PROCESSI DI APPROFONDIMENTO DELL'EROSIONE IN ALVEO ED EFFETTI DELL'INQUINAMENTO NEI FIUMI DELLE MARCHE CENTRO-MERIDIONALI (ITALIA CENTRALE) Piero Farabollini, Domenico Aringoli, Bernardino Gentili, Marco Materazzi & Gilberto Pambianchi Dipartimento di Scienze della Terra - Università di Camerino e-mail: piero.farabollini@unicam.it RIASSUNTO: Farabollini P. et al., Processi di approfondimento dell'erosione in alveo ed effetti dell'inquinamento nei fiumi delle Marche centro-meridionali (Italia centrale) (IT ISSN 0394-3356 2008). Recenti numerosi studi geomorfologici sulla dinamica fluviale hanno permesso di verificare intensi e veloci processi di approfondimen- to lineare in alveo su numerosi fiumi italiani interpretandoli come il risultato dell'intervento antropico: il loro effetto morfologico è com- parabile agli effetti prodotti dalle variazioni climatiche quaternarie. L'attribuzione di tali fenomeni all'influenza più o meno diretta delle diverse attività antropiche sulla dinamica ambientale dimostra che i sistemi idrografici sono tra le componenti del paesaggio fisico che più rapidamente reagiscono ai cambiamenti ambientali. Il presente lavoro, che ha l'obiettivo di approfondire la conoscenza su tale argomento, risulta da una serie di dettagliati rilievi geo- morfologici, coadiuvati da analisi geotecniche, che hanno riguardato nel corso dell'ultimo decennio alcuni fiumi delle Marche (versante adriatico dell'Italia centrale; Marche centro-meridionali). Nonostante il breve periodo di osservazione, è stato possibile osservare con- siderevoli variazioni nella geometria degli alvei fluviali, le quali possono essere attribuite senza dubbio alle attività antropiche. Recenti indagini di dettaglio su alcuni corsi d'acqua hanno evidenziato intensi processi erosivi soprattutto a valle di alcuni depuratori, dove l'erosione sembra essere innescata o accelerata dalle acque inquinate che causano la rottura di particolari legami ionici, in parti- colar modo nei minerali argillosi del substrato. Un ulteriore contributo nei riguardi dell'approfondimento della rete idrografica, il cui tasso ha raggiunto, in quasi tutti i fiumi considerati nel presente lavoro - ma la situazione è facilmente riscontrabile nella maggior parte dei fiumi marchigiani - anche diversi metri in alcuni anni, è dato dall'intensa e sempre crescente occupazione delle piane alluvionali da parte dell'uomo. In tale caso, deve essere eviden- ziato come spesso il drenaggio viene ostacolato soprattutto al raccordo tra reticolo idrografico principale (fondovalle) e secondario (versanti). Altri processi erosivi hanno luogo anche a valle di confluenze con canali artificiali (privati e pubblici), dove si registra un incremento della portata e del carico solido che favorisce un'intensa erosione laterale e l'approfondimento dell'alveo. Viene, infine, anche valutato come, lungo le pianure alluvionali, il notevole emungimento di acque (che nel periodo estivo avviene senza un'adeguata ricarica dell'acquifero), possa produrre vistosi fenomeni di crepacciatura nel suolo, i quali predispongono il terreno ad ulteriori fenomeni erosivi. ABSTRACT: Farabollini P. et al., Deepening erosional fluvial processes and effects of water pollution in the middle-southern marchean rivers (central Italy) (IT ISSN 0394-3356 2008). Many modern geomorphological studies on fluvial dynamics carried out on some Italian rivers highlighted that intense and showy ero- sion processes affect them and interpreted this mostly as the result of human intervention: their morphological effects, notwithstanding the short duration of processes, are somehow comparable with those produced by Pleistocene climatic variations. The attribution of such phenomena to more or less direct influence of different anthropic activities on fluvial dynamics demonstrates that hydrographic systems are among the components of the physical environment that reacts more quickly to environmental changes. This paper aims at deepening our understanding of the topic and derives from detailed geomorphological surveys, sided by geotechni- cal analyses, carried out during the last decade along the reaches of the marchean rivers (Central-Southern Marche, Adriatic side of Central Italy). Notwithstanding the short duration of observation, it was possible to observe relevant geometric variations of river beds that can be unquestionably attributed to human activities. Recent detailed investigations on some streams highlighted the activity of intense erosional processes, mostly valleyward of some puri- fiers. There, erosion is probably triggered or accelerated by water pollution that causes the breaking of particular ionic links, especially in clay minerals. Another contribution to stream deepening, whose rate sometimes reaches some meters in few years, is given by the strong and ever increasing occupation of alluvial plains for human purposes. In such situation, it is to be evidenced that drainage is often obstacled in links between main and secondary hydrographic network. Another erosional process takes place downstream of confluences of artificial water channels (private or public), where discharge and solid load increase, resulting in more intense lateral erosion and downcutting. Finally, the notable extraction of water from alluvial plains is studied since, mainly during Summer, it is not balanced by an adequate recharge, thus producing important cracking phenomena and, subsequently, leading to further fluvial deepening Parole chiave: Processi erosivi; composizione mineralogica argillosa; antropizzazione; Potenza e Chienti; Italia centrale. Keywords: Erosional processes, clay mineralogical composition, anthropization, Potenza and Chienti rivers, central Italy. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 21(1B), 2008 - 317-330 1. INTRODUZIONE Negli ultimi decenni, numerosi studi riguardanti gli aspetti morfodinamici dei sistemi fluviali italiani hanno messo in chiara evidenza come l'estrazione di inerti, praticata direttamente all'interno degli alvei fluviali o nelle piane limitrofe, sia stata la principale causa di atti- vazione di intensi e vistosi processi di erosione lineare, riconosciuti nella quasi totalità dei corsi d'acqua nella seconda metà del XX secolo. Accanto all'attività estrat- tiva è stato evidenziato come anche lo sbarramento flu- viale per la creazione di invasi artificiali abbia innescato intensi processi erosivi, in quanto gli stessi invasi hanno funzionato da trappole sedimentarie. Ad essi si sono 318 P. Farabollini et al. associati effetti negativi anche sulle linee di riva delle corrispondenti foci, caratterizzate da generali fenomeni di arretramento. Tali intense dinamiche sono del tutto comparabili con quelle rilevate in analoghi contesti geo- morfologici e socio-economici del bacino mediterraneo come di altre aree del globo (VE G G I A N I, 1963; RO V E R I, 1964; PE L L E G R I N I & ZA R O T T I, 1975; TA V A G L I N I, 1975; RA G L I O N E & RO D O L F I, 1977; CO C C O et al., 1978; PA R E A, 1978; PE T T S, 1979; PE L L E G R I N I et al., 1980; MA R A G A & MORTARA, 1981; BARNARD & MELHORN, 1982; KELLERHALS, 1982; WINKLEY, 1982; CONTI et al., 1983; WILLIAMS & WOL- M A N, 1984; BUCCOLINI & GE N T I L I, 1986; AN D R E W S, 1986; GENTILI & PAMBIANCHI, 1987 cum bib.; BISCI et al., 1992; CA N U T I et al., 1992; LA M B E R T I, 1993; CE N C E T T I et al. , 1994a e b; DU T T O & MA R A G A, 1994; KL I N G E M A N et al. , 1994 cum bib.; SA B A T O, 1994; WI L S O N & TU R N I P S E E D, 1994; CO L T O R T I et al., 1995; LA J E C Z A K, 1995; RI N A L D I & RO D O L F I, 1995; PE T I T et al., 1996; BI L L I & RI N A L D I , 1 9 9 7 ; COLTORTI, 1997; RINALDI & SIMON, 1998; SEAR & ARCHER, 1998; SURIAN, 1999; FARABOLLINI et al., 2000; DECROIX & GA U T I E R, 2002; MA R C H E T T I, 2002; AR I N G O L I et al., 2003; SURIAN & RINALDI, 2003 cum bib.; COLTORTI & FARABOLLINI, 2004; BRUNELLI & FA R A B O L L I N I, 2005 cum bib.; HO O K E, 2006 cum bib.; SIMON & RINALDI, 2006; WOHL, 2006 cum bib.) La tematica di ricerca è stata sviluppata anche nei corsi d'acqua del settore marchigiano dell'Italia centrale adriatica, in particolare nei loro tratti medio-bassi, con analisi geomorfologiche di dettaglio, ripetute su periodi diversi, i cui principali risultati ottenuti sono compendia- ti nella tabella 1. Con la presente nota si intende portare un ulterio- re contributo alla conoscenza dei processi di erosione in alveo, prendendo in considerazione le più recenti modificazioni morfologiche rilevate sulle sponde di tre dei principali sistemi fluviali dell'area (Potenza, Chienti e Tenna - Fig. 1), sempre connesse ad attività antropiche sviluppate in alveo, anche se diverse da quelle citate. In particolare, viene analizzato il ruolo svolto dalle caratte- ristiche chimiche delle acque sull'erodibilità del substra- to argilloso, visto che quest'ultimo costituisce attual- mente, per effetto dello smantellamento dei depositi alluvionali, il t a l w e g della maggior parte dei tratti medio- bassi dei citati fiumi. I dati ottenuti, vengono illustrati ed interpretati facendo anche riferimento alla specifica, non copiosa, letteratura scientifica internazionale (AR U N A L A N- D A N et al., 1973; OS M A N & TH O R N E, 1988; ES P O S I T O & DI O- G E N E, 2002; AR I N G O L I et al., 2003; MA T T I A S, 2004). 2. LINEAMENTI FISIOGRAFICI E CLIMATICI E IMPATTO ANTROPICO NEI BACINI IMBRIFERI MARCHIGIANI L'area di studio è localizzata nelle Marche centro- meridionali ed in particolare comprende diversi siti campione appartenenti a limitati tratti dei bacini idro- grafici dei fiumi Potenza, Chienti e Tenna. L'assetto geomorfologico complessivo dei bacini ed i loro fonda- mentali parametri morfometrici (Tab. 2) sono condizio- nati, per lo più, dal contesto geologico (CE N T A M O R E & DEIANA, 1986) e dal gradiente topografico regionale. Su tale base è possibile suddividere il territorio regionale in tre settori distinti (Fig.1). Il primo settore è inciso nella fascia montana cor- rispondente alla dorsale appenninica; la morfologia del paesaggio fisico è strettamente connessa alla presenza dei litotipi più competenti della sequenza Umbro- M a r c h i g i a n a, costituiti da calcari, calcari marnosi e marne (Lias - Oligocene), che affiorano in due ampi ed estesi anticlinori (la dorsale umbro-marchigiana s.s., occidentale e marchigiana, orientale); essi, intensamen- te fratturati, piegati e sovrascorsi, si fondono verso sud nel “massiccio” dei Monti Sibillini. L'assetto morfologi- co è caratterizzato da valli fluviali ad andamento gene- ralmente lineare, spesso incassate in gole; il canale di magra dei fiumi è unico, largo pochi metri, inciso a tratti nel substrato roccioso ed a tratti nei depositi alluvionali di esiguo spessore. I versanti sono occupati prevalente- mente dal bosco e presentano a luoghi notevoli accu- muli di detrito stratificato. A causa della forte pendenza, i suoli sono poco sviluppati nelle aree boschive, mentre diminuiscono ulteriormente di spessore nelle zone di recente abbandono o dove viene praticata l'attività Tabella 1 - Escavazione in alveo nei fiumi marchigiani e relativi effetti indotti sulle aste e sulle foci fluviali (modificato da GENTILI & PAM- BIANCHI, 1987 e COLTORTI et al., 1995). Quarrying activity and related effects on fluvial axes and mouths along the Marchean rivers (modified from GENTILI & PAMBIANCHI, 1987 and COLTORTI et al., 1995) Durata escavazione Quantità di Approfondimento Arretramento (-) della Bacino Area in alveo tra il 1960 e materiale lineare medio linea di riva in idrografico (Km2) il 1975 circa escavato dell'alveo corrispondenza della (anni) (m3 x 106) (m) foce (m) Foglia 701 10 2 3.0-4.0 27 Metauro 1405 10 3 6.0-7.0 - 75 Cesano 413 3 0.2 2.0-2.5 - 155 Misa 376 5 0.02 1.0 5 Esino 1148 6 2 3.0 - 190 Musone 642 10 0.5 3.0-3.5 - 50 Potenza 773 7 1.4 3.0 - 102 Chienti 1294 10 2.7 4.0 - 240 Tenna 484 7 0.8 5.0 - 130 Aso 280 8 0.4 2.5-3.0 - 120 Tronto 1192 7 0.8 3.5 - 465 agro-pastorale. La permeabilità è elevata, con valori di infiltrazione efficace medi di circa 550 mm/anno rap- portati a precipitazioni medie dell'ordine di 1.000-1.100 mm/anno. Il secondo settore è scolpito nella fascia pede- montana, data da sedimenti miocenici, costituiti da alternanze di torbiditi arenacee, arenaceo-pelitiche e pelitico-arenacee alle quali si intercalano, in subordine, gessi e torbiditi carbonato-silicatiche (Miocene medio- superiore); l'assetto strutturale, piuttosto complesso, è caratterizzato da pieghe, faglie e sovrascorrimenti, per lo più sepolti. Le incisioni vallive del terzo settore, in cui ricado- no i siti oggetto del presente studio, si sono realizzate 319Processi di approfondimento dell’erosione ... nei sedimenti marini del ciclo plio-pleistocenico della fascia peri-adriatica, in cui dominano le argille, entro le quali si alternano a vari livelli stratigrafici corpi arenaci, conglomeratici e sabbioso-conglomeratici, disposti regolarmente a monoclinale con vergenza circa orienta- le. I corsi d'acqua principali, cataclinali, incidono i litoti- pi appena descritti e disarticolano il rilievo monoclinale in una successione di rilevi alto-collinari e collinari dalla tipica morfologia a cuesta, con le basi rivolte ad oriente e bordate sui quadranti occidentali da elevate scarpate strutturali scolpite nelle unità litoidi più rigide. Le estese morfostrutture costiere sono limitate da falesie antiche, per lo più scolpite nei potenti corpi conglomeratici, separate dal mare da coste sabbiose di ampiezza varia- Fig. 1 - Schema delle unità fisiografiche delle Marche (da BISCI et al., 1991, modificata). Schematic Marchean Physiographic units (from BISCI et al., 1991, modified). bile dal centinaio al migliaio di metri, e sono dissecate da sistemi fluvio-torrentizi di basso ordine, cataclinali, drenanti direttamente nell'Adriatico. I fondivalle sono terrazzati da più ordini di depositi alluvionali, costituiti da depositi di ghiaie calcaree poligeniche, organizzati, di norma, in tre ordini di terrazzi, di origine francamente climatica, la cui messa in posto è iniziata nel Ple istocene medio (1° ordine), è proseguita nel Pleistocene medio-finale (2° ordine) e si è conclusa, con il 3° ordine, nel Pleistocene superiore; segue un 4° ordine (Olocene), entro cui è inciso l'attuale alveo fluvia- le, la cui genesi viene prevalentemente associata all'an- tropizzazione dei versanti (BIONDI & COLTORTI, 1983; GEN- TILI & PAMBIANCHI, 1987; COLTORTI, 1997). Le caratteristiche climatiche dell'area di studio, determinate sulla base dei dati riferiti al periodo 1921- 2003, sono piuttosto omogenee e del tutto congruenti con quelle del più esteso settore centrale e meridionale del versante adriatico dell'Italia (FA Z Z I N I & GI U F F R I D A, 2005). La piovosità media annua è compresa tra i 600 mm della costa ed i 1.100 mm della fascia montana; il numero dei giorni di pioggia è compreso tra 60 e 75, pur con una forte variabilità intrannuale; le intensità medie giornaliere sono di 10-12 mm. Le precipitazioni tendono in genere ad aumentare avvicinandosi al fianco orientale della dorsale appenninica, con un evidente aumento, per il prevalente effetto orografico, dei valori pluviometrici in corrispondenza delle dorsali spartiac- que. Il regime pluviometrico dominante è di tipo sublito- raneo, con un massimo assoluto mensile in novembre; l'autunno risulta essere la stagione più piovosa, con un secondo massimo in primavera. La stagione estiva è piuttosto secca, ma, di norma, non siccitosa. Infatti, raramente i periodi senza precipitazioni superano i 40 giorni ed inoltre si registra una marcata differenza tra le aree pedemontane, nelle quali in estate sono più fre- quenti i fenomeni temporaleschi di tipo convettivo-oro- grafico, e quelle litoranee. Le temperature medie annue variano tra i 12,5°C ed 15,5°C; il mese più freddo è gennaio (3,5-7°C) e le temperature massime si registra- no in luglio ed agosto (22-25°C circa). L'escursione ter- mica annua si attesta tra 17 e 19°C mentre quella gior- naliera oscilla tra i 7°C della costa ed i 10°C delle con- che interne. Il gradiente termico verticale annuo è di 0,54°C/100m. Le caratteristiche termo-pluviometriche dell'ottantennio considerato possono essere estese indietro nel tempo fino alla seconda metà del secolo XIX, mentre per i tre secoli precedenti (1550-1850) anche nell'area di studio si sono risentiti gli effetti della “piccola età glaciale”, caratterizzata, alle latitudini medie, da un aumento complessivo delle precipitazioni e dal ripetersi di estati piovose (LE ROY LADURIE, 1971; PINNA, 1984). Nel versante adriatico dell'Italia centrale l'impatto antropico assume valenza morfogenetica a partire dal XVI secolo, con l'avvio di attività agro-silvo-pastorali nelle aree circostanti ai primi nuclei urbani, estese ampiamente nei secoli successivi sia in relazione al pro- gressivo incremento demografico che, soprattutto, all'assenza di uno stabile legame tra il sito messo a col- tura e il colono. Infatti, quest'ultimo ricavava campi e pascoli da diboscamenti di aree ottenute in concessio- ne, sfruttandone le massime potenzialità produttive del suolo, senza porre in essere opere tendenti alla conser- vazione di esso (AN S E L M I, 1971 e 1985). Veniva così favorita l'attivazione di rapidi ed intensi processi erosivi, che spintisi fino al livello regolitico, rendevano impossi- bile il prosieguo dell'attività agricola o pastorale, costringendo l'agricoltore a spostarsi su altre aree dove ripetere le stesse pratiche ("nomadismo", GE N T I L I, 2002). Un ulteriore ed importante fattore di controllo dell'intensa morfodinamica del periodo può essere indi- viduato nel contemporaneo incremento delle precipita- zioni della già citata “piccola età glaciale”. Tale assetto morfo-colturale veniva modificato a partire da circa metà del XIX secolo, in seguito all'affer- mazione della piccola proprietà terriera, che legando stabilmente il colono ai siti messi a coltura ha indotto quest'ultimo ad operare la preventiva o contestuale sistemazione agraria dei pendii (terrazze, fossi, siepi, ecc.), ad effettuare la continua ed attenta manutenzione degli stessi e ad attuare pratiche colturali idonee alla conservazione del suolo. Con i primi decenni del XX secolo si sono definitivamente consolidati i lineamenti 320 Tabella 2 - Principali caratteristiche morfologiche e morfometriche dei fiumi delle Marche (modificato da COLTORTI et al., 1995). Main morphologic and morphometric characteristics of the marchean rivers (modified from COLTORTI et al., 1995). Bacino Asta principale Bacino di drenaggio Bacino Area quota (m s.l.m.) Rapporto di Lunghezza Pendenza F* D* Idrografico (Km2) max media rilievo (Rh) (Km) media (%) (Km-2) (Km-1) Foglia 701 1049 359 0.02 71.5 1.4 0.71 0.88 Metauro 1405 1384 470 0.02 94 1 0.77 0.98 Cesano 413 1071 322 0.02 56.5 1.8 0.73 0.91 Misa 376 793 217 0.02 44 1.1 0.82 1.06 Esino 1148 1361 404 0.02 77.5 1.5 0.86 1.13 Musone 642 1479 278 0.03 65 2.2 0.78 Potenza 773 1571 430 0.02 88 0.9 0.85 1.11 Chienti 1294 2102 508 0.03 91 1.2 0.86 1.13 Tenna 484 2233 555 0.04 69 3.2 0.93 1.24 Aso 280 2476 585 71.5 2.7 1.01 1.37 Tronto 1192 2476 784 0.03 97.5 2.1 1.12 1.55 (*) - Frequenza di drenaggio e Densità di drenaggio; valore estimato alla scala 1:100.000 (da Dramis & Gentili, 1975) P. Farabollini et al. fondamentali del paesaggio rurale dell'area, caratteriz- zato dall'a l b e r a t a: campo coltivato a seminativo in cui veniva coltivata contemporaneamente la vite, “maritata” ad un sostegno vivo costituito dall'acero campestre (Acer campestre) o dall'olmo comune (Ulmus minori) . L'alberata, compresa in “campi chiusi” delimitati da siepi, scarpate e fossi di scolo (che afferivano ad una rete idrografica incassata e ben delineata), ha rappre- sentato l'elemento distintivo del paesaggio rurale dell'Italia centrale fino al primo decennio della seconda metà del XX secolo Con la profonda trasformazione agraria, iniziata sul finire degli anni '50 e realizzatasi attraverso il massiccio uso di mezzi meccanici, i ver- santi sono stati riportati agli originari profili (producendo di conseguenza “campi aperti”) nei quali si sono affer- mate rapidamente le colture estensive. (DE S P L A N Q U E S, 1975; SERENI, 1979; GENTILI & PAMBIANCHI, 2002; BUCCOLI- NI et al., 2007). Relativamente agli alvei fluviali, si segnala la pre- senza di importanti opere antropiche: invasi artificiali e opere di derivazione, costruiti in tempi diversi per usi irrigui o per la produzione di energia elettrica, che inter- rompono, talora in più punti, i corsi d'acqua principali e/o i loro maggiori affluenti. Numerose sono anche le opere di regimazione, costituite essenzialmente da bri- glie, soglie di fondo, pennelli ed argini artificiali a difesa spondale, costruiti per larghissima parte nella prima metà del secolo appena trascorso. Inoltre, notevoli cambiamenti nel bilancio idrico vengono prodotti anche da una fitta rete di canali artificiali e da numerose deri- vazioni e captazioni, presenti soprattutto nel tratti medio-finali dei corsi d'acqua (CONTI et al., 1983; COL- TORTI et al., 1995; FARABOLLINI, 1995). 3. I FENOMENI EROSIVI NEI PRINCIPALI FIUMI MARCHIGIANI: STATO DELL'ARTE DELLE CONO- SCENZE Numerosi sono i fenomeni erosivi riscontrabili lungo gli alvei delle basse e medie valli dei fiumi mar- chigiani: in quasi tutti i fondivalle si evidenziano infatti vistosi processi di approfondimento dell'erosione in alveo che interessano, in particolar modo, le zone di confluenza tra i maggiori affluenti e l'asta fluviale princi- pale (es.: Chienti-Ete Morto; Chienti-Cremone; Potenza-Monocchietta; ecc.). L'intensa attività agricola in atto sui versanti e, soprattutto, le attuali tecniche agricole ed i tipi colturali adottati, hanno ridotto forte- mente i tempi di corrivazione, favorendo apporti liquidi all'asta fluviale, tanto cospicui e rapidi da attivare inten- si fenomeni erosivi. A questi ultimi risultano associati, sempre più frequentemente, fenomeni franosi, che inte- ressando soprattutto litologie pelitiche e depositi elu- vio-colluviali fini, vengono rapidamente allontanati dalle acque correnti superficiali. Numerosi sono infatti gli Autori (per citarne alcuni: CO N T I et al., 1983; BU C C O L I N I & GE N T I L I, 1986; GE N T I L I & PA M B I A N C H I, 1987; BI S C I et al., 1992; CO L T O R T I et al. , 1995; AR I N G O L I et al., 2003; CO L T O R T I & FA R A B O L L I N I, 2004; BR U N E L L I & FA R A B O L L I N I, 2005). che evidenziano tale diffu- sa situazione, peraltro confermata da ricerche più esten- sive effettuate dalla Regione Marche nell'ambito del cosiddetto Progetto “RIM - Reticolo Idrografico Minore”. Lungo la maggior parte degli alvei fluviali dei prin- cipali fiumi marchigiani, in corrispondenza di opere di regimazione idraulica realizzate soprattutto per scopi irrigui, sono stati rilevati, nell'arco di tempo di circa un decennio, arretramento delle scarpate fluviali dell'ordi- ne della decina di metri (ARINGOLI et al., 2003; BRUNELLI & FA R A B O L L I N I, 2005). Le analisi, effettuate attraverso la comparazione di di foto aeree e di documentazione cartografica di periodi diversi, anche a diversa scala (cartografia IGM del 1876, del 1955 e del 1977; alla scala 1:25.000; CTR Regione Marche alla scala 1:10.000 del 1971 e del 1999), hanno permesso di sta- bilire per i processi in parola una loro significativa inten- sificazione dopo il 1977. Consistenti modificazioni morfologiche sono state rilevate anche per quanto riguardano le configurazioni d'alveo dei corsi d'acqua, con intensificazioni di parti- colari processi (migrazioni di meandri; accentuazione di sinuosità; arretramento di scarpate; ecc.) che hanno portato alla realizzazione di numerosi interventi di con- solidamento, molti dei quali attraverso gabbionate e interventi di ingegneria naturalistica, i primi dei quali, realizzati da circa 10 anni, non hanno dato, al momen- to, i risultati attesi. Il restringimento delle sezioni di deflusso, prodot- to dall'incisione ha attivato processi di erosione delle sponde, anche di qualche metro (Fig. 2), soprattutto a valle delle opere idrauliche (briglie, traverse, pennelli, ecc.), producendo seri danneggiamenti, a volte di diffi- cile recupero funzionale, dei manufatti posti lungo i corsi d'acqua. Ulteriori fenomeni erosivi si rilevano nei tratti fluviali posti immediatamente a valle delle con- fluenze di canalizzazioni realizzate per uso idrico, dove il repentino aumento di portata liquida e la ristretta sezione di deflusso del canale confluente esalta la capacità erosiva delle acque dando luogo a processi di erosione laterale e verticale. Situazioni eclatanti, con scalzamento al piede e genesi di scarpate di altezze dell'ordine della decina di metri, vengono riscontrate nella maggior parte dei fiumi marchigiani (Esino, Musone, Potenza, Chienti, Tenna, Aso, Tronto). In parti- colare, tali fenomeni vengono esaltati dal forte sfrutta- mento dell'acquifero di subalveo che, soprattutto durante i mesi estivi, contribuendo significativamente al drastico abbattimento delle portate di magra, favorisce la genesi nello stesso letto fluviale di fenomeni di "cre- pacciatura" delle argille, determinanti per l'attivazione di successivi processi erosione (FARABOLLINI et al., 2000; ARINGOLI et al., 2003). Sul fiume Tenna e sul fiume Aso si registrato i più alti valori dell'approfondimento dell'erosione in alveo, tanto che in molte parti, per contrastare tale fenomeno, sono state costruite, negli anni '70, briglie e traverse (CONTI et al., 1983; BUCCOLINI & GENTILI, 1986; GENTILI & PA M B I A N C H I, 1987; BI S C I et al., 1992; CO L T O R T I et al. , 1995). In molti casi tali interventi hanno innescato una serie di processi erosivi che hanno esaltato ancor di più l'erosione in alveo. A seguito dell'erosione regressiva innescata dalla realizzazione di tale opere, si sono pro- dotti intensi fenomeni di scalzamento al piede delle stesse opere in alveo (Fig. 3), ed in alcuni casi si sono prodotti cedimenti e crolli di infrastrutture viarie, realiz- zate a valle delle briglie e traverse (Grottazzolina, Servigliano, ecc.). Nelle zone di raccordo tra l'asta fluviale principale e la rete idrografica di basso ordine, si rilevano forti diffi- 321Processi di approfondimento dell’erosione ... coltà di deflusso per le acque di versante, legate alle opere connesse alla diffusa e continua espansione delle attività antropiche (estensione delle aree coltivate, svilup- po di nuovi nuclei abitati ecc.), che tendono a ridurre le sezioni di deflusso dei tratti terminali dei canali della rete idrografica minore, modificandone le condizioni di per- meabilità di superfici di estensione significativa. A tale assetto della rete idrografica sono connessi gli intensi e frequenti fenomeni di esondazione e/o allagamento delle piane alluvionali della maggior parte dei sistemi fluviali marchigiani, verificatisi di recente anche in periodi di pre- cipitazioni meteoriche non eccezionali (Potenza 1998, 1999, 2001; Chienti, 1999, 2000 e 2001; Tenna, 1999, 2001, 2002; Tronto, 2000, 2002; Aspio, 2006). Lungo l'asta fluviale del fiume Tronto, interessata nell'aprile del 1992 da una disastrosa piena che ha cau- sato ingenti danni (BISCI et al., 1999), è stato possibile verificare come l'intensa antropizzazione del territorio, iniziata fin dai primi anni del 1900, modificando notevol- mente sia la configurazione di alveo del fiume stesso che le caratteristiche idrauliche dell'alveo, sia stata la principale responsabile dell'evento calamitoso (FA R A- BOLLINI, 1995; FARABOLLINI et al., 2000; BRUNELLI & FARA- BOLLINI, 2005; COLTORTI & FARABOLLINI, 2007). 4. I FENOMENI EROSIVI NEI FIUMI POTENZA, CHIENTI E TENNA: DATI E DISCUSSIONE Il presente lavoro illustra ed interpreta i dati acqui- siti da recenti osservazioni condotte principalmente lungo gli alvei dei fiumi Chienti, Potenza e Tenna (Marche centrali) soprattutto nel loro tratto intermedio. Indagini di dettaglio, svolte sia sul terreno che attraverso la docu- mentazione storica, hanno messo in particolare evidenza intensi processi erosivi in corrispondenza dei tratti di alveo situati a valle di impianti di depurazione delle acque reflue. Le analisi di laboratorio eseguite su cam- pioni di argille del substrato affioranti in alveo nei pressi di detti impianti, evidenziano alcune importanti modifica- zioni sulla struttura cristallina dei minerali argillosi. Nell'alveo del Chienti, nel tratto compreso tra l'a- bitato di Tolentino e la corrispondente zona industriale, l'approfondimento dell'erosione lineare in alveo ha rag- giunto valori di 10-12 metri all'interno del substrato pelitico. Rispetto alle osservazioni effettuate nel 1987 ( GE N T I L I & PA M B I A N C H I, 1987), tale approfondimento nel substrato sembra essere attualmente regredito verso monte provocando lo scalzamento al piede dei piloni della superstrada “Valdichienti”. 322 Fig. 2 - Fenomeni franosi connessi con l'approfondimento dell'incisione in alveo, in un tratto del fiume Chienti (a Tolentino) con evi- dente allargamento della sezione fluviale. Landslides due to downcutting in the river Chienti (at Tolentino), with enlargement of fluvial section. Fig. 3 - Evidenti fenomeni di scalzamento al piede: A) briglia nel fiume Tenna; B) traversa nel fiume Chienti. Erosion phenomena at the foot of the slope. Small dam: A) in the river Tenna; B) in the river Chienti. P. Farabollini et al. Nei pressi del depuratore di Tolentino (località La Rancia) l'incisione dell'alveo, appena abbozzata nel 1987, attualmente risulta molto profonda. Il confronto tra i dati derivanti da osservazioni dirette di campagna, su strutture ed infrastrutture antropiche, testimonianze orali e documenti cartografici di periodi diversi, permet- tono di valutare un incrementato dell'erosione lineare in alveo 1,5-2 m in circa 10 anni. Per effetto di tale approfondimento si è registrata, nei pressi della centrale elettrica di Pianarucci, posta poco a monte dello scarico del depuratore: la distruzio- ne della soglia in cemento armato che collegava il canale artificiale all'alveo fluviale; la propagazione verso monte dell'erosione, per circa 50 m; una profonda inci- sione che ha modificato la geometria del piede del ver- sante attivando sullo stesso processi gravitativi che hanno coinvolto strutture abitative. Il confronto tra le foto aeree del 1978 e del 1999, permette di rilevare significative variazioni del tracciato fluviale del Chienti. Il tracciato fluviale del 1978 oltre ad apparire molto più regolare e rettilineo, risultava delimi- tato da scarpate poco elevate. La “penisola” delimitata in sinistra idrografica dal fiume Chienti ed in destra dal canale di irrigazione, risultava allungata in direzione NNE-SSW e dalla forma regolare; attualmente invece tale forma risulta erosa per circa 20 m rispetto alla situazione del 1978 e presenta una forma fortemente sinuosa derivante dallo spostamento verso Sud dell'al- veo del Chienti, proprio in corrispondenza del tratto in cui è stato realizzato il depuratore (Fig. 4). Le sponde che delimitano attualmente il letto fluviale, presentano acclività molto più accentuata del passato con versanti 323 Fig. 4 - Confronto tra le situazioni morfologiche dell'alveo del fiume Chienti nei pressi di Tolentino: sopra nel 1992, sotto nel 2002. Comparison among several morphologies in the river Chienti, near Tolentino: upper, in 1992; lower, in 2002. Processi di approfondimento dell’erosione ... ripidi e la larghezza della sezione fluviale appare più ampia per effetto dell'arretramento delle stesse spon- de; l'entità del fenomeno può essere valutata, in alcuni punti, anche in qualche metro. I periodici sopralluoghi effettuati negli ultimi anni, con cadenza semestrale, hanno permesso di verificare come il letto di magra del fiume sia in approfondimento, i cui tassi sono prossimi ai 10 cm/anno. Attualmente l'intera area è oggetto di interventi di risanamento effettuati attraverso opere di riprofilatura dei versanti e di ingegneria naturalistica. Ulteriori fenomeni erosivi si rilevano nei tratti flu- viali posti immediatamente a valle delle confluenze di canalizzazioni realizzate per uso idrico, dove il repenti- no aumento di portata liquida e la ristretta sezione di deflusso del canale confluente esalta la capacità erosi- va delle acque dando luogo a processi di erosione late- rale e verticale. Particolarmente vistoso è il processo in atto a valle della citata centrale ENEL-Pianarucci, dove, soprattutto in sinistra idrografica, è in corso lo scalza- mento al piede di una scarpata dell'altezza di oltre 15 metri. Analogo fenomeno si rileva in località Rocchetta (nell'alveo fluviale del Potenza), dove opere di regima- zione idraulica realizzate soprattutto per scopi irrigui, hanno provocato, nell'arco di tempo di circa un decen- nio, un arretramento decametrico delle scarpate fluviali. Il confronto dei dati derivanti dall'esame di foto aeree e documenti cartografici di periodi compresi tra il 1955 e il 1999, permette di stabilire per i processi in parola una loro significativa intensificazione dopo il 1977. Il canale artificiale della centrale ENEL di Rocchetta, già esisten- te nel 1955, che correva in sinistra idrografica al fiume Potenza, ad una quota di circa 180 m s.l.m., poco prima del 1977 è stato spostato verso monte di circa 200 m, alla quota di circa 185 m s.l.m., a causa dei pro- cessi gravitativi che stavano interessando il versante tra il canale artificiale e la sponda di sinistra del fiume Potenza, in conseguenza della creazione del gradino di raccordo del canale artificiale stesso con il fiume Potenza (Fig. 5). Consistenti modificazioni morfologiche sono state rilevate anche per il meandro ubicato poco a monte dell'abitato di Rocchetta, la cui scarpata esterna è arre- trata con un tasso di circa 0,5 m/anno (24 m nel perio- do compreso il 1955 e il 1999). Tale scarpata è stata oggetto di diversi interventi di consolidamento (median- te gabbionate), i primi dei quali, realizzati da circa 10 anni, non hanno dato positivi risultati; nuove opere sono state eseguite nel 1998, più estese e meglio inte- state nel substrato geologico. Inoltre, in questo tratto fluviale, soprattutto a valle della confluenza del canale di scarico delle acque che alimentano la centrale, sono in atto fenomeni di approfondimento dell'erosione in alveo, che per il periodo 1987-1999 vengono valutati in 8-9 m (circa 0,7 m/anno); vi si possono apprezzare anche modificazioni planimetriche del tracciato del letto fluviale ordinario (Fig. 6). Infatti i processi di erosione laterale ed i connessi fenomeni franosi attivati alternati- vamente sulle sponde destra e sinistra, hanno prodotto una complessiva migrazione verso valle del meandro. 4.1 - Analisi chimica delle acque A causa del suo altissimo potere solvente, l'ac- qua, oltre a contenere le diverse sostanze naturali con- tiene anche quelle prodotte dall'attività umana. Queste sostanze si trovano, in forma ionica, in un ampio range di concentrazione (da pochi nanogrammi per litro - ng/L) a diverse centinaia di milligrammi per litro - mg/L) in funzione della loro abbondanza in natura, della loro solubilità e dei processi chimico-fisici cui sono sottopo- ste. I principali elementi e/o composti disciolti nell'ac- qua sono i cationi Ca++, Na+, Mg++, gli anioni HCO3 -, SO4 =, Cl-, e la silice (SiO2). Il contenuto e la percentua- le dei principali ioni dipende, certamente, dalla compo- sizione chimica delle rocce e dei terreni presenti nell'a- rea di drenaggio (FETTER, 1999). Le sostanze che più frequentemente è possibile trovare, soprattutto derivanti dalle attività umane, e quin- di come traccia di inquinamento, sono: a c i d i e a l c a l i , c l o r o (vari tipi di cloruri), a m m o n i a c a ( N H3 e sali ammo- niacali), idrogeno solforato, solfati ( S O4 - -) soprattutto se 324 Fig. 5 - Confronto tra le situazioni morfologiche dell'alveo del fiume Potenza nei pressi di La Rocchetta dalla cartografia topografica del 1978 e del 1999. Comparison among several morphologies in the river Potenza near La Rocchetta obtained from topographic maps of 1978 and 1999. P. Farabollini et al. presenti delle cartiere, s o l f i t i ( S O3 - -), c i a n u r i ( C N-), n i t r i t i ( N O2 -), n i t r a t i ( N O3 -), fosfati, sali di ferro e m a n g a n e s e, residui vari di idrocarburi, olii vegetali, composti organici e metalli pesanti, fino anche ai r a d i o i s o t o p i . L'equilibrio chimico e fisico dell'ambiente idrico è importante non solo per gli effetti diretti che può avere sulla salute dell'uomo, ma anche per gli effetti meno evidenti che può avere sul sistema naturale. Un esem- pio è dato dalle soluzioni acquose che interagiscono con il materiale adsorbente, sia organico che inorgani- co, che adsorbe una parte dei solidi in soluzione, sia dissociato che non dissociato. Tale adsorbimento è dovuto all'attrazione fisica tra due particelle solide, ma anche all'attrazione elettrostatica di due cariche elettri- che di segno contrario (adsorbimento selettivo o chimi- co); in questo ultimo caso gli ioni non vengono adsorbiti solo sulla superficie del minerale, ma alcuni di essi pos- sono entrare nel reticolo cristallino, attraverso il proces- so dello scambio ionico (CHIESA, 1998). Nella tabella sottostante, vengono riportati i risul- 325 Fig. 6 - Processi gravitativi interessanti la sponda in destra idrografica del fiume Potenza (a valle di San Severino Marche). Gravitational phenomena affecting the right side of river Potenza (valleyward of San Severino Marche). Tabella 3 - Elementi chimici (in mg/l) e conducibilità elettrica calcolati per le acque campionate. Concentration of ions (mg/l) and electric conductivity of water samples. Tenna Camerino Camerino S. Severino S. Severino Tolentino Tolentino a valle a monte a valle a monte a valle a monte a valle Calcio (mg/l) 108,8 109,2 109,2 80,5 86,2 81,6 83,9 Magnesio (mg/l) 22 7,4 8,6 4,7 4,2 5,7 5,7 Sodio (mg/l) 28,6 12,5 15,2 16,8 15,8 12,6 14 Potassio (mg/l) 8,4 5,6 6,8 7,2 7,3 6,8 6,6 Bicarbonato (mg/l) 322 330 338 275 280 258 264 Cloruri (mg/l) 58,8 20,6 22,4 15,5 17,1 19,3 23,4 Solfati (mg/l) 86,2 36,7 41,3 17,8 23,2 23,3 22,6 Conducibilità elettrica (µS/cm) 930 578 582 413 423 463 475 Processi di approfondimento dell’erosione ... tati delle analisi chimiche, effettuate presso i l Dipartimento di Scienze Igienistiche dell'Università di Camerino, delle acque campionate in corrispondenza degli impianti di depurazione, sia a monte che a valle dello scarico. Tali valori sono stati anche messi a con- fronto con i risultati di ricerche effettuate dallo stesso laboratorio negli anni precedenti (BRANCA, 1976) 4.2 - Caratteristiche fisico-meccaniche e mineralo- giche delle argille plioceniche Al fine di verificare se la presenza di inquinanti nelle acque reflue degli impianti di depurazione potesse produrre variazioni mineralogiche e fisico-meccaniche nelle argille del substrato (ES P O S I T O & DI O G E N E, 2000), tali da favorire i fenomeni di incisione rilevati e descritti, sono stati prelevati tre campioni (uno a monte e due a valle del depuratore di Tolentino, identificati con Tol. 1, Tol. 2 e Tol. 3) sottoposti ad analisi geotecniche e mine- ralogiche I risultati iniziali delle analisi del primo tipo sono riportati in tabella 4. Sono tuttora in corso ulteriori anali- si per la valutazione della resistenza al taglio, della capacità di scambio cationico, e del chimismo delle acque di depurazione, al fine di giungere ad una più diretta ed esauriente interpretazione e valutazione dei meccanismi di alterazione. Tuttavia, da tali prime anali- si, si può già verificare come tra il campione di monte ed i campioni di valle vi sia una evidente diminuzione nel contenuto di acqua naturale e nel valore del limite di liquidità a cui corrisponde un aumento nell'indice di plasticità. Sugli stessi campioni citati sono state successiva- mente eseguite analisi diffrattometriche ai Rx sulla sola frazione argillosa passante al setaccio ASTM 270 (Ø 0,064mm). Tale analisi è stata eseguita attraverso la preparazione di vetrini su cui è stata fatta decantare una miscela di acqua e argilla raccolta attraverso una pipetta, in modo tale da avere campioni orientati (AON) per avere una migliore risoluzione della componente mineralogica argillosa. I tracciati diffrattrometrici, derivanti dall'analisi ai Rx (condizioni strumentali: 40Kv x 20 mA; 1cm/min; 1°/min; ct = 4''; R = 4 x 102; da 2° a 35°), sono stati quindi interpretati e confrontati tra loro in modo da evi- denziare le eventuali differenze nella composizione mineralogica tra il campione prelevato a monte del depuratore (Tol. 1) ed i campioni prelevati a valle dello stesso (Tol. 2 e Tol. 3). Tale comparazione evidenzia una sostanziale uniformità composizionale dei campioni (Tab. 5), ma d'altra parte permette anche di verificare che esistono notevoli differenze da un punto di vista delle percentuali di contenuto delle singole componenti 326 Contenuto mineralogico Tol. 1 Tol. 2 Tol. 3 Smectite ++ +++ +++ Illite + Non valutabile Non valutabile Interstrati I-Mo ++ +++ +++ Clorite + Caolinite ++ + + Calcite +++ + + Quarzo ++ + + Plagioclasi + +/- +/- Minerali in tracce Dolomite Gesso; Dolomite Gesso; Dolomite Tabella 4 - Caratteristiche fisico-meccaniche del substrato argilloso pliocenico nelle varie località prese in considerazione (CM= Camerino monte; CV= Camerino valle; SSM= San Severino monte; SSV= San Severino valle; TOL1= Tolentino monte; TOL2 e TOL3= Tolentino valle; W (%) = contenuto naturale d'acqua; Y (gr/cm3) = peso volume; LL (%) = limite di liquidità; LP (%) = limite di plasticità; IP = indice di plasticità; IC = indice di consistenza) Geotechnical characteristics of the clayey bedrock sampled in the study areas (CM= Camerino, mountainward of the purifier; CV= Camerino, valleyward of the purifier; SSM= San Severino, mountainward of the purifier; SSV= San Severino, valleyward of the purifier; TOL1= Tolentino, mountainward of the purifier; TOL2 e TOL3= Tolentino, valleyward of the purifier; W (%) = natural water content; Y (gr/cm3) = specific gravity; LL (%) = liquidity limit; LP (%) = plasticity limit; IP = plasticity index; IC = consistence index) Calcare LIMITI DI ATTERBERG CAMPIONE totale W (%) Y (g/cm3) pH % CaCO3 LL (%) LP (%) I.C. I.P. CM 43.70 25.40 1.919 8.74 31.10 17.73 0.43 13.37 CV 38.60 32.44 1.873 8.41 37.3 19.66 0.27 17.60 SSM 42.00 22.49 1.822 8.64 26.97 19.98 0.64 6.991 SSV 37.40 29.16 1.821 8.60 26.47 20.19 N.P. 6.29 TOL 1 49 15.35 2.23 9 49 26 N.P. 23 TOL 2 42 4.76 2.27 8 61 25 N.P. 36 TOL 3 48 10.12 2.30 8 68 27 N.P. 41 Tabella 5 - Composizione mineralogica ricavata dall'interpretazione dei tracciati diffrattometrici. Mineralogical composition from XRD pattern interpretation. P. Farabollini et al. mineralogiche; particolarmente evidenti tra il campione di monte rispetto a quelli di valle. Piccole differenze si riscontrano anche tra i due campioni di valle, ma tali differenze, anche sulla base delle caratteristiche fisico- meccaniche degli stessi, sembrano imputabili a varia- zioni litologiche e/o granulometriche. In particolare è da notare come nei campioni di valle vi sia un netto aumento del contenuto di smectite e minerali interstratificati di tipo smectite-illite a scapito della clorite-caolinite. Analogamente sia il contenuto di calcite che di quarzo sembrano diminuire sensibilmen- te, soprattutto per quanto riguarda quest'ultimo, anche se allo stato attuale non è ancora possibile attribuire tale modificazione a scambio cationico, cui può essere stato sottoposto il substrato argilloso, a seguito dell'in- quinamento delle acque di scarico del depuratore. Le analisi difrattometriche eseguite, testimoniano una differenza composizionale dei campioni prelevati a valle del depuratore, imputabile, in accordo con ESPOSI- TO & DIOGENE (2002), a modificazioni legate alla presen- za di sostanze inquinanti nelle acque di scarico che provocherebbero la rottura di particolari legami ionici. Tali modificazioni sono inoltre testimoniate dal valore dell'indice di plasticità dei campioni di valle rispetto a quelli di monte. Il maggior contenuto in minerali di tipo smectitico o di tipo interstratificati I-Mo, riscontrato nei campioni di valle rispetto a quelli di monte (Tab. 5), a scapito dei minerali argillosi di tipo illitico e cloritico-caolinitico, permetterebbe quindi una più facile ed efficace aggres- sione da parte dei processi erosivi fluviali, favorendo la più accentuata incisione dell'alveo. Infatti, le analisi mineralogiche preliminari (ARINGOLI et al., 2003) permet- tono di ipotizzare come il passaggio illite-interstratificati I-Mo-smectite sia alla base della maggiore facilità alla rottura dei legami ionici delle argille del substrato. A questo, inoltre, si aggiunge la possibilità che gli strati più superficiali di terreno, subendo cicli stagionali di essiccamento ed umidificazione, a seguito di maggiori emungimenti della falda di subalveo, soprattutto in con- dizioni di periodi siccitosi lunghi, possano aumentare la "crepacciatura" e quindi il maggior degrado del sub- strato argilloso. 5. CONCLUSIONI I risultati presentati in questo lavoro si riferiscono a 15 anni di osservazioni e monitoraggi eseguiti soprattut- to nei tratti medio-bassi degli alvei dei fiumi Chienti e Potenza dove, a seguito della forte e crescente antropiz- zazione della piana alluvionale, sono stati realizzati restringimenti della sezione dell'alveo, impermeabilizza- zioni della piana alluvionale, impianti di depurazione, scarichi di sostanze inquinanti, con conseguente consi- derevole modificazione della dinamica idrologica. Lo stato generale dei fenomeni di erosione in alveo mostra dal 1987, quando iniziarono le prime osservazioni di dettaglio, ad oggi, un aumento considerevole dei fenomeni di approfondimento sia nel materasso alluvio- nale che, soprattutto, nel substrato pelitico dei tratti medi dei corsi d'acqua considerati. Nel caso dei depuratori, studi intrapresi di recente hanno messo in luce come, a valle degli stessi, i proces- si erosivi si manifestano con una maggiore intensità e con approfondimenti del corso d'acqua maggiori che a monte dell'impianto: analisi mineralogiche e geotecni- che, eseguite su campioni di substrato, che in tutti i casi era dato da argille plioceniche, affioranti in alveo nei pressi dei depuratori evidenziano alcune importanti modificazioni della struttura cristallina dei minerali argil- losi. Con molta probabilità la presenza di sostanze inqui- nanti nelle acque di scarico dei depuratori, provochereb- bero la rottura di alcuni legami ionici, favorendo una maggiore e più intensa erosione del substrato pelitico. Analogamente, le opere idrauliche (canale di deri- vazione, ecc.) costruite lungo il fiume Potenza, in corri- spondenza di La Rocchetta, sono alla base degli intensi approfondimenti e soprattutto dell'evidente arretramen- to della scarpata esterna dell'ansa del fiume Potenza che, con un arretramento superiore ai 20 metri in 40 anni, ha interessato anche la strada statale della valle del Potenza. Gli esempi sopra riportati rappresentano casi emblematici e comuni per la quasi totalità delle piane alluvionali delle Marche che hanno subito, soprattutto nei loro tratti medio-bassi una rapida antropizzazione particolarmente intensa negli ultimi decenni. Gli alvei fluviali già particolarmente compromessi da: attività estrattive in alveo degli anni '60-'70; interventi di regi- manzione degli anni successivi, talvolta non adeguata- mente dimensionati; entrata in funzione degli impianti di depurazione delle acqua reflue nella metà degli anni '80, hanno mostrato una intensa e altrettanto rapida risposta agli squilibri indotti dall'antropizzazione testi- moniando, con ogni probabilità, il superamento della soglia di sostenibilità dell'ambiente fluviale. RINGRAZIAMENTI Gli Autori desiderano ringraziare i due revisori anonimi per i consigli ed i suggerimenti utili a migliorare la versione originale del manoscritto. Questo lavoro è stato eseguito con i finanziamenti dell'Università degli Studi di Camerino (FAR 2006 e 2007 - Farabollini e Materazzi). BIBLIOGRAFIA AN D R E W S E.D. (1986) - Downstream effects of Flaming Gorge Reservoir on the green River, Colorado and Utah. Boll. Geol. Soc. Am., 97, pp. 1012-1023. ANSELMI S. 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