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Clinical Management Issues

hanno una probabilità 8 volte maggiore di 
sviluppare il disturbo. In ambiente clinico, 
però, tra 50 e 75% dei soggetti con DAP non 
hanno un parente biologico di primo grado 
ammalato. Il disturbo depressivo maggiore 
è 1,5-3 volte più comune tra i familiari di 
primo grado di individui con questo distur-
bo rispetto alla popolazione generale, quello 
distimico è più comune tra i consanguinei 
di primo grado.

Gli studi sui gemelli, pur avendo apportato 
chiarimenti e nuove conoscenze sugli aspetti 
eziopatogenetici di alcuni disturbi psichici, 
non sono riusciti a risolvere tale quesito in 
modo definitivo. Nel settore dei disturbi ali-
mentari, per esempio, nonostante le ricerche 
abbiano rivolto un grande interesse alle cause 
genetiche, i fattori ambientali evidenziano 
un ruolo rilevante, tanto che una parte signi-
ficativa della varianza di queste patologie è 
influenzata da fattori ambientali [4-6].

IntroduzIone

In letteratura, il problema dell’influenza 
ereditaria (genetica) o ambientale (relazio-
nale) nei disturbi psichici è ancora irrisolto. 
Di fatto, esistono differenti punti di vista 
sulla “familiarità” di alcuni quadri psicopa-
tologici, che si dispiegano dall’ereditarietà, 
all’ambiente, all’esperienza, alle abitudini 
di vita [1,2].

Il concetto di familiarità indica la fre-
quenza di un disturbo tra i familiari bio-
logici di primo grado dei soggetti affetti 
da tale disturbo, rispetto alla sua frequenza 
nella popolazione generale. Il DSM-IV-TR 
puntualizza la familiarità in alcune patologie 
[3]. Il disturbo ossessivo-compulsivo mostra 
una familiarità elevata per i gemelli mono-
zigoti. Nel disturbo da attacchi di panico 
(DAP) i parenti biologici di primo grado 
di soggetti con questa patologia ansiosa 

Corresponding author
Dott. Roberto Infrasca
Dipartimento di Psichiatria 
ASL5
Via Nino Bixio 56a – 19122 
La Spezia
Tel. 0187 604457
roberto.infrasca@als5.liguria.it

Gestione clinica

Abstract
The problem of genetic versus environmental influences in psychiatric disorders is widely 
discussed in biomedical literature, but remains still controversial. Familiarity has been observed 
in some disesase, such as obsessive-compulsive disorder and panic attack disorder. In this study 
we analyse three generations of women, for a total of 4 women (a mother, her two daughters, 
and a granddaughter) followed by our Psychiatric Department for depressive and anxiety 
disorders. The aim of the study was to assess wheather there are similarities among the clinical 
status of the four women, and verify the relationship among those disorders. The Minnesota 
Multiphasic Personality Inventory (MMPI) was administered to all the patients and the 
scores obtained were compared. We found out that the many aspects and psychological traits 
were present in all the four women. These similarities suggest the presence of a dynamic trans-
generational transmission.

Keywords: Psychiatric disease; Familiarity; Environmental factors
From mother to daughter. Psychic disease: genetic or environmental influence?
CMI 2011; 5(3): 87-93

1 Dipartimento di 
Psichiatria ASL5,  
La Spezia

Roberto Infrasca 1

di madre in figlia. Il disagio 
psichico: influenza genetica o 

influenza ambientale?



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Di madre in figlia. Il disagio psichico: influenza genetica o influenza ambientale?

Nell’ambito delle neuroscienze, diversi 
sono gli studi che dimostrano una signifi-
cativa reciprocità tra gli elementi biologici 
e quelli ambientali. Ridley afferma che un 
programma genetico, pur richiedendo l’in-
tegrazione di centinaia o migliaia di geni, 
si sviluppa in continua interazione con il 
comportamento e l’ambiente [7].

Studiando la plasticità sinaptica, Eccles ha 
dimostrato che ripetute somministrazioni di 
un breve stimolo elettrico a una via nervosa 
sono in grado di alterare la trasmissione si-
naptica, evidenziando la capacità dei neuroni 
di essere modificati dall’esperienza [8]. Alcu-
ni ricercatori hanno analizzato il fenomeno 
dell’apprendimento e della memorizzazione 
in un mollusco marino (Aplysia californica), 
dimostrando che un semplice riflesso di que-
sto gasteropode (retrazione della branchia e 
del sifone) può venire modificato per abitu-
dine o sensibilizzazione. Gli Autori conclu-
dono che quando un organismo apprende e 
memorizza un’informazione, nel cervello si 
producono delle mutazioni [9].

In un ambito più specificamente psicologi-
co, numerose sono le evidenze che assegnano 
un ruolo importante all’ambiente. In questa 
prospettiva, Fromm-Reichmann inserisce 
una nuova concezione sull’eziopatogenesi 
della malattia mentale secondo la quale a 
causare i disturbi psichiatrici sono le figure 
parentali, solitamente una madre che l’autri-
ce definisce “schizofrenogena” [10]. La tesi 
di Parisi, pur se esplicitata tramite un’ottica 
critica, tende ad avallare le formulazioni che 
vedono la potenzialità ambientale assumere 
un ruolo predominante nell’organizzazione 
e modellamento della personologia indivi-
duale, rispetto a quello assunto ed espli cato 
dalla potenzialità genetica [11].

Infrasca ritiene che i gemelli monozigoti-
ci sembrano sottoposti – o si sotto pongono 
– a comunicazioni, modalità emozionali, 
interattive e intra personali, che sedimenta-
no impercettibilmente e progressivamente 
sostanziali differenze nella loro struttura ca-
ratteriale [12]. Partendo dal condizionamen-
to classico di Pavlov e arrivando alla teoria 
dello stress di Selye, Kandel dimostra come i 
disturbi di natura psicologica possano deter-
minare cambiamenti patologici nel funzio-
namento della struttura neuronale [13].

Faimberg afferma che il figlio “assorbe” 
nella propria identità le caratteristiche rela-
zionali, affettive ed emozionali dei genitori e 
della famiglia di origine [14]. Benelli riporta 
una serie di ricerche sui gemelli che met-
tono in luce l’interazione tra ereditarietà e 

ambiente nella formazione della personalità 
[15]. Meltzer e Harris descrivono numerosi 
modi di funzionamento della famiglia, alcu-
ni dei quali costruiscono le condizioni per 
lo sviluppo delle persone, altri che tendono 
a distruggere tali condizioni [16]. A tale ri-
guardo, Freud affermava: «Se i processi psi-
chici di una generazione non si prolungasse-
ro nella generazione successiva, ogni genera-
zione dovrebbe acquisire ex novo il proprio 
atteggiamento verso l’esistenza, e non vi sa-
rebbe in questo campo nessun progresso e in 
sostanza nessuna evoluzione» [17].

Un altro filone di studi sul problema ar-
gomentato si basa sulla tipologia dell’attac-
camento. Gli stili di attaccamento costitui-
scono specifiche configurazioni di risposta 
emotiva e comportamentale del bambino in 
relazione alle modalità di accudimento dei 
genitori, e particolarmente della madre [18]. 
Secondo Bowlby, aver sperimentato figure di 
accudimento sensibili e disponibili verso il 
figlio favorisce la maturazione di un atteg-
giamento globalmente fiducioso nei riguardi 
delle relazioni umane e di un sentimento di 
sé positivo; al contrario, aver avuto figure di 
accudimento inadeguate genera scarsa fidu-
cia in sé e negli altri e aspettative negative 
riguardo alle relazioni intime [18].

Di fatto, le madri dei bambini con at-
taccamento evitante sono indisponibili, 
rifiutanti e ostili alle richieste del bambino, 
manifestano avversione al contatto fisico, 
hanno una mimica rigida e poco espressiva, 
appaiono perfino infastidite dalle richieste 
di conforto e protezione che il bambino ri-
volge loro. Nell’attaccamento ambivalen-
te le madri risultano intrusive, attuano un 
ipercontrollo, limitano il comportamento 
esploratorio del bambino, appaiono impre-
vedibili e contraddittorie nella disponibilità 
a rispondere alle esigenze di attaccamento 
del figlio. Infine, le madri dei bambini con 
attaccamento disorganizzato-disorientato 
presentano frequentemente una mancata 
elaborazione del lutto o del trauma (espe-
rienze di abuso sessuale o di altra violenza 
subita da bambine), per cui non interagi-
scono con il figlio in termini di richieste, 
mostrano un comportamento spaventato 
e dolente non correlato a quanto accade in 
quel momento nell’ambiente, atteggiamento 
che disorienta il bambino, poiché la madre 
diviene allo stesso tempo un rifugio affet-
tivo e una fonte di angoscia.

In questo scenario, è frequente osservare 
l’associazione fra l’attaccamento ambiva-
lente e i disturbi d’ansia, e particolarmente 



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R. Infrasca

il disturbo di panico [19-21]. Le situazioni 
relazionali infantili da cui originerebbe il 
futuro disturbo di panico sembrano poggia-
re su una relazione con una figura materna 
caratterizzata da imprevedibilità, instabilità 
delle relazioni, inversione della relazione 
di aiuto fra bambino e madre, svalutazione 
delle capacità del figlio, disconoscimento o 
proibizione delle emozioni (o di alcune in 
particolare), comunicazioni in cui il mondo 
viene rappresentato come pericoloso, il figlio 
descritto come inadatto ad affrontare la vita, 
poiché fragile e incompetente.

Un ultimo importante settore sull’argo-
mento è rappresentato dagli studi sulla “tra-
smissione psichica transgenerazionale”, vale 
a dire la trasmissione dai genitori ai figli di 
vissuti impensabili e non dotati di significato, 
di qualcosa che non è possibile comprende-
re, elaborare e trasformare, quindi non uti-
lizzabile da parte del bambino [22,23]. In 
“Totem e tabù”, Freud parla di trasmissione 
transgenerazionale rispetto a importanti 
traumi psichici replicati più volte nella sto-
ria dell’umanità: «I divieti si sono quindi 
conservati di generazione in generazione 
forse soltanto a causa della tradizione, rap-
presentata dall’autorità dei genitori, o della 
società, o forse, invece, si sono organizzati 
nelle generazioni successive come patrimo-
nio psichico ereditario» [17].

Schutzenberger riporta numerosi esempi 
riguardanti la ripetizione di modelli compor-
tamentali in più generazioni [24]. L’Autrice 
ritiene che le trasmissioni transgenerazionali 
siano legate ad alcune particolari dimensio-
ni (segreti, cose nascoste e proibite, eventi 
taciuti perché indicibili) che, senza essere 
pensate o elaborate e risolte, passerebbero 
di generazione in generazione.

Studi trasgenerazionali hanno mostra-
to una consistente associazione tra qualità 
dell’attaccamento del bambino e tipo di mo-

dello operativo interno della figura di attac-
camento [25,26]. Secondo Bowbly, il fattore 
chiave nella trasmissione transgenerazionale 
è rappresentato dalla sensibilità materna, 
intesa come capacità di rispondere in modo 
adeguato ai bisogni del bambino [18].

La trasmissione psichica, quindi, sembra 
influire in modo determinante nella defini-
zione del Sé, tanto che quello che il figlio 
sperimenta con i genitori attraverso le cose 
dette e taciute, i gesti e le modalità di com-
portamento, diviene parte della sua memoria 
influenzando profondamente la strutturazio-
ne della personalità.

Il panorama delineato, pur rimanendo 
contrastato, affida al versante relazionale 
(ambientale) un ruolo non marginale nello 
sviluppo della problematicità e della psico-
patologia individuale.

SCopo dellA rICerCA

La ricerca qui presentata ha analizzato tre 
generazioni di soggetti femminili seguiti dal 
Dipartimento di Psichiatria della ASL5 di 
La Spezia, per problematiche depressive e 
ansiose. Scopo dello studio era verificare la 
similarità/diversità del quadro clinico pre-
sentato tra una madre, le due figlie, e la figlia 
della primogenita, unitamente al tentativo 
di stabilire il ruolo dei processi relaziona-
li (ambientali) nelle patologie mostrate da 
queste pazienti.

Metodo

Ai soggetti è stato somministrato il 
MMPI-1 (Minnesota Multiphasic Persona-
lity Inventory) dal quale sono state ricavate 
le scale tradizionali (di controllo e cliniche, 
Tabella I), alcuni importanti indici e scale 

Scala Aspetti valutati

Hs (Hypocondrias) Presenza di problemi fisici caratteristici degli ipocondriaci
D (Depression) Presenza di sintomi di tipo depressivo
Hy (Hysteria) Tendenza a somatizzare alcune emozioni e disagi di tipo psichico
Pd (Psychopathic Deviate) Carenza di controllo sulle risposte emotive e la capacità di introiettare le 

regole sociali
Mf (Masculinity-Feminility) Aspetti (interessi, atteggiamenti, ecc.) tendenzialmente mascolini o femminili
Pa (Paranoia) Presenza di sintomi di tipo paranoide
Pt (Psychastenia) Presenza di rituali fobici e comportamenti di tipo ossessivo-compulsivo
Sc (Schizophrenia) Esperienze di tipo insolito tipiche degli schizofrenici
Ma (Hypomania) Stati ipomaniacali (idee di grandezza, alto livello di attività, ecc.).
Si (Social Introversion) Difficoltà che il soggetto riscontra nei rapporti con gli altri

tabella I
Le 10 principali scale 
cliniche del Minnesota 
Multiphasic Personality 
Inventory volte a 
valutare le principali 
caratteristiche della 
personalità del paziente



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Di madre in figlia. Il disagio psichico: influenza genetica o influenza ambientale?

speciali [27]. A partire dai profili MMPI 
sono state formulate le diagnosi cliniche, 
unitamente al relativo “tipo di codice”, de-
finito dal punteggio della scala o delle scale 
più elevato nel profilo standard e dalla loro 
collocazione in termini di elevazione (deter-
minati tipi di codice – code-types – si ritrova-
no più frequentemente in certe popolazioni 
che non in altre). Le variabili ottenute sono 
state valutate rispetto al range dei valori nor-
mali, e confrontate tra i soggetti.

rISultAtI

I quattro profili MMPI mostrano un 
andamento similare (aspetto qualitativo), 
differenziandosi per il punteggio raggiunto 
dalle scale (aspetto quantitativo) (Figura 1). 
La somiglianza evidenziata testimonia prin-
cipalmente che i soggetti analizzati mettono 
in luce un’espressività sintomatologica so-
stanzialmente sovrapponibile, condizione 
che li accomuna clinicamente.

Di seguito vengono presentati i code-types 
dei soggetti, attraverso i quali – quando esi-
stono le condizioni – è possibile formulare 
una diagnosi. Principalmente si rileva che 
la madre e la figlia primogenita (Figlia1) 
mostrano il codice 2-7-1 rappresentato dalle 
scale MMPI D-Pt-Hs (depressione-psica-
stenia-ipocondria), uniformità che assume 
un significato importante.

Questo codice descrive un soggetto note-
volmente ansioso, teso, pervaso da sentimen-
ti depressivi (sperimenta sensazioni di infe-
licità, colpa, tristezza, tende a rimuginare e a 
preoccuparsi eccessivamente). Può riferire la 

presenza di disturbi somatici correlati all’an-
sia, fatica, stanchezza, linguaggio rallentato 
e bradipsichismo. La sintomatologia fisica, 
quando manifestata, viene correlata alle sen-
sazioni di ansia e tensione. I meccanismi di-
fensivi adottati sono prevalentemente la ra-
zionalizzazione o modelli comportamentali 
di carattere ossessivo-compulsivo. Il soggetto 
vive profondi sentimenti di svalorizzazione, 
inadeguatezza, inferiorità e incapacità de-
cisionale: tende a emarginarsi rispetto alle 
situazioni di interazione sociale, assumendo 
atteggiamenti anassertivi e passivo-dipen-
denti. Di fatto, tende a formare profondi 
legami emotivi nutrendo molte aspettative 
verso gli altri a copertura delle profonde 
sensazioni di insicurezza e inferiorità. Sono 
dunque presenti le manifestazioni tipiche 
della “sindrome neurastenica” di cui l’ansia 
e gli spunti fobici rappresentano la manife-
stazione clinica principale. Le persone con 
questo codice possono essere diagnosticate 
come disturbo d’ansia o disturbo ossessivo-
compulsivo.

La figlia secondogenita (Figlia2) pre-
senta un codice 2-3-7 rappresentato dalle 
scale MMPI D-Hy-Pt (depressione-isteria-
psicastenia). In questo codice sono presen-
ti contenuti ideativi di marca depressiva e 
vengono riferite sensazioni di nervosismo, 
tensione e preoccupazione, oltre a sintomi 
somatici come fatica, debolezza fisica o di-
sturbi gastrointestinali. Il soggetto può mo-
strarsi passivo e dipendente in quanto elabo-
ra su se stesso sentimenti di inadeguatezza, 
insicurezza e passività (è presente un basso 
livello di autostima). Tende all’ipercontrollo, 
non è capace di esprimere sentimenti, cerca 
di evitare il coinvolgimento sociale per non 
sperimentare penose sensazioni di disagio. Si 
mostra teso, “in allarme”, insicuro, tendente 
all’ordine e alla meticolosità. Possono esse-
re dunque presenti tratti ossessivi di perso-
nalità, ruminazioni, preoccupazioni, paure 
immotivate, difficoltà di concentrazione, 
sentimenti di colpa, “impasse” decisionale. 
È presente una notevole difficoltà a “fare 
contatto” con i propri sentimenti, poiché 
il soggetto sembra subire costantemente 
la presenza di una sovrastruttura operante 
quale “critica” e “controllo”. L’insight è parti-
colarmente scarso, per cui il soggetto appare 
resistente alle spiegazioni di natura psico-
logica dei propri problemi. Le persone con 
questo codice ricevono generalmente una 
diagnosi di disturbo somatoforme (anche 
disturbo depressivo-ansioso), in personalità 
passivo-dipendente.

Figura 1
Profili MMPI 
(Minnesota Multiphasic 
Personality Inventory) 
delle pazienti



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R. Infrasca

Infine, la figlia della primogenita (Fi-
gliaF1) mette in luce un codice 2-7-8 
rappresentato dalle scale MMPI D-Pt-Sc 
(depressione-psicastenia-schizofrenia). Le 
persone con questo codice presentano un 
quadro diagnostico di tipo misto: sperimen-
tano una notevole quantità di ansia, tensione, 
sentimenti depressivi, ruminazioni ideative 
di marca ossessiva (è presente una tendenza 
al perfezionismo), difficoltà di concentrazio-
ne. L’affettività è coartata e, nelle condizioni 
di particolare stress, possono presentarsi bre-
vi, acuti, episodi di natura psicotica (spunti 
ideativi di riferimento). Il soggetto ha la ten-
denza a percepirsi insicuro e inadeguato, a 
reagire in maniera esagerata di fronte al mi-
nimo stress, a sviluppare sentimenti di colpa. 
In conseguenza di ciò le relazioni interperso-
nali diventano problematiche: la mancanza 
di fiducia e la difficoltà ad esprimere i propri 
sentimenti conducono il soggetto a relazio-
narsi con gli altri in maniera ambivalente. Le 
persone con questo codice possono ricevere 
una diagnosi di nevrosi (nevrosi d’ansia con 
tratti ossessivo-compulsivi) su un quadro di 
personalità a “coloritura” schizoide.

Nella Tabella II vengono presentati alcuni 
indici ricavati dal MMPI [27], e il valore che 
essi assumono nei quattro soggetti.

La Tabella mostra chiaramente come – ec-
cettuati alcuni valori degli indici della secon-
dogenita (Figlia2) – i valori risultino oltre il 
range di normalità. Di fatto, le quattro perso-
nalità sono complessivamente accomunate da 
numerose dimensioni: precarietà dei sistemi 
di difesa, bassa autostima, scarsa capacità di 
controllo (impulsività), tendenze fobico-
ossessive, costante allarme interno, sovra-
struttura operante quale “critica” e “controllo” 
(senso di colpa, inibizione, rigidità, incertez-
za, autosvalutazione), disturbi del sonno, pre-
caria capacità di gestione degli stressor, elevati 
livelli di ansia (disorganizzazione persono-
logica), accentuato neuroticismo (instabilità 
emotiva e disadattamento), condotte di evi-
tamento, somatizzazione dell’ansia.

dISCuSSIone e ConCluSIonI

La ricerca ha messo in luce come – nelle 
tre diverse generazioni femminili indagate – 
i tratti problematici e psicopatologici siano 
sostanzialmente similari, dinamica che porta 
a ipotizzare un transito transgeneraziona-
le (da madre in figlia) che conserva quasi 
inalterato il profilo originario di tali tratti. 
Di fatto, i quattro modelli psico-comporta-

mentali ottenuti evidenziano un’espressività 
sintomatologica molto simile, caratterizza-
zione che rende difficoltoso supporre una 
derivazione unicamente biologica. Pur se 
diversi tratti clinici sono correlati all’attività 
dei neurotrasmettitori serotoninergici (5-
HT), noradrenergici (NA) e dopaminergici 
(DA) – umore (5-HT, NA), ansia (5-HT, 
NA), colpa (5-HT), inibizione (NA), sonno 
(5-HT), anedonia (DA) [28] – è comunque 
discutibile immaginare che la sola “regia 
neurotrasmettitoriale” sia all’origine di un 
dispiegarsi così ampio di sintomi.

Appare decisamente più plausibile rite-
nere che la sistematica esposizione ai tratti 
caratteriali materni argomentati nella ricer-
ca, e il conflitto intra- e interpersonale che 
ne deriva, possano avere determinato nelle 
figlie una “sfiducia di base”, un terreno rela-
zionale confusivo, un attaccamento insicuro, 
la mancanza di una “confidenzialità affettiva” 
(aspetto indispensabile per creare e mante-
nere un contatto emozionale profondo), una 
precoce e incisiva autosvalutazione, la diffi-
coltà a completare positivamente il processo 
di separazione-individuazione [29], con le 
conseguenze che questo comporta (mancan-
za di autonomia e di indipendenza, ansia di 
separazione, difficoltà relazionali), un’iden-
tità confusa e problematica.

In questo scenario, la difficoltà a costruire 
una “architettura personologica” ragionevol-
mente organizzata, e quindi un sé equilibra-
to, originano un perenne conflitto intrapsi-
chico che tende a trasformarsi in uno stabile 
modello cognitivo, psicologico e comporta-
mentale, dove l’energia impiegata per man-
tenere le difese diminuisce il quantitativo di 

Indice Madre Figlia1 Figlia2 FigliaF1

Indice ansietà (AI) 117,4 130,6 95,4 118,9
Indice psicopatologia 4,32 5,70 3,32* 4,30
Risposte interiorizzate 1,37 1,42 1,16* 1,37
Neuroticismo 260 264 239 229
Difese -14 -32 -26 -23
Tendenze fobiche 21,1 28,2 10,8 9,9
Autostima -33,8 -36,6 -15,5 -22,5
Senso di colpa 27,1 27,6 3,8 11,9
Capacità di controllo -14 -32 -26 -23
Tendenze ossessive 25,4 25,8 2,3* 10,3
Personalità evitante 24,6 31,0 1,4* 9,9
Incubi notturni 24,9 27,2 6,1 15,0
Stress affettivo 44,3 52,4 21,8 37,5
Tendenza stress 12,7 21,8 2,5 11,3
Disturbo umore 16,2 27,6 6,7 7,6

tabella II
Valore degli indici 
MMPI tra i soggetti
* = valori nel range di 
normalità



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Di madre in figlia. Il disagio psichico: influenza genetica o influenza ambientale?

energia al servizio delle funzioni psichiche 
[30]. Inoltre, è possibile ipotizzare che la 
sistematica esposizione a una dimensione 
materna portatrice di disagio psichico sia in 
grado di produrre nelle figlie (poi madri) un 
collasso delle fragili difese infantili, dinamica 
alla base delle manifestazioni problematiche 
e sintomatologiche contingenti o successive, 
che può attuarsi anche attraverso comporta-
menti neuroadattivi [8,9].

Tali argomentazioni potrebbero così for-
nire un chiarimento sulle “sindromi fun-
zionali”, quadri caratterizzati da sintomi 
psicologici, comportamentali e vegetativi 
(alterazioni delle funzioni) in assenza di un 
corrispondente substrato organico, poiché 
generate da situazioni intrapsichiche o am-
bientali conflittuali, collegate a strutture di 
personalità predisposte biologicamente.

Nella prospettiva delineata dalla ricerca, 
i tratti problematici e psicopatologici tra-
smessi precocemente dalla madre alle figlie 
assumono il profilo di precursori delle diffi-
coltà relazionali evidenziate dalla primoge-
nita dopo l’assunzione del ruolo di madre, 
tanto da ritrovare nella figlia un quadro 
sintomatologico pressoché analogo a quello 
della madre e della nonna, e similare a quel-
lo esibito dalla zia, affinità che suggerisce la 
presenza di una dinamica di trasmissione 
transgenerazionale.

dISCloSure

L’Autore dichiara di non avere conflitti di 
interesse di natura finanziaria in merito ai 
temi trattati nel presente articolo.

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R. Infrasca

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