Impaginato Cocco LLIINNEEAAMMEENNTTII MMOORRFFOODDIINNAAMMIICCII EE SSEEDDIIMMEENNTTAARRII DDEELL LLIITTOORRAALLEE DDEEII CCAAMMPPII FFLLEEGGRREEII ((CCAAMMPPAANNIIAA,, IITTAALLIIAA MMEERRIIDDIIOONNAALLEE)) EEnnnniioo CCooccccoo11,, YYoonnee IIaaccoonnoo22,, SSaabbaattoo IIuulliiaannoo22 && MMaarriiaa RRoossaarriiaa LLiissttaa22 1Dipartimento di Scienze della Terra, Università “Federico II”, Napoli. E-mail: encocco@unina.it 2c/o Dipartimento di Scienze della Terra, Università “Federico II”, Napoli RIASSUNTO L’area in esame può essere suddivisa in tre settori a caratteri nettamente differenziati, il litorale di Cuma, che ne segna il limite occiden- tale, il Golfo di Pozzuoli, che ne costituisce la fascia orientale più complessa ed articolata ed il litorale di Miliscola che ne rappresenta il raccordo centrale. Il litorale di Cuma. Esteso per oltre 6 km con orientamento N-S, questo settore costituisce la porzione terminale della piana costiera del F. Volturno, la cui foce è situata circa 20 km più a NW. Le spiagge basse e sabbiose sono limitate verso l’interno da cordoni dunari in parte allo stato naturale ed in parte fortemente antropizzati. L’evoluzione recente (periodo 1980-1998) è marcata da un arretramento generalizzato nel periodo 1980-1987 seguito da una tendenza all’avanzamento nel successivo periodo 1987-1998, con valori decre- scenti procedendo da N verso S. Il litorale di Miliscola. Si estende con orientamento W-E per circa 2 km tra i promontori di Monte di Procida e di Capo Miseno ed è limi- tato verso l’interno da un lago costiero (lago di Miseno). In conseguenza ad una forte crisi erosiva che aveva colpito l’area alla metà degli anni ’70 sono state costruite tra il 1980 e il 1988 otto piattaforme-isole che hanno indotto un'accentuata ricostituzione della spiag- gia a tergo delle opere; nella parte orientale del settore (verso Capo Miseno), dove tali opere sono assenti, si instaura una tendenza di tipo erosionale. Il Golfo di Pozzuoli. Esteso per oltre 9 km, configura due ampie falcature semicircolari ad andamento E-W, costituite da coste alte e rocciose alternate a coste basse e sabbiose di limitata ampiezza. Profonde sono le modificazioni naturali ed antropiche rilevabili in que- sto settore: tra le prime si ricordano i fenomeni bradisismici che hanno interessato l'area fin dall'antichità portando alla sommersione di notevoli porzioni di territorio litoraneo, tra le seconde una urbanizzazione talmente spinta da stravolgere completamente l’assetto geoambientale naturale della fascia costiera. ABSTRACT Morphodynamical and sedimentary features of the coast of the Phlegrean Fields (Campania, Southern Italy). The Phlegrean Fields are one of the most famous volcanic areas in the world. During the last 50,000 years this area has been formed by the activity of many eruptive centres and today it has the typical morphology of a volcanic field. At present the Phlegrean Fields are active, even if the last event was recorded a long time ago: the Monte Nuovo eruption in 1538. The endogenous activity is currently recorded by the frequent inversions of the vertical crustal movements (bradyseism), by the sismicity connected to the bradyseismic events and by the intense thermal activity. From the Roman Age up to this time the features of the bradyseismic events have not been defined yet because of the type and complexity of the phenomena; recent research shows that the greatest submersion (17÷18 m) was verified during the early Middle Ages. After the resurgence phase the ground has risen only 6÷7 m: the presence of the submerged Roman ruins shows the extent of the sinking.The coastal area could be divided into three clearly diversified sectors: the shore of Cuma constituting the western boundary; the Gulf of Pozzuoli representing the eastern zone, more complex and articulate; the shore of Miliscola, the central connec- tion between the two preceeding sectors. The shore of Cuma.This sector, extending for about 6 km with N-S orientation between Licola Mare and Monte di Procida promontory, constitutes the terminal part of the coastal plain of the Volturno River, which flows approximately 20 km to the NW. The low and sandy beaches are limited inland from some foredune ridges, partly natural and partly urbanized. In the northern sector, behind the foredune ridges, there is a wide swampy area reclaimed during the last century ("Mazzoni area and Licola Lake") and in the southern sector there is the Fusaro coastal Lake. In the central part the promontory of Cuma interrupts the outline of the coast; this promontory was the centre of the Acropolis during the Greek-Roman Age, but today the Acropolis has almost entirely disappeared. Within the depth of 5 m the submarine beach shows one or two bar-trough systems: the inner one is crescentic and frequently connected to the rhythmic topo- graphy of the shoreline, while the outer one is linear and situated at a distance of about 100 m from the coast. A gentle slope characte- rizes the submarine beach beyond the bar-trough zone. The evolution of the shoreline presents a general erosional tendency during the years 1980-1987, whereas a tendency to the progradation is evident during the years 1987-1998. The prevailing wind sector is delimi- ted by the 180°-330°N azimuth; most storms are come in from the 270°-300°N sector. The shore of Miliscola.The shore of Miliscola is situated between the Monte di Procida and Capo Miseno promontories and has an extension of approximately 2 km; it is limited inland from the Miseno coastal Lake. In the western tract we can find various defence works, while in the eastern tract a wide beach is evident. The submarine beach is characterized by a small bar-trough system within the 3 m depth and within a distance of less than 75 m from the coast. Eight circular breakwaters have been built from 1980 to 1988 becau- se of strong erosion during the middle '70ies; in these years these defence works have brought an evident beach restoration. After which, until 1996, the shoreline position behind the breakwaters has remained substantially unchanged, while in the eastern part of the sector (toward Capo Miseno) an erosional tendency was observed with a value of 0.5 m/y. The Gulf of Pozzuoli.This sector, extending for over 9 km and forming two large semi-circular zones with an W-E orientation, shows high and rocky coasts alternated with small, low sandy beaches. The prevailing wind sector is delimited by the 120°N and the 200°N azimuth; the significant waves come by the 120°-130°N and 180°N azimuth; the maximum fetch and the greatest energetic potential concerns the 180°N azimuth. In this area the modifications are very evident, natural as well as and anthropic. Among the natural ones there are the bradyseismic events, that have caused the submersion of entire coastal tracts (for instance: the structures of the Portus Iulius, the harbour of the ancient Roman imperial navy) and the Monte Nuovo eruption in 1538, that changed the coastal configuration in the western zone of the Gulf. Among the anthropic ones there is a strong urbanization (“ILVA” iron and steel industry, various defen- ce work, artificial coastal platforms) that has completely destroyed the natural environment of the area. Parole chiave: processi morfodinamici, distribuzione dei sedimenti, variazioni della linea di riva, interventi antropici, bradisismo. Keywords: nearshore morphodynamics, sediment distribution , shorelines changes, human activities, bradyseism. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 1155(2), 2002, 209-220 210 E. Cocco et alii 11.. PPRREEMMEESSSSAA In questa nota vengono riportati i risultati delle indagini condotte lungo il litorale dei Campi Flegrei (Campania) nel periodo 1996-98 nell’ambito del Prog. Strategico CNR “Ambiente e Territorio”, sottoprog. “Sistemi naturali ed antropici”. In maggior dettaglio sono stati eseguiti 25 transetti batimetrici ortogonali alla costa entro la profondità di 15 m, prelevati ed analizzati 68 campioni di sedimenti di fondo subsuperficiali e determi- nate le principali caratteristiche dinamico-evolutive (parametri ondosi e variazioni recenti della linea di riva). E. Cocco ha coordinato le ricerche, occupandosi in particolare degli aspetti relativi ai fenomeni bradisi- smici e della stesura finale del testo; Y. Iacono e S. Iuliano hanno eseguito le varie campagne di rilevamen- to curando rispettivamente gli aspetti sedimentologici e quelli morfoevolutivi; M.R. Lista si è interessata della cartografia storica e delle modificazioni antropiche. I Campi Flegrei costituiscono un'area vulcanica tra le più famose nel mondo. Formatasi nel corso degli ulti- mi 50.000 anni (Rosi & Sbrana, 1987) attraverso nume- rosi centri eruttivi che le hanno conferito la caratteristica morfologia di un campo vulcanico, l'area è ritenuta attiva sebbene sia stata registrata una sola manifestazione effusiva in epoca storica: l'eruzione del Monte Nuovo nel 1538. L’attività endogena non sopita è segnalata dalle frequenti inversioni del moto del suolo (bradisismo), dalla sismicità che accompagna le crisi bradisismiche e dalle intense manifestazioni termali. Per quanto riguarda l’evoluzione del fenomeno bradisismico dall’epoca romana ad oggi, gli studi più recenti (Cinque et al., 1991; Di Vito & Luongo, 1993; Russo et al., 1998; Milia et al., 2000) indicano che la maggiore sommersione si è verificata in epoca alto medioevale superando i 17÷18 m dei quali solo 6÷7 sono stati recuperati in seguito alle successive fasi ascensionali (la testimonianza di uno sprofondamento così vistoso è data dalla presenza di ruderi romani a varie profondità nell’area di Baia e Miseno). 22.. CCAARRAATTTTEERRII MMOORRFFOODDIINNAAMMIICCII EE SSEEDDIIMMEENNTTAARRII L’area in esame può essere suddivisa in tre settori a caratteri nettamente differenziati, il litorale di Cuma, che ne segna il limite occidentale, il Golfo di Pozzuoli, che ne costituisce la fascia orien- tale più complessa ed articolata ed il litorale di Miliscola che ne rappresenta il raccordo centrale (Fig. 1). 22..11 IIll lliittoorraallee ddii CCuummaa Esteso per oltre 6 km con orientamento N-S tra Licola Mare ed il promontorio di Monte di Procida, questo settore costituisce la porzione terminale della piana costiera del F. Volturno, la cui foce è situata circa 20 km più a NW; le spiagge basse e sabbiose sono limitate verso l’interno da cordoni dunari in parte allo stato naturale ed in parte fortemente antro- pizzati (Fig. 2), cui fanno seguito, a N, una vasta area acquitrinosa bonificata nel secolo scorso (“Mazzoni, Lago di Licola”) ed a S il lago costiero del Fusaro. Il pro- filo della costa è interrotto nella parte centrale dal pro- montorio di Monte di Cuma, sede dell’antica acropoli di epoca romana (nulla, o quasi, rimane della città greca, la più antica d’Italia - Vallet, 1990). L’assetto morfologico dei fondali antistanti il litora- le di Cuma è stato delineato mediante l’elaborazione di 6 profili batimetrici eseguiti ad interasse medio di 400 m, fino alla profondità di 10 m. La spiaggia sottomarina pre- senta, entro la profondità di 4 m, uno o due sistemi di barra-truogolo con la cresta barra ad una profondità compresa tra 1,3 e 2,6 m (Figg. 3a e 3b); la barra inter- na risulta festonata e collegata alle ondulazioni ritmiche della linea di riva (sand waves - Cocco, 1976), mentre quella esterna è più rettilinea, ad una distanza di un centinaio di metri dalla battigia. Le pendenze dei fondali sono inferiori all’1 % fino alla profondità di circa 1 m, per poi passare, in corri- spondenza della zona del secondo ordine di barre, a valori compresi tra 1 e 2,5 %; oltre l’isobata dei 3 m le pendenze si addolciscono e, fino ai -10 m, sono com- prese nell’intervallo 0,5÷1 % (Fig. 4). Si ricorda che nell'area immediatamente a S del promontorio di Monte di Cuma era posizionato secondo l’ipotesi di Paget (1968) l'antico porto romano oggi obli- terato da colluvioni e da materiale vulcanico; recenti indagini (Vecchi et al., 2000) tendono ad ubicare il porto nella parte settentrionale del promontorio, in corrispon- denza del Lago di Licola, oggi bonificato. L'analisi delle variazioni recenti della linea di riva (Fig. 5) condotta attraverso il confronto aerofotografico (levate del 1980, 1987 e 1998) evidenzia tre zone a Fig. 1 - Ubicazione dell’area in studio. Location of the study area. 211Lineamenti morfodinamici e sedimentari ... Fig. 4 - Litorale di Cuma. Carta delle isobate del tratto compre- so tra Foce Fusaro e Torre Gaveta. The shore of Cuma. Bathymetric map of the sector between Foce Fusaro and Torre Gaveta localities. Fig. 2 - Litorale di Cuma. Ad un’ampia spiaggia fa seguito un cordone dunare più o meno antro- pizzato. Sullo sfondo il promonto- rio di Monte di Cuma. The shore of Cuma. The back- shore is followed inland by a fore- dune ridge more or less affected by human activities. In the back- ground the Monte di Cuma pro- montory. Fig. 3 - Litorale di Cuma. Profili batimetrici della spiaggia som- mersa (ecografo Elac-Laz 721 munito di trasduttore a 200 kHz; le linee orizzontali indicano gli intervalli di profondità ogni 4 m): a- profilo ad un solo sistema di barre (P24, Fig. 4); b- profilo a doppio ordine di barre (P22, Fig. 4). The shore of Cuma: bathigrams of submarine beach. An echo- grapher model Elac-Laz 721 with a frequency of 200 kHz tran- sducer was used, the horizontal lines indicate the 4 m depth intervals; a- single bar and trough profile (P24, Fig. 4); b- dou- ble bar and trough profile (P22, Fig. 4). 212 diversa evoluzione -rispettivamente comprese tra i punti di riferimento 1…7, 8…20 e 21…33- caratterizzate da una tendenza generalizzata all’arretramento nel periodo 1980-1987 e da una tendenza generalizzata all’avanza- mento nel successivo periodo 1987-1998, sempre con valori decrescenti procedendo da N verso S. In partico- lare per il primo periodo i valori di arretramento medio risultano rispettivamente pari a 4,6 m, 1,8 m e 0,5 m per anno nelle tre zone citate, per il secondo periodo i valori di avanzamento medio risultano pari a 2,5 m, 1,4 m e 0,4 m per anno, sempre per le medesime aree. L'arretramento evidenziato nel 1987 può essere attribuito alla mareggiata eccezionale che ha colpito la costa del Tirreno meridionale nel mese di gennaio. Per quanto riguarda il regime meteomarino, il set- tore di traversia risul- ta compreso tra 180°N e 330°N, il fetch massimo è pari a 401 miglia nautiche (direttrice 240°N), le ondazioni di maggio- re frequenza ed intensità (1350 even- ti su un totale di 1820) provengono dal subsettore 270°- 300°N (Tab. 1). L’altezza d’onda media di modella- mento è compresa tra 0,7 e 2,16 m, l’al- tezza massima per un periodo di ritorno trentennale è pari a 7,18 m (direttrice 250°N). 22..22 IIll lliittoorraallee ddii MMiilliissccoollaa Si estende per circa 2 km con orien- tamento W-E tra i promontori di Monte di Procida e di Capo Miseno (Fig. 6) ed è limitato verso l’inter- no da un lago costie- ro (lago di Miseno- Maremorto). Il tratto occidentale è carat- terizzato da una serie di opere maritti- me a varia tipologia (8 piattaforme-isole, 3 scogliere aderenti, 1 pennello ed 1 foce armata) a difesa di una spiaggia di ampiezza ridotta, mentre quello orien- tale configura una profonda falcatura con una spiaggia emersa ampia fino a 70 m. I caratteri morfologici della spiaggia sommersa sono stati delineati mediante l’esecuzione di 9 profili batimetrici ad interasse di circa 200 m fino alla profon- dità di 10 m (Figg. 7 e 8): nella parte occidentale la morfologia è fortemente condizionata dalla presenza delle otto piattaforme-isole, che conferiscono ai fondali un andamento irregolare con pendenze variabili tra 1 e 4 %; nella parte orientale, dove le piattaforme mancano, i fondali risultano caratterizzati da un sistema barra truo- golo poco sviluppato entro la profondità di 3 m ad una distanza dalla battigia non superiore a 75 m. Oltre la profondità di 3 m e fino a -10 m la morfolo- gia si regolarizza in tutto il settore, con pendenze com- E. Cocco et alii Tab. 1 - Litorale di Cuma. Principali caratteristiche del moto ondoso. Modello previsionale SMB (C.E.R.C., 1984), dati di vento rilevati alla Stazione di Ponza nel periodo 1951-1981. The shore of Cuma. Main feature of wave climate (SMB method, wind data recorded at the Ponza St. during Fig. 5 - Litorale di Cuma. Diagramma delle variazioni della linea di riva nel periodo 1980-1998. I punti di rife- rimento presentano un intervallo di circa 300 m, procedendo da N verso S; i punti 9...15 marcano la spiaggia antistante il promontorio di Monte di Cuma. The shore of Cuma. Shoreline changes during the 1980-1998 period. Reference points 9…15 mark the shore in front of the Monte di Cuma promontory. 213 prese tra 0,5÷1 % (lato piattaforme-isole) e 1,5÷2 % (lato Capo Miseno). La spiaggia di Miliscola costituiva, fin dall’epoca romana, il limite meridionale dei due bacini portuali della flotta Augustea: il bacino interno (Maremorto) fungeva da cantiere navale, quello esterno -la baia di Miseno- costituiva il porto vero e proprio. Il nome della spiaggia deriva da “Militium Schola”, cioè il campo di esercitazio- ne e di addestramento delle reclute, ricordata come “Schola Armaturarum” in una iscrizione del IV sec. d.C. ivi rinvenuta. Da rilevare che, secondo Cinque et al. 1991, anche quest’area, oltre a quelle classiche di Baia e Pozzuoli, è stata soggetta a movimenti bradisismici, come testimoniato dalla successione stratigrafica dei terreni che seppelliscono i resti del complesso termale di Misenum della prima metà del II sec. d. C., posti all’e- stremità sud orientale della spiaggia di Miliscola. L’area misenate avrebbe registrato, tra la fine del VII sec. ed il IX-X sec. d. C., un abbassamento di circa 11÷12 m. L’equilibrio dinamico della spiaggia ha incomincia- to ad alterarsi allorquando negli anni ‘50/60 si è proce- duto al prolungamento del canale di comunicazione tra il bacino di Maremorto (Lago Miseno) ed il mare: tale canale, fungendo da pennello, ha provocato un repenti- no arretramento (13 m nel periodo 1965-1974) dell’are- nile di sottoflutto, posto ad est. Sul litorale in erosione si è abbattuta nel 1976 una violenta mareg- giata talché si è pro- ceduto alla realizza- zione di un progetto organico di difesa attraverso la messa in opera di barriere radenti e di otto piat- taforme-isole tra il 1980 ed il 1988 (Figg. 6 e 9). Il progetto ori- ginale, mai ultimato, prevedeva la realizza- zione di una nona piattaforma-isola e di due pennelli collegati alla piattaforme più esterne, la prima e la nona. Il confronto car- tografico (Fig. 9) ha messo in evidenza, per il periodo1978- 1986, un'accentuata ricostituzione della spiaggia nell’area “protetta” dalle opere di difesa; con valori medi di avanzamento pari a 3 m per anno; ad est delle opere (zona di sottoflutto) la Lineamenti morfodinamici e sedimentari ... Fig. 6 - Panoramica del litorale di Miliscola. Al centro della foto si può osservare la foce armata del canale di comunicazione con il Lago Miseno (a sinistra); sullo sfondo Capo Miseno. The shore of Miliscola towards Capo Miseno. Note the various defence works (jetties, seawalls and deta- ched breakwaters) in the western part of the shore. Fig. 7 - Litorale di Miliscola. Profili batimetrici della spiaggia sommer- sa (v. Fig. 3): a- profilo senza barre (P12, Fig. 8); b- profilo ad un solo ordine di barre (P16, Fig. 8). T he shore of M i l i s c o l a . Bathigrams of submarine beach (see Fig. 3): a- no bar profile (P12, Fig. 8); b- single bar and trough profile (P16, Fig. 8). 214 riva configura una repentina falcatura di erosione quindi, procedendo verso Capo Miseno (Grotta Dragonara), si osserva una debole tendenza alla progradazione. Nel periodo 1986-1996 la posizione della linea di riva a tergo delle piattaforme-isole è rimasta sostanzial- mente immutata, eccezion fatta per l'area a tergo delle ultime due piattaforme -posizionate proprio tra il 1986 ed il 1988- dove si verifica un notevole ripascimento (5 m/a). Nella parte orientale del settore (verso Capo Miseno), dove tali opere sono assenti, si instaura una tendenza di tipo erosionale con valori di arretramento nell’ordine di 0,5 m/a. 22..33 IIll GGoollffoo ddii PPoozzzzuuoollii Esteso per oltre 9 km, configura due ampie falca- ture semicircolari ad andamento E-W, separate dalla falesia di Rione Terra (centro storico di Pozzuoli); la costa si presenta alta e rocciosa alternata a spiagge basse e sab- biose limitate talvolta verso l’interno da laghi costieri (Lucrino). Nell’area occi- dentale del Golfo -lito- rale di Lucrino, Fig. 10- sono stati eseguiti 10 profili batimetrici (Figg. 11 e 12) e pre- levati 68 campioni di sedimenti di fondo mobile entro la profon- dità di 10 m. I fondali si pre- sentano con pendenze minori del 2% fino ai 5 m di profondità e con pendenze comprese tra 2 e 6 % a profon- dità maggiori (Fig. 12). Seguendo la metodologia di Dias & Neal (1990) i sedimen- ti sono risultati per il 77% polimodali (fino ad un massimo di 6 mode), la maggiore frequenza è rappre- sentata dalla trimoda- lità (26%); sottoriva sono presenti sedi- menti ad 1÷2 mode, procedendo verso il largo prevale la poli- modalità (Fig. 13). L’applicazione di anali- si statistiche (Iacono et al., 1998) ha per- messo da un lato (Cluster Analysis) di individuare tre gruppi omogenei di sedimenti caratterizzati dal raggruppamento di campioni a simile contenuto di silt, sabbia e ghiaia e dall’altro (Biplot Analysis) di legare l’esistenza dei tre gruppi con la loro composizione granulometrica prevalente permettendo di individuare le relazioni campioni-granulometria in modo più specifico. In particolare queste analisi hanno evidenziato che i sedimenti della porzione occidentale del Golfo di Pozzuoli sono caratterizzati da un corpo principale pre- valentemente sabbioso che talvolta si arricchisce in ter- mini siltosi -rinvenibili in aree a bassa energia riparate dal moto ondoso o a profondità superiori a 10 m- e tal- volta si arricchisce in termini ghiaiosi rinvenibili in ambiente ad alta energia (sottoriva). Quando questi ulti- mi sedimenti si rinvengono a profondità comprese tra 5 E. Cocco et alii Fig. 8 - Litorale di Miliscola: carta delle isobate. The shore of Miliscola: bathymetric map. Fig. 9 - Litorale di Miliscola. Variazioni della linea di riva nel periodo 1978-1996 (dalla cartografia del Comune di Bacoli in scala 1:10.000). The shore of Miliscola. Shoreline changes during the 1978-1996 period. e 15 m, come nel caso in esame, testimonia- no spiagge relitte. La mobilitazione dei sedimenti avviene pre- valentemente per long shore current da E verso W, come è con- fermato dalla configu- razione asimmetrica della linea di riva nei pressi dei numerosi pennelli presenti nel- l’area di Lucrino. Si ricorda che studi pre- cedenti (Cocco et al., 1988a, 1988b) aveva- no evidenziato la pre- senza di antiche spiagge sommerse di epoca romana, marca- te nell’area di Pozzuoli dalle strutture archeo- logiche del Portus Julius (il porto della flotta imperiale roma- na) alla profondità di circa 3 m (v. Figg. 14 e 15) e che i sedimenti presenti nella spiaggia sottomarina e nei fon- 215Lineamenti morfodinamici e sedimentari ... Fig. 10 - Panoramica del Litorale di Lucrino limitato verso l’interno dal Lago di Lucrino. Sullo sfondo, a destra, il vulcano di Monte Nuovo. The shore of Lucrino, limited inland by Lucrino Lake. In the background, on the right, we can observe the Monte Nuovo volcano. Fig. 11 - Litorale di Lucrino. Profili batimetrici della spiaggia sommersa (v. Fig. 3): a- profilo a doppio ordine di barre (P2, Fig. 12); b- profilo senza barre (P4, Fig. 12); c- profilo con i ruderi sommersi del “Portus Julius” (P8, Fig.12) che indicano l’antica linea di costa di epoca romana alla profondità di 4 m (v. Fig. 15). The shore of Lucrino. Bathigrams of submarine beach (see Fig. 3): a- double bar and trough profile (P2, Fig. 12); b- no bar pro- file (P4, Fig. 12); c- profile with the ruins of “Portus Julius” (P8, Fig.12) that show the ancient coastline during the Roman Age at the –4 m depth (see Fig. 15). dali entro la profondità di 30 m erano costituiti esclusivamente da sabbie da molto fini a molto grossolane, con una dispersione delle frazioni più sottili dalle aree centrali del golfo sia verso W che verso E. La presenza di sab- bie grossolane a profondità superiori a 10÷12 m era stata cor- relata proprio ai depo- siti relitti delle antiche spiagge. Dal punto di vista meteomarino, il settore di traversia del Golfo di Pozzuoli (por- zione occidentale, lito- rale di Lucrino) risulta compreso tra 120°N e 200°N (Tab. 2), i fet- ches sono compresi tra 1 e 20 miglia nauti- che, fatta eccezione per la direttrice 180°N cui corrisponde l’e- stensione di 162 m.n. ed una frequenza molto alta degli eventi (141 su un totale di 704, pari al 20%). L’altezza d’onda media di modellamen- to è compresa tra 0,66 e 1,38 m, l’altezza massima per un perio- do di ritorno trentenna- le è pari a 3,78 m (direttrice 170°N). 22..33..11 LLee mmooddiiffiiccaazziioonnii nnaattuurraallii La costa flegrea negli ultimi due millen- ni è stata oggetto di ripetute sommersioni da parte del mare a causa dei moti bradisi- smici con forti modifi- cazioni della topografia costiera (Figg. 14 e 15). Grazie allo studio condotto sui fori di lito- domi riscontrati sulle colonne del Serapeo di Pozzuoli (Parascan- dola, 1947) è stato sta- bilito che l’area flegrea sia iniziata a sprofon- dare già dal I-II secolo d.C.; questa fase di moto discendente 216 E. Cocco et alii Fig. 12 - Litorale di Lucrino. Carta delle isobate. The shore of Lucrino. Bathymetric map. Tab. 2 - Litorale di Lucrino. Principali caratteristiche del moto ondoso. Modello previsionale SMB (C.E.R.C., 1984), dati di vento rilevati alla Stazione di Ponza nel periodo 1951-1981. The shore of Lucrino. Main featur of wave climate (SMB method, wind data recorded at the Ponza St. during the 1951-1981 period). Fig. 13 - Distribuzione areale delle mode dei sedimenti della spiaggia sommersa di Lucrino. The Lucrino submarine beach: spatial distribution of the modes of the sediments. sarebbe continuata fino al X secolo d.C. superando i 17- 18 m dei quali solo 6-7 sono stati recuperati in seguito alle successive fasi ascensionali (Russo et al., 1994). Dopo un periodo di stasi, sarebbe seguito, dall’ XI fino al XVI secolo, un innalzamento culminato con l’eruzione del Monte Nuovo nel 1538 la quale dovette apportare profonde modifiche alla morfologia della costa il cui bordo era costituito verosimilmente dalla falesia de “la Starza” (Fig. 14). Il Lucrino a quel tempo non era un lago, mentre il lago d’Averno era aperto verso il mare da cui era limitato mediante una imponente diga foranea. A partire dal XVII secolo si è assistito ad un lento abbas- 217Lineamenti morfodinamici e sedimentari ... Fig. 14 - Configurazione della costa flegrea in epoca romana con il Portus Iulius e la linea di riva (Ripa Puteolana). (Da S.T.R. - 1993, modificata). The coastal morphology of the Gulf of Pozzuoli during the Roman Age. Fig. 15 - Ruderi sommersi dell’antico porto romano di età augustea (Portus Iulius) nell’area prospi- ciente il litorale di Lucrino (Foto Cocco, 1987). Submerged ruins of the “Portus Iulius”, the harbour of the ancient Roman imperial navy, in front of the Lucrino shore. samento del suolo fino alle crisi bradisismiche del 1970- 1972 e 1982-1984, caratterizzate da rapidi e vistosi sol- levamenti fino ad un massimo di 330 cm in corrispon- denza della falesia di Rione Terra, su cui sorge il centro storico di Pozzuoli (Di Vito et al., 1987). Proprio la dinamica delle due ultime crisi fa sup- porre, anche sulla base delle documentazioni storiche, che la sommersione di epoca medioevale sia imputabile ad un rapido sprofondamento piuttosto che ad un lento e secolare abbassamento (Di Vito & Luongo, 1993). Queste ultime crisi non hanno comportato varia- zioni planimetriche delle spiagge poste ai limiti occiden- tale ed orientale del Golfo, come è testimoniato dal con- fronto delle numerose carte topografiche e levate aeree a disposizione per il periodo 1981-1998 (in particolare il confronto 1981-1986 indica una sorprendente stabilità della linea di riva in special modo nell'area delle Stufe di Nerone, Fig. 16) e come è confermato dai dati dell’Osservatorio Vesuviano nell’ambito della sorve- glianza delle aree vulcaniche napoletane. Le misure distanziometriche effettuate nell’area nel periodo 1983- 1995 (Osservatorio Vesuviano, 1995) hanno mostrato una contrazione delle linee misurate (13 cm nel periodo novembre ’91 – giugno ‘95) coerenti con la fase di deflessione della caldera. Un'ulteriore conferma è data dal fatto che l’area interessata dal sollevamento presenta una forma circo- lare con raggio di circa 6 km con centro nella zona del Porto di Pozzuoli dove gli spostamenti verticali raggiun- gono la massima entità di sollevamento (330 cm), men- tre vanno via via decrescendo fino ad un minimo di 40÷20 cm procedendo verso W e verso E proprio in cor- rispondenza rispettivamente con le spiagge di Lucrino e di Bagnoli-Coroglio. 22..33..22 LLaa ccaarrttooggrraaffiiaa ssttoorriiccaa Le prime carte topografiche dei Campi Flegrei risalgono al XVI secolo e sono opera di incisori fiammin- ghi. Esse sono sostanzialmente riconducibili a due filoni: il primo, derivato dalle incisioni del pittore G. Hoefnagel, rientra nel genere del paesaggio pittorico, con poche indicazioni di siti specifici; il secondo, che risale all’olan- dese N. Van Aelst, è costituito da vere e proprie carte topografiche, intese come rappresentazione dettagliata del territorio, benché resa in maniera figurativa. Al modello di carte di Van Aelst si rifecero tutti i cartografi successivi, a cominciare da Cartaro nella redazione del suo Ager Puteolanus del 1584, molto inte- ressante per la rappre- sentazione che vi si fa di molti edifici antichi, nonché di vie di comu- nicazioni interne. Nella seconda metà del XVIII secolo, sotto la spinta di nuovi interes- si scientifici, quali la vulcanologia e la geo- logia, la rappresenta- zione cartografica cominciò a diventare sempre meno figurativa e più tecnica. Risale a questo periodo, precisamente al 1782, la “Carte du Golfe de Pouzzoles avec une partie des Champs Phlégréens dans la Terre de Labour”, disegna- ta da un ingegnere militare del Regno Borbonico, Pietro La Vega, e inclusa nel “Voyage Pittoresque” di Saint- Non. In questa carta topografica si ritrova una particola- re attenzione per le testimonianze archeologiche accompagnata da una grande precisione nella rappre- sentazione dell’orografia. Sempre nella seconda metà del XVIII secolo, con l’istituzione dell’Officina Topografica di G. A. Rizzi Zannoni, nacque una vera e propria scuola di incisione topografica e cominciò una produzione cartografica sistematica che culminerà con la pubblicazione degli Atlanti Terrestre e Marittimo e di varie carte a grande scala dell’area napoletana. Tra queste è da segnalare la carta dell’Agro Napoletano, alla scala 1:50.000, risalen- te al 1793 e la “Carta Topografica ed Idrografica dei contorni di Napoli” alla scala 1:25.000 risalente al 1818- 1819, mostrante con grandissima ricchezza di dettaglio tutte le particolarità del territorio (Valerio, 1983). Tale carta costituirà, per oltre mezzo secolo, l’unico riferi- mento attendibile, non solo dell’area flegrea, ma di tutta l’area napoletana (Laureti, 1983), tanto da venire ulte- riormente aggiornata, nel 1872, da parte dell’Istituto Topografico Militare Italiano, sorto, dopo la proclamazio- ne del Regno d’Italia, dalla fusione degli uffici topografici dei vari stati della penisola. 22..33..33 LLee mmooddiiffiiccaazziioonnii aannttrrooppiicchhee Fino al 1880 i Campi Flegrei erano ancora incon- taminati, immersi nel verde e circondati da un mare ancora pescoso e cristallino (Giamminelli, 1987). Oltre alla pesca, il termalismo, con le annesse attività ricreati- ve ed alberghiere, era una delle fonti primarie dell’eco- nomia flegrea, tant’è che fu ideato da Lamont Young (Alisio, 1984) un grandioso progetto che prevedeva l’uti- lizzazione dell’arenile per la balneazione, la costruzione di grandi alberghi, di palazzi per esposizioni e, ovvia- mente, di abitazioni disposte in maniera molto elegante e separate, di tanto in tanto, da canali alimentati dal mare. Questo progetto non fu mai realizzato, anzi, l’eco- nomia puteolana fu parzialmente trasformata, nel 1886, dall’istallazione dello Stabilimento metallurgico 218 E. Cocco et alii Fig. 16 - Litorale di Lucrino. Variazioni della linea di riva nel periodo 1981-1986 (dalla cartografia del Comune di Pozzuoli in scala 1:4.000). The shore of Lucrino. Shoreline changes during the 1981-1986 period. Armstrong che occupò quasi completamente il litorale tra Pozzuoli ed Arco Felice, dando così inizio al progres- sivo degrado ambientale ed all’alterazione del paesag- gio costiero che nei decenni successivi, con il procedere dell’industrializzazione (ad es. ILVA di Bagnoli), interes- sarono tutto il Golfo. Negli ultimi 50 anni si evidenzia la progressiva e totale antropizzazione della fascia costiera: lungo il trat- to occidentale del Golfo (Stufe di Nerone - Porto di Pozzuoli) la linea di riva si presenta frazionata in tante curve spezzate, limitate da opere di difesa trasversali; il settore centrale risulta caratterizzato dalla presenza, quasi ininterrotta, di barriere emerse, talché il lungoma- re di Pozzuoli (Figg. 17 A e B) e la strada litoranea verso Bagnoli risultano separate dal mare a mezzo di una continua scogliera aderente e di ripetute colmate in cemento; la fascia orientale (La Pietra - Coroglio) pre- senta lunghi pontili ed ampie piattaforme artificiali, legati agli stabilimenti industriali (Figg. 17 C e D). 33.. CCOONNCCLLUUSSIIOONNII Le ricerche condotte lungo la fascia costiera dei Campi Flegrei hanno messo in evidenza tre tratti a caratteri ed evoluzione differenziati. 1) Il litorale di Cuma, con l’assetto tipico di una costa sabbiosa deposita limitata verso l’interno da cor- doni dunari più o meno antropizzati, alimentata dal materiale terrigeno proveniente dal F. Volturno, attraver- so le correnti di lungo costa. Il settore risulta molto esposto alle ondazioni provenienti da W-NW. 2) Il litorale di Miliscola, caratterizzato da una mar- cata crisi erosiva negli anni ’70 cui si è cercato di porre rimedio attraverso la realizzazione di numerose opere di difesa che hanno stabilizzato solo parzialmente il setto- re inducendo una tendenza all’arretramento nell’area di sottoflutto. 3) Il Golfo di Pozzuoli, caratterizzato da profonde modifiche naturali fin dall’epoca storica (bradisismo, eru- zione di Monte Nuovo) e da una antropizzazione cre- scente a partire dalla fine del XIX secolo ad oggi (le spiagge naturali oggi sono praticamente assenti). Le ultime crisi bradisismiche degli anni ’70 e ‘80 hanno pro- vocato una evidente emersione (oltre 300 cm) della fale- sia di Rione Terra su cui sorge il centro storico di Pozzuoli, ma non hanno comportato variazioni planime- triche apprezzabili delle spiagge poste ai limiti occiden- tale (Lucrino) ed orientale (Bagnoli) del Golfo dove i sol- levamenti sono stati dell’ordine di pochi decimetri. RRIINNGGRRAAZZIIAAMMEENNTTII Si ringrazia l’ing. M. Serpico per il contributo relati- vo alla definizione delle caratteristiche principali del moto ondoso. La stampa del presente articolo è stata supportata da fondi di ricerca individuali. 219Lineamenti morfodinamici e sedimentari ... Fig. 17 - Antropizzazione della fascia costiera. A e B: come si presentava il lungomare di Via Napoli (Pozzuoli) negli anni ‘50 e nel 1998. C e D: il litorale di Bagnoli agli inizi del ‘900 e nel 1998. Human activities along the coast of Pozzuoli (during the ‘50 -A and 1998 -B) and Bagnoli (in the beginning of 1900 –C and in 1998 –D). 220 Ms. ricevuto il 19 febbraio 2002 Testo definitivo ricevuto il 24 settembre 2002 Ms. received: February 19, 2002 Final text received: September 24, 2002 LLAAVVOORRII CCIITTAATTII Alisio G. (1984) - “Lamount Young: utopia e realtà nel- l’urbanistica napoletana dell’Ottocento”. Officina Edizioni, Roma, 194 pp. C.E.R.C. (Coastal Engineering Research Center) (1984) – Shore protection manual (4th ed.). U.S. Army Corps of Engineers, Vol. 1-2. Cinque A., Russo F. & Pagano M. (1991) - La succes- sione dei terreni di età post-romana delle Terme di Miseno (Napoli): nuovi dati per la storia e la strati- grafia del bradisisma puteolano. Boll. Soc. Geol. It., 111100, 231-244. Cocco E. (1976) - Forme costiere ritmiche “sand waves” lungo il litorale Alto Ionico (Golfo di Taranto). Boll. Soc. Geol. It., 9944, 861-869. Cocco E., de Magistris M.A. & De Pippo T. 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