untitled IL TERREMOTO AQUILANO DEL 6 APRILE 2009: RILIEVO MACROSISMICO, EFFETTI DI SUPERFICIE ED IMPLICAZIONI SISMOTETTONICHE Paolo Galli1, Romano Camassi2, Raffaele Azzaro3, Filippo Bernardini2, Sergio Castenetto1, Diego Molin1, Edoardo Peronace1, Antonio Rossi4, Maurizio Vecchi4 & Andrea Tertulliani4 1DPC, Dipartimento Protezione Civile Nazionale, Roma (email: paolo.galli@protezionecivile.it) 2INGV Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanolgia, Bologna 3INGV Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanolgia, Catania 4INGV Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanolgia, Roma Al rilievo macrosismico hanno contribuito, in modi e tempi diversi: Arcoraci L., Berardi M., Buffarini G., Carlino S., Castellano C., Cavaliere A., D’Amico S., Del Mese S., Ercolani E., Gallipoli R., Graziani L., Leschiutta I., Lucantoni A., Maramai A., Marturano A., Massucci A., Mucciarelli M., Naso G., Paolini S., Platania R., Salimbeni S., Tripone D., Vannucci G., Verrubi V., Zuccarello L RIASSUNTO: Galli P. et al., Il terremoto aquilano del 6 aprile 2009: rilievo macrosismico, effetti di superficie ed implicazioni sismotetto- niche. (IT ISSN 0394-3356, 2009). Viene dato ragguaglio sulle operazioni di rilievo macrosismico relative al terremoto aquilano del 6 Aprile 2009 (Mw=6.3; Io=IX MCS) condotte dal QUEST e del risultato conseguito in termini di distribuzione delle intensità per 316 località visitate (vedi piano quotato uffi- ciale allegato). Il terremoto, che ha provocato la distruzione di numerosi centri abitati della conca Aquilana ed oltre 300 vittime, mostra un’area mesosimica allungata in direzione NW-SE, con una coda di forti risentimenti verso SE nella conca subèquana. Questo è in accordo con la geometria, cinematica e dinamica della rottura della struttura sismogenetica, individuata anche grazie alle evidenze di fagliazione di superficie seguite per circa 20 km lungo il versante nordorientale della Valle dell’Aterno, tra Collebrincioni e San Demetrio ne’ Vestini (sistema di faglie di Paganica-San Demetrio). Tale struttura viene anche indicata responsabile del terremoto “gemello” del 1461, oltre che di eventi di più elevata energia, come analisi paleosismologiche e rilievi geologici in corso hanno confermato. ABSTRACT: Galli P. et al., April 6, 2009 L’Aquila earthquake: macroseismic survey, surficial effects and seismotectonic implications. (IT ISSN 0394-3356, 2009). In the night of April 6, 2009, a frightful earthquake (Mw=6.3) struck the L’Aquila region (central Apennines, Italy), awaking also million of citizens in the 100-km-far city of Rome. In the epicentral region the death toll reached 308, most in the town of L’Aquila. In only 90 minutes, the first experts of the Quick Earthquake Survey Team (QUEST) started the macroseismic survey, providing data on 40 locali- ties within the first 16 hours, 70 on April 7, 130 on April 9, up to 316 at the end of the in situ survey (July; Tabs.1-2. GALLI & CAMASSI, 2009). The maximum intensity was given to Onna and Castelnuovo (9-10 MCS, Mercalli-Cancani-Sieberg scale), which were almost totally razed to the ground, while others four villages reached 9 MCS and three 8-9 MCS, amongst which L’Aquila (i.e., old town sector intramoenia). Most of the damage and collapses affect rubble-stone and/or masonry buildings, especially those which have been over- loaded with not-collaborative R.C. roofs (Figs.1-3). The R.C. buildings generally experienced few structural damage, and only a dozen were involved in partial collapses (e.g., soft-first story; Fig.3A). The mesoseismic area (7-8 MCS) is strongly NW-SE elongated, from the hypocentre zone (L’Aquila southwestern outskirts) toward the Aterno Valley (SE; Fig.4). This fact reflects the geometry, kinematics and rupture dynamics of the seismogenic fault, which has been recognized to be a N135° normal fault (dip at depth 55°), the surficial expression of which fits with the so-called Paganica-San Demetrio Fault System (PSDFS in Fig.5). In facts, we followed surficial breaks along ~19 km of this structure, from the village of Collebrincioni to the NW toward the one of San Demetrio ne’ Vestini to the SE. In some places, we measured a maximum 15 cm offset across the fault, both on bedrock (carbonate and conglomerate) fault scarps, and in unconsolidated talus deposits (Fig.6). The macroseismic effects distribution fits quite well with the few intensity datapoints of the 1461 event, that could be thus considered a historical “twin” of the 2009 earthquake. However, preliminary paleoseismological data show a more complex history of the Paganica faults, with coseismic offsets consistent with events much stronger than the 1461 and 2009 events. Therefore, we hypothesise that the PSDFS might generate both earthquakes with magnitude similar to the one of 1461 and 2009 (Mw~6.3), but also stronger events, rup- turing together with adjacent structures, such as the Middle Aterno Fault System (MAFS in Fig.5). In this case, the length of the entire fault system (~35 km) would suggest the occurrence of Mw~6.9 earthquake, which is the magnitude class of many other Apennines events, like the 1915 (Fucino) and 1980 (Irpinia) ones. Parole chiave: L’Aquila, macrosismica, Media Valle dell’Aterno, sismotettonica, fagliazione di superficie Keywords: L’Aquila earthquake, macroseismics, Middle Aterno Valley, seismotectonics, surface faulting. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 22(2), 2009 - 235-246 1. INTRODUZIONE La notte tra domenica e lunedì 6 Aprile 2009, alle 3.32 locali, un terremoto di Mw=6.3 (Ml=5.8) ha deva- stato il centro storico della città di L’Aquila (Figg.1-2) e decine di paesi lungo la Valle del Fiume Aterno. L’area mesosismica (i.e., Is>VII-VIII MCS), allungata per circa 20 km in direzione NW-SE, comprende 16 località con I s�VIII MCS, delle quali 6 hanno subito effetti di IX grado o superiori, tra cui Castelnuovo ed Onna (IX-X), che sono risultati i paesi maggiormente danneggiati. Il terremoto ha provocato 308 vittime, la maggior parte 236 P. Galli et al. delle quali nel centro storico dell’Aquila (circa 200), ad Onna (41) ed a Villa Sant’Angelo (17). La rottura della fagl ia responsabile del mainshock si è enucleata ad una profondità di circa 9 km (INGV, 2009) su una struttura normale orientata N135°/55° (USGS, 2009 1 ), lungo l’emergenza della quale sono stati riconosciuti numerosi siste- mi di fratturazione di superficie (surficial break), assimilabili nel complesso a fagliazione superfi- ciale (faglie Collebrincioni-San Demetrio in MESSINA et al., 2009; FALCUCCI et al., 2009). Il terremo- to è stato preceduto da una lunga sequenza sismica (Ml<4.0) iniziata nella seconda metà di dicembre nella zona a sudovest di L’Aquila (bacino di Roio) e culminata con un evento di Ml=4.1 il 30 Marzo 2009. Due scosse avvenute a cavallo della mezzanotte del 5 Aprile (Ml=3.9 e Ml=3.5), fortemente avvertite dal la popolazione aqui lana, hanno indotto molte persone a passare la notte nelle automobili od a spostarsi in luoghi ritenuti più sicuri, così che l’e- vento devastante delle 3.32 ha causato forse meno vit- time di quante la gravità dei danni ne avrebbe provoca- to. Certamente più alto sarebbe stato poi il numero di abitanti coinvolti in crolli se il terremoto fosse avvenuto di giorno, atteso il numero e l’importanza di alcuni edifi- ci pubblici fortemente danneggiati o crollati (p.e., la pre- fettura di L’Aquila – Fig.2 - e diverse scuole in tutta la provincia). A tutto Luglio, al m a i n s h o c k sono seguite quasi 2000 scosse con Ml>2, delle quali 195 con Ml>3, 20 con Ml>4, oltre a due eventi con Mw=5.4 e Mw=5.6 che hanno provocato un aggravamento, seppur modesto, del quadro del danneggiamento. Al momento della ste- sura di questa nota, la sequenza è ancora in atto, con eventi localizzati sia nell’area mesosismica, che a NW di L’Aquila (zona Amatrice-Montereale, i.e., faglia dei Monti della Laga: GALADINI & GALLI, 2000). Nel seguito si dà ragguaglio sulle operazioni di rilievo macrosismico, fornendo il piano quotato “ufficia- le” del terremoto (Tab.1; GA L L I & CA M A S S I, 2009). Si discute, inoltre, sugli effetti di fagliazione superficiale osservati e sulle implicazioni di hazard sismico che que- sta nuova attesa lezione di geologia del terremoto ha comportato sulle conoscenze sismotettoniche della regione. Fig. 1 - L’Aquila, centro storico (Via Roma). Edifici in muratura mista a pietra semicrollati (foto P.G.) View of the partial collapse of masonry buildings (mixed stones and bricks) in the old town of L’Aquila (Roma Street). Fig. 2 - L’Aquila, edificio della Prefettura in crollo semitotale (foto P.G.) View of the Prefect’s building, which collapsed in L’Aquila old town. 1I valori di strike e dip variano a seconda del metodo usato. Da 113° a 147° di strike e da 43° a 60° di dip. Gli ipocentri si allungano comunque lungo un piano pendente 55° in profon- dità. 237Il terremoto aquiliano del 6 aprile 2009: rilievo macrosismico ... Tab. 1 - Piano quo- tato in scala MCS del terremoto del 6 aprile 2009 (solo località direttamente rilevate dagli opera- tori QUEST) MCS intensity sur- veyed by the QUEST for the April 6, 2009 L’Aquila earthquake. 238 2. SISMICITA’ DELL’AREA L’area dell’alta e media valle dell’Aterno è stata colpita con frequenza da terremoti di elevata energia, alcuni dei quali di origine locale. La storia sismica di questa regione rievoca, naturalmente, quella di L’Aquila che, dalla sua fondazione - avvenuta nel tardo XIII secolo - ha subito per ben 6 volte effetti superiori al VII MCS, con punte di IX grado in occasione dei terremoti del 9 Settembre 1349, 27 Novembre 1461 e 2 Febbraio 1703. A parte un forte evento del 1315 (noto solo attra- verso poche fonti ed attualmente parametrizzato con Mw=5.6 in GR U P P O DI LA V O R O CPTI, 2008; da ora CPTI08), il primo terremoto ad arrecare gravissimi danni a L’Aquila ed effetti non bene quantificabili in alcuni paesi del reatino e della conca peligna fu appunto quel- lo del 1349 (Mw=6.5 in GRUPPO DI LAVORO CPTI, 2004 – da ora CPTI04; ma vedi in CPTI08, dove con gli stessi dati di base è stato parametrizzato con Mw=5.9). Questo terremoto ha avuto in realtà diverse aree epi- centrali, la più importante delle quali presso Venafro (Mw=6.7, GA L L I & NA S O, 2009); quella aquilana, molto complessa, con danni tra Sulmona, L’Aquila e la Valle del Salto resta di dubbia comprensione, specie per quanto attiene alla sorgente sismogenetica. Il successivo evento del 1461 (vedi anche in ROSSI et al., 2005) colpì duramente gli stessi paesi distrutti dal terremoto del 2009, ed in particolare Onna, Castelnuovo, Poggio Picenze e Sant’Eusanio Forconese (X MCS), L’Aquila (IX), sino al lontano Castelvecchio Subéquo2 (VIII). Similmente al terremoto del 2009, quello del 1461 fu caratterizzato da una lunga sequenza sismica, protrattasi da novembre al marzo successivo, con diversi mainshocks. Nuovamente l’area aquilana fu devastata dal ter- remoto del 2 Febbraio 1703 (Mw=6.7), probabilmente l’evento storico più gravoso per l’Appennino umbro- abruzzese insieme alla scossa del 14 gennaio dello stesso anno, localizzata in area nursina (Mw=6.7). In quell’occasione a L’Aquila l’intensità è stata stimata del IX grado MCS, mentre molti dei paesi più duramente colpiti dal terremoto del 2009 ebbero effetti valutabili con intensità tra l’VIII ed il IX MCS (p.e., Poggio Picenze, San Gregorio, Sant’Eusanio Forconese, Paganica, Bazzano, Onna, Santa Rufina e Tempera), ivi compreso Castelnuovo che raggiunse il X grado MCS. Un ultimo terremoto distruttivo in due località for- temente danneggiate nell’Aprile 2009 avvenne il 6 Ottobre del 1762 (Castelnuovo IX-X MCS e Poggio Picenze IX), anche se l’elevata intensità in queste due località mal si comprende osservando i bassi valori dei paesi vicini o la scarsezza o assenza di notizie per tutti gli altri limitrofi. Infine, un altro evento sismico con origine locale – a parte i due accaduti nel 1786 e nel 1791 (con possibili effetti a L’Aquila di VII e VII-VIII) – occorse il 24 giugno del 1958 con Mw~5 (RO S S I et al.. , 2005). Il terremoto ebbe effetti di VII grado in alcuni degli stessi paesi ora gravemente danneggiati (Onna e Bazzano), oltre che a San Demetrio ne’ Vestini e la sua area di risentimento, seppur scalata di diversi gradi, ricalca quella dell’evento del 2009. 3. IL RILIEVO MACROSISMICO In occasione di terremoti al di sopra della soglia del danno, un gruppo di “pronto intervento macrosismi- co” (QUEST: QUick Earthquake Survey Team) compo- sto da operatori afferenti a diverse istituzioni si attiva al fine di realizzare il rilievo speditivo del danneggiamento in termini di scala MCS (SI E B E R G, 1930). Tale rilievo serve in primo luogo da supporto decisionale alle ope- razioni di Protezione Civile e, a posteriori, come stru- mento per implementare il database macrosismico nazionale. La prima e più urgente finalità viene ottem- perata sia nell’immediatezza dell’evento (p.e., tramite l’indirizzo dei primi soccorsi ed il dispiegamento mirato dei mezzi di supporto alla gestione dell’emergenza nelle varie località), sia in seguito, per l’individuazione dei comuni danneggiati da inserire eventualmente nei decreti legge contenenti misure in favore delle popola- zioni 3 . Proprio in quest’ottica, e cioè al fine di dare una visione oggettiva ed istantanea del danneggiamento al Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, viene adottata la scala MCS, applicata secondo le specifiche proposte da MOLIN (2003), che prevedono esplicitamen- te la definizione di percentuali dei diversi livelli di danno presenti. Successivamente, il rilievo viene ripetuto – in alcu- ne località anche in termini di scala EMS - ed esteso regionalmente al fine di poter parametrizzare il terremoto dal punto di vista macrosismico e renderlo confrontabile ai terremoti storici contenuti nei repertori macrosismici nazionali (p.e., DBMI04, ST U C C H I et al., 2007). Nella notte del 6 aprile, l’attivazione degli operato- ri QUEST è avvenuta in maniera “forzata”, non fosse altro perché quelli residenti a Roma sono stati svegliati insieme al resto della popolazione della Capitale dalle scosse del terremoto. Questo ha fatto si che la prima squadra iniziasse il rilievo alle prime luci dell’alba, seguita da una seconda nel pomeriggio e da altre nei giorni successivi, fino ad oltre 5 squadre che hanno agito a rotazione per diversi giorni. In breve, la sera del 6 Aprile erano state rilevate 40 località, divenute 70 il giorno dopo, 130 il 9 Aprile, 185 il 15 Aprile, 281 il 26 Maggio e 316 il 1° Luglio (Tab.1). Molte di queste loca- lità sono state visitate da squadre diverse e molte sono state riviste in tempi successivi al fine di rendere omo- genea la valutazione del grado e di verificare eventuali aggravamenti del danneggiamento. 3.1 Tipologie edilizie e condizioni di manutenzione Occorre sottolineare che nell’area aquilana (e nello stesso capoluogo) sono presenti tipologie e con- dizioni edilizie molto diverse. Insieme a nuclei di edilizia 2Nei repertori sismologici correnti è erroneamente riportato Castelvecchio Calvisio, ma il toponimo Castroveterum attesta- to nella fonte sincrona è da riferirsi a C. Subéquo (P. GALLI, dati inediti). 3Per i terremoti con una vasta ed importante area di danneg- giamento P. Galli et al. 239 storica in pietra, solitamente non squadrata (spesso ciottoli alluvionali), di pezzatura molto irregolare e con sporadiche presenze di muratura a sacco (rilevanti in alcuni casi in cui gli effetti di danno sono risultati gravis- simi, in particolare per l’edilizia monumentale), convivo- no nuclei di edifici in cemento armato, recenti o meno recenti (Fig. 3). All’interno dei centri storici di numerose località, fra gli edifici in pietra sono presenti gruppi di edifici in completo abbandono da decenni e parzialmente diroc- cati già prima del terremoto. Allo stesso tempo convi- vono nel medesimo insediamento edifici in muratura utilizzati abitualmente e in normali condizioni di manu- tenzione, edifici in pietra, mattoni o blocchetti di cemento, con solai e coperture in laterocemento, insie- me a ville o condomini molto recenti in cemento arma- to. In qualche caso si osservano edifici in muratura in cui sono visibili interventi relativamente recenti, con la sovrapposizione di una cordolatura e una copertura in cemento armato. Come osservato anche in occasione del terremoto del 1997 in Umbria Marche, questi inter- venti, senza un contestuale rinforzo delle strutture verti- cali, hanno solitamente determinato effetti negativi – ed a volte catastrofici – sulle murature (Fig.3B). La distribuzione spaziale di queste tipologie edili- zie, nei diversi centri, è risultata molto variabile: in qual- che caso gli edifici più recenti rappresentano la sempli- ce espansione centrifuga del vecchio centro abitato, in qualche altro caso ne sono una diramazione, in perfetta continuità, in una data direzione, oppure sono dislocati in un’area adiacente, ma significativamente diversa. Nel complesso si è osservato che gli edifici in C.A. hanno riportato percentualmente pochi danni strutturali. Solo in pochi casi si è verificato il collasso della struttura o di almeno un piano, come per una doz- zina di edifici in L’Aquila, un edificio di Pianola (vedi Fig.3A), due tra Pettino e Cansatessa ed uno a San Gregorio. La maggior parte dei danni più gravi e dei crolli sono stati a carico degli edifici in pietra, in muratu- ra e misti, soprattutto per quanto riguarda le parti più elevate dei manufatti (tetti, cornicioni, spigoli ecc…). In molti altri casi si è osservato il crollo totale dei solai all’interno di murature all’apparenza intatte. 3.2 Stima degli effetti Questa variabilità di situazioni ha reso molto com- plessa la stima dell’intensità macrosismica, ponendo un serio problema per quanto concerne la comparazione dell’intensità MCS con quella assegnata per i terremoti di epoca medievale e moderna, evidentemente espres- sione di effetti relativi ad un patrimonio edilizio corri- spondente a quello tuttora esistente nei soli centri stori- ci. Dal momento che molti di questi ultimi, come accen- nato, sono urbanisticamente separati dagli agglomerati più recenti, si è ipotizzato di poter assegnare stime di intensità distinte 4 . Nel far questo è emerso che per alcune località l’intensità macrosismica assegnata al solo nucleo storico era maggiore anche di 2 gradi MCS di quella assegnata alla località per intero. Infatti, laddo- Fig. 3 - Esempi di danneggiamento subito da diverse tipologie di edifici. A, Pianola, edificio in C.A. con schiacciamento totale del primo piano; notare l’estrusione dei pilastri. B, Poggio di Roio, crollo totale di edificio in pietra al di sotto del tetto spin- gente in C.A.; C, crollo totale di edificio in pietra (chiesa di San Biagio a Tempera). L’orologio del piccolo campanile a vela segna l’ora del disastro (foto P.G.). Damage affecting different building typologies in villages of the mesoseismic area. A, Pianola, crushing of the first storey of a R.C. building (note the out-folded pillars). B, Poggio di Roio, total collapse of a stone-masonry building under its heavy R.C. roof. C, total collapse of a stone-masonry church (San Biagio in Tempera; note the clock of the bell-tower, marking the time of the earthquake). 4Dato non riportato in Tab.1, poiché non sistematicamente rac- colto. Il terremoto aquiliano del 6 aprile 2009: rilievo macrosismico ... 240 ve l’abitato è rimasto contenuto nel centro storico, il grado MCS non differisce da quello assegnato all’intero abitato (p.e., Sant’Eusanio Forconese, Onna, Villa Sant’Angelo, Casentino), mentre per altri la differenza oscilla tra 1/2 e 2 gradi. Un caso significativo è quello di Poggio di Roio dove l’intensità nel nucleo storico sareb- be X-XI, mentre nella porzione nuova solo VII. Questo problema è stato affrontato con particola- re attenzione per l’area urbana di L’Aquila, che è stata esplorata con molta attenzione anche per consentirne una valutazione in termini di scala EMS. La stima di intensità che si formula per L’Aquila è sostanzialmente riferita all’area del centro storico, mentre il danneggia- mento delle aree periferiche è sostanzialmente inferiore, di oltre un grado della scala MCS, rispetto all’area del centro storico. 4. DISTRIBUZIONE DELLE INTENSITÀ E PARAMETRI DEL TERREMOTO Come sempre accade per i terremoti legati all’atti- vazione di strutture di dimensioni chilometriche (p.e., in Appennino centrale: terremoto del Fucino del 1915: MOLIN et al., 1999; ter- remoto di Colfiorito, 1997: GA L L I & GA L A D I N I, 1999; ME S S I N A et al. , 2002), la distribuzione degli effetti in occasione dell’evento dell’a- prile 2009 è stata guidata dalla geometria e orientazio- ne della faglia attivatasi e dal verso di propagazione della rottura. La Figura 4 mostra bene questa situazione, con l’area mesosismica (Is�V I I - VIII) concentrata nell’h a n- gingwall del sistema di faglie di Paganica-San Demetrio (PSDFS) e con un’importan- te “coda” di elevate intensità (VII) in direzione SE, lungo la media Valle dell’Aterno, sin verso la conca subéquana. Qui in particolare, Castel- vecchio Subéquo e Goriano Sicoli hanno subito gravi danni (VII MCS), nonostante siano ubicati a circa 40 km dall’epicentro strumentale. In area mesosismica, come accennato, l’intensità massima è stata assegnata a Castelnuovo e ad Onna (Is=IX-X MCS), dove circa la metà degli edifici sono crol- lati e comunque gran parte sono andati distrutti, con la morte di oltre un decimo della popolazione residente quella notte (circa 350 per- sone). Estese distruzioni e crolli (IX MCS) hanno subito anche altre frazioni ubicate in prossimità dell’emergen- za in superficie della faglia, come Tempera (8 vittime), San Gregorio (8 vittime), San Demetrio (3 vittime) e Villa Sant’Angelo (17 vittime), mentre distruzioni e crolli più localizzati (VIII MCS) hanno interessato altre località prossime alla faglia, quali Paganica (5 vittime), Bazzano (1 vittima), Casentino e Tussillo. Nella zona più prossima all’epicentro strumentale, a parte le gravi distruzioni ed i numerosi crolli parziali Fig. 04 - Distribuzione delle intensità macrosismiche rilevate dal QUEST in occasione del terremo- to del 6 Aprile 2009 (GALLI & CAMASSI, 2009). La stella vuota è l’epicentro macrosismico calcolato mediante l’algoritmo Boxer (GASPERINI, 2004). Quella piena è l’ipocentro strumentale (rilocalizzazio- ne INGV, 2009). Le linee in grigio rappresentano il sistema di faglie di Paganica-San Demetrio, responsabile del terremoto (faglia normale immergente a SW, caratterizzata per tutta la sua lun- ghezza da surficial breaks e/o rigetti massimi di 10-15 cm). Notare come l’area mesosismica sia quasi interamente sviluppata nell’hangingwall della faglia ed anche il marcato effetto di direttività della rottura, evidenziata dall’estensione verso SE delle intensità più elevate, dall’ipocentro nella conca aquilana sino a quella subéquana (Castelvecchio Subéquo-Goriano Sicoli). Intensity datapoint distribution surveyed by the QUEST. The empty star is the macroseismic epi- centre, while the black one is the instrumental hypocenter. Gray lines represent the SW-dipping Paganica-San Demetrio fault system, which was the structure responsible for the earthquake and where surface faulting effects were observed along its entire length (max. offset 10-15 cm). It is worth noting that the mesoseismic area is almost entirely extended in the hangingwall of the fault, with a SE-directivity effect, from the hypocenter zone toward the Subèquana Valley (Castelvecchio Subéquo-Goriano Sicoli). P. Galli et al. del centro storico di L’Aquila (VIII-IX MCS, circa 200 vit- time), vi è da segnalare nel bacino di Roio la distruzione pressoché totale del centro storico di Poggio di Roio (di fatto un X-XI MCS) ed i gravissimi danni ad altre tre località limitrofe (Colle di Roio, Santa Rufina e Roio Piano, VIII MCS). In questo grave quadro di danneggiamento emer- gono alcune anomalie di intensità verso il basso che, a parità di tipologia costruttiva e vulnerabilità degli edifici, appaiono spiegabili appieno solo con effetti di deampli- ficazione del moto del suolo; queste riguardano il paese di Monticchio, nel quale - a meno di isolate eccezioni nella periferia dell’abitato – sono state osservate solo lesioni lievi in poche decine di edifici (VI MCS) e la fra- zione di Cerro (Fossa), ove non vi sono stati pratica- mente danni (V MCS). E’ da sottolineare come queste località siano prossime (1-2 km) ad Onna, il primo, ed a Fossa (VII-VIII, 4 vittime) il secondo. Altre anomalie, questa volta spiccatamente verso l’alto, sono rappresentate dal nucleo storico di Poggio Picenze (VII I-IX MCS, 5 vitt ime) ed il già citato Castelnuovo (IX-X MCS, 5 vittime), entrambi ubicati nel footwall della faglia e circondati da località con Is com- prese tra il V-VI ed il VI-VII. In particolare Castelnuovo appare come il più evidente effetto di amplificazione locale dell’intero terremoto, ubicato come è in cima ad una collinetta di limi bianchi del Pleistocene inferiore. Anche in questo caso, di fatto, l’acropoli fortificata è stata rasa praticamente al suolo (X-XI MCS) come già accaduto nel 1461. Sebbene anche l’area di VI grado appaia allunga- ta in direzione NW-SE per oltre 70 km, essa presenta diverse riprese ed “isole” nei quadranti nordorientali (aree del teramano e pescarese), dove numerose loca- lità hanno subito un lieve danneggiamento diffuso (aree a nord della catena del Gran Sasso e ad est di quella dei monti Morrone-Cappucciata-San Vito). Nonostante queste ultime siano tutte distribuite nel f o o t w a l l d e l l a faglia, esse sono in genere ubicate sulle successioni silicoclastiche esterne alla catena mesocenozoica car- bonatica e quindi potenzialmente affette da fenomeni sia di amplificazione locale (dovuti alla presenza di ter- reni con scadenti proprietà meccaniche) che di dissesto (di fatto, in molte di queste località le zone maggior- mente danneggiate insistono su pendii in frana). Per quanto concerne infine la parametrizzazione macrosismica del terremoto, è possibile assegnare all’evento del 6 Aprile un’intensità epicentrale (Io) pari al IX grado MCS (Imax=IX-X; vedi Tab. 2). L’epicentro macrosismico calcolato tramite l’algoritmo Boxer 3.3 (GA S P E R I N I, 2004) cade poco a sud di San Gregorio, circa 10 km a SE di quello strumentale, rilocalizzato ad ovest di L’Aquila (INGV, 2009). La magnitudo equivalen- te calcolata con il medesimo algoritmo è Mw=6.0, infe- riore a quella valutata strumentalmente. Questa diffe- renza è facilmente spiegabile dal fatto che Boxer è stato compilato utilizzando le intensità “storiche”, quel- le assegnate, in altre parole, valutando gli effetti su un patrimonio edilizio decisamente più vulnerabile di quello attuale. Utilizzando per il calcolo della Mw le intensità stimate per i soli centri storici di ciascuna località rileva- ta (in genere, tutte maggiori, come summenzionato), il valore ottenuto tramite BOXER è Mw=6.3, ovvero lo stesso di quello strumentale. 5. QUADRO SISMOTETTONICO DELL’AREA INTE- RESSATA DAL TERREMOTO La sismotettonica dell’area aquilana è dominata dai processi estensionali che caratterizzano la deforma- zione della crosta appenninica ed in particolare quelli relativi alla distensione NE-SW di questo settore di catena. Tale estensione (valutata nell’ordine dei 3 mm/yr tramite misurazioni GPS; MANTENUTO et al., 2007) è accomodata da faglie normali ad andamento NW-SE ed immersione tirrenica, alle quali va ascritta tutta la maggiore sismicità dell’Appennino centrale (GA L A D I N I & GALLI, 2000). Nell’aquilano tali faglie sono ben note e molte di esse sono state investigate in dettaglio anche attraver- so analisi paleosismologiche che ne hanno consentito la parametrizzazione in termini sismogenetici (GA L L I e t a l ., 2008 e relativa bibliografia. Vedi Fig. 5). Ad esse sono stati anche associati i forti terremoti storici della regione, alcuni con l’utilizzo dei dati derivanti dalle ana- lisi paleosismologiche, altri dall’associazione della distribuzione delle massime intensità rispetto all’anda- mento di ogni singola struttura. In particolare, GA L A D I N I & GA L L I (2000) hanno descritto due principali set di faglie attive nell’area di interesse; l’uno, nel settore più esterno della catena, caratterizzato da faglie e sistemi di faglia normali “silen- ti”, ovvero con evidenze geologiche e geomorfologiche di attività tardo Pleistocene superiore-Olocene, ma senza che ad esse sia possibile attribuire terremoti da catalogo (sistemi di faglie della Laga, di Campo Imperatore e del Monte Morrone, rispettivamente LMFS, CIFS e MMFS in Fig.5). L’altro, nel settore più interno, al quale sono stati associati gli eventi più distruttivi presenti nei repertori sismologici (sistemi di faglie dell’alta valle dell’Aterno, di Campo Felice- Ovindoli e del Fucino, rispettivamente UAFS, CFCFS- OPFS e FFS in Fig.5). La Figura 5 mostra schematicamente i due set di faglie ed i terremoti con Mw�6.3 associati al sistema occidentale. Il terremoto del 1703 (2 febbraio, Mw=6.7; CPTI04) è stato causato dall’attivazione del sistema di faglie dell’alta valle dell’Aterno (UAFS; faglie del M. Marine e del M. Pettino), quello del 1349 (m a i n s h o c k settentrionale, Mw=6.5; per quello più meridionale vedi GALLI & NASO, 2009) molto dubitativamente dal sistema di faglie intorno a Campo Felice (OPFS-CFCFS, faglie di Ovindoli-Pezza, Campo Felice e Colle Cerasitto) e 241 Tab. 2 - Parametri epicentrali calcolati a partire dal piano quo- tato di Tabella 1 utilizzando l’algoritmo Boxer 3.3 (GA S P E R I N I, 2004) per il calcolo delle coordinate epicentrali e della Mw. Il valore di quest’ultima calcolato utilizzando i dati rilevati nei soli centri storici è identico a quella calcolata strumentalmente. Epicentral parameters evaluated through the Boxer 3.3 algo- rithm (GA S P E R I N I, 2004) on the basis of the data contained in Tab. 1. It is worth noting that the instrumental value (Mw=6.3) is the same of that obtained by considering the intensities esti- mated ad hoc for the old-town areas. Il terremoto aquiliano del 6 aprile 2009: rilievo macrosismico ... quello catastrofico del 1915 (Mw=7) dal sistema di faglie del Fucino (FFS). Per quanto concerne il terremoto del 1461 (Mw=6.5 in CPTI04), GA L A D I N I & GA L L I (2000) non forniscono indi- cazioni se non porre in maniera interrogativa la pos- sibilità che esso sia stato generato dalla fagl ia di Assergi (i.e., una delle strut- ture incluse nel sistema di Campo Imperatore, Fig.5), oppure ad una delle faglie minori nella valle dell’Aterno (nel caso specifico e col senno di poi, al sistema di faglie di Paganica-San Demetrio; PSDFS in Fig. 5). Sempre in zona aquila- na, la Fig. 5 mostra anche il sistema di faglie della media Valle dell’Aterno, composto da diversi segmenti caratte- rizzati da spettacolari nastri di faglia scolpiti nelle suc- cessioni carbonatiche, nel cui hangingwall GA L A D I N I & GA L L I (2000) hanno ricono- sciuto depositi di versante del tardo Pleistocene supe- riore trascinati e fagliati, ma al cui insieme non è possibi- le collegare alcun terremoto storico. 5.1 Il sistema di faglie di Paganica-San Demetrio (PSDFS) Diversamente – per esempio - dalla faglia del Monte Marzano (responsabi- le del terremoto irpino del 1980, Mw=6.9), citata spes- so come faglia di neoforma- zione, ma ben riconoscibile in fotografia aerea per tutta la sua estensione anche prima del terremoto 5 , le evi- denze di questo sistema di faglie sono frammentarie e limitate principalmente al solo segmento di Paganica e di San Demetrio (rispettiva- mente c ed e in Fig. 5). Anche per questo, la sua 242 5p.e., nel volo base Nato dei primi anni ’50, almeno tra San Gregorio Magno e il M.te Valva e lungo tutto il versante a NW di Caposele Fig. 05 - Schema delle faglie attive primarie dell’appennino aquilano (le faglie sono tutte a cinema- tica prevalente normale ed immergono a ~SW). LMFS, sistema di faglie dei Monti della Laga; CIFS, sistema di faglie del Monte San Franco (ad occidente) e di Campo Imperatore (ad oriente); UAFS, sistema di faglie dell’alta valle dell’Aterno (i.e., faglie del Monte Marine e del Monte Pettino); in grassetto: PSDFS, sistema di faglie di Paganica-San Demetrio (a, segmento Collebrincioni-Colle Praticciolo; b, Colle Enzano; c, Paganica; d, San Gregorio; e, San Demetrio): l’intero sistema ha mostrato segni di riattivazione superficiale in occasione del terremoto del 6 Aprile; MAFS, sistema di faglie della media valle dell’Aterno; MMFS, sistema di faglie bordiero della piana di Sulmona (faglie del Monte Morrone); CFCFS, sistema di faglie di Campo Felice-Colle Cerasitto; OPFS, faglie di Ovindoli-Piano di Pezza; FFS, sistema di faglie del bacino del Fucino. Le grandi frecce divergen- ti indicano la direzione di estensione da dati GPS (MANTENUTO et al., 2007). La stella nera indica l’i- pocentro del terremoto del 2009 (rilocalizzazione INGV, 2009). In evidenza le date dei terremoti distruttivi associati alle relative strutture tettoniche note. Il simbolo dello scavatore indica le faglie investigate e parametrizzate tramite analisi paleosismologiche (vedi in GA L L Iet al., 2008 gli studi relativi; i siti 5 e 6 sono stati studiati da alcuni degli scriventi a seguito del terremoto ed i risultati sono in corso di elaborazione; il sito 10 è in corso di elaborazione da FALCUCCI et al.). Il meccani- smo focale è stato mutuato da USGS (2009). Primary active faults in the L’Aquila Apennine (mainly normal faults, SW-dipping). LMFS, Laga Mts. Fault System; CIFS, Mt. San Franco (west) and Campo Imperatore (east) Fault System; UAFS, Upper Aterno Fault System (i.e., Mt. Marine and Mt. Pettino faults); bold, Paganica-San Demetrio Fault System (a, Collebrincioni-Colle Praticciolo segment; b, Colle Enzano; c, Paganica; d, San Gregorio; e, San Demetrio): the whole system showed surficial faulting traces during the April 6 earthquake; MAFS, Middle Aterno Fault System; MMFS, Sulmona basin Fault System (Mt. Morrone faults); CFCFS, Campo Felice-Colle Cerasitto Fault System; OPFS, Ovindoli-Piano di Pezza Fault System; FFS, Fucino basin Fault System. The big arrows show the extension direction evaluated from GPS data (MANTENUTO et al., 2007). The black star is the hypocenter of the 2009 earthquake (re-located by INGV, 2009). Years refer to historical earthquakes possibly caused by the related fault systems. The bulldozer indicates the faults investigated by means of paleoseismological analyses (see in GALLI et al., 2008; sites 5-6 have been studied by GALLI et al., 2009; site 10 has been recently studied by FALCUCCI et al.). Focal mechanism is from USGS (2009). P. Galli et al. geometria, estensione ed attività erano fino ad oggi note in maniera parziale e non conclusiva. Secondo BAGNAIA et al. (1992) il settore di Paganica è caratteriz- zato da un’attività non successiva agli ultimi 18ka B.P., mentre secondo BO N C I O et al. (2004) la faglia di Paganica s.s. si raccorda a quella del Monte Pettino (Aquilano s.l.). Per quanto concerne il segmento di San Demetrio (incluso nel MAFS in GA L A D I N I & GA L L I, 2000. Vedi già in BOSI & BERTINI, 1970), BERTINI & BOSI (1993) ne evidenziano un’attività posteriore al Pleistocene medio e, presumibilmente, di controllo all’attuale asset- to geomorfologico della Valle dell’Aterno. Tuttavia, in occasione del presente terremoto, sia alcuni degli scriventi 6 che molti altri geologi di diversi enti ed istituzioni hanno seguito e riconosciuto sul campo tracce incontrovertibili di fagliazione di superfi- cie (p.e., EM E R G E O WO R K I N G GR O U P, 2009; FA L C U C C I e t al., 2009; LAVECCHIA et al., 2009; MESSINA et al., 2009a) lungo un insieme di segmenti di faglia qui raggruppati e denominati “sistema di faglie di Paganica-San Demetrio” (PSDFS in Fig. 5, N135°). Le tracce sono costituite da un insieme di fratture beanti (in genere da pochi millimetri a 3-4 cm, ma fino a 10 cm in alcuni casi), generalmente orientate N110°-140° secondo una geometria e n - é c h e l o n con s t e p destro, sia alla meso- scala che alla macroscala. Tali fratture hanno interessa- to indistintamente terreni più o meno coesivi e manufat- ti antropici, ivi comprese strutture in cemento armato, strade, pavimentazioni varie, muri (in pietra, laterizio e cemento; Fig.6). La rottura di superficie, oltre a tagliare e danneggiare quanto sopra nominato, ha anche provo- cato la rottura per trazione nei giunti di importanti tuba- ture di servizio a Paganica, tra cui l’acquedotto del Gran Sasso e la tubatura a media pressione del gas (rete EnelGas). In genere, sono stati osservati almeno due set di fratture parallele, una sviluppata in corrispondenza del piano di faglia (o del nastro in roccia, ove presente in affioramento) ed una (o più) nell’hangingwall, a distanze variabili tra i pochi metri e qualche decametro. In alcuni casi, la beanza delle fratture in corrispondenza della faglia è stata accompagnata da rigetto verticale, cre- sciuto nell’arco dei successivi 50 giorni dal mainshock e quindi stabilizzatosi. Il rigetto ha interessato sia terreni sciolti (con un massimo misurato sulla faglia a Paganica non superiore a ~15 cm), che le labbra della faglia in b e d r o c k (i.e., nastro in carbonati o conglomerati v s t a l u s) , con un massimo misurato tra Tempera e Collebrincioni di 9 cm, cumulati nell’arco di circa 100 giorni (su un cosismico misurato l’8 di Aprile di 6 cm; faglia di Colle Enzano). Fatto salvo che la concentrazione e massima espressione (sia in termini di beanza che di rigetto) del campo di fratturazione sono state osservate tra gli abi- tati di Collebrincioni e San Gregorio (segmenti b-c-d del PSDFS in Fig. 5; vedi FA L C U C C I et al. , 2009), un s e t d i fratture – più discontinue e di entità minore, ma dalle stesse caratteristiche geometriche e cinematiche - è stata riconosciuta dagl i scr iventi a nord di Collebrincioni, sia lungo il nastro in carbonati dissecan- 243 te Colle Praticciolo che, soprattutto, nei campi arati sot- tostanti (segmento a in Fig. 5). Analogamente, impor- tanti e persistenti fratture N130° sono state seguite nei campi nell’h a n g i n g w a l l della faglia di San Demetrio (segmento e in Fig. 5) ed in corrispondenza del piano di faglia stesso, ove interessano anche strade e manufatti in pietra e cemento armato all’interno dell’abitato di San Demetrio ne’ Vestini. Dal complesso delle nostre osservazioni, ne discende che la fagliazione si è manifestata per circa 19 km in superficie,“mobilizzando diversi segmenti di faglie precedentemente più o meno noti e/o visibi li . Riassumendo, nel suo settore nordoccidentale la faglia si è manifestata lungo il segmento di Colle Enzano (e relative prosecuzioni a NW verso Collebrincioni ed a SE al di sotto del viadotto Vigne dell’autostrada A24); in quello centrale lungo la faglia s.s. di Paganica e la sua prosecuzione a SE (San Gregorio); in quello sudorienta- le lungo la faglia di San Demetrio. La lunghezza della fagliazione di superficie qui documentata è in buon accordo con i modelli di faglia ottenuti dall’inversione dei dati SAR e GPS (AT Z O R I e t al., 2009), che prevedono una lunghezza di faglia di ~20 km, con l’estensione della distribuzione degli a f t e r- s h o c k s (INGV, 2009), oltre che con i valori ottenibili usando leggi empiriche di regressione lunghezza faglia- magnitudo (p.e., Mw=6.3, L=20 km per le faglie italiane; in GALLI et al., 2008). Tale valore è anche in buon accor- do con quello proveniente dall’inversione dei dati GPS nel modello a dislocazione variabile (CH E L O N I et al. , 2009). Tenuto conto della distribuzione degli a f t e r- shocks in profondità lungo una sezione NE-SW e della distanza tra l’ipocentro fornito da INGV (2009) e la faglia in superficie, la pendenza media della faglia in profon- dità è di ~60°, circa la stessa di quella misurata sui piani di faglia in roccia rimobilizzati (65°±5°). Per quanto riguarda l’attività tardo Quaternaria di questo sistema di faglie, si sottolinea che studi in corso - oltre ad evidenziare la forte impronta sull’evoluzione tettono-sedimentaria e morfologica dell’area (si veda anche ME S S I N A et al. , 2009a e 2009b e bibliografia ivi contenuta) - suggeriscono uno s l i p - r a t e minimo a lungo termine di 0.5 mm/yr, distribuito su almeno tre s p l a y paralleli del segmento di Paganica (c in Fig.5), dislocanti paleosuperfici e depositi databili a ~0.35-0.56 Ma (MESSINA et al., 2009b). D’altra parte, una serie di trincee paleosismologi- che - aperte in urgenza e per motivi legati all’agibilità 7 degli edifici fondati lungo il segmento di Paganica – hanno mostrato rigetti cosismici dei depositi del tardo Pleistocene superiore e dell’Olocene ben più consisten- ti di quelli verificatisi in occasione del terremoto del 2009 e, probabilmente, del 1461 (6 in Fig.5; GALLI et al., 2009). In particolare, dalle analisi preliminari – conforta- te da numerose datazioni assolute - l’ultimo evento caratterizzato da rigetto pluridecimetrico dei livelli dislo- cati è avvenuto sicuramente dopo la fine del primo mil- lennio AD e probabilmente in occasione del terremoto del 2 Febbraio 1703 (Mw=6.7). 6P. Galli, G. Naso ed E. Peronace. 7Molti edifici temporaneamente dichiarati “inagibili” sono ubi- cati al di sopra od in prossimità della faglia. Il terremoto aquiliano del 6 aprile 2009: rilievo macrosismico ... 244 Fig. 6 - Diverse espressioni superficiali del sistema di faglie di Paganica-San Demetrio. A, fagliazione lungo il nastro scolpito nelle successioni carbonatiche bordiere del bacino di Colle Enzano (segmento b in Fig.5). Il rigetto, misurato l’8 aprile a 6 cm e cresciuto a 9 nei due mesi successivi, è qui evidenziato dalla presenza di una guaina di caucciù sol idale all’hangingwall. B, fagliazione nei depositi di versante a ridosso della faglia di Paganica s.s. (segmento c in Fig.5). Il rigetto misurato il 9 aprile era di 11 cm, salito a 13 alla fine dello stes- so mese. C, effetti di fratturazione cosismica in un edificio posto in corrispondenza del segmento di Paganica. D, esem- pio di surficial break nei terreni sciolti attraversati dalla frattura cosismica (segmento e in Fig.5). E, faglia tra le ghiaie del paleoconoide medio-pleistocenico del Torrente Raiale (a destra) e depositi colluviali di versante di epoca storica (i tre rettangoli sono campioni per i quali sono stati ottenuti datazioni AMS tra 2.5ka e 900 AD; GALLI et al., 2009). Log effettuato sulla parete della “trincea” aperta la notte del 6 Aprile dal getto d’acqua a pressione (35 atm.) fuoriuscito a causa della rottura a trazione del giunto dell’acquedotto del Gran Sasso tra Paganica e Tempera in corrispondenza della zona di faglia (reticolo 0.5 m). Different surficial expression of the Paganica-San Demetrio Fault system. A, faulting along the “nastro” carved in carbonate rocks in the Colle Enzano intermontane basin (segment b in Fig. 5). The offset measured on April 8 was 6 cm, increased up to 9 cm during the fol- lowing two months (the precise measuring has been obtained thanks to the rubber sheath visible in the picture). B, faulting of the slope deposits close to the Paganica fault s.s. (segment c in Fig. 5). The offset measured on April 9 was 11 cm, increased to 13 cm at the end of the same month. C, surficial breaks affecting a building crossed by the Paganica fault strand. D, surficial breaks in loose deposits (segment e in Fig. 5). E, fault between the Middle Pleistocene gravel of the Raiale paleofan (right) and colluvial deposits of historical age (the three rectangles are samples AMS-dated between 2.5 ka and 900 AD; GALLI et al., 2009). Log performed on part of the trench opened by the Gran Sasso 35-atm. pipeline (broken in the night of the earthquake); net 0.5 m. P. Galli et al. 6. CONCLUSIONI ED IMPLICAZIONI SISMOTETTO- NICHE All’alba del 6 Aprile 2009 le prime squadre QUEST di rilevamento macrosismico sono giunte in area epi- centrale ad appena 90 minuti dall’accadimento del sisma, fornendo già in serata stime di intensità per 40 località, divenute oltre 180 nei primi dieci giorni. Nel corso delle prime ore i risultati del rilevamento sono stati di primaria importanza ai fini della gestione dell’e- mergenza (indirizzo di soccorsi e mezzi), divenendo quindi uno strumento imprescindibile per la valutazione e perimetrazione delle aree di danneggiamento sia per fini di protezione civile prima che come strumento legi- slativo poi. Il risultato finale del rilevamento consta di 316 località con Is�V MCS, tutte visitate una o più volte dalle squadre (Tab.1). L’intensità epicentrale attribuita è del IX grado MCS, con epicentro macrosismico spostato di circa 10 km a SE di quello strumentale. Le due località più dura- mente colpite sono risultate quel le di Onna e Castelnuovo (entrambe IX-X MCS), mentre il numero in assoluto più alto di edifici danneggiati e di vittime si è verificato nel centro storico di L’Aquila (VIII-IX MCS, oltre 200 vittime). La magnitudo equivalente stimata uti- lizzando le intensità calcolate per i soli centri storici delle località nell’area mesosismica – generalmente affetti da danni più severi – restituisce un valore simile a quello valutato strumentalmente (Mw=6.3). La distribuzione degli effetti è nettamente allunga- ta in direzione NW-SE, con un marcato effetto di diretti- vità verso SE. Questo fatto è congruente con la direzio- ne della struttura sismogenetica responsabile del terre- moto, la cui geometria e cinematica – oltre che dai dati strumentali – si è resa palese a seguito del fenomeno di fagliazione di superficie riconosciuto consensualmente da decine di geologi di diverse istituzioni lungo il c.d. sistema di faglie di Paganica-San Demetrio. In partico- lare, secondo gli scriventi, la fagliazione ha avuto luogo per circa 19 km, tra i paesi di Collebrincioni a NW e San Demetrio ne’ Vestini a SE. Considerando l’analogia tra la distribuzione degli effetti di questo terremoto e quelli relativi all’evento di simile magnitudo occorso nel 1461, è possibile ipotiz- zare per questa struttura sismogenetica un tempo di ritorno di ~0.5ka per eventi di questa classe di energia. Tuttavia, sia i risultati preliminari del rilevamento dei depositi e delle forme tardo quaternari dell’area che quelli provenienti da alcune trincee paleosismologiche scavate attraverso il segmento di Paganica, permettono di ipotizzare un comportamento complesso di questa struttura, capace di generare terremoti di magnitudo pari a quella degli eventi del 1461 e del 2009, ma anche eventi assai più energetici, caratterizzati da dislocazioni superficiali molto più consistenti di quelle centimetriche osservate in occasione dell’ultimo evento (per esempio quello del 2 Febbraio 1703, Mw = 6.7). E’ ragionevole pensare che in occasione di eventi con elevata magnitudo il sistema di faglie di Paganica- San Demetrio si rompa contemporaneamente ad altre strutture contermini separate da barriere; tra queste, i candidati più probabili sembrano essere sia i sistemi di faglie della Alta che della media Valle dell’Aterno, il secondo silente storicamente, ma sicuramente attivo nel corso della parte alta del Pleistocene superiore (GALADINI & GALLI, 2000). In questa ipotesi, la lunghezza complessiva della struttura che si potrebbe attivare è di circa 30-35 km, cui corrisponde un valore stimabile di Mw~6.7-6.9 (GA L L I et al . , 2008), del tutto compatibile con i rigetti istantanei osservati nelle trincee summen- zionate e con l’energia messa in gioco in occasione dei più forti eventi dell’Appennino centro-meridionale (p.e., L’Aquila 1703, Fucino 1915 ed Irpinia 1980). Da tutto quanto esposto appare che il terremoto aquilano del 6 Aprile ben si inserisce nel quadro sismo- tettonico già precedentemente descritto da diversi autori nella regione, con l’attivazione in profondità di una faglia normale appenninica ad alto angolo (60°), corrispondente in superficie a una serie e n - e c h e l o n d i faglie più o meno note e in parte già inserite, seppur con criteri di segmentazione differenti, in lavori di h a z a r d sismico (GA L A D I N I & GA L L I, 2000; BO N C I O et al. , 2004). Come dimostrano i precedenti studi di geologia del Quaternario (vedi bibliografia in ME S S I N A et al. , 2009a) e quelli in corso (vedi citazioni precedenti), anche questa faglia, come molte altre dell’Appennino centrale, controlla ampiamente l’assetto topografico, morfologico e sedimentario del suo bacino, potendosi considerare - alla stregua delle contermini strutture del- l’alta Valle dell’Aterno (faglie del M.te Marine-M.te Pettino) e della media Valle dell’Aterno (faglie di Ripa- Roccapreturo-Acciano) - una faglia primaria sismoge- netica di questo tratto di catena. BIBLIOGRAFIA AT Z O R I S., HU N S T A D I., CH I N I M., SA L V I S., TO L O M E I C . , BI G N A M I C., ST R A M O N D O S., TR A S A T T I E., AN T O N I O L I A. & BO S C H I E. (2009) - Finite fault inversion of DInSAR coseismic displacement of the 2009 L’Aquila earthquake (Central Italy) - Geoph. Res. Lett., doi: 10.1029/2009GL039293. BA G N A I A R., D’EP I F A N I O A. & SY L O S LA B I N I S . 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