Imp.Bini_Strini& GEOLOGIA DI SOTTOSUOLO DELL'ALTA PIANURA A NE DI MILANO Bini Alfredo1, Strini Andrea1, Violanti Donata2 & Zuccoli Luisa1 1Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano, via Mangiagalli, 34, 20133 Milano; alfredo.bini@unimi.it 2Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Torino, via Valperga Caluso 35, 10125 Torino; violanti@dst.unito.it RIASSUNTO: Bini A., Strini A, Violanti D. & Zuccoli L., Geologia di sottosuolo dell'Alta Pianura a NE di Milano. (IT ISSN 0394-3356, 2004). La ricostruzione del modello geologico del settore di Alta Pianura a NE di Milano è stata possibile integrando i dati derivanti dal rileva- mento geologico di superficie e quelli provenienti dall'analisi dei dati di sottosuolo. Il rilevamento di superficie ha permesso di distinguere sia unità allostratigrafiche sia unità litostratigrafiche costituite principalmente da depositi fluviali, glaciali e fluvioglaciali di età compresa tra il Pleistocene inferiore e il momento attuale. La geologia di sottosuolo è stata ricostruita mediante l'analisi dei cuttings provenienti da pozzi per acqua, di cui sono state eseguite descrizioni sedimentologiche, petrografiche e paleontologiche. Questi dati sono stati integrati con stratigrafie di ulteriori pozzi esistenti di cui non è stato possibile analizzare direttamente i cuttings di perforazione. La correlazione è stata fatta mediante la redazione di sezioni rettilinee variamente orientate in modo da avere una ricostruzione tridimensionale del sottosuolo. Le sezioni sono state traccia- te in modo da intersecare il maggior numero di pozzi e su di esse sono stati anche proiettati i pozzi distanti non più di 300 m dalle sezioni stesse. La ricostruzione si è basata sul riconoscimento e la ricostruzione di superfici e corpi sepolti individuabili tramite descrizioni litologiche o livelli marker, la cui validità è stata verificata mediante la taratura effettuata con i cuttings e i dati del rilevamento di superficie per la porzione sommitale della successione. Questa analisi ha consentito di riconoscere anche alcune unità solo sepolte (Allogruppo di Vimercate, Allogruppo di Ronco Briantino, Ceppo di Lomagna). La ricostruzione della geologia di sottosuolo ha quindi consentito di avere una visione d'insieme dell'evoluzione della zona permettendo anche il perfezionamento dell'interpretazione della geologia di superficie in zone dove la scarsità di affioramenti rendevano dubbia l'interpretazione dei dati di rilevamento. E' stato infine redatto un modello di evoluzione paelogeografica della zona. ABSTRACT: Bini A., Strini A., Violanti D. & Zuccoli L., Subsurface geology of the NE of Milan High Plain. (IT ISSN 0394-3356, 2004). The geological setting of an High Plain area NE of Milan is carried out by the correlation among superficial data and underground ones. Allo-units and litho-units have been recognised in the field relief. The units are principally composed of fluvial, glacial and glaciofluvial sediments and they have an age comprised between the lower Pleistocene and the present time. In order to carry out the underground model, cuttings of water wells have been analised. The main characteristics used in cutting descripitons are: sedimentology, petro- graphy and fossils contents. Moreover, a great number of drilling logs have been considered. The correlation is carried out using rectili- near sections; these sections are oriented in various directions, so that it is possible to determine a three dimensional model of the underground structures. Drills distant no more than 300 m from the sections have been projected on them. The geological reconstruction is based on the determination and the reconstruction of buried surfaces and geological bodies. These surfaces and bodies are recognised by marker or lithological descriptions that are calibrated by superficial data and cutting analysis. In this work three buried units have been recognised. They are: Allogruppo di Vimercate, Allogruppo di Ronco Briantino and Ceppo di Lomagna. The underground model is useful to understand the geological evolution of the area. It is also useful to understand the superficial geo- logical setting in areas in which outcrops are too distant to make a certain model. Finally, a paleogeographic evolution model of the area is proposed. Parole chiave: alta pianura, depositi Plio - pleistocenici, geologia di sottosuolo, Milano, Italia. Keywords: high plain, Plio-pleistocenic deposits, subsurface geology, Milan, Italy. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 17(2/1), 2004, 343-354 1. INTRODUZIONE La comprensione dell'evoluzione plioquaternaria della pianura non può prescindere da una analisi della geologia di sottosuolo. Infatti, come messo in evidenza da precedenti lavori (BINI, 1997a; ZUCCOLI, 1997, 2000), la ricostruzione di sottosuolo permette di individuare reticoli idrografici sepolti totalmente obliterati da eventi successivi e che testimoniano situazioni paleogeografi- che completamente diverse da quelle attuali. Inoltre l'a- nalisi di sottosuolo consente di raffinare il modello deri- vante dal rilevamento geologico di superficie. Per poter realizzare uno studio di questo tipo è però necessaria una stretta correlazione tra i dati di superficie e quelli di sottosuolo che, almeno in alcuni punti chiave, devono essere tarati tramite lo studio diretto di cuttings di perforazione o carote. In questo lavoro si presentano i risultati di uno studio di questo tipo effettuato nell'area di alta pianura a NordEst di Milano. 344 A. Bini et al. 2. INQUADRAMENTO GEOGRAFICO L'area studiata è collocata nell'alta pianura mila- nese, a NE di Milano (fig. 1A), al margine delle avanzate dei ghiacciai mediopleistocenici, in particolare nella zona a cavallo tra il lobo dell'Adda (a Est) e il lobo del Lambro (a Ovest) dell'anfiteatro del Lario, e comprende quindi le morene più esterne di questi lobi. L'area è caratterizzata a Est dalla profonda inci- sione del fiume Adda che taglia la successione sedi- mentaria per quasi 80 m in corrispondenza del ponte di Paderno. Internamente alla gola numerosi terrazzi testi- moniano diverse fasi di riempimento e svuotamento della valle. Verso Ovest mancano incisioni altrettanto marcate e la zona è caratterizzata da terrazzi meno pro- nunciati, in genere non superiori alla decina di metri, che si chiudono verso Sud isolando i lembi più alti e più vecchi della successione. 3. MATERIALI E METODI Lo studio è stato eseguito confrontando e corre- lando i dati provenienti dal rilevamento della geologia del Quaternario di superficie e dai dati di sottosuolo, provenienti da stratigrafie di pozzi e sondaggi o dallo studio diretto di cuttings di perforazione e da spezzoni di carote. Nel rilevamento di superficie sono state distinte sia unità litostratigrafiche sia allostratigrafiche secondo un criterio di rilevamento da tempo consolidato (BINI, 1997b). Le stratigrafie dei pozzi sono state fornite da studi privati, enti pubblici e imprese. Nove pozzi ubicati nei comuni di Agrate Brianza, Burago di Molgora, Ronco Briantino e Cornate d'Adda sono stati studiati in detta- glio in alcune tesi laurea (LORITO, 1997; MARONI, 1994; VEDRIETTI, 1993). I cuttings e gli spezzoni di carota sono stati analizzati dal punto di vista sedimentologico, distinguendo i livelli in base alla granulometria; sono state riconosciute le petrografie dei ciottoli delle ghiaie e dei conglomerati ed è stata prestata particolare atten- zione all'eventuale contenuto paleontologico. Le determinazioni dei microfossili sono state ese- guite da Donata Violanti (Università di Torino), quelle relative al nannoplancton da Davide Castradori (AGIP) e quelle dei macrofossili da Cesare Corselli (Università di Milano Bicocca). E' stato descritto il grado di alterazio- ne dei ciottoli ed è stato determinato il colore della fra- zione fine mediante le tavole Munsell. Poichè i pozzi sono stati perforati per lo più a distruzione, sono andate perdute tutte le informazioni riguardo alle strutture sedi- mentarie quali laminazioni, gradazione o alternanze di livelli molto sottili. Le sezioni sono state tracciate a scala verticale esagerata (1:1.000 in verticale, 1:25.000 in orizzontale) partendo dalla base topografica CTR (ed. 1984). Sulle sezioni sono stati inseriti i dati rilevati (geologia superfi- ciale e morfologia). Le sezioni sono rettilinee, a differen- za della maggior parte delle sezioni finora usate nelle ricostruzioni geologiche di questa zona, e passanti per i pozzi di maggiore interesse. I pozzi distanti non più di 300 metri dalla traccia della sezione, in zone coerenti dal punto di vista geologico, sono stati proiettati sulla sezione stessa. Sono state tracciate principalmente sezioni per- pendicolari e longitudinali al bacino di sedimentazione; inoltre sono state tracciate alcune sezioni oblique per poter seguire nelle tre dimensioni i corpi e le superfici riconosciuti nelle sezioni. La densità delle sezioni non è omogenea in quanto dipende strettamente dalla distri- buzione dei pozzi, concentrati nelle aree di maggiore presenza industriale e abitativa (fig. 1B). Le correlazioni tra i pozzi sono state eseguite par- tendo dai dati direttamente osservati, cioè dai dati di terreno e dai dati provenienti dall'analisi dei cuttings di perforazione, estesi poi alle stratigrafie dei pozzi adia- centi. L'analisi diretta dei cuttings di perforazione ha permesso non solo di distinguere i livelli in base alle caratteristiche tessiturali e petrografiche ma anche di evidenziare paleosuoli e profili di alterazione consenten- do una migliore definizione di unità simili per sedimen- tologia e petrografia. Nell'analisi delle stratigrafie esistenti sono stati reintepretati alcuni termini usati dai sondatori; per esempio, i livelli definiti come torba solo raramente sono effettivamente costituiti da torba, ma più general- mente sono livelli ricchi in materia organica. I livelli defi- niti come argilla e ciottoli, argilla rossa e argilla gialla corrispondono per lo più a unità molto alterate. Sulla base di queste osservazioni è stato possibile, conside- rando le unità affioranti nelle adiacenze dei pozzi, trac- ciare in sottosuolo i limiti riconosciuti in superficie e, nel contempo, individuare anche alcune unità solo sepolte. Il reticolo di sezioni ha permesso inoltre di seguire nelle tre dimensioni le geometrie dei corpi sepolti, attribuen- do quindi un preciso significato geologico alle superfici riconosciute. La ricostruzione della geologia di sotto- suolo, dal punto di vista evolutivo e paleogeografico, ha consentito inoltre di affinare il modello di superficie in quelle aree in cui era meno chiaro. Fig. 1 - A - Posizione dell'area di studio (in nero); B - Carta schematica della zona; in grigio è indicata l'estensione dei centri abitati e l'idrografia principale: le linee corrispondono alla traccia delle sezioni, i cerchi indicano i pozzi analizzati direttamente. A - Study area location (in black); B - Schematic map of the study area. Grey colour shows residential areas and the main hydrography; straight lines are the geological sections, circles are the directly analysed wells. 4. GEOLOGIA DI SUPERFICIE L'area era già stata oggetto in passato di numerosi studi (DESIO, 1938; RIVA, 1941, 1943, 1947, 1953, 1957; VENZO, 1948a, 1948b, 1949, 1950) che hanno analizzato in generale l'"Anfiteatro di Villa d'Adda". Lavori più specifici su singoli aspetti sono stati rivolti alla successio- ne affiorante nella forra dell'Adda (OROMBELLI e GNACCOLINI, 1978; OROMBELLI 1979; CALDARA et al., 1988; G I U S S A N I , 1992) oppure ai paelosuoli (UGOLINI e OROMBELLI, 1968; CREMASCHI, 1987). BINI (1994) pubblica una carta del settore orientale dell'Anfiteatro dell'Adda, BINI e RIGAMONTI (2000) e ROSSI e RIGAMONTI (2000) analizzano la successio- ne affiorante lungo la sponda bergamasca dell'Adda. Il nuovo rilevamento di superficie (STRINI, 2001) è riportato schematicamente in fig. 2. Nella carta, a causa della scala ridotta, sono state trala- sciate le unità affioranti nella forra dell'Adda e il Ceppo della Molgora. Di seguito è fornita una descrizione sintetica delle unità affioranti, mentre nelle tabelle 1, 2 e 3 sono confrontate le principali caratteristiche delle diverse unità. Il termine inferiore della successione è rap- presentato dalle Argille di Conche che affiorano sporadicamente solo nella forra dell'Adda in perio- di di magra. In questa unità sono raggruppati affioramenti di sabbie e limi che appartengono molto probabilmente ad ambienti diversi. Sono presenti sia macrofossili di origine marina (Orombelli, com. pers.), sia livelli ricchi in sostanza organica, sia livelli fortemente screziati o arrossati. VENZO (1950) rinviene in un affioramento presso Paderno d'Adda un dente di Anancus arverniensis. Poichè la suc- cessione è profondamente deformata da frane a grande scala che interessano le pareti della forra (CALDARA et al. 1988; GIUSSANI, 1992) e poichè gli affioramenti sono sempre di ridotte dimensioni e distanti tra loro non è possibile, di fatto, ricostruire con precisione la succes- sione sedimentaria solo in base ai dati di superficie. Superiormente alle Argille di Conche affiora una potente successione di conglomerati suddivisi in tre for- mazioni: Ceppo del Naviglio di Paderno, Ceppo del Brembo e Ceppo dell'Adda. La divisione è resa possibi- le dalla marcata differenza della composizione petrogra- fica tra le diverse unità. Il Ceppo del Naviglio di Paderno affiora nella parte settentrionale della valle dell’Adda e costituisce il termine inferiore della successione; è costi- tuito principalmente da carbonati e da arenarie calcaree provenienti dalle successioni affioranti a Nord dell'area studiata. E' caratteristica la presenza di grossi blocchi di arenaria di forma subangolare (sino a 50 cm). In un affio- ramento, a tetto del Ceppo del Naviglio di Paderno è presente un potente paleosuolo (spessore 250 cm) che marca il limite con il soprastante Ceppo dell’Adda. Il Ceppo del Brembo si caratterizza per l'abbon- dante presenza di ciottoli di litologie brembane (Collio, Verrucano Lombardo). Esso costituisce il termine infe- riore della successione a Sud di Porto d’Adda ed è in parte eteropico con il Ceppo del Naviglio di Paderno. Questi conglomerati sono suturati dal Ceppo dell’Adda, con petrografia più variabile, che affiora lungo tutta la forra. La parte superiore del Ceppo dell'Adda è profon- 345Geologia di sottosuolo ... damente alterata e costituisce una unità a sè stante denominata Formazione di Trezzo sull'Adda. Questa formazione si caratterizza per l'estrema alterazione che interessa l'intero spessore dell'unità con oltre il 90% dei ciottoli totalmente alterato. Il limite inferiore è un limite graduale con formazione di organi geologici che la mette in contatto con il sottostante Ceppo dell'Adda. La Formazione di Trezzo sull’Adda e il Ceppo dell'Adda affiorano non solo lungo l'Adda, ma anche lungo alcuni corsi d'acqua minori quali il Rio Vallone e il Rio della Cavetta. Il Ceppo della Molgora è costituito anch'esso da un conglomerato a cemento carbonatico e contenuto petrografico variabile e, sebbene sia diffu- samente presente in sottosuolo, ha scarsa evidenza e continuità in affioramento. Esso è presente nel settore più occidentale, lungo la Molgora, il Curone e corsi d'acqua minori. Superiormente alla Formazione di Trezzo sull’Ad- da è presente la successione dei depositi glaciali e flu- vioglaciali corrispondenti alle glaciazioni medio e tardo- pleistoceniche. I rapporti tra le unità sono alquanto arti- colati a causa della complessa geometria dei due lobi dell’anfiteatro in cui si sono alternate fasi di costruzione e smantellamento. Sono stati riconosciuti i depositi appartenenti a cinque unità allostratigrafiche che, dalla più antica alla più recente, sono: Allogruppo del Bozzente, Alloformazione della Specola, Alloformazione di Binago, Allogruppo di Besnate e Alloformazione di Cantù. Queste unità corrispondono a cinque diverse glaciazioni. La loro identificazione è stata fatta in base alle Fig 2 - Carta geologica schematica dell'area a NE di Milano. Schematic geological map of the area NE of Milan. 346 Tab. 1 - Sintesi delle principali caratteristiche delle principali unità affioranti (ad esclusione dei conglomerati e delle coperture loessi- che). Main charactherisics of the outcropping units (except conglomerates and loess). ALLOGRUPPO DEL BOZZENTE ALLOGR. ALLOFORMAZ. ALLOFORMAZ. ALLOGR. ALLOFORMAZ. FORMAZ. ALLOFORMAZ. DEL PONTE DELLA DI DI DI DI C.NA DI C.NA DI SPECOLA BINAGO BESNATE CANTÙ RONCHI FONTANA PADERNO . PELLA Facies till, fluviogl. till, fluviogl. fluviogl. till, fluviogl till, fluviolg. fluviog., fluvioglaciali, fluviali versante fluviali Litologia diamicton, diamicton, ghiaie ghiaie e diamicton, diamicton, ghiaie ghiaie, ghiaie, limi ghiaie sabbie ghiaie sabbie e sabbie con con interc. occasionali sabbiose intercalz. sabbiose Spessore del > 10 m > 10 m non det. fino a 6- 8 m >250 cm 4 m 1,5 m profilo alteraz. Clasti alterati alterati non alterati alerati alterati** decarbonatati decabornatati carb. in superficie Clasti alterati alterati occasionali arenizzati o con con cortex ridotto, con cortex o non alterati alpini arenizzati cortex rari arenizzati non alterati % clasti alterati > 90% 90%* < 10% > 70% > 90** 40% < 10% Colore da 5YR da 2.5YR (occ) 10YR 7.5 YR da 7.5YR a 10YR da 7.5 YR 10YR matrice a 10YR a 10YR occas 5YR, a 10 YR 10YR Argilla abbondante abbondante assente abbondante presente scarsa assente secondaria Copertura -- M. Carmelo, 5YR, assente 10YR, 7.5YR, 10YR 10YR o assente loessica 7.5YR, 7.5YR screziato, assente 7.5YR screziato, occasionale 5YR 10YR Morfologia non dà luogo ampia cerchia terrazzi interni morene morene e piane piane ampie piane fluviogl. a morfologie nella zona di alla forra conservate fluviogl. peculiari Camparada dell'Adda e piane fluviogl. poco conservate e piane fluvioglaciali smantellate + il profilo di alterazione è difficilmente ossorvabile a causa dell'esposizione lungo pareti abrupte. Centazione da assente a buona in alcui livelli; * stima fatta sulla parte inferiore della successione a causa delle difficili condizioni di affiormento; ** affioramenti con flysch dominanti che sono tutti decarbonatati. Tab 2 - Caratteristiche principali delle coperture loessiche. Main charactheristics of loess units. MONTE 5YR 7.5YR 10YR 7.5 YR 10YR CARMELO screziato screziato Colore da 5RY a 7.5YR 5YR 7.5 YR 10YR 7.5 YR con 10YR (2.5YR occ.) screziature con glosse più arrossate e più giallatre Consolidamento molto sovraconsolidato occasionalmente occasionalmente sovraconsolidato da sovraconsolidato sovraconsolidato sovraconsolidato sovraconsolidato a non sovraconsolidato Contenuto abbondante abbondante presente scarsa o assente abbondante presente in argilla Figure sempre presenti occasionali occasionali occasionali sempre presenti sempre presenti pedogenetiche da gelo Unità a tetto Alloformazione loess 7.5YR loess 10YR Alloformaz. 7.5 YR,10YR 10YR più antica della Specola di Binago screziato Unità a letto più Alloformazione Alloformazione Alloformazione Allogruppo Alloformazione 7.5YR screziato giovane di C.na fontana della Specola della Specola di Besnate della Specola e M. Carmelo A. Bini et al. 347 caratteristiche di alterazione e alla posizione geometri- ca. Non esistono, sul territorio analizzato, elementi per poter effettuare datazioni geocronometriche. Tuttavia, correlando le unità a quelle dell’anfiteatro del Lario (set- tore Occidentale) si possono attribuire al Pleistocene medio l'Allogruppo del Bozzente, l'Alloformazione della Specola e l'Alloformazione di Binago (BINI, 1987, 1997a; ZUCCOLI, 1997, 2000); al Pleistocene medio- superiore l'Allogruppo di Besnate mentre l'Alloformazione di Cantù corrisponde all'ultima glaciazione ed è quindi riferibile al Pleistocene superiore (BINI, 1997a). L’Allogrupo del Bozzente si caratterizza per una estrema alterazione dei clasti, un forte arrossamento e un arricchimento in argilla secondaria. L’Alloformazione della Specola è caratterizzata da una alterazione meno intensa, ma sempre cospicua, interessando oltre il 70% dei clasti e raggiungendo, nella zona di definizione, 8 m di spessore (ZUCCOLI, 1997). L’Alloformazione di Binago e l’Allogruppo di Besnate hanno un'alterazione marca- tamente più ridotta. L’Alloformazione di Cantù ha una alterazione estremamente ridotta con fronte di decarbonatazione che si attesta a una profondità di 1,5 m e l’alterazione che interessa circa il 10% dei ciottoli. Tutte le unità, ad eccezione dell'Alloformazione di Cantù, sono coperte da una o più coltri di loess. L'Allogruppo del Bozzente è coperto a tetto da una caratteristica coltre di loess fortemente pedogenizzata che è stata elevata al rango di formazione denominata Formazione di Monte Carmelo (BINI, 1997a; ZUCCOLI, 1997, 2000). Nell'area sono state distinte in totale 6 col- tri loessiche i cui rapporti stratigrafici non sono sempre semplici da definire. Infatti l'intensa opera di sfrutta- mento come materia prima per l'edilizia, e la rimobiliz- zazione durante le fasi glaciali successive, rende gli affioramenti di loess piuttosto frammentari. 5. GEOLOGIA DI SOTTOSUOLO L'area è già stata oggetto di una prima ricostru- zione di sottosuolo rivolta soprattutto alla caratterizza- zione degli acquiferi (DENTI et al. 1988) mentre alcuni lavori precedenti (DESIO e VILLA, 1960; MARIANI, 1938) avevano considerato singole stratigrafie di pozzi. Nella ricostruzione presentata in questo lavoro sono state individuate le unità già riconosciute in super- ficie e alcune unità solo sepolte che sono l'Allogruppo di Ronco Briantino, l'Allogruppo di Vimercate e il Ceppo di Lomagna. I caratteri e il significato paleogeografico di que- ste unità sono descritte nel paragrafo successivo. La ricostruzione di sottosuolo ha permesso di individuare un reticolo di paleovalli, in parte con anda- mento completamente diverso dall'attuale idrografia, che è illustrato nella fig. 3. Nella stessa figura è indicata la principale idrografia attuale. Nella figura 4 (A,B,C) sono illustrati i rapporti stratigrafici tra le unità ricono- sciute in sottosuolo. Tab 3 - Sintesi delle unità conglomeratiche affioranti. Main characteristics of the conglomerates units outcropping in the area. Ceppo del Naviglio di Paderno Ceppo del Brembo Ceppo dell'Adda Ceppo della Molgora Carbonati 41,8% 40,8% 59,3% 49% Flysch + Congl. di Sirone 54% 16,3% 15,4% 38,3% Selce 2% 1,6% 0,7% 0,4% Cristallini + Metamorfici 1,4% 16,6% 18,7% 9,1% Quarzo 0,2% 4,9% 2,1% 2% Verrucano 0,2% 15,5% 1,5% 0,2% Vulcaniti 0,4% 3,6% 2% 1,3% Ultramafiti 1,7% Altro 0,4% superficie erosionale, erosionale, organi geolgoci organi geologici superiore con paleosuolo cementazione buona da buona a media da buona a media da buona a scarsa Fig 3 - Carta delle paleovalli riconosciute in sottosuolo. In gri- gio è indicata l'idrografia attuale. Map of the paleovalleys determined by underground analisis. Present hydrograpy in grey. Geologia di sottosuolo ... 348 Fig 4 - Schemi dei rapporti stratigrafici - A - Schema dei rapporti stratigrafici orientato E-W a Nord del territorio esaminato. Si noti che la pelovalle 1 è indicata due volte per specificarne i rapporti con le altre unità. La paleovalle 1 è l'unica disposta E-W, mentre tutte le altre sono N-S; B - Schema dei rapporti stratigrafici orientato E-W a Sud del territorio esaminato all'altezza di Agrate Brianza - Cavenago di Brianza. Si noti che l'assetto geologico è più semplice di quello a Nord; C - Schema dei rapporti stratigrafici in un tran- setto N-S della zona esaminata (asse Ronco Briantino - Vimercate - Burago di Molgora - Agrate Brianza). Si noti la differenza di età del tetto delle unità marine spostandosi da Nord verso Sud. Bri = Allogruppo di Ronco Briantino; CN = Ceppo del Naviglio di Paderno; CR = Ceppo del Brembo; CD = Ceppo dell'Adda; Tre = Formazione di Trezzo sull'Adda; CM = Ceppo della Molgora; CL = Ceppo di Lomagna; Bo = Allogruppo del Bozzente; Spe = Alloformazione della Specola; Be =Allogruppo di Besnate indifferenziato. Stratigraphic frameworks of the area. A - Stratigraphic framework E-W in the northern part of the study area: note that paleovalley 1 is signed twice in order to specify the stratigraphic relationships. The paleovalle 1 is E-W oriented; all the other ones are N-S oriented. B - Stratigraphic framework E-W in the South part of the area at Agrate Brianza - Cavenago di Brianza latitude. The geological settlement is more simple in this area than in the North one; C - Stratigraphic framework N-S oriented (Ronco Briantino - Vimercate - Burago di Molgora - Agrate Brianza axis); it is evident the different age of the top of the marine units moving from the northern part to the southern part. Bri = Allogruppo di Ronco Briantino; CN = Ceppo del Naviglio di Paderno; CR = Ceppo del Brembo; CD = Ceppo dell'Adda; Tre = Formazione di Trezzo sull'Adda; CM = Ceppo della Molgora; CL = Ceppo di Lomagna; Bo = Allogruppo del Bozzente; Spe = Alloformazione della Specola; Be =Allogruppo di Besnate indifferenziato. A. Bini et al. In linea di massima si può dire che l'Allogruppo di Ronco Briantino costituisce un insieme di unità conti- nentali che riempiono la paleovalle 1. L'Allogruppo di Vimercate costituisce il riempimento di della paleovalle 3 e di parte della 4 ed è possibile distinguere al suo interno due unità, una più grossolana e una più sabbio- sa. Nella parte superiore di questa unità confluiscono sicuramente anche i deposti appartenenti alle facies flu- vioglaciali delle unità più vecchie che non possono essere distinti in singole unità. Infatti i depositi fluviogla- ciali appartenenti a glaciazioni differenti possono essere distinti solo in base all'alterazione, ma in una succes- sione sedimentaria ricostruita solo in base alle stratigra- fie di pozzi o cuttings esi appariranno per lo più come un'unica sequenza di ghiaie in cui gli eventuali orizzonti di alterazione possono essere stati erosi e quindi rico- nosciuti solo occasionalmente. Il Ceppo di Lomagna, che costituisce il riempi- mento della paleovalle 4, non è costituito da un unico evento sedimentario in quanto contiene paleosuoli, più abbondanti verso l'alto della successione. 6. RICOSTRUZIONE PALEOGEOGRAFICA La ricostruzione della geologia di sottosuolo ha permesso una prima ricostruzione dell'evoluzione paleogeografica dell'area, a partire dal Pliocene supe- riore. Osservando gli schemi dei rapporti stratigrafici si nota come la situazione sia molto articolata a Nord e tenda a semplificarsi verso Sud. Dopo la fase di erosione messiniana, l'area era invasa da bracci di mare che penetravano profonda- mente nella valle del Lario. A differenza dell'area a Sud del Lago Maggiore, dove sono stati chiaramente individuati i sedimenti che testimoniano la progradazione del Ticino verso la pia- nura durante il Pliocene medio (BINI, 1997a; ZUCCOLI, 1997), nell'area interessata la sedimentazione marina continua per tutto il Pliocene. L'Adda percorreva la valle del ramo di Como del Lario al termine della quale depo- neva il Ceppo di Portichetto del Pliocene superiore (TOMASI, 2001). Nell'attuale valle dell'Adda, oggetto del presente studio, le condizioni marine sono perdurate sino al Pliocene superiore. Più complessa è la situazione della valle del ramo di Lecco del Lario che doveva essere in qualche modo ostruito e la cui trattazione esula dagli scopi del presente lavoro. La successione sedimentaria marina appare spesso intervallata da depositi grossolani che possono essere giustificati considerando la limitata distanza dalla costa. La sedimentazione al fondo poteva quindi ricevere apporti dai versanti, da frane, da correnti di tor- bida o, semplicemente, dalla progradazione di torrenti che costruivano il proprio delta conoide. Da condizioni marine si passa gradualmente a condizioni di laguna, in cui si depositano livelli partico- larmente arricchiti in materia organica. Tuttavia la man- canza di una fitta rete di pozzi e sondaggi non consen- te, al momento attuale, una ricostruzione più particola- reggiata dell'andamento della linea di costa e dell'evo- luzione del bacino. Nel Pliocene superiore, condizioni marcatamente continentali sono testimoniate dall'incisione nei sedi- menti marini di una valle disposta E-W riempita da sedi- menti fluvioglaciali, fluviali e glaciali (Paleovalle 1; fig. 3). La direzione di approfondimento della valle è verso Est, cioé verso l'attuale corso dell'Adda. Il riempimento potrebbe testimoniare una prima glaciazione correlabile in via preliminare con la Glaciazione S. Salvatore (BINI, 1997a; ZUCCOLI, 1997, 2000). Con il Pleistocene inferiore il quadro paleogeogra- fico cambia radicalmente e la sedimentazione nell'aerea è dominata da due flussi principali, uno proveniente da Nord e uno da Est (fig. 5). I corsi d'acqua provenienti da Nord incidono nelle unità marine una valle ben seguibile in sottosuolo che viene riempita dal Ceppo del Naviglio di Paderno (paleovalle 2). L'andamento della valle è circa NNE- SSW nel settore più settentrionale, piega più marcata- mente verso SW tra Bellusco e Ornago fino all'altezza di Cavenago di Brianza dove la valle devia ad angolo retto verso Sud. Contemporaneamente, da Est, un corso d'acqua proveniente dal bacino del Brembo depositava una potente successione di ghiaie, ben rico- noscibili in base alla petrografia. Le due piane in una prima fase rimangono sepa- rate da un dosso disposto circa N-S costituito da depo- siti marini (Argille di Conche) ben individuabile in sotto- suolo da Colnago a Roncello (fig.6). Con il progredire della sedimentazione il Brembo da Est e i corsi d'acqua da Nord colmano la paleovalle e superano l'alto in depositi marini cosicchè le due piane diventano coalescenti; l'eteropia tra le due formazioni è ipoteticamente collocabile in sottosuolo tra Porto 349 Fig 5 - Mappa schematica dell'area durante il Pleistocene infe- riore. Le piane del Ceppo del Naviglio di Paderno e del Ceppo del Brembo sono separate da un alto in unità marine. L'eteropia tra le due unità è dedotta dai dati di sottosuolo. Le frecce indicano la direzione degli apporti del Ceppo del Naviglio di Paderno (CN) e del Ceppo del Brembo (CR). Schematic map showing the study area during the early Pleistocene, deduced by Ceppo del Naviglio di Paderno and Ceppo del Brembo outcrops and by underground analysis. The Ceppo del Naviglio di Paderno plain and Ceppo del Brembo plain are divided by a knoll (signed with cross) composed of marine units. Heteropic relationship is evident in underground analysis. Arrows show the main flow direction of Ceppo del Naviglio di Paderno (CN) and Ceppo del Brembo (CR). Geologia di sottosuolo ... 350 Fig. 6 - Sezione geologica all'altezza di Colnago. E' evidente l'alto in unità marine che divide il Ceppo del Brembo (CR) dal Ceppo del Naviglio di Paderno (CN). Con il proseguire della sedimentazione le due unità superano il dosso e le due unità diventano eteropiche. CD = Ceppo dell'Adda, Tre = Formazione di Trezzo sull'Adda; Ca = Alloformazione di Cantù; BPs = Unità di Porto d'Adda Superiore (Allogruppo di Besnate); T = torba o materia organica; M = depositi marini; a = resti vegetali; b = conchiglie. Geological cross section near Colnago. The knoll made up of marine units divides Ceppo del Brembo (CR) and Ceppo del Naviglio di Paderno (CN). When the two units reach the top of the knoll, the two units become heteropic. CD= Ceppo dell'Adda; Tre = Formazione di Trezzo sull'Adda; Ca = Alloformazione di Cantù; BPs = Unità di Porto d'Adda Superiore (Allogruppo di Besnate); T = peat or organic matter; M = marine deposits; a = vegetals remains; b = shells A. Bini et al. d'Adda e Colnago. Verso Ovest la piana costituita dal Ceppo del Naviglio di Paderno si estendeva fino a Ronco Briantino e Villanova dove in sottosuolo è eviden- te la progressiva riduzione dei depositi di questa forma- zione. La forte eterogeneità dei depositi appartenenti al Ceppo del Naviglio di Paderno in sottosuolo fa supporre che in realtà l'intero corpo non sia la testimonianza di un unico evento deposizionale ma risulti dalla deposizione di più corpi sedimentari deposti in condizioni diverse. La durata di questa fase non è identificabile a causa della mancanza di elementi databili nella succes- sione, tuttavia è stata sufficiente affinché si potesse creare, almeno localmente, un paleosuolo a tetto del Ceppo del Naviglio di Paderno. Su una paleosuperfice probabilmente molto arti- colata, costituita dalle due piane coalescenti, si depone un nuovo corpo di ghiaie che oblitera completamente la topografia precedente e che si espande per una super- ficie considerevole, dall'Adda fino Ronco Briantino e Carnate a Ovest e da Paderno d'Adda fino all'autostra- da MI-VE per spingersi ancora più Sud dell'area rileva- ta. Questi depositi, costituenti il Ceppo dell'Adda, testi- moniano un corso d'acqua di notevoli dimensioni pro- veniente da Nord (fig. 7). Questo conglomerato era stato attribuito prece- dentemente al dominio valsassinese (OROMBELLI, 1979), tuttavia il rilevamento geologico di tutto l'Anfiteatro del Lario, lo spessore, l'estensione e la petrografia del con- glomerato indicano che il Ceppo dell'Adda costituisce l'espressione sedimentaria dell'Adda. La diversione dell'Adda da Como a Lecco avviene durante il Pleistocene inferiore. Allo stato attuale delle ricerche non è possibile stabilire se la diversione sia dovuta a tettonica, a semplice dinamica fluviale o ad una glacia- zione. La successione costituita dal Ceppo dell'Adda e dalle sottostanti unità è successivamente tagliata da una valle (paleovalle 3) che disarticola la superficie ori- ginaria (figg. 3 e 8). La paleovalle 3 inizia dal versante dell’attuale valle dell’Adda (GIUSSANI, 1992), ha un anda- mento circa NE-SW nel tratto più a monte e piega in modo deciso verso Sud in corrispondenza dell'abitato di Vimercate. Questo andamento ricalca in parte quello della paleovalle 2. Una seconda paleovalle (4) si imposta più a Ovest della precedente. La valle, tagliata direttamente nei depostiti marini, ha un andamento N-S nel tratto più settentrionale, dove ricalca l'attuale corso della Molgora, mentre in corrispondenza di Vimercate cam- bia di direzione verso SW per poi disporsi parallelamen- te alla paleovalle 3. I talweg delle due paleovalli restano separati sino alla loro confluenza all’altezza di Caponago. Le valli 3 e 4 testimoniano un fenomeno erosivo di portata consi- derevole, se si considera che all'altezza dell'abitato di Bernareggio la differenza di quota tra il talweg e il top dei versanti della paleovalle 3 è di quasi 100 m. La forma della paleovalle 3 mostra, in destra idro- grafica, un ampio semicerchio (fig. 3). In corrisponden- za di questo e a Ovest del talweg, il fondovalle costitui- sce un ripiano sul quale insistono corpi di conglomerati via via più spessi andando in direzione del piastrone di Ceppo dell'Adda (fig. 8). Questi depositi possono esse- re interpretati come corpi di frana, in analogia con quanto attualmente visibile nella forra dell'Adda (CALDARA et al., 1988) dove la successione è dislocata da imponenti fenomeni di rilascio. I riempimenti delle paleovalli 3 e 4 presentano molte analogie. In una prima fase la paleovalle 3 è per- corsa da corsi d'acqua a energia elevata, che depongo- no sedimenti grossolani costituenti la porzione inferiore dell'Allogruppo di Vimercate. L'energia di questi corsi d'acqua diminuisce verso Sud come è testimoniato dal ridotto spessore di questi depositi. Successivamente e contemporaneamente al progressivo colmamento della valle l'energia dei corsi d'acqua si riduce a tal punto che si instaurano sempre più spesso specchi d'acqua stagnante, con deposizione di livelli fini ricchi in materia organica. Con il progredire della sedimentazione viene superato l'alto topografico che separava le valli 3 e 4 cosicchè i corsi d'acqua della palevoalle 3 possono divagare anche nella paleovalle 4, che era stata riempi- ta dai depositi grossolani del Ceppo di Lomagna, e che, in questa fase, non è più attiva e non presenta più apporti da Nord. Successivamente le valli vengono nuovamente per- corse da corsi d'acqua a elevata energia che trasportano i sedimenti grossolani, oggi costituenti il Ceppo della Molgora, parzialmente affiorante presso Aicurzio, Vimercate, Cernusco Lombardone e in altre località. In questo conglomerato sono presenti sia corpi con clasti di litologie locali, sia corpi con clasti di litologie cristalline. Il corso d'acqua che scorreva nella paleovalle 4 deposi- tava ghiaie di composizione strettamente locale prove- nienti, almeno in parte, dal bacino del Curone. Gli apporti con marcato incremento di litologie esotiche, dato che il Ceppo della Molgora è successivo ai primi eventi glaciali, possono essere attribuiti al rima- 351 Fig. 7 - Carta schematica della piana del paleo Adda, dedotta dagli affioramente del Ceppo dell'Adda, della Formazione di Trezzo sull'Adda e dai dati di sottosuolo. CD = Ceppo dell'Adda. Le frecce indicano la direzione principale degli apporti. Schematic map of the paleo Adda plain, deduced from Ceppo dell'Adda and Formazione di Trezzo outcrops and under- ground analyses. CD = Ceppo dell'Adda. Arrows show the main flow direction. Geologia di sottosuolo ... neggiamento di precedenti sedimenti glaciali o fluvio- glaciali. Con il Pleistocene medio le condizioni cambiano in modo radicale in quanto il territorio è interessato dalle avanzate glaciali di cui rimangono ampie tracce in superficie. Le prime grandi avanzate glaciali depositano i sedimenti oggi compresi nell'Allogruppo del Bozzente in cui si individuano almeno due fasi maggiori (BINI, 1997a; ZUCCOLI 1997, 2000). La prima fase di avanzata glaciale (Formazione di C.na Ronchi Pella) arrivava a lambire l'abitato di Usmate -Velate; uno scaricatore glaciale doveva per- correre la paleovalle 5 disposta circa N-S e ben eviden- te da Lomagna a Carnate. Le morene relative a questa fase sono state in seguito smantellate e oggi la Formazione di C.na Ronchi Pella è individuabile solo in sporadici affioramenti. Il successivo evento glaciale (glaciazione C.na Fontana, i cui depositi sono raggruppati insieme alla F. di C.na Ronchi Pella nell'Allogruppo del Bozzente) rag- giungeva in pratica il limite della glaciazione preceden- te, costruendo l'imponente cerchia di Camparada a Ovest e una cerchia, oggi smantellata, a Est. Di que- st'ultima rimane evidente il dosso di Bernareggio men- tre verso Est la cerchia si chiudeva probabilmente poco a Nord di Cornate d'Adda. Antistante alla cerchia di Camparada si estendeva un'ampia piana fluvioglaciale, oggi smembrata e testi- moniata da terrazzi che si chiudono all'altezza di Arcore. Più a Est, nel lobo dell'Adda si instaurava una piana fluvioglaciale testimoniata da superfici terrazzate a Sud degli abitati di Bernareggio e Carnate; le acque fluvioglaciali sfruttavano in parte la paleovalle 3 ormai 352 Fig. 8 - Sezione geologica tra Usmate e Castel Negrino; sono evidenti le palevalli 3 e 4. Il profilo della paleovalle 3 mostra un'ampia spianata sulla quale si impostano corpi di conglomerato intepretati come il prodotto di frane alla grande scala lungo i versanti della paleovalle. Le sigle delle unità sono le medesime della fig. 5. BoR = Formazione di C.na Ronchi Pella; BoF = Alloformazione di C.na Fontana BCe = Unità di Cernusco Lombardone; BOs = Unità di Osnago; T = torba o materia organica; a = resti vegetali; b = conchiglie. Cross section from Usmate to Castel Negrino; paleovalleys 3 and 4 are evident. Note that the paleovalle 3 profile has a wide terrace on which conglomerates bodies are present. The conglomerates are intrepreted as the effect of great landslide along the paleovalley slope. The unit abbreviations are the same of fig. 5. BoR = Formazione di C.na Ronchi Pella; BoF = Alloformazione di C.na Fontana BCe = Unità di Cernusco Lombardone; BOs = Unità di Osnago; T = peat or organic matter; a = vegetals remains; b = shells. A. Bini et al. quasi totalmente riempita mentre ancora più a Est, lungo l'allineamento Castel Negrino - Cornate d'Adda, la precedente superficie topografica costituita dalla Formazione di Trezzo sull'Adda rimaneva preservata dall'erosione, in prossimità di Castel Negrino, da un ter- razzo vergente a Nord. Uno scaricatore glaciale minore doveva sfruttare l'incisione del Rio Vallone. Le glaciazioni successive hanno costruito morene interne alle precedenti, ancora conservate nel lobo del Lambro e totalmente smantellate (per quanto riguarda l'Alloformazione della Specola e l'Alloformazione di Binago) nel lobo dell'Adda. Durante la glaciazione Specola un'ampia valle flu- vioglaciale disposta NNE-SSW si impostava tra Bernareggio, Aicurzio e Bellusco; dallo stesso lobo uno scaricatore di minore portata sfruttava la già esistente valle del Rio Vallone. Dal lobo del Lambro, invece, uno scaricatore sfruttava una valle posta a NE di Usmate Velate. Le due piane si univano appena a Nord di Vimercate, costituendo così un unico sandur di vaste dimensioni. Alla glaciazione Specola o Binago possono essere attribuite anche le ghiaie dell'Allogruppo del Ponte di Paderno che costituiscono corpi interni alla forra dell'Adda, in parte cementati e coperti dai succes- sivi depositi dell'Allogruppo di Besnate. Sono attribuiti alla glaciazione Binago alcuni affioramenti lungo il Rio Vallone, che doveva quindi funzionare da scaricatore glaciale, e un grosso terrazzo posto tra Concorezzo e Vimercate che sottende depositi marcatamente arric- chiti in litologie locali. La glaciazione Besnate è invece molto più artico- lata in quanto consta di numerose fasi, ognuna delle quali ha dato luogo a morene e terrazzi variamente giu- stapposti che sulla carta di fig. 2 sono stati tutti rag- gruppati nell'Allogruppo di Besnate indistinto. E' da notare che sia nel lobo del Lambro sia in quello dell'Adda le morene relative a questa fase si attestano a Nord dell'area studiata e, a partire dall'ultima unità dell'Allogruppo, uno scaricatore usava la valle dell'Adda, tagliando l'alimentazione al Rio Vallone. Allo stesso modo la glaciazione Cantù è rappre- sentata solo da deposti fluvioglaciali che nel lobo dell'Adda costituiscono terrazzi interni alla forra e pic- cole piane a Nord di Cornate d'Adda, mentre nel lobo del Lambro (almeno per quanto riguarda il settore in esame) sono limitati a piccoli terrazzi lungo il corso della Molgora. L'area a SudOvest, come si evidenzia anche dagli schemi dei rapporti stratigrafici, è molto meno articola- ta. Essa è interessata solo dall'incisione delle paleovalli 3 e 4 e da una valle (paleovalle 6) con direzione NW-SE. Quest'ultima valle è riempita da depositi fluvioglaciali indistinguibili, che comprendono tutta la serie che va dall'Allogruppo del Bozzente alle prime unità dell'Allogruppo di Besnate ed è interpretabile in prima approssimazione come un paleoalveo del Lambro che scorre attualmente ad appena 2 chilometri di distanza. Nello figura 4C è evidente come il tetto dei sedi- menti marini si abbassi verso Sud e che in questa dire- zione sia di età più recente rispetto alle aree a Nord. Questa disposizione è dovuta alla subsidenza della pia- nura, al sollevamento isostatico della catena e probabil- mente anche a tettonica. 7. CONCLUSIONI Tramite la stretta integrazione tra i dati provenienti dal rilevamento di superficie, dall'analisi di cuttings di perforazione e carote e dalle stratigrafie di pozzi per acqua, è stato possibile ricostruire un modello di sotto- suolo dell'area a NE di Milano. Questo modello supera il tradizionale limite delle ricostruzione di sottosuolo in quanto le correlazioni tra i pozzi non vengono effettuate solo in base alla litologia, ma sono distinti corpi geolo- gici e superfici, riconoscibili grazie al confronto con i dati di superficie. Oltre al tracciamento in sottosuolo dei limiti riconosciuti in superficie è stato possibile determi- nare alcune unità solo sepolte. Il lavoro ha permesso di ricostruire un reticolo di valli sepolte oggi totalmente colmato. La definizione delle geometrie dei corpi sepolti inoltre può essere il primo passo verso un migliore e più dettagliato modello idrogeologico, in quanto i limiti tra unità geologiche che spesso hanno diverse caratteristi- che idrauliche condizionano la circolazione di acqua nel sottosuolo. La mancanza di una omogenea distribuzione dei pozzi fa si che il modello oggi proposto possa essere migliorato in futuro qualora fossero disponibili ulteriori dati. 8. RINGRAZIAMENTI Si ringraziano tutte le imprese, gli enti e gli studi professionali che hanno messo ha disposizione i cam- pioni e i dati. Si vogliono ringraziare in particolar modo il Prof. Corselli per la determinazione dei macrofossili e Davide Castradori (AGIP) per la determinazione del nannoplancton. Si ringrazia altresì il Dott. Peterlongo del C.A.P., il dott. Giussani della Montedison e il Dott. Ghezzi dello studio Geotecnico Associato. 9. BIBLIOGRAFIA BINI A. 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