












































123

Clinical Management Issues

al 2010 al Registro Italiano per l’Infezione 
da HIV sono stati segnalati 9.649 bambini 
nati da madre HIV-1 positiva, di cui 1.535 
infetti e 7.417 non infetti; tra i bambini in-
fetti sono stati registrati 436 decessi, di cui 
407 si sono realizzati prima del 1994, 22 tra 
il 1995 e il 2000, 5 tra il 2001 e il 2005 e solo 
2 tra il 2006 e il 2010; questo dato conferma 
il declino del numero dei decessi evidenziato 
a livello mondiale nel Global Report 2010 in 
seguito all’introduzione della Highly Active 
Antiretroviral Therapy (HAART) [2].

TrasMIssIone dell’InfezIone

In età pediatrica la modalità più frequente 
di infezione è la trasmissione verticale del vi-
rus da madre a figlio. L’infezione può essere 

epIdeMIologIa

In Italia i dati relativi alle notifiche di 
sindrome da immunodeficienza acquisita 
(AIDS) e alle nuove diagnosi di infezione 
da Human Immunodeficiency Virus type 1 
(HIV-1) sono raccolti dal Centro Opera-
tivo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore 
di Sanità. Per l’anno 2009 i dati riportati 
mostrano un’incidenza di nuovi casi di in-
fezione da HIV-1 pari a 4,6/100.000 per i 
residenti italiani e 22,5/100.000 per i resi-
denti stranieri, con una maggiore incidenza 
nel centro-nord del Paese rispetto al sud e 
alle isole. I casi di AIDS conclamato dal 
1982 al 2010 sono stati 63.000, di cui circa 
40.000 deceduti [1].

Per quanto riguarda i dati italiani relativi 
all’infezione da HIV-1 in età pediatrica, fino 

Corresponding author
Dott.ssa Luisa Galli
luisa.galli@unifi.it

gestione clinica

abstract
Introduction of Highly Active Antiretroviral Therapy (HAART) and implementation of 
preventive strategies during pregnancy have resulted in a dramatic reduction of the mortality 
rate in HIV-1 infected children by over 80-90% and in a decrease in the risk of mother-to-child 
transmission (MCTC) of HIV-1 to approximately 1-2%. However the MCTC remains the 
main source of HIV-1 infection within the paediatric population. The risk of disease progression 
is inversely correlated with the age of the child, with the youngest children at greatest risk of 
rapid disease progression, but in the first year of life it is not possible to identify infants at greatest 
risk; therefore, according to all the international guidelines, it is necessary to start antiretroviral 
therapy in all infants < 12 months of age.
This article provides a summary of the clinical features of the infection and of the methods 
for diagnosis. Furthermore it offers an overview of antiretroviral therapy in HIV-1 infected 
children, including a description of the main classes of antiretroviral drugs, the most common 
side effects and some issues concerning the disclosure of diagnosis. The objectives of this study 
are to make a set of practical suggestions to paediatricians for the optimum management of the 
infection and the antiretroviral therapy.

Keywords: HAART; Mother-to-child transmission; AIDS; Paediatric HIV-1 infection
Management of HIV-1 infection in the paediatric age
CMI 2011; 5(4): 123-133

1 Dipartimento di Scienze 
per la Salute della Donna e 
del Bambino, Università di 
Firenze

Caterina Bonaccini 1, Paola Piccini 1, Daniele Serranti 1, Paola Gervaso 1, Luisa Galli 1

gestione dell’infezione  
da HIV-1 in età pediatrica



124
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

Gestione dell’infezione da HIV-1 in età pediatrica

acquisita durante la gravidanza, durante il 
parto o con l’allattamento; il parto è consi-
derato il momento a maggior rischio [3] e 
alcune condizioni concorrono all’aumento 
di tale rischio (Tabella I) [4].

L’esecuzione di un parto cesareo d’elezio-
ne permette di ridurre la possibilità di tra-
smissione di circa il 50% [5]; tuttavia il suo 
vantaggio ancora non è chiaro nelle donne 
con carica virale indosabile [6].

Il rischio di trasmissione mediante allatta-
mento è più elevato nei primi 9 mesi dopo il 
parto ed è correlato ai livelli di HIV-1 RNA 
nel plasma e nel latte materno e alla durata 
dell’allattamento [7]; pertanto in Italia, come 
in tutti i Paesi industrializzati, l’allattamento 
materno è fortemente sconsigliato alle don-
ne con infezione da HIV-1.

Il più importante intervento preventivo è 
comunque rappresentato dall’impiego della 
terapia antiretrovirale, somministrata alla 
madre in gravidanza e durante il parto e al 
bambino nelle prime 6 settimane di vita. 
Senza alcun trattamento il rischio di tra-
smissione durante la gravidanza e il parto è 
stimato intorno al 15-30%, con un rischio 
aggiuntivo del 10-20% in caso di allattamen-
to materno [8,9].

L’impiego di interventi preventivi combi-
nati quali parto cesareo d’elezione, allatta-
mento artificiale e terapia antiretrovirale ha 
permesso di ridurre il rischio di trasmissione 
dell’infezione all’1-2% [10].

paTogenesI

Il bersaglio principale del virus è rappre-
sentato dal linfocita T-helper o linfocita T 
CD4+, che svolge un ruolo fondamenta-
le nella risposta immunitaria specifica. Il 
virus, attraverso effetti citopatici diretti e 
indiretti, determina una riduzione nume-
rica e un’alterazione funzionale dei linfociti 
T CD4+, impedendo, nella fase avanzata 

fattori materni Elevata carica virale materna y
Conta dei linfociti CD4 y +

Malnutrizione y
Deficit di vitamina A y
Abitudine al fumo e consumo di droghe y
Deterioramento delle condizioni cliniche materne y
Deficit della risposta anticorpale verso il virus y

fattori ostetrici Parto vaginale y
Parto prematuro (< 32° settimana) y
Deterioramento della placenta y
Rottura prematura delle membrane y

 

Tabella I. Fattori 
di rischio materni 
e ostetrici per la 
trasmissione materno-
fetale dell ’infezione da 
HIV-1 [4]

dell’infezione, l’organizzazione di un’efficace 
risposta immunitaria verso agenti infettivi e 
cellule tumorali, con conseguente rischio di 
sviluppo di gravi infezioni opportunistiche 
e neoplasie [11-13].

Nel corso dell’infezione da HIV-1 si ve-
rificano alterazioni numeriche e funzionali 
anche dei linfociti T CD8+; il progressivo 
declino del numero dei linfociti T CD8+ è 
associato a una prognosi sfavorevole [14].

presenTazIone ClInICa In eTà 
pedIaTrICa

Prima dell’avvento della terapia antire-
trovirale, l’infezione da HIV-1 contratta in 
epoca perinatale presentava generalmen-
te un decorso più rapido e grave di quello 
dell’adulto o del bambino contagiatosi suc-
cessivamente per via trasfusionale [15]. I 
primi sintomi esordivano, in genere, all’età 
di 5 mesi [16] e, solo eccezionalmente, al-
cuni bambini (3% circa) raggiungevano età 
elevate senza manifestare alterazioni im-
munologiche e manifestazioni cliniche; tali 
bambini venivano designati come long term 
non progressors. Nel 40% dei casi l’AIDS 
compariva all’età di 2 anni e solo il 5% di 
tutti i bambini con infezione da HIV-1 so-
pravviveva fino all’età di 8 anni.

L’introduzione della terapia HAART ha 
determinato una riduzione della mortalità 
e un miglioramento dei parametri virologi-
ci, immunologici e clinici, con conseguente 
miglioramento della qualità e dell’aspetta-
tiva di vita [17].

Per quanto riguarda la presentazione cli-
nica dell’infezione, è stata adottata a livello 
internazionale la classificazione dei Centers 
for Disease Control and Prevention (CDC) 
che prevede la suddivisione in tre categorie 
immunologiche, secondo il grado di immu-
nodeficienza espresso dalla conta dei linfociti 
T CD4+, e quattro categorie cliniche (N, A, 
B, C) in ordine crescente di gravità, in base 
a segni e sintomi correlati all’infezione da 
HIV-1 [18]. Nella Tabella II sono riportate 
le quattro categorie N, A, B e C, ritenute di 
maggiore interesse per il clinico.

In generale possiamo distinguere le ma-
nifestazioni cliniche associate all’infezione 
da HIV-1 in:
 y infezioni: in seguito al deficit della ri-
sposta immunitaria umorale, nel 20% dei 
casi di AIDS in età pediatrica si riscon-
trano infezioni batteriche ricorrenti, cau-
sate soprattutto da batteri capsulati come 



125
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

C. Bonaccini, P. Piccini, D. Serranti, P. Gervaso, L. Galli

 y sistema cardiovascolare: sono comuni 
l’ipertrofia ventricolare sinistra e la car-
diomiopatia dilatativa [24,25];

 y apparato gastroenterico: l’interessamen-
to del tratto gastrointestinale è comune e 
i patogeni più spesso responsabili sono 
Salmonella spp, Campylobacter, MAC, 
Giardia, Rotavirus, HSV e CMV. A ca-
rico del tratto gastroenterico è possibile 
osservare l’enteropatia da AIDS definita 
come una sindrome da malassorbimen-
to con atrofia villosa non associata a un 
patogeno specifico. Comune è inoltre la 
diarrea cronica [26];

dell’infezione, l’organizzazione di un’efficace 
risposta immunitaria verso agenti infettivi e 
cellule tumorali, con conseguente rischio di 
sviluppo di gravi infezioni opportunistiche 
e neoplasie [11-13].

Nel corso dell’infezione da HIV-1 si ve-
rificano alterazioni numeriche e funzionali 
anche dei linfociti T CD8+; il progressivo 
declino del numero dei linfociti T CD8+ è 
associato a una prognosi sfavorevole [14].

presenTazIone ClInICa In eTà 
pedIaTrICa

Prima dell’avvento della terapia antire-
trovirale, l’infezione da HIV-1 contratta in 
epoca perinatale presentava generalmen-
te un decorso più rapido e grave di quello 
dell’adulto o del bambino contagiatosi suc-
cessivamente per via trasfusionale [15]. I 
primi sintomi esordivano, in genere, all’età 
di 5 mesi [16] e, solo eccezionalmente, al-
cuni bambini (3% circa) raggiungevano età 
elevate senza manifestare alterazioni im-
munologiche e manifestazioni cliniche; tali 
bambini venivano designati come long term 
non progressors. Nel 40% dei casi l’AIDS 
compariva all’età di 2 anni e solo il 5% di 
tutti i bambini con infezione da HIV-1 so-
pravviveva fino all’età di 8 anni.

L’introduzione della terapia HAART ha 
determinato una riduzione della mortalità 
e un miglioramento dei parametri virologi-
ci, immunologici e clinici, con conseguente 
miglioramento della qualità e dell’aspetta-
tiva di vita [17].

Per quanto riguarda la presentazione cli-
nica dell’infezione, è stata adottata a livello 
internazionale la classificazione dei Centers 
for Disease Control and Prevention (CDC) 
che prevede la suddivisione in tre categorie 
immunologiche, secondo il grado di immu-
nodeficienza espresso dalla conta dei linfociti 
T CD4+, e quattro categorie cliniche (N, A, 
B, C) in ordine crescente di gravità, in base 
a segni e sintomi correlati all’infezione da 
HIV-1 [18]. Nella Tabella II sono riportate 
le quattro categorie N, A, B e C, ritenute di 
maggiore interesse per il clinico.

In generale possiamo distinguere le ma-
nifestazioni cliniche associate all’infezione 
da HIV-1 in:
 y infezioni: in seguito al deficit della ri-
sposta immunitaria umorale, nel 20% dei 
casi di AIDS in età pediatrica si riscon-
trano infezioni batteriche ricorrenti, cau-
sate soprattutto da batteri capsulati come 

n nessun segno correlabile all’infezione da HIV-1

a sintomatologia lieve
Linfoadenopatia generalizzata y
Epatomegalia y
Splenomegalia y
Parotite y
Dermatite y
Infezioni respiratorie, otiti, sinusiti ricorrenti y

B sintomatologia moderata
Anemia, neutropenia, piastrinopenia y
Infezione batterica grave y
Candidosi orale persistente y
Cardiomiopatia y
Nefropatia y
Epatite y
Diarrea ricorrente o cronica y
Febbre persistente per oltre un mese y
Polmonite interstiziale linfoide y
Leiomiosarcoma y
Stomatite erpetica ricorrente (> 2 volte/anno) y
Herpes Zoster y  (> 2 volte/anno o che coinvolge più di un dermatomero)
Varicella disseminata y
Polmonite, bronchite, esofagite da HSV nel primo mese di vita y
Infezione da CMV esordita nel primo mese di vita y
Toxoplasmosi esordita nel primo mese di vita y

C sintomatologia severa (aIds)
Encefalopatia HIV-correlata y
Leucoencefalopatia multifocale progressiva y
Infezione da HSV mucocutanea polmonare o persistente y
Malattia da CMV nel primo mese di vita con sede diversa da fegato,  y
milza e linfonodi
Infezioni batteriche gravi (sepsi, meningiti, polmoniti, ascessi,  y
osteomieliti) > 2 in 2 anni
Sepsi da  y Salmonella spp non tifoide ricorrente
Infezione disseminata o extrapolmonare da micobatteri y
Candidosi esofagea o polmonare y
Criptococcosi extrapolmonare y
Coccidioidomicosi extrapolmonare y
Polmonite da  y Pneumocystis jirovecii
Toxoplasmosi cerebrale dopo il prima mese di vita y
Criptosporidiosi o isosporiasi persistente dopo il primo mese di vita y
Linfoma cerebrale primitivo y
Linfoma di Burkitt o immunoblastico o a grandi cellule T y
Sarcoma di Kaposi y
Wasting syndrome y

Tabella II. 
Classificazione clinica 
dell ’infezione da HIV-1 
in età pediatrica [18]

Streptococcus pneumoniae e Salmonella spp 
e in minor misura da altri agenti patogeni 
quali Staphylococcus, Enterococcus, Pseudo-
monas aeruginosa e Haemophilus influenzae. 
Le forme più gravi sono rappresentate 
più frequentemente da batteriemie, sepsi 
e polmoniti batteriche, mentre più rare 
risultano essere meningiti, ascessi pro-
fondi, infezioni gravi delle vie urinarie e 
infezioni ossee/articolari. Tra le infezioni 
virali, le più frequenti sono quelle causa-
te dal gruppo degli Herpes Virus: si può 
osservare gengivostomatite ricorrente da 
Herpes Simplex Virus (HSV ), l’infezione 
primaria da Virus della Varicella-Zoster 
(VZV ) e l’infezione da Cytomegalovirus 
(CMV ). Nei bambini con depressione se-
vera della conta dei linfociti T CD4+ si os-
servano anche infezioni opportunistiche, 
tra le quali la più frequente è la polmonite 
da Pneumocystis jirovecii (PCP), che ha un 
picco di incidenza tra i 3 e 6 mesi di età e 
in assenza di terapia è gravata da un’altis-
sima mortalità. Frequenti sono inoltre le 
infezioni da micobatteri non tubercolari, 
soprattutto da Mycobacterium avium intra-
cellulare (MAC), che può causare infezioni 
disseminate in bambini gravemente im-
munodepressi. Tra le infezioni micotiche 
la più comune è la candidosi orale, che nei 
bambini con deplezione grave dei linfociti 
T CD4+ può progredire fino a interessare 
l’esofago, presentandosi con disfagia, feb-
bre, vomito e anoressia. Altre infezioni op-
portunistiche con elevata morbilità sono 
quelle parassitarie come la criptosporidiosi 
e la microsporidiosi [19];

 y sistema nervoso centrale: le manifesta-
zioni a carico del sistema nervoso centrale 
(SNC) sono rappresentate dall’encefalo-
patia e dal linfoma. A carico del SNC si 
possono poi osservare infezioni opportu-
nistiche quali la toxoplasmosi cerebrale, 
l’encefalite da CMV, la leucoencefalopatia 
multifocale progressiva dal virus JC (John 
Cunningham Virus), la meningite da Crip-
tococco o Coccidioides [20,21];

 y apparato respiratorio: una manifesta-
zione tipica dei bambini con infezione da 
HIV-1 è la polmonite interstiziale linfoide 
(LIP), unica manifestazione che fa parte 
della categoria B ma che fa porre diagnosi 
di AIDS. Si tratta di un processo cronico 
di iperplasia linfatica nodulare dell’epite-
lio bronchiale e bronchiolare, con esordio 
insidioso con tosse, tachipnea, ipossiemia 
lieve con normali reperti auscultatori o 
rantoli minimi [22,23];



126
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

Gestione dell’infezione da HIV-1 in età pediatrica

 y apparato urinario: la nefropatia si verifica 
soprattutto nei bambini più grandi ed è 
dovuta sia a un effetto diretto dell’HIV-1 
sulle cellule epiteliali renali, sia ai farmaci 
nefrotossici. La manifestazione più comu-
ne è la sindrome nefrosica [27];

 y cute: segni non specifici ma precoci di 
infezioni da HIV-1 sono la dermatite se-
borroica e l’eczema. Sono inoltre tipiche 
le infezioni ricorrenti da HSV, mollusco 
contagioso, VZV, Candida e verruche pia-
ne e ano-genitali [28,29];

 y sistema ematopoietico: comuni sono 
l’anemia, la neutropenia e la trombocito-
penia. Le neoplasie a carico del sistema 
emopoietico si riscontrano unicamente nel 
2% dei casi di AIDS e sono soprattutto 
linfomi non-Hodgkin, linfomi del SNC 
e leiomiosarcomi. Estremamente raro nel 
bambino è il sarcoma di Kaposi [30].

dIagnosI

Nell’adulto l’analisi sierologica per la ri-
cerca di anticorpi anti-HIV-1 è altamente 
specifica e risulta sufficiente per porre dia-
gnosi di infezione da HIV-1. È possibile 
evidenziare la presenza di anticorpi specifici 
diretti contro i tre principali gruppi di pro-
teine sintetizzate dal virus: quelle dell’enve-
lope (gp160 e le due subunità gp120 e gp41), 
quelle del core (p24, p18 e p55) e le proteine 
con attività regolatrice (RT e p66). Le me-
todiche utilizzate sono il test immunoenzi-
matico ELISA e il Western Blot (WB). Nel 
bambino i test sierologici sono considerati 
strumenti attendibili di diagnosi solo se 
eseguiti oltre 18 mesi di vita, in quanto nel 
lattante di età inferiore a 18 mesi si riscon-
trano ancora anticorpi di origine materna 
[31,32].

Per effettuare la diagnosi precoce nel 
bambino è necessario pertanto ricorrere alla 
ricerca del genoma virale in DNA o RNA; 
entrambi i test sono dotati di elevata sensi-
bilità, tuttavia i livelli di HIV-1 RNA pos-
sono diventare indosabili in corso di terapia 
antiretrovirale nelle prime sei settimane di 
vita, al contrario dei livelli di HIV-1 DNA, 
che permangono elevati [33].

La ricerca del genoma virale tramite PCR 
deve essere condotta a 14-21 giorni, a 1-2 
mesi e a 4-6 mesi di vita; due risultati positivi 
ottenuti su due diversi campioni di sangue 
sono indicativi di infezione, mentre in bam-
bini non allattati al seno il riscontro di due 
test negativi eseguiti su campioni prelevati 

a 1 mese e a 4 mesi di vita sono sufficienti 
per escludere l’infezione.

L’infezione può essere diagnosticata nelle 
prime 48 ore di vita nel 30-40% dei bambini 
infetti [34].

follow-up

I pazienti devono essere attentamente se-
guiti al fine di valutare l’andamento dell’in-
fezione, la risposta alla terapia, l’insorgenza 
di eventuali complicanze e reazioni avverse 
legate ai farmaci. I parametri clinici e labo-
ratoristici fondamentali da valutare sono i 
seguenti:

conta dei linfociti T CD4 y +; da determinare 
al momento della diagnosi e successiva-
mente ogni 6 mesi. La percentuale di lin-
fociti T CD4+ è il parametro immunolo-
gico più significativo in età pediatrica per 
valutare l’andamento dell’infezione;
carica virale; la determinazione quantitati- y
va dell’HIV-1 RNA, espressa in copie/ml, 
è richiesta prima dell’inizio e in corso di 
trattamento per valutare un eventuale fal-
limento virologico della terapia;
esami di laboratorio di routine: emocromo,  y
profilo lipidico, profilo glucidico median-
te glicemia, insulinemia e indice HOMA 
(Homeostasis Model Assessment), funziona-
lità renale ed epatica.
esame obiettivo con valutazione di peso,  y
altezza, circonferenza cranica, sviluppo 
psicomotorio [35].

TerapIa

Gli interventi terapeutici possibili in un 
bambino con infezione da HIV-1 sono tesi a 
limitare la replicazione virale, permettere un 
recupero numerico e funzionale dei linfociti 
T CD4+ e a trattare le manifestazioni secon-
darie e le complicanze dell’infezione.

L’introduzione del 1996 della HAART, 
caratterizzata dall’associazione di almeno 
tre farmaci antiretrovirali, ha cambiato ra-
dicalmente la qualità di vita nei soggetti in-
fetti; tale terapia non è in grado di eradicare 
il virus e di guarire il paziente, ma riesce a 
modificare il decorso della malattia, trasfor-
mandola in un processo cronico [16,36].

Nel bambino la più rapida progressione 
dell’infezione giustifica un atteggiamento 
più tempestivo rispetto all’adulto [37] e mol-
ti studi in Europa, Stati Uniti e Sudafrica 
dimostrano che l’inizio della HAART prima 



127
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

C. Bonaccini, P. Piccini, D. Serranti, P. Gervaso, L. Galli

di 6 mesi di età riduce la carica virale, man-
tiene stabile la condizione immunologica e 
riduce la mortalità del 76% [37-40]. Sulla 
base di queste importanti prove scientifiche, 
le linee guida internazionali raccomandano 
sempre l’inizio della terapia antiretrovirale 
nel primo anno di vita, indipendentemente 
dai parametri clinici, virologici e immuno-
logici [32-34].

Per bambini e adolescenti di età superio-
re a 12 mesi i criteri di inizio della terapia 
non si basano su studi clinici randomizzati, 
in quanto questi non sono disponibili, ma 
sull’analisi di studi di coorte e dello studio 
SMART dei pazienti adulti [41].

L’inizio della terapia è raccomandato in 
tutti i bambini di età superiore a 12 mesi, 
che presentino una o più tra le seguenti 
condizioni:

sintomatici (stadio C o B dei CDC); y
con carica virale maggiore di 100.000  y
cellule/µl;
con CD4 y + minori del 25% tra 12 e 59 
mesi e < 500 cellule/µl sopra 5 anni di 
età [33].
Le linee guida PENTA condividono tali 

criteri clinici e virologici; tuttavia propon-
gono i seguenti criteri immunologici per 
l’inizio della terapia:

12-35 mesi: CD4 y + < 25%;
36-59 mesi: CD4 y + < 20%;
> 5 anni: CD4 y + < 350 cellule/µl [32].

Classi di farmaci antiretrovirali

La terapia antiretrovirale si basa sull’uti-
lizzo di farmaci che agiscono bloccando al-
cune tappe dell’infezione e della replicazio-
ne virale. I farmaci oggi disponibili possono 
essere distinti in cinque classi: gli inibitori 
nucleosidici/nucleotidici della trascrittasi 
inversa, gli inibitori non nucleosidici della 
trascrittasi inversa, gli inibitori delle prote-
asi, gli inibitori della fusione e gli inibitori 
delle integrasi [33]. La terapia antiretrovi-
rale è spesso accompagnata da effetti avver-
si di differente tipologia e gravità; in caso di 
comparsa di effetti collaterali legati ai far-
maci, la terapia deve essere prontamente 
modificata sostituendo il farmaco responsa-
bile; la riduzione del dosaggio del farmaco 
interessato è consigliata solo in caso di con-
fermato sovradosaggio. I segni e sintomi 
clinici legati alla tossicità della terapia anti-
retrovirale possono manifestarsi in modo 
acuto, poco dopo l’assunzione del farmaco, 
subacuto, 1-2 giorni dopo l’inizio della te-

rapia e tardivo, dopo una prolungata assun-
zione del farmaco. I principali effetti avver-
si riscontrati in corso di terapia antiretrovi-
rale sono riportati in Tabella III [33].

Sulla base delle evidenze riportate in let-
teratura relative agli effetti tossici, talvolta 
gravi, della terapia antiretrovirale, alcuni 
Autori hanno suggerito di interrompere il 
trattamento per un periodo di tempo anco-
ra non ben definito, nei bambini infetti con 
un quadro virologico, immunologico e cli-
nico stabile, per ridurre gli effetti collaterali 
della terapia; tuttavia gli studi sul paziente 
pediatrico sono pochi e i loro risultati non 
forniscono ancora una risposta definitiva al 
problema. Le poche evidenze disponibili 
sono comunque incoraggianti e fanno sup-
porre che le interruzioni strutturate di tera-

effetti collaterali ed eventi avversi farmaco frequenza#

Depressione sistema nervoso centrale LPV/r Non comune
Sintomi neuropsichiatrici EFV Comune

RAL Non comune
Emorragia intracranica TPV Non comune
Dislipidemia PI Comune

NRTI Non comune
Nausea, vomito PI Comune

ZDV Comune
Diarrea PI Comune

ddI Molto comune
Pancreatite ddI Non comune

d4T Non comune
Anemia ZDV Comune
Neutropenia ZDV Comune
Epatotossicità EFV, NVP Comune
Iperbilirubinemia indiretta IDV Molto comune

ATV Comune
Insulino-resistenza, iperglicemia, diabete 
mellito

d4T Non comune
ddI Non comune
ZDV Non comune

IDV, LPV/r Comune
Acidosi lattica  NRTI (ddI, d4T) Non comune
Lipoipertrofia centrale PI Molto comune

EFV Molto comune
Lipoatrofia periferica e faciale d4T, ZDV Comune
Urolitiasi, nefrolitiasi IDV Molto comune

ATV Non comune
Disfunzioni renali IDV Comune

TDF Comune
Neuropatia d4T Comune

ddI Comune
Reazione di ipersensibilità ABC Molto comune

NVP Comune
ENF Comune

Rash cutaneo NVP, LPV/r Comune
Osteopenia, osteoporosi  d4T, PI, TDF Comune

Tabella III. Principali 
effetti collaterali e 
eventi avversi dei 
farmaci antiretrovirali 
[33,42,43]
ABC = abacavir;  
ATV = atazanavir;  
d4T = stavudina;  
ddI = didanosina;  
EFV = efavirenz;  
ENF = enfuvirtide;  
IDV = indinavir;  
LPV/r = lopinavir/ritonavir;  
NRTI = inibitori nucleosidi-
ci della trascrittasi inversa;  
NVP = nevirapina;  
PI = inibitori delle proteasi;  
RAL = raltegravir;  
TDF = tenofovir;  
TPV = tipranavir;  
ZDV = zidovudina
#non comune: > 1/1.000  
e < 1/100; comune: > 1/100  
e < 1/10; molto comune: 
> 1/10



128
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

Gestione dell’infezione da HIV-1 in età pediatrica

pia potranno presto entrare a far parte della 
pratica clinica [44].

Inibitori nucleosidici/nucleotidici della 
trascrittasi inversa
In inglese sono i Nucleoside/Nucleotide 

Reverse Transcriptase Inhibitors o NRTI; ne 
fanno parte: zidovudina (AZT o ZDV ), aba-
cavir (ABC), didanosina (ddI), emtricitabina 
(FTC), lamivudina (3TC), stavudina (d4T) 
e tenofovir (TDF).

Gli NRTI inibiscono la replicazione vi-
rale in quanto sono analoghi dei desossi-
nucleosidi naturali, ne mimano la funzione 
e competono con essi per l’incorporazione 
nella catena nascente del DNA, causando 
l’arresto della sua sintesi una volta penetrati 
all’interno [45]. Gli effetti avversi comu-
ni all’intera classe sono rappresentati dal-
la steatosi epatica, dall’acidosi lattica e più 
raramente dalla cardiomiopatia, dalla pan-
creatite e dalla neuropatia. Tali alterazioni 
sono associate alla tossicità mitocondriale di 
questi farmaci [46]. Tra gli NRTI, quelli che 
mostrano una maggiore tossicità mitocon-
driale sono stavudina e didanosina, mentre 
lamivudina, abacavir e tenofovir sembrano 
avere minori effetti avversi [47]. Reazioni di 
ipersensibilità si riscontrano in circa il 2,3-
9% di bambini e adulti trattati con abacavir; 
la diagnosi viene effettuata su base clinica e si 
basa sul riscontro di almeno due sintomi tra 
febbre, rash cutaneo, nausea, vomito, cefalea, 
letargia, mialgia e sintomi gastrointestinali, 
se comparsi entro 6 settimane dall’inizio 
della terapia e risoltisi entro 72 ore dalla 
sospensione del farmaco [48]. Le reazioni 
di ipersensibilità da abacavir riconoscono 
una predisposizione di base immunologica 
e genetica; in particolare è stata individuata 
una correlazione tra la presenza dell’HLA-
B*5701 e l’insorgenza di tali reazioni; per-
tanto l’esecuzione di test volti a individuare 
questo allele prima dell’inizio della terapia 
permette di ridurre il rischio di insorgenza 
di gravi reazioni di ipersensibilità [42]. L’in-
sorgenza di resistenze è un evento frequente 
e una singola mutazione può conferire resi-
stenze verso l’intera classe, a causa di reazioni 
crociate [33].

Inibitori non nucleosidici della trascrittasi 
inversa
I Non Nucleoside Reverse Transcriptase In-

hibitors o NNRTI sono: efavirenz (EFV ), 
nevirapina (NVP), etravirina (ETV ).

Gli NNRTI costituiscono una classe di 
farmaci eterogenea che non necessita di un 

metabolismo intracellulare per svolgere la 
propria azione farmacologica [49]; questi 
farmaci agiscono bloccando la funzionali-
tà della trascrittasi inversa [45]. Gli effet-
ti avversi più frequenti sono il rash, anche 
grave, l’interessamento muscolare, la febbre, 
la sindrome di Stevens-Johnson e le altera-
zioni della funzionalità epatica. Nevirapina 
in particolare, nel 17-32% dei pazienti può 
determinare l’insorgenza di rash accompa-
gnato da segni e sintomi sistemici quali eo-
sinofilia, febbre ed epatite. Efavirenz causa 
inoltre, in una percentuale non trascurabile 
di casi (fino al 24%) sintomi psichiatrici e a 
carico del SNC, quali insonnia, depressione, 
allucinazioni e sogni anomali [50]. L’insor-
genza di resistenze verso questa tipologia 
di farmaci è frequente e una singola muta-
zione può conferire resistenza verso l’intera 
classe [33].

Inibitori delle proteasi
Fanno parte della classe dei Protease In-

hibitors o PI: darunavir (DRV ), nelfina-
vir (NFV ), indinavir (IDV ), amprenavir 
(APV ), fosamprenavir (FPV ), lopinavir 
(LPV ), ritonavir (RTV ), saquinavir (SQV ), 
tipranavir (TPV ) e atazanavir (ATV ).

I PI bloccano alcuni enzimi coinvolti nel-
la degradazione di molecole polipeptidiche, 
precursori di proteine strutturali e enzimi 
virali [45]. Gli effetti avversi di questa classe 
di farmaci sono principalmente a carico del 
metabolismo lipidico e glucidico. Caratteri-
stica è la sindrome lipodistrofica, caratteriz-
zata da maldistribuzione del tessuto adiposo, 
con ipertrofia a livello del collo (“gobba di 
bufalo” simile alla sindrome di Cushing) e 
dell’addome e ipotrofia a livello degli arti. 
Questo effetto è maggiore negli adolescenti 
rispetto ai bambini in età prepuberale. Nella 
maggior parte dei pazienti in trattamento 
con un regime terapeutico contenente PI si 
osserva, inoltre, iperglicemia con alti livelli 
plasmatici di peptide C e dislipidemia con 
aumento dei trigliceridi, delle LDL e VLDL 
e riduzione dell’HDL [51]. I PI causano 
inoltre disfunzioni endoteliali, alterazioni 
nella fibrinolisi e iperattivazione del proces-
so infiammatorio, che possono contribuire 
all’incremento del rischio cardiovascolare 
nella popolazione HIV-1 infetta [52]. I ri-
sultati degli studi del Data Collection on Ad-
verse Events of Anti-HIV Drugs negli adulti 
hanno mostrato che la HAART è associata a 
un incremento del 26% del rischio di infarto 
miocardico per ogni anno di esposizione alla 
terapia antiretrovirale [53] e che i farmaci 



129
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

C. Bonaccini, P. Piccini, D. Serranti, P. Gervaso, L. Galli

associati con un incremento significativo del 
rischio sono indinavir, lopinavir-ritonavir 
(LPV/r), didanosina e abacavir. Altri studi 
in Europa e Stati Uniti hanno documenta-
to un rischio maggiore di dislipidemia ate-
rogenica in bambini che seguivano regimi 
comprendenti PI, dimostrando un aumento 
dello spessore della tonaca intima e media 
delle carotidi [54,55]. I PI presentano nu-
merose interazioni farmacologiche in quanto 
vanno tutti incontro a metabolismo epatico 
da parte del citocromo P3A4. Su questo si 
basa l’effetto booster di ritonavir che, essen-
do un forte inibitore del citocromo P3A4, 
determina un aumento della concentrazione 
plasmatica degli altri PI. Questi farmaci pro-
vocano inoltre più raramente l’instaurarsi di 
resistenze rispetto agli NNRTI [33].

Inibitori di fusione
Appartengono a questa categoria enfuvir-

tide e maraviroc.
Gli inibitori di fusione agiscono impe-

dendo l’ingresso del virus nella cellula ospi-
te. Enfuvirtide è un peptide sintetico che si 
lega alla gp14 del virus HIV-1, impeden-
do la fusione delle membrane virali con le 
membrane cellulari ed è ben tollerato, pro-
vocando principalmente reazioni locali nel 
sito di iniezione [56] e, meno comunemente, 
un’aumentata incidenza di linfadenopatia e 
di polmonite batterica [57]. Maraviroc è in-
vece un antagonista del corecettore CCR5. 
Come altri farmaci antiretrovirali, sembra 
aumentare il rischio cardiovascolare, non 
attraverso la tossicità mitocondriale, ma 
probabilmente alterando la produzione di 
citochine proinfiammatorie, che sono i li-
gandi naturali del corecettore e favorendo 
quindi l’aterosclerosi [58].

Inibitori delle integrasi
Gli inibitori delle integrasi, il cui caposti-

pite è raltegravir, sono una nuova classe di 
farmaci che va a inibire l’enzima responsabile 
dell’integrazione del DNA virale nel genoma 
della cellula ospite, tappa necessaria per la 
replicazione. Gli effetti avversi più frequen-
ti sono disturbi psichiatrici, nausea, diarrea, 
astenia e iperlipidemia [59].

farmaci da utilizzare nel paziente 
pediatrico naïve

La terapia nel paziente pediatrico naïve 
dovrebbe essere iniziata utilizzando almeno 
tre farmaci antiretrovirali appartenenti a due 
diverse classi.

Sono da considerare di prima scelta le 
HAART che contengano:

2 inibitori nucleosidici della trascrittasi  y
inversa (NRTI) + 1 inibitore delle proteasi 
boosterizzato (IP/r);
2 inibitori nucleosidici della trascrittasi  y
inversa (NRTI) + 1 inibitore non nucleoti-
dico della trascrittasi inversa (NNRTI).
Nel caso in cui la trasmissione sia di tipo 

verticale e siano note resistenze materne, la 
scelta dei farmaci dovrebbe essere guidata 
da tali informazioni [34].

È importante anche assicurarsi che al 
bambino sia fornito un adeguato supporto 
nutrizionale e che sia instaurato un valido 
protocollo vaccinale. Nel bambino con in-
fezione da HIV è raccomandata, infatti, la 
somministrazione di tutti i vaccini del calen-
dario vaccinale, fatta eccezione per l’MPRV 
(morbillo, parotite, rosolia e varicella) e il 
BCG (Bacillo Calmette-Guérin, contro la 
tubercolosi), nei Paesi in cui questo sia rac-
comandato, che, essendo vaccini vivi atte-
nuati, non dovrebbero essere somministrati 
a bambini con immunodepressione grave 
(linfociti T CD4+ < 15%) [60].

fallimento terapeutico e aderenza alla 
terapia

Il trattamento antiretrovirale richiede un 
adeguato monitoraggio clinico, immunolo-
gico e virologico mensile; la presenza di ef-
fetti collaterali gravi, la scarsa tollerabilità del 
farmaco, la scarsa compliance e il fallimento 
terapeutico (definito come peggioramento 
clinico e/o immunologico e/o virologico) 
sono fattori che devono indurre a modificare 
la terapia [33].

L’introduzione della HAART ha miglio-
rato enormemente la prognosi dei bambini 
e adolescenti infetti da HIV-1, tanto che un 
numero sempre maggiore di pazienti affetti 
raggiunge l’età adulta [16].

L’aumento della sopravvivenza ha com-
portato però anche alcuni problemi, tra cui 
l’insorgenza di effetti collaterali a breve e a 
lungo termine e la riduzione della compliance 
alla terapia, che è un fattore fondamentale 
per il suo successo [61]. Alcuni studi sia sul 
paziente pediatrico sia sull’adulto hanno in-
fatti dimostrato che il rischio di fallimento 
virologico aumenta progressivamente con la 
riduzione della compliance [62].

Da uno studio di Williams e collabora-
tori sono emersi, come principali fattori di 
rischio della scarsa aderenza alla terapia, l’età 
adolescenziale, il sesso femminile, la presen-



130
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

Gestione dell’infezione da HIV-1 in età pediatrica

BIBlIografIa
Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute. Epicentro: Il portale 1. 
dell’epidemiologia per la sanità pubblica. Disponibile all’indirizzo: http://www.epicentro.iss.it/
problemi/aids/epid.asp (ultimo accesso novembre 2011)
Joint United Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS). Report on the global HIV/AIDS 2. 
Epidemic 2010. Disponibile all’indirizzo: http://www.unaids.org (ultimo accesso novembre 
2011)

za di rapporti complessi con i familiari, il 
basso livello di istruzione, la depressione e 
altre malattie psichiatriche [63].

Il dialogo con i bambini e i loro familiari 
e la prescrizione di una posologia adeguata 
alle esigenze dei piccoli pazienti sono in-
dubbiamente importanti fattori favorenti 
la compliance verso la terapia. Sono inoltre 
da alcuni anni in commercio combinazioni 
di farmaci all’interno di un’unica compres-
sa al fine di favorire una migliore aderenza 
alla terapia.

gesTIone del pazIenTe 
adolesCenTe

La gestione del paziente HIV-1 positivo 
in età adolescenziale mostra aspetti pecu-
liari, soprattutto nei ragazzi che sono stati 
infettati per via verticale e che convivono 
quindi con l’infezione e la relativa terapia fin 
dall’inizio della loro vita. Uno degli aspetti 
più delicati è rappresentato dalla comuni-
cazione della diagnosi; molti familiari sono 
riluttanti ad affrontare l’argomento con i 
propri figli infetti e questo può portare a 
problemi comportamentali, sofferenze psi-
cologiche e scarsa aderenza alla terapia. Per 
la comunicazione della diagnosi occorre che 
sia avviato per ogni paziente un processo 
personalizzato con la collaborazione di fa-
miliari e di un team multidisciplinare di 
operatori sanitari comprendente psicologi; 
il processo deve essere progressivo e deve es-
sere concluso prima della fine dello sviluppo 
sessuale, al fine di favorire una corretta in-
formazione e prevenzione della trasmissione 
dell’infezione. L’adolescenza è inoltre il pe-
riodo in cui la responsabilità della gestione 
della terapia viene trasferita dal caregiver 
al paziente stesso; questo rappresenta un 
punto cruciale per il successo della tera-
pia, pertanto occorre valutare e modificare 
ove possibile i fattori che possono andare a 
influenzare negativamente l’aderenza alla 

terapia, quali le abitudini di vita, il rappor-
to tra il caregiver e il paziente e la praticità 
dello schema terapeutico proposto. Infine, 
deve essere posta particolare attenzione a 
eventuali disagi psichici riscontrabili negli 
adolescenti infetti correlati alla gestione dei 
rapporto interpersonali, all’ansia e alla paura 
per il futuro [60].

ConClusIonI

L’introduzione della HAART ha cambia-
to radicalmente la qualità di vita nei soggetti 
infetti da HIV-1, determinando una ridu-
zione della mortalità e un miglioramento dei 
parametri immunologici, virologici e clini-
ci. Dai dati riportati in letteratura si evince 
che nel bambino con infezione perinatale 
da HIV-1 il quadro clinico della malattia 
ha una più rapida progressione rispetto 
all’adulto; sulla base di queste evidenze è 
stato adottato un atteggiamento terapeutico 
tempestivo, caratterizzato dall’introduzione 
della HAART già nei primi mesi di vita, con 
conseguente miglioramento dell’evoluzione 
clinica della malattia. Tuttavia il precoce 
inizio della terapia ha condotto a un incre-
mento dell’uso dei farmaci antiretrovirali e a 
un conseguente aumento del rischio di com-
parsa di reazioni avverse a breve e a lungo 
termine. Un attento follow-up del paziente 
attraverso la valutazione di parametri clini-
ci e di laboratorio permette di riconoscere 
prontamente complicanze legate all’infezio-
ne o al trattamento; l’insorgenza di reazioni 
avverse legate alla terapia deve indurre una 
pronta sospensione e sostituzione del far-
maco interessato.

dIsClosure

Gli Autori dichiarano di non avere conflit-
ti di interesse di natura finanziaria in merito 
ai temi trattati nel presente articolo.



131
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

C. Bonaccini, P. Piccini, D. Serranti, P. Gervaso, L. Galli

Casper C, Fenyo EM. Mother-to-child transmission of HIV-1: the role of HIV-1 variability 3. 
and the placental barrier. Acta Microbiol Immunol Hung 2003; 48: 545-73
Kourtis AP, Lee FK, Abrams EJ, Jamienson DJ, Bulterys M. Mother-to-child transmission of 4. 
HIV-1: timing and implications for prevention. Lancet Infect Dis 2006; 6: 726-32
Angelillo IF, Villari P. Meta-analysis of published studies or meta-analysis of individual data? 5. 
Cesarean section in HIV-positive women as a study case. Public Health 2003; 117: 323-8
Suy A, Hernandez S, Thorne C, Montserrat L, Lopez M, Coll O. Current guidelines on 6. 
management of HIV infected pregnant women: Impact on mode of delivery. Eur J Obstet Gynecol 
Reprod Biol 2008; 139: 127-32
De Martino M, Tovo PA, Tozzi AE, Galli L, Livadiotti S, Pezzotti P, et al. HIV-1 transmission 7. 
through breast-milk: appraisal of risk according to duration of feeding. AIDS 1992; 6: 991-7
Galli L, Puliti D, Chiappini E, Gabiano C, Mignone F, Viganò A, et al. and the Italian Register 8. 
for HIV Infection In Children. Is the interruption of antiretroviral treatment during pregnancy 
an additional major risk factor for mother-to-child transmission of HIV type 1? Clin Infect Dis 
2009; 48: 1310-7
Teasdale CA, Marais BJ, Abrams EJ. HIV: prevention of mother-to-child transmission. 9. Clin 
Evid (Online) 2011; pii: 0909
Tuomala RE, Shapiro DE, Mofenson LM, Bryson Y, Culnane M, Hughes MD, et al. 10. 
Antiretroviral therapy during pregnancy and the risk of an adverse outcome. N Eng J Med 
2002; 346: 1863-70
Paul WE. Can the immune response control HIV infection? 11. Cell 1995; 82: 177-82
Schnittman SM, Lane HC, Greenhouse J, Justement JS, Baseler M, Fauci AS, et al. Preferential 12. 
infection of CD4 memory T cells by human immunodeficiency virus type 1. Proct Natl Acad 
Sci USA 1990; 87: 6058-62
Spina CA, Prince HE, Richman DD. Preferential replication of HIV-1 in the CD45RO memory 13. 
cell subset of primary CD4 lymphocytes in vitro. J Clin Invest 1997; 99: 1774-85
Than S, Kharbanda M, Chitis V, Bakshi S, Gregersen PK, Pahwa S. Clonal dominance patterns 14. 
of CD8 T cells in relation to disease progression in HIV-infected children. J Immunol 2003; 
162: 3680-6
Italian Register for HIV Infection in Children. Features of children perinatally infected with 15. 
HIV-1 surviving longer than 5 years. Lancet 1998; 343: 191-5
Galli L, de Martino M, Tovo PA, Gabiano C, Giaquinto C, Zappa M, et al. Onset of clinical 16. 
signs in children with HIV-1 perinatal infection. AIDS 1995; 9: 455-61
Chiappini E, Galli L, Tovo A, Gabiano C, de Martino M, Lisi C, et al. Changing patterns of 17. 
clinical events in perinatally HIV-1-infected children during the era of HAART. AIDS 2007; 
21: 1607-15
Centers for Disease Control and prevention. 1994 revised classification system for human 18. 
immunodeficiency virus in children under 13 years of age. Morb Mortal Wkly Rep 1994; 43: 1-10
De Martino M, Galli L. Infezione da virus dell’immunodeficienza umana. In: Careddu P. 19. 
Pediatria generale e specialistica. Milano: CEA, 2002; pp 917-21
Ianetti P, Falconieri P, Imperato C. Acquired innune deficincy syndrome in childhood. 20. 
Neurological aspects. Childs Nerv Syst 1989; 5: 281-7
Wilmshurst JM, Burgess J, Hartley P, Ely B. Specific neurologic complications of human 21. 
immunodeficiency virus type 1 (HIV-1) infection in children. J Child Neurol 2006; 21: 788-94
Zar HJ. Chronic lung disease in human immunodeficiency virus (HIV ) infected children. 22. 
Pediatr Pulmonol 2008; 43: 1-10
Theron S, Andronikou S, George R, du Plessis J, Goussard P, Hayes M, et al. Non infective 23. 
pulmonary disease in HIV-positive children. Pediatr Radiol 2009; 39: 555-64
Keesler MJ, Fisher SD, Lipshultz SE. Cardiac manifestations of HIV infection in infants and 24. 
children. Ann N Y Acad Sci 2001; 946: 169-78
Lubega S, Zirembuzi GW, Lwabi P. Heart disease among children with HIV/AIDS attending 25. 
the pediatric infectious disease clinic at Mulago Hospital. Afr Health Sci 2005; 5: 219-26
Velasco-Benitez CA. Digestive, hepatic and nutritional manifestations in Latin America children 26. 
with HIV/AIDS. J Pediatr Gastroenterol Nutr 2008; 47 (Suppl 1): S24-S26
Ray PE. Taking an hard look at the pathogenesis of childhood HIV-associated nephropathy. 27. 
Pediatr Nephrol 2009; 24: 2109-19
Rennet WP. Infectious cutaneous manifestations of HIV infection in children. 28. AIDS Read 
2005; 15: 619-22



132
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

Gestione dell’infezione da HIV-1 in età pediatrica

El Hacherm M, Bernardi S, Pianosi G, Livadiotti S, Gattiara GC, Krzysztofiak. Mucocutaneous 29. 
manifestations in children with HIV infection and AIDS. Pediatr Dermatol 1998; 15: 429-34
Tukei VJ, Kekitiinwa A, Beasley RP. Prevalence and outcome of HIV-associated malignancies 30. 
among children. AIDS 2001; 24: 1789-93
Mok JQ, Giaquinto C, De Rossi A, Grosch-Worner I, Ades AE, Peckham CS. Infants born 31. 
to mothers sieropositive for human immunodeficiency virus. Preliminary findings from a 
multicenters European study. Lancet 1999; 1: 1164-8
http://www.pentatrials.org (ultimo accesso novembre 2011)32. 
Panel on Antiretroviral Therapy and Medical Management of HIV-Infected Children. Guidelines 33. 
for the Use of Antiretroviral Agents in Pediatric HIV Infection. August 2011. Disponibile 
all’indirizzo: http://www.aidsinfo.nih.gov/ContentFiles/PediatricGuidelines.pdf (ultimo accesso 
novembre 2011)
Havens PL, Mofenson LM. Evaluation and management of the infant exposed to HIV-1 in 34. 
the United States. Pediatrics 2009; 123: 175-87
World Health Organization. Antiretroviral therapy for HIV infection in infants and children: 35. 
towards universal access. Recommandations for a public health approach-2010 revision. 
Disponibile all’indirizzo: http://www.who.int/hiv/pub/paediatric/infants2010/en/ (ultimo 
accesso novembre 2011)
de Martino M, Tovo PA, Balducci M, Galli L, Gabiano C, Rezza G, et al. Reduction in Mortality 36. 
with availability of antiretroviral therapy for children with perinatal HIV-1 infection. JAMA 
2000; 284: 190-7
Abrams EJ, Wiener J, Carter R, Kuhun L, Palumbo P, Nesheim S, et al. Perinatal AIDS 37. 
Collaborative Trasmission Study (PACTS) Group. Maternal health and early pediatric 
antiretroviral therapy influence the rate of perinatal HIV-1 disease progression in children. 
AIDS 2003; 17: 867-77
Goetghebuer T, Haelterman E, Le Chanedec J, Dollfus C, Gibb D, Judd A, et al. Effect of 38. 
early antiretroviral therapy on the risk of AIDS/death in HIV-infected infants. AIDS 2009; 
23: 597-604
Chiappini E, Galli L, Tovo PA, Gabiano C, de Martino M, Gattinara GC, et al. Italian Register 39. 
for HIV infection in children virologic, immunologic and clinical banefits from early combined 
antiretroviral therapy in infants with perinatal HIV-1 infection. AIDS 2006; 20: 207-15
Violari A, Cotton MF, Gibb DM, Babiker AG, Steyn J, Madhi SA, et al. Early antiretroviral 40. 
therapy and mortality amoung HIV-infected infants. N Engl J Med 2008; 359: 2233-44
Emery S, SMART Study Group, INSIGHT. Major clinical outcomes in patients not treated with 41. 
antiretroviral therapy at baseline in SMART: a rationale for a trial to examine early treatment of 
HIV disease. In: 4th IAS Conference of HIV Pathogenesis, Treatment and Prevention, Sidney, 
Australia, p. 2007
Chaponda M, Pirmohamed M. Hypersensitivity reactions to HIV therapy. 42. Br J Clin Pharmacol 
2011; 71: 659-71
http://www.torrinomedica.it (ultimo accesso novembre 2011)43. 
Paediatric European Network for treatment of AIDS (PENTA). Response to planned treatment 44. 
interruptions in HIV infection varies across childhood. AIDS 2010; 24: 231-41
Hayden FG. Farmaci antivirali. Farmaci contro i retrovirus. In: Brunton L, Lazo JS, Parker KL. Le 45. 
basi farmacologiche della terapia. Columbus, OH: Goodman & Gilman, 2000; pp: 1174-80
Foster C, Lyall H. HIV and mithocondrial toxicity in children. 46. J Antimicrob Chemother 2008; 
61: 8-12
Kakuda TN. Pharmacology of Nucleoside and Nucleotide reverse Transcriptase inhibitor-47. 
Induced Mitochondrial Toxicity. Clin Ther 2000; 22: 685-708
Pérez Prior N, Rocher Milla A, Soler Company E, Flores Cid J, Sarria Chust B. Correlation, 48. 
in previously treated HIV-1 positive patients, between hypersensitivity reaction to abacavir and 
the presence of the HLA-B*5701 allele. Farm Hosp 2009; 33: 155-60
Murphy RS. Non-nucleoside reverse transcriptase inhibitors. 49. AIDS Clin Care 1998; 9: 75-9
Wintergest U, Hoffmann F, Jansson A, Notheis G, Huss K, Kurowski M, et al. Antiviral efficacy, 50. 
tolerability and pharmacokinetics of efavirenz in an unselected cohort of HIV-infected children. 
J Antimicrob Chemother 2008; 61: 1336-9
Bitnut A, Sochett E, Babin P, Holowka S, Stephens D, Read S, et al. Serum lipids, glucose 51. 
homeostasis and abdominal adipose tissue distribution in protease-inhibitor-treated and naïve 
HIV-infected children. AIDS 2003; 17: 1319-27



133
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical  Management  Issues   2011; 5(4)

C. Bonaccini, P. Piccini, D. Serranti, P. Gervaso, L. Galli

Grinspoon SK. Metabolic syndrome and cardiovascular disease in patients with HIV. 52. Am J Med 
2005; 118 (Suppl 2): 23S-28S
Data Collection on Adverse Events on anti-HIV Drugs (DAD) study Group. Combination 53. 
antiretroviral therapy and the risk of myocardial infarction. N Engl J Med 2003; 349: 1993-
2003
Charakida M, Donald AE, Green H. Early structural and functional changes of the vasculature 54. 
in HIV infected children. Circulation 2005; 112: 103-9
Viganò A, Cerini C, Meroni L, Giacomet V, Stucchi S, Fabiano V, et al. Long term HIV infection 55. 
is associated with increased intima-media thickness in HIV-infected adolescents. Presented 
at: 16th Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI). Montreal, Canada: 
8-11 February 2009
Pediatric AIDS Clinical Trials Group P1005 Study Team. Long term tolerability and safety of 56. 
enfuvirtide for human immunodeficiency virus 1-infected children. Pediatr Infect Dis J 2004; 
23: 713-8
Dando TM, Perry CM. Enfuvirtide. 57. Drugs 2003; 63: 2755-6
Sayana S, Khanlou H. Maraviroc: a new CCR5 antagonist. 58. Expert Rev Anti Infect Ther 2009; 
7: 9-19
Schafer JJ, Squires KE. Integrase inhibitors: a novel class of antiretroviral agents.59.  Ann 
Pharmacother 2010; 44: 145-56
Giaquinto C, Penazzato M, Rosso R, Bernardi S, Rampon O, Nasta P. Italian consensus statement 60. 
on paediatric HIV infection. Infection 2010; 38: 301-19
Haberer J, Mellins C. Pediatric adherence to HIV antiretroviral therapy. 61. Curr HIV/AIDS Rep 
2009; 6: 194-200
Watson DC, Farley JJ. Efficacy of and adherence to highly active antiretroviral therapy in children 62. 
infected with human immunodeficiency virus type-1. Pediatr Infect Dis J 1999; 18: 682-9
Williams PL, Storm D, Montepiedra G, Nicholas S, Kammerer B, Sirois PA, et al. Predictors 63. 
of adherence to antiretroviral medications in children and adolescents with HIV infection. 
Pediatrics 2006; e1745-e1757


	Un social network per la prevenzione e l’abbattimento di cefalea e dolore cervicale nella popolazione: fondamenti di ricerca e sue caratteristiche
	Franco Mongini 1

	Gestione dell’infezione da HIV-1 in età pediatrica
	Caterina Bonaccini 1, Paola Piccini 1, Daniele Serranti 1, Paola Gervaso 1, Luisa Galli 1

	I fattori di rischio nell’ictus giovanile e l’enigma dei polimorfismi trombofilici: descrizione di un caso clinico
	Linda Iurato 1, Marialuisa Ventruto 2, Maria Adalgisa Police 2, Alessandro Morella 3, Alfonso Fortunato 4, Lanfranco Musto 5, Patrizia Fiori 1, Mario Nicola Vittorio Ferrante 6, Antonio Monaco 7

	Il trattamento farmacologico dei tic nella sindrome di Gilles de la Tourette
	Andrea E. Cavanna 1,2, Andrea Nani 1

	In caso di ipertensione, quando andare sino in fondo con gli accertamenti?
	Andrea Semplicini 1, Chiara Sandonà 1, Federica Stella 1, Tommaso Grandi 1


