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Clinical  Management  Issues   2010; 4(4) 145

Clinical Management Issues

rigente, inquadrato nei diversi ruoli previsti 
dal Sistema Sanitario Regionale (SSR).

In realtà, nel sistema italiano le conven-
zioni vigenti tra le diverse Università degli 
Studi e le relative Facoltà di Medicina e 
Chirurgia a esse afferenti, e le differenti 
Aziende Ospedaliero-universitarie, ten-
dono a disegnare un quadro a macchia di 
leopardo, essendo per lo più frutto di ac-
cordi siglati, ed eventualmente modifica-
ti ed evoluti a livello locale (per lo più su 
base regionale) [1-3], che si fondano come 
base comune sull’ormai datato Decreto Le-
gislativo n. 517 del 1999 [3]. Nelle realtà 
sanitarie miste (a componente ospedaliera 
e universitaria tra loro integrate), dietro a 
una sorta di paravento sorretto da oscure 
locuzioni, tra cui capita di leggere frasi quali 
«Completa integrazione tra attività assi-
stenziali, didattiche, e di ricerca», si celano 
nella pratica quotidiana modelli lavorativi 
estremamente differenziati, che creano un 

IntroduzIone

Anche in Italia, la medicina universita-
ria ha subìto nel corso degli ultimi decenni 
un’evoluzione dettata essenzialmente da un 
progressivo avvicinamento ai predominanti 
modelli anglosassoni, che tendono a rimar-
care la centralità delle attività di ricerca (ad 
ogni livello), di quelle didattiche e forma-
tive, di quelle di tutoraggio, e di quelle di 
fund-raising, come mission prevalenti del 
personale medico-sanitario ad afferenza 
universitaria.

Nel modello assistenziale italiano, pur in 
assenza di letteratura scientifica sull’argo-
mento, non mancano i riferimenti legisla-
tivi e normativi, che tendono a inquadrare 
l’ambito lavorativo del personale medico 
universitario, rispetto alle attività assisten-
ziali e organizzative che hanno da sempre 
caratterizzato e a tutt’oggi caratterizzano gli 
ambiti professionali del personale medico di-

Corresponding author
Prof. Roberto Manfredi
c/o Malattie Infettive, 
Policlinico S. Orsola
Via Massarenti, 11
40138 Bologna
roberto.manfredi@unibo.it

Gestione clinica

Abstract
The present role, space, task, mission, function, and outcome of University Medicine in Italy are 
briefly examined, taking as a pure and trivial pretext the actual professional activity of single, 
representative physician who changed his role at the same specialistic Department of the same 
University Hospital, by covering an University role in the past five years, after working at the 
same facility as an Hospital-affiliated specialist in charge of the same Medical Division during 
the previous 14 years. The lights and shadows of assistential and academic medicine organisation 
and integration in Italy are the starting point of our preliminary observations, which may be 
potentially extended to the University Medicine as a whole, from an organisative, functional, 
and especially ergonomic point of view.

Keywords: University Medicine, service integration, assistance activity, academic and scientific 
duties, work ergonomy
University Medicine in Italy: an exemplary “case report” of several unresolved criticities
CMI 2010; 4(4): 145-155

1 Dipartimento di 
Medicina Interna, 
dell’Invecchiamento, e 
Malattie Nefrologiche, 
“Alma Mater Studiorum”. 
Università degli Studi di 
Bologna, Policlinico S. 
Orsola-Malpighi, Bologna

Roberto Manfredi 1

Medicina universitaria in Italia: 
un “caso clinico” emblematico di 

molte criticità irrisolte



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Clinical  Management  Issues   2010; 4(4)146

Medicina universitaria in Italia: un “caso clinico” emblematico di molte criticità irrisolte

prevalgono, versus un surplus in termini di 
personale universitario dedito prevalente-
mente alla ricerca in un frangente storico 
diverso, in cui le attività scientifiche risulta-
no di particolare attualità e preminenza, in 
concomitanza con una più ridotta pressione 
sul versante assistenziale).

L’evoluzione della storia e della vita profes-
sionale di uno stesso dirigente medico che, 
dopo aver svolto circa 14 anni di servizio 
in qualità di medico ospedaliero specialista 
(dipendente dell’Azienda Ospedaliero-uni-
versitaria), ha visto modificata la propria po-
sizione in quella di medico universitario (con 
mantenimento dei compiti assistenziali di 
dirigente medico) presso la stessa Divisione 
della medesima Azienda Ospedaliero-uni-
versitaria, ci sembra particolarmente illumi-
nante a fini puramente didascalici, come oc-
casione fattuale atta a sollevare alcune palesi 
contraddizioni, e a stimolare e a vivacizzare 
un dibattito che finora si presenta sorpren-
dentemente scarno di commenti (forse per-
ché dato per scontato in partenza), a propo-
sito del ruolo, delle luci e delle ombre della 
medicina universitaria in Italia, a cavallo tra 
il secondo e il terzo millennio. L’estrema scar-
sità di evidenze di letteratura e bibliografiche 
sull’argomento è probabilmente da attribuire 
alle diverse organizzazioni sanitarie e ai dif-
ferenti ruoli e funzioni svolti dalle istituzioni 
accademiche biomediche (universitarie) in 
Paesi diversi dall’Italia (soprattutto nella re-
altà anglosassone). Sul versante ergonomico 
e di medicina del lavoro non mancano invece 
dati e commenti (nazionali e internazionali) 
[4-6] relativi alle diverse organizzazioni del 
lavoro, e ancor più alle attese ripercussioni 
sullo stato di salute dei singoli professionisti 
e delle équipe che lavorano nel mondo della 
sanità pubblica.

MAterIAlI e MetodI

La molteplici attività assistenziali specia-
listiche erogate dalla Divisione Ospedalie-
ro-universitaria in oggetto sono state svolte 
e sono tuttora erogate sulla base di precise 
turnazioni di servizio, che tengono conto 
della massima continuità possibile assicurata 
ai pazienti seguiti in regime di ricovero or-
dinario, di Day-Hospital e di Day-Service. 
Le attività di guardia diurna e notturna, i 
turni di pronta disponibilità, e la maggioran-
za delle attività svolte presso gli altri servizi 
(ambulatoriali e territoriali) sono effettuate 
sulla base di turni di servizio a rotazione, 

vero e proprio “caleidoscopio” interpretati-
vo e attuativo.

Prendendo ora in considerazione il ruo-
lo del singolo professionista della sani-
tà a dipendenza universitaria, passando 
da un’Azienda Ospedaliero-universitaria 
all’altra, e da un’università italiana all’altra, 
le attività complessive del medico universi-
tario vengono calendarizzate, organizzate e 
svolte secondo un continuum che spazia in 
modo variabilissimo tra due opposti estre-
mi: da una pressoché completa dedizione 
ad attività accademiche (ovverosia di ricer-
ca, di didattica e di tutoraggio, con impiego 
assistenziale limitato o marginale), versus 
un pressoché totale espletamento di attività 
puramente assistenziali, con obiettivi quasi 
integralmente incentrati su professionalità 
e compiti posti direttamente o indiretta-
mente al servizio dei malati (con forzoso 
restringimento o annullamento del tempo 
e delle possibilità dedicate alle attività ac-
cademiche). In mezzo a questi due estremi 
(che sono assolutamente più virtuali che 
reali, come tutte le situazioni che tendono a 
ricadere alle estremità di una curva gaussia-
na), si pongono le singole realtà dei singoli 
professionisti (medici universitari), che de-
vono essere lette e interpretate alla luce delle 
peculiarità di ciascuna struttura universitaria 
e assistenziale di cui sono contemporanea-
mente dipendenti e a cui offrono i propri 
servizi, e delle differenti realtà assistenziali 
locali, spesso regolate da specifiche conven-
zioni tra le singole Università e le specifiche 
Aziende Ospedaliero-universitarie, su base 
regionale o autonoma [1-3]. Con effetti a 
dir poco paradossali, può quindi capitare 
che nella medesima Azienda Ospedaliero-
universitaria due diversi professionisti che 
ricoprono la medesima qualifica universita-
ria e che beneficiano sul fronte contrattuale 
della medesima “integrazione” ospedaliera, 
siano di volta in volta pressoché completa-
mente dediti ad attività universitarie, oppure 
ad attività quasi esclusivamente ospedaliere. 
Il più delle volte ciò accade per circostanze 
occasionali, causate dall’evoluzione storica 
e dalle “vocazioni” dei Dipartimenti e delle 
Divisioni a cui essi afferiscono, oppure dalle 
necessità contingenti, che possono dipende-
re anch’esse dallo storico della disciplina in 
questione, o da strutturazioni del personale 
e dei carichi di lavoro assistenziali e acca-
demici che possono evolvere nel tempo (es. 
carenza di personale sanitario atto a garan-
tire le attività assistenziali in momenti in cui 
le necessità di salute dei cittadini assistiti 



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Clinical  Management  Issues   2010; 4(4) 147

R. Manfredi

assistenziali, per quanto concerne la dotazio-
ne di posti-letto e la dislocazione e l’offerta 
dei servizi ambulatoriali e di Day-Hospital e 
Day-Service, e in termini di attività di con-
sulenza sul territorio e nelle diverse strutture 
sanitarie cittadine e metropolitane, nonché 
in termini di organizzazione dei servizi as-
sistenziali, è pienamente confrontabile il 
periodo successivo al 1° giugno 2002, fino 
ad oggi (inverno 2010). Infatti, proprio a 
far data dal 1° giugno 2002 è intervenuta 
una completa ristrutturazione delle attività 
assistenziali di tale disciplina medico-specia-
listica, che ha fatto seguito alla chiusura dei 
posti-letto di degenza ordinaria pre-esistenti 
presso un altro presidio ospedaliero cittadi-
no, e all’unificazione e fusione dei rispettivi 
organici dei dirigenti medici in un’unica 
équipe assistenziale, amministrativamente 
collocata presso l’Azienda Ospedaliero-
universitaria a cui ci siamo sopra riferiti. 
Tale équipe assistenziale constava e consta 
di un direttore (a qualifica universitaria), e di 
15 dirigenti medici (di cui tre ad affiliazio-
ne universitaria, e dodici dipendenti diretti 
dell’Azienda Ospedaliero-universitaria).

I dati relativi ai servizi a carattere pu-
ramente assistenziale espletati dal pro-
fessionista preso come esempio in questo 
contributo sono riassunti nella Tabella II, 
e confrontano due periodi di tempo che 
risultano pienamente omogenei sul piano 
dei servizi assistenziali forniti dall’intera 
Divisione medico-specialistica e dal singolo 
medico, distinti e confrontati soltanto sul-
la base del passaggio del medico specialista 
suddetto dall’amministrazione ospedaliera 
(dal 1° giugno 2002 al 30 settembre 2005; 40 
mesi), all’amministrazione universitaria (dal 
1° ottobre 2005, fino al 28 febbraio 2010; 53 
mesi). Il restante personale dirigente medi-
co che effettua tutti i turni di servizio assi-
stenziale sopra descritti (indifferentemente 
rispetto alla qualifica ospedaliera o univer-
sitaria), ammonta come detto a ulteriori 14 
unità complessive (con l’eccezione del solo 
direttore di Unità Operativa, dipendente 
universitario, che non effettua attività as-
sistenziale sistematica a cadenza turnistica, 
né servizi di guardia, di Pronto Soccorso, e 
attività divisionali e sul territorio).

I dati relativi ai servizi svolti dal profes-
sionista in oggetto sono evidenziati nella 
Tabella II in colore nero per quanto con-
cerne il periodo ospedaliero, e in colore blu 
per quanto pertiene al periodo universitario. 
Le ultime due righe orizzontali della Tabella 
II evidenziano i dati assoluti e la media dei 

pienamente condivisi dall’intera équipe, e 
redatti da un medico referente, a nome e per 
conto del direttore della Divisione. Da sot-
tolineare che la Divisione in oggetto segue 
in prevalenza affezioni croniche a carattere 
evolutivo e potenzialmente pericolose per la 
vita, per le quali sono disponibili crescenti ma 
impegnative opzioni terapeutiche ad elevato 
costo, che richiedono frequente monitorag-
gio clinico e laboratoristico, e una sorta di 
strenua alleanza medico-paziente al fine di 
massimizzare i risultati, contenendo i ripe-
tuti eventi avversi e le potenzialmente gravi 
tossicità e interazioni farmacologiche.

Viste le difficoltà di quantificare le attivi-
tà universitarie in termini di orari e turni di 
servizio comparabili a quelle assistenziali, si 
è volutamente soprasseduto dal riportarle, 
rimarcando peraltro che tali attività accade-
miche vengono necessariamente e sistemati-
camente svolte al di fuori e oltre alle attività 
a carattere squisitamente assistenziale, che 
sono l’oggetto principale di questo report, e 
delle relative analisi e discussioni.

Il dirigente medico e docente universitario 
assunto in qualità di puro e semplice esempio 
in questa disamina, ha svolto tutta la propria 
esperienza formativa e professionale presso 
la stessa Divisione della medesima Azien-
da Ospedaliero-universitaria italiana. Assi-
stente ospedaliero incaricato per circa due 
anni dal settembre 1991, dall’anno 1993 a 
seguito di un concorso per titoli e per esami 
veniva inquadrato direttamente come aiu-
to correponsabile ospedaliero. A seguito di 
giudizio di idoneità conseguito nell’ambito 
di una valutazione comparativa per profes-
sore universitario di seconda fascia nel 2003, 
a partire dall’anno 2005 veniva chiamato 
dall’università locale a ricoprire la posizione 
di professore associato nella stessa discipli-
na, mantenendo inalterata e immodificata la 
qualifica di dirigente medico di primo livello 
di cui era già in possesso, ed espletando la 
propria attività assistenziale ininterrotta-
mente presso la medesima Azienda Ospeda-
liero-universitaria, di cui risulta dipendente 
(come detto) fin dall’anno 1991.

La Tabella I espone schematicamente le 
modalità di erogazione di tutti i servizi a 
carattere puramente assistenziale (attività 
effettuate, e turni e orari di servizio, svolti 
in modo sovrapponibile nell’intero arco di 
tempo compreso tra il 2002 e il 2010), da 
parte dell’intera Divisione Ospedaliero-uni-
versitaria a cui il professionista appartiene. 
In termini di organico complessivo del per-
sonale dirigente medico e dei rispettivi ruoli 



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Clinical  Management  Issues   2010; 4(4)148

Medicina universitaria in Italia: un “caso clinico” emblematico di molte criticità irrisolte

Servizi 
di natura 

esclusivamente 
assistenziale 

Giornate di pro-
grammazione dei 
servizi assisten-
ziali ai pazienti

orari minimi dei servizi ai pazienti  
(a cui si aggiungono attività organiz-
zative, amministrative e burocrati-

che, programmate e urgenti)

dirigenti 
medici 

impegnati 
(n.)*

Alcune specifiche delle attività 
assistenziali erogate ai pazienti 

e alle strutture

Reparti di degenza 
mattino (due 
diverse unità di 
degenza)

Lunedì-domenica 8,30-14,00
(attività organizzative, amministrative e 
burocratiche svolte anche oltre l’orario)

2 Assistenza ai degenti, dimissioni 
programmate pazienti, trasmissione 
consegne

Reparti di degenza 
pomeriggio (due 
diversi reparti)

Lunedì-venerdì 14,00-16,00
(attività organizzative, amministrative e 
burocratiche svolte anche oltre orario)

2 Assistenza ai degenti, dimissioni 
pazienti

Reparti di degenza 
notte

Lunedì-domenica 20,30-8.30 1-a Assistenza ai degenti, ricoveri 
urgenti da PS aziendale, PS altri 
ospedali e altri ospedali

PS aziendale 
mattino

Lunedì-domenica 8,30-14,00 1-b Pazienti inviati da PS aziendale, altri 
PS e altri ospedali, visite urgenti, 
altre prestazioni urgenti

PS aziendale 
pomeriggio

Lunedì-domenica 13,00-20,30 1-c Pazienti inviati da PS aziendale, altri 
PS e altri ospedali, visite urgenti, 
altre prestazioni urgenti

PS aziendale notte Lunedì-domenica 20,30-8,30  1-a Pazienti inviati da PS aziendale, altri 
PS e altri ospedali, visite urgenti, 
altre prestazioni urgenti

Ambulatori 
specialistici 
aziendali mattino 
(due diversi 
ambulatori)

Lunedì-venerdì 8,30-14,00
(attività organizzative, amministrative e 
burocratiche svolte anche oltre orario)

2 Due servizi aziendali dedicati, a 
carattere specialistico

Day-Hospital 
e Day-Service 
aziendale

Lunedì-sabato 8,30-14,00
(attività organizzative, amministrative e 
burocratiche svolte anche oltre orario)

1 Assistenza pazienti di Day-Hospital 
e pazienti di Day-Service dedicati, a 
carattere specialistico

Ambulatorio 
divisionale 
specialistico

Lunedì-venerdì 8,30-14,00 1-b Visite specialistiche prenotate 
su richiesta di MMG, CUP 
metropolitano, consulenze per altri 
reparti e servizi aziendali, visite 
specialistiche post-dimissione 
programmate 

Consulenze 
specialistiche 
mattino

Lunedì-sabato 8,30-14,00 1-b Consulenze espletate al letto 
presso l’azienda, e presso IRCCS 
convenzionato cittadino

Consulenze 
specialistiche 
pomeriggio

Lunedì-sabato Non orario specifico 
(consulenze urgenti, oppure prestazioni 

precedentemente concordate)

(1) Consulenze espletate al letto del 
paziente presso l’azienda, presso 
IRCCS convenzionato cittadino, 
e altre strutture convenzionate 
(l’attività è stata conteggiata come 
“turno di servizio” se sono state 
effettuate almeno due consulenze 
pomeridiane-serali)

Guardia diurna Lunedì-sabato 13,00-20,30 1-c Pazienti inviati da PS aziendale, altri 
PS e altri ospedali, visite urgenti, 
altre prestazioni urgenti, ricoveri 
ospedalieri urgenti e programmati, 
dimissioni urgenti e programmate; 
nei pomeriggi da lunedì a venerdì, 
nel sabato mattino e pomeriggio, e 
nei festivi, assistenza nei reparti di 
degenza

Giorni festivi e  y
periodo estivo 
(24 ore)

Domenica e festivi 8,30-20,30

Guardia notturna Lunedì-domenica 20,30-8,30 1-a Pazienti inviati da PS aziendale, altri 
PS e altri ospedali, visite urgenti, 
altre prestazioni urgenti, ricoveri 
ospedalieri urgenti, assistenza nei 
reparti di degenza



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Clinical  Management  Issues   2010; 4(4) 149

R. Manfredi

in termini di continuità assistenziale, e di 
eventuali connessioni con risvolti specula-
tivi e di ricerca.

Scendendo nello specifico, le attività as-
sistenziali di reparto (presentate nelle pri-
me tre colonne da sinistra della Tabella II), 
vedono la prevalenza di turni pomeridiani 
e notturni, espletati nella stragrande mag-
gioranza dei casi anche in qualità di medi-
co di guardia divisionale. Il confronto tra il 
periodo di dipendenza universitaria, rispetto 
al precedente periodo di dipendenza ospeda-
liera, mostra un incremento statisticamente 
significativo dell’impegno assistenziale in 
reparto di degenza nei turni mattutini (p < 
0,001) e pomeridiani (p < 0,001), mentre 
l’assistenza notturna non si è modificata si-
gnificativamente nell’intero arco di tempo 
considerato.

Per quanto concerne le attività al servizio 
dei Pronti Soccorso, si nota un impegno 
pomeridiano nettamente aumentato (p < 
0,001), e un invariato coinvolgimento nei 
turni notturni, dal confronto dei dati del più 

servizi espletati su base mensile dal profes-
sionista in oggetto.

Le analisi statistiche, quando appropriate, 
sono state effettuate con il test t di Student, 
con il test del chi-quadro di Mantel-
Haenszel (o con il Fisher exact test), con livelli 
di significatività fissati per convenzione a 
valori di p < 0,05.

rISultAtI

Come si evince dall’insieme della Tabel-
la II, il professionista in oggetto dall’anno 
2002 fino ad oggi ha preso parte a tutte le 
differenti attività assistenziali in atto presso 
la Divisione di appartenenza, come previsto 
dai piani di assistenza condivisi e dal regime 
di turnazione in atto presso tale struttura. 
Proprio per questo motivo, se estremamente 
ampio appare lo spettro di impegni clinico-
assistenziali, per converso si presenta altret-
tanto disperso l’impegno profuso presso cia-
scun singolo servizio, ancor più se valutato 

tabella I
Distribuzione dei 
servizi assistenziali 
erogati dalla Divisione 
a cui il professionista 
appartiene, nell ’intero 
arco di tempo considerato 
(2002-2010)
* l’indicazione in lettere 
che segue il numero di 
Dirigenti Medici impegnati 
nello specifico servizio, 
serve a sottolineare che la 
stessa unità professionale 
svolge diversi servizi (es. il 
Professionista “1-a” svolge 
contemporaneamente o in 
successione i diversi servizi 
assistenziali elencati. Nello 
specifico del Dirigente 
identificato come 1-(d), 
l’acronimo specifica che 
a seconda dei piani di 
servizio settimanali, le due 
attività assistenziali a fianco 
specificate possono essere 
svolte da due Professionisti 
differenti, o essere 
“conglobate” nell’attività di 
un singolo Dirigente Medico, 
contemporaneamente o in 
successione cronologica.

Servizi 
di natura 

esclusivamente 
assistenziale 

Giornate di pro-
grammazione dei 
servizi assisten-
ziali ai pazienti

orari minimi dei servizi ai pazienti  
(a cui si aggiungono attività organiz-
zative, amministrative e burocrati-

che, programmate e urgenti)

dirigenti 
medici 

impegnati 
(n.)*

Alcune specifiche delle attività 
assistenziali erogate ai pazienti 

e alle strutture

Reperibilità per 
due altri ospedali 
metropolitani

Lunedì-venerdì
Sabato

Domenica e festivi

16,00-8,30
14,00-8,30

8,30-8,30 (24 ore)

1 Servizio di pronta disponibilità a 
favore di PS, Medicina d’Urgenza, 
e altri servizi, per altri due ospedali 
metropolitani (dopo l’orario di 
chiusura dei nostri servizi specialistici 
dislocati presso uno di questi due 
ospedali metropolitani; vedi oltre)

Attività specialisti-
ca svolta presso 
un altro ospedale 
metropolitano

Ambulatorio  y
specialistico 

Lunedì-sabato
Mercoledì

8,30-14,00
15,00-19,00

(attività organizzative, amministrative e 
burocratiche svolte anche oltre orario)

1-d
1-(d)

Visite specialistiche presso 
ambulatorio dedicato, visite 
prenotate su richiesta MMG, CUP 
metropolitano, consulenze da PS dei 
due ospedali metropolitani

Day-Hospital  y
e Day-Service 
specialistico

Lunedì-sabato 8,30-14,00
(attività organizzative, amministrative e 
burocratiche svolte anche oltre orario)

1-(d) Assistenza pazienti di Day-Hospital 
e Day-Service dedicati, a carattere 
specialistico

Servizi  y
territoriali 
svolti a favore 
dell’azienda USL 
metropolitana

Lunedì-venerdì 8,30-16,00
(attività organizzative, amministrative e 
burocratiche svolte anche oltre orario)

1 Valutazione e visite pazienti in 
assistenza domiciliare, visite presso 
Casa Alloggio specialistica (situata in 
altro comune, a 26 km di distanza), 
consulenze infettivologiche presso 
Casa Circondariale metropolitana, 
consulenze infettivologiche presso 
centro sociale diurno metropolitano 
(lunedì-venerdì, ore 9,00-13,00).
Consulenze espletate al letto presso 
i due ospedali metropolitani



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Medicina universitaria in Italia: un “caso clinico” emblematico di molte criticità irrisolte

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Anno 2002 (7 mesi) 
(1/6 - 31 /12)*

12 16 17 14 13 17 9 5 68 4 14 0 13 (3) 17 15 (2) 0 124 90 (4) 2 
(lutto)

Anno 2002*, giorni valutabili 214, ore di guardia totali 5.136, ore di guardia professionista allo studio 278,5 (7,37%)
Anno 2003 33 42 32 44 26 32 42 1 73 30 35 3 26 (4) 32 27 (4) 1 235 130 

(18)
3 

(lutto)
Anno 2003, giorni 365, ore di guardia totali 8.760, ore di guardia professionista allo studio 821 (9,37%)

Anno 2004 19 33 34 43 28 34 78 3 39 34 39 8 25 (6) 34 29 (4) 1 248 117 

(14)
0

Anno 2004, giorni 366, ore di guardia totali 8.784, ore di guardia professionista allo studio 854,5 (9,73%)
Gen-Set 2005 10 18 33 51 22 33 66 0 45 43 54 12 18 (6) 33 27 (4) 4 215 68 (7) 0
Ott-Dic 2005 1 6 5 11 7 5 17 1 11 10 10 0 6 (1) 5 11 (5) 0 53 29 

(12)
0

Anno 2005 11 24 38 62 29 38 83 1 56 53 64 12 24 (7) 38 38 (9) 4 268 97 

(19)
0

Anno 2005, giorni 365 (attività mista ospedaliero-universitaria), ore di guardia totali 8.760, ore di guardia professionista allo studio 1.014 (11,58%)
Anno 2006 52 77 30 26 38 30 54 3 21 22 31 26 35 (8) 30 40 (12) 2 271 94 

(20)
0

Anno 2006, giorni 365, ore di guardia totali 8.760, ore di guardia professionista allo studio 788 (9,0%)
Anno 2007 59 81 35 48 44 35 68 3 21 37 48 30 41 (12) 35 30 (4) 2 282 83 

(26)
0

Anno 2007, giorni 365, ore di guardia totali 8.760, ore di guardia professionista allo studio 1.014 (11,58%)
Anno 2008 42 80 36 30 55 36 54 3 27 18 42 11 55 (10) 36 32 (9) 0 316 50 

(14)
0

Anno 2008, giorni 366, ore di guardia totali 8.784, ore di guardia professionista allo studio 1.009,5 (11,49%)
Anno 2009 17 55 36 46 52 36 45 1 24 29 36 7 52 (14) 36 23 (7) 0 291 74 

(23)
0

Anno 2009, giorni 365, ore di guardia totali 8.760, ore di guardia professionista allo studio 1.088,5 (12,43%)
Gen-Feb 2010 4 8 7 5 8 7 21 0 3 5 5 0 8 (2) 8 2 0 56 5 (2) 0
Anno 2010 4 8 7 5 8 7 21 0 3 5 5 0 8 (2) 8 2 0 56 5 (2) 0

Anno 2010 (gennaio-febbraio), giorni 59, ore di guardia totali 1.416, ore di guardia professionista allo studio 171,5 (12,11%)
40 mesi, medico 
ospedaliero 
(numero assoluto, 
e media per mese)

74 109 116 152 89 116 195 9 225 111 142 23 82 (19) 116 98 (14) 6 822 405 
(43)

5 (5)

1,85 2,72 2,90 3,80° 2,22 2,90 4,88 0,22 5,62° 2,77 3,55 0,57 2,05 
(0,47)

2,90 2,45 
(0,35)

0,15 23,62 6,79 
(1,08)

0,12 

(lutto)
53 mesi, medico 
universitario 
(numero assoluto, e 
media per mese)

186 307 149 166 204 149 259 11 107 121 172 74 197 

(47)
149 138 

(37)
4 1.269 335 

(97)
0

3,51° 5,79° 2,81 3,13 3,85° 2,81 4,89 0,21 2,02 2,28 3,25 1,40° 3,72° 
(0,89)°

2,81 2,60 
(0,70)°

0,08 23,94 6,32 
(1,83)°

0,00

tabella II
Distribuzione delle attività di servizio a carattere puramente ed esclusivamente assistenziale espletate dal professionista in oggetto, 
nell ’arco di tempo compreso tra giugno 2002 e febbraio 2010 (compresi). Le attività assistenziali svolte durante il periodo di 
dipendenza dall ’Azienda Ospedaliero-universitaria in qualità di dirigente medico sono riportate in colore nero, mentre le stesse attività 
espletate dopo il passaggio dello stesso Sanitario nei ruoli della locale Università degli Studi sono evidenziati in colore blu. Nelle 
ultime due righe, sono riassunti (in valore assoluto, e come media mensile), i servizi prestati presso le diverse strutture specialistiche 
della medesima Divisione, confrontando direttamente i dati relativi ai 40 mesi trascorsi in qualità di dirigente medico ospedaliero 
(2002-settembre 2005), con i successivi 52 mesi passati in funzione di professore universitario di seconda fascia, con afferenza alla 
medesima Divisione per la attività assistenziali (ottobre 2005-febbraio 2010).
* Anno 2002: in termini di organico del personale medico e di organizzazione dei servizi assistenziali, calcolato come confrontabile con gli anni successivi soltanto 
il periodo di 7 mesi successivo all’unificazione delle due Divisioni specialistiche pre-esistenti (dall’1/6/2002 al 31/12/2002, e negli anni successivi) (v. sezione 
“Materiali e Metodi”)
° Differenza che risulta statisticamente significativa tra un arco temporale e l’altro periodo di confronto (medico ospedaliero versus medico universitario) (valori di 
p compresi tra p < 0,02 e p < 0,0001 – Student t test), a favore della variabile evidenziata in grassetto



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R. Manfredi

su 24, e propri delle sole giornate festive 
(p < 0,001).

Modesto e non confrontabile tra i due pe-
riodi appare invece l’apporto del professio-
nista suddetto alle attività svolte nell’ambito 
territoriale (es. consulenze specialistiche a 
favore degli altri due ospedali generali cit-
tadini, e servizi sul territorio), in cui non si 
notano variazioni temporali statisticamente 
significative.

Come accennato in precedenza, in con-
tinua, costante ascesa appare l’apporto del 
professionista in oggetto ai turni di guardia 
attiva, diurna e notturna nel loro complesso 
(nel corso dei quali si gestiscono le urgenze 
sotto ogni forma, nonché le attività di consu-
lenza dai Pronti Soccorso e quelle di ricovero 
programmato e di ricovero urgente). Dalla 
Tabella II si evince infatti come il professio-
nista abbia prestato tali compiti per il 7,37% 
delle monte-ore di guardia dell’intera équipe 
di 15 sanitari nel corso del primo anno di 
osservazione (2002), e che tale percentuale 
sia andata salendo anche nel corso del pas-
saggio dalla dipendenza ospedaliera e quella 
universitaria, fino ad attestarsi a oltre il 12% 
del monte-ore di guardia prestate dall’in-
tera équipe nel periodo più recente (anni 
2009-2010). Anche tali servizi di guardia 
attiva, se da un lato consentono al profes-
sionista di mantenere pieno contatto con 
l’epidemiologia e la clinica attuali, dall’altro 
restringono drasticamente gli spazi dedicati 
a implementare un’attività universitaria di 
qualche rilevanza.

Considerando infine nel loro complesso le 
giornate di presenza e quelle di assenza dai 
servizi a carattere puramente assistenziale 
(presentati nelle ultime tre colonne a destra 
della Tabella II), non si evidenziano diffe-
renze statisticamente significative tra i due 
periodi (53 mesi di dipendenza universitaria, 
versus 40 mesi di dipendenza ospedaliera), 
con una media mensile di giorni di presenza 
che si attesta poco al di sotto dei 24 giorni 
al mese. Le giornate di assenza dai servizi si 
caratterizzano nel periodo universitario per 
un’ulteriore, seppure modesta riduzione: enu-
cleando dalle giornate di assenza complessive 
quelle dovute a “missioni” (es. partecipazione 
ad attività di corsi e congressi, altri incarichi 
istituzionali, ecc.), si osserva un incremento 
(p < 0,005) nel corso del periodo universita-
rio, da ascrivere per lo più ad attività istitu-
zionali indifferibili. Da sottolineare infine la 
totale, assoluta assenza di giorni di malattia, 
mai fruiti nell’intero arco di tempo conside-
rato (anni 2002-2010) (Tabella II).

recente periodo universitario, versus gli anni 
di servizio ospedaliero.

Del tutto immodificata tra i due periodi 
in studio appare invece la partecipazione del 
professionista ai turni di ambulatorio spe-
cialistico, che restano comunque numerica-
mente contenuti a meno di 5 giorni mensili, 
in media (da notare che a tali ambulatori 
afferiscono i pazienti seguiti sistematica-
mente per patologie croniche, maggiormente 
oggetto di eventuali studi clinici e protocolli 
sperimentali).

Risulta invece ridotta nel tempo (periodo 
universitario) l’attività assistenziale erogata 
in regime di Day-Hospital e di Day-Service 
(p < 0,001), così come l’attività di ambula-
torio divisionale, seppure in misura statisti-
camente meno evidente (p < 0,02).

Quanto all’attività di consulenza speciali-
stica al letto del malato espletata presso altre 
Divisioni e altri ospedali, la modesta ridu-
zione osservata nelle consulenze effettuate 
al mattino (ns), è bilanciata da un significa-
tivo incremento delle prestazioni svolte nel 
pomeriggio (p < 0,001), che rappresentano 
la spia delle difficoltà di assicurare la presen-
za al letto di degenti che si trovano presso 
altre Divisioni e altre strutture nelle ore del 
mattino.

Venendo ora alla disamina delle attività 
di guardia diurna (pomeridiana: ore 13,00-
20,30), si nota un significativo incremento 
nel corso dei 53 mesi universitari, rispetto 
ai 40 mesi ospedalieri (p < 0,001), che dà 
ragione dell’effettuazione di un turno di 
guardia per ogni settimana, in media, ne-
gli anni più recenti. Tale incremento inter-
venuto nel periodo universitario riguarda 
anche le attività di guardia giornaliera di 
durata prolungata a 12 ore, che concerne 
per organizzazione interna i giorni festivi 
e il periodo estivo (trimestre 15 giugno-15 
settembre) (p < 0,001). Riguardo ai turni di 
guardia notturna (ore 20,30-8,30), non si 
notano invece modificazioni rilevanti tra i 
due periodi allo studio, nel corso dei quali 
il professionista ha espletato sempre poco 
meno di tre guardie notturne in media, per 
ciascun mese di servizio.

Per quanto concerne i servizi di pron-
ta disponibilità (c.d. “reperibilità”), se non 
si notano differenze significative tra i due 
periodi in esame per quanto riguarda il nu-
mero complessivo di turni prestati, emerge 
un raddoppio dei turni di reperibilità effet-
tuati nel periodo di servizio universitario 
rispetto a quello ospedaliero, enucleando 
il sottogruppo dei turni erogati per 24 ore 



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Clinical  Management  Issues   2010; 4(4)152

Medicina universitaria in Italia: un “caso clinico” emblematico di molte criticità irrisolte

scontra in ambienti di lavoro ove, accanto 
alla specializzazione e alla professionalità 
dell’intera équipe, l’incombente necessità di 
assicurare i servizi assistenziali secondo tur-
ni di lavoro mutuamente condivisi tende a 
uniformare le prerogative dei singoli a favore 
delle prestazioni complessive fornite dalla 
Divisione e dell’Azienda, “spersonalizzando” 
inevitabilmente l’operato e gli obiettivi dei 
singoli professionisti, che hanno il vantaggio 
di sommare indistintamente le loro attività 
assistenziali a quelle svolte dai colleghi, in 
una prestazione che potremmo definire “di 
gruppo” o divisionale (come evidenziato in 
particolare per l’assistenza erogata a favore 
dei servizi di Pronto Soccorso), ma assi-
stono forzatamente al loro “annullamento” 
come singoli professionisti, laddove alla 
logica del “sanitario di riferimento” si sosti-
tuisce sempre più quella della “struttura di 
riferimento”.

Non per nulla questo modello organiz-
zativo appare quello largamente prevalente 
nell’erogazione delle prestazioni sanitarie 
ad opera delle Aziende Sanitarie e delle 
Aziende Ospedaliere italiane, in quanto 
apparentemente salvaguarda una sorta di 
equità nella distribuzione dei carichi e de-
gli orari di lavoro e di servizio sulla base di 
turni condivisi e garantiti dalla Direzione, e 
garantisce ai singoli professionisti una sorta 
di alternanza nelle attività assistenziali, che 
in molti casi gioca a favore di un’assistenza 
di équipe, laddove la gestione assistenziale 
nella sua complessità e il caso clinico singolo 
vengono presi in carico dall’intera squadra 
assistenziale, che assume quindi cura nel 
suo insieme le eventuali criticità cliniche e 
gestionali. Sull’altro versante, come è facil-
mente prevedibile, soprattutto nell’ottica del 
singolo paziente e dei familiari, un’assistenza 
di équipe tende a far perdere di vista le pecu-
liarità personali, e inevitabilmente indeboli-
sce e mina il rapporto medico-paziente, che 
tanta importanza riveste proprio nella cura 
di patologie croniche, a evoluzione poten-
zialmente grave e mortale [7,8].

Sul versante della medicina universitaria, 
laddove si richiede al “medico universitario” 
di fondere indissolubilmente le proprie atti-
vità assistenziali con quelle di didattica, for-
mative, di tutoraggio, e ancor più di ricerca, 
appare fin troppo evidente che la debordan-
te attività di cura e la sua frammentazione 
basata sulla turnistica delle attività prestate 
ai malati siano foriere di conseguenze estre-
mamente deleterie sui compiti istituzional-
mente assegnati alla medicina universitaria, 

dISCuSSIone

Dall’estrema frammentazione delle atti-
vità assistenziali espletate dal professioni-
sta oggetto del presente studio, ricomprese 
nell’intero arco delle numerose e variegate 
prestazioni fornite dalla Divisione Ospeda-
liero-universitaria in oggetto, si evince come 
prima considerazione che, sul versante orga-
nizzativo, a tutti i sanitari viene consentito 
di occuparsi di tutti i servizi e di tutte le 
patologie, il che, se da un lato favorisce un 
approccio olistico all’intera disciplina nelle 
sue più diverse sfaccettature organizzative 
e assistenziali, dall’altro rende virtualmente 
impraticabile assicurare una gestione conti-
nuativa dei diversi settori operativi, e rende 
pressoché impossibile il mantenimento di 
una continuità assistenziale nello specifico 
rapporto medico-paziente (salvaguarda-
to soltanto in sede di degenza ordinaria, e 
parzialmente nelle attività di Day-Hospital 
e Day-Service).

Sul versante puramente assistenziale, se 
l’obiettivo comune di voler costruire e man-
tenere un’équipe in cui tutti i professionisti 
medici “sappiano fare tutto” allo scopo di 
preservare l’orizzonte più ampio possibile 
sulla casistica ospedaliera e territoriale e 
sulle diverse attività assistenziali, diviene nel 
contempo inevitabile restringere (e quin-
di mortificare), non soltanto lo sviluppo e 
il mantenimento di relazioni biunivoche 
medico-paziente-(parenti) (che nell’ambito 
della gestione di numerose patologie croni-
che a evoluzione potenzialmente severa e 
mortale presenta un’elevata importanza, nel 
garantire il massimo successo terapeutico in 
termini di compliance e di creazione di rap-
porti di fiducia) [7,8], ma anche l’eventuale 
implementazione di percorsi di maturazione 
professionale, e ancor più di attività di ricerca 
di base, e di ricerca clinica (le quali necessi-
terebbero una sempre maggiore concentra-
zione del medico specialista su un settore 
clinico-assistenziale sufficientemente deli-
neato e demarcato, tale da poter consentire 
approfondimenti scientifici e speculativi, e 
da poter supportare attraverso specifiche 
collaborazioni con altri professionisti e con 
laboratori di ricerca).

Considerata nel suo insieme, l’attività 
assistenziale prestata dal professionista in 
oggetto in un arco di tempo sufficiente-
mente ampio (quasi otto anni), e presso la 
medesima Divisione della stessa Azienda 
Ospedaliero-universitaria, appare quindi 
pienamente esemplificativa di quanto si ri-



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Clinical  Management  Issues   2010; 4(4) 153

R. Manfredi

alla luce delle contingenti difficoltà e delle 
ristrettezze economiche e di personale.

Oltre che sul piano dell’integrazione tra 
attività ospedaliera e attività universitaria 
(attualmente giunte ai limiti dell’inconcilia-
bilità), e al di là della diuturna mortificazio-
ne della produttività scientifica e dell’azione 
accademica, in campo prettamente ergono-
mico c’è da sottolineare la crescente incom-
patibilità tra carichi di lavoro sempre più 
abbondanti, variegati, e non coordinati tra 
loro, e la necessità dettata dalla dipenden-
za universitaria di dover rendere conto alla 
propria Direzione e ai propri organi acca-
demici di attività di altra natura, prevalen-
temente di ricerca e di sviluppo, piuttosto 
che assistenziale. Superfluo appare quindi 
ricordare quanto questo conflitto di interessi 
del tutto interno ai singoli professionisti e 
quindi quanto mai paradossale, quando lo 
stesso professionista è tenuto a indossare 
sia la casacca dell’ospedaliero sia la casacca 
dell’universitario, nell’impossibilità di dilata-
re i tempi a disposizione (le giornate durano 
sempre e soltanto 24 ore), sia foriero di un 
senso di frustrazione personale e professio-
nale, sia responsabile di un discutibile uso 
delle risorse umane disponibili (se il perso-
nale universitario si trova nella necessità di 
svolgere una prevalente attività assistenziale, 
esso vede gravemente minato il suo orizzon-
te scientifico e di ricerca e il suo avanzamen-
to di carriera), e possa avere ricadute anche 
di pertinenza di medicina del lavoro ed er-
gonomica, che possono spesso conclamarsi 
su versanti francamente patologici.

Da molti anni sono oramai noti e ampia-
mente discussi stati di disadattamento do-
vuti all’incalzare di turni di assistenza a cui 
si cerca di intercalare le attività scientifiche 
e didattiche [6], fino ad assistere all’emergere 
di veri e propri rischi per la salute dei sin-
goli professionisti della sanità a ogni livello 
professionale, ivi compresi gli specialisti in 
formazione [10]. Tali fenomeni riguardano 
anche strutture ambulatoriali (outpatient 
clinics del mondo anglosassone), oltre che il 
classico ambiente ospedaliero [4,11], e sono 
direttamente o indirettamente connessi alla 
prolungata presenza sul posto di lavoro, op-
pure al trasferimento forzoso in ambito do-
mestico della maggior parte delle attività di 
aggiornamento e di ricerca per cui non sia 
possibile trovare spazio e tempo quando ci 
si trovi impegnati con le attività puramente 
assistenziali sul luogo di lavoro, fino alle dif-
ficoltà relazionali ed esistenziali, certamente 
di difficile misurazione e catalogazione, ma 

che si vede sempre di più ristretta in tempi 
e in spazi lasciati liberi dalle molteplici at-
tività assistenziali e dalle relative, indero-
gabili azioni burocratiche, organizzative e 
manageriali, che molto spesso travalicano 
di gran lunga anche gli orari dedicati dal 
professionista all’assistenza diretta ai ma-
lati (Tabella I).

Il caso del professionista preso in oggetto 
appare a questo proposito paradossale nella 
sua emblematicità. Se nel corso dei 40 mesi 
di attività in qualità di medico ospedaliero 
restavano modesti spiragli di tempo e di luci-
dità da poter dedicare ad attività speculative 
e scientifiche non istituzionalmente richieste 
come indispensabili, e che spesso rappresen-
tavano atti di riflessione e di ripensamento 
delle modalità assistenziali del singolo sani-
tario e dell’équipe di appartenenza, proprio 
a seguito del passaggio del medesimo pro-
fessionista a una qualifica universitaria, nei 
successivi 53 mesi l’incalzare delle attività 
di routine clinico-assistenziali richieste con 
frequenza crescente (e svolte con estrema 
disponibilità e sollecitudine dal professioni-
sta stesso, che manifesta pieno entusiasmo 
nell’offrire la propria quotidiana disponibili-
tà e collaborazione), finiscono con l’azzerare 
materialmente i tempi da poter dedicare ad 
attività di didattica, di tutoraggio, e ancor 
più di progettazione e di ricerca scientifica. 
Come è noto, queste attività si fondano su 
una rigorosa pianificazione, sul supporto di 
un’équipe, di un’azione multidisciplinare, e 
preferibilmente su collaborazioni naziona-
li e internazionali, onde raggiungere livelli 
quantomeno di sufficienza.

è superfluo sottolineare che i docenti uni-
versitari (a qualunque disciplina essi appar-
tengano) sono valutati più per la loro attività 
accademica che per quella assistenziale (che 
rappresenta invece una prerogativa della me-
dicina ospedaliera). 

Senza dover giungere ai fin troppo abusati 
aforismi di anglosassona memoria (di cui è 
patognomonica l’espressione publish or perish, 
recentemente discussa anche in memorie 
scritte su periodici di medicina del lavoro 
[9]), il mancato raggiungimento di traguardi 
di ricerca e la mancata pubblicazione di stu-
di scientifici adeguati in termini di qualità 
e di quantità ostacola ogni progressione di 
carriera, e soprattutto tende a ridurre ulte-
riormente i già risicati fondi a disposizione, 
aggravando in tal modo il circolo vizioso in 
cui una larga fetta della medicina universi-
taria rischia di essere trascinata sempre più, 



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Clinical  Management  Issues   2010; 4(4)154

Medicina universitaria in Italia: un “caso clinico” emblematico di molte criticità irrisolte

ni e settimanali di carattere di volta in volta 
ospedaliero oppure universitario nell’ambito 
delle 38 ore di servizio settimanale da assi-
curare secondo i termini contrattuali [1-3], 
al fine di tentare di salvaguardare le atti-
vità scientifiche-didattiche dalla crescente 
pressione dei compiti clinico-assistenziali, 
amministrativi e burocratici, il presupposto 
di questo breve scritto è quello di limitarsi 
a suscitare un dibattito circa il ruolo, i com-
piti, e i fini della medicina universitaria in 
Italia a tutt’oggi. Ci si auspica che la buona 
volontà e il buon senso di tutti i singoli ope-
ratori e di tutte le singole istituzioni coin-
volte (essenzialmente università ed Aziende 
Ospedaliero-universitarie) portino a trovare 
un canovaccio d’intesa per valorizzare le ri-
sorse dei loro professionisti, approfittando 
delle personalità e delle capacità scientifiche, 
didattiche, assistenziali e organizzative dei 
singoli e delle équipe, e senza trascurare nel 
contempo gli altrettanto cogenti e comples-
si compiti relativi all’erogazione delle cure 
ai pazienti, che contemplano a loro volta 
responsabilità e competenze estremamen-
te delicate, e un’organizzazione dedicata da 
parte dei medesimi professionisti.

Questa sorta di laboratorio sperimentale 
si può e si deve realizzare tipicamente nelle 
Aziende miste, a componente sia universita-
ria, sia ospedaliera, e negli Istituti di Ricerca 
e Cura e Carattere Scientifico legalmen-
te riconosciuti (IRCCS), e può costituire 
un’opportunità di rinnovo di un’integrazione 
attraverso un percorso condiviso, in grado 
di garantire ai responsabili di struttura, ai 
singoli professionisti, ai pazienti assistiti, e 
all’intera collettività, un percorso di cresci-
ta e di massima valorizzazione delle risorse 
sanitarie, professionali, scientifiche, econo-
miche, e ancor più delle risorse umane ed 
etiche, che stanno alla base della medicina, 
intesa come scienza olistica.

dISCloSure

L’Autore dichiara di non avere conflitti di 
interesse di natura finanziaria in merito agli 
argomenti trattati nel presente articolo.

che minano profondamente l’esistenza di 
professionisti a cui vengono affidati compi-
ti probabilmente troppo rilevanti, talora di 
taglio organizzativo-manageriale più che 
sanitario in senso stretto, e comunque trop-
po pressanti, in base al tempo e ai mezzi 
disponibili [4,5; 10-14]. Da indagini svolte 
in Italia e in altri Paesi, tali professionisti 
lamentano soprattutto di sentirsi sottopo-
sti a (e spesso sopraffatti da) richieste di 
intervento e di prestazione d’opera spesso 
incoerenti tra loro, se non addirittura aper-
tamente conflittuali [15]. Infatti, è purtroppo 
la sempre più debordante attività clinico-
assistenziale e burocratica a richiedere di 
comprimere necessariamente tutte le risorse 
accademiche e di ricerca, che a fronte di ne-
cessità contingenti e impellenti vengono di 
mano in mano rimandate, ristrette nei loro 
orizzonti, o limitate per forzata mancanza 
di mezzi, e ancor più di tempo disponibile 
e di un sufficiente stato di efficienza fisica e 
di lucidità mentale.

A partire da situazioni di forte disagio 
e di disadattamento psico-sociale createsi 
nell’ambiente di lavoro, non è difficile notare 
per un inevitabile effetto di “trascinamento” 
l’instaurarsi di vere e proprie patologie orga-
niche (tra cui prevalgono quelle legate alle 
modificazioni forzose dei ritmi circadiani, 
quali quello sonno-veglia, il ciclo mestruale, e 
le funzioni ormonali e di omeostasi nel senso 
più lato del termine) [10], che rendono anco-
ra più complesso conciliare le realtà lavorative 
con l’universo degli affetti, della famiglia, e 
dell’intera società [5,11,14,15], rispetto alla 
quale i professionisti della sanità tendono a 
configurarsi sempre più come “alieni”.

Al di là della disamina di documenti a 
carattere puramente amministrativo, orga-
nizzativo, economico e regolatorio relativi 
allo status dei medici universitari a livello 
nazionale [3], a livello dei Servizi Sanitari 
Regionali [1], e a livello delle singole realtà 
Ospedaliero-universitarie locali [2] (che esu-
la totalmente dagli scopi di queste riflessioni), 
e al di là del talora illusorio e probabilmente 
meschino tentativo di voler suddividere rigo-
rosamente gli inscindibili impegni quotidia-



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R. Manfredi

BIBlIoGrAfIA
Accordo in attuazione del protocollo d’intesa tra Regione ed Università dell’Emilia-Romagna, 1. 
per le attività assistenziali (25 maggio 1999)
Accordo tra l’Università degli Studi di Bologna e l’Azienda Ospedaliera Policlinico S. Orsola-2. 
Malpighi sulla rilevazione del debito orario del Personale Universitario equiparato alla Dirigenza 
Sanitaria (26 febbraio 2002)
Decreto Legislativo n. 517 (21 dicembre 1999). Disciplina dei rapporti fra Servizio Sanitario 3. 
Nazionale ed Università, a norma dell’articolo 6 della Legge 30 novembre 1998, n. 419. Gazzetta 
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