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Clinical  Management  Issues   2011; 5(Suppl 1) 3

Clinical Management Issues

del mediastino. Nulla da segnalare a livello 
di fegato, milza, pancreas e reni. In sede pel-
vica presenza di un processo espansivo soli-
do, disomogeneo dopo infusione del mezzo 
di contrasto, a contorni lobulati del diame-

Caso ClInICo

Il caso clinico in esame riguarda un uomo 
di 51 anni, con anamnesi negativa per pa-
tologia degna di nota, che viene ricoverato 
alla fine del mese di ottobre 2006 per crisi 
lipotimica e dolore addominale insorto da 
alcune ore. All’esame clinico presenta addo-
me teso, trattabile, diffusamente dolente alla 
palpazione, con dolenzia più accentuata ai 
quadranti inferiori, peristalsi presente. Il pa-
ziente risulta lievemente ipoteso (PA 90/60 
mmHg) e all’ECG viene riscontrato ritmo 
sinusale regolare e Fc = 90 bpm. Gli esami di 
laboratorio risultano nei limiti della norma a 
eccezione di una moderata anemia normo-
cromica.VES 24, markers tumorali: CEA e 
Ca 19.9 nella norma.

Dopo esame ecografico dell’addome con 
riscontro di versamento endoaddominale, 
l’esame TC toraco-addominale, eseguito in 
urgenza, evidenzia: non lesioni infiltrative 
del parenchima polmonare né adenopatie 

Corresponding author
Dott. Ivan Lolli
ivanlolli1@tin.it

Caso clinico

abstract
The management of Gastrointestinal Stromal Tumours (GISTs) has evolved rapidly since 
imatinib was introduced. Surgery remains the first-line treatment for localised, primary 
GIST, but the risk for local or metastatic relapse of disease is very high. Prognostic assessment 
is a critical part of developing a treatment strategy. Perforation or rupture of a GIST to the 
abdominal cavity has a very high risk for recurrence. We described the case of a 51-year-old 
man with a haemoperitoneum caused by a ruptured primary GIST of the small intestine. After 
complete surgical resection, imatinib given for two years as adjuvant therapy achieved no disease 
progression after prolonged follow-up.

Keywords: ruptured gastrointestinal stromal tumour (GIST ), small intestine, adjuvant 
imatinib
A ruptured gastrointestinal stromal tumour of the small intestine: a case report
CMI 2011; 5(Suppl.1): 3-9

1 Oncologia Medica, 
IRCCS Saverio de Bellis, 
Castellana Grotte (BA)

2 Chirurgia Generale C. 
Righetti, Policlinico Bari

3 Anatomia Patologica, 
Policlinico Bari

4 Radiologia, IRCCS 
Saverio de Bellis, 
Castellana Grotte (BA)

5 Gastroenterologia, 
IRCCS Saverio de Bellis, 
Castellana Grotte (BA)

Ivan Lolli 1, Sergio Diotaiuti 2, Silvana Russo 3, Giovanna A. Campanella 1, 
 Nicola Giampaolo 3, Gioacchino Leandro 5, Vincenzo Defilippis 1

Un caso di tumore  
stromale gastrointestinale  

del piccolo intestino complicato 
da rottura tumorale

Perché descriviamo questo caso
Per evidenziare l ’importanza di un’at-
tenta analisi dei parametri prognostici 
di stratificazione del rischio e dei fattori 
predittivi di risposta alla terapia al fine 
di individualizzare il decorso clinico della 
malattia e personalizzare il trattamento 
mediante imatinib in adiuvante. Infatti, 
il decorso clinico dei GIST, relativamente 
indolente, è difficilmente prevedibile nel 
singolo paziente, anche dopo chirurgia 
radicale con margini negativi, a causa 
dell ’elevata tendenza alla recidiva locale 
e alla metastatizzazione di tali tumori

Disclosure
Supplemento realizzato con il
contributo di Novartis S.p.A.



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Un caso di tumore stromale gastrointestinale del piccolo intestino complicato da rottura tumorale

ne anse del tenue con presenza di livelli idro-
aerei, assenza di segni di pneumoperitoneo) 
e a procedere a intervento chirurgico d’ur-
genza. Effettuata una laparotomia mediana, 
l’esplorazione chirurgica evidenzia presenza 
di abbondante quantità di sangue libero in 
addome. Dopo toilette, la fonte del sangui-
namento è individuata in una voluminosa 
neoplasia di circa 10 cm di diametro loca-
lizzata a livello del digiuno, circa 1 metro a 
valle del Treitz, plurilobata, con profonda 
soluzione di continuo sulla superficie, in cor-
rispondenza della quale sono presenti segni 
di recente sanguinamento.

L’ansa interessata, a seguito dell’intima 
adesione tra la neoplasia e il peritoneo pre-
vescicale e parieto-colico sinistro, appare 
fissa nella pelvi e angolata, con dilatazione 
dei tratti a monte. Effettuata la lisi aderen-
ziale, la neoplasia si rivela originare dallo 
strato più superficiale della parete digiunale 
con la quale è in continuità per mezzo di un 
breve peduncolo. Si decide, pertanto, verifi-
cata la buona pervietà del lume, di eseguire 
resezione tangenziale meccanica. Risultando 
negativa l’esplorazione dei restanti visceri ad-
dominali, l’intervento è concluso con il per-
fezionamento dell’emostasi ed è ritenuto R1 
a seguito della rottura della neoplasia.

Diagnosi clinica: occlusione intestinale ed  y
emoperitoneo da rottura di voluminosa 
neoplasia digiunale (probabile GIST).
Referto istopatologico: reperto macro- y
scopico costituito da neoformazione di 
10 × 7 × 4 cm a contorni policiclici, di 
colorito grigio con screziatura rossastra in 
superficie ed ancor più in sezione con im-
portanti aspetti emorragici e necrotici.
Diagnosi istopatologica: tumore stromale  y
gastrointestinale (GIST) con prevalenti 
aspetti fusati, a rischio intermedio (loca-
lizzazione nel piccolo intestino, fino a 5 
mitosi/50 campi a forte ingrandimento, 
diametro della neoplasia fino a 10 cm) 
[1]. Sulla base della rottura tumorale, il 
paziente diventa ad alto rischio. Il patolo-
go segnala come la presenza d’importanti 
aspetti necrotico-emorragici, evidenti an-
che a livello dei margini di resezione, non 
consente un giudizio di certezza sulla ra-
dicalità dell’intervento chirurgico.
Immunofenotipo della popolazione neo- y
plastica: positivo per CD117 e, focalmen-
te, per actina del muscolo liscio; negativo 
per CD34, proteina S-100, HMB-45, de-
smina e citocheratina AE1-AE3. La fra-
zione proliferante (ki-67) è pari al 5%.

tro massimo di circa 8 × 7 cm, a verosimile 
partenza da un’ansa ileale che appare sub-
stenotica con discreta dilatazione a monte. 
Vescica regolare. Abbondante versamento in 
cavità addominale (Figura 1).

Il paziente viene sottoposto a valutazione 
endoscopica del colon risultata nella norma. 
Il peggioramento delle condizioni cliniche 
generali con anemizzazione progressiva (Hb 

Figura 1
Referto TC multistrato 
in cui si evidenzia, in 
sede pelvica, espanso 
solido e disomogeneo 
con aree colliquative 
contestuali associato a 
falda fluida contigua

Figura 2
Referto PET-TC che 
evidenzia l ’accumulo 
del radiofarmaco in sede 
parietoaddominale

da 11,5 a 9,2 g/dl nei controlli successivi), 
addome globoso e dolente su tutti i quadran-
ti, alvo chiuso a feci e gas, induce ad eseguire 
Rx diretta addome (sovradistensione di alcu-



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I. Lolli, S. Diotaiuti, S. Russo, G. A. Campanella, N. Giampaolo, G. Leandro, V. Defilippis

me di prima istanza per rilevare la presenza 
di falde fluide nella cavità peritoneale. È una 
metodica dotata di elevata sensibilità ma la 
stima dell’entità del versamento peritoneale, 
importante ai fini della scelta terapeutica, è 
spesso difficile e soggettiva. La Tomogra-
fia Computerizzata (TC) è la metodica di 
imaging dotata di maggiore affidabilità nella 
ricerca di versamenti e nella valutazione di 
parenchimi, organi cavi, mesentere e vasi. La 
TC multistrato, per la migliore qualità del-
le immagini e la possibilità di ricostruzioni 
tridimensionali, riveste un ruolo di fonda-
mentale importanza nell’identificazione e 
nella stadiazione dei GIST, permettendo di 
definire con precisione volume e rapporti 
con gli organi vicini e di individuare even-
tuali localizzazioni a distanza. Gli oncogeni 
responsabili dello sviluppo dei GIST, che, 
a seguito di mutazioni primarie, diventano 
costitutivamente attivi sono c-KIT (recet-
tore CD117) nell’80% dei casi e, in minor 
misura, PDGFRA (Platelet Derived Growth 
Factor Receptor Alpha) nel 5-10%.

Le mutazioni di KIT interessano in ordine 
decrescente di frequenza l’esone 11 (80%), 
l’esone 9 (10%), l’esone 13 (2%) e l’esone 17 
(0,5%); quelle del gene PDGFRA, l’esone 
18 (80%) e, in una quota minore, l’esone 12 
o 14. Entrambe comportano attivazione co-
stitutiva del recettore con aumento dell’at-
tività proliferativa e della crescita tumorale. 
Le mutazioni di KIT e PDGFRA sono 
mutuamente esclusive e l’attivazione di un 
gene sembra escludere quella dell’altro. In 
circa il 10% dei casi di GIST non sono pre-
senti mutazioni né di KIT, né di PDGFRA 
(GIST wild-type) [1]. L’evoluzione clinica 
di tali neoplasie, radio e chemioresistenti, 
si caratterizza per una recidività correlata 
all’indice mitotico e alle dimensioni iniziali, 
con tendenza alla diffusione che si verifica 
elettivamente a livello peritoneale ed epatico. 
La chirurgia completa, senza dissezione dei 
linfonodi clinicamente negativi, rappresenta 
il trattamento principale per i GIST localiz-
zati ed è l’unica terapia che ha dimostrato un 
impatto sulla sopravvivenza a lungo termi-
ne. L’obiettivo della chirurgia è la rimozione 
completa del tumore (da evitare la rottura 
e la disseminazione intraperitoneale), con 
margini di resezione microscopicamente 
indenni (R0). Il conseguimento di questo 
risultato rappresenta un importante fattore 
prognostico che è significativo ai fini della 
sopravvivenza (mediana di 46 mesi, in caso 
di resezione completa, contro mediana di 10 
mesi, in caso di resezione incompleta-R2) 

Analisi mutazionale: presenza di muta- y
zione dell’esone 11 (del 560-571) del gene 
c-KIT valutata mediante PCR e sequen-
ziamento diretto, nessuna mutazione degli 
esoni 9, 13, 17 e del gene PDGFR-alfa.
Il paziente inizia il trattamento in adiu- y
vante con imatinib mesilato alla dose di 
400 mg/die.
La dimissione del paziente avviene in do-

dicesima giornata dall’intervento, dopo un 
decorso postoperatorio privo di complicanze. 
La stadiazione successiva con TC total body 
risulta negativa per localizzazioni a distanza 
e la PET globale corporea eseguita in data 
11.12.06 non evidenzia patologico accumulo 
del radiofarmaco a eccezione di un’area a li-
vello parieto-addominale, in sede sottoxifoi-
dea, da riferire a esito del recente intervento 
chirurgico (Figura 2).

DIsCUssIone

I tumori stromali gastrointestinali (GIST) 
sono i più comuni tumori mesenchimali del 
tratto gastrointestinale (GI). Trattasi di neo-
plasie rare (1,5 casi/100.000 persone/anno) 
che possono insorgere in qualsiasi tratto del 
canale alimentare, dalla metà distale dell’eso-
fago alla regione ano-rettale. Sedi comuni 
sono lo stomaco (60%), il piccolo intestino 
(digiuno e ileo, 30%) e, in minor misura, il 
duodeno (5 %), il colon-retto (<5 %), l’eso-
fago, l’omento, il mesentere e il retro-peri-
toneo (< 1%) [2]. La presentazione clinica 
dei pazienti con GIST varia notevolmente in 
rapporto alla sede anatomica, all’estensione 
e all’aggressività della malattia.

In genere, i sintomi e i segni più comuni, 
ma spesso tardivi, sono: dolori addominali, 
sanguinamento gastrointestinale, anemia e 
presenza di una massa palpabile. Una quota 
rilevante di pazienti, circa il 30%, è asinto-
matica alla diagnosi e tale rimane per gran 
parte del decorso clinico della malattia [3]. 
Sviluppandosi dalla parete degli organi ga-
stroenterici, i GIST tipicamente formano 
masse di dimensioni variabili che, accre-
scendosi nella cavità addominale possono 
complicarsi determinando, come nel nostro 
caso, emorragie peritoneali, dolore addomi-
nale e anemizzazione. Tali evenienze sono 
infrequenti ma, quando si verificano, ren-
dono necessario ricorrere a una chirurgia 
d’urgenza [4,5]. Più frequentemente il san-
guinamento si verifica all’interno del lume 
intestinale con comparsa di melena, emate-
mesi e anemia. L’ecografia è, in genere, l’esa-



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Un caso di tumore stromale gastrointestinale del piccolo intestino complicato da rottura tumorale

(a parità di dimensioni e indice mitotico la 
sede gastrica si caratterizza per un compor-
tamento clinico meno aggressivo, rispetto al 
piccolo intestino). In questa classificazione 
di rischio vengono considerati 2 parametri 
per l’indice mitotico (≤ 5/50 HPF e > 5/50 
HPF), 4 classi per la dimensione del tumo-
re (≤ 2cm, > 2 ma ≤ 5cm, > 5 ma ≤ 10 cm e 
> 10 cm) e 4 localizzazioni per la sede tu-
morale (gastrica, duodenale, digiuno/ileo e 
retto) (Tabella II).

Agli estremi troviamo neoplasie a basso 
indice mitotico (< 5/50 HPF), piccole di-
mensioni (< 5 cm) e localizzazione gastrica, 
con percentuale di progressione di malattia 
e metastatizzazione < 5%, e neoplasie ad 
alto indice mitotico (> 5/50 HPF), grandi 
dimensioni (> 10 cm) e localizzazione digiu-
no ileale la cui percentuale di progressione 
e metastatizzazione è del 90% [1]. La stra-
tificazione del rischio, sia secondo Fletcher 
che Miettinen, per dimensione, sede e in-
dice mitotico, collocava il GIST del nostro 
paziente nella classe a rischio intermedio 
di comportamento maligno, ma la rottura 
spontanea del tumore, che si era verificata 
con lo spandimento emorragico in peri-
toneo, induceva a considerare la neoplasia 
ad alto rischio di recidiva. La rottura della 
neo plasia, spontanea o nel corso di manovre 
chirurgiche, infatti, per la elevata possibilità 
di impianti tumorali intra-addominali è con-
siderata fattore prognostico negativo per la 
recidiva e la diffusione peritoneale.

La complicanza appare influenzare la 
sopravvivenza indipendentemente dalle di-
mensioni del tumore e dalla conta mitotica 
e comporta l’annullamento del vantaggio 
di sopravvivenza conferito dalla resezione 
completa (il decorso clinico e la soprav-
vivenza dei pazienti con rottura tumorale 
tendono a uniformarsi a quelli dei casi di 
GIST non completamente resecati) (Tabella 

[6]. Dopo la chirurgia, la recidiva è un fe-
nomeno frequente (sopravvivenza libera da 
recidiva, RFS, del 63% a 5 anni per i GIST 
ad alto rischio completamente resecati), con 
un tempo mediano alla ricorrenza compreso 
tra 7 mesi e 2 anni [7]. Un aspetto chiave 
nell’inquadramento del paziente è, pertan-
to, la valutazione del rischio di recidiva. A 
tale scopo sono stati analizzati vari aspetti 
istopatologici e clinici utili per un giudizio 
prognostico e per una terapia mirata.

La classificazione proposta da Fletcher 
nel 2002 individuava nelle dimensioni tu-
morali e nell’indice mitotico i più rilevanti 
fattori per la stratificazione del rischio dopo 
chirurgia dei pazienti affetti da GIST con 
malattia localizzata e resecabili (Tabella I). 
Si distinguevano 4 categorie di pazienti: a 
rischio molto basso (diametro tumorale < 
2 cm e < 5 mitosi/50 campi ad alto ingran-
dimento – HPF), basso (diametro 2-5 cm e 
< 5 mitosi/50 HPF), intermedio (diametro 
≤ 5 cm e 6-10 mitosi/50 HPF oppure 5-10 
cm e ≤ 5 mitosi/50 HPF) e alto (diametro > 
5 cm e > 5 mitosi/50 HPF, oppure diame-
tro > 10 cm indipendentemente dall’indice 
mitotico, oppure > 10 mitosi/50 HPF indi-
pendentemente dalle dimensioni) [8].

Nel 2006 Miettinen e Lasota, per una più 
corretta stima del rischio di ricaduta associa-
to ai GIST, estendevano i criteri prognostici 
associando alle dimensioni e all’indice mi-
totico la sede di insorgenza della neoplasia 

Dimensioni del 
tumore (cm)

Conta mitotica (HPF)

< 5/50 HPF 5-10/50 HPF > 10/50 HPF

< 2 Molto basso Moderato Alto
2-5 Basso Moderato Alto
5-10 Moderato Alto Alto
> 10 Alto Alto Alto

Tabella I
Rischio di recidiva in 
base a dimensioni del 
tumore e conta mitotica. 
Modificata da [8]

Tabella II
Rischio di recidiva in 
base alla localizzazione. 
Modificato da [9]
* Da notare che in letteratura 
sono pochi i casi riportati 
con tali caratteristiche
° Nessun tumore di tale 
categoria è stato incluso nello 
studio. Da notare che i GIST 
del piccolo intestino e gli altri 
GIST dell’area intestinale 
mostrano una prognosi molto 
meno favorevole rispetto ai 
GIST gastrici
# Questi gruppi sono stati 
riuniti a causa del basso 
numero di casi nei singoli 
gruppi

Conta 
mitotica

Dimensione 
(cm)

Rischio di progressione (rischio di metastasi)

stomaco Digiuno e ileo Duodeno Retto

≤ 5/50 HPF ≤ 2 0% (Nessuno) 0% (Nessuno) 0% (Nessuno) 0% (Nessuno)

2-5 1,9% (Molto basso) 4,3% (Basso) 8,3% (Basso) 8,5% (Basso)

5-10 3,6% (Basso) 24% (Moderato) 34% (Alto)# 57% (Alto)#

> 10 12% (Moderato) 52% (Alto) 34% (Alto)# 57% (Alto)#

> 5/50 HPF ≤ 2 0%* 50%* ° 54% (Alto)

2-5 16% (Moderato) 73% (Alto) 50% (Alto) 52% (Alto)

5-10 55% (Alto) 85% (Alto) 86% (Alto)# 71% (Alto)#

> 10 86% (Alto) 90% (Alto) 86% (Alto)# 71% (Alto)#



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Clinical  Management  Issues   2011; 5(Suppl 1) 7

I. Lolli, S. Diotaiuti, S. Russo, G. A. Campanella, N. Giampaolo, G. Leandro, V. Defilippis

Le mutazioni di KIT a carico dell’esone 11 
hanno una buona risposta alla terapia in 
oltre l’80% dei casi, le mutazioni a carico 
dell’esone 9 presentano una risposta inter-
media, mentre le mutazioni dell’esone 13 e 
17 sono associate a scarsa risposta. Le mu-
tazioni di PDGFR esone 18 sono sensibili 
al farmaco ma la più comune mutazione di 
questo esone, a carico del codone D842V, 
è associata a resistenza e cattiva risposta. I 
GIST wild-type presentano in genere una 
scarsa risposta alla terapia.

Nel febbraio 2007 il paziente iniziava 
la terapia adiuvante con imatinib mesilato 
somministrato al dosaggio di 400 mg/die per 
due anni previa acquisizione del consenso 
informato scritto e dell’autorizzazione per 
l’uso off-label del farmaco (essendo imatinib 
indicato fino a quel momento solo nel tratta-
mento della malattia non resecabile o meta-
statica). La durata della terapia per 24 mesi 
è stato il risultato di una decisione condivisa 
con il paziente, un compromesso tra la stima 
del rischio della malattia e la disponibilità a 
sottoporsi a una terapia in via di validazione. 
A consentire il completamento della durata 
programmata della terapia ha contribuito, 
d’altro canto, la buona tollerabilità del trat-
tamento con imatinib. Non si è verificata, in-
fatti, tossicità di nessun grado, ematologica, 
gastrointestinale, del sistema epatobiliare o 
dell’apparato muscolo-scheletrico.

Gli effetti collaterali più comuni sono sta-
ti la comparsa di un modesto edema peri-
malleolare e periorbitale, ben controllato da 
una terapia diuretica a basso dosaggio e una 
moderata fatigue, più accentuata nelle prime 
settimane di trattamento che, comunque, 
non ha impedito lo svolgimento dell’abituale 
attività lavorativa. Altro disturbo riferito è 
stata la saltuaria insorgenza durante la notte 
e, soprattutto, in seguito a esercizio fisico, di 
crampi muscolari agli arti inferiori che han-

III) [10]. La rottura del tumore prima o du-
rante l’intervento chirurgico con emorragia 
intraperitoneale è, inoltre, uno dei criteri 
che definisce l’alto rischio, insieme alle di-
mensioni tumorali ≥ 10 cm e alla presenza 
di metastasi peritoneali in numero < 5, dei 
107 pazienti valutati nello studio Z9000 
dell’American College of Surgeons Oncology 
Group (ACOSOG). In questo studio mul-
ticentrico di fase II, presentato inizialmente 
al “ASCO Annual Meeting 2005” [12], la 
somministrazione di imatinib in adiuvante 
entro 12 settimane dalla chirurgia completa, 
alla dose di 400 mg/die per un anno, era ben 
tollerata e determinava un prolungamento 
della sopravvivenza libera da recidiva (RFS) 
e di quella globale (OS) rispetto ai controllo 
storico. L’OS a 1, 2 e 3 anni era rispettiva-
mente del 99%, 97% e 97% e la RFS a 1, 2 
e 3 anni era rispettivamente del 94%, 73% e 
61%. La OS mediana del controllo storico 
(sottogruppo di pazienti con GIST > 10 cm) 
era di 2 anni [13].

Nei pazienti con malattia locale avanzata 
non operabile e nei pazienti con metastasi, 
imatinib, inibitore selettivo delle tirosin chi-
nasi c-KIT e PDGFRA, ha rivoluzionato il 
paradigma di trattamento dei GIST, e rap-
presenta oggi la terapia standard in grado di 
determinare incremento della sopravvivenza 
mediana da 10-12 mesi a 57 mesi. Il successo 
terapeutico nelle fasi avanzate di malattia e la 
prospettiva, dai dati emergenti dalla lettera-
tura [14], di poter offrire al nostro paziente 
ad alto rischio benefici clinici significativi 
derivati dalla riduzione della probabilità di 
ripresa di malattia, ha costituito il razionale 
per avviare la terapia con imatinib mesilato 
in adiuvante. Altri elementi sono stati con-
siderati nella decisione terapeutica. In primo 
luogo la mancanza di informazioni circa la 
radicalità dell’intervento per l’impossibilità, 
come segnalato dal patologo, di stabilire l’in-
tegrità del margine di resezione chirurgica 
a causa degli importanti aspetti necrotico-
emorragici della neoplasia presenti anche a 
tale livello.

L’altro elemento preso in considerazione è 
stato il risultato dell’analisi mutazionale del 
gene c-KIT che evidenziava una mutazione 
(del 560-57) a carico dell’esone 11. Il tipo 
di mutazione di KIT o di PDGFRA, oltre 
a un possibile valore prognostico (mutazio-
ni puntiformi, inserzioni e le duplicazioni 
a livello esone 11 = prognosi favorevole; 
delezione codone 557-558 stesso esone = 
prognosi sfavorevole), è fattore predittivo 
di risposta alla terapia con imatinib [15,16]. 

Categoria di 
rischio

Dimensioni 
tumore (cm)

Indice mitotico 
(50/HPF)

sede primaria 
 del tumore

Molto basso < 2  ≤ 5 Qualsiasi
Basso 2,1-5 ≤ 5 Qualsiasi
Intermedio 2,1-5

< 5
5,1-10

> 5
6-10
≤ 5

Gastrico
Qualsiasi
Gastrico

Alto Qualsiasi
> 10

Qualsiasi
> 5
2,1-5
5,1-10

Qualsiasi
Qualsiasi

> 10
> 5
> 5
≤ 5

Rottura tumorale
Qualsiasi
Qualsiasi
Qualsiasi

Non gastrico
Non gastrico

Tabella III
Classificazione per la 
selezione di pazienti 
con GIST eleggibili per 
la terapia adiuvante. 
Modificata da [11]



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Clinical  Management  Issues   2011; 5(Suppl 1)8

Un caso di tumore stromale gastrointestinale del piccolo intestino complicato da rottura tumorale

tinib in adiuvante è stato approvato per i 
GIST dal U.S.Federal Drug Administration 
(FDA) nel dicembre 2008, e dall’European 
Medicine Agency (EMA) nel maggio 2009. 
Il trattamento con imatinib per almeno un 
anno è incluso nelle linee guida aggiornate 
al 2010 dell’ESMO [18] e dell’NCCN (Na-
tional Comprehensive Cancer Network) [19] 
come opzione terapeutica alternativa all’os-
servazione nei pazienti a rischio intermedio 
ed alto, dopo resezione chirurgica completa. 
Nelle stesse linee guida è riportato che la 
rottura del tumore, sia spontanea sia al mo-
mento della resezione chirurgica, dovrebbe 
essere segnalata, poiché denota un aumen-
to di rischio, indipendentemente dagli altri 
fattori prognostici. In tali casi, essendo pre-
vedibile una contaminazione del peritoneo, 
si dovrebbe assumere la presenza di malattia 
occulta a tale livello. Questo porrebbe il pa-
ziente ad alto rischio di ripresa di malattia. 
Pertanto questi casi sarebbero candidati alla 
terapia adiuvante.

I risultati degli studi SSG/AIO (pazienti 
ad alto rischio, imatinib 400 mg/die per un 
anno vs tre anni, obiettivo primario RFS) 
ed EORTC 62024 (pazienti a rischio in-
termedio-alto, imatinib 400 mg/die per 2 
anni vs osservazione, obiettivo primario 
OS) renderanno disponibili ulteriori dati 
per stabilire la durata ottimale della terapia 
adiuvante e la sua capacità di impatto sulla 
sopravvivenza globale.

no tratto beneficio dalla somministrazione di 
integratori di calcio e magnesio. Il follow-up 
è stato condotto con esami ematochimici, 
radiografia torace, TC addome ogni tre mesi 
per i primi due anni e programmato con gli 
stessi esami ogni sei mesi per i successivi tre 
anni ed annualmente dopo i cinque anni. A 
51 mesi dall’intervento chirurgico ed a 23 
mesi dal termine del trattamento adiuvante 
il paziente è libero da malattia.

ConClUsIonI

Nel 2007 lo studio Z9001 dell’American 
C o l l e g e  o f  S u r g e o n s  O n c o l o g y  G r o u p 
(ACOSO G) è stato il pr imo tr ial a 
dimostrare che imatinib, al dosaggio di 400 
mg/die per un anno, in pazienti con GIST 
localizzato di dimensioni ≥ 3 cm trattato con 
resezione chirurgica completa, migliora in 
maniera significativa la sopravvivenza libera 
da recidiva (RFS), rispetto al placebo con un 
vantaggio assoluto del 15% (98% vs 83%; p 
< 0,0001) [17]. La terapia adiuvante è stata 
in grado di ridurre il rischio di ricaduta a un 
anno dell’89%.

Non si è evidenziata alcuna differenza di 
sopravvivenza tra i 2 gruppi probabilmente a 
causa del limitato periodo di follow-up (19,7 
mesi) e del consentito cross-over a imatinib 
in caso di recidiva nel gruppo placebo. In 
base a tali risultati il trattamento con ima-

Temi aperti della terapia adiuvante
Durata ottimale del trattamento y
Selezione dei pazienti candidati a terapia adiuvante y
Dose del farmaco da utilizzare in relazione al profilo molecolare y
Previene o semplicemente ritarda la recidiva? y
Migliorerà la sopravvivenza a lungo termine? y

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	Un caso di tumore stromale gastrointestinale del piccolo intestino complicato da rottura tumorale
	Ivan Lolli 1, Sergio Diotaiuti 2, Silvana Russo 3, Giovanna A. Campanella 1, Nicola Giampaolo 3, Gioacchino Leandro 5, Vincenzo Defilippis 1

	Caso clinico
	Imatinib mesilato: trattamento adiuvante in un paziente con GIST a rischio significativo
	Giuseppe Aprile 1


	Caso clinico
	Incremento di dose di imatinib a 800 mg nel paziente con GIST in progressione con dosaggio standard: caso clinico
	Giuseppe Naso 1, Enrico Cortesi 1



