Imp.Carraro_Giardino CONSIDERAZIONI SUI CRITERI DI CORRELAZIONE TRA UNITA’ STRATIGRAFICHE CONTINENTALI QUATERNARIE Francesco Carraro1 & Marco Giardino1 1Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Torino – francesco.carraro @unito.it RIASSUNTO: Carraro F. & Giardino M., Considerazioni sui criteri di correlazione tra unità stratigrafiche continentali quaternarie. (IT ISSN 0394-3356, 2004). Nella letteratura geologica italiana sul Quaternario continentale vengono spesso proposte correlazioni tra unità stratigrafiche l.s. (intese come corpi sedimentari o superfici di erosione) presenti in aree diverse, tra successioni di più unità stratigrafiche l.s. presenti in aree diverse o, infine, tra unità stratigrafiche s.l. ed “episodi” (intesi come intervalli di tempo, di durata molto variabile, durante i quale si sono instaurate e sono persistite determinate condizioni) climatici o tettonici. Le correlazioni possono essere basate sulla litofacies, sulla posizione stratigrafica o su elementi cronologici di riferimento. Dall’analisi dello sviluppo logico dei lavori in cui vengono avanzate pro- poste di correlazione si può ricavare che queste sono spesso supportate da uno o più di uno assunti. Nel lavoro vengono analizzati criti- camente tali assunti, giungendo alla seguente serie di considerazioni. Nella maggior parte dei casi le successioni continentali sono deci- samente lacunose, nel senso che non vi sono rappresentati tutti gli episodi sedimentari o erosivi in cui è consistita l’evoluzione geologi- ca di cui rappresentano il riscontro; diverse unità di rango stratigrafico confrontabile possono corrispondere ad intervalli di tempo apprezzabilmente diversi. La durata dei diversi episodi climatici che controllano la sedimentazione o l’erosione può essere molto diver- sa. Gli studi sulla tettonica recente ed in atto stanno dimostrando che lo stesso vale per le deformazioni sinsedimentarie. In contesti geodinamici caratterizzati da mobilità fra i fattori che controllano il sistema sedimentario continentale, oltre al ruolo “dinamico” dei fattori esogeni ed endogeni va aggiunto quello “statico” della diversa erodibilità delle formazioni rocciose via via esumate dall’erosione. Quest’ultimo è responsabile della forte inerzia con cui il sistema risponde ai primi due gruppi di fattori. Ne deriva la forte diacronicità che può caratterizzare nel loro sviluppo complessivo la base ed il tetto di un’unità sedimentaria o una superficie di erosione in tutta la sua estensione e la probabile confrontabilità di questa con la durata dei singoli episodi. Viene poi esaminato il reale significato delle datazio- ni numeriche: queste possono essere affette da tre tipi di condizionamenti, il più importante dei quali è quello della effettiva associazio- ne dell’elemento che si data con l’episodio che si intende datare. Il secondo è rappresentato dalla possibile apertura del sistema chimi- co. Il terzo condizionamento è quello, inevitabile, del margine di errore delle misure di laboratorio. Da tutto quanto esposto sembra dovrebbe risultare sufficientemente documentato che correlazioni basate su un basso numero di datazioni sono molto deboli e discuti- bili. Nel tentare delle correlazioni appare perciò opportuno spingersi, solo in presenza di un numero significativo di elementi di datazio- ne, unicamente al livello o ai livelli che contengono gli elementi stessi e non all’intera unità sedimentaria, meno che meno alla successio- ne in cui questa è compresa. Qualsiasi altro tentativo resterà tale e come tale è opportuno sia presentato in eventuali lavori di sintesi. ABSTRACT: Carraro F. & Giardino M., A few remarks on the use of correlation criteria among Quaternary continental stratigraphic units. (IT ISSN 0394-3356, 2004). Starting from a general definition of the term “correlation” (“demonstration of the lithological or chronological equivalence of two or more geological phenomena in different areas, by means of paleontological or physical evidence”) a discussion will be developed on the topic of stratigraphic correlations, which can be considered a “blind area” in the field of modern Quaternary Geology. In the Italian geological literature concerning continental Quaternary, correlation are frequently presented between stratigraphic units l.s. (meant as sedimentary bodies or erosional surfaces) of different areas, or between stratigraphic units s.l. and climatic or tectonic “episodes” (events meant as time intervals of various length, during which certain conditions started and persisted). Correlations can in turn be based on lithofacies, stratigraphic position or chronological elements of reference. By analysing the logical development of scientific papers presenting corre- lation hypothesis, it can be drawn that correlations are often based on one or more than one of some arguments: - a stratigraphic succession is an almost continuous record of geological evolution of an area, in the sense of a series of sedimentary bodies and erosional surfaces representing the whole group of sedimentary and erosional events taken place through time in that area; - the time interval of formation of a stratigraphic unit can be compared by duration to the time interval of a climatic or tectonic event; - the diacronicity (i.e. the difference between the minimum and maximum age) of the whole lenght of bottoms and tops of a strati- graphic unit s.l. is much shorter than time interval of a climatic or tectonic event; - the stratigraphical units trace back to a single distinct climatic or tectonic event, in the sense of an event excluding the other; - the available chronological elements are always characterized by absolute values and good resolution. In this paper arguments are critically analysed, and some consideration are derived. In the majority of cases, continental successions are quite full of lacunae, in the sense they do not represent a complete collection of sedimentary or erosional events describing the whole geological history of the area; stratigraphic units of different rank can correspond to quite different time intervals. Also the duration of dif- ferent climatic events controlling depositional or erosional processes can be quite different. Up to date studies on recent and active tec- tonics are now showing the validity of the above considerations also for interpreting syn-sedimentary deformations. In geodynamic envi- ronments characterized by a mobility of factors controlling the continental sedimentary system, in addition to the dynamic role of exoge- netic and endogenetic factors, a “static” control has to be considered, due to different erodibility of the through-time outcropping rock and sediment units. This latter is responsible for the strong inertia of the system response to the inputs from the first groups of conditio- ning factors. It derives a strong diacronicity along the whole lenght of bottoms and tops of sedimentary units and erosional surfaces; it also derives that stratigraphic units of the same rank can correspond to very different time intervals. In the paper field data and interpre- tations are presented and graphically illustrated to show how very different climatic or tectonic events can be testified by stratigraphic units of the same rank.Then the real significance of numerical datings is analysed: these can be affected by three types of conditionings, the most important being the effective associations of dating elements to the events to be dated. The second is represented by the pos- sible openings of the geochemical system. The third conditioning is the unavoidable errors of laboratory measures. From the above presented arguments it can be sufficiently documented that correlations based on a low number of dating elements are weak and open to challenge. In the tentative correlations is therefore suitable to go further only to the correlation of single sedimen- tary bodies containing dating elements, not to the whole sedimentary units, less than ever to the whole succession that comprises it. Any other effort will remain an attempt and it is opportune to be presented as such in synthesis papers. Parole chiave: correlazione, stratigrafia, continentale, forme, depositi, Quaternario. Keywords: correlation, stratigraphy, continental environment, landforms, deposits, Quaternary. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 17(2/1), 2004, 293-300 294 F. Carraro & M. Giardino 1. INTRODUZIONE Fra le attuali “zone d’ombra” della Geologia del Quaternario vanno sicuramente annoverate le problema- tiche relative alla correlazione fra unità stratigrafiche continentali quaternarie. A partire da una definizione generale di “correlazione” come “la dimostrazione del- l’equivalenza di due o più fenomeni geologici in aree dif- ferenti”1, equivalenza che può essere di diversa natura (litologica, cronologica, di posizione stratigrafica, ecc.) e supportata da vari tipi di evidenze (paleontologiche, fisi- che, ecc.)2, verranno svolte alcune considerazioni sul tema che risulta di fondamentale interesse non solo per una corretta ricostruzione dell’evoluzione geologica di un’area, ma anche per una sua adeguata rappresenta- zione cartografica geologica di base e geotematica. Nella letteratura geologica italiana sul Quaternario continentale vengono spesso proposte correlazioni: - tra “unità stratigrafiche s.l.” distribuite in aree diverse. Nel testo che segue con l’espressione “unità strati- grafiche s.l.” si intenderanno, oltre ai corpi sedimenta- ri, anche le superfici di discontinuità che ne segnano la base o il tetto; - tra successioni di più “unità stratigrafiche s.l.” presen- ti in aree diverse; - tra “unità stratigrafiche s.l.” ed “episodi” climatici o tettonici (intesi come intervalli di tempo, di durata molto variabile, durante i quale si sono instaurate e sono persistite determinate condizioni). Le correlazioni possono essere basate su: - litofacies; - posizione stratigrafica; - elementi di riferimento (cronologici o di altra natura). Dall’analisi dello sviluppo logico dei lavori in cui vengono avanzate proposte di correlazione si può rica- vare che queste sono spesso supportate da uno o più di uno della seguente serie di assunti, non espressi esplicitamente ma facilmente desumibili: a) una successione stratigrafica costituisce un record continuo dell’evoluzione geologica, cioè la succes- sione di corpi sedimentari e di superfici di erosione (unità stratigrafiche s. l.) rappresenta il riscontro di tutti gli episodi sedimentari o erosivi succedutisi nel- l’area; b) l’intervallo di tempo corrispondente alla realizzazione di un’unità stratigrafica s.l. è confrontabile per durata con quello di un episodio climatico o tettonico; c) il grado di diacronicità (cioè la differenza tra l’età minima e l’età massima) della base o del tetto di un’unità stratigrafica s.l. nel suo sviluppo complessi- vo è molto minore della durata di un episodio clima- tico o tettonico; d) le unità stratigrafiche s.l. sono riconducibili o a un solo episodio climatico o a uno tettonico, in ogni caso distinti tra loro nel senso che si ammette che quando agisce uno non agisca l’altro; e) gli elementi cronologici disponibili sono caratterizzati da un valore assoluto e da un buon grado di risolu- zione. Nell’analizzare criticamente gli assunti sopra riportati verranno presentate una serie di considerazio- ni, di volta in volta documentate da dati ed interpreta- zioni tratte da diversi casi di studio. 2. PRESUNTA COMPLETEZZA DELLE SUCCESSIONI STRATIGRAFICHE Si prenda ad esempio una successione costituita dal corpo A dalla superficie di erosione B dal corpo C e della superficie di erosione D: in una ricostruzione gene- rica tale successione rappresenterebbe il record dell’e- pisodio sedimentario A seguito dall’episodio erosivo B, seguito a sua volta dall’episodio sedimentario C seguito infine dall’episodio erosivo D. Come già ricordato, si tende cioè a considerare una successione di corpi sedi- mentari e di superfici di erosione come il riscontro di tutti gli episodi sedimentari ed erosivi succedutisi in una determinata area, anche se ci si rende conto della pre- senza di lacune che possono elidere parte degli stessi. A prescindere dal fatto ben noto che le succes- sioni continentali presentino per loro natura lacune sedimentarie, la storia evolutiva ricostruita dalle suc- cessioni continentali quaternarie documenta che l’as- sunto “semplicistico” di cui sopra non sempre si verifi- ca. Si veda ad esempio la Fig. 1: i numeri indicano gli episodi sedimentari o erosivi ed i corpi o le superfici corrispondenti. Le diversi tonalità di grigio aiutano a contraddistinguerli. Si notino le superfici di erosione di rango inferiore all’interno dei singoli corpi sedimentari che, assieme a quelle di rango maggiore, testimoniano gli episodi erosivi conservati. Dall’esame della Fig. 2 si deduce che naturalmen- te non è possibile una correlazione a priori tra una suc- cessione stratigrafica ed una successione di “episodi”. Dall’evoluzione reale della colonna stratigrafica si osserva che nella successione stratigrafica finale man- cano completamente i termini corrispondenti agli “epi- sodi” 2, 3, 4 e 5: 3. PRESUNTA CONFRONTABILITÀ UNITÀ STRATIGRAFICA - EPISODIO TETTONICO O CLIMATICO Circa il punto b), riguardante la “confrontabilità” della durata della realizzazione di un’unità stratigrafica s.l. con quella di un “episodio” tettonico o climatico, è altresì facilmente verificabile che diverse unità di rango stratigrafico confrontabile possono corrispondere ad intervalli di tempo apprezzabilmente diversi. O meglio: episodi tettonici o climatici di rango diverso possono avere come riscontro unità stratigrafiche s.l. dello stes- so rango. Ad esempio un corpo alluvionale di modesto spessore può rappresentare il riscontro di un unico 1Correlation: Demonstration of the equivalence of two or more geologic phenomena in different areas; it may be lithologic or chronologic. Also, the condition or fact of being correlated (Dictionary of geological terms. American Geological Institute R. B. BATES & J.A. JACKSON (ed.s), 3rd ed., 1983, Anchor Books.). 2Correlation: parallelization, - the determination, on paleontolo- gical or physical evidence, of the equivalence in geologic age and stratigraphic position of two formations or other strati- graphic units in separate areas. Geological Nomenclature. Royal Geological and Mining Society of the Netherlands, A. A. G. SCHIEFERDECKER ed., 1959, Gornichem. 295Considerazione sui criteri di correlazione ... sedimentarie e sinmorfogenetiche: esse possono dare le stesse manifestazioni su intervalli di tempo di durata molto diversa. Ad esempio, nel caso di zone di taglio regionali come quelle che interessano la catena alpina nel settore occidentale, sul lungo termine possono veri- ficarsi prolungati episodi deformativi, in grado di carat- terizzare in modo alquanto omogeneo estese aree (es. Susa-Chisone shear zone; GIARDINO & POLINO, 1997). Sul breve termine, singoli episodi locali possono determina- re l’attivazione di singoli segmenti di faglia (Fig. 3; es. Aosta-Ranzola, CARRARO et Alii, 1994). Queste manifestazioni non hanno carat- tere eccezionale e locale come si ritene- va in passato, ma fanno parte delle nor- male evoluzione geologica e interagi- scono e si sovrappongono agli effetti delle variazioni climatiche. E’ questo il caso delle ripetute deformazioni sinsedi- mentarie registratesi a vari livelli della successione “villafranchiana” dell’area- tipo (CARRARO, 1996; Fig. 4). 4. DIACRONICITÀ DELLE UNITÀ STRATIGRAFICHE ED EPISODI CLIMATICI E TETTONICI A completamento delle considerazioni sopra esposte e per analizzare i punti c) e d) dell’introduzione, occorre ricordare che in contesti geodinamici caratterizza- ti da mobilità tettonica (es. catena in sol- levamento) fra i fattori che controllano il sistema sedimentario continentale, oltre al ruolo “dinamico” dei fattori esogeni ed endogeni va aggiunto quello “statico” Fig. 1 - Tappe (da sinistra a destra) della costruzione di un’ipotetica successione stratigrafica costituita dalla composizione di “episo- di” deposizionali ed erosionali. I numeri indicano i singoli “episodi” e la corrispondente “risposta” geologica (corpo sedimentario o superficie di erosione); t1, t2 … t7 gli intervalli di tempo. A, B e C superfici di erosione di rango da superiore a inferiore. Nota: non c’è alcune relazione tra lo spessore dei corpi sedimentari ed i corrispondenti intervalli di tempo; la completa obliterazione dei corpi 3, 3a, 4 e 5 dovuta all’episodio erosionale 6, dimostra che, anche senza tener conto delle altre motivazioni indicate nel testo, non c’è diretta confrontabilità tra la successione stratigrafica conservata (1, 6 e 7) e la successione degli eventi (1…7); vedi Fig. 2. Chronological steps (from the left to the right) of the construction of an imaginary stratigraphic succession deriving from the composi- tion of depositional and erosional episodes. Numbers indicate the single episodes and their corresponding geological answer (sedi- mentary body or erosional surface); t1, t2,.... t7 the time spans. A, B and C: decreasing rank of erosional surfaces Note: there is no relation between the thickness of the sedimentary bodies and the corresponding time spans; the complete oblitera- tion of 3, 3a, 4 and 5 bodies due to erosional episode 6 demonstrates that, even without taking into account the others motivations mentioned in the text, there is no direct comparability between the stratigraphic succession preserved (1, 6 and 7) and the sequence of episodes (1.....7); see Fig 2. Fig. 2 - Possibile correlazione tra la successione stratigrafica finale di Fig. 1 e la rela- tiva successione di “episodi”. Si noti la non esatta corrispondenza cronologica e la mancata rappresentazione di alcuni “episodi”. Possible correlation between the final stratigraphic succession of Fig. 1 and the rela- ted succession of episodes. Note the not exact chronological correspondence and the lack of representation of some episodes evento estremo della durata di qualche ora oppure l’ef- fetto cumulato di un episodio climatico di stabilità. Ciò può dipendere in prima analisi dalle caratteristiche fisi- che dei diversi ambienti di sedimentazione (es. fluviale, glaciale, lacustre, ecc.). Anche la durata dei diversi “episodi” climatici che controllano la sedimentazione o l’erosione può essere molto diversa: si pensi alle varia- zioni a brevissimo, breve, medio e lungo periodo. Gli studi sulla tettonica recente ed in atto stanno dimostrando che lo stesso vale per le deformazioni sin- 296 della diversa erodibilità delle for- mazioni rocciose via via esumate dall’erosione. Quest’ultimo è responsabile della forte inerzia con cui il sistema risponde ai primi due gruppi di fattori (Fig. 5). I tempi di reazione e di rilascio dei sistemi naturali successivi agli eventi che hanno introdotto la perturbazione possono essere molto diversi, così come i tempi di persistenza delle forme e dei depositi che li testimoniano. Il geologo del Quaternario si trova pertanto di fronte a sistemi naturali complessi nei quali i sin- goli fattori sono caratterizzati da velocità estremamente variabili (Fig. 6): • le velocità con cui avvengono i cambiamenti climatici, • quelle con cui molto probabil- mente avvengono anche le variazioni dell’attività geodina- mica e, infine, • quelle con le quali si verifica l’e- sumazione di formazioni roccio- se con diversa erodibilità. Da ciò deriva la forte dia- cronicità (in genere purtroppo non verificabile) che può caratte- rizzare nel loro sviluppo comples- sivo la base ed il tetto di un’unità sedimentaria o una superficie di erosione in tutta la sua estensio- ne. Ad esempio la base dell’unità che rappresenta l’ultima massima espansione glaciale (LGM) in tutto lo sviluppo di una valle alpi- na ha una età molto diversa da valle verso monte. Il divario cronologico tra l’età di una superficie nei vari punti della sua estensione può giungere fino ad essere di durata confronta- bile con quella degli eventi climati- ci o tettonici che l’hanno determi- nata (un esempio in questo senso è fornito dal fatto che il numero di ordini di terrazzi - che altro non sono che una successione di corpi sedimentari e di superfici di ero- sione - presenti allo sbocco di una valle fluviale è diverso da quello presente in un’altra valle anche contigua). Questa constatazione, del resto, non è altro che la trasposizione all’ambiente continentale e al Quaternario di quanto riconosciuto per l’ambiente marino e per il pre-Quaternario negli anni ’50, quando si è compreso che le unità sedimentarie che si riconoscono sul terreno sono unità litostratigrafiche e non hanno necessaria- mente una valenza cronologica. L’unica differenza, almeno apparente, sta nel fatto che le dimensioni degli episodi climatici o tettonici quaternari che si vogliono Fig. 4 - Soft sediment deformations nei depositi “villafranchiani” (Cava RDB, Villafranca d’Asti, Asti). Soft sediment deformations of the “villafranchian” deposits (RDB Quarry, Villafranca d’Asti, Asti). F. Carraro & M. Giardino Fig. 3 - Deformazioni recenti del Complesso fluviolacustre olocenico di St. Vincent (Cava Zerbion, Chatillon, Aosta) (da CARRARO & Alii, 1994). Recent deformation of the St. Vincent Holocene Fluviolacustrine Complex (Zerbion Quarry, Chatillon, Aosta) (from CARRARO & Alii, 1994). correlare con i vari termini della successione stratigrafi- ca sono in assoluto minori di quelle degli episodi pre- quaternari, mentre il grado di diacronicità di una unità sedimentaria o di una superficie di erosione è indipen- dente dall’età. Il grado di scansione che viene utilizzato nella cronologia del Quaternario è però anch’esso molto più dettagliato per cui, se la diacronicità delle unità stra- tigrafiche è trascurabile nella stratigrafia del pre- Quaternario non lo è invece in quella del Quaternario. Ne consegue la validità del punto d), cioè la non correlabilità corpo-episodio climatico o tettonico. 297 Fig. 5 - Applicazione all’ambien- te fluviale del concetto di “iner- zia” nella risposta del sistema naturale alle sollecitazioni ester- ne (da BULL, 1997). Rt tempo di risposta = Ra tempo di reazione + Ra tempo di attenuazione. Ps tempo di persistenza delle nuove condizioni di equilibrio. T ed E, condizioni di soglia e di equilibrio rispettivamente. Application to the fluvial environ- ment of the “inertia” concept in the response of the natural envi- ronment to the external stresses (from BULL, 1997). Rt , response time, is the sum of the reaction time, Ra, and relaxation rime, Ra. Ps is the time of persistence of new equilibrium conditions, and T and E are threshold and equili- brium conditions, respectively. Fig. 6 - Confronto fra velocità di diversi processi geologici esogeni ed endogeni (da SUMMERFIELD 1991, modificato). Comparison of rates of various endogenic and exogenic geomorphic precesses (from SUMMERFIELD 1991, modified). Considerazione sui criteri di correlazione ... 298 5. VALORE “ASSOLUTO” E BUON GRADO DI RISOLUZIONE DEGLI ELEMENTI CRONOLOGICI Per quanto riguarda il reale significato delle data- zioni numeriche (punto e), verranno prese in esame tre tipi di situazioni che posso rendere problematiche le correlazioni: • l’effettiva associazione dell’elemento che si data con l’“episodio” che si intende datare; • la possibile apertura del sistema chimico di riferimen- to per le datazioni geochimico-isotopiche; • il margine di errore nelle datazioni per effetto delle misure di laboratorio. Il più importante è quello della effettiva associa- zione dell’elemento che si data con l’“episodio” che si intende datare. L’esempio che si cita di solito al riguar- do è quello di un tronco fluitato ripreso da un deposito preesistente, la cui età non rispecchia quella del sedi- mento fluviale che lo contiene ma quella del deposito primario. Ma accanto a questa si possono citare altre situa- zioni, ben più insidiose, nelle quali il divario di età può essere molto superiore. Si prendano ad esempio i casi illustrati nelle Figg. 7A e 7B. Il disegno A esemplifica la situazione che può venirsi a creare, nel corso dell’evoluzione geologica superficiale (i singoli “episodi” della quale vengono indi- cati con una successione di numeri ordinali a partire dal substrato contrassegnato con 0) quando un suolo, svi- luppatosi sul substrato nell’“episodio”, poniamo, n. 27 può essere ripreso da processi di colluvionamento durante l’“episodio”, poniamo, n. 104, ed i suoi prodotti colluviali, in molti casi assai difficilmente distinguibili dal suolo in posto, simulino l’età dell’elemento 27 per l’in- tercalazione 104. La stessa situazione può determinarsi nel caso di un deposito piroclastico depostosi sul sub- strato. Tale circostanza è ancor più difficilmente ricono- scibile nei casi (non infrequenti) in cui l’evoluzione geo- logica successiva ha portato ad un’inversione del rilievo (come rappresentato nella figura B) con la totale oblite- razione dell’elemento 27. E’ da sottolineare che la verifica della effettiva associazione dell’elemento che si data con l’“episodio” che si intende datare non è di competenza del geocro- nologo ma dell’autore del prelievo, cioè del geologo di campagna. Il secondo tipo di condizionamento è quello, che tutti hanno ben presente, dell’apertura del sistema chi- mico: ricordiamo a titolo di esempio la perdita di Ar nelle datazioni K/Ar oppure la presenza di Th detritico che falsa i risultati delle datazioni degli speleotemi o di corallari con il metodo U/Th. Il terzo condizionamento è quello, inevitabile, del margine di errore delle misure di laboratorio. A questo proposito, in Fig. 8 vengono richiamati i risultati di un test di affidabilità delle datazioni con il metodo del 14C, effettuato da alcuni tra i principali laboratori di Geochimica isotopica del mondo. Dai risultati di questo check, sponsorizzato dall'IAEA, finalizzato alla valutazione dello stato dell'arte della misura della radioattività 14C e, di conseguenza, dei dati di cronologia radiometrica che da questa derivano, è emerso che gli errori (presupposto che il campione fosse ideale, totalmente rappresentativo dell’“episodio” che si voleva datare) sono derivati dalle seguenti opera- zioni previste per l'ottenimento del dato cronologico: Fig. 7 - Situazione che può derivare dalla rielaborazione colluviale di un livello databile, in grado di falsare l’interpretazione stratigrafi- ca. A e B rappresentano due differenti casi, nel secondo dei quali è intervenuto un fenomeno di inversione del rilievo. Situation eventually derived from the colluvial reworking of a datable layer, able to alter the stratigraphic interpretation. A and B are two different cases, the second one being the effect of a relief inversion. F. Carraro & M. Giardino a) procedimenti chimici prelimi- nari (tipo, modalità, grado di completezza degli stessi); b) processo di conversione del campione nel composto chi- mico scelto per eseguire la misura della radioattività 14C; c) misura della radioattività 14C. Il test al quale si riferiscono i risultati prevedeva una valutazio- ne complessiva, quindi le incer- tezze relative ai punti a), b) e c). Inoltre, poiché nelle misure spe- rimentali ha anche importanza la riproducibilità (un dato campione deve fornire la stessa età se rimi- surato più volte), il campione oggetto dei due check era unico ed è risultato avere circa 5.000 anni b.P. Questo è stato fornito a circa 70 laboratori nel mondo, inclusi quelli più prestigiosi; di questi solo una trentina eseguirono e quindi trasmisero i risultati delle misure. Osservando i risultati, si nota che il numero dei laboratori accomunati dalla stessa disper- sione nelle due prove è variabile. L’unico dato con una dispersio- ne di –500 anni è imputabile a un errore, mentre gli altri posso- no considerarsi “fisiologici”. 299 Fig. 8 - Rappresentazione grafica dei risultati di un test di affidabilità sulle datazioni al radio- carbonio (dati IAEA). La dispersione tra -6 e +6% nei risultati delle datazioni di laboratorio è da considerarsi “fisiologica”. Il valore di -10% è imputabile ad errore. Graphical representation of a reliability test of radiocarbon datings (IAEA data). The data dispersion between –6 and +6 has to be considered “physiological”. The –10% value is due to an error. Fig. 9 - Eta' geologica" di un'unita' lito- o allostratigrafica. Sulla base dei dati disponibili l'età dell'unità risulta compresa tra 470.000 e 150.000 anni b.P., quindi tra la parte media e la parte superiore del Pleistocene medio. In base ai dati reali (non noti) l'età è invece compresa tra 650.000 e 112.000 anni b.P. e quindi si estende tra la parte inferiore del Pleistocene medio ed il Pleistocene superiore. Geological age of a litho- or allostratigraphic unit. Based on available data, the unit age fits into an age interval between 470.000 and 150.000 years b.P.. (Middle Middle Pleistiocene – Upper Middle Pleistocene). In fact, based on real data (unknown), the unit age fits between 650.000 ande 112.000 years b.P. (Lower Middle Pleistocene – Upper Pleistocene). Considerazione sui criteri di correlazione ... 6. L’ETÀ DI UN’ “UNITÀ STRATIGRAFICA L. S.”. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Nei casi fortunati in cui si disponga di elementi di datazione, va però tenuto presente il possibile forte divario esistente tra l’intervallo di tempo definito dagli elementi di datazione disponibili e l’età effettiva dell’u- nità stratigrafica. Naturalmente il divario tra età indicata dagli ele- menti disponibili e l’età reale esiste anche nelle datazio- ni del pre-Quaternario ma in questi casi è in genere tra- scurabile dato il basso grado di scansione cronologica utilizzato. Da tutto quanto esposto ci sembra risulti suffi- cientemente documentato che correlazioni basate su un basso numero di datazioni sono molto deboli e discutibili. Nel tentare delle correlazioni appare perciò opportuno spingersi, solo in presenza di un numero significativo di elementi di datazione, unicamente al livello o ai livelli che contengono gli elementi stessi e non all’intera unità sedimentaria, meno che meno alla successione in cui questa è compresa. Qualsiasi altro tentativo resterà tale e come tale è opportuno sia pre- sentato in eventuali lavori di sintesi. Lavoro pubblicato nell’ambito del progetto di ricerca COFIN-MIUR 2002 “Frane e clima”, coordinato- re nazionale Prof. M. Soldati 7. LAVORI CITATI BULL W. B. (1991) - Geomorphic responses to climatic change. 326 pp. Oxford Univ. Press, New York. CARRARO F. (ed.) (1996) - Revisione del Villafranchiano nell'area-tipo di Villafranca d'Asti. Il Quaternario, Vol. 9, fasc. 1, 5-120, 66 ff., 2 tt. (1 carta geol. 1:20.000). CARRARO F., GHIBAUDO G., GIARDINO M. & PEROTTO A. (1994) - Intense deformazioni in depositi fluviola- custri olocenici nella media Valle d'Aosta. Atti Ticinesi Sc. Terra, ser. spec., vol. 1, pp. 123-136, 6 ff, 1994. CARRARO F. & LUCCHESI S. (in stampa) - Application of integrated allostratigraphy in the geological survey of the central piedmontese plain. In: PASQUARÈ G. & VENTURINI C.: Geological mapping in Italy, Selca, Firenze. GIARDINO M. & POLINO R. (1997) - Le deformazioni di ver- sante dell’alta Valle di Susa in relazione con l’evo- luzione tettonica recente. Dati preliminari. Il Quaternario, 10 (2): 31-38. SUMMERFIELD M. A. (1991) - Global Geomorphology: an introduction to the study of landforms. 537 pp. Longman Scientific and Technical, Essex. 300 Ms. ricevuto il 20 luglio 2004 Testo definitivo ricevuto il 30 novembre 2004 Ms. received: July 20, 2004 Final text received: November 30, 2004 F. Carraro & M. Giardino