EVOLUZIONE ALTITUDINALE SPAZIO-TEMPORALE DEGLI ALBERI DURANTE GLI ULTIMI 12000 ANNI IN VALLE D’AOSTA (ITALIA) Elisabetta Brugiapaglia Dipartimento Scienze Animali, Vegetali e dell’Ambiente Facoltà di Agraria Università degli Studi del Molise Via De Sanctis 86100 Campobasso RIASSUNTO: E. Brugiapaglia, Evoluzione altitudinale spazio-temporale degli alberi durante gli ultimi 12000 anni in Valle d’Aosta (Italia). (IT ISSN 0394-3356, 2007). Sono stati analizzati quattro siti della Valle d’Aosta orientale che attualmente si trovano uno nel bosco denso e tre nella treeline (la tor- biera di Pilaz, 1900 m a.s.l., la torbiera di Champlong, 2320 m a.s.l., il lago di Champlong, 2300 m a.s.l. e la torbiera di Sant’Anna, 2304 m a.s.l.). Dai risultati ottenuti attraverso l’analisi pollinica, dei macroresti e 14 datazioni AMS, si evince che nel periodo antece- dente 12000 BP nei siti analizzati era presente solo una vegetazione erbacea e gli alberi non raggiungevano i 1900 m d’altitudine, quindi si può ritenere che il limite degli alberi sia stato almeno 400 m più basso dell’attuale. Tra 12000 e 10700 BP a 1900 m dovevano vegetare solo rari esemplari di Betula e Larix, mentre ad altitudini inferiori cominciava ad aumentare Pinus ed il limite superiore degli alberi doveva aggirarsi intorno ai 1900 m. Tra 10700 e 10000 BP a 2300 m dovevano essere presenti individui isolati di Larix e Betula, mentre a 1900 m c’erano radi esemplari di Betula. Aumentano i taxa erbacei. Tra 10000 e 9000 BP sia a 2300 m che a 1900 m la vegetazione era costituita da formazioni rade a Betula e Larix. Tra 9000 e 8000 BP a 1900 m era presente un bosco chiuso a Larix e Betula mentre a 2300 m c’era un bosco rado con Pinus cembra, Pinus sylvestris e Larix; a Sant’Anna sempre a 2300 m d’altitudine, ma in Val di Gressoney, Larix era dominante. Il limite degli alberi era più alto di circa 200 m rispetto all’attuale. Tra 8000 e 5000 BP a 1900 m era presente un bosco misto a Larix, Abies e Pinus cembra; a Pilaz, in cui dominava Larix, si creò una zona di contatto tra le formazioni subalpine inferiori con Abies e quelle subalpine superiori con Pinus cembra. A 2300 m a Champlong c’era un bosco rado a Betula e Pinus cembra che venne sostituito nella fase più arida da Larix che era la specie dominante a Sant’Anna. Tra 5000 e 2500 BP a 1900 m c’erano radi Larix e Abies mentre a 2300 m erano presenti alcuni pini ed a Sant’Anna una formazione aperta e rada a Larix e Pinus cembra. Il limite degli alberi in questo intervallo di tempo si abbassò di circa 200-300 m. Per il periodo più recente (> di 2500 BP), a 1900 m, la vegetazione era caratterizzata da larice e abete rosso; a 2300 m vegetavano radi pini cembri ed a Sant’Anna larici sparsi. Il limite degli alberi risulta influenzato anche dalle attività antropiche che diventano rilevanti sull’area indagata come dimostra la presenza di un villaggio attribuito all’età del Bronzo e di taxa legati al pascolo ed all’agricoltura. ABSTRACT: E. Brugiapaglia, Altitudinal evolution in space and time of trees during the past 12000 years in Aosta Valley (Italy). (IT ISSN 0394-3356, 2007). Four sites have been analized, one in a closed forest and three above today’s treeline (Pilaz peat bog at 1900 m a.s.l., Champlong peat bog at 2320 m a.s.l., Champlong lake at 2300 m a.s.l., and Sant’Anna peat bog at 2304 m a.s.l.) in the eastern Aosta Valley. The results obtained by pollen, macrofossil data, and 14 radiocarbon dating by AMS, suggest that for periods older than 12000 BP in the analized sites there was just a herbaceous species and the trees did not reach 1900 m in altitude. Treelimit was at least 400 m lower than today. Between 12000 and 10700 BP at 1900 m there were rare Betula and Larix. At lower altitudes Pinus increased and the upper treeline was about 1900 m. Between 10700 and 10000 BP, at 2300 m there were isolated Larix and Betula, whereas at 1900 m there was isola- ted Betula. This period is characterized by increasing values of herbaceous species-pollen. Between 10000 and 9000 BP at both 2300 m and 1900 m the vegetation made up of Betula and Larix was sparse. Between 9000 and 8000 BP at 1900 m there was a closed fore- st of Larix and Betula, at 2300 m there was an open forest of Pinus cembra, Pinus sylvestris and Larix, whereas at Sant’Anna at 2300 m in Gressoney Valley, Larix dominated. The treeline was about 200 m higher than today. Between 8000 and 5000 BP at 1900 m there was a forest with Larix, Abies and Pinus cembra; Pilaz, where Larix dominated, was a contact area between lower subalpine vegetation of Abies and upper subalpine vegetation of Pinus cembra. At 2300 m, in Champlong, there was an open forest of Betula and Pinus cembra which was replaced by Larix in drier periods. Larix was dominating in Sant’Anna. Between 5000 and 2500 BP at 1900 m there were sparse trees of Larix and Abies, whereas at 2300 m there were sparse trees of Pinus, and in Sant’Anna there were sparse Larix and Pinus cembra. The treeline lowered by about 200-300 m. For the latest period (after 2500 BP) at 1900 m the vegetation was cha- racterized by Larix and Picea, at 2300 m by sparse Pinus cembra and in Sant’Anna by larch. The treeline was influenzed by human activity which was considerable, as shown by the presence of a village of the bronze age, and the grazing and agricoltural taxa. Parole chiave: Tardoglaciale, Olocene, limite degli alberi, Valle d’Aosta, Italia. Keywords: Late glacial, Holocene, tree line, Aosta Valley, Italy. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 20(2), 2007 - 195-212 1. INTRODUZIONE L’ecotono subalpino-alpino è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici come lo dimostra la fisionomia della vegetazione che cambia passando da zone arboree a quelle arbustive ed infine alle praterie alpine: la risposta della vegetazione alle variazioni cli- matiche è più pronunciata nelle zone di altitudine e nel- l’ecotono timberline e treeline (WICK, 2000; TINNER & THEURILLAT, 2003) in quanto nelle aree montane i segnali climatici risultano amplificati (BENISTON et al., 1997). La distribuzione spaziale degli alberi e la loro densità è influenzata dalla temperatura, dalla copertura nevosa, dai movimenti dei ghiacciai più o meno vicini e dall’a- zione antropica. Il ruolo di ciascun fattore è difficile da stabilire, ma l’analisi pollinica ha sempre cercato di contribuire a queste ricerche: infatti in situazioni stazionali favorevoli, 196 E. Brugiapaglia la composizione pollinica dei sedimenti può precisare il carattere glaciale o periglaciale di un’area (BRUGIAPAGLIA & BARBERO, 1994) ed allo stesso modo la vegetazione forestale che caratterizza le altitudini inferiori, può forni- re elementi indiretti di datazione. Tuttavia l’interpreta- zione dei diagrammi pollinici provenienti da siti d’altitu- dine è resa difficile dalle anomalie della rappresentazio- ne pollinica di alcune specie (esagerata per Pinus, ridotta per Larix) e dal trasporto ascendente del polline che rende impossibile la precisa ricostruzione della struttura della vegetazione locale; molti segnali sono ambigui ed in particolare la diminuzione del rapporto PA/T (Polline Arboreo/Totale) può essere indice dell’a- vanzata del ghiacciaio, le attività pascolive oppure l’e- voluzione dell’ambiente di sedimentazione (passaggio dal lago alla torbiera) possono influenzare l’interpreta- zione del diagramma. Alcuni di questi limiti possono essere superati o quanto meno ridotti, utilizzando le concentrazioni assolute e i macroresti vegetali, così come applicato da AMMANN & WICK (1993), TINNER et al. (1996), TINNER & THEURILLAT (2003), BIRKS (2003) e BIRKS & BIRKS (2000) ed inoltre analizzando siti localizzati sullo stesso ver- sante e su piani altitudinali diversi (DAVID, 1993a; DAVID et al., 2006). La ricerca presentata vuole evidenziare le specie arboree che hanno avuto un ruolo sui siti d’alti- tudine considerando la loro migrazione regionale e locale, nonché i fattori biotici e abiotici che hanno avvantaggiato o svantaggiato alcune specie rispetto ad altre. 2. AREA DI STUDIO 2.1. Descrizione dei siti L’analisi del limite superiore degli alberi e della loro evoluzione spaziale e temporale in Valle d’Aosta si basa sull’interpretazione dei diagrammi ottenuti dalla torbiera di Pilaz, dal lago e dalla torbiera di Champlong, e dalla torbiera di Sant’Anna (fig. 1). Da un punto di vista geologico, tutti i siti sono compresi nel cosiddetto “Complesso Piemontese dei calcescisti con ofioliti” che comprende rocce vulcaniche risalenti al Triassico e Giurassico, in particolare serpentine, serpentino-scisti, prasiniti e anfiboliti. 2.1.1. Torbiera di Pilaz La torbiera di Pilaz (45°49’01”N, 17°17’10”E) è situata in Valletournenche a 1900 m d’altitudine (fig. 1b). Si tratta di una torbiera a sfagni localizzata nella parte terminale di un lago poco profondo la cui superfi- cie è colonizzata da Ranunculus aquatilis, circondata da un bosco a Larix decidua con qualche Picea excelsa ed un orlo a Calluna vulgaris. La torbiera si sviluppa dietro una morena tardoglaciale ed è circondata da altre morene anch’esse risalenti al Tardoglaciale. 2.1.2. Lago di Champlong I l piccolo lago di Champlong (45°49’30”N, 17°15’35”E) è situato in Valletournenche a 2300 m d’al- titudine (fig. 1b) su un altopiano ai piedi di una ripida falesia sulla riva sinistra del torrente Marmore: sulla sua superficie sono presenti alcuni isolotti di sfagno galleg- giante a contatto con la vegetazione a Carex sp. e Phragmites australis, mentre la vegetazione arbustiva è dominata da Rhododendron ferrugineum e Juniperus nana. Alcuni rari larici colonizzano il versante Nord del monte Tantanè fino all’altitudine di 2500-2600 m com- preso un esemplare di Picea abies di circa 1 m di altez- za che è stato osservato sulla falesia che circonda il lago. 2.1.3. Torbiera di Champlong La torbiera di Champlong (45°49’15”N, 17°15’37”E) è situata in Valletournenche a 2320 m d’al- titudine, tra due morene tardoglaciali ed è circondata da “rock glacier” inattivi (fig. 1b). Si tratta di una torbie- ra a sfagni nelle cui zone ancora in acqua, sono visibili dei tronchi identificati come Pinus cembra type. Attualmente questa specie è completamente assente dalla vegetazione forestale che è invece dominata da Larix decidua, mentre tra le specie arbustive si rilevano Salix hastata, Rhododendron ferrugineum e Juniperus nana. Dal punto di vista climatico i tre siti sopra illustrati, ricadono in una area a evidente aridità con precipitazio- ni medie di 800 mm annui e temperatura media annua di 6,3° C (MERCALLI et al., 2003). 2.1.4. Torbiera di Sant’Anna La torbiera di Sant’Anna (45°51’30”N, 17°06’25”E), localizzata in Val di Gressoney a 2304 m d’altitudine, si trova sulla riva destra del torrente Lys di fronte al Gran Ghiacciaio del Lys (fig. 1a). Durante la Piccola Età Glaciale il ghiacciaio scendeva fino a 1990 m d’altitudine. Successivamente è andato incontro ad una serie di oscillazioni ed è attualmente in fase di ritiro. I lavori per la costruzione di un impianto di risalita, hanno portato alla luce numerosi resti di alberi, di cui non è stato possibile stabilire la posizione stratigrafica. Dai sondaggi realizzati per valutare la profondità della torbiera, si è evidenziato un deposito massimo di 145 cm. Nelle aree sufficientemente umide la vegetazione è costituita da praterie con sfagni mentre i versanti del Monte Bettaforca, che circondano la torbiera, sono colonizzati da rari Larix, mentre più in basso si rinven- gono arbusti di Alnus viridis e Picea abies. Dal punto di vista climatico Sant’Anna è compre- sa in una zona a maggiore piovosità rispetto ai siti di cui sopra: infatti le precipitazioni sono di 994 mm annui e temperatura media annua di 3,8° C (MERCALLI et al., 2003). In generale, i siti considerati sono attualmente privi di vegetazione arborea densa, tranne la torbiera di Pilaz che è immersa in un bosco di larice mentre i restanti sono caratterizzati solo da qualche raro Larix decidua che raggiunge l’altitudine di 2500-2600 m. La fascia degli alberi nani e arbusti è caratterizzata da Rhododendron ferrugineum, Juniperus nana, Salix hastata, Salix helvetica, Alnus viridis e Picea abies allo stato arbustivo. 3. MATERIALI E METODI I sedimenti per l’analisi pollinica e per quella dei macroresti sono stati prelevati con il carottiere russo dal diametro di 6 cm. A Pilaz è stata prelevata una carota che ha raggiunto la profondità di 300 cm, alla torbiera di Champlong è stata prelevata una carota di 595 cm, al lago di Champlong una di 310 cm in cui i primi 190 cm rappresentano la profondità dell’acqua ed infine alla torbiera di Sant’Anna è stata prelevata una carota di 145 cm. Per ogni sito sono stati effettuati due carotaggi paralleli, uno da utilizzare per la descrizione stratigrafica e l’analisi pollinica, l’altro per l’analisi dei macroresti e le datazioni. 197Evoluzione altitudinale spazio-temporale ... L’estrazione dei pollini dai sedimenti è stata ese- guita secondo la metodica classica dell’acetolisi per le torbe (ERTDMAN, 1936) mentre per le argille è stato utiliz- zato il liquido di Thoulet (GOEURY & BEAULIEU, 1979). L’identificazione pollinica è stata effettuata con un microscopio a ingrandimento x 400 e x 1000. Sono stati utilizzati inoltre gli atlanti fotografici di REILLE (1992, 1995) e la palinoteca del Laboratorie de Botanique Historique et Palynologie. Fig. 1 - Area di studio in: a) Val di Gressoney (torbiera di Sant’Anna) e b) in Valle- tournenche [torbiera di Pilaz, lago (1) e torbiera (2) di Champlong]. The study area is located in: a) Gressoney valley (peat bog of Sant’Anna) and b) in Valletournenche [peat bog of Pilaz, lake (1) and peat bog (2) of Champlong]. 198 La somma pollinica di ogni campione è compresa tra 300 e 800 pollini. Nel calcolo delle percentuali il pol- line delle piante acquatiche, delle Pteridophytae, delle Cyperaceae e delle indeterminate è stato escluso dalla somma totale (AP – arboreal pollen e NAP – non arbo- real pollen = 100%); le concentrazioni sono state calco- late con il metodo volumetrico. L’estrazione dei macroresti vegetali è stata effet- tuata su quantitativi costanti di 200 cc di sedimento; lo stesso è stato lavato con acqua ed è stato setacciato su maglie di 500, 250 e 180 µm. I macrofossili sono stati identificati usando uno stereoscopio da 10 a 40 ingrandimenti, utilizzando la collezione di riferimento e gli atlanti fotografici (BERGGREN, 1969, 1981; ANDERBERG, 1994). La determinazione dei legni è stata effettuata uti- lizzando le chiavi di determinazione di Jacquiot (1955), Schweingruber (1990a, 1990b). L’analisi dei macroresti che è stata realizzata è solo di tipo qualitativo. I risultati dell’analisi pollinica e dei macrofossili, sono rappresentati con il programma GPalWin (GOEURY, 1997) ed i diagrammi sono suddivisi in biozone con composizione floristica omogenea (PAZ). Sono state effettuate 14 datazioni assolute su resti vegetali (aghi, legno, carboni, semi) e due su cam- pioni di torba con il metodo dell’AMS (Accelerator Mass Spectrometry) all’Università di Tuxon in Arizona (tab. 1). 4. RISULTATI E INTERPRETAZIONE La stratigrafia dettagliata di ogni singolo carotag- gio, è riportata alla sinistra del diagramma nonché le datazioni AMS in BP non calibrate. Nei 4 diagrammi (Fig. 2, 3, 4, 5) sono stati ricono- sciuti 100 tipi pollinici, 23 tipologie di macrofossili e sono stati analizzati 328 campioni. Le correlazioni tra i diagrammi sono basate sulle cronologie individuate attraverso le datazioni e le analogie della composizione floristica (Tab. 3). Il diagramma della torbiera di Pilaz (Fig. 2), situa- ta a 1900 m s.l.d.m., sulla base delle datazioni, eviden- zia gli eventi vegetali a partire da circa 12.000 BP. E’ stato suddiviso in 11 biozone e sono state effettuate 7 datazione assolute (Tab. 1). Nella biozona P1 (300-271 cm) il sedimento è composto da argilla ed è caratterizzato dalla presenza di basse percentuali dei taxa arborei (inferiori al 20%), da percentuali elevate di Artemisia, Chenopodiaceae, Apiaceae e Caryophyllaceae. Le concentrazioni sono estremamente basse per i taxa arborei (in media 4,1x102 p/g), nonchè per Artemisia che ha in media 8,6x102 p/g. In questa PAZ sono stati individuati e determinati i macroresti riportati nella tabella 2; in parti- colare è da ri levare la presenza di semi di Ranunculaceae acquatiche e qualche raro resto di Larix e Betula. Sono state effettuate due datazioni che hanno avuto come risultato rispettivamente 9630±145 BP e 11860±110 BP; la prima delle due datazioni è stata rifiutata perché apparentemente in contrasto con la composizione floristica della zona pollinica, ma soprat- tutto perché anteriore alle tre datazioni effettuate nei livelli superiori. Il passaggio alla PAZ P2 (271-265 cm) è determinato dal cambio repentino della sedimentazione da argilla a gyttja e dall’aumento delle frequenze del polline di Ranunculaceae acquatiche (fino a 40 %). Questa PAZ è caratterizzata dall’aumento delle concen- Tabella 1 - Materiale datato e risultati ottenuti. * Calibration program Rev.3.0.2 (STUIVER & REIMER, 1993). Dated materials and obtained results. * Calibration program Rev.3.0.2 (STUIVER & REIMER, 1993). Località Profondità Materiale datato Età BP non Età calendario Rif. in cm calibrata calibrata (2σ)* Torbiera di Pilaz 50-60 Aghi di Larix 255±55 1480-1955 AD AA15112 110-115 Legno di Pinus tp. cembra 7865±75 7000-6480 BC AA15111 210-215 Semi 9570±80 9000-8460 BC AA15113 227-232 Legno indeterminato 9985±95 9744-9382 BC AA23426 240-245 Semi di Biscutella 10790±100 10925-10731 BC AA23427 273-276 Aghi di Larix 11860±110 12000-11658 BC AA23429 285-290 Aghi di Larix 9630±145 9059-8352 BC AA17808 Torbiera di Champlong 215-220 Legno di Pinus tp. cembra 8110±75 7310-6720 BC AA15106 260-265 Carboni indeterminati 9030±95 8340-7900 BC AA15105 Lago di Champlong 305-310 Legno di Pinus 3805±70 2460-2040 BC AA15110 Torbiera di Santa Anna 45-50 Torba 1850±55 64-330 AD A8227 70-75 Torba 2900±75 1308-864 BC A8226 110-115 Legno di Salix 6770±120 5840-5441 BC A8225 135-140 Legno di Salix 9170±215 8916-7709 BC A8224 E. Brugiapaglia 199 trazioni di Juniperus (3,9x102 p/g), Betula (15x102 p/g), Pinus (40x102 p/g), Poaceae (12x102 p/g) e Artemisia (29x102 p/g). Aumentano anche le percentuali di Juniperus, Betula e Pinus, rimangono costanti quelle delle Poaceae ed invece diminuiscono quelle di Artemisia e degli altri taxa steppici. Il passaggio alla biozona P3 (265-240 cm) è carat- terizzato dall’aumento delle percentuali e delle concen- trazioni di Pinus (35x103 p/g), la riduzione di Artemisia, Betula, Juniperus, Ranunculaceae acquatiche ed inizia invece una fase a Cyperaceae. La presenza di semi di specie acquatiche (Hippuris, Eleocharis, Ranun- culaceae acquatiche) testimonia di un ambiente lacu- stre- palustre circondato tuttavia da un sistema di vegetazione arborea con Larix e Betula di cui sono pre- senti i macroresti. Nonostante le elevate percentuali (65%) e concentrazioni del polline di Pinus, non sono stati osservati i suoi macroresti; i valori massimi di Pinus sono di poco antecedenti a 10790±100 BP. Segue la biozona P4 (240-230 cm) con una drastica riduzione delle concentrazioni di Pinus (16x103 p/g), un moderato aumento delle concentrazioni di Artemisia (3,6x103 p/g) e Poaceae (5,4x103 p/g), con la riduzione ulteriore del polline di Ranunculaceae acquatiche. Sono stati osservati semi di Hippuris, Ranunculaceae acqua- tiche, Caryophyllaceae, Eleocharis, frutti e legno di Betula. Questa zona è stata datata 9985±95 BP. Nella biozona P5 (230-210 cm) si verifica il cam- bio di sedimentazione passando da gyttja a torba; aumentano le percentuali di Betula e di Pinus, la curva di Larix diventa continua e scompare definitivamente il polline delle Ranunculaceae acquatiche. Nella parte basale di questa biozona sono stati osservati i semi di Hippuris vulgaris, Carex, Ranunculaceae acquatiche, Fig. 2 - Diagramma pollinico semplificato della torbiera di Pilaz. Il quadrato indica la presenza di macroresti. Pollen percentage diagram from Pilaz peat bog including major taxa. The square shows macroremains. Evoluzione altitudinale spazio-temporale ... 200 Tabella 2 - Macroresti rinvenuti. Macroremains found. Località Profondità Macroresti rinvenuti Torbiera di Pilaz 40-45 Semi di Viola sp. 55 Aghi di Larix 75 Legno indeterminabile 85 Legno indeterminabile 90-95 Aghi di Larix, legno di Pinus tp.cembra e Abies alba, legno indeterminabile, semi di Carex 105 Legno indeterminabile 110 Legno di Pinus tp. cembra e Abies alba 120-125 Aghi di Larix, semi di Carex 147 Legno di conifera 151 Legno di Larix/Picea 170-175 Aghi di Larix, frutti di Betula cfr. pendula, semi di Carex 195-200 Frutti di Betula, legno di Salix, semi di Larix, semi di Carex rostrata 205 Legno indeterminabile 210-212 Semi di Ranunculus acquatico 220-225 Aghi di Larix, frutti di Betula, semi di Hippuris vulgaris, semi di Carex, semi di Ranunculus acquatico, semi di Eleocharis, semi di Potamogeton natans, semi di Sparganium sp. 230-235 Legno di Betula, frutti di Betula, semi di Hippuris, semi di Ranunculus acquatico, semi di Caryophyllaceae, semi di Eleocharis 245-250 Aghi di Larix, semi di Ranunculus acquatico, semi di Hippuris vulgaris, semi di Eleocharis, legno indeterminabile 260-265 Frutti di Betula, semi di Ranunculus acquatico, semi di Viola, semi di Biscutella, semi di Eleocharis 265-268 Aghi di Larix, semi di Ranunculus acquatico 270-271 Semi di Ranunculus acquatico 280-283 Aghi di Larix, semi di Ranunculus acquatico 285-290 Aghi di Larix, frutti di Betula, semi di Ranunculus acquatico 293-296 Legno di Larix/Picea e aghi di Larix Lago di Champlong 280-290 Legno di Pinus tp. cembra 305 Legno di Pinus indeterminabile e aghi Torbiera di Champlong 60 Legno di Salix 80 Legno di Salix 135 Legno di Larix/Picea 150-160 Aghi di Larix, frutti di Betula pubescens cfr., semi di Carex 170 Legno di Salix 190 Legno di Betula 196 Legno di Pinus tp. cembra 200 Legno di Betula 215-217 Legno di Betula, legno di Pinus tp. cembra, Pinus tp. sylvestris, Salix sp., frutto di Pinus cembra, aghi indeterminabili. 220 Legno di Pinus tp. cembra 225 Legno di Pinus tp. cembra 232 Legno di Pinus tp. cembra 235 Legno di Larix/Picea 245 Legno di Larix/Picea 275-285 Megaspore di Selaginella selaginoides 305-315 Semi di Carex 390-400 Aghi di Larix, semi di Carex 410-420 Resti vegetali indeterminabili 435-445 Semi di Saxifraga sp. 450 Tracheide di Betula Torbiera di Santa Anna 110-115 Legno di Salix 135-140 Legno di Salix ? Legno di Larix/Picea e Pinus tp. cembra E. Brugiapaglia Eleocharis sp., Potamogeton natans, Sparganium sp., aghi di Larix e frutti di Betula. La biozona P6 (210-195 cm) è stata individuata per il picco di polline di taxa erbacei, in particolare si osserva un aumento delle percentuali di Cyperaceae, Pteridium tp., Campanulaceae, Scrophulariaceae, Trifolium tp., Lathyrus tp., Apiaceae e Cichorioideae. I macroresti osservati sono: frutti di Betula, semi di Larix e Carex rostrata e legno di Salix. Nessuna data è stata realizzata per questa biozona, ma l’interpolazione per- mette di attribuirla ad un periodo compreso tra 9400 e 9100 BP. La biozona successiva P7 (195-115 cm) è estremamente omogenea sia dal punto di vista floristi- co che stratigrafico. E’ caratterizzata dalla presenza dei macroresti e percentuali superiori al 5% di Larix. Le ele- vate concentrazioni (24x103 p/g) e percentuali di Pinus non sono supportate dal ritrovamento dei suoi macro- resti, mentre sono presenti solo semi di Carex e frutti di Betula. La biozona P8 (115-100 cm) è stata individuata in corrispondenza della diffusione del polline di Abies alba datata 7865±75 BP ed individua un picco nelle percen- tuali (42%) e concentrazioni (12x104 p/g) di Betula. Sono presenti i resti legnosi di Pinus tp. cembra e Abies alba. La biozona P9 (100-70 cm) è caratterizzata da una ridotta presenza del polline di Larix, di cui sono presenti i macroresti (aghi), da una fase dominata da Abies di cui è osservato l’aumento delle percentuali e delle concentrazioni (19,5x103 p/g), nonchè la loro rapi- da riduzione. Compaiono i l poll ine di Juglans e Castanea. In questa biozona sono stati inoltre osservati alcuni resti legnosi, ma il loro pessimo stato di conser- vazione ne ha impedito la determinazione. Si verifica la brusca riduzione delle Cyperaceae a cui si contrappone un aumento del polline dei taxa erbacei in particolare Cichorioideae e Campanulaceae. La biozona P10 (70-40 cm), datata alla base 255±55 BP, è stata individuata in corrispondenza della riduzione delle concentrazioni (1,5x103 p/g) e delle per- centuali di Abies e dell’inizio della curva continua di Picea e Fagus. Gli ultimi macroresti osservati apparten- gono a Larix le cui percentuali variano da > 1% a 2%. E’ una biozona con Ericaceae di cui è ben nota la scar- sa produzione di polline ed il loro scarso trasporto. Nella biozona P11 (40-10 cm) non sono stati osservati resti di taxa arborei ed erbacei. E’ da rilevare la presenza del polline delle Ericaceae (7%), Rosaceae, Plantago tp. alpina, Rumex, Cichorioideae, Cyperaceae e Selaginella. Alla torbiera di Champlong, (Fig. 3) la CHT1 (595-560 cm) è dominata da erbacee steppiche, in pre- valenza Artemisia (12,2x102 p/g). E’ da notare la presen- za del polline di Pinus (5,2x102 p/g), Betula, Juniperus ed Ericaceae, ma in questa biozona non sono stati ritrovati macroresti vegetali. La CHT2 (560-435 cm) cor- risponde all’aumento delle concentrazioni di Pinus (11,7x103 p/g), Poaceae (5,7x102 p/g) e Artemisia (2,4x103 p/g); aumenta la percentuale di Pinus, quella di Artemisia diminuisce, mentre le Poaceae restano costanti. Sono sempre presenti Betula e Juniperus anche se le frequenze diminuiscono e diventano inferio- ri a 1%. In queste due PAZ sono presenti in modo con- tinuo anche Salix e Alnus viridis. Nella parte superiore della CHT 2 sono stati rinvenuti semi di Saxifraga sp. e una tracheide di Betula. Nella CHT3 (435-260 cm) si assiste alla riduzione delle concentrazioni di tutti i taxa (arborei: 2,3x103 p/g; erbacei: 1,6x103 p/g). La parte superiore della PAZ è stata datata 9030±95 BP. Sono stati rinvenuti i seguenti macroresti: megaspore di Selaginella selaginoides, semi di Carex, aghi di Larix e resti vegetali indeterminabili. A partire dalla CHT4 (260-235 cm) aumentano le frequenze e le concentrazioni dei taxa arborei (20,5x103 p/g), in particolare Pinus (18,4x103 p/g), Betula (5,7x102 p/g) e Larix (7,1x102 p/g), mentre si riducono drastica- mente le percentuali dei taxa erbacei. Per quel che riguarda i macroresti in ordine di apparizione troviamo i legni di Larix e successivamente quelli di Pinus cembra; quest’ultimo taxon marca l’inizio della CHT5 (235-220 cm) che è quindi caratterizzata dalla diffusione di Pinus cembra e dalle concentrazioni elevate di Pinus (34,3x103 p/g). La parte finale della PAZ è stata datata 8110±75 BP da cui si deduce che in questo settore della Valle d’Aosta la diffusione di Pinus cembra è iniziata a circa 8400 BP. I macroresti rinvenuti sono stati identificati come legni di Pinus cembra, di Betula, di Pinus tp. syl- vestris, di Salix sp. e un frutto di Pinus cembra. CHT6 (220-170 cm) corrisponde all’inizio della curva continua di Abies registrata a partire da 8110 BP, dalla presenza di Larix benchè le sue percentuali e con- centrazioni diminuiscano (2,1x102 p/g). Aumentano le percentuali e le concentrazioni di Betula (2,3x103 p/g) e di Pinus cembra (6x102 p/g), mentre inizia la progressiva riduzione delle concentrazioni di Pinus (17,6x103 p/g). A livello stazionale è evidente un aumento delle percen- tuali di Cyperaceae. Tra le specie arbustive è anche da rilevare la presenza quasi continua del polline delle Ericaceae. I macroresti rinvenuti sono legni appartenen- ti a Betula, Pinus tp. cembra e Salix. La CHT7 (170-145 cm) è stata individuata per l’e- levata percentuale di Cyperaceae, per le concentrazioni di Pinus (1,3x103 p/g ) che diminuiscono bruscamente, anche se le percentuali non hanno lo stesso andamento e rimangono su valori elevati (70%) e per la diminuzione delle concentrazioni di Pinus cembra (1,3x102 p/g). E’ da rilevare inoltre la presenza di due picchi di Juniperus a 160 e 145 cm di profondità. A 160 cm di profondità si assiste anche al cambio di sedimentazione passando da gyttja a torba. I macroresti rinvenuti sono in partico- lare semi di Carex, aghi di Larix e frutti di Betula pube- scens cfr. La CHT8 (145-35 cm) è caratterizzata dalla ridu- zione delle Cyperaceae, dall’aumento delle Poaceae; la vegetazione arborea rimane su valori pressochè costanti, ad eccezione di Larix che raggiunge percen- tuali inferiori a 1% e di cui non si rinvengono più i macroresti a partire da 135 cm di profondità. Rimangono costanti le percentuali di Pinus, Abies e Pinus cembra. Si distingue una fase a Salix, di cui sono stati osservati anche i macroresti. Nella CHT9 (35-15 cm), ultimo spettro del dia- gramma, è da rilevare la presenza del polline di taxa legati all’antropizzazione, quali Castanea, Olea ed i cereali, una riduzione delle percentuali di Abies, Pinus cembra ed un aumento invece delle erbacee con Poaceae, Artemisia e Cyperaceae. Quest’ultima biozona si correla con le biozone CHL2 e CHL3 del diagramma del lago di Champlong; con la sovrapposizione dei due diagrammi si può rico- struire la sequenza completa della vegetazione olocenica. 201Evoluzione altitudinale spazio-temporale ... Il lago di Champlong (Fig. 4) ha avuto una sedi- mentazione di gyttia omogenea e apparentemente non perturbata permettendo quindi di stimare la velocità di sedimentazione media di 0,03 cm/anno. La CHL1 (310-291 cm), la cui parte basale è data- ta 3805±70 BP, è caratterizzata dal polline di taxa erba- cei quali Cichorioideae, Ranunculaceae, Rumex. Tra i taxa arborei si riscontrano percentuali di 40% di Pinus e 7% di Pinus cembra. La biozona CHL2 (291-265 cm) è state definita sulla base dell’inizio della curva continua di Alnus gluti- nosa/incana, di Alnus viridis e di Picea; si osserva la diminuzione delle erbacee e la curva continua delle Cyperaceae. Inoltre è stato rinvenuto l’ultimo resto legnoso della sequenza determinato come Pinus tp.cembra. La biozona CHL3 (265-240 cm) è caratterizzata dalla riduzione delle percentuali e delle concentrazioni di Pinus; aumentano invece le Cichorioideae, Rosaceae, Rumex e Botrychium tp. La biozona CHL4 (240-220 cm) corrisponde ad una nuova diminuzione dei taxa erbacei ma si verifica una risalita delle percentuali di Betula, Pinus e di Alnus glutinosa/incana. La biozona CHL5 (220-190 cm) è caratterizzata dalla diminuzione delle percentuali di Pinus, dall’au- mento di Alnus viridis, Castanea, Juglans, Plantago tp. alpina, Cereali, Rumex e Artemisia. Il diagramma della torbiera di Sant’Anna (Fig. 5), situata a 2304 m s.l.d.m. in Val di Gressoney, riporta gli eventi vegetali a partire da circa 9200 BP; è stato sud- diviso in 9 biozone e sono state effettuate 4 datazione 202 Fig. 3 - Diagramma pollinico semplificato della torbiera di Champlong. Il quadrato indica la presenza di macroresti. Pollen percentage diagram from Champlong peat bog including major taxa. The square shows macroremains. E. Brugiapaglia 203 Fig. 4 - Diagramma pollinico semplificato del lago di Champlong. Il quadrato indica la presenza di macroresti. Pollen percentage diagram from Champlong lake including major taxa. The square shows macroremains. Fig. 5 - Diagramma pollinico semplificato della torbiera di Sant’Anna. Il quadrato indica la presenza di macroresti. Pollen percentage diagram from Sant’Anna peat bog including major taxa. The square shows macroremains. Evoluzione altitudinale spazio-temporale ... assolute (Tab. 1). La biozona A1 (145-135 cm) è caratterizzata dal polline di Pinus (65%) con concentrazione di 4x103 p/g; le percentuali del polline di Larix sono dell’1% ma la presenza in situ non è dimostrata dai suoi macroresti; è invece sicuramente presente Salix di cui sono stati determinati i resti legnosi. Le spore di Selaginella tp. selaginoides compaiono per la prima volta con valori elevati (15%). La biozona A2 (135-115 cm) è caratterizzata dal- l’aumento delle percentuali di Larix (10%), delle sue concentrazioni (103 p/g) e dalla riduzione delle spore di Selaginella tp. selaginoides. La parte superiore di que- sta biozona è stata datata 6770+120/-115 BP. La biozona A3 (115-100 cm) è caratterizzata dal massimo delle percentuali di Larix (15%) e dalla riduzio- ne del polline di Pinus e delle spore di Selaginella. Inizia la presenza continua di Alnus glutinosa/incana e di Alnus viridis. La biozona A4 (100-90 cm) è stata individuata per il picco delle concentrazioni di Pinus (5x104 p/g), di Pinus cembra ed una fase ad erbacee (Cichorioideae, Apiaceae, Ranunculaceae, Caryophyllaceae) accompa- gnata dalla riduzione del polline di Alnus glutinosa/inca- na e Larix. La biozona A5 (90-80 cm) è invece caratterizzata dalla diminuzione delle percentuali e delle concentra- zioni di Pinus, la riespansione di Alnus glutinosa/incana, l’espansione di Alnus tp. viridis, Selaginella tp. selagi- noides ed un aumento delle Apiaceae e delle Cichorioideae. Nella biozona A6 (80-65 cm) si assiste ad un aumento delle percentuali di Abies e all’alta presenza di Pinus senza tuttavia aver osservato i loro macroresti. Il brusco innalzamento delle percentuali delle Cyperaceae potrebbe essere indicatore di uno hiatus nella sedimen- tazione: infatti la stratigrafia risulta assai complessa ma è stata rappresentata in maniera semplificata nel dia- gramma di figura 5. La biozona A7 (65-55 cm) corrisponde ad una diminuzione delle percentuali di Pinus, alla risalita delle Poaceae, delle Cichorioideae nonché alla ricomparsa delle spore di Selaginella tp. selaginoides. La biozona A8 (55-30 cm), che corrisponde all’ini- zio delle curva del polline di Picea, è stata datata, nella parte basale, 1850±55 BP. Si osserva una nuova avan- zata delle Cyperaceae, Cichorioideae ed un riduzione delle Poaceae. Nella biozona A9 (30-10 cm) è evidente la riduzio- ne di tutto il PA, mentre si osserva un aumento nelle presenze di Saxifraga tp. oppositifolia, Saxifraga tp. stellaris, Selaginella tp. selaginoides, Plantago tp. alpina, Asteroideae, Helianthemum e Rosaceae. Sull’altipiano, in corrispondenza di alcuni lavori di scavo per la realizzazione di un impianto di risalita, sono venuti alla luce diversi frammenti legnosi di Larix e Pinus cembra di cui però non è stato possibile stabilire l’esatta posizione stratigrafica. 5. DISCUSSIONE L’utilizzo di sequenze provenienti da diverse alti- tudini è certamente un aspetto favorevole per lo studio del limite altitudinale delle singole specie arboree dopo l’ultimo massimo glaciale. Purtroppo quelle provenienti da siti superiori ai 2300 m non sempre contengono informazioni complete per la presenza di hiatus nella sedimentazione e nella maggior parte dei casi si tratta di sedimento troppo recente che non offre un valido supporto per analizzare gli eventi vegetali tardoglaciali. La posizione della Valle d’Aosta, la sua esposizione e quindi le sue caratteristiche climatiche sono i fattori che hanno influenzato in maniera decisiva il ritiro precoce dei ghiacci favorendo l’inizio di una sedimentazione già a partire da 12000 BP nei siti a 2300 m. Dal punto di vista metodologico è quindi di fondamentale importan- za la scelta dei siti da analizzare e l’utilizzo dell’analisi pollinica supportata da quella dei macroresti vegetali e dalle concentrazioni. I diagrammi delle torbiere di Pilaz e Champlong sono i più idonei per studiare il limite altitudinale degli alberi durante il tardoglaciale e per evidenziare le diffe- renze dell’evoluzione della vegetazione ad altitudini dif- ferenti: infatti essendo i due siti localizzati rispettiva- mente a 1900 e 2320 m d’altitudine sullo stesso versan- te (Fig. 1), dovrebbero aver registrato la stessa pioggia pollinica e, attraverso i macroresti, si può valutare l’evo- luzione della vegetazione eliminando l’effetto del tra- sporto pollinico a media e lunga distanza. Il confronto con il diagramma ottenuto dalla torbiera di S. Anna a 2300 m, ha permesso di evidenziare come ad altitudini analoghe, il fattore umidità abbia inciso sulla diffusione delle specie vegetali arboree, arbustive ed erbacee (HEIRI et al., 2006). Nella tabella 3 sono riportati i risultati delle analisi delle 4 sequenze correlate in base alle analogie tra le composizioni floristiche delle biozone e delle loro data- zioni. > 12000 BP: nessuna datazione ricopre questo periodo. L’unica datazione nella biozona P1 ha avuto come risultato 9630±145 BP e sembra essere troppo giovane se confrontata con la composizione pollinica della biozona stessa: infatti se accettassimo questa datazione dovremmo escludere quelle dei livelli supe- riori che invece sono coerenti con la composizione pol- linica del periodo, anche se sembrano esse stesse troppo recenti. Probabilmente questo sedimento è stato interessato da uno hiatus, testimoniato dal brusco aumento delle Ranunculaceae acquatiche, presente in corrispondenza del cambio di sedimentazione, e potrebbe essere la causa delle datazioni troppo recenti ottenute dai macroresti prelevati. Le biozone P1 e CHT1, caratterizzate da un sedimento argilloso, dall’as- senza quasi totale di macroresti, ad esclusione di un frammento di legno attribuito a Larix/Picea e alcuni aghi di Larix, e dalle concentrazioni estremamente basse, rivelano condizioni ambientali caratteristiche dell’ultimo Interstadiale (Last Glacial Interstadial = LGI) con scarsa vegetazione, che comprendeva esemplari isolati di Larix e Betula che crescevano su suolo estremamente pove- ro. L’assenza di polline di Larix, ma la presenza di macroresti (legno e aghi), può essere la conseguenza della sterilità di questi esemplari che vegetavano al limi- te delle loro condizioni vitali. 12000 - 10700 BP: (CHT2, P2, P3) a Champlong e Pilaz doveva essere ancora presente una vegetazione erbacea steppica; si verifica tuttavia un aumento, rispetto alla biozona precedente, delle concentrazioni di Pinus (11,7x103 p/g), di Artemisia (2,4x103 p/g) e delle 204 E. Brugiapaglia 205 Torbiera Pilaz Torbiera Lago Torbiera Principali eventi vegetali Champlong Champlong S. Anna P11 CHL5 A9 CHL4 A8 1850±55 BP CHL3 P10 A7 255±55 BP Hiatus Hiatus CHT9 CHL2 A6 2900±75 BP A5 P9 CHT8 CHL1 A4 3805±70 CHT7 A3 P8 6770+120/-115 BP CHT6 A2 7865±75 BP 8110±75 BP P7 CHT5 A1 P6 9170+215/-210 BP P5 CHT4 P4 CHT39985±95BP 10790±100 BP P3 CHT2 P2 11860±110 BP P1 CHT1 9630±145 BP Tabella 3 - Correlazione tra i diagrammi. Correlation between the diagrams. 2500 5000 8000 9000 10000 10700 12000 Diminuzione delle percentuali di Pinus, massimo di Juglans e Castanea . Aumento delle percentuali del PNA. Picco di Pinus e Picea. Diminuzione del PNA. Aumento del polline non arboreo PNA. Diminuzione di Abies e espansione di Picea . A Pilaz dominano Larix ed Ericaceae. S. Anna è asilvatico, ma forse erano presenti solo rari Larix, presenza invece di molti taxa di pascolo e prate- ria. Alla torbiera di Champlong macrore- sti di P. cembra, presenza continua pol- line di Larix (<1%). Si diffonde Abies. A Pilaz e a S. Anna è presente Larix . Alla torbiera di Champlong è presente P. cembra, una fase a Salix e qualche Larix. Picco di Betula a Champlong e Pilaz. L’inizio della curva continua di Abies permette di correlare i diagrammi di Pilaz e Champlong; a Pilaz Abies è in situ con Larix e qualche raro P. cembra, a Champlong ci sono P. cembra e Betula (CHT6). A S. Anna Abies è stato registrato (5%) già a partire da 9000 BP. A S. Anna e Champlong sono presenti resti di Salix. Percentuali elevate di Pinus. Differen- ziazione della vegetazione in funzione dell’altitudine: a Pilaz dominano Larix e Betula; a Champlong Pinus cembra e Larix; a S. Anna Larix e Salix. Aumentano le percentuali e le concen- trazioni di Pinus, Betula e Larix. Riduzione delle concentrazioni di tutti i taxa. Aumento delle concentrazioni di Pinus, Poaceae, Artemisia. Diminuiscono le percentuali di Artemisia. Basse percentuali e concentrazioni del polline arboreo (AP), domina Artemisia. Poaceae (5,7x102 p/g). I l sedimento argil loso di Champlong è quasi privo di macroresti, ma viene osservata per la prima volta una tracheide di Betula, testimoniando della presenza di qualche raro esempla- re di questo taxon nei pressi della torbiera o nell’alto- piano sottostante la torbiera, e semi di Saxifraga sp. Sia a Pilaz che a Champlong la presenza del polline di Juniperus e Betula è contemporanea diversamente da quanto avviene comunemente nella dinamica vegetale al passaggio dal glaciale al LGI, in cui la prima specie pioniera è Juniperus. I due taxa, viste le basse percen- tuali, erano abbastanza rari, ma a Pilaz, dove sono stati identificati i frutti di Betula, erano sicuramente presenti degli individui. Le due popolazioni non avevano nè rap- Evoluzione altitudinale spazio-temporale ... porti dinamici nè di competizione, ma colonizzavano aree con caratteristiche ecologiche diverse: Betula su suoli poveri e depositi morenici, mentre Juniperus vegetava su suoli in via di evoluzione. A Pilaz le con- centrazioni di Pinus, Artemisia e Poaceae aumentano rispetto alla biozona precedente ed inoltre si può consi- derare continua la presenza di Larix, di cui sono stati determinati gli aghi, numerosi, leggeri e facilmente tra- sportabili dal vento, che probabilmente viveva sui rilievi che circondano l’attuale torbiera, ma non è da esclude- re che potesse colonizzare i versanti sottostanti la tor- biera ed esposti a Sud. La presenza precoce di Larix in questo settore delle Alpi sia a bassa altitudine (SCHNEI- DER, 1978) che ad altitudine elevata (BRUGIAPAGLIA, 1997) è già nota. La torbiera doveva essere attraversata da un corso d’acqua formatosi dopo lo scioglimento dei ghiacci vista la presenza dei semi di Ranunculus acqua- tico (probabilmente da riferire all’attuale Racunculus aquatilis) che vive in acque correnti abbastanza veloci, fredde, particolarmente limpide e poco profonde con le radici ancorate al substrato, ed è assai frequente tro- varlo in Europa durante il Dryas antico (REILLE, 1990, BEAULIEU et al., 1988). A Pilaz la presenza di Ranunculaceae acquatiche è elevata (50% e macrore- sti) nel LGI così come al lago Hobschensee a 2017 m d'altitudine al passo del Sempione (LANG & TOBOLSKI, 1985) in cui il polline di Ranunculaceae acquatiche è abbondante durante il LGI, mentre a Cheylanes, a 1040 m nel Massiccio Centrale, è presente sia durante il Dryas antico che per tutto l’interstadio tardoglaciale (BEAULIEU et al., 1988). Intorno al lago erano presenti delle cinture di vegetazione colonizzate dalle specie in relazione alle loro esigenze ecologiche: Hippuris vulga- ris nelle zone con acque limpide e stagnanti, Eleocharis nelle zone paludose e Cyperaceae le cui numerose specie possono vivere sia in acqua che nella palude. All’aumento delle Cyperaceae in P3 corrisponde la ridu- zione delle Ranunculaceae acquatiche probabilmente da imputare alla naturale dinamica delle aree lacustri; tuttavia questo evento non è evidente nella stratigrafia del carotaggio e tantomeno dalla presenza di semi di Carex che invece cominciano a comparire solo tra 220 e 225 cm di profondità. Le biozone comprese in questo periodo, apparte- nenti all’ultimo interstadiale, evidenziano il carattere periglaciale del sito di Champlong rispetto a quello di Pilaz in particolare per l’assenza di vegetazione foresta- le e di vegetazione acquatica in CHT2. Per contro la vegetazione erbacea steppica stava diffondendosi come dimostra il polline di Rumex, Caryophyllaceaee semi di Saxifraga sp. I fattori limitanti per lo sviluppo della vegetazione dovrebbero essere stati le caratteri- stiche pedologiche, la temperatura dell’acqua e la sua profondità. 10700 - 10000 BP (P4, CHT3): a 1900 e a 2300 m le curve delle frequenze dei principali taxa arborei hanno lo stesso andamento, ossia la riduzione delle percentuali di Pinus, più evidente a Pilaz che a Champlong e l’aumento delle percentuali di Poaceae e di Artemisia. Rispetto alla cronozona precedente a Champlong diminuiscono le concentrazioni di Pinus, di Artemisia e delle Poaceae. A Pilaz diminuiscono Pinus e Artemisia mentre le Poaceae aumentano. A Champlong, nel livello tra 390 e 400 cm, com- paiono per la prima volta gli aghi di Larix che potrebbe- ro essere sia di origine locale, che trasportati dalle popolazioni viventi più in basso. Il paesaggio era costi- tuito essenzialmente da praterie steppiche fredde con Chenopodiaceae, Cichorioideae, Asteroideae, Caryophyllaceae, Apiaceae, Ranunculaceae e Botrychium tp., e ambienti umidi con vegetazione a Carex. Anche a 1900 m questo periodo corrisponde ad un aumento delle specie erbacee in particolare aumen- tano le Poaceae. La vegetazione lacustre-palustre era ancora presente così come nella biozona precedente benchè le percentuali delle Ranunculaceae acquatiche subirono un forte calo legato probabilmente alla sedi- mentazione che passa da gyttja a torba. Tra le specie arboree Betula, di cui sono presenti i frutti ed il legno, caratterizzava il paesaggio forestale a scapito di Larix di cui non sono stati osservati i macroresti e che probabil- mente subì una riduzione. Sulla base della composizio- ne floristica queste biozone possono essere attribuite all’ultima oscillazione fredda del Tardoglaciale. 10000 - 9000 BP (P5, CHT4): le due biozone sono caratterizzate dall’aumento delle percentuali e delle concentrazioni di Betula (4,8x103 p/g; 5,7x102 p/g), Larix (3,8x102 p/g; 7,1x102 p/g) e Pinus (12x103 p/g; 18,4x103 p/g). La datazione della parte basale della biozona CHT4, che ha dato come risultato 9030±95 BP, non è stata presa in considerazione nell’interpretazione dei dati: infatti sembra essere troppo recente se confronta- ta con la composizione pollinica della biozona tipica dell’Olocene iniziale. Questa datazione, vista l’assenza di altri macroresti, è stata ottenuta su carboni che non sono i migliori resti da datare perché presentano pro- blematiche legate ai movimenti nel suolo (CARCAILLET, 2001). Si può tuttavia ipotizzare la validità della datazio- ne ma in questo caso dovremmo ammettere la presen- za di uno hiatus di sedimentazione in corrispondenza del passaggio dal Tardoglaciale all’Olocene che non è tuttavia evidente dal diagramma pollinico. In questo periodo è da rilevare la riduzione delle percentuali di Poaceae e di Artemisia, nonché a Pilaz la scomparsa del poll ine e dei macroresti di Ranunculaceae acquatiche da cui si evince che oramai il livello delle acque si era definitivamente abbassato con la continuazione della deposizione della torba ini- ziata nel periodo precedente. Il rapporto AP/NAP è a favore del polline arboreo ed in particolare a Pilaz la specie dominante è Larix così come a Champlong in cui, sulla base della presenza dei macroresti, si evince che il ruolo pioniero lo ha svolto Larix invece di Betula la quale dovrebbe essersi espansa solo successiva- mente considerando che i suoi macroresti compaiono a circa 8100 BP. A Pilaz sembra che Betula abbia avuto un ruolo pioniero, ma non è possibile stabilirlo con cer- tezza in quanto i macroresti di questo taxon compaiono contemporaneamente a quelli di Larix. Un’altra differen- za nella dinamica vegetale della colonizzazione postgla- ciale è la presenza, a Pilaz, di un leggero aumento delle percentuali (< 5%) di Juniperus assente invece a Champlong. Quindi a Pilaz erano presenti contempora- neamente due taxa pionieri (Juniperus e Betula) che dimostrano come il sito fosse caratterizzato da un mosaico di situazioni ecologiche differenti: Juniperus, che attualmente rientra nella dinamica della serie dei 206 E. Brugiapaglia boschi meso-termofili e termofili di cembro e larice, colonizzava suoli superficiali e rocciosi, mentre Betula colonizzava i terreni grezzi tipo le morene essendo una specie pioniera che si adatta a tutti i substrati (RAMEAU, 1993). 9000 - 8000 BP (P6, P7, CHT5, A1): è da mettere in evidenza la diversa sedimentazione tra Champlong (10 cm di sedimento) e Pilaz (65 cm di sedimento) determinando quindi una maggiore risoluzione nella registrazione degli eventi vegetali in quest’ultimo sito. A Pilaz infatti si può individuare una subzona (P6), in cui lo spettro di 200 cm è il più significativo, con carattere aridofilo poco evidente invece a Champlong. Questa fase arida ha determinato lo sviluppo di una prateria a Cichorioideae, Apiaceae, Leguminosae, Campa- nulaceae, Pteridium e Cyperaceae. Un periodo di ari- dità e di basso livello dei laghi è stato anche ritrovato da MAGNY (2004) nel Giura tra le fase 15 e 14 nonchè nelle Alpi centrali dell’Austria (SCHMIDT et al., 2006). A 1900 m la vegetazione forestale era dominata da Larix mentre nelle zone di margine era probabilmente pre- sente un prebosco a Betula. A 2300 m la vegetazione forestale era caratterizzata da Pinus cembra, Pinus syl- vestris e Larix (4%) di cui tuttavia non sono stati rinve- nuti i macroresti, ma la percentuale elevata fa ritenere che il popolamento di larice fosse molto esteso e denso. Benchè il confronto tra la vegetazione delle due altitudini sia reso più complesso dalla differente sedi- mentazione, anche a Champlong è evidente una fase ad erbacee tra cui Artemisia, Apiaceaee e Urticaceae. E’ in corrispondenza di questa biozona che si manifesta in maniera decisa la differenza tra la vegetazione fore- stale in relazione all’altitudine: a Pilaz dominavano Larix e Betula, mentre a Champlong Pinus cembra e Larix. Un’ipotesi per spiegare la presenza e lo sviluppo di una cembreta a 2300 m senza averne mai trovata prima a 1900 m, sarebbe quello di ammettere che Pinus cem- bra si sia diffuso dall’adiacente Val d’Ayas attraverso l’attività disseminatrice della nocciolaia (Nucifraga caryocactes) che può rendere difficile interpretare la distribuzione dei popolamenti (MATTES, 1984). A Sant’Anna, in Val di Gressoney all’altitudine di 2304 m, potrebbe essere stata presente una vegetazione arbo- rea a dominanza di Larix, con delle vallette, a maggiore ristagno idrico, in cui vegetavano Selaginella tp. selagi- niodes e Salix, di cui sono stati determinati i resti legno- si. Le percentuali elevate di Selaginella tp. selaginiodes (15%) non sono state osservate in nessuno dei dia- grammi analizzati; ciò potrebbe essere legato alla mag- giore umidità della valle che ancora oggi è considerata una delle più piovose dalla Valle d’Aosta (MERCALLI et al., 2003). Inoltre, la mancanza totale di Juniperus, che è invece presente, anche se con basse percentuali, nei settori valdostani particolarmente aridi, potrebbe essere indicatrice di elevata umidità. 8000 - 5000 BP (P8, CHT6, CHT7, A2, A3): si rea- lizza la diffusione dell’abete bianco (Abies alba) e l’au- mento di Alnus glutinosa/incana. Abies era sicuramente presente a Pilaz, in cui sono stati osservati i resti legno- si, mentre nei siti ad altitudine più elevata, non è stato possibile stabilirne la reale presenza per la loro man- canza. A Pilaz la sua diffusione è preceduta da una fase a Betula, la quale si osserva sempre sia nelle fasi evolu- tive che degradative della vegetazione forestale. Sia a Pilaz che a Champlong è da rilevare la riduzione delle percentuali di Larix ed a Pilaz compaiono i resti di Pinus cembra. E’ da osservare inoltre l’aumento delle percen- tuali di Alnus glutinosa/incana indicatore dell’aumento dell’umidità (DAVID, 1993b). A Champlong si possono distinguere due fasi: la CHT6 più umida che avrebbe favorito l’espansione di Pinus cembra ed una più arida (CHT7) che avrebbe invece avvantaggiato Larix. Questa ipotesi è anche suffragata dal sedimento che passa da gyttja a torba e dall’aumento delle Cyperaceae, testi- moniando quindi un interrimento del lago. Successivamente a 8100 BP, a Champlong erano pre- senti Betula e Pinus cembra, mentre in CHT7, si osser- vano Betula e Larix. La fase umida e fredda, caratteriz- zata dalla diffusione di Abies, può essere correlata con la fase 12 di alto livello lacustre in MAGNY (2004) nonché con la fase umida e fresca a 8200 BP ai laghi di Monticchio (ALLEN et al., 2002). Una fase più fresca e umida è evidente in diversi siti delle Alpi e della regione mediterranea come evidente in SCHMIDT et al. (2006). In questo periodo la vegetazione arborea subisce una riduzione, in particolare Pinus di cui si riducono le con- centrazioni e come conseguenza si verifica la diffusione della vegetazione arbustiva a Ericaceae e Juniperus. La biozona A2 può essere correlata con il periodo più umido e freddo per la presenza delle spore di Selaginella tp. selaginiodes senza tuttavia rilevare un aumento di Alnus glutinosa, mentre A3, che vede la riduzione fino alla scomparsa delle spore di Selaginella tp. selaginiodes ed percentuali elevate di Larix (15%) potrebbe corrispondere ad una fase di aridità benchè sia presente Alnus glutinosa/incana con percentuali dell’8% aumentando rispetto alla biozona precedente. Questa biozona potrebbe essere correlata con la fase lacustre 11 in MAGNY (2004). Alla torbiera di Champlong e di Sant’Anna è stata registrata solo la pioggia pollini- ca di Abies (<10%) e l’assenza di macroresti ci induce a credere che Abies non raggiunse l’altitudine di 2300 m benchè Sant’Anna si trovi in un settore piovoso della Valle d’Aosta, ma l’altitudine (durata della copertura nevosa, insolazione) può aver rappresentato un fattore limitante non compensato dall’umidità elevata. 5000 - 2500 BP (P9, CHT8, CHL1, CHL2, A4, A5, A6): questo periodo è di difficile delimitazione ed identi- ficazione attraverso la composizione vegetale e le data- zioni assolute. Inoltre diventa estremamente complesso discernere tra fattori naturali ed impatto antropico, fat- tore quest’ultimo che comincia ad essere importante. L’aumento progressivo delle specie legate al pascolo tra cui le Poaceae e le Cichorioideae in CHT8, nonché in P9, in A4 e A5 è ben evidente; la scomparsa delle Cyperaceae (A4 e A5) o la loro riduzione (P9, CHT8) dimostrano un’intensa attività pascoliva ed infatti è evi- dente il corrispondente aumento delle Cichorioideae, Artemisia, Campanulaceae ed Apiaceae. L’apparente contraddizione della diffusione di Alnus glutinosa/inca- na in A5 è strettamente legata al clima che è più umido e ben si correla con l’alto livello dei laghi osservato nella fase 9 in MAGNY (2004). Il periodo in questione è caratterizzato da numerose fluttuazioni del livello lacu- stre (MAGNY, 2004) nonché dei ghiacciai (JOERIN et al., 2006) ed alcune si correlano con la biozona A4 (NICO- LUSSI & PATZEL, 2000; JOERIN et al., 2006). Per i taxa 207Evoluzione altitudinale spazio-temporale ... arborei, dopo la massima presenza di Abies, comincia la definitiva riduzione come dimostra anche l’assenza totale dei macroresti a partire da 90 cm alla torbiera di Pilaz in cui la vegetazione arborea delle aree limitrofe doveva essere costituita solo da qualche raro Larix. L’utilizzo intensivo del territorio anche a bassa altitudine è evidente dalla comparsa, per la prima volta, a Pilaz dei pollini di Juglans e Castanea. Sono da inquadrare in questo periodo di completo disbosco i resti vegetali (Larix e Pinus cembra) portati alla luce dagli scavi per la costruzione della nuova funivia nei pressi della torbiera di Sant’Anna. Al lago di Champlong in questa fase il polline di Abies raggiunse percentuali molto basse (2%) ed inve- ce si espandono le specie erbacee di prateria (Cichorioideae, Artemisia, Apiaceae, Ranunculaceae, Campanulacae, Rumex). Si può quindi ipotizzare la pre- senza di un ambiente aperto con alcuni pini, di cui sono stati osservati aghi e legno, che colonizzavano le ripide pareti circostanti il versante Sud-Est del lago oppure vegetavano sui pendii sottostanti l’altipiano. CHL1 cor- risponde ad un periodo di forte utilizzazione dell’altipia- no nei cui pressi è stato rinvenuto un villaggio risalente all’età del Bronzo. Non è da escludere tuttavia anche la possibilità di un periodo particolarmente arido che potrebbe corrispondere alla fase 7 (MAGNY, 2004) con un basso livello dei laghi. Proprio questo periodo di miglioramento climatico avrebbe favorito l’occupazione umana nei siti di altitudine almeno durante la stagione favorevole. < di 2500 BP (P10, P11, CHT9, CHL3, CHL4, CHL5, A7, A8, A9): questo è il periodo più recente ed il confronto tra le varie biozone risulta alquanto comples- so per evidenti interventi antropici sul territorio. A S. Anna ed a Pilaz sembra evidente la presenza di hiatus; in particolare nella sedimentazione di S. Anna, nella biozona A7 la presenza di argilla siltosa potrebbe indi- care una fase umida con notevole apporto di materiale colluviale, nonché il brusco picco di Selaginella tp. sela- ginoides indicherebbe sia uno hiatus (asporto di sedi- mento) che una fase di umidità elevata. L’andamento delle curve di Pinus e Poaceae in CHL3, CHL4, A7 e P10, è analogo, ossia la riduzione del primo e l’aumen- to delle seconde. Questa fase umida si correla con la fase 5 (MAGNY, 2004) di innalzamento del livello lacustre e con le oscillazioni climatiche umide dell’Europa cen- trale (HAAS et al.,1998). A questa fase umida però non è correlata una diminuzione delle temperature: infatti non sono evidenti avanzate dei ghiacciai (JOERIN et al., 2006) e non ci sono indici da abbandono dei siti di altitudine, ma al contrario dai diagrammi è evidente una forte pressione antropica attraverso la pastorizia. La datazio- ne di 255±55 BP della biozona P10 alla torbiera di Pilaz sembra essere troppo recente in quanto si colloca dopo la comparsa del polline di Juglans e Castanea che nelle aree alpine compare intorno a 2000 BP. Probabilmente in questa parte della sequenza è pre- sente uno hiatus nella sedimentazione, benchè sembri omogenea, tuttavia un inaridimento della vegetazione è evidente dall’aumento delle Rosaceae, di Plantago tp. alpina, delle Campanulaceae, di Viola e Larix e dalla sostituzione di Abies con Picea. In tutti i diagrammi, ma in misura inferiore a S. Anna, è evidente l’inizio della coltivazione dei cereali, la segale, in particolare, che tutt’oggi viene coltivata fino a 1800 m (GATTO CHANO & CERUTTI, 2003). Tra le specie arboree che si diffondono durante questo periodo, ma che non raggiungono i siti studiati, troviamo Picea e Fagus. In particolare, alla torbiera di Pilaz dove sono presenti dei larici, di cui sono stati determinati gli ultimi macroresti a 55 cm, viene registrata anche la presenza di Picea, ma il sito era principalmente caratterizzato da praterie arbustate a Ericaceae e Calluna con Cicho- rioideae, Apiaceae, Plantago tp. alpina, Rosaceae, Campanulaceae, Rumex. Le zone più umide nei pressi della torbiera erano probabilmente dominate da Cyperaceae e Selaginella tp. selaginiodes. Anche al lago di Champlong è evidente esclusivamente vegeta- zione erbacea ed arbustiva ad Ericaceae e Juniperus: infatti gli ultimi resti arborei di Pinus cembra sono alla profondità di 295 cm (CHL2). Il paesaggio vegetale si presentava quindi simile a quello attuale con lande a Juniperus e Rhododendron. Un elevato impatto antro- pico a Champlong è testimoniato dalla presenza di un villaggio che è stato attribuito all’età del bronzo (I sec. a.C.): si dovrebbe trattare di un villaggio stagionale a 2437 m sotto il Monte Tantanè in cui sono ancora in corso gli scavi e di cui è sconosciuta l’utilizzazione (MEZZENA, 1981; MEZZENA, 1997). A Sant’Anna (A7, A8, A9) non sono stati osservati macroresti di taxa arborei, quindi il sito era probabil- mente occupato da un mosaico di ambienti erbacei in particolare da praterie umide e pascoli xerici. Le popo- lazioni di Picea dovevano trovarsi poco al disotto del- l’altipiano e dovevano avere l’aspetto e l’estensione dei popolamenti attuali. Le percentuali di Larix, sempre inferiori a 1%, indicano la presenza di qualche esem- plare isolato sull’altipiano (MALAUSSENA, 1984; BRUGIAPA- GLIA, 1997). 6. CONCLUSIONI I diagrammi pollinici della torbiera e del lago di Champlong, della torbiera di Pilaz e di S. Anna, rappre- sentano l’andamento del clima e della vegetazione per il periodo successivo a 12000 anni. Il glaciale e l’ultimo interstadio glaciale sono registrati nei diagrammi pollini- ci della torbiera di Champlong e di Pilaz, mentre l’Olocene è presente in maniera abbastanza completa in tutti i diagrammi. Sono stati evidenziati problemi di datazione soprattutto per la torbiera di Champlong in cui l’assenza di macroresti nelle argille ha impedito di definire una precisa cronologia tardoglaciale. La figura 6 e la tabella 4 sintetizzano l’evoluzione e le variazioni temporali del limite altitudinale degli albe- ri a partire dall’ultimo interglaciale a tutt’oggi. L’evoluzione spaziale della treeline è di difficile quantificazione, ma si possono fare delle valutazioni qualitative sulla composizione forestale di siti. Durante il Tardoglaciale i due siti erano già liberi dai ghiacci, in particolare Pilaz si trovava poco al di sopra della treeli- ne composta da Larix e Betula. La treeline si mantiene a circa 1900 m da 12000 a 10000 BP composta da Betula, Juniperus e Larix. A partire da 10000 BP la tree- line si può localizzare oltre i 2300 m caratterizzata da Larix. Il periodo compreso tra 9000 e 5000 BP è stato il più favorevole per cui gli alberi si sono spinti ad altitudi- ni elevate ed hanno dato luogo a formazioni arboree 208 E. Brugiapaglia dense (timberline) almeno fino a 2300 m. Per questo periodo non si può valutare il limite della treeline in quanto non sono stati trovati, nel settore studiato, siti idonei all’analisi pollinica oltre i 2300 m d’altitudine. Tuttavia si può ritenere che il limite superiore degli albe- ri fosse a circa 2550 m, in accordo con quanto è cono- sciuto sulle Alpi svizzere (WICK & TINNER, 1997; TINNER & THEURILLAT, 2003). Questo intervallo temporale corri- sponde all’optimum climatico favorevole allo sviluppo della vegetazione anche in altitudine visto l’importante ritiro dei ghiacciai. Secondo le ricostruzioni paleoclima- tiche di DAVIS et al. (2003) per l’Europa centrale il perio- do con le temperature più elevate è 6000 BP. Sempre in questo intervallo di tempo si sarebbe formata la torba sul fronte del ghiacciaio Rutor a 2510 m sl.d.m e BURGA (1995) considera che tra 8000 e 5000 BP ci sia stato l’optimum climatico per la vegetazione forestale che si sarebbe spinta tra 2100 e 2300 m d’altitudine così come era stato evidenziato anche da PORTER & OROM- BELLI (1985) per il settore occidentale della Valle d’Aosta. ACETI (2006) rianalizzando la torba del Rutor conclude che la fase di recessione del ghiacciaio è tra 9000 e 6500 cal BP. WICK & TINNER (1997) stimano che la maggiore elevazione della timberline sia stata rag- giunta tra 8700 e 5000 BP sia sulle Alpi italiane che su quelle svizzere. Successivamente a questo periodo di massima elevazione della vegetazione forestale si sarebbe verifi- cata una forte riduzione in corrispondenza dell’espan- sione delle popolazioni dell’età del Bronzo; risale a que- sto periodo il ritrovamento, sotto il Monte Tantanè che sovrasta i siti di Pilaz e Champlong, di un insediamento 209 Fig. 6 - Evoluzione qualitativa e temporale della componente arborea e arbustiva nei siti analizzati Temporal and qualitative evolution of the scrubb and tree in the study area Tab. 4 - Principali specie che hanno colonizzato la treeline e la timberline a partire da 12000 BP. Main species which have colonized the treeline and timberline from 12000 BP. < 2500 BP treeline 2300 m Pinus cembra timberline 1900 m Larix e Picea 5000-2500 BP treeline 2300 m Pinus e Larix timberline 1900 m Abies e Larix 8000-5000 BP treeline >2300 m timberline 2300 m Pinus cembra, Betula e Larix 9000-8000 BP treeline >2300 m timberline 2300 m Pinus cembra, Pinus sylvestris e Larix 10000-9000 BP treeline >2300 m Larix timberline ? Larix 10700-10000 BP treeline 1900 m Betula timberline ? 12000-10700 BP treeline 1900 m Betula, Juniperus e Larix timberline <1900 m > 12000 BP treeline Al di sotto di 1900 m Larix e Betula timberline ? Evoluzione altitudinale spazio-temporale ... stagionale legato probabilmente allo sfruttamento minerario con tracce di attività agricola e tessile (MEZZE- NA, 1981; MEZZENA, 1997; GATTO CHANU & CERUTTI, 2003). Quindi tra 5000 e 2500 BP la treeline si abbassa defini- tivamente e, dai macroresti osservati, è composta essenzialmente da Larix e Pinus. Successivamente a 2500 BP la treeline si attesta sui 2300 m e l’ultimo macroresto vegetale è legno di Pinus tp. cembra. L’occupazione di essenze forestali in zone eleva- te, è testimoniata anche dai numerosi rinvenimenti noti per la Valle d’Aosta (MONTERIN, 1936 in CERUTTI, 1997): in particolare per la Valle di Gressoney di fronte al Ghiacciaio di Verra a 2250 m dove è stato rinvenuto un tronco di Picea abies, Pinus cembra all’Alpe Bett a 2200 m d’altitudine e all’Alpe Gabiet a 2350 m. Purtroppo per questi tronchi non è conosciuta l’età assoluta, ma secondo l’autore risalgono all’optimum climatico medioevale. L’area indagata presenta ancora delle notevoli potenzialità per studiare le correlazioni tra le attività umane e l’evoluzione del paeaggio tentando quindi di valutare l’impatto del clima rispetto alle attività umane ed apportando nuove conoscenze che possono essere integrate con quelle già note per realizzare un modello climatico previsionale. BIBLIOGRAFIA ACETI A. 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