ImpaginatoSanto ecc... PPEERRIICCOOLLOOSSIITTÀÀ CCOONNNNEESSSSAA AA PPRROOCCEESSSSII AALLLLUUVVIIOONNAALLII IINN AARREEEE PPEEDDEEMMOONNTTAANNEE:: IILL CCAASSOO DDII CCAASSTTEELLLLAAMMAARREE DDII SSTTAABBIIAA IINN PPEENNIISSOOLLAA SSOORRRREENNTTIINNAA AA.. SSaannttoo11,, NN.. SSaannttaannggeelloo22,, AA.. BBeenneedduuccee33 && FF.. IIoovvaannee33 1Sezione di Geologia Applicata del Dipartimento di Ingegneria Geotecnica dell’Università di Napoli Federico II 2Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Napoli Federico II 3Geologo collaboratore esterno RIASSUNTO E’ stato effettuato uno studio sulla pericolosità connessa a processi alluvionali di un’area campione della Penisola sorrentina dove esi- stono importanti centri urbani in parte sviluppati su conoidi attive. Il settore in oggetto (Castellammare di Stabia) presenta condizioni geologico-geomorfologiche simili a quelle di molti altri territori comunali della Penisola sorrentina – Monti Lattari e di altri settori pede- montani campani, prestandosi così come area “campione” per lo studio delle condizioni di pericolosità legata a processi alluvionali in bacini torrentizi. L’analisi stratigrafica, geomorfologica e storica, ha consentito l’individuazione di numerosi eventi alluvionali recenti, che hanno interes- sato questo settore della Penisola sorrentina dalla fine del settecento ad oggi. Lo studio della documentazione recuperata ha permesso di localizzare e distinguere i danni relativi ai singoli eventi, e talvolta di riconoscere le varie tipologie dei dissesti; è stata così redatta una carta dei danni in cui sono evidenziate le aree colpite da uno o più eventi alluvionali, nel periodo che va dal 1764 al 1987, valutan- do anche l’evoluzione urbanistica dell’area , tramite l’utilizzo di cartografie coeve degli eventi alluvionali studiati. In termini di precipitazioni giornaliere questi eventi non hanno avuto carattere di eccezionalità in quanto episodi temporaleschi della stessa intensità si sono ripetuti più volte sul territorio, senza effetti degni di rilievo. La particolarità di queste precipitazioni va ricercata nella loro concentrazione oraria, che purtroppo non può essere quantizzata a causa della mancanza di dati pluviometrici, ma comunque confermata dalle precise descrizioni citate nella ricerca storica. In generale, i dati raccolti hanno evidenziato le condizioni di alta pericolosità geomorfologica per processi alluvionali; in questi contesti l’individuazione e lo studio delle conoidi attive, accompagnati da una accurata ricerca storica, possono contribuire, in modo significativo, alla definizione delle situazioni di maggiore pericolosità e rischio. ABSTRACT A study of the geomorphological hazard due to alluvial processes in a sample area of Surrentine Peninsula was carried out. This was done by the reconstruction of the short term geomorphological evolution analysis, by collection of historical data and by reconstruction of urban development. Although the selected area is quite small, its geomorhological, topographical and urban features are very similar to those of other zones of Campania region; in fact some portions of the urban area are built on holocenic alluvial fans systems. For these reasons, it can be considered a representative ”sample area” in which the geomorphological hazard conditions due to alluvial processes in pied- mont areas can be outlined. The studied area is located in the piedmont area of Lattari mounts which is characterized by the presence of coalescent and entren- ched alluvial fans systems. The oldest fans system are middle Pleistocene in age while the youngest are Holocene and have been acti- ve till historical times. This paper focuses its attention to the definition of hazard conditions of the youngest generation of fans. The collection of historical data evidenced that several alluvial events have taken place in this sector of Surrentine Peninsula since the end of 18th century. The reports are so detailed that it was possible to locate the damage for each event and in some cases to recogni- se the kind of damage; a “damage map” showing the zones affected by one or more alluvial events from 1764 to 1987 was thus produ- ced. As the location of the damage of each alluvial event was based on historical topographic maps (1812, 1875, 1909, 1954 and 1990), the damage map also takes in account the urban development. A morphometrical analysis of the hydrographic basins feeding the fans has been also carried out in order to define their concentration time; basin area and media gradient, river length and media gradient, basin maximum , minor and media altitude have thus been calcu- lated on a topographic map (1: 5.000 scale). Although we do not have data on hourly precipitation, the minute description of historical reports allowed us to hypothesize that the stu- died alluvial events occurred in coincidence with isolated precipitation peaks concentrated in few hours. The study thus evidences the high geomorhological hazard and risk conditions due to alluvial processes of the Castellammare urban area. Unfortunately, the results obtained may concern many other urban areas of Surrentine Peninsula with similar geomorhological, topographical and urban conditions. In these contexts the individuation of active fans together with a detailed historical research can strongly contribute to a better definition of the areas of highest hazard and risk. Parole chiave: pericolosità geomorfologica; ricerca storica, conoidi alluvionali attive; Olocene; Appennino meridionale Key-words: geomorphologic hazard; historical research; active alluvial fans; Holocene; southern Apennines Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 1155(1), 2002, 23-37 11.. PPRREEMMEESSSSAA La pericolosità geomorfologica viene definita come la probabilità che un evento alluvionale o franoso di determinato tipo o magnitudo, si verifichi in un determi- nato intervallo di tempo e in una certa area; essa, a dif- ferenza di altre pericolosità geologiche come quella vul- canica e sismica che risultano ineluttabili, è talvolta dovuta ad errati interventi dell’uomo sul territorio. In Penisola Sorrentina gli eventi che possono determinare situazioni di pericolosità geomorfologica sono riconducibili alle seguenti tipologie: 1) ffrraannee nneellllee ccoollttrrii ppiirrooccllaassttiicchhee (Montella, 1841; Ranieri 1841; Lazzari, 1954; Penta et al., 1954; Civita & Lucini, 1968; De Riso & Nota D’elogio, 1973; Guida et al., 1974; 1986; Civita et al., 1975; Celico et al., 1986; Guadagno, 1991; Vallario, 1992; Giasi et al., 1996; Calcaterra et al, 1997; Celico & Guadagno, 1998; Del Prete & Mele, 1999; Guadagno et al., 1998; Di Crescenzo & Santo, 1999; De Riso et al., 1999; 2) ffrraannee iinn rroocccciiaa (Civita et al., 1975; Guida et al., 1986; de Riso, 1992; Budetta et al., 1991; 1994; Budetta & Santo 1993; Santo & Tuccimei, 1997; 3) ffrraannee iinn tteerrrreennii ffllyysscciiooiiddii (Cotecchia & Melidoro, 1966; Civita et al., 1975; Travaglini & Valdinucci, 1964), 4) aalllluuvviioonnii: Lazzari 1954; Penta et al., 1954; Vallario, 2001). Mentre nei primi tre casi la letteratura fornisce una ricca casistica, nel quarto caso (alluvioni) emerge una lacuna soprattutto per quanto riguarda la segnala- zione di danni legati a fenomeni di trasporto solido per alluvionamento. Se escludiamo gli eventi di particolare intensità come quelli che hanno interessato il salernita- no nel 1924 e nel 1954 (Lazzari, 1954), i vari lavori non si soffermano su queste fenomenologie. La ricerca stori- ca dimostra invece che l’area della Penisola sorrentina- Monti Lattari è stata più volte interessata da fenomeni di trasporto-accumulo di natura detritico-fangosa verificati- si in occasione di eventi piovosi particolarmente intensi che, come approfondiremo in seguito, hanno provocato ingenti danni e, in alcuni casi, la perdita di vite umane. Questa nota si propone di evidenziare la pericolo- sità geomorfologica connessa a processi alluvionali in aree pedemontane, attraverso la ricostruzione dell’evo- luzione morfologica di breve termine, la ricostruzione storica degli eventi e l’analisi delle modificazioni antropi- che subite dal territorio. L’area di studio (Castellammare di Stabia) presen- ta condizioni geologico-geomorfologiche simili a quelle di molti altri centri urbani della Campania (Penisola Sorrentina-Monti Lattari, Costiera Amalfitana, Monti di Nocera e Cava dei Tirreni, Monti di Avella, Monti Picentini) ubicati in settori pedemontani, alimentati da bacini idrografici con elevata energia di rilievo ed impo- stati su rilievi calcarei ricoperti da una coltre di piroclasti- ti sciolte. Per tale motivo essa si presta come area “campione” relativamente alla definizione delle condizio- ni di pericolosità legate a processi alluvionali in questi contesti ambientali. 22.. IINNQQUUAADDRRAAMMEENNTTOO GGEEOOLLOOGGIICCOO EE GGEEOOMMOORRFFOOLLOOGGIICCOO DDEELLLLAA PPEENNIISSOOLLAA SSOORRRREENNTTIINNAA La dorsale della Penisola Sorrentina è costituita da rocce carbonatiche (calcareo-dolomitiche) d’età com- presa tra il Trias superiore ed il Miocene, cui segue verso l’alto un complesso arenaceo-argilloso; nel suo insieme questa successione è ascritta all’unità stratigra- fico strutturale Monti Picentini- Monti Lattari (Bonardi et al., 1988). Su tutti questi termini si rinvengono terreni quater- nari d’origine ed età diversa: brecce calcaree antiche, depositi alluvionali, materiali piroclastici, detriti di falda, alluvioni recenti, depositi di spiaggia, detriti di frana. L’area oggetto di studio è situata nel settore set- tentrionale della Penisola Sorrentina (Fig.1) e rientra prevalentemente nei territori comunali di Gragnano e di Castellammare di Stabia estendendosi tra il torrente Gragnano (a nord) ed il torrente dello Scurolillo (a sud). 24 A. Santo et al. Fig. 1 - Carta delle coperture piroclastiche dell'area di studio con indicazione dei bacini idrografici Pyroclastic covers map with location of main drainage basins. La città di Castellammare di Stabia si sviluppa su un territorio pedemontano caratterizzato da una serie di conoidi incastrate che si estendono dalla base dei monti Lattari fino al mare, testimoniando un’intensa attività alluvionale succe- dutasi nel tempo. In quest’area (Fig.2) sono pre- senti almeno tre generazioni di conoi- di alluvionali (Cinque et al., 1987; Cinque, 1991; Aucelli et al, 1996), la più antica delle quali risale al Pleistocene medio. Essa è caratteriz- zata dall’assenza di materiali pirocla- stici e risulta costituita da ciottoli cal- carei leggermente arrotondati ed ete- rometrici, con cemento calcitico che talvolta non riempie completamente i vuoti, conferendo alla roccia un aspetto vacuolare. Le conoidi appena citate si conservano in alcuni lembi isolati e terrazzati (Vallone del rivo San Marco, Sella di Pimonte e foce del rivo Scurolillo a Pozzano) . Le conoidi di seconda genera- zione sono incastrate nelle valli che dissecano le conoidi del Pleistocene medio e sono caratterizzate dalla dif- fusa presenza di intercalazioni di materiale vulcanico, sia in posto sia rimaneggiato (Fig.3). Nella serie è intercalata, in giacitura primaria, l’Ignimbrite Campana (Cinque et al., 1987) che, in altre località, è stata datata radiometricamente a 37.000 25Pericolosità connessa a processi alluvionali ... Fig. 2 - Schema geologico-geomorfologico dell’area studiata. Da Cinque (1991), ridise- gnato. 1) Calcari; 2) conoidi alluvionali di I generazione (Pleist. medio); 3) conoidi alluvio- nali di II generazione (Pleistocene sup.); 4) conoidi alluvionali di III generazione (Olocene); 5) cordone dunare di Bottaro-Pioppaino (3600-2500 anni BP); 6) cordoni duna- ri di età storica; 7) paleofalesia versiliana; 8) piana alluvionale del F. Sarno; 9) sondaggio; 10) traccia di sezione. Geological and geomorphological sketch of the studied area. From Cinque (1991), modi- fied. 1) Limestones; 2) alluvial fan deposits (middle Pleistocene); 3) alluvial fan deposits (upper Pleistocene ne); 4) alluvial fan deposits (Holocene); 5) dune ridge of Bottaro- Pioppaino (3600-2500 yr BP); 6) dune ridges of historical age ; 7) paleo-seacliff (Versilian); 8) Sarno river alluvial plain; 9) borehole; 10) geological cross section Fig. 3 - Stratigrafia della conoide di II generazione (Rivo Foiano): 1) suolo; 2) ghiaie calcaree in matrice sabbiosa piroclastica; 3) livello di pomici bianche (diam. fino a 5 cm); 4) sabbia vulcanica grigia con pomici e scorie; 5) livello di pomici grigie (diam. fino a 5 cm; 6) ghiaie calcaree in matrice sabbiosa piroclastica.; 7) livello di pomici bianche (diam. pochi mm), gradate passanti ad una cenere compatta di colore grigio scuro; 8) deposito massivo costituito da una sabbia vulcanica inglobante clasti calcarei; 9) sabbie vulcani- che fini di colore grigio chiaro. Stratigraphy of the middle Pleistocene alluvial fan deposits: 1) soil; 2) calcareous gravels with sandy pyroclastic matrix; 3) white pumi- ceous level (diam. max. 5cm.); 4) grey volcanic sand with pumices and scories; 5) grey pumiceous level (diam. max. 5cm.); 6) ) calca- reous gravels with sandy pyroclastic matrix;7) white pumiceous level (diam. max. 2mm.) evolving to a grey ash level; 8) massive volcanic sand with calcareous pebbles; 9) light grey, fine-grained volcanic sands. anni BP (Deino et al., 1994); ciò consente l’attribuzione di questa fase alluvionale al Pleistocene superiore. Tra la fine del Pleistocene superiore e l’Olocene, le conoidi appena descritte subiscono un’intensa fase d’erosione lineare, cui fa seguito l'innalzamento del livel- lo del mare riconducibile alla trasgressione versiliana, testimoniata da una paleofalesia che tronca le conoidi della seconda generazione, raggiungendo in alcuni punti l’altezza di circa 40 metri (Cinque, 1991). La terza generazione di conoidi (conoidi di Muscariello, Sommuzzariello e Quisisana; Cinque, 1991) si presenta incastrata in quella del Pleistocene superiore, è costituita prevalentemente da piroclastiti rimaneggiate e si sviluppa arealmente dalla falesia ver- siliana fino all’attuale linea di riva. I suoi prodotti, con particolare riferimento alla conoide del Rivo San Marco, ricoprono l’antico cordone dunare di Bottaro-Pioppaino, costituito da sabbie eoliche sovrapposte a depositi di spiaggia, che datazioni assolute e dati di sondaggio hanno fatto risalire a 3600 BP (Barra et al., 1989). Tali elementi hanno dunque permesso di datare indiretta- mente quest’ultima generazione di conoidi, attribuendo- le un’età storica e protostorica (Cinque, 1991). Per quanto riguarda la linea di riva, dopo la tra- sgressione versiliana, questa ha subito un graduale avanzamento, di circa tre chilometri, fino ad arrivare alla posizione attuale (Cinque 1991); gran parte di questa progradazione è riconducibile, all'attività deposizionale che ha generato le conoidi di III generazione e successi- vamente agli apporti piroclastici dell’eruzione vesuviana del 79 d.C. (Sigurdsson et al., 1982). In particolare, quest’eruzione ha portato profonde modificazioni su tutto il territorio; infatti, oltre a causare la distruzione delle città di Stabia, Ercolano e Pompei, ha ricoperto vaste porzioni dei versanti calcarei con più di un metro di pomici e lapilli, condizionando l’evoluzio- ne geomorfologica di tutta l’area. 33.. II DDEEPPOOSSIITTII RREECCEENNTTII CCOORRRREELLAABBIILLII AA PPRROOCCEESSSSII AALLLLUUVVIIOONNAALLII EEDD II DDEEPPOOSSIITTII PPIIRROOCCLLAASSTTIICCII OOLLOOCCEENNIICCII Il rilevamento geologico dell’area di studio è stato mirato prevalentemente ai depositi quaternari recenti delle conoidi di terza generazione e ai depositi pirocla- stici di età olocenica. Depositi delle conoidi di terza generazione I depositi in oggetto sono quasi completamente ricoperti dall’abitato di Castellammare di Stabia e risulta- no affioranti solo nella parte apicale delle conoidi, in cor- rispondenza di alcuni terrazzi localizzati all'interno dei valloni che dissecano la generazione più antica. In parti- colare, all'interno dei rivi Cannitello, San Pietro e Scurolillo sono state rilevate superfici terrazzate con estensione di alcune migliaia di m2 e con altezze fino a 10 m rispetto al fondo dell'incisione torrentizia. Dall’osservazione diretta dei depositi è emerso che questi sono costituiti da ghiaie calcaree fortemente eterometriche, in abbondante matrice sabbioso-limosa di colore marrone e di natura vulcanica, ma soprattutto sono stati rinvenuti più volte, immersi nella matrice piro- clastica, cocci di terracotta che sono una ulteriore prova dell’età storica delle conoidi di terza generazione. Nella zona urbana, dove non sono osservabili tagli significativi, sono stati raccolti i dati di sondaggi che hanno evidenziato ripetute fasi di alluvionamento, testi- moniate dalla presenza da ghiaie calcaree in matrice piroclastica alternate a depositi piroclastici rimaneggiati. Questa sequenza, riconducibile alla terza generazione di conoide, ha uno spessore di circa 15 m (vedi strati- grafia del sondaggio in Fig. 4) e poggia (Fig. 5) su di un 26 A. Santo et al. Fig. 4 - Stratigrafia da un sondaggio del comune di Castellammare di Stabia (reinterpretato); 1) materiale di riporto; 2) alluvioni ghiaioso-sabbiose; 3) sabbie vulcaniche grigiastre; 4) alluvioni sabbioso-ghiaiose; 5) pozzolane rimaneggiate; 6) tufo di colore giallastro; 7) sabbia grigiastra con abbondanti fibre vegetali; 8) pomici di colore bianco-giallastro; 9) sabbie grigiastre con abbondanti frammenti di conchiglie. Stratigraphy from a selected borehole. 1) reworked material; 2) alluvial gravels and sands; 3) grey volcanic sands; 4) alluvial sands and gravels; 5) reworked pumiceous levels; 6) yellow tuff deposits; 7) grey sand rich of vegetal materials; 8) white-yellow pumiceous level; 9) grey sands rich of fragments of shells. 27Pericolosità connessa a processi alluvionali ... livello di sabbie ed argille di ambiente transizionale e litorale che, come già evidenziato da Cinque (1991), può essere correlato al cordone litorale Bottaro- Pioppaino datato 3600 anni BP. Quest'ultimo elemento stratigrafico consente di confermare l’età storica di que- sta generazione alluvionale, testimoniando un'intensa e "recente" attività torrentizia con tassi di sedimentazione molto alti (circa 5mm/a negli ultimi 3000 anni) che è stata ulteriormente documentata con i dati della ricerca storica. Coperture piroclastiche L’area oggetto di studio si presenta in gran parte ricoperta da una coltre di terreni piroclastici cineritico- pomicei da caduta, spesso humificati e con spessori variabili, riconducibili prevalentemente all’eruzione vesu- viana del 79 d.C. che distrusse Ercolano, Stabia e Pompei e che ebbe un asse di dispersione dei prodotti vulcanici orientato verso SE (Rolandi, 1997). La presen- za di questo manto piroclastico, relativamente imper- meabile rispetto ai calcari, condiziona il rapporto infiltra- zione-deflusso dei bacini idrografici che drenano l’area di studio e costituisce la maggiore fonte di materiale per il trasporto solido. Al fine di valutare le reali caratteristiche di permea- bilità dei terreni affioranti e di stimare gli areali di affiora- mento ed i volumi del materiale piroclastico presente sui versanti dei bacini idrografici, è stata redatta una carta delle coperture che illustra la distribuzione e gli spessori dei prodotti piroclastici (Fig.1) Dalla carta delle coperture si evince che nonostan- te i prodotti vulcanici siano stati storicamente rimobiliz- zati attraverso ripetute fasi di erosione e frane, sui ver- santi è ancora presente una notevole coltre di piroclastiti e di suolo ad esse associato. Solo circa il 10 % dell’area di studio (Tab.1) presenta calcari affioranti e sub affio- ranti, la restante parte è ricoperta da piroclastiti e suolo di natura sabbioso-limosa. Esse, oltre a condizionare la franosità (Di Crescenzo & Santo 1999), contribuiscono ad aumentare gli effetti del ruscellamento superficiale e quindi del trasporto solido nelle zone pedemontane. 44.. MMOORRFFOOMMEETTRRIIAA DDEEII BBAACCIINNII IIDDRROOGGRRAAFFIICCII EE CCAALLCCOOLLOO DDEEII TTEEMMPPII DDII CCOORRRRIIVVAAZZIIOONNEE Il territorio di Castellammare di Stabia (Figg.1-2) è attraversato da numerosi corsi d'acqua (Rivo San Marco, Cannetiello, San Pietro, Cognuolo, Piazza Grande, Foiano e Scurolillo) che scendono dai Monti Lattari e sfociano lungo il litorale stabiese e sono carat- terizzati da un marcato regime torrentizio. La parte alta del bacino idrografico di questi tor- renti è impostata sulla successione calcareo-dolomitica ricoperta dalla coltre piroclastica, mentre nei tratti più a valle incide i depositi di conoide alluvionale. Per ogni bacino sono stati calcolati (Tab.1) i princi- pali parametri fisici e morfometrici utili per la determina- zione del tempo di corrivazione: superficie, lunghezze delle aste principali, gradiente di pendio del collettore principale, quota massima, quota minima, quota media. Lo studio delle caratteristiche morfometriche è stato condotto su carte topografiche 1/5.000. Esso ha interessato bacini d'estensione variabile dai 35 km2 del San Marco a meno di 1 km2 per i bacini minori, questi ultimi caratterizzati anche da un ordine gerarchico estre- mamente basso. Per quanto riguarda la pendenza media, essa oscilla tra valori di 40 e il 50 % ad eccezio- ne dei rivi maggiori (San Marco, Cannetiello, e San Pietro) che presentano valori più bassi risentendo dei lunghi tratti pedemontani a bassa pendenza. In Tab.1 sono stati inoltre riportati, per i singoli bacini, gli areali di affioramento del substrato calcareo. Come si può notare, questi areali superano solo alcune volte il 10%. Questo dato risulta importante se si tiene conto che in termini di coefficiente di infiltrazione poten- Fig. 5 - Sezione geologica mostrante i rapporti fra le diverse generazioni di conoidi: 1) depositi di spiaggia attuali; 2) depositi di conoide di III generazione (età storica); 3) depositi transizionali e litorali (Olocene); 4) depositi di conoide di II generazione (Pleistocene sup.); 5) depositi di conoide di I generazione (Pleistocene medio); 6) calcari (Cretacico sup.); 7) sondaggio; 8) faglia. Geological cross-section showing the relationships between the different generations of alluvial fan deposits. 1) present day beach deposits; 2) alluvial fan deposits (third order, historical age); 3) littoral and transitional deposits (Holocene); 4) alluvial fan deposits (second order, upper Pleistocene.); 5) alluvial fan deposits (first order, middle Pleistocene); 6) limestones; 7) borehole; 8) fault. 28 A. Santo et al. ziale, e quindi in termini di rapporto infiltra- zione/deflusso, si passa dai valori dei cal- cari pari al 100% a quelli delle piroclastiti che sono pari al 50% (Celico, 1988). Valori che verosimilmente, possono anco- ra ridursi in condizioni di intense precipita- zioni orarie. In generale, quindi, in risposta alle precipitazioni, il ruscellamento superfi- ciale risulta elevato perché i bacini sono in gran parte impostati sulla copertura piro- clastica. Per quanto riguarda i tempi di corriva- zione (Tab. 2), essi sono stati calcolati adottando quattro diverse formule (Tropeano et al., 1996). Dalla tabella si può evincere che i valori dei tempi di corri- vazione sono in generale molto brevi, come d’altra parte risulta ovvio per le limi- tate dimensioni dei bacini e per gli elevati gradienti che li caratterizzano. Questo dato, importante, evidenzia la “rapidità” dei potenziali eventi, che si traduce in una limitata possibilità di allertamento ed eva- cuazione della popolazione e che incide notevolmente sulle condizioni di rischio di questi bacini. 55.. RRIICCEERRCCAA SSTTOORRIICCAA SSUULLLLEE AALLLLUUVVIIOONNII CCHHEE HHAANNNNOO CCOOLLPPIITTOO CCAASSTTEELLLLAAMMMMAARREE DDII SSTTAABBIIAA L’indagine storica è stata condotta attraverso la consultazione di una rilevan- te quantità di documenti rinvenuti presso l’archivio storico e la biblioteca comunale; l’archivio storico della curia di Castellammare di Stabia e le emeroteche Tucci e dell’Università di Napoli Federico II. Essa ha portato alla luce preziosi documenti ed ha permesso di ricostruire e localizzare numerosi eventi alluvionali dei quali si era persa la memoria, nonchè di quantificare i diversi tipi di danni. Gli eventi ricostruiti ed i relativi danni sono indicati in Tab.3. Di seguito verranno riportate solo alcune delle testimonianze storiche che, attraverso descrizioni pun- tuali, riescono a far capire quanto sia elevata la perico- losità geomorfologica in quest’area. EEvveennttoo ddeell 11771155 In De Rosa (1935) si legge: “Un tratto della via che conduce al santuario di Pozzano è attraversato dal tor- rente Rivo del Soccorso (rivo Foiano) sul quale era un mal fermo ponte in legno che nel 1715 fu distrutto da una forte piena del rivo, sicché il transito ne rimase interrotto. I frati Minimi, a proprie spese fecero ricostrui- re il ponte in muratura, su disegno dell’ing. G. Lucchese. Questo ponte esiste tuttora e dal 1715 ha resistito e resiste alle continue, violente e pericolose piene del rivo.” EEvveennttoo ddeell 2200 ggeennnnaaiioo 11776644 Nel verbale di una sessione capitolare, tenuta il 4 febbraio 1764, si narra che nella notte del 20 gennaio di detto anno, giorno seguente alla festività del santo pro- tettore e vescovo Catello, si scatenò, verso la mezza- notte, una terribile tempesta. Dai monti vicini si rovesciò sulla città una grande quantità di acqua, che attraverso il rivo San Pietro si riversò per le strade De Turris, Coppola, Gesù e le altre vicine. Ostruiti gli sbocchi al mare dai materiali trasportati dai torrenti, le acque sali- rono fino al secondo piano delle abitazioni. Nel citato verbale si legge: “Dai monti vicini cadde prolissa copia di acque sulla desolata città e con essa gran quantità di legnami svelti dalle radici nelle circostanti selve e come pure grandissima abbondanza di terreni, d’arena, d’ar- gilla, di pietre e di macigni di grosso e grave diametro, che dopo tal terribile circostanza, si dovettero rompere adoperandosi le mine di polvere per ridurli a uso di fab- briche o di calcina.” Una cronaca dettagliata del notaio Vincenzo D’Aiello conferma quanto già scritto e aggiunge altri par- ticolari sull’accaduto. Nel suo racconto si legge: “nelli paesi convicini vi sono morti una quantità di persone come Gragnano, San Ciro ed altri. In Gragnano la parte di basso del Trivione sono morte da cento e più persone affogate dalle acque ed oppressa dalle pietre delle pro- prie abitazioni cascateli addosso, portata via dall’acqua, e finora 20 del corrente ad ora 23 se ne sono ritrovate dei cadaveri dispersi per la campagna al numero 40.” A tal proposito, bisogna citare la relazione dell’architetto Camillo Ranieri, il quale nella pubblicazione del 1841 ricorda l’evento che colpì Gragnano nel 1764, descri- vendolo come una serie di scoscendimenti verificatisi Tab 1 - Parametri morfometrici principali dei bacini analizzati; le superfici dei bacini sono calcolate sino alla sezione di chiusura. Main morphometric parameters of the analysed drainage basins; the areas of the basin are calculated at the closing section. Tab. 2 -Tempi di corrivazione dei bacini studiati. Per le sigle vedi Tab.1. Concentration times of the studied basin . For abbreviations see Tab.1. BBAACCIINNOO SS SS..SS.. II LL HHmmaaxx HHmm HHoo SSccuurroolliilllloo 1,49 0.21 (14.3%) 39 2,5 1100 696 10 FFooiiaannoo 0,7 0.051 (7.3%) 49 1,4 820 503 15 PP.. GGrraannddee 0,38 0.038 (10%) 53 1 700 284 25 CCooggnnuuoolloo 0,6 0.07 (11.6%) 44 2,1 1050 617 25 SS.. PPiieettrroo 2,67 0.36 (13.6%) 28 4 1200 661 40 CCaannnneettiieelllloo 4,35 0.33 (7.7%) 21 5,7 1270 579 40 SS.. MMaarrccoo 30,3 2.6 (8.5%) 16 8,2 1425 701 70 FFOORRMMUULLEE AADDOOTTTTAATTEE GGiiaannddoottttii PPeezzzzoollii PPuugglliissii VVeennttuurraa 44 √ SS ++ 11,,55 LL 66LL 22//33 ((HHmmaaxx--HHoo)) 00,,112277 √ SS// √ii BBAACCIINNOO –––––––––––––––––––––– 00,,005555 LL// √ii 00,,88 √ HHmm -- HHoo SSccuurroolliilllloo 24,7’ 13,22’ 1h 06’ 15’ FFooiiaannoo 19,5’ 7’ 48’ 9’ PPiiaazzzzaa ggrraannddee 18,48 4’ 40,54’ 7’ CCooggnnuuoolloo 19,26 12,44’ 58,98’ 9’ SS.. PPiieettrroo 37,7 25’ 1h 25’ 23’ CCaannnneettiieelllloo 54,56 41’ 1h 46’ 37’ SS.. MMaarrccoo 1h 42’ 1h 12’ 2h 10’ 1h 52’ 29Pericolosità connessa a processi alluvionali ... lungo il versante settentrionale del Monte Pendolo, cau- sando 42 vittime. EEvveennttoo ddeell 1144 oottttoobbrree 11887788 Nell’archivio storico del comune di Castellammare, c’è copia della relazione che l’allora Sindaco Scherillo inviò al Prefetto del Circondario in occasione dell’alluvio- ne del 14 ottobre 1878. In questo documento è riportata la seguente cronaca dei fatti. “Nella notte dal 13 al 14 corrente mese, dopo un lungo e cupo rumoreggiare di tuoni, e dopo vivissimo lampeggiare, una pioggia torrenziale scaricavasi nelle nostre pianure e sulle montagne del limitrofo comune di Gragnano, e raccoltasi negli alvei dei rivi Cannitello e San Marco rompendo gli argini e straripando impetuosa invadeva le strade di questa città più vicine alla stazione e quelle dette Surripa e San Vincenzo travolgendo ogni ostacolo. Case coloniche quasi sommerse, grida stra- zianti di intere famiglie che invocavano soccorso, colpi di fucile per richiamare gente ed avvertire nuovi pericoli, le vie, le botteghe quasi tutte abitate ripiene di acque e Tab.3 - Eventi alluvionali e relativi danni. Per l’ubicazione vedi Fig. 6. Alluvial events and related damages. For the location see Fig. 6. AANNNNOO NN.. UUBBIICCAAZZIIOONNEE DDEESSCCRRIIZZIIOONNEE DDAANNNNII 11771155 1 Altezza del Santuario di Pozzano Piena del rivo Foiano Distruzione del ponte sul rivo 2 Banchina circolo velico Interrimento tunnel sbocco rivo S. Pietro 3 Via de Turris Ingenti danni 11776644 4 Via Coppola Alluvionamento detritico-fangoso all’abitato 5 Via del Gesù 6 Via mele 2 vittime e molti 11887788 7 Vico Minichiocchio Alluvionamento fangoso h 1,5 m feriti, notevoli danni 8 Stazione F.S. Allagamento alle abitazioni e alla 9 Via Rispoli rete ferroviaria 10 Via Roma Alluvionamento fangoso di 1-2 m cm 5 vittime, numerosi 11993355 11 Corso V. Emanuele interrimento dei seminterrati feriti, 3000 senzatetto 12 Corso G. Garibaldi e danni alle case, alla 13 Stazione F.S. Allagamento rete stradale e alla 14 Piazza Grande Alluvionamento fangoso h 1 m stazione ferroviaria 11994499 15 Via Tavernola Alluvionamento fangoso h 1,5 M Danni ai seminterrati 16 Salita Quisisana Frana scorrimento crollo 17 Via Bonito Alluvionamento fangoso 18 S. Caterina Alluvionamento fangoso h 1,80 2 Banchina circolo velico Interrimento sbocco tunnel rivo S. Pietro 19 Via Bonito Alluvionamento fangoso fino ai primi piani delle case 20 Tra Via S. Caterina e Via Bonito Interrimento sottopossaggio 21 Via Bonito Alluvionamento fangoso 5 feriti e 50 persone 22 Piazza Fontana Grande Alluvionamento fangoso h 1,5 m sgomberate, ingenti 11998877 23 Via Duilio Alluvionamento fangoso h 0,8 m danni al centro 24 Via Acton Alluvionamento fangoso h 1 m storico con 25 Via Acton (Rivo Foiano) Interrimento tunnel interruzione della 26 Via Acton ex Pensione Teta Alluvionamento detritico-fangoso h 1 m S.S. 145 e di Via 27 Piazza Grande Alluvionamento detritico Action 28 Letto Rivo Cognuolo altezza Via Fratte Alluvionamento detritico-fangoso 29 Via Fratte Interrimento Tunnel 30 Rivo Piazza Grande altezza Via Fratte Frana per scalzamento al piede 31 Dx orografica Rico Foiano nei pressi di Via Salita di Pozzano Frana scorrimento-crollo 32 Via delle Terme 22000000 33 Via S. Caterina Alluvionamento fangoso Danni ai seminterrati di melma fino ad oltre un metro di altezza. I danni sono gravissimi ed intere famiglie perdettero tutto quel poco che costituiva la loro fortuna, rimanendo prive anche dei letti trasportati dalle acque.” Nel resoconto sull’accaduto dell’allora Commissario Vincenzo Oliva, si legge: “Nella notte di domani a lunedì 14 ottobre verso il tocco p.m. una piena smisurata si verificava sul canale che divide il fondo di De Rosa dalla fabbrica d’alcool Fusco sulla strada che mena al camposanto. In un baleno le acque sormonta- rono il muro di cinta ed abbattevano gli argini, irrompen- do furiosamente come mare in tempesta, ed in men che non si pensa allagava tutta la circostante campagna, precipitando dalla parte di Castellammare che dalla sud- detta fabbrica Fusco giunge fino al Quartuccio. Un pani- co generale spargeasi tosto per la città, alcune case rurali venivano abbattute alcune altre circondate da per ogni dove dalle acque rimanevano bloccate in balia degli eventi. Le tre strade di Castellammare, Via Napoli, Marina, Vittorio Emanuele, presentavano tre mari vorti- cosi che facevano orrore alla semplice vista, orrore e spavento maggiore perché nel mezzo della notte.” Sempre nel già menzionato archivio c’è la relazio- ne, degli ing. G. Vitelli e G. Vanacore, sui danni provo- cati dall’alluvione. I due tecnici fanno una dettagliata descrizione e scrivono che dalla Strada Nocera (all’al- tezza del ponte San Marco) fino a Via Napoli “Furono danneggiati dall’alluvione ettari quattro ed are 88 circa di terreno, con restare su quella superficie uno strato di lapillo ed arida sabbia dell’altezza di metri 0.60.” Altri fondi, bassi, magazzini e abitazioni furono coinvolti dalla furia delle acque in via Napoli, via Marina e nelle strade vicine, “La lava ha depositato uno strato di sabbia fram- mista a pietre calcaree e lapillo dell’altezza media di metri 0.80, abbattendo e distruggendo una gran quantità di alberi e viti.” In questa relazione è fatto riferimento anche il rivo San Pietro che, rispetto al rivo Cannitello e al rivo San Marco, ha causato danni minori, “L‘altro torrente deno- minato San Pietro per dove hanno scolo le pluviali acque che sogliono derivare dalle montagne del sovra- stante comune di Pimonte, nell’alluvione in parola rac- colse pure le abbondanti acque che derivarono dalla strada provinciale Gragnano Castellammare. Il volume dell’acqua non capendo nell’alveo di quel torrente stra- ripò inondando la Strada Surripa, poi quella di Santa Maria dell’orto, Largo Quartuccio e Largo Principe Umberto, lasciando su quei pavimenti molto fango e materiale.” Nell’emeroteca della Biblioteca Universitaria abbiamo trovato alcuni giornali contemporanei degli eventi descritti. Dalle cronache riportate sul quotidiano “Roma” del 15 Ottobre 1878 si apprende che: “Verso la mezzanotte di domenica (13 Ottobre) sulle montagne di Gragnano e limitrofi territori avvenne una pioggia dirotta. La pioggia non potette contenersi nell’alveo dei rivoli San Marco e San Pietro, e straripava inondando il lato nord-est della città di Castellammare, travolgendo seco quanto invadeva, ed atterrando tutti gli ostacoli che incontrava. Le masserie coloniche della contrada Tavernola furono gravemente danneggiate, e la corren- te prese la strada di Nocera, dividendosi in due, l’una invase la Piazza Principe di Napoli e la strada Napoli, l’altra, atterrando le mura del fondo Trojano, per la stra- da camposanto atterrava i muri del giardino Fusco e fondo Cannodanicello, ed allagava varie case coloniche ove erano parecchie famiglie. Le acque eran dal suolo elevate oltre un metro. Di vittime se ne accennano a due, sarebbero due fanciulli.” Dallo stesso quotidiano, il 17 Ottobre 1878, si legge: “A memoria d’uomini non si ricorda un disastro così spaventevole. I danni sono gravissimi: intere fami- glie perdettero tutto quel poco che costituiva la loro for- tuna. Finora si ha notizia di una sola vittima - un fanciul- lo di nove anni – ma si teme sempre che giungano parti- colari dolorosi.” EEvveennttoo ddeell 2200 aaggoossttoo 11993355 Verso l’imbrunire del 20 agosto 1935, per violenti rovesci temporaleschi, accompagnati, localmente, dallo straripamento del rivo San Marco, la zona orientale della città di Castellammare di Stabia fu colpita da una terribile alluvione, seguita dal tragico bilancio di cinque vittime trai quali tre bambini; più di trecento furono poi i senzatetto. Anche il vicino comune di Gragnano, dovet- te far fronte al triste epilogo dell’evento alluvionale, com- piangendo altre cinque vittime e fronteggiando la richie- sta d’aiuto delle numerose famiglie alluvionate. Le cronache dei quotidiani dell’epoca (IL Mattino, 1935) descrivono un violento nubifragio che interesso l’area dei Monti Lattari con flussi fangosi che invasero le strade della città di Amalfi e la parte più orientale dell’a- bitato di Gragnano (Piazza della Conceria), ma soprat- tutto l’alluvione colpì la contrada Tavernola a Castellammare di Stabia “......da Gragnano,..., è affluita su Castellammare una valanga di acqua che ha trasci- nato lapilli masserizie, pietre, tronchi d’alberi. ...” .( Il Mattino, 22.08.1935 ) In una lettera inviata all’alto commissario per la provincia datata 24/9/1935, l’allora podestà del comune di Castellammare di Stabia, Catello de Simone, descri- veva scrupolosamente gli effetti del disastro fornendo preziosissime indicazioni che ci hanno permesso di defi- nire i dettagli dell’alluvione. Da questa si evince che: la zona più fortemente colpita si presentava a forma triangolare estendendosi tra la foce del torrente San Marco, il ponte dello stesso sulla strada provinciale per Nocera e la foce del rivo Cannetiello. All’interno di questa zona, gli scantinati furono completamente invasi dall’acqua che portava in sospen- sione materiale argilloso e lapillo, mentre una corrente di materiale limaccioso, imperversava per le strade con un’altezza variabile da 2 a 0.5 m. lasciando un residuo solido dello spessore medio di un metro. Tutti i piani terra furono dunque preda della fanghi- glia e a stento alcune famiglie fecero in tempo a cercare scampo ai piani superiori. Fuori di tale zona si verificaro- no allagamenti con strade e terreni ricolmati, per uno strato vario di alcune decine di cm., di terra rimaneggia- ta di natura limosa e di piccoli ciottoli. Un’ulteriore testimonianza è raccolta da Palumbo (1940) che nella sua antologia storica di Stabia e Castellammare di Stabia recita : “La muraglia fangosa procedeva travolgente, distruttrice, dilagando con impe- to contro i muri dei fabbricati e facendo larghi e vorticosi gorghi al centro delle piazze, mentre erano trascinati tronchi d’albero, carretti, sterpi, mobili strappati a terra- nei e baracche d’abitazione, lastroni di asfalto smossi dal piano stradale delle vie percorse e rottami di ogni genere”. 30 A. Santo et al. EEvveennttoo ddeell 99 nnoovveemmbbrree 11998877 Il pomeriggio del 9 novembre 1987, un forte nubi- fragio si scatenò sulla Campania, colpendo molti centri della provincia di Napoli e lasciando ferite profondissime nel territorio comunale di Castellammare di Stabia. L’indomani del triste evento, il quotidiano napole- tano Il Mattino, apriva la sua pagina di cronaca con un articolo intitolato “IL giorno del diluvio”. In esso, il giorna- lista Antonio Pane descriveva i luoghi del disastro, annotando 50 persone sgomberate e 5 ricoverate in ospedale per sindrome da assideramento. Da una ricostruzione fatta attraverso documenti giornalistici, comunali e testimonianze dirette, la zona più danneggiata è risultata il vecchio sobborgo marinaro di Castellammare, tra le Vie Santa Caterina e Bonito; qui, tutte le abitazioni furono invase dall'acqua che rag- giunse circa i 2 metri d'altezza, come testimoniato dalla traccia del flusso fangoso sui muri. In quest'area, il materiale fangoso misto a detrito e quant'altro trasporta- va la corrente ha prima occluso il tratto sotterraneo del rivo Cognuolo, per poi intasare il passaggio pedonale sotto i palazzi tra via S. Caterina e via Bonito che costi- tuiva la via preferenziale del deflusso superficiale. Tutto ciò ha generato quello che possiamo definire un "effetto diga", che ha spinto l'acqua verso vie di fuga laterali ed attraverso l'abitazione al primo piano sopra al citato sot- topassaggio. In questo scenario numerose persone rischiarono la vita, ed in particolare alcuni anziani rima- sero bloccati nelle loro abitazioni e furono soccorsi semi assiderati. L’intera popolazione dovette fronteggiare ingenti disagi con la città paralizzata per la gran quantità di detriti riversatisi nelle strade, inoltre piccole frane dan- neggiarono e ostruirono le sedi stradali della statale Sorrentina e della Via Action, interrompendo le uniche vie di comunicazione da e per i centri costieri Sorrentini. Le forze di soccorso, per lo più militari, giunte nelle ore successive trovarono uno scenario catastrofico, infatti, il flusso fangoso, oltre a colmare i bassi, si era riversato per le strade lasciando fango, tronchi d’albero e massi di grandi dimensioni. Le tracce del passaggio del flusso furono visibili per diversi giorni dall’evento con i muri imbrattati di fango per un’altezza, rispetto al livello stradale, variabile dai 50 cm fino ai 2 m nella zona più fortemente colpita. EEvveennttoo ddeellll’’ 88 OOttttoobbrree 22000000 L'ultimo evento della ricerca storica riguarda l'epi- sodio che nel pomeriggio dell'8 Ottobre 2000 fece rivive- re nell'abitato di Castellammare di Stabia le scene del- l'alluvione dell'87. Dai quotidiani e da testimonianze locali si appren- de che, a causa di mezz'ora di pioggia, il Rivo Fratte ha riversato in via Santa Caterina circa duemila metri cubi di fango, che hanno invaso i locali al piano terreno dei palazzi, inducendo gli abitanti ad abbandonare le pro- prie abitazioni per rientrarvi solo a tarda sera. A tal proposito Il Mattino del giorno 9 titolava "Mezz'ora di pioggia e torna l'incubo frane; fiume di fango nel centro storico di Castellammare". La ricerca storica ha dunque evidenziato che nel- l’area di Castellammare si sono ripetuti con una certa frequenza fenomeni di alluvionamento con ricorrenza di almeno di 50 anni. Tutti i fenomeni vengono descritti come piene improvvise, con riposte alle precipitazioni, in termini di tempo, molto brevi. Il materiale che ha invaso la città viene descritto in generale come una massa fan- gosa, molto fluida che ha invaso le case per 1-2m di altezza, arrivando in alcuni casi sino al primo piano delle abitazioni. In alcuni casi le masse fangose hanno trasci- nato grandi blocchi di calcare e tronchi di alberi che hanno sfondato alcune case. I risultati, in termini di danni, sono rappresentati da diverse vittime, case distrutte e numerose abitazioni e strade invase dal fango. 66.. CCAARRTTAA DDEEII DDAANNNNII RRIICCAAVVAATTAA DDAALLLLAA RRIICCEERR-- CCAA SSTTOORRIICCAA EE RREELLAAZZIIOONNII TTRRAA II FFEENNOOMMEENNII DDII AALLLLUUVVIIOONNAAMMEENNTTOO EE LLEE MMOODDIIFFIICCAAZZIIOONNII AANNTTRROOPPIICCHHEE DDEELL RREETTIICCOOLLOO IIDDRROOGGRRAAFFIICCOO Questa carta (Fig. 6) riassume i dati della ricerca storica a partire dal 1715; le aree colpite sono state distinte con colori diversi in funzione dei diversi eventi alluvionali. Chiaramente, le notizie relative ai danni sono più dettagliate e precise per gli ultimi eventi, specie per quello del 1987. Dalla lettura della carta dei danni si evince che, negli ultimi trecento anni, l'abitato di Castellammare di Stabia è stato ripetutamente interessato da eventi di tipo alluvionale e che alcune zone, in prossimità dei torrenti maggiori, risultano colpite più volte. L’analisi di carte topografiche dell’area edite tra il 1872 ed il 1990 ha evidenziato che le modificazioni indotte sui bacini idrografici dalla continua urbanizzazio- ne, hanno condizionato le caratteristiche idrologiche dei corsi d’acqua in diversi modi. Innanzitutto, una percen- tuale sempre maggiore di superficie è stata resa imper- meabile all’infiltrazione delle acque a causa della cre- scente cementificazione, provocando l’aumento del ruscellamento superficiale e riducendo il tempo di con- centrazione. In altri casi è stata ristretta la naturale luce degli alvei (ponti, sottopassi) e spesso, non si è tenuto conto delle distanze di rispetto, relative alle aree di pos- sibile esondazione. Non è scopo di questo lavoro entrare nel merito dell’espansione urbanistica o delle modificazioni di tipo idraulico, ma la ricerca dei depositi e delle forme recenti da attribuire a fenomeni di alluvionamento non poteva prescindere, in un’area così fortemente urbanizzata, dalla ricostruzione e dalla modificazione antropica dei naturali corsi d'acqua. A tale scopo si è rivelato utile reperire riferimenti cartografici coevi agli eventi alluvio- nali studiati attraverso il confronto di una serie di carte topografiche in sequenza cronologica, in particolare (Fig.7) : • Rappresentazione topografica risalente al 11881122 • Tavola della città ad opera di F. Fantacchiotti del 11887755 • Tavoletta topografica dell’I.G.M. 1/25.000 del 11990099 • Tavoletta topografica dell’I.G.M. 1/25.000 del 11995544 • Carta topografica del Comune 1/10.000 del 11999900 Dall’osservazione dell’antica rappresentazione della città, risalente al 1812 (Fig.7), si nota che l’abitato di Castellammare di Stabia era limitato al tratto costiero compreso tra il cantiere navale e tutta la conoide del rivo San Pietro. In questa carta i tratti terminali dei rivi San Pietro, Cognuolo e Piazza Grande risultano scorre- re al di sotto dell’antico centro urbano, mentre si presen- 31Pericolosità connessa a processi alluvionali ... ta inalterato il percorso degli altri rivi. Questa carta è stata usata anche come riferimento per l’interpretazione dei danni causati dall’alluvione del 20\1\1764. Dalla carta dei danni risulta che l’area colpita da questa alluvione è circoscritta solo alla conoide del rivo San Pietro. Questo, però, non esclude che anche gli altri rivi siano stati interessati da intensi fenomeni di trasporto torrentizio, dato che all’epoca l’abitato di Castellammare, come già evidenziato, aveva dimensioni molto più limitate rispetto a quelle attuali. Nel periodo fine Ottocento - inizio Novecento la città, così come appare nella riproduzione dell’architetto F. Fantacchiotti e nella tavoletta I.G.M., (Fig.7) risulta estesa verso nord occupando gran parte della conoide del rivo Cannitello, e una ristretta fascia costiera fino allo sbocco del rivo S.Marco. Dalle due carte si osserva che l’ultimo tratto del rivo Cannetiello a partire dalla Via Roma è tombata. La carta del Fantacchiotti offre una rappresenta- zione della città al 1875, pochi anni prima dell’evento alluvionale del 1878, ed è stata per questo utilizzata come supporto per la localizzazione dei danni, essendo cambiata, nel corso degli anni, la toponomastica delle strade. Dall’osservazione della distribuzione dei danni si può osservare che le zone colpite dai rivi San Marco, Cannitello e San Pietro corrispondono a quasi tutto il territorio allora urbanizzato; non si può ovviamente escludere che l’area alluvionata fosse molto più ampia. Un “flash fotografico” della situazione nel dopo- guerra, possibile grazie alla carta del 1954, mostra un ulteriore sviluppo urbanistico, che interessa completa- mente la conoide del rivo Cannitello e parte di quella in sinistra orografica del rivo S. Marco. Anche in questo caso si è riscontrata una certa corrispondenza tra l’e- spansione urbanistica e le modificazioni subite dai corsi d’acqua. Infatti, il tratto tombato del rivo Cannitello è stato esteso fino all’apice della conoide mentre il rivo San Marco è stato canalizzato nel tratto che va dalla strada ferrata alla spiaggia (vedi carta 1954). Dalle notizie rinvenute dalla ricerca storica, è pos- sibile affermare che la conoide del rivo San Marco era già parzialmente urbanizzata quando si verificò la terri- bile alluvione del 20 agosto 1935. Infatti, dalla carta dei danni risulta che la zona più fortemente colpita era quel- la in sinistra orografica del rivo San Marco, mentre nella parte destra non sono stati riportati danni essendo que- sta poco urbanizzata e destinata ad uso agricolo (vedi carta 1954). 32 Fig. 6 - Carta dei danni relativa agli eventi alluvionali succedutesi dal 1715 ad oggi nell'area di Castellammare di Stabia. I numeri si rife- riscono alle località citate nella Tab. 3. Map showing the damages produced by the alluvial events occurred since 1715 in the area of Castellammare di Stabia. The numbers refer to the localities of Tab.3. A. Santo et al. 33 Fig. 7 - Carte storiche (1812-1990) rappresentanti l'evoluzione urbanistica e le modificazioni antropiche della rete idrografica. a) Alvei naturali; b) tratti di alvei tombati o cementati. Nella carta topografica del 1990 i colori indicano lo sviluppo del centro urbano nel tempo. Historical maps (1812 –1990) showing the urban evolution and the anthropic modifications of the hydrographic network. a) natural river-bed; b) modified river-bed. In the 1990 topographic map the colours represent the development of urban area during time. Pericolosità connessa a processi alluvionali ... Per la situazione urbanistica attuale e per l’al- luvione del 1987, si fa riferimento alla carta del 1990, questa è stata usata anche come base car- tografica per sintetizzare l’evoluzione urbanistica e le modificazioni subite dai rivi nel tempo. Nella rappresentazione dell’abitato di Castellammare di figura 7, si evince che negli ulti- mi decenni si è avuta una notevole espansione urbanistica verso la piana del Sarno e lungo la fascia pedemontana. I rivi che hanno risentito mag- giormente di questo ulteriore sviluppo sono il San Marco, che è stato totalmente tombato al di sotto dell’abitato ed il Cannitello il cui tratto tombato é stato esteso dalla paleofalesia alla statale SS. 145. Esempi dell'intensa modificazione antropica subita dalla rete idrografica negli ultimi anni sono: la costruzione del fabbricato ex pensione Teta, che occupa il letto del rivo Scurolillo in prossimità della foce; le gallerie ANAS realizzate lungo la SS 145, perpendicolarmente al rivo Foiano (Fig. 8). Queste costituiscono un sito di particolare rischio; infatti, nel Gennaio del 1997, una di esse è stata già inva- sa da una colata rapida di fango (frana di Pozzano, Di Crescenzo & Santo, 1999). In conclusione tutti i rivi hanno dato nel pas- sato problemi di trasporto solido per alluvionamen- to, in occasione dei quali hanno avuto un ruolo fon- damentale le numerose restrizioni delle sezioni fluviali, riconducibili alle modificazioni antropiche dei naturali corsi e all'occlusione delle tombature con cui i rivi rag- giungono il mare. 77.. RREELLAAZZIIOONNII TTRRAA PPLLUUVVIIOOMMEETTRRIIAA EEDD EEVVEENNTTII AALLLLUUVVIIOONNAALLII La piovosità nell’ambito della Penisola Sorrentina, (Rossi & Villani, 1994; De Falco et al, 1997) presenta una distribuzione disomogenea, in quanto risulta condi- zionata dalla particolare configurazione morfologica dei Monti Lattari; questi rilievi costituiscono una barriera orografica che influenza in modo diverso le precipitazio- ni sui due versanti, inducendo una maggiore concentra- zione degli eventi meteorici nel periodo invernale sul versante sorrentino e nel periodo autunnale su quello amalfitano. Questa variabilità è ulteriormente conferma- ta dall’analisi dei dati pluviometrici della serie storica 1921-1990, che ha permesso a Rossi & Villani (1994) di suddividere in due sottozone pluviometriche l’area Penisola Sorrentina-Monti Lattari. Inoltre, in base all’a- nalisi dei dati pluviometrici medi annui relativi allo stesso periodo, De Falco et al., (1997) hanno redatto la carta delle isoiete che mostra valori più elevati nel settore tra Nocera, Gragnano e Positano, posto a quota maggiore, all’interno del quale ricade anche il territorio di Castellammare di Stabia (Fig. 9) . Per quanto riguarda i dissesti che frequentemente colpiscono la Penisola Sorrentina, questi hanno un rap- porto di causa- effetto con gli eventi meteorici che è ampiamente documentato in letteratura dall’analisi delle isoiete di alcuni eventi pluviometrici del passato e della serie storica delle frane. Per l'analisi delle relazioni tra pluviometria ed eventi alluvionali che hanno interessato i bacini idrogra- fici di nostro interesse, sono stati analizzati i dati relativi ai pluviometri di Castellammare (18 m s.l.m.) e Gragnano (173 m s.l.m.) reperiti dagli Annali Idrologici dell’Istituto Idrografico e Mareografico di Napoli. In parti- colare sono stati considerati i valori di pioggia giornalie- ra superiore agli 80 mm nel periodo 1935-1988 (Fig.10). Il confronto con gli episodi alluvionali noti, purtroppo, è stato possibile solo per gli eventi del 20 Agosto 1935 e del 9 Novembre 1987; per essi sono stati considerati i valori di pioggia giornalieri e la pioggia cumulata per un periodo, antecedente di circa tre mesi. Nel caso dell’al- luvione del 1935, che fa riferimento al Rivo S. Marco il cui bacino idrografico ricade nell’area di competenza del pluviometro di Gragnano, si sono verificati, dal 1° Giugno al 20 Agosto, solo otto giorni piovosi con un valore di pioggia cumulata di 116 mm, cui si sono aggiunti i 94 mm del giorno 20 (Fig. 10). Per quanto concerne l’evento del 1987, l’eccezionale pioggia di 182 mm del 9 Novembre è stata preceduta da soli 137,6 mm di pioggia cumulata nei tre mesi antecedenti. Entrambi gli eventi, dunque, si sono verificati dopo un periodo di scarse precipitazioni, in coincidenza di un picco piovoso isolato di tipo temporalesco. Dal grafico in Fig.10, si evince inoltre che valori di precipitazioni giornaliere simi- li a quelli registrati per gli eventi alluvionali del 1935 e del 1987 si sono ripetuti più volte senza effetti degni di rilievo. Tali considerazioni, anche se prive di valore quantitativo, inducono a pensare che gli eventi alluvio- nali potrebbero essere stati causati da una particolare concentrazione oraria delle piogge. Ciò si intuisce dal contenuto di alcuni documenti rinvenuti nella ricerca sto- rica come la descrizione coeva dei fatti del notaio Vincenzo d’Ayello jr.; “ temporale o sia tempesta grande sortita nel 20 Gennaio 1764 …principiata verso l’ore sette ed aumentata sino alle ore 11”., dalla relazione tecnico-sanitaria del municipio del 5/09/1935: all’imbru- nire del 20 Agosto e per non più di un ora si scatenò un violentissimo nubifragio. 34 Fig. 8 - Ingresso della galleria ANAS in costruzione che attraversa il val- lone di Foiano. Sulla sinistra sono ben evidenti i depositi di conoide alter- nati a livelli piroclastici tardo pleistocenici. The building tunnel that crosses the Foiano creeck. On the left are expo- sed alluvial fan deposits with intercalation of upper Pleistocene pyroclastic levels. A. Santo et al. 35 Fig. 10 - a) Istogramma delle massime precipitazioni giornaliere (> 80 mm) registrate dai pluviometri di Castellammare mare di Stabia e Gragnano nell'intervallo 1935-88. b) Piogge giornaliere registrate dalla stazione pluviometrica di Gragnano nei tre mesi antecedenti l'e- vento del 20/08/1935 c) Piogge giornaliere registrate dal pluviometro di C\mare di Stabia nel periodo antecedente l'evento alluvionale del 09/11/1987. a) Histogram of maximum daily rainfall (> 80 mm) recorded from rain-gauges of Castellammare and Gragnano between 1935 and 1988. b) daily rainfall recorded from rain-gauge of Gragnano during the three months before the event of the 20/08/1935. c) daily rainfall recorded from rain-gauge of Castellammare di Stabia before the alluvial event of 9/11/1987. Fig. 9 - Carta delle isoite della Penisola Sorrentina-Monti Lattari. (Da De falco et al, 1997, modif.) Isoiete map of the surrentine peninsula – Lattari Mts. (from De Falco et al., 1997, modified). 88.. CCOONNCCLLUUSSIIOONNII Lo studio geologico-geomorfologico ha evidenzia- to che una estesa porzione dell’abitato di Castellammare è localizzata su conoidi oloceniche accresciutesi anche in età storica. La ricerca storica condotta ha permesso di documentare numerosi eventi alluvionali di cui si era persa la memoria dalla fine del settecento ad oggi, di localizzare e distinguere i danni relativi ai singoli eventi e di redigere una carta dei danni in cui sono evidenziate le aree colpite da uno o più eventi alluvionali, nel periodo che va dal 1764 al 1987. Tale carta è stata ricostruita valutando anche l’evoluzio- ne urbanistica dell’area, utilizzando riferimenti cartogra- Pericolosità connessa a processi alluvionali ... fici coevi agli eventi alluvionali studiati; in particolare sono state utilizzate carte risalenti rispettivamente al 1812, 1875, 1909, 1954 e 1990, allo scopo di correlare i danni all’evoluzione urbanistica. Da questo confronto è emerso che sicuramente eventi della stessa intensità, potrebbero interessare aree maggiori, vista la notevole espansione urbanistica e l’alta densità demografica di questo territorio. Dalle stesse carte è stato possibile seguire nel tempo le modificazioni antropiche subite dai “rivi” (alvei tombati, cementificazione, restringimento ecc.). Inoltre, dalle notizie storiche sulle alluvioni, si è potuto accertare che i punti di esondazione sono stati talvolta localizzati in corrispondenza dei restringimenti d’alveo (“effetto diga” causato da tronchi e massi trasportati dalla corrente ). L’analisi storica e l’analisi dei dati pluviometrici disponibili suggeriscono che gli eventi si sono verificati in coincidenza di picchi piovosi isolati. La particolarità di queste precipitazioni va ricercata nella loro concentra- zione oraria, che purtroppo non può essere quantificata a causa della mancanza di dati pluviometrici, ma che trova conferma nelle minuziose descrizioni degli eventi rinvenute nella ricerca storica. Lo studio dei bacini idrografici ha consentito di definire i principali parametri fisici che li caratterizzano e di calcolare il loro tempo di corrivazione che si è dimo- strato essere sempre prossimo o inferiore all’ora. Sulla base dei dati raccolti nel territorio di Castellammare di Stabia si devono quindi evidenziare le condizioni di alta velocità e pericolosità dei fenomeni alluvionali che in un’area così altamente urbanizzate si traducono in un elevato rischio. Molti altri centri abitati campani presentano le stesse caratteristiche avendo condizioni geologico-geo- morfologiche predisponenti a tali fenomeni quali: condi- zioni morfometriche dei bacini e cioè gradienti medi di pendenza abbastanza elevati (30 - 40 %) ed elevata energia di rilievo (1000 metri di dislivello su bacini di dimensioni estremamente ridotte), associati a bassi tempi di corrivazione; estesa presenza di coperture piro- clastiche sui versanti dei bacini idrografici che favorisco- no il ruscellamento superficiale e contribuiscono ad aumentare il trasporto solido degli alvei. In questi contesti, gli studi multidisciplinari rivolti alla mitigazione del rischio per fenomeni di alluviona- mento, devono tener conto di un approccio geologico- geomorfologico di dettaglio, atto alla individuazione dei conoidi attivi, accompagnato da una accurata ricerca storica soprattutto perché quest’ultima ha mostrato più volte (Migale & Milone 1998) così come per le frane, che i fenomeni alluvionali possono ripetersi con tempi di ritorno non necessariamente brevi (dell’ordine dei 50- 100 anni) che spesso hanno fatto dimenticare all’uomo le condizioni di alto rischio di alcuni territori. RRIINNGGRRAAZZIIAAMMEENNTTII Gli autori desiderano ringraziare il Prof. Sorriso Valvo per gli utili consigli nella revisione critica del manoscritto. Lavoro stampato con fondi ex Murst 60% e 40%. Resp. Prof. De Riso R. LLAAVVOORRII CCIITTAATTII Aucelli A., Cinque A. & Merola D., (1996) - Discriminazione cronologica di eventi deformativi fragili lungo il margine settentrionale dei monti Lattari sulla base di dati geologici e geomorfologi- ci. Il Quaternario, 99 (1), 319-324. Archivio Storico di Castellammare - Relazioni tecnico- amministrative. Municipio di Castellammare di Stabia, Napoli. Barra D., Bonaduce G., Brancaccio L., Cinque A., Ortolani F., Pagliuca S. & Russo F. (1989) - Nuovi dati sulla evoluzione geomorfologica olocenica della piana costiera del fiume Sarno (Campania). Atti Conv. Soc. Geol. It.. "Morfogenesi e stratigra- fia dell'Olocene" 55, 23-30 Bonardi G., D'Argenio B. & Perrone V. (1988) - Carta geologica dell'Appennino Meridionale in scala 1: 250.000. Mem. Soc. Geol. It., 4411. Budetta P. & Santo A. (1993) - Morphostructural evolu- tion and related kinematics of rockfalls in Campania (Southern Italy): a case study. Engineering Geology, 3366 (3/4), 197-210. Budetta P., Calcaterra D. & Ducci D. (1991) - Caratterizzazione geomeccanica di ammassi roc- ciosi carbonatici tra Castellammare di Stabia e Vico Equense (Penisola Sorrentina - Campania). Geologia Tecnica, 33/91, 13-22, Roma. Budetta P., Calcaterra D. & Santo A. (1994) - Engineering-geological zoning of potentially unsta- ble rock slopes in Sorrentine Peninsula (Southern Italy). Proc. 7th Int. Congr. I.A.E.G., Lisbona, 2119-2126, Balkema. Calcaterra D., Santo A., de Riso R., Budetta P., Di Crescenzo G., Franco I., Galietta G., Iovinelli R., Napolitano P. & Palma B. (1997) - Fenomeni fra- nosi connessi all’evento pluviometrico del Gennaio 1997 in Penisola Sorrentina-Monti Lattari: primo contributo – Atti IX Congresso Nazionale dei Geologi, Roma 17-20 aprile 1997. Celico P. (1988) – Prospezioni idrogeologiche – Liguori ed., Napoli. Celico P., Guadagno F.M. & Vallario A. (1986) - Proposta di un modello interpretativo per lo studio delle frane nei terreni piroclastici. Geol. Appl. Idrogeol., 2222, 73-193. Celico P., Guadagno F.M. (1998) - L'instabilità delle col- tri piroclastiche delle dorsali carbonatiche in Campania: Attuali conoscenze. Quaderni di Geologia Applicata, 55 - 1. Cinque A. Alinaghi H., Laureti L., Russo F., (1987) - Osservazioni preliminari sull'evoluzione geomorfo- logica della Piana del Sarno (Campania, Appennino meridionale). Geogr. Fis. Din. Quat., 1100 , 161-174. Cinque A., 1991 - La trasgressione versiliana nella Piana del Sarno (Campania). Geogr. Fis. Din. Quat., 1144 (1991), 63-71. Civita M. & Lucini P. (1968) - Sulla franosità nella zona nord-occidentale della Penisola Sorrentina (Campania). Mem. e Note dell'Ist di Geol. Appl., 1100, 7-58. Civita M., de Riso R., Lucini P. & Nota D'Elogio E. (1975) - Sulle condizioni di stabilità dei terreni della Penisola Sorrentina (Campania). Geol. Appl. e Idrogeol., 1100, 129-188. 36 A. Santo et al. Cotecchia V. & Melidoro G., (1966) - Geologia e frana di Termini-Nerano. (Penisola Sorrentina). Geol. Appl. e Idrogeol., 11. 93-122. De Falco M., de Riso R., Lucini P. & Nota D'Elogio E., (1997) - La piovosità della Penisola Sorrentina e dei Monti Lattari in relazione all'evento del Gennaio 1997. Atti IX Congr. Ordine Naz. geologi, 17-20 Roma Deino A.L., Curtis G.M., Southo J., Terrasi F., Campajola L., Orsi G., (1994) - C14 and Ar40/Ar39 doting of the Campanian Ignimbrite, phlegraean fields, Italy. 8th International Conference on Geochronology, Cosmochron- dology and Isotope Geology, Berkeley, USA, abstracts, Us Geol. Surv. Circ. 1107, p.77. Del Prete S., Mele R., (1999) - Lo studio della franoisità storica come utile strumento per la valutazione della pericolosità da frane. Un esempio nell'area di Gragnano (Campania). Boll. Soc. Geol. It., 111188 , 91-111. De Riso R. (1992) - Le frane in roccia della Penisola Sorrentina. In VALLARIO A. (1992) - Frane e Territorio (Le frane nella morfogenesi dei versanti e nell'uso del territorio). Liguori Editore. De Riso R., Budetta P. Calcaterra D. & Santo A. (1999) - Le colate rapide in terreni piroclastici del territorio campano. Convegno su "Previsione e prevenzione di movimenti franosi rapidi", Trento 17-19 giugno 1999, GEAM. De Riso R. & Nota D'Elogio E. (1973) - Sulla franosità della zona sud-occidentale della Penisola Sorrentina (Campania). Mem. e Note Ist. Geol. Appl., 1122, 5-46. De Rosa T. (1935) - Castellammare di Stabia, rievoca- zioni e rivendicazioni storiche. Pada Tipografia - Santuario Basilica- 1935. Di Crescenzo G. & Santo A. (1999) - Analisi geomorfo- logica delle frane da scorrimento-colata rapida in depositi piroclastici della Penisola Sorrentina (Campania). Geogr. Fis. Din. Quat., 2222, 57-72 . Giasi C.I., Guadagno F.M. & Mele R. (1996) - Alcuni aspetti delle fenomenologie franose nelle copertu- re piroclastiche dei versanti di Monte Pendolo (Gragnano, NA). Atti VI Conferenza Scientifica annuale sulle attività di Ricerca dei Dipartimenti, Giornate Poster sulle ricerche del Gruppo Geomineralogico, Univ. Di Napoli, 66-68. Guadagno F. M. (1991) - Debris flows in the Campanian volcaniclastic soils (Southern Italy). Proc. Int. Conf. on "Slope stability engineering develop- ments and applications", Isle of Wight, 109-114. Guadagno F. M., Palmieri M., Siviero V. & Vallario A. (1998) - Alcuni aspetti degli eventi franosi di tipo colata in vulcanoclastiti incoerenti nell'area cam- pana. 74° Cong. Soc. Geol. It. Guida M., Iaccarino G. & Vallario A. (1974) - Alcune considerazioni sui fenomeni di dissesto e sulla difesa del suolo nella Penisola Sorrentina. Geologia Tecnica, 22, 120-128. Guida M., Pagano D. & Vallario A., (1986) - I fenomeni franosi della Penisola Sorrentina. In: CINQUE A. (1986) - Guida alle escursioni geomorfologiche. (Penisola Sorrentina, Capri, Piana del Sele e Monti Picentini). 69-90, pubbl. n° 3333, Dip. Scienze della Terra, Università di Napoli. Istituto Geografico Militare: carte topografiche storiche. Istituto Idrografico e Mareografico: annali del servizio idrografico Il Mattino (22/08/1935) - Biblioteca Università Federico II (Napoli), Sez. Emeroteca. Il Mattino (10/11/1987) - Emeroteca Tucci, Posta Centrale (Napoli). Il Mattino (9/10/ 2000). Lazzari A., (1954) - Aspetti geologici dei fenomeni verifi- catisi nel Salernitano in conseguenza del nubifra- gio del 25-26 Ottobre 1954. Boll. Soc. dei Naturalisti in Napoli, 6633. Migale L. & Milone A. (1998): "Ricerca storica sulle cola- te di fango in terreni piroclastici della Campania". Rassegna Storica Salernitana, 30, 235-271. Montella N. (1841) - Sposizione del disastro avvenuto in Gragnano diretta ad allontanare il timore di nuovi pericoli. Tip. del Petrarca Napoli. Palumbo M. (1940) - Stabia e Castellammare di Stabia, antologia storica. Aldo Fiory Editore - Napoli. Parisi G., (1842) - Cenno storico-descrittivo della Città di Castellammare di Stabia. Firenze 1842. Penta F., Lupino O. R., Capozza F. & Esu F. (1954) - Effetti dell'alluvione del 26 ottobre 1954 nel Salernitano. Geotecnica, 11. Ranieri N. (1841) - Sul funesto avvenimento della notte del 21 al 22 gennaio 1841 nel comune di Gragnano. Boenzio, Napoli, pp. 2-16, tavv. n° 2. Rolandi G. (1997)- The eruptive history of Somma- Vesuvius volcanism and Archeology in mediterra- nean area. Ed. De Vivo & Cortini. Roma (15-17/10/1878) - Biblioteca Univ. Federico II (Napoli), Sez. Emeroteca. Rossi F., Villani P. (1994) - Valutazione delle piene in Campania. G.N.D.C.I Previsione e prevenzione degli eventi idrologici estremi e loro controllo Linea 1. C.N.R. 310 pp. Santo A. & Tuccimei P. (1997) - Ricostruzione di eventi deformativi di versante tardo-quaternari ed oloce- nici attraverso studi geomorfologici e datazioni radiometriche Th/U: l’esempio dell’area di Vico Equense (Campania). “Il Quaternario” 1100 (2), 1997, 447-484. Sigurdsson H., Cashdollar S. & Sparks S. R. J. (1982) - The eruption of Vesuvius in A.D. 79: recostruction from historical and volcanological evidence. Am. Journ. Archeology, 86. Travaglini G., Valdinucci A. (1964) - Sulla frana di Nerano e Termini nel febbraio 1963. Università di Napoli Istituto di Idraulica Agraria. Tropeano D., Casagrande F., Luino F., Cescon C. (1996) - Processi di mud-debris flow in Val Cenischia (Alpi Graie): osservazioni nel bacino del T. Marderello. GEAM, Quaderni di studi e docu- mentazione, Anno XXXIII n. 2233. 5-31. Vallario A. (1992) - Le frane nelle piroclastiti della Campania, in A. Vallario Frane e Territorio. Le frane nella morfogenesi dei versanti e nell’uso del territorio, Liguori Ed. Napoli. Vallario A. (2001) - Il dissesto idrogeologico in Campania. CUEN Ed. Napoli. 37Pericolosità connessa a processi alluvionali ... Ms. ricevuto il 13 giugno 2001 Testo definitivo ricevuto il 15 febbraio 2002 Ms. received: June 13, 2001 Final text received: February 15, 2002