Imp. Bini & DDEEFFIINNIIZZIIOONNEE DDII AALLCCUUNNII TTEERRMMIINNII IINN UUSSOO NNEELLLLAA CCAARRTTOOGGRRAAFFIIAA DDEEII DDEEPPOOSSIITTII QQUUAATTEERRNNAARRII CCOONNTTIINNEENNTTAALLII IINN AAMMBBIITTOO AALLPPIINNOO AAllffrreeddoo BBiinnii11,, AAnnddrreeaa BBoorrssaattoo22,, FFrraanncceessccoo CCaarrrraarroo33,, AAllbbeerrttoo CCaarrttoonn44,, DDaanniieellee CCoorrbbaarrii55,, MMaauurriizziioo CCuuccaattoo66,, GGiioovvaannnnii MMoonneeggaattoo77,,88,, && GGiioovvaannnnii BBaattttiissttaa PPeelllleeggrriinnii88 1Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi, via Mangiagalli 14, 20133 Milano; 2Museo Tridentino di Scienze Naturali, via Calepina 14, 38100 Trento; 3Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi via Valperga Caluso 35, 10125 Torino; 4Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi, via Ferrata 1, 27100 Pavia; 5Ufficio Attività Generali e di Conoscenza del Territorio, Direzione Generale Territorio ed Urbanistica Regione Lombardia. Via Sassetti 32/2, 20124 Milano; 6c/o l'Ufficio Geologia e Prove Materiali, via Val d'Ega, n. 48, 39053 Cardano (BZ); 7Dipartimento di Georisorse e Territorio, Università degli Studi, Via Cotonificio, 114, 33100 Udine; 8Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica, Università degli Studi, via Giotto, 1, 35137 Padova. RIASSUNTO: Bini A. et al., Definizione di alcuni termini in uso nella cartografia dei depositi quaternari continentali in ambito alpino. (IT ISSN 0394 – 3356, 2004). In questi anni nuovi approcci metodologici di rilevamento e cartografia dei depositi quaternari continentali hanno consentito l’abbandono del “modello classico” introdotto da Penck e Brückner (1909) basato sulle quattro glaciazioni, a favore di un approccio che utilizza unità stratigrafiche delimitate da discontinuità e definite secondo ambiti bacinali (idrografici e/o glaciali), inserite in una scala cronologica rela- tiva (Unità Allostratigrafiche e Unità stratigrafiche a limiti inconformi). In questa nota, frutto del confronto tra diversi autori, vengono pro- poste le definizioni dei termini utilizzati in ambito alpino secondo tale approccio, al fine di chiarirne il significato e precisarne l’utilizzo. In particolare vengono discussi i termini: LGM (Last Glacial Maximum), postglaciale e Pre–LGM. Il termine LGM indica l'ultimo massimo glaciale locale, senza riferimento alcuno ad unità cronologiche o stratigrafiche. Col termine postglaciale si vuole indicare l’insieme di eventi che si succedono a partire dal termine dell’ultima massima espansione glaciale locale, mentre Pre-LGM indica l’insieme degli eventi che la precedono. Contestualmente alla spiegazione della terminologia introdotta, vengono anche brevemente affrontate le pro- blematiche che ne derivano relativamente alla classificazione di depositi, delle unità ed alle conseguenti ricadute cartografiche, propo- nendo alcune possibili soluzioni. ABSTRACT: Bini A. et al., Definition of some terms used in the cartography of alpine continental Quaternary deposits. (IT ISSN 0394 – 3356, 2004). In the past decade a new approach to cartography and mapping of Quaternary continental deposits allowed the abandonment of the now obsolete "classical model" by Penck & Brückner (1909), which was based on four major glaciations. The new approach utilizes stratigraphic units, which are bounded by discontinuities and defined by following glacial and/or hydrographic basins, framed within a relative chronological scale (Allostratigraphic Units and Unconformity-bounded stratigraphic units). The present paper, which synthesi- zes different approaches to Quaternary continental stratigraphy, proposes a definition of the terminology used in the Alpine area, in order to make clear the significance of each term, and assess its proper use. The terms LLaasstt GGllaacciiaall MMaaxxiimmuumm ((LLGGMM)),, ppoosstt--ggllaacciiaall, and PPrree––LLGGMM are here discussed in detail. The term LLGGMM indicates the last local glacial maximum, without any reference to stratigraphic and chronostratigraphic units. The term ppoosstt--ggllaacciiaall is used to indicate the events which followed the last local glacial expansion. The term PPrree––LLGGMM indicates the events that preceded the last local glacial maximum. Furthermore, we here discuss some of the problems of classification that arise following the use of the new terminology, and suggest possible cartographic solutions. Parole chiave: LGM, pre-LGM, postglaciale, ubiquitario, indifferenziato, indistinto, Keywords: Last Glacial Maximum, Pre–LGM, post-glacial, ubiquitary, undifferentiated, indistinct. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 1177(1), 2004, 75-82 IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE Gli studi condotti in questi anni in ambito alpino italiano hanno visto diverse scuole di pensiero affrontare in modo originale le problematiche di rilevamento e car- tografia dei depositi quaternari continentali. Il confronto che sta avvenendo attualmente fra queste diverse scuo- le, anche all’interno del Progetto CARG, mostra come il quadro d’insieme che ne deriva sia sostanzialmente congruente, almeno per quanto riguarda il significato dei corpi cartografati, la cronologia dell’evoluzione quater- naria, e le ricostruzioni paleoambientali che ne conse- guono. Comune a tutti i differenti approcci è l’abbando- no del “modello classico” delle glaciazioni alpine (Penck e Brückner, 1909), in accordo con quanto sancito nel Final Report dell’IGCP 24 “Quaternary Glaciations in the Northern Hemisphere” (S̆ibrava, Bowen e Richmond, 1986), a favore di un approccio che utilizza unità strati- grafiche inserite in una scala cronologica relativa, secondo i normali principi della geologia. Si cartografa- no cioè corpi sedimentari e non “glaciazioni” o “intergla- ciali” (ossia eventi climatici), quindi corpi che non vengo- no più definiti secondo criteri climatici o morfologici, ma sulla base dei caratteri interni e delle discontinuità che li delimitano. A tal fine sono state utilizzate unità stratigra- fiche definite fondamentalmente secondo ambiti bacinali 76 A. Bini et al. (idrografici e/o glaciali), caratterizzate sulla base delle discontinuità che le delimitano superiormente ed infe- riormente, ed ulteriormente dettagliate nelle facies sedi- mentarie che le compongono (Bini et al., 1989; Bini, 1997; Bini e Pellegrini 1998; Bini et al., 2001). Le unità di riferimento per tale lavoro sono state inizialmente le UUnniittàà AAlllloossttrraattiiggrraaffiicchhee e, più recente- mente, le UUnniittàà aa LLiimmiittii IInnccoonnffoorrmmii (UBSU = Unconformity-bounded stratigraphic units), come racco- mandato dal Servizio Geologico Nazionale (2001) in considerazione che solo queste ultime risultano forma- lizzate nella International Stratigraphic Guide (1994). Appare opportuno precisare, tuttavia, che le UBSU non corrispondono in maniera soddisfacente alle caratteristi- che delle unità del Quaternario continentale in quanto le discontinuità che delimitano queste ultime: 1. non corrispondono necessariamente ad unconformi- ties; 2. hanno solo raramente estensione regionale, come invece è previsto “preferibilmente” per le UBSU; 3. non sono quasi mai “visibili”, come presunto per le UBSU, ma sono più frequentemente solo “tracciabili” per interpolazione. Da vari momenti di confronto e scambio di espe- rienze fra le diverse scuole è emersa l’esigenza comune di precisare il significato di alcuni termini di uso corrente nei vari gruppi che si occupano di rilevamento dei depo- siti quaternari continentali in ambito alpino; nello stesso tempo la presente nota ha lo scopo di fare conoscere tali termini ed il loro corretto utilizzo anche a quanti non si occupano direttamente di tali problematiche. 11.. LLAASSTT GGLLAACCIIAALL MMAAXXIIMMUUMM In senso generale il termine LLaasstt GGllaacciiaall MMaaxxiimmuumm (acronimo LLGGMM) rappresenta l'ultimo massimo glaciale locale. Si vuole indicare in questo modo l’ultima grande espansione glaciale llooccaallee, senza riferimento alcuno ad unità cronologiche o stratigrafiche. Il termine llooccaallee fa riferimento, in prima approssimazione, a singoli bacini i cui ghiacciai non erano coalescenti e, in seconda approssimazione, all'intero ambito alpino, considerato come locale rispetto al resto dei rilievi europei ed extraeuropei. Lo LGM nnoonn iinnddiiccaa ssoollaammeennttee ll''aaccmmee ggllaa-- cciiaallee mmaa ll’’iinntteerroo eevveennttoo, comprendendo quindi sia le fasi di avanzata che quelle di ritiro del ghiacciaio (“tardigla- ciale” auctorum). Dalla definizione sopraesposta derivano alcune considerazioni: a) Il termine LGM non va inteso come sinonimo dell’ultima glaciazione a livello globale né deve essere utilizzato come sinonimo di Würm, o Würm III; b) lo LGM, come del resto ogni altra glaciazione, non è un evento isocrono, ma la sua durata temporale si riduce progressivamente spostandosi dalle zone più interne della catena alpina agli anfiteatri. 11..11.. DDeeppoossiittii eedd UUnniittàà rriiffeerriibbiillii aalllloo LLGGMM Sono essenzialmente riferibili allo LGM i soli depo- siti glacigenici. Nel tracciamento del limite dello LGM devono essere presi in considerazione solamente i depositi glaciali o, in assenza di questi, depositi di con- tatto glaciale e proglaciali le cui geometrie descrivono il limite della massa glaciale dello LGM (vedi Figura 1). La cartografia dei depositi associati allo LGM deve essere impostata secondo una logica di bacini (glaciali e/o idrografici) di pertinenza degli agenti deposizionali che concorrono alla formazione dei depositi, definendo quindi specifiche unità nei vari bacini. In bacini differenti i depositi glaciali legati a tale evento climatico non sono necessariamente sincroni né automaticamente correla- bili, da qui la necessità di introdurre il concetto di “mas- simo glaciale locale”. Tale affermazione è valida non solo nel caso di bacini limitrofi, ma si estende all’intero ambito alpino. La contemporaneità degli eventi e la cor- relabilità dei depositi tra bacini differenti vanno dimostra- te mediante l’utilizzo di datazioni o mediante il traccia- mento laterale dei limiti nel caso di corpi fra loro in conti- nuità. Le unità cartografiche che comprendono i depositi glaciali associati allo LGM hanno il rango di sintema/alloformazione. La sigla LGM non deve essere utilizzata per deno- minare unità; può invece servire per caratterizzarne la descrizione (ad es. nelle note illustrative, Sintema di XXX – rappresenta lo LGM). Per evitare la possibilità di accorpamenti arbitrari fra aree e bacini differenti, è pre- feribile che tale caratterizzazione non venga riportata nelle legende delle carte ma solamente all’interno delle Note Illustrative. La rappresentazione cartografica delle unità riferi- bili allo LGM dovrebbe privilegiare l’utilizzo di una stes- sa tonalità di colore estesa su tutti i bacini; le sue suddi- visioni nei singoli bacini, ed eventualmente all’interno di questi (es. allomembri/subsintemi), dovrebbero essere evidenziate mediante sigle. Le differenze interne, date dalle variazioni laterali di facies, invece andranno rese mediante appositi soprassegni (vedi Figura 1). Tale scelta di resa cartografica non è vincolante: possono, ad esempio, essere utilizzati colori leggermente diversi per i diversi bacini oppure, colori uguali ma resi con retina- ture differenti nei diversi bacini, anche per sottolineare la non provata sincronicità delle unità. All'interno delle unità LGM si utilizzano sottounità (subsintemi/allomembri) per definire i depositi glacigeni- ci delle valli secondarie durante la fase di deglaciazione (“tardiglaciale” auctorum). 11..22.. CCoonnssiiddeerraazziioonnii ee pprroobblleemmaattiicchhee iinn ccoorrssoo ddii ddiissccuuss-- ssiioonnee Il termine LLaasstt GGllaacciiaall MMaaxxiimmuumm è diventato di uso corrente da parte di quanti si occupano dello studio del Quaternario continentale a livello internazionale (Crowley & North, 1991); viene però inteso con diverse accezioni e sfumature1. In considerazione di questo fatto, si è preferito mantenere il termine nella sua dizio- ne inglese, andando però a precisare il significato che tale termine assume nel contesto della ricerca scientifi- ca condotta in ambito alpino italiano. 1Il termine LGM nasce, con significato climatico, dalla stratigra- fia continentale del Nord America, per indicare la massima avanzata della glaciazione Wisconsin (Würm) nella zona intor- no ai grandi laghi, anche se poi viene normalmente utilizzato nella stratigrafia delle carote di ghiaccio ed in quasi tutti i lavori che si occupano dell’ultimo evento glaciale. LGM sensu stricto è stato cronologicamente definito da Crowley & North (1991) in base a isotopi e carbonati in oceano e ghiaccio come un inter- vallo di circa 1500-2000 anni intorno a 18 mila 14C BP e cali- brato verso 21 mila cal BP. 77Definizione di alcuni termini ... F ig . 1 - S e zi o n e g e o lo g ic a i d e a liz za ta c h e e se m p lif ic a i r a p p o rt i st ra tig ra fic i fr a u n ità q u a te rn a ri e i n a re a d i a n fit e a tr o ; si i m m a g in a c h e l a s e zi o n e s ia t ra cc ia ta p e rp e n d ic o la rm e n te a i co rd o n i m o re n ic i t e rm in a li "a " e " b ". I S in te m i X X X e Y Y Y (1 e 2 r is p e tt iv a m e n te ) so n o c o st itu iti d a d e p o si ti le g a ti a d u e d is tin te g la ci a zi o n i; l‘U n ità P o st g la ci a le ( 3 ) co m p re n d e i d e p o si ti su cc e ss iv i a ll’ u l- tim o e ve n to g la ci a le . I d e p o si ti d e l S in te m a Y Y Y so n o a ss o ci a ti a ll’ u lti m o e ve n to g la ci a le d e ll’ a re a ( L G M ); t a li d e p o si ti si s o vr a p p o n g o n o s o lo p a rz ia lm e n te a q u e lli d e l S in te m a X X X , se d im e n ta - ti d a u n p re ce d e n te e ve n to g la ci a le ( P re -L G M ). N e lla p o rz io n e i n te rn a d e ll’ a n fit e a tr o i d e p o si ti a llu vi o n a li d e ll’ U n ità P o st g la ci a le e ro d o n o e r ic o p ro n o i d e p o si ti flu vi o g la ci a li ri fe ri b ili a llo L G M , m e n tr e n e lla p o rz io n e e st e rn a s o n o q u e st i u lti m i a d e ro d e re e r ic o p ri re i d e p o si ti flu vi o g la ci a li co rr e la ti co l p re ce d e n te e ve n to g la ci a le . I lim iti c h e d e fin is co n o q u e st e u n ità s o n o d is co n tin u ità s ig n ifi ca tiv e ; a ll’ in te rn o d i o g n i si n te m a , ta li lim iti so n o d ia cr o n i. Il lim ite m a ss im o r a g g iu n to d a l g h ia cc ia io n e ll’ u lti m a g la ci a zi o n e ( L im ite L G M ) è m a te ri a liz za to d a l m a rg in e i n te rn o d e lla m o re n a t e rm in a le b . In a ss e n za d i ta le c o rd o n e , il lim ite d e l g h ia cc ia io p u ò e ss e re t ra cc ia to , co n m a g g io r g ra d o d i a p p ro ss im a zi o n e , a p a rt ir e d a lla g e o m e tr ia d e i d e p o si ti d i co n ta tt o g la ci a le e /o p ro g la ci a li. L a d is tin zi o n e f ra l e d iv e rs e f a ci e s d e i d e p o si ti in u n d a to si n te m a è r e sa g ra fic a m e n te m e d ia n te u n a p p o si to s o vr a ss e g n o , m e n tr e c o lo re e s ig la d e l s in te m a r im a n g o n o in va ri a ti. Id e a liz e d g e o lo g ic a l se ct io n p e rp e n d ic u la r to t h e t e rm in a l m o ra in e s "a " a n d " b " sy n th e si zi n g t h e s tr a tig ra p h ic r e la tio n sh ip b e tw e e n Q u a te rn a ry u n its i n t h e A m p h ith e a tr e . S yn th e m e s X X X a n d Y Y Y (1 a n d 2 r e sp e ct iv e ly ) a re m a d e u p o f tw o d iff e re n t g la ci a tio n d e p o si ts ; th e P o st -g la ci a l U n it co m p ri se s d e p o si ts y o u n g e r th a n t h e L a st G la ci a l M a xi m u m ( L G M ); T h e S yn th e m e Y Y Y d e p o - si ts a re r e la te d t o t h e lo ca l L G M , a n d o ve rl ie o n ly p a rt ia lly t h e S yn th e m e X X X d e p o si ts , w h ic h a re r e la te d t o a n o ld e r g la ci a l e ve n t (P re -L G M ). In t h e in n e r p a rt o f th e a m p h ith e a tr e t h e P o st -g la ci a l U n it a llu vi a l d e p o si ts e ro d e a n d o ve rl a p t h e f lu vi o g la ci a l L G M d e p o si ts , w h ile in t h e o u te r p a rt t h e se la tt e r e ro d e a n d o ve rl a p t h e f lu vi o g la - ci a l P re -L G M d e p o si ts . T h e b o u n d a ri e s th a t d e fin e t h e se u n its a re s ig n ifi ca n t d is co n tin u iti e s, a n d w ith in e a ch s yn th e m e t h e se b o u n d a ri e s a re d ia ch ro n e s. T h e m a xi m u m e xt e n t re a ch e d b y th e g la ci e r d u ri n g t h e la st g la ci a tio n ( L G M b o u n d a ry ) is id e n tif ie d b y th e in n e r m a rg in o f th e la te ra l m o ra in e " b ". L a ck in g t h is m o ra in e r id g e , th e L G M b o u n d a ry ca n b e t ra ce d a p p ro xi m a te ly f ro m t h e g e o m e tr y o f th e c o n ta ct -g la ci a l a n d /o r p ro g la ci a l d e p o si ts . T h e d is tin ct io n b e tw e e n d iff e re n t fa ci e s w ith in a s yn th e m e is g ra p h ic a lly v is u a liz e d b y a n o ve r- m a rk , w h ile c o lo u r a n d s yn th e m e in iti a ls r e m a in u n ch a n g e d . 78 Proprio dalle esperienze di rilevamento condotte nell’ambito alpino italiano emerge che quanto è stato cartografato come depositi LGM nelle valli principali si colloca in un intervallo temporale abbastanza ben defini- to, compreso all’incirca tra 25 e 11 ka BP (date non cali- brate), coincidendo quindi con lo stadio isotopico 2. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze, non si è sicuri della stretta contemporaneità degli eventi nei diffe- renti bacini. Inoltre, mentre nelle valli principali per i depositi glaciali riferibili allo LGM si osserva questa complessiva convergenza delle età, nelle catene perife- riche prealpine (es. Monti Lessini), contraddistinte da piccoli ghiacciai locali con dinamiche proprie e non necessariamente sincrone con quelle dei grandi ghiac- ciai vallivi, tale evento può essere antecedente (es. sta- dio isotopico 4). Allo stato attuale dei lavori le unità riferibili allo LGM hanno per la maggior parte il rango di sintema/alloformazione. Il problema del rango si pone però nel caso di bacini molto articolati in cui le valli late- rali, nel corso dell’ultimo evento glaciale, hanno ospitato masse glaciali che non sono mai state in relazione diret- ta con il ghiacciaio vallivo principale e la cui evoluzione non è necessariamente sincrona con questo (e fra di loro). Una possibile soluzione potrebbe essere quella di elevare le unità riferibili allo LGM al rango di supersinte- ma/allogruppo. Un altro problema si pone per le aree d'alta montagna, dove i distinti ghiacciai vallivi erano uniti in un'unica zona d'accumulo: in questo contesto la suddivisione per bacini delle unità associate allo LGM non ha più significato. In tali contesti sarà necessario individuare soluzioni, sia di nomenclatura delle unità sia di resa grafica, idonee a rappresentare queste peculiari situazioni. 22.. PPOOSSTTGGLLAACCIIAALLEE Per ppoossttggllaacciiaallee si vuole indicare in ambito alpino l’insieme di eventi, che si succedono a partire dal termi- ne dell’ultima espansione glaciale locale. Postglaciale non è sinonimo di Olocene, ma rappresenta un evento corrispondente ad un arco temporale che va dalla parte terminale del Pleistocene superiore all'Olocene. Pertanto, il postglaciale così definito non ha il significato di Postglaciale presente in taluna letteratura, indicante un intervallo di tempo. 22..11.. DDeeppoossiittii eedd uunniittàà rriiffeerriibbiillii aall ppoossttggllaacciiaallee L’Unità Postglaciale (acronimo UUPPGG) è una unità informale (cfr. 4a) che comprende tutti i depositi che si formano dopo il ritiro del ghiacciaio dello LGM da un data area. È un'unità ubiquitaria (cfr. 4e) ossia, a differenza delle unità associate allo LGM, non viene distinta sulla base dei bacini (idrografici e/o glaciali) di pertinenza degli agenti deposizionali che concorrono alla formazio- ne dei suoi depositi, in quanto il suo limite superiore è l’attuale superficie topografica e può essere seguito con continuità da bacino a bacino. La sua superficie limite inferiore è evidentemente diacrona in quanto coincide con la superficie limite superiore dello LGM. Proprio per tale motivo l’Unità Postglaciale non è equiparabile all’Olocene. L’UPG possiede il rango di sintema/alloformazione ed è marcatamente diacrona su tutta la sua estensione. In particolari contesti, l’UPG potrebbe essere elevata al rango di supersintema/allogruppo. In ambito alpino l’UPG può essere suddivisa in sottounità di uso stretta- mente locale per rappresentare singoli corpi rappresen- tativi di eventi deposizionali importanti a livello di un dato bacino, o di porzioni significative di questo (es. frane arealmente estese). Nelle aree di alta montagna dove si hanno depositi glaciali legati alla Piccola Età Glaciale (PEG), evento sincrono per tutti i bacini, sono di uso generale le seguenti sottounità: - la sottounità Postglaciale inferiore. - la sottounità Postglaciale PEG. - la sottounità Postglaciale superiore. Si precisa che gli aggettivi “inferiore” e “superiore” hanno significato stratigrafico; depositi così denominati, presenti tanto in altri quanto nei medesimi ambiti, non necessariamente sono tra loro sincroni. Tale classifica- zione si riferisce ad un ambito strettamente locale. La rappresentazione cartografica dell’UPG dovrebbe avvenire mediante l’utilizzo di un unico colore esteso su tutti i bacini; le sue eventuali suddivisioni in sottounità andranno evidenziate mediante sigle. Le dif- ferenze interne, date dalle variazioni laterali di facies, andranno rese mediante appositi sovrassegni. 22..22.. PPrroobblleemmaattiicchhee iinn ccoorrssoo ddii ddiissccuussssiioonnee L’Unità Postglaciale viene trattata in modo specifi- co a seconda che si operi in ambito alpino o in ambito di pianura; appare evidente come in questi due diversi contesti l’UPG abbia necessariamente età differenti. Relativamente all’ambito della pianura, l’Unità Postglaciale comprende tutti i depositi di natura preva- lentemente fluviale (ma anche lacustri/palustri) più recenti dei depositi fluviali/fluvioglaciali appartenenti ad unità associate allo LGM (vedi Figura 1). All’interno di questi possono esser fatte distinzioni, con valenza loca- le (vedi il significato di sopra). Per depositi legati ad eventi significativi, oppure sulla base di evidenze archeologiche o di datazioni, possono essere create delle sottounità assegnando a queste nomi locali. L’utilizzo dell’Unità Postglaciale pone problemi di logica in tutti quegli ambiti vallivi corrispondenti ad aree non glacializzate. In questi contesti, in assenza di depo- siti periglaciali correlabili con lo LGM, i depositi cartogra- fabili nell’UPG sono quelli che evidenziano rapporti con l’attuale sistema morfoclimatico o per i quali vi siano ele- menti di datazione numerica o relativa che consentano di differenziarli da quelli più antichi. Per la cartografia di questi ultimi si rinvia al § 3.2. 33.. PPRREE LLAASSTT GGLLAACCIIAALL MMAAXXIIMMUUMM PPrree LLaasstt GGllaacciiaall MMaaxxiimmuumm (Pre - LGM) indica l’in- sieme degli eventi che precedono l'ultimo massimo gla- ciale locale (LGM). I depositi ed unità riferibili al Pre – LGM comprendono tutti i depositi legati ad eventi sedi- mentari precedenti lo LGM. Come già visto per i depositi associati allo LGM, il loro studio e cartografia deve avvenire secondo una logica bacinale. Inoltre, nello stu- dio di tali depositi, occorre distinguere fra depositi gla- ciali (o comunque in chiara relazione con un evento gla- ciale) e depositi non glacigenici, in quanto cambia il A. Bini et al. 79 modo in cui vengono inquadrati dal punto di vista strati- grafico e dunque cartografati. 33..11.. DDeeppoossiittii ggllaacciiggeenniiccii iinn aarreeee ddii aannffiitteeaattrroo Nelle aree di anfiteatro l’identificazione e la carto- grafia dei depositi legati agli eventi sedimentari prece- denti lo LGM sono attuabili senza problemi particolari. Infatti, in questo contesto, caratterizzato da ampie superfici per la deposizione dei sedimenti e da limitata attività erosiva, i depositi sono solitamente ben conser- vati, permettendo il riconoscimento di diverse unità sulla base sia dei rapporti geometrici sia dei caratteri delle superfici limite superiori (morfologia, presenza di coltri eoliche, alterazione, ecc.). Le differenze di caratteri consentono non solo la distinzione dei depositi riferibili allo LGM da quelli prece- denti, ma anche il riconoscimento di vari sintemi /allofor- mazioni derivanti dagli episodi glaciali ad esso prece- denti (vedi Figura 2). Possono però presentarsi casi in cui, pur in pre- senza di una successione di corpi sedimentari riconosci- bili su base morfologica (es. morene e rispettive piane glaciali), non si riesca a distinguerli sulla base dei carat- teri oggettivi della superficie limite superiore. In mancan- za di tali dati non si riesce ad operare alcuna suddivisio- ne in sintemi/alloformazioni, benché tali corpi siano dovuti ad eventi deposizionali diversi. Tuttavia, in questi casi, è possibile istituire localmente delle unità informali (es. Unità di…) per poi comprenderle tutte all’interno di un supersintema/allogruppo (vedi Figura 2). 33..22.. DDeeppoossiittii ggllaacciiggeenniiccii ddeeggllii aassssii vvaalllliivvii In ambito vallivo e nelle valli tributarie dell’anfitea- tro il discorso è più complesso in quanto subentrano due fattori assenti negli anfiteatri. “Innanzitutto i sedi- menti deposti durante i vari episodi glaciali occupano vaste aree negli apparati, dove i limiti delle massime espansioni raggiunte durante i vari episodi glaciali sono distanziati anche di parecchi chilometri, mentre sui ver- santi delle valli che afferiscono agli apparati, gli stessi sedimenti occupano aree limitate racchiuse in un picco- lo intervallo di quote (spesso poche decine di metri). Ossia a grandi variazioni frontali dei ghiacciai negli apparati corrispondono piccole variazioni in quota nelle valli. In secondo luogo sui versanti delle valli l'erosione è molto più intensa e quindi i depositi più antichi sono conservati solo come massi erratici isolati e/o piccoli lembi in luoghi più riparati” (Bini et al., 2001). Le esperienze di rilevamento hanno evidenziato come nell’ambito vallivo sia sempre riconoscibile l'unità associata allo LGM; inoltre nel tratto inferiore delle valli, a ridosso degli anfiteatri, sono spesso riconoscibili anche la/le unità più antiche relative alle glaciazioni pre- cedenti lo LGM. Ma al di fuori di questo limitato ambito, i depositi di ambiente glacigenico precedenti lo LGM si presentano frammentari e oggettivamente non più ricon- ducibili alle unità riconosciute in anfiteatro. Per semplifi- care e risolvere i problemi di cartografia, le esperienze maturate hanno portato a riunire i depositi precedenti lo LGM in un unico supersintema/allogruppo per ogni baci- no (Es. Supersintema di XXX, bacino YYY). Ovviamente tale supersintema/allogruppo cessa di esistere passan- do dall’ambito vallivo a quello dell’anfiteatro (vedi Figura 2). Dall’utilizzo di questo approccio, tenendo conto che le UBSU sono indipendenti dal concetto di tempo, consegue che l'intervallo temporale rappresentato dai depositi del supersintema/allogruppo vallivo include almeno gli intervalli temporali relativi ai depositi pre - LGM compresi nei singoli sintemi/supersintemi dell'anfi- teatro, ma non ne costituisce il raggruppamento a rango superiore. Il supersintema/allogruppo dei depositi Pre-LGM può venire cartografato in modo indistinto (cfr. 4c), oppure si possono riconoscere localmente corpi in suc- cessione stratigrafica o importanti per estensione: in questi casi vengono distinte ed istituite unità informali nell'ambito di quel dato supersintema/allogruppo (vedi Figura 2). È opportuno sottolineare come tali unità non abbiano il valore di sintemi/alloformazioni (legati ad un singolo evento sedimentario valido a livello bacinale) ma di unità con significato strettamente locale, inglobanti sedimenti quasi sicuramente compresi in uno dei tanti sintemi/alloformazioni (oppure subsintemi/allomembri) presenti in anfiteatro, senza però potere definire univo- camente a quali riferirle. 33..33.. DDeeppoossiittii nnoonn ggllaacciiggeenniiccii Si tratta generalmente di depositi fluviali, di ver- sante e di frana, talora cementati, ma anche depositi colluviali e, raramente, depositi lacustri. Nel complesso si tratta di depositi slegati dalle vicende glaciali o, in ogni caso, non direttamente riconducibili ad esse. Questi depositi possono essere cartografati all’interno di un Gruppo (unità litostratigrafica), creato ad hoc in ogni bacino e che può essere suddiviso in unità formali (cfr. 4a) (es. Formazioni) per corpi estesi e significativi, espressione di eventi sedimentari singoli, ma sempre di valore locale. Per singoli affioramenti di piccola esten- sione è meglio usare il Gruppo a livello indistinto. Relativamente ai soli depositi cementati, solita- mente poco estesi ed appartenenti a più episodi sedi- mentari, per rimarcarne il significato geologico, può essere conveniente cartografarli in un Gruppo a sé stan- te, invece di istituire delle unità informali all’interno di un unico Gruppo che racchiuda tanto i depositi cementati quanto quelli sciolti. L’approccio appena descritto può essere utilizzato anche nelle valli non glacializzate. Ogni supersintema/allogruppo o Gruppo dovrebbe essere rappresentato cartograficamente mediante l’uti- lizzo di uno specifico colore diverso da bacino a bacino; le sue eventuali suddivisioni in unità andranno eviden- ziate mediante sigle. Le differenze interne, date dalle variazioni laterali di facies, andranno rese mediante appositi sovrassegni, laddove l’unità non sia indifferen- ziata (cfr. 4d). 44.. SSIIGGNNIIFFIICCAATTII DDEELLLLAA TTEERRMMIINNOOLLOOGGIIAA UUTTIILLIIZZZZAATTAA a) Unità formale/informale: termine relativo ai Codici di Stratigrafia. Una unità formale risponde appieno alle definizioni dei Codici; una unità informale non risponde pienamente a tali definizioni. b) Unità formalizzata/non formalizzata: una unità formalizzata risponde appieno alle defini- zioni dei Codici ed è stata validata dalla Definizione di alcuni termini ... 80 A. Bini et al. Commissione Italiana di Stratigrafia. Una unità non formalizzata è una unità formale non ancora formaliz- zata. c) Indistinta/o: unità (di qualsiasi rango) non suddivisa in sottounità (es. Gruppo non suddiviso in Formazioni); rappresenta quindi una non divisione rispetto al tempo ed ai rapporti stratigrafici. d) Indifferenziata/o: unità (di qualsiasi rango) non suddi- visa al suo interno sulla base delle facies in essa pre- senti. e) Ubiquitaria/o: unità (di qualsiasi rango) non distinta sulla base del bacino di appartenenza. 55.. CCOONNCCLLUUSSIIOONNII Nel rilevamento dei depositi quaternari continentali in ambito alpino l’approccio alle tematiche esposte (come pure le di classificazione dei depositi in unità) dipendono dal contesto geologico in cui si lavora; le soluzioni cartografiche che possono essere adottate possono variare in funzione della scala della rappresen- tazione cartografica e delle possibilità grafiche che si hanno a disposizione. Pertanto, il presente documento non vuole imporre soluzioni predefinite o vincolanti, ma fare chiarezza sul significato dei termini, in modo che 81 Fig. 2 - Stralcio semplificato della Carta Geologia D5a4 “Passirano” – scala 1:10.000 (Regione Lombardia, Direzione Generale Territorio ed Urbanistica, 2001). Dati derivanti dai rilevamenti eseguiti per il Progetto CARG Regione Lombardia, in convenzione con il Servizio Geologico Nazionale. La carta mostra il quadrante NE dell’anfiteatro morenico di Franciacorta; tale area presenta sia le problematiche tipiche degli anfiteatri sia quelle degli assi vallivi, in quanto è bordata sul suo lato NNE da rilievi montuosi con i quali, nel corso del Quaternario, ha interagito il ghiacciaio vallivo camuno al suo sbocco in pia- nura. Per questo motivo sono presenti sia le unità Pre – LGM proprie dell’anfiteatro (in questa area sono: il Supersintema di Monterotondo - RRoott ed il Sintema di Monte Piane- PPii11)) sia le unità Pre – LGM dell’asse vallivo (Supersintema di Monte Alto - AAlloo). Nell’area affiorano inoltre i depositi associati allo LLGGMM (Sintema di Iseo - IIss) e quelli ad esso successivi (Unità Postglaciale - PPgg). La distinzione fra le diverse facies dei depo- siti in un dato sintema è resa mediante un apposito sovrasse- gno, mentre colore e sigla del sistema rimangono invariati. Osservazioni: 1. Depositi glaciali dell’LLGGMM bordano le torbiere (LLiimmiittee LLGGMM), mentre i suoi depositi fluvioglaciali fuoriescono dalla cerchia morenica lungo il paloeoalveo del T. Longherone. Tutti i depositi riferibili allo LGM sono stati cartografati come Sintema di Iseo. 2. Nell’area di anfiteatro, all’esterno del Sintema di Iseo, affio- rano le unità Pre – LGM che sono state cartografate sia come sintemi (Sintema di Monte Piane) sia come supersin- temi (Supersintema di Monterotondo). Quest’ultimo è stato localmente suddiviso in unità informali (dalla più interna alla più esterna, rispettivamente: Unità di Timoline - RTi, Unità di Borgonato - RBo e Unità di Torbiato - RTo); allo stato attua- le delle conoscenze non è possibile stabilire se queste unità corrispondano a pulsazioni di una stessa glaciazione o appartengano a distinti eventi glaciali. Dove non è stato possibile operare tale suddivisione, si è cartografato il supersintema come indistinto (RRoott). 3. Nel settore NE dell’area, dove sono presenti i rilievi in sub- strato, in posizione esterna al Sintema di Monte Piane si è cartografato il Supersintema di Monte Alto, proprio dell’asse vallivo. Tale scelta deriva dal fatto che non è stato possibile correlare i depositi presenti con le unità dell’anfiteatro s.s. Anche in questo caso il supersintema è stato localmente suddiviso in unità di significato locale (Unità di San Pietro in Lamosa – ALa; Unità di Madonna del Corno – AMa; Unità di Pian delle Viti – AVi). Dove non è stato possibile operare tale suddivisione si è cartografato il supersintema come indistinto (AAlloo). 4. All’estremo N dell’area, subito ad E del Supersintema di Monte Alto, è visibile un piccolo lembo del Sintema di Monte Piane che prosegue verso N (per poche centinaia di metri), ormai in area valliva s.s. Immediatamente dopo l’unità perde la sua evidenza sia morfologica che dei caratteri della superficie limite superiore. I depositi presenti sono stati fatti rientrare nel supersintema vallivo, data l’impossibilità di rife- rirli con sicurezza ad una delle unità dell’anfiteatro. Simplified sketch from the geological map D5a4 “Passirano” at the 1:10.000 scale (Regione Lombardia, Direzione Generale Territorio ed Urbanistica, 2001) derived from surveys made within the "Progetto CARG Regione Lombardia" in collabora- tion with the National Geological Survey. The map shows the NE part of the Franciacorta glacial amphitheatre, where both amphitheatre and valley problems occur, because on the NNE side the amphitheatre is bounded by mountain ridges that, during Quaternary times, interacted with the Val Camonica gla- cier. Because of this, within the area are present both Pre – LGM amphitheatre units (Monterotondo Supersyntheme: RRoott and Monte Piane Syntheme: PPii11)) and pre – LGM valley units (Monte Alto Supersyntheme: AAlloo). Furthermore LGM (Iseo Syntheme:- Iss) and post-glacial (Unità Postglaciale - PPgg) are presents. The distinction between different facies within a cer- tain syntheme is graphically visualized by an overmark, while colour and syntheme initials remain unchanged. Some details: 1. The LGM glacial deposits surround the peat-mosses (LGM boundary), while their fluvioglacial counterparts spread out from the terminal moraine ridge along the Longherone paleoriver-bed. All the deposits referred to the LGM were mapped as Iseo Syntheme. 2. In the amphitheatre, outer from the Iseo Syntheme, outcrop the Pre – LGM units that were mapped both as syntheme (Monte Piane Syntheme) and supersyntheme (Monterotondo Supersyntheme). The latter was locally sub- divided into three informal units (respectively: Unità di Timoline - RTi, Unità di Borgonato - RBo e and Unità di Torbiato - RTo). At the present state of knowledge it is not clear whether these units correspond to several pulses within the same glaciation or if they represent distinct glacial events. In the areas where it was impossible to distinguish these units the supersyntheme was mapped as indistinct (RRoott). 3. In the NE part, where bedrock outcrops, in outer position with respect to Monte Piane Syntheme, the Monte Alto Supersyntheme is mapped within the axial part of the valley. This is due to the impossibility to correlate these deposits with the amphitheatre units. Also in this case the super- syntheme was subdivided in local informal units (Unità di San Pietro in Lamosa: ALa; Unità di Madonna del Corno: AMa; Unità di Pian delle Viti: AVi). Where it was impossible to distinguish these units the supersyntheme was mapped as indistinct (AAlloo). 4. At the far North, just E from Monte Alto Supersyntheme, we can notice a little outcrop of Monte Piane Syntheme which continues northwards for few hundred meters within the val- ley. Far North the unit looses both morphological evidence and the characteristics of the upper bounding discontinuity. Because of the impossibility to unambiguously relate these deposits to a amphitheatre units, they were mapped within the valley supersyntheme. ➧ Definizione di alcuni termini ... chi li utilizza o li affronta abbia un quadro di riferimento il più possibile chiaro ed univoco. Inoltre alcune problema- tiche affrontate sono ancora in corso di verifica e con- fronto, e troveranno soluzione solo al termine dei lavori di rilevamento, quando si avrà a disposizione il quadro completo delle unità e si porterà a sintesi l’intero lavoro. E' necessario comunque precisare che il lavoro, in quanto frutto del confronto tra diversi autori con approc- ci metodologici differenti, rappresenta una piattaforma comune che non necessariamente riflette le idee espresse dai singoli autori in altri lavori pubblicati in pre- cedenza. RRIINNGGRRAAZZIIAAMMEENNTTII Lavoro eseguito da componenti del “Sottocomitato Alpi - Gruppo di lavoro per il coordinamento del Quaternario dei progetti CARG dell’arco Alpino”. Si ringraziano tutte le persone che, a vario titolo, hanno offerto contribuiti utili ad approfondire gli aspetti delle problematiche sopraesposte, ed in particolare R. Bersezio, G.B. Castiglioni, V. Maggi, G. Orombelli, e C. Ravazzi. BBIIBBLLIIOOGGRRAAFFIIAA CCIITTAATTAA:: Bini A. (1997) - Problems and methodologies in the study of the Quaternary deposits of the Southern side of the Alps. - Geologia Insubrica, 22 ((22)). Bini A., Bosi C., Carraro F. & Orombelli G. (1989) - Rapporto novembre 1989. -Commissione Italiana di Stratigrafia, Gruppo di lavoro sul Quaternario. Bini A. e Pellegrini A. (1998) - Geologia del Quaternario. - Geologia Insubrica, vol. 33 ((22)). Bini A., Felber M, Pomicino N. & Zuccoli L. (2001) - Geologia del Mendrisiotto (Canton Ticino, Svizzera): Messiniano, Pliocene e Quaternario. - Berichte des Bundesamt fur Wasser und Geologie, 11, 459 pp. Crowley T.J. & North G.R., (1991) - Paleoclimatology. - Oxford University Press, New York, 339 pp. International Stratigraphic Guide (1994). North American Commission on Stratigraphic Nomencalture (1983) - North American Stratygraphic Code. American Association of Petroleum Geologist Bullettin, 6677 (5): 841-875. Penck A. & Brückner E. (1909) - Die Alpen im Esizeitalter. - Leipzig, bd. 3. Servizio Geologico Nazionale (2001) - Indicazioni per il rilevamento del Quaternario continentale. - Documento interno SGN, 2001. S̆ibrava V., Bowen D.Q. & Richmond G.M. (1986) - Quaternary Glaciations in the Northern Hemisphere. - Report IGCP n° 2244, Quat. Sc. Rev., 5(1-4). 82 Ms. ricevuto il 9 gennaio 2004 Testo definitivo ricevuto il 9 febbraio 2004 Ms. received: January 9, 2004 Final text received: February 9, 2004 A. Bini et al.