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Clinical Management Issues

19

Ivan Lolli 1, Antonio Logroscino 1, Simona Vallarelli 1, Maria A. Monteduro 2, Antonella Gentile 1, Giuseppe Troccoli 1

CASO CLINICO

Una donna di 47 anni viene ricoverata 
per astenia intensa, ittero mucoso cutaneo, 
emissione di urine ipercromiche, bilirubina 
totale 6,00 mg/dl, bilirubina diretta 3,80 
mg/dl, indici di citolisi epatica (GOT 872 
U/l e GPT 591 U/l) e di colestasi (fosfatasi 
alcalina 225 U/l, GGT 432 U/l); lipasi 5.317 
U/l, amilasi 2215 U/l. 

Esegue un’ecografia dell’addome che evi-
denzia una colecisti sovradistesa, con abbon-
dante sedimento a forma di sludge, coledoco 
dilatato fino alla papilla con calibro massi-
mo di 1,89 cm, dilatazione dell’emisistema 
biliare di sinistra e di destra; formazione 
disomogenea ipo-isoecogena pseudo cap-
sulata di incerta attribuzione a livello del 
tratto terminale del coledoco in corrispon-
denza della papilla.

Viene posta indicazione per ERCP (co-
langiopancreatografia retrograda endosco-

Un caso di neoplasia  
endocrina non funzionante  
del pancreas trattato con  

analogo della somatostatina

Abstract
Non functioning endocrine pancreatic tumors (NF-PETs) have absent or low hormone secretion 
without symptoms and constitue ~60% of PETs. At diagnosis more than 50% of patients have 
liver metastases and almost 40% are not candidates for radical surgery because of either locally 
advanced disease or unresectable metastases. We described the case of a 47-year-old woman 
with a pancreatic carcinoma with secondarism in the liver not suitable for radical surgery. 
Histological test of liver metastases showed positivity for endocrine well-differentiated non 
functioning carcinoma expressing receptors for somatostatin with very low proliferation index 
(Ki67 < 2%). After this diagnosis she started a specific treatment with octreotide analogues which 
achieved durable stabilization of the disease

Keywords: non functioning metastatic endocrine tumour, histological test, somatostatin 
analogues
Long lasting octreotide L AR therapy in non functioning pancreatic neuroendocrine 
carcinoma
CMI 2010; 4(Suppl. 1): 19-25

1 UO Oncologia Medica, 
Policlinico Bari

2 UO Radiodiagnostica 
Ospedaliera 1, Policlinico 
Bari

Corresponding author
Dottor Ivan Lolli
e-mail: ivanlolli1@tin.it

Caso clinico

pica) che viene eseguita con dilatazione 
meccanica della stenosi e posizionamento 
di endoprotesi biliare temporanea. 

Perché descriviamo questo caso?
L’accertamento cito-istologico delle neo-
plasie pancreatiche e delle loro metastasi 
può presentare difficoltà tecniche e inter-
pretative. Il raggiungimento di una cor-
retta diagnosi va comunque sempre perse-
guito in considerazione dei riflessi progno-
stici e terapeutici che essa comporta.
Si sottolinea inoltre l ’efficacia terapeu-
tica degli analoghi della somatostatina 
anche nelle neoplasie endocrine pancre-
atiche ben differenziate, non funzionanti 
e metastatiche, con indice proliferativo 
molto basso e alta densità recettoriale 
all ’octreoscan

Disclosure
Supplemento realizzato con il
contributo di Novartis S.p.A.



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Un caso di neoplasia endocrina non funzionante del pancreas trattato con analogo della somatostatina

La paziente viene quindi sottoposta a 
un esame di TC. La TC a tecnica spirale 
è infatti l’esame di scelta per la diagnosi e 
la stadiazione delle neoplasie pancreatiche. 
Con un’accuratezza del 95% consente di 
studiare l’estensione loco-regionale della 
malattia, l’interessamento e l’infiltrazione 
delle strutture vascolari e nervose adiacenti 
al pancreas (aspetto importante per un ap-
proccio chirurgico), la presenza di metastasi 
linfonodali e a distanza.

La TC addome eseguita nella paziente 
evidenzia, a carico della regione cefalo-pan-

le del coledoco verso la parete mediale del 
tratto discendente del duodeno. La ricostru-
zione dell’asse vascolare arterioso e venoso 
non mostra segni di infiltrazione. Vi è lieve 
ectasia del dotto pancreatico e presenza di 
stent biliare interno-interno con aerobilia del 
coledoco e dell’emisistema biliare sinistro. 
A carico del parenchima epatico si rilevano 
multiple aree di impregnazione micronodu-
lare (dimensioni massime di circa 7 mm) di 
verosimile significato ripetitivo (Figura 1).

V iene successivamente eseguita una 
RMN. Si tratta di un esame spesso esegui-
to a integrazione della TC per una migliore 
definizione dei rapporti della neoplasia con 
le strutture vascolari adiacenti e per valu-
tare la morfologia del  dotto pancreatico 
Wirsung. Ha sensibilità superiore alla TC 
nell’individuazione di secondarismi epatici 
in quanto permette la diagnosi differenziale 
tra angiomi e lesioni sostitutive.

Dalla RMN dell’addome emerge fegato 
di dimensioni ai limiti superiori della nor-
ma. In sede protesi biliare interno-interno 
con aerobilia che interessa prevalentemente 
i settori di sinistra. A livello del processo 
uncinato, nei piani dorsali, presenza di vo-
luminosa lesione solida e disomogenea che 
coinvolge il tratto distale dell’epatocoledo-
co, lambisce il Wirsung che presenta calibro 
ai limiti superiori della norma. La lesione, 
dal profilo dorsale del processo uncinato, si 
porta a ridosso delle pareti del duodeno e 
della fascia del Gerota, rispetto ai quali non 
è sempre riconoscibile il piano adiposo di 
clivaggio. Pervia la vena porta. In particola-
re la lesione non interessa i vasi mesenterici 
superiori. 

In ambito parenchimale epatico si con-
ferma la presenza di multiple minute no-
dulazioni, caratterizzate da importante 
impregnazione post-contrastografica, che 
presentano diametro variabile da pochi mm 
a 1,2 cm per ciò che concerne la maggiore 
localizzata a livello dei settori più dorsali del 
segmento VII. I reperti hanno significato di 
localizzazione (Figura 2).

L’agoaspirato di lesione epatica sotto con-
trollo ecografico e il successivo agoaspirato 
della formazione pancreatica eseguito in 
corso di ecoendoscopia risultano non signi-
ficativi ai fini diagnostici. 

L’ecoendoscopia, oltre ad essere utilizza-
ta come guida per l’agobiopsia, ha validità 
diagnostica complementare alla TC e RMN 
in quanto, evidenziando con elevato potere 
di risoluzione i diversi  strati della parete 
duodenale, consente un’accurata stadiazione 

Figura 1
TC addome eseguita 
nella paziente: 
neoformazione 
della regione cefalo-
pancreatica e 
secondarietà epatiche

Figura 2
RMN, eseguita 
nella paziente, con 
posizionamento 
endoprotesi biliare

creatica, la presenza di formazione espansi-
va solida delle dimensioni di circa 3 cm di 
significato eteroformativo. Tale formazione 
si sviluppa posteriormente al tratto termina-



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I. Lolli, A. Logroscino, S. Vallarelli, M.A. Monteduro, A. Gentile, G. Troccoli

loco-regionale (T), delle stazioni linfonodali 
(N) e lo studio dei rapporti vascolari. Ha alta 
sensibilità (fino al 100%) per le lesioni della 
testa del pancreas, circa il 60% per quelle del 
corpo e della coda, e alta specificità, ma ha 
come limite di essere fortemente operatore-
dipendente.

Si ricorre pertanto a una laparoscopia 
esplorativa. Nel corso di tale procedura si 
identifica una piccola lesione epatica so-
spetta per secondarietà al VI segmento, 
ma l’esame istologico estemporaneo, sulla 
metastasectomia eseguita, risulta non dia-
gnostico.

Si procede allora a conversione laparo-
tomica e, individuata la lesione primitiva 
pancreatica, si effettuano agoaspirati mul-
tipli in tale sede e inoltre un’ulteriore me-
tastasectomia epatica associata ad asporta-
zione di linfonodo sospetto del legamento 
gastrocolico.

L’esame citologico, eseguito sull’agobiop-
sia pancreatica, risulta non diagnostico, men-
tre il linfonodo si rivela sede di iperplasia 
linfoide a carattere reattivo.

L’esame istologico sul cuneo epatico, com-
prendente nodulo grigio-giallastro a margini 
netti del diametro di 0,6 cm, risulta positivo 
per «metastasi epatica di carcinoma endo-
crino ben differenziato». L’analisi immunoi-
stochimica risulta compatibile con la natura 
endocrina della neoplasia.

L’immunofenotipo delle cellule neoplasti-
che è riassunto in Tabella I. 

Il dosaggio dei marcatori neoplastici per 
i tumori epiteliali nel primo approccio dia-
gnostico ha evidenziato valori normali di 
CEA, Ca 19.9, TPA, Ca 125. La valutazio-
ne dei marcatori generali eseguita dopo la 
diagnosi ha evidenziato valori lievemente 
elevati di CgA (cromogranina A) e nella 
norma per NSE (enolasi neurone specifi-
ca). La valutazione dei marcatori specifici 
non è stata eseguita per assenza di sindrome 
clinica tipica.

DECORSO CLINICO E DISCUSSIONE

I tumori endocrini primitivi del pan-
creas sono neoplasie a bassa incidenza 
(0,4/100.000 individui/anno) e rappresenta-
no circa il 2% dei tumori pancreatici [1].

Sul piano clinico vengono distinti in se-
cernenti e non secernenti, a seconda che 
producano o meno sostanze peptidiche, e 
in funzionanti e non funzionanti a secon-
da che manifestino o meno una sindrome 

correlata alla sostanza o alle sostanze da 
loro prodotte.

Tra i tumori funzionanti, le entità cliniche 
maggiori sono rappresentate dalla sindro-
me ipoglicemica (insulinoma), sindrome di 
Zollinger-Ellison (gastrinoma), sindrome 
WDHA – Watery Diarrhea, Hypokalemia, 
and Achlorhydria (vipoma), sindrome da glu-
cagonoma e somatostatinoma.

La precoce insorgenza di queste sindro-
mi può consentire la diagnosi di tali forme 
morbose in una fase precoce.

I tumori non funzionanti rappresentano 
circa il 60% delle forme neuroendocrine 
a carico del pancreas e si manifestano al 
contrario con una sintomatologia del tutto 
aspecifica in fase iniziale e correlata all’effetto 
massa esercitato dalla neoplasia sulle strut-
ture circostanti in fase avanzata [2].

In più del 50% dei casi presentano meta-
stasi epatiche alla diagnosi e non sono can-
didati a chirurgia radicale per l’estensione 
locale o per la presenza di metastasi non 
resecabili in circa il 40% dei casi [3].

Nel caso descritto, è stato l’ittero il segno 
principale che ha reso possibile la diagnosi 
di una neoplasia della testa del pancreas lo-
calmente avanzata con presenza di metastasi 
epatiche multiple.

Dopo necessaria correzione dell’alterato 
transito bilio-digestivo con posizionamen-
to di protesi biliare per via endoscopica, si 
è proceduto alla messa in opera delle meto-
diche utili alla diagnosi cito-istologica della 
neoplasia.

Questa può essere resa complessa, nel caso 
del pancreas, per la localizzazione retroperi-
toneale dell’organo.

Generalmente i prelievi cito-istologici 
delle lesioni pancreatiche si eseguono per 
via percutanea sotto guida ecografica o TC 
o in corso di ecoendoscopia soprattutto per 
le lesioni a localizzazione cefalica. 

Alternativa all’esecuzione di prelievi sul 
tumore primitivo, è l’esame cito-istologico 
delle lesioni metastatiche (prevalentemente 
epatiche).

Parametro Esito

Ag epatociti (OCH1E5) Negativo 
CD56 (123C3.D5) Positivo
Cheratinociti 7 (OV/TL12/30) Negativo
Cromogranina A (DAK-A3) Negativo
Ki67 Ag prolif. (MiB1) < 2%
Serotonina 5HT (H209) Negativo
Sinaptofisina Positivo

Tabella I
Risultato delle analisi 
immunofenotipiche delle 
cellule neoplastiche



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Un caso di neoplasia endocrina non funzionante del pancreas trattato con analogo della somatostatina

Tumore endocrino  
ben differenziato

A) A comportamento benigno: confinato al pancreas, 
non angioinvasivo, di dimensioni < 2 cm, ≤ 2 mitosi x 
10 HPF, ≤ 2% di cellule Ki67 positive:
 y funzionante: insulinoma
 y non funzionante

B) A comportamento incerto: confinato al pancreas, di 
dimensioni ≥ 2 cm o angioinvasivo, o > 2 mitosi x 10 
HPF, o > 2% di cellule Ki67 positive:
 y funzionante: gastrinoma, insulinoma, glucagonoma, 

vipoma, somatostatinoma o con sindrome endocrina 
inappropriata (Cushing, acromegalia o gigantismo, 
ipercalcemia, ecc.)

 y non funzionante
Carcinoma endocrino 
ben differenziato

A basso grado di malignità, con invasione locale 
macroscopica e/o metastasi:
 y funzionante: gastrinoma, insulinoma, glucagonoma, 

vipoma, somatostatinoma o con sindrome endocrina 
inappropriata (Cushing, acromegalia o gigantismo, 
ipercalcemia, ecc)

 y non funzionante
Carcinoma endocrino 
scarsamente 
differenziato

Ad alto grado di malignità (a cellule piccole/intermedie 
o a grandi cellule)

Essi possono esitare, per difficoltà intrin-
seca alla metodica eseguita, nella disponi-
bilità per il patologo di materiale esiguo 
e insufficiente ai fini diagnostici (sotto 
l’aspetto citologico le cellule neuroendocrine 
sono facilmente distinguibili dalle altre, ma 
l’identificazione di una cellula neuroendo-
crina trasformata rispetto alla controparte 
normale può presentare delle difficoltà e ri-
sultare più laboriosa specie nelle neoplasie 
ben differenziate).

Se la diagnosi certa non è possibile per la 
difficile accessibilità della neoplasia alla pro-
cedura di campionamento bioptico, si rende 
necessario un approccio di tipo laparoscopi-
co o laparotomico, come nel nostro caso, in 
cui tale approccio ha consentito una diagnosi 
di certezza di tumore neuroendocrino.

Secondo la classificazione clinico-patolo-
gica proposta dalla World Health Organiza-
tion (WHO) (Tabella II), si trattava di un 
carcinoma endocrino ben differenziato me-
tastatico non funzionante con diagnosi con-
fermata dall’analisi immunoistochimica.

Dopo tale diagnosi veniva effettuato un 
dosaggio ematico della cromogranina A che 
evidenziava valori di 145 ng/ml (vn fino a 
100 ng/ml).

La specificità della CgA plasmatica nella 
diagnosi dei tumori neuroendocrini aumen-
ta per livelli di proteina molte volte superiori 
a quelli normali. Valori lievemente elevati, 
come nel caso descritto, vanno considerati 
con cautela e, comunque, controllati in dif-
ferenti occasioni, in quanto anche condizioni 

fisiologiche come lo stress acuto o cronico, 
l’ipoglicemia, la gravidanza o l’esercizio fisico 
possono influenzare la concentrazione della 
CgA nel sangue. Le situazioni di più frequen-
te riscontro responsabili di falsi positivi nel 
dosaggio della CgA sono l’insufficienza epa-
tica o renale, il trattamento con inibitori della 
pompa protonica o con calcio-antagonisti, 
l’ipertensione arteriosa, la presenza dell’He-
licobacter pylori e la gastrite cronica atrofica 
(nota bene: nella nostra paziente la determi-
nazione della gastrinemia alla diagnosi evi-
denziava valori nella norma). Nel follow-up 
un rapido incremento della CgA è indice di 
outcome sfavorevole e, comunque, vi è buona 
correlazione (intorno al 90%) tra risposta alla 
terapia biologica o citostatica e diminuzione 
dei livelli di CgA, mentre è intorno al 75% 
quella tra non risposta o progressione di ma-
lattia e aumento dei valori circolanti.

La maggiore o minore espressione im-
munoistochimica alla cromogranina e agli 
altri marker utilizzati nella pratica diagno-
stica può essere estremamente variabile ed 
è legata al grado di differenziazione della 
neoplasia, alla sua attività proliferativa e al 
volume della massa tumorale. Per tale motivo 
è raccomandabile l’utilizzo, nel sospetto di 
tumore neuroendocrino, di un panel di mar-
catori, selezionato a seconda della esperienza 
del patologo e della lesione in esame. Esiste 
inoltre una correlazione tra densità dei gra-
nuli secretori nel tessuto tumorale e l’espres-
sione tessutale e sierica della CgA.

Neoplasie con scarsa rappresentazione 
granulare, indipendentemente dalle dimen-
sioni, possono essere caratterizzate da scarsa 
o assente immunoreattività tessutale e da 
bassi livelli sierici di CgA.

Questo impone un atteggiamento di cau-
tela nell’interpretazione del dato relativo alla 
CgA come indicatore di diagnosi e di esten-
sione di malattia. Importante appare invece 
l’utilizzo del marcatore nel monitoraggio 
della risposta alla terapia medica.

La diagnosi di tumore endocrino non se-
cernente è spesso occasionale ed è resa dif-
ficoltosa proprio dalla mancanza di marker 
tumorali specifici. In tale contesto, pur se 
suffragata da una minore quantità di dati 
rispetto ai tumori associati a sindrome, la 
validità della CgA come marker tumorale 
si conferma soddisfacente con una sensibi-
lità che oscilla tra il 50% e il 70%. Un gua-
dagno diagnostico in termini di sensibilità 
può essere ottenuto utilizzando altri marker 
tumorali “generici” come, ad esempio, il po-
lipeptide pancreatico che, in combinazione 

Tabella II
Classificazione clinico-
patologica dei tumori 
endocrini del pancreas 
( World Health 
Organization)
HPF = High Power 
Fields; Ki67 = marker di 
proliferazione 



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I. Lolli, A. Logroscino, S. Vallarelli, M.A. Monteduro, A. Gentile, G. Troccoli

con la CgA, può fornire un incremento della 
sensibilità diagnostica nei tumori endocri-
ni digestivi non associati a sindrome fino 
al 90%.

Si procedeva quindi a completare la dia-
gnosi strumentale con tecniche di medicina 
nucleare.

La scintigrafia radiorecettoriale con analo-
ghi marcati della somatostatina (octreoscan) 
viene usata per la ricerca dei tumori neuro-
endocrini ben differenziati che esprimono i 
sottotipi recettoriali 2 e 5 della somatostatina 
(sensibili a un trattamento bioterapico con 
octreotide o lantreotide) e per il completa-
mento della stadiazione del paziente.

La scintigrafia con octreoscan con trac-
ciante 111In-DTPA pentatreotide eviden-
ziava, nella nostra paziente, un aumento 
della captazione del radio-indicatore in cor-
rispondenza di due piccole aree del fegato 
evidenti soprattutto nelle immagini Spect a 
24h (Figura 3). Il dato era compatibile con 
la presenza di tessuto ad alta espressione e 
densità di recettori per la somatostatina.

La positività dell’octreoscan nei tumori 
neuroendocrini del pancres è di circa l’80% 
e dipende dalla presenza e densità dei recet-
tori della somatostatina. L’assenza di capta-
zione pancreatica all’octreoscan nella nostra 
paziente potrebbe dipendere dalla distribu-
zione dei recettori della somatostatina sulla 
lesione primitiva evidentemente differente 
da quella presente sulle lesioni epatiche oc-
treoscan positive. L’acquisizione mediante 
octreoscan del dato funzionale della presenza 
dei recettori della somatostatina sul tumore 
primitivo e/o sulle metastasi rappresenta il 
presupposto per intraprendere la terapia con 
analoghi della somatostatina e ha valore pre-
dittivo di risposta. È importante ricordare 
che aree di accumulo patologico a carattere 
aspecifico possono verificarsi in alcune con-
dizioni quali:
 y processi flogistici linfocito-mediati;
 y tessuto cicatriziale recente;
 y essudati/trasudati;
 y gastrite atrofica;
 y noduli tiroidei;
 y milza accessoria.
Esclusa, nel nostro caso, l’opzione chirurgica 

per la diagnosi in fase avanzata e metastatica 
della neoplasia, la successiva strategia terapeu-
tica è stata condizionata dalla valutazione dei 
fattori prognostici e predittivi di responsività 
che integrano la classificazione WHO dei tu-
mori neuroendocrini: sede di insorgenza, gra-
do di differenziazione, indice di proliferazione 

cellulare, volume tumorale, presenza di ma-
lattia epatica ed extraepatica, sintomi tumore 
correlati e positività all’octreoscan [4].

Le condizioni generali della paziente, 
evidentemente compromesse dalla malattia 
diagnosticata in fase avanzata, la diagnosi di 
tumore neuroendocrino a metastatizzazione 
epatica non operabile, ben differenziato, il 
basso indice proliferativo del Ki67 (< 2%), 
la positività all’octreoscan hanno indotto alla 
scelta di un trattamento con analoghi della 
somatostatina.

Evidenze cliniche confermano l’efficacia 
degli analoghi della somatostatina sul con-
trollo della sintomatologia clinica da ipe-
rincrezione di amine e peptidi nei tumori 
neuroendocrini funzionanti.

Controverso è, invece, il loro reale impatto 
sul controllo della proliferazione tumorale 
nelle forme non funzionanti, ove una obietti-
va riduzione della massa tumorale secondo i 
criteri WHO o RECIST (Response Evalua-
tion Criteria In Solid Tumor) può dimostrar-
si in meno del 5% dei pazienti trattati con 
analoghi, a fronte di tassi di stabilizzazione 
di malattia in oltre il 50% dei casi [5].

Un possibile effetto antitumorale, secon-
dario ad attività antiproliferativa, emerge, 
inoltre, dallo studio PROMID (Placebo-
Controlled Prospective Randomized Study on 
the Antiproliferative Efficacy of Octreotide LAR 
in patients with metastatic neuroendocrine mid-
gut tumor) in cui il trattamento con octreotide 
LAR in NETs metastatici o localmente ino-
perabili, sia funzionalmente attivi che inatti-
vi, ad istologia ben differenziata, basso Ki67 
(< 2%) e con Karnofsky Performance Status 
> 60, ha determinato un significativo incre-
mento del tempo alla progressione rispetto 
al placebo (15,6 mesi vs 5,9), specialmente 

Figura 3
Octreoscan con  
111In-DTPA 
pentatreotide



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Un caso di neoplasia endocrina non funzionante del pancreas trattato con analogo della somatostatina

in caso di limitata malattia epatica (< 10%) 
e tumore primario resecabile. Una stabiliz-
zazione di malattia era osservata nel 66,7% 
dei pazienti del gruppo trattato [6].

La conclusione del caso descritto

Nel gennaio 2008 la paziente inizia la 
terapia con octreotide a rilascio prolunga-
to, LAR, 30 mg im una volta al mese, con 
controlli clinico-strumentali periodici, che, 
in caso di evidenza di progressione, avreb-
bero indotto a un differente approccio tera-
peutico (terapia loco-regionale, radioterapia 
metabolica, chemioterapia).

Il 6 giugno 2008 viene eseguita una TC 
di controllo da cui emergono: formazione 
di circa 3 cm in regione cefalo-pancreatica, 
lieve ectasia del dotto epatico e lieve dilata-
zione del coledoco e vie biliari intraepatiche, 
ridotte di numero le lesioni epatiche.

Il 4 novembre dello stesso anno, a causa 
del dislocamento della protesi temporanea, 
si procede a ERCP con sostituzione e posi-
zionamento di nuova protesi metallica de-
finitiva auto-espandibile. Tale procedura è 
complicata da episodio di pancreatite acuta 
risoltasi con terapia conservativa.

Il 21 settembre del 2009 viene eseguita 
un’altra TC in cui si evidenzia che la for-
mazione espansiva di circa 3 cm in corri-
spondenza della regione cefalo-pancreatica 
è invariata. Immodificata anche la lieve esta-
sia del dotto pancreatico. Aerobilia delle vie 
biliari intraepatiche con stent coledocico. 
Sovrapponibili per numero e dimensioni le 
focali impregnazioni epatiche.

Il trattamento con analogo della somato-
statina prosegue tuttora e risulta ben tollerato 
tranne episodi di meteorismo e diarrea saltua-
ria. La paziente, dopo oltre 20 mesi dall’inizio 
del trattamento, presenta un PS (Performance 
Status) di 90, normalizzazione della cromo-
graninemia e un quadro TC di stazionarietà 
della lesione pancreatica con riduzione di-
mensionale delle metastasi epatiche.

CONCLUSIONI

Nonostante i tumori neuroendocrini siano 
di riscontro relativamente raro nella comune 

pratica clinica, la loro precisa identificazione 
riveste notevole importanza perché essi pre-
sentano aspetti di diagnostica strumentale, 
terapia e prognosi spesso molto diversi da 
quelli della controparte neoplastica di natura 
non endocrina. Il trattamento curativo per i 
tumori neuroendocrini non funzionanti del 
pancreas è la resezione chirurgica con inten-
to radicale ove possibile.

Nel caso la chirurgia non sia proponibile, 
il trattamento medico dei tumori endocrini 
è difficile per l’eterogeneità istologica, bio-
logica e clinica di queste neoplasie in cui 
non esiste una terapia standard, ma approcci 
terapeutici differenti da adattare al singolo 
paziente [7].

Nei tumori funzionanti la priorità è quella 
di ridurre i sintomi utilizzando gli analoghi 
della somatostatina da associare a chemio-
terapia se il tumore presenta caratteristiche 
biologiche di alta aggressività. Qualora il 
fegato sia l’unica sede della malattia meta-
statica con numero di lesioni non elevato, è 
indicato un trattamento loco-regionale con 
chemioembolizzazione e termoablazione 
con radiofrequenza. Quando la malattia è 
estesa e presenta refrattarietà alla terapia 
convenzionale, si può ricorrere a una tera-
pia radiometabolica che utilizza radionuclidi 
coniugati agli analoghi della somatostatina, 
in caso di ipercaptazione alla scintigrafia 
radiorecettoriale [8].

Sensibili alla chemioterapia sono i tumo-
ri endocrini a localizzazione pancreatica sia 
nelle forme scarsamente differenziate che in 
quelle a citologia ben differenziata e a mo-
desto indice proliferativo [9].

Possono giovarsi invece di una biote-
rapia con analoghi della somatostatina, i 
carcinomi neuroendocrini pancreatici non 
funzionanti, ben differenziati, a metasta-
tizzazione epatica, se esibiscono un indice 
proliferativo molto basso (Ki67 < 2%) ed 
evidenziano una elevata densità recettoriale 
all’octreoscan.

Nel nostro caso la terapia con analoghi 
della somatostatina ha determinato un mi-
glioramento delle condizioni generali della 
paziente e consente a tutt’oggi un prolungato 
e soddisfacente controllo locale e generale 
della malattia.



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I. Lolli, A. Logroscino, S. Vallarelli, M.A. Monteduro, A. Gentile, G. Troccoli

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	Terapia con octreotide in una paziente affetta da microcitoma polmonare (SCLC)
	Daniela Adua1, Bruno Gori1, Luciano Stumbo1, Ester Del Signore1, Flavia Longo1

	Caso clinico
	Efficacia della terapia con analoghi della somatostatina sulla sopravvivenza e qualità di vita in una paziente “frail” con NET scarsamente differenziato delle vie biliari
	Marco Alì 1, Antonino D’Agostino 2, Alfio Todaro 2, Andrea Girlando 2, Marcello Ferrara 3, Rosanna Aiello 1


	Caso clinico
	Terapia protratta con octretide acetato LAR nel carcinoma neuroendocrino a larghe cellule del polmone
	Alfredo Butera 1


	Caso clinico
	Un caso di neoplasia endocrina non funzionante del pancreas trattato con analogo della somatostatina
	Ivan Lolli1, Antonio Logroscino1, Simona Vallarelli1, Maria A. Monteduro2, Antonella Gentile1, Giuseppe Troccoli1


	Caso clinico
	Trattamento del microcitoma del polmone con differenziazione neuroendocrina nel paziente anziano
	Alessandra Bearz 1, Arben Lleshi 1, Lucia Fratino 1, Silvia Venturini 1, Massimiliano Berretta 1, Umberto Tirelli 1



