede vescovile (Vernarecci, 1903, pp. 97-116) la città subì gravi danni durante la guerra greco-gotica del 535-553 d.C. Successivamente, la maggior parte degli abitanti si spostò su un vicino colle, più facilmente difendibile, ori- ginando così il centro di altura che si sviluppò in età medievale e rinascimentale col nome di Fossombrone (v. Fig. 1). La città originaria venne così quasi completa- mente abbandonata, ma il nuovo insediamento, pur con alcune modificazioni dovute al trascorrere dei secoli e al mutare della lingua, ne ereditò il nome (Luni, 2001, p. 16). Il sito dell’antico municipium fu localizzato fin dal XV secolo sulla vasta piana sulla quale sorge l’attuale frazione di San Martino del Piano, circa 2 km a est di Fossombrone (Fig. 1), in seguito ai rinvenimenti di manufatti che ripetutamente si verificavano nel corso dei lavori agricoli (Vernarecci, 1903, pp. 30-34; Mercando, 1983, pp. 83-84; Gori & Luni, 1983, pp. 91- 96). La presenza della via Flaminia, aperta intorno al 220 a.C., oltre ad aver condizionato l’assetto viario della città, di cui andò a costituire il decumanus maximus, ha rappresentato anche la principale causa di sviluppo economico, almeno per i primi due secoli dell’impero. I limiti dell’area urbana, riconosciuti con sicurezza Fig. 1 - Il tratto inferiore della valle del Fiume Metauro con l’ubicazione dell’area in studio. The lower Metauro River valley and location of the study area. su tre lati, presentavano mura che sfruttavano elementi geomorfologici di notevole rilevanza (Figg. 2, 3, 4): a nord si appoggiavano al piede del versante collinare, a ovest correvano lungo il ciglio della ripida scarpata inci- sa in sinistra idrografica dal Fosso della Conserva (modesto affluente di sinistra del Metauro), a sud si ergevano sul ciglio della scarpata di un vasto terrazzo pleistocenico del Metauro stesso. In particolare, in cor- rispondenza del Fosso della Conserva il Montecchini (1879, p. 94) vide “dalle alte sponde, sporgere dal terre- no le fondamenta squarciate di molti fabbricati, e la sezione di pavimenti delle stanze e del selciato delle strade..”, testimoniando così l’erosione delle sponde dovuta al regime torrentizio del corso d’acqua (Gori & Luni 1983, p. 93). Il confine orientale, più problematico sia come ubicazione che come corrispondenza con par- ticolari elementi morfologici, correva verosimilmente sul margine di un fosso attualmente non più riconoscibile. 187La città di Forum Sempronii ... Sono state identificate necropoli di una certa consisten- za sia a ovest, oltre il Fosso della Conserva, sia a est dell’abitato (Fig. 2), con rinvenimenti di monumenti sepolcrali utili per delimitare l’estensione dell’antica area urbana. Tombe “alla cappuccina” (con letto e copertura di tegole e pochi oggetti di corredo) di piena età romana sono state segnalate proprio sul settore più orientale della scarpata che delimita la città verso sud- est (dato inedito, comunicazione orale del Prof. G. Gori). Probabili tratti della cinta muraria sono attualmente visi- bili lungo il lato meridionale (Fig. 2, n. 9), così come i resti di due torri quadrangolari in opus quadratum, inglobati nelle fondazioni di case coloniche (Gori & Luni, 1983, pp. 92 e 103, Fig. 2, n. 16), mentre un tratto di mura in opus tumultuarium (risalente alla metà del VI secolo d.C., direttamente legato alle vicende della guer- ra greco-gotica) con torre circolare, è stato messo in luce proprio sul lato orientale (Fig. 2, n. 11). Sempre su Fig. 2 - Pianta di Forum Sempronii: 1) Edificio termale; 2-3) ambienti con impianti di riscaldamento a ipocausto; 4) ambiente con colonne; 5) Domus con mosaici; 6) muri; 7) basolato della Via Flaminia; 8) probabile basilica civile; 9) mura urbiche; 10) trincea di scavo; 11) torre circolare, VI secolo d.C.; 12-17) villa rustica; 13) deposito di anfore; 14-15) resti di edificio; 16) torri quadrangolari in opus quadratum; 18) Vie interne all’abitato. Plan of Forum Sempronii: 1) baths; 2-3) rooms with heating system (hypocaust); 4) room with columns; 5) Domus with mosaics; 6) walls; 7) Via Flaminia; 8) probable civil basilica; 9) city walls; 10) trench; 11) round tower, VIth century A.D.; 12-17) villa rustica; 13) amphorae’s find; 14-15) building ruins; 16) quadrangular towers in opus quadratum; 18) town street. 188 questo versante strutture forse pertinenti a una porta urbica sono state messe in luce nel 1806 e poi ricoper- te, nello stesso luogo in cui il 3 ottobre 1603 si rinvenne un’iscrizione menzionante la Porta gallica (CIL, XI, 6136; Vernarecci 1903, pp. 34-35; Gori & Luni 1983, p. 103). L’abitato si presenta dunque esteso per circa 35 ettari, con impianto viario a scacchiera, caratterizzato da stra- de parallele e perpendicolari tra loro che si incrociano ad angolo retto (Fig. 2). Dal 1974 sono in corso scavi regolari da parte dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Urbino, che hanno permesso di indivi- duare e mettere in luce un edificio termale, un tratto urbano della via consolare Flaminia e tratti di altre vie interne all’abitato, rendendo così possibile il riconosci- mento di almeno un intero quartiere di abitazione ret- tangolare (insula) di due actus per tre (ca. 70x105 m, Luni, 2001, pp. 11-16; Luni, 2003). Un problema ancora insoluto per quanto concer- ne il percorso della cinta muraria è quello riguardante i limiti meridionale e orientale della città. A sud infatti le strutture difensive correvano lungo il “ciglio tattico” costituito dalla ripida scarpata attualmente distante da ca. 200 m a ca. 700 m dall’alveo attuale del fiume Metauro. La vasta depressione semicircolare che qui si nota (Figg. 3, 4) è una delle caratteristiche più salienti del locale paesaggio e, come verrà evidenziato meglio in seguito, è da collegarsi a un meandro abbandonato dal Metauro in epoca abbastanza recente. Questa parti- colare forma è stata discussa già dal Vernarecci (1903, p. 78) il quale, affermando che in tale area “l’acqua, certo, vi sarà stata introdotta” rigetta tuttavia una prece- dente, suggestiva ipotesi del Morosini, il quale, nelle parole del Vernarecci stesso, vedendo l’area “così for- mata da potere accogliere parte dell’acqua del Metauro e averne un lago artificiale per ludi e per pugne navali, immaginò che ivi a’ tempi romani fosse una naumachia”. 3. ASPETTI GEOLOGICI E GEOMORFOLOGICI La città romana sorge sulla superficie di un vasto terrazzo della valle del Fiume Metauro (Fig. 3), circa 20 m al di sopra dell’attuale alveo. Sui lati sud-occidentale e sud-orientale il perimetro della città coincide con il bordo di scarpate fluviali/fluvio-torrentizie, mentre sul lato nord-occidentale corre alla base del versante di sinistra della valle. Il lato nord-orientale attraversa inve- ce la superficie pianeggiante del terrazzo senza alcuna Fig. 3 - Schema geomorfologico e distribuzione dei depositi continentali quaternari nel territorio di Forum Sempronii. Geomorphologic sketch and distribution of Quaternary continental deposits in the Forum Sempronii area. D. Savelli, M. Luni & O. Mei 189 correlazione con elementi dell’attuale fisiografia. L’attuale Metauro scorre in direzione circa E-W (Fig. 3), allontanandosi progressivamente dalla scarpata fluviale che segna il margine sud-orientale della città, a orienta- zione circa SW-NE. La città poggia su alluvioni terrazzate prevalente- mente ghiaiose (Figg. 1, 3, 4), ben correlabili su base morfostratigrafica al "3° ordine" (e.g. Savelli et al., 1984; Nesci & Savelli 1991a, 1991b) dei terrazzi della lettera- tura tradizionale. Tale attribuzione è supportata anche da alcune date (Radiocarbonio) relative ad aree non lontane dal sito considerato (Alessio et al., 1987; Calderoni et al., 1994) che, seppure ante quem, per- mettono comunque di inserire l’unità esaminata nel quadro delle fasi di terrazzamento note per i fiumi mar- chigiani (cfr. Nesci et al., 1995) e riferirne i depositi al Pleistocene superiore. Alle spalle della scarpata principale, la superficie del terrazzo pleistocenico è stata rimodellata in modo più o meno intenso dal Metauro (Fig. 3), come sottoli- neano (cfr. Savelli et al., 1984; Nesci & Savelli 1991a) sia la blanda inclinazione della superficie del terrazzo verso l’attuale alveo, sia varie scarpate minori e/o sem- plici rotture di pendio spesso associate a tracce di alvei relitti sinuoso-meandranti. Come è logico aspettarsi, le tracce in superficie dei paleoalvei si interrompono all’al- tezza della città romana, fornendo così un elemento morfologico aggiuntivo, utile alla perimetrazione dell’a- rea archeologica. La scarpata del terrazzo principale è costituita in certi punti da sole alluvioni, in altri alla sommità da allu- vione e al piede da roccia in posto. Queste differenze, dovute all’irregolarità del substrato, caratterizzato da depressioni alternate a rilievi sepolti (cfr. Nesci & Savelli 1991a), si riflettono sullo spessore della coltre alluvio- nale, variabile da minimi di 5÷6 m (p. es. in corrispon- denza dell’angolo sud-occidentale della città romana) a oltre 20 m (p. es. scarpate in sponda destra, di fronte alla città). Verso SW il substrato roccioso, affiorante sia sulle scarpate dei terrazzi che sul versante collinare, è costituito dai termini pelitico-arenacei della formazione Marnoso-Arenacea (Tortoniano superiore); nel settore centrale compare la formazione Gessoso-Solfifera (Messiniano inferiore-medio), qui rappresentata da Marne Tripolacee con potenti banchi di Calcare di Base (cfr. Savelli & Wezel, 1978); verso NE affiorano facies prevalentemente argilloso-marnose della Formazione a Colombacci (Messiniano superiore). Fra l’orlo della scarpata principale e i terrazzi più recenti che coprono con una certa continuità il fondo- valle, si riconosce una serie di terrazzi minori, di ampiezza piuttosto modesta (n. 6 in Figg. 3, 4). Questi, posti a quote di 12÷15 m sull’alveo attuale e corrispon- denti ad accumuli alluvionali di 5÷7 m di spessore, ove presenti, interrompono la continuità morfologica della scarpata principale, segmentandola. Le corrispondenti unità alluvionali, poggiano sia sulle rocce del substrato (a SW della città romana) che sulle ghiaie del Pleistocene superiore e i loro spessori, relativamente consistenti, esprimono una fase di aggradazione mino- re che va a interrompere temporaneamente il progressi- vo approfondimento fluviale. Questo evento, di difficile inquadramento cronologico, potrebbe riferirsi a un Olocene relativamente antico o, addirittura, alla parte Fig. 4 - Sezioni schematiche mostranti la morfologia dell’area esaminata e i rapporti fra i depositi continentali quaternari rappresentati in Fig. 3. I numeri sono gli stessi di Fig. 3. Schematic profiles elucidating the morphology of the study area and the relations among the quaternary continental deposits represen- ted on Fig. 3. Explanation of numbers on Fig. 3. La città di Forum Sempronii ... 190 finale del Pleistocene superiore. In entrambi i casi, tut- tavia, la natura prevalentemente ghiaiosa dei depositi, piuttosto disorganizzati e con elementi anche molto grossolani, li rende difficilmente comparabili con i depositi fini che caratterizzano analoghe fasi minori di aggradazione in vari corsi d’acqua delle Marche centro- meridionali (Cilla et al., 1996 cum bibl.). Il margine sud-orientale della città corre sull’orlo della scarpata principale del terrazzo pleistocenico, interrotta da un lembo del terrazzo minore sopra descritto nella sua sola estremità sud-orientale. Ai piedi della scarpata, a 5-8 m al di sopra dell’attuale alveo (ca. 15÷12 m al di sotto della piana pleistocenica), si apre un’ampia piana fluviale olocenica che descrive un ampio anfiteatro naturale (Fig. 5). La presenza di un modesto rilievo che si erge nella porzione centro-meri- dionale di questa piana, conferisce alla stessa un aspetto in pianta a ferro di cavallo, troncato verso sud dall’attuale alveo del Metauro (Fig. 3). Si tratta di un esempio particolarmente esplicativo di meandro abban- donato, la cui evoluzione ha condotto dapprima alla formazione di uno strettissimo collo in corrispondenza di alcuni banchi di Calcare di Base, particolarmente resistenti, poi al taglio del collo stesso, con conseguen- te abbandono dell’antico tracciato e isolamento di un “testimone” roccioso ricoperto da lembi alluvionali di varia età (Figg. 3, 4). Dal punto di vista morfologico, la piana corrispondente al meandro in oggetto si raccorda con una serie di terrazzi minori distribuiti sull’intero fon- dovalle dell’area esaminata a quote di 4÷8 m sull’alveo attivo e costituiti da corpi alluvionali molto sottili (2÷3 m) variamente sovrapposti o incastrati. Questo partico- lare assetto (cfr. Fig. 6), collegato a modestissime scar- pate o semplici irregolarità osservabili sulla superficie dei depositi (Fig. 3), testimonia complessi e ripetuti epi- sodi di cut-and-fill e modeste, ma ripetute migrazioni laterali dell’alveo in tempi molto recenti. Alcuni affiora- menti sulla sponda di sinistra del Metauro, in corrispon- denza dell’imbocco del meandro abbandonato e affiora- menti oggi non più visibili al suo sbocco, mostrano una significativa frequenza di frammenti di terracotta romana (mattoni e tegole) arrotondati dall’elaborazione fluviale e associati alle ghiaie fluviali embriciate (Fig. 6.2). Questo testimonia da un lato il rimaneggiamento di materiali provenienti da ville rustiche adiacenti all’antica città (depositi a monte) e forse dalla città stessa (depositi allo sbocco del meandro) e, dall’altro, una età da romana a post-romana di almeno una parte dei depositi. A cavallo dell’alveo attuale, si osservano infine depositi fluviali molto recenti, di età verosimilmente di poco anteriore agli anni ’50 (sulla base dei fotogrammi del volo GAI 1955), sulla superficie dei quali abbondanti tracce di canali a indice di sinuosità relativamente basso si associano a meno frequenti resti di tracciati sinuoso-meandranti. 4. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI La non corrispondenza fra importanti elementi dell’insediamento romano di Forum Sempronii e la fisio- grafia attuale del luogo pone vari interrogativi su even- tuali modificazioni ambientali sopravvenute dopo l’ab- bandono della città. Indiscutibilmente infatti, la perizia Fig. 5 - Il meandro abbandonato con l’ubicazione della città romana. The abandoned meander and location of the Roman town. D. Savelli, M. Luni & O. Mei tecnica dei romani e la loro attenzione a ogni singolo elemento morfologico erano tali da ricavarne nella loro attività edilizia e, soprattutto, nelle opere di difesa il maggior utile possibile (Adam 1990, cum bibl.). Gli aspetti archeologici e quelli geologico-geomorfologici non sono tuttavia trattati congiuntamente da alcun stu- dio interdisciplinare recente; la solo opera del Vernarecci (1903, pp. 31-32), fornisce in nota lapidarie informazioni geologiche, dalle quali risulterebbe che “l’antica città era fabbricata su marne e ghiaie plioceni- che”. In tale contesto, il confronto interdisciplinare fra i dati storico-archeologici e geologico-geomorfologici relativi all’area su cui sorge Forum Sempronii ci permet- te di delineare i caratteri morfoevolutivi del territorio. I dati ottenuti permettono anche di discutere e chiarire alcune problematiche relative ai legami fra l’antico inse- diamento e l’ambiente fisico del tempo e forniscono nuovi e stimolanti spunti di discussione e di indagine, come a seguito sintetizzato. 1. Il tracciato del Fiume Metauro era con tutta probabilità differente dall’attuale: in particolare il fiume percorreva localmente un ampio meandro che, se attivo in epoca romana, avrebbe permesso alle acque di lam- bire il lato sud-orientale della città. Il modestissimo dislivello rispetto all’attuale alveo e la freschezza delle forme legate al meandro abbandonato (scarpate poco rimodellate, depressione corrispondente al paleocanale ben preservata e scarsamente colmata, scarsità di detriti al piede nonostante le scarpate siano costituite da materiali degradabili) mettono in evidenza un abban- dono piuttosto recente. L’abbandono, comunque, è senz’altro precedente al 16°-18° secolo, in quanto la documentazione disponibile mostra per tale periodo una situazione simile all’attuale. In particolare, la docu- mentazione storica, testimonianze orali e le evidenze in foto area del volo GAI del 1955 mettono in risalto una serie di oscillazioni minori, con parziale rioccupazione del tratto iniziale del meandro dal 18° secolo a tutta la prima metà del 19° secolo. Una attività del canale in antico è avvalorata anche dalla distribuzione di resti archeologici, fra i quali le tombe di piena età romana osservabili in sezione sulla scarpata, ma non presenti sulla piana (Prof. G. Gori, comunicazione personale). In particolare, il parziale collasso di alcune tombe e l’ab- bondanza di frammenti di terrecotte, a luoghi blanda- mente smussati, lungo tutto il piede della scarpata, potrebbe indicare il proseguire di una accentuata ero- sione di sponda sul lato esterno del meandro anche in età relativamente tarda, forse anche con una blanda ridistribuzione verso valle dei materiali. Conclusioni analoghe possono essere tratte dalle sottili sequenze alluvionali con ciottoli costituiti da tegole e mattoni di epoca romana osservabili sia all’imbocco del meandro estinto e documentate in Figura 6, che allo sbocco dello stesso. Inoltre, lo spessore di ca. 4÷5 m di alluvio- ni di età da presumibilmente romana a post-romana (cfr. Fig. 6.1), evidenzia uno “svuotamento” almeno par- ziale del solco del meandro abbandonato durante le fasi di vita della città. L’attività del meandro in epoca romana, non è in disaccordo con quanto noto in lettera- tura per l’evoluzione recente dei tratti medio-bassi delle valli marchigiane. Infatti, in queste aree, i tracciati meandranti, che caratterizzano la reincisione dei depo- siti alluvionali del Pleistocene superiore (cfr. Nesci & Savelli, 1986; Nesci et al., 1995 cum bibl.; Coltorti, 1991 e 1997 cum bibl.) persistettero verosimilmente fin dopo l’epoca romana, dopo di che vennero soppiantati da canali intrecciati a causa soprattutto di una incisiva azione antropica che produsse una sensibile deforesta- zione con conseguente incremento dell’erosione del suolo (Coltorti, 1997). A prescindere da questi elementi, la datazione della fase di attività e di abbandono del meandro al momento resta tuttavia non meglio precisa- bile. Dal punto di vista archeologico, va infine rimarcato che la presenza di un canale fluviale attivo a ridosso delle mura avrebbe accresciuto notevolmente l’efficacia delle stesse, rendendo il lato sud della città quello meglio difendibile e avrebbe altresì facilitato l’approvvi- gionamento idrico. 2. Il lato sud-occidentale della città correva lungo il ciglio della ripa d’erosione torrentizia che costituisce il fianco di sinistra del Fosso della Conserva. Quest’ultimo è rimasto pressochè invariato; solo alcune strette inca- vature nella scarpata (elemento peraltro comune con la 191 Fig. 6 - Le alluvioni all’imbocco del meandro abbandonato. 1 = Veduta d’insieme mostrante le unità contenenti: a) sporadici frammenti arrotondati di terrecotte (deposito di età romana?); b) abbondanti frammenti arrotondati di tegole e mattoni romani (fase alto-medieva- le?); c) materiali non anteriori al 20° secolo; d) materiali degli anni ’50-‘60. 2 = Particolare dell’intervallo b): la freccia indica un fram- mento di terracotta romana arrotondata dall’elaborazione fluviale. Recent alluvium in the upstream termination of the abandoned meander. 1 = Overall view displaying the units containing: a) rare roun- ded brick fragments (roman times?); b) abundant rounded roman brick/tile fragments (early medieval times?); materials not older than 20th century; c) remnants of years 1950-1960. 2 = Detail of the unit b): the arrow indicates a fragment of roman brick rounded by river reworking. La città di Forum Sempronii ... scarpata fluviale sulla quale corre il lato sud-occidentale delle mura) possono indicare piccoli franamenti locali forse successivi all’abbandono della città, a luoghi con- nessi anche con l’erosione di sponda in corrispondenza di anse del ruscello (cfr. Gori & Luni 1983, p. 93). 3. Il lato nord-orientale della città era con tutta probabilità bordato da un fosso oggi quasi interamente colmato. L’esatta posizione delle mura su questo lato è tuttora incerta: esse, infatti, attraversavano qui la super- ficie del terrazzo pleistocenico oggi completamente pianeggiante e privo di particolari elementi morfologici di riferimento, nè i dati archeologici permettono un pre- ciso posizionamento. L’attenzione posta dai romani allo sfruttare elementi fisiografici e la necessità di una ade- guata difendibilità, inducono comunque ipotizzare pre- senza di un antico fosso adiacente a questa porzione della cinta muraria. Alcune evidenze geomorfologiche permettono di avvalorare questa tesi. Alcuni fossi par- zialmente colmati segmentano la porzione settentriona- le della scarpata che circonda il meandro abbandonato (Fig. 3). Il più occidentale di essi cade circa sul prolun- gamento del confine nord-orientale della città. L’avvallamento si presenta oggi relativamente ampio e arrotondato a causa di un consistente riempimento detritico; il canale attuale è rappresentato da un piccolo fosso vistosamente rettificato e arginato, solo occasio- nalmente percorso da acque di precipitazione. Tuttavia, questa situazione potrebbe essere ben diversa da quel- la che si poteva riscontrare quando il suo sbocco era lambito dal canale fluviale. In questa fase il fiume pote- va agevolmente caricarsi degli apporti prevalentemente limoso-sabbiosi di questo minuscolo tributario, mante- nendone sgombro sia lo sbocco che il tratto terminale. In più l’erosione di sponda, arretrando lo sbocco del fosso e abbreviando gradatamente il suo tratto termina- le, avrebbe contribuito al mantenimento dei gradienti e favorito il perdurare di una efficace rimozione dei detriti lungo il fosso stesso. Sul versante collinare retrostante, sempre sul prolungamento del margine nord-orientale della città, si osserva una piccola valle a orientazione NW-SE, sede di ampi fenomeni franosi in parte attivi (Fig. 3). La valle è oggi percorsa da un corso d’acqua a regime occasionale che, al suo sbocco sul terrazzo pleistocenico, ha prodotto una zona di accumulo relati- vamente vasta. L’irregolarità della superficie dovuta a modificazioni antropiche più o meno recenti e, forse, al seppellimento e/o aggiramento di antiche strutture murarie (legate alla necropoli), rendono poco chiara la forma di accumulo naturale, anche se questa è almeno in parte interpretabile come conoide, coalescente sui lati con l’ampia fascia colluviale che verso SW ricopre in parte anche le rovine romane. Il segmento terminale del corso d’acqua, che appare regimato e deviato artifi- cialmente verso est, termina oggi al margine della conoide, in direzione di una vallecola che incide la scar- pata del terrazzo pleistocenico molto più a valle della città romana. Nonostante sia quello principale, questo non è il solo canale presente nel luogo: un altro, più piccolo è tuttora osservabile circa 250 m più a ovest, proprio in corrispondenza di una torre recentemente portata alla luce e riferibile al VI secolo d. C. (Fig. 2, n. 11). Il canale attuale, fortemente rettificato dall’azione antropica, termina oggi al piede del versante collinare. Le mappe catastali della prima metà del ‘900 ne mostrano tuttavia la prosecuzione, attraverso una cana- lizzazione artificiale con vari gomiti all’interno della città romana, almeno sino all’attuale strada statale. A pre- scindere da quest’ultimo tratto, il cui andamento può essere il risultato di deviazioni artificiali relativamente recenti, risulta invece piuttosto interessante il segmento iniziale. Questo (Fig. 3) è stretto fra accumuli di frana in parte tuttora attivi e proprio i vari movimenti franosi possono, con l’andar del tempo, aver occluso una val- lecola più lunga e profonda dell’attuale. In definitiva, sul prolungamento verso monte del margine nord-orientale della città, esiste oggi una valle contenente almeno due canali “ciechi”, che in passato potevano raccordarsi con quello osservato sulla scarpata del meandro abbandonato e sopra descritto. Non è da escludere che proprio il minore, anche se oggi quasi irriconoscibile, potesse percorrere il lato esterno della cinta muraria collegandosi all’alveo del Metauro e costituire un ele- mento naturale che, seppur modesto, potesse essere sfruttato per delimitare il perimetro abitativo. RINGRAZIAMENTI Gli autori desiderano ringraziare il prof. Giancarlo Gori, Ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica delle Marche per la zona di Fossombrone, per le proficue discussioni e le utili informazioni riguar- danti dati ancora inediti, e la Biblioteca Passionei di Fossombrone, nella persona della Dott.ssa Antonella Cesarini, per la sempre continua disponibilità dimostra- ta durante la ricerca. LAVORI CITATI Adam J. P. (1990) - L’arte di costruire presso i Romani. Longanesi, Milano, 367 pp. Alessio M., Allegri L., Azzi C., Calderoni G., Cortesi C., Improta S., Nesci O., Petrone V. & Savelli D. (1987) - Successioni alluvionali terrazzate nel medio bacino del Metauro (Appennino marchigia- no) - Datazione con il 14C. Geogr. Fis. Dinam. Quat., 10, pp. 307-312. Calderoni G., Nesci O., Savelli D. & Pergolini C. (1994) - Last-glacial terrace alluvium in the Metauro River basin: new radiometric dates for the beginning of the aggradation stage. 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