213 anni per ii corso di Geologia, sembrava si volesse dare un'ampia autonomia a livello locale, che poteva portare a dare risposte soddi­ sfacenti alla domanda di piu ampia formazione in campo geologico applicativo ed ambientale , dall 'altro venivano bocciate pretestuo­ samente proposte di nuovi indirizzi applicativi tra cui quello della "Geologia per l'Ambiente e ii Territorio" di Cagliari dove pure esistevano precise competenze come la ldrogeologia, la Geologia ambientale, la Geomorfologia e la Geopedologia. Credo che nel prossimo futuro vi sara bisogno di un forte impegno comune e di altre iniziative come questa per assicurare alla geologia per l'ambiente quel ruolo fondamentale che merita nella conoscenza, nella pianificazione e nella gestione del territorio. Professor Ippolito: Grazie dottor Di Gregorio che cos/ ci ha spiegato pure questa nuova associazione, che cosa fa e che cosa si ripromette, e questo, siccome non lo sapeva nessuno e mo/to utile. Darei la para/a al professor Mancini. Prende la para/a ii Prof. F. Mancini (Universita di Firenze, Presidente def Comitato 04 CUN): lllustre e caro Presidente, voglio ringraziare molto gli organizzatori di questo convegno per l'invito rivoltomi. Mi hanno qui qualificato come Presidente del CUN 04, e in tale veste vi tediero per un solo minuto con le melanconiche vicissitudini di tale organismo. Leggo qualche riga di una let­ tera, ben piu lunga e circonstanziata, che noi abbiamo mandato al neo-Ministro Umberto Colombo che sui problemi della Geologia per la verita si e piu volte soffermato. Scrivevamo: "La grave situazione venutasi a creare a seguito della contemporanea riduzione dei fondi da un lato e dalla introduzione di vincoli, giustamente piu restrittivi , sui criteri di finanziamento della ricerca dall 'altro, comportano di fatto la soppressione di progetti scientificamente validi e di forte impatto nazionale." Gia lo scorso anno ii Comitato aveva denunciato al ministro Ruberti lo stato di grave disagio dei cultori di scienze della terra, conseguente al progressivo impauperamento delle risorse finanziarie, ricevendo ampie assicurazioni di un suo personale interessa­ mento, in quanto presidente del CUN, per un recupero del ruolo del settore . Ruberti ci aveva addirittura suggerito di preparare, insie­ me al Comitato CNR 05, una commissione che si sarebbe dovuta adoperare per la realizzazione di un piano di settore. La lettera conclude cos1 : "Poiche a tutt'oggi non c'e stato alcun seguito alla richiesta avanzata a suo tempo, ma anzi, per quanto sopra esposto la situazione e ulteriormente peggiorata, ii Comitato 04 decide di sospendere i propri lavori in attesa di ade­ guate riposte chiarificatrici. " Per ora queste riposte non sono pervenute anche perche la lettera e recente e non credo che ii Ministro sia proprio disoccupato. Siccome gran parte di voi e inserita in progetti nazionali aspettatevi tempi lunghi e quattrini pochi. Vorrei utilizzare gli otto minuti che mi sono rimasti per chiacchierare un po' con voi di problemi geopedologici che ho coltivato per tanti anni. Mi riconosco qui, insieme ai colleghi genovesi come nipote di un grande nonno che ha onorato questa universita. Sono allie­ vo di un allievo del Marchese Gaetano di Rovereto che e stato nei primi anni di questo secolo un grande esploratore e in Sud America e in Italia. Egli scrisse poi un libro tra i piu difficili a leggere ma certo denso di acute osservazioni e che tutti noi dai capelli bianchi abbiamo studiato da giovani ass.istenti. II suolo e un sistema natur'ale molto delicate e complesso ma e nel contempo una risorsa fondamentale dell'uomo. Sono percio in disaccordo con ii geologo citato da Boriani perche mi son sempre occupato dei primi decimetri, dei primi metri dal piano di campa­ gna. Ho cercato cos1 di recare un contribute alla Geologia del Quaternario e a quella applicata. Qui siamo in sede AIQUA cioe in sede dell 'Associazione ltaliana del Quaternario e siamo in grande prevalenza cultori di Scienze della Terra, ma ci sono anche colleghi a noi vicini e vorrei parlare un po' a tutti. II problema dello studio del suolo nelle Universita italiane e molto delicate. Prendiamo ii corso di laurea in scienze Biologiche come esempio. I giovani che studiano le piante e gli animali e tante altre belle cosine escono dall'Universita senza sapere che ii grani­ te e una roccia eruttiva, se non lo hanno imparato al liceo. Non hanno quindi la piu pallida idea di che paesaggi si vanno formando sotto i vari climi. Non sanno di geomorfologia e nemmeno di geopedologia. Nessuna idea dei suoli che si originano da quei graniti , i suoli su cui vivono le piante del cui comportamento dovrebbero essere i migliori conoscitori. Se si raffrontano questi laureati con i nostri vecchi maestri che erano quasi tutti dottori in scienze naturali , che conoscevano oltre alle discipline geomineralogiche anche le piante e gli animali, si deve ammettere che i giovani d'oggi hanno una preparazione ben piu limitata. E non e che con questi laureati si risolveranno molti problemi ambientali. La situazione per la pedologia non e rosea neppure nel corso di Scienze Naturali. Solo in qualche sede la geopedologia viene impartita. Di Gregorio ricordava dianzi Angelo Aru, l'unico cattedratico di geopedologia nella Facolta di Scienze mentre tutti gli altri seggono in Facolta Agrarie e Forestali. Si parla tanto di conservare ii suolo ma e ben difficile conservare una risorsa, come ii suolo e, se non la si conosce. Esiste una contraddizione patente perche mai come oggi c'e stata una cos1 forte richiesta dalle varie amministrazioni regionali e locali soprattut­ to di cartografia pedologica di base da cui poi dedurre delle carte tematiche le piu diverse. Faro un esempio. Se in una provincia padana, Parma o Mantova che sia, ci sono 50 o 60.000 maiali questi originano una tale quantita di liquami che e ben difficile smaltir­ li. Bisagna allora conoscere bene sia la situazione idrogeologica che la natura dei suoli per programmare razionalmente nello spazio ma anche nel tempo tale smaltimento. Sul mercato oggi non ci sono molte persone preparate per questi compiti anche se la situazione, dopo i corsi del FORMEZ e del CIFDA, va pian piano migliorando. La cartografia pedologica e stata molto utile in molti casi. Perche? Perche abbiamo molto spesso giustapposti suoli assai diversi 215 dal punto di vista del Ministero dell 'Ambiente - quindi un punto di vista relativamente esterno e generale rispetto a questo tipo di pro­ blemi? lnnanzitutto che, ogni qualvolta, e l'elenco potrebbe essere lunghissimo, si fa riferimento a gravi compromissioni dell'ambiente, dissesti , degradi e quant'altro, nella totalita - si potrebbe dire - dei casi , molto nasce dal fatto che le attivita dell'uomo non hanno tenuto nel debito conto , nella debita misura, appunto delle informazioni e delle peculiarita dal punto di vista generalmente definibile come geologico dei vari siti , delle varie aree dove si andava a intervenire. Questa si puo, ovviamente, riferire allo sviluppo urbanistico, si puo riferire allo sviluppo industriale, si puo riferire allo sviluppo e alla programmazione delle attivita agricole, si puo riferire anche alla assolutamente disastrosa politica dei lavori pubblici in tema, appunto , di difesa del suolo e di gestione dei corsi d'acqua. lo non voglio e non posso dare i giudizi cosl drastici che sono stati dati sul ministero dei Lavori Pubblici perche non credo, tra l'altro, che sia una questione esclusivamente, o perlomeno fondamentalmente, di personale tecnico dei Lavori Pubblici. E' un problema di cultura, e un problema di cultura che noi stiamo, veramente, faticando - ancora con scarsi risultati - ancora ad affrontare efficacemente. Per dirla con una battuta, ancora oggi in Italia, malgrado tutta una serie di consapevolezze ormai diffuse a livello scientifico, accademico, ambientalista e non, assistiamo a una politica di difesa del suolo esclusivamente indirizzata in termini ingegneristici. Quindi , per fare un esempio e una battuta un po' banale e semplice, potendo scegliere tra l'adeguamento degli alvei dei fiumi alle piene che via via possono manifestarsi e la scelta inversa, di tentare di adeguare le piene al reticolo idrografico, si privilegia sempre esclusivamente e sistematicamente la prima, cioe si punta esclusivamente ad adeguare gli alvei dei fiumi con artifici e sistemi di vario genere alle piene che la natura ci puo mandare - la natura lino a un certo punto perche e evidente che l'intervento dell'uomo, appunto nei settori che indicavo prima, cioe dello sviluppo urbanistico, dello sviluppo territoriale, della programmazione di determinate attivita produttive, in realta sappiamo e spesso anche determinante nell'aggravamento o nell'incremento dei fenomeni. Gli esempi potrebbero essere innu­ merevoli si va dai Comuni della cintura vesuviana a Venezia, al bacino del Po ecc. Ora, questo e un limite contra ii quale noi ci scontriamo quotidianamente ed e una battaglia che ancora ci vede perdenti e vede prevalere , in maniera pressoche esclusiva, questa cultura di tipo ingegneristico, che quindi prescinde da tutta una serie di scenari alternativi , prescinde da tutta una serie di interventi anche operativi che non abbiano l'alveo del fiume come oggetto, ma abbiano ii versante, ii territorio e ii bacino e via dicendo. E tutto cio, in realta, per quanta male si possa parlare della L. 183/89, e esattamente ed esplicitamente previsto, e prevista proprio questa pianificazione integrata a livello di bacino, che oggi , come e evidente, stenta molto a decollare. II massimo che ii Ministero dell 'Ambiente riesce a fare oggi e quello di ridurre i danni e cioe di impedire che gli interventi , ancora oggi piu o meno casualmente disseminati sul territorio, malgrado Tangentopoli, che questi interventi, piu o meno casualmente resi prioritari da esigenze che tutto hanno a che fare tranne che con quelle del territorio, siano ii piu possibile ricondotti ad un quadro programmatico almeno razionale. Un altro grosso limite che possiamo rilevare e quello dell'organizzazione della conoscenza, dal punto di vista proprio delle scien­ ze della Terra, quindi delle discipline geologiche. Siamo, molto spesso, in presenza di studi a diverse scale, a diversi livelli - dal piano di bacino sino a studi piu specifici - che raramente sfuggono da una routine piatta e assolutamente acritica. Manca cioe una consa­ pevolezza, una cultura della finalizzazione degli studi e delle conoscenze. In sostanza si parte dall 'inizio, si studiano tutte le varie pos­ sibili dislocazioni degli strati geologici e quant'altro, senza che pero questo, poi , di fatto corrisponda a una finalizzazione razionale che possa dipendere dalle caratteristiche peculiari della zona, dai problemi emergenti , dalle priorita ecc. Quindi , quello che noi lamentiamo e, in sostanza, un'emarginazione non solo della variabile ambiente, che viene considerata al piu e nel migliore dei casi un vincolo (malgrado la parola ambiente sia oggi estremamente di moda, spesso pronunciata anche a sproposito) ma nei fatti constatiamo che l'ambiente e comunque relegato a essere un vincolo, una limitazione, una soglia rispetto ad altre finalita che comunque devono essere perseguite, indipendentemente da ogni altra considerazione . Quindi lamentiamo un mancato inserimento delle scienze ambientali - e delle scienze geologiche in particolare - proprio nei processi di pianificazione; tutt'al piu si chiede alle scienze ambientali, alle scienze geologiche, una sorta di certificazione, di verifica, di avallo a scelte che derivano da altre considerazioni , che possono essere piu o meno legittime, piu o meno ammantate da considerazioni di carattere economico o altro, ma che comunque non contemplano in un unico processo decisionale lo studio, l'elaborazione e l'utilizzazione dei dati che provengono dalle discipline ambientali e dalle discipli­ ne geologiche. Di conseguenza se uno spunto di riflessione e di innovazione puo venire dal Ministero dell'Ambiente, credo che sia in questi termini e cioe fare in modo che i risultati degli studi delle discipline geologiche in generale siano piu agevolmente fruibili ; questo e, credo, la cosa di cui si ha maggiormente bisogno oggi : da una parte, diciamo cosl , da un punto di vista dell'inserimento delle cono­ scenze e dei tematismi all'interno di un vero e proprio processo di supporto alla decisione; per evitare appunto questo collateralismo, questa emarginazione rispetto al processo di scelta, al processo di formazione della decisione; e dall'aftra, invece, lo sforzo per rende­ re ii piu possibile sintetica l'indicazione che deriva dalle discipline geologiche. Noi spesso ci troviamo di fronte a prodotti estremamente frammentati per cui c'e l'aspetto idrogeologico, l'aspetto geomorfologico, l'aspetto geopedologico, l'aspetto geochimico. Certamente sono molto d'accordo con una osservazione fatta in precedenza, vi e una straordinaria sottovalutazione degli aspetti geochimici nel campo della pianificazione delle risorse idriche, ad esempio , nel senso che si vanno a cercare fonti di inquinamento di natura antropi­ ca, senza minimamente considerare che la fonte geochimica, in determinati casi , perlomeno in determinate regioni, puo svolgere un ruolo fondamentale, del quale occorre tener conto per poter poi stabilire quanta di quello che andiamo trovando nell'acqua, nelle falde, sia effettivamente di origine antropica. C'e pero una frammentazione dei contributi, almeno questa e la nostra impressione, e anche a livello delle prime bozze di piano di bacino che si cominciano a intravedere. Cio che a noi sembrerebbe piu utile e, invece, cercare di rendere l'intero contributo delle discipline geologiche sintetizzabile in unita tipiche. Sentivo da chi mi ha preceduto una osservazione molto interessante da questo punto di vista, che tra l'altro noi abbiamo gia proposto nelle varie sedi dove siamo chiamati a dare ii (segue da p. 220) 3 Miliardi 5 Miliardi 15 lnizia erosione superficiale, ma con scarsa alterazione e senza possibilita di ossidazione. La Terra comincia a raffreddarsi in maniera significativa e si organiz- L'atmosfera ha massa 1/10 dell' Prime cellule pro attuale ed e ricca di CO2 e di composti riducenti. lnizia la formazione di una atmosfera con massa e pres- cariote. 3.8 Ma di anni fa: origine della vita. Non esiste ancora. za in diversi strati con diverse caratteri - sione molto limitata, ma conte- stiche fisiche e chimiche. La Terrasi forma per aggrega­ zione di materiale cosmico con composizione molto diversa da quella del sole, caratterizzata dalla presenza di tutti gli elementi , anche i piu pesanti. Da un'ammasso indifferenziato di materia ed energia si verifica, attraverso processi che non sono ben conosciuti , tutta una evoluzione geochimica che passa attraverso la formazione di tutti gli elementi chimici naturali (92) a partire dall' idrogeno. Big Bang nente i vapori (acqua) e gas ne­ cessari al successivo sviluppo della vita. Bibliografia Berner R. A. , 1991 - A model for atmospheric CO2 over Phanerozoic time. Am. Jounal of Science, 291, 339-376. 221 Dall'Aglio M., 1994 (In stampa) - Circolazione degli elementi in natura e sviluppo def/a biosfera. Enciclopedia "Scienze e Tecnologie", Rizzoli Grandi Opere, in corso di stampa. II Prof. Ippolito fa presente che gli interventi dovrebbero essere centrati su quel/o che hanno detto gli oratori de/la Tavola Rotonda, e non dovrebbero essere de/le ulteriori comunicazioni scientifiche. Viene data la para/a al Dr Casale de/la Comunita Europea (*). Prende la para/a ii Prof. F. Petrucci (Universita di Parma): Esiste la necessita di attivare una nuova Geologia per l'Ambiente? L'AIQUA ha risposto al quesito con atto costitutivo, in quanto e una Associazione che riunisce i ricercatori di tutte le discipline che concorrono allo studio del Quaternario, sia sotto l'aspetto della ricerca pura che di quella applicata al territorio. La Geologia del Quaternario nella comune accezione significa disciplina rivolta allo studio dell'evoluzione geologica sia pre­ sente che del passato recente; essa risponde appieno alle istanze di conoscenza del territorio, sia per quello che attiene i processi evolutivi naturali che quelli indotti dall'uomo, i quali hanno assunto un ruolo determinante in alcune regioni del globo. Ouindi la Geologia del Ouaternario contribuisce fattivamente con ii proprio bagaglio di conoscenze a programmare la conservazione , manu­ tenzione e ripristino dell'ambiente. lnstabilita del suolo, dei versanti, dell'idrografia, delle caste, ecc., fino agli eventi vulcanici e sismici, sono fattori a cui le popola­ zioni non vorrebbero sottostare: per contra l'ambiente non puo adeguarsi a vincoli e modificazioni imposte con la propria attivita dall' uomo. La superficie terrestre e soggetta ad un continua dinamismo, in genere lento, ma talora devastante e calamitoso, come nel corso di alluvioni , terremoti o eruzioni vulcaniche. Gli altri processi naturali di trasformazione, che si possono definire inesauribili, sono lenti. Localmente pero l'ambiente viene aggredito e manomesso dalla concentrazione di attivita a cui l'uomo lo sottopone con defore- (*) Non e stato possibile includere questo intervento nei presenti Atti perche ii testo relativo non era ancora pervenuto al momenta dell'invio alla stampa del volume (31 agosto 1994) (N. d. R.).