Imp. Bertacchini-Cenciaioli UUNNOO SSGGUUAARRDDOO SSUULLLLAA CCIITTTTÀÀ RROOMMAANNAA DDII OOCCRRIICCUULLUUMM ((UUMMBBRRIIAA,, IITTAALLYY)) MMiilleennaa BBeerrttaacccchhiinnii11 && LLuuaannaa CCeenncciiaaiioollii22 1D.to di Scienze della Terra, Università di Modena e Reggio Emilia, Modena, Italy 2Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, Perugia, Italy RIASSUNTO Otricoli è un centro abitato nel sud dell’Umbria, situato in un territorio limitato ad est dai rilievi della catena appenninica e ad ovest dal ”fiume di Roma”, il Tevere. Arroccato su una rupe, domina dall’alto le vestigia di quella che fu, in epoca romana, Otricoli “apud Tiberim” (al Tevere) nota come Ocriculum. Ocriculum sorse e si sviluppò in età augustea, tra il I sec. a.C. e il II sec. d.C, in una zona pianeggiante e degradante verso il Tevere e divenne presto un fiorente centro commerciale. La città crebbe difesa naturalmente da due contrafforti in tufo, sopra e a ridosso dei quali furono costruiti importanti edifici e ville patrizie. Nell’area affiora una successione sedimentaria del Pliocene sup.-Pleistocene inf., medio di ambiente marino passante ad ambiente flu- viale e una copertura, variamente estesa, di rocce piroclastiche del Pleistocene medio prodotte dal vulcano di Vico. Tra la fine del VI e il VII sec. d.C. l’azione sinergica di fattori naturali e antropici (caratteristiche litologiche e morfologiche, deterioramen- to climatico e situazione di degrado conseguente alla crisi dell’Impero Romano) costrinse gli abitanti ad abbandonare l’antica città di Ocriculum. ABSTRACT Otricoli is a village located in the south of the Umbria Region (Central Italy). It is perched in a territory limited on the eastern side by the Apennines chain and the west by the Tiber River. From the top of a hill Otricoli dominates the ruins of the Roman village of Ocriculum. Ocriculum was founded in the 1st Century B.C. and developed during the 2nd Century A.D. It was placed in a flatten area declining towards the Tiber River and soon it became a prosperous commercial centre. Marine sediments of the Late Pliocene-Early Pleistocene and fluvial sediments of the Early-Middle Pleistocene covered by Middle-Late Pleistocene pyroclastic rocks cropping out in the area. In the early times of the Roman village two barrier-walls were built to widen the plain area. The Romans filled in and levelled the valley at various times in order to obtain a wide plain area while the substructures were built as foundations of public buildings and to stabilise the slope under the forum. In the first phase a barrier-wall was built in the lower part of the stream (close to the R. Tiber). Consequently the San Vittore stream began wandering and accumulating sediments. Later a second barrier-wall had to be built, on the upper side of the stream, beside the Baths. The San Vittore stream was also channel- led between the two barrier-walls for about 300 m in order to better control the flood plain. Natural factors and human activities caused Ocriculum’s deterioration that forced the inhabitants to abandon the town in the period between the end of the 6th and 7th Centuries A.D., during the climatic minimum of the Early Middle Ages. The cold, wet climatic condi- tions certainly facilitated the decline of the territory, already worsened by the consequences of the fall of the Roman Empire. The transfer of the inhabitants of Ocriculum to the upper village is not clearly described in historical documents, although it is certain that there was no life in this Roman village after the 7th century A.D Parole chiave: città romana, sedimenti marini, rocce piroclastiche, caratteristiche litologiche, morfologiche, deterioramento climatico. Keywords: Roman village, marine sediments, pyroclastic rocks, natural factors, deterioration, climatic minimum. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 1166(2), 2003, 207-216 11.. IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE Il territorio di Otricoli, in Provincia di Terni, al confi- ne tra l’Umbria e il Lazio, è limitato ad oriente dai rilievi montuosi dei monti di Amelia e Narni e ad occidente dal “fiume di Roma”: il Tevere (Fig. 1). La radice greca del nome ocris (monte) suggerisce la posizione rilevata e arroccata su una rupe del paese, all’ombra del quale si ergono le vestigia di quella che fu, in epoca romana, Otricoli “ apud Tiberim” (al Tevere) nota come Ocriculum. Le fonti storiche riportano come Ocrea il nome del primo insediamento sorto nella zona più rilevata, situato al confine tra il territorio umbro e quello sabino. La posi- zione dominante che Ocrea occupava sull’alveo del Tevere era accentuata ancor più dalla presenza di un castello (Martinori, 1929), del quale oggi non rimangono tracce. Ocriculum sorse in età augustea nel I sec. a.C. e si sviluppò nel II sec. d.C, in una zona pianeggiante e degradante verso il Tevere, occupando un’area di 36 ettari circa. In periodo tardo imperiale il nome cambiò in Utriculum da cui derivò la forma medievale Utricoli. L’insediamento di epoca romana divenne presto un nodo strategico tra varie vie di comunicazione e un fiorente centro commerciale. Attraversato dalla via Flaminia, Ocriculum costituiva una sosta importante nel lungo collegamento tra Roma e Ariminum (Rimini); men- tre l’approdo di Ocriculum sul Tevere, noto come “porto dell’Olio”, rappresentava uno dei principali porti fluviali 208 M. Bertacchini & L. Cenciaioli tiberini. Le cause che portarono gli abitanti di Ocriculum ad abbandonare l’area posta a quota inferiore e a fare ritorno alla “ocris” sono controverse. Secondo Pietrangeli (1978) l’abbandono avvenne nell’alto Medioevo, forse nella seconda metà del VII sec., per “sfuggire all’aria malsana della zona soggetta a inonda- zioni e a cambiamenti del letto del Tevere”. Secondo Bonomi Ponzi (1995) lo spostamento verso l’altura sarebbe avvenuto tra VIII e IX sec., per cause legate non tanto ad un diffuso senso di insicurezza quanto allo stato di impaludamento e di conseguente incuria del ter- ritorio (scomparsa di cariche statali quali curatores via- rum e riparum). Tali condizioni di degrado accentuarono lo stato di distruzione in cui l’Umbria peraltro già si tro- vava, perché colpita da carestie e pestilenze nel V-VI sec. d.C. e soggetta a devastazioni e saccheggi durante le invasioni barbariche. In particolare, nel 772, Desiderio re dei Longobardi, dirigendosi verso Roma, espugnò Ocriculum, portando devastazione all’abitato e causan- do l’abbandono dell’antico tracciato della Via Flaminia che fu spostata più verso monte (Martinori, 1929). 22.. DDAATTII AARRCCHHEEOOLLOOGGIICCII 22..11 LLaa cciittttàà I resti più antichi che rimangono dell’abitato “di monte” sono rappresentati da tratti di mura risalenti alla fine del IV sec. a.C. - primi decenni del III sec. a.C., rimasti inglobati nelle mura castellane dell’attuale Otricoli. Inoltre, nelle immediate vicinanze del sito archeologico di Ocriculum, in località Querciacupa e nel podere Lupacchini, sono state individuate alcune cavità artificiali utilizzate come tombe, ricavate sul fronte di affioramento dei rilievi di tufo; altre sepolture sono del tipo a fossa. Queste necropoli arcaiche, attribuibili al VII- VI sec. a.C., attestano nell’area, insieme a materiali frammentari, la presenza di insediamenti appartenenti alla prima Età del Ferro (Cenciaioli, 2001). Un’altra tomba arcaica di pregevole architettura è stata rinvenuta all’inizio dell’anno 2003 da Cenciaioli in località Querciacupa, sempre nel coronamento esterno del tavolato in tufo; sono attualmente in corso studi di carat- tere archeologico e geologico per caratterizzare e docu- mentare l’area di rinvenimento. Tra i resti di età arcaica rinvenuti nel Pod. Civitelle è presente una terracotta architettonica con fregio figu- rato in rilievo che rappresenta una teoria di armati. Dall’area centrale della città antica provengono inoltre sporadiche terrecotte architettoniche, tra le quali un busto di figura maschile nudo (Fig. 2) databile tra il IV e il III sec. a.C. (Cenciaioli, 2001), che attestano uno svi- luppo della città in età classica ed ellenistica. Dal I sec. a.C. in poi la storia di Ocriculum si può leggere attraverso i monumenti, molti dei quali costruiti tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C. in opera reticolata (tecni- ca muraria del periodo repubblicano) e come raccolti intorno al torrente S. Vittore. Le terme furono costruite nel II sec. d.C. e sono, per ovvie ragioni, il monumento più vicino al corso d’acqua; mentre il teatro, le grandi e le piccole sostruzioni, alle spalle delle terme, si affaccia- no ad una cinquantina di metri dall’alveo. La città doveva essere ricca di edifici splendida- mente decorati e il suo centro, dove sorgevano la Ba- silica e il Foro, dei quali si è persa ogni traccia, era pro- babilmente posto nel Pod. Civitelle (Cenciaioli, 2002b). Gran parte delle fabbriche cittadine erano costruite in tufo e alcune strutture come l’anfiteatro (Fig. 3) e il teatro erano, in parte, scavate direttamente nel tavolato tufaceo. 22..22 LLaa VViiaa FFllaammiinniiaa La città era attraversata dalla Via Flaminia che, fiancheggiata da querce e monumenti funerari (Cen- Fig. 1 - Ubicazione dell’antica città romana di Ocriculum e del- l’attuale centro di Otricoli. Location of the Roman town of Ocriculum and the present-day town of Otricoli. Fig. 2 - Terracotta raffigurante figura maschile (da Cen- ciaioli, 2001). Terracotta of male figure (by Cenciaioli, 2001). ciaioli, 2000), si snodava tra la dolce morfologia dell’a- rea, assecondando ondulazioni e sinuosità del rilievo. La via consolare, realizzata dal console C. Flaminio nel 220-219 a.C., oltrepassato il Tevere presso la località Pile di Augusto, entrava in Umbria circa un chilometro a sud di Ocriculum, dopo un percorso di 44 209Uno sguardo sulla città romana di Ocriculum miglia da Roma. Una volta superato il Castello delle Formiche, attraversava il tavolato di tufo meridionale con un percorso rettilineo, circa parallelo a quello dell’at- tuale Via Flaminia, mantenendosi sempre intorno a 94 m di quota, e raggiungeva le località Pianacci ed Essiccatoio (Messineo, 1993). Lungo questo tratto, accompagnato da numerosi monumenti funerari, il tracciato appare ora coperto da un manto di ciottoli arrotondati e appiattiti (usati come fondo stradale) che scompaiono a pochi metri ai lati della strada. La “via publica” continuava fiancheggiando l’anfi- teatro, guadava il torrente S. Vittore in corrispondenza del monumento funerario a torre (Fig. 4) e giungeva finalmente verso l’area urbana di Ocriculum. È all’in- gresso della città che uno scavo condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria ha rinvenuto un tratto della via Flaminia basolato con lava leucitica (Fig. 5), delimitato da una fonte pubblica e da un monumento funerario rotondo a tamburo, rivestito di blocchi di travertino (Cenciaioli, 2000, 2002a, b). La strada doveva poi proseguire verso il Foro, seguendo un percorso che saliva prima blandamente alle spalle delle piccole sostruzioni, quindi più ripida- mente verso la Chiesa di S. Fulgenzio o del Buon Consiglio fino a raggiungere l’abitato di monte (Cenciaioli, 2000; 2002a). A testimonianza di questo percorso, nel versante sotto di esso e rivolto a nord, nei Pod. Cisterna e Carpineto, si rinvengono frammenti e blocchi di lava leucitica sino a veri e propri basoli, che un tempo dovevano formare il basolato stradale. 22..33 GGllii ssccaavvii aarrcchheeoollooggiiccii I primi scavi della città romana furono condotti nella seconda metà del Settecento, sotto il pontificato di Pio VI. La direzione dei lavori fu affidata all’architetto Giuseppe Pannini che, nel testo pubblicato da G.A. Guattani (1784-1805), definì questi scavi “senz’alcun dubbio tra i più fecondi del secolo”. Sempre il Guattani pubblicò i disegni del Pannini relativi alla pianta della città e ad alcuni monumenti, in parte integrati con dedu- zioni personali dell’autore (Pietrangeli, 1978). Un esem- pio è fornito dal disegno delle “grandi sostruzioni”, rap- presentate dal Pannini come un edificio simmetrico rispetto ad un’asse centrale e, per questa simmetria, interpretato come un antico alloggiamento militare. Al contrario Pietrangeli (1978), rilevando un’accentuata asimmetria tra le due ali delle grandi sostruzioni, perché probabilmente costruite in epoche diverse, motivò la costruzione del complesso con due esigenze. Innanzi tutto, vi era la necessità di sostenere il terreno immedia- tamente alle spalle del complesso e a valle del foro così da migliorarne la stabilità riducendone la pendenza, e per creare, al contempo, un fronte monumentale verso Roma e il Tevere. L’imponente costruzione, pertinente probabilmente ad un santuario del tipo di Giove Anxur a Terracina, doveva sostenere un edificio pubblico, forse un tempio (Cenciaioli, 2000), di cui non rimane traccia. Nel corso dell’Ottocento Ocriculum fu soggetta a sporadici interventi di scavo, anche sostenuti dalla sen- sibilità artistica dell’epoca a rappresentare rovine archeologiche in dipinti e litografie, la stessa Ocriculum fu usata come soggetto, interpretato in stile romantico, in una litografia francese (Papi, 2001). Fig. 3 - Uno scorcio dell’anfiteatro e sullo sfondo il paese di Otricoli. The amphitheatre and the village of Otricoli in the background. Fig. 4 - Due monumenti funerari lungo la via Flaminia, a nicchia (sulla destra) e a torre (sulla sinistra). Tower and nich tombs along the Flaminia road. Fig. 5 - Tratto della via Flaminia basolato con blocchi di lava leucitica. The Flaminia road’s paved stretch with leucitic lava blocks 210 Gli scavi ripresero nella seconda metà del Novecento, condotti dal dott. U. Ciotti, furono indagati l’anfiteatro, le terme, il teatro e, in parte, le grandi sostruzioni. Negli ultimi decenni le ricerche sono state riprese dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria (a cura della dott. A.E. Feruglio), con scavi e saggi in alcuni punti della città romana, con lo scopo soprattutto di ricostruire esattamente il sito archeologico. Di recente le indagini hanno interessato la zona appena al di fuori dell’area urbana, mettendo in luce il monumento funera- rio rotondo e il tratto della via Flaminia descritti in prece- denza. L’importanza di Ocriculum come centro di com- mercio e di transito è suggerita dall’assenza di mura difensive intorno alla città e dalla presenza di monumen- ti di rappresentanza e di strutture di prestigio, come attestano le tracce di ville rustiche e di residenze estive appartenenti ai “nobilis” romani, tra i quali, ad esempio, Tito Annio Milone (uccisore di Clodio, 53 a.C.), Pompea Celerina (suocera di Plinio il Giovane) e la famiglia Manlia (11-84 a.C.) (Cenciaioli, 2000; Martinori, 1929). Le ville rustiche, sorte con la centuriazione dei terreni agricoli nella seconda metà del I sec. a.C., corrispondo- no spesso a proprietà sorte in questa parte dell’Umbria per la mitezza del clima e la bellezza del paesaggio (“ville d’otium”); sono aziende agricole produttrici di cereali e vino, o artigianali, produttrici di laterizi (Bonomi Ponzi, 1995). Le “coppe di Popilio”, ad esempio, sono stati famosi manufatti in terracotta rossa non verniciata prodotti in Ocriculum, mentre, in età imperiale, la pre- senza di cave di argilla a poca distanza dalla città roma- na ha favorito lo sviluppo di importanti fabbriche di tego- le e mattoni. 33.. AASSPPEETTTTII MMOORRFFOOLLOOGGIICCII Il territorio che ospita il sito archeologico di Ocriculum presenta una morfologia abbastanza morbida e dolce, interrotta talvolta da pareti scoscese. L’insediamento è situato in un’ampia conca, che si restringe e approfondisce avvicinandosi al Tevere, men- tre è racchiusa ai lati tra due contrafforti naturali in tufo, dall’evidente carattere difensivo, che si elevano a quote di poco superiori a 80 m. Il potere erosivo delle acque superficiali, unita- mente alla facile erodibilità dei terreni affioranti, sono la chiave per comprendere l’evoluzione morfologica di questo sito archeologico. Il Tevere e il torrente S. Vittore sono gli elementi morfologici che più hanno influenzato lo sviluppo della città di Ocriculum: il Tevere in quanto importante via di comunicazione fluviale e il torrente S. Vittore perché direttrice attorno alla quale è cresciuta la città. L’antico percorso del fiume di Roma è suggerito, oltre che da vecchi toponimi testimoni di situazioni pas- sate, dalla presenza di terrazzi fluviali che delimitano le sponde dell’antico alveo, in parte celati da una vegeta- zione rigogliosa. Il toponimo Fiume Morto, ad esempio, assegnato ad un’ansa fluviale attualmente interrata e bonificata, ricorda come il Tevere lambisse con un ampio meandro il versante sotto all’abitato di monte (Otricoli), dove sorgeva il “porto dell’Olio”, mentre scor- reva ad una ventina di metri di distanza rispetto all’at- tuale riva del versante su cui sorse Ocriculum. Nel corso del tempo l’impetuosità del Tevere ha modellato i versanti che delimitano il suo tracciato, inne- scando fenomeni di erosione talvolta anche molto inten- sa per scalzamento al piede del pendio. Esempi ricon- ducibili a questi fenomeni franosi si osservano tuttora al margine dei tavolati di tufo che si affacciano sul fiume, o si rilevano nella zona del “porto dell’Olio” a testimoniare l’antico tracciato fluviale. In particolare nel 1688, in seguito al verificarsi di fenomeni franosi nella zona del porto, la Congregazione del Buon Consiglio inviò sul posto l’architetto Francesco Sforzini. Sforzini suggerì una nuova sistemazione della zona portuale, durante la quale il porto fu spostato provvisoriamente sotto il tavo- lato di tufo di S. Vito (il tavolato che delimita a nord la valle di Ocriculum). La strada che scendeva al Porto e si distaccava dalla via Flaminia in località Crocefisso, fu rifatta nel 1720 con un percorso analogo a quello attuale (Pietrangeli, 1978). Il “porto dell’Olio” fu utilizzato con frequenza fino alla fine del ’700, a conferma che il per- corso del Tevere, in questo tratto, è rimasto pressoché invariato per secoli. Olio, vino, grano e altri generi com- mestibili erano tra i prodotti più commerciati e, soprattut- to, legna tagliata nei boschi circostanti Otricoli; come attesta un recente rinvenimento avvenuto nell’area archeologica, relativo ad un addetto alla pesatura dei carichi di ligna (Cenciaioli, 2000). Dalla fine del ’700 in poi il transito fluviale si arrestò in seguito ad un aumento progressivo del livello del fiume (Pietrangeli, 1978) che rendeva impossibile il traino delle imbarcazioni (è solo a partire dal 1804, chirografo del 17 ottobre 1804 di Pio VII, che per il tiro dei “navicelli” si cominciarono ad usare bufali anziché uomini). Il tracciato del torrente S. Vittore ha subito anch’esso dei mutamenti nel corso dei secoli determina- ti principalmente da interventi di natura antropica che Bertacchini (2002), sulla base di rilevamenti effettuati sul terreno, di osservazioni geologico-geomorfologiche e dei resti di manufatti di età romana ancora osservabili, ha ipotizzato essere stati effettuati in fasi successive, attribuendo all’opera dei Romani una serie di oculati interventi di ingegneria idraulica. In particolare Bertacchini (2002) ha supposto che in epoca romana, antecedente o contemporanea la costruzione delle terme, possa essere stata realizzata una deviazione del torrente S. Vittore con il proposito sia di impedire un approfondimento erosivo dell’alveo, sia di stabilizzare e sanare l’area valliva che era stata prescelta per costruire l’abitato di Ocriculum. Il corso d’acqua fu per questo imbrigliato e incanalato in un con- dotto sotterraneo in muratura, per una lunghezza di circa 300 m (Cenciaioli, 2000). La canalizzazione attra- versava la zona delle terme e delle grandi sostruzioni sino al teatro, all’altezza del quale il torrente riprendeva il suo alveo sino a sfociare nel Tevere, non lontano dalla chiesa di S. Vittore. Le terme poterono essere costruite nel II sec. d.C. su un’area pianeggiante, livellata e sistemata artificial- mente. L’articolata opera di livellazione fece uso di due spessi muri di sostegno disposti normalmente all’asse della valle con la funzione di briglia (Bertacchini, 2002). Un primo muro fu posto a valle verso il Tevere (Fig. 6a), quasi di fronte al teatro, il successivo invece a monte a fianco alle terme (Fig. 6b). M. Bertacchini & L. Cenciaioli 211 44.. AASSPPEETTTTII GGEEOOLLOOGGIICCII EE GGEEOOMMOORRFFOOLLOOGGIICCII Nella zona oggetto di studio affiora una successio- ne del Pliocene sup.-Pleistocene inf., medio recente- mente descritta da Mancini et al. (2001a, b) e composta da sedimenti inizialmente di ambiente marino passanti a depositi di ambiente fluviale continentale, ai quali si sovrappongono materiali piroclastici prodotti dal vulcano di Vico (Fig. 7). La successione sedimentaria di ambiente marino inizia con argille e argille sabbiose di colore grigio, grigio piombo, con abbondante malacofauna, di ambiente di piattaforma e di transizione infra-litorale, dell’unità delle “Argille sabbiose di ambiente marino” del Pliocene sup.- Pleistocene inf. (Mancini et al., 2001a, b). Caratteristico è l’affioramento in prossimità della confluenza tra il tor- rente San Vittore ed il Tevere: le argille grigiastre appaiono variegate da sottili livelli chiari dovuti a con- centrazioni di resti di organismi bentonici di ambiente marino di piattaforma e spiaggiati che, a luoghi, sottoli- neano la blanda stratificazione debolmente inclinata verso est-nord est. Verso il tetto di quest’unità la compo- nente sabbiosa diviene progressivamente più abbon- dante sino a prevalere. Segue l’unità delle “Sabbie siltose e silt di ambien- te marino” di ambiente di piattaforma del Pliocene sup.- Pleistocene inf. (Mancini et al., 2001a, b); sono formate da sabbie a laminazione incrociata contenenti orizzonti più cementati tipo beach rock e conglomerati (Fig. 7). Quest’ultimi sono generalmente costituiti da ciottoli poli- genici di piccole e medie dimensioni, provenienti dalle formazioni della successione umbro-marchigiana, discretamente arrotondati e immersi in abbondante matrice limoso-sabbiosa. All’unità delle “Sabbie siltose e silt di ambiente marino” si sovrappone l’unità continentale di “Civita Castellana” di ambiente fluviale del Pleistocene inferiore terminale-Pleistocene medio iniziale (Mancini et al., 2001a, b). L’unità di Civita Castellana si presenta come un conglomerato a scarsa matrice sabbiosa, a luoghi ben cementato, con ciottoli ben arrotondati, anche appiattiti, di diversa natura, ma prevalentemente calcarea e sel- ciosa (selce nera e rossa). La dimensione dei ciottoli varia da centimetrica a pluricentimetrica. All’interno di quest’unità sono presenti lenti siltose gradate e poco cementate con spessore dell’ordine del decimetro. I rilievi più elevati del territorio otricolano (quote di poco superiori a 200 m) sono formati dai depositi ghiaio- si dell’unità di Civita Castellana (Fig. 7); Mancini et al. (2001a, b) indicano per detta unità uno spessore massi- mo di 120 m che si riduce a poco più di 20 m nell’area di studio. La successione sedimentaria continua con un deposito ghiaioso a cemento calcareo potente qualche metro, formato da elementi calcarei, selciosi e vulcanici anche deci- metrici della “Unità di Rio Fratta” (Fig. 7) del Pleistocene medio terminale (Mancini et al., 2001a, b). Questo deposito ghiaioso affiora in ottima esposizione lungo tutto il versante affacciato verso il Tevere a sud di Ocriculum, al di sotto del banco- ne tufaceo, e a tetto passa ad un intervallo formato da sabbie grossolane a cemento calcareo spesso circa 30 cm, forse corre- labile con la “Unità di Fiano” della fine del Pleistocene medio (Mancini et al., 2001a, b). Il materiale vulcanico che ricopre i sedimenti descritti in precedenza è associato all’atti- vità dell’apparato vicano situato ad un centinaio di chilometri a sud ovest di Otricoli. Questo materiale, indicato come “Tufo rosso a scorie nere” (Fig. 7), è riconducibile alle ultime fasi erut- tive del complesso vulcanico vicano che Mancini, et al. (2001a, b) riferiscono all’ignim- brite C vicana di 155.000 anni fa. I tavolati in tufo rendono particolare il paesaggio che qui si osserva. Le superfici pianeg- gianti dei tavolati, tra 82 e 90 m di quota, se da un lato fiancheg- Fig. 6 - I Romani colmarono e livellarono la conca di Ocriculum in diverse fasi con lo scopo di ottenere un’ampia zona pianeggiante. a) Nella prima fase fu costruito un muro di sostegno con la funzione di briglia nella parte inferiore del torrente S. Vittore, in prossimità del teatro. b) Nella fase successiva fu costruita una seconda briglia più a monte del corso d’acqua, vicino alle terme. The Romans filled and levelled the valley of Ocriculum in different phases to obtain a wide plain area. a) In the first phase a barrier-wall was built in the lower part of the stream (close to the Tiber River). b) In the next phase the second barrier-wall was built in the upper side of the stream (close to the Baths). Uno sguardo sulla città romana di Ocriculum 212 giano le discontinue creste dell’unità di “Civita Ca- stellana”, dall’altro scendono bruscamente con pareti subverticali, per svariati metri, verso morfologie più dolci e depresse, impostate nelle litologie a sabbie e argille sottostanti. Il materiale tufaceo è a composizione tefritico- fonolitica (Baldi et al., 1974; Mancini et al., 2001a, b) ed è generalmente di colore grigio scuro con inclusi nera- stri di dimensione variabile da centimetrica a decimetri- ca. I depositi descritti sino ad ora, sia quelli di origine sedimentaria sia quelli di origine vulcanica, sono carat- terizzati da uno scarso grado di cementazione che, uni- tamente all’inclinazione, pur non eccessiva, dei versanti dove affiorano, facilita una loro mobilizzazione in conco- mitanza di eventi piovosi intensi e/o prolungati. La diversa permeabilità di questi depositi e dei loro prodotti di alterazione, giustifica la presenza di numero- se sorgenti nella zona, come ricordano, ad esempio, i toponimi Fontana, Fontana Cannella, alcune delle quali ad uso civile come la sorgente della fonte Acquabona, ben nota anche nel passato come recita una lapide del 1500, posta sulla fonte (Pietrangeli, 1978). I depositi su- perficiali che rico- prono il territorio di Ocriculum sono prodotto dell’intera- zione perdurata nel tempo delle acque superficiali e della forza di gravità. Lunghi nastri di terrazzi coronano il percorso attuale e storico del fiume di Roma, mentre i ter- razzi originati dal torrente S. Vittore sono, per ovvie ragioni, meno este- si. Al contrario, la recente attività ero- siva del S. Vittore ha portato ad affio- rare la coltre allu- vionale che il tor- rente aveva depo- sto in epoche pas- sate. Si possono osservare depositi di spessore decime- trico contenenti resti di manufatti cerami- ci e laterizi del II-I sec. a.C. e del I-IV sec. d.C. Gli inter- valli più antichi sono formati da ciottoli eterometrici non classati e matrice sabbiosa di colore giallo ocra; quelli più recenti sono gradati e costituiti da ciottoli centimetrici arrotondati e orientati, immersi in abbondante matrice limoso-sabbio- sa giallastra. Depositi sempre prodotti dall’azione delle acque superficiali si rinvengono nella zona del foro, a contatto con il tufo, nei pressi delle piccole sostruzioni. Sono sedimenti poco potenti e di ridotta estensione, caratte- rizzati da conglomerati ben selezionati, formati in preva- lenza da ciottoli centimetrici calcarei, silicei, arenacei e vulcanici, con matrice sabbiosa, riferibili all’unità fluviale di “Spicciano” del Pleistocene sup. (Mancini et al., 2001a, b). La deposizione di questi materiali suggerisce la presenza di fasce preferenziali di scorrimento e inca- nalamento delle acque e di successivo accumulo. Tali depositi sono coperti e, talvolta, incisi da materiale più ricco in matrice, costituito da ciottoli simili a quelli del deposito sottostante, anche se di minori dimensioni e dispersi in una matrice limoso-sabbiosa più abbondante a tetto dello strato. Nella sezione affiorante immediatamente sopra il Fig. 7 - Successione stratigrafica del territorio di Ocriculm (da: Mancini et al., 2001a, b, modif.). Stratigraphic sequence of Ocriculum area (modif. by Mancini et al., 2001 a, b). M. Bertacchini & L. Cenciaioli tratto di basolato (Fig. 8) si osserva una successione di diversi episodi di dilavamento formati da strati di spes- sore decimetrico di sabbie grossolane e ciottoli centime- trici, contenenti resti di vita quotidiana del I-II sec. d.C. Al loro interno è possibile rinvenire resti di manufatti di piccole e medie dimensioni, frammenti di ossa animali (cervi, cinghiali, ecc.) e frustoli carboniosi prodotti delle attività antropiche, oltre a frammenti di Ostree, a segna- lare apporti da sedimenti marini. La sezione, che nel tratto esposto ha uno spessore complessivo di circa un metro, presenta alla base due intervalli decimetrici: quello inferiore contiene frammenti di marmi e di laterizi, quello superiore, di spessore variabile, ingloba fram- menti di intonaci, laterizi e vetri del I sec. d.C. Gli episo- di soprastanti sono gradati con un accenno di orienta- zione e sono costituiti da ciottoli centimetrici passanti a sabbie grossolane, immersi in una matrice limoso-sab- biosa di color ocra contenente frustoli carboniosi con- centrati in letti e frammenti di ossa. Tutta l’area archeologica è ricoperta da uno spes- sore elevato di materiale formato da abbondante matri- ce, scarso ciottolame e privo di tracce di orientazione. A conferma di ciò, i risultati dei sondaggi commissionati alcuni anni fa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria nell’area delle terme, hanno rilevato uno spessore di diversi metri di detrito sopra le rovine archeologiche, con una profondità di 4-5 m dal p.c. per le fondazioni dell’impianto termale. Un altro son- daggio, realizzato alcuni metri sotto la base di queste fondazioni, campionò materiale che per i suoi aspetti litologici fu assimilato a terreno di riporto (dati inediti Cenciaioli). I sedimenti che hanno sepolto la città di Ocriculum si possono ricondurre a due diverse ipotesi evolutive: possono essere interpretati come deposito colluviale oppure come materiale prodotto da eventi franosi di colata. Non è facile stabilire quale di questi due processi abbia prevalso nell’interrimento della città, è più proba- bile ritenere che si sia verificata un’azione combinata di entrambi i processi. 55.. EEVVOOLLUUZZIIOONNEE RREECCEENNTTEE DDEELLLL’’AARREEAA La notevole quantità di detrito che ha sommerso le rovine archeologiche di Ocriculum si suppone sia prove- nuta da più settori del versante che domina ad oriente la città romana (Fig. 9). Le aree di svuotamento sono ben visibili sia da fotografie aeree sia da osservazioni sul terreno e, in generale, si presentano come aree conca- ve impostate al contatto tra i sedimenti marini dell’unità delle “Argille sabbiose” e quelli dell’unità delle “Sabbie siltose e silt”. La scarsa vegetazione che ricopriva a tratti i ver- santi, in occasione di periodi freddi e piovosi, può avere favorito l’innescarsi di processi di degrado che si posso- no essere rapidamente evoluti in movimenti franosi, oppure si possono essere sviluppati in tempi più lunghi quando associati alla formazione di depositi colluviali. Il deposito colluviale si sarebbe formato durante periodi di intenso ruscellamento superficiale. La conse- guente mobilizzazione dei sedimenti incoerenti presenti avrebbe trasformato i versanti in zone di transito di materiale verso l’area pianeggiante, arrivando a coinvol- gere ingenti quantità di terreno. Il ripetersi di questo pro- cesso in più fasi successive può aver causato l’accumu- lo di una potente coltre detritica nella zona di pianura, dove sorgeva la città romana. Viceversa, gli stessi materiali incoerenti o scarsa- mente cementati a componente sia sedimentaria, sia piroclastica, presenti nel territorio intorno a Ocriculum, possono essere stati interessati da fenomeni franosi in concomitanza di intensi eventi meteorici giornalieri, soprattutto se preceduti da prolungati periodi piovosi. In particolare, sul versante a est di Ocriculum, tra il Pod. S. Francesco e la Loc. Fontana, si individuano alcune pos- sibili zone di innesco di eventi franosi, contornate da nicchie o balze rocciose. L’estensione delle zone di innesco è limitata, ma la discesa del materiale lungo il versante, sfruttando la sua pendenza e, dove presente, la superficie strutturale a franapoggio del tufo, può avere amplificato il fenomeno coinvolgendo gran parte del materiale più disgregato presente sulla superficie. La convergenza delle zone di accumulo di questi movi- menti franosi verso la conca della città romana, fornireb- be altresì una valida giustificazione all’elevato spessore di sedimenti che hanno ricoperto il sito archeologico. L’assenza di tracce o elementi morfologici che confermino il fenomeno franoso porta a dubitare di que- st’ultima ipotesi; anche se, solitamente, dissesti di que- sto tipo coinvolgono spessori limitati di terreni molto ero- dibili che l’azione del tempo può avere cancellato. 213 Fig. 8 - Sezione sopra il tratto basolato della via Flaminia. “Flaminia Basolato” section. Different decimetric beds of coarse sand and centimetric beds of fine to medium grained pebbles mixed in a silty-sandy matrix can be observed. These beds are frequently graded with a weak orientation. Remains from the 1st and 2nd Century A.D. are often found: pieces of glass, mar- ble, bricks, plaster and animal bones, as well as carbonaceous fragments of domestic fires and Ostrea fossils. Uno sguardo sulla città romana di Ocriculum 214 Fig. 9 - Stralcio della carta geologico-geomorfologica del territorio di Ocriculum (base topografica fornita per conc. Reg. Umbria, 11864/’U2001). A particular of the geological-geomorphological map of the Ocriculum area (licence from Reg. Umbria, ref. N. 11864/’U2001). M. Bertacchini & L. Cenciaioli 66.. CCOONNSSIIDDEERRAAZZIIOONNII CCOONNCCLLUUSSIIVVEE La città di Ocriculum sorse nel I sec. a.C. in un’a- rea a poche decine di chilometri di distanza da Roma, alla quale era collegata attraverso due importanti vie di comunicazione: la via Flaminia e il Tevere. La città si sviluppò intorno al torrente S. Vittore, difesa naturalmente da due contrafforti in tufo sopra e a ridosso dei quali furono costruiti importanti edifici e ville patrizie. In origine l’area doveva presentarsi come una pic- cola conca moderatamente incisa dal torrente S. Vittore; al fine di creare superfici pianeggianti ampie e stabili, i Romani si affidarono alla costruzione di terrazzamenti e di notevoli opere murarie, come le sostruzioni. Il problema di colmare e livellare la conca fu pro- babilmente affrontato dai Romani con un progetto arti- colato in più fasi (Bertacchini, 2002). In una prima fase fu costruito un muro di sostegno verso valle, intorno a quota 70 m e trasversale al torrente, con lo scopo di portare ad una diversa altezza il livello di riferimento del Tevere. Conseguentemente il torrente cominciò a diva- gare e a ristagnare nella zona a monte della briglia e a depositare i sedimenti trasportati, colmando progressi- vamente la valle (Fig. 6a). Una volta colmata la conca si rendeva necessario regolarizzare il corso d’acqua per evitare fenomeni di erosione e di alluvionamento e, per questo scopo, fu costruito un secondo muro a monte e canalizzato il tor- rente (Fig. 6b) per una lunghezza di 300 m circa. Nell’area otricolana affiora una successione sedi- mentaria del Pliocene sup.-Pleistocene inf., medio (Mancini et al., 2001a, b) composta da argille, argille sabbiose e sabbie di ambiente marino passanti a con- glomerati di ambiente fluviale, a cui si sovrappongono depositi tufacei del Pleistocene medio terminale (Mancini et al., 2001a, b) legati all’attività del vulcano di Vico. Lo scarso grado di cementazione che caratterizza tutti questi depositi può aver favorito l’innesco di feno- meni di dissesto in concomitanza di eventi piovosi inten- si e/o prolungati. L’area archeologica fu infatti sepolta sotto una spessa coltre di materiale formato da abbondante matri- ce con ciottoli sparsi e privo di tracce di orientazione, proveniente da diversi settori del versante ad est di Ocriculum e riconducibile a due diverse tipologie di pro- cessi: a depositi di tipo colluviale o a depositi prodotti da eventi franosi di colata. Entrambi i processi hanno con- tribuito al seppellimento della città romana. È plausibile pensare che l’abbandono di Ocriculum sia avvenuto tra la fine del VI e il VII sec. d.C., anche in analogia con altri siti noti in letteratura, proprio in conco- mitanza con il periodo indicato come minimo climatico dell’Alto Medioevo (Camuffo & Enzi, 1994), o anche noto come “piccola età glaciale alto medievale” (Ortolani & Pagliuca, 2000). Le condizioni climatiche fresco- umide che interessarono il bacino del Mediterraneo pro- vocarono sicuramente un aggravamento delle condizio- ni di degrado del territorio otricolano, già peraltro prova- to da uno stato di incuria e abbandono che succedette al declino della civiltà romana. Le fonti storiche non riportano dati a conferma di un probabile trasferimento degli abitanti di Ocriculum nel paese di monte durante questo periodo di degrado ambientale; ma, successivamente, a partire dal VII sec. d.C., è solo l’abitato di Otricoli ad essere citato nei docu- menti storici mentre termina qualunque tipo di attività umana nell’antica città di Ocriculum. RRIINNGGRRAAZZIIAAMMEENNTTII La ricerca esposta in queste pagine è frutto della collaborazione avviata dal compianto prof. Paolo Fazzini tra il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, in particolare con la Dott. A.E. Feruglio Soprintendente fino al 2000, e con la Dott. L. Bonomi Ponzi, attuale Soprintendente Reggente. Un ringraziamento particolare per gli utili consigli di carattere geologico è rivolto a D. Castaldini, D. Fontana e M. Panizza del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia. RRIIFFEERRIIMMEENNTTII BBIIBBLLIIOOGGRRAAFFIICCII Ambrosetti P., Conti M.A., Parisi G., Kotsakis T. & Nicosia U. (1977) – Neotettonica e cicli sedimenta- ri Plio-Pleistocenici nei dintorni di Città della Pieve (Umbria). Boll. Soc. Geol. It., 9966, 605-635. Ambrosetti P., Carboni M.G., Conti M.A., Esu D., Girotti O., La Monica G.B., Landini B. & Parisi G. (1987) – Il Pliocene e il Pleistocene inferiore del bacino del Fiume Tevere nell’Umbria meridionale. Geogr. Fis. Dinam. Quat., 1100, 10-33. Baldi P., Decandia F.A., Lazzarotto A. & Calamai A. (1974) – Studio geologico del substrato della copertura vulcanica laziale nella zona dei laghi di Bolsena, Vico e Bracciano. Mem. Soc. Geol. It., 1133, 575-606. Bertacchini M. (2002) – A glance at the Roman town of Ocricolum (Central Italy). IV Reunión Nacional de Geoarqueologia. Almazán, Soria – Spain, 16-18 Settembre 2002, in stampa. Bonomi Ponzi L. 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Bertacchini ha curato gli aspetti descrittivi ed evolutivi del territorio insieme alle osservazioni di colle- gamento ai dati archeologici-bibliografici forniti da L. Cenciaioli. iMolto materiale proveniente dall’antica città di Ocriculum è stato riutilizzato in numerose abitazioni dell’odierna Otricoli. Passeggiando per le strette vie del centro, in parte lastricate con blocchi di lava leucitica, è possibile osservare case e palazzi, come quello settecentesco dei conti Squarti Perla, ornati con fregi a girali, architravi e fregi dorici. 216 Ms. ricevuto il 27 febbraio 2003 Testo definitivo ricevuto il 15 luglio 2003 Ms. received: February 27, 2003 Final text received: July 15, 2003 M. Bertacchini & L. Cenciaioli