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Clinical Management Issues

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Roberta Re 1

si verificherebbe in pazienti a cui era stata 
formulata la diagnosi di TEV ed era quindi 
stata intrapresa terapia specifica; inoltre più 
del 75% dei casi di EP fatale avvengono in 
pazienti non chirurgici [3].

È interessante sottolineare che tali de-
cessi sono superiori alle morti per HIV, per 
neoplasia della prostata o della mammella 
oppure dovute a incidenti stradali. 

Poiché la profilassi del TEV è efficace, 
sufficientemente conosciuta e facilmente 
disponibile, si può pensare che almeno i casi 
secondari al ricovero ospedaliero si potreb-
bero prevenire, evitando addirittura i 3/4 
circa delle morti TEV-correlate. È ormai 
noto come il tipo, il dosaggio e la durata de-
gli interventi utilizzati possano significativa-
mente modificare l’outcome della profilassi 
tromboembolica [4,5].

Il TEV non solo è gravato da elevata mor-
talità ma implica anche un notevole impatto 
in termini assistenziali e di allocazione di 
risorse, anche e soprattutto per i casi non 

IntroduzIone 

Il tromboembolismo venoso (TEV ) è una 
delle principali cause di mortalità e morbilità 
nei pazienti ospedalizzati [1,2]. L’incidenza 
di malattia varia da 70 a 117 casi per 100.000 
abitanti all’anno e cresce con l’aumentare 
dell’età e con l’aumentare di fattori di rischio 
concomitanti. I pazienti internistici, a diffe-
renza di quelli chirurgici in cui il rischio di 
TEV è maggiormente standardizzato e co-
nosciuto, e che quindi vengono sottoposti a 
profilassi tromboembolica in modo sistema-
tico, sono molto eterogenei, spesso affetti da 
polipatologie e a volte anche con più malattie 
croniche e acute concomitanti per cui è mol-
to più difficile stimare il rischio o stabilire 
una correlazione causale e temporale tra la 
patologia e l’insorgenza di TEV.

Dei decessi dovuti a TEV si stima che il 
93% sia dovuto a morte improvvisa per em-
bolia polmonare (EP) come conseguenza di 
TEV non diagnosticato, mentre solo il 7% 

Malattia tromboembolica  
e broncopneumopatia  

cronica ostruttiva

Abstract
Venous thromboembolism is still a leading cause of mortality and morbidity for hospitalised 
patients. While the awareness of the risk for thromboembolic complications for surgical patients is 
high, and effective prophylactic treatment is normally and systematically prescribed, the situation 
is very different regarding patients admitted in a internal medical ward. Only recently the 
usefulness of prophylactic treatment was recognised also for medical patients. A thromboembolic 
event can be a life threatening complication especially for people affected by chronic obstructive 
pulmonary disease (COPD) that represents a significant part of medical hospitalised patients. 
Moreover symptoms and signs related to the chronic pulmonary disease can be confusing factors 
that may delay a timely and correct diagnosis of a thromboembolic complication.

Keywords: thromboembolic disease, chronic obstructive pulmonary disease, acute exacerbation, 
dyspnea
Thromboembolic disease and chronic obstructive pulmonary disease
CMI 2010; 4(Suppl. 3): 55-61

1 Medicina generale II.  
ASU Maggiore della 
Carità, Novara

Corresponding author 
Dott.ssa Roberta Re 
roberta.re@tin.it

Caso clinico

Numero 
articolo 

9

Rubrica Caso clinico
Titolo Malattia tromboembolica e broncopneumopatia cronica ostruttiva
Titolo inglese Thromboembolic disease and chronic obstructive pulmonary disease
Autori Roberta Re 1
Affiliazione 1 Medicina generale II. ASU Maggiore della Carità- Novara
Abstract Venous Thromboembolism is still a leading cause of mortality and morbidity for hospitalized patients. 

While the awareness of the risk for thromboembolic complications for surgical patients is high, and ef-
fective prophylactic treatment is normally and systematically prescribed, the situation is very different 
regarding patients admitted in a internal medical ward. Only recently the usefulness of prophylactic 
treatment was recognised also for medical patients. A thromboembolic event can be a life threatening 
complication especially for people affected by chronic obstructive pulmonary disease (COPD) that rep-
resent a significant part of medical hospitalized patients. Moreover symptoms and signs related to the 
chronic pulmonary disease can be confusing factors that may delay a timely and correct diagnosis of a 
thromboembolic complication.

Keywords thromboembolic disease, chronic obstructive pulmonary disease, acute exacerbation, dyspnea
Corresponding 
author



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Malattia tromboembolica e broncopneumopatia cronica ostruttiva

fatali, perché la gestione (sia in ospedale 
sia successivamente nel post-ospedaliero) 
risulta spesso impegnativa e anche gravata 
dal rischio di complicanze come emorragie 
(maggiori e non) correlate all’uso della te-
rapia anticoagulante, la recidiva del TEV e 
la sindrome post-trombotica [6,7].

Tra le patologie che più frequentemente 
predispongono all’insorgenza di malattia 
tromboembolica vi è sicuramente la riacu-
tizzazione della bronchite cronica; infatti i 
pazienti con BPCO riacutizzata sono con-
siderati almeno a “rischio moderato” a causa 
della concomitanza di fattori di rischio quali 
la flogosi, l’immobilizzazione, la compromis-
sione ventricolare destra, la policitemia o la 
disidratazione.

In generale le malattie dell’apparato respi-
ratorio rappresentano la terza causa di morte 
in Italia, dopo le malattie cardiovascolari e 
le neoplasie. L’interesse nei confronti delle 
broncopneumopatie è dovuto all’impatto 
di tale patologia sulla società, ed è correlato 
all’incremento del numero dei fumatori e 
alla sempre più precoce attitudine al fumo in 
classi di età anche molto giovani. La morbili-
tà è prevista in notevole aumento nel mondo 
con uno spostamento dal 12° al 6° posto; in 
termini di ricoveri ospedalieri in Italia i casi 
di BPCO risultano al 7° posto (secondo dati 
ISTAT 2003). 

L’analisi degli studi dimostra un’elevata 
prevalenza di embolia polmonare nei pazienti 
che sono ospedalizzati per una BPCO riacu-
tizzata. Infatti circa un paziente ogni quattro 
ricoverati per una BPCO e studiati per la 
presenza di una manifestazione trombo-em-
bolica, presenta una embolia polmonare. 

In maggior dettaglio si dimostra, negli 
studi che hanno considerato tutti i pazienti 
con BPCO, senza differenza fra sogget-
ti ospedalizzati o trattati a domicilio, una 
prevalenza complessiva di EP del 19,9% 
(95% CI, 6,7-33,0%; p = 0,014). Conside-
rando solo i pazienti con BPCO ricoverati 
in ospedale la prevalenza era maggiore, pari 
al 24,7% (95% CI, 17,9-31,4%; p = 0,001). 
In generale la prevalenza di trombosi ve-
nosa profonda è inferiore rispetto a quella 
dell’embolia polmonare e pari al 12,4% (95% 
CI, -2,2-27,1%; p = 0,074). La prevalenza 
è maggiore se si considerano solo i pazienti 
ricoverati, arrivando al 16,6% (95% CI, 1,1-
32,1%; p = 0,044) [8].

La BPCO è causa di circa il 50% delle 
morti per malattie dell’apparato respirato-
rio, interessa le fasce di età più avanzate ed 
è 2-3 volte maggiore nei maschi rispetto alle 

femmine, ma è in aumento anche tra queste 
ultime. Le comorbilità hanno un importan-
te effetto sulla prognosi del paziente con 
BPCO. L’insufficienza respiratoria progres-
siva spiega solo un terzo circa della morta-
lità legata alla BPCO; quindi fattori diversi 
dalla progressione della malattia polmonare 
devono avere un ruolo di rilievo.

I decessi dei pazienti con BPCO avvengo-
no prevalentemente a causa delle comorbilità 
piuttosto che per la BPCO in sé. Nei pazienti 
affetti da BPCO il 40-50% dei casi di morte 
è imputabile a cause cardiovascolari; infatti 
almeno 1/3 dei pazienti affetti da cardiopatie 
è affetto anche da BPCO, che ne aumenta 
il rischio di morte [9]. Tra le principali co-
morbilità si possono elencare l’insufficienza 
cardiaca cronica, la cardiopatia ischemica, la 
vasculopatia periferica, l’embolia polmonare, 
le aritmie, le neoplasie polmonari, il diabete 
mellito, l’osteoporosi e la sindrome depres-
siva. In generale la malattia neoplastica e lo 
scompenso cardiaco congestizio paiono es-
sere le comorbilità più frequenti nei pazienti 
con BPCO e TVP [10].

L’embolia polmonare giustifica da sola 
circa il 10% dei decessi nei pazienti bron-
copneumopatici ma è stata riscontrata post 
mortem nel 28-51% dei casi [11]; ovviamente 
ciò non significa che sia stata la primitiva 
causa di morte, ma che in qualche modo 
possa aver contribuito a peggiorare una 
situazione emodinamica e respiratoria già 
compromessa. Inoltre non è mai stato dimo-
strato che età, valori di emoglobina o ema-
tocrito, pO2, pCO2, pH, FEV1, VC o valori 
differenti nelle scale della dispnea potessero 
in qualche modo predire il maggior rischio 
di sviluppare una trombosi venosa profonda 
[12]. Purtroppo però il sospetto clinico viene 
posto solo in circa il 50% dei casi e non sono 
descritti sintomi specifici in quanto spesso 
essi sono sovrapponibili a quelli caratteristici 
della BPCO stessa: da qui l’importanza del 
sospetto clinico di embolia polmonare nei 
pazienti broncopneumopatici.

CAso ClInICo

Un uomo di 65 anni lamenta da 5-6 giorni 
dispnea peggiorata dallo sforzo anche mo-
desto, ma non ortopnea, presenza di febbre 
(38 °C) accompagnata da tosse produttiva 
con escreato giallastro. Il medico curante 
aveva posto diagnosi di bronchite acuta con 
caratteristiche asmatiformi e aveva prescrit-
to terapia antibiotica con amoxicillina-acido 



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R. Re

clavulanico, mucolitici in sciroppo e terapia 
cortisonica per os (prednisone = 25 mg 1 
cpr/die).

Per la persistenza di febbre, dispnea ingrave-
scente con tosse produttiva ed escreato striato 
di sangue, il paziente si reca in Dipartimento 
di Emergenza e Accettazione (DEA).

In anamnesi vengono riferiti diabete mel-
lito in terapia solo dietetica, ipertensione ar-
teriosa, forte fumatore da circa 40 anni; rife-
risce inoltre allergia ad acido acetilsalicilico e 
nichel. In DEA al paziente viene assegnato 
un codice giallo: infatti è tachicardico (FC 
= 120/min) e tachipnoico (FR = 30/min), 
febbrile (temperatura corporea = 38 °C), 
utilizza i muscoli accessori ed è inoltre pre-
sente insufficienza respiratoria (SatO2 = 85% 
AA); obiettivamente il murmure vescicolare 
è ridotto alla base polmonare di sinistra con 
espirazione prolungata, sono presenti anche 
ronchi, sibili e gemiti diffusi. Alla radiogra-
fia del torace non si evidenziano adden-
samenti polmonari ma solo ispessimento 
della trama come per fenomeni bronchitici 
e peri-bronchitici; dagli esami ematici emer-
ge leucocitosi neutrofila (globuli bianchi = 
18.000/mm3; neutrofili = 87%), incremento 
degli indici di flogosi (PCR = 9,8), scom-
penso glicemico (glicemia 305 mg/dl) mo-
desta insufficienza renale (creatinina = 1,5 
mg/dl), D-dimero ai limiti di significatività 
(550 µg/l). All’emogasanalisi modesta aci-
dosi respiratoria con IR tipo II (pH = 7,33; 
pCO2 = 50 mmHg; pO2 = 47; bicarbonati = 
29; SatO2 = 85%; lattati = 2,2).

Il paziente viene quindi ricoverato con 
diagnosi di “bronchite cronica riacutizzata” 
e trattato con terapia antibiotica ad ampio 
spettro (amoxicillina-acido clavulanico e le-
vofloxacina) salbutamolo, ossitropio e steroi-
di inalatori, steroidi per os (prednisone = 50 
mg), antipiretici, idratazione, insulina rapida 
ai pasti, ossigenoterapia con maschera Ven-
turi al 40% con però solo modesto miglio-
ramento dei sintomi e SatO2 che raggiunge 
91% AA. 

Quindi, effettuando un’attenta analisi del 
caso clinico si può fissare l’attenzione su al-
cuni importanti dati: il paziente ha plurimi 
fattori di rischio ed è affetto da malattia 
medica acuta; inoltre è stato allettato per 
bronchite. È quindi lecito sospettare una 
complicanza tromboembolica.

Il paziente però ha riferito come dato 
anamnestico di essere allergico a FANS 
e nichel per cui non potrebbe effettuare 
angio-TC in regime d’urgenza in assoluta 
sicurezza. Per tale motivo si esegue un eco-

A seguire, per cercare di porre una diagno-
si precisa viene eseguita anche una scinti-
grafia polmonare perfusoria che evidenzia 
un «diffuso difetto di perfusione privo di 
chiaro aspetto segmentario con diffuse di-
somogeneità bilaterali. Quadro compatibile 
con probabilità intermedia-indeterminata» 
(Figura 2). Il paziente, alla luce dell’alto so-
spetto diagnostico viene comunque trattato 
con fondaparinux a dose anti-coagulante (7,5 
U 1 fl/sc die) e inizia preparazione per pa-
zienti allergici con cortisone ad alto dosaggio 
per effettuare 24 ore dopo TC con mezzo di 
contrasto (mdc) (Figura 1). La TC torace dà 

Figura 1
TC torace con mezzo di 
contrasto effettuata dal 
paziente

Figura 2
Esiti della scintigrafia 
polmonare del paziente

cardiogramma al letto del malato che evi-
denzia un quadro di dilatazione delle camere 
destre con ipertrofia della parete del ventri-
colo destro, ipertensione polmonare (PAPS 
= 48 mmHg) ma non segno di Mc Con-
nell (verosimile cuore polmonare cronico). 



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Malattia tromboembolica e broncopneumopatia cronica ostruttiva

finalmente conferma ai nostri sospetti: infatti 
evidenzia «la presenza di trombi in arteria 
polmonare destra, a livello dell’arteria seg-
mentaria anteriore del lobo inferiore sinistro, 
dell’arteria lingulare e in corrispondenza del 
ramo lobare inferiore dell’arteria polmonare 
sinistra». Il paziente ha iniziato warfarin in 
I giornata e le sue condizioni sono progres-
sivamente migliorate; l’eco-colordoppler arti 
inferiori eseguito a completamento diagno-
stico ha evidenziato TVP femorale comune 
sinistra. L’EGA alla dimissione e le prove di 
funzionalità respiratoria hanno evidenziato 
un quadro misconosciuto di bronchite croni-
ca con IR di tipo II e ostruzione moderata.

dIsCussIone

La maggior parte dei pazienti che quo-
tidianamente affolla le nostre Divisioni di 
Medicina Interna presenta numerosi e fre-
quenti fattori di rischio per la comparsa di 
malattia tromboembolica: per questo motivo, 
se non sussistono controindicazioni, la pro-
filassi tromboembolica dovrebbe almeno es-
sere presa in considerazione all’ammissione 
in reparto dei nuovi pazienti ricoverati. Tra 
i fattori di rischio più frequenti:

predisposizione congenita;  y
interventi chirurgici e traumi; y
diabete mellito; y
porpora trombocitopenica trombotica; y
malattie infiammatorie intestinali; y
uso di contraccettivi orali o terapia sosti- y
tutiva ormonale;
insufficienza venosa cronica; y
obesità; y
sepsi; y
scompenso cardiaco e cardiopatie; y
iperlipidemia; y
iperviscosità; y
tumori e malattie mieloproliferative; y
patologie autoimmuni;  y
sindrome nefrosica; y
gravidanza e puerperio; y
fumo; y
età avanzata; y
immobilizzazione prolungata (ictus). y
Un fattore frequentemente fuorviante è 

la presentazione clinica dell’embolia pol-
monare: infatti tra i segni e sintomi più 
frequenti troviamo la dispnea, il dolore to-
racico retrosternale o di tipo pleuritico, la 

tosse, l’emottisi, la sincope, la tachicardia, la 
tachipnea, la febbre, l’ipotensione, la cianosi 
o addirittura l’arresto cardiocircolatorio per 
PEA (Pulseless Electric Activity). Come si 
può vedere, essi sono altamente aspecifici. 
Proprio per questo motivo, come già accen-
nato in precedenza, il sospetto clinico viene 
formulato solo nella metà dei casi e quindi in 
una percentuale relativamente bassa rispet-
to alla reale presenza di patologia in questo 
sottogruppo di pazienti.

La diagnosi strumentale di embolia pol-
monare nel paziente con BPCO è ovviamen-
te analoga a quella che viene effettuata nei 
pazienti senza questa patologia, ma presen-
ta alcune piccole differenze. La scintigrafia 
polmonare ventilatoria e perfusoria (ampia-
mente utilizzate nello studio PIOPED) [13] 
o solo perfusoria (nello studio Pisaped) ha 
buona sensibilità (92%) e specificità (88%) 
ma deve essere guidata da giudizio clinico. 
Poiché utilizza albumina marcata con tecne-
zio è incruenta e sicura ma presenta dei limi-
ti; in BPCO infatti la perfusione polmonare 
può essere compromessa a causa di vasoco-
strizione reattiva secondaria all’ostruzione 
delle vie aeree, ma non è ancora definito se 
il grado di severità della BPCO possa influi-
re diversamente sulla possibilità di risultare 
non diagnostica. In uno studio di Hartman 
si era dimostrato che la scintigrafia polmo-
nare era risultata non diagnostica nel 47% 
dei pazienti con BPCO rispetto al 21% di 
quelli che non erano affetti da questa pa-
tologia [14]. L’angio-TC con mdc ha una 
buona sensibilità (85%) e specificità (93%); 
inoltre ha il vantaggio di consentire una 
diretta visualizzazione dell’embolo dentro 
all’arteria, permettendo un’adeguata visua-
lizzazione fino ai rami lobari e segmentari, a 
volte anche sottosegmentari (vantaggio non 
trascurabile in quanto un’embolia periferica,  
ossia oltre i vasi sottosegmentari, si riscontra 
nel 6-17% dei casi!). È molto utile anche per 
rivalutazione dopo trombolisi perché visua-
lizza il trombo senza necessità di puntura 
vascolare. Lo svantaggio più consistente è la 
necessità di impiegare un mdc (ponendo di 
conseguenza particolare cautela in pazienti 
allergici o con IRC moderata-severa), ma in 
compenso le performance della angio-TC 
presentano il notevole vantaggio di non es-
sere condizionate dalla presenza di BPCO, 
non essendo influenzate dal rapporto ven-
tilazione/perfusione [15].

L’arteriografia polmonare è ormai utiliz-
zata molto poco, essenzialmente se esami 
incruenti non sono risultati diagnostici o se 



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R. Re

si pensa a embolectomia o trombolisi. Può 
dare risultati dubbi, ma solo in casi molto 
selezionati in quanto una comorbilità può 
influenzare la vascolarizzazione polmonare 
e determinare una perfusione polmonare 
non uniforme (ad es. malattie infiammatorie, 
disordini congeniti, ostruzione estrinseca o 
invasione, reazione di Eisenmenger) [16].

L’ecocardiografia è un esame incruento, 
facile e veloce in emergenza (l’unico in PEA 
in grado di consentire una visualizzazione 
trans-toracica e trans-esofagea). Permette di 
valutare la presenza di sovraccarico e disfun-
zione del ventricolo destro con aumento al 
doppler della pressione polmonare, bulging 
del setto interventricolare verso sinistra, 
aumentata velocità del rigurgito tricuspi-
dale e vena cava dilatata che non collassa in 
inspirazione. Può differenziare forme acute 
da croniche (spessore parete ventricolo de-
stro > 5 mm, ventricolo destro dilatato ma 
setto normale e cava che collassa) ma l’uti-
lità maggiore è soprattutto per la diagnosi 
differenziale della dispnea, del dolore tora-
cico e dello shock cardiogeno in quanto ci 
consente di valutare discinesie indicative di 
infarto miocardico acuto, presenza di tam-
ponamento pericardio o segni di disseca-
zione aortica.

La RMN consente di visualizzare il paren-
chima e i vasi segmentari ed è un imaging di-
namico sia perfusivo sia ventilatorio. Attual-
mente è ancora un esame di nicchia; ma per il 
futuro si auspica un più diffuso utilizzo [17].

Uno studio di estremo interesse, condotto 
da Carson [18], ha dimostrato che i pazienti 
affetti da BPCO ed embolia hanno una mor-
talità a un anno (53,3%) significativamente 
aumentata rispetto a pazienti egualmente 
broncopneumopatici che non hanno però 
sviluppato un’embolia polmonare (15%). La 
ragione di ciò non è stata completamente 
stabilita; le cause di morte sono analoghe 
ma si possono ipotizzare alcune spiegazioni, 
ad esempio che l’embolia polmonare colpi-
sca più frequentemente pazienti con BPCO 
più severa oppure che si debba ricercare la 
causa della maggiore mortalità tra gli effetti 
indiretti della TEP, tra cui la comparsa di 
ipertensione polmonare; purtroppo molto 
spesso i grandi trial clinici (es. PIOPED) 
non utilizzano test funzionali per definire la 
severità della BPCO. Da ciò l’importanza di 
sospettare il rischio di embolia polmonare nei 
pazienti broncopneumopatici per effettuare 
adeguate profilassi, diagnosi e terapia per 
migliorare l’outcome a lungo termine.

Parametro Punteggio

Età 
60-79 anni y
≥ 80 anni y

1
2

DVT precedente o PE 2

Recente intervento chirurgico  
(nelle 4 settimane precedenti) 

3

Frequenza cardiaca > 100 bpm 1

PaCO
2

< 35 mmHg y
35-39 mmHg y

2
1

PaO
2

< 49 mmHg y
49-59 mmHg y
60-71 mmHg y
72-82 mmHg y

4
3
2
1

Rx torace
Band atelectasis
Elevazione dell’emidiaframma

1
1

risultati

< 5 punti: bassa probabilità di PE y
5-8: moderata probabilità di PE y
> 8: alta probabilità di PE y

tabella I
Original Geneva Score. 
Lo score è calcolato 
attraverso l ’impiego 
di 7 fattori di rischio 
e variabili cliniche. 
Il punteggio ottenuto 
stima la probabilità 
pre-test del paziente 
di avere una malattia 
tromboembolica
DVT = Deep Vein Thrombosis  

In conclusione è bene ricordare due in-
dicazioni estrapolate dalle linee guida 2008 
dell’American College of Chest Physicians [4], 
di seguito riportare:

« y In pazienti affetti da patologia medica 
acuta ricoverati in ospedale per scompen-
so cardiaco, severa patologia respiratoria, 
o allettati con uno o più fattori di rischio 
aggiuntivi, come cancro attivo, preceden-
te TEV, sepsi, malattia neurologica acuta, 
malattia infiammatoria cronica intesti-
nale, si raccomanda profilassi con eparine 
a basso peso molecolare (enoxaparina 40 
mg o dalteparina 5.000 U), basse dosi di 
eparina non frazionata (5.000 x 2 o x 3/
die) o fondaparinux 2,5 mg (grado 1A). In 
pazienti di Medicina Interna con fattori di 
rischio per TEV e controindicazioni alla 
profilassi anticoagulante, si raccomanda 
profilassi meccanica con calze elastiche 
oppure compressione pneumatica inter-
mittente (grado 1A)»;
«Nei pazienti con un alto sospetto clinico  y
di DVT o PE si raccomanda l’uso di tera-
pia anticoagulanti in attesa di completare 
le indagini diagnostiche (grado 1C)».
Tali indicazioni quindi sono piuttosto 

chiare sulle indicazioni sia profilattiche nei 
pazienti di Medicina Interna sia terapeuti-
che nei pazienti con alto sospetto di embolia 
polmonare, per cui nello specifico del nostro 



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Malattia tromboembolica e broncopneumopatia cronica ostruttiva

paziente, visto che avevamo già intrapreso 
la terapia anticoagulante con fondaparinux 
a dose piena, avremmo potuto non eseguire 
la scintigrafia polmonare (poco diagnosti-
ca) o l’ecocardiogramma (paziente stabile 

emodinamicamente) in attesa di effettua-
re l’esame gold standard, cioè l’angio-TC il 
giorno successivo. In questo caso gli esa-
mi effettuati sono sicuri e privi di rischi, al 
massimo possono sovraccaricare il lavoro di 
singoli specialisti o di divisioni ospedaliere, 
ma in altri casi l’eccessiva prescrizione ed 
esecuzione di esami potrebbe comportare 
potenzialmente dei rischi. Per definire la 
probabilità pre-test di malattia trombo-
embolica polmonare è possibile utilizzare 
alcune tabelle di rischio come ad esempio 
lo score di Wells o, meglio ancora nel caso 
del malato broncopneumopatico, il Geneva 
score o il Geneva modificato (Tabella I e 
Tabella II). Nello specifico, nello studio di 
Tillie-Leblond e colleghi [19], utilizzando 
lo score di Ginevra soprattutto tre elemen-
ti clinici paiono correlati nei pazienti con 
BPCO con lo sviluppo di EP:

precedente storia di neoplasia maligna; y
storia di TVP o EP; y
riduzione della PaCO y 2 > 5 mm Hg.

dIsClosure

L’Autrice dichiara di non avere conflitti di interesse di natura finanziaria.

Variabile Punteggio

Fattori predisponenti
Età > 65 anni +1
Precedente TEV +3
Chirurgia o frattura nel mese precedente +2
Neoplasia attiva +2
sintomi
Dolore unilaterale all’arto inferiore +3
Emottisi +2
segni clinici
Frequenza cardiaca

75-94 bpm y
≥ 65 bpm y

+3
+5

Dolore alla palpazione venosa degli arti inferiori o edema 
unilaterale

+4

risultati
0-3: bassa probabilità di PE (8%)  y
4-10: media probabilità di PE (28%) y
≥ 11: alta probabilità di PE (74%) y

tabella II
Revised Geneva Score



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R. Re

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