Imp. Giano-Martino AASSSSEETTTTOO MMOORRFFOOTTEETTTTOONNIICCOO EE MMOORRFFOOSSTTRRAATTIIGGRRAAFFIICCOO DDII AALLCCUUNNII DDEEPPOOSSIITTII CCOONNTTIINNEENNTTAALLII PPLLEEIISSTTOOCCEENNIICCII DDEELL BBAACCIINNOO DDEELL PPEERRGGOOLLAA--MMEELLAANNDDRROO ((AAPPPPEENNNNIINNOO LLUUCCAANNOO)) SSaallvvaattoorree IIvvoo GGiiaannoo11 && CCllaauuddiioo MMaarrttiinnoo22 1Di.S.G.G., Università della Basilicata, Potenza 2Dipartimento di Scienze Geologiche, Università della Basilicata, Potenza RIASSUNTO Sono stati investigati i rapporti fra morfologia, stratigrafia e struttura di alcuni depositi conglomeratici continentali affioranti nel bacino intermontano del Pergola-Melandro, ubicato nella zona assiale dell’Appennino lucano. Gli aspetti geomorfologici, stratigrafici e neotetto- nici preliminari dell’area sono stati già oggetto di studio da parte di diversi autori che assegnano un’età plio-pleistocenica alla genesi della depressione tettonica. Due sottobacini, conosciuti rispettivamente come S. Angelo e Brienza, separati da un alto strutturale, costi- tuiscono l’intera depressione colmata da alluvioni ben organizzate nel primo caso e da alluvioni più prossimali con carattere fluvio-tor- rentizio nel secondo. L’evoluzione geomorfologica e sedimentaria del bacino secondo gli Autori è stata scandita da diversi episodi deformativi che hanno coinvolto anche le successioni clastiche e la superficie di erosione sommitale terrazzata del riempimento intra- vallivo. In questo lavoro vengono analizzati i caratteri stratigrafici della porzione sommitale del riempimento clastico continentale del bacino e gli aspetti relativi al loro stato di deformazione in alcuni settori dei due sottobacini. I rapporti tra le principali strutture tettoniche ricono- sciute e alcune superfici di erosione modellate sia in depositi clastici quaternari sia nel substrato pre-quaternario hanno contribuito a chiarire alcuni aspetti dell’evoluzione morfotettonica quaternaria dell’area. Superfici di erosione e/o paleosuoli nelle successioni clastiche analizzate nei pressi di Serra Murgia Longa hanno permesso di differen- ziare tre unità deposizionali con una diversa organizzazione dei depositi. L’analisi mesostrutturale ha consentito di riconoscere differenti sistemi di faglie, orientati in direzione antiappenninica ed appenninica, che hanno deformato i depositi clastici del Pleistocene inferiore. Il sistema antiappenninico, privo di espressione morfologica, che disloca i conglomerati del ciclo basale è suturato verso l’alto da un orizzonte più cementato e mostra un’attività tettonica sinsedimentaria. Il sistema appenninico disloca sia l’intera successione clastica infrapleistocenica che i terrazzi di erosione sommitali del fondovalle alluvionale denunciando una attività tettonica più recente. Un depo- sito detritico-alluvionale, in facies di conoide prossimale - affiorante nei pressi di Santa Domenica – è costituito da due unità deposizio- nali separate da una superficie di erosione e da un paleosuolo fagliato. In alcuni punti il deposito - più recente della successione alluvio- nale del Pergola-Melandro - è vistosamente deformato e ruotato contro monte da una faglia ad andamento appenninico. In conclusione i depositi continentali studiati hanno registrato l’attività di alcuni sistemi di faglie nel corso del Pleistocene evidenziando un carattere sinsedimentario per alcune, ed una attività recente - e verosimilmente sismogenetica - per altre, come risulta dagli elemen- ti morfotettonici e stratigrafici riconosciuti nel bacino. ABSTRACT The relationships between some morphostructural and stratigraphic features outcropping in the Pergola-Melandro intermontane basin have been investigated. Tectonic events have conditioned the geomorphological evolution of the basin during Pleistocene times. A morphological ridge, constituted by pre-Quaternary bedrock, separates the basin in two small sub-basins. The first (S. Angelo sub- basin) is characterized by alluvial deposits with coarse-grained and pelite facies. In the second one (Brienza sub-basin) the alluvial system proximal facies crop out. Stratigraphic and structural analyses have been carried out in the upper portion of these continental clastic succession. Three sedimentary episodes separated by erosional surfaces and/or palaeosoils are recognised. They reflect different morphoclimatic regimes which occurred in early Pleistocene. Both NE-SW and NW-SE trending fault systems deformed the clastic succession. One can observe that a conglomerate horizon seal a NE-SW sinsedimentary fault, whereas the NW-SE-trending faults dissect the entire cla- stic succession and the erosional terraces, middle Pleistocene in age. Talus cones constituted by breccia deposits outcropping in the Santa Domenica area show only two depositional episodes separated by red palaeosoils and erosional surfaces. Deposits and palaeosoils have been dissected by NW-SE-trending faults. Furthermore, the breccias have been tilted counterslope by these faults. Stratigraphic and morphotectonic relationships suggest a recent tectonic and seismogenetic activity of this fault systems in the axial zone of the southern Apennines. Parole chiave: Morfotettonica, Stratigrafia, Quaternario, Appennino meridionale. Keywords: Morphotectonic, Stratigraphy, Quaternary, southern Apennines. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 1166(2), 2003, 289-297 11.. IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE La valle del Pergola-Melandro rappresenta una delle numerose depressioni intermontane quaternarie, di origine tettonica, dell’Appennino lucano. L’area di stu- dio, localizzata nella zona assiale della catena sudap- penninica (Fig. 1), è limitata dalla dorsale dei Monti della Maddalena lungo il bordo occidentale, dal Monte Arioso e cime contigue su quello orientale. Il corso d’acqua principale, allungato in senso appenninico, drena verso nord-ovest in direzione tirrenica e confluisce oltre la zona di soglia - a valle dell’abitato di S. Angelo Le Fratte (Fig. 1) - nel Fiume Bianco, un affluente di basso rango gerarchico del Fiume Sele. La depressione tettonica è divisa in due sottobacini, attraversati dai torrenti Melandro e Pergola, denominati rispettivamente S. 290 S. I. Giano & C. Martino Angelo e Brienza (Lippmann Provansal, 1987; Santangelo, 1991); questi ultimi sono separati da un alto strutturale modellato in substrato pre-quaternario, orien- tato in direzione antiappenninica e ubicato poco a nord dell’abitato di Brienza in località S. Giuliano. Secondo i risultati del presente studio la distribuzione areale della successione continentale infrapleistocenica del bacino mostra una continuità planimetrica dei depositi alluvio- nali s.l. di S. Angelo e Brienza rivelando – diversamente da quanto ritenuto da Lippmann Provansal (1987) e Santangelo (1991) secondo cui si tratterebbe di due bacini di sedimentazione separati da uno spartiacque morfologico - una originaria continuità di drenaggio tra i torrenti Pergola e Melandro (Fig. 1). Nell’ambito della ricostruzione litostratigrafica dell’intera successione con- tinentale quaternaria del bacino del Pergola-Melandro - ancora in corso di studio - è stata realizzata una analisi di dettaglio della parte sommitale, in prevalenza conglo- meratica, del riempimento alluvionale infrapleistocenico del bacino e di alcuni depositi di versante più recenti che hanno messo in luce diverse unità deposizionali separate da paleosuoli e/o superfici di erosione. Inoltre, il confronto tra le forme del rilievo e le strutture fragili rilevate alla mesoscala nei depositi continentali ha per- messo di riconoscere i principali lineamenti tettonici che hanno interessato l’area nel corso della sua storia morfoevolutiva. I depositi studiati risultano vistosamente deformati da due sistemi di faglie, uno ad andamento antiappenni- nico - con attività tettonica sinsedimentaria ed assenza di espressione morfologica - e l’altro appenninico, più recente dei depositi alluvionali infrapleistocenici del bacino; le faglie appenniniche dislocano sia una superfi- cie di erosione sommitale scolpita nei depositi alluvionali del riempimento intravallivo (Lippmann Provansal, 1987), che brecce di versante, entrambe profondamente incise e terrazzate dai torrenti Pergola e Melandro e dai loro affluenti. In tal senso la superficie di erosione som- mitale può essere considerata come una superficie di appoggio basale per le coperture sedimentarie più recenti sensu Carraro (1996). Fig. 1 - Carta geologica ed ubicazione del bacino del Pergola-Melandro. Nel riquadro sono evidenziati i settori investigati. Geological sketch map and location of the Pergola-Melandro basin. In the frame, the part of the basin investigated as shown. 22.. IINNQQUUAADDRRAAMMEENNTTOO GGEEOOLLOOGGIICCOO EE MMOORRFFOOTTEETTTTOONNIICCOO La depressione tettonica quaternaria del Pergola- Melandro (Santangelo, 1991) si è impostata in corri- spondenza del sovrascorrimento fra diverse unità tetto- niche generate dalla deformazione di domini paleogeo- grafici mesozoico-terziari nel corso della tettogenesi appenninica (D’Argento et al., 1973). L’unità a tetto è rappresentata da successioni carbonatiche di piattafor- ma mentre quella a letto da unità pelagiche di tipo lago- negrese (Schiattarella et al., 2003). Risultano coinvolte nella deformazione neogenica anche successioni silico- clastiche mioceniche depositate in bacini satellite e/o di avanfossa sopra le coltri deformate (Pescatore et al., 1999). I depositi pliocenici, in questo settore della cate- na, sono rappresentati da sporadici lembi di sabbie e conglomerati appartenenti al Ciclo di Ariano nei pressi di Monte la Conca e Serra Piani di Mauro (Di Nocera et al., 1982). A partire dal Pliocene superiore – Pleistocene infe- riore, lungo la fascia assiale della catena sudappennini- ca le strutture contrazionali neogeniche sono state dislo- cate da faglie trascorrenti orientate in direzione N120°±10°, N50÷60° e N-S (Ortolani et al., 1992; Cinque et al., 1993; Schiattarella, 1998). L’instaurarsi di un regime tettonico estensionale caratterizzato da faglie ad alto angolo ha favorito la parziale riattivazione di vec- chie strutture e la neoformazione di faglie con direzione appenninica e/o antiappenninica come dimostrato da evidenze geomorfologiche e strutturali (Ortolani et al., 1992) e dalla sismicità (Amato & Selvaggi, 1993). Gli aspetti geomorfologici, stratigrafici e neotettoni- ci del bacino del Pergola-Melandro sono stati affrontati da Lippmann Provansal (1987) e Santangelo (1991) che descrivono il riempimento continentale del bacino come una potente successione alluvionale in facies fluvio-tor- rentizia che, nelle aree depocentrali, raggiunge i 180 metri di spessore (Fig. 2). Il cosiddetto bacino di S. Angelo è riempito da depositi alluvionali ben organizzati mentre il bacino di Brienza è colmato da alluvioni più prossimali e poco organizzate, con carattere torrentizio. Santangelo (1991) attribuisce alla neotettonica infraplei- stocenica la genesi del bacino che avrebbe provocato, tra l’altro, il parziale sbarramento del reticolo idrografico. Quest’ultimo si sarebbe evoluto con un meccanismo di antecedenza aggradazionale, con sovralluvionamento a monte della soglia e deposizione della successione allu- vionale infrapleistocenica (Santangelo, 1991), analoga- mente a quanto avvenuto nella vicina alta Val d’Agri (Di Niro et al., 1992). Ulteriori episodi deformativi hanno interessato l’intera area condizionando l’evoluzione suc- cessiva del bacino. La superficie sommitale del fondo- valle alluvionale – di natura erosionale (Lippmann Provansal, 1987) – è stata in seguito incisa e terrazzata in un unico ordine dall’erosione regressiva del reticolo idrografico. In particolare i terrazzi del fondovalle rap- presentano i lembi incisi di un esteso glacis d’erosione poligenico modellato nel corso del Pleistocene medio in un regime morfoclimatico freddo (Lippmann Provansal, 1987); la loro età è quindi posteriore a tale data. Questi terrazzi sono, inoltre, dislocati a quote comprese tra 790 e 560 metri s.l.m. dalla tettonica estensionale plio-qua- ternaria (Santangelo, 1991). La stima dei tassi di sollevamento quaternari, rea- 291Assetto morfotettonico e morfostratigrafico ... F ig . 2 - P a n o ra m ic a d e ll’ a re a d i st u d io . In p ri m o p ia n o s o n o v is ib il i le s u p e rf ic i te rr a zz a te a l te tt o d e l ri e m p im e n to c la st ic o d e l b a ci n o . P a n o ra m ic v ie w o f th e s tu d y a re a sh o w in g t h e t o p f la t- te d e ro s io n a l te rr a - c e s o f th e P e rg o la - M e la n d ro b a si n . 292 lizzata recentemente lungo la zona assiale della catena da Schiattarella et al. (2003), ha interessato anche il bacino del Pergola-Melandro. Per il terrazzo di erosione sommitale è stato calcolato un sollevamento regionale pari a 0.99 mm/a, mentre lo slip rate misurato lungo la faglia bordiera del bacino ha fornito un valore di 0.5÷0.8 mm/a nell'intervallo cronologico 1.8÷1.2 Ma. La strutturazione della depressione tettonica del Pergola-Melandro viene attribuita - sulla base di consi- derazioni regionali - all’interazione tra sistemi di faglie ad andamento appenninico ed antiappenninico che hanno registrato locali movimenti transtensivi o tran- spressivi (Ortolani et al., 1992). Non è ancora noto se la cinematica di apertura del bacino sia avvenuta in un regime tettonico trascorrente (pull-apart basin) oppure estensionale (graben o half-graben). 33.. AANNAALLIISSII SSTTRRAATTIIGGRRAAFFIICCAA EE RRAAPPPPOORRTTII MMOORRFFOOTTEETTTTOONNIICCII I depositi clastici del bacino del Pergola-Melandro sono formati da una successione continentale composta da facies variabili localmente; si passa, infatti, dalle allu- vioni s.s. di S. Angelo, rappresentate da una alternanza argilloso-siltosa con intercalazioni conglomeratiche che verso i bordi diventano dominanti, alle successioni flu- vio-torrentizie e detritiche di Brienza costituite da con- glomerati in assetto massivo e da brecce di versante. Sono stati studiati i caratteri litostratigrafici della parte sommitale, prevalentemente conglomeratica, del riempimento clastico infrapleistocenico del bacino (denominato informalmente successione alluvionale del Pergola-Melandro) per uno spessore di circa 50 metri: questi hanno messo in luce tre distinte unità deposizio- nali (Fig. 3) mentre i rapporti tra le mesostrutture fragili rilevate nei depositi clastici e nel terrazzo sommitale del riempimento intravallivo hanno fornito informazioni utili alla comprensione dei caratteri morfoevolutivi dell’area. L’unità deposizionale basale (AB) – ancora in corso di studio – rappresenta buona parte del riempi- mento clastico del bacino e viene parzialmente trattata in questo lavoro. Essa è troncata da una superficie di erosione che costituisce la superficie di appoggio basale per le due successive unità: quella intermedia (AI) e quella sommitale (AS). Nei pressi di Serra Murgia Longa sono state rico- nosciute le due unità più recenti (AI e AS rispettivamen- te in Fig. 3) che sono rappresentate dal basso da con- glomerati poligenici a supporto di matrice argilloso-sab- biosa che passano lateralmente ad argille siltose grigio- verdi contenenti livelli di conglomerati e sabbie. La giaci- tura discordante del corpo, che immerge a NO di oltre 30°, rispetto al terrazzo inciso di quota 630 metri s.l.m. indica un’attività tettonica successiva alla sua formazione. Il passaggio al deposito sovrastante (AS) - costi- tuito da conglomerati massivi, con clasti di natura carbo- natica e silicea, a supporto di matrice sabbiosa di colore rosso intenso - è marcato da una netta superficie di ero- sione. Si tratta in entrambi i casi di depositi in facies di conoide alluvionale generati in differenti contesti morfo- climatici. L’intera successione è attualmente incisa e ter- razzata dal Torrente Pergola. L’analisi mesostrutturale effettuata nella frazione esclusivamente conglomeratica del deposito dell’unità intermedia (AI) ha fornito i dati sulle faglie ad alto angolo presenti caratterizzate da una cinematica diretta o leg- germente obliqua. Sono ben documentati i sistemi di faglia orientati in direzione N10÷30°, N60÷80° e N100÷110° (Fig. 4), ma risulta più evidente il trend appenninico N160÷170° individuato da coppie coniuga- te di faglie. E’ stato osservato che il sistema N60÷80° disloca i conglomerati dell’unità basale ma è suturato verso l’alto da un orizzonte più cementato a testimo- nianza di un’attività tettonica sinsedimentaria (Fig. 5). Il sistema N100÷110° attraversa invece l’intera successio- ne dislocando di oltre 10 metri il terrazzo sommitale di Serra Murgia Longa - che si dipana da circa 760 a 625 metri s.l.m. - già interrotto in altri punti da altre scarpate di faglia con rigetti morfologici decametrici. In sezione trasversale queste scarpate mostrano versanti regolariz- zati con profilo rettilineo e inclinazione intorno ai 40÷45°; il loro andamento planimetrico, ben evidente in aerofoto, si sviluppa in modo regolare e lineare da un bordo all’altro del terrazzo che attraversano. Una ampia fascia di deformazione si osserva nei conglomerati dell’unità basale del Torrente Fragneto. I clasti, per alcuni metri, sono verticalizzati ed orientati in direzione appenninica (N160÷170°) mentre lateralmente è presente una frattura beante di circa 50÷60 cm con pareti orientate nella stessa direzione e parzialmente riempita da ciottoli del deposito sovrastante. Una super- ficie di erosione tronca i conglomerati infrapleistocenici dell’unita basale (AB) e costituisce la superficie di appoggio basale (Carraro, 1996) per un deposito allu- vionale più recente ed incastrato morfologicamente nel precedente, ascrivibile seppur dubitativamente al Pleistocene superiore? - Olocene, costituito da ghiaie carbonatiche, di dimensioni metriche e prive di matrice, che passano verso l’alto a sabbie di colore marrone con rari ciottoli centimetrici. Si può quindi affermare che il sistema di faglie N60÷80° è stato parzialmente attivo durante la deposi- zione delle alluvioni del Pergola-Melandro interrompen- do l’attività nel corso del Pleistocene inferiore. Il sistema di faglie N160÷170° è stato attivo, invece, dopo il modellamento del glacis erosionale mediopleistocenico. Nei pressi dell’abitato di Brienza, in un taglio artifi- ciale di circa 10 metri (fig. 6), affiora un deposito conglo- meratico immergente a nord-est di circa 30÷35° e costi- tuito dal basso verso l’alto: da clasti di natura prevalen- temente carbonatica e subordinatamene silicea, a sup- porto di matrice sabbioso-argillosa marrone e con inter- calazioni di lenti sabbiose centimetriche che rappresen- tano la parte finale dell’unità basale (AB in Fig. 3). Quest’ultima è troncata a tetto da una superficie di ero- sione che rappresenta la superficie di appoggio basale di un paleosuolo di spessore metrico costituito da argilla siltosa di colore rosso marrone scuro con pezzame litoi- de a spigoli vivi di natura carbonatica (Pc in Fig. 3). Un banco conglomeratico più cementato segna l’inizio della successiva unità deposizionale (AI in Fig. 3) caratteriz- zata da conglomerati con clasti di natura carbonatica e silicea, ben organizzati che immergono a nord-est di 8÷10° e passano lateralmente a silt argillosi e sabbie sil- tose giallastre con intercalazioni di lenti conglomerati- che. L’organizzazione interna del deposito risulta corre- labile a quella descritta in precedenza a Serra Murgia Longa ed evidenzia, in questo settore, una continuità negli apporti. Una nuova superficie di erosione separa il deposito dall’unità sovrastante (AS in Fig. 3) rappresen- S. I. Giano & C. Martino 293 F ig . 3 - S tr a tig ra fia s ch e m a tic a d e l b a ci n o d e l P e rg o la -M e la n d ro ( d a S a n ta n g e lo , 1 9 9 1 , m o d ifi ca to ). L e a re e r iq u a d ra te r a p p re se n ta n o l a p o rz io n e d i su cc e ss io n e i n ve st ig a ta d e lle a llu vi o n i d e l P e rg o la -M e la n d ro . S tr a tig ra p h ic lo g s o f th e P e rg o la -M e la n d ro b a si n ( a ft e r S a n ta n g e lo , 1 9 9 1 , m o d ifi e d ). I n t h e f ra m e , th e p o rt io n o f P e rg o la -M e la n d ro a llu vi a l s u cc e ss io n in ve st ig a te d . Assetto morfotettonico e morfostratigrafico ... 294 tata da conglomerati massivi, di natura carbonatica, a supporto di matrice sabbioso-argillosa rossastra. Il corpo, spesso da pochi centimetri fino a circa 3 metri, costituisce l’ultimo evento deposizionale del riempimento infrapleistocenico prima della formazione del glacis ero- sionale (Lippmann Provansal, 1987) e prima della suc- cessiva profonda incisione e terrazzamento ad opera del Torrente Pergola e dei suoi affluenti a cui seguono epi- sodi di sedimentazione altopleistocenici non oggetto di questa nota. Nel suo insieme l’organizzazione del depo- sito riflette i caratteri sedimentari tipici di un sistema di conoide alluvionale che passava lateralmente ad aree sottoalimentate con scarsa capacità di drenaggio. Nei pressi di Santa Domenica affiora una succes- sione detritico-alluvionale in facies di conoide prossima- le (Fig. 7). Il deposito, inciso da corsi d’acqua di basso ordine gerarchico, mostra due unità deposizionali (deno- minate DI e DS in Fig. 3) separate da una superficie di erosione a tratti fossilizzata da un paleosuolo argilloso di colore marrone rossastro scuro spesso circa 50 cm e con al suo interno pezzame calcareo (Pd3 in fig. 3). L’intero corpo, che supera i 30 metri di spessore, viene - in alcuni punti - ruotato contro monte di circa 30° da una faglia ad alto angolo con direzione appenninica. Il paleo- suolo Pd3 è inoltre dislocato di qualche centimetro da una faglia diretta a direzione appenninica. Si tratta di due segmenti isolati della faglia principale appenninica che borda sul lato orientale i Monti della Maddalena e che attraversa l’intero bacino. La prima unità (DI in fig. 3) mostra due distinti momenti di aggradazione separati da paleosuoli argillosi di colore marrone rossastro scuro spessi alcuni centimetri (Pd1 e Pd2 in fig. 3). Poche decine di centimetri sopra il paleosuolo Pd1 è presente un livello pelitico potente alcuni centimetri costituito da argilla plastica grigio-verde. Il deposito, con strati centi- metrici, è formato da brecciole a clasti carbonatici e sup- porto di matrice sabbiosa calcarea di colore bianco; Fig. 4 - Proiezione stereografica (reticolo di Wulff, emisfero inferiore) delle faglie rilevate nei conglomerati del Pergola- Melandro. Le frecce indicano il verso di scorrimento del blocco di tetto. Stereonet (Wulff net, lower emisphere) of the faults measured in the conglomerate of the Pergola-Melandro basin. The arrows show the hanging wall displacement. Fig. 5 - Affiora- mento conglomera- tico nei pressi di Serra Murgia Lon- ga. La faglia sulla destra è fossilizzata da un livello di con- glomerati più ce- mentati mentre quella sulla sinistra taglia l’intera suc- cessione. Outcrop of the Murgia Longa con- glomerate. A con- glomerate bed over- lies the fault on the right whereas the fault on the left dis- sects the entire suc- cession. sono presenti inoltre blocchi isolati di dimensioni metri- che. I caratteri litologici riflettono diversi momenti di deposizione legati a fattori climatici nell’ambito di un unico episodio di sedimentazione. Una superficie di ero- sione segna il passaggio al paleosuolo Pd3 coperto dai depositi dell’unità successiva (DS in Fig. 3) formati da S. I. Giano & C. Martino brecce con caratteristiche litologiche e deposizionali analoghe a quelle sottostanti. La sommità del detrito è incisa e terrazzata a quote comprese tra 860 e 750 metri s.l.m. e si collega al retrostante versante attra- verso un evidente raccordo concavo. A causa della sua posizione decentrata nel bacino il deposito detri- tico non si correla fisicamente con la successione alluvionale terrazzata del Pergola-Melandro. Le superfici terrazzate modellate nel detrito di versante risultano però incastrate all’interno di alcuni terrazzi erosionali in substrato pre-quaternario posti ad una quota di circa 890 metri s.l.m. che si raccordano – a loro volta – ai terrazzi sommitali della successione alluvionale del bacino. E’ possibile allora considerare il corpo detritico più recente o al massimo coevo del- l’ultima unità litostratigrafica riconosciuta nella suc- cessione alluvionale infrapleistocenica del bacino (AS in Fig. 3) collocandosi nella parte medio-alta del Pleistocene medio. 44.. DDIISSCCUUSSSSIIOONNEE EE CCOONNCCLLUUSSIIOONNII L’analisi stratigrafica e morfostrutturale della porzione sommitale del riempimento alluvionale infra- pleistocenico affiorante nel bacino (successione allu- vionale del Pergola-Melandro) ha consentito di chiari- re alcuni aspetti sull’evoluzione sedimentaria e morfotettonica recente dell’area (fig. 8). Sono state riconosciute tre distinte unità litostratigrafiche (AB, AI e AS in fig. 3) separate da paleosuoli e da superfici di erosione. La distribuzione areale dei depositi clastici legati alla seconda ed alla terza unità (AI ed AS) ha evidenziato una continuità di drenaggio tra i sottoba- cini di S. Angelo e Brienza assente nello stadio di sedimentazione iniziale rappresentato dall’unità basale AS (Fig. 3). Un sistema di faglie orientato in direzione N60÷80° e con attività tettonica sinsedimentaria è stato riconosciuto nei pressi di Serra Murgia Longa dove un orizzonte conglomeratico più cementato fos- 295 Fig. 6 - Taglio artifi- ciale nei pressi dell’a- bitato di Brienza. Sono evidenti le diverse unità deposi- zionali separate da superfici di erosione e da un paleosuolo. La parete sulla sini- stra permette di valu- tare anche l’inclina- zione del deposito rispetto alla superfi- cie terrazzata sommi- tale. Outcrop near Brienza town. Different depo- sitional episodes separated by erosio- nal surfaces and by a palaeosoil are expo- sed. Dip angle of the succession and top of erosional terrace are shown on the left. Fig. 7 - Apparato detritico nei pressi di Santa Domenica. Talus slope deposits in the Santa Domenica area. Assetto morfotettonico e morfostratigrafico ... silizza un piano di faglia (Fig. 5). Considerata l’età mediopleistocenica attribuita al modellamento del glacis d’erosione al top della successione alluvio- nale del bacino (Lippmann Provansal, 1987), l’inter- vallo di attività del sistema antiappenninico è confi- nato al Pleistocene inferiore. Le faglie rilevate alla mesoscala nei conglo- merati infrapleistocenici nei pressi del Torrente Fragneto confermano l’esistenza - già riconosciuta dall’analisi geomorfologica - di una fascia di defor- mazione, caratterizzata da faglie con cinematica diretta o obliqua, orientata in direzione N160÷170°, responsabile della strutturazione del bordo occi- dentale del bacino e che avrebbe guidato anche la incisione della forra di Brienza ad opera del Torrente Pergola. Le faglie ad andamento appenni- nico tagliano l’intera successione clastica dando luogo a scarpate con rigetti decametrici nei terrazzi sommitali distribuiti a quote comprese tra 790 e 600 metri s.l.m. L’età mediopleistocenica dei terraz- zi erosionali del riempimento intravallivo (Lippmann Provansal, 1987) costituisce il limite ante quem per l’attività di queste strutture. La rotazione contro monte di circa 30° di un corpo detritico più giovane della successione alluvionale del Pergola-Melandro e la presenza di una faglia che disloca di poche decine di centimetri un paleosuolo nei pressi di Santa Domenica rappresentano le evidenze morfo- strutturali della attività più recente del sistema di faglie appenninico lungo il bordo orientale della dorsale dei Monti della Maddalena (Fig. 8). L’e- sistenza di paleosuoli fagliati datati con il metodo del radiocarbonio a circa 20.000 anni B.P. da Giano et al. (2000) appartenenti ad un deposito detritico recente e ubicati lungo la stessa direttrice strutturale nel bordo orientale dei Monti della Maddalena consente di ipotizzare un’attività tettoni- ca recente anche per le faglie riconosciute in accor- do con la sismicità dell’area (Amato & Selvaggi, 1993). In conclusione, è possibile affermare che i depositi continentali della Successione alluvionale del Pergola-Melandro hanno registrato l’attività di sistemi di faglie antiappenniniche e con attività sin- sedimentaria nel corso del Pleistocene inferiore, mentre i sistemi di faglie ad andamento appennini- co hanno mostrato una attività tettonica più recente e probabilmente sismogenetica come documentato dalla sismicità dell’area (Amato & Montone, 1997) e dalle evidenze morfostrutturali e stratigrafiche dei depositi più recenti coinvolti nella deformazione. RRIINNGGRRAAZZIIAAMMEENNTTII Gli Autori sono grati al Prof. M. Schiattarella per le interessanti discussioni e per la lettura critica del manoscritto. Si ringraziano inoltre i due referee anonimi per i preziosi suggerimenti forniti in sede di revisione del testo. Lavoro svolto nell’ambito del Progetto di Ricerca “Evoluzione geodinamica quaternaria dell’Appennino meridionale sulla base di dati strut- turali e paleomagnetici”, cofin MURST 2000-2002 (Resp. Prof. Marcello Schiattarella). 296 F ig . 8 - S ch e m a m o rf o lo g ic o e s tr a tig ra fic o d e ll’ a re a d i s tu d io . S u lla d e st ra s o n o v is ib ili le t re u n ità d e p o si zi o n a li d e lla s u cc e ss io n e a llu vi o n a le d e l P e rg o la -M e la n d ro s u c u i s i i m p o st a il t e rr a zz o d i e ro si o n e s o m m ita le ; su lla s in is tr a s o n o r ip o rt a ti i d e p o si ti d e tr iti ci p iù r e ce n ti te rr a zz a ti e s o sp e si r is p e tt o a l f o n d o va lle a tt u a le m a c o n u n e vi d e n te r a cc o rd o c o n ca vo r is p e tt o a l r ili e vo a lim e n ta to re . M o rp h o lo g ic a l a n d s tr a tig ra p h ic b lo ck d ia g ra m o f th e s tu d y a re a . O n t h e r ig h t th e t h re e d e p o si tio n a l u n its o f th e P e rg o la -M e la n d ro a llu vi a l su cc e ss io n w ith a b o ve t h e t o p e ro si o n a l te rr a ce ; o n th e le ft t h e t e rr a ce d r e ce n t b re cc ia s w ith a c o n ve x sl o p e p ro fil e t o w a rd t h e m o u n ta in . S. I. Giano & C. Martino LLAAVVOORRII CCIITTAATTII Amato A. & Montone P. 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