T E M P I D I T R A G I T T O D E L L E O N D E P * E S P E S S O R E D E L L O S T R A T O D E L G R A N I T O N E L L ' I T A L I A C E N T R A L E D. DI FILIPPO - L . MARCELLI In un lavoro precedente ( J ) abbiamo effettuato uno studio su di un terremoto con epicentro nella zona del Gran Sasso d'Italia. Inten- diamo ora valerci di alcuni dei risultati ivi conseguiti, allo scopo di eseguire ulteriori ricerche su alcune caratteristiche sismiche interes- santi l'Italia Centrale. I l terremoto, avvenuto il 5 settembre 1950, risultò avere le se- guenti coordinate geografiche epicentrali:
* u W " jm ~ R V I R ^ \ E V I
129 D. D I F I L I P P O - L . M A R C E L L I
di realizzare tale metodo, poiché dà il valore dell'angolo e di emer-
genza delle onde Pg.
ti[l + x— c ( l — x+ 2 x s i n s f t ) +
( i xy-
x sin1 li-
l U 1/ - f 2 ]'x y i - c (1 x)—cJx sili2 ti cos fl]
h « 3 0 km
I T A L I A C E N T R . ( M A R C E L L I )
E U R O P A C E N T R A L E ( C A L O I )
l ì » 3 0 km
h . 2 S
h.20
h. ìs
h » IO
h= 5
h - 1 5
5 0 150
Fig. I
2 0 0 3 0 0
km la)
I n essa h è la profondità ipocentrale, A la distanza epicentrale in
rs
k m e {} la stessa grandezza in misura angolare: x — — essendo r 0
T E M P I DI TRAGITTO D E L L E ONDE P * E S P E S S O R E DELLO STRATO DEL GRANITO 5 8 1
582 D. DI F I L I P P O - L . M A R C E L L I
il raggio terrestre ed r la distanza dell'ipocentro dal centro della
T e r r a : inoltre c è una costante, per dati tipi di onde, caratteristica
per una data zona.
Mediante la [ 1 ] conoscendo c, si possono calcolare i valori di e
in corrispondenza di determinate distanze epicentrali, per ogni pro-
F i g . 2
fondita ipocentrale. In un lavoro pubblicato da uno di noi ( 4 ) si
trovò per l'Italia centrale il valore c = 14,6531. In detto lavoro, per
contingenze relative allo stato di guerra, non comparve la tabella n. 1
cbe qui riportiamo: di essa ci si deve servire per l'applicazione del
F i g . 3
metodo nella zona suddetta. La fig. 1 rappresenta graficamente la ta-
bella. In essa gli angoli di emergenza per le varie profondità e per
varie distanze epicentrali compaiono a confronto con quelli cbe erano
stati calcolati da Caloi per l'Europa Centrale. È evidente in entrambe
le serie di curve, come l'angolo di emergenza sia una funzione sen-
sibilmente variabile con la profondità ipocentrale e con la distanza
T E M P I DI TRAGITTO D E L L E ONDE P * E S P E S S O R E DELLO S T R A T O DEL GRANITO 5 8 3
epicentrale, quest'ultima grandezza influenzando l'angolo e in maniera
molto più sensibile per l'Italia Centrale che non per l'Europa Cen-
trale. È chiaro quindi come una buona determinazione di e possa
condurre ad individuare h con molta attendibilità.
Poiché tra l'angolo vero di emergenza e e quello apparente e
sussiste la relazione
il problema si riduce a trarre dai sismogrammi il valore di 5 (sup-
ponendo naturalmente di conoscere Di - velocità delle onde longitu-
dinali dirette in superficie - e v* - velocità delle onde trasversali).
Il valore di e è dato direttamente dalla relazione
dove x2, xSÌ xKt sono le componenti verticali e orizzontali rispetti-
vamente dello spostamento del suolo (espressi in micron) relativi al
primo impeto.
L'applicazione di un tale metodo esige molto scrupolo nella de-
terminazione delle costanti strumentali e nella misura dei periodi e
delle ampiezze degli impulsi iniziali delle onde longitudinali dirette.
Offre d'altro canto il vantaggio di essere indipendente dagli even-
tuali errori dei tempi di osservazione. Un'altra accortezza occorre usa-
re nell'impiegare tale metodo : il raggio sismico, sotto l'azione degli
strati superiori può subire una deviazione, più o meno marcata, la
quale altererebbe l'angolo di emergenza. Siccome però detta altera-
zione diviene quasi trascurabile quando la stazione sismica poggia su
stratificazioni geologiche antiche e profonde, è necessario non valersi
dei dati di stazioni poggianti su stratificazioni più recenti, alluvionali.
È per questa ragione che dal nostro esame abbiamo dovuto escludere
la stazione di Roma — che pur ha delle bellissime registrazioni —
in quanto il suo sottosuolo è costituito da una spessa coltre di tufo
litoide: e per analoga ragione abbiamo dovuto scartare i begli im-
pulsi iniziali ottenuti nell'osservatorio di Rocca di Papa che poggia
su uno spesso strato di roccia lavica.
Fortunatamente abbiamo potuto usare gli elementi forniti dalla
stazione sismica di Firenze-Arcetri (la quale poggia su una zona in
cui prevalgono l'Eocene e il Pliocene - terziario -) distante dall'epicen-
tro 217,346 km. Dalle registrazioni, individuata esattamente l'onda Pg.
abbiamo effettuato con la maggior precisione possibile le misure del-
[2]
5 8 4 D. DI F I L I P P O - L . M A R C E L L I
le tre componenti relative al primo massimo dell'onda stessa, ottenen-
do i seguenti risultati:
* a = 4 , 0 V r z = l ' , 7 2
* k = 6 , 7 2 TK=2 ,1
* „ = 4 64 T n = 2 ,1
Di qui l'angolo di emergenza apparente risulta, applicando la [ 3 ]
e = 26° 36' 1 3 "
Con la [ 2 ] ? assumendo per Vi e t)« i valori da noi calcolati nella pre-
cedente nota ( ] ) (v, = v,,e — 5,46 km/sec, v2 = v,.g = 3 , 0 1 km/sec)
abbiamo trovato per l'angolo di emergenza vero il valore
e = 17° 36' 39",74
Conosciuto in tal modo e, e nota la distanza epicentrale di Fi-
1 4 0
I
sec
I
1 2 0
80
4 0
~ ? 0 0 3 0 0 4 0 0 5 0 0 6 0 0 7 0 0 8 0 0 — k m
Fig. 4
lenze, si deduce immediatamente dalla tabella n. 1 e dalla fig. 1, il
valore della profondità ipocentrale: si ha infatti
li r= 5 km
Il risultato conseguito si accorda in maniera addirittura sorprendente
con il valore di 3,2 km cbe era stato trovato precedentemente appli-
cando il metodo di Inglada alla stazione di Roma, specie se si tien
conto del fatto già altrove sottolineato che quando la profondità ipo-
centrale è molto piccola tutti i metodi risentono notevolmente degli
errori di osservazione, o strumentali. La bontà del metodo usato tro-
D r o m o c r o n a P *
T e r r e m o t o d