02Simeone_Masucci ANALISI GEOARCHEOLOGICHE NELL’AREA MARINA PROTETTA PARCO SOMMERSO DI GAIOLA (GOLFO DI NAPOLI) Maurizio Simeone & Paola Masucci Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus, Napoli e-mail: m.simeone@gaiola.org RIASSUNTO: M. Simeone & P. Masucci, Analisi geoarcheologiche nell’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola (Golfo di Napoli). (IT ISSN 0394-3356, 2009). Nel presente lavoro si è voluto implementare le conoscenze in campo geoarcheologico sulla fascia costiera di Posillipo nel Golfo di Napoli ed in particolare sull’area attualmente interessata dall’istituzione dell’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola. In que- sto tratto di costa vi è una notevole concentrazione di strutture archeologiche di epoca romana, molte delle quali attualmente som- merse o semisommerse, anche a causa di locali fenomeni vulcano-tettonici (bradisismo) che interessano ancora oggi l’intera area dei Campi Flegrei, di cui fa parte la collina di Posillipo. Incrociando i dati emersi da indagini archeologiche sulle strutture sommerse con quelli desunti da analisi gemorfologiche si sono potute formulare nuove ipotesi sulla variazione relativa del livello del mare (VRLM) in tale area dall’epoca romana ad oggi. Data la scarsità di dati bibliografici, la prima fase dello studio è stata dedicata al rilievo e mappa- tura delle strutture archeologiche sommerse e delle cavità costiere presenti. Di grande interesse per la determinazione della VRLM si è dimostrata la presenza di markers archeologici come approdi, cave e peschiere. ABSTRACT: M. Simeone & P. Masucci, Geoarchaeological analyses in the Marine Protected Area “Gaiola Underwater Park” (Bay of Naples). (IT ISSN 0394-3356, 2009). The aim of the present work is to enrich our knowledge in the geoarchaeological field on the coastal strip of Posillipo in the Bay of Naples, and more especially on the area being currently examined by the Institution of the Marine Protected Area “Gaiola Underwater Park”. Along this tract of coastline there is a considerable concentration of archaeological structures of the Roman times, many of which are submerged or semi-submerged, also on account of local volcano-tectonic phenomena (bradyseism) which still affect the entire area of the Phlegrean Fields, of which the hill of Posillipo forms part. By matching the data resulting from archaeological investi- gations into the submerged structures with those inferred from geo-morphological analyses it has been possible to formulate new hypotheses about relative sea-level variations in that area from Roman times to the present day. Given the scarcity of bibliographical data, the first phase of the study has been dedicated to surveying the submerged archaeological structures as well as to the geo- morphological analyses on the coastal strip both above and below sea level that has also led to surveying the coastal caves present which for the most part are of artificial origin. The presence of archaeological markers such as quays, quarries and fishponds has pro- ved to be very useful for determining in the study area, in roman time, the sea-level was 3m lower than today. Parole chiave: Archeologia subacquea, bradisismo, Golfo di Napoli, Parco Sommerso di Gaiola, Pausilypon, peschiere romane, varia- zioni livello del mare. Keywords: Bay of Naples, bradyseism, Gaiola Underwater Park, Pausilypon, roman fishponds, sea-level variations, underwater archaeology. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 22(1), 2009 - 25-32 1. INTRODUZIONE La collina di Posillipo chiude a NW il Golfo di Napoli, separandolo da quello di Pozzuoli e fungendo da spartiacque tra il settore occidentale ed orientale della Città di Napoli (Fig. 1-B). Dal punto di vista geolo- gico rientra nel Sistema Vulcanico dei Campi Flegrei, rappresentando l’orlo orientale della caldera originatasi in seguito all’eruzione del Tufo Giallo Napoletano (TGN; 15 ka; DEINO et al., 2004), roccia di cui è quasi intera- mente formata, ed al conseguente collasso calderico. Dal punto di vista geomorfologico il settore costiero, quasi interamente roccioso, presenta una marcata dif- ferenza tra il tratto a ponente delle Isole della Gaiola, caratterizzato da alte falesie (fino a 150m s.l.m.), ed il tratto a levante dove la collina digrada dolcemente verso il mare (Fig. 1-A). Proprio questo ultimo tratto di costa, a partire dal I secolo a.C., fu densamente abita- to, come ci testimoniano oggi i numerosi resti di epoca Romana osservabili lungo la costa sopra e sotto la superficie del mare. Tra questi spiccano quelli apparte- nenti alla villa d’otium del Pausilypon, individuabili nel- l’area che si estende dal promontorio di Trentaremi al borgo di Marechiaro. Fatta erigere dal Cavaliere roma- no Publio Vedio Pollione nel I Sec. a.C., entrò a far parte, dopo la sua morte (15 a.C.), dei possedimenti imperiali sotto Ottaviano Augusto. Contrariamente al resto della costa flegrea (Pozzuoli, Baia, Bacoli, Miseno), dove la letteratura è ricca di testimonianze storiche e studi specifici sia in ambito prettamente archeologico che in quello geoarcheologico, per quel che riguarda la costa di Posillipo, gli studi al riguardo fanno ancora riferimento per molti aspetti al pregevole lavoro di R.T. Gunther del 1903, dove non solo vengono eseguiti per la prima volta il rilievo e la mappatura delle strutture archeologiche sommerse lungo la costa ma, sulla base di tali rilievi, viene anche effettuata una stima della variazione relativa del livello del mare (VRLM) (GUNTHER R.T., 1903; 1913). Tale stima è stata successi- vamente rivista prima da Jacono nel 1913, e poi dal lavoro di Pagano del 1981, impostato principalmente sull’interpretazione di foto aeree. Nel presente lavoro si 26 M. Simeone & P. Masucci è voluto implementare le cono- scenze in campo geoarcheolo- gico sull’area mediante acqui- sizione di nuovi dati. Oltre a fornire una nuova mappatura georeferenziata delle strutture archeologiche attualmente sommerse e delle numerose cavità costiere presenti, sulla base dei dati acquisiti, si sono effettuate nuove interpretazioni sulla VRLM dall'epoca romana ad oggi sulla costa di Posillipo, fornendo anche basi interpre- tative sulle origini dell’attuale geomorfologia costiera dell’a- rea di studio in oggetto. 2. MATERIALI E METODI L’area oggetto del pre- sente studio è il tratto di costa, lungo il litorale di Posillipo, che si estende dal borgo di Marechiaro alla Baia di Trentaremi, rientrante oggi tra i confini dell’Area Marina Protetta (AMP) “Parco Sommerso di Gaiola” (Fig. 1-A) istituita con Decreto Interministeriale del 7/8/2002. La prima fase di studio è stata finalizzata all’elaborazione, in ambiente CAD, di una detta- gliata mappa georeferenziata di riferimento delle strutture archeologiche sommerse. L’acquisizione dati è stata ese- guita mediante rilievi in immer- sione (ARA) sulle strutture pre- cedentemente individuate anche attraverso analisi di foto aeree e ricognizioni “visual census” ad ampio raggio del- l’area in apnea. I rilievi hanno interessato le strutture archeo- logiche sommerse e in genera- le tutti gli elementi geomorfologici cospicui riconducibili al rimaneggiamento antropico del substrato tufaceo o all’erosione marina (solchi di battente, piattaforme d’a- brasione, ecc...). Parallelamente, si è effettuato un cen- simento delle cavità costiere presenti nell’AMP fino a 10m di altezza sul livello del mare (s.l.m.) e 5m di profondità, effettuando il rilievo planimetrico di dettaglio delle cavità ritenute più significative dal punto di vista storico e geomorfologico. Nella seconda fase, incro- ciando i dati archeologici con quelli geomorfologici, sono state formulate ipotesi sulla destinazione d’uso delle strutture rilevate e sulla ricostruzione della linea di costa in epoca romana. Per quel che riguarda l’utilizzo dei dati archeologici di supporto alla stima della VRLM negli ultimi 2000 anni è stato possibile utilizzare markers come cave, approdi e soprattutto peschiere (tutti presenti nell’area), la cui determinante utilità per Fig. 1 - A) Area di Studio: Area Marina Protetta “Parco Sommerso di Gaiola”; B) Ubicazione della costa di Posillipo nel Golfo di Napoli; C) Sub-Area di Studio. A) Study Area: Marine Protected Area “Gaiola Underwater Park”; B) Location of Posillipo Coast in the Bay of Naples; C) Location of Study Sub-Area. questa tipologia di studi nel bacino mediterraneo è stata ampiamente documentata (SCHMIEDT, 1972; PIRAZ- ZOLI, 1976; LAMBECK et al., 2004; ANZIDEI et al., 2005; MARRINER & MORHANGE, 2007). I rilievi sono stati effettua- ti con aste graduate, su profondità inferiori ai 2 metri, profondimetri, per profondità maggiori, e rolline per misure in piano. Per la mappatura di strutture distanti più di 10m dalla linea di costa si è utilizzato un GPS portatile. Simultaneamente all’acquisizione dei dati satellitari mediante GPS, si sono sempre acquisiti rilievi a terra mediante bussole da rilevamento, sfruttando punti notevoli presenti sulla costa. Tutte le quote acqui- site sono state standardizzate mediante l’analisi di dati mareografici e meteorologici, al fine di riportare le quote al livello medio del mare. Tutte le fasi di acquisizione dati sono state accompagnate da una sistematica rac- colta di documentazione foto e video. 3. RISULTATI In Figura 2 viene riportata la mappa realizzata sulla base dei rilievi effettuati sulle strutture archeologi- che sommerse e sulle cavità costiere dell’area. Dopo un’indagine conoscitiva preliminare, i rilievi si sono con- centrati in una sub-area, quasi interamente compresa all’interno della Zona A di Riserva Integrale dell’AMP, che si estende dalla Cala dei Lampi alle Grotte di Trentaremi interessando circa 8 ha di fondale con una profondità media di -5m (Fig. 1-C). In questa zona i fon- dali sono caratterizzati per il 56% circa da substrato duro, costituito prevalentemente da Tufo Giallo 27Analisi geoarcheologiche nell’area ... Napoletano e da depositi piroclastici più antichi (COLE et al., 1994), e per la restante parte da sedimento sciol- to, per la maggior parte detritico con una grossa com- ponente bioclastica (SIMEONE & RUSSO, 2006). La quasi totalità del substrato duro della sub-area investigata si presenta profondamente rimaneggiato da opere di scavo di epoca romana, finalizzate alla costruzione di approdi, camminamenti, edifici costieri, ma soprattutto vasche e canalizzazioni, per il contenimento ed il ricambio delle acque delle peschiere. Le opere murarie spesso fungevano da completamento o innalzamento di elementi architettonici scavati direttamente nella roc- cia. In taluni casi, infatti, dove le opere murarie non Fig. 2 - Mappa dei rilievi effettuati sulle strutture archeologiche sommerse e le cavità costiere all’interno della sub-area di studio, con l’indicazione della variazione relativa del livello del mare dall’epoca romana ad oggi. Nella mappa sono riportate in pianta le sezioni (AA’; B-B’; C-C’) di Fig. 3. - (Restituzione cartografica di M.Simeone – C.S.I.Gaiola) Archaeological relief map on the submerged structures and coastal caves in the Study Sub-Area, with indication of relative sea level change from Roman period to today. The map shows the sections (AA’; B-B’; C-C’) of Fig. 3 (Map Elaboration by M. Simeone - C.S.I.Gaiola). 28 sono più in situ, è possibile ricostruire lo sviluppo delle strutture costiere sommerse dall’analisi delle forme intagliate nella roccia. Dalla mappa risultano evidenti quattro aree cospicue: a) l’antico porto del Pausilypon, con il grande molo foraneo (Fig. 2-1, 2, 3), identificabile sui fondali dell’attuale Cala dei Lampi e Cala S.Basilio; b) il canale di separazione tra le isole della Gaiola e la terraferma; c) il grande sistema di cave di tufo posto a ponente dello Scoglio di Virgilio, oggi chiamate Grotte di Trentaremi; d) l’ampia zona di fondali a levante delle Isole della Gaiola, su cui si sviluppava il complesso sistema di peschiere (Fig. 2-5, 6). 3.1. Le strutture portuali All’interno della Cala dei Lampi e di S.Basilio, sbocco a mare di due ripidi canaloni di ruscellamento collinari, si nota sulla riva una grande quantità di opere murarie di epoca romana e cavità di discrete dimensio- ni, nonché una rete di cunicoli, attualmente semisom- mersi, identificabili come rami di acquedotto (SIMEONE et al., 2007). Gran parte di queste strutture assieme a quelle sommerse a pochi metri di profondità all’interno delle due baie adiacenti, facevano parte del porto (Fig. 2-1), che molto probabilmente dava accesso da mare al Pausilypon, come dimostra la presenza del grande molo foraneo (Fig. 2-2), attualmente sommerso, che si estende verso SE per ~ 80m ad una profondità costan- te di -2m. Mentre nella parte interna dell’attuale portic- ciolo il molo emerge per circa 2m dal fondo sabbioso, nella parte esterna emerge per circa 5m mostrando a circa 3m di profondità una marcata concavità nell’opera muraria. Dalla fine del molo piegando verso NE si trova una serie di 4 pilae quadrangolari di circa 10x8m di base (opus pilarum) (Fig. 2-3) che, elevandosi per circa 5m dal fondale sabbioso, raggiungono una quota varia- bile dai -2,5 ai -3m. 3.2. Il Canale della Gaiola All’interno del Canale, tra grandi opere murarie, identificabili come muraglioni difensivi, camminamenti o banchine, spiccano tre strutture di notevole pregio: l’ambiente con nicchie semicircolari (Fig. 2-4), la stanza colonnata (Fig. 2-7) e la cosiddetta Scuola di Virgilio, probabile ninfeo (Fig. 2-8). La prima struttura che si incontra all’imbocco del Canale, provenendo da est, è un ambiente apparentemente quadrangolare di cui restano in discreto stato di conservazione i due para- menti murari esterni in opus incertum la cui sommità arriva ad appena -0,5m dalla superficie. Lungo il margi- ne esterno presenta uno scalino a -1,8m, mentre nella parte interna sono ancora visibili nicchie semicircolari di 2,20m di diametro. Lo scalino sul lato di SE è a sbal- zo, probabilmente a causa del formarsi di un solco d’e- rosione nell’opera muraria, con limite superiore ed infe- riore rispettivamente a -2,5m e -3,3m, e nel tratto termi- nale verso levante è attraversato da tre fori in succes- sione. All’interno delle nicchie due fori attraversano per- pendicolarmente la struttura a -1,5m e -3,3m. Poco oltre, all’interno del canale, si incontra una estesa piat- taforma in opera muraria a -1,8m, cui si accede dal retrostante banco tufaceo posto a -0,5m mediante tre gradini. Anche questa si presenta con un marcato solco di erosione tra -2,5m e -3,3m ed una serie di 8 fori equidistanti lungo il margine a sbalzo (Fig. 3-Sez. AA’). Proseguendo lungo il versante sud si giunge una serie di ambienti addossati al costone roccioso, sor- montato nella parte emersa da evidenti tracce di opere murarie romane. Tra questi spicca un ambiente di forma rettangolare (7,70x4,80m) alle cui pareti sono addossate sei colonne di 0,4m di diametro, che poggia- no su una base quadrangolare di 40x40cm e 70x40cm per le due di fondo (Fig. 2-7). Il pavimento resta media- mente a -2,50m. Più avanti, dove il canale piega a SW si trovano i resti di un probabile ninfeo meglio cono- sciuto come “Scuola di Virgilio” (VECCHIO, 1999), ben visibili nella parte emersa (Fig. 2-8). E’ interessante notare che tutto il versante NW del canale, era protetto da un muraglione largo fino a 4m, di cui restano ampie porzioni a soli -0,2m di profondità, posizionato sul ciglio del terrazzamento tufaceo profondo mediamente - 2,3m, al cui interno sono state realizzate le strutture descritte. Sul versante sud del Canale addossati agli isolotti si trovano due grandi ambienti quadrangolari separati dal canale da un’ampia banchina, larga ~ 5m, su cui sono state rinvenute ancora in situ porzioni di basolato di copertura a -1,6m. 3.3. Le peschiere Certamente all’interno dell’area esaminata ciò che desta maggior interesse, sia da un punto di vista pretta- mente archeologico, sia in qualità di marker ideale ai fini della stima della VRLM negli ultimi 2000 anni, è proprio l’ampia zona di fondali (circa 9000 m2) su cui si sviluppa- va il complesso sistema di peschiere, per gran parte realizzato attraverso opere di scavo nell’originario sub- strato tufaceo. Queste vasche per l’allevamento del pesce, che si estendono da NE a SW sulla zona di fon- dali immediatamente a levante delle Isole della Gaiola (Fig. 2-5,6), erano collegate al mare aperto da complessi sistemi di canalizzazioni e chiuse e difese dall’impeto del mare esterno da possenti mura perimetrali che si elevavano dal basamento tufaceo. All’interno opere murarie di più esigue dimensioni (crepidinae), munite di chiuse e di paratie mobili, separano le vasche tra di loro. Il versante nord delle peschiere (Fig. 3-Sez. AA’) dista dalla sponda opposta del canale circa 15m e pre- senta ancora tracce del muro perimetrale a -1,6m. Superati i resti del muro perimetrale, procedendo verso sud si incontra un canale d’adduzione scavato nel tufo con orientamento NE-SW, ampio 1,2m il cui letto è a - 3,8m ed i bordi a -2,5m. Il canale, forse in origine com- pletamente coperto, presenta ancora porzioni di coper- tura e, nel punto dove sfocia all’interno delle vasche, sono ancora ben evidenti, tra i -2,3 ed i -3,5m di profondità, gli alloggiamenti per i piedritti scanalati entro cui scorrevano le paratie mobili (cataractae). Sul versante orientale dell’Isola di levante si apro- no due vasche ipogee semisommerse a pianta trape- zoidale (Fig. 2-6), che, con una larghezza all’ingresso di 6,6 e 5,5m, penetrano rispettivamente per 15m e 17m in direzione SE-NW. Presentano volta a botte che si eleva mediamente per 5,5m s.l.m., mentre la profondità all’ingresso è di circa 2,8m.. Il fondo delle vasche è oggi colmo di sedimenti e materiale franato, che non permettono di calcolarne la profondità reale. L’intero perimetro interno delle due cavità è percorso da un camminamento in opus latericium a -1,8m che nella vasca sud si presenta rialzato di circa 0,8m nell’angolo M. Simeone & P. Masucci 29 di SW con due scalini di accesso. All’interno delle due cavità si aprono sul camminamento tre cunicoli attual- mente sommersi di 1,5x1,5m, di cui uno mette in comu- nicazione le due cavità e gli altri due collegano ciascun ipogeo con il canale di separazione tra le due isole. Le due vasche ipogee si affacciano su di un’ampia vasca esterna rettangolare cinta da un paramento murario in opus incertum, alto 2,5m che sul lato orientale si eleva da un fondale di -4,5m (Fig. 3-Sez. BB’). Lungo il peri- metro di tale vasca sono visibili due chiuse di collega- mento: una sul lato di SW per paratia mobile, di cui restano solo i piedritti scanalati, ed una sul lato di ESE, delle dimensioni 80x80cm (Fig. 3-b), recante ancora all’interno una lastra traforata per consentire il ricambio delle acque trattenendo il pesce, così come descritto anche da Columella (De Re Rustica, VIII). Trattasi in questo caso di una paratia fissa imprigionata nella muratura a circa 0,3m dalla base del muro. A ~13m Fig. 3 - Sezioni indicate in pianta nella Fig. 2 con l’indicazione del livello del mare attuale (LMA) e di quello stimato in epoca romana (LMR). b) Foto del muro perimetrale della vasca esterna alle peschiere ipogee, con l’indicazione delle quote significative. (Foto G.Villani). Sections indicated in Fig. 2, with indication of present sea level (LMA) and estimated Roman sea level (LMR). b) Hypogean fishponds: picture of eastern wall of the outside pool, with indication of significant heights. (Photo G. Villani). Analisi geoarcheologiche nell’area ... 30 verso est, il banco di tufo da cui affiorano i due isolotti di levante, si presenta nella parte sommersa completa- mente squadrato ad angoli vivi con ampi gradoni sul lato di ponente (Fig. 3-Sez. BB’) ed un profondo sban- camento rettangolare nella parte mediana solcato da un altro canale d’adduzione. Il settore di vasche che si estende verso sud pre- senta ampi muri perimetrali la cui parte inferiore è rica- vata direttamente nel tufo (Fig. 3-Sez. CC’). Di partico- lare interesse è il canale per la regimentazione delle acque realizzato lungo il margine di SE. Largo media- mente 1,5m internamente e 7,5m esternamente, con una profondità media di -4,5m al letto e di -2m al tetto, si sviluppa in direzione NE-SW per una lunghezza di circa 80m. Trasversalmente al canale principale si diparte una serie di chiuse rivolte verso l’interno (nove) e verso l’esterno (tre ancora visibili) delle vasche. Questo sistema binato di chiuse fu descritto anche da Jacono (1913) a proposito delle peschiere di Formia, interpretandolo come sistema atto ad evitare l’ingresso del mare in burrasca direttamente all’interno delle vasche, e ciò spiegherebbe quindi anche l’imponenza degli argini del canale più spessi verso il mare aperto (3,5 - 4m). 3.4. Le cavità costiere Le indagini sulle cavità costiere hanno portato al censimento di 36 cavità, di cui 12 cunicoli, quasi tutte di origine artificiale (SIMEONE et al., 2007). Per gran parte di queste è stato possibile eseguirne i rilievi planimetrici di dettaglio (Fig. 2). Tra queste rivestono particolare interesse ai fini della presente trattazione le peschiere ipogee, di cui si è sopra trattato, e le cosiddette “Grotte di Trentaremi”, un esteso sistema di cavità costiere che si estende per circa 2800m2 sotto il promontorio di Trentaremi (Fig. 4). Di queste, due sono navigabili (Fig. 4-T1, T5), con una profondità del mare all’interno che varia dai 4 ai 6m, ed hanno molto probabilmente un’ori- gine naturale (SIMEONE et al., 2007), mentre le altre, con gran parte del piano di calpestio ad una quota di poco superiore al livello medio di marea, sono il frutto di secoli di attività estrattiva, che ha profondamente alte- rato la geomorfologia costiera dell’intera area (Fig. 4- T2, T3, T6). Anche le estese piattaforme rocciose, oggi semiaffioranti, che dal costone roccioso si protendono nel mare (Fig. 4-p), sono ciò che resta dell’antico pro- montorio prima che i cavatori ne asportassero la parte emersa. Non si hanno dati certi sul periodo in cui que- sta attività ebbe inizio, ma è noto che si protrasse fino al 1870 (SEGRE & SEGRE, 2004). Le testimonianze archeologiche osservabili lungo la costa ci parlano di aree edificate molto estese già a partire dal I Sec a.C. (GUNTHER, 1913) che potrebbero far supporre la richie- sta di materiale edilizio disponibile e facilmente traspor- tabile via mare nelle immediate vicinanze. La sezione trapezoidale suggerirebbe, inoltre, un’origine greca Fig. 4 - Particolare del rilievo delle cavità costiere del promontorio di Trentaremi con le piattaforme esterne semiaffioranti (p); Foto della Falesia e Grotte di Trentaremi con indicazione dei solchi d’erosione (6m, 9m) e particolari degli ingressi delle cavità T1 e T3. (Foto M. Simeone). Detail of relief map of Trentaremi caves, with external half-emerging platforms (p); Pictures of Cliff and Trentaremi caves with indication of erosion notches (6m, 9m) and details of T1 and T3 caves entrances. (Photo M. Simeone). M. Simeone & P. Masucci degli scavi (Fig. 4), ma gli interventi successivi sull’inte- ro costone roccioso hanno certamente alterato qualsia- si impianto di cava originario. Nella cavità T-3 una delle ramificazioni interne intercetta, spezzandolo in due tronconi di 17 e 66m, un cunicolo di acquedotto roma- no, che risalendo in direzione nord-est conduce, poco prima di terminare in una colmata di materiale terrigeno, ad un ambiente soprastante di 53m2 (T-4), identificabile come cisterna (SIMEONE et al., 2007). E’ evidente, quindi, che nel momento in cui fu realizzato tale ramo di cava, l’acquedotto romano non doveva essere più in uso. Un ultimo elemento da considerare sono i solchi orizzontali che incidono l’intera falesia (Fig. 4) penetran- do all’interno delle cavità. Il primo solco è individuabile ad una quota di circa 6m s.l.m., mentre il secondo, più ampio rispetto al primo è a circa 9m. Per quanto riguar- da il primo solco l’andamento ad onda farebbe ipotizza- re la formazione dello stesso per erosione selettiva dello strato in ambiente sub-aereo. Tale solco quindi non appare relazionabile al solco di battente visibile a circa 5m sui costoni tufacei del settore occidentale della costa di Posillipo e sui resti di strutture archologi- che emerse, la cui presenza è stata già verificata in passato oltre che dallo stesso Gunther (1913), anche più recentemente da Flemming (1969) e Russo (2004). Quasi certamente tale solco di battente sulla falesia di Trentaremi non è più visibile a causa delle opere di cava. Più simile ad un solco di battente appare quello che taglia la falesia a circa 9m s.l.m., ma per accredita- re tale dato, di cui non se ne fa menzione in letteratura, è certamente indispensabile un approfondimento di indagine. 4. CONCLUSIONI I risultati del presente lavoro, confermano la gran- de rilevanza dell’area di studio, attualmente racchiusa tra i confini dell’AMP Parco Sommerso di Gaiola, sia in ambito prettamente archeologico che geoarcheologico. I nuovi rilievi eseguiti hanno permesso di avere un qua- dro dettagliato delle strutture archeologiche sommerse che interessano l’area nonché delle numerose cavità costiere presenti, per lo più di origine antropica. La presenza nella stessa area di markers archeologici importanti come approdi, cave costiere e soprattutto peschiere, è stata fondamentale ai fini della stima della VRLM dall’epoca romana ad oggi. Di notevole interes- se, inoltre, la complessità geomorfologica dell’area, frutto dell’interazione tra modificazioni antropiche del substrato tufaceo, movimenti vulcano-tettonici ed ero- sione marina. Dalle quotature effettuate sulle peschiere, ed in particolare sui canali d’adduzione, le crepidini e le chiu- se, si è stimato che il livello del mare in epoca romana fosse di circa 3m più basso rispetto a quello attuale (Fig. 2; Fig. 3). Considerando, che la VLM negli ultimi 2000 anni, dovuta alla componente eustatica ed isosta- tica (glacio-idro isostatica), in aree tettonicamente sta- bili del Mediterraneo centrale, è stata stimata tra +0,50m (PIRAZZOLI, 1976) e +1,35m (LAMBECK et al., 2004), risulta evidente che una grossa componente della VRLM nell’area di studio è dovuta a fenomeni vul- cano-tettonici locali (bradisismo flegreo). Tale stima è stata successivamente verificata mediante le quotature effettuate sulle altre strutture marittime rilevate nell’area come approdi, moli e banchine presenti nell’area del Canale della Gaiola, di Cala S.Basilio e Cala dei Lampi. In particolare, riportando la quota stimata di -3m sulle strutture portuali (Fig. 2-1, 2), si riscontra che le banchi- ne dell’approdo, così come le banchinature interne al canale, emergevano dal mare per circa 1m, in accordo con quanto ipotizzato da Blackman (1973). La piattafor- ma ribassata rispetto al costone tufaceo retrostante presente di fianco all’ambiente dalle nicchie semicirco- lari, potrebbe essere stata costruita proprio per con- sentire un più facile approdo sul versante nord del canale. Anche i solchi d’erosione rilevati in più punti tra i -2,5 e -3,5m di profondità potrebbero essere stati cau- sati dall’antico battente d’onda. Questa nuova stima della VRLM da 2000 anni ad oggi per la fascia costiera di Posillipo, proposta nel presente lavoro, si discosta dalle stime fino ad oggi proposte, comprese tra i + 4m (PAGANO, 1981) ed i + 4,9-6m (GUNTHER, 1903; 1913), aprendo scenari notevolmente diversi per quel che riguarda la ricostruzione della linea di costa in epoca romana, molto più simile, quindi, a quella attuale (Fig. 2). Un esempio è rappresentato dalle stesse Isole della Gaiola, che, in base alle stime precedenti, nel I Sec a.C. risultavano far parte della terraferma, mentre alla luce del presente studio, si può affermare che anche in quel periodo le Isole erano separate dalla terraferma da un canale navigabile. Anche la presenza di solchi di bat- tente compresi tra i -2,5 e -3,3m all’interno delle strut- ture rilevate ai margini del canale confermerebbe que- sta tesi. Proprio dall’analisi della caratterizzazione geo- morfo-archeologica emersa e sommersa della zona del canale, si può arrivare ad affermare che lo stesso Canale della Gaiola sia di origine artificiale, frutto anch’esso di opere di scavo di epoca romana. Considerando che l’attuale variazione relativa del livello del mare nei Campi Flegrei è il risultato di diverse fasi di innalzamento ed abbassamento della linea di costa imputabili al fenomeno del bradisismo (PARASCAN- DOLA, 1947; CINQUE et al., 1991; DVORAK & MASTROLOREN- ZO, 1991; MORHANGE et al., 2006) e accreditando l’ipote- si di un solco di battente a circa 5m di altezza sull’at- tuale livello del mare si dovrebbe considerare una som- mersione massima della costa di circa 8m dall’epoca romana ad oggi. La presenza di un ulteriore solco di battente a + 9m è ancora oggetto di verifica, ma è inte- ressante notare che se tale dato fosse accreditato, la sommersione massima sarebbe di circa 12-13 m, del tutto simile a quanto riscontrato sul margine opposto della caldera flegrea nell’area misenate (CINQUE et al., 1991), dove però attualmente i resti degli approdi roma- ni sommersi sono a circa -7-8m di profondità (CAPUTO, 1989; DVORAK & MASTROLORENZO, 1991). Interessante è anche il confronto con l’area puteolana dove dall’epo- ca romana lo sprofondamento massimo della costa è valutabile intorno ai 17m e la variazione relativa del livello del mare rispetto ad oggi è di circa 10m (SEGRE, 1972; SGOBBO, 1977; DE PIPPO et al., 1984; DVORAK & MASTROLORENZO, 1991; MORHANGE et al. 2006). Al momento, ulteriori indagini sono in corso sia all’interno del perimetro dell’AMP, che nelle aree limi- trofe, nel tentativo di acquisire nuovi elementi che pos- sano approfondire le conoscenze geoarcheologiche sul settore costiero napoletano, in generale, e sulla fascia costiera di Posillipo in particolare. 31Analisi geoarcheologiche nell’area ... RINGRAZIAMENTI Si ringrazia l’Ente Gestore dell’AMP Parco Sommerso di Gaiola (Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei) per la disponibi- lità sempre concessa al C.S.I.Gaiola onlus nello svolgi- mento delle proprie attività di ricerca. Si ringrazia il Dott. Guido Villani per il prezioso contributo fotografico subacqueo alle ricerche. BIBLIOGRAFIA ANZIDEI M., BENINI A., LAMBECK K., ANTONIOLI F., ESPOSITO A., SURACE L. (2005) - Siti archeologici costieri di età romana come indicatori delle variazioni del livello del mare: una applicazione al mare Tirreno (Italia centrale) - In DE MARIA L. 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Masucci << /ASCII85EncodePages false /AllowTransparency false /AutoPositionEPSFiles true /AutoRotatePages /None /Binding /Left /CalGrayProfile (Dot Gain 20%) /CalRGBProfile (sRGB IEC61966-2.1) /CalCMYKProfile (U.S. Web Coated \050SWOP\051 v2) /sRGBProfile (sRGB IEC61966-2.1) /CannotEmbedFontPolicy /Error /CompatibilityLevel 1.4 /CompressObjects /Tags /CompressPages true /ConvertImagesToIndexed true /PassThroughJPEGImages true /CreateJDFFile false /CreateJobTicket false /DefaultRenderingIntent /Default /DetectBlends true /ColorConversionStrategy /LeaveColorUnchanged /DoThumbnails false /EmbedAllFonts true /EmbedJobOptions true /DSCReportingLevel 0 /EmitDSCWarnings false /EndPage -1 /ImageMemory 1048576 /LockDistillerParams false /MaxSubsetPct 100 /Optimize true /OPM 1 /ParseDSCComments true /ParseDSCCommentsForDocInfo true /PreserveCopyPage true /PreserveEPSInfo true /PreserveHalftoneInfo false /PreserveOPIComments false /PreserveOverprintSettings true /StartPage 1 /SubsetFonts true /TransferFunctionInfo /Apply /UCRandBGInfo /Preserve /UsePrologue false /ColorSettingsFile () /AlwaysEmbed [ true ] /NeverEmbed [ true ] /AntiAliasColorImages false /DownsampleColorImages true /ColorImageDownsampleType /Bicubic /ColorImageResolution 300 /ColorImageDepth -1 /ColorImageDownsampleThreshold 1.50000 /EncodeColorImages true /ColorImageFilter /DCTEncode /AutoFilterColorImages true /ColorImageAutoFilterStrategy /JPEG /ColorACSImageDict << /QFactor 0.15 /HSamples [1 1 1 1] /VSamples [1 1 1 1] >> /ColorImageDict << /QFactor 0.15 /HSamples [1 1 1 1] /VSamples [1 1 1 1] >> /JPEG2000ColorACSImageDict << /TileWidth 256 /TileHeight 256 /Quality 30 >> /JPEG2000ColorImageDict << /TileWidth 256 /TileHeight 256 /Quality 30 >> /AntiAliasGrayImages false /DownsampleGrayImages true /GrayImageDownsampleType /Bicubic /GrayImageResolution 300 /GrayImageDepth -1 /GrayImageDownsampleThreshold 1.50000 /EncodeGrayImages true /GrayImageFilter /DCTEncode /AutoFilterGrayImages true /GrayImageAutoFilterStrategy /JPEG /GrayACSImageDict << /QFactor 0.15 /HSamples [1 1 1 1] /VSamples [1 1 1 1] >> /GrayImageDict << /QFactor 0.15 /HSamples [1 1 1 1] /VSamples [1 1 1 1] >> /JPEG2000GrayACSImageDict << /TileWidth 256 /TileHeight 256 /Quality 30 >> /JPEG2000GrayImageDict << /TileWidth 256 /TileHeight 256 /Quality 30 >> /AntiAliasMonoImages false /DownsampleMonoImages true /MonoImageDownsampleType /Bicubic /MonoImageResolution 1200 /MonoImageDepth -1 /MonoImageDownsampleThreshold 1.50000 /EncodeMonoImages true /MonoImageFilter /CCITTFaxEncode /MonoImageDict << /K -1 >> /AllowPSXObjects false /PDFX1aCheck false /PDFX3Check false /PDFXCompliantPDFOnly false /PDFXNoTrimBoxError true /PDFXTrimBoxToMediaBoxOffset [ 0.00000 0.00000 0.00000 0.00000 ] /PDFXSetBleedBoxToMediaBox true /PDFXBleedBoxToTrimBoxOffset [ 0.00000 0.00000 0.00000 0.00000 ] /PDFXOutputIntentProfile () /PDFXOutputCondition () /PDFXRegistryName (http://www.color.org) /PDFXTrapped /Unknown /Description << /ENU (Use these settings to create PDF documents with higher image resolution for high quality pre-press printing. 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