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Clinical  Management  Issues   2011; 5(2) 45

Clinical Management Issues

Caso ClInICo

La storia clinica di questa piccola paziente, 
una bambina di 2 mesi, nata da genitori ru-
meni, residenti in Italia da circa 7 anni, inizia 
10 giorni prima del ricovero presso il nostro 
reparto con la comparsa di un unico sinto-
mo, il dolore alla mobilizzazione sia attiva 
che passiva associato a impotenza funziona-
le dell’arto superiore sinistro. Dopo circa 7 
giorni dall’esordio i genitori accompagnano 
la bambina in Pronto Soccorso, dove viene 
valutata per la prima volta. Le sue condizioni 
generali sono buone, è apiretica, si alimenta 

IntroduzIone

La sifilide congenita è una malattia la cui 
incidenza si era progressivamente ridotta 
fino agli anni ’90, anche in relazione alle 
campagne di sensibilizzazione che hanno 
fatto seguito alla scoperta del virus HIV. Al-
cuni studi hanno dimostrato che nell’ultimo 
decennio questa patologia sta riemergendo, a 
causa di vari fattori, fra cui una diminuzione 
di attenzione riguardo ai rapporti sessuali 
non protetti, una minore capacità di iden-
tificazione da parte del personale medico e 
un aumento dei flussi migratori da Paesi ad 
alta incidenza.

Questa forma morbosa, se non ricono-
sciuta tempestivamente, causa delle sequele 
a lungo termine estremamente invalidanti, 
quindi la precocità di diagnosi e trattamento 
sono essenziali ai fini prognostici. Consi-
derando la tendenza a riemergere di questa 
malattia e le difficoltà diagnostiche che pone, 
è importante riportare i fondamenti per la 
sua identificazione e gestione.

Perché descriviamo questo caso
Per porre l ’attenzione su una malattia 
che, dopo alcuni anni di declino, sta ri-
emergendo. La sua diagnosi tempestiva 
è fondamentale per evitare conseguenze 
invalidanti per il paziente

Corresponding author
Dott. Piero Valentini
pvalentini@rm.unicatt.it

Caso clinico

abstract
This report describes a rare case of congenital syphilis in a two-month-old Romanian infant. 
Diagnosis was possible when the baby showed decrease in the left upper limb movements 
and a papular rash. Her father had been infected and transmitted the infection to the mother, 
who had two non-treponemal serological tests during pregnancy, both with negative results. 
Congenital syphilis was confirmed by serological tests and the newborn was successfully treated. 
A global overview on diagnosis and treatment of children with suspected congenital syphilis 
is presented.

Keywords: congenital syphilis, syphilis management, syphilis treatment, sexually transmitted 
disease
Congenital syphilis in a two-month-old infant
CMI 2011; 5(2): 45-54

1 Istituto di Clinica 
Pediatrica, Università 
Cattolica del Sacro Cuore

Daniele Serranti 1, Danilo Buonsenso 1, Piero Valentini 1

sifilide congenita  
in una bambina di due mesi



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Sifilide congenita in una bambina di due mesi

sea rimane oscura a causa dell’assenza di un 
evento traumatico a cui risalire.

A tre giorni dalla prima valutazione della 
bambina compare febbre elevata (39° C ret-
tali): la bambina viene condotta nuovamente 
in Pronto Soccorso dove, oltre all’impotenza 
funzionale del braccio sinistro, l’esame obiet-
tivo permette di evidenziare a livello cuta-
neo la presenza di lesioni papulari di circa 
1-2 cm di diametro, disseminate e presenti 
anche a livello palmo-plantare, di colorito 
roseo, non raggruppate e in differenti stadi 
evolutivi (alcune in fase di desquamazio-
ne). A livello addominale vengono inoltre 
rilevati epatomegalia marcata (margine 
inferiore epatico all’ombelicale trasversa) e 
splenomegalia.

La comparsa del rash induce la raccolta 
di un’approfondita anamnesi, dalla quale 
emerge che il padre, circa 7 mesi prima del-
la nascita della bambina, aveva presentato 
la comparsa di una lesione rotondeggiante 
a livello del solco balano-prepuziale, risul-
tata essere di origine luetica a seguito degli 
esami sierologici specifici eseguiti (Veneral 
Disease Research Laboratory – VDRL posi-
tivo, Treponema pallidum Hemagglutination 
Test – TPHA positivo, IgG e IgM specifiche 
positive). A seguito di ciò anche la madre era 
stata sottoposta alla ricerca di anticorpi anti-
Treponema mediante immunofluorescenza al 
7° mese di gravidanza, con esito negativo; 
negativo era risultato anche il VDRL ese-
guito al momento del parto, nonostante, nel 
frattempo, fossero comparse lesioni cutanee 
da riferire a sifilodermi.

Sulla base dei suddetti dati anamnestici, 
la bambina viene sottoposta all’esecuzione di 
un test emocromocitometrico con formula 
leucocitaria, alla misurazione degli indici 
di flogosi (proteina C reattiva) e dei valori 
ematochimici e infine alla valutazione del 
profilo sierologico per sifilide. L’emocromo 
dimostra la presenza di una marcata piastri-

adeguatamente e non presenta alcun rilievo 
patologico all’esame obiettivo ad eccezione 
dell’impossibilità di muovere l’arto, che ap-
pare inerte, con il gomito esteso e in posi-
zione addotta, lungo il tronco. Il riflesso di 
Moro è asimmetrico e la capacità di muovere 
la mano è conservata. La madre non riferisce 
pregressi traumi e non sono presenti ecchi-
mosi, né segni di alcun tipo a livello della 
cute del distretto interessato.

Viene ipotizzata una possibile eziologia 
traumatica: una radiografia dell’arto superio-
re di sinistra mette in evidenza un’irregola-
rità del terzo medio della clavicola, classifi-
cata come infrazione. L’arto della bambina 
viene immobilizzato con una fasciatura in 
adduzione del braccio e flessione a 90° del 
gomito, anch’esso addotto.

Fin qui il caso si presenta come una pro-
blematica di pertinenza prettamente orto-
pedica anche se la natura della lesione os-

risultati Valori normali

emocromo
Globuli rossi 3,24 x 106/mm3 4,20-5,40 x 106/mm3

Emoglobina 10,4 g/dl 12,0-16,0 g/dl
Ematocrito 29,3% 37,0-47,0%
Piastrine 57,4 x 103/mm3 130-400 x 103/mm3

Globuli bianchi 11,4 x 103/mm3 4,00-10,00 x 103/mm3

Formula leucocitaria
Neutrofili 2,42 x 103/mm3 (21,2%) 2,0-7,5 x 103/mm3 (55,0-70,0%)
Linfociti 7,53 x 103/mm3 (66,0%) 1,5-3,5 x 103/mm3 (20,0-35,0%)
Monociti 1,26 x 103/mm3 (11,1%) 0,2-0,6 x 103/mm3 (2,0-8,0%)
Eosinofili 0,08 x 103/mm3 (0,7%) 0,05-0,4 x 103/mm3 (1,0-4,0%)
Basofili 0,11 x 103/mm3 (1,0%) 0,0-0,1 x 103/mm3 (0,1-1,0%)
esami ematochimici
Azotemia 5 mg/dl 15-50 mg/dl
Creatinina 0,4 mg/dl 0,6-1,3 mg/dl
AST 76 U/l 2-50 U/l
ALT 41 U/l 2-50 U/l
Gamma-GT 83 U/l 3-50 U/l

tabella I
Principali esami di 
laboratorio eseguiti 
prima dell ’inizio della 
terapia
ALT = alanina 
aminotrasferasi;  
AST = aspartato 
aminotrasferasi;  
gamma-GT = gamma-
glutamil-transpeptidasi

Indagine
esito

Pre-terapia Post-terapia

VDRL su sangue 1/64 1/8
TPHA su sangue 1/5.120 1/5.120
FTA-ABS su sangue +++ 

(fortemente positivo)
+++

(fortemente positivo)
IgM specifiche su sangue Positive -
TPHA su liquor Negativo -
FTA-ABS su liquor Negativo -
IgM specifiche su liquor Negative -

tabella II
Esiti degli esami 
sierologici per sifilide 
eseguiti prima e dopo 
l ’inizio della terapia 
antibiotica; i test non 
treponemici correlano 
con l ’attività della 
malattia e con la 
risposta alla terapia; 
la riduzione dei valori 
quantitativi del 
titolo VDRL dopo la 
somministrazione di 
penicillina permette 
di attestarne l ’efficacia 
contro Treponema
FTA-ABS = Fluorescent 
Treponemal Antibody - 
Absorptiontest;  
TPHA = Treponema 
pallidum Hemagglutination 
Assay;  
VDRL = Venereal Disease 
Research Laboratory



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D. Serranti, D. Buonsenso, P. Valentini

dIsCussIone

Valutazione della madre con sospetta 
sifilide in gravidanza

Tutte le donne dovrebbero effettuare un 
test di screening all’inizio della gravidanza 
al fine di identificare la presenza di un’infe-
zione attiva che potrebbe essere trasmessa 
al feto.

Lo screening iniziale si effettua tramite 
test non treponemici (VDRL o RPR – Ra-
pid Plasma Reagin), che andrebbero ripetuti 
alla fine della gravidanza, immediatamente 
prima del parto, per escludere un’acquisi-
zione tardiva dell’infezione [1]. Questi test 
correlano con l’attività della malattia e con 
la risposta alla terapia, quindi sono anche 
un importante parametro da valutare prima 
e dopo la somministrazione di penicillina 
[2]. In alcuni Paesi i test non treponemici 
sono stati sostituiti dal dosaggio immuno-
enzimatico delle IgG e IgM specifiche per 
Treponema pallidum.

Nel caso da noi riportato il test di scre-
ening materno è risultato negativo in due 
occasioni, al 7° mese di gravidanza e subito 
prima del parto, e probabilmente si è trattato 
di un risultato falsamente negativo.

Infatti, un test non treponemico negati-
vo permette generalmente di escludere il 
contatto del batterio con l’ospite, anche se, 
quando il test viene effettuato su campioni 
con elevate concentrazioni di Treponema o 
di anticorpi anti-Treponema, si può avere 
una reazione falsamente negativa, definita 
“effetto prozona”. Risultati falsi negativi si 
hanno in una bassa percentuale dei casi, ma 
si possono osservare anche in caso di sifili-
de primaria recentemente acquisita, nella 
sifilide latente e nella sifilide congenita in 
fase tardiva [3].

Reazioni falsamente positive, invece, si 
possono verificare nelle donne in gravidanza 
e in caso di infezioni virali, linfoma, tuberco-
losi, malaria, endocardite, malattie del siste-
ma connettivo o errori di laboratorio [2].

Così, la positività del VDRL o del RPR 
test deve essere confermata da successivi 
test treponemici. Questi test si positivizzano 
subito dopo l’infezione e rimangono gene-
ralmente positivi per tutta la vita, anche a 
seguito di una terapia efficace. Se, quindi, il 
TPHA o gli altri test treponemici risultano 
persistentemente negativi, si può conside-
rare il risultato del test non treponemico 
falsamente positivo, altrimenti il reperto è 
compatibile con un’infezione sifilitica (Fi-
gura 1).

nopenia (piastrine = 57.400/mm3), mentre la 
proteina C reattiva risulta essere lievemente 
aumentata (3,60 con un range di normalità 
compreso tra 0,00 e 1,00). Dal punto di vi-
sta dei parametri ematochimici si evidenzia 
un lieve aumento sia dell’aspartato amino-
trasferasi (AST) sia della gamma-glutamil-
transpeptidasi (gamma-GT). I risultati degli 
esami sono indicati in Tabella I.

Il test non treponemico VDRL dà esito 
positivo, come peraltro i test treponemici 
TPHA, FTA-ABS (Fluorescent Treponemal 
Antibody-Absorption) ed ELISA (Enzyme-
Linked Immuno Sorbent Assay). Viene anche 
eseguita una radiografia dell’arto superiore 
sinistro, che dimostra epifisiolisi dell’omero 
distale.

Confermato il sospetto di sifilide con-
genita, la piccola viene sottoposta a ra-
chicentesi per valutare anche l’eventuale 
coinvolgimento del sistema nervoso cen-
trale (SNC). Poiché i risultati (Tabella II) 
permettono di escludere tale coinvolgi-
mento, si decide di instaurare una terapia 
antibiotica specifica a base di penicillina G 
acquosa cristallina al dosaggio di 150.000 
U/kg/die per via endovenosa suddivisa in 
3 dosi giornaliere.

Inoltre viene eseguito anche un esame ra-
diografico completo dello scheletro al fine 
di identificare la presenza di altri focolai di 
osteocondrite o periostite, oltre all’area di 
epifisiolisi dell’omero distale di sinistra, che 
esclude la presenza di altre lesioni.

Ai successivi controlli sierologici si osserva 
una riduzione progressiva dei valori quan-
titativi dei test non treponemici, indicativa 
dell’efficacia della terapia.

Domande da porsi di fronte a questo 
caso

Quali sono le cause di un rash con queste  y
caratteristiche in un lattante?
È un eventualità così rara trovarsi di  y
fronte a un caso di sifilide congenita?
Come si dirime il sospetto di un’infezione  y
congenita da Treponema pallidum?
Come vanno interpretate le sierologie di  y
una donna in gravidanza e del suo neo-
nato in relazione al sospetto di lue?
La madre è stata correttamente valu- y
tata?
Che cosa si sarebbe dovuto fare? y
Qual è il giusto regime terapeutico per  y
un paziente pediatrico con sifilide con-
genita?



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Sifilide congenita in una bambina di due mesi

quindi l’uso di questi farmaci comporta il 
successivo trattamento del bambino alla 
nascita. Infine, è essenziale che vengano 
trattati anche i partner al fine di evitare le 
reinfezioni [7].

Manifestazioni cliniche della sifilide 
congenita

Le manifestazioni cliniche della sifilide 
congenita possono essere distinte in preco-
ci (si verificano durante i primi due anni di 
vita, Tabella III) e tardive (compaiono gra-
dualmente durante i primi due decenni di 
vita, Tabella IV ).

I segni e i sintomi precoci sono simili 
a quelli delle forme di sifilide secondaria 
dell’adulto e insorgono nell’arco di set-
timane o mesi. Spesso il primo sintomo 
a comparire è la rinite persistente, che si 
osserva nel 4-22% dei neonati infetti [8]. 
Sintomi non specifici includono epato-
megalia (51-56% dei casi) splenomegalia 
(49%) e linfadenopatia generalizzata (32%). 
Di fondamentale importanza nell’indurre 
il sospetto diagnostico è il rash che classi-
camente si presenta con caratteristiche le-
sioni vescicolo-bollose o maculo-papulari, 
che interessano tutta la superficie corporea 
compresi i palmi delle mani e le piante dei 
piedi (35-44%) [9,10]. Le lesioni possono 
presentarsi in stadi evolutivi variabili, non 
tendono alla confluenza e vanno incontro 
a desquamazione. Inoltre è possibile osser-
vare anche lesioni di tipo condilomatoso 
(Condyloma lata). Dal punto di vista labo-

Le madri che presentano un quadro siero-
logico di questo tipo devono essere trattate 
con penicillina, come d’altronde vengono 
trattati i pazienti non in gravidanza, al do-
saggio appropriato per lo stadio della ma-
lattia prima delle ultime 4 settimane di gra-
vidanza, al fine di impedire la trasmissione 
materno-fetale dell’infezione [4].

In caso di allergia della madre alla penicil-
lina occorre intraprendere una desensibiliz-
zazione [5], dato che trattamenti alternativi 
non sono risultati efficaci. Infatti azitromi-
cina, utilizzata nell’adulto come alternativa, 
non è raccomandata nella donna gravida, 
a causa della scarsa capacità di penetrare 
la placenta [6]. Inoltre, sono stati osservati 
ceppi di Treponema resistenti ai macrolidi, 

Figura 1
Interpretazione dei test 
sierologici materni
FTA-ABS = Fluorescent 
Treponemal Antibody 
Absorption test;  
RPR = Rapid Plasma Reagin 
test;  
TPHA = Treponema 
pallidum Hemagglutination 
Assay;  
TPPA = Treponema pallidum 
Particle Agglutination test;  
VDRL = Venereal Disease 
Research Laboratory

Vdrl o rPr qualitativo 
all’inizio della gravidanza

NegativoPositivo

Infezione esclusa. È consigliato 
ripetere il test non treponemico 

al momento del parto

Confermare il risultato con TPHA 
o TPPA o FTA-ABS

NegativoPositivo

Confermare il risultato ripetendo 
test non treponemico quantitativo

Risultato dello screening  
falso positivo

Precoci (entro i primi 2 anni di vita)

Paziente asintomatico y
Osteocondrite, periostite (con pseudoparalisi di Parrot) y
Corizza, rinite emorragica y
Condyloma lata y
Lesioni bollose, rash plantare/palmare y
Chiazze mucose y
Epatomegalia, splenomegalia y
Ittero y
Idrope fetale non immune y
Linfoadenopatia generalizzata y
Segni a livello del SNC; aumento cellularità e proteine del LCS y
Anemia emolitica, CID, trombocitopenia y
Polmonite y
Sindrome nefrosica y
Ritardo di crescita intrauterina y

tabella III
Manifestazioni cliniche 
precoci di sifilide 
congenita
CID = coagulazione 
intravascolare disseminata; 
LCS = liquido cerebro-
spinale; SNC = sistema 
nervoso centrale



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D. Serranti, D. Buonsenso, P. Valentini

soltanto all’immobilizzazione dell’arto, sen-
za approfondire l’anamnesi su altre possibili 
cause della lesione osservata.

La diagnosi differenziale di una lesione 
ossea da sifilide congenita va posta con le 
fratture dell’arto superiore e con le lesioni 
del plesso brachiale di tipo Erb-Duchenne, 
dovute all’esecuzione di manovre ostetriche a 
causa di un disimpegno difficile della spalla. 
In questo caso, però, l’arto è immobile e ad-
dotto lungo il tronco fin dalla nascita. Inol-
tre, anche un’osteomielite acuta dell’omero 
si presenta con pseudoparalisi e dolore alla 
mobilizzazione passiva, ma la presenza di 
febbre e i reperti radiografici indirizzano 
la diagnosi.

La comparsa del rash, la concomitante 
epato-splenomegalia e i dati anamnestici 
hanno indotto all’esecuzione dei test siero-
logici specifici per Treponema pallidum.

Gestione del neonato con sospetta 
sifilide congenita

I sintomi della sifilide congenita sono 
spesso subdoli e aspecifici; inoltre più del 
60% dei neonati affetti è asintomatico alla 
nascita [15]. Così, i figli di madre con so-
spetta sifilide in gravidanza devono essere 
sempre valutati, prima della dimissione. 
Presentiamo qui un elenco delle situazioni 
in cui è necessario avviare una valutazione 
complessiva del neonato per sospetto di si-
filide congenita:

il neonato è sintomatico; y
si è verificato un aumento di almeno  y
quattro volte del titolo non treponemico 
materno;

ratoristico si possono riscontrare anemia e 
piastrinopenia, quest’ultima spesso associa-
ta a sequestro splenico. Inoltre è frequente 
l’innalzamento delle transaminasi e delle 
gamma-GT, a volte accompagnato da ittero. 
Non è infrequente anche un interessamento 
renale con sindrome nefrosica.

Per quanto riguarda le manifestazioni 
radiografiche, queste comprendono localiz-
zazioni multiple di osteocondrite a livello 
di polsi, gomiti, ginocchia e caviglie, e di 
periostite delle ossa lunghe. L’osteocondrite 
è estremamente dolorosa ed è responsabile 
sia dell’estrema irritabilità del paziente sia 
dell’impotenza funzionale del distretto inte-
ressato (“pseudo-paralisi di Parrot”) [11].

Le manifestazioni tardive della sifilide 
congenita sono espressione dell’infiamma-
zione cronica che affligge i distretti interes-
sati e si manifestano principalmente durante 
la pubertà [12].

Innanzitutto, la periostite cronica porta 
alla deformazione e all’ispessimento osseo, 
con formazione delle bozze frontali, ispes-
simento del terzo sternale della clavicola, 
deformazione della tibia “a sciabola” e una 
convessità del margine mediale della scapola. 
Si possono presentare lesioni dentarie, come 
i “denti di Hutchinson” (incisivi con forma 
cilindrica e intaccatura a mezzaluna), e de-
pressione della radice del naso, che assume 
un aspetto “a sella” [13].

A livello articolare si può verificare una 
sinovite, unilaterale o bilaterale, con tume-
fazione, più frequentemente a livello de-
gli arti inferiori, definita “articolazione di 
Clutton”.

L’interessamento del SNC si può pre-
sentare sottoforma di paresi giovanile o di 
tabe giovanile (mielo-meningoradicolite 
che interessa i cordoni posteriori del mi-
dollo spinale, con disturbi della sensibilità, 
atassia, assenza di riflessi, crisi dolorose, 
disturbi sfinterici, atrofia ottica e miosi), 
anche se sono manifestazioni abbastanza 
rare [14].

Infine è possibile riscontrare anche la 
presenza di una cheratite interstiziale e una 
progressiva ipoacusia neurosensoriale che, 
associate alle anomalie dentarie, configurano 
la “triade di Hutchinson”.

Nel nostro caso la prima manifestazione 
dell’infezione congenita è stata la pseudo-
paralisi di Parrot, comparsa all’inizio del 
secondo mese di vita, a livello dell’arto su-
periore di sinistra. In prima battuta questo 
reperto è stato classificato come l’esito di un 
evento traumatico, tanto che si è proceduto 

tabella IV
Manifestazioni cliniche 
tardive di sifilide 
congenita

tardive (dopo i 2 anni di vita)

Sporgenza ossea della fronte (fronte olimpica) y
Ispessimento uni-bilaterale del terzo prossimale della clavicola (segno di  y
Higoumenaki)
Tibia a sciabola y
Convessità del margine mediale della scapola (scapola scafoide) y
Incisivi superiori a botte con intaccatura a semiluna (denti di Hutchinson) y
Molari inferiori con superficie masticatoria piccola e cuspidi in eccesso (molari  y
moriformi)
Carie ripetute y
Naso a sella (depressione della radice nasale) y
Ragadi periorifiziali  y
Paresi giovanile y
Tabe giovanile y
Cheratite interstiziale uni-bilaterale y
Sordità neurosensoriale uni-bilaterale y
Sinovite uni-bilaterale del ginocchio (articolazione di Clutton) y
Gomme luetiche dei tessuti molli y



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Sifilide congenita in una bambina di due mesi

toria l’esecuzione dei test treponemici, né la 
ricerca delle IgM specifiche per Treponema 
pallidum. Può essere utile esaminare la pla-
centa e il cordone ombelicale tramite l’uso di 
anticorpi fluorescenti specifici e dimostrare 
la presenza della spirocheta su materiale pro-
veniente da lesioni sospette o campioni di 
fluidi corporei (es. secrezione nasale) tramite 
la microscopia in campo oscuro [16].

I test non treponemici eseguiti sul bam-
bino devono essere effettuati con la stessa 
metodica di quelli materni al fine di poter ef-
fettuare un confronto dei valori ottenuti, per 
differenziare una reale infezione dal semplice 
passaggio degli anticorpi materni da madre 
a feto tramite la placenta [17].

Abbiamo realizzato una flow-chart, ba-
sata sulle linee guida fornite dai Centers for 
Disease Control and Prevention – CDC [18], 

la madre non ha effettuato trattamento o  y
ha assunto terapia non adeguata;
la madre ha una scarsa documentazione  y
sierologica;
la madre è stata trattata con antibiotici  y
diversi dalla penicillina;
la madre è stata trattata adeguatamente,  y
ma non si è verificato un decremento del 
valore quantitativo del test non trepone-
mico;
il trattamento materno è stato effettuato  y
meno di un mese prima del parto.
È necessario effettuare test sierologici non 

treponemici quantitativi (VDRL o RPR) sul 
siero del neonato, perché il sangue ottenuto 
dal cordone ombelicale può essere conta-
minato da quello materno, producendo un 
risultato falsamente positivo. Non è obbliga-

Figura 2
Valutazione del neonato 
con sospetta sifilide 
congenita. Modificata 
da [18]
ABR = Auditory Brainstem 
Response;  
CSF = liquor cefalo-
rachidiano;  
RPR = Rapid Plasma Reagin 
test;  
VDRL = Venereal Disease 
Research Laboratory

neonato figlio di madre con 
sospetta sifilide in gravidanza

Test VDRL o RPR positivo Test VDRL o RPR negativo

Esame fisico del bambino patologico y
Il valore del test in termini quantitativi  y
almeno 4 volte superiore a quello materno
Un risultato positivo per la ricerca di   y
T. pallidum sui fluidi corporei

Esame fisico del bambino 
normale e valore del test 
in termini quantitativi 4 
volte inferiore a quello 

materno

scenario 1
Neonato con infezione  y
confermata o 
altamente probabile

scenario 2
Madre non trattata y
Madre trattata  y
inadeguatamente
Madre con  y
insufficiente 
documentazione
Madre trattata con  y
antibiotici diversi dalla 
penicillina
Madre trattata < 4  y
settimane dal parto

scenario 3
Madre trattata  y
adeguatamente 
durante la gravidanza, 
prima delle ultime 
4 settimane di 
gestazione, con 
dosaggio appropriato 
per l’epoca 
gestazionale S
Senza evidenza di  y
reinfezione o ricaduta 
(aumento di quattro 
volte del titolo non 
treponemico)

scenario 4
Madre trattata  y
adeguatamente
Titoli non treponemici  y
bassi e stabili durante 
la gravidanza e il parto 
(VDRL < 1:2; RPR 
< 1:4)

Valutazione del CSF  y
con test VDRL, conta 
cellulare e proteine
Emocromo, con conta  y
piastrinica e formula 
leucocitaria
Radiografie dello  y
scheletro, valutazione 
della funzionalità 
epatica, ecografia del 
cranio, valutazione 
oftalmologica e ABR

Valutazione del CSF  y
con test VDRL, conta 
cellulare e proteine
Emocromo con conta  y
piastrinica
Radiografie delle ossa  y
lunghe

Non sono richieste  y
ulteriori valutazioni



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D. Serranti, D. Buonsenso, P. Valentini

G procaina, penicillina G benzatina). Que-
sto è l’unico trattamento la cui efficacia nei 
pazienti affetti da sifilide congenita sia sta-
ta comprovata. In Tabella V sono indicati i 
diversi tipi di regime terapeutico a seconda 
del profilo clinico e sierologico del neonato 
affetto [20].

Tutti i neonati che presentano una positi-
vità al test non treponemico (o le cui madri 
presentavano positività al parto) dovrebbe-
ro essere seguiti attentamente tramite un 
follow-up basato sulla valutazione clinica e 
sierologica. Generalmente viene eseguito un 
test non treponemico ogni 2-3 mesi fino a 
che il test non diventa negativo o il valore 
quantitativo non diminuisce di quattro vol-
te. Se il neonato non è infetto e si è verifi-
cato solamente il passaggio degli anticorpi 
materni oppure se il neonato infetto è stato 
adeguatamente trattato, il valore quantitativo 
del VDRL o del RPR dovrebbe diminuire 
entro il terzo mese di vita per diventare poi 
negativo al sesto mese. Se invece i valori 
rimangono stabili o aumentano dopo 6-12 
mesi, il bambino deve essere rivalutato clini-
camente e trattato con un ciclo di 10 giorni 
di penicillina G per via parenterale.

I test treponemici non possono essere uti-
lizzati nel follow-up del neonato trattato, 

rappresentativa delle situazioni che si pos-
sono presentare in un neonato con sospetta 
sifilide congenita e le relative valutazioni 
strumentali, che devono essere effettuate nei 
differenti casi (Figura 2).

I bambini che sono sintomatici e quel-
li asintomatici che hanno presentato esito 
positivo dei test sierologici vengono sotto-
posti a esami volti a identificare le altera-
zioni patologiche correlabili alla malattia. 
Vengono eseguiti emocromo completo con 
formula leucocitaria, valutazione degli indici 
di funzionalità epatica e renale, esame delle 
urine, radiografia dell’intero scheletro, visita 
oculistica e rilevazione di potenziali acustici 
neuro-sensoriali (Auditory Brainstem Respon-
se, ABR). Inoltre è necessario sempre esclu-
dere l’eventuale coinvolgimento del SNC, 
valutando innanzitutto la cellularità e le 
proteine del liquor cefalorachidiano (CSF), 
che risulterebbero aumentate, e la positività 
o meno della VDRL sul CSF. Il risultato di 
quest’ultimo test va interpretato con cautela 
dato che la negatività non esclude la neuro-
sifilide [19].

Per quanto riguarda il trattamento, come 
nell’adulto, è basato sulla somministrazio-
ne di penicillina, in differenti formulazioni 
(penicillina G acquosa cristallina, penicillina 

tabella V
Trattamento del 
neonato con sospetta 
sifilide congenita. 
Modificato da [18]
RPR = Rapid Plasma Reagin 
test; VDRL = Venereal 
Disease Research Laboratory

Condizione clinico-sierologica trattamento somministrato

scenario 1
Neonato con infezione confermata o altamente  y
probabile

Penicillina G acquosa cristallina: 100.000-150.000 U/kg/die, somministrata 
iv come 50.000 U/kg/dose ogni 12 ore durante i primi 7 giorni e ogni 8 ore 
successivamente fino a un totale di 10 giorni di terapia

oppure

Penicillina G procaina: 50.000 U/kg/dose im in dose singola giornaliera per 10 
giorni

scenario 2
Madre non trattata
Madre trattata inadeguatamente
Madre con insufficiente documentazione
Madre trattata con antibiotici diversi dalla penicillina
Madre trattata < 4 settimane dal parto

Penicillina G acquosa cristallina: 100.000-150.000 U/kg/die, somministrata 
iv come 50.000 U/kg/dose ogni 12 ore durante i primi 7 giorni e ogni 8 ore 
successivamente fino a un totale di 10 giorni di terapia

oppure

Penicillina G procaina: 50.000 U/kg/dose im in dose singola giornaliera per 10 
giorni

oppure

Penicillina G benzatina: 50.000 U/kg/dose im in dose singola
scenario 3

Madre trattata adeguatamente durante la  y
gravidanza, prima delle ultime 4 settimane di 
gestazione, con dosaggio appropriato per l’epoca 
gestazionale S
Senza evidenza di reinfezione o ricaduta (aumento  y
di quattro volte del titolo non treponemico)

Penicillina G benzatina: 50.000 U/kg/dose im in dose singola

scenario 4
Madre trattata adeguatamente y
Titoli non treponemici bassi e stabili durante la  y
gravidanza e il parto  
(VDRL < 1:2; RPR < 1:4)

Non è richiesto trattamento, anche se alcuni specialisti utilizzano lo stesso 
trattamento dello Scenario 3



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Clinical  Management  Issues   2011; 5(2)52

Sifilide congenita in una bambina di due mesi

Per quanto riguarda i Paesi europei e in 
particolare l’Italia, uno studio multicentrico 
recente ha dimostrato che attualmente l’inci-
denza di sifilide congenita si attesta a 20 casi 
ogni 100.000 nati vivi. Negli altri Paesi euro-
pei sono stati osservati tassi inferiori, anche 
se probabilmente sono sottostimati [18].

Fra i vari fattori implicati nell’aumento 
della diffusione di questa infezione sicura-
mente un ruolo fondamentale è stato svolto 
dalla riduzione dell’attenzione riguardo ai 
rapporti sessuali non protetti [23] e dall’au-
mento dei flussi migratori, soprattutto quelli 
provenienti dai paesi dell’ex Unione So-
vietica, dove la disintegrazione del sistema 
sanitario nazionale ha determinato l’incre-
mento dei casi di sifilide [24]: mentre nel 
1991 l’incidenza era ancora molto bassa 
(inferiore a 10 casi/100.000/anno) con 0,9 
casi di lue congenita/100.000 nati vivi, nel 
1999 si registravano incidenze variabili fra 
70-80 casi/100.000/anno in Estonia a quasi 
300/100.000/anno nella Federazione Russa, 
con un consequenziale aumento delle forme 
congenite fino a 8,5 casi/100.000 nati vivi 
[25]. Molto probabilmente in relazione con i 
flussi migratori est-ovest, nei primi anni ’90 è 
stata rilevata una recrudescenza di casi di si-
filide in numerosi Paesi dell’Europa occiden-
tale: paradigmatico il caso del Regno Unito 
nel quale, nel 2008, sono stati notificati 36 
casi di sifilide congenita, il dato più elevato 
registrato nel decennio precedente [26].

Tali modificazioni epidemiologiche sono 
già state osservate per altre patologie: non è, 
quindi, una novità che gli scenari nosologi-
ci medici stiano cambiando parallelamente 
agli sconvolgimenti socio-politici che hanno 
coinvolto e coinvolgono Paesi anche molto 
lontani dal nostro. Quello che viene spon-
taneo domandarsi è quanto siamo pronti ad 
affrontare tutto ciò. A giudicare da questa 
storia la risposta più ovvia è: poco.

Ci sono alcuni aspetti c he è bene 
sottolineare: innanzitutto, abbiamo un caso 
di sifilide in un adulto in seguito al quale 
viene effettuata una valutazione sierologica 
sulla partner mediante una metodica che 
non è quella usualmente utilizzata per uno 
screening. I test di screening sono accomunati 
da una fondamentale caratteristica, l’elevata 
sensibilità e, quindi, la capacità di non far 
sfuggire i soggetti affetti. Anche test con 
tali caratteristiche, comunque, possono avere 
eccezioni, che vedremo in seguito.

Dunque, il soggetto testato presenta una 
risposta negativa, ma l’elevato rischio d’infe-
zione avrebbe richiesto una maggiore atten-

ma possono essere utili per valutare i casi di 
positività dovuta a passaggio transplacentare 
degli anticorpi materni. Gli anticorpi trepo-
nemici trasmessi passivamente dalla madre 
possono rimanere positivi fino al quindicesi-
mo mese di età, così la positività del TPHA 
o degli altri test dopo 18 mesi è diagnostica 
di infezione congenita.

I bambini che non presentano positività ai 
test non treponemici alla nascita non han-
no bisogno di rivalutazioni o trattamento 
a distanza.

Inoltre, quando si rileva la presenza di 
alterazioni del CSF, occorre ripetere una 
puntura lombare ogni 6 mesi fino a che non 
si hanno valori normalizzati e, soprattutto 
se persiste una positività del test VDRL su 
liquor o altre anormalità della cellularità o 
della proteinorrachia, non imputabili ad altre 
malattie, è necessario effettuare il trattamen-
to nel sospetto di neurosifilide [16].

Modalità di trasmissione ed 
epidemiologia della sifilide

La sifilide congenita è il risultato del pas-
saggio di Treponema pallidum attraverso la 
placenta, che si può verificare durante qual-
siasi fase della malattia materna e in ogni pe-
riodo della gravidanza, anche se la maggior 
parte dei feti si infetta dopo il quarto mese 
di gestazione. La trasmissione dell’infezione 
può avvenire anche durante il passaggio nel 
canale del parto, a seguito del contatto con 
lesioni sifilitiche a livello genitale.

Il tasso di trasmissione è estremamen-
te alto ed è stato osservato che dal 70% 
al 100% dei figli di madre con sifilide ac-
quisisce l’infezione [1]. Inoltre, il 40% dei 
soggetti affetti va incontro a morte fetale o 
perinatale [21].

La maggior parte dei casi di sifilide conge-
nita viene osservata in Paesi in via di svilup-
po, anche se nell’ultimo decennio l’incidenza 
di questa malattia è andata progressivamente 
aumentando, dopo un lungo periodo in cui 
se ne era osservata la diminuzione. Ciò è te-
stimoniato dai dati dei CDC, che, sulla base 
delle notifiche effettuate tra 2005 e 2008, 
riportano un aumento del 23% del tasso di 
infetti fra i neonati di età inferiore all’anno 
(da 8,2 casi ogni 100.000 nati vivi nel 2005 
a 10,1 nel 2008), dopo una fase di riduzione 
dei casi durata 14 anni. Questi dati sono il 
riflesso di una recrudescenza della sifilide, 
che è stata osservata nel periodo compreso 
tra il 2004 e il 2007 fra le donne di età su-
periore a dieci anni [22].



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Clinical  Management  Issues   2011; 5(2) 53

D. Serranti, D. Buonsenso, P. Valentini

toposta a una prima valutazione clinica per 
l’impotenza funzionale dell’arto superiore 
sinistro quando già presenta, unitamente 
alla madre, le lesioni cutanee caratteristiche 
della malattia, ma tale segno non viene pre-
so in considerazione, non sappiamo se per 
distrazione o superficialità.

Concludendo, la diagnosi è stata posta 
quando la piccola presentava un quadro con-
clamato di malattia, mentre, con maggiore 
attenzione e accuratezza, si sarebbe potuto 
trattare l’infezione nella madre già durante 
la gravidanza o, al più tardi, sarebbe stato 
possibile gestire la bambina sin dal momento 
della nascita. Forse è bene riflettere attenta-
mente sulle nostre capacità di affrontare la 
medicina del 2000: non manca il know-how, 
ma occorre metterlo in pratica.

dIsClosure

Gli Autori dichiarano di non avere conflit-
ti di interesse di natura finanziaria in merito 
ai temi trattati nel presente articolo.

zione nei suoi riguardi, cosa che avrebbero 
potuto avere, eventualmente, i servizi terri-
toriali se fossero stati avvisati tempestiva-
mente mediante la notifica che, ricordiamo, 
è obbligatoria per legge anche nel solo caso 
di sospetto di malattia infettiva. Riepilogan-
do, test non adeguato, non ripetuto, mancata 
notifica alle autorità competenti o mancata 
attivazione delle stesse. Quando la donna 
partorisce il test di screening (VDRL) vie-
ne effettuato, con esito negativo: tale rispo-
sta è descritta come possibile, anche in un 
soggetto malato, in presenza di eccesso di 
antigene o di anticorpi (prozona) ed è facil-
mente superabile l’errore d’interpretazione 
effettuando diluizioni seriate del siero [27]. 
La risposta corretta sarà già leggibile a dilu-
izioni di 1/16-1/32; naturalmente, è impen-
sabile che il microbiologo effettui tale lavoro 
con ogni siero a lui sottoposto, ma potrebbe 
farlo su campioni selezionati, se debitamente 
avvertito da chi è responsabile di effettua-
re un’adeguata anamnesi gravidica che, nel 
caso in discussione, dobbiamo ritenere non 
sia stata fatta. Infine, la bambina viene sot-

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	Prescrizione off-label: un’assunzione di responsabilità
	Maria Rosa Luppino 1

	Sifilide congenita in una bambina di due mesi
	Daniele Serranti 1, Danilo Buonsenso 1, Piero Valentini 1

	Un caso di iperinflazione polmonare nello scompenso cardiaco cronico: il ruolo della terapia diuretica e della riabilitazione cardiorespiratoria
	Claudio Di Gioia 1, Giuseppe De Simone 1, Antonio Di Sorbo 1, Gabriele Borzillo 1, Giovanni D’Addio 1, Alessandro Ciarimboli 1, Ilernando Meoli 2, Massimo Romano 3, Andrea Bianco 4

	Possibili implicanze genetiche nella risposta alla terapia di resincronizzazione biventricolare in un paziente affetto da scompenso cardiaco
	Natalia Pezzali 1, Marco Metra 1, Livio Dei Cas 1

	Sindrome di Hopkins
	Maria Roberta Longo 1, Raffaele Falsaperla 1, Catia Romano 1, Eleonora Passaniti 1, Piero Pavone 1


