base NUOVI DATI STRATIGRAFICI E CARTOGRAFICI DELLE UNITÀ QUATERNARIE DEL FOGLIO 438 "BARI" (PUGLIA - ITALIA MERIDIONALE) Luigi Spalluto1, Piero Pieri1-3, Luisa Sabato1-2 & Marcello Tropeano1-2 1Dipartimento di Geologia e Geofisica, Bari 2Centro Interdipartimentale di Ricerca per il Rischio Sismico e Vulcanico, Bari 3Via Pisana 313, 50143 Firenze Corresponding author: L. Spalluto RIASSUNTO: Spalluto L. et al., Nuovi dati Stratigrafici e Cartografici delle Unità Quaternarie del Foglio 438 "Bari" (Puglia - Italia meri- dionale). (IT ISSN 0394-3356, 2010). I nuovi rilevamenti geologici condotti per la realizzazione del Foglio 438 “Bari” (scala 1:50 000) nell’ambito del Progetto CARG hanno permesso di definire un dettagliato quadro stratigrafico delle unità quaternarie affioranti nell'area che differisce in modo sostanziale da quello presente nella precedente cartografia geologica ufficiale (Carta Geologica d'Italia alla scala 1:100 000, Foglio 177 "Bari" e Foglio 178 "Mola di Bari"). L'area di Bari ricade sul versante adriatico delle Murge, in Puglia, dove le unità affioranti possono essere schematicamente suddivise in: unità del substrato cretacico (non descritte in questo lavoro), appartenenti ad una antica piattaforma carbonatica mesozoica, e unità delle coperture pleistoceniche (oggetto di questo lavoro), corrispondenti a sottili e discontinui depositi di ambienti variabili dal continentale al marino di piattaforma. Nel nuovo rilevamento l’attenzione posta nell’individuazione e nell’analisi delle superfici di discontinuità e nello studio sedimentologico delle facies presenti ha permesso di confermare, come già intuito da precedenti Autori, che i depositi quaternari sono riferibili a diver- se fasi deposizionali e di distinguere numerose unità sia di tipo litostratigrafico (Calcarenite di Gravina ed argille subappennine) che di tipo UBSU (supersintema delle Murge e supersintema delle lame delle Murge, suddivisi in sintemi); in precedenza (Foglio 177 “Bari” e Foglio 178 “Mola di Bari” della Carta Geologica d’Italia in scala 1: 100 000) tali unità erano riferite a due sole formazioni (Tufi delle Murge ed Argille di Rutigliano). La nuova stratigrafia del Quaternario si inserisce bene nel quadro delle conoscenze sull’evoluzione regionale dell’area. La Calcarenite di Gravina e le argille subappennine, deposte in continuità di sedimentazione, testimonierebbero la fase di ingressione marina associa- ta a subsidenza tettonica durante il Pliocene superiore-Pleistocene inferiore, mentre i due supersintemi ed i relativi sintemi testimonie- rebbero la fase di regressione associata al sollevamento regionale durante il Pleistocene medio-superiore. ABSTRACT: Spalluto L. et al., New Stratigraphic and Cartographic data from the Quaternary Units of the 438 Sheet “Bari”. (IT ISSN 0394-3356, 2010). A new geological survey was carried out in order to create the 438 Sheet “Bari”, which is part of the National CARG (Cartografia Geologica) Project whose aim is to produce the Geological Map of Italy at the scale 1:50 000. The 438 Sheet “Bari" represents an area located in a coastal sector of the Murge region in Apulia (southern Italy), and its stratigraphy is quite simple: on a Cretaceous bedrock, made up of limestones belonging to a Mesozoic carbonate platform (not of interest for this work), Plio-Plestocene sedimentary covers disconfomably and discontinuosly lie. As regards these sedimentary covers, obtained data led us to propose a new lithostratigraphic subdivision which differs from the formal one utilized in the previous geological maps referred to the same area (177 Sheet “Bari" and 178 Sheet “Mola di Bari" at the scale 1:100 000). In greater detail, the Plio-Pleistocene deposits cropping out in the studied area were formerly included and classified in two formations (Tufi delle Murge and Argille di Rutigliano fms), locally Pleistocene in age. Tufi delle Murge fm. is here referred partly to the Calcarenite di Gravina Fm. (late Pliocene ? - early Pleistocene in age) and to 4 of the 5 terraced synthems of the Murge supersynthem (middle-late Pleistocene in age). Argille di Rutigliano fm. is here referred partly to argille subap- pennine fm. (early Pleistocene) and to the Rutigliano synthem of the Murge supersynthem. Terraced alluvial deposits of the lame delle Murge supersynthem complete the stratigraphic framework of Quaternary units in the area of the map 438 Sheet “Bari”. Calcarenite di Gravina Fm. and argille subappennine fm. represent the sedimentary succession conformably deposited during the well- known regional tectonic subsidence phase occurred during late Pliocene-early Pleistocene times in the Bradanic Trough. This succes- sion is locally marked by the gradual change from shallow-water carbonate sedimentation (Calcarenite di Gravina Fm.) to deep-water emipelagic sedimentation in outer shelf environments (argille subappennine fm.). The five synthems of the Murge supersynthem mark the gradual emersion of this sector of the Apulian Foreland during the regional tectonic uplifting. Synthems represent the sedimentary expression of the general regressive trend produced by the interaction between tectonic uplift and glacio-eustatic sea-level changes. The regressive trend is also suggested by the irregular deepening of main karstic canyons (locally named lame), recording alternating phases of linear incision and deposition resulting in the deposition of the alluvial terraced deposits, locally mapped as synthems, belonging to the lame delle Murge supersynthem. Parole chiave: Cartografia geologica del Quaternario, Bari, Murge, Puglia. Keywords: Geological mapping of Quaternary units, Bari, Murge, Apulia. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 23(1), 2010 - 3-14 1. INTRODUZIONE Nell’ambito del Progetto CARG Puglia, i l Dipartimento di Geologia e Geofisica dell’Università di Bari è stato incaricato di realizzare il Foglio 438 “Bari” (scala 1: 50 000). I lavori di rilevamento sono cominciati nel 2003 coordinati da Piero Pieri e Luisa Sabato e diretti da Giustino Ricchetti e Marcello Tropeano. I rile- vamenti sono stati eseguiti da Giorgio De Giorgio, Vincenzo De Santis, Michele Labriola, Gaetano Lotito, Piero Pieri, Luigi Spalluto e Clemente Zoppi. Le analisi biostratigrafiche sono state compiute da Mauro Caffau 4 L. Spalluto et al. e da Maria Marino. Il territorio compreso nel foglio è situato lungo il versante adriatico delle Murge centro-settentrionali (Fig. 1) ed in esso ricade tutta l'area metropolitana della città di Bari e parte della sua provincia, comprendendo il tratto di costa tra gli abitati di Giovinazzo e Torre a Mare e spingendosi nell’entroterra barese fino ai primi rilievi posti a quote di poco superiori ai 200 metri (din- torni di Grumo Appula) (Fig. 2). In quest'area, come in tutta l'area delle Murge, affiora una spessa successione cretacea di calcari di piattaforma su cui giacciono in discordanza lembi di depositi plio-pleistocenici di modesto spessore (PIERI, 1980). I lavori di rilevamento geologico del foglio (al momento in fase di allestimento per la stampa) hanno messo in evidenza notevoli differenze fra la cartografia geologica ufficiale e la nuova cartografia prodotta nel- l'ambito del CARG Puglia, Foglio 438 "Bari" (PIERI et al., in prep.). Poiché i dati ricavati dal nuovo rilevamento hanno permesso di offrire un dettagliato quadro strati- grafico-deposizionale delle unità affioranti, alcuni dei partecipanti al progetto, per i loro settori di competen- za, si sono impegnati a proporre una serie di note sinte- tiche su riviste di settore che illustrino parte delle novità intro- dotte nel Foglio 438 "Bari" rispetto alla cartografia geologi- ca ufficiale relativa alla stessa area. Il presente lavoro si inqua- dra in questa iniziativa ed illustra la nuova suddivisione stratigrafi- ca delle unità quaternarie pro- posta nel Foglio 438 “Bari”, sot- tolineando i motivi che hanno determinato alcune scelte, i cri- teri stratigrafici utilizzati ed il significato da attribuire a queste unità. Per quanto riguarda inve- ce la revisione della stratigrafia della successione mesozoica, si rimanda ad altre note simili pro- poste in precedenza (SPALLUTO et al., 2005; 2008). La nuova classificazione dei depositi quaternari affioranti sul versante adriatico delle Murge si avvale del riconosci- mento delle superfici di discon- tinuità per la cartografia delle unità a limiti inconformi (UBSU). Lo studio di tali superfici, abbi- nato all’analisi di facies dei depositi quaternari, ha permes- so di distinguere i depositi rela- tivi a più fasi deposizionali e di ricostruire un assetto stratigrafi- co che testimonia l'evoluzione geologica della regione durante il Quaternario. 2. CONOSCENZE STRATI- GRAFICHE PRECEDENTI Al fine di illustrare il nuovo quadro stratigrafico relativo alle unità quaternarie pro- posto nel Foglio 438 "Bari", risulta opportuno tratteg- giare brevemente le principali tappe della evoluzione delle conoscenze geologico-stratigrafiche riferite ai depositi plio-pleistocenici affioranti nell'area. Nel quadro geologico dei Fogli 177 "Bari" e 178 "Mola di Bari" della precedente edizione della Carta Geologica d'Italia alla scala 1:100 000 e delle relative note illustrative (AZZAROLI & VALDUGA, 1967), le unità quaternarie in facies marina vengono riferite al “Complesso calcareo detritico trasgressivo” e sono rappresentate dal basso verso l'alto da: “Tufi delle Murge” (Pleistocene), “Argil le di Rutigliano” (Pleistocene) e “Depositi costieri” (Olocene) (Tab. 1). I depositi in facies continentale vengono invece attribuiti ad un’unica unità che comprende tutte le alluvioni anti- che (terrazzate) ed attuali affioranti in corrispondenza dei principali corsi d’acqua. L'unità quaternaria mag- giormente rappresentata nei fogli citati è quella dei Tufi delle Murge alla quale veniva sostanzialmente attribuito il significato di una successione di depositi terrazzati digradanti verso il Mare Adriatico e progressivamente più recenti spostandosi dai lembi posti a quota più ele- Fig. 1 - Inquadramento del Foglio 438 “Bari” in una carta geologica sintetica dell’area delle Murge. Setting of the 438 Sheet “Bari” in a synthetic geologic map of the Murge area. vata verso quelli prossimi alla linea di costa. Tale inter- pretazione, derivante da uno schema di distribuzione dei depositi terrazzati quaternari lungo la penisola italia- na proposto da SELLI (1962) (nel quale i depositi del ver- sante adriatico delle Murge venivano riferit i al Milazziano), discordava da una più articolata sintesi regionale fornita in precedenza da D'ERASMO (1934). Quest'ultimo, considerando una evoluzione sostanzial- mente simile per i fianchi opposti delle Murge (versante bradanico e versante adriatico), riconosceva la presen- za di un mantello di sedimenti calcarei (tufo o tufo cal- careo) e marnoso-argillosi, depositatisi in seguito ad una trasgressione marina durante il Pliocene e conser- vatisi in lembi residui; su tale mantello di sedimenti, per un "successivo movimento di regressione" del mare ("un sollevamento del fondo marino avvenuto dopo la sedimentazione delle argille"), si depositavano sedi- menti prevalentemente sabbiosi di ambiente litorale (D'ERASMO, 1934). Si deve ad un più recente lavoro di IANNONE & PIERI 5Nuovi dati stratigrafici e cartografici ... (1979) una revisione critica del termine “tufi calcarei” utilizzato sia formalmente che informal- mente nell'area murgiana. Sostanzialmente, la gran parte dei depositi classif icati da AZZAROLI & VALDUGA (1967) nella formazione dei Tufi delle Murge viene attribuita da IANNONE & PIERI (1979) alla Calcarenite di Gravina (sensu AZZAROLI 1968) che segna l'inizio del ciclo sedi- mentario di avanfossa (Fossa bradanica) sul lato occidentale e settentrionale delle Murge. Tale collocazione stratigrafica, che ricorda la sintesi di D'ERASMO (1934), spinge gli autori a consi- derare la Calcarenite di Gravina come il primo termine trasgres- sivo del ciclo della Fossa brada- nica su tutta l'area delle Murge, compreso quindi il lato adriati- co. Va qui ricordato che in pre- cedenza PIERI (1975), proprio nell'area di Bari, aveva ricono- sciuto la presenza di più unità terrazzate in discordanza sui termini calcarenitici; tale distin- zione, pur se non sottolineata dall'autore, evidenziava quindi come nel termine formale di "Tufi delle Murge" (sensu AZZAROLI & VALDUGA, 1967) fos- sero state accorpate unità stra- tigrafiche con significato diffe- rente. Nel contesto di revisione propo- sto da IANNONE & PIERI (1979) trovano collocazione anche le Argille di Rutigliano che vengo- no attribuite alla formazione delle argille subappennine, defi- nite sul versante occidentale delle Murge da AZZAROLI et al. (1968) come l'unità stratigrafica che si sovrappone alla Calcarenite di Gravina nel ciclo bradanico e che rappre- senterebbe l'ulteriore approfondimento del bacino anche sul versante adriatico delle Murge. Nella Carta Geologica delle Murge e del Salento e nella relativa nota illustrativa (CIARANFI et al., 1988) viene distinta nel- l'area di Bari la Calcarenite di Gravina da una serie di depositi marini terrazzati cartografati però in maniera estremamente schematica e senza distinzione di ordi- ne, sia a causa della scala utilizzata sia soprattutto per l'assenza di informazioni stratigrafiche di dettaglio. 3. STRATIGRAFIA DELLE UNITÀ QUATERNARIE NEL FOGLIO 438 "BARI" Il quadro geologico proposto nel Foglio 438 "Bari" è relativamente semplice, e nelle sue linee essenziali, può essere sintetizzato come segue: sui calcari cretacei di piattaforma carbonatica (localmente attribuiti al Fig. 2 - Carta geologica semplificata del Foglio 438 “Bari”. Simplified geologic map of the 438 Sheet “Bari”. 6 L. Spalluto et al. Tab. 1 - Stralcio delle note illustrative dei fogli 177 “Bari” e 178 “Mola di Bari” in scala 1: 100 000 (AZZAROLI & VALDUGA, 1967), relativo alla descrizione litostratigrafia delle unità del Quaternario cartografate nell’area del foglio 438 “Bari” in scala 1: 50 000. Extract from the explanatory note of the 177 Sheet “Bari” and 178 Sheet “Mola di Bari” (AZZAROLI & VALDUGA, 1967 - from the Geologial Maps of Italy at the scale 1:100 000) showing the lithostratigraphic description of Quaternary units mapped in the 438 Sheet “Bari” (at the scale 1: 50 000). 7 Calcare di Bari, AZZAROLI & VALDUGA, 1967; SPALLUTO et al., 2008; PIERI et al., in prep.), che costituiscono il sub- strato dell'intera regione murgiana, poggiano in discor- danza le unità della Fossa bradanica, rappresentate da depositi del Pleistocene inferiore (Calcarenite di Gravina ed argille subappennine) ed infine, in discordanza su tutti i depositi più antichi, si rinvengono i depositi marini e continentali terrazzati del Pleistocene medio-superio- re (supersintema delle Murge suddiviso in 5 sintemi e supersintema delle lame delle Murge suddiviso in 2 sin- temi) (Figg. 2; 3; 4). Relativamente al rilevamento dei depositi dell’u- nità della Fossa bradanica sono stati utilizzati i classici criteri litostratigrafici, mentre per i sovrastanti depositi marini e continentali terrazzati sono state applicate le indicazioni presenti nel Quaderno 1 serie III del Servizio Geologico d’Italia (C.N.R.- Commissione per la carto- grafia geologica e geomorfologica, 1992) che privilegia- no l’uso delle unità a limiti inconformi (UBSU). 3.1 Unità della Fossa bradanica 3.1.1 Calcarenite di Gravina (GRA) La Calcarenite di Gravina affiora in lembi in tutta l’area del Foglio 438 “Bari” (Fig. 2). Lo spessore residuo affiorante è molto variabile fino ad un massimo di circa 20 metri nei pressi dell’abitato di Carbonara di Bari e del quartiere San Paolo della città di Bari (Figg. 2; 4). Questo dato è confermato anche dai numerosi sondag- gi geognostici che sono stati effettuati da privati e da enti pubblici. Come già specificato, a questa unità lito- stratigrafica vengono riferiti parte dei termini “Tufi delle Murge” e “Tufo” introdotti formalmente negli anni '60 nelle carte geologiche ufficiali relative all'area compresa nel Foglio 438 “Bari” (Tab. 1). La Calcarenite di Gravina poggia sui calcari creta- cei del Calcare di Bari (Fig. 3) e mostra caratteri di facies differenti da luogo a luogo. In aree limitate, nei pressi dell’abitato di Palo del Colle e nella periferia meridionale dell’abitato di Bari, la parte inferiore della Calcarenite di Gravina è costituita a luoghi da sedimenti siltoso-sabbiosi spessi pochi metri; lo studio di tali sedimenti è stato effettuato sulle rare sezioni naturali ancora visibili e, durante fasi di scavo, su numerose sezioni artificiali che sono state poi velocemente rico- perte. Questi depositi poggiano in discordanza sui cal- cari del Cretacico tramite un contatto marcato da una superficie carsificata molto irregolare e colmano mode- ste depressioni morfo-strutturali allungate in senso ONO-ESE già esistenti nel substrato cretacico al momento dell'ingressione marina. Come detto, la parte bassa di tali depositi, spessa pochi metri, è costituita da silt e sabbie limose rosse compatte, con più o meno frequenti livelli di ciottoli calcarei bianchi, mentre la parte alta è comunemente costituita da calcisiltiti poco cementate di colore giallo ocra o giallo paglierino che sfumano gradualmente verso l’alto alle calcareniti macrofossilifere (che caratterizzano ovunque la parte alta dell’unità). In accordo con IANNONE & PIERI (1979) i silt argillosi rossastri basali sono stati interpretati come depositi alluvionali, mentre le calcisiltiti come depositi salmastro-lagunari che evolvono gradualmente verso l’alto ad ambienti marini più franchi. Le facies più tipiche e diffuse della della Calcarenite di Gravina sono invece costituite da calca- reniti lito-bioclastiche a tessitura grossolana che, lad- dove i sedimenti siltoso-sabbiosi sottostanti sono assenti, poggiano direttamente sul substrato cretacico. In quest'ultimo caso, il contatto è rappresentato da una discordanza angolare evidenziata da una superficie di abrasione sui calcari cretacei, frequentemente marcata da intensa bioerosione. Tale contatto trasgressivo è ovunque ben evidente per il contrasto litologico fra i sottostanti calcari micritici del Cretacico e i soprastanti depositi calcarenitici, dovuto ai diversi caratteri tessitu- rali e al diverso grado di cementazione. Questa porzio- ne più tipica della Calcarenite di Gravina è costituita da strati e banchi di calcareniti e calciruditi bioclastiche e di calcari organogeni ad alghe calcaree, scarsamente cementati e abbondantemente porosi, per uno spesso- Nuovi dati stratigrafici e cartografici ... Fig. 3 - Schema dei rapporti stratigrafici delle unità quaternarie del Foglio 438 “Bari”. Calcari del Cretacico: Calcare di Bari (CBA). Unità della Fossa bradanica: Calcarenite di Gravina (GRA); argille subappennine (ASP). Supersintema delle Murge: sintema di Rutigliano (MUA); sintema di Noicattaro (MUN); sintema di Carbonara (MUB); sintema di San Pasquale (MUQ); sintema di San Girolamo (MUI). Supersintema delle lame delle Murge: sintema di Madonna delle Grotte (MBL); sintema di Coste S. Giovanni (MBN). Alluvioni attuali (b). Sketch illustrating the stratigraphic relationships of Quaternary units mapped in the 438 Sheet “Bari”. Cretaceous unit: Calcare di Bari Fm. (CBA). Bradanic Trough units: Calcarenite di Gravina Fm. (GRA); argille subappennine fm. (ASP). Murge supersynthem: Rutigliano synthem (MUA); Noicattaro synthem (MUN); Carbonara synthem (MUB); San Pasquale synthem (MUQ); San Girolamo synthem (MUI). Lame delle Murge supersynthem: Madonna delle Grotte synthem (MBL); Coste S. Giovanni synthem (MBN). Present-day alluvial depo- sits (b). 8 re massimo complessivo di circa 20 metri. In particola- re, tali depositi sono costituiti a partire dal basso da un banco di un paio di metri di biocalcareniti con abbon- danti resti fossili interi o in frammenti, la cui base può essere marcata da sottili e discontinui livelli di ghiaie calcaree con abbondante matrice sabbiosa; segue per la restante parte un'alternanza di strati e banchi di bio- calcareniti, biocalciruditi e calcari macro- e microfossili- feri a lamellibranchi, gasteropodi, anellidi, echinidi, alghe rosse, foraminiferi bentonici e più raramente fora- miniferi planctonici; a più altezze stratigrafiche, alle cal- careniti si intercalano livelli calciruditici con alte con- centrazioni di alghe rosse. Dal punto di vista tessiturale si tratta in prevalenza di packstone, e/o di packstone- grainstone, costituiti quasi esclusivamente da bioclasti. Nel complesso, la Calcarenite di Gravina mostra carat- teri di facies riconducibili in prevalenza ad un sistema carbonatico dominato dalle onde, come suggerito regionalmente da TROPEANO & SABATO (2000). Per quanto riguarda l'età della Calcarenite di Gravina i residui di lavati di campioni provenienti da diversi affioramenti sono risultati in parte sterili; alcuni hanno fornito associazioni molto povere rappresentate prevalentemente da foraminiferi bentonici (Ammonia spp., Cibicides spp. ed Elphidium spp.) oltre che da ostracodi, briozoi e frammenti di echinidi. Regio- nalmente la formazione viene attribuita ad un intervallo compreso fra il Pliocene medio ed il Pleistocene inferio- re (CIARANFI et al., 1988). Da considerazioni regionali, lungo la costa adriatica l'età della formazione può esse- re attribuita al Pleistocene inferiore. 3.1.2 argille subappennine (ASP) Alle argille subappennine viene riferita la porzione inferiore del termine Argille di Rutigliano introdotto negli anni '60 nelle carte geologiche ufficiali relative all'area ricompresa nel Foglio 438 “Bari” (Tabb. 1; 2) ed in parti- colare esclusivamente nel Foglio Geologico in scala 1:100 000 178 “Mola di Bari” (AZZAROLI & VALDUGA, L. Spalluto et al. Tab. 2 - Schema di correlazione lito- stratigrafica tra le unità affioranti nel- l’area di studio così come riporta- te nei Fogli 177 “Bari” e 178 “Mola di Bari” (scala 1: 100 000) e nel nuovo Foglio 438 “Bari” (scala 1: 50 000). Lithostratigraphic correlation sketch among units crop- ping out in the stu- died area as repor- ted in the 177 Sheet “Bari” and in the 178 Sheet “Mola di Bari” (scale 1: 100 000) and in the new 438 Sheet “Bari” (scale 1: 50 000). 1967). Le argille subappennine affiorano in un’area molto ristretta del settore sud-orientale del Foglio 438 “Bari” (Figg. 2; 4), in corrispondenza di alcune cave aperte per la realizzazione di laterizi, ormai in disuso, in località Pozzillo, nei pressi dell’abitato di Rutigliano. Altri residui lembi affiorano nei pressi dell’abitato di Adelfia. Lo spessore residuo affiorante è di circa 2 m, mentre lo spessore massimo ricavato dai sondaggi geognostici, realizzati da privati nei pressi dell’abitato di Rutigliano, risulta essere di circa 8 m. Il limite inferiore della formazione è stato osserva- to in corrispondenza di alcuni scavi per fondazioni nei pressi della periferia settentrionale dell’abitato di Rutigliano e corrisponde ad un passaggio netto ma in continuità di sedimentazione sulla Calcarenite di Gravina (fig. 3). Il limite superiore non è stato osservato in campagna ma dalle informazioni ricavate dai sondag- gi geognostici si deduce che possa corrispondere ad un contatto netto con i depositi del sovrastante sintema di Rutigliano (MUA), che è il più antico dei sintemi del supersintema delle Murge affiorante nell’area di studio. La brusca variazione delle facies che si osserva in corri- spondenza di questo limite (da facies marine relativa- mente profonde a facies di laguna o di shoreface supe- riore) permette di ipotizzare che il limite tra queste due unità sia inconforme. In affioramento le argille subappennine sono costituite da argille siltose che si alternano ad argille marnose, silt e sabbie fini di colore grigio scuro. La bio- turbazione caratterizza tali sedimenti ed è molto diffusa. All’interno di tali depositi, si rinvengono numerosi resti di bivalvi, briozoi e serpulidi sia in frammenti che interi e, dall’analisi dei lavati, è emersa la presenza di abbon- danti foraminiferi planctonici e bentonici in buono stato di conservazione. Un precedente studio mineralogico (DELL’ANNA, 1969) ha evidenziato che la porzione infe- riore di questa formazione è prevalentemente argillosa, ed è costituita da illite e montmorillonite ed è molto ricca in carbonato di calcio; la locale porzione superiore invece è rappresentata da argille a composizione caoli- nitica e da sabbie fini costituite prevalentemente da quarzo con ortoclasio, muscovite ed ossidi di ferro. La sedimentazione è attribuibile ad ambienti di piattaforma continentale, probabilmente di transizione tra la shoreface inferiore e l’offshore. In base a considerazioni di carattere regionale l’età delle argille subappennine può essere attribuita al Pleistocene inferiore. 3.2 supersintema delle Murge Al supersintema delle Murge vengono riferiti 5 ordini di depositi marini terrazzati riconosciuti nell'ambi- to dei nuovi rilevamenti condotti nell'area del Foglio 438 "Bari" (Fig. 2). Il supersintema è costituito da un insie- me di depositi a composizione carbonatica e/o silico- clastica, riferibili ad ambienti costieri e accumulatisi a partire dal Pleistocene medio e fino al Pleistocene superiore in distinte fasi sedimentarie. Il limite inferiore del supersintema è erosivo su tutte le unità più antiche (Fig. 3). Il limite superiore è anch’esso erosivo ed è localmente ricoperto da uno spessore esiguo, in genere di pochi decimetri, di suolo. Nell’area del Foglio 438 “Bari” il supersintema delle Murge è costituito da cin- que sintemi (Fig. 4) che verranno descritti a partire dal più alto in quota. Trattandosi infatti di depositi marini terrazzati, nelle aree interne, più sollevate, si rinvengono i sintemi più antichi mentre in aree sempre più prossime alla linea di costa attuale si rinvengono progressiva- mente i sintemi più recenti. Regionalmente, CIARANFI et alii (1988) attribuiscono tutti i depositi qui inclusi nel supersintema delle Murge all’unità con il rango di for- mazione dei “Depositi marini terrazzati”. 3.2.1 sintema di Rutigliano (MUA) Il sintema di Rutigliano rappresenta localmente il deposito più antico del supersintema delle Murge e corrisponde alla porzione superiore della formazione indicata nella precedente edizione della Carta Geologica d’Italia come Argille di Rutigliano (Foglio 178 “Mola di Bari”; AZZAROLI & VALDUGA, 1967) (Tab. 2). Il sintema di Rutigliano affiora nella parte sud- orientale del Foglio 438 “Bari” in corrispondenza dell’a- bitato di Rutigliano (Fig. 4), appena ad E dello spigolo sud-orientale del foglio. Le migliori esposizioni sono state osservate nei pressi del cimitero di Rutigliano ed in alcuni scavi di fondazione alla periferia dell’abitato. Il limite inferiore di tale sintema è disconforme sia sulle argille subappennine che sulla Calcarenite di Gravina (Fig. 3). Lo spessore affiorante è al massimo di 2÷3 m, mentre lo spessore massimo stimato di tutto il sintema, ricavato dai sondaggi geognostici, è di circa 10 m. Dal punto di vista litologico questo sintema è costituito da sabbie fini e silt marroncino-grigiastri bio- turbati con rare concrezioni calcitiche nodulari che pas- sano verso l’alto a sabbie argillose ed argille marronci- no chiaro con plaghe sabbiose fini grigio-verdastre. Noduli calcitici bianchi polverulenti caratterizzano la parte alta del sintema. Il contenuto macrofossilifero è costituito da abbondanti frammenti di bivalvi, echinidi e serpulidi, mentre il contenuto microfossilifero osservato nei residui di lavati è costituito da foraminiferi bentonici e planctonici e da ostracodi non significativi per attribu- zioni biostratigrafiche e cronostratigrafiche. I caratteri di facies ed il contenuto fossilifero indicano che il sintema di Rutigliano si è prodotto in ambienti marini costieri. Malgrado il contenuto fossilifero non sia risultato significativo per la datazione, sia la posizione stratigrafi- ca che considerazioni di carattere regionale consento- no di attribuire il sintema di Rutigliano al Pleistocene medio. 3.2.2 sintema di Noicattaro (MUN) Il sintema di Noicattaro è stato cartografato a nord dell’abitato omonimo (Fig. 4) e rappresenta un lembo residuo spesso circa 5÷6 m che si trova a quote poste tra 85 e 90 m sul livello del mare. Il limite inferiore del sintema di Noicattaro è disconforme sulla Calcarenite di Gravina e sul Calcare di Bari (Fig. 3). Il sintema di Noicattaro era stato incluso nella formazione dei “Tufi delle Murge” nella precedente edizione della Carta Geologica d’Italia. A causa della penuria di affioramenti continui e ben esposti, la descrizione dei caratteri di facies di que- sto sintema deriva principalmente dallo studio stratigra- fico e mineralogico effettuato da DAMIANI (1996) in corri- spondenza di uno scavo per fondazioni ora non più osservabile. Il sintema di Noicattaro è costituito nella parte bassa da un livello arenaceo spesso pochi centi- 9Nuovi dati stratigrafici e cartografici ... 10 L. Spalluto et al. Fig. 4 - Carta geologica semplificata del settore orientale del Foglio 438 “Bari” (vedi il riquadro in fig. 2 per l’ubicazione). Simplified geologic map of the eastern sector of the 438 Sheet “Bari” (see inset in fig. 2 for location). metri con ciottoli calcarei, che passa gradualmente verso l’alto a sabbie giallo-rossastre spesse circa 2 m con frequenti intercalazioni di croste calcaree bianca- stre. L’intervallo sabbioso si chiude con sabbia grigio- giallastra fine e poco compatta. Sulle sabbie poggia con un contatto netto circa 1 m di calcari fossiliferi biancastri costituiti in prevalenza da gusci e modelli interni di lamellibranchi. Sui calcari poggiano circa 20 cm di sabbie grigio-gialle bioturbate che passano verso l’alto a sabbie a composizione ibrida (silicoclastica e carbonatica) irregolarmente cementate ed in cui si rico- noscono noduli calcitici bianchi. I caratteri di facies osservati permettono di riferire i depositi di tale sintema ad ambienti di transizione dal continentale al marino costiero. La parte superiore di questo sintema è delimi- tata da una superficie d’erosione marcata da sabbie rosse alluvionali. Sia per la posizione stratigrafica che per conside- razioni di carattere regionale il sintema di Noicattaro può essere attribuito al Pleistocene medio. 3.2.3 sintema di Carbonara (MUB) Il sintema di Carbonara affiora lungo alcuni fronti di cava e sezioni ferroviarie oltre che in corrispondenza del canale artificiale dell’abitato di Carbonara di Bari (Fig. 4) e si eleva a circa 40÷45 m sul livello del mare, dal quale dista circa 5 km. Il limite inferiore è disconfor- me sulla Calcarenite di Gravina (Fig. 3). Analogamente al precedente sintema, anche il sintema di Carbonara era stato incluso nella formazione dei “Tufi delle Murge” nella precedente edizione della Carta Geologica d’Italia (Tab. 2). Tale sintema è formato da una successione spes- sa al massimo 9÷10 m costituita alla base da ciottoli carbonatici derivanti dall’erosione della Calcarenite di Gravina immersi in una matrice sabbioso-siltosa molto fine di color giallo chiaro. Gradualmente, verso l’alto i silt e le sabbie fini diventano più abbondanti e sono alternati a mudstone con piccoli gasteropodi e lamelli- branchi a guscio sottile e rari foraminiferi bentonici (Rotalidi). Si riconoscono anche alcune superfici di emersione evidenziate dalla presenza di fratture riempi- te da croste calcaree. Nella parte intermedia dell’unità diventano più frequenti i mudstone/wackestone biope- loidali costituiti da intraclasti micritici e da rari frammen- ti di lamellibranchi, gasteropodi, echinidi e foraminiferi bentonici. Nella parte più alta dell’unità si distinguono strati sottili di sabbie calcaree fossilifere alternate a straterelli spessi alcuni centimetri di floatstone/rudstone bioclastici in matrice di packstone/grainstone costituiti in prevalenza da frammenti di gusci di lamellibranchi, brachiopodi, echinidi, gasteropodi, foraminiferi bentoni- ci e planctonici (rari) e alghe calcaree. L’ambiente di sedimentazione del sintema di Carbonara è variabile da una laguna ristretta soggetta a frequenti emersioni (parte inferiore), a facies protette di transizione ad ambienti marini costieri (parte intermedia) a facies chia- ramente marine e relativamente più aperte di ambiente neritico (parte superiore). L’età del sintema di Carbonara può essere riferita, in base alla posizione stratigrafica e a considerazioni di carattere regionale, al Pleistocene medio-superiore (?). 3.2.4 sintema di San Pasquale (MUQ) Il sintema di San Pasquale si estende per circa 5 km nella città di Bari attraversandola interamente da ovest ad est (Fig. 4), e costituisce un corpo che si eleva fino a 15 m sul livello del mare, dal quale dista circa 2 km. Il limite inferiore di tale sintema è inconforme sia sul Calcare di Bari che sulla Calcarenite di Gravina (Fig. 3). Incluso nella formazione dei “Tufi delle Murge” nella precedente edizione della Carta Geologica d’Italia (Tab. 2), il sintema di San Pasquale è stato attribuito più di recente all’unità informale del Cordone littorale di Bari (sensu PIERI, 1988). Il sintema di San Pasquale è costituito da una successione spessa pochi metri, nell'ambito della quale è possibile distinguere tre unità litologiche di spessore metrico (PIERI, 1975; 1988; MORETTI & TROPEANO, 1996) non cartografabili a causa del loro esiguo spessore e delle limitate aree di affioramento. Dal basso verso l'al- to, si distinguono un'unità siltosa, un'unità sabbiosa, un'unità ghiaiosa. L'unità siltosa, spessa da pochi deci- metri a circa 2 m, è costituita da silt laminati ricchi di ostracodi e di resti di characee, ai quali si intercalano straterelli di calcari nodulari a tessitura wackestone e fossiliferi (ostracodi, oogoni di Characea, piccoli gaste- ropodi). Verso l'alto l'unità siltosa passa rapidamente all'unità sabbiosa, spessa 1,5÷2 m; questa unità è rap- presentata da sabbie ben classate, con granuli arroton- dati e prive di matrice. Sia l'unità siltosa che l'unità sab- biosa sono caratterizzate per quasi tutto il loro spesso- re dalla presenza di strutture sedimentarie deformative (tipo load-casts e ball and pillows) che presentano dimensioni variabili da 10 a 60 cm, con forme irregolari, spesso subsferiche, la cui origine è stata riferita ad un sisma che ha interessato l'area durante la sedimenta- zione del sintema stesso (MORETTI & TROPEANO, 1996; MORETTI et al., 2002). Infine, sul lato verso mare, sui depositi sopra descritti poggia, in contatto erosivo, l’u- nità ghiaiosa spessa circa un metro. Quest’ultima unità è ben stratificata ed è costituita da ciottoli discoidali ben arrotondati e ben classati immersi in una matrice sabbiosa grossolana. Dal punto di vista ambientale il deposito siltoso è stato attribuito ad un ambiente lagunare, quello sabbio- so ad un ambiente eolico di retrospiaggia e quello ghiaioso ad un ambiente di avanspiaggia (Moretti & Tropeano, 1996). L’età del sintema di San Pasquale viene riferita, sia in base alla posizione stratigrafica che a considera- zioni di carattere regionale, al Pleistocene superiore (PIERI, 1988; MORETTI & TROPEANO, 1996). 3.2.5 sintema di San Girolamo (MUI) Con andamento parallelo alla costa, sia a nord- ovest che a sud-est della città di Bari (fig. 4) si rinven- gono lembi residui di depositi calcarenitici, irregolar- mente cementati, che originariamente costituivano dei piccoli rilievi allungati secondo la linea di costa (VIRGILIO, 1900; ZEZZA, 1971; PIERI, 1975). Questo sintema corri- sponde all’unità cartografata come “Depositi costieri” nel F° 177 “Bari” (scala 1:100 000) (Tab. 2) successiva- mente attribuita all’unità informale in facies costiera delle “Dune di San Girolamo” (sensu PIERI, 1988). L’ubicazione di tale sintema nell'ambito del peri- metro cittadino impedisce nelle condizioni attuali il rico- noscimento dei principali caratteri (morfologia, spesso- re, contatti con le unità sottostanti ecc.); infatti, le aree di affioramento sono state completamente urbanizzate, 11Nuovi dati stratigrafici e cartografici ... e dell'originario deposito rimangono solo pochi testimo- ni sulla base dei quali è stato possibile delimitare le aree di affioramento ed i caratteri di facies. A tal fine sono stati molto utili anche i dati di profondità ottenuti dai numerosi sondaggi eseguiti a scopo geognostico da enti pubblici e da privati, da cui si ricava che i depo- siti appartenenti a tale sintema poggiano con contatto inconforme e discordante sia sul substrato cretacico che sulla Calcarenite di Gravina (Fig. 3). Tale sintema è formato da calcareniti che presen- tano sottile stratificazione obliqua a vario angolo ed in cui si riconoscono fossili continentali (gasteropodi del genere Helix); in genere sono ben cementate, molto porose, ben classate e fittamente laminate, e vengono attribuite ad ambienti eolici di retrospiaggia. In assenza di un contenuto fossilifero significativo ai fini bio- e cronostratigrafici, il sintema di San Girolamo è stato attribuito, per la posizione stratigrafica ed in base a considerazioni di carattere regionale, al Pleistocene superiore. 3.3 supersintema delle lame delle Murge Il supersintema delle lame delle Murge compren- de tutti i depositi alluvionali terrazzati posti qualche metro al di sopra dell’attuale alveo dei principali corsi d’acqua presenti nell’area (Fig. 2). Tali corsi d’acqua formano il reticolo idrografico delle Murge basse e sono attualmente incassati nel substrato. I depositi del supersintema delle lame delle Murge, poggianti con limite inconforme sul Calcare di Bari, presentano carat- teristiche litologiche e tessiturali molto simili e sono stati inseriti in due differenti sintemi: il sintema di Madonna delle Grotte ed i l sintema di Costa S. Giovanni. Il supersintema delle lame delle Murge corri- sponde alle alluvioni terrazzate incluse nei “Depositi alluvionali” dagli autori della precedente edizione della Carta Geologica d’Italia (Tab. 2). 3.3.1 sintema di Madonna delle Grotte (MBL) Tale sintema, poggiante con limite inconforme sul Calcare di Bari (Figg. 3, 4), è costituito da depositi allu- vionali cementati che affiorano in lembi terrazzati lungo i maggiori solchi erosivi (Lama Balice e Lamasinata). Si tratta di conglomerati ben cementati con spes- sori variabili da pochi centimetri a circa 2÷3 m costituiti da ciottoli carbonatici in matrice residuale siltoso-sab- biosa rossastra. Si trovano a quote comprese tra i 4 e gli 8 m sopra l’alveo dei principali corsi d’acqua, per- tanto, si sono deposti prima dell’incassamento delle lame in strette valli all’interno dei calcari mesozoici. L’età è riferibile, per la posizione stratigrafica e per considerazioni di carattere regionale, al Pleistocene medio e superiore (?). 3.3.2 sintema di Costa S. Giovanni (MBN) Tale sintema è costituito da depositi alluvionali conservati in piccoli lembi terrazzati lungo il tratto più a monte dei maggiori solchi erosivi (Lama Balice, Lamasinata e Picone) (Fig. 4). Si tratta di ghiaie spesse 2÷3 m, solo a luoghi cementate, con ciottoli calcarei subarrotondati e matri- ce residuale siltoso-sabbiosa. Si rinvengono a quote comprese tra 1 e 2 m sopra l’alveo dei principali corsi d’acqua. Il limite inferiore è inconforme sul Calcare di Bari (Fig. 3). L’età è riferibile, per la posizione stratigrafica e per considerazioni di carattere regionale, al Pleistocene superiore. 3.4 Deposito alluvionale recente ed attuale (b) Si tratta di sedimenti di origine alluvionale che occupano il fondo di numerosi solchi erosivi, e ampie aree a ridosso del sintema di San Pasquale e del sinte- ma di San Girolamo (Fig. 2). Sono costituiti da ghiaie formate da clasti calcarei subarrotondati in matrice sil- toso-terrosa rossastra, con rare intercalazioni di silt argillosi. Il loro spessore varia notevolmente da luogo a luogo, raggiungendo nelle zone più prossime al mare i 10 metri. L’età è riferibile al Pleistocene superiore-Olocene. 4. CONFRONTO FRA VECCHIO E NUOVO QUADRO STRATIGRAFICO DELLE UNITÀ DEL QUATERNARIO AFFIORANTI NEL FOGLIO 438 "BARI". Viste le notevoli differenze riscontrate dal confron- to fra vecchio (fogli 177 "Bari" e 178 "Mola di Bari" della Carta Geologica d'Italia alla scala 1:100 000) e nuovo quadro stratigrafico delle unità del Quaternario affioranti nel Foglio 438 "Bari" (vedi Tab. 2), si ritiene opportuno ribadire i motivi che hanno portato all’ado- zione di un diverso criterio di classificazione stratigrafi- ca presente in quest'ultimo, che riafferma una scelta già operata in precedenza a livello regionale da altri autori (CIARANFI et al., 1988). Come esposto, parte dei depositi definiti come Tufi delle Murge nel Foglio 177 "Bari" della Carta Geologica d'Italia in scala 1:100 000 sono stati ora attribuiti alla Calcarenite di Gravina, così come suggerito da IANNONE & PIERI (1979) (Tab. 2). Occorre sottolineare che non si è trattato né di una scelta semantica né di una scelta dettata da priorità di istituzione formazionale. All'epoca dei rilevamenti com- piuti negli anni '60 per la realizzazione della Carta Geologica d'Italia alla scala 1:100 000 (e tutt'ora in ambito commerciale o applicativo) tutti i litotipi calcare- nitici, prevalentemente organogeni e facili da tagliare in conci da costruzione, venivano informalmente definiti tufi o tufi calcarei. Era questa anche l'accezione utiliz- zata da D'ERASMO (1934) per identificare tutti i depositi discordanti sui calcari cretacei delle Murge, pur essen- do l'autore consapevole della esistenza di più facies poste in posizione stratigrafica differente: alcune depo- sitatesi in un contesto di generalizzata ingressione marina, altre invece durante diverse fasi di ritiro del mare. È solo a quest'ultimo contesto che AZZAROLI & VALDUGA (1967) attribuiscono tutti i depositi della forma- zione dei Tufi delle Murge, con un significato opposto a quello dato dallo stesso AZZAROLI (1968) alla Calcarenite di Gravina così come definita sul lato bradanico delle Murge. Utilizzare quindi quest'ultimo termine formazio- nale per identificare alcuni dei depositi in precedenza attribuiti ai Tufi delle Murge significa posizionare diver- samente tali depositi in un contesto lito- e cronostrati- grafico regionale ed attribuire loro un significato geodi- namico differente. Tuttavia, durante i lavori di rileva- mento del nuovo Foglio 438 "Bari" sono stati distinti depositi più recenti della Calcarenite di Gravina, forma- tisi in un contesto di generale regressione che risponde 12 L. Spalluto et al. bene alla definizione formazionale originale data da AZZAROLI & VALDUGA (1967) all’intera successione dei Tufi delle Murge; per questi si è preferito utilizzare il ter- mine supersintema delle Murge che da una parte per- mette di distinguere i differenti episodi di terrazzamento deposizionale marino riconosciuti nell'area (sintemi) e dall'altra evita di riportare confusione nella terminologia formale utilizzata, visto che anche in questo caso non tutti i depositi cartografati come Tufi delle Murge pos- sono essere ricondotti al supersintema delle Murge (Tab. 2). 5. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE I lavori di rilevamento del Foglio 438 “Bari”, che è il primo foglio del Progetto CARG per la Regione Puglia realizzato nell’area delle Murge, consentono di aggior- nare significativamente le conoscenze dell’area, fornen- do anche una stratigrafia originale del Quaternario. I cri- teri stratigrafici utilizzati sono stati sia quelli classici lito- stratigrafici, relativamente alle unità del ciclo della Fossa bradanica (Calcarenite di Gravina ed argille subappennine), che quelli basati sull’uso delle unità a limiti inconformi (UBSU), per le più recenti unità marine e continentali terrazzate. La nuova stratigrafia, più ricca ed articolata di quella presente nella precedente edizio- ne della Carta Geologica d’Italia (scala 1: 100 000), for- nisce una chiave di lettura più completa e più coerente dell’evoluzione sedimentaria dell’area di studio e, per i criteri stratigrafici utilizzati e le scelte cartografiche ope- rate, si ritiene possa essere esportata con successo anche nelle aree limitrofe. Infatti, i dati stratigrafici esposti in questo lavoro permettono di tracciare i punti principali dell’evoluzione sedimentaria quaternaria del settore delle Murge basse compreso nel Foglio 438 "Bari", che ben si inquadrano nel contesto delle cono- scenze geologico-regionali sintetizzate da RICCHETTI et al. (1988). I depositi quaternari più antichi (Calcarenite di Gravina e argille subappennine) affioranti nell’area di studio fanno parte del ciclo bradanico e hanno registra- to dal punto di vista stratigrafico la fase di subsidenza regionale che ha determinato durante il Pliocene supe- riore ed il Pleistocene inferiore il progressivo annega- mento di vasti settori delle Murge. Il ritorno del mare in un'area esposta fin dal Cretacico superiore ha portato alla formazione di coperture sedimentarie, che, in corri- spondenza di depressioni morfostrutturali già presenti all'atto dell'ingressione, hanno fossilizzato depositi con- tinentali o palustri, conservatisi localmente alla base della Calcarenite di Gravina. Alla fase di trasgressione, registrata nell’area di studio dalla sedimentazione della Calcarenite di Gravina (Pleistocene inferiore), segue la fase di massimo approfondimento del sistema, marcata dal passaggio, in continuità di sedimentazione, dalle facies calcarenitiche alle facies pelitiche delle argille subappennine. Nell'ambito del Foglio 438 "Bari" queste ultime si conservano esclusivamente nei pressi dell'abi- tato di Rutigliano. Alla fase ingressiva è seguita una fase regressiva, da mettere in relazione con un fenomeno di solleva- mento regionale ben noto in tutta l'area pugliese. L'interferenza fra sollevamento regionale, iniziato nel Pleistocene medio, ed eustatismo ha prodotto una suc- cessione di eventi erosivi e sedimentari che hanno por- tato alla formazione dei depositi marini terrazzati del supersintema delle Murge (Pleistocene medio e supe- riore). Ad ognuno dei cinque ordini di terrazzi deposizio- nali riconosciuti nell'area è stato attribuito quindi il rango di sintema. La distribuzione altimetrica dei singoli sintemi appartenenti al supersintema delle Murge testi- monia le tappe del sollevamento della regione, eviden- ziate anche dall'approfondimento intermittente dei prin- cipali corsi d’acqua che hanno registrato fasi alterne di incisione e di alluvionamento con conseguente disposi- zione in terrazzi dei depositi alluvionali, definiti nell'in- sieme come supersintema delle lame delle Murge (Pleistocene medio e superiore). Il complesso dei depositi marini e continentali del Quaternario attribuiti in questa nota sia al supersintema delle Murge che al supersintema delle lame delle Murge è relativo alla parte più recente del processo regressivo verificatosi sul versante adriatico delle Murge. Allorché le ricerche si estenderanno alle porzioni più interne delle Murge, verosimilmente verranno individuati altri sintemi, più antichi di quelli riportati in questa nota, rife- ribili anch’essi al supersintema delle Murge ed al super- sintema delle lame delle Murge. LAVORI CITATI AZZAROLI A. (1968) - Calcarenite di Gravina. Studi illu- strativi della Carta Geologica d’Italia - Formazioni geologiche. Servizio Geologico d’Italia, I, 183- 185. AZZAROLI A., RADINA B., RICCHETTI G. & VALDUGA A. (1968) - Note illustrative della Carta Geologica d’Italia. Foglio 189 “Altamura”. Serv. Geol. d’It., pagg. 22 AZZAROLI A. & VALDUGA A. (1967) - Note illustrative della Carta Geologica d’Italia. 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