II Quaternario 7 (1) , 1994, 655-676 PREMESSA GUIDA ALL'ESCURSIONE NELL'AREA-TIPO DEL VILLAFRANCHIANO (Villafranca d'Asti, 23-24 giugno 1994) La presente guida si propane di il/ustrare l'escursione che e stata effettuata a conclusione def Convegno "II significato def Vi/lafranchiano nelle successioni plio-pleistoceniche" (Peveragno, Cuneo, 20-24 giugno 1994). Nella prima giornata def congresso sono stati illustrati i risultati piu significativi def lavoro di revisione def/a successione-tipo def Villafranchiano di Villafranca d'Asti effet­ tuato come preparazione al Convegno. Scopa dell'escursione e stato quello di visitare, illustrandoli, gli affioramenti piu significativi def/a successione. Per praticita, la faro il/ustrazione, nelle pagine che seguono - come e stato fatto su/ terreno nel corso dell'escursio­ ne - sara a cura solo di a/cuni dei ricercatori che hanno preso parte al complesso lavoro di revisione; e owio che i dati e le interpreta­ zioni esposti rappresentano ii risultato de/ /avoro di tutti coloro che hanno preso parte al/a revisione, i cui nomi figurano nella relativa monografia i/lustrativa e che qui citiamo per ii doveroso riconoscimento: P. Boano e M.G. Forno per ii rilevamento geo/ogico e la ricostruzione stratigrafica; G. Bas/lie/ per le ana/isi e le interpretazioni sedimentologiche; G. Belluomini per le datazioni con gli amminoacidii; G. Pavia ed E. Ferrero per lo studio def/a biostratigrafia def/a successione marina; R. Berto/di, R. Caramlello e A. Zeme per la palinostratigrafia; E. Martinetto e H.D. Mal per lo studio dei macroresti vegetali; F. Campanino, A. Stefani, P. Boano e 5. Olivero per le ricerche storico-bibliografiche; A. Clangherottl, D. Esu, o. Girotti ed E. Gllozzl per lo studio def/a malacofauna e dell'ostracofauna; M. Giardino per l'analisi e l'interpretazione dei dati struttura/i; A. Perotta e G. Genovese per le analisi e le interpretazioni geotecniche; F. Carrara e A. Moscariello per le indagini tefrocronologiche; A. Vlolanti per le indagini e le interpretazioni de/le faune a foraminiferi; P. Ambrosetti, A. Azzaro//, G. Ficcare/11, s. Gentili, F. lkome Equlle, A. Mottura, B. Sala e D. Torre, per lo studio dei vertebrati. Mentre la monografia che illustra i risultati def/a revisione e al/a qua/e si rinvia per l'inquadramento def problema e per i dettagli relativi ai diversi aspetti trattati, e strutturata secondo lo schema tradiziona/e di uno studio geo/ogico, nell'articolazione dell'itinerario dell'escursione, e conseguentemente nella descrizione dei singoli punti di fermata che vengono proposti nella guida, si e ritenuto opportuno seguire, come fi/o conduttore, quello di far ripercorrere ai partecipanti ii tragitto ideale seguito dagli autori def/a revisione per giungere a formulare ii mode/lo interpretativo proposto a conclusione def faro /avoro. L'escursione ha toccata, pertanto, in successione i seguenti temi: 1) individualita def complesso di depositi fluviali terrazzati post-villafranchiani che costituiscono in superficie l'Altopiano di Poirino; 2) evidenza e singolarita morfologica def/a zona di deformazione def T. Traverso/a che interrompe verso est l'Altopiano stesso; 3) stratigrafia def Complesso lnferiore def/a successione villafranchiana; 4) caratteri e significato def/a superficie di erosione di Cascina Viarengo; 5) stratigrafia def Complesso Superiore def/a successione villafranchiana; 6) presenza dei depositi fluviali terrazzati post-villafranchiani sulle sommita e $Ui versanti dei Rilievi dell'Astigiano. L 'escursione si proponeva soprattutto come occasione di discussione e di confronto con quei partecipanti che operano in altre aree sul/o stesso tipo di problematica. II programma non prevedeva quindi mo/ti punti di fermata ed i tempi dedicati ad ogni singolo stop sonb stati f/essibili in modo da consentire uno spazio sufficiente a/le discussioni che ii faro esame, ci si augura, abbia stimolato. Quando non e stato possibile visitare alcuni dei punti di fermata previsti, in re/azione anche a/le condizioni meteorologiche dei giorni in cui e stata effettuata l'escursione, la guida propane comunque una faro descrizione in modo da consentire a coloro che fossero inte­ ressati un faro esame in altra occasione. II mese di giugno, se da un lato si presta per tutta una serie di motivi per effettuare un convegno, non puo certo essere conside­ rato idea/e per un'escursione in un paesaggio collinare come quel/o meta di questa escursione: Jo sviluppo de/la vegetazione in que/ mese costituisce certamente un notevole ostacolo a/le osservazioni di carattere morfologico. Pertanto i partecipanti furono invitati a consultare con frequenza la carta al/a sea/a 1:50.000 riportata in Figura 3 (con indicazione dell'itinerario) che si e ritenuta essere di aiuto per questo aspetto def/a problematica. La stagione estiva e stata comunque ritenuta favorevole al/a visita degli affioramenti; a proposito di questi ultimi e da ricordare che, interessando formazioni sciolte fortemente erodibili, e possibile che tra le descrizioni forni­ te in questa guida e le situazioni che si andavano esaminando nel corso dell'escursione sia soprawenuto qua/che cambiamento: di questo e stato data canto nell'illustrazione che e stata fatta verbalmente ad ogni stop. 656 Fig. 1 - Percorso di awicinamento all'itinerario dell'escursione. Route to the post-Congress tour localities. L' ESCURSIONE Percorso di avvicinamento L'itinerario geologico nell'area-tipo de/ Villafranchiano ha inizio 90 km circa a NNE del Centro Congressi di Perveragno (Fig. 1 ). II pullman percorrera inizialmente (primi 10 km circa) la strada comunale che corre sull'Altopiano di Beinette, lembo di un complesso di conoidi coale­ scenti, di eta pleistocenica inferiore, lega­ te ai bacini dei T. Ellero e Pesio . Attraversata la Strada Provinciale Cuneo­ Mondovl, raggiungera successivamente, dopo un percorso di 23 km, l'abitato di Fossano. In questo tratto la strada si svi­ luppa sul settore de/la Pianura Piemontese Meridionale costituito dal grande conoide de/ T. Stura di Demonte. La superficie e di eta pleistocenica superiore ed e su questa superficie che si e verificato ii fenomeno di traciniazione de/ F. Tanaro (cfr. Stop 1): tra S. Albano di Stura e Fossano si attraversa l'ampia e profonda incisione de/ T. Stura di Demonte, prodotta dal "ringiovanimento" conseguente al fenomeno di tracimazione stesso. Le scarpate di questa incisione ed in parte ii suo fondo (a monte de/ ponte) sono modellati nei sedimenti sabbioso-ghiaiosi di caratteristico colore giallastro che costituiscono ii primo !ermine de/la suc­ cessione regressiva pliocenica, nel quale Sacco ha proposto l ' istituzione de / "Fossaniano". Da Fossano, proseguendo in direzione Nord lungo la "Strada Reale", si fiancheggia ii lato occidentale dell'Altopiano di Fossano che, unitamente a quelli di Trinita e Magliano A/pi, situati piu a Sud, rappresenta l'espressione morfologica dell'Anticlinale vivente di Fossano. Questa struttura deforma la copertura neoautoctona messiniano-quaternaria nel settore sudorientale de/ Bacino Piemontese Meridionale: la sua evoluzione recente ha rappresentato una delle cause de/la tracimazione de/ F. Tanaro. La strada prosegue poi sempre verso Nord per circa 24 km fino a raggiungere Carmagnola. In questo tratto torna a correre sulla superficie del conoide pleistocenico superiore de/ T. Stura di Demonte. In questa superficie, pochi chilometri ad Est della strada percorsa dal pullman, e conservato l'alveo abbandonato dal "Paleotanaro", cioe l'originaria prosecuzione di questo corso d'acqua verso NNW prima de/ fenomeno di tracimazione , quando conflui­ va nel F. Po in corrispondenza all 'attuale Carmagnola (Fig. 2). Dalla circonvallazione di Carmagnola si imbocca la Strada Provinciale per Poirino - Villanova d'Asti: questa corre sull 'Altopiano di Poirino, propaggine orientale de/la Pianura Piemontese Meridionale (Fig. 2). Da Villanova si prende a destra la strada provinciale per Ferrere, lungo la quale ha inizio l'itinerario geologico. ltinerario geologico L'itinerario prende origine lungo la Strada Provinciale tra Villanova d'Asti e Valfenera (Fig. 3). Stop 1: Dusi no (a circa 1 km dal bivio per Valfenera , in comune di Dusino) II paesaggio che fiancheggia entrambi i lati della strada, ben visibile dal pullman, e quello dell'Altopiano di Poirino; ii pullman ha comincia­ to a percorrere questa unita morfologica dopo aver superato l'abitato di Carmagnola: e da sot­ tolineare che lunge la strada non si e incontrata alcuna soluzione di continuita tra la Pianura Piemontese Meridionale e l'Altopiano di Poirino ii quale si configura quindi come una propaggine verso Est della precedente (ctr. Fig. 2). Morfologicamente, la superficie dell'Altopiano di Poirino si presenta articolata in una serie di blande ondulazioni: queste hanno un dislivello 657 STOP 1 ----deposit! fluvlali terrazzatl postvlllafranchianl --~-----------~- ~~~~~~~ MARETTO ~ ccessione_ marina prevlllafranchiana - ---...:..__; ---:-.. -· relative medio di 10 m e mostrano andamento curvilineo in pianta. Osservando la carta di Figura 4 si pub consta­ tare come queste forme corrispondano a origi­ nari meandri fluviali, abbandonati dal corso d'acqua che Ii ha model­ lati nella lase iniziale del loro processo di "inca­ stramento"(1). I depositi in cui queste forme sono conservate sono limi argillosi di esondazione fluviale molto omoge­ nei, di colore bruno-gial­ lastro (1 O YR 5/4 nelle notazioni delle Munsell Soil Color Charts): in questo settore mostra­ no spessore di qualche (1) Ctr. Forno M.G. (1980) - Evidenza di un drenaggio abbandonato nel settore settentrionale de/l'Altopiano di Poirino {Torino). Geogr. Fis. Dinam. Quater.,3, 61-65, 3 ff. Fig. 2 - L'Altopiano di Poirino costituisce la pro­ paggine verso Est della Pianura Piemontese Meri­ dionale. The Poirino plateau is the eastward extension of the southern Piedmont Plain. 658 Fig. 3 - ltinerario dell'escursione: con la linea continua e indicato l'itinerario del 23 giugno; con linea tratteggiata l'itinerario del 24 giugno. The post-congress tour itinerary: the 23rd June route is marked with the solid line; that of the 24th July with the dashed line. metro (max. 10 m) e presenta­ no localmente, dispersi, ciot­ toletti con varia natura litologica. Nei rari punti in cui e possibile osservare la loro superficie di appoggio basale (non nel punto di fermata, che e dedica­ to essenzialmente all'esame del loro aspetto morfologico) , questa appare di natura ero­ s ionale : essa tronca, in quest'area, la parte alta del Complesso Superiors della successione-tipo del Villa­ franchiano. Questa superficie e stata modellata per erosio­ n a laterals da parte di un corso d'acqua di portata con­ frontabile con quella del Po o del Tanaro attuali (ii raggio meandrico di questi fiumi e infatti paragonabile con quel­ I o delle depressioni ad andamento curvilineo). Questo corso d'acqua aveva la propria direzione di deflusso verso Est , come si pub dedurre seguendo l'andamento com­ plessivo di questi relitti morfo­ logici dalla Pianura Piemontese Meridionale verso i Rilievi dell' Astigiano. I denti di E. primige­ n i us descritti da Zuffardi (1913)(2) indicati dall'Autore genericamente come prove­ nienti da S. Paolo Solbrito , sembrano con ogni probabi­ lita provenire, secondo i dati storici reperiti con pazienti ricerche d'archivio, dalla cave aperte in questi depositi per realizzare ii rilevato della fer­ rovia nel tratto tra Villanova e Villafranca. Questa circostanza, unitamente alle indicazioni di carattere pedostratigrafico che si possono ricavare dai limi fluviali, non­ cha dal contesto stratigrafico generals del Bacino Piemontese Meridionale in cui questi si situar-10, ne indicano in maniera sufficiente­ mente affidabile l'eta tardo-pleistocenica superiors (60.000 +40.000 anni b.P.). II collettore del Bacino Piemontese Meridionale lino appunto verso la fine del Pleistocene superiors defluiva a Sud dei ril ievi della Collina di Torino, lungo l'asse dell 'attuale Altopiano di Poirino. In un certo momento durante questo intervallo di tempo, per la combina­ zione di una serie di fenomeni di natura geodinamica con altri di origins esogena (cir. § 4.2. della monografia illustrativa della revisio­ ne), questo collettore ha sublto un fenomeno di diversions: ii corso d'acqua cui fa capo ii deflusso del Bacino Piemontese Meridionale ha cos] assunto l'attuale decorso a Nord dei rilievi collinari (quello del Fiume Po tra Moncalieri e Valenza Po). Nell'area in cui era (2) Zuffardi P. (1913) - Etefanti fossili de/ Piemonte. Pal. It. , 19, 121-187. defluito ii collettore del Bacino Piemontese Meridionale si e in seguito impostato ii reticolato idrografico locale del T. Sanna. II disegno di quest'ultimo ha ereditato in molti tratti l'andamento del preesistente , maggiore corso d'acqua: cio e piu facilmente riscontrabile nei trat­ ti che si sviluppano con direzione media N-S, comuni ai due sistemi idrografici caratterizzati pero da un senso di deflusso opposto. II drenaggio verso Ovest del Bacino del T. Sanna appare conforme con la pendenza nella stessa direzione dell'Altopiano di Poirino; questa pen­ denza si era peraltro cominciata a delineare fin dai primi episodi di modellamento di questa unita morfologi­ ca, ma ii collettore del Bacino Piemontese Meridionale era riuscito a compensarla con la propria attivita sedi­ mentaria (tratto occidentale) o erosiva (tratto orientale) lino al momenta della diversione. Risaliti sul pullman, si percorrono poche centinaia di metri fino a che, all 'inizio dell 'abitato di Valfenera, si apre improvvisamente ii paesaggio collinare dell' Astigiano: ii limite tra Altopiano di Poirino e Rilievi dell'Astigiano e segnato da una scarpata alta in media 80 metri; questa ha un andamento in pianta che, se pure molto articolato nel dettaglio, appare complessiva­ mente rettilineo e diretto N-S nel suo tratto settentriona­ le per poi piegare verso SW in quello meridionale (cfr. Fig. 2). La situazione del tutto particolare che si riscon­ tra in corrispondenza a questa scarpata, situazione che non era sfuggita agli Autori del secolo scorso, e che ii paesaggio collinare che si incontra ad Est di questa si sviluppa a quote piu basse del prolungamento ideale nella stessa direzione dell' altopiano stesso; solo le sommita piu elevate mostrano quote talora leggermente superiori. Tale circostanza aveva fatto parlare Gastaldi ed altri Autori suoi contemporanei di "rilievi modellati in negativo", come se si trattasse di un caso particolare e come se tutti i rilievi che esprimono l'espressione morfologica di un orogeno non lo fossero; ma di un caso particolare si tratta in effetti. La scarpata che costituisce ii margine orientals dell'Altopiano di Poirino rappresenta l'espressione morfologica della Zona di ..... I \ I 4 Pleistocene 1 b superion, , - , Pleistocene I ' medio .. Plci1toccnc • mcdio-1up. 659 Orio di t Plci1~cn• __...- scup■. ta IIIJIC'I""' - Oloc:enc -%-%- Sinclinalc Fig. 4 - Le tracce dell'idrografia a meandri, conservata sull'Altopiano di Poirino [da Forno (1981) in Bartolini (1992)] . Evidence of the winding path of water courses on the Poirino Plateau [see Forno (1981) in Bartolini (1992)]. deformazione del T. Traversola, importante fascia di strutture a vivace attivita recente di natura traspressiva destra: i due paesaggi profondamente diversi che si riconoscono ai due lati di questa struttura testimoniano ii tipo di evoluzione completamente differente intercorsa in epoca recente (post-tardo pleistocenica superiore) nei settori posti ad Ovest e ad Est della stessa. II settore occiden­ tals {Altopiano di Poirino) e stato sostanzialmente stabile subendo un leggero basculaggio verso Ovest; quello orientals (Rilievi dell 'Astigiano), pure tiltato verso Ovest, e stato inoltre sede di un leggero sollevamento differenziale subendo una veloce e consi- stente traslazione verso Sud. Percorsi alcuni chilometri in direzione SE, si scende sul fondo della Valle Stanavasso. II fianco sinistro di questa incisione (che drena verso Nord) e impostato nel fascia di strutture che costituiscono La Zona di deformazione del T. Traversola: le formazio­ ni in cui e incisa appartengono sia al Complesso Inferiors che a quello Superiors. II versante destro e invece modellato nella intera successione indisturbata. Avvicinandosi all'abitato di Ferrere, in relazione alla inclinazione verso NW della successione, ii rilievo comincia ad essere modellato esclusivamente nel Complesso lnferiore. Estesi affioramenti nelle sabbie dell 'Unita di Ferrere sono riconoscibili, soprattutto in sinistra della strada, subito dopa aver oltrepassato ii centro di Ferrera, alla testata della Valle Maggiore. 660 MARETTO .· · . -~-~ccessione marina pr~vlllafr~n~hla~a ... .. :.--·-· .. -·-· .... -- . . Stop 2: Cascina Mottura (5 km a Sud di Villafranca d'Asti, in comune di Ferrera) L'affioramento e situato sul versante sinistro della Valle Maggiore, 200 m a Sud di Cascina Mottura, nella fascia altimetrica compresa tra 220 e 235 m. In prossimita al margine meridionale dell' area-tipo, in corrispondenza al fianco meridionale della Sinclinale di Asti , e osservabile la base della successione villafranchiana e, in particolare, ii contatto con la sottostante successione marina. Alla base dell'affioramento, per uno spesso­ re di circa 1 m, sono osservabili i sedimenti sab­ biosi dell'Unita di Ronco, corrispondenti alla parte inferiore della formazione indicata in letteratura come "Sabbie di Asti": questi sono caratterizzati da stratificazione pianoparallela e da resti di numerosi molluschi marini, prevalentemente con- centrati in livelli (un elenco delle forme piu diffuse e l'interpretazione del loro significato paleoambientale, paleoclimatico e cronostratigrafico sono riportati nella descrizione dello stop 3): la concentrazione dei resti fossili e accompagnata da una sensibile cementazione carbonatica. Al di sopra dei sedimenti descritti, per tutto ii rimanente spessore visibile, di circa 13 m, sono osservabili i sedimenti sabbiosi dell'Unita di Ferrera, corrispondenti al termine inferiore della successione villafranchiana. Questi sedimenti presentano una stratifica­ zione incrociata concava a grande scala, sottolineata da evidenti superfici di erosione con andamento pure concave: i sedimenti sab­ biosi che ne costituiscono ii riempimento contengono alla base sand- e mud clasts arrotondati connessi alla rielaborazione di livelli arenacei o siltosi, con diametro da centimetrico fino a decimetrico, e presentano una tessitura progressivamente piu fine verso l'alto; al tetto localmente si osservano lenti di sedimenti siltosi. Le strutture sedimentarie risultano sottolineate da concentrazioni di ossidi di ferro e di manganese. Si osservi come i sedimenti dell'Unita di Ferrera siano caratterizzati da grado di addensamento apprezzabile, evidenziato anche dalla sostanzialmente buona conservativita delle scarpate naturali e artificiali modellate in questa unita: questo aspetto andra ricordato quando si effettuera lo Stop 8 dedicato all'osservazione delle sabbie dell'Unita di Cascina Gherba, del Complesso Superiore, che risulteranno visibilmente molto meno addensate. Risaliti in pullman si percorre in direzione NE la strada comunale che segue la base del versante sinistro della Valle Maggiore, modellato nel Complesso lnferiore: i termini del Complesso Superiore costituiscono solo le dorsali sommitali. Al bivio situato circa 1 km a monte di Villafranca si prende a destra la strada per Cantarana e si attraversa ii largo fondovalle della Valle Maggiore. Raggiunto l'abitato di Cantarana, lo si lascia sulla destra, e si percorrono alcune centinaia di metri lino a raggiungere lo Stop 3. dee~!!~~~ t~~l_postvlllafranchlanl Stop 3 : Arboschio (2 km a SE di Villafranca d'Asti, in comune di Cantarana (3) (4)) L'affioramento e situato lungo ii versante destro della Valle Maggiore, 200 m a Sud dell'abi­ tato di Arbbschio, nella fascia altimetrica compre­ sa tra 170 e 210 m. Corrisponde attualmente ad una successione di fronti di cava sovrapposti con estensione complessiva in altezza di circa 40 m. In questo settore sviluppato al margine orientale dell'area-tipo, in relazione all'inclinazione verso Ovest dell'asse della sinclinale, affiora la parte inferiore della successione villafranchiana. La cava coltiva ii tratto inferiore della successione descritta da Pavia (1970) (5): litozona 1) e da Ghibaudo in Carraro et al. (1982)(6) . MARETTO . · · .--..:_-~ccessione marina previllafran~hlana . . . . . . . . . . . . ··- :-.. -· {3) La Soprintendenza Archeologica del Piemonte ha fatto eseguire un progetto di ripristino ambientale della cava per realizzare un parco paleontologico. (4) In genera ii limite inferiors dei fronti di cava coincide con ii limite tra le sabbie marine dell'Unita di Ronco e quelle deltizie dell'Unita di Ferrere: eviden­ temente le prime, caratterizzate da un notevole contenuto di molluschi marini, sono meno adatte come inerti in confronto alle seconde che invece si pre­ stano molto bene all 'utilizzo industriale. (5) Pavia G. {1970) - Resti di Anancus arvemensis e flora ad affinita pfiocenica nel Villafranchiano inferiore def/a cava di Arboschio. Mem. Soc. Geol. It. , 9, 157-176. {6) Carraro F., Forno M.G. & Valpreda E. (1982) - Field Trip in Northern Italy - Guideblok: September 15th-Piedmont: Asti Area. "I.G.C.P. 73/1/24", Quaternary Glaciations in the Northern Hemisphere, Final Session, September 1-17 Th. , 1982, France - Italy, 19-25, Lit. M. & S., Torino. 661 Alla base dell 'affioramento, quando non ancora coperta dai prodotti colluviali, era possibile riconoscere i sedimenti sabbiosi rnarini riccamente fossiliferi dell'Unita di Ronco (Sabbie di Asti p. p.). In corrispondenza alla parte inferiore dell'affioramento attuale sono invece riconoscibili i sedimenti sabbiosi dell 'Unita di Ferrera, osservabili per l'intero spessore pari a circa 18 m. Vi si possono riconoscere due litozone: 1) alla base, per 1,5 metri, affiorano sabbie medie di colore grigio vistosamente bioturbate da domicnia (galleria di crostacei dell'icno­ genere Ophiomorpha); la struttura risulta omogenea con fantasmi di laminazioni piu o meno oblique. Non sono stati rinvenuti fossili; 2) seguono sabbie da medie a grossolane, spesso microghiaiose, organizzate in strutture a festoni con laminazioni oblique ad angoli opposti e variamente aperti . Tale litozona costituisce ii corpo in cui e aperto ii fronte di cava e si estende per circa 16 metri di spes­ sore. Nel tratto intermedio e superiore sono frequenti le strutture canalizzate con base del canale evidenziata da accumuli spesso caotici di mud c/asts, ciottoli, legni fluitati e fossili di molluschi. Nella meta inferiore della litozona i sets di !amine, estesi lateralmente, sono evi­ denziati da concentrazioni di fossili di molluschi, soprattutto bivalvi giustapposti sulle superfici laminari con convessita verso l'alto; nel trat­ to superiore della successione sabbiosa le strutture canalizzate, piu alte, sono invece evidenziate da allineamenti di mud clasts appiattiti e da ciottoletti. La colorazione delle sabbie e tendenzialmente grigiastra, a tratti arrossata o annerita rispettivamente da ossidazioni o da residui di alterazione della sostanza organica. Le sabbie contengono ricche associazioni fossili con prevalenti resti di molluschi marini, la cui composizione si impoverisce dal basso verso l'alto pur mantenendosi costante negli elementi tassonomici piu frequenti. Alie sabbie si intercalano orizzonti sabbioso-pelitici di colore bruno-grigiastro a laminazione piano-parallela; gli strati pelitici si presentano vagamente ondulati, lenticolari alla scala dell'affioramento ed interrotti lateralmente dalle strutture canalizzate. Essi sono attraversati da galleria subverticali, verosimilmente domicnia terebrati a partire dalla superficie superiore dello strato pelitico, dopo la sua deposizione, entro le sabbie sottostanti. Localmente le peliti sabbiose contengono fossili di molluschi marini e frequenti addensamenti planari di filliti di fanerogame terrestri , evidentemente fluitate. Contenuto paleontologico della litozona 2 Le sabbie della litozona 2, soprattutto nel terzo inferiore, sono riccamente fossilifere con associazioni a molluschi di pertinenza marina e solo in parte riconducibili ad ambienti influenzati da apporto di acqua deice. Sono state riconosciute complessivamente 105 specie, di cui 46 gasteropodi, 55 bivalvi, 4 scafopodi di seguito elencati secondo la sistematica adottata da Cavallo & Repetto (1 992)(7); i bivalvi dominano come numero di esemplari. I gusci sono fortemente decalcificati e molto spesso i fossili si sbriciolano durante ii campionamento; e quindi possibile che la composizione dell'orictocenosi possa essere incrementata con la raccolta in settori di sedimento meno sottoposti a sottrazione di carbonate ad opera delle acque percolanti. La raccolta, effettuata manualmente, e di tipo semiquantitative ed integra i dati gia riportati in letteratura (Pavia, 1970) ; i valori di abbondanza delle singole specie sono espressi con: raro (r) = 1 +2 esemplari; comune (c) = 3+7 esemplari; frequente (f) = 8+20 esemplari; frequentissimo (ff)=> 20 esemplari. GASTROPODA c - Diodora italica r - Gibbula magus r - Diloma patulum r - Tricolia pullus r - Bo/ma rugosa f - Cerithium crenatum c - Potamides tricinctus c - Turritella vermicu/aris r - Aporrhais pespelecani f - Calyptraea chinensis c - Crepidula gibbosa r - Crepidu/a unguiformis c - Petaloc. glomeratus c - Natica tigrina I - Neverita josephinia c - Sinum striatum r - Ma/ea orbiculata r - Epitonium commune c - Botinus torutarius r - Heraptex tapparonii r - Ocenebra erinacea r - Ocinebrina scalaris c - Heterop. polymorpha r - Hadriania oretea I - Cyctope neritea r - Nassarius serraticosta r - Nassarius mayeri f - Nassarius gibbosu/us I - Nassarius mutabilis c - Nassarius lima r - Mitre/la scripta r - Mitra minor c - Cancel/aria cancellata r - Salafia hirta r - Ganus mercatii r - Ganus pyruta r - Ganus striatulus c - Hastuta costulata c - Strioterebrum reticulare f - Subu/a fuscata r - Terebra acuminata r - Basisu/cata simplex r - Turbonilla Jactea r - Acteon semistriatus c - Ringicula auriculata r - Ovate/la myotis SCAPHOPODA c - Dentalium sexangu/um r - Antatis inaequicostata c - Antalis fossilis f - Antalis vu/garis 8/VALVIA f - Nucuta nucleus c -Arca noae r - Anadara pectinata f - Glycymeris insubrica ff - Modiolus adriaticus r - Pecten jacobaeus r - Aequipecten scabrel/a c - Chlamys multistriata c - Lima exilis f - Ostrea forskalii f - Lucine/la divaricata f - Diplodonta rotundata c - Chama placentina c - Cardites antiquatus c - Acanthocardia spinosa f - Cerastoderma edule c - Mactra glauca r - Lutraria lutraria c - Te/Jina compressa c - Tellina planata r - Gastrana fragilis ff - Donax minutus r - Pharus Jegumen ff - Chamelea gallina f - Dosinia Jupinus f - Callista puella r - Paphia vetula genei r - Panopea glycimeris r - Nuculana pella c - Barbatia mytiloides c - Glycymeris bimaculata r - Mytilus scaphoides r - Atrina pectinata ff - Pecten flabelliformis f - Ch/amys inaequicostalis c - Lissochlamys excisa f - Ostrea edulis f - Loripes lacteus f - Diplodonta apicalis f - Chama gryphoides f - Glans intermedia f - Acanthocardia acu/eata f - Laevicardium crassum ff - Cerastoderma c/odiense f - Spisu/a subtruncata r - Donacil/a cornea c - Tellina nitida r - Macoma cumana c - Gastrana /Etcunosa c - Abra prismatica c - V. foliaceolamellosa r - Timoclea ovata c - Callista chione c - Pelecyora gigas c - Corbula gibba ( 7 ) Cavallo 0. & Repetto G. (1992) - "Conchiglie Fossili def Roero: Atlante iconografico". Ass. Natur. Piemont., mem. 2, 249 pp. 662 Nel loro complesso le sabbie della litozona 2 presentano associazioni a molluschi fossili del tutto corrispondenti a quelle degli affioramenti tipici della formazione delle Sabbie di Asti. II 98% delle specie elencate ad Arboschio e infatti presente nel cosiddetto "strato a Glycymeris" di Valleandona e Baldichieri; detta percentuale di somiglianza specifica aumenta al 100% se paragonata con l'associazione a molluschi dello "strato a Jsognomon" (Pavia, dati personali}, orizzonte fossilifero ubicato nella parte media delle "Sabbie di Asti" alla sommita della sezione del Castello di Valleandona (Sampo et al., 1968(8)). Fa eccezione la frequenza di C. glau­ cum clodiense, bivalve riconducibile ad ambienti sedimentari influenzati da apporto di acqua dolce, se non salmastri. Nella litozona 2 si hanno due livelli tabulari (rispettivamente 3 e 10 m sopra la base della sezione) composti da numerosi strate­ relli pelitici (1 +5 cm) con intercalazioni sabbiose planari all'incirca del medesimo spessore. Nel livello inferiore prevalgono impronte di resti fogliari altamente frammentati, su alcuni dei quali e stata notata la presenza di briozoi. Due straterelli pelitici (AB10 e AB12) del livello superiore (10,0+ 10,8 m) sono invece ricchi di impronte di foglie perfettamente integre o solo scarsamente frammentate. Queste si rinvengono anche in grossi blocchi di peliti (AB13) incluse nel livello sabbioso soprastante (10 ,8+15 m ca.) . Di seguito sono elencati i taxa identificati e la loro frequenza: AB10 AB12 AB13 Acer tricuspidatum A/nus cecropiaefolia A/nus gaudinii "Bambusa" cf. astensis Betula sp. Celtissp. Daphnogene po/ymorpha r Dicotylophyllum sp. Fagussp. Ocotea heeri Platanus sp. Popu/ussp. Populus cf. tremula Pterocarya sp. Sa/ixsp. Ulmussp. Considerazioni tafonomiche sulle associazioni a molluschi ff rr rr rr rr rr r 1 f r r ff rr rr rr ? ff rr rr ff Dal punto di vista fossildiagenetico, i gusci di molluschi mostrano uguale stato di conservazione ed i fossili, seppur decalcificati, non presentano differenze che possano essere ricondotte a diversi episodi diagenetici. La decalcificazione interessa prevalentemente i gusci aragonitici (la maggior parte dei gasteropodi, molti bivalvi e tutti gli scafopodi}, mentre sono meno alterati i gusci originariamente calcitici dei gasteropodi Epitoniidae e dei bivalvi Pectinidae ed Ostreidae, che si raccolgono con relativa facilita anche nel detrito di cava. L'analisi biostratinomica indica una pervasiva e costante alloctonia dei fossili, con elementi tafonomici prodotti in altri luoghi e tra­ sferiti (risedimentati) da correnti sul fondale di sedimentazione. Ne sono indizi: (1) la frequente usura dei gusci dei molluschi con trac­ ce di frattura da urto, abrase per attrito con i grani sabbiosi; (2) la costante disarticolazione dei gusci di bivalvi; (3) la riorientazione delle valve con convessita verso l'alto e la loro disposizione sulla superficie delle lamina oblique; (4) la disposizione caotica dei fossili al fondo delle strutture canalizzate in assenza di bioturbazione. Lo stato di conservazione dei fossili non frammentati permette di escludere fenomeni di rimaneggiamento (rielaborazione sensu Fernandez Lopez, 1991 ), ipoteticamente compatibili con la forte energia idrodinamica di un siffatto ambiente sedimentario comportan­ te erosione di sedimenti precedentemente deposti ed esumazione di strutture scheletali gia sepolte (fossili). Chiare indicazioni in tal senso si ricavano sia dall'omogeneita fossildiagenetica sia dalla sporadica presenza di gusci di gasteropodi non colmati da sedimento sia ancora da deformazione clastica dei gusci per carico sedimentario. E' ii caso dei fossili presenti !n un lembo pelitico-sabbioso preservato nel terzo inferiore della successione, in cui sono stati rinvenuti esemplari di N. josephinia e N. mutabilis in notevole stato di freschezza, rotti per trasporto e deformati per compattazione, ma non usurati; a questi gasteropodi era associato un esemplare di D. lupinus ii cui guscio a valve articolate esclude ogni rielaborazione. Eventuali casi di rielaborazione su fossili appartenenti a fasi di sedimentazione (e di diagenesi) precedenti potrebbero essere ipotizzati per i frequenti gusci fratturati ed usurati, ma in nessun caso risultano evidenze significative; tali fossili sono tafonomicamente indefinibili. Le orictocenosi presenti nei successivi orizzonti fossiliferi della litozona sabbiosa 2 sono quindi da considerare omogenee dal punto di vista tafonomico e possono essere utilizzate nel loro complesso per considerazioni sia cronostratigrafiche sia paleoambientali. (8) Sampo' M., Zappi L. & Caretto P.G. (1968) - "Les Foraminiferes de /'Astien •. Giorn. Geol., 35 (1967) , 277-293. 663 lnquadramento cronostratigrafico Le associazioni fossili della litozona 2 di Arboschio non forniscono dati biostratigrafici "tradizionali" utili per un diretto inquadra­ rnento cronostratigrafico dei relativi sedimenti sabbiosi. Tuttavia alcune specie di molluschi sono significative a questo riguardo. L'insieme dei molluschi, sebbene con un basso grado di estinzione rispetto alle malacofaune attuali (29%), contiene alcune spe­ cie a distribuzione mio-pliocenica oppure esclusive del Pliocene (13%). Tra queste ultime, L. excisa e P. gigas, presenti ad Arboschio con esemplari integri, non rielaborati, sono ricordate da Marasti & Ratti (1976(9)) e da Ratti & Marasti (1982)(10) come forme estinte alla base del Piacenziano (Pliocene medio) prima del raffreddamento climatico datato 3,2+3,0 Ma. Dal punto di vista cronostratigrafi­ co, le sabbie della litozona 2 di Arboschio sono quindi riferibili al limite Zancleano-Piacenziano o piu verosimilmente al Piacenziano inferiore sensu Rio et al. (in stampa)(11 ). Considerazioni paleoecologiche L'analisi paleoecologica e stata condotta con riferimento sia alla ricca bibliografia esistente sull'argomento (cf. Ferrero & Merlino, 1992 (12); Campantico, 1993) sia agli studi sulle comunita bentoniche attuali del Mediterraneo (Peres & Picard, 1964 (13); Picard, 1955(14)). Le associazioni a molluschi della litozona 2, pur impoverite tassonomicamente dal basso verso l'alto della successione litostrati­ grafica, si possono considerare omogenee dal punto di vista del significato paleoambientale. Esse sono classificabili come "orictoce­ nosi alloctone indigene", in quanto costituite da resti conchigliari prodotti da biota viventi in ambienti contigui dei piani infralitorale e litorale . Dal punto di vista qualitative, quasi ii 50% dei molluschi elencati popolava infatti i fondali piu superficiali del mare astigiano, rnentre la restante percentuale di specie riguarda forme euribate diffuse a diversi livelli biocenotici della piattaforma continentale. La pertinenza infralitorale e litorale raggiunge pero valori prossimi al 100% nel compute limitato alle specie f o ff. II dato batimetrico e in accordo con l'affinita tessiturale propria dei taxa determinati. Alcuni molluschi, riportati in letteratura come indicatori di substrati solidi, nel contesto della forrnazione delle Sabbie di Asti sono da ricondurre a fondali sabbiosi con abbondanti conchiglie, o eventualmente ricchi di ciottoli ghiaiosi, funzionanti da ancoraggio di bivalvi bissati o di molluschi cementanti (es. 0. edu­ lis, 0. forskali1) . Altre forme risultano invece adattabili a fondali misti , sabbioso-pelitici, e tra queste ii mistofilo M. adriaticus. La mag­ gior parte dei molluschi enumera invece specie viventi su o entro fondali sabbiosi; si tratta di forme psammofile pure o tolleranti che comprendono quasi tutte le forme classificate f o ff, tra cui merita ricordare C. clodiense, D. minutus, C. gallina. Fanno eccezione le specie pelofile tolleranti C. crenatum, D. rotundata, C. edule, adattate anche a fondali fangosi di ambiente lagunare, e N. josephinia forma euritopa della parte superiore della piattaforma continentale . Dal punto di vista paleobiocenotico, tutte le specie di molluschi sono riconducibili a paleocomunita dei livelli superiori del piano infralitorale o, in minor misura, del piano litorale, direttamente in quanto esclusive (e) o preferenziali (p), oppure indirettamente in quanto accompagnatrici delle biocenosi marine superficiali elencate da Peres & Picard (1964), Picard (1965) e Corselli & Scola (1990)(15). Le considerazioni che seguono sono !imitate alla specie classificate ad Arboschio come f o ff, trascurando quelle ii cui significato bio­ cenotico e nullo o imprecisato. La maggior parte di queste specie e riferibile alla biocenosi attuale delle "sabbie fini ben calibrate" (sFsc). Tra le specie piu signi­ ficative si ricordano: N. josephinia (e), N. mutabilis (e), S. fuscata (p), B. mytiloides (p), G. insubrica (p), C. inaequicostalis (e), G. inter­ media (p), A aculeata (e), C. gal/ina (p), D. lupinus (p), C. puella (e) . La biocenosi SFBC si sviluppa su fondali con sabbie fini a granulometria omogenea, talvolta leggermente fangose; gli organismi bentonici, tra i quali i bivalvi costituiscono la componente mala­ cologica dominante, sono in grado di tollerare un'eventuale diminuzione di salinita, rispondendo alle variazioni del parametro chirnico con un impoverimento in specie caratteristiche bilanciato da un aumento dei taxa accompagnatori eurialini. Specie accompagnatrici della biocenosi SFBC sono da considerare C. gryphoides (caratteristico del posidonieto), N. nucleus (diffusa nei livelli al passaggio con ii circalitorale, al di fuori della costante energia idrodinamica propria dell'infralitorale), C. chinensis, D. apicalis, L. crassum, A. vulgaris (carattersitici di fondali a sabbie grossolane sottoposti a correnti di fondo). [Le specie classificate c sbilanciano ancor di piu in senso SFBC tali considerazioni paleobiocenotiche]. Altre specie di molluschi sono ritenute significative della biocenosi delle "sabbie fini dei livelli superficiali" sviluppata lungo la linea (9) Marasti R. & Ratti S. (1976) - "Osservazioni biostratigrafiche e paleoecologiche sul/a malacofauna def Piacenziano di Maiatico (Parma, Emilia occi­ denta/e)". Boll. Soc. Paleont. It., 15, 189-214. (10) Ratti S. & Marasti R. (1982) - 'The Mediterranean bioprovince from the Pliocene to the Recent: observations and hypoteses based on the evolution of the taxonomic diversity of molluscs". - Proc. 1st Intern. Meet. "Paleontology, Essential of Historical Geology", Venezia, 151-177. (11) Rio D., Sprovieri R. & Di Stefano E. (in stampa) - 'The Gelian Stage: a new chronostratigraphic unit of the Pliocene Series". Riv. It. Paleont. (12) Ferrero E. & Mertine B. (1992) - "Ricostruzione paleoecologica di una malacofauna def Bacino Pliocenico Astigiano {Italia NW)". Boll. Malacol., 28, 101-138. (13) Peres J.M. & Picard J. (1964) - "Nouveau manuel de bionomie benthique de ta Mer Mediterranee•. Rec. Trav. St. Mar. Endoume, 31 , 137 pp. (14) Picard J. (1965) - "Recherches qualitatives sur /es biocenoses marines des substrats meubles dragables de la region marsei/laise•. Rec. Trav. St. Mar. Endoume, 36, 160 pp. (15) Corselli C. & Scola D. (1990) - "Biocenoses and thanatocenoses in SFB_G bottom•. Atti V Simp. "Ecologia e Paleoecologia delle Comunita bentoniche", Mus. Reg. Sc. Nat. Torino, 643-658. 664 di battigia in area di shoreface (SFHN: Ferrero & Merlino, 1992): N. gibbosu/us e, soprattutto, la ff D. minutus. Sano frequenti inoltre i molluschi che, pur segnalati diffusamente in SFBC e SFHN, sono in grado di sopportare variazioni di salinita; la loro abbondanza e un chiaro indizio di condizioni almeno parzialmente influenzate da apporto dulcicolo: C. crenatum, C. neritea, M. adriaticus, L. divaricata, D. rotundata, C. edule, S. subtruncata. A queste si aggiunge C. c/odiense, classificato ff ad Arboschio ed indicato come forma esclusi­ va della biocenosi delle "lagune eurialine ed euriterme" (LEE: Picard, 1965). lnfine L. lacteus e esclusivo della biocenosi delle "sabbie fangose superficiali in ambients protetto" (svcM). Considerazioni diverse riguardano P. flabelliformis, bivalve fossils ritenuto significativo dei fondali pelitico-sabbiosi al passag­ gio Ira i piani infra- e circalitorale ma anche segnalato autoctono nelle orictocenosi infralitorali delle Sabbie di Asti. Tenendo presenti le dimensioni generalmente ridotte dei resti di tale pettinide e la prevalenza di valve sx piatte rispetto a quelle dx convesse, la fre­ quenza di P. flabelliformis pub essere spiegata con un trasporto selettivo ad opera di correnti di fondo in grade di trasferire strutture ad elevata portanza idrodinamica. In conclusions, le orictocenosi alloctone a molluschi della litozona 2 risultano composts da differenti stocks paleobiocenotici importati dai settori piu superficiali del piano infralitorale e da quelli al passaggio con ii litorale. La maggior parte dei molluschi fossili campionati ad Arboschio comprende infatti specie proprie di paleobiocenosi SFBC (es. C. gallina), a cui si associano larghe percentuali di forme riconducibili a biotopi SFHN0RD (0. minutus) e LEE (C. c/odiense). Circa ii tipo di corrente a cui imputare tale concentrazione biostratinomica, la coesistenza di numerosi molluschi tipicamente marini con specie in grado di sopportare una diminuzione di salinita per apporto dulcicolo, se non addirittura caratteristiche di lagune eurialine, trova spiegazione nel gia descritto controllo delle correnti di marea (Ghibaudo in Carrara et al. , 1982) sulla deposizione delle sabbie a carpi canalizzati con strutture a festoni e lamina oblique, alternali ad episodi di decantazione degli orizzonli sabbioso-pelitici con filliti. Nella parte superiors dell'attuale cava, per uno spessore di circa 3 m, sono osservabili i sedimenti limoso-sabbiosi dell'Unita di S. Martino. Questi risultano costituiti da alternanze a scala metrica di silt, caratterizzati da laminazione pianoparallela, e da sabbie fini, che presentano invece laminazione incrociata planare. In prossimita del limite fra le due unita e riconoscibile un livello con spessore decimetrico legato ad una sensibile cementazione carbonatica. Al di sopra dell'affioramento esposto nella cava attiva si sviluppa un fronte di cava superiore, non piu attiva, in corrispondenza al quale e osservabile, per lo spessore complessivo di circa 15 m, parte dell'Unita di S. Martino. Essa e in particolare costituita alla base da alternanze a scala decimetrica di sedimenti siltosi e di sedimenti sabbiosi fini; nella parte alta prevalgono invece i sedimenti siltosi , ricchi di impronte di foglie e di frustoli vegetali con locali concentrazioni di molluschi continentali. All'interno di due intercalazioni sab­ biose riferibili all'unita di S. Martino, Pavia (1970) segnala ii rinvenimento dei resti di Anancus arvemensis e di Rhinoceros sp.(16). Al tetto dell'affioramento, intercalato nell'Unita di S. Martino, e riconoscibile un livelletto sabbioso di pochi centimetri di spessore con una fauna a lamellibranchi e foraminiferi di ambients salmastro (Pavia, 1970), fatto che sottolinea l'esistenza di locali rapporti di interdigitazione fra le due unita del Complesso inferiore: Unita di S. Martino e Unita di Ferrera. Considerazioni sui macrofossili vegetali In diversi livelli della cava sono conservate impronte di resti vegetali terrestri , che rappresentano sia associazioni alloctone (Unita di Ferrera e alcuni livelli dell'Unita di S. Martino) sia autoctone/ipoautoctone (Unita di S. Martino). Le impronte di foglie (filliti) rappre­ sentano certamente ii materiale da cui si possono trarre le maggiori informazioni. II piu ingente contribute alla raccolta e allo studio di filliti in questa successione e dovuto a Pavia (1970). Durante ii recente lavoro di revisione del Villafranchiano si sono effettuate raccol­ te molto piu !imitate, le quali hanno, tuttavia, messo in luce degli insiemi floristici del tutto analoghi a quelli evidenziati in precedenza, fatta salva la necessita di una generale revisions tassonomica. Le nuove indagini sui macrofossili vegetali nel livello (AB20) ubicato 31 m sopra la base della sezione (sedimenti pelitici al tetto di un paleosuolo poco evolute) hanno evidenziato un'associazione palustre oligolipica con impronte di foglie dei seguenti taxa: A/nus gaudinii ff Acer tricuspidatum Glyptostrobus europaeus rr Monocotiledoni "Pteris" sp. Taxodium dubium Nella parte piu alta della sezione (41 m sopra la base), estate possibile campionare alcune impronte di vegetali in un livello pelitico (AB30): Acersp. Carpinus sp. frutto frutto {16) Originariamente dovevano essere presenti locali forti concentrazioni di resti di vertebrati: negli anni '70 la concentrazione dei resti era cosi rilevante da costringere i cavatori ad accumulare le ossa "in modo da consentire l'utilizzo della sabbia, di per se molto pura". Daphnogene polymorpha Fagussp. Magnolia sp. Pinus cf. peuce Quercus sapperi Ouercus pseudocastanea Symplocos schereri Toddalia sp. foglie frutto e cupula frutto cono cupule foglie frutti semi 665 Tutte le associazioni a macrofossili vegetali della successione della Cava Arboschio, benche piu o meno ricche, indicano chiara­ mente delle condizioni climatiche temperate caldo-umide. I dati disponibili per la successione esposta nella Cava Arbbschio non met­ tono in luce alcuna differenza di rilievo fra le flora fossili dei sedimenti delle Unita di Ferrera e di S. Martino. Soprattutto grazie alla ricca documentazione raccolta da Pavia (1970), si pub ricostruire una vegetazione arborea prevalentemente caducifoglia con molti generi ancora viventi in Europa, attiancati a non pochi elementi "esotici". Risulta chiaro che ii record paleotloristico e fortemente sbilan­ ciato a favore di elementi rivieraschi (A/nus, Popu/us, Platanus, Pterocarya, Salix, U/mus), caratteristica tipica di associazioni a macro­ resti condizionate da un trasporto fluviale. Notevole la costante presenza di alcune forme sempreverdi termolile che giocano a favore di un clima leggermente piu caldo dell'attuale. Un trend di raffreddamento verso l'alto (proposto da Pavia, 1970) non e documentabile con le macroflore se si tiene conto del recente rinvenimento, nella parte piu alta della sezione di Arboschio (AB30), di numerosi taxa termofili "terziari", come Daphnogene polymorpha, Quercus sapperi, Quercus pseudocastanea, Symplocos schereri, Toddalia sp. Dal punto di vista biostratigrafico le !lore di Arbbschio mostrano spiccate affinita neogeniche. Si tenga perb conto che in Italia centrale associazioni a foglie e legni ad affinita neogenica sono segnalate in un deposito datato radiomentricamente a 700.000 anni (Follieri, 1984(17)) . Ciononostante , l'associazione paleocarpologica del livello AB30, con Symplocos schereri e Toddalia sp., non pub essere posteriore al Piacenziano. Caratteristiche sedimentologiche della successione Dei quattro fronti di cava descritti da Pavia (1970) solo ii piu basso, ancora attivo, permette una visione completa e dettaglia­ ta delle litofacies; negli altri tre detrito superficiale e vegetazione nascondono gran parte dei fronti di scavo ed impediscono una corretta visione dei depositi. La successione sedimentaria affiora, per circa 44 m, senza evidenti discontinuita stratigraliche, ma solo per i primi 22+23 m si hanno buone condizioni di affioramento. Nell'insieme la successione pub essere suddivisa in due parti: una parte inferiore (da q. 0 a q. 17,70 m) dominata da litofacies sabbiose e da resti di malacofauna marina (litozone 1 e 2); una parte superiore (da q. 17,70 a q. 44 m) costituita da alternanze di corpi sabbiosi con limi argillosi. Parte inferiore de/la successione di Arboschio - Unita di Ferrere (UF) Questa porzione e completamente affiorante in corrispondenza del fronte di cava piu basso, unico attualmente attivo. Si osserva­ no litofacies organizzate secondo sequenze deposizionali, spesse da 70 cm a 3,5 m, con diminuzione della granulometria verso l'alto (fining upward sequences) . Ciascuna sequenza e limitata da superfici erosive alla base ed alla sommita ed e costituita da tre litofa­ cies: A, B e C. - Canali di marea - litofacies A La superficie erosiva e continua, piuttosto irregolare e caratterizzata da tasche erosive profonde lino ad 1 m; per estensioni late­ rali di circa 30 m, sembra avere una disposizione subparallela ai piani di stratilicazione. Subito al di sopra della superficie erosiva affio­ rano sabbie grossolane o molto grossolane, contenenti clasti di argilla (mud clasts) e, piu raramente, ciottoli silicei subarrotondati o subangolosi; i clasti di argilla derivano dalla erosione di argille siltose laminate affioranti nella parte alta di questa sequenza sedimen­ taria (litofacies C), oppure a paleosuoli non affioranti in questa parte della successione. La sequenza continua con sabbie media o medio-grossolane, organizzate in stratificazioni incrociate con9ave di altezza compresa Ira 15 e 60 cm, le cui dimensioni gradatamente diminuiscono verso l'alto. Lamina o sottili strati di limi argillosi si osservano alla base delle stratilicazioni incrociate concave op pure coprono i foreset sabbiosi. I versi de lie paleocorrenti mostrano una spiccata bimodalita. Le sabbie lino a q. 1 0 m contengono, con percentuali variabili dallo 0 al 60%, resti di molluschi marini, esclusivamente in fram­ menti molto usurati; resti di tronchi sono invece conservati per tutta la successione. - Piana tidale esterna - litofacies B In continuita di sedimentazione, sabbie fini si sovrappongono alle sabbie con stratilicazioni incrociate. Le sabbie mostrano lami­ nazioni incrociate non piu alte di 2 cm con lamina immergenti in direzioni opposte; la loro forma esterna (form set) simmetrica permette di interpretarle come legate, almeno in parte, al moto ondoso. Sottili pellicole di limo o sabbia molto fine, concave verso l'alto, coprono (17) Follieri M. (1984) - 'The history of the climate and vegetation in Italy based on palynological and macrofossil record". Webbia, 38, 441-453. 666 queste increspature simmetriche producendo strutture del tipo stratificazione-f/asersemplice. Spesso le strutture sedimentarie sono mascherate da una intensa bioturbazione che ha lasciato galleria a sviluppo verticale , interpretabili come Callianassa. - Piana tidale interna - litofacies C La parte alta della sequenza e costituita da sottili alternanze di limi argillosi con sabbie fini o molto fini. Questa litofacies si segue lateralmente per tutta la cava per una estensione superiore a 30+40 m. Gli strati sabbiosi sono costituiti da lenti piano convesse, di forma debolmente asimmetrica o simmetrica; internamente sono for­ mati da laminazioni con verso di migrazione bipolare. A volte le sabbie contengono anche detrito conchigliare. I limi argillosi mostrano !amine piano parallele continue lateralmente e contengono resti vegetali (foglie) ed animali (bivalvi), tra cui relativamente frequente e Cerastoderma sp., conservato con entrambe le valve e a volte in posizione di vita. I depositi fini sono spesso attraversati da galleria di bioturbazione verticali, larghe tra 2 e 10 mm, mostranti forma ad U e riempimento disposto a menisco. Nella parte basale della cava Arboschio si osservano sette sequenze, ma solo due mostrano una successione completa delle litofacies A, B e C; nelle altre quattro la porzione superiore della sequenza non conserva la litofacies C. Tale aspetto sembra essere legato a fenomeni erosivi piu che non deposizionali. La sequenza di litofacies A, B e C o A e B e stata interpretata come formata in ambiente marino costiero, dominato da correnti di marea. La litofacies A testimonia l'attivita di correnti che avevano la capacita di erodere un fondo argillo-limoso o sabbioso e di trasporta­ re e depositare sabbia medio-grossolana tramite dune subacque alte fino a 1,2 m. Le direzioni delle paleocorrenti indicano una marca­ ta bimodalita con valori, in uno stesso strato, anche bipolari. Le condizioni energetiche ambientali dovevano essere anche caratterizzate da momenti di stasi, che permettevano la deposizione di drappi di fango argilloso sui foreset e alla base delle stratifica­ zioni incrociate concave. Tali aspetti testimoniano flussi con alternanza di energia e con direzioni di scorrimento opposte o differenti, che possono essere messi in relazione a correnti tidali. La presenza di frammenti di molluschi marini e tronchi sarebbe un ulteriore elemento che testimonierebbe l'azione di due flussi con direzione verso terra e verso mare. Su grandi distanze (almeno 200 m) le superfici erosive alla base della litofacies A mostrano una geometria spiccatamente concava verso !'alto. Per tale ragione i depositi sabbiosi sovrastanti possono essere interpretati come prodotti di forrne canalizzate in ambiente tidale. Le litofacies B e C si sono depositate nella fascia intertidale non solcata da canali. Correnti di energia piu debole, ma ancora con versi di scorrimento bimodali alternati a momenti di energia nulla, sono qui testimoniate da laminazioni incrociate con foresetdiret­ ti in senso opposto e strutture di tipo flaser. In tali .ambienti l'azione delle deboli correnti tidali interagiva con ii moto ondoso che rielabo­ rava la parte sommitale delle increspature da corrente (current ripples) prodotte dalla marea e ne produceva una forma esterna (form set) simmetrica. Secondo le caratteristiche granulometriche e le strutture sedimentarie la litofacies B pub rappresentare la parte piu distale (verso mare) della piana intertidale, mentre la litofacies C rappresenterebbe la porzione piu prossimale (verso terra) dove le condizioni energetiche erano ancora piu basse ed era possibile la deposizione di fango argilloso. La presenza di un ambiente continentale vicino e testimoniata dalla abbondanza di resti vegetali terrestri. Sulla base di queste considerazioni ed osservando che i depositi sovrastanti indicano un ambiente deposizionale deltizio, e possibile ipotizzare che la por­ zione inferiore della cava Arboschio si sia depositata in un ambiente di estuario. Parle superiore de/la successione di Arboschio - Unita di S.Martino (USM) Scarsi e limitati affioramenti, nascosti tra una fitta vegetazione, costituiscono la porzione superiore della cava Arboschio. II pas­ saggio tra la porzione superiore ed inferiore (q. 17,70 m) e caratterizzato da un profilo di paleosuolo spesso circa 3 m e mostrante un grado di evoluzione medio-alto. Questo passaggio costituisce ii contatto tra l'Unita di Ferrera (UF) e l'Unita di S. Martino (USM) ed anche ii passaggio tra un ambiente deposizionale marino costiero ed uno francamente continentale. Le litofacies piu frequentemente osservabili in questo intervallo sono costituite da grandi corpi sabbiosi o ghiaioso-sabbiosi (lito­ facies D), spessi dai 3 ai 5 m, con base erosiva e mostranti stratificazioni incrociate concave, alte fino a 20 cm; le poche direzioni di paleocorrente (3 valori in tutto) indicano versi di scorrimento dei paleoflussi diametralmente opposti. Sulla base dei caratteri sedimentari questi corpi sabbiosi possono essere interpretati come corpi di canale nei quali si risentiva ancora l'effetto delle maree. I depositi grossolani si alternano a sedimenti argilloso-limosi nei quali sono individuabili tre differenti tipi di litofacies (litofacies E, F e G). La litofacies Ee costituita da argille limose laminate contenenti un'alta concentrazione di resti vegetali (soprattutto foglie) . La litofacies Fe formata da limi con laminazioni piano parallele e continue, alternati a strati sabbiosi lenticolari, spessi fino a 10 cm. Questi ultimi sono gradati e mostrano laminazioni pianoparallele alla base ed incrociate nella parte alta oppure sono semplicemente costituite da laminazioni incrociate, spesso rampicanti; la forrna esterna (form set) delle increspature da corrente e sempre conservata. Le litofacies E ed F corrispondono a sedimentazione di zone allagate tra i canali distributori di una piana deltizia e sono state prodotte rispettivamente da semplice decantazione di materiale fine o anche da flussi di materiale piu grossolano, tramite deboli correnti di densita. La litofacies G corrisponde a paleosuoli. Se ne riconoscono due tipi: uno molto evoluto, con profili spessi piu di 3 m e con strutture pedogenetiche ben sviluppate, ed un secondo poco evoluto, non piu spesso di 70 cm e con spiccate caratteristiche di idromorfia. I diffe­ renti tipi di litofacies G corrispondono a diverse condizioni pedogenetiche: ii primo e interpretato come ii prodotto della pedogenesi in 667 aree per lungo tempo lontane dalla sedimentazione e relativamente ben drenate; ii secondo tipo si e formato in aree imbevute di acqua (condizioni di idromoriia) e frequentemente sommerse dalle acque. In sintesi la parte superiore della successione di Arboschio corrisponde alla parte emersa di una zona deltizia con canali distribu­ tori influenzati dall'azione delle correnti tidali (facies D); le aree di intercanale erano in parte sommerse (piccoli stagni - litofacies E ed F) ed in parte emerse e sottoposte a pedogenesi (facies G). Ripreso ii pullman si prosegue lungo la strada che porta alla S.S. n. 10, fiancheggiando le tracce delle vecchie cave di Cantarana. Ragg iunta la statale, si prende a sinistra in direzione NW e, dopo alcuni chilometri percorsi sul largo fondovalle del T. Triversa, ramo principale del reticolato idrografico locale, si prende ii secondo bivio per Villafranca alle cui porte, superato ii cavalcavia sulla ferrovia Torino-Genova, si lascia ii pullman. Dopo un percorso a piedi di alcune centinaia di metri in direzione Ovest, dapprima lungo la ferrovia e successivamente all'interno dell'area di cava, ci si porta in posizione panoramica davanti al fronte inferiore della Cava R.D.B. deposit! fluvlall terrazzatl postvlllafranchlanl ~-------------~-- ..-..~~~~~~~ MARETTO :," ,• · STOP4 . · .· .--:__.-~ccess~one_ marina prevlllafran~hlana •-- .--.. -· Stop 4: Cava R. D. B. (in comune di Villafranca d'Asti, 600 ma NW dell'abitato) L'affioramento e ubicato in corrispondenza al versante destro della Valle del T. Triversa, 200 m a S dell 'abitato di Taverna: i suoi fronti sono attualmente compresi nella fascia altimetrica che si estende tra 175 e 215 m. In corrispondenza al settore centrale dell' area-tipo e quindi all'asse della Sinclinale di Asti, affiora la parte medio-superiore della successio­ ne villafranchiana: la fascia inferiore dei versanti e modellata nei sedimenti dell'Unita di S. Martino (Complesso lnferiore); la fascia superiore e inve­ ce impostata nei sovrastanti sedimenti dell 'Unita di Cascina Gherba e dell'Unita di Maretto (Com- plesso Superiore). L'affioramento corrisponde alla successione dei fronti di cava sovrapposti della Fornace R.D.B., coltivata per produzione di lateri­ zi. Complessivamente i diversi fronti si sviluppano per una un'altezza di circa 40 m, costituendo l'affioramento piu esteso dell'intera area-tipo: esso e stato ripetutamente preso in esame da molti Auteri sotto ii profile stratigrafico, paleontologico e palinologico. Nei diversi fronti sono osservabili i sedimenti dell'Unita di S. Martino, esposti per uno spessore complessivo di 38 m, corrispon­ dente solo a parte dello spessore conservato per i sedimenti di questa unita. In questo affioramento risulta particolarmente evidente la notevole variabilita di facies di questi sedimenti : sono infatti costituiti da ripetute alternanze, a scala metrica, decimetrica o centimetrica di sedimenti siltosi , siltoso-argillosi e sabbiosi minuti. Confrontando le descrizioni delle stratigrafie osservate nei fronti di cava in tempi successivi, dai diversi autori che hanno studiato la successione esposta, si evidenzia l'andamento lenticolare anche in grande delle alternanze di litofacies. I sedimenti siltosi sono caratterizzati prevalentemente da laminazione piano-parallela: piu raramente presentano solo un accen­ no di laminazione o ne sono del tutto privi; localmente mostrano piccoli ripples o strutture convolute legate a fuoriuscita d'acql:la. I sedimenti sabbiosi presentano laminazione incrociata, prevalentemente planare, o sono privi di strutture: talvolta alla base si sviluppa­ no orizzonti carbonatici con spessore da centimetrico a decimetrico, legati a fenomeni secondari. Complessivamente i sedimenti sab­ biosi sono di gran lunga subordinati rispetto a quelli siltosi, costituendo intercalazioni con spessore in genere compreso tra alcuni cm e 1 m: solo al tetto del fronte inferiore si sviluppa un corpo sabbioso con spessore di circa 2 m. Localmente inoltre si osservano ridotti corpi lenticolari costituiti alla base da sedimenti ghiaiosi. I sedimenti mostrano nel loro insieme un sensibile addensamento, particolarmente rilevante in corrispondenza ai silt privi di lami­ nazione. I sedimenti siltosi contengono localmente, a piu livelli, impronte di foglie , concentrate in corrispondenza ai depositi fittamente laminati, frustoli vegetali, radici e frammenti di rami e tronchi. Si osservano inoltre numerosi livelli ricchi di gasteropodi continentali, spesso associati a orizzonti di colore grigio scuro con spessore decimetrico, ricchi di sostanza organica, interpretabili come paleosuoli s./. In corrispondenza alla base del fronte inferiore, prima degli ultimi scavi, si osservava un ceppo fossile in posizione di vita, che conservava parte dell'apparato radicale : ii ceppo, con altezza di circa 60 cm e diametro massimo di circa 80 cm, giaceva in corrispon­ denza a uno strato siltoso ed era sottolineato dall'andamento subverticale della laminazione. Nella fascia altimetrica centrale del fronte inferiore (circa 15 m sopra l'attuale base della cava) e riconoscibile un livello di spes- 668 sore decimetrico ricco di frammenti di tronchi e rami fossili lignitizzati. In corrispondenza al fronte intermedio, per uno spessore di circa 2 m, i sedimenti siltosi sono caratterizzati da una sensibile pedo­ genesi evidenziata dal colore bruno (l'indice di colore medic e 7,5 YR 5/8 nelle notazioni delle Munsell Soil Color Charts), dalla presenza di pseudogleys e dalla diffusione delle patine di argilla e delle concrezioni carbonatiche: queste ultime mostrano di avere un andamento a reticolo, in pianta, sottolineando la fessurazione prismatica dei sedimenti. Al tetto del fronte superiore si osservano depositi sabbioso-ghiaiosi che costituiscono un corpo lenticolare, separate dai sotto­ stanti sedimenti siltosi da una evidente superficie di erosione irregolare. La matrice, costituita da una mescolanza di sabbia e silt, mostra colore bruno (l'indice di colore media e 7,5 Y R 5/6 nelle notazioni delle Munsell Soil Color Charts); i ciottoli, caratterizzati da sensibile arrotondamento e modesta sfericita, hanno diametro massimo compreso Ira 1 e 3 cm e sono costituiti prevalentemente da quarziti e quarziti conglomeratiche e subordinatamente da gneiss e dolomie. II modesto addensamento di questi depositi consente di ipotizzare che siano legati alla rielaborazione, ad opera di fenomeni colluviali , dei sedimenti dell'Unita di Cascina Gherba affioranti nella fascia altimetrica immediatamente superiore del versante, dai quali ereditano soprattutto le caratteristiche dei ciottoli. Descrizione delle caratteristiche strutturali La successione sedimentaria affiorante presso la cava R.D.B. dal punto di vista strutturale e collocata nel settore assiale della Sinclinale di Asti, in corrispondenza al quale l'Unita di S. Martino mostra ii massimo spessore conservato . Per quanta riguarda le giaci­ ture locali delle superfici di stratificazione all 'interno di questa unita, valutando quelle che presentano la massima continuita laterale sui fronti di cava, si ricavano valori medi debolmente inclinati (5+6°) verso WSW; si rinvengono pure localmente giaciture "anomale" che localmente sono legate ad irregolarita nelle superfici erosionali minori. LF ~~ '• F1 ~ FO F2 F7 FS E F5 a) b) Fig. 5 - Cava R. D. B., fronte di scavo orientale, settore centrale. Strutture deformative entro ai sedimenti limoso-argillosi dell'Unita di S. Martino. a) Faglie inverse (F0, 35°-> 190°; F1 , 25°-> 10°; F3, 25°-> 5°) e normali (F2, 35°-> 190°). Le misure del rigetto sul livello ricco di resti vegetali (V) sono in centimetri. Le dislocazioni si perdono all ' interno dei soprastanti livelli marnoso-argillosi fittamente laminati {LF). b) Faglie inverse (F5 ed F6, 35°-> 170°) e faglie a movimento indeterminato (F7 e FB, 30°-> 25°) che attra­ versano livelli limoso-argillosi a laminazione ondulata e contorta {LC); le dislocazioni sono troncate da una superficie erosionale. R. D. B. Quarry, the central portion of the eastern exploitation face. Displacement features of silty-clayey deposits of the San Martino Unit. a): Reverse (FO, 35'-> 190'; Ft , 25'-> 10'; F3, 25'-> 5') and direct faults (F2, 35'-> 190'). Displacement height from the level rich in vegetal matter (VJ is in centimetres. Displacement evidence disappear within the overlying tightly laminated marl-clay deposits (LF). b) Reverse faults (F5 and F6, 35'-170') and faults with undefined kinematic features (Fl and FB, 30'-> 25') cutting silty­ clayey layers with undulated and twisted lamination (LC); displacements are truncated by an erosion surface. Osservando nel suo complesso la successione affiorante non sono visibili deformazioni che ne attraver­ sino tutto lo spessore. In dettaglio sono invece rilevabili discontinuita strutturali minori. Sul fronte orientale della cava, nella parte inferiore della sezione, si rinvengono alcune faglie a basso angolo, alcune delle quali con evidenze di movimento inverse e dislocazioni dell'ordine del centime­ tre; in particolare, nella parte centra­ le di questo fronte di scavo, sono stati misurati dati mesostrutturali in corrispondenza di un settore in cui viene a mancare la continuita latera­ le della laminazione parallela, altrove molto marcata e ben visibile. L'area perturbata e delimitata da faglie che si estendono per qualche metro dalla base dello scavo lino ad attraversa­ re, dislocandolo, un livello ricco in resti vegetali. Nella Figura Sa tale livello e utilizzato come marker per schematizzare le superfici di taglio, la cui direzione media e N100°E. In un livello stratigrafico immediatamente superiore, una decina di metri verso Nord, e stata rilevata una situazione analoga, schematizzata in Figura Sb. Altre faglie a basso angolo, con tracce di movimento inverse (dislocazioni e/o trascinamento di lamine pianoparallele) sono state rinvenute, sempre sulla parete orientale della cava, nel settore terminale verso Nord (30°➔170° , rigetto apparente di 2 cm; 30°➔205°, rigetto apparente di 0,5 cm, Fig. 6) . I sedimenti limoso-argillosi dell'Unita di San Martino sono talvolta caratterizzati da laminazioni ondulate con ampiezza compresa fra 20 e 60 cm; tali caratteristiche sono particolarmente apprezzabili sulla parete occidentale del gradino creato durante i lavori di scavo sul fronte meridionale. Localmente i livelli ondulati sono evidenziati da un colore di alterazione bruno-giallastro, che contrasta con i sottostanti livelli limoso-argillosi non ossidati, di colore grigio-bluastro. La caratteristica significativa dal punto di vista strutturale in questo caso e rappresentata da una sistematica fratturazione subverticale rilevabile entro i livelli inferiori, non alterati, caratterizzati da una fitta laminazione pianoparallela (Fig. 7) . Le direzioni delle fratture sono, in ordine di frequenza, N100°E, N45°E, N130°E; tali siste­ mi sono spaziati, rispettivamente, 20+40 cm, 50+70 cm, 80+100 cm, definendo talvolta un vero e proprio clivaggio subverticale per fratturazione; localmente si registrano dislocazioni verticali dei blocchi, appena percettibili. Al passaggio fra i livelli limoso-argillosi infe­ riori e quelli superiori (con laminazione ondulata) si registra un improwiso e circoscritto aumento della frequenza della fratturazione 669 Fig. 6 - Faglia inversa metrica sulla parete orientale della cava R.D.B., con inclinazione 30°➔ 205° e rigetto apparente di 0,5 cm osservato in corrispon­ denza della fitta laminazione dei limi argillosi dell'Unita di S. Martino. 3(!'➔ 205° dipping one-metre reverse fault on the eastern wall of the R. D. B. Quarry; apparent displacement is 0.5 cm with respect to the tight lamination of the S. Martino Unit clayey silt deposits. .-.... 1·· ;_ • + -~ • . •-;~~ .) . . ...... ,. :.:· - ~_:...;;-;_. {F-- che scompare invece quasi del tutto al di sopra di questa fascia, con spessore di una ventina di centimetri. Solo alcuni piani si pro­ pagano ulteriormente verso l'alto e tagliano le lamine ondulate in corrispondenza delle creste o delle depressioni. Gli elementi deformativi sopra descritti sono stati osser­ vati, con costanza di orientazione e caratteri deformativi lunge lo stesso livello stratigrafi­ co, su tutto ii fronte della cava R.D.B. per una lunghezza di circa 250 metri. Non esiste al memento un quadro interpretative chiaro per quanto riguarda le strutture deformative rilevate. Le misure rac­ colte (delle quali in Fig. 8 e presentato un diagramma riassuntivo) permettono perb alcune considerazioni: 1) tutti i casi di deformazione mostrano Fig. 7 - Sistemi di fratture subverticali (direzioni N100°E, N45°E, N130°E, in ordine di frequenza) nei sedimenti limoso -argillosi non alterati dell'Unita di S. Martino. Nei soprastanti sedime,, : limoso-argillosi, alterati , della stessa unita, la lami­ nazione appare ondulata simmetricamente rispet­ to alle fratture principali. Scala: 3,5 mm= 10 cm. Subvertical fracturing (stretching N10(J'E, N45°E, N13(J'E, in frequency order) of unweathered silty­ clayey deposits of the San Martino Unit. Lamination in the overlying weathered silty-clayey deposits of the same unit is symmetrically undulated with respect to main fractures. Scale: 3.5 mm= 10 cm. 670 i caratteri di surface deformation realizzatasi a stretto contatto con la superficie topografica; la presenza di soprastanti sedimenti indeformati, presumibilmente deposti in tempi immediatamente successivi, permette di classificare tali strutture come intrafolial sedi­ ment deformation (Leeder M., 1987(18)); 2) nel primo gruppo di strutture ii quadro geometrico complessivo e gli indicatori cinematici sono compatibili con un campo defor­ mativo locale caratterizzato da compressione lungo la direttrice NNE-SSW; cib risulta geometricamente compatibile anche con la disposizione degli altri elementi deformativi rilevati; 3) per ii secondo gruppo di strutture, ii legame geometrico Ira le deformazioni fragili (fratture) e le deformazioni "duttili" (ondulazio­ ni nelle !amine) dei sedimenti limoso-argillosi rende plausibile un legame cinematico e dinamico. Gli stili diversi appaiono imputabili al diverso grado di consolidamento dei sedimenti e/o ad un effetto differenziale indotto dalla falda idrica locale. In particolare per quanta riguarda i livelli superiori si pub ipotizzare una soft sediment deformation realizzatasi per flusso plastico del materiale non consolidate. Nel pomeriggio si riprende la Strada Statale n. 1 0 in direzione Est e, percorse alcune centinaia di metri , si prende a sinistra, sem­ pre sul fondo della V. Triversa, seguendo le indicazioni per Montafia. Al primo bivio, subito dopa aver superato con ii cavalcavia l'Autostrada A21 Torino-Piacenza, si prende a destra e dopo poche decine di metri si lascia ii pullman per accedere allo Stop 5. MARETTO "°GHERBA ~ . · · .-.....:__-~ccessione marina prevlllafran~hlana . . ..::-·-.. -·- - . . . - . . - ___,:___; Stop 5: Cascina San Martino (in comune di Villafranca d'Asti, circa 1,5 km a Nord dell'abitato) L'affioramento corrisponde ad un taglio arti­ ficiale aperto nel versante alle spalle di Cascina S. Martino; esso e compreso nella fascia altimetri­ ca estesa tra 180 a 195 m. In questo settore, cor­ rispondente alla parte centrale dell'area-tipo, affiora la parte medio-superiore della successio­ ne villafranchiana: lo stop e dedicato in particola­ re all'osservazione della superficie di erosione di Cascina Viarengo, intagliata nei sedimenti del Complesso lnferiore (Unita di S. Martino), sulla quale poggia ii termine inferiore del Complesso Superiore (Unita di Cascina Gherba). L'affioramento e limitrofo all 'ex-cava di Cascina Arondelli, oggi non piu visibile, ubicato sul versante opposto della piccola valle percorsa dalla strada che porta all'abitato di Gorla, ad una quota leggermente inferiore: entro i sedimenti siltosi dell'Unita di S. Martino e stata rinvenuta, negli anni '60, da Berzi et af.(19) una fauna ricca di micromammiferi poi indica- ta come Unita faunistica di Cascina Arondelli. L'affioramento e costituito nella parte inferiore da alternanze di sedimenti siltosi e sabbiosi fini, osservabili per uno spessore di circa 8 m. I sedimenti siltosi sono caratterizzati da laminazione pianoparallela o da assenza di laminazione. Contengono localmente fru­ stoli vegetali e molluschi continentali: presentano inoltre orizzonti di colore grigio scuro con spessore centimetrico, caratterizzati da una notevole concentrazione di sostanza organica e dalla presenza di radici. I sedimenti sabbiosi mostrano invece laminazione incrociata planare o sono privi di laminazione. La notevole estensione laterale dell'atfioramento consente di valutare l'andamento complessivamente lenticolare dei carpi sedi­ mentari , che risulta invece tabulare nel dettaglio. Fra le discontinuita mesostrutturali che interessano localmente i livelli dell'Unita di San Martino sono da ricordare i piani di taglio, a basso angolo e movimento, inverso a direzione N80°E, con immersione sia verso SSE che verso NNW. I sedimenti descritti risultano troncati verso !'alto da una evidente superficie di erosione, sottolineata dall'andamento piu arretrato della parete: questa e la superficie di erosione principale riconosciuta entro la successione villafranchiana, indicata come Superficie di Cascina Viarengo che separa ii Complesso lnferiore da quello Superiore (Fig. 9) ; ad essa e associata una debole discordanza angolare (cir. profili geologici allegati alla monografia) . Al di sopra di questa superficie si osservano, per uno spessore di 5 m circa, i sedimenti sabbiosi e sabbioso-ghiaiosi dell'Unita di (18) Leeder M. (1987} • Sediment deformation structures and the palreotectonic analysis of sedimentary basins, with a case•study from the Carboniferous of the northern England. In: Jones M.E. & Preston R.M.F. (eds.) (1987) - Deformation of sediments and sedimentary rocks. Geol. Soc. America Spec. Publ.; . n. 29, p. 137·146. (19) Berzi A. , Micheaux J., Hutchinson J. H., Lindsay E. (1967) - The Arondelli local fauna, an assemblage of small vertebrates from the villafranchian stage near Villafranca d'Asti, Italy. Giornale di Geologia, 35, 1, 1 ·4 Cascina Gherba. Questi mostrano una evidente stratificazione incrociata concava, sot­ tolineata localmente da concentrazioni di ossidi di ferro e di manganese; in essi non sono stati rinvenuti resti paleontologici di alcun genere. A sottolineare l'importanza della superficie di erosione descritta si osserva che l'addensamento dei sedimenti dell'Unite di Cascina Gherba (Complesso Superiore) risulta decisamente inferiore rispetto a quello dei sedimenti dell'Unita di Cascina S. Martino (Complesso lnferiore): questa differenza e sottolineata, come gie ricordato, dall'andamento piu arretrato del !ratio di parete impostato in questi ultimi. Durante ii modellamento del rilievo nella successione villafranchiana, questa e stata intagliata a piu livelli (entro alle incisioni vallive) da una successione di superfici di erosione, di estensione va­ --- USM riabile, legate geneticamen­ te all'appro­ fondimento del retico lato idro­ g rafico: esse sono cronologi­ camente riferi­ bili all 'intervallo di tempo Plei­ stocene me­ dio-Olocene. In -·· b C d 671 Fig . 8 - Proiezione stereografica (reticolo di Schmidt, emisfero inferiore) della distribuzione degli elementi mesostrutturali : a) faglie inverse; b) faglie normali; c) fratture di taglio associate ad ondulazioni delta laminazione; d) altre fratture. Stereographic projection (Schmidt net, lower emi­ sphere) of mesotructural elements distribution: a) reverse faults; b} direct faults; c) shear frac­ tures associated with lamination waving; d) other fractures. Fig. 9 - Rappresentazione schematica dell'affioramento di Cascina S. Martino. USM: Unita di S. Martino; SCV: Superficie di Cascina Viarengo; UG. Unita di Cascina Gherba. Schematic section of the "Cascina S. Martino" outcrop. USM: San Martino Unit; SCV: "Cascina Viarengo' surface; UG: "Cascina di Gherba ' Unit. corrispondenza del settore occidentale dell'affioramento di Cascina S. Martino e osservabile un lembo di superficie ter­ razzata legato geneticamente al T. Triversa: e costituito in superficie da depositi alluvionali siltosi, caratterizzati da uno spessore di pochi decimetri. Al di sopra dei depositi fluviali recenti si nota una copertura di prodotti colluviali connessi con la successiva evoluzione del versante sovrastante. In settori prossimi a quello in oggetto, in rapporto con lembi di superfici terrazzate quaternarie, sono stati rinvenuti diffusamente manufatti in selci e quarziti microcristalline, attribuibili al Paleolitico antico. Lo studio di questi reperti ha permesso di riferire alcuni episodi di approfondimento del reticolato idrografico all'interno della successions villafranchiana al passaggio Ira Pleistocene medio e superiore . Venerdi 24 giugno 1994 II percorso di awicinamento all'itinerario geologico sare lo stesso del giorno precedente. Superata Villanova si prosegue lino a S. Paolo Solbrito, ubicato sul Giglio della scarpata che segna ii margine orientale dell 'Altopiano di Poirino. Di qui si prende a sinistra e si prosegue lungo la strada che corre lungo ii Giglio della scarpata stessa: a sinistra si puo osservare la caratteristica morfologia dolce­ mente ondulata dell 'Altopiano di Poirino, mentre a destra si estendono i Rilievi dell'Astigiano le cui sommite solo in alcuni tratti di svi­ luppano a quote superiori a quelle dell'Altopiano di Poirino. Percorsi 2 km circa, ad un quadrivio si prende a destra la strada che scende la scarpata e si dirige verso Est. Questa scende inizialmente lino sul fondo della Valle del T. Traversola, impostata in corri­ spondenza di una fascia di deformazione, di cui la scarpata che segna ii margine orientale dell'Altopiano di Poirino rappresenta l'espressione morfologica; tale fascia suddivide la parte settentrionale dell'area-tipo della successione villafranchiana in alcuni settori differenziabili per spessore delle diverse unite e quota delle superfici di appoggio basale. A partire dal versante sinistro della Valle del T. Traversola e inoltre rilevabile verso Est una fascia di disturbo nell'assetto giacitu­ rale delle unite costituenti la successione villafranchiana che registrano un improwiso incremento di inclinazione (lino a 25°); lungo tale fascia, orientata N120°E la quota di appoggio basale delle unita del Complesso Superiore aumenta bruscamente verso Nord men­ Ire diminuisce lo spessore affiorante dell' Unita di Marello. Oltrepassato ii ponte sul corso d'acqua, si lascia ii pullman e si effettua un breve percorso a piedi verso SSE per raggiungere lo Stop 6. Stop 6: Cascina Viarengo (7 km a NW di Villafranca d'Asti, in comune di S. Paolo-Solbrito) 672 L'affioramento e situato lungo la Valle del T. Traversbla, 600 m a SW di Cascina Viarengo, nella fascia altimetrica compresa tra 210 e 220 m. In questo settore, sviluppato in prossimita del mar­ gine nordoccidentale dell'area-tipo, affiora la parte superiore della successione villafranchiana: in par­ ticolare e osservabile localmente la superficie di erosione di Cascina Viarengo che separa i sedi­ me nti del Complesso lnferiore da quelli del Complesso Superiore. Nella parte inferiore dell'affioramento sono osservabili, per uno spes­ sore di circa 4 m, alternanze di spessore decime­ tri co di sedimenti siltosi, caratterizzati prevalentemente da laminazione pianoparallela, e di sedimenti sabbiosi minuti, prevalentemente privi di stratificazione. I sedimenti siltosi contengono ~--~~d_eposl~luvlall terrazzatl postvlllafranchlanl MARETTO · .' .---.:__-~ccesslone marina prevlllafran~hlana --.-· · . . .: .. -· .. -· - . . . .. -- ·. . ' molluschi continentali, concentrati in corrispondenza a orizzonti di colore grigio scuro legati all'abbondanza della sostanza organica. Sono state rilevate fratture subverticali appartenenti ai due principali sistemi che caratterizzano ii settore nordoccidentale dell'area­ tipo del Villafranchiano, diretti in media rispettivamente N-S e N120°E. II primo e qui rappresentato da piani le cui direzioni variano tra N10°W e N30°E con notevole dispersione: le fratture di tale sistema mostrano un'inclinazione media di circa 80° verso Est. UM - --· ,· . . . . .__,. . ~~ . · .. . Fig. 10 - Rappresentazione schematica dell 'affioramento. USM: Unita di S. Martino; SCV: Superficie di Cascina Viarengo; UG: Unita di Cascina Gherba; UM: Unita di Maretto. Schematic section of the outcrop. USM: San Martino Unit; SCV: "Cascina Viarengo " surface; UG: "Cascina di Gherba " Unit; UM: Maretto Unit. sviluppano sedimenti siltoso-argillosi riferibili alla sovrastante Unita di Maretto. Nella parte superiore dell'affioramen­ to sono osservabili sedimenti siltosi fitta­ mente laminati , i quali appaiono troncati verso l'alto da una evidente superficie di erosione (Superficie di Cascina Viarengo) (Fig. 10): questa e caratterizzata nel detta­ glio da un andamento sensibilmente ondu­ lato per la presenza di depressioni profonde oltre 50 cm . Al di sopra della superficie di erosione si sviluppano sedimenti sabbiosi grossolani, osservabili per uno spessore di oltre 3 m, riferibili all'Unita di Cascina Gherba (Complesso Superiore). Questi sedimenti sono caratterizzati da una stratificazione incrociata concava a grande scala. Essi pre­ s e ntano piccole fratture con direzione N20°E, caratterizzate da un andamento ondulato sul piano verticale; si tratta di frat­ ture di tensione sottolineate da sottili riempi­ menti di sabbia. Al tetto di questi depositi si Poche centinaia di metri a Nord dell'affioramento si sviluppa la struttura disgiuntiva con direzione 1200, indicata come "Zona di faglia di Cascina Fagliaverde", responsabile del sollevamento di circa 30 m del settore nordorientale rispetto a quello sudoccidentale. II rigetto della struttura e valutabile confrontando lo sviluppo altimetrico della superficje di erosione di Cascina Viarengo in corrispondenza ai due lati della struttura: tale superficie e sviluppata a circa 215 m immediatamente a SW, come visibile nell'affioramento in esame, e a circa 245 m immediatamente a NE, in prossimita di Madonna di Casale. Alcune centinaia di metri a Ovest dell'affioramento inoltre si sviluppa la "Zona di deformazione del T. Traversbla", con direzione media N-S, che costituisce la manifestazione superficiale di una fascia di deformazione che riveste un ruolo molto importante nell 'asset­ to dell'intera area, separando un substrato pre-messiniano di pertinenza alpina ad Ovest, da uno di pertinenza appenninica a Est. Tornati sul pullman, si riprende la strada verso ENE e si attraversa la dorsale che separa la Val Traversbla dalla Val Triversa, modellata in questo tratto nel settore situato a Nord della Zona di fag lia di Cascina Fagl iaverde : le formazioni affioranti sono le sabbie dell'Unita di Ronco, quelle dell 'Unita di Ferrere e, limitatamente alle sommita delle coll ine, le litofacies dell'Unita di S. Martino. Giunti al bivio di Montafia, si svolta a destra in direzione Sud e si segue per un tratto di circa 4 km la strada di fondovalle; ad un bivio con indicazioni per Roatto, si svolta a sinistra, in direzione Est, e si supera la dorsale che separa la Val Triversa dalla Valle di 673 Maretto. Al bivio sul fondo di quest'ultima si lascia ii pullman e, percorsi circa 200 m, si raggiunge lo Stop 7. Poiche le successioni strati­ grafiche esposte nei prossimi due stop sono simili , viene rappresentato un unico schema per entrambe. Stop 7: Case Beltramo (5 km a NE di Villafranca d'Asti, in comune di Maretto) L'affioramento e situato sul versante sini­ stro della Valle di Maretto 50 m a SW di Case Beltramo, nella fascia altimetrica compresa tra 215 e 220 m. In questo settore, sviluppato al margine orientale dell'area-tipo, affiora la parte medio­ superiore della successione villafranchiana: solo la fascia inferiore dei versanti e infatti modellata nei sedimenti del Complesso lnferiore (Unita di S. Martino); al di sopra si svi­ luppano i sedimenti del Complesso Superiore Ira i quali sono ben rappresentati e affioranti con relativa continuita i depositi sabbiosi dell'Unita di Cascina Gherba. L'affioramento pressoche continua delle sabbie e sottolineato dalla presenza di numerose sorgenti legate al ---------d~ep~~!!..!_~~~ t~~l_postvlllafranchlanl -~ccess!one_ marina prevlllafran~hlana ·, .- .--.. -· fatto che le sabbie ospitano una falda idrica sostenuta dai sottostanti depositi siltosi dell 'Unita di S. Martino. L'affioramento permette di osservare, per uno spessore complessivo di circa 6 m, i sedimenti sabbiosi di questa unita, carat­ terizzati da stratificazione incrociata concava e dalla presenza di mud c/asts di dimensioni centimetriche . Al di sopra delle sabbie si osservano, per lo spessore di circa 1 m, i sedimenti siltoso-argillosi dell 'Unita di Marello, mal esposti nella piccola nicchia di distac- co di uno scoscendimento. La particolarita dell'affioramento consiste nell'esistenza, in corrispondenza al limite fra le due unita, di una sensibile cementazione carbonatica che interessa la parte superiore delle sabbie: la cementazione interessa uno spessore notevole (circa 1 m) e sottolinea la stratificazione incrociata, rendendola piu evidente. L'origine di questi fenomeni di cementazione secondaria di carbonati e legata, secon­ do ogni evidenza, alla risalita ed alla diffusione di fluidi idrotermali, connessi con ii complesso e vivace assetto tettonico dell'area. Tornati al pullman, si risale fino a Maretto e di 11 si prende la strada che in direzione SW scende nuovamente sul fondo della Val Triversa. Si segue la strada che corre sul fondovalle di quest'ultima per un tratto di circa 4 km fino a incrociare l'Autostrada Torino­ Piacenza, la Strada Statale e la Ferrovia. Oltrepassate queste importanti vie di comunicazione, si aggira verso Est l'abitato di Villafranca e si risale la strada della Valle Maggiore (gia percorsa in senso contrario ii giorno precedente per portarsi dallo Stop 2 allo Stop 3). La si ripercorre fino ad oltrepassare la dorsale che separa la Valle Maggiore dalla testata della Valle del T. Stanavasso e, superato l'abitato di Ferrere, dopo circa 1 km si lascia ii pullman. Effettuato un breve percorso a piedi su strada asfaltata (non percorribile pero con ii pullman) si raggiunge lo Stop 8. Stop 8: Cascina Volpiano (5 km a SW di Villafranca d'Asti, in comune di Valfenera) L'affioramento e situato sul versante sinistro della Valmaggiore, 200 m a NE di Cascina Volpiano, nella fascia altimetrica com­ presa tra 250 e 260 m. In questo settore, sviluppato al margine sudoccidentale dell 'area-tipo, affiorano ~ssenzialmente i sedimenti del Complesso Superiore: solo la fascia altimetrica inferiore dei versanti e modellata nei sedimenti del Complesso lnferiore. L'affioramento mette in luce i sedimenti sabbioso-ghiaiosi dell'Unita di Cascina Gherba, osservabili per uno spessore di circa 7 m, sui quali poggiano i sedimenti siltoso-argillosi dell'Unita di Maretto, esposti su uno spessore di circa 2 m. I sedimenti mostrano stratificazione incrociata concava a grande scala, evidenziata dalla presenza di superfici di erosione conca­ ve: al di sopra di queste si sviluppano sequenze di sedimenti via via piu fini verso l'alto, caratterizzati da una gradazione della frazione ghiaiosa e dalla presenza, nella parte superiore, di carpi lenticolari siltosi con spessore centimetrico. La frazione sabbiosa e costituita da una netta prevalenza di granuli di quarzo. II sedimento mostra complessivamente colore grigio: solo localmente si riconoscono modeste concentrazioni di ossidi di ferro e di manganese. La frazione ghiaiosa, relativamente poco abbondante, e formata in preva­ lenza da elementi di quarziti e quarziti conglomeratiche ("anageniti" Auct.) e subordinatamente da dolomie, gneiss, diaspri e arenarie. Complessivamente questi sedimenti sono caratterizzati da un addensamento molto modesto, che determina una morfologia molto dolce ed una pressoche totale assenza di affioramenti. 674 I sovrastanti sedimenti siltosi risultano invece privi di stratificazione e mostrano una evidente fessurazione prismatica a scala centimetrica, legata alle contrazioni per disseccamento: a sottolineare ii contatto Ira le due litofacies si sviluppa un orizzonte carbonati­ co con spessore fino a circa 20 cm. Le discontinuita strutturali alla mesoscala rilevabili nell 'affioramento sono rappresentate da fratture subverticali con direzione N50°E, N80°E e N120°E. La costituzione della frazione sabbiosa, formata in netta prevalenza da quarzo, e la modesta sfericita dei granuli valgono a diffe­ renziare ulteriormente i sedimenti sabbiosi dell 'Unita di Cascina Gherba da quelli dell'Unita di Ferrera, in cui si osserva invece una rile­ vante frazione micacea e i granuli presentano maggiore sfericita Le dolt. Giulia Nocchi e Roberta Marchesini, del Dipartimento di Scienze della Terra dell 'Universita di Ferrara, coadiuvate da un gruppo di studenti del Corso di Geologia del Quaternario dell 'Universita di Torino, hanno effettuato la vagliatura di circa 2 me di questi sedimenti nella Speranza di recuperare denti di rod itori spesso presenti in sedimenti di questo tipo: sono stati recuperati solo un incisi­ ve di roditore, non significativo ai fini di una classificazione, ed alcuni opercoli di Pomatias che, in base alle osservazioni di 0. Girotti, non appaiono appartenere alle specie attualmente viventi in Italia e non corrispondono neppure a quelli descritti e figurati da Sacco. II problema di individuare un affioramento dell'Unita di Maretto con caratteri di rappresentativita tali da farlo visitare ai partecipan­ ti di questa escursione e state veramente arduo: come si e avuto piu volte occasione di ricordare, questa unita da luogo a rari affiora­ menti, tutti di ridotta estensione ed in ogni caso soggetti ad evoluzione molto rapida. E' questo ii motive per cui nelle pagine che seguono verra riportata la descrizione di Ire affioramenti di questa unita: saranno le condizioni meteorologiche (soprattutto quelle dei giorni immediatamente precedenti l'escursione) e le informazioni che ci verranno fornite al momenta della partenza del secondo giorno dell'escursione, da parte di persona del luogo, che ci faranno optare, all'ultimo momenta, per l'uno piuttosto che per l'altro dei tre . Non siamo quindi in grade di descrivere l'itinerario che ii pullman percorrera per raggiungere l'affioramento prescelto: si trattera in ogni caso di uno stop in cui non saranno possibili osservazioni di carattere stratigrafio ma ci si limitera ad esaminare la litofacies prevalente nell'Unita di Maretto; riteniamo comunque importante la visita di uno di questi affioramenti per completare ii quadro delle conoscenze del Villafranchiano-tipo e per comprendere alcuni elementi importanti di supporto al modello interpretative proposto a con­ clusione del lavoro di revisione . Si fa presente che l'accesso di tutti e tre gli affioramenti descritti non pub definirsi particolarmente agevole: pensiamo valga comunque la pena di visitarli anche per renderci canto del perche ii Complesso Superiore non sia mai state oggetto di interesse da parte di altri ricercatori. In tutti e Ire gli affioramenti la situazione stratigrafica esposta e praticamente la stessa per cui la loro posizione nello schema dei rapporti stratigrafici e stata indicata in un'unica rappresentazione di seguito riportata. Stop 9a: Ca' Nuova (5 km a Nord di Villafranca d'Asti , in comune di Roatto) · _· -~ -~ccess)o~e. marina prevlllafran~hlana ··-:- .. -· sia la sovrastante, potente copertura colluviale. L'affioramento e ubicato sul versante destro della Valle di Maretto, 50 m a SW di Ca' Nuova nella fascia altimetrica compresa tra 235 e 245 m. In corrispondenza al margine nordorientale dell'area-tipo, sensibilmente incise dal reticolato idrografico, affiora l'intera successione villafran­ chiana: alla base dei versanti si osservano infatti i termini marini (Unita di Ronco), nella fascia inter­ media i sedimenti del Complesso lnferiore (Unita di Ferrere e di S. Martino) e infine sulla sommita dei rilievi i sedimenti del Complesso Superiore (Unita di Cascina Gherba e di Maretto). L'affioramento e ubicato in corrispondenza della nicchia di distacco di un dissesto gravitati­ ve che coinvolge sia i sedimenti villafranchiani Alla base dello spaccato si possono osservare i sedimenti sabbiosi dell'Unita di Cascina Gherba, affioranti per uno spessore di circa 4 m, sui quali poggiano i sedimenti siltosi dell'Unita di Maretto, esposti per uno spessore di circa 2 m: risulta quindi particolar­ mente ben esposta la sovrapposizione in continuita stratigrafica dei sedimenti delle due unita. I sedimenti sabbiosi sono caratterizzati da stratificazione incrociata concava e sono interessati da evidenti fratture subverticali: la loro natura distensiva e suggerita dalla presenza di riempimenti sabbiosi. I sedimenti siltosi risultano privi di stratificazione. Stop 9b: Cascina Ciocchero (8 km a NW di Villafranca, in comune di Buttigliera d'Asti) 675 Gli affioramenti sono situati sul versante destro della Valle Traversola, 300 m a SE di Cascina Ciocchero nella fascia altimetrica compresa tra 235 e 255 m. Al margine nordoccidentale dell'area in esame e osservabile la parte medio-superiore della successione villafranchiana: nella fascia inferiore dei versanti affiorano i sedimenti de! Complesso lnferiore (Unita. di S. Martino), nella fascia intermedia i sedimenti de! Complesso Superiore (Unita. di Cascina Gherba e di Maretto) e al di sopra si sviluppano con continuita. i depositi fluviali terrazzati post­ villafranchiani costituenti in superficie l'Altopiano di Poirino. In particolare in corrispondenza alle testate delle piu marcate incisioni del reticolato idrografico vengono localmente in luce i sedimenti dell'Unita di Maretto, altrove difficilmente osservabili . Gli affioramenti sono ubicati in corrispondenza all'incisione di un piccolo corso d'acqua non riportata nella cartografia topografica: risalendo quest'ultima sono osservabili numerosi, ridotti affioramenti che consentono complessivamente l'osservazione di uno spesso­ re di una ventina di metri della successione. Alla base dell'incisione sono presenti, non esposti in questi affioramenti, i sedimenti sabbiosi dell'Unita. di Cascina Gherba. I primi affioramenti, dal basso, mettono in luce i sedimenti siltoso-argillosi dell'Unita di Maretto: questi risultano privi di stratifica­ zione e caratterizzati da una colorazione grigio-cenere, caratteristica della porzione basale non ossidata dell'unita.. Localmente si osservano intercalazioni sabbiose di spessore decimetrico. Questi depositi risultano qui particolarmente ricchi di concrezioni carbonati­ che, che si possono osservare lungo tutta l'incisione, dove risultano concentrate dall 'azione del corso d'acqua. Complessivamente i sedimenti siltoso-argillosi messi in luce in tutto lo sviluppo dell'affioramento presentano caratteristiche sen­ sibilmente omogenee, tali da consentirne la distinzione rispetto ai sedimenti dell'Unita. di S. Martino, anch'essi prevalentemente siltosi ma decisamente piu addensati, caratterizzati in genere da strutture sedimentarie ed associati sempre ad altre litofacies. I risultati delle analisi palinologiche di campioni prelevati da questi affioramenti, effettuate da R. Caramiello e da A. Zeme, (siglati "Ciocchero in alto nel fiume" e "Ciocchero lungo fiume") hanno indicate la presenza di Pinus, Abies, Quercus, Cory/us, Tilia, A/nus, Chopodiaceae e Filicali monolete. Stop 9c: Cimitero di S. Paolo (1 km a Nord dell'abitato di S. Paolo, in comune di S. Paolo-Solbrito) Gli affioramenti, in condizioni morfologiche molto simili ai precedenti, sono presenti lungo l'incisione di un piccolo corso d'acqua uti lizzato come discarica: vi si osservano sedimenti siltoso-argillosi di colore grigio-cenere, massivi, dalle cui fratture esce sempre dell'acqua (negli affioramenti piu bassi). Sano presenti intercalazioni sabbiose, grigie e fini nella porzione inferiore e di colore ocraceo e molto piu grossolane verso !'alto (ricordano alcune litofacies dell'Unita di Ferrere); i granuli di dimensioni maggiori sono quarzosi e mostrano contorni angolosi. Tutta la formazione, soprattutto in corrispondenza ai livelli siltoso-argillosi, appare impregnata di concrezioni carbonatiche bian­ castre cha sono diffuse nella massa e non concentrate come invece avviene altrove. Alcune sottolineano delle fratture verticali. La particolare abbondanza di questi carbonati secondari e da mettere in relazione con la localizzazione dell 'affioramento, in corrisponden­ za alla scarpata che segna ii margine orientale dell'Altopiano di Poirino e che rappresenta l'espressione morfologica della Fascia di deformazione del T. Traversola. Si nota una complessiva inclinazione di circa 5° verso WNW. Localmente si osservano faglie a basso angolo con immersione verso Est: la loro presenza e pure da mettere in relazione con la particolare situazione strutturale in cui si collocano gli affioramenti. Questa circostanza fa sl che l'aspetto complessivo dell'Unita di Maretto qui osservabile non possa essere considerata particolarmente rappresentativa. Tuttavia si e deciso di inserire nell'escursione la visita di questi affioramenti essendo questi quelli piu estesi e relativa­ mente meglio esposti di questa unita.. Anche in questi affioramenti sono stati prelevati dei campioni ("SP1", "SP2") di cui R. Caramiello e A. Zeme hanno verificato ii contenuto pollinico: sono stati riconosciuti Pinus, Cory/us, Betula, Populus, Hordeum, Rumex, A/nus e Gramineae L'itinerario del secondo giorno di escursione si concluders. con la visita ad uno scavo fatto appositamente eseguire in un lembo di superficie subpianeggiante nei pressi dell'abitato di Valfenera. Per raggiungere ii punto di fermata si percorrera la strada che corre lungo ii ciglio della scarpata che segna ii margine orientale dell'Altopiano di Poirino: si avra. cosl continuamente l'occasione di osserva­ re da un lato e dall'altro del pullman la singolare situazione morfologica piu volte ricordata. Superato l'abitato di Valfenera, si proce­ dera verso Sud fino a portarci alle porte della Frazione Villata, ubicata nei primi rilievi collinari che si sviluppano a Est della scarpata. Scesi dal pullman, all'altezza del cimitero di questa frazione, si percorreranno poche decine di metri per raggiungere lo Stop 10. Stop 10: Villata (7,5 km a SW di Vil lafranca d'Asti, in comune di Valfenera) Lo stop e ubicato 300 m a Nord dell'abitato di Vil lata, alla quota di circa 31 O m. Oggetto dell'osservazione e la successione espo­ sta in uno scavo fatto eseguire appositamente. Vi si riconoscono i "depositi fluviali terrazzati posvillafranchiani" che in occasione dello Stop 1 della prima giornata si aveva constatato costituire in superficie l'Altopiano di Poirino. L'aratura effettuata nell'area circostante ne 676 STOP10 .,.~~~~..!d~eposl~all terrazzatl postvlllafranchlanl MARETTO ~ccess~one_ marina prevlllafranchlana •·-.--.. -· mostrano l'aspetto superficiale, tipicamente rubefatto. Nello spaccato si osservano, dall'alto al basso, sedimenti siltoso-argillosi dapprima rossastri (5 YR 5/8 nelle notazioni delle Munsell Soil Color Charts), ricchi di patine di argilla, di slicken-sides e di screziature di colore, che passano in maniera sfumata verso ii basso a sedimenti siltoso-argillosi di colore grigiastro o bruno. E' appunto la natura graduale del limite a far capire che i sediment! sui quali si sviluppa ii suolo fanno parte della stessa unita cui appartengono i limi argillosi sottostanti. In questo affioramento non e possibile osservare ii limite tra i sedimenti dell'Unita di Maretto ed i "depositi fluviali terazzati postvilla­ franch ian i", percha quest'ultimo complesso raggiunge qui uno spessore di una decina di metri. E' solo la situazione morfologica, che corrisponde a quella di una superficie sommitale subpianeggiante, integrata dalla conoscenza regionale, piu che la differenza di litofa­ cies, francamente non avvertibile alla scala del singolo affioramento, che consente di comprendere come i sedimenti descritti non fac­ ciano parte della successione villafranchiana ma costituiscano un complesso decisamente piu recente, di origine fluviale . Tali sedimenti sono conservati in lembi di superfici relitte, i quali costituiscono i resti dell'originaria prosecuzione verso Est del settore cen­ tromeridionale dell'Altopiano di Poirino. vill 1-1 vill 2-2 vill 1-3 vill 2-4 vill 1-5 vill 2-6 vill 2-7 vill 2-8 vill 2-9 vill 2-10 vill 1-11 vill 2-12 vill 1-13 vill 1-14 vill 1-15 vill 2-16 vill 2-17 vill 1-18 vill 2-19 vill 2-20 vill 2-21 vill 2-22