Imp.Dall'Aglio& GEOMORFOLOGIA E POPOLAMENTO ANTICO NELLA MEDIA VALLE DEL FIUME CESANO (MARCHE- ITALIA) Pier Luigi Dall’Aglio1, Giuseppe Marchetti2, Olivia Nesci4, Luisa Pellegrini3, Daniele Savelli4 & Gilberto Calderoni5. 1Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna 2Dipartimento di Ecologia del Territorio dell’Università di Pavia 3Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pavia 4Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Urbino “Carlo Bo” 5Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Roma “La Sapienza” RIASSUNTO: Dall’Aglio P. L., Marchetti G., Nesci O., Pellegrini L., Savelli D., Calderoni G., Geomorfologia e popolamento antico nella media valle del fiume Cesano (Marche, Italia).( IT ISSN 0394-3356, 2004) La presente ricerca propone uno studio integrato del territorio, con la sovrapposizione dei dati geomorfologici con quelli storico-topo- grafici, allo scopo di definire le trasformazioni più recenti del paesaggio. L’area studiata ricade nella media valle del Fiume Cesano (versante adriatico dell’Appennino marchigiano), per la quale sono state riconosciute numerose fasi fluviali a cui sono riconducibili vari livelli di terrazzamento fluviale. Le analisi effettuate e le testimonianze rinvenute permettono di individuare, soprattutto a partire dai ter- razzi del “3° ordine”, fasi deposizionali con regime a canali intrecciati, che si sono intervallate a fasi a canali meandranti. L’assetto fisi- co del territorio costituisce la base delle scelte insediative del popolamento antico dettate dalla necessità ora di difesa dall’eventuale nemico ora di coltivazione dei campi. In particolare si giustifica l’ubicazione dell’importante città romana di Suasa sulla sommità del terrazzo pleistocenico, in destra Cesano, con motivazioni di tipo storico e geografico. Nel contesto dell’interazione uomo–territorio, rilevante significato assume il periodo caratterizzato da un sensibile deterioramento climatico, riferibile al V-VI sec. a.D.: gli eventi allu- vionali, riconducibili a quel periodo, vengono collegati non solo al peggioramento climatico ma anche, probabilmente, allo spopola- mento dell’area che comportò l’abbandono dei terreni coltivati e delle opere di controllo idraulico. Si può pertanto affermare che, nel- l’area studiata, i suddetti eventi alluvionali, innescati da fattori naturali, furono notevolmente amplificati dall’attività umana. ABSTRACT: Dall’Aglio P. L., Marchetti G., Nesci O., Pellegrini L., Savelli D., Calderoni G., Geomorphology and ancient settlement in the middle Cesano river valley (Marche, Central Italy). (IT ISSN 0394-3356, 2004). This paper reports the preliminary results obtained by comparing geomorphologic, historic and topographic data with the aim of highli- ghting the most significant geomorphic changes which occurred in the landscape configuration. The study area embraces the middle Cesano River valley (Adriatic side of the Marche Apennines), an area where distinct fluvial evolution stages pointed out by individual terrace levels have been identified. Starting from the so-called “3rd order” terrace alluvium (upper Pleistocene-Holocene pp. in age), several cut-and-fill stages have been recognised on the basis of field evidence, 14C dating of wood remnants and archaeological fin- dings. Specifically, braid-plain aggradation stages characterise the most part of the upper Pleistocene terrace alluvium, whereas both late-upper Pleistocene and early Holocene deposits and terrace-surface morphology hint at a flluvial activity related to an overall mean- dering channel pattern. It is only in post-Roman times that braiding was at first restored and then replaced by entrenching single strai- ght channels. Analogously, it has been verified that the physical features of the territory strictly controlled the settlement of the ancient population. Both historical and geographical constraints account for the location of the Roman town of Suasa atop a Pleistocene ter- race on the right side of Cesano River. As for man-environment interaction, it is worth stressing that through the V-VI centuries a.D. a marked climatic cooling triggered an aggradation pattern in the river valley whose effectiveness was boosted because the population drop was obviously paralleled by a progressive abandonment of agriculture as well as by hydraulic workings. Parole chiave: Morfologia fluviale, Geoarcheologia, Suasa, Fiume Cesano, Marche. Keywords: Fluvial geomorphology, Geoarchaeology, Suasa, Cesano River, Marche. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 17(2/1), 2004, 213-219 1. INTRODUZIONE Gli studi condotti in questi ultimi anni hanno messo sempre più in evidenza la necessità di leggere un territorio in modo integrato e non settoriale. Solo così, infatti, è possibile cogliere appieno le caratteristi- che dei vari paesaggi e individuare le modificazioni che hanno subito nel tempo, riconoscendo anche le cause, sia fisiche che antropiche, a cui sono riconducibili. L’esperienza maturata in questo settore ha ampiamente dimostrato che i livelli fondamentali per una simile lettu- ra sono essenzialmente quello geomorfologico e quello storico-topografico, perché proprio dal rapporto tra l’uomo e il territorio partono molte delle trasformazioni che hanno prodotto il paesaggio attuale (Dall’Aglio, 2000). E’ dunque sul risultato della sovrapposizione tra analisi geomorfologica e ricostruzione dell’antico asset- to del territorio che potranno inserirsi gli altri tematismi indispensabili per completare lo studio del paesaggio. Al fine dell’applicazione di queste metodologie di indagine si è assunta come riferimento la media valle del Fiume Cesano, indubbiamente assai eloquente sotto questo punto di vista (Dall’Aglio, 2004). 214 P.L. Dall’Aglio et al. 2 - LINEAMENTI GEOMORFOLOGICI Le fasi genetiche che hanno portato all’attuale conformazione della pianura alluvionale del Fiume Cesano sono varie e complesse (cfr.Calderoni et al.,1991; Coltorti, 1991). La piana lungo il tratto vallivo tra San Lorenzo in Campo e San Michele al Fiume (Fig. 1), ampia mediamente 2 km, presenta bordi esterni netti e rettilinei che si raccordano con versanti caratterizzati da un forte dissesto sia superficiale che profondo. Sui versanti sono presenti lembi di terrazzi alluvionali riferibili al “1° e 2° ordine dei terrazzi” della letteratura tradizio- nale (AA.VV., 1991; Nesci et al., 1995 cum bibl.). E’ stato verificato che l’età di inizio della deposizione del corpo alluvionale del “3° ordine”, avvenuta su un substrato reso irregolare dalla presenza di alvei sepolti e interposi- zione di dossi, eccede la possibilità di misura del meto- do del 14C (ca. 44.000 anni BP) e sulla base di varie con- siderazioni potrebbe collocarsi a 55.000/60.000 anni dal presente (Calderoni et al., 1991, Nesci et al., 1995). La principale incisione sul substrato, desunta dalle strati- grafie dei numerosi sondaggi eseguiti nell’area studio (Nesci & Savelli, dati inediti), pur essendo situata a sini- stra dell’alveo attuale presenta lo stesso andamento ret- tilineo dell’odierna tratta dell’attuale Cesano. La deposi- zione del principale corpo alluvionale non avvenne per aggradazione continua, ma secondo meccanismi di cut- and-fill con formazione anche di terrazzi sepolti (Calderoni et al., 1991). I depositi, prevalentemente costituiti da ghiaie con subordinati livelli e lenti sabbiose e limoso-argillose, sono riferibili a un fiume con canali intrecciati (Fb di Nesci & Savelli, 1986, 1991). La parte alta dei depositi è quasi ovunque reincisa e rimodellata; vi compaiono facies sabbioso-ghiaiose a stratificazione inclinata depositate da canali meandranti in blando approfondimento (Fs di Nesci & Savelli, 1986, 1991, Fase 5 di Coltorti, 1991), in discontinuità sui sottostanti depositi pleistocenici (Fig. 2). L’approfondimento oloce- nico di alvei meandriformi, molto complesso, accompa- gnato e/o interrotto da eventi minori di aggradazione, è ben riconoscibile morfologicamente dalla presenza di ampi paleomeandri anche molto prossimi alla piana plei- stocenica. Questo particolare comportamento ha carat- terizzato gran parte dell’Olocene ed è continuato fino in Fig.1 - Schema geomorfologico e distribuzione dei depositi alluvionali lungo il tratto del Fiume Cesano studiato. Geomorphologic sketch and distribution of alluvial deposits for the studied reach of the Cesano River valley. età Romana. I dati geomorfologici, di cronologia isoto- pica e i reperti di varia natura a tutt’oggi disponibili non consentono tuttavia un’affidabile distinzione delle varie fasi che caratterizzarono l’evento. La città di Suasa si estende (Fig. 1) tanto sulla 215Geomorfologia e popolamento ... sommità delle alluvioni terrazzate del Pleistocene supe- riore che sull’evidente paleomeandro incassato di qual- che metro all’interno di questo (Coltorti, 1991). Al di sotto di quest’ultimo livello terrazzato si riconoscono altri due ripiani, di cui quello superiore è limitato ester- Fig. 2 - Sezioni schematiche nei depositi contenenti i campioni datati. Sezione 1 = Fronte di cava nei pressi di San Michele al Fiume, Sezioni 2 e 3 = Sponda rispettivamente di destra e di sinistra di Rio Freddo (v. Fig.1). L’attribuzione al 500-600 a.D. in sezione 1 si basa sulla età 14C di 1490-1820 B.P. di Fig. 1; le analoghe attribuzioni nelle sezioni 2 e 3 derivano da correlazioni di terreno (v. testo per una più approfondita discussione). Lithostratigraphic setting of the dated samples. Section 1 = Quarry nearby St. Michele al Fiume, Sections 2 and 3 = right and left Rio Freddo banks, respectively (see Fig.1). 500-600 a.D. age in section 1 is inferred from 1490-1820 14C ages in Fig. 1; the same 500-600 a.D. (?) ages in sections 2 and 3 are derived mainly from field evidence. See the text for a more detailed discussion. Fig. 3 - La città romana di Suasa. A: anfiteatro; B: teatro tuttora sepolto ; C: area della domus dei Coiedii; D: area del foro. The Roman town of Suasa. A: excavated amphiteater; B: theater still buried; C: Coiedii domus; C: forum. 216 namente da una serie di scarpate semicircolari ricolle- gabili a paleomeandri più stretti e con più alto indice di sinuosità di quelli prodotti dall’evento precedente. La stratificazione inclinata e le chiare strutture sedimenta- rie tipiche di un regime a meandri confermano l’eviden- za morfologica (Coltorti, 1991). Nei depositi che affiora- no lungo il Rio Freddo (Fig. 1), verosimilmente riferibili a queste fasi, sono stati rinvenuti numerosi macrofram- menti vegetali, alcuni identificati come semi e foglie di Quercus sp., che hanno fornito un’età 14C di 2970±70 anni BP (1310-1050 cal. a.C., Rome-544). La data per- metterebbe di ipotizzare una prima fase, pre-Romana, in cui il fiume Cesano si presentava alquanto sinuoso, con sponde relativamente stabili, facilmente percorribili e attraversabili e ricoperte da vegetazione simile all’at- tuale. Alcuni affioramenti su un vecchio fronte di cava in sponda destra del F. Cesano (Fig. 2) contenevano una serie di macroresti di Quercus sp., la cui datazione ha fornito le età di 1560±65 anni BP, (420-570 cal a.D., Rome-540), 1540±65 anni BP (430-600 cal a.D., Rome- 542), 1490±65 anni BP (440-650 cal a.D., Rome-543) e 1820±65 anni BP (90-320 cal a.D., Rome-541). Osserviamo che tre (Rome-540, -542 e –543) delle quattro date sono statisticamente indistinguibili e forni- scono un’età media ponderata di 1530±40 anni BP (430-600 cal a.D.), mentre l’età di Rome-541 è più anti- ca di ca. 300 anni. Quest’ultima data potrebbe suggeri- re una deposizione in più riprese dei sedimenti campio- nati anche se non può essere escluso un invecchia- mento dovuto al fatto che i reperti datati derivano da vegetazione superiore a lunga vita. Sempre da affiora- menti lungo il rio Freddo sono stati campionati fram- Fig. 4 - Carta della distribuzione del popolamento antico nella media valle del Fiume Cesano. Map showing the estimated distribution of ancient population over the middle Cesano river valley. P.L. Dall’Aglio et al. 217 menti, visibilmente arrotondati per trasporto, di laterizi romani associati a macroframmenti di quercia anch’es- si visibilmente fluitati. Le due date 14C ottenute per que- sti ultimi, 4250±75 e 4550±75 anni BP (rispettivamente Rome-545 e –539, che calibrano a 2930-2630 e 3370- 3090 cal a.C.) sono in aperto contrasto con l’età attri- buita alla ceramica. Tenendo presente che tanto i resti vegetali che quelli archeologici non erano in giacitura primaria, la discrepanza di età rivela che la loro asso- ciazione è puramente fortuita e non riflette una origine comune e quindi tanto le date isotopiche che quelle archeologiche forniscono dei termini post-quem per l’aggradazione dei sedimenti contenenti i reperti. L’associazione di materiali che si dispongono su di un arco cronologico di circa due millenni indicherebbe un input poligenico proveniente da uno smantellamento di uno, o più, depositi precedenti ovvero la presenza di un ulteriore, sottile orizzonte alluvionale relativamente “antico” (Fig. 2), non distinguibile sul terreno a causa delle cattive condizioni di affioramento. Le quattro date potrebbero suggerire comunque che la messa in posto dei depositi dell’unità alluvionale campionata è avvenu- ta almeno in due riprese, circoscritte tra i secoli I e IV e V e VI a.D. Il fatto poi che la quasi totalità dei resti datati si concentrino tra il V e VI secolo può essere un indizio di un intensificarsi degli eventi alluvionali, feno- meno del resto in linea con quanto si conosce sull’evo- luzione climatica generale. In questo periodo, infatti, tutti gli autori collocano un peggioramento climatico generalizzato, con un aumento della piovosità e una temperatura mediamente più bassa di circa 2° rispetto all’attuale (Pinna, 1996). A quote poco inferiori o talora corrispondenti a quelle dei depositi precedentemente descritti, si rilevano le tracce di un più recente percorso fluviale, delimitato da scarpate nette e prevalentemente rettilinee. La presenza di barre longitudinali, laterali e lin- guoidi ciottolose testimonia un regime a canali intrec- ciati (Coltorti, 1991). Successivamente a questa fase il fiume si è incassato profondamente, assumendo un corso prevalentemente rettilineo molto simile all’attuale. La superficie alluvionale, corrispondente alla fase 2 di Coltorti (1991), viene datata anteriormente agli anni ’50; successivamente il fiume subì un ulteriore approfondi- mento di ca. 10 metri raggiungendo la posizione attuale. 3. IL POPOLAMENTO ANTICO I più antichi insediamenti nella media valle del Cesano sono testimoniati da ritrovamenti, in siti ubicati sull’alto ripiano terrazzato di Miralbello, dell’Età del Bronzo Medio e Recente (XVI-XII secolo a. C.) e della piena attestazione del Periodo Piceno (VIII-V secolo a.C.). Tuttavia il maggior numero di ritrovamenti archeo- logici è di Età Romana, periodo in cui oltre ad un signifi- cativo aumento della densità di popolamento dell’area fu fondata la città di Suasa sul terrazzo alla destra del fiume. Questo centro, sorto nel III secolo a.C. come praefectura lungo la strada che dalla conca di Sassoferrato scende verso la costa, si trasforma quindi in un vero centro abitato nel corso del I secolo a.C.. La nascita del centro abitato si ricollega alle assegnazioni di terre stabilite con la lex Flaminia de agro Gallico et Piceno viritim dividundo del 232 a.C. (Dall’Aglio et al., 1991). Il conseguente sfruttamento di queste terre ne comportò una decisa antropizzazione, con conseguen- te disboscamento, regimazione dei corsi d’acqua e tracciamento della centuriazione. La guerra gotica prima e l’invasione longobarda poi, portarono nel corso del VI secolo alla scomparsa della città ed allo spopola- mento della pianura di fondovalle. Il ruolo di centro ordinatore del territorio, già assolto da Suasa, venne di seguito assolto dall’abbazia di San Lorenzo in Campo. Questa fu eretta nell’VIII secolo sulla riva opposta del fiume, lungo il diverticolo della via Flaminia che da Cagli arrivava alla costa, all’apice di un conoide di un affluen- te del Cesano, ossia in posizione più alta rispetto alla piana del fondovalle principale e pertanto al sicuro tanto da esondazioni del fiume quanto da impaluda- menti (Dall’Aglio, 1994). 4. CONCLUSIONI I risultati dell’analisi comparata dei dati geomorfo- logici e storico-topografici dimostrano, anche nel caso di questo studio, che i criteri di scelta per l’ubicazione di un insediamento sono legati, soprattutto in età Romana, ai risultati di un’attenta lettura dell’assetto fisi- co del territorio nonché, per quanto poteva essere per- cepito, della sua evoluzione. Non è quindi casuale che i resti delle fattorie romane si rinvengano su quelle unità morfologiche (essenzialmente i terrazzi di fondovalle a ridosso del versante e i pianori situati lungo crinale e versante) che offrono le condizioni più vantaggiose per la pratica dell’agricoltura. Viceversa in età preromana, quando la situazione politica era caratterizzata da una maggiore instabilità e insicurezza, gli insediamenti ten- dono a collocarsi prevalentemente in zone sopraelevate e che quindi potevano essere facilmente difese e con- sentivano un controllo visivo sul territorio circostante (Dall’Aglio, 1994). A questo intrecciarsi di motivazioni geografiche e storiche non si sottrae neppure l’ubicazione della città romana di Suasa. Essa infatti è collocata su di un ter- razzo alluvionale di fondovalle alla destra del Cesano, denominato Pian Volpello, che è il primo terrazzo di una certa ampiezza che si incontra provenendo dalla conca di Sassoferrato seguendo il solco vallivo di un affluente di destra del Cesano, il T. Nevola. In altri termini, la città nasce lungo la strada che univa Sentinum alla costa correndo parallela all’altro asse stradale che da Sentinum raggiungeva Sena Gallica, la più antica colo- nia dedotta dai Romani nelle Marche, seguendo la valle del Misa (Dall’Aglio, 1991). Questo legame tra Suasa e la viabilità gravitante su Sentinum dimostra come il nostro centro sia nato prima della apertura del sistema stradale incentrato sulla via Flaminia, aperta, come noto, nel 220 a.C.: il diverticolo che unisce la via Flaminia a Senigallia passando per Cagli e citato nelle fonti itinerarie (It. Ant., 315,7-316,5) corre infatti sull’op- posta riva del Cesano. Se dunque Suasa fosse nata quando il sistema della Flaminia era ormai consolidato, sarebbe sorta sulla sinistra del fiume, nella zona, ad esempio, di San Lorenzo in Campo e non sulla destra. La scelta del terrazzo di Pian Volpello, poi, è dovuta da un lato, come si è detto, alla sua ampiezza che consen- te l’impianto delle strutture proprie di una città, come il foro, il teatro, l’anfiteatro, oltre alle case di abitazione che, come noto, in età romana si sviluppavano più in Geomorfologia e popolamento ... 218 ampiezza che in altezza, e all’essere comunque alto rispetto al fiume e quindi al riparo delle normali ondate di piena. La romanizzazione non si concretizzò solo nella nascita di un nuovo centro urbano, ma, ancor prima che Suasa divenisse una città, con l’assegnazione delle terre conquistate ai coloni, assegnazione che avvenne nel 232 a.C. in seguito alla lex Flaminia de agro Gallico et Piceno viritim dividundo (Paci, 1998). Tale operazione comportò il tracciamento della centuriazione al fine di individuare i vari lotti da assegnare ai coloni e, di con- seguenza, alla nascita di un paesaggio dominato dal coltivo e da un regolare disegno dei campi. Se si analiz- za l’attuale organizzazione della campagna in questo tratto di valle è facile notare come quella regolarità imposta dagli antichi agrimensori sia pressoché cancel- lata (Bonora & Dall’Aglio, 1991). Dal momento che, di norma, nelle nostre campagne si hanno notevoli persi- stenze della centuriazione è necessario interrogarsi sulle cause che hanno portato qui alla nascita di un assetto territoriale completamente avulso da quello di età romana. Per giustificare una simile cancellazione si invoca spesso il peggioramento climatico di età tar- doantica (e.g. Veggiani, 1973). In altri termini si dice che l’aumento della piovosità ha causato alluvioni disastro- se, come quelle citate da Paolo Diacono per il 589 e che per questo vanno sotto il nome di “diluvium di Paolo Diacono” (Paul. Diac., Hist. Lang., III, 23-24), che avrebbero cancellato qualsiasi traccia dell’organizzazio- ne territoriale precedente. In realtà l’aumento della pio- vosità, per quanto accompagnato da una generale diminuzione della temperatura e da un aumento delle burrasche che, nel caso dei fiumi marchigiani, avrebbe- ro ulteriormente favorito, specie nelle piane costiere, alluvioni e rigurgiti ostacolando il già spesso difficile deflusso delle acque in mare (Marabini 1996), non è in grado da solo di determinare variazioni nell’andamento dei corsi d’acqua e stravolgimenti nella geografia e nel- l’organizzazione del territorio. Perché un’organizzazione territoriale perfettamente coerente con la geografia fisi- ca di un territorio com’era la centuriazione venga del tutto o in parte cancellata è necessario che accanto a fenomeni naturali, quale, appunto, il peggioramento cli- matico, ci siano anche fattori antropici (Dall’Aglio, 1998). Se infatti fosse sufficiente solo il fatto climatico, dovremmo trovare analoghi esiti anche in occasione della c.d. Piccola Età Glaciale, cosa che invece non accade proprio grazie alla forte presenza antropica sul territorio. Viceversa a partire dal IV secolo si ha un pro- gressivo calo demografico, che raggiunge il suo culmine alla metà del VI secolo, all’epoca della guerra greco- gotica, e che ha come conseguenza il restringimento di quasi tutti i centri urbani e addirittura la scomparsa di molti di questi, come ad esempio avviene per Suasa, o la loro riduzione a semplici villaggi (Dall’Aglio, 2002). Questo spopolamento non interessa, ovviamente, solo le città, ma anche le campagne dove si ha prima di tutto il venir meno della normale manutenzione dei canali di drenaggio e di tutte quelle opere che consentivano di controllare i vari corsi d’acqua. Sono così possibili varia- zioni nell’andamento dei corsi d’acqua e l’innesco di fenomeni di impaludamento e di dissesto idraulico, con una ripresa anche dell’incolto, in primo luogo del bosco. Il paesaggio coltivato e regolare di età romana, con un fitto popolamento delle campagne, si trasforma pro- gressivamente in un paesaggio più vicino a quello pre- romano, caratterizzato da boschi, paludi, da corsi d’ac- qua non più regimati e da un popolamento decisamente più scarso e che nelle vallate marchigiane prediligeva sopratutto le alture lungo i crinali perché naturalmente difese a scapito dei fondovalle, più esposti e quindi non più insediati. Anche la cancellazione della centuriazione nella media valle del Cesano va dunque inquadrata in questo mutato equilibrio tra uomo e ambiente e quindi come il risultato di un’azione combinata di eventi natu- rali e antropici, azione alla quale vanno attribuiti anche i cambiamenti di regime e di caratteristiche del Cesano (cfr. Coltorti 1997). Del resto la presenza qui di ampie zone boscate è indirettamente confermata dal nome, San Lorenzo in Sylvis, del monastero che nel primo medioevo viene costruito sulla sinistra del Cesano, lungo l’antico diverticolo della via Flaminia (Dall’Aglio, 1991). Sarà questo monastero, per altro collocato all’a- pice di un conoide di un affluente del Cesano in modo da trovarsi in una posizione alta rispetto la pianura cir- costante, a ereditare, in un certo senso, il ruolo dell’anti- ca e ormai scomparsa Suasa, e a favorire la rioccupa- zione e la rimessa a coltura della media valle. Nel pieno medioevo quest’operazione può dirsi conclusa, tanto che il centro sorto attorno al monastero cambia nome per assumere la denominazione attuale di San Lorenzo in Campo, attributo che chiaramente testimonia l’avve- nuta trasformazione del paesaggio (Dall’Aglio, 1994). Tale nuova sistemazione avviene però su di un quadro fisiografico diverso da quello di età romana e questo comporta l’impianto di un disegno differente da quello a suo tempo tracciato dagli agrimensori romani. BIBLIOGRAFIA Autori Vari (1991) - L’Ambiente fisico delle Marche. Geologia, geomorfologia, idrogeologia. Carta Geologica alla scala 1:100.000. S.e.l.c.a. Firenze. Bonora G. & Dall’Aglio P. L. (1991) - La centuriazione della valli del Misa e del Cesano. In: Dall’Aglio P. L., De Maria S. & Mariotti A. (Eds.) “Archeologia nelle vallate marchigiane: le valli del Misa e del Nevola”. Electa Editori Umbri Perugia, pp. 28-34. Calderoni G., Nesci O. & Savelli D. (1991) - Terrace flu- vial deposits from the middle basin of Cesano River (Nothern Marche Apennines): reconnaissan- ce study and radiometric constraints on their age. Geogr. Fis. Din. Quat., 14, 2, pp.201-207. Coltorti M. 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