Impaginato Forno LLEEMMBBII DDII DDEEPPOOSSIITTII FFLLUUVVIIAALLII PPRROOVVEENNIIEENNTTII DDAAII BBAACCIINNII AALLPPIINNII NNOORRDDOOCCCCIIDDEENNTTAALLII SSUULLLLAA CCOOLLLLIINNAA DDII TTOORRIINNOO PPRREESSSSOO VVIILLLLAA GGUUAALLIINNOO ((NNWW IITTAALLYY)) MMaarriiaa GGaabbrriieellllaa FFoorrnnoo11,, GGiiuusseeppppee BBeenn22,, PPaaoollaa BBooaannoo11,, PPiieerrccaarrlloo BBooccccaa33,, VVaalltteerr BBooeerroo44 && RRoobbeerrttoo CCoommppaaggnnoonnii55 1Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Torino 2Servizi Tecnici di Prevenzione, Regione Piemonte 3Libero professionista, C. Regina Margherita 1, Torino 4Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali, Università di Torino 5Dipartimento di Scienze Mineralogiche e Petrografiche, Università di Torino. RIASSUNTO Il Quaternario, Italian Journal of Quaternary Sciences - Gli studi più recenti riguardanti il versante occidentale della Collina di Torino evi- denziano una successione di superfici pianeggianti terrazzate da riferire al modellamento fluviale del rilievo, realizzatosi in una situazio- ne morfologica sensibilmente diversa dall’attuale. L’estrema antropizzazione dell’area collinare e la diffusione della copertura eolica ostacolano lo studio di queste superfici e in particolare rendono difficile valutare se, nei diversi casi, esse conservino o meno gli origina- ri depositi alluvionali: la realizzazione di sondaggi in corrispondenza al lembo di superficie di Villa Gualino, sospeso di circa 130 m rispetto alla pianura, consente invece, in questo caso, di riconoscere nelle stratigrafie la successione fluviale, con spessore di circa 5m, interposta tra il substrato e il loess. In particolare la caratterizzazione geotecnica e lo studio dei campioni raccolti dal punto di vista tes- siturale, mineralogico e pedologico, evidenziano come questi sedimenti si differenzino sia dai termini marini sottostanti, sia dalla sopra- stante copertura eolica. L’insieme delle osservazioni effettuate, pur limitate ad un singolo lembo di superficie terrazzata e quindi necessariamente da integrare con le osservazioni al contorno, indica per i depositi fluviali in esame una provenienza dall’antistante area alpina, con un particolare contributo dal bacino idrografico del F. Dora Riparia, in un intervallo di tempo precedente rispetto all’impostazione del F. Po. Le osser- vazioni pedologiche, in assenza di altri dati stratigrafici, indicano una attribuzione cronologica della successione fluviale alla parte supe- riore del Pleistocene medio, in accordo con il riferimento al tardo Pleistocene superiore già noto per il loess eolico. ABSTRACT Remnants of fluvial deposits from Northwestern Alpine basins in the Turin Hills at Villa Gualino (NW Italy). Recent investigation on the Western slope of the Turin Hills reveals a series of flat terraced surfaces produced by fluvial modelling occurred when morphological conditions were very different from the present. Intense human occupation of the hillsides and diffusion of aeolian loess hinder the study of these surfaces and make it hard to determine whether they still retain the original alluvial deposits or not. Stratigraphic examination of some boreholes made during rectructuring of Villa Gualino on a terraced surface (130 m above the Po Plain level) points out the presence of fluvial deposits in the immediate subsoil between the marine substratum and the aeolian cover. Evidence in favour of this view is provided first of all by penetrometric tests of a cover 10-15 m thick of incoherent sediments, unusual for these hills. The stratigraphic data show the presence of an approximatively 5-m thick lenticular sandy to silty fluvial body that is distinct from the substratum and separated from it by an evident erosion surface. The concave shape of the base indicates the presence of a channel. The subhorizontal upper surface, on the other hand, points to the development of a strip of alluvial plain subjected to overspill flooding. Moreover in the alluvial deposits fossils, which are abundant in the marine substratum, and bedding are lacking. Textural and mineralogical data show that the grain size of fluvial deposits is much finer than substratum and less selected than loess, and that their mineral composition qualitatively and quantitatively is different. Pedological data reveal a marked weathering different from that of both the substratum and the overlying loess. These observations point to a surface erosion earlier than the formation of the alluvial body and that significant time gap occurred before the loess deposition. In the absence of other stratighraphic data, the fluvial deposits can be assigned to the upper part of Middle Pleistocene in agreement with the accepted, late Upper-Pleistocene age of the aeolian loess. These observations are confined to a single strip of terraced surface and must be supplemented with further evidence from its surroun- dings. These preliminary results suggest that the fluvial deposits are derived from the facing mountain Alpine area, especially from the hydrographic basin of the Dora Riparia River, prior the establishment of the Po River. Parole chiave: depositi fluviali, Collina di Torino, Pleistocene medio. Keywords: fluvial deposits, Turin Hills, Middle Pleistocene Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 1155(2), 2002, 175-185 11.. IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EE LLAAVVOORRII PPRREECCEEDDEENNTTII Villa Gualino, ubicata sul versante occidentale della Collina di Torino alla quota di 352 m e compresa nel territorio comunale di Torino (Fig. 1), sorge su un lembo di superficie subpianeggiante sospesa di circa 130 metri rispetto all’incisione del Po. La redazione del progetto di ristrutturazione degli edifici esistenti e di edificazione di nuovi fabbricati ha offerto l’opportunità di condurre una campagna geogno- stica finalizzata alla valutazione della stratigrafia dell’im- mediato sottosuolo e alla sua caratterizzazione geotec- nica. Nel corso della esecuzione di una prima serie di sondaggi e di prove penetrometriche continue, statiche e dinamiche, è emersa una situazione geologica locale del tutto particolare, non inquadrabile nel contesto strati- grafico tipico della Collina di Torino, contraddistinto in genere dal diffuso affioramento o subaffioramento della 176 M.G. Forno et alii successione marina terziaria con una sottile coltre di loess eolico. Tale situazione peculiare è riassumibile nello sviluppo di una copertura relativamente potente con caratteristiche geotecniche scadenti (Figg. 2 e 3): lo spessore anomalo dei sedimenti incoerenti, variabile tra 10 e 15 m, poteva essere congruente con il modello interpretativo messo a punto attraverso i più recenti svi- luppi delle ricerche geologiche sull’area collinare (Boano & Forno, 1997). Scopo del presente lavoro (coordinato da M. G. Forno) è quello di descrivere ed interpretare la succes- sione di depositi che costituiscono in superficie il lembo di Villa Gualino e in particolare di verificare se alcuni ter- mini di questa corrispondano a depositi fluviali analoghi a quelli segnalati localmente in corrispondenza ad altri lembi terrazzati conservati nel versante occidentale della Collina di Torino. Con questa finalità, in seguito alle indagini geotecniche che hanno fornito lo spunto per questa ricerca (P. Bocca), sono stati eseguiti il rile- vamento geologico di dettaglio e la descrizione delle carote dei sondaggi (P. Boano e M. G. Forno) ed effet- tuate una serie di analisi tessiturali (G. Ben), mineralogi- che (P. Boano e R. Compagnoni) e pedologiche (V. Boero). Le interpretazioni sono frutto della discussione collegiale degli autori. La letteratura geologica sulla Collina di Torino riguarda quasi esclusivamente la successione marina terziaria del substrato: per l’area su cui sorge Villa Gualino il Foglio 56 “Torino” della Carta Geologica d’Italia IIa ed. (Bortolami et al., 1969) e le relative note illustrative (Bonsignore et al., 1969) riportano, al di sopra dei sedimenti marini del Complesso di Baldissero, una coltre discontinua di loess; la distribuzione di quest’ultimo e dei prodotti colluviali legati alla sua rie- laborazione è stato oggetto di studi specifici (Forno, 1979; 1990). E’ noto da tempo che l’impostazione del F. Po a Nord della Collina di Torino è di età molto recente (Carraro, 1976); i prece- denti andamenti del collet- tore del Bacino Piemontese Meridionale (aa in Fig. 1) sono conservati sul versan- te meridionale del rilievo collinare (Carraro et al., 1982): le tracce di questo corso d’acqua corrispondo- no a relitti di meandri con raggio di curvatura chilo- metrico che conservano dif- fusamente gli originari sedi- menti alluvionali prevalen- temente siltosi e localmen- te ghiaiosi (Forno, 1979; Compagnoni & Forno, 1992). Solo recentemente (Boano & Forno, 1997) è stata segnalata la presenza di relitti di forme fluviali anche sul versante oppo- sto, occidentale: queste sono rappresentate da una suc- cessione di superfici terrazzate relitte, sulle quali è con- servata localmente una esigua copertura di depositi alluvionali. Tali superfici sono distribuite in corrispon- denza delle dorsali spartiacque del reticolato idrografico locale e appaiono allungate in direzione N-S, trasversal- mente rispetto all’andamento di questo reticolato: i caratteri morfologici di questi lembi terrazzati suggeri- scono il legame genetico con un importante corso d’ac- qua che convogliava il drenaggio del Bacino Piemontese Settentrionale (bb in Fig. 1) prima dell’impo- stazione del F. Po al margine settentrionale della Collina di Torino (Boano & Forno, 1997). La presenza delle tracce di antichi corsi d’acqua distribuite in una ampia fascia altimetrica sul versante esterno della Collina di Torino indica che quest’area, nell’intervallo di tempo precedente alla diversione del Po, è stata interessata da un sensibile sollevamento recente a cui è connesso l’approfondimento del drenag- gio (Boano et al., 2000): il reticolato idrografico attuale ha successivamente dissecato queste forme, che risul- tano pertanto conservate in lembi di piccole dimensioni. 22.. IINNQQUUAADDRRAAMMEENNTTOO MMOORRFFOOLLOOGGIICCOO EE GGEEOOLLOOGGIICCOO DDEELLLL’’AARREEAA Il tratto del versante occidentale del rilievo collina- re su cui insiste il complesso degli edifici di Villa Gualino, caratterizzato da un’acclività media sensibile (12 %), é interrotto, nella fascia altimetrica compresa tra 345 e 350 m, da un lembo di superficie con acclività Fig. 1 - Ubicazione dell’area di studio nell’ambito del versante occidentale della Collina di Torino. Location of the studied area on the Western slope of the Turin Hills. sensibilmente inferiore (2 %), allungato per circa 300 m in direzione N-S. Le osservazioni morfologiche consentono di ipotiz- zare che questo lembo pianeggiante, con estensione complessiva di circa 15.000 m2, sia parte di origine natu- rale e parte sia stato invece realizzato artificialmente, con un ampliamento della superficie originaria. In parti- colare il settore a quota inferiore, sviluppato tra 345 e 347 m, su cui sorgono gli edifici della Fondazione Gnocchi e del Centro Convegni di Villa Gualino (Settore AA in Figg. 2 e 4) risulta correlabile altimetricamente con altri lembi pianeggianti, interpretabili come relitti di un’u- nica superficie che mostra nel suo insieme una mode- stissima inclinazione verso Nord, successivamente ter- razzata (Boano & Forno, 1997). Il settore a quota supe- riore, sviluppato tra 347 e 350 m, su cui sorgono la Residenza di Villa Gualino e il piazzale antistante (Settore BB in Figg. 2 e 4), in più punti mostra di essere modellato in materiale di riporto e non risulta correlabile con altri lembi di superfici pianeg- gianti: tali elementi inducono a interpretarlo parte come una forma di accumulo artificiale sull’originaria prosecuzione del Settore AA e parte come il prodotto dello spianamento artifi- ciale di un tratto del versante soprastante. I dati geologici di superficie consentono una differenziazione anche dal punto di vista stratigrafico dell’area interpretabile come il lembo pianeggiante originario (Fig. 4). In parti- colare nel Settore AA si sviluppa una diffusa e potente copertura di loess eolico che impedi- sce le osservazione geologiche dell’immedia- to sottosuolo, rendendo la successione fluvia- le sottostante individuabile esclusivamente tramite i sondaggi (v. §3.): la coltre eolica mostra una tessitura siltosa, molto omogenea arealmente, porosità elevata e assenza di stratificazione; contiene diffusamente gusci di gasteropodi continentali. E’ interessata da un suolo di colore giallo-bruno (10YR 4/6), con spessore di alterazione superiore ai 2 m, in accordo con l’età tardo pleistocenica superio- re (Forno, 1979); caratteristica di questi sedi- menti è inoltre l’evidente fessurazione prisma- tica. Nel Settore BB, al di sotto di una copertu- ra di loess e di materiali di riporto, affiorano invece localmente prodotti colluviali: corri- spondono a mescolanze sabbioso-siltose scarsamente addensate, con colore variabile tra il bruno (7,5YR 4/4) e il grigio (5Y 4/4); la loro natura eterogenea è legata al fatto che rielaborano indifferentemente il substrato e i diversi termini della copertura quaternaria. Sui versanti circostanti il lembo di Villa Gualino si osserva infine il diffuso subaffiora- mento del substrato marino terziario (Complesso di Baldissero - Miocene medio), costituito essenzialmente da alternanze sab- biose e ghiaiose di colore grigio-oliva (5Y 4/4): al di sopra si sviluppa una copertura disconti- nua, con spessore esiguo, essenzialmente di natura eolica. In particolare alcuni affioramenti del substrato mettono in luce sabbie debol- 177Lembi di depositi fluviali ... mente cementate che mostrano un’evidente stratifica- zione decimetrica ed appaiono inclinate di circa 20° verso 250°: sono interessate da due sistemi di fratture, con immersione rispettivamente di 45° verso 85° e di 55° verso 340°, entrambi sottolineati da riempimenti car- bonatici con spessore di circa 0,5 cm; localmente si hanno ridotti affioramenti di ghiaie minute. 33.. LLAA SSUUCCCCEESSSSIIOONNEE SSTTRRAATTIIGGRRAAFFIICCAA DDEELL SSOOTTTTOOSSUUOOLLOO DDII VVIILLLLAA GGUUAALLIINNOO aa)) IInntteerrpprreettaazziioonnee ssttrraattiiggrraaffiiccaa ddeeii ssoonnddaaggggii I sondaggi sono ubicati prevalentemente nel Settore AA nel tratto di raccordo tra le aree su cui sorgo- no gli edifici della Fondazione Gnocchi e della Residenza di Villa Gualino (sondaggi S1, S2, S3 e S4) e subordinatamente nel Settore BB su cui si sviluppa il Fig. 2 - Carta topografica di dettaglio della superficie di Villa Gualino con l’ubica- zione delle prove penetrometriche statiche (triangoli) e dei sondaggi (cerchietti): i sondaggi S1, S2, S3, S4, E3 e F2, utilizzati per la ricostruzione stratigrafica, sono contraddistinti da cerchietti pieni. Detailed topographic map of the Villa Gualino area: triangles and circles indicate the sites of penetrometric tests - CPT and boreholes, respectively; the studied boreholes S1, S2, S3, S4, E3 e F2 are marked by full circles. 178 M.G. Forno et alii piazzale antistante la Residenza di Villa Gualino (son- daggio F2) e nel versante sottostante (sondaggio E3) (Fig. 2). In tutti i sondaggi, nella parte più superficiale, è stata osservata una copertura costituita da terreno di riporto, con spessore variabile tra 2 e 6 m. Le osservazioni stratigrafiche delle carote dei son- daggi ubicati nel Settore AA (S1, S2, S3 e S4 in Figg. 2 e 5) suggeriscono che tra il substrato e il loess eolico si sviluppi una sequenza relativamente potente, i cui carat- teri suggeriscono, come si vedrà in seguito, l’origine flu- viale. In particolare, nella parte inferiore delle carote, si riconoscono alternanze di sabbie e ghiaie minute, carat- terizzate da evidente stratificazione piano-parallela, da colore verde-grigio e dall’abbondanza di microfossili marini, confrontabili con il substrato affiorante (11 in Figg. 4b e 4c). Al di sopra, separata dal termine sottostante tramite un limite netto, erosionale, si osserva una sequenza costituita da sabbie fini di colore bruno-gialla- stro (10 YR 5,4/4) e da silt argillosi di colore bruno (7,5 YR 4/4), entrambi privi di evidenti strutture sedimentarie e di resti fossili (rispettivamente 22aa e 22bb in Figg. 4b e 4c). Questi sedimenti, con spessore variabile tra 2 e 5 m, non risultano confrontabili con nessuno dei termini superficiali: pur nell’impossibilità di effettuare osserva- zioni di superficie per l’assenza di affioramenti, le carat- teristiche sedimentologiche individuabili nelle carote sono compatibili con il riempimento di un canale fluviale, interessato successivamente da fenomeni di esondazio- ne. I principali elementi a favore dell’origine fluviale di questi sedimenti (22 in Figg. 4b e 4c) sono rappresentati dalla natura erosionale della superficie di appoggio e dalla giacitura discordante rispetto al substrato marino, come osservabile nelle carote, e dalla geometria com- plessivamente lenticolare del corpo sedimentario, quale risulta dalla correlazione dei profili. Tale geometria è caratterizzata da una base concava modellata nel sub- strato, legata verosimilmente allo sviluppo del canale, e da un tetto suborizzontale corrispondente all’espressio- ne morfologica dell’originaria pianura alluvionale, suc- cessivamente terrazzata dal corso d’acqua e sepolta dal loess eolico. Un altro elemento significativo è rappre- sentato dall’osservazione che questo corpo mostra di chiudersi lateralmente sia in corrispondenza al tratto di versante al di sotto del Settore AA, sia in corrispondenza al Settore BB. Il termine più superficiale è rappresentato infine da silt estremamente selezionati dal punto di vista tessitu- rale, caratterizzati da colore bruno-giallastro (10 YR 4/6) e dalla diffusione delle concrezioni carbonatiche, privi di stratificazione e ricchi di gasteropodi continentali, assi- milabili al loess eolico affiorante (44 in Figg. 4b e 4c). Le osservazioni delle carote relative ai sondaggi ubicati rispettivamente nel Settore BB (F2 in Figg. 2 e 5) e lungo il versante sottostante (E3 in Figg. 2 e 5) eviden- ziano una successione diversa da quella precedente. Nel primo caso, interposti tra i termini 11 e 44 sono presenti mescolanze sabbioso-siltose, eterogenee dal punto di vista tessiturale e come colorazione: le loro caratteristi- che sono confrontabili con quelle dei prodotti colluviali affioranti (33 in Figg. 4b e 4c). Nel secondo caso si osser- va invece la sovrapposizione diretta del loess eolico sul substrato marino (11 e 44 in Fig. 5). E’ da sottolineare che in corrispondenza a entrambi questi sondaggi non sono presenti i termini fluviali 22aa e 22bb, che quindi risultano pre- senti esclusivamente nel Settore AA, interpretabile come il lembo pianeggiante originario (cf. §2.). Fig. 3 - Carat- teri geotecnici dei sedimenti in corrispon- denza al Set- tore BB, come risulta dalle prove penetro- metriche. G e o t e c h n i c characteristics of sediments in the Sector BB, resulting from the penetro- metric tests. RESISTENZA LATERALE Resistenza unitaria di attrito laterale locale fs (MPa) RESISTENZA ALLA PUNTA Resistenza alla punta qc (MPa) P ro fo n d it à (m ) Prova per2 Prova per2 P ro fo n d it à (m ) 0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0 0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Fig. 4a - Carta topografica della superficie di Villa Gualino, con l’in- dicazione delle tracce dei profili rappresentati in Figure 4b e 4b. Il Settore AA, indicato con il rigato ravvi- cinato, corrispon- de all’areale di distribuzione dei sedimenti fluviali; il Settore BB, indi- cato con il ri-gato distanziato, corri- sponde all’areale di distribuzione dei terreni di ripor- to. Fig. 4b e Fig. 4c - Rappresentazione in profilo delle stratigrafie dei sondaggi e profili geologici interpre- tativi: le profondità indicate si riferi- scono al piano campagna. I simboli utilizzati sono i seguenti: 1) alternanze di sedi- menti ghiaiosi e sabbiosi marini, ricchi di microfos- sili (Complesso di Baldissero - Miocene medio); 2) successione di depositi fluviali sabbiosi (a) e sil- tosi (b), caratteriz- zati da un suolo con spessore di alterazione supe- riore a 4 m, patine di argilla disconti- nue e colore bruno (7.5 YR 5/6) (Pleistocene medio); 3) deposi- ti colluviali etero- genei, con grado di pedogenesi variabile (Pleisto- cene superiore); 4) loess eolico ricco di gastero- podi continentali, caratterizzato da un suolo con spessore di alte- razione di circa 2 m e colore bruno- giallastro (10 Y R 4/6) (Pleistocene superiore); 5) terreno di riporto. Detailed topographic map of the Villa Gualino area with location of Sectors AA and BB and cross sections. Cross sections with stratigraphic records of boreholes: depth is referred to the surface. 1) alternating sandy and gravelly marine sediments rich in microfossils (Complesso di Baldissero - Middle Miocene); 2) sandy (a) and silty (b) fluvial sequence capped by a brown soil (7.5 YR 5/6), at least 4m thick, with discontinuous clay patinas (Middle Pleistocene); 3) heterogenous and variously wheathered colluvial deposits (Upper Pleistocene); 4) aeolian loess rich in continental molluscs, capped by a yellowish brown soil (10 YR 4/6), at least 2 m thick (Upper Pleistocene); 5) dump. 179Lembi di depositi fluviali ... 180 I dati analitici di carattere geotecnico, tessiturale, mineralogico e pedolologico di seguito riportati confer- mano le ipotesi circa la presenza di una successione alluvionale in corrispondenza al Settore AA e consentono di stabilire quindi che, almeno localmente, ai lembi ter- razzati descritti sono associati depositi fluviali. bb)) PPaarraammeettrrii ggeeootteeccnniiccii Nell’area di Villa Gualino la stesura del progetto di ristrutturazione degli edifici esistenti e di edificazione di nuovi fabbricati ha comportato l’esecuzione di una serie di indagini geognostiche (Fig. 2), così come previsto dal quadro normativo del DM. LL.PP. 11/3/1988. I parametri geotecnici indice misurati in occasione della realizzazione delle prove penetrometriche hanno evidenziato la presenza di una copertura di sedimenti sciolti, relativamente potente, con caratteristiche geotec- niche scadenti (Fig. 3). In particolare, sulla base delle correlazioni empiriche tra prove geognostiche e para- metrizzazione del terreno più note e di uso generalizza- to impiegate nel campo della meccanica dei terreni, sono stati misurati per questi sedimenti i valori di resi- stenza penetrometrica dinamica SCPT N= 3-4, di resi- stenza penetrometrica statica CPT alla punta Rp=35-35 Mpa e di attrito laterale Fs=0,1 Mpa, di resistenza al taglio non drenata Cu da Vane Test = 0,5 Kg/cmq e di resistenza unitaria non drenata al Poket 2CU= 1,12 Kg/cmq. Le caratteristiche della copertura hanno portato ad ampliare il quadro conoscitivo mediante un approfondi- mento di indagine: sono stati quindi eseguiti numerosi sondaggi a carotaggio continuo (S1, S2, S3, S4, F2 ed E3 e altri privi di sigla in Fig. 2) e raccolti una ventina di campioni rappresentativi delle diverse profondità di indagine (Fig. 5), al fine di caratterizzare i parametri geotecnici. I dati più significativi si riferiscono a prove di taglio diretto con valutazione dell’angolo di resistenza al taglio residua compreso tra 27,5° e 31,4° e a prove di valutazione dei limiti di consi- stenza con limite liquido LL compreso tra 28,5% e 33,8%, limite plastico LP tra 24,3% 23% e indice di pla- sticità IP tra 4,2% e 10,8%. L’insieme dei dati geo- gnostici e di laboratorio ha permesso di evidenziare lo spessore significativo dei sedimenti incoerenti, variabi- le tra 10 e 15 m e quindi anomalo per l’area collinare, in base al quale è stato pre- disposto il progetto esecutivo dei nuovi edifici. cc)) CCaarraatttteerrii tteessssiittuurraallii Sono stati presi in esame dal punto di vista tes- siturale due gruppi rispettiva- mente di 3 e 4 campioni pro- venienti dai sondaggi F2 ed E3 ad una profondità com- presa tra 15 e 12 m, riferibili al substrato, tre gruppi di 3 campioni provenienti rispetti- vamente dai sondaggi S1, S2 e S3 e un gruppo di 4 campioni provenienti dal sondaggio S4 ad una profondità compresa tra 12 e 8 m, riferibili ai sedimenti fluviali (con- siderati in modo indifferenziato a causa della scarsità del materiale a disposizione), e infine due gruppi rispettiva- mente di 7 e 9 campioni provenienti dai sondaggi F2 ed E3 ad una profondità compresa tra 8 e 4 m, riferibili al loess eolico (Fig. 5). Le analisi granulometriche per la determinazione delle percentuali in peso di ciascuna classe di particelle costituenti i sedimenti in esame sono state effettuate con la procedura per via umida e per la frazione fine, avente diametro inferiore a 0.074 mm , con l’ analisi per sedimentazione mediante densime- tro A.S.T.M. 152H, secondo le norme A.S.T.M. e le raccoman- dazioni A.G.I. sulle prove geotecniche di laboratorio del 1994. L’osservazione dei sedimenti individuati alla base dei sondaggi F2 ed E3 e le relative analisi granulometri- che mettono in evidenza la presenza di nette alternanze di ghiaie sabbiose, debolmente limose, e di sabbie limo- se con ghiaia, riferibili al substrato marino: la curva gra- nulometrica di sintesi conferma la tessitura grossolana di questi sedimenti (11 in Fig. 6). L’esame dei termini incontrati nella parte interme- dia dei sondaggi S1, S2, S3 e S4, sviluppati al di sopra del substrato marino, e le relative analisi granulometri- che evidenziano la presenza di una successione fluviale costituita alla base da limi molto sabbiosi e nella parte alta da limi molto argillosi. La curva granulometrica di sintesi conferma l’esistenza di sedimenti caratterizzati da tessitura nettamente più fine, rispetto al substrato, e da una modesta selezione, come suggerito dallo sviluppo di “code” sia ghiaiose che argillose, in accordo con la gene- si fluviale ipotizzata per questi sedimenti (22 in Fig. 6). Infine l’osservazione dei sedimenti più superficiali incontrati nelle stesse stratigrafie e le relative analisi gra- nulometriche evidenziano lo sviluppo di una copertura costituita da sedimenti siltosi estremamente selezionati, assimilabili al loess eolico: la curva granulometrica di sin- M.G. Forno et alii F2E3 S1 1 42 S2 S3 320 325 330 335 340 345 350 S4 5 analisi mineralogiche analisi tessiturali analisi geotecniche analisi pedologiche 3 Fig. 5 - Localizzazione dei campioni presi in esame: 1) substrato marino; 2) depositi fluviali; 3) depositi colluviali; 4) loess eolico; 5) terreno di riporto. Location of studied samples: 1) marine sediments; 2) fluvial sediments; 3)colluvial sediments; 4) aeolian loess; 5) dump. tesi, realizzata previa eliminazione dei granuli cementati e caratterizzata da un andamento subverticale e dall’e- sclusiva presenza di limo e sabbia, conferma la presen- za di sedimenti con elevata selezione, in accordo con lo sviluppo di una copertura di loess (33 in Fig. 6). dd)) CCoommppoossiizziioonnee mmiinneerraallooggiiccaa Le analisi sono state effettuate mediante l’osservazione al microscopio binoculare del trattenuto al setaccio 200 mesh, con apertura delle maglie di 0,074 mm: i granuli, corrispondenti alla classe granulometrica della sabbia molto fine secondo la classificazione di Wentworth, dopo essere stati trattati in mor- taio con acetone per eliminare eventuali patine di incrostanti, sono stati posti su vetrini, fissati seppure blandamente con eugenolo, quindi coperti con vetrino copri oggetto. Sono stati osservati complessivamente 26 campioni; i caratteri tessiturali e pedologici suggerivano di riferirne 6 al substrato marino, 16 ai depositi fluviali e 4 al sovrastante loess eolico. In particolare (Fig. 5), i campioni relativi al substra- to e al loess provengono dai sondaggi F2 ed E3, ubicati rispettivamente in corrispondenza al Settore BB (sondag- gio F2) e al versante sottostante (sondaggio E3); i depo- siti fluviali sono stati, invece, osservati nei campioni pro- venienti dai sondaggi S1, S2, S3 e S4 ubicati in corri- spondenza al Settore AA. I dati raccolti, schematizzati in Tabella 1, possono così essere riassunti. Il substrato marino (11 in Fig. 4) è costituito, in per- centuali circa confrontabili, da quarzo, mica bianca, ser- pentino, glaucofane, anfibolo verde scuro (hastingsite?), tremolite, epidoti e granato, con ridotte quantità di mine- rali accessori. I depositi fluviali (22aa e 22bb in Fig. 4) sono formati in netta prevalenza da quarzo, mica bianca e clorite e da minori quantità di biotite, glaucofane, tremolite, anfibolo verde scuro (hastingsite?) e minerali opachi, con trascu- rabili quantità di minerali accessori. In particolare i diver- si campioni di depositi fluviali, riferibili sia alla facies sabbiosa (termine 22aa) sia a quella siltosa (termine 22bb), mostrano caratteristiche mineralogiche del tutto confron- tabili tra loro: l’unica differenza significativa è rappresen- tata dalla diffusa presenza di incrostazioni di ossidi idrati sui granuli dei campioni riferibili al termine 22bb. Il loess eolico (33 in Fig. 4) risulta costituito essen- zialmente da quarzo, mica bianca e carbonati, con quantità nettamente subordinate di clorite, glaucofane, tremolite, biotite, epidoti e minerali opachi. I tre termini costituenti la successione stratigrafica risultano, quindi, ben differenziabili tra loro anche dal punto di vista mineralogico. ee)) CCaarraatttteerrii ppeeddooggeenneettiiccii Al fine di valutare il grado di alterazione dei depositi fluviali presi in esame è stato condotto uno stu- dio impiegando i metodi di analisi chimica del suolo (Ministero delle Politiche agricole e forestali, 2000): i parametri presi in considerazione sono la tessitura, il contenuto carbonatico e la quantità e natura degli ossidi di Fe, che rappresentano i principali indici di maturità del suolo (Arduino et al., 1984; Jackson, 1965). I campioni erano costituti prevalentemente da parti- celle <2mm e sono stati previamente essiccati a 40 °C prima di essere analizzati. In particolare la valutazione della tessitura è stata effettuata mediante sedimentazione di sospensioni acquose disperse con Na esametafosfato (metodo della pipet- ta); il tenore in carbonato totale è stato determinato dosando volumetricamente la CO2. Il contenuto totale di Fe, Al, Ni (Fet, Alt, Nitt) è stato dosato mediante spettrofotometria in assorbi- mento atomico (SAA) negli estratti ottenuti previo attacco con miscela regia dei campioni macinati con mortaio (<0.5mm); la caratterizzazione degli ossidi di Fe è stata condotta mediante alcune estrazioni chimiche selettive. In particolare l’estrazione degli ossidi di Fe solubili in ossalato è stata eseguita secondo S c h w e r t m a n n (1964) e il conte- nuto di Fe in solu- zione (Fe o) è stato misurato via SAA. Feo, per la selettività dell’e- straente, può essere considera- to derivato princi- palmente da ossi- di e ossidrossidi di Fe amorfi o a basso ordine cri- stallino. La quan- tità totale di ossidi di ferro di origine pedogenetica è stata stimata me- diante la dissolu- zione con ditionito citrato bicarbona- to (Boero & S c h w e r t m a n n , 1987); il Fe e l’Al in soluzione (Fed e Ald) sono stati dosati via SAA. L’Ald si assume derivi dalla sosti- tuzione isomorfa del Fe nel reticolo 181Lembi di depositi fluviali ... Fig. 6 - Curve granulometriche cumulative relative ai sedimenti marini del substrato (1), ai depositi fluviali (2) e al loess eolico (3). Cumulative texture curves of marine sediments (1), fluvial sediments (2) and aeolian loess (3). cristallino degli ossidi di Fe. Sono state condotte anche estra- zioni di controllo con solo citrato bicarbonato (Fecb e Alcb) per tener conto del rilascio eventuale della matrice. Nei rapporti di Fed con Fet e nei calcoli con Ald è stata detratta la quantità cor- rispondente a Fecb e Alcb rispettivamente. Poiché Fed deriva dagli ossidi di Fe pedogenetici in toto, la differenza Fed-Feo è verosimilmente ascrivibile alla goethite avendo i sedimenti una colorazione giallastra (variabile tra 10YR 4,5/4 e 7,5YR 4/4); il rapporto (Fed/Fet è considerato un indice strettamente correlato con l’intensità dei processi pedo- genetici con valori prossimi all’unità per suoli molto alterati e prossimi allo zero in assenza di ossidi di ferro pedogenetici (Cornell & Schwertmann, 1996). La quantità di goethite è stata quindi calcolata assumendo questo minerale come unica fase cristallina ed attribuendole la differenza Fed-Feo. Complessivamente sono stati studiati undici cam- pioni provenienti dai sondaggi S1 e S4 (Fig. 5): i risutalti ottenuti sono compendiati in Tab. 2. Prendendo in esame il sondaggio S4 si osserva che il loess eolico (campione 1) è caratterizzato da un contenuto in carbonati totali del 9% che contrasta con quello dei depositi fluviali sottostanti (campioni 2, 3 e 4), con un contenuto di carbonati del 1-2%. Solo alla base della successione fluviale (campione 5) si ha un conte- nuto di carbonati del 7%: tale elevata quantità potrebbe essere attribuita alla precipitazione del carbonato di Ca di origine secondaria alimentata dalla dissoluzione di quello contenuto nel loess sovrastante. Un’altra ipotesi è che i depositi fluviali sabbiosi basali contengano car- bonato in quanto al momento della sepoltura ad opera dei depositi fluviali sovrastanti, i processi pedogenetici erano appena iniziati, come testimonierebbe anche il modesto grado di alterazione stimato dal rapporto Fed/ Fet di 0.36. 182 M.G. Forno et alii Tab. 1 - Composizione mineralogica media dei campioni presi in esame. I simboli utilizzati sono i seguenti: xxxx = minerali prevalenti; xxx = molto abbondanti; xx = abbondanti; x = poco abbondanti; - = scarsi; -- = molto scarsi; / = assenti. Mineralogical composition of the studied samples. Symbols for lithotype abundance are: xxxx = prevailing; xxx = very abun- dant; xx = abundant; x = poorly abundant; - = scanty; -- = very scanty; / = absent. MMiinneerraallii SSuubbssttrraattoo DDeeppoossiittii LLooeessss mmaarriinnoo fflluuvviiaallii eeoolliiccoo quarzo xxx xxxx xxxx K-feldspato x - / albite x - / plagioclasio x / / mica bianca xxx xxxx xxxx sericite in aggregati x x - - clorite x xxxx x biotite x xx x serpentino xxx x - epidoto xx xx - glaucofane xxx xx x anf. verde scuro (hastingsite) xx xx / tremolite xx xx x cloritoide x - - / pirosseno onfacitico x x / carbonato in aggregati x x xxxx rutilo sagenitico (inclusioni) x x / granato xx - - / tormalina x - - - minerali opachi (alterati) x xx x SS oo nn dd aa gg gg iioo CC aa mm pp iioo nn ii NN aa ttuu rraa dd ee ll dd ee pp oo ssii ttoo PP rroo ffoo nn dd iittàà SS aa bb bb iiaa GG SS aa bb bb iiaa FF LL iimm oo GG LL iimm oo FF AA rrgg iillll aa CC aa CC OO 33 ttoo tt FF ee dd FF ee tt FF ee oo FF ee dd //FF ee tt GG tt AA ll ss oo sstt (m ) (% ) (% ) (% ) (% ) (% ) (% ) (% ) (% ) (% ) (% ) (% ) (m o l% ) 1 lo e ss 8 ,3 0 -8 ,3 5 0 ,6 3 0 ,9 2 8 ,5 2 1 ,3 1 8 ,7 9 1 ,7 5 3 ,7 7 5 0 ,1 8 0 ,4 5 7 2 ,4 9 5 1 0 ,5 6 2 d e p . flu v. s ilt o si 8 ,7 0 -8 ,8 0 0 ,8 3 1 ,2 2 2 ,8 2 4 ,1 2 1 ,2 2 2 ,0 7 3 ,9 5 0 ,2 4 0 ,5 1 6 2 ,8 9 7 1 2 ,8 8 S 4 3 d e p . flu v. s ilt o si 9 ,5 0 -9 ,6 0 2 ,2 3 6 ,2 1 4 ,8 1 8 ,3 2 8 ,5 1 3 ,1 9 5 ,0 2 5 0 ,2 2 0 ,6 3 0 4 ,7 3 1 2 1 ,6 6 4 d e p . flu v. s a b b io si 1 0 ,5 0 -1 0 ,6 0 0 ,1 4 7 ,3 2 4 ,5 1 6 ,3 1 1 ,9 2 2 ,1 9 4 ,2 2 5 0 ,2 1 0 ,5 1 4 3 ,1 4 5 1 6 ,6 6 5 d e p . flu v. s a b b io si 1 1 ,7 0 -1 1 ,8 0 1 0 ,1 3 7 ,4 1 5 ,1 1 9 ,1 1 8 ,3 7 1 ,6 4 4 ,4 7 5 0 ,1 0 0 ,3 6 2 2 ,4 4 9 9 ,7 6 6 su b st ra to 1 4 ,7 0 -1 4 ,8 0 5 1 ,5 1 6 ,2 5 ,8 1 4 ,0 1 2 ,5 0 ,4 0 ,6 5 4 ,5 2 5 0 ,1 4 0 ,1 3 8 0 ,8 0 8 4 ,1 2 7 lo e ss 9 ,8 0 -1 0 ,0 0 0 ,6 7 1 ,3 2 ,3 9 ,3 1 6 ,5 1 1 1 ,5 8 3 ,6 2 5 0 ,1 6 0 ,4 3 1 2 ,2 5 1 1 0 ,0 8 8 d e p . flu v. s ilt o si 1 0 ,6 0 -1 0 ,7 0 2 ,6 5 4 ,0 6 ,1 1 2 ,8 2 4 ,4 1 2 ,3 1 3 ,7 5 0 ,2 6 0 ,6 1 1 3 ,2 6 5 1 6 ,2 4 S 1 9 d e p . flu v. s ilt o si 1 1 ,6 0 -1 1 ,7 0 1 ,6 5 8 ,6 8 ,0 1 0 ,4 2 1 ,4 0 2 ,8 4 4 ,9 5 0 ,2 5 0 ,5 7 0 4 ,1 1 9 2 0 ,9 6 1 0 d e p . flu v. s a b b io si 1 3 ,6 0 -1 3 ,7 0 8 ,0 4 1 ,4 2 7 ,4 1 4 ,2 9 ,0 1 9 1 ,3 5 2 ,9 0 ,1 4 0 ,4 6 0 1 ,9 2 8 9 ,5 7 1 1 d e p . flu v. s a b b io si 1 4 ,2 0 -1 4 ,3 0 5 ,3 5 0 ,0 2 2 ,3 1 4 ,8 7 ,7 2 1 1 ,1 9 2 ,9 5 0 ,1 9 0 ,3 9 6 1 ,7 4 3 8 ,7 2 1 2 su b st ra to 1 6 ,6 0 -1 6 ,7 0 5 5 ,7 2 3 ,4 4 ,5 9 ,8 6 ,7 8 0 ,2 8 4 ,7 0 ,1 1 0 ,0 5 5 0 ,2 6 9 3 ,3 3 T a b . 2 - P ri n ci p a li ca ra tt e ri st ic h e f is ic h e e c h im ic h e d e i s e d im e n ti. (G = g ro ss a , F = f in e , C a C O 3 to t= c a rb o n a ti to ta li, G t= g o e th ite , A l s o st = s o st itu zi o n i i so m o rf e n e lla g o e th ite , a ltr e a b b re vi a zi o - n i c fr . te st o ). M a in p h ys ic a l a n d c h e m ic a l ch a ra ct e ri st ic s o f th e s e d im e n ts . (G = c o a rs e , F = f in e , C a C O 3 to t= t o ta l ca rb o n a te s, G t= g o e th ite , A l so st = i so m o rp h o u s s u b st itu tio n o f A l fo r F e i n t h e g o e th ite , o th e r a b b re vi a tio n s se e t e xt ). Il loess eolico (campione 1) si caratterizza anche per un contenuto di Fet inferiore rispetto ai depositi flu- viali (campioni 2, 3, 4 e 5) (3.8 versus 4.4%): questi ulti- mi appaiono decisamente più alterati (mediamente Fed/ Fet 0.58) rispetto al loess (Fed/ Fet 0.46) e la goethite risulta essere l’unico ossido di ferro cristallino presente. Si osserva inoltre come complessivamente i depositi flu- viali siltosi (campioni 2 e 3) risultino più alterati (media Fed/ Fet 0.58) di quelli sabbiosi sottostanti (campioni 4 e 5) (media Fed/ Fet 0.42): nei primi infatti anche la goethite è caratterizzata da un elevato grado di Al sosti- tuzione (16 mol % versus 13). I depositi fluviali si differenziano anche rispetto al substrato marino (campione 6) per un maggior contenu- to di carbonato (media 3% versus 0.4) e per un grado di alterazione nettamente maggiore (media Fed/ Fet 0.50 versus 0.14). Nel sondaggio S1 si evidenzia come la copertura loessica (campione 7) sia caratterizzata dall’11% di car- bonato e contrasti con i depositi fluviali siltosi sottostanti (campioni 8 e 9) pressoché decarbonatati. I depositi flu- viali inferiori (campioni 10 e 11) contengono invece mediamente il 20% di carbonati, in analogia ai sedimenti marini basali, anch’essi carbonatici (8%): la maggiore vicinanza di questi depositi al substrato marino complica le ipotesi genetiche del carbonato rispetto al sondaggio S4, pur non perdendo la netta differenziazione in termini di alterazione. I depositi fluviali siltosi (campioni 8 e 9), caratteriz- zati da un rapporto Fed/ Fet pari a 0.59, risultano carat- terizzati da un grado di alterazione maggiore sia rispetto ai depositi fluviali sabbiosi sottostanti (campioni 10 e 11), sia rispetto alla copertura loessica (campione 7), entrambi caratterizzati da un rapporto Fed/ Fet pari a 0.43. Il maggior grado di alterazione di questi sedimenti si traduce in una maggior quantità di goethite (3.70 %) avente in media 18 moli % di Al sostituzione, rispetto ai depositi fluviali sabbiosi sottostanti aventi un minore tenore di goethite (2%) con 10 moli % di Al sostituzioni. Sulla base dello stesso indice di alterazione il substrato marino (campione 12) sottostante la successione fluvia- le risulta sostanzialmente inalterato. L’insieme delle osservazioni riportate consente di ipotizzare come nei sondaggi presi in esame si sviluppi una successione stratigrafica caratterizzata, anche dal punto di vista pedologico, da tre diversi termini sovrap- posti. Tale successione risulta costituita alla base da sedimenti privi di evidenti segni di alterazione, corri- spondenti al substrato marino, nella parte intermedia da sedimenti caratterizzati da una notevole concentrazione di ossidi di Fe di origine pedogenetica, corrispondenti ai sedimenti fluviali, e nella parte superiore da sedimenti sensibilmente carbonatici, corrispondenti al loess eolico. Come indicato nella letteratura (Jackson, 1965) la pre- senza di ossidi di Fe pedogenetici è infatti tipica dei suoli che hanno subito intensi processi di alterazione; la presenza dei carbonati è invece indice di uno stadio ini- ziale nei processi di pedogenetici. La netta disomogeneità del grado di alterazione tra i depositi fluviali e il substrato marino suggerisce che quest’ultimo sia stato decapitato della parte pedogeniz- zata ed è coerente con la presenza di una superficie di erosione alla base dei depositi fluviali. L’alterazione dei depositi fluviali, pur inibiti nel loro sviluppo dal contatto con il loess eolico, documenta la presenza di intensi processi pedogenetici soprattutto nella sua porzione più superficiale. Per quanto riguarda il significato cronologico dei suoli descritti i processi di alterazione cui sono stati sot- toposti i depositi fluviali di entrambi i sondaggi sarebbe- ro collocati nella parte superiore del Pleistocene medio secondo la relazione di Arduino et al. (1984) che, pren- dendo in considerazione la successione pedostratigrafi- ca di alcuni terrazzi dell’alta pianura piemontese oppor- tunamente calibrata con elementi stratigrafici di altra natura, lega il grado di alterazione del suolo attraverso lo studio degli ossidi di Fe con l’età del deposito fluviale sottostante. E’ da sottolineare che le considerazioni prima riportate si riferiscono a successioni fluviali affio- ranti, tuttora interessate da fenomeni di alterazione: trat- tandosi invece, nel caso in esame, di sedimenti sepolti i dati misurati si riferiscono all’intervallo di tempo anterio- re alla copertura da parte del sovrastante loess eolico. 55.. CCOONNSSIIDDEERRAAZZIIOONNII CCOONNCCLLUUSSIIVVEE La campagna geognostica, effettuata nell’ambito del progetto di ristrutturazione e nuova edificazione del- l’area di Villa Gualino (Figg. 1 e 2), ha offerto l’opportu- nità di studiarne in dettaglio l’immediato sottosuolo. L’insieme dei dati, suggeriti in un primo momento dai risultati delle prove penetrometriche (Fig. 3) e suc- cessivamente controllati in modo più circostanziato tra- mite l’esame delle stratigrafie dei sondaggi, individua la presenza di uno spessore rilevante di depositi incoerenti: tale spessore, compreso a seconda dei punti tra 10 e 15 m, risulta anomalo per l’area collinare dove in genere si sviluppa un’esigua copertura di natura colluviale e/o eoli- ca direttamente sulle formazioni marine del substrato. I risultati dell’indagine effettuata suggeriscono invece che in corrispondenza al Settore AA dell’area in esame, tra il substrato (11 in Figg. 4b e 4c) e questa copertura (33 e 44), si abbia l’interposizione di sedimenti fluviali (22). A suggerire questa interpretazione valgono essenzialmente la natura erosionale della superficie di appoggio, osservata nelle diverse stratigrafie prese in esame e sottolineata dai dati pedologici, la giacitura discordante rispetto al substrato marino e la geometria complessivamente lenticolare del corpo sedimentario, evidenziata tramite la correlazione dei profili (Fig. 5): la base concava, corrispondente a una depressione modellata nel substrato, sembrerebbe testimoniare la presenza di un canale fluviale, mentre la superficie som- mitale suborizzontale corrisponderebbe ad un lembo di pianura alluvionale, successivamente terrazzata dal corso d’acqua e sepolta dai sedimenti eolici; anche le osservazioni sedimentologiche, e in particolare il con- fronto tra la netta stratificazione piano-parallela del sub- strato e la mancanza di una evidente stratificazione dei termini alluvionali, sono in accordo con lo sviluppo di un canale fluviale interessato da fenomeni di esondazione. Il modellamento fluviale del Settore AA è anche suggerito dalla distribuzione della successione alluvio- nale, limitata appunto a un lembo subpianeggiante, e dall’analogia di facies rispetto ad altri depositi riferibili alla successione fluviale terrazzata individuata sul ver- sante occidentale della Collina di Torino. Inoltre il lembo di Villa Gualino si raccorda altimetricamente con altri lembi conservati sulle diverse dorsali dello stesso ver- 183Lembi di depositi fluviali ... sante che rappresentano i relitti di una originaria superfi- cie terrazzata, caratterizzata da una debole inclinazione verso Nord (Boano & Forno, 1997). La differenziazione della successione fluviale è legata ai diversi caratteri rispetto alle formazioni marine e ai sedimenti eolici e colluviali, evidenziati tramite lo studio dei campioni raccolti (Fig. 5). In particolare, per quanto riguarda l’aspetto tessi- turale, i sedimenti alluvionali presentano natura essen- zialmente sabbiosa nella parte inferiore e siltoso-argillo- sa in quella superiore e sono caratterizzati da scarsa selezione (22 in Fig. 6): differiscono, quindi, sia dalle sot- tostanti formazioni marine, costituite prevalentemente da alternanze sabbiose e ghiaiose (11 in Fig. 6), sia dalla sovrastante copertura eolica, con tessitura siltosa omo- genea (33 in Fig. 6). Dal punto di vista mineralogico i sedimenti fluviali sono formati essenzialmente da quarzo, mica bianca e clorite, con minori quantità di biotite, epidoto, glaucofa- ne, hastingsite, tremolite e minerali opachi: i diversi campioni mostrano tra loro una costituzione omogenea ed invece differiscono dai sedimenti marini, che sebbe- ne caratterizzati dagli stessi costituenti principali (quarzo e mica bianca) mostrano anche notevoli quantità di ser- pentino, glaucofane, hastingsite, tremolite e granato (Tab. 1). Marcate sono anche le differenze di tali sedi- menti rispetto alla copertura eolica, che risulta caratte- rizzata da una minore varietà mineralogica e da un ele- vato contenuto carbonatico. Ulteriori differenze tra i diversi termini riguardano la diffusione nel substrato marino e nel loess eolico di gusci carbonatici, corrispon- denti rispettivamente a microfossili marini e a frammenti di molluschi continentali, assenti invece nei sedimenti alluvionali. I dati pedologici indicano inoltre la maggiore alte- razione dei sedimenti fluviali sia rispetto ai termini mari- ni, privi di evidenti segni di alterazione, sia nei confronti del loess eolico, caratterizzato essenzialmente da feno- meni di lisciviazione dei carbonati (Tab. 2): confermano quindi la deposizione della successione fluviale al di sopra di una superficie erosionale, responsabile della troncatura dei suoli sviluppati sul substrato. Gli stessi dati, in assenza di informazioni stratigrafiche dirette, suggeriscono l’attribuzione dei suoli sviluppati su que- st’ultima alla parte superiore del Pleistocene medio, in analogia ad altri suoli rinvenuti nel settore piemontese (Arduino et al., 1984); confermerebbero inoltre l’attribu- zione del loess eolico al tardo Pleistocene superiore già ipotizzata in precedenza (Forno, 1979). I risultati dell’indagine suggeriscono invece che il Settore BB, caratterizzato solo dalla presenza di sedi- menti colluviali, corrisponda ad una superficie almeno in parte antropica: in particolare tale settore sarebbe stato interessato da lavori sia di accumulo, in corrispondenza alla superficie su cui sorge la Residenza di Villa Gualino, sia di spianamento, in corrispondenza all’este- so piazzale antistante. La composizione mineralogica dei sedimenti flu- viali fornisce alcune utili indicazioni sul bacino di prove- nienza del corso d’acqua. In particolare, la mineralogia sembrerebbe escludere l’apporto dei collettori del Bacino Piemontese Meridionale, in quanto sono assenti o molto scarsi i granuli di plagioclasio provenienti dal Massiccio migmatitico dell’Argentera e i granuli di lave acide riferibili alle coperture vulcaniche e vulcanoclasti- che permiane. Questa ipotesi è confortata dalle cono- scenze riguardanti sia l’andamento, nello stesso inter- vallo di tempo, del reticolato idrografico del Bacino Piemontese Meridionale, caratterizzato come si è detto da un collettore impostato in corrispondenza al versante meridionale della Collina di Torino (aa in Fig. 1), sia la natura dei clasti dei depositi ad esso associati (Compagnoni & Forno, 1992; Carraro et al., 1995). La composizione mineralogica è invece compatibi- le con un’alimentazione dai corsi d’acqua del Bacino Piemontese Settentrionale provenienti dal settore alpi- no, caratterizzati dall’abbondanza dei clasti della Zona Sesia-Lanzo e del Complesso dei Calcescisti con Pietre Verdi (bb in Fig. 1): tale provenienza è suggerita dall’ab- bondanza dei minerali caratteristici sia delle metaofioliti in facies eclogitica della Zona Piemontese interna (glau- cofane, hastingsite, epidoto, onfacite) sia dei metasedi- menti o calcescisti (quarzo e miche chiare). La scarsità di granato, che rappresenta in associazione con l’onfaci- te il minerale più tipico delle eclogiti, potrebbe essere legata alla densità di questo minerale che ne avrebbe favorito la concentrazione nelle frazioni più grossolane, non rappresentate nei sedimenti fluviali in esame. L’insieme degli elementi mineralogici suggerisce essen- zialmente il contributo del F. Dora Riparia, in cui queste rocce sono particolarmente diffuse, piuttosto che delle Valli di Lanzo, dove si ha anche una notevole distribu- zione delle peridotiti più o meno serpentinizzate del Massiccio Ultrabasico di Lanzo, totalmente assenti nei sedimenti in esame. RRIINNGGRRAAZZIIAAMMEENNTTII Gli autori ringraziano F. Carraro e G. B. Castiglioni per la revisione critica del manoscritto. Lavoro realizzato con il contributo finanziario dei Servizi Tecnici di Prevenzione della Regione Piemonte. LLAAVVOORRII CCIITTAATTII Arduino E., Barberis E., Carraro F. & Forno M. G. (1984) - Estimating relative ages from iron- oxide/total-iron ratios of soils in the Western Po Valley, Italy. Geoderma, 3333, 39-52, Amsterdam. Boano P. & Forno M. G. (1997) - Evoluzione morfologi- ca quaternaria del versante occidentale della Collina di Torino. GEOITALIA, 1° Forum FIST, 1997, 22, 221-222. Boano P., Carraro F., Forno M. G., Giardino M., Lozar F., Lucchesi S., Perotto A., Piana F. & Polino R. 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Ms. ricevuto il 23 aprile 2002 Testo definitivo ricevuto il 30 luglio 2002 Ms. received: April 23, 2002 Final text received: July 30, 2002