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vento chirurgico di resezione ileale [1-4]. 
Il segmento di intestino tenue asportato, 
35 cm, era sede a circa 8,5 cm da uno dei 
margini di una formazione del diametro 
di circa 7 cm a estensione transmurale, 
ulcerata sul versante luminale, infiltrante 
il tessuto adiposo mesenteriale, istolo-
gicamente corrispondente a un tumore 
stromale gastrointestinale a cellule fusate 

DESCRIZIONE DEL CASO

Il caso clinico riguarda un paziente di 
sesso maschile di 71 anni, non fumatore, 
affetto da diabete mellito in trattamento 
con antidiabetici orali da circa un decennio 
e in buon compenso. Nel luglio del 2009, 
per la comparsa di algie addominali diffuse 
a carattere crampiforme, senza alterazione 
dell’alvo, il paziente viene inviato dal me-
dico curante presso il nostro Ospedale per 
una visita chirurgica. Gli esami ematochi-
mici evidenziavano un’anemizzazione (Hb 
= 8,6 g/dl), mentre gli esami strumentali 
mostravano una neoformazione a carico 
dell’intestino tenue con un importante en-
hancement in fase arteriosa alla TAC. Dopo 
gli accertamenti pre-operatori di routine, 
tra cui, appunto, la TAC, il paziente è sta-
to sottoposto, in data 29-7-2009, a inter-

Corresponding author
Dott.ssa Lucia Tozzi
luciatozzi@live.it

Caso clinico

Abstract
We report a case of a patient with histopathologically diagnosed GIST who had undergone 
complete tumor resection for primary localized lesion. The patient has received adjuvant 
imatinib treatment  for at least two years. Studies have shown an improvement in RFS with 
1 year of adjuvant imatinib, there is no consensus on the appropriate duration of adjuvant. The 
2 year RFS rate in ACOSOG Z9000 was 73%, significantly lower than the 1 year RFS rate 
of 94%. These findings indicate that 1 year of adjuvant is likely to be insufficient, this implies 
that an extended duration of adjuvant prolongs RFS in patients with high risk of recurrence. 
The efficacy of re-challenge with imatinib in the subjects who developed recurrence after drug 
discontinuation indicates that it was probably due to insufficient treatment duration rather 
than resistence to imatinib. Waiting the results of phase III trial SSGXVIII/AIO about 3 years 
of treatment with imatinib we conclude that the better choice, for the year 2010, was to treat 
patient for at least two years.

Keywords: GIST; Adjuvant treatment; Imatinib
Appropriate durations of adjuvant imatinib in patients with high-risk gastrointestinal 
stromal tumor (GIST) the better choice, for the year 2010
CMI 2011; 5(Suppl 4): 13-16

1 IRCCS Casa Sollievo 
della Sofferenza – Unità 
Operativa Complessa di 
Oncologia, San Giovanni 
Rotondo (FG)

Lucia Tozzi 1

Considerazioni sull’appropriatezza 
della durata della terapia 

adiuvante con imatinib in un 
paziente con GIST ad alto rischio: 
la migliore scelta nell’anno 2010

Perché descriviamo questo caso
In merito alla durata del trattamento 
adiuvante con imatinib fino alla recente 
pubblicazione dei risultati dello studio 
clinico scandinavo/tedesco di fase III 
SSGXVIII/AIO, non vi erano certezze 
assolute e nemmeno unanime consenso

Disclosure
Supplemento realizzato con il
contributo di Novartis S.p.A.



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Considerazioni sull’appropriatezza della durata della terapia adiuvante con imatinib in un paziente con GIST

ed epitelioidi con un indice mitotico di 
12M:50HPF. I margini chirurgici erano 
esenti da neoplasia.

Immunofenotipo: vimentina +, CD34 
negativo, CD117 positivo, desmina nega-
tiva, alfa-SMA ++, EMA +, sinaptofisina 
negativa, proteina 100 negativa, cromogra-
nina negativa.

Analisi mutazionale: mutazione a carico 
dell’esone 11.

In base alla classificazione di Miettinen il 
paziente è stato inquadrato come GIST del 
tenue ad alto rischio di ricaduta [5].

Il decorso post-operatorio è stato regolare 
e al momento della dimissione il paziente 
era apiretico, canalizzato e si alimenta-
va regolarmente. Dopo l’intervento vi era 
stata una buona ripresa delle condizioni 
generali e in data 19-08-2009 il paziente 
iniziava l’assunzione di imatinib 400 mg/
die e prosegue tuttora il trattamento [6-9]. 
A ogni visita mensile, oltre all’esame fisico, 
il paziente effettuava esami ematochimici, 
tra cui emocromo con formula leucocitaria, 
creatinina, azotemia, GOT, GPT, fosfatasi 
alcalina. La tossicità è stata monitorata in 
accordo al CTCAE (National Cancer Insti-
tute Common Terminology Criteria), non si è 
evidenziata alcuna significativa tossicità e il 
paziente ha osservato la prescrizione senza 
particolari difficoltà. Dopo un anno di trat-
tamento il paziente è stato informato dei ri-
sultati incoraggianti nel proseguire la terapia 
per almeno due anni e di comune accordo 
si è deciso di prolungare il trattamento. Il 
follow-up è stato regolare e l’ultima TAC, 
effettuata il 03-06-2011, mostra che il pa-
ziente è tuttora libero da malattia.

Domande da porsi
 y Qual è la durata ottimale del trattamento 
adiuvante con imatinib?

 y Imatinib adiuvante influenzerà la rispo-
sta al farmaco una volta che questo venga 
reintrodotto nella fase metastatica?

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI

L’efficacia di imatinib in adiuvante per un 
anno è stata validata dai risultati dello studio 
clinico ACOSOG Z9001, che hanno dimo-
strato un significativo miglioramento nella 
sopravvivenza libera da recidiva (RFS) nei 
pazienti con GIST localizzato superiore di 
3 cm e hanno portato, nel dicembre 2008, 
all’approvazione da parte dell’FDA dell’uti-
lizzo di imatinib in adiuvante [10].

Successivamente anche l’EMEA ha dato 
parere positivo all’indicazione per uso adiu-
vante di imatinib in pazienti adulti con ri-
schio significativo di recidiva dopo chirur-
gia nei GIST Kit-positivi. I pazienti con 
rischio basso o molto basso non sono can-
didati alla terapia adiuvante. Non vi erano, 
tuttavia, indicazioni certe sulla durata del 
trattamento.

La decisione, condivisa con il paziente, 
di estendere il trattamento almeno per due 
anni era stata suffragata da considerazioni 
indirette ricavate dalla letteratura.

Difatti il RFS rate nello studio ACOSOG 
Z9000 era al secondo anno del 73%, note-
volmente più basso rispetto al primo anno 
(94%), ciò indicava che un anno di terapia 
adiuvante con imatinib è praticamente in-
sufficiente e suggeriva che l’estensione del-
la durata della terapia adiuvante prolunga 
l’RFS in pazienti ad alto rischio di recidiva 
[6,11].

L’efficacia della re-challenge con imatinib 
in soggetti che sviluppano recidiva dopo l’in-
terruzione del farmaco, indica infatti che la 
ripresa di malattia è probabilmente dovuta 
all’insufficiente durata del trattamento piut-
tosto che alla resistenza a imatinib. Anche 
le linee guida del National Comprehensive 
Cancer Network già nel 2009 [12] suggeri-
vano che la durata della terapia adiuvante 
dovrebbe essere ≥ 12 mesi nei pazienti con 
rischio intermedio o alto di ricaduta e che 
i pazienti con elevato rischio potevano ne-
cessitare di un periodo più lungo di tratta-
mento. Possiamo concludere che la miglio-
re scelta terapeutica, per l’anno 2010, era 

Figura 1
Disegno dello studio 
SSGXVIII/AIO [13]



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L. Tozzi

pertanto quella di trattare il paziente per 
almeno due anni.

Attualmente abbiamo delle chiare indica-
zioni sulla durata ottimale del trattamento 
adiuvante dai risultati dello studio clinico 
scandinavo/tedesco di fase III SSGXVIII/
AIO che sono stati presentati all’ASCO nel 
giugno 2011 a Chicago [13]. Questo studio 
ha analizzato i pazienti con GIST ad alto 
rischio di recidiva trattati per 1 anno con 
terapia adiuvante versus i pazienti trattati 
per 3 anni (Figura 1). Obiettivo primario 
dello studio era valutare la RFS (Recurrence-
Free Survival), cioè il periodo di tempo dalla 
randomizzazione alla comparsa di recidiva 
di malattia o morte. Dal 2004 al 2008, 400 
pazienti sono stati inclusi nello studio e sono 
stati trattati con 400 mg/die di imatinib; il 

Figura 3
Sopravvivenza globale 
dopo 1 anno vs 3 anni 
di terapia adiuvante 
con imatinib [13]

Figura 2
RFS dopo 1 anno vs 3 
anni di terapia adiuvante 
con imatinib [13]

follow-up mediano è stato di 54 mesi (qua-
si 4 anni e mezzo). I risultati mostrano che 
dopo cinque anni il 66% dei pazienti trattati 
con imatinib per 3 anni è rimasto libero da 
recidiva rispetto al 48% che aveva ricevuto 
imatinib per 1 solo anno, con un chiaro van-
taggio per la terapia adiuvante condotta per 
3 anni (Figura 2). Inoltre, osservando anche 
il dato di sopravvivenza globale (endpoint 
secondario), emerge un vantaggio per il 
92% dei pazienti trattati con imatinib adiu-
vante per 3 anni, rispetto all’82% che aveva 
ricevuto imatinib in adiuvante per 1 solo 
anno (Figura 3). I risultati finali di questo 
studio indicano, quindi, un nuovo standard 
di 3 anni per la terapia con imatinib adiu-
vante nei pazienti con GIST ad alto rischio 
di recidiva.



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Considerazioni sull’appropriatezza della durata della terapia adiuvante con imatinib in un paziente con GIST

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Oncol 2007; 25: 10016

Risposte ai quesiti emersi
 y Secondo i risultati di un recente studio il nuovo standard di terapia con imatinib adiu-
vante nei pazienti con GIST ad alto rischio di recidiva è di 3 anni

 y Non è ancora chiaro l ’impatto del trattamento adiuvante sulla risposta a imatinib al 
momento di una eventuale recidiva. Molto rassicurante è l ’osservazione che la risposta 
e il controllo del tumore si sono avuti in quasi tutti i pazienti che, dopo aver interrotto 
imatinib nello studio francese BFR14, successivamente lo hanno ripreso [14]. Un para-
metro essenziale da valutare negli studi clinici sull ’adiuvante sarà, perciò, il tempo alla 
comparsa della resistenza secondaria nella malattia avanzata nel paziente trattato per 
recidiva dopo aver eseguito la terapia adiuvante


	Ottimizzazione della dose di imatinib a seguito della progressione della malattia in un paziente con GIST metastatico
	Mariangela Parodi 1, Monica Boitano 1, Luciano Canobbio 1

	Caso clinico
	Imatinib adiuvante in paziente con GIST ad alto rischio di comportamento maligno definito in base a parametri clinici, istologici e genotipo tumorale
	Patrizia Lista 1, Agostino Ponzetti 1


	Caso clinico
	Considerazioni sull’appropriatezza della durata della terapia adiuvante con imatinib in un paziente con GIST ad alto rischio: la migliore scelta nell’anno 2010
	Lucia Tozzi 1



