Imp. Bellucci & SSEEGGNNAALLAAZZIIOONNEE DDII NNUUOOVVII DDEEPPOOSSIITTII PPIIRROOCCLLAASSTTIICCII IINNTTEERRCCAALLAATTII AALLLLEE SSUUCCCCEESSSSIIOONNII CCOONNTTIINNEENNTTAALLII DDEELL PPLLEEIISSTTOOCCEENNEE SSUUPPEERRIIOORREE--OOLLOOCCEENNEE DDEELLLLAA PPOORRZZIIOONNEE NNOORRDD--OORRIIEENNTTAALLEE DDEELLLLAA PPIIAANNAA CCAAMMPPAANNAA FFrraanncceessccaa BBeelllluuccccii11,, NNiiccoolleettttaa SSaannttaannggeelloo22,, AAnnttoonniioo SSaannttoo33 1Dipartimento di Geofisica e Vulcanologia, Università di Napoli “Federico II” 2Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Napoli “Federico II” 3Dipartimento di Ingegneria Geotecnica -Sezione di Geologia Applicata- Università di Napoli “Federico II” RIASSUNTO In questa nota vengono segnalati nuovi affioramenti di depositi piroclastici da caduta e da flusso rinvenuti lungo il margine nord-orienta- le della Piana Campana ed intercalati a formazioni clastiche tardo quaternarie. I dati raccolti si riferiscono a depositi vulcanoclastici rin- venuti sia al letto che al tetto della formazione dell’ “Ignimbrite Campana” (IC) e da essa chiaramente separati e distinti per la presenza di paleosuoli, depositi fluviali e/o di superfici di erosione. In particolare sono stati riconosciuti due importanti eventi eruttivi pre-IC: il più antico è costituito da livelli di pomici da caduta clinostrati- ficate al piede dei versanti carbonatici e caratterizzati da pomici bianco-grigiastre con diametro medio di 0,5 cm e spessore di circa 50 cm. Su questi livelli da caduta poggia, con chiaro contatto erosionale, un pumice flow di colore giallastro che presenta spessori variabi- le tra i 2 e 6 metri. Gli affioramenti più significativi sono localizzati nei dintorni di Maddaloni e di Durazzano ed in entrambe le località, il pumice flow giallastro è ricoperto dalla formazione dell’I C. In aree più interne rispetto alla Piana Campana, precisamente nella zona di Solopaca, sono stati rilevati altri limitati affioramenti di piro- clastiti antiche, costituite da alcuni metri di cineriti e pomici grigio nerastre molto alterate e fortemente cementate su cui poggiano depositi di conoide terrazzati, ricoperti lateralmente dai depositi dell’ IC. Al tetto dell’IC, e da essa separato per la presenza di un paleosuolo o di depositi fluviali interposti, abbiamo rinvenuto in tutta l’area investigata un altro livello piroclastico da caduta caratterizzato dalla alternanza di cineriti bianche stratificate e livelli pomicei biancastri con spessore totale variabile tra i 50 cm ed i 200 cm. I dati stratigrafici raccolti, oltre a fornire preziose informazioni sull’attività eruttiva tardo pleistocenica dell’ area della piana campana, potranno in futuro contribuire a identificare nuovi livelli marker per la stratigrafia dei depositi tardo quaternari del margine tirrenico campano. ABSTRACT The main aim of this paper is to signal some new outcrops of pyroclastic deposits along the northern rim of the Campanian plain, (pro- vince of Caserta); the study refers particularly to pyroclastic successions located both at the base and at the bottom of the “Ignimbrite Campana” (IC), the most widespread volcanic formation in the area. The oldest deposits in the area have been found near the Solopaca village, at the northern sector of the studied area; they are made up by alternating black and grey pumiceous levels some meters thick, and are covered by poligenic conglomerates of alluvial fan that can be chronologically ascribed to the end of middle Pleistocene. In the surroundings of Maddaloni and Durazzano however, the depo- sits standing below the IC formation are characterized by the presence of two distinct pyroclastic units. The oldest one is represented by a pyroclastic fall deposit, at least 50 cm thick, included within slope or alluvial fan deposits. The youngest is made up by a yellow pumices flow with a thickness variable between 2 and 10 m, which always covers with erosional contact, the above described slope or alluvial fan deposits. At the top of IC formation another important pyroclastic level has been found all over the studied area. It is made up by white layered ash fall deposits covered by a massive, yellowish pumiceous level and its total thickness range is from 0,5 to 1 meter. All these new outcrops have been sampled for sedimentological, chemical and petrographical analysis that are still in progress, in order to identify their origin and to better define their chronological and stratigraphical position within the complex volcanic history of The Campania Plain. Parole chiave: Depositi piroclastici; Pleistocene superiore; Pianura Campana; Appennino meridionale. Keywords: Pyroclastic deposits; upper Pleistocene; Campanian plain; southern Appenines Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 1166(2), 2003, 279-287 11.. IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE In questa nota vengono segnalati nuovi affiora- menti di depositi piroclastici da caduta e da flusso rin- venuti lungo il margine nord-orientale della Piana Campana, durante il rilevamento del nuovo Foglio “Caserta Est” della Nuova Carta Geologica d’Italia in scala 1:50.000 (Progetto Carg). In quest’area la for- mazione quaternaria affiorante più diffusa è senz’al- tro rappresentata dall’ “Ignimbrite Campana” (IC) che costituisce una coltre con spessore variabile tra i 30 ed i 50 metri (Barberi et al., 1978; Di Girolamo, 1968; Di Girolamo et al., 1973; 1984) e la cui messa in posto è avvenuta circa 39 ka (De Vivo et al., 2001). I dati raccolti si riferiscono a depositi vulcanoclasti- ci (Fig. 1) rinvenuti sia al letto che al tetto di questa importante formazione vulcanica e da essa chiaramente separati e distinti per la presenza di paleosuoli, depositi fluviali e/o di superfici di erosione. Tali depositi non erano segnalati nella precedente cartografia geologica ufficiale. 280 F. Bellucci, N. Santangelo & A. Santo 22.. IILL QQUUAADDRROO GGEEOOLLOOGGIICCOO EE GGEEOOMMOORRFFOOLLOOGGIICCOO Numerosi sono i lavori che si sono occupati della ricostruzione della stratigrafia del sottosuolo della Piana Campana e della sua evoluzione durante il Quaternario (D’Erasmo, 1931; Ippolito et al., 1973; Aprile & Ortolani, 1978; Brancaccio et al., 1991; 1994; Romano et al., 1994; Aprile & Toccaceli, 2002). Romano et ali. (1994) hanno effettuato una rico- struzione dettagliata della stratigrafia superficiale (primi 200 metri) della piana evidenziando la presenza di sei unità stratigrafiche di ambiente variabile tra marino, transizionale e continentale, di età compresa tra il Pleistocene medio-superiore e l’Olocene. Essi stabili- scono che l’intera pianura è stata subsidente durante la prima metà del Pleistocene superiore, consentendo il permanere di un ambiente di sedimentazione marino nonostante l’intensa attività piroclastica registrata verso la fine di questo intervallo. Nella seconda metà del Pleistocene superiore invece viene registrata una netta diminuzione della subsidenza che, in coincidenza con l’oscillazione eustatica negativa dello stadio isotopico 2, ha consentito l’emersione definitiva dell’area. La morfologia dei settori perimetrali della Piana campana è fortemente condizionata dalla presenza della formazione dell’ IC una imponente coltre piroclasti- ca da flusso con spessori variabili tra i 30 ed i 50 metri che ha colmato tutte le depressioni morfologiche pree- sistenti (strutturali e incisioni fluviali) e creato un vasto plateau deposizionale. Questa estesa formazione vulca- nica, datata dapprima 37 ka (Deino et al., 1994) e suc- cessivamente 39 ka (De Vivo et al., 2001), rappresenta un importante marker stratigrafico avendo un vastissimo areale di affioramento (circa 3800Km2) ed essendo facil- mente riconoscibile sia in affioramento che da dati di sondaggio per le sue particolari caratteristiche litologi- che. Sebbene numerosi studi indichino i Campi Flegrei come centro di emissione di questa grande eruzione (Barberi et al., 1991; Fisher et al., 1993; Orsi et al., 1999; Rosi et al., 1999; Ort et al., 1999) recenti indagi- ni (Rolandi et al., 2003) contraddicono questo modello e rivalutano l’ipotesi , già avanzata in passato (Di Girolamo, 1968; 1978; di Girolamo et al., 1984; Barberi et al., 1978) di un’eruzione fissurale lungo sistemi di fratture parallele alle faglie peritirreniche che bordano la Piana Campana. La presenza di questa potente coltre ignimbritica ha obliterato gli affioramenti di depositi quaternari più antichi che sono molto limitati e concentrati nei settori bordieri della piana. Romano et al. (1994) segnalano la presenza di depositi marini e vulcanoclastici sottostanti all’IC nei dintorni di Maddaloni e Cancello e, sulla base di stratigrafie di sondaggi, in tutto il sottosuolo della Piana. De Vivo et al. (2001) segnalano la presenza di deposti piroclastici ed ignimbritici datati tra 157 e 205 ka nei dintorni di Taurano, lungo il margine orientale della Piana. Aprile & Toccaceli (2002) segnalano la pre- senza nel sottosuolo della piana del Sarno di una formazione ignimbritica sottostante all’IC e la correlano con l’ignimbrite di Taurano di De Vivo et al., 2001. Rolandi et al. (2003) inoltre indicano la presenza di altri depositi ignimbritici antichi in varie località bordiere della Piana (Penisola sorrentina e Monti di Caserta) e li datano rispettivamente a 245 ka, 289 ka (Ignimbriti di Seiano) e 116 ka (Ignimbrite di Durazzano). Per quanto concerne i depositi succes- sivi alla messa in posto dell’IC, essi sono costituiti da depositi continentali alluvionali e di versante, rappresentati prevalentemente da depositi piroclastici rimaneggiati, cui sono intercalati e/o sovrapposti depositi piroclastici da caduta. In particolare nella zona di nostro inte- resse (Fig. 1) Di Girolamo (1968) segnala la presenza di piroclastiti stratificate costituite da alternanze di livelli cineritici e pomicei poggianti su un paleosuolo a tetto dell’IC, in tutta l’area a sud di Caserta ( S.Nicola la Strada, S.Marco Evangelista e Maddaloni) e, a NE di Caserta, nella Valle di Maddaloni, ricostruendone l’andamento degli spessori che aumentano verso sud. Cole & Scarpati (1993) segnalano la presenza di depositi piroclastici da caduta più recenti dell’IC, oltre che nelle stesse aree individuate da Di Girolamo (1968), anche a NO di Caserta presso S. Angelo in Formis. Entrambi gli autori interpretano questi deposi- ti come i prodotti distali della formazione Tufo Giallo Napoletano datata 12 ka (Alessio et Fig. 1 - Ubicazione degli affioramenti studiati: 1) affioramenti delle piroclastiti post Ignimbrite Campana; 2) affioramenti delle piroclastiti pre Ignimbrite Campana. Location map of the studied outcrops. 1) Outcrops of post Campanian Ignimbrite pyroclastic deposits; 2) outcrops of pre IC piroclastic deposits. al., 1971; 1973; Rosi & Sbrana,1987; Scandone et al.,1991). Inoltre, nella zona immediatamente a sud del- l’area in studio, nei dintorni di Giugliano, viene segnala- ta la presenza di un deposito da flusso piroclastico (“Tufo di Giugliano”) datato 18 ka da De Vivo et al. (2001) e 23 ka da Rolandi et al., (2003). Tale deposito risulta caratterizzato da un’alternanza di livelli cineritico sabbiosi a struttura massiva intercalati da livelli pomicei da caduta, presenta alla base un paleosuolo ed è sovrap- posto all’IC. 33.. II LLIIVVEELLLLII PPRREE--IICC Gli affioramenti più significativi sono localizzati nei dintorni di Maddaloni, Durazzano e Solopaca e sono intercalati a successioni continen- tali tardo pleistoceniche riconducibili a detriti di versante, antichi conoidi allu- vionali e depositi fluvio-palustri. Le descrizioni stratigrafiche e le sezioni geologiche sono state realizzate spes- so grazie a tagli “freschi” legati alla col- tivazione di alcune cave. 33..11.. LLooccaalliittàà CCaarrmmiiaannoo –– MMaaddddaalloonnii Lungo il bordo sud-occidentale dei monti di Durazzano, in località “Carmiano”, nei pressi del cimitero di Maddaloni, è possibile osservare la sovrapposizione stratigrafica dell’IC su prodotti piroclastici più antichi. Questo importante affioramento è emerso gra- zie ai lavori di scavo di una cava ed era già stato segnalato in Romano et al. (1994). In particolare tali autori eviden- ziavano la presenza di pomici e cineriti antiche pre- IC, senza però soffermarsi sugli aspetti stratigrafici di dettaglio. I lavori di scavo ed i movimenti di terra nella cava hanno quasi del tutto oblite- rato l’affioramento segnalato in Romano et al. (1994) aprendone comunque altri ugualmente significativi. Nella Fig. 2 è riportata la situazione alla cava al 1994; dalla foto è possibile vedere con chiarezza che al di sotto dell’ dell’IC (D), sono presenti circa 10 m di piroclastiti sciolte pre-IC (B e C), poggianti a loro volta sul substrato car- bonatico (A). I sopralluoghi successivi hanno permesso di descrivere nel dettaglio le formazioni vulcaniche pre IC; esse pog- giano con angoli di circa 25° su brecce calcaree a matrice sabbiosa arrossata che ricoprono il substrato carbonatico. Al contatto tra le brecce e le piroclastiti sovrastanti è presente un paleosuolo conservato in sacche. L’analisi delle caratteristiche lito- logiche, sedimentologiche e tessiturali delle piroclastiti ha permesso di distin- 281Segnalazione di nuovi depositi piroclastici ... guere, dal basso, le seguenti unità (Fig. 3): UUnniittàà ppoommiicceeaa ddaa ccaadduuttaa: è costituita da una suc- cessione di circa 2 m di pomici. Questa successione è distinta dal basso in: - un livello di cenere fine ricca in cristalli sciolti con spessore di 8 cm; - un livello di circa 40 cm di pomici da caduta grigio Fig. 2 - Affioramento delle piroclastiti pre Ignimbrite Campana (da Romano et al., 1994) nella cava abbandonata di Maddaloni. A) calcari mesozoici e brecce di versante; B) unità pomicea pre Ignimbrite Campana; C) pomici rimaneggiate; D) Ignimbrite Campana. Outcrop of pre Campanian Ignimbrite pyroclastic deposits (from Romano et al., 1994) in the abandoned quarry near Maddaloni. A) Mesozoic limestones and slope breccia; B) pre Campanian Ignimbrite pumiceous unit; C) reworked pumiceous levels; D) Campanian Ignimbrite. Fig. 3 - Colonna stratigrafica di sintesi dei terreni affioranti nella cava abbandonata di Maddaloni. Synthetic stratigraphic column of pre Campanian Ignimbrite pyroclastic deposits crop- ping out in the abandoned quarry near Maddaloni. 282 avana con debole gradazione inversa (Fig. 4); il dia- metro delle pomici a spigoli vivi è mediamente di circa 1,5 cm, con un massimo di 3 cm; - alternanze di livelli pomicei e livelli cineritici (spessore 1,5 m) risedimentati lungo il versante a spese della sottostante Unità pomicea da caduta. UUnniittàà ddaa fflluussssoo (Fig. 5): questa unità poggia con un chiaro contatto erosionale sulle pomici basali; è costituita da un deposito piroclastico a struttura massiva in cui la matrice pomicea e sabbiosa assume una colo- razione giallastro – rossastra, al suo interno sono diffu- se pomici grigie non alterate e subarrotondate di dimen- sioni variabili, mediamente centimetriche e spesso rag- gruppate in sciami. Le caratteristiche tessiturali del deposito indicano un meccanismo di messa in posto da flusso piroclastico. Il suo spessore è variabile (in questa località da 2 a 4m) e la parte sommitale è parzialmente pedogenizzata. L’unità da flusso è a sua volta ricoperta da circa 1,5 metri di depositi piroclastici da caduta alternati a livelli pomicei rimaneggiati che, nella parte alta, sono ricoperti da un deposito prevalentemente vulcanoclasti- co, con intercalazioni di lenti di clasti carbonatici deci- metrici a spigoli vivi, pedogenizzato al tetto. IIggnniimmbbrriittee CCaammppaannaa: al tetto di questi deposti (Fig. 2) si rinviene un tufo grigio a scorie grigie con frattura- zione colonnare appartenente alla ben nota formazione vulcanica campana; lo spessore diminuisce dalla piana verso il versante passando da circa 15m a circa 50 cm. 33..22.. LLooccaalliittàà FFoorrcchhiiaa --DDuurraazzzzaannoo Lungo la strada che da Forchia conduce a Durazzano è possibile notare in diversi punti di affiora- mento un deposito piroclastico, di circa 8m di spessore a tessitura massiva, compatto ma non litoide, costituito da una matrice a granulometria sabbiosa, sabbioso- ghiaiosa, arrossata o giallastra e da inclusi pomicei di colore avana, sub-arrotondati presenti in maniera diffu- sa e spesso in lenti. Queste caratteristiche permettono di definirlo come un flusso piroclastico pomiceo la cui messa in posto è stata guidata dalla morfologia preesi- stente. Si rinviene nella porzione sud-occi- dentale della piana di Durazzano e lungo la strada che da Forchia sale alla sella di Durazzano, localmente ricoperto da depo- siti colluviali al cui interno si rinvengono clasti calcarei grossolani, frammenti cera- mici di età romana e scorie di scarto della lavorazione del ferro. Un affioramento molto significativo è localizzato nella piana di Durazzano. Qui è chiara la sovrapposi- zione dei prodotti dell’IC sui prodotti del flusso pomiceo prima descritto (Fig. 6). Le due formazioni vulcaniche vengono a con- tatto bruscamente lungo una superficie di erosione e presentano caratteristiche litolo- giche molto diverse. Il deposito tufaceo inferiore ha una colorazione giallo rossa- stra, è prevalentemente pomiceo e, pur essendo compatto, non presenta fenomeni di litificazione secondaria; il deposito tufa- ceo superiore (IC), invece, ha una tipica colorazione grigiastra è ricco in frammenti scoriacei e presenta un aspetto litoide; quest’ultima caratteristica è osservabile meglio negli affioramenti presenti più a valle nel paese di Durazzano dove l’IC assume anche la tipica fratturazio- ne colonnare. Fig. 4 - Particolare dell’unità pomicea da caduta nella cava abbandonata di Maddaloni. A) livelli di pomici da caduta in posto; B) alternanze di livelli di pomici rimaneggiate. Detail of the fall pumiceous unit in the abandoned quarry near Maddaloni. A) fall pumiceous unit; B) reworked pumiceous levels. Fig. 5 - Cava abbandonata di Maddaloni: l’unità da flusso (B) poggia con contatto erosionale sull’unità pomicea (A). Abandoned quarry near Maddaloni: erosional contact between flow unit (B) and fall pumiceous unit. F. Bellucci, N. Santangelo & A. Santo 283 33..33 PPiiaannaa ddii DDuurraazzzzaannoo:: LLooccaalliittàà MMaasssseerriiaa MMeelllliinnoo In questa località la serie piroclastica è caratterizzata da depositi da caduta e da flus- so in posto, inseriti in una successione di depositi piroclastici rimaneggiati prevalente- mente pomicei, con granulometria da cineriti- co-sabbiosa a ghiaiosa, che definiscono una conoide alluvionale (Fig. 7). La base di questa successione alluvionale non è affiorante e lo spessore minimo stimabile è di almeno 20 metri. Gli affioramenti sono tutti localizzati all’interno di una cava dove è stato possibile riconoscere le seguenti unità piroclastiche in posto: UUnniittàà ppoommiicceeaa ddaa ccaadduuttaa E’ costituita da 70 cm di pomici da cadu- ta biancastre, a spigoli vivi, vacuolari, vetrose con dimensioni fino 5 cm di diametro; scarsa la presenza di litici, con diametro massimo di 2 cm. (A in Fig. 8). Queste pomici poggiano su un deposito massivo a matrice cineritica con pomici sub-arrotondate e litici più piccoli di quelli del deposito da caduta (0,5 cm); lo spessore è variabile (circa 15 cm), la giacitura è conforme alle pomici soprastanti ed ha un’inclinazione di circa 40°. Alle pomici da caduta indisturbate, seguono verso l’alto, per circa 2m, alternanze di livelli cineritici e pomi- cei costituiti dai materiali del livello da caduta risedimentati in ambiente alluvionale. UUnniittàà ddaa fflluussssoo Questa unità si rinviene intercalata nei depositi di conoide con spessori e giacitura diverse in funzione delle geometrie dei depo- siti sottostanti e del grado di erosione subito dopo la sua messa in posto. In un piazzale più basso della cava (Fig. 9) è possibile nota- re come tale unità si inserisce ai margini della conoide assumendo una giacitura suborizzon- tale con spessori a vista maggiori di 2 m; a tetto presenta altri 3 m di piroclastiti rimaneg- giate in ambiente alluvionale. Chiudono la successione stratigrafica dell’area un paio di metri di piroclastiti pedogenizzate brunastre. La base di questa unità è costituita da un livello pomiceo-cineritico, biancastro com- patto con uno spessore di circa 15 cm; la tes- situra è massiva la matrice è sabbiosa avana - rosata e le pomici sono di colore grigio avana di dimensioni mediamente centimetri- che. Verso la parte alta del deposito sono pre- senti pomici di dimensioni maggiori (fino a 4,5 cm) vacuolari, a volte vetrose con fenocristalli chiari e scuri; è scarsa la presenza di litici tra i quali sono frequenti clasti di tufo marrone scuro con dimensioni di circa 1 cm. Le carat- teristiche tessiturali di questa unità sono quel- le di un flusso piroclastico pomiceo. 33..44.. LLooccaalliittàà SSoollooppaaccaa In aree più interne rispetto alla Piana Campana, precisamente nella zona di Solopaca, sono stati rilevati altri limitati affio- ramenti di piroclastiti antiche non segnalate in Fig. 8 - Località “Masseria Mellino” a Durazzano: l’unità pomicea da caduta in posto (A) e rimaneggiata (A’) e l’unità da flusso (B) intercalate ai depositi piro- clastici rimaneggiati in ambiente di conoide (C). Masseria Mellino locality, Durazzano: fall pumiceous unit (A), reworked pumi- ceous unit (A’) and flow unit (B) interbedded within alluvial fan deposits. Fig. 6 - La sovrapposizione dell’ Ignimbrite Campana (B) sui prodotti dell’unità da flusso (A) nella piana di Durazzano. The Campanian Ignimbrite (B) lying on the flow unit (A) near Durazzano village. Fig. 7 - Sezione geologica schematica dei depositi piroclastici pre Ignimbrite Campana affioranti nei dintorni di Durazzano. 1) ghiaie e sabbie vulcanoclasti- che di ambiente di conoide alluvionale; 2) Ignimbrite Campana; 3) unità da flusso; 4) unità pomicea da caduta; 5) calcari mesozoici; 6) faglia. Geological cross section in the pre- Campanian Ignimbrite pyroclastic depo- sits cropping out near Durazzano. 1) Volcanoclastic gravel and sands of allu- vial fan; 2)IC; 3) flow unit; 4) fall pumiceous unit; 5) mesozoic limestones; 6) fault. Segnalazione di nuovi depositi piroclastici ... 284 letteratura. Il più significativo è quello di Località “Ferri” in sinistra orografica del F. Calore dove le piroclastici antiche poggiano su argille e sabbie di ambiente fluvio-palustre e sono caratterizzate da ripetute alternanze di livelli pomicei bianchi e grigi e di livelli cineritici, nel- l’insieme fortemente cementati e a consistenza tufacea (Fig. 10). I livelli di pomici presentano gradazioni sia inverse che dirette, le pomici hanno dimensioni variabili dai 2 ai 5 mm, si presentano molto alterate e sovente contengo- no litici; lo spessore totale è di circa 2 m. Al tetto di questi depositi si rinviene una succes- sione di conglomerati di conoide alluvionale cui sono associate delle superfici terrazzate intorno ai 100 m s.l.m.; tali conglomerati ven- gono attribuiti in letteratura al tardo Pleistocene medio (Iacobacci et al., 1959). Sia i conglomerati che le piroclastici antiche risultano rico- perte lateralmente dalla formazione dell’IC il cui top deposizionale costituisce una superficie terrazzata intor- no ai 55 m s.l.m. (Fig.11). 44.. II LLIIVVEELLLLII PPOOSSTT--IICC Al tetto pedogenizzato dell’IC, o su sedimenti allu- vionali che la ricoprono, abbiamo rinvenuto in tutta l’a- rea investigata altri depositi piroclastici da caduta non distinti nella precedente cartografia geologica ufficiale del Foglio 172 “Caserta”. Essi affiorano prevalentemente al top di superfici terrazzate (loc. Limatola, Dugenta) hanno uno spessore complessivo variabile dai 50 ai 200 cm e presentano quasi sempre nella parte bassa cineriti bianche e grigie, fittemente laminate, con intercalazioni di livelli pomicei bianchi. Nella parte alta invece si rinviene costantemen- te un livello di cineriti giallastre, massive con pomici sparse aventi uno spessore di circa 60 cm (Fig. 12). La base spesso poggia su un paleosuolo marrone che si sviluppa a tetto dell’IC o su depositi alluvionali e/o collu- viali. Tra gli affioramenti più significativi (Fig.13), oltre a quello della cava “Etep” nei pressi di Dugenta, dove al tetto dell’IC si rinvengono delle alluvioni ghiaioso-sab- biose a stratificazione incrociata sormontate da un livel- lo di pomici e poi di cineriti di colore giallastro, va segna- lato quello di località “Campitello” (Ave Grazia Plena) dove è possibile osservare dal basso stratigrafico1,5 m di cineriti molto fini bianco-giallastre, cui seguono 80 cm di pomici (diametro 2÷3 mm) immerse in una matrice sabbiosa gialla con cristalli idiomorfi di mica e pirosse- ni. In località “Bagno” in sinistra della valle del F. Calore è possibile osservare piroclastici molto simili a quelle descritte precedentemente e caratterizzate da alternan- ze di ceneri e di livelli pomicei. Esse sono intercalate a depositi ghiaiosi di ambiente di conoide alluvionale che poggiano chiaramente sulla formazione dell’IC. Altri affioramenti significativi sono ubicati nelle numerose cave presenti nei dintorni di Caserta, come alla cava di San Marco Evangelista (Fig.14) dove è chiaramente visibile il paleosuolo interposto tra il top dell’IC e questi depositi da caduta riconoscibili anche da Fig. 10 - I depositi piroclastici pre Ignimbrite Campana di Solopaca. A) argille fluvio-lacustri; B) paleosuolo; C) livelli di pomici grigio scure; D) livelli di pomici grigio chiare. The pre Campanian Ignimbrite piroclastic deposits cropping out near Solopaca. A) fluvio-lacustrine clay; B) paleosoil; C) dark grey pumiceous levels; D) grey pumiceous levels. Fig. 9 - Località “Masseria Mellino”: unità da flusso (A) ricoperta dai depositi di conoide alluvionale (B) e dal suolo attuale (C). Masseria Mellino locality, Durazzano: The flow unit (A) covered by alluvial fan deposits (B) and present day soil. lontano per la colorazione biancastra e giallastra. La presenza costante in tutti gli affioramenti descritti delle cineriti bianche stratificate passanti ad un livello pomiceo massivo di colore giallastro, lo spessore complessivo poco variabile della successione piroclasti- ca (circa 1÷2 m), la chiara posizione stratigrafica, sicu- ramente più recente dell’IC, la diffusione areale pres- socchè continua tra Caserta e Solopaca (cfr. Fig. 1) fanno ritenere che si tratti sempre dello stesso deposito piroclastico da caduta. F. Bellucci, N. Santangelo & A. Santo Queste due ultime unità sono state rinvenute nella medesima posizione stratigrafica e sicuramente sotto- poste alla formazione dell’IC. L’unità da flusso in parti- colare sembra avere una notevole estensione areale e potrebbe includere il “Tufo di Durazzano” segnalato da Rolandi et ali., (2003) e datato 116 ka. Per quanto riguarda i depositi post-IC essi rappre- sentano i prodotti di uno stesso evento eruttivo che ha interessato tutta l’area compresa tra Caserta, Vallo di Maddaloni, Limatola, Dugenta e Solopaca. La parte basale di questi depositi, caratterizzata da alternanze di cineriti bianche e grigie fittemente laminate, presenta elevate analogie sedimentologiche con la parte basale del lower member del Tufo Giallo Napoletano Auct. indi- viduato e descritto nei dintorni di Caserta (S. Angelo in Formis) da Cole & Scarpati (1993) e da Wolhetz et al ., (1995). In particolare i livelli cineritici laminati potrebbero essere corre- lati con l’unità LM1 di Wohletz et al. , 1995, mentre risulta più difficol- toso, in assenza di anali- si granulometriche, defi- nire una corrispondenza tra le cineriti massive giallastre sovrastanti e gli altri 13 livelli segnalati dagli stessi autori nell’af- fioramento di S. Angelo in Formis. In alternativa tali depositi potrebbero esse- re correlati alle piroclastiti datate 23 ka che trovano corrispondenza con l’Ignimbrite di Giugliano (De Vivo et al ., 2001; Rolandi et al., 2003) e con il livello di tephra Y3 rinvenuto in carotaggio nel Mar Tirreno (Munno & Petrosino, in stampa). In ogni caso è impor- tante segnalare che, in tutta l’area studiata, que- sti depositi sono gli unici presenti al di sopra dell’IC e che sembrano quindi mancare i prodotti di provenienza flegreo- vesuviana post-IC segna- lati in aree immediata- mente a sud est (Valle del Clanio) da Di Vito et al., (1998); ciò è ovvia- mente da imputare ad assi di dispersione diffe- renti. I dati stratigrafici rac- colti, oltre a fornire pre- ziose informazioni sull’at- 285 Fig. 11 - Sezione geologica illustrante i rapporti tra depositi alluvionali e depositi piroclastici nei dintorni di Solopaca. 1) alluvioni recenti del F. Calore (Olocene); 2) Ignimbrite Campana (39 ka); 3) depositi di conoide alluvionale (Pleistocene superiore - Olocene); 4) depositi fluviali terrazzati (Pleistocene medio- superiore); 5) depositi piroclastici antichi (Pleistocene medio?); 6) brecce di versante (Pleistocene infe- riore-medio) ; 7) calcari mesozoici; 8) faglia. Geological cross section showing the relationships between alluvial and pyroclastic deposits near Solopaca. 1) Recent alluvial deposits of te Calore river (Holocene; 2) Campanian Ignimbrite (39 ky); 3) alluvial fan deposits (Upper Pleistocene - Holocene); 4) terraced fluvial deposits (Middle - Upper Pleistocene); 5) ancient pyroclastic deposits Middle Pleistocene ?); 6) slope breccias (lower-Middle Pleistocene); 7) mesozoic limestones; 8) fault. Fig.12 - Località: “Ave Gratia Plena”: particolare dei depositi post Ignimbrite Campana. a) Paleosuolo; b) depositi cineritici biancastri stratificati; c) livello pomiceo massivo di colore giallastro. "Ave gratia Plena" localit: detail of the post Campanian Ignimbrite pyroclastic deposits. a) Paleosol; b) white layered ash deposits; c) massive and yellowish pumiceous level. 55.. PPRROOBBLLEEMMII AAPPEERRTTII EE CCOONNCCLLUUSSIIOONNII In tutte le località citate nel testo sono stati prele- vati campioni sui quali sono in corso analisi mineralogi- co-petrografiche e sedimentologiche, per risalire alla paragenesi e quindi alla precisa posizione tefrostrati- grafica di queste piroclastiti. Pur non avendo ancora risultati sperimentali, sulla base dei soli dati stratigrafici è tuttavia possibile affer- mare che nell’area esaminata esistono almeno tre for- mazioni vulcaniche più antiche dell’ IC. Esse sono rap- presentate dalle Pomici antiche di Solopaca e dai due livelli denominati, al momento, “Unità pomicea da cadu- ta di Maddaloni ” e “Unità da flusso di Durazzano” Segnalazione di nuovi depositi piroclastici ... tività eruttiva tardo pleistocenica dell’ area della Piana Campana potranno, in futuro, contribuire a identificare nuovi livelli marker per la stratigrafia dei depositi conti- nentali e marini tardo quaternari del margine tirrenico campano ed essere correlati ad alcuni dei numerosi livelli piroclastici che si rinvengono normalmente nelle stratigrafie di sondaggi profondi eseguiti in Piana Campana. LLAAVVOORRII CCIITTAATTII Alessio M., Bella F., Improta S., Belluomini G., Calderoni G., Cortesi C. & Turi F. (1973) - University of Rome Carbon 14 dates X, Radiocarbon, 1155 (1), 165. Alessio M., Bella F., Improta S., Belluomini G., Cortesi C.& Turi F. (1971) - University of Rome Carbon 14 dates XII, Radiocarbon, 1166 (3), 358-367. Aprile F. & Ortolani F. 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Bd., 47-58. Brancaccio L., Cinque A., Romano P., Rosskopf C., 286 Fig. 13 - Colonne stratigra- fiche relative agli affiora- menti più significativi di depositi piroclastici post Ignimbrite Campana. Per le ubicazioni degli affioramenti vedi Fig.1. Stratigraphical columns for the most significant outcro- ps of post Campanian Ignimbrite pyiroclastic deposits. See Fig. 1 for location. Fig. 14 - I depositi piroclastici post Ignimbrite Campana nella cava abbandonata di San Marco Evangelista”. A) IC; B) paleosuolo; C) cineriti bianche stratificate e livello pomiceo massivo giallastro; D) suolo attuale. Post Campanian Ignimbrite piroclastic deposits cropping out in the abandoned quarry near San Marco Evangelista. A) Campanian Ignimbrite; B) paleosol; C) white layered ash depo- sits and massive yellowish pumiceous level; D) present day soil. F. Bellucci, N. Santangelo & A. Santo Russo F., Santangelo N. (1994) - L'evoluzione delle pianure costiere della Campania: geomorfo- logia e neotettonica. 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