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Clinical  Management  Issues   2011; 5(3) 79

Clinical Management Issues

accessori della respirazione, di entità tale da 
determinare una difficoltà a pronunciare frasi 
complete, associato a un reperto obiettivo di 
silenzio respiratorio nonostante fosse già stata 
iniziata la somministrazione di O2-terapia con 
occhialini nasali al flusso di 6 l/min con netto 
miglioramento della SaHbO2 (94%). Viene 
portato un misuratore di picco di flusso ma 
il paziente non riesce ad eseguire la manovra. 

DesCrIzIone Del Caso

Un uomo di 43 anni, accompagnato dalla 
moglie, si presenta al Pronto Soccorso (PS) 
alle 3 del mattino per la comparsa da circa 
un’ora di tosse secca e dispnea ingravescente 
a riposo, nonostante l’assunzione, a domici-
lio, di salbutamolo aerosol predosato (Me-
tered Dose Inhaler, MDI) 100 µg (= 2 puff ).

L’infermiere di triage rileva i seguenti pa-
rametri vitali:

pressione arteriosa (PA) = 155/95 mmHg; y
frequenza cardiaca (FC) = 125 battiti/min; y
frequenza respiratoria (FR) = 30 atti/min; y
saturazione ossiemoglobinica (SaHbO y 2) 
in aria ambiente = 84%;
temperatura corporea (TC) = 36,3 °C. y
In seguito a tale rilevazione, l’infermie-

re attribuisce al paziente un codice giallo e 
lo accompagna nella sala di emergenza. Il 
medico di turno riscontra la presenza di un 
respiro affannoso, con utilizzo dei muscoli 

Perché descriviamo questo caso
Per evidenziare la necessità di valutare 
in modo corretto e intervenire rapida-
mente nel caso di riacutizzazione di 
asma bronchiale. In questi casi, infatti, 
il rischio di esacerbazioni anche gravi 
è piuttosto consistente, ma può essere 
evitato con la pronta somministrazione 
di brocodilatatori inalatori ad azione 
rapida

Corresponding author
Dott. Domenico Lorenzo Urso
mimmourso71@yahoo.com

Caso clinico

abstract
Asthma is a chronic inflammatory disease of the airways with a worldwide prevalence ranging 
from 1% to 18%. We report the case of a 43-year-old man with acute asthma exacerbation 
admitted to Emergency Department. All patients with asthma are at risk of having exacerbations 
characterised by worsening symptoms, airflow obstruction, and an increased requirement for 
rescue bronchodilators. Patients should be evaluated and triaged quickly to assess the presence of 
exacerbations and the need for urgent intervention. The goals of treatment may be summarised 
as maintenance of adequate oxygen saturation with supplemental oxygen, relief of airway 
obstruction with repetitive administration of rapid-acting inhaled bronchodilators, and 
treatment of airway inflammation with systemic corticosteroids. 

Keywords: Asthma; Exacerbation; Bronchodilator; Corticosteroids; Emergency Department
Acute exacerbation of asthma: a case report
CMI 2011; 5(3): 79-85

1 Dirigente Responsabile 
U.O. Pronto Soccorso, 
Presidio Ospedaliero “V. 
Cosentino”. Cariati M. (CS)

Domenico Lorenzo Urso 1

l’asma bronchiale acuto:  
un caso clinico



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Clinical  Management  Issues   2011; 5(3)80

L’asma bronchiale acuto: un caso clinico

Domande che emergono durante il caso 
clinico

Qual è la probabile causa di riacutizza- y
zione?
Quali notizie anamnestiche devono es- y
sere rilevate?
Quali sono i parametri per stabilire la  y
gravità della crisi di asma?
Perché, dopo aver somministrato salbuta- y
molo per via inalatoria, il medico di PS 
decide di aggiungere un farmaco antico-
linergico?
Sulla base di quale valutazione il medico  y
di PS dispone il ricovero ospedaliero?

DIsCussIone

Introduzione

L’asma bronchiale è una malattia infiam-
matoria cronica delle vie aeree la cui preva-
lenza, seppure con differenze significative 
nelle diverse aree geografiche, è compresa 
tra 1% e 18% [1]. Tutti i pazienti con asma 
bronchiale sono a rischio di sviluppare una 
riacutizzazione di malattia. La riacutizzazio-
ne di asma bronchiale, definita anche asma 
acuto o crisi di asma, è caratterizzata da tosse, 
senso di oppressione toracica e difficoltà re-
spiratoria ingravescente a riposo associata a 
limitazione al flusso nelle vie aeree che può 
essere quantificata con semplici misurazio-
ni della funzione polmonare come il picco 
di flusso espiratorio (PEF) e/o il volume 
espiratorio forzato al primo secondo (Forced 
Expiratory Volume, FEV1) [2].

La riacutizzazione di asma bronchiale è 
una delle più comuni cause di visita urgente 
dal medico di medicina generale (MMG) 
e/o al Pronto Soccorso/Dipartimento di 
Emergenza (PS/DEA) [3]. Il deterioramen-
to della funzione respiratoria si può verificare 
nell’arco di ore, giorni o settimane sebbene, 
in rari casi, possa realizzarsi nell’arco di mi-
nuti. La gravità delle riacutizzazioni varia 
da forme lievi a esacerbazioni gravi perico-
lose per la vita [2]. Nonostante siano state 
elaborata numerose linee guida nazionali e 
internazionali [1,4,5], la mortalità per ri-
acutizzazione di asma bronchiale è spesso 
correlata a una non corretta valutazione 
della gravità della riacutizzazione e/o a un 
ritardato e/o non adeguato trattamento far-
macologico [2].

Lo scopo di questo lavoro è quello di for-
nire un approccio sistematico all’asma acuto, 

Il medico, preso atto di trovarsi di fronte a 
un paziente con asma acuto grave, dispone il 
trattamento terapeutico.

Dopo la somministrazione di O2-terapia si 
provvede alla somministrazione di salbuta-
molo MDI 100 µg con distanziatore: 4 puff 
e metilprednisolone 80 mg ev.

La moglie riferisce che con il marito, 
affetto da asma bronchiale dall’età di 15 
anni e in trattamento con beclometaso-
ne/formoterolo MDI 100/6 µg, 2 puff x 
2/die, aveva trascorso la serata in casa con 
amici e che uno di questi ultimi, fumato-
re incallito, non aveva voluto rinunciare 
al piacere di qualche sigaretta nonostante 
fosse ospite in casa di un soggetto asmati-
co. «Purtroppo» dice la moglie «quest’anno 
è la quarta volta che veniamo al PS per una 
crisi d’asma».

Il trattamento terapeutico, sebbene as-
sociato a un miglioramento della SaHbO2 
(94%), non determina una riduzione della 
dispnea del paziente per cui, dopo circa 20 
minuti, si provvede alla somministrazione 
di salbutamolo/ipatropio bromuro 75/15 µg 
MDI con distanziatore, 4 puff.

Dopo circa 15 minuti, dato l’evidente mi-
glioramento clinico, al paziente viene chiesto 
di effettuare il picco di flusso il cui valore è 
di 350 l/min (60% del predetto). Dopo circa 
20 minuti dalla precedente somministrazio-
ne si provvede all’ulteriore somministrazione 
di salbutamolo/ipatropio bromuro 75/15 µg 
MDI con distanziatore, 4 puff. Le sommi-
nistrazioni vengono ripetute ogni ora per le 
successive 3 ore. 

Nonostante i benefici del trattamento far-
macologico, dopo circa 3 ore dall’accesso in 
Pronto Soccorso, con un valore di PEF (Peak 
Expiratory Flow, flusso espiratorio) di 400 

Sforzo fisico  y
Aria fredda e/o secca y
Iperventilazione  y
Fattori emozionali y
Inquinanti ambientali y
Cambiamenti climatici y
Fumo di sigaretta y
Additivi e coloranti alimentari y
Acido acetilsalicilico e FANS y
Reflusso gastroesofageo y
Allergeni a cui il soggetto è sensibile y
Infezioni virali y

Tabella I
I fattori scatenanti una 
crisi di asma bronchiale

l/min (69% del predetto) e una SaHbO2 in 
aria ambiente del 95%, si dispone il ricovero 
ospedaliero.



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D. L. Urso

per crisi di asma fatale o quasi-fatale (Ta-
bella II) [14].

All’esame obiettivo è necessario ricono-
scere i segni di un imminente arresto respi-
ratorio (Tabella III) [13,14].

Poiché la riacutizzazione di asma bron-
chiale è associata a un’ostruzione variabile al 
flusso nelle vie aeree, può essere documentata 
e quantificata con una semplice misurazione 
del PEF e/o FEV1 [12]. La misurazione del 
grado di ostruzione bronchiale espressa come 
riduzione percentuale del PEF e/o FEV1 ri-
spetto al teorico (o al personal best del pazien-
te) costituisce un parametro oggettivo sia per 
stabilire la gravità della riacutizzazione sia per 
valutare la sua risposta al trattamento farma-

finalizzato da un lato a valutare la gravità del-
la riacutizzazione e dall’altro a impostare un 
trattamento farmacologico adeguato mini-
mizzando gli effetti collaterali della terapia.

epidemiologia

Le riacutizzazioni, in Canada, sono re-
sponsabili del 25% circa dei costi totali per 
la cura dell’asma [6]. Dal 2001 al 2003, ne-
gli Stati Uniti, per riacutizzazioni asmatiche 
sono stati registrati circa 4.210 morti per 
anno, circa 504.000 ricoveri ospedalieri e 
1.800.000 visite al PS/DEA. Tra i soggetti 
asmatici le percentuali di riacutizzazione 
con necessità di accesso al PS/DEA sono 
risultate più elevate nei bambini rispetto 
agli adulti, nelle donne rispetto agli uomi-
ni e negli individui di razza nera rispetto a 
quelli di razza bianca [7]. Circa il 6-13% de-
gli asmatici con riacutizzazione in atto che 
accedono al PS/DEA necessita di ricovero 
in ospedale [8] e di questi ultimi solo il 4% 
richiede il ricovero in una Unità di Terapia 
Intensiva (UTI) [9].

Fattori scatenanti

I fattori scatenanti una crisi di asma bron-
chiale, definiti triggers, sono elencati nella 
Tabella I. L’importanza dei diversi fatto-
ri nel singolo individuo è subordinata alla 
tipologia e alla severità dell’asma [10,11]. 
Essi includono allergeni, ma anche fattori 
non allergici come le infezioni virali, gli in-
quinanti indoor e outdoor e i farmaci [11]. I 
fattori scatenanti più importanti nei pazienti 
con asma grave sono l’acido acetilsalicilico 
e i farmaci antinfiammatori non steroidei 
(FANS), le emozioni e i cambiamenti cli-
matici [11,12].

Valutazione di gravità

La definizione di gravità e la valutazione 
della risposta al trattamento farmacologico 
sono i cardini della corretta gestione del 
paziente con riacutizzazione di asma bron-
chiale [4].

Allo scopo di identificare quei pazienti con 
una riacutizzazione grave la classificazione 
di gravità, prevede [4,13]:

corretta anamnesi; y
attento esame obiettivo; y
valutazione del grado di ostruzione bron- y
chiale e dello stato di ossigenazione.
L’anamnesi di un paziente con asma acuto 

è finalizzata a individuare i fattori di rischio 

Controllo 
e gravità 
dell’asma

Asma non controllato o scarsamente controllato y
Precedenti ricoveri ospedalieri per asma y
Precedenti ricoveri in terapia intensiva per asma y
Storia di ripetuti accessi al PS/DEA per asma y

Trattamento 
farmacologico 
per l’asma

Scarsa aderenza al trattamento farmacologico per l’asma y
Eccessivo o recente incremento d’uso di farmaci   y
β

2
-agonisti short-acting (SABA)

Non adeguato dosaggio di corticosteroidi inalatori (CSI) y
Anamnesi positiva per uso di corticosteroidi orali (CSO) y
Trattamento farmacologico in monoterapia con farmaci  y
β

2
-agonisti long-acting (LABA)

Politerapia con farmaci antiasmatici y
Asma da acido acetilsalicilico o FANS y

Fattori 
psicosociali

Età avanzata y
Scarsa percezione della dispnea y
Malattie psichiatriche y
Basso livello socio-economico y
Abitudine al fumo y
Abuso di alcol y
Scarsa conoscenza dell’asma e del suo trattamento y

Tabella II
I fattori di rischio per 
crisi di asma fatale o 
quasi-fatale

Uso dei muscoli accessori della respirazione y
Frequenza cardiaca > 120 battiti/min y
Frequenza respiratoria > 25 atti/min y
Difficoltà a parlare y
Alterazione del sensorio y
Silenzio respiratorio all’auscultazione del torace y
Diaforesi y
PEF < 30% del predetto e/o FEV y

1
 < 25% del predetto dopo 2 ore dal 

trattamento
SaHbO y

2
 < 90%

Cianosi y

Tabella III
Segni di imminente 
arresto respiratorio
FEV1 = volume espiratorio 
massimo nel I secondo;  
PEF = flusso espiratorio ;  
SaHbO2 = saturazione 
ossiemoglobinica

cologico così come indicato nella Figura 1 
[3,12]. Valori di PEF/FEV1 < 25% del teorico 
(o del personal best) al momento dell’acceso al 
PS/DEA o < 40% del teorico (o del personal 
best) dopo adeguato trattamento farmacologi-
co definiscono un sottogruppo di pazienti con 
riacutizzazioni asmatiche la cui gravità è tale 



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L’asma bronchiale acuto: un caso clinico

devono essere inizialmente trattati con O2-
terapia, con farmaci β2-agonisti short-acting 
(SABA) per via inalatoria e con corticoste-
roidi (CS) per via sistemica [17]. La dose e 
la frequenza di somministrazione di questi 
farmaci e l’eventuale aggiunta di altri agenti 
farmacologici è subordinata alla gravità della 
riacutizzazione e alla risposta stessa al trat-
tamento (Figura 1) [3].

o
2
-terapia

La somministrazione di O2 con maschera 
Venturi o con occhialini nasali deve essere 
effettuata in tutti i pazienti con attacco acuto 
di asma a un flusso tale da determinare una 
SaHbO2 ≥ 92% [18].

Farmaci β
2
-agonisti

I SABA per via inalatoria (salbutamolo, 
terbutalina, formoterolo) sono i farmaci di 
prima scelta nel trattamento dell’asma acu-
to [3,12-14,16,18]. Una revisione Cochrane 
ha dimostrato che la somministrazione di 
SABA come MDI con distanziatore è al-

da essere pericolose per la vita (life-threatening 
asthma) e per le quali è necessario il ricovero 
in UTI [12]. La misurazione del PEF/FEV1, 
effettuata da personale adeguatamente forma-
to, è possibile nella maggior parte dei pazienti 
che accedono al PS/DEA [15], ma non deve 
ritardare l’inizio del trattamento farmacolo-
gico [12,13]. Il monitoraggio della SaHbO2 
è necessaria in tutti i pazienti con riacutizza-
zione di asma bronchiale mentre l’emogasa-
nalisi arteriosa (EGA) deve essere limitata 
ai pazienti in cui la SaHbO2 < 90% [2]. Non 
esiste alcuna indicazione all’esecuzione di un 
Rx torace durante una riacutizzazione di asma 
bronchiale a meno che l’esame obiettivo non 
suggerisca la concomitante presenza di una 
complicanza (focolaio broncopneumonico, 
pneumotorace) o nel caso in cui il trattamento 
farmacologico non è seguito da un migliora-
mento clinico [16].

Trattamento farmacologico

Tutti i pazienti con riacutizzazione di 
asma bronchiale che accedono al PS/DEA 

Figura 1
Gravità della 
riacutizzazione
EGA = emogasanalisi; 
FEV1 = volume espiratorio 
massimo nel I secondo;  
PEF = flusso espiratorio ;  
SaHbO2 = saturazione 
ossiemoglobinica;  
UTI = Unità di Terapia 
Intensiva

Valutazione iniziale
anamnesi, esame obiettivo, saHbo

2
 (o eGa), valutazione FeV

1
/PeF

PEF o FEV
1
 ≥ 40 % del predetto 

(lieve o moderata)
PEF o FEV

1 
< 40 %  

del predetto (grave)
PEF o FEV

1
 < 25 % del predetto 

(pericolosa per la vita)

o y
2
-terapia: con occhialini nasali o maschera Venturi (SaHbO

2 
> 92%)

Broncodilatatori per via inalatoria y : SABA (es. salbutamolo MDI 100 µg 
con distanziatore 4 puff ogni 20 min nella prima ora e poi ogni ora) o SABA/
anticolinergici short acting (es. salbutamolo/ipatropio bromuro 75/15 µg 
MDI con distanziatore: 4 puff ogni 20 minuti nella prima ora e poi ogni ora)
Corticosteroidi per via sistemica y : metilprednisone 40 mg ev/os o 
idrocortisone 100 mg ev/os

Dopo 2-3 ore dall’inizio del trattamento
Valutazione FeV

1
/PeF

Buona risposta 
(PEF o FEV

1 
≥ 70%)

Risposta incompleta
40% ≤ PEF o FEV

1
 ≤ 69 %

Scarsa risposta
PEF o FEV

1
 < 40 %

Dimissione con piano d’azione scritto
Ricovero in presenza di sintomi  

e/o fattori di rischio per asma fatale  
o quasi fatale

Ricovero in UTI



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D. L. Urso

sebbene la relazione dose risposta non  y
sia stata ben studiata si ritiene che, nella 
maggior parte dei pazienti, per migliora-
re la funzione polmonare siano necessarie 
dosi medio-alte di CS (800 mg di idro-
cortisone o 160 mg di metilprednisolone 
suddivise in 4 somministrazioni).
La somministrazione di corticosteroidi 

inalatori (CSI) ad alte dosi associata alla 
somministrazione di corticosteroidi per via 
sistemica sembra essere in grado di determi-
nare, soprattutto negli attacchi asmatici più 
gravi e prolungati, un più rapido migliora-
mento clinico rispetto alla sola sommini-
strazione di corticosteroidi per via sistemica, 
ma i dati disponibili in letteratura non sono 
esaustivi [24].

altri farmaci
I derivati xantinici (teofillina e aminofil-

lina) non sono raccomandati nel trattamen-
to dell’attacco acuto di asma poiché il loro 
uso, in aggiunta ai SABA per via inalatoria, 
non determina un’ulteriore broncodilata-
zione. Inoltre il loro uso, specie nei pazienti 
ipossiemici, è gravato da numerosi effetti 
collaterali a carico dell’apparato cardiova-
scolare e del sistema nervoso centrale poiché 
il range terapeutico dei derivati xantinici è 
prossimo alla concentrazione tossica [25]. I 
dati disponibili in letteratura non suppor-
tano l’uso routinario di magnesio solfato 
nelle riacutizzazioni di asma bronchiale, ma 
una revisione Cochrane ne ha documentato 
l’efficacia (2 g ev) nel migliorare la funzione 
polmonare nei pazienti che non rispondono 
al trattamento iniziale con broncodilatatori 
per via inalatoria e corticosteroidi per via 
sistemica e nei pazienti con grave ostruzio-
ne bronchiale (FEV1 o PEF < 25-30% del 
predetto) [26]. 

La somministrazione di una miscela elio-
ossigeno (79:21) riduce il lavoro respiratorio 
e migliora l’assorbimento dei farmaci som-
ministrati tramite aerosol per cui potrebbe 
essere indicata nel trattamento dei pazienti 
con riacutizzazione grave che non hanno 
risposto al trattamento iniziale [27].

Monitoraggio clinico-strumentale e 
destinazione del paziente

La valutazione del paziente con attacco 
acuto di asma deve essere effettuata dopo 
la somministrazione della dose iniziale di 
SABA e dopo 60-90 minuti dall’inizio del 
trattamento nei pazienti che hanno richie-
sto ulteriori dosi di SABA [11]. Il paziente 

trettanto efficace che la somministrazione 
con nebulizzatore ma ha il vantaggio di un 
minor tempo di somministrazione (da 4 a 8 
puff in 2 minuti vs 10-20 minuti di ogni sin-
gola nebulizzazione) [19]. Nel caso di asma 
acuto grave la nebulizzazione continua è da 
preferire alla nebulizzazione intermittente 
poiché la prima è in grado di determinare 
una maggiore broncodilatazione e una ri-
duzione della necessità di ospedalizzazione 
del paziente [20]. Tra i farmaci SABA per 
via inalatoria salbutamolo è di gran lunga il 
più utilizzato nei PS/DEA [3]. La sommi-
nistrazione per via orale e/o parenterale di 
SABA non è raccomandata poiché, a parità 
di efficacia, queste vie di somministrazioni, 
rispetto alla via inalatoria, sono gravate da 
maggiori effetti collaterali [2,3]. I farmaci 
β2-agonisti a lunga durata d’azione (LABA) 
(formoterolo e salmeterolo) per via inalatoria 
non sono indicati nel trattamento dell’attac-
co acuto di asma [12,16,18].

Farmaci anticolinergici
Gli anticolinergici impiegati nel trat-

tamento dell’asma includono ossiotropio 
bromuro e ipatropio bromuro. Quest’ul-
timo, somministrato per via inalatoria, ha 
un inizio di azione lento per cui non è 
indicato come farmaco in monosommini-
strazione nel trattamento dell’asma acuto 
nel PS/DEA. È stato, tuttavia, dimostrato 
che l’aggiunta di ipatropio bromuro per via 
inalatoria a salbutamolo per via inalatoria 
è, nei casi di asma acuto grave, più effica-
ce rispetto alla somministrazione del solo 
salbutamolo per via inalatoria e si traduce 
in una riduzione del 25% della necessità di 
ospedalizzazione [21].

Corticosteroidi
Una dose di CS per via sistemica dovrebbe 

essere somministrata entro un’ora dall’acces-
so in PS/DEA dei pazienti con asma acuto. 
Questi farmaci non hanno azione broncodi-
latatrice ma sono estremamente efficaci nel 
ridurre l’infiammazione presente nelle vie 
aeree dei soggetti asmatici. Malgrado alcune 
controversie sulla loro efficacia, sulla dose e 
la via di somministrazione, i dati evidenziati 
in due revisioni sistematiche, possono essere 
sintetizzati come segue [2,22,23]:

i CS per via sistemica richiedono un inter- y
vello di tempo > alle 6 ore per migliorare 
la funzione polmonare;
la loro somministrazione per via endo- y
venosa o per via orale ha uguale efficacia 
nell’attacco acuto di asma;



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Clinical  Management  Issues   2011; 5(3)84

L’asma bronchiale acuto: un caso clinico

in corso avrebbe dovuto meglio indagare su 
eventuali altri elementi anamnestici (ricoveri 
ospedalieri e/o in UTI) indicativi di asma 
fatale o quasi fatale.

Da un punto di vista terapeutica la man-
cata risposta alla somministrazione di SABA 
ha indotto il medico di PS ad associare 
un farmaco anticolinergico a breve durata 
d’azione (ipatropio bromuro) per via inala-
toria per migliorare la broncodilatazione.

La decisione di ricoverare il paziente è 
dettata dalla gravità della riacutizzazione e 
dall’incompleta risposta al trattamento far-
macologico (PEF ≤ 69% del predetto).

ConClusIonI

 L’asma acuto, specie nella sua forma grave, 
è una vera e propria emergenza medica che 
se non prontamente riconosciuta e trattata 
è gravata da un elevato tasso di mortalità. Il 
grado di gravità della riacutizzazione dipen-
de dalla sintomatologia clinica, dall’esame 
obiettivo e dalla misurazione della funzio-
ne polmonare (PEF/FEV1) unitamente alla 
valutazione degli elementi anamnestici che 
suggeriscono un asma fatale o quasi fatale. 
Il trattamento farmacologico basato sull’O2-
terapia, sulla somministrazione di SABA per 
via inalatoria eventualmente associati a far-
maci anticolinergici a breve durata d’azione 
per via inalatoria, e di CS per via sistemica 
deve essere iniziato rapidamente e i benefici 
clinico-funzionali da esso derivanti devono 
essere opportunamente monitorati. Il rico-
vero o la dimissione a domicilio con piano 
d’azione scritto dipende dalla risposta al 
trattamento farmacologico analizzata alla 
luce della storia clinica del paziente.

DIsClosure

L’Autore dichiara di non avere conflitti di 
interesse di natura finanziaria in merito ai 
temi trattati nel presente articolo.

che, a 2-3 ore, dall’accesso e nonostante un 
trattamento farmacologico intensivo con 
broncodilatatori per via inalatoria (SABA 
associati o meno a farmaci anticolinergici a 
breve durata d’azione) e CS per via sistemi-
ca, presenta una persistente riduzione della 
funzione respiratoria (PEF/FEV1 = 40-69% 
del teorico) deve essere attentamente valuta-
to. Necessitano di ospedalizzazione i pazienti 
che presentano difficoltà respiratoria, uso dei 
muscoli accessori della respirazione, necessità 
di O2-terapia per mantenere una SaHbO2> 
92%, e quei pazienti che presentano fattoti 
di rischio di per asma fatale o quasi fatale 
(Tabella II). I pazienti che presentano ob-
nubilamento del sensorio, fatica respiratoria, 
ipercapnia (PaCO2 > 42 mmHg) e persistente 
compromissione della funzione respiratoria 
(PEF/FEV1 < 40% del predetto) devono 
essere ricoverati in UTI e adeguatamente 
valutati per un ventilazione non invasiva con 
BiPAP (Bilevel Positive Airway Pressure) o 
per l’intubazione tracheale [2]. I pazienti che 
hanno beneficiato del trattamento terapeuti-
co (PEF/FEV1 ≥ 70%) possono essere dimes-
si con adeguato piano d’azione scritto.

analisi del caso clinico

Nel caso clinico in esame il medico di 
Pronto Soccorso ha valutato la riacutizza-
zione di asma come grave sulla base dell’in-
tensità dei sintomi (uso dei muscoli accessori 
della respirazione, difficoltà nell’eloquio), 
dell’obiettività toracica (silenzio respirato-
rio), della SaHbO2 in aria ambiente (84%) 
e dell’incapacità a effettuare la misurazione 
del PEF.

La causa della riacutizzazione asmatica 
è probabilmente da ricercare nell’esposi-
zione al fumo di sigaretta avvenuto al sera 
precedente.

Se il medico di PS ha focalizzato la propria 
attenzione sulla verosimile causa scatenante 
la crisi, sull’epoca di insorgenza della malat-
tia, sul trattamento farmacologico in atto e 
sul numero di accessi al PS/DEA nell’anno 

BIBlIoGraFIa
Global Strategy for Asthma Management and Prevention. Global Initiative for Asthma (GINA) 1. 
2010. Disponibile su: http://www.ginasthma.org (ultimo accesso: luglio 2011). La traduzione 
italiana è disponibile su: http://www.ginasthma.it
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Clinical  Management  Issues   2011; 5(3) 85

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