Imp.Giannadrea-Loiacono LLEE SSUUCCCCEESSSSIIOONNII AALLLLUUVVIIOONNAALLII EE LLAACCUUSSTTRRII QQUUAATTEERRNNAARRIIEE AAFFFFIIOORRAANNTTII NNEELLLLAA MMEEDDIIAA VVAALLLLEE DDEELL FFIIUUMMEE SSIINNNNII ((AAPPPPEENNNNIINNOO MMEERRIIDDIIOONNAALLEE,, BBAASSIILLIICCAATTAA)) PPaaoolloo GGiiaannnnaannddrreeaa,, FFrraanncceessccoo LLooiiaaccoonnoo Dipartimento di Geologia e Geofisica, Università di Bari RIASSUNTO Le successioni alluvionali e lacustri quaternarie affioranti nella media valle del Fiume Sinni (Appennino Meridionale, Basilicata) - La media valle del Fiume Sinni, attraversa il settore meridionale del Bacino di Sant’Arcangelo localizzato nel settore esterno dell’Appennino Meridionale. Lungo i suoi versanti e quelli dei suoi maggiori affluenti (Fiumi Sarmento e Torrente Serrapotamo) è possi- bile osservare due successioni sedimentarie quaternarie, legate a due differenti fasi evolutive. La prima mostra i caratteri di un bacino subsidente, progressivamente colmato da depositi continentali, mentre la seconda comprende i terreni appartenenti a più ordini di ter- razzi. Questi ultimi, formati nella successiva fase di sollevamento dell’area dal Pleistocene medio al Pleistocene superiore, si presenta- no a diverse quote rispetto al fondovalle attuale. La prima successione, spessa più di 2.500 m, comprende i terreni riferiti al Bacino di S. Arcangelo (BSA), suddivisi in unità stratigrafi- che a limiti inconformi (UBSU). Le unità distinte, vengono raggruppate nei Supersintemi di M. Cotugno (SMC, Pliocene superiore), del Sinni (SS, Pliocene superiore – Pleistocene inferiore) e del Serrapotamo (SSP, Pleistocene inferiore-medio). Il più antico (SMC), discor- dante sul substrato pre-pliocenico, è costituito in gran parte da facies pelitiche di piattaforma. Il SS consiste in una spessa successione di sequenze arenacee di fronte deltizia e, nella sua parte superiore marginale, sistemi alluvionali e lacustri. Questi ultimi si sviluppavano nell’area pedemontana lungo il margine sud-occidentale del BSA. La successione termina con il SSP costituito da depositi continentali, riferiti a sistemi di fan-delta lacustre, passanti in alto a sistemi di piana alluvionale di tipo braided, i cui depositi si sviluppano in gran parte del bacino con uno spessore di poche decine di metri. La seconda successione si sviluppa a tetto di una superficie erosiva modellata sui conglomerati alluvionali del SSP. Tale successione viene suddivisa in due supersintemi, di cui il più alto (Supersintema del Bosco di Farneta, SBF, Pleistocene medio) comprende due unità terrazzate indicanti un paleo-deflusso verso i quadranti settentrionali. Il successivo Supersintema del Fosso Manga Ramelle (SMR), invece, comprende una serie di terrazzi riferiti ai bacini idrografici dei Fiumi Sinni e Sarmento. Il quadro stratigrafico che ne deriva è il risultato della combinazione delle variazioni eustatiche e dei movimenti tettonici che hanno inte- ressato il settore esterno dell’Appennino Meridionale. ABSTRACT Alluvial and lacustrine Quaternary successions in the middle Valley of Sinni River (Southern Apennine, Basilicata) – Thick terrigenous successions, mainly Quaternary in age, crop out in the middle valley of Sinni River (Southern Apennines). Two main successions are distinguished: the lower one, Pliocene to Middle Pleistocene in age, belongs to the southern part of BSA and shows a general regressi- ve trend (marine to continental). The upper one, Middle Pleistocene to Holocene in age, consists of alluvial deposits referred to terraced stages of fluvial overcutting. The BSA succession, was divided in the following three supersynthems: - The oldest Monte Cotugno Supersynthem (SMC, Upper Pliocene), overlies unconformably the pre-pliocene substratum; it is mainly composed of fine-grained shelf sediment. - The Sinni Supersynthem (SS, Late Pliocene – Lower Pleistocene) consists of thick marine delta sandstone lobes passing upward to alluvial-lacustrine deposits well cropping out in the south-western part of the area. - The uppermost Serrapotamo Supersynthem (SSP, Lower-Middle Pleistocene) consists of alluvial and lacustrine systems underlying a tabular coarse-grained body, a few ten meters thick and widely extended, interpreted as a braid plain system. An erosional surface divides the BSA succession from the terraced units. In these units two different supersynthems are distinguished. The first one (Bosco Farneta Supersynthem, SBF), located in the highest terraces, consists of alluvial deposits showing a northward palaeoflow. The second one (Fosso Manga Ramelle Supersynthem, SMR), at different heights, consists of alluvial terraced deposits, referred to the drainage basins of Sinni and Sarmento Rivers. The stratigraphic setting results from the interaction of eustatic changes and tectonic uplift of the eastern sector of southern Apennines during Pleistocene. Parole chiave: stratigrafia del Quaternario; Appennino Meridionale; analisi di bacino; discordanze stratigrafiche; supersintemi. Keywords: Quaternary stratigraphy; Southern Apennines; basin analysis; unconformity; supersynthem. Il Quaternario Italian Journal of Quaternary Sciences 1166(2), 2003, 257-267 11.. IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE Il Fiume Sinni attraversa in gran parte l’Appennino Meridionale da ovest verso est. Nel tratto inferiore dopo aver inciso profondamente la dorsale esterna dell’Appennino (Dorsale di Valsinni) il fiume percorre, con un ampia deviazione verso SE, il settore interno dell’Avanfossa Bradanica prima di sfociare nel Mare Ionio all’altezza di Policoro. Nel tratto intermedio il Fiume Sinni e i suoi maggiori affluenti, Fiume Sarmento e Torrente Serrapotamo, attraversano il settore meridio- nale del bacino plio-pleistocenico di Sant’Arcangelo (Vezzani, 1967), che rappresenta una depressione tet- tonica delimitata a SO dal Massiccio del Pollino, dal Monte Alpi e Monte Raparo e a NE dalla Dorsale di Valsinni, che separa il BSA dall’Avanfossa Bradanica (Fig.1). Le successioni conglomeratiche ed argilloso-sab- biose che hanno colmato il BSA e numerose unità ter- razzate sospese rispetto al fondovalle attuale, sono ben visibili lungo le valli principali. Le buone condizioni di affioramento consentono di ricostruire, per la presenza 258 P. Giannandrea & F. Loiacono di diverse discontinuità, un dettagliato quadro stratigrafico con unità a limiti inconformi (Salvador, 1987; 1994) che rappresenta l’oggetto del presen- te lavoro. La sovrapposizione delle unità terrazzate sulla successione sedi- mentaria del BSA, rende quest’area di notevole interesse per la ricostru- zione dell’evoluzione morfostrutturale e sedimentaria del fronte esterno dell’Appennino Lucano. Pertanto lo studio stratigrafico ha interessato sia i terreni del BSA che quelli terrazzati, le cui correlazioni sono state effettua- te in tre profili morfostratigrafici rettifi- cati, di cui due paralleli all’asse dei Fiumi Sinni e Sarmento e uno tra- sversale. 22.. IINNQQUUAADDRRAAMMEENNTTOO GGEEOOLLOOGGIICCOO RREEGGIIOONNAALLEE La catena sud-appenninica è costituita da più unità tettoniche impi- late con vergenza adriatica (Sella et al., 1992; Casero et al., 1992) sovrapposte a un thrust belt sepolto, costituito da carbonati mesozoico-terziari della “Piattaforma Apula interna”. L’insieme delle strutture menzionate forma geometrie a duplex (Finetti et al., 1996; Patacca & Scandone, 2001). Lungo il margine esterno della catena, durante il Plio-Pleistocene, si registra una intensa mobilità tettonica di tipo compressionale che determina la progressiva separazione del BSA dall’Avanfossa Bradanica. Il BSA viene interpretato sia come bacino di tipo pull-apart (Turco et al., 1990), in cui il BSA si apre per effetto di una zona di taglio trascorrente sinistra diretta NO-SE (“faglia di Montesano”), sia come piggy-back basin (Caldara et al, 1988; 1992; Hippolytte et al., 1991; 1994). In questa seconda interpretazione i diversi autori, sia pure con alcune differenze, considerano il BSA imposta- to sulle coltri appenniniche in concomitanza con la cre- scita dell’anticlinale di rampa di Tursi-Rotondella, con migrazione del depocentro sedimentario da oriente verso occidente per progressivo tilt sin-deposizionale. Un’altra interpretazione viene fornita da Patacca & Scandone (2001), che considerano piggy-back basin solo la parte alta della successione sedimentaria del BSA, mentre i termini più antichi si sarebbero deposti sulle coltri appen- niniche in un bacino aperto verso l’Avanfossa. Nel Pleistocene medio, dopo il colmamento del BSA, l’intera regione subisce un cambiamento nell’evo- luzione geodinamica (Ciaranfi et al., 1983 e Doglioni et al., 1996): le aree precedentemente in subsidenza ini- ziano a sollevarsi. Contemporaneamente nel BSA si assiste ad una variazione nel regime tettonico, con pas- saggio dallo stile compressivo a quello distensivo (Pieri et al., 1997) e alla formazione delle unità terrazzate. Il BSA, quindi, rappresenta un buon esempio in cui è possibile studiare le relazioni esistenti fra tettonica e sedimentazione. In esso sono stati eseguiti diversi studi di carattere stratigrafico (Tab. 1) di cui i primi risalgono agli anni sessanta (Vezzani, 1966; 1967; 1968, Lentini, 1967; Ogniben, 1969). In questi lavori la successione sedimentaria del BSA viene suddivisa in due cicli (ciclo pliocenico di Caliandro e ciclo suprapliocenico-infraplei- stocenico), separati da una superficie erosiva. A tetto della successione si r iconoscono le Sabbie e Conglomerati della Serra Corneta che restano, pur separati da una superficie erosiva, accorpati al ciclo superiore. Il ciclo plio-pleistocenico, in lavori eseguiti a nord della valle del Fiume Agri (Caldara et al., 1988; 1992; Pieri et al., 1994), viene successivamente suddivi- so in più unità stratigrafico-deposizionali. Le ricerche nel BSA si intensificano tra il 1996 e il 2002 ad opera di diversi gruppi di ricerca. In questi ultimi lavori (Zavala & Mutti, 1996; Zavala, 2000; Patacca & Scandone , 2001; Loiacono & Giannandrea, 2001) i diversi autori (Tab. 1) pur realizzando suddivisioni differenti per denominazio- ne stratigrafica e per gerarchia dei limiti formazionali, individuano più discontinuità utili per una suddivisione stratigrafica a limiti inconformi e separano l’unità delle Sabbie e Conglomerati di Serra Corneta dalla succes- sione di terreni attribuiti al BSA. 33.. SSTTRRAATTIIGGRRAAFFIIAA La ricostruzione stratigrafica è stata realizzata attraverso un dettagliato rilevamento geologico e l’anali- si di numerose sezioni stratigrafiche, che hanno consen- tito l’interpretazione sedimentologica dei depositi e il riconoscimento di discontinuità. Le unità distinte sono state raggruppate in due successioni stratigrafiche, che sintetizzano l’evoluzione sedimentaria dell’area. La più Fig. 1 - Carta geologica schematica del settore esterno dell’Appennino meridionale, con ubicazione della Valle del Sinni e dell’area di studio. Schematic geological map of the Southern Apennines, and location of Sinni Valley and the studied area. 259Le successioni alluvionali e lacustri quaternarie ... Tab. 1 - Nomenclatura stratigrafica del BSA e correlazioni tra lavori precedenti. Stratigraphic nomenclature of BSA and correlations. Tab. 2 - Schema stratigrafico delle successioni marine e continentali affioranti nella media valle del Fiume Sinni. Stratigraphic scheme of marine and continental units in the middle Sinni Valley. antica (Pliocene superiore – Pleistocene medio) riflet- te la fase subsidente, di un bacino progressivamente colmato con depositi conti- nentali (alluvionali e lacu- stri) (Loiacono & Giannandrea, 2001). La seconda successione (Pleistocene medio – superiore) comprende i terreni appartenenti a più ordini di terrazzi alluvionali (Tab. 2), visibili a quote differenti rispetto agli alvei attuali dei Fiumi Sinni e Sarmento. Nella suddivisione operata, i limiti di rango superiore sono stati asse- gnati a discontinuità legate a eventi che hanno sensi- bilmente modificato forma e dimensione del Bacino. Tali limiti, pertanto, non solo consentono di rico- struire le tappe fondamen- tali dell’evoluzione tettono- stratigrafica dell’area, ma sono tracciabili anche a scala regionale, nell’intera area del bacino bradanico. 260 33..11.. BBaacciinnoo ddii SSaanntt’’AArrccaannggeelloo La successione sedimentaria attribuita a questo bacino ha una età compresa fra il Pliocene superiore e il Pleistocene medio (Tab. 2) ed è costituita da depositi di ambiente marino in transizione a quelli di ambiente con- tinentale (Fig. 2). I depositi marini sono distribuiti lungo il margine nord-orientale in un’ampia fascia orientata in direzione NO-SE, mentre quelli continentali prevalgono nella metà sud-occidentale. In recenti studi questi depositi, spessi circa 2.500 m, sono stati suddivisi in unità stratigrafiche a limiti inconformi (Zavala, 2000; Patacca & Scandone, 2001; Loiacono & Giannandrea, 2001) e raggruppabili nei supersintemi di Monte Cotugno (SMC), del Sinni (SS) e del Serrapotamo (SSP) (Tab. 2). Il SMC (1 di Fig. 2), con una età riferita al Pliocene superiore (Lentini, 1967; Marino, 1992; 1994) e uno spessore di circa 900 m, rappresenta il termine più anti- co della successione sedimentaria del BSA. Esso affiora lungo il margine nord-orientale ed è costituito da argille grigio-azzurre di piattaforma, poggianti con una superfi- Fig. 2 - Carta geologica schematica del settore meridionale del BSA. Schematic geological map of the southern part of BSA. P. Giannandrea & F. Loiacono 261 cie di "maximum flooding" su depositi sabbioso-conglo- meratici di ambiente deltizio, osservati in limitati lembi di pochi metri in corrispondenza della diga di Monte Cotugno e interpretabili come termini trasgressivi sulle coltri appenniniche. Le argille di piattaforma presentano nella parte superiore, per uno spessore di alcune decina di metri, sequenze cicliche trasgressivo-regressive, caratterizza- te alla base da strati biodetritici, interpretati come eventi di sedimentazione condensata. La parte superiore del supersintema è caratteriz- zata da un sensibile incremento di facies arenacee. Il SS (Fig. 2) (Pliocene superiore - Pleistocene inferiore), comprende una successione spessa oltre 1.200 m, costituita da facies sabbiose di fronte deltizia e da facies conglomeratico-sabbioso-siltose, interpretate come parti prossimali di fan-delta marini ed elementi deposizionali di sistemi pedemontani alluvionali e lacu- stri. La superficie di separazione con il sottostante SMC è di tipo discordante erosivo ai margini del bacino e paraconcordante nel settore depocentrale. In questo secondo caso il limite è marcato dalla presenza di un corpo sabbioso deltizio prossimale intercalato ad argille grigio-azzurre di prodelta, esteso lateralmente e presen- te in tutta l’area compresa fra i Fiumi Sinni e Agri. Il SS è stato suddiviso nei Sintemi di Senise e Noepoli. Il primo (Sintema di Senise) segna l’inizio della strutturazione di un bacino allungato in direzione all'in- circa N-S in cui si accumulano sedimenti alluvionali e deltizi per uno spessore di circa 600 m. In questa fase si sono distinti “sistemi deltizi” caratterizzati da alimenta- zione puntiforme e ciclica dai quadranti orientale (Sistema di S. Giorgio Lucano), meridionale (Sistema di Cersosimo) ed occidentale (Sistema di Senise). Il Sistema di Cersosimo é costituito da conglomerati mas- sivi clasto-sostenuti, con clasti che raggiungono il metro di diametro (litofacies 2a, Fig. 2). Tali conglomerati sono interpretati come la parte sub-aerea di un ampio fan- delta marino formato lungo un margine ripido e attivo tettonicamente. I Sistemi di Senise e di Sangiorgio sono costituiti, invece, da una spessa successione di corpi sabbioso-siltoso-argillosi, con a luoghi conglomerati canalizzati, organizzati in sequenze coarsening upward (CU) spesse fino a 60 m. Tali sequenze mostrano i tipici caratteri di un sistema deltizio in cui è possibile distin- guere facies di prodelta, di fronte deltizia prossimale, distale e di piana deltizia. Nel Sintema di Noepoli, spesso circa 400 m, sepa- rato dal sottostante Sintema di Senise da una marcata superficie erosiva, prevalgono le facies alluvionali e lacustri (litofacies 3a e 3b, Fig. 2), mentre quelle marine (litofacies 3c, Fig. 2) sono confinate in una stretta fascia nel settore nord di Figura 2. Le facies conglomeratiche presenti lungo il margine meridionale del bacino, indivi- duano conoidi alluvionali (litofacies 3a, Fig. 2) progra- danti verso nord, dove sono in transizione con ambienti di piana alluvionale (litofacies 3b, Fig. 2). Questi sono rappresentati da argille e sabbie laminate, con intercala- zione di conglomerati canalizzati, indicanti paleoflussi in direzione N-O. Simili associazioni di facies (litofacies 3b, Fig. 2) si rinvengono nel settore compreso fra il Fiume Sinni e il Torrente Serrapotamo (Fig. 2); in questo secondo caso le misure di paleocorrente indicano apporti dai quadranti occidentali. La transizione alle facies marine (litofacies 3c, Fig. 2) si osserva a nord del Torrente Serrapotamo. Il contatto con il sovrastante Supersintema del Serrapotamo (Pleistocene inferiore – Pleistocene medio), rappresentato da una marcata discontinuità nel- l’ambito di facies alluvionali, coincide con una intensa attività tettonica responsabile del sollevamento della Dorsale di Valsinni. La fase tettonica determina la defini- tiva separazione del BSA dal bacino di avanfossa, il basculamento verso S-O dei terreni appena sedimentati e la migrazione nella stessa direzione del depocentro sedimentario (Fig. 3). Con la separazione del BSA, lungo il suo margine sud-occidentale, si formano blande sinclinali e si riattiva- no faglie marginali nel settore sud-orientale. In queste condizioni si sedimenta il SSP, suddiviso nei Sintemi di Francavilla e di Chiaromonte (Tab. 2, Fig. 2 e 4). Il Sintema di Francavilla, spesso circa 300 m, occupa due aree depocentrali localizzate una a nord del Torrente Serrapotamo e l’altra fra i Fiumi Sinni e Sarmento. Fig. 3 – Sezione geologica schematica (vedi figura 2 per ubicazione) attraverso la Valle del Sinni: sono visibili le principali strutture mar- ginali, i rapporti tra le principali unità stratigrafiche e le associazioni di facies più significative. Schematic cross-section (location in fig. 2) of BSA in the Sinni sector showing the main marginal tectonic structures, the relationship between main units and the lithofacies associations. Le successioni alluvionali e lacustri quaternarie ... 262 Entrambi i sub-bacini sono colmati da sedimenti lacustri, che mettono in evidenza le aree depocentrali, e da con- glomerati di conoide alluvionale nelle aree marginali. Le litofacies fini sono costituite prevalentemente da argille- siltoso-sabbiose sottilmente laminate, con a luoghi abbondanti resti vegetali. Il Sintema di Chiaromonte (5) (Fig. 2; Tab, 2), sovrapposto al primo è costituito da un corpo tabulare di conglomerato alluvionale (piana braided), molto esteso lateralmente, dello spessore medio di 60 m. Il conglo- merato si presenta massivo con stratificazione interna incrociata concava. I ciottoli sono moderatamente embriciati. Le misure di paleocorrente indicano un gene- rale apporto da SE verso NO in accordo con l’orienta- zione del bacino. I rapporti stratigrafici fra i Sintemi di Chiaromonte, Francavilla, Noepoli e Senise sono ben visibili lungo il versante sinistro del Fiume Sarmento (Fig. 4). In questo settore si osserva una sinclinale strutturata nei Sintemi di Noepoli e Senise nel cui centro sono presenti i depo- siti lacustri e alluvionali del Sintema di Francavilla, fino al colmamento della sinclinale. Superiormente è presen- te un corpo tabulare appartenente al Sintema di Chiaromonte, in rapporto discordante sul substrato pre- pliocenico e sul Sintema di Noepoli e paraconcordante sul Sintema di Francavilla. La superficie di tetto costitui- sce la superficie deposizionale di colmamento del BSA. Il corpo tabulare, infine, è interessato, a luoghi, da una marcata superficie erosiva sul quale poggia il Sintema di Serra Corneta. Fig. 4 – Profilo schematico (vedi figura 2 per ubicazione) e foto panoramiche del settore sud-occidentale del BSA in corrispondenza dello spartiacque Sinni-Sarmento. Sono visibili i rapporti tra le unità più recenti del BSA. Si notano anche le discontinuità progressive nell’unità di Noepoli, la struttura sinclinale e i rapporti tra il Sintema di Noepoli e il SSP (rappresentato dai sintemi di Francavilla e Chiaromonte) e il Sintema di Serra Corneta. Cross section through south-western sector of the studied area, showing the relationship between the uppermost units (location in fig.2). Note the compressional structure in the Noepoli Synthem and the unconformity between the Noepoli, Francavilla and Chiaromonte Synthems. At the top it is also visible the Serra Corneta Synthem. In a and b pictures panoramic views of the geometric relationships between the uppermost synthems. P. Giannandrea & F. Loiacono 33..22.. UUnniittàà aalllluuvviioonnaallii tteerrrraazzzzaattee Sulla successione sedimentaria del BSA, lungo i Fiumi Sinni e Sarmento, sono presenti numerosi terrazzi alluvionali riconducibili a più fasi di modellamento e deposizione (Fig. 5). La maggior parte dei terrazzi si concentrano nel settore nord-orientale del BSA in cui affiorano i terreni argilloso-sabbiosi, facilmente erodibili, mentre sul ver- sante meridionale ed occidentale sono visibili solo i ter- reni del Sintema di Serra Corneta posizionato tra 720 m 263 Fig. 5 – Carta geologica schematica in cui vengono distinte le unità alluvionali terrazzate dei Fiumi Sinni e Sarmento. Schematic geological map of the alluvial terraced units in the Sinni and Sarmento Valley. Le successioni alluvionali e lacustri quaternarie ... e 1.000 m s.l.m., a tetto del Sintema di Chiaromonte (Fig. 4). Le correlazioni stratigrafiche sono state realiz- zate in tre profili morfostratigrafici, di cui due paralleli all’asse dei Fiumi Sinni e Sarmento e uno trasversale (Fig. 6). L’analisi dei due profili longitudinali mostra un fondovalle digradante da SO verso NE da quota 380 m a 150 m s.l.m. per il Fiume Sinni, e da 520 m a 150 m s.l.m. per il Fiume Sarmento. Inoltre, dall’analisi compa- rata delle Figure 5 e 6 si deduce che le valli dei due fiumi cominciano a separarsi durante la fase di modella- mento successiva alla formazione del terrazzo di Piano delle Rose (compreso tra quota 510 m e 420 m s.l.m). Pertanto nella suddivisione stratigrafica operata (Tab. 2), si raggruppano i terrazzi presenti all’interno delle due valli nel Supersintema di Manga Ramelle (SMR), distinti per bacino di pertinenza, mentre quelli ubiquitari vengo- no raggruppati nel Supersintema di Bosco di Farneta (SBF) (Sintemi di Serra Corneta e di Piano delle Rose). Il Sintema di Serra Corneta, corrispondente alle “Sabbie e conglomerati di Serra Corneta” di Vezzani, (1967), è separato dalla sottostante unità da una evi- dente superficie erosiva (Fig. 4). Nel complesso l’unità è costituita da facies conglomeratiche e sabbioso-siltose, organizzate verticalmente in sequenze fining upward (FU), di ambiente alluvionale, in cui si distinguono nei settori meridionali facies di conoide alluvionale prossi- male ed intermedia passante verso nord a depositi di piana alluvionale (Celentano, 1998). Le paleocorrenti indicano apporti da sud e da ovest con deflusso verso i quadranti settentrionali. L’unità raggiunge uno spessore massimo di circa 100 m e contiene internamente diver- se superfici di erosione e paleosuoli rossastri, indicativi di fluttuazioni climatiche in cui si alternavano fasi con buona piovosità e con una stagione caldo arida a fasi con clima semiarido-arido, durante il quale potevano for- marsi paleosuoli rossastri (Amato & Dimase, 1997). La superficie sommitale del sintema appare modellata da una fase erosiva, che ha determinato il for- marsi di plateaux rapportabili ad una superficie sub-pia- neggiante, sospesa fino a 550 m sui fondovalle attuali (Amato & Dimase, 1997). L’erosione ha agito maggiormente nei settori nord- orientali del BSA, in cui prevalgono le facies argillose, formando una vasta superficie leggermente inclinata verso i quadranti nord-orientali. In questo settore, supe- riormente alla superficie di modellamento, si distingue il Sintema di Piano delle Rose, costituito da sabbie siltose rossastre prive di strutture interne, per uno spessore di 3 m circa. Tale unità visibile in corrispondenza dello spartiacque dei bacini del Fiumi Sinni e Sarmento è rife- ribile ad una unica piana alluvionale (Fig. 6). L’evoluzione successiva dell’area porta alla forma- zione del SMR il quale comprende i Sintemi di San Giorgio Lucano e di Rosaneto. Il Sintema di San Giorgio 264 Fig. 6 – Profili morfostratigrafici longitudinali e trasversali delle valli dei Fiumi Sinni e Sarmento. Longitudinal and trasversal morphostratigraphic profiles of Sinni and Sarmento Valley. P. Giannandrea & F. Loiacono Lucano raggruppa i terrazzi formati nelle prime fasi di evoluzione delle due valli, iniziata nel settore nord-orien- tale del BSA (Fig. 5; Fig. 6). Lungo il Fiume Sarmento il sintema raggruppa i Subsintemi di Timpa Selvavecchia a quota 405 m s.l.m e il Subsintema di Falconeto rileva- to tra 380 m e 300 m s.l.m., entrambi costituiti da con- glomerati sabbiosi massivi e con lieve stratificazione interna, organizzati in sequenze FU. Lungo il Fiume Sinni, invece, il Sintema di San Giorgio Lucano com- prende solo il Subsintema di Piano Codicino, tra 370 m e 300 m s.l.m., costituito da sabbie siltose laminate, con conglomerato matrice-sostenuto e stratificazione incro- ciata e piano parallela. Il successivo Sintema di Rosaneto (Fig. 6) rag- gruppa i terrazzi presenti lungo l’intero tratto esaminato dei due fiumi, sviluppati in valli più estese verso monte a causa dell’erosione regressiva. Il Sintema raggruppa: • lungo il Fiume Sarmento, i Subsintema di Carpino, tra quota 550 m e 210 m s.l.m, e di Canale del Ferro, tra 310 m e 202 m s.l.m. • lungo il Fiume Sinni, i Subsintemi di San Filippo, tra quota 410 m e 245 m s.l.m., e di Galilea, tra quota 385 m e 235 m s.l.m. I subsintemi sono costituiti da conglomerati massi- vi oppure con stratificazione interna incrociata concava. 44.. EEVVOOLLUUZZIIOONNEE MMOORRFFOOSSTTRRAATTIIGGRRAAFFIICCAA EE IIMMPPLLIICCAAZZIIOONNII TTEETTTTOONNIICCHHEE Il quadro stratigrafico prospettato in Tabella 2 con- sente di ricostruire le tappe fondamentali dell’evoluzione paleogeografica e tettonica dell’area studiata. Inizialmente, nel Pliocene superiore, l’area era completamente emersa, con un limitato alto morfologico posizionato in corrispondenza dell’attuale Dorsale di Valsinni. La sedimentazione nel BSA ha inizio nel Pliocene (Fig. 7a) superiore: sul settore esterno del bacino si impostò inizialmente un sistema deltizio, alimentato da NE, che venne rapidamente disattivato a seguito del sollevamento del livello del mare. Questo determinò la sommersione dell’alto di Valsinni e la deposizione, lungo il suo margine sud-occidentale, delle argille grigio- azzurre. La sedimentazione, inizialmente di tipo retro- gradazionale diventò successivamente di tipo aggrada- zionale. Solo nella parte alta del SMC, per qualche deci- na di metri, le frequenti oscillazioni del livello di base determinarono eventi di sedimentazione litorale. Il BSA in questa fase doveva essere aperto verso l’avanfossa sia ad est che a sud, in direzione dell’attuale Mare Ionio. Il passaggio al SS coincise con profonde modifica- 265 Fig. 7 – Schemi paleogeografici dell’evoluzione morfo-stratigrafica del settore meridionale del BSA Palaeogeographic sketches indicating the morfo-stratigraphi evolution phases of the southern part of BSA. Le successioni alluvionali e lacustri quaternarie ... zioni morfologiche del bacino, per il sollevamento del tratto sud-orientale della Dorsale di Valsinni (Fig. 7b). Contemporaneamente nel bacino si registrò un abbas- samento del livello del mare e sul margine meridionale e sud-orientale si attivarono faglie marginali a movimento prevalentemente diretto (Fig. 2; Fig. 7a). Il SS inizia con la sedimentazione di un corpo sabbioso deltizio nel set- tore depocentrale del bacino. Il graduale progredire verso nord del sollevamento della Dorsale di Valsinni e l’intensa attività tettonica registrata lungo il margine meridionale, favorirono nel bacino forti accumuli di depositi deltizi ed alluvionali, che colmarono lo spazio a disposizione. Conseguentemente si registrò la progra- dazione delle facies continentali su quelle marine, accompagnata dalla migrazione verso nord della linea di costa (Fig 7c): si generò una discontinuità riconoscibile a scala di bacino che consente di dividere il SS nei Sintemi di Senise e di Noepoli. La completa emersione della dorsale esterna seguita dal tilt verso sud-ovest dei terreni del BSA, appena sedimentati (Fig. 2), determina- rono il formarsi di ristrette aree subsidenti lungo il margi- ne sud-occidentale, in cui si concentrò la sedimentazio- ne del SSP. L’architettura delle litofacies e la presenza, a tetto dell’unità, di un corpo conglomeratico spesso poche decine di metri ed esteso lateralmente, consente di suddividere il SSP nei Sintemi di Francavilla e di Chiaromonte: il primo è costituito da depositi alluvionali e lacustri, con rapporti di facies di tipo progradazionale (Fig. 7d), il secondo da depositi alluvionali di piana brai- ded, con paleo-trasporto verso i quadranti settentrionali (Fig.7e). Il corpo tabulare molto esteso arealmente, costituente il Sintema di Chiaromonte, è indice di una forte riduzione della subsidenza e di una progradazione che preannuncia la fase di colmamento del bacino. Infatti lo sviluppo prossimale-distale delle facies ghiaio- se e sabbioso-siltose può essere condizionato da una riduzione della subsidenza nel settore prossimale, che favorirebbe la progradazione dei corpi ghiaiosi (Heller & Paola, 1992). Con il Sintema di Chiaromonte termina la subsi- denza dell’area ed inizia la fase successiva, caratteriz- zata dal progressivo sollevamento dell’intera regione durante il quale si alternarono periodi di modellamento a periodi deposizionali. La prima fase erosiva si sviluppò a tetto dei con- glomerati di Chiaromonte; a questa seguì la sedimenta- zione del Sintema di Serra Corneta (Fig. 7f), costituito da depositi alluvionali indicanti un paleo-trasporto fluvia- le verso i quadranti settentrionali. La successiva fase di modellamento agì maggiormente nel settore nord-orien- tale del BSA, dove si formò una vasta superficie erosiva digradante verso nord, impostata sulle argille grigio- azzurre più facilmente erodibili. In questo settore si è distinto il Sintema di Piano delle Rose (Fig. 7g)compre- so, insieme al precedente sintema, nel SBF. In questo periodo la valle del Fiume Sinni probabilmente era limi- tata al solo versante nord-orientale della dorsale di Valsinni. Il passaggio al successivo SMR è legato allo sviluppo del reticolo idrografico del Fiume Sinni che con un processo di erosione regressiva e sovraimposizione, incide tutta la dorsale di Valsinni fino a raggiungere i ter- reni del BSA. In questo momento iniziano a formarsi le unità terrazzate indicanti un paleo-drenaggio in direzio- ne nord-est, lungo gli alvei dei Fiumi Sinni e Sarmento. Lo sviluppo di questi terrazzi comincia nel settore nord- orientale del BSA (Fig. 7h)e prosegue verso sud-ovest (Fig. 7i) a seguito del progressivo arretramento erosivo dei versanti. BBIIBBLLIIOOGGRRAAFFIIAA Amato A. & Dimase A.C., (1997) – Caratteristiche paleoambientali ed evoluzione geomorfologica dei plateaux della media valle del Fiume Agri (Basilicata). Il Quaternario,Italian Journal of Quaternary Sciences, 1100, 213-230. Caldara M., Loiacono F., Morlotti E., Pieri P. & Sabato L. 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