STRATIGRAFIA E PALEOGEOGRAFIA DEL “LACUS TIMAVI” (FRIULI VENEZIA GIULIA) Ruggero Marocco1 & Romana Melis1 1Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine, Università di Trieste, e-mail: melis@units.it RIASSUNTO: Marocco R. & Melis R., Stratigrafia e paleogeografia del “Lacus Timavi” (Friuli Venezia Giulia). (IT ISSN 0394-3356, 2009). E’ stato condotto uno studio lito-biostratigrafico sull’immediato sottosuolo del Lisert (Monfalcone), un area paludosa posta alle pendici del Carso in prossimità delle foci del Timavo, ricca di testimonianze della presenza Romana. Scopo della ricerca è la ricostruzione paleogeografia del territorio che studi precedenti hanno solamente tratteggiato, a partire dall’Olocene fino all’insediamento romano, testimoniato da numerosi siti archeologici e da diverse citazioni letterarie (Insulae Clarae, Lacus Timavi, ecc..). Le successioni stratigrafiche individuate nei diversi sondaggi analizzati indicano che almeno a partire da 4370 ÷ 4220 anni a.C. il terri- torio dell’attuale Lisert era ricoperto da un’ampia laguna che inglobava i rilievi calcarei delle Insulae Clarae (oggi spianati) e si estende- va anche a sud delle stesse per alcuni chilometri. Successivamente si è verificata una trasgressione che ha determinato un progressi- vo ampliamento del bacino lagunare interno e nel contempo una probabile diversione fluviale ha portato all’emersione dell’area a sud delle Insulae. Ai margini di questo bacino, nelle aree sabbiose-pelitiche vegetate, si segnala l’esclusiva presenza di Ammoscalaria runiana (HERON- ALLEN & EARLAND), piccolo foraminifero agglutinante che vive attualmente nelle piane fangose delle alte latitudini europee e che non è stato segnalato in Adriatico. In epoca romana l’ambiente paralico-lagunare si manteneva all’interno del Lisert e recuperava i margini meridionali delle I n s u l a e Clarae. Questa configurazione meridionale della costa probabilmente è stata determinata dalla presenza immediatamente ad ovest della foce di un ramo progradante dell’Isonzo. I depositi paralici della piana del Lisert rientrano nell’ampio intervallo di variabilità della curva profondità-età di tutti gli altri analoghi depositi datati lungo la costa veneto-friulana. Sulla base di questo unico dato non è possibile definire con precisione il contributo dei movimenti verticali del suolo nella determinazione dell’evoluzione costiera dell’agro monfalconese, anche se ci sono forti indizi di una certa attività tettonica. ABSTRACT: Marocco R. & Melis R., Stratigraphy and palaeogeography of the “Lacus Timavi” area (Friuli Venezia Giulia). (IT ISSN 0394-3356, 2009). A litho-biostratigraphic study of the immediate subsoil of Lisert area (Monfalcone) has been carried out. This marshy area, located at the foot of the Karst near the mouth of the Timavo river, is rich in evidence of the Roman culture. This research focuses on the paleo- geographic reconstruction of the territory that previous studies have only outlined, starting from the Holocene until the Roman settle- ment, testified by numerous archaeological sites and several literary quotations (Insulae Clarae, Lacus Timavi, etc. ..). The stratigraphic sequence identified in different analyzed cores, reveals that at least from 4370 ÷ 4220 yrs B.C. the Lisert territory was covered by a large lagoon which incorporates the Insulae Clarae limestone outcrops (now smooth) and also extended to the south of the same for several kilometres. Subsequently there was a transgression that led to a progressive widening of the lagoon basin, but at the same time a probable river diversion has led to the emergence of south Insulae. The marginal vegetate settings of this basin, characterized by sandy-pelite sediments, include the exclusive presence of Ammoscalaria ruinana (HERON-ALLEN & EARLAND), little agglutinated foraminifer that currently lives in the European high-latitude mud flats and has not been reported in the Adriatic Sea. In the Roman period the lagoon environment had gradually expanded toward the southern margins of Insulae Clarae. This configura- tion of the southern coast was probably determined by the immediate west occurrence of the mouth of an Isonzo river branch. The paralic deposits of the Lisert plain fall into the range of variability of the depth - age curve of all the other similar dated deposits located along the Venetian-Friulian coast. This makes it impossible to define the contribution of tectonics in the determination of the coastal field of Monfalcone, although there are strong indications of its activity. Parole chiave: Olocene, piana costiera, stratigrafia, paleogeografia, Lisert, Friuli Venezia Giulia. Keywords: Holocene, coastal plain, stratigraphy, palaeogeography, Lisert, Friuli Venezia Giulia. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 22(2), 2009 - 157-170 1. INTRODUZIONE I recenti progetti di rilancio dell’area portuale di Monfalcone (Gorizia) e segnatamente quelli eseguiti a fini turistico-ricettivi e termali della vasta area del Lisert, l ’ a n t i c o Lacus Timavi, hanno comportato una serie di interventi per la caratterizzazione e la bonifica del terri- torio, interessato nel recente passato da discariche urbane ed industriali. Nell’occasione si è anche saggia- ta la potenzialità dell’antica piana palustre per una sua fruizione turistico-archeologica, resa quanto mai plausi- bile dall’attestata presenza in loco delle famose terme romane, contornate da ville mosaicate e da approdi nautici, ubicate a poca distanza dalle celeberrime sor- genti del Timavo. Quest’area è già stata oggetto, nel 1995, di alcune indagini geoarcheologiche condotte su due sondaggi (SM 1 e SM 2) posti a cavallo dei rilievi di San Antonio e di Amarina (MONTENEGRO M.E. & PUGLIESE N., dati inediti). A tali scopi il Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Comune di Monfalcone, di concerto con la locale Soprintendenza e con l’ARPA, ha fatto eseguire in più riprese una serie di sondaggi geognostici che hanno interessato i primi 10 metri del sottosuolo. In particola- 158 R. Marocco & R. Melis re, una prima serie di sondaggi è stata effettuata a monte delle terme del Lisert nel novembre del 2004. Successivamente, nell’ottobre del 2005, lo stesso ente ha fatto eseguire nel la stessa area altri 5 sondaggi geognostici (sondaggi S1, S2, S3, S4 e S5 di Fig. 1), che si sono spinti da 5 a 15 m di profondità dal piano campagna (Fig. 1; Tab. 1). Su r ichiesta della So- printendenza del Friuli Venezia Giulia questi sondaggi sono stati analizzati in termini lito-, bio- e crono-stratigrafico, al fine di delineare l’evoluzione paleo- geografica di questo territorio che in epoca romana ha avuto una notevole importanza stori- co-commerciale. 2. INQUADRAMENTO GEOLO- GICO-IDROGRAFICO DEL LACUS TIMAVI Il Lacus Timavi si ubica sull’attuale piana del Lisert che rappresenta il lembo più orienta- le della pianura veneto-friulana, delimitato dalle balze sud-occi- dentali dell’altopiano calcareo del Carso (Fig. 1). A meridione la piana è chiusa dai resti del colli di San Antonio (ex-quota 21 m dal l .m.m.) e dell’Isola della Punta o Amarina (ex-quota 15 dal l.m.m.) le famose I n s u l a e C l a r a e dell’antichità, completa- mente sbancati per far spazio alle industrie siderurgiche attua- li; ad oriente l’area planiziale riceve i contributi dei corsi d’ac- qua attuali e recenti, che scorro- no nelle vallecole di Mosche- nizza (Locovaz), e quelli delle diverse bocche del Timavo. La fascia costiera che deli- mita la piana è costituita essen- zialmente da depositi pelitico- sabbiosi di ambiente paludoso- litorale ed è stata bonificata a partire del 1926 (con una bonifi- ca idraulica); negli anni ’50 l’o- pera di sistemazione idraulica è continuata con lo scavo del canale est - ovest (canale Lisert) e con quello del canale Tavoloni (1962-1966). L’attuale fronte mare del Lisert è stato recentemente definito da un bacino di colmata, delimitato da argini in pietra, che ha inglobato la vecchia isola del Balo; que- sta imponente opera di colmata è attualmente in fase di completamento e servirà ad ampliare le banchine por- tuali e i servizi retrostanti. Il substrato roccioso della piana, costituito dalle rocce affioranti del Carso circostante (formazione di Monrupino del Cenomaniano e calcari di Aurisina del Turoniano - Senoniano inf., TENTOR et al., 1994) è disar- ticolato da una serie di depressioni sepolte dalla sedi- mentazione recente. La prima di queste depressioni si ubica a nord nel “solco di Moschenizze”, presenta dire- zione NW - SE e termina con una soglia posta a -15 m Fig. 1 - Inquadramento geologico e ubicazione dei sondaggi. Geological map and location of the studied cores. Quota piano Fine campagna Profondità sondaggio Coordinate (rispetto al del (rispetto al (Carta Tecnica Regionale) l.m.m) sondaggio l.m.m) Sondaggi 2005 S1 3,08 9,4 -6,32 2408688 X; 5071987 Y S2 4,78 12,0 -7,22 2408620 X; 5072076 Y S4 3,04 10,0 -6,96 2408425 X; 5072195 Y S5 4,87 15,0 -10,13 2408521 X; 5072195 Y Sondaggio 2004 A 3,56 6,4 -2,84 2408541 X; 5072025 Y Sondaggi 1995 SM1 4,00 6,0 -2,00 2408868 X; 5071738 Y SM2 3,90 15,0 -11,20 2408880 X; 5071477 Y Tab. 1 - Sondaggi del Lisert: quota, profondità di penetrazione e coordinate Gauss – Boaga. Lisert borings: height, depth of penetration and coordinated Gauss – Boaga. dal piano campagna, confluendo poi nella vasta area depressionale che si estende dall’attuale Cartiera del Timavo al sottosuolo del canale Lisert (-20 /- 30 m dal p.c.). A SW una seconda depressione trova origine dalle sorgenti del Timavo e si approfondisce notevolmente arrivando a profondità superiori di 65 m sotto l’attuale canale d’entrata alle sorgenti del Timavo e al canale Locovaz. Tra queste due avvallamenti il substrato calca- reo risale rapidamente, con irregolarità determinate da locali fratture tettoniche, fino ad arrivare alla culminazio- ne dei due dossi sbancati e tagliati da una ulteriore frat- tura tettonica a direzione N - S. Il passaggio tra la roccia carbonatica del substrato e i depositi di riempimento è costituito da un’intercapedine di roccia più o meno alterata, come riportato da ST A C U L ( 1 9 9 5 - 9 6 ) . Sotto i l profi lo l itologico la formazione di Monrupino, che si ubica a nord dell’area, è costituita da brecce dolomitizzate alla base cui segue un intervallo calcareo-dolomitico chiuso al tetto da banchi sempre più dolomitici. I calcari di Aurisina, presenti anche nel versante più orientale del Carso Isontino, affiorano nei rilievi sbancati del colli di San Antonio e di Amarina; questi hanno una stratificazione da massiva a ritmica, con strati decimetrici, e presentano una colorazione gri- gia con abbondanti frammenti di Rudiste. La tettonica dell’area (TENTOR et al., 1994) è estre- mamente complessa in quanto dominata da strutture dinariche (NW - SE) rappresentate da un fascio di faglie sub-verticali, talora con evidenze di movi- mento trascorrente, sulle quali si sono subordinatamente impo- state strutture alpine (E - W e NE - SW). L’attuale piana del Lisert era ben nota ai romani per la vicinanza alle celeberrime sor- genti del Timavo, decantate da numerosi autori latini e per la presenza delle Insulae Clarae, ricordate anche da Plinio nella Naturalis Historia (BE R T A C C H I, 1979). Nell’isola di San Antonio (oggi spianata) erano ubicate le terme che utilizzavano l’acqua calda (ca. 40°C) che scaturiva dal sottosuolo. L’impianto ter- male era molto noto all’epoca romana, tanto da essere ricor- dato da Plinio ”contra Timavom amnem insula parva in mari est cum fontibus calidis, qui pariter cum aestu maris crescunt m i n u u n t u r q u e” e riportato nel- l’importante documento carto- grafico della Tabula Peu- tingeriana (Carta del XIII sec., che riproduce una mappa roma- na del I sec. a.C.; Fig. 2). Il vasto complesso termale con alterne vicende è rimasto in uso fino a poco tempo fa ed oggi è in fase di ripristino. Poco più ad oriente delle terme, sempre alle pendici 159Stratigrafia e paleogeografia del “lacus Timavi” (Friuli ... del colle demolito, era ubicata una estesa villa, con delicati mosaici raffiguranti delfini, fatta risalire dagli archeologi al I sec. d.C. A nord di questo complesso abitativo è stata rinvenuta un’imbarcazione romana oneraria (10,75 m di lunghezza e 3,80 di larghezza) attribuita al II - III sec. d.C. (BE R T A C C H I & BE R T A C C H I, 1988), che si appoggiava sulla roccia fratturata del sot- tofondo calcareo. Oltre all’insediamento di San Antonio tutto il territorio posto alle prime balze del Carso era costellato da ville romane (particolarmente utilizzate dal I sec. a.C. - II sec. d.C.), alcune probabilmente con fun- zioni m a r i t i m a e, ipotizzate dal rinvenimento di piccoli moli e da impianti per la piscicoltura. Queste ville rusti- che erano prevalentemente allineate lungo la strada che portava a T e r g e s t e costeggiando le alture carsiche e travalicava il Locovaz su un ponte (DEGRASSI & VENTURA, 1999), probabilmente costruito dalla XIII Legion. 3. MATERIALI E METODI Sulle carote di terreno ricavate dai sondaggi sono state eseguite analisi granulometriche, micropaleonto- logiche, archeologiche e radiometriche. Tutte le profon- dità di prelievo dei campioni di sedimento sono state espresse (dopo geo-referenziazione dei sondaggi) in Fig. 2 - Particolare della Tabula Peutingeriana; la città di Aquileia con il Fonte Timavi e il flu- men Frigido sono compresi entro il riquadro. Detail of the Tabula Peutingeriana; the city of Aquileia with Fonte Timavi and flumen Frigido are within the box. 160 metri dal livello medio mare (l.m.m.) dell’alto Adriatico. Tutti i dati di profondità di seguito riportati si riferiscono a questo livello (Tab. 1). Dalle analisi è stato escluso il sondaggio S3 e tutti gli intervalli sommitali dei sondaggi posti al di sopra del l.m.m., in quanto chiaramente costituiti da materiali di riporto. Nella descrizione delle carote si sono utilizzati i colori delle tabelle di MUNSELL (1975). I campioni per le analisi granulometriche sono stati prelevati ad ogni variazione tessiturale dei depositi, escludendo quelli legati alle discariche industriali som- mitali: complessivamente si sono raccolti 7 campioni per il sondaggio A dell’ARPA e 21 per i 5 sondaggi Geobasi. Le analisi granulometriche sono state condot- te con l’analizzatore laser Malvern Instruments d e l Laboratorio di Sedimentologia del Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine di Trieste su campioni di sedimento tal quale, previa asportazione della frazione più grossolana (> 2 mm), quartatura e attacco con acqua ossigenata per la disgregazione degli agglomerati organici. I caratteri tessiturali dei sedi- menti sono stati descritti secondo la classificazione di NO T A (1958); i parametri statistici elementari (espressi in Φ) sono quelli proposti da FO L K & WA R D (1957). I percen- tili 1° (C o diametro massimo del sedimento) e 50° (M o mediana del sedimento) sono espressi in micrometri e si riferiscono ai parametri di PA S S E G A (1957; 1964). Un’aliquota del sedimento è stata trattata per le analisi paleontologiche, in particolare nella preparazio- ne dei lavaggi non è stata utilizzata acqua ossigenata, per permettere la conservazione ottimale anche dei gusci più delicati. L’analisi delle malacofaune è stata eseguita sulla frazione > 2000 µm di due campioni di sedimento; quel- la delle microfaune a foraminiferi è stata condotta sulla frazione sabbiosa (2000 ÷ 62,5 µm) di 40 livelli di sedi- mento campionato. Il conteggio è stato eseguito sul totale dei gusci rinvenuti, il numero d’individui per spe- cie è stato quindi norma- lizzato in percentuale relativa ad ogni livello analizzato. E’ stata cal- colata la densità dei gusci tramite il rapporto fra numero di individui e peso di sedimento ana- lizzato, in grammi (indivi- dui/g). La dataz ione dei sedimenti torbosi è stata condotta con il metodo del radiocarbonio me- diante la tecnica della spettrometria di massa ad alta risoluzione (AMS), presso il Centro di Da- azione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università di Lecce. I dati così otte- nuti sono stati quindi calibrati in età calendario utilizzando il software OxCal Ver. 3.10, basato sui dati atmosferici (REIMER et al., 2004). 4. I SONDAGGI DEL LACUS TIMAVI 4.1 I sondaggi del 1995 Questi due sondaggi (SM 1 e SM 2; Fig. 1) sono stati prelevati in posizione leggermente meridionale nel- l’area che separa il rilievo di San Antonio da quello di Amarina. I dati relativi alla litostratigrafia e alle microfau- ne ad ostracodi (PUGLIESE N., dati inediti) sono stati qui ripresi e rielaborati in funzione della ricostruzione strati- grafica del territorio. SM 1; Questo primo sondaggio è stato eseguito a cavallo tra i rilievi di San Antonio e di Amarina e si è spinto fino a 6,0 m dal piano campagna (posto a circa 4,0 m dal l.m.m.). Ha palesato una situazione molto disturbata dai recenti interventi antropici con i primi 3,0 m di copertura costituiti da materiale di riporto e i rima- nenti (da 1,0 a -2,0 m dal l.m.m.) costituiti da ghiaie cal- caree, frammiste a peliti, sterili dal punto di vista paleontologico. SM 2; Il secondo sondaggio è ubicato a nord del colle di San Antonio ad una quota di circa 3,9 m sul l.m.m. e si è fermato alla profondità di 11,2 m (Fig. 3). Alla base del sondaggio (11,20 - 10,10 m di profondità) si trova una ghiaia poligenica con matrice sabbioso-pelitica, con ciottoli da millimetrici a centime- trici da arrotondati a sub-arrotondati, incisa da un con- tatto netto che la mette a contatto con una pelite sab- biosa (10 Y 6/1) bioturbata, con scarsi resti organogeni (foraminiferi) e abbondanti frammenti vegetali (profon- dità da 10,10 a 9,55 m). Da 9,55 m a 6,10 m di profon- dità si rinviene una pelite più o meno sabbiosa (colore da 10 Y 3/1 a 4/1); in particolare la sabbia è composta da granuli quarzosi con vari gradi di classazione, da muscovite subordinata e rari cristalli di gesso. La frazio- ne organogena è costituita da frammenti di gasteropo- di [Bittium reticulatum (DA CO S T A), C e r i t h i u m s p . , Cardidae, Veneridae e Tellinidae], radioli di echinide, spicole di spugna calcarea e lenticelle carboniose spar- Fig. 3 - Lisert: litostratigrafia dei sondaggi e distribuzione dei principali gruppi ecologici rappresentati dai foraminiferi. Lisert: litostratigraphy and distribution of the main ecological assemblages represented by the foraminifers. R. Marocco & R. Melis 161 se. Gli ostracodi sono rappresentati da rari esemplari di C a l l i s t o c y t h e r e sp.1, Leptocythere bituberculata BO N A D U C E, CI A M P O & MA S O L I, Pontocythere turbida (MÜLLER), Semicytherura incongruens (MÜLLER), S. rare- costata BONADUCE, CIAMPO & MASOLI, S. sulcata (MÜLLER), X e s t o l e b e r i s c f . d e c i p i e n s MÜ L L E R, e al letto da forme alloctone di Cyprideis torosa (JO N E S) e P a l m o c o n c h a turbida (MÜLLER) (PUGLIESE N., dati inediti). Da 6,10 m a 5,10 m di profondità si rinvengono alternanze di pelite sabbiosa (10 Y 4/1) e sabbia fina (10Y 3/1), mal classata e con granuli di quarzo sub-spi- golosi, con frammenti vegetali, nella parte basale, e gasteropodi sia intatti (Bittium reticulatum) che in fram- menti (C e r i t h i u m s p ., H y d r o b i a sp., e Cardiidae). Gli ostracodi sono rappresentati da rari individui giovani e alloctoni di Cyprideis torosa. Dopo 5,10 m di profondità i depositi diventano più sabbiosi con sabbia da fina a media, mal classata, e con granuli di quarzo da sub- angolosi a sub-arrotondati, che diviene talora pelitica (da 10 Y 2/ 2 a 3/1). Sono presenti frammenti vegetali (a volte pir it izzati ) e rar i frammenti di Cardi idae [Cerastoderma glaucum (POIRET) a - 4,49 m], spicole di spugna silicee (- 2,90 m) e lenticelle carboniose (da 5,10 a 3,60 m di profondità). Seguono (2,10 ÷ 1,53 m di profondità) alternanze centimetriche di pelite (10Y 3/1) e sabbia (da 10 Y 3/1 a 3/2), con minuti ciottoli sub-arrotondati e frammenti di molluschi indeterminabili e frammenti vegetali, talvolta piritizzati e infine (1,53 ÷ 1,10 m) un livello di pelite (colore da 10 Y 3/1 a 2.5 Y 3/2), talvolta debolmente sabbiosa e con ciottoli da mil- limetrici a centimetrici, con abbondanti frammenti vege- tali e rarissimi frammenti di gasteropodi continentali. La sequenza viene chiusa da un riporto ghiaioso eterome- trico, accumulato in seguito alle intense opere di mano- missione del territorio che hanno comportato lo spiana- mento dei rilievi calcarei (Fig. 3). Lo studio della microfauna a foraminiferi è stata eseguita su un totale di 15 livelli (da 1,24 a 9,55 m di profondità). Sono presenti complessivamente 23 specie appartenenti principalmente al genere A m m o n i a e d Elphidium (Tab. 2). Alla base del sondaggio si osserva una dominan- za di Ammonia tepida (CUSHMAN) con Haynesina germa- nica (EHRENBERG), che tendono e diminuire in percentua- le verso 6,71 m di profondità, dove a queste si associa- no A. inflata (SEGUENZA), A. beccarii (LINNEO) e A. papillo- sa (D’ OR B I G N Y), mal conservate ed usurate, E l p h i d i u m spp. e N o n i o n spp. Verso metà sondaggio (- 5,44 m), dopo un livello sterile, si registra la maggior ricchezza specifica, con dominanza di A. tepida e A. inflata e subordinata A. parkinsoniana (D’ OR B I G N Y). Segue un intervallo di alcuni metri (da 4,86 a 2,50 m di profondità) dove non sono presenti microfaune. Verso la superficie, si ritrova A. tepida dominante ed infine, nell’intervallo sub-superficiale, Miliammina fusca (BR A D Y) e Trochammina inflata (MONTAGU). La densità dei gusci è più elevata nella metà inferiore del sondaggio, dove raggiunge 456,4 ind/g e tende a diminuire decisamente nei livelli superficiali (valore massimo di 1,3 ind/g). A partire dalla base del sondaggio la dominanza di A . t e p i d a, specie eurialina universalmente riconosciuta come tipica di ambienti lagunari (MURRAY, 1991), indica un paleoambiente paralico piuttosto confinato che si evolve verso un minor confinamento nella parte centra- le del sondaggio, come testimoniato dalla presenza di A. beccari, A. inflata e A. papillosa, specie che si rinven- gono normalmente nell’ambiente infralitorale mediterra- neo (CI M E R M A N & LA N G E R, 1991; SG A R E L L A & MONCHARMONT ZEI, 1993; DONNICI & SERANDREI BARBERO, 2002) (FIG. 3). L’assenza di microfaune in un intervallo di circa 4 m di sedimento potrebbe essere dovuto ad un trattamento troppo invasivo in fase di preparazione dei campioni , ma potrebbe anche rappresentare un ambiente non idoneo alla presenza di foraminiferi (emersione). La parte sommitale del sondaggio rivela un ambiente impaludato, probabilmente intertidale rappre- sentato da un elevato accumulo di vegetazione e dalla presenza di taxa tipici di ambienti ad elevata variabilità di salinità, quali stagni, paludi e barene (AL B A N I & SE R A N D R E I BA R B E R O, 1990; ZA N I N E T T I; 1992; MU R R A Y & ALVE, 1999) (Fig. 3). 4.2 I sondaggi del 2004 Dei quattro sondaggi eseguiti nell’anno l’unico studiato integralmente è stato il sondaggio A, effettuato a carotaggio continuo immediatamente a nord dell’im- pianto delle Terme Romane di Monfalcone, in un area interessata da recenti e antiche discariche. Sondaggio A: La parte terminale del sondaggio che ha raggiunto il basamento calcareo (- 2,84 m dal l.m.m.) si è sfilata dal carotiere e non è stata recupera- ta. Quella immediatamente soprastante è costituita da un livello di pelite grigia (da - 2,44 a - 2,34 m) che divie- ne sabbiosa, con frammenti di conchiglie e resti vege- tali (da - 2,34 a - 2,04 m) (Fig. 3). Segue un intervallo (da -2,04 a - 0,49 m) di pelite molto sabbiosa, grigia scura, con frammenti di intonaco, di cotto, ceramiche e ciottoli sub-angolosi. Da - 0,49 a 0,14 m è presente un livello di torba, definito da un contatto netto alla base e graduale al top, con all’interno lamine di sabbia medio - fina, chiara. La torba è contraddistinta da resti vegetali, alcuni indecomposti, di probabile fragmiteto contenente pezzi di coccio, vetri, ceramiche e pezzi d’intonaco (antica discarica di materiale romano, difficilmente col- locabile in una scala cronologica più precisa). Segue un orizzonte francamente pelitico-sabbioso con un livellet- to (3 cm) di sabbia fina grigio-chiara (da 0,14 a 0,34 m) e viene chiuso dall’ultimo livello naturale (da 0,34 a 0,66 m) di pelite molto sabbiosa (contenuto in sabbia: 64%), di color grigio. La coltre di materiali eterometrici di discarica industriale recente (dal top alla profondità di 0,66 m dal l.m.m.) è costituita da limi con sabbia, ghiaia e variegati materiali di riporto. Le analisi granulometriche condotte sui sedimenti mostrano mediamente una dimensione dei diametri tra le sabbie fini e il silt grossolano, un cattivo assortimento dei clasti e un trasporto per sospensione gradata/salta- zione per i campioni più superficiali (Gruppo I) e per sospensione uniforme/decantazione per i rimanenti (Gruppo II) (Fig. 4). Prendendo in considerazione i prin- cipali parametri statistici dei sedimenti (Mz e Sorting) e confrontandoli con quelli dei depositi attuali e sub- attuali del Friuli Venezia Giulia (di ambiente continentale -fluviale, di ambiente litorale e, infine, lagunare di Fig. 5) emerge che i depositi del sondaggio A si posizionano al limite dei depositi litorali più profondi (8 - 10 m) e assu- mono valori più prossimi a quelli dei sedimenti di piana alluvionale (distale) rispetto a quelli di laguna. Lo studio micropaleontologico è stato eseguito su tre livelli (da 0,24 a 1,94 m di profondità) (Tab. 2). Dalla Stratigrafia e paleogeografia del “lacus Timavi” (Friuli ... 162 base del sondaggio si osserva un ambiente paralico piuttosto confinato, rappresentato dalla dominanza di A . tepida, H. germanica e Nonion paucilo- c u l u m CU S H M A N, che tende all’impalu- damento nel livello sub-superficiale. A 0,24 m di profondità, infatti, sono pre- senti numerosi individui di H a p l o- phragmoides manilaensis ANDERSEN, H. c f . w i l b e r t i AN D E R S E N e J a d a m m i n a m a c r e s c e n s (BR A D Y), tipici di ambienti vegetati (m a r s h) (ZA N I N E T T I; 1992; MU R R A Y & AL V E, 1999; HO R T O N & MURRAY, 2006) (FIGG. 3 e 6). 4.3 I sondaggi del 2005 La serie di sondaggi eseguita recentemente mostra, dopo una coltre di materiale eterometrico di discarica (di potenza variabile da 3 a 5 m), una sequenze fining-upward che si compo- ne, generalmente, di un intervallo peliti- co molto sabbioso con diffusi fram- menti conchigliari che passa ad un intervallo di pel it i sabbiose, con sostanza organica e frequenti fibre vegetali (Fig. 3; S1, S4 e S5). Questa sequenza manca nel sondaggio S3, dove le discariche poggiano diretta- mente sul capello di alterazione dei cal- cari del basamento e nel sondaggio S2, dove viene a mancare l’orizzonte pelitico sabbioso più superficiale e l’in- tero sondaggio si mantiene nell’ambito del mescolamento paritetico di sabbie e peliti. Il basamento carbonatico si incontra nei sondaggi S1, S3 e S4, rispettivamente alle profondità di 5,0; 0,2 e 6,7 m dal l.m.m. ed è coperto da un capello di alterazione con roccia fratturata e ciottoli calcarei parzialmen- te calcificati. La frazione conchigliare, partico- larmente evidente alla base dei son- daggi S2 (6,38 ÷ 6,35 m di profondità) e S4 (6,52 ÷ 6,50 m di profondità) mostra la presenza nel primo sondag- gio di Gibbula albida (GM E L I N), fram- menti di Cerastoderma glaucum e R i s s o a sp. (probabilmente R. pulchella PH I L I P P I) e nel secondo, frammenti di Cerastoderma glaucum, Cerithium vul- g a t u m BR U G U I È R E, Chamelea gallina (LI N N E O), Gibbula albida, Jujubinus s p . , Paphia aurea (GMELIN) e Tricolia sp. (VIO E., comunicazione personale). In sinte- si, si tratta di specie litorali-paraliche, presenti in sabbie inframmiste a pelite, tipiche di un ambiente deltizio-lagunare (Cerastoderma glaucum e Gibbula albida), vegetato da fanerogame marine (alghe fotofile - Jujubinus sp.) e con un relativo ridotto idrodi- namismo (Cerithium vulgatum e Paphia aurea). Da un punto di vista tessiturale tutti i depositi in- dagati manifestano caratteri più intermedi tra i depositi lagunari di retro bocca e quelli di alluvionamento delle basse pianure costiere veneto-friulane (Fig. 5). Se- gnatamente, rispetto al sondaggio A, i depositi di questi sondaggi sono abbastanza simili a quelli che nella lagu- na di Grado (ma anche di Marano e di Carole) si ubica- no nelle piane di marea immediatamente alle spalle delle bocche lagunari, nell’area di commistione tra i depositi litorali e quelli prettamente lagunari (Area II e III di GU E L O R G E T & PE R T H U I S O T, 1983). La modalità di traspor- Fig. 4 - Modalità di trasporto dei sedimenti distinti per sondaggio. I Gruppi I e II rac- chiudono rispettivamente i depositi che si muovono per saltazione - sospensione gra- data e per sospensione uniforme - decantazione. Mode of sediments transport, separated per survey. The Groups I and II contain deposits that are moving by saltation - graded suspension and by uniform suspension - decantation, respectively. Fig. 5 - Diagramma Mz - Sorting con i campi dei depositi fluviali (alveo e piana alluvio- nale), quelli litorali (emersi e sommersi) e lagunari del settore orientale della costa del Friuli Venezia Giulia (da MAROCCO et al., 2005, modificato e integrato con i risultati di lavori precedenti). Mz - Sorting diagram showing the fields of the fluvial (alluvial plain and river bed), litoral (emerged and submerged) and lagoon deposits of the western sector of the Friuli Venezia Giulia coast (after MAROCCO et al., 2005, modified and supplemented with the results of previous work). R. Marocco & R. Melis to dei sedimenti più sabbiosi basali risulta essere per sospensione uniforme (Gruppo I), mentre quella dei sedimenti più superficiali per decantazione (Gruppo II di Fig. 4). L’età radiocarbonio eseguita per scarsità di mate- riale organogeno databile sui soli sedimenti torbosi dei son- daggi S4 e S5 è di 6182 ± 60 anni 14 C B.P. (S4; -6,51 m) e di 5431 ± 55 anni 1 4 C B.P. (S5; - 9,28 m) con valori di δ 13 C (‰), rispettivamente di -31,6 ± 0,2 e di - 22,1 ± 0,5. Data l’incon- gruenza tra età e profondità dei campioni nei due sondaggi si è ritenuta valida la sola datazione del sondaggio S5 per il valore normale di δ 13 C (‰) che rica- de nell’intervallo ritenuto stan- dard per questi depositi (-25 ± 3 ‰). La calibrazione di questa età porta ad una data di 4370 ÷ 4220 anni a.C. (80,3 %) (Tab. 3). L’analisi micropaleontolo- gica dei foraminiferi rinvenuti nei sondaggi ha fornito le seguenti indicazioni: S1: In questo sondaggio, posizionato a ridosso settentrio- nale delle Insulae Clarae s o n o stati studiati tre livelli (profondità da 3,32 a 0,62 m). Le faune a foraminiferi sono rappresentate da un limitato numero di specie (8) e da una densità dei gusci inferiore a 20 individui/g. Dalla base verso il tetto si passa da un ambiente parlico intertidale- subtidale caratterizzato da scar- sissima presenza di A m m o- scalaria ruinana, ad un ambiente paralico con dominante A m- monia tepida e subordinata Haynesina germanica; nel livello superficiale si assiste alla com- parsa di H a p l o p h r a g m o i d e s manilaensis e H. cf. wilberti, che indicano una tendenza all’impa- ludamento del paleoambiente (Tab. 2). S 2 : In questo s o n d a g g i o ubicato in un settore più setten- trionale rispetto il precedente, si rinviene una maggior ricchezza specifica, con un totale di 18 specie, ed un valore di indivi- dui/g più elevato rispettivamen- te alla base e al tetto della caro- ta. Sono stati studiati cinque livelli (profondità da 6,35 a 0,55 m sul l.m.m.). Partendo dalla base della carota si rinviene un intervallo caratter izzato da dominanza di A. tepida e subor- dinata A. inflata, cui si associa- no a taxa marini infralitorali quali A. parkinsoniana, Elphidium spp. e Nonion spp. (Tab. 2). Il paleoambiente evolve verso un livello costituito da dominanza assoluta di A. runiana (Fig. 6) associata ad pochi individui di A. tepida. La specie dominante di questo livello è segnala- 163 Fig. 6 - Microfotografie al SEM di alcuni foraminiferi rappresentativi del paleoambiente indaga- to nei sondaggi (la lunghezza della barra rappresenta 30 µm): 1 - Ammoscalaria runiana, vedu- ta laterale; 2 - A. runiana, veduta laterale; 3 - A. runiana, veduta obliqua; 4 - J a d a m m i n a m a c r e s c e n s, veduta ombelicale; 5 - Haplophragmoides canariensis, veduta laterale; 6 - Haplophragmoides manilaensis, veduta laterale; 7 - H a p l o p h r a g m o i d e s c f . w i l b e r t i, veduta laterale; 8 - Miliammina fusca, veduta laterale; 9 - Elphidium excavatum clavatum, veduta late- rale; 10 - Nonion depressulum, veduta laterale; 11 - Haynesina germanica, veduta laterale; 12 - Elphidium complanatum, veduta laterale; 13 - Elphidium excavatum lidoense, veduta laterale; 14 - Elphidium poeyanum, veduta laterale; 15 - Elphidium pulvereum, veduta laterale; 16 - Cribrononion simplex, veduta laterale. SEM micrographs of some foraminifer species representative of the environments recorded in the samples (magnification: bar = 30 µm): 1 - Ammoscalaria runiana, side view; 2 - A. runiana, side view; 3 - A. runiana, oblique view; 4 - Jadammina macrescens, umbilical side; 5 - Haplophragmoides canariensis, side view; 6 - Haplophragmoides manilaensis, side view; 7 - Haplophragmoides cf. wilberti, side view; 8 - Miliammina fusca, chamber view; 9 - Elphidium excavatum clavatum, side view; 10 - Nonion depressulum, side view; 11 - Haynesina germani- ca, side view; 12 - Elphidium complanatum, side view; 13 - Elphidium excavatum lidoense, side view; 14 - Elphidium poeyanum, side view; 15 - Elphidium pulvereum, side view; 16 - Cribrononion simplex, side view. Stratigrafia e paleogeografia del “lacus Timavi” (Friuli ... 164 R. Marocco & R. Melis 165Stratigrafia e paleogeografia del “lacus Timavi” (Friuli ... ta come specie inter- t i d a l e - s u b t i d a l e (MURRAY, 1991), e più precisamente in am- bienti di mud flat d i estuari, fiordi e lagu- ne del Mar Baltico (AL V E & MU R R A Y; 1999; FR E N Z E L et al., 2005), la sua elevata presenza in questo livello potrebbe comunque essere dovuta anche a fattori tafonomici. In ambienti costieri vegetati, infatti, i bassi valori di pH creano le condizioni per elevati fenomeni di dissoluzione dei gusci carbona- tici, come evidenziato ad esempio da GR E E N et. al. (1993); MURRAY & ALVE (1999); CULVERT & HORTON (2005); HO R T O N & MU R R A Y (2006). Segue un intervallo paralico più o meno confinato, dove si notano alcuni individui di H. canariensis (D’ OR B I G N Y), al quale si associano taxa tipici di ambienti stagnali verso la superficie del son- daggio. S4: I l sondaggio è posizionato analogamente a settentrione delle Insulae Clarae; sono stati studiati sette livelli (profondità da 6,50 a 0,54 m sul l.m.m.). La fauna a foraminiferi presenta complessivamente la maggior ricchezza specifica con 27 taxa, mentre la densità dei gusci si attesta su valori più elevati alla base e al tetto (da 43,0 a 253,2 ind/g) e valori più scarsi, infe- riori a 15,0 individui/g, nella parte centrale della carota. Alla base si presenta un intervallo dominato da Ammonia spp. e subordinati Elphidium spp., Haynesina germanica e Nonion spp. (Fig. 6). Nell’insieme l’ambien- te può essere considerato come paralico poco confina- to. Segue un livello dove A. runiana raggiunge valori dominanti (> 80,0%), similmente alla parte centrale del sondaggio S2. Successivamente l’associazione si arric- chisce di A. tepida, che diventa la specie dominante, tranne nel livello sub-superficiale, dove viceversa la riduzione di questo taxon è seguita dall’importante pre- senza di quelli tipici di ambienti stagnali fortemente vegetati. Nel livello superficiale si ritorna da una situa- zione di maggior apertura verso l’ambiente paralico mediamente confinato (Fig. 3). S5: In questo sondaggio, collocato anch’esso a settentrione delle Insulae Clarae sono stati studiati sei livelli (profondità da 9,27 a 0,43 m dal l.m.m.). Nel com- plesso si assiste ad una diminuzione della ricchezza dei foraminiferi rispetto ad agli altri sondaggi, che comples- sivamente sono presenti con 16 specie. La densità dei gusci si attesta su tenori variabili attorno a 20 indivi- dui/g, tranne che nel livello medio dove tale valore arri- va a 148,4 individui/g. Alla base della carota si trova un intervallo ad A. tepida e A. inflata dominanti, cui si associano E l p h i d i u m spp. e Nonion depressulum (WA L K E R & JA C O B), l’associazione rappresenta un ambiente paralico poco confinato. A metà carota si rin- viene un livello ad prevalente A. inflata e Ammoscalaria runiana, a bassa densità dei gusci, che rappresenta un ambiente di mud-flat scarsamente vegetato. Nella parte superiore del sondaggio l’ambiente evolve verso un maggior confinamento che porta probabilmente ad una situazione di palude vegetata, come rappresentato dal la dominanza di A. tepida , cui si associano Haplophragmoides manilaensis e H. cf. wilberti (Tab. 2; Fig. 3). 5. DISCUSSIONE E CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE L’analisi della litostratigrafia e delle meso- e micro-faune a foraminiferi ed ostracodi eseguite sul primo sondaggio SM2, la più meridionale delle terebra- zioni analizzate, hanno evidenziato la presenza di un ambiente fluviale basale su cui si imposta un ambiente paralico di acque poco profonde (fino a 6,10 m di profondità), influenzato in maniera variabile da apporti di acque dolci e/o marine. Il rinvenimento di frequenti frammenti vegetali piritizzati porta a supporre che in questo ambiente si instaurasse a volte condizioni di scarso idrodinamismo, fino alla stagnazione delle acque. Nel suddetto intervallo i caratteri più marino-lito- rali vengono riconosciuti nei soli livelli posti in corri- spondenza di 7,90 e 6,19 m, dove sono presenti forme costiere, probabilmente trasportate. Segue un intervallo (da 6,10 a 2,53 m) contraddistinto da una scarsa pre- senza di forme (esclusivamente rari o rarissimi foramini- feri da 6,10 a 5,20 m di profondità) e quindi una assen- za totale di foraminiferi ed ostracodi (segnalata dai campioni di sedimento posti da 4,84 a 2,53 m). La pre- senza di un deposito di sabbia grossolana mal classata, e commista a pelite, con frammenti di vegetali e gaste- ropodi, mal conservati, porta a ritenere che si tratti di un deposito di una piana fluviale superiore, alimentata da un fiume che sfociava ad ovest, a breve distanza dalle Insulae Clarae. La sequenza viene chiusa da un ambiente dappria paralico, poi acquitrinoso sommitale (da 2,1 a 1,1 m dal l.m.m.), rappresentato da scarsi foraminiferi a guscio aglutinante. In sintesi, i depositi e le microfaune rinvenute immediatamente a nord dei rilievi calcarei delle Insulae Clarae definiscono una sequenza sedimentaria costitui- ta da una fase trasgressiva che ha visto una paleolagu- na occupare parte della pianura pleistocenica ed assu- mere caratteri sempre più marini fino a raggiungere il culmine in corrispondenza della profondità di 7,9 - 7,7 m. Dopo questa profondità si registra una inversione di tendenza che porta alla formazione di un ambiente paralico sempre più interno, fino all’emersione determi- nata dall’accumulo di depositi di piana fluviale. La sequenza viene chiusa da un ulteriore ambiente laguna- re che rapidamente si trasforma negli acquitrini che si rinvengono sotto l’attuale piano campagna. Negli altri sondaggi, compreso il sondaggio A del 2004, si riscontrano condizioni paraliche che sfumano verso il tetto a condizioni di stagno costiero (m a r s h) , 166 Età Sigla Campione Profondità Materiale radiometrica δ13C (C ‰) Data a.C. laboratorio sondaggio (m dal l.m.m.) datato (B.P.) (Probabilità %) LTL2082A Lisert S4 - 6,51 torba 6182 ± 60 - 31,6 ± 0,2 5310 - 4999 (95,4%) LTL2083A Lisert S5 - 9,28 torba 5431 ± 55 - 22,1 ± 0,5 4370 - 4220 (80,3%) Tab. 3 - Datazioni con il radiocarbonio ed età calibrata per i sondaggi S4 e S5 (Lisert). Radiocarbon ages and calibrated date for the S4 and S5 cores (Lisert area). R. Marocco & R. Melis molto prossime alle recenti condizioni del Lisert, prima delle bonifiche. Quasi sempre al letto dei depositi le condizioni paraliche sono determinate da un’associa- zione mista di taxa marini e paralici con una leggera alternanza di valori attorno al 50% in S4 e S5 e una prevalenza dei secondi sui primi nei sondaggi A, S1 e S2. In queste sequenze sembra assumere particolare rilevanza la presenza di Ammoscalaria runiana che si rinviene quasi in forma esclusiva nei sondaggi S5 alla profondità di 5,1, in S4 a 4,5 m, in S2 a 3,3 m e in S1 a 3,3 m, in coincidenza con l’emersione del litorale meri- dionale delle Insulae Clarae, rappresentata dai sedi- menti nel sondaggio M2/95. Questo foraminifero agglu- tinante è stato segnalato ed analizzato soprattutto nei mari del nord Europa dove si è insediato recentemente (SE I D E N K R A N T Z & KN U D S E N, 1993), sostituendo la forma olocenica - Boreale di Ammoscalaria pseudospiralis (WILLIAMSON) e non è stato rinvenuto fino ad oggi in alto Adriatico nelle aree costiere del Mediterraneo. La sua presenza nel Lacus Timavi a diverse profondità in son- daggi molto prossimi tra loro, sembra definire una parti- colare condizione ambientale raggiunta probabilmente in tempi successivi nei diversi sondaggi. Di certo que- sta forma si è insediata in alto Adriatico ben dopo l’età di 4370 ÷ 4220 a.C., calcolata sulla torba posta a 9,28 m di profondità. Per cercare eventuali analogie e possibili correla- zioni delle sequenze trasgressive e regressive parziali, individuate nel solo sondaggio M2 del Lisert, o con la relativa stabilità nell’ambito di un sistema paralico con- finato come negli altri sondaggi indagati, si sono messi a confronto i trends di altre sequenze analizzate in aree prossimali. Per prima si è presa in considerazione la sequenza stratigrafica individuata più ad ovest nel sot- tosuolo dell’isola di Grado (MAROCCO et al., 2005). Qui si è registrato un motivo stratigrafico determinato da un emiciclo trasgressivo-regressivo che si è attuato in ambiente marino poco profondo. Recenti datazioni 14 C eseguite dagli autori su due livelli di conchiglie del son- daggio dell’Isola di Grado, hanno evidenziato età di 405 ÷ 355 a.C. a 3,20 m di profondità e di 5497 ÷ 5380 a.C. a 8,10 m di profondità. Dal confronto, emerge che depositi di ambiente diverso e di età differente si trova- no alla stessa profondità (8,10 m/ 5497 ÷ 5380 a.C. a Grado e 9,28 m/ 4370 ÷ 4220 a.C. sul Lisert); non solo, ma mentre il sondaggio del Lisert mostra chiaramente una fase trasgressiva basale e una successiva fase regressiva che porta all’emersione dell’area costiera, quella del sottosuolo di Grado palesa solamente legge- re fluttuazioni nell’ambito del sistema litorale marino, che giunge ad una fase regressiva solamente nel tratto finale con la formazione di un ambiente lagunare, come avviene anche nel sondaggio del Lisert determinata però da una fase trasgressiva. Per quanto attiene ai sondaggi più interni del Lisert messi a confronto con i depositi lagunari di Marano (MAROCCO, 1989; 1991) e di Carole (MAROCCO et al., 1996; GALASSI & MAROCCO, 1999) non si intravedono analogie sequenziali in quanto i primi sono caratterizzati da una certa continuità di sedi- mentazione nell’ambito del sistema lagunare interno chiusa solamente al top da un impaludamento, mentre gli altri sono definiti da un ciclo trasgressivo continuo, che si esplica nell’ambito di un sistema lagunare e porta via, via, a depositi progressivamente più vicini al margine interno della laguna. In ogni caso i depositi paralici datati all’interno del Lisert si allineano con tutti gli analoghi depositi nell’a- rea costiera veneto friulana (da MA R O C C O 1989; 1991; MA R O C C O et al., 1996; GA L A S S I & MA R O C C O, 1 9 9 9 ; FO N T A N A, 2006) e trovano riscontro con altre testimo- nianze datate nel Golfo di Trieste (AN T O N I O L I et al. , 2007). Segnatamente questi depositi si collocano in posizioni più basse rispetto al modello teorico glacio- eustatico di variazione del livello relativo del medio mare riportato dagli stessi autori (Fig. 7). I dati ottenuti dall’analisi delle sequenze sedimen- tarie del sottosuolo del Lisert permettono ora di definire con una certa precisione l’evoluzione paleogeografia del settore più meridionale del territorio a partire da 10 m di profondità rispetto il l.m.m. (Fig. 8). Scenario B (Periodo Atlantico). Facendo riferi- mento alle profondità di 9 ÷ 10 m dal l.m.m. il territorio dell’attuale Lisert era ricoperto da una ampia laguna che inglobava le Insulae Clarae e si estendeva a nord delle stesse per alcuni chilometri. All’interno della lagu- na le acque ricoprivano la parte centrale del bacino (sondaggio S5) e si estendevano molto più a nord del- l’area indagata, andando a lambire le balze del Carso. Nell’area rappresentata da tutti gli altri sondaggi studia- ti affiorava la roccia calcarea. L’estesa paleolaguna comunicava con il mare aperto attraverso il profondo canale del Locovaz-Timavo e beneficiava delle acque dal solco di Moschenizza a nord e del Timavo ad est. Scenario C (Periodo Sub Boreale). Alla profondità di circa 5 ÷ 6 m dal l.m.m. il sottosuolo palesa una evi- dente riduzione del bacino lagunare di fronte alle Insulae Clarae, che progressivamente assume le carat- 167 Fig. 7 - Curva isostatica teorica per il golfo di Trieste (da ANTONIOLI et al., 2007; modificata) e area che racchiude i depo- siti paralici (età B.P.) della costa veneto-friulana (da MAROCCO, 1989; 1991; MA R O C C O et al; 1996; GA L A S S I & MA R O C C O 1 9 9 9 ; FO N T A N A, 2006). Il deposito del Lisert è visualizzato con un triangolino. Isostatic theoretical curve for the Gulf of Trieste (from Antonioli et al., 2007, modified) and area that includes paralic deposits (age B.P.) of the Venetian-Friulian coast (after Marocco, 1989; 1991; Marocco et al.; 1996; Galassi & Marocco 1999; Fontana, 2006). The Lisert deposit is shown with a triangle. Stratigrafia e paleogeografia del “lacus Timavi” (Friuli ... teristiche di un area emersa, ali- mentata da apporti solidi fluviali provenienti da ovest. Nel con- tempo si assiste ad un amplia- mento del bacino lagunare inter- no che si espande progressiva- mente e va ad interessare gran parte dell’area dove sono ubica- ti tutti i sondaggi indagati ad eccezione di quella relativa a S1. Alla profondità di circa 4 m dal l.m.m. continua l’emersione del l’area immediatamente a Nord dei rilievi calcarei delle Insulae e si riduce progressiva- mente il bacino lagunare interno dove verso i margini si manife- sta la quasi esclusiva presenza di Ammoscalaria runiana. Scenario D (Periodo Sub Atlantico - Epoca romana). Quest’ultimo scenario è reso più semplice, grazie alle notevoli informazioni acquisite dallo stu- dio archeologico di numerose località indagate. Alla profondità di 2÷1 m dal l.m.m. l’ambiente paralico - lagunare si estende in parte anche a nord dei rilievi delle isole e si amplia all’interno lambendo anche le propaggini nord delle stesse. E’ probabile che in questo periodo un ramo del fiume S o n t i u s (Isonzo) lam- bisse il lato ovest dell’area e che avesse la foce in quelle località. Una serie di dati geomorfologici (Carta Geo CGT della Regione Friuli Venezia Giulia - fogl io Grado/Sezione Monfalcone; MA R O C C O, 2008) e nuovi studi archeologici raccolti da una recente ricerca sul ponte roma- no di Ronchi dei Legionari (ZANIER, 2009) portano a queste ipotesi. Di certo il sistema lagu- nare che si stava progressiva- mente impaludando ospitava ai suoi margini ville e terme roma- ne, approdi e imbarcazioni di notevole stazza (DEGRASSI & VE N T U R A, 2001; AU R I E M M A, 2007; AU R I E M M A et al. , 2007). Questa ricostruzione paleogeografia dell’area del Lacus Timavi nell’Olocene perfeziona tutte le ricostru- zioni della linea di costa fino ad oggi presentate (a parti- re da MA R O C C O 1991; BO S C H I A N 1993; MA R O C C O et al. , 2005; fino a BENJAMIN & BONSALL, 2009 e ANTONIOLI et al., 2009) e mette in evidenza la presenza e la persistenza di un bacino paralico posto a ridosso delle sorgenti del Timavo, in un’area profondamente incisa dalla tettonica locale. Interessanti collegamenti tra questo bacino con- finato e il mare aperto e soprattutto una migliore defini- zione delle linee di costa oloceniche e della paleogeo- grafia dell’area potranno attendersi dal confronto tra le associazioni microfaunistiche rinvenute nel Lisert con quelle riscontrate in tre sondaggi del golfo di Trieste (CO V E L L I et al., 2006), il cui studio è previsto per un prossimo futuro (ME L I S, Progetto Ateneo di Trieste 2008). L’unico dato radiometrico ritenuto attendibile ine- rente i depositi paralici del Lisert rientra, come detto, nell’ampio intervallo di variazione dei valori profondità - età dei depositi tidali della costa veneto-friulana. Tutti questi dati, ovviamente, si posizionano ad un livello più basso rispetto alle curve teoriche glacio-eustatiche m 2 e m 3 di ANTONIOLI et al. (2007) e si collocano sui livelli riscontrati nel Golfo di Trieste che sono più bassi delle curve teoriche di ca. 1 m (a 2000 anni B.P.). Rispetto a questi, comunque, il dato raccolto sul Lisert risulta in linea con quelli degli analoghi depositi delle vicine lagune di Caorle e di Marano (e più bassi di altri inerenti 168 Fig. 8 - Possibili scenari paleogeografici del Lacus Timavi: A) Situazione attuale B) Periodo Atlantico C) Periodo Sub Boreale D) Periodo Sub Atlantico - Epoca romana. Possible paleogeographic scenarios of Lacus Timavi: A) Present Situation B) Atlantic Period C) Sub Boreal Period D) Sub Atlantic Period - Roman Period. R. Marocco & R. Melis le stesse lagune). E’ chiaro che questo è troppo poco per affermare che in quest’area la componente glacio- eustatica e tettonica si sia sommata a quella della sub- sidenza naturale per condizionare l’evoluzione della zona costiera monfalconese come evidenziato da LAMBECK et al. (2004); FERRANTI et al. (2006). L’unicità del dato radiometrico, la variabilità nella profondità dei depositi tidali rispetto al livello marino non permettono, a nostro avviso, di calcolare con precisione il tasso tet- tonico nell’area come fatto a scala regionale dagli autori su riportati. Appare però opportuno rilevare che una certa attività tettonica ha interessato ed interessa l’area del Lisert, come anche dimostrato da livellazioni recenti della costa del Carso triestino (livellazioni I.G.M. recenti - linea Cj in ANTONIOLI et al., 2009) dove si riscontra un picco di abbassamento del suolo nei pressi di Duino (< di 1 mm/anno; BRAITEMBER C., comm. personale) impu- tabile a cause tettoniche locali. In estrema sintesi, questo unico dato raccolto sulla profondità - età dei depositi lagunari del Lisert a nostro avviso deve essere considerato solamente come un indizio, che si spera in un prossimo futuro venga confermato e confortato da dati più significativi sui movimenti verticali del suolo che hanno interessato e che interessano il Lacus Timavi nel lasso di tempo qui indagato. RINGRAZIAMENTI Gli autori desiderano ringraziare la dott.ssa Franca Maselli Scotti della locale Soprintendenza, il Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Comune di Monfalcone nelle persone del Direttore dott. Gianpaolo Fontana, della dott.ssa Francesca Goriup e della dott.ssa Chiara Boscarol, per aver reso possibile que- sta ricerca. Un ringraziamento particolare al prof. Nevio Pugliese e alla dott.ssa Maria Eugenia Montenegro del DiSGAM che hanno reso disponibili i dati dei sondaggi SM 1 e SM 2 e un vivo ringraziamento al collega Ennio Vio (Dipartimento di Biologia dell’Università di Trieste) per la determinazione delle malacofaune. La ricerca è stata condotta con finanziamento del Progetto di Ateneo “Evoluzione paleoambientale oloce- nica della zona costiera compresa fra i meridiani Aquileia-Grado e Trieste (Adriatico settentrionale)”, coordinato da R. Melis. LAVORI CITATI AL B A N I A.D. & SE R A N D R E I B A R B E R O R. (1990) - I foraminiferi della Laguna e del Golfo di Venezia. Mem. Sc. Geol., XLII, 271-341. AL V E E. & MU R R A Y J.W. (1999) - Marginal marine envi- ronments of the Skagerrak and Kattegat: a vase- line study of living (stained) benthic foraminiferal e c o l o g y. Palaeogeogr., Palaeoclimatol. , Palaeoecol., 146, 171-193. 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