L E P I O G G E D E L L A L I B I A E L ' A T T I V I T A ' S O L A R E G . GODOLI 1. Generalità. — Sino ad una diecina di anni fa, le ricerche sulle relazioni fra l'attività solare ed i fenomeni meteorologici si basavano su metodi statistici che — in ultima analisi — si riducevano ad un confronto dei diagrammi. Modernamente tali studi sfruttano l'analisi periodale dei dia- grammi che permette di determinare, per gli intervalli di tempo con- siderati, l'ampiezza e la fase delle componenti. Dal confronto delle oscillazioni elementari ottenute dall'analisi delle serie relative ai fe- nomeni solari con le oscillazioni delle serie relative ai fenomeni me- teorologici, si mettono in evidenza le relative influenze (1). Risultano evidenti i vantaggi di questo metodo di ricerca sui metodi più antichi. Va però notato che, secondo quanto ha recente- mente dimostrato Picone, il problema dell'analisi periodale è deter- minato soltanto nel caso che la funzione del tempo, sottoposta ad analisi, sia soluzione di un'equazione differenziale l i n e a r e ordinaria omogenea a coefficienti costanti (2). Inoltre per eseguire l'analisi oc- corrono serie lunghe ed omogenee. In casi particolari possono essere quindi ancora da consigliarsi i vecchi metodi statistici anche se una lunga esperienza ha dimostrato — in generale — la loro inadeguatezza specie nel caso dei caratteri pluviometrici. 2. Scopo del presente lavoro. — È stato recentemente pubblicato da A. Fàntoli, un vasto lavoro che raccoglie e rielabora tutti i dati pluviometrici della Libia (3). Sono raccolte le serie pluviometriche (intensità e frequenza) di 247 stazioni costituenti una rete che si estendeva dalla costa mediter- ranea sino al deserto libico. Le diverse serie abbracciano periodi di tempo diversi. Le più lunghe sono quelle di Bengasi (1881-1941) e Tripoli (1879-1948). Le più corte abbracciano solo pochi anni. 126 c. co DOLI Le serie hanno, in generale, diverse lacune dovute a vari fattori contingenti descritti nell'opera del Fàntoli. Alcune considerazioni aprioristiche consigliavano l'esame di que- sto materiale in relazione all'attività solare. a) L'ahhondanza delle serie pluviometriche può essere utile per fornire una media che, scevra da fattori contingenti, può rivelare con maggior chiarezza la presunta influenza dei fenomeni correlati. b) I caratteri generali si mantengono percettibili nelle piogge di tutto il Nord-Africa ( 4 ). Questo fa supporre che l'influenza dei fattori locali sia trascurabile di fronte a quella di fattori più generali eventualmente legati all'attività solare. ci Si tratta di una regione in cui il predominio dei fattori ge- nerali su quelli locali è già stalo confermato. Le ricerche sulle varia- zioni del livello del lago Victoria hanno infatti dimostrato che esse contengono il termine di Chandler della polodia ( 5 ) ed il termine undecennale dell'attività solare (°). 3. Metodo seguito. — \olendo eseguire una tale ricerca si impo- neva il metodo da applicare. Non potendosi infatti pensare di f a r e delle analisi periodali di serie in generale corte e spesso colme di la- cune si è presentata l'opportunità di elaborare il materiale con i vecchi metodi stilistici. Innanzi tutto si sono raggnippate le diverse stazioni in climi e, nell'ambito di uno stesso clima, in regioni. I meteorologi dividono la Libia in sei climi : 1) clima marittimo (M) 2) clima steppico litoraneo(SL) 3) clima steppico continentale (SC) 4) clima altipiani (A) 5) clima predesertico (P) 6ì clima desertico (D) per la completa descrizione dei quali rimandiamo all'opera del Fàn- toli. Qui basti accennare che il clima marittimo si estende per una fascia larga al massimo qualche chilometro lungo la costa libica, men- tre gli altri si susseguono nell'entroterra secondo zone orientate ap- prossimativamente lungo i paralleli. L E PIOC.OE D E L L A L I B I A E L ' A T T I V I T À S O L A R E 127 I geografi dividono poi la Libia in sette r e g i o n i : 1) regione tripolitana ( T ) 2) regione hainàda el liamra (HH) 3) regione fezzàn (F) 4) regione sirtica (S) 5) regione cirenaica (C) 6) regione inarmarica (M) 7) regione deserto libico (DL). Qui la differenziazione risulta meno netta. Però, diverse conside- razioni di natura meteorologica, morfologica, ecologica, unite al fatto cbe tali regioni banno serbato la loro denominazione anche attraverso tanti eventi storici e sovrapposizioni etniche, conducono a conside- r a r l e separatamente. Avviene così che uno stesso clima contiene più regioni e viceversa. L'influenza del sole sulle piogge della Libia è stata studiata per gli ultimi quattro cicli di attività solare dato che tutte le serie, escluse quelle di Bengasi e Tripoli —• del resto già studiate dal Fàntoli (T) —, sono contenute in questo periodo. Gli anni di minima ( m ) e massima (M) attività solare sono indi- cati nel quadro seguente: Sono state eseguite per tutte le stazioni di una stessa regione e di uno stesso clima le medie delle intensità ( i ) e delle frequenze (/) negli anni ni — 1, m, in - f - 1 ; M—1, M, M 1 e nelle triadi di minimo Tm contenenti gli anni ni — 1, m, ni + 1 e nelle triadi di massimo 7 M contenenti gli anni M—1, M, M -f- 1. Sono state quindi eseguite le differenze di queste medie nel senso massimo-minimo. Per poter discutere il significato di queste differenze alla luce 1913 1923 1933 1944 m M 1917 1928 1937 1947 128 C . C O D H L I del loro vero valore, si sono determinate per ogni regione e per ogni clima le medie pesate dei valori assoluti degli scarti Tm — ( m — 1) T m — T, „ — (ni + 1) T U — ( M — 1 ) T M — (M + l ) ove i simboli stanno ad indicare le medie a cui si riferiscono. 4. Risultati conseguiti e discussione. —• I risultati sono raccolti nelle tabelle 1, 2, 3, 4 di immediata interpretazione. In tali tabelle i numeri f r a parentesi quadre indicano il numero di stazioni a cui l e medie si riferiscono. In ogni tabella sono riportati per il confronto, nelle ultime due colonne, gli scarti delle medie relative alle intensità ed alle frequenze calcolati col metodo descritto. Per l a discussione consideriamo separatamente i dati relativi alle frequenze e quelli relativi alle intensità. INTENSITÀ Epoca — 1. — Le differenze sono tutte negative e significativa- mente rilevanti per tutti i climi ad eccezione che per il clima D. Questa anomalia può spiegarsi o considerando l'esiguo numero di stazioni — specie nell'epoca di minimo — o pensando che i carat- teri di anormalità che si distinguono per l'instabilità e che sono stret- tamente connessi coi massimi di attività solare (8), in paesi tanto aridi si possano estrinsecare solo mediante un aumento delle precipitazioni. Vedremo in seguito come la prima ipotesi sia più attendibile. Per quanto riguarda le regioni, si ha che nella regione T la dif- ferenza f r a l a quantità di pioggia caduta durante il minimo di atti- vità solare e quella caduta durante il massimo, raggiunge sempre va- lori elevati. Qui le differenze sono tanto più significative essendo mol- to numerose le stazioni ed attendibili i dati. Anche le regioni S ed M hanno differenze che si distinguono net- tamente dagli scarti. L I : P I O G G E D E L L A L I D I A E L ' A T T I V I T À S O L A R E 129 TABELLA I — Epoca — 1. minimo maHHimo muKsimt -minimo ff f i f i f i f M T 3 1 0 . 8 5 4 . 5 2 2 7 . 9 3 7 . 0 — 8 2 . 9 — 1 7 . 5 1 8 . 4 5 . 2 |14] |14| [ 1 9 ] [ 1 8 ] 1 8 . 4 5 . 2 S 2 6 2 . 2 4 2 . 0 1 3 6 . 9 3 4 . 6 — 1 2 5 . 3 — 7 . 4 2 5 . 7 4 . 5 |4| [4] [5| [ 5 ] 2 5 . 7 4 . 5 C 3 9 4 . 4 6 4 . 7 2 6 9 . 8 4 9 . 8 — 1 2 4 . 6 — 1 4 . 9 4 8 . 1 8 . 7 1*1 14] [ 1 5 | [ 1 5 ] 4 8 . 1 8 . 7 M 2 3 7 . 0 3 7 . 6 1 1 8 . 3 2 1 . 5 — 1 1 8 . 7 — 1 6 . 1 3 1 . 4 6 . 9 [ 3 ] [3] m [7] 3 1 . 4 6 . 9 Tei 3 0 7 . 5 5 2 . 1 2 1 5 . 0 3 8 . 6 — 9 2 . 5 — 1 3 . 5 2 3 . 5 5 . 7 1 2 5 ] [ 2 5 ] [46| [ 4 5 ] 2 3 . 5 5 . 7 T 3 5 3 . 8 4 8 . 5 2 5 7 . 8 3 3 . 2 — 9 6 . 0 — 1 5 . 3 4 7 . 5 5 . 3 [ 2 9 ] |29] [ 5 7 ] [ 5 3 ] 4 7 . 5 5 . 3 C 2 3 2 . 7 3 8 . 2 2 2 9 . 0 4 1 . 0 — 3 . 7 co