base ROCK GLACIER RELITTI E ANTICA DISTRIBUZIONE DEL PERMAFROST NEL GRUPPO ADAMELLO PRESANELLA (ALPI CENTRALI) Roberto Seppi1, Alberto Carton2 & Carlo Baroni3 1Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Pavia 2Dipartimento di Geografia “G. Morandini”, Università di Padova. 3Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Pisa. Corresponding author: R. Seppi RIASSUNTO: Seppi R. et al., Rock glacier relitti e antica distribuzione del permafrost nel Gruppo Adamello Presanella (Alpi Centrali). (IT ISSN 0394-3356, 2010). L’antica e l’attuale quota del limite inferiore del permafrost nel Gruppo Adamello Presanella (Alpi Centrali) sono state definite utilizzan- do un catasto dei rock glacier. Il catasto, basato sull’esame di fotografie aeree e su rilievi di terreno, documenta la presenza di un totale di 216 rock glacier, 128 dei quali sono stati classificati come relitti. Le forme relitte hanno un corpo appiattito, una scarpata fron- tale poco ripida e sono caratterizzate dalla presenza di numerose cavità. Nella maggior parte dei casi la superficie è coperta da una densa vegetazione e la loro fronte raggiunge l’attuale limite superiore degli alberi. La distribuzione delle forme attive/inattive consente di stimare un limite inferiore del permafrost attualmente collocato a circa 2500 m s.l.m., una quota 430 m più elevata di quella suggeri- ta dalle forme relitte. Nell’area studiata non esistono stime dell’età delle forme relitte basate su datazioni cronologiche, tuttavia è stato possibile confrontare la distribuzione dei rock glacier relitti con l’estensione dei ghiacciai durante il Tardoglaciale, utilizzando una car- tografia ottenuta dalla distribuzione delle morene. Il confronto consente di stimare un’età posteriore allo stadio di Gschnitz per la mag- gior parte dei rock glacier relitti (87 su 128). Poiché, a scala regionale, il limite inferiore del permafrost discontinuo è collocato ad una quota che corrisponde con l’isotema media annua dell’aria di –1/–2°C, la differenza di temperatura media annua che corrisponde alla differenza di quota della fronte tra rock glacier attivi/inattivi e relitti può essere stimata utilizzando il gradiente medio di temperatura dell’aria calcolato per questo gruppo montuoso, pari a 0,59°C/100 m. La differenza di quota delle fronti dei rock glacier coincide con una differenza di temperatura media annua di circa 2,5°C e varia da circa 2,4°C sui versanti esposti a N a circa 2,7°C su quelli esposti a sud. Questi dati forniscono una stima della differenza di temperatura media annua dell’aria intercorsa tra il Tardoglaciale (quando i rock glacier attualmente relitti erano attivi) e il presente. ABSTRACT: Seppi R. et al., Relict rock glaciers and past permafrost distribution in the Adamello Presanella Group (Central Alps). (IT ISSN 0394-3356, 2010). The current and the past lower limit of permafrost has been estimated in the Adamello Presanella Group (Central Alps, Italy) using a rock glacier inventory. The inventory was based on aerial photographs analyses and field surveys. In the inventory, a total of 216 rock glaciers have been reported and described, and 128 of these are regarded as relict landforms. These rock glaciers have a flat morpho- logy, a gently sloping frontal scarp and a surface characterized by several cavities. In most cases their surface is covered by dense vegetation, and often their front reach the present tree line. The distribution of active/inactive landforms allows to estimate a lower limit of discontinuous permafrost presently located at about 2500 m a.s.l., an altitude 430 m higher than that suggested by the relict landforms. No chronological data exist in this region about the age of the relict rock glaciers. Nevertheless, a visual comparison with the Late Glacial extent of glaciers, as provided by a map obtained from the moraines geometry, allows to estimate an age no older than the Late Glacial Gschnitz stage for the most of them (87 on 128). Since the lower boundary of discontinuous permafrost is located at an altitude corresponding with the MAAT (Mean Annual Air Temperature) of -1/-2°C, the difference in MAAT that coincides with the difference in elevation between the fronts of active/inactive and relict rock glaciers can be estimated using the vertical temperature lapse rate calculated for this mountain group (0.59°C/100 m). The altitudinal difference between the fronts of active/inactive and relict rock glaciers coincides with a difference of about 2.5°C in the MAAT. This difference reduces to about 2.4°C on northern slopes and increases to about 2.7°C on southern slopes. This data gave us an estimate of the MAAT difference between the Late Glacial (when the presently relict rock glaciers were active) and the present day. Parole chiave: permafrost, rock glacier relitti, Tardoglaciale, Alpi italiane. Keywords: permafrost, relict rock glaciers, Late Glacial, Italian Alps. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 23(1), 2010 - 137-144 1. INTRODUZIONE I rock glacier sono tra le più diffuse forme degli ambienti periglaciali alpini e rappresentano evidenti manifestazioni della presenza di permafrost disconti- nuo. Si originano a seguito della lenta deformazione di materiale detritico perennemente congelato e sono caratterizzati da particolari strutture superficiali quali rughe, solchi, cavità e contropendenze. Il dibattito scientifico sull’origine di queste forme è ancora attuale e le diverse interpretazioni nascono da una duplice spiegazione dell’origine del ghiaccio conte- nuto nei corpi detritici: se esso sia ghiaccio formatosi in situ per processi di aggradazione del permafrost o se invece sia essenzialmente ghiaccio di origine glaciale e quindi il rock glacier sia sostanzialmente un ghiacciaio coperto di detrito. I principali dati a supporto dell’origi- ne glaciale di queste forme riguardano il rinvenimento in numerosi di essi di corpi di ghiaccio massivo i quali, secondo molti Autori americani (si veda ad esempio POTTER et al., 1998), non possono essere spiegati con processi di tipo periglaciale, ma sono il prodotto di un processo di metamorfismo della neve analogo a quello che si verifica sui ghiacciai. Numerose indagini hanno 138 R. Seppi, A. Carton & C. Baroni riguardato il rock glacier di Galena Creek negli Stati Uniti (POTTER et al., 1998; STEIG et al., 1998), ma anche nelle Alpi italiane recenti osservazioni hanno dimostrato che in alcune forme riconducibili a rock glacier è pre- sente ghiaccio di origine glaciale (KRAINER & MOSTLER, 2000; GUGLIELMIN et al., 2004; RIBOLINI et al., 2007). Un tentativo di sintesi delle diverse interpretazioni sull’origine dei rock glacier è stato proposto da HAEBERLI (2000), secondo il quale, senza tenere conto dell’origine del ghiaccio contenuto nei depositi detritici, è comun- que necessario che vi siano permanenti temperature negative nel suolo (permafrost) affinché si possano con- servare per millenni masse di ghiaccio nei rock glacier. L’Autore afferma anche che molti degli equivoci sono nati da un’errata definizione di ghiacciaio e che spesso quelli che alla testata di molti rock glacier sono stati definiti ghiacciai (e che in seguito possono essere inglo- bati nel corpo del rock glacier), altro non sono che nevai semipermanenti o glacio-nevati, non costituiti da ghiaccio di origine sedimentaria e privi di una precisa condizione dinamica (trasferimento di massa da una zona di alimentazione a una di ablazione). Secondo la classificazione di BARSCH (1996) pos- sono essere distinti active rock glacier (contenenti ghiaccio e dotati di movimento), inactive rock glacier (contenenti ghiaccio ma non dotati di movimento) e relict rock glacier (privi di ghiaccio e completamente stabilizzati). I primi due, che hanno morfologie molto simili e sono spesso difficilmente distinguibili se non si dispone di misure che documentino l’effettivo movi- mento del deposito, sono stati raggruppati dallo stesso Autore nella categoria degli intact rock glacier (BARSCH, 1996). Tale categoria era stata in precedenza proposta da HAEBERLI (1985) ed è oggi largamente utilizzata. Nel presente lavoro è stata adottata la classificazione pro- posta da BARSCH (1996), distinguendo i rock glacier in due categorie: a. rock glacier attivi/inattivi; b. rock gla- cier relitti. Sono state utilizzate due sole categorie di forme, allo scopo di differenziare quelle che attualmen- te contengono permafrost (attive/inattive) da quelle che ne sono prive (relitte), indipendentemente dalle loro condizioni dinamiche. La quota minima raggiunta dai rock glacier viene spesso utilizzata per stimare la quota del limite inferiore del permafrost discontinuo di una regione (BARSCH, 1996). La presenza di rock glacier relitti mette quindi in evidenza condizioni climatiche diverse da quelle attuali, durante le quali il limite inferiore del permafrost discon- tinuo si collocava a quote meno elevate rispetto al pre- sente. Basandosi su questo concetto, una stima della quota dell’antico limite inferiore del permafrost può essere ottenuta da quella delle fronti delle forme relitte. L’applicazione di questo metodo, tuttavia, deve tener conto di alcuni limiti. I rock glacier, infatti, conser- vano il pemafrost in modo preferenziale, a causa del particolare regime termico che caratterizza il loro strato più superficiale, costituito da massi privi di matrice (tes- situra di tipo openwork). Tali substrati, infatti, possono determinare un abbassamento della temperatura media annua della superficiale del suolo fino a 1÷4°C rispetto alle aree coperte da materiale sciolto ricco in matrice fine (HARRIS & PEDERSEN, 1998; JULIUSSEN & HUMLUM, 2008). Il ghiaccio contenuto in questi depositi può quin- di essere localmente trasportato verso valle fino a 300 m più in basso rispetto alla quota media del limite infe- riore del permafrost definita a scala regionale e rispetto alle condizioni ambientali che ne consentono l’esisten- za (HARRIS & PEDERSEN 1998). È emerso, ad esempio, che nel Gruppo Adamello Presanella, i rock glacier atti- vi/inattivi, pur contenendo ghiaccio, potrebbero non essere più in equilibrio con l’attuale ambiente morfocli- matico (BARONI et al., 2004). L’utilizzo dei rock glacier, tuttavia, consente di ottenere con una buona approssi- mazione una stima della diffusione spaziale del perma- frost di una regione, anche se può indurre a sovrasti- marne la presenza (IMHOF et al., 2000). Il Gruppo Adamello Presanella è situato nel setto- re meridionale delle Alpi Centrali (45° 54’–46° 19’ N; 10° 21’–10° 53’ E) e si estende su una superficie superiore a 1100 km2 (Fig. 1). Confina a N con il Gruppo Ortles Cevedale, a E con il Gruppo delle Dolomiti di Brenta e a W con le Alpi Orobie. Le cime più elevate del gruppo superano i 3500 m di quota. Dal punto di vista climatico, l’area si trova in una fascia di transizione fra le Alpi meridionali, caratterizza- te da precipitazioni elevate (f ino a 1800÷2500 mm/anno), concentrate nelle stagione primaverile e autunnale, e la zona interna, caratterizzata da un clima più continentale con precipitazioni concentrate nei mesi invernali e, generalmente, non superiori a 1000÷1200 mm/anno (SCHWARB et al., 2001). Le precipitazioni medie annue per l’area studiata sono comprese tra un minimo di circa 800 mm nel settore settentrionale (sta- zione meteorologica di Ponte di Legno, 1200 m s.l.m.) a poco più di 1500 mm nel settore meridionale (stazione meteorologica di Bagolino, 800 m s.l.m.) (CERIANI & CARELLI, 2000). La temperatura media annua va da circa 8°C, poco sopra i 1200 m di quota, a circa 0°C ad una quota di poco superiore a 2500 m. Il gradiente termico verticale medio per il gruppo montuoso è pari a 0,59°C/100 m (BARONI et al., 2004). In questo lavoro vengono presentati i risultati del censimento dei rock glacier relitti del Gruppo Adamello Presanella e sono discusse le relazioni tra la loro distri- buzione spaziale e l’antica presenza di permafrost. 2. METODI Il censimento dei rock glacier dell’area in esame è stato effettuato mediante l’analisi di fotografie aeree e l’uso di ortofoto digitali. Le forme individuate, classifica- te come attive/inattive o relitte sulla base di numerose caratteristiche morfologiche diagnostiche, sono state digitalizzate in ambiente GIS, delimitandole con ele- menti geometrici di tipo poligonale. La descrizione e la definizione dei principali parametri morfometrici e delle caratteristiche geomorfologiche delle forme censite è stata effettuata tramite fotointerpretazione e interroga- zione del GIS. Le informazioni ottenute sono state per- fezionate con verifiche sul terreno. Sono state classificate come relitte le forme carat- terizzate da: a) morfologia complessivamente attenuata, con corpo appiattito e talvolta con strutture superficiali quali cavità chiuse e depressioni; b) fronte poco ripida; c) ingente copertura vegetale, spesso costituita da arbusti e alberi sparsi (Fig. 2); d) suoli evoluti in corri- spondenza dell’affioramento di materiale fine. I massi sono caratterizzati da un elevato grado di alterazione, con spigoli arrotondati e superficie scabra per micro- 139Rock glacier relitti e antica distribuzione ... Fig. 1 - Inquadramento geografico del Gruppo Adamello Presanella e ubicazione dei rock glacier relitti. I numeri si riferiscono al Catasto dei rock glacier del Gruppo Adamello Presanella (BARONI et al., 2004). Geographical setting of the Adamello Presanella Group and location of the relict rock glaciers. Numbers refer to the rock glacier inven- tory of the Adamello Presanella Group (BARONI et al., 2004). morfoselezione. Non sembra costituire una caratteristi- ca diagnostica valida per la distinzione dei rock glacier relitti il grado di colonizzazione dei massi da parte dei licheni crostosi, che può essere molto cospicua anche sui depositi attivi. Un’ingente copertura lichenica, ad esempio, è stata osservata su due rock glacier attivi sottoposti a ripetuti monitoraggi topografici che hanno mostrato tassi di spostamento orizzontale fino ad alcuni decimetri all’anno (SEPPI et al., 2006). Un tipico rock glacier relitto esistente nell’area studiata è presentato in Figura 3. Il settore centrale è caratterizzato da una topografia accidentata e concava, che mostra chiaramente la perdita di volume a seguito della fusione del ghiaccio interno. La superficie è inoltre caratterizzata dalla presenza di numerose cavità chiuse dovute al collasso della massa detritica per fenomeni riconducibili al termocarsismo. 3. RISULTATI E DISCUSSIONE Nel Gruppo Adamello Presanella sono stati censiti in totale 216 rock glacier, 128 dei quali (59%) sono stati classificati come relitti (BARONI et al., 2004; SEPPI, 2006). La percentuale di forme relitte è maggiore rispetto a quanto rilevato nelle Alpi Svizzere Occidentali (regione Bagnes-Hérémence), dove 109 forme su un campione totale di 239 (pari al 46%), sono relitte (LAMBIEL & REY- NARD, 2001). In tutte le Alpi svizzere, su un campione di 741 rock glacier, 285 (pari al 38%) sono relitti (FRAUEN- 140 FELDER & KÄÄB, 2000). Nelle Alpi Austriache Orientali, al contrario, un campione di 1451 rock glacier è costituito da 1169 forme relitte, pari all’81% del totale (KRAINER & MOSTLER, 2000). Per un confronto con l’intero versante alpino italiano ci si deve riferire al Catasto dei rock gla- cier delle Alpi Italiane (GUGLIELMIN & SMIRAGLIA, 1997). Dei 1594 rock glacier conteggiati in tale catasto, il 59% è stato classificato come inattivo e il 19% come attivo. I rimanenti sono stati considerati ad attività incerta (18%) o complessi (4%). In questo catasto sono stati adottati differenti criteri di classificazione delle forme, che sono state distinte in attive, inattive, ad attività incerta e com- plesse. Confrontando le caratteristiche diagnostiche utilizzate per classificare le forme inattive nel catasto di tutte le Alpi (copertura vegetale continua costituita da formazioni erbacee, arbustive e arboree, profilo longitu- dinale concavo, presenza di cavità chiuse, scarpata frontale poco ripida) con quelle adottate nel catasto del Gruppo Adamello Presanella, è possibile far corrispon- dere le forme inattive del primo con quelle classificate come relitte nel presente lavoro. La superficie media dei rock glacier relitti del Gruppo Adamello Presanella è pari a 4,1 ha, la lunghez- za media è di poco superiore a 290 m e la larghezza media è di circa 180 m. Si tratta prevalentemente di forme di tipo tongue shaped (89% del totale) e sono ubicati per lo più su versante (71% del totale). Molte forme relitte hanno la fronte più in basso del limite superiore della vegetazione arborea (Fig. 2), diversa- mente dai rock glacier attivi/inattivi, che sono ubicati in prevalenza nella fascia altimetrica della prateria alpina. Le forme relitte non mostrano relazioni con ghiacciai, glacio-nevati, nevai semipermanenti, ma alcune di esse sono in relazione con depositi glaciali presenti più a monte. I 128 rock glacier relitti si collocano ad una quota media di poco superiore a 2100 m, con un intervallo di variazione com- preso tra 1830 e 2560 m (Fig. 4). Il rock glacier relitto situato a più bassa quota ha la fronte a circa 1700 m s.l.m. I rock glacier atti- vi/inattivi sono collocati ad una quota media di circa 2550 m e sono compresi tra una quota minima di 2170 m e una massi- ma di poco superiore ai 2900 m. Le forme relitte sono maggior- mente rappresentate tra 2100 e 2200 m di quota (n = 34), ma risultano numerose anche tra 1900 e 2100 m e tra 2200 e 2300 m. Sono progressivamen- te meno rappresentate nelle fasce altimetriche superiori a 2300 m s.l.m. Le forme attive/inattive sono rappresenta- te prevalentemente nella fascia altimetrica compresa tra 2500 e 2600 m di quota, ma un consi- derevole numero di forme è pre- sente anche nelle fasce altime- triche immediatamente superiori e inferiori. La fascia di sovrap- Fig. 2 - Esempi di due rock glacier relitti presenti nell’area stu- diata (a: n 20 di Fig. 1; b: n 31 di Fig. 1). La fronte supera l’at- tuale limite degli alberi. Examples of two relict rock glaciers in the study area (a: n 20 in Fig. 1; b: n 31 in Fig. 1). Their front is located below the local tree line. Fig. 3 - Topografia superficiale di un tipico rock glacier relitto dell’area di studio (n 146 di Fig. 1). La forma mostra numerose cavità dovute a processi di tipo termocarsico. (Elaborazione basata su un modello digitale del terreno fornito dalla Provincia Autonoma di Trento). Surface topography of a typical relict rock glacier of the study area (n 146 in Fig. 1). The landform shows numerous thermokarst-like hollows. R. Seppi, A. Carton & C. Baroni 141 posizione tra forme attive/inattive e forme relitte è com- presa tra 2100 e 2600 m di quota (Fig. 5). In Tabella 1 sono mostrate le quote minime rag- giunte dai rock glacier attivi/inattivi e relitti in rapporto all’esposizione del versante. Considerando globalmente le forme censite, la quota minima di quelle relitte si col- loca circa 430 m più basso di quelle attive/inattive, con rilevanti differenze a seconda dell’esposizione del ver- sante (Tab. 1). La differenza di quota è di poco più di 470 m per le forme collocate sui versanti meridionali (S, SE e SW) e di circa 450 m per quelle situate sui versanti settentrionali (N, NE e NW). Il grafico di distribuzione dei rock glacier in funzio- ne della quota della fronte e dell’esposizione mostra come la maggior parte di essi (sia attivi/inattivi che relit- ti) sia collocato su versanti esposti a NW, NE, E e W, mentre sono relativamente scarse le forme esposte a N e a S (Fig. 6). Questa distribuzione riflette principalmen- te l’orientamento dei maggiori assi vallivi del gruppo montuoso studiato, disposti in direzione nord-sud. Numerose indagini effettuate nelle Alpi hanno messo in evi- denza che i rock glacier attivi/ inattivi hanno al massimo un’età di alcune migliaia di anni e si sarebbero formati nelle fasi più fredde e secche dell’Olocene. Datazioni 14C di forme attive effettuate nelle Alpi ital iane hanno fornito età massime di circa 5000 anni BP (DRAMIS et al., 2003). I rock glacier relitti, invece, risalirebbero ai principali stadi del Tardoglaciale. In parti- colare, numerosi Autori hanno attribuito alle più antiche forme relitte di molte aree alpine un’età corrispondente alle fasi tardoglaciali di Older Dryas (Daun Auct., VAN HUSEN 1997), mentre le forme relitte più recenti sono state attribuite alla fase del Younger Dryas (Egesen Auct., VAN HUSEN, 1997) (KERSCH- NER, 1980; KERSCHNER, 1985; SAI- LER & KERSCHNER, 1999; FRAUEN- FELDER & KÄÄB, 2000; FRAUENFEL- DER et al., 2001; LAMBIEL & REY- NARD, 2001). Confrontando la distribuzione dei rock glacier rel itt i del Gruppo Adamello Presanella con i limiti raggiunti dai ghiacciai nei principali stadi tardoglaciali forniti da CASTIGLIONI (1961), si può osservare che la maggior parte di essi (87 su 128) si trova nelle aree occupate dai ghiac- ciai nello stadio di Gschnitz e quindi si sarebbero sviluppati successivamente a questa fase del Tardoglaciale. Soltanto 10 rock glacier sono situati nelle aree occupate dai ghiacciai Fig. 4 - Intervallo di quota dei rock glacier attivi/inattivi e relitti. Altitudinal range of active/inactive and relict rock glaciers. Fig. 5 - Numero di rock glacier attivi/inattivi e relitti suddivisi per fasce altimetriche. Number of active/inactive and relict rock glacier in the different altitudinal belts. Tab. 1 - Differenza di quota media della fronte dei rock glacier attivi/inattivi e relitti in funzione dell’esposizione. Difference in average elevation of the front of active/inactive and relict rock glaciers in relation to the exposure. Rock glacier relitti e antica distribuzione ... 142 nello stadio di Daun e quindi si sarebbero sviluppati in una fase più recente dei precedenti. Dallo stesso con- fronto, inoltre, emerge come 31 rock glacier sono collo- cati esternamente ai limiti raggiunti dai ghiacciai nello stadio di Gschnitz e non è quindi possibile, per essi, definire una approssimativa età minima a partire dalla quale si sono sviluppati. Per i rock glacier relitti dell’area studiata non si dispone, allo stato attuale, di datazioni assolute che possano definirne in modo preciso l’età. Secondo il modello della criosfera alpina proposto da HAEBERLI (1985), che si basa su dati raccolti nelle Alpi Centrali e prende in considerazione la temperatura media annua dell’aria e la quantità di precipitazioni medie annue, il limite inferiore del permafrost disconti- nuo dovrebbe coincidere, a scala regionale, con la quota dell’isoterma media annua di -1/-2°C. Questo modello può consentire di effettuare una stima di mas- sima della diffusione del permafrost in una regione alpi- na, ma va utilizzato con le dovute precauzioni, in quan- to è noto che, a scala locale, altri fattori oltre la tempe- ratura media annua e le precipitazioni determinano la presenza e la conservazione del permafrost. Fra questi, i più importanti sono la radiazione solare diretta, l’am- montare delle precipitazioni nevose, la distribuzione della neve al suolo e la sua durata nel corso dell’anno. Come già evidenziato in precedenza, nel caso dei depositi detritici ha un ruolo fon- damentale la granulometria del materiale di copertura. Tali fat- tori possono determinare tem- perature medie annue del suolo sensibilmente inferiori a quelle dell’aria (HUMLUM, 1997; HARRIS & PEDERSEN, 1998). Sulla base della distribuzione dei rock glacier attivi/inattivi, ipotizzando che essi siano ancora in equilibrio con l’attuale ambiente morfoclimatico, nel Gruppo Adamello Presanella il permafrost dovrebbe attualmen- te essere presente ad una quota superiore a 2500 m s.l.m. e rag- giungerebbe quote sensibilmen- te inferiori sui versanti esposti a NW (2420 m s.l.m.) e a NE (2430 m s.l.m.). La scarsità di forme attive/inattive rivolte a N non consente di ottenere una stima significativa della quota del limi- te inferiore del permafrost sui versanti con questa esposizio- ne. La distribuzione delle forme relitte indica un antico limite inferiore del permafrost colloca- to circa 430 m più in basso rispetto al l imite attuale. Escludendo i versanti esposti a N, dove il numero di rock glacier presenti è scarso, la differenza di quota del limite inferiore del permafrost definito dalla distri- buzione delle forme attive/inatti- ve e relitte varia tra 400 m circa per i versanti settentrio- nali (considerando solo le forme esposte a NW e NE) e 460 m circa per i versanti meridionali (considerando le forme esposte a S, SE e SW). Di tale entità sarebbe stata quindi la risalita del limite inferiore del permafrost discontinuo, assumendo, analogamente a quanto verifi- cato in altri settori delle Alpi, che la fase di inattivazione dei rock glacier attualmente relitti si sia verificata tra il Tardoglaciale e l’inizio dell’Olocene. Utilizzando il gradiente termico calcolato per il Gruppo Adamello Presanella, pari a 0,59°C/100 m (BARONI et al., 2004), è possibile stimare la variazione di temperatura media annua che corrisponde alla differen- za riscontrata fra la quota media della fronte delle forme attive/inattive e quelle relitte. Applicando il gradiente e assumendo che esso non sia cambiato nel tempo, la differenza di quota corrisponderebbe a una differenza di temperatura media annua pari a circa 2,5°C. Tale dif- ferenza scende a 2,4°C sui versanti esposti a settentrio- ne e sale a 2,7°C su quelli esposti a meridione. Questi dati consentono di avere una stima approssimativa della variazione di temperatura media annua fra il Tardoglaciale (durante il quale i rock glacier attualmente relitti erano probabilmente attivi) ed il presente. La variazione di temperatura ottenuta dalla diffe- renza di quota delle fronti dei rock glacier concorda con l’attribuzione cronologica delle forme relitte alle ultime Fig. 6 - Distribuzione dei rock glacier attivi/inattivi e relitti in funzione dell’esposizione e della quota della fronte. Distribution of active/inactive and relict rock glaciers relative to the exposure and the altitude of the front. R. Seppi, A. Carton & C. Baroni fasi tardoglaciali. MAISCH (1982) indica infatti una dimi- nuzione di circa 2°C ± 0,3°C tra la Piccola Età Glaciale (PEG) e le minime temperature delle fasi stadiali di Daun ed Egesen che, associate ad una variazione di 0,7°C (stimata tra la PEG ed oggi per un innalzamento del limite delle nevi di circa 120 m) porta ad un valore di temperatura di 2,7°C. La variazione di temperatura riscontrata nel grup- po Adamello Presanella è paragonabile a quella di altre aree alpine. Nelle Alpi austriache occidentali, ad esem- pio, la quota della fronte dei rock glacier era più bassa di circa 400 m rispetto all’attuale nelle ultime fasi del Younger Dryas (Egesen III), suggerendo una temperatu- ra media annua più bassa di circa 3°C rispetto al pre- sente (SAILER & KERSCHNER, 1999). Nelle Alpi Svizzere, sulla base della distribuzione dei rock glacier relitti, è stato stimato un abbassamento della quota minima del permafrost di 500÷600 m durante il Younger Dryas, cor- rispondente a una temperatura media annua inferiore di almeno 3°C rispetto all’attuale (FRAUENFELDER et al., 2001). In BELLONI et al. (1993), viene messo in evidenza come nelle Alpi italiane la differenza fra la quota media della fronte dei rock glacier attivi e quelli inattivi (che per i diversi criteri di classificazione possono essere raf- frontati con i rock glacier relitti del presente lavoro) sia di 395 m, corrispondente ad una differenza di tempera- tura media annua di circa 2,4°C (gradiente adottato: 0,6°C/100 m). I dati ottenuti da BELLONI et al. (1993) sono quindi in accordo con quelli del presente studio, pur tenendo in considerazione i differenti criteri di clas- sificazione delle forme e i diversi metodi applicati per trattare i dati climatici. 4. CONCLUSIONI L’uso dei rock glacier come indicatori della pre- senza di permafrost negli ambienti alpini può fornire una prima stima della sua distribuzione, sia attuale (forme attive/inattive) che antica (forme relitte). La com- pilazione di un inventario completo dei rock glacier del Gruppo Adamello Presanella ha consentito di stimare una quota del limite inferiore del permafrost discontinuo che attualmente si colloca a circa 2500 m s.l.m. Le forme relitte suggeriscono un antico limite collocato circa 430 m più in basso, ad indicare condizioni climati- co-ambientali considerevolmente diverse rispetto alle attuali. È possibile infatti stimare una differenza di tem- peratura media annua di 2,4/2,7°C tra il presente e il periodo nel quale i rock glacier attualmente relitti sareb- bero entrati nella fase di inattivazione. Tale periodo è di difficile definizione in assenza di datazioni assolute delle forme relitte, ma dovrebbe coincidere con gli ulti- mi stadi del Tardoglaciale, in analogia con quanto osservato in altre aree delle Alpi. Questo dato è suppor- tato anche dal confronto tra la distribuzione delle forme relitte e le superfici dei ghiacciai durante gli stadi di Gschnitz e Daun, dedotte dalla geometria dei depositi glaciali e riportate in CASTIGLIONI (1961). RINGRAZIAMENTI Lavoro eseguito con fondi di Ateneo dell’Uni- versità di Padova (ex 60% 2008 e 2009, ricerca dal tito- lo “L'ambiente glaciale e periglaciale delle Alpi orienta- li”) e PRIN 2008 (ricerca dal titolo “La degradazione della criosfera nelle Alpi centro orientali”) responsabile A. Carton. Lavoro parzialmente realizzato nell’ambito del progetto europeo Alpine Space “PermaNET” (Permafrost Long Term Monitoring Network). BIBLIOGRAFIA BARONI C., CARTON A. & SEPPI R. (2004) - Distribution and behaviour of rock glaciers in the Adamello- Presanella Massif (Italian Alps) – Permafrost and Periglacial Processes, 15, pp. 243-259. BARSCH D. 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