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Clinical Management Issues

l’interessamento del sistema nervoso in cor-
so di patologia neoplastica può avvenire con 
meccanismo immunomediato, come nel caso 
delle sindromi paraneoplastiche [1-7].

CoMplICanze neurologIChe deI 
trattaMentI antItuMoralI

Le complicanze neurologiche dei tratta-
menti antitumorali rappresentano una sfida 
per la terapia dei pazienti oncologici; infatti, 
la neurotossicità è uno dei fattori che limita-
no l’utilizzo di chemioterapici a dosi elevate 
e può alterare la qualità di vita dei pazienti 
lungo-sopravviventi.

Si distinguono una neurotossicità sul siste-
ma nervoso periferico (SNP) e una tossicità 
sul sistema nervoso centrale (SNC).

neuropatie periferiche

La tossicità sul sistema nervoso periferi-
co di alcuni farmaci antitumorali è nota da 
tempo ma i meccanismi di azione sul nervo 
periferico dei diversi farmaci non sono anco-
ra ben determinati. Principalmente potrem-

Andrea Pace 1, Cherubino Di Lorenzo 1, Lara Guariglia 1, Massimo Zaratti 1

IntroduzIone

Le competenze neurologiche sono chia-
mate in causa molto più spesso di quanto 
non si pensi nella gestione del paziente on-
cologico. Spesso le problematiche neuro-
logiche costituiscono il fattore limitante al 
prosieguo dei trattamenti radio- e chemio-
terapici, o rappresentano la causa di maggior 
disabilità residua nel paziente lungo-soprav-
vivente; altre volte sono il principale sintomo 
d’esordio (precedendo anche di anni l’esordio 
della neoplasia), o quello più invalidante, nei 
pazienti non ancora trattati.

In questa revisione ripercorriamo i qua-
dri clinici più diffusi, affrontando le ipotesi 
patogenetiche e i possibili trattamenti, tra 
le complicanze neurologiche in oncologia, 
legate ai trattamenti chemioterapici o alle 
sindromi paraneoplastiche.

La compromissione del sistema nervo-
so centrale e periferico è un’evenienza non 
rara nel corso di malattie oncologiche. Il 
coinvolgimento del tessuto nervoso si veri-
fica sia per tossicità diretta dei trattamenti 
antitumorali sia per coinvolgimento delle 
strutture nervose da parte del tumore. Inoltre 

Complicanze neurologiche  
in oncologia

abstract
Neurologic side effects related to cancer therapy are a common problem in oncology practice. These 
complications can negatively affect the management of the patient, because they can inhibit 
treatment and diminish quality of life. Therefore specific skills are required to recognise symptoms 
and clinical manifestations. This review focuses on the most common neurologic complications 
to improve physician’s familiarity in determining the aetiology of these symptoms.

Keywords: neurologic complications, cancer therapy, side effects, neurotoxicity
Neurologic complications in oncology
CMI 2010; 4(2): 77-84

1 Dipartimento di 
Neuroscienze, Istituto 
Nazionale Tumori  
“Regina Elena”, Roma

Corresponding author
Dott. Andrea Pace, 
Dipartimento di 
Neuroscienze, Istituto 
Nazionale Tumori  
“Regina Elena”
Via Chianesi, 53  
00144 Roma
pace@ifo.it

gestione clinica



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Complicanze neurologiche in oncologia

mo distinguere le neuropatie in sottogruppi 
sintomatologici: le neuropatie sensitive pure 
(tipiche dei composti del platino), le sensori-
motorie (praticamente tutti gli altri farmaci 
antiblastici), quelle a carico dei nervi cra-
nici (principalmente vincristina, citarabina 
e tacrolimus) e quelle disautonomiche (di 
pertinenza pressoché esclusiva dei derivati 
della vinca).

Il profilo clinico della neurotossicità in-
dotta dai derivati della vinca (vincristina, 
vindesina, vinblastina) e dai taxani (paclita-
xel e docetaxel) è quello di una polineuro-
patia sensori-motoria assonale distale, pre-
valente agli arti inferiori, dose-dipendente 
e solitamente reversibile dopo la sospensio-
ne del trattamento [8,9]. L’attività antitu-
morale di questi farmaci si esercita su una 
proteina del citoscheletro, la tubulina, che 
orienta il fuso mitotico nella divisione cel-
lulare, inibendone la polimerizzazione o la 
de-polimerizzazione. La neurotossicità pe-
riferica di questa classe di farmaci è legata 
all’importante ruolo che la tubulina svolge 
nell’orientare il flusso assonale nel nervo. È 
da segnalare che, per gli alcaloidi della vinca, 
è riportata anche una neurotossicità disauto-
nomica, caratterizzata da atonia intestinale, 
impotenza, ipotensione ortostatica, oltre che 
la paralisi del nervo abducente e una più rara 
tossicità encefalica [10].

Un diverso meccanismo sembra invece es-
sere responsabile della neurotossicità indotta 
da cisplatino e da altri composti del platino 
(carboplatino, oxaliplatino). I derivati del 
platino si concentrano nel ganglio delle ra-
dici dorsali inducendo una neuronopatia con 
sofferenza secondaria delle fibre sensitive di 
grosso calibro e un quadro di polineuropatia 
sensitiva cronica che insorge tardivamente, 
dopo una dose cumulativa totale superiore 
ai 300 mg/m2 [11]. La neuronopatia indot-
ta dai derivati del platino è considerata non 
completamente reversibile.

Meno chiaro è l’inquadramento della neu-
ropatia indotta da oxaliplatino che mostra un 
andamento bifasico con precoce sofferenza 
acuta delle fibre sensitive di piccolo calibro 
associata a una sofferenza cronica tardiva 
analoga a quella indotta dagli altri composti 
del platino anche se meno severa [12]. La 
peculiare sintomatologia clinica che com-
pare acutamente in corso di chemioterapia 
con oxaliplatino, caratterizzata da crampi 
muscolari, disestesie in regione buccale e la-
ringea scatenate dal freddo e spasmi tetanici 
distali, sembra essere legata a una peculiare 
alterazione dei canali Na+ indotta dal far-

maco con conseguente ipereccitabilità della 
fibra nervosa.

Infine, tra le neuropatie indotte da farmaci 
antitumorali, va segnalata la neuropatia in-
dotta dai composti da poco entrati nell’uso 
clinico. Va quindi segnalata la tossicità da 
talidomide, e dal suo derivato lenalido-
mide, farmaci ad azione antiangiogeneti-
ca utilizzati nel trattamento del mieloma 
multiplo, inducenti nei pazienti trattati una 
neurotossicità periferica caratterizzata da 
una polineuropatia sensitiva distale con un 
meccanismo ancora non sufficientemente 
chiarito. Dati recenti sembrano suggerire che 
la neurotossicità periferica di talidomide sia 
dovuta a una neuronopatia da sofferenza del 
ganglio delle radici dorsali, non reversibile 
e dipendente dalla dose di farmaco sommi-
nistrata [13,14].

In ultimo, merita una menzione anche la 
tossicità indotta da bortezomib, capostipite 
di una nuova classe di farmaci, gli inibitori 
del proteasoma. Esso esercita un’inibizione 
reversibile su tale complesso enzimatico pro-
teolitico e si è mostrato efficace in trial di fase 
I e II nel trattamento del mieloma recidivan-
te o farmaco-resistente. Per questo motivo, 
dal 2003 la Food and Drug Administration ne 
ha autorizzato la commercializzazione negli 
Stati Uniti per tale indicazione. 

La neurotossicità periferica, sebbene par-
zialmente reversibile, rappresenta un fattore 
limitante nell’utilizzo del farmaco. La neu-
ropatia periferica è principalmente di tipo 
sensitivo, si manifesta secondo un gradiente 
disto-prossimale e si esercita principalmente 
per un’azione proapoptotica e per un danno 
diretto a carico degli organuli citoplasmatici 
(soprattutto mitocondrio e reticolo endopla-
smatico) delle cellule di Schwann e di quelle 
satellite [15,16].

encefalopatie

La tossicità dei farmaci antitumorali sul 
SNC è un evento non raro e alcuni farmaci 
sembrano possedere uno spiccato tropismo 
per il tessuto nervoso. La sofferenza della so-
stanza bianca (leucoencefalopatia) si osserva 
più frequentemente in corso di trattamento 
con metotrexato (MTX) ma è stata anche 
riportata quella con la bis-cloroetilnitrosurea 
(BCNU). La somministrazione intratecale 
o endovenosa di MTX si associa nel 3-15% 
dei casi a quadri di encefalopatia di varia 
gravità, fino alle forme più severe, caratte-
rizzate da: demielinizzazione, necrosi della 
sostanza bianca, perdita di oligodendroglia, 
rigonfiamento assonale, encefalomalacia 



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A. Pace, C. Di Lorenzo, L. Guariglia, M. Zaratti

microcistica e atrofia della sostanza bianca. 
Il meccanismo attraverso cui si realizza tale 
tossicità è probabilmente dovuto all’inibizio-
ne dell’attività dell’acido folico, a sua volta 
responsabile dell’accumularsi di omocistei-
na, tossica per i piccoli vasi, e di adenosina, 
inibente l’attività neuronale, agendo sia a 
livello pre- sia post-sinaptico.

L’associazione di chemioterapia e radio-
terapia aumenta l’incidenza di leucoence-
falopatia e può portare a quadri di leucoen-
cefalopatia disseminata necrotizzante, una 
condizione potenzialmente letale [17,18].

Da questo quadro anatomopatologico può 
scaturire una lunga serie di sintomi, come le 
crisi epilettiche, i disturbi cognitivi, la sinto-
matologia psichiatrica, e altro ancora. Se la 
tossicità si eserciterà a carico dei gangli della 
base si svilupperanno sintomi tipici dei di-
sturbi extrapiramidali, mentre per i farmaci 
con un effetto tossico a carico del cervelletto 
si assisterà alla comparsa di instabilità, atas-
sia, disartria, dismetria e tremori intenziona-
li. La neurotossicità si realizza più facilmente 
nei pazienti sottoposti a un concomitante 
trattamento radioterapico.

MTX agisce sulla replicazione cellulare 
inibendo l’enzima diidrofolato-reduttasi, 
responsabile della conversione dell’acido fo-
lico in tetraidrofolato. Spesso, per limitare il 
danno neuronale si rinuncia ad associare la 
terapia radiante a quella farmacologica, ma il 
risultato non sempre è soddisfacente in ter-
mini di prevenzione delle complicanze neu-
rologiche. La sospensione del trattamento 
può far regredire il quadro, e il retrattamen-
to si associa a una ripresa dell’encefalopatia 
solo nel 10-56% dei pazienti. Il trattamento 
con aminofillina, un antagonista adenosini-
co, leucovorin, e acido folico sembrerebbe 
essere protettivo sulla recidiva dell’encefa-
lopatia [19,20].

Anche 5-fluorouracile (5-FU), come il suo 
precursore capecitabina, si può associare a 
encefalopatie, soprattutto se assunto ad alte 
dosi. Ciò si verifica probabilmente per un 
effetto tossico esercitato sul ciclo di Krebs 
e/o sulla mielina da parte dei suoi cataboli-
ti, il cui accumulo potrebbe essere dovuto a 
un deficit enzimatico della diidropirimidina 
deidrogenasi [21-23]. In particolare, 5-FU 
e affini sembrano avere un effetto tossico 

Farmaco eventi avversi più comuni eventi avversi rari

Cisplatino Neuropatia periferica, segno di Lhermitte, 
neuropatia autonomica, ototossicità

Encefelopatia, neurite ottica, 
cecità corticale

Carboplatino Neuropatia periferica Neurite ottica
Oxaliplatino Neuropatia periferica Neurite ottica, deficit della visione
Ifosfamide Encefalopatia, convulsioni, coma Neuropatia periferica, sintomi 

extrapiramidali
Citarabina Aracnoidite, disfunzione cerebellare, tossicità 

corneale, crisi epilettiche, encefalopatia
Neuropatia periferica

Carmustina Encefalopatia, ischemia retinica
Metotrexato Meningite asettica, encefalopatia, mielopatia, 

sindrome simile a ictus, leucoencefalopatia, crisi 
epilettiche, demenza

5-fluorouracile Sindrome cerebellare acuta
Paclitaxel Neuropatia periferica, artralgia/mialgia, scotoma 

transitorio
Docetaxel Neuropatia periferica
Vincristina Neuropatia periferica, neuropatia autonomica, 

visione confusa, diplopia, atassia, dolore alla 
mandibola, cefalea

Atrofia ottica, cecità corticale, 
epilessia

Vinblastina Neuropatia periferica, atassia, 
diplopia

L-asparaginasi Encefalopatia, convulsioni Eventi trombotici/emorragici
Talidomide Sonnolenza, neuropatia periferica Cefalea, tremore
Corticosteroidi Miopatia, sintomi neuropsichiatrici, tremore, 

insonnia, visione confusa
Tamoxifene Ictus, tromboembolismo, perdita 

della visione dei colori, trombosi 
della vena retinica, retinopatia

tabella I
Principali eventi 
avversi neurologici dei 
più comuni farmaci 
oncologici [6]



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Complicanze neurologiche in oncologia

selettivo esercitato a carico del cervelletto 
[24,25].

I farmaci contenenti platino possono 
esercitare una tossicità sul sistema nervo-
so centrale, oltre che sul periferico, come 
abbiamo avuto modo di vedere. Probabil-
mente l’azione neurotossica è proprio do-
vuta all’accumulo intraneuronale del platino 
inorganico [26,27]. Una delle caratteristiche 
dell’encefalopatia da cisplatino è la presenza 
di maculopatia retinica e di epilessia focale, 
principalmente temporale, e di stati epilettici 
non convulsivanti in generale [27].

Ifosfamide è un agente alchilante che può 
indurre quadri di encefalopatia acuta, soli-
tamente reversibile, con sintomatologia cli-
nica di entità variabile: confusione, disturbi 
visivi, mutismo, stati allucinatori paranoidei, 
convulsioni e crisi epilettiche non convulsi-
vanti, sintomi extrapiramidali e coma. Tale 
tossicità si realizza, probabilmente, per l’ac-
cumulo del suo metabolita 2-cloroacetaldei-
de. L’interruzione del farmaco può portare 
giovamento al paziente, mentre è dibattuta 
l’utilità del blu di metilene [28].

Citarabina (o citosina arabinoside) è un 
inibitore della replicazione del DNA, che 
agisce antagonizzando la DNA polimera-
si alfa. La somministrazione in alte dosi si 
associa a neurotossicità nel 7-28% dei casi, 
riconoscendo come principale organo bersa-
glio il cervelletto e solo secondariamente le 
restanti porzioni dell’encefalo, determinando 
la comparsa di crisi epilettiche, leucoencefa-
lopatia diffusa, necrosi dei gangli della base 
e paralisi pseudobulbare. Tale tossicità pare 
realizzarsi attraverso l’induzione apoptotica 

dei neuroni cerebellari [29-31]. Da segnala-
re che la sua somministrazione intratecale si 
può associare a una mielite ascendente, con-
dizione osservabile anche nell’instillazione 
di MTX attraverso la stessa via di sommi-
nistrazione [32].

In Tabella I è riportato un riassunto dei 
principali eventi avversi neurologici – comu-
ni e rari – degli antitumorali più diffusi.

SIndroMI paraneoplaStIChe

Con il termine di sindromi paraneopla-
stiche neurologiche (SPN) s’intende l’insie-
me di sintomi a carico del sistema nervoso 
(centrale, autonomico o periferico, fino alla 
giunzione neuromuscolare e al muscolo) 
che un tumore è in grado di dare ma che 
non sono dovuti a fenomeni compressivi, 
vascolari, metabolici o infettivi conseguenti 
alla presenza di una neoplasia (primitiva o 
metastatica).

Si tratta di patologie rare, manifestandosi 
in meno dello 0,01% dei casi di tumore, ma 
possono presentarsi anche in associazione 
tra di loro o con altre sindromi paraneo-
plastiche non neurologiche. La forma più 
frequente è la sindrome di Lambert-Eaton, 
che si manifesta nell’1% dei pazienti con 
tumore polmonare a piccole cellule (micro-
citoma) [33].

Nel 60% circa dei casi, tali sintomi insor-
gono prima ancora che il paziente sappia di 
avere un tumore: ciò rende molto complicato 
e lungo l’iter per riuscire a porre diagnosi di 
SPN [34]. Infatti, sebbene la maggior parte 
dei tumori si palesi entro l’anno dalla com-

Spn Manifestazioni

Definita Sindrome classicamente paraneoplastica (encefalite limbica, degenerazione cerebellare  y
subacuta, neuropatia sensitiva, retinopatie, pseudostruzione gastrointestinale cronica, 
encefalomielite, sindrome dello stiff-man – o della “persona rigida” –, opsoclono-mioclono, 
sindrome miasteniforme di Lambert-Eaton, dermatomiosite). Il tumore si manifesta entro i 
5 anni successivi
Sintomatologia neurologica non tipicamente paraneoplastica che scompare (o si  y
riduce significativamente) dopo la cura della neoplasia, in assenza di un trattamento 
immunoterapico
Sintomatologia neurologica non tipicamente paraneoplastica in concomitanza alla presenza  y
di anticorpi onconeurali. Il tumore si manifesta entro i 5 anni successivi
Sindrome classicamente paraneoplastica concomitantemente alla presenza di anticorpi  y
onconeurali, in assenza dello sviluppo di un tumore

Possibile Sindrome classicamente paraneoplastica in assenza di anticorpi onconeurali e dell’evidenza  y
di un tumore, ma c’è il sospetto/la possibilità della presenza di un tumore sottostante
Sindrome neurologica (classicamente paraneoplastica o non), in presenza di anticorpi  y
onconeurali parzialmente caratterizzati, ma in assenza del tumore
Sindrome non classicamente paraneoplastica, in assenza di anticorpi onconeurali, ma con il  y
tumore che si manifesta entro i 2 anni successivi

tabella II
Caratteristiche 
della sindrome 
paraneoplastica (SPN) 
definita o possibile [37]



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A. Pace, C. Di Lorenzo, L. Guariglia, M. Zaratti

parsa dei sintomi neurologici, se la neoplasia 
non si manifesta entro i 5 anni successivi si 
tende a rigettare l’ipotesi che possa trattarsi 
di una sindrome paraneoplastica.

Negli ultimi anni si è scoperto che circa il 
50% delle SPN è associato ad anticorpi di-
retti contro epitopi condivisi dal tumore e da 
parti del sistema nervoso [35-38]. Si tratta 
di anticorpi onconeurali (anti-Hu, Yo, CV2, 
Ri, Ma2, VGCC, Zic4, recoverina o anfifi-
sina), talvolta preferenzialmente associati a 
specifiche SPN o più probabili primitivi. La 
scoperta di tali anticorpi ha fatto ipotizza-
re un’origine immunomediata per i sintomi 
neurologici [39,40]. Marcatori infiammatori 
e bande oligoclonali possono essere presenti 
anche nel liquor [41].

Per quanto affermato, oltre al fatto che 
alcuni sintomi sono classicamente (ma non 
esclusivamente) paraneoplastici e all’osser-
vazione che queste sindromi tendono a mi-
gliorare con la cura del tumore (e assai meno 
con l’uso di immunosoppressori), sono stati 
recentemente proposti nuovi criteri diagno-
stici, per cui una SPN può essere detta “defi-
nita” o “possibile” (Tabella II) [37].

L’assenza di specifici anticorpi onconeurali 
rende difficile la diagnosi di SPN, e quindi la 
diagnosi precoce del tumore e l’instaurarsi di 
terapie idonee. In tali casi occorre prestare la 
dovuta attenzione all’esecuzione di screening 
tumorali molto stringenti, che tengano con-
to dei fattori di rischio del paziente di aver 
sviluppato un certo tipo di tumore.

Il trattamento delle sindromi paraneopla-
stiche si basa principalmente sulla cura del 
tumore primitivo o sulla terapia immuno-
soppressiva con immunoglobuline endovena, 
steroidi e plasmaferesi. L’efficacia di tali trat-
tamenti è tuttavia relativa [39,40,42].

Quadri clinici

encefalite limbica
L’encefalite limbica è caratterizzata 

dall’insorgenza di alterazioni cognitive e 
sintomi neuropsichiatrici. Il tumore cui è più 
spesso associata è il microcitoma polmona-
re, ma sono descritti spesso casi in presenza 
di tumori testicolari o della mammella. Gli 
autoanticorpi onconeurali più spesso asso-
ciati a tale disturbo sono gli anti-Hu, CV2, 
anfifisine e Ma2 (soprattutto per i tumori 
testicolari) [43,44].

degenerazione cerebellare subacuta
La degenerazione cerebellare paraneopla-

stica è dovuta a una progressiva perdita delle 

cellule di Purkinje, che determina una lenta 
atrofia cerebellare, clinicamente associata a 
una precoce sindrome cerebellare. In circa la 
metà dei casi questa sintomatologia si associa 
a una sindrome miasteniforme di Lambert-
Eaton. I tumori cui generalmente si associa 
l’atassia sono quello ovarico, mammario, il 
linfoma di Hodgkin, i tumori polmonari e 
altre neoplasie ginecologiche. Gli autoan-
ticorpi cui spesso questa sindrome parane-
oplastica si associa sono gli anticorpi anti-
Yo (che tendono a permanere anche dopo 
l’eradicazione della neoplasia), Tr (spesso 
associati al linfoma), Hu, CV2, Zic4, Ma2 e 
VGCC (gli ultimi 5 tipi sono generalmente 
associati a neoplasie polmonari) [33].

neuropatia sensitiva
Il quadro clinico più diffuso nelle forme 

paraneoplastiche è la cosiddetta sindrome di 
Denny-Brown, caratterizzata dall’insorgen-
za subacuta e asimmetrica di parestesie, di-
sestesie dolorose talora a poussée, ipoestesie, 
atassia sensitiva e pseudo atetosi degli arti, 
prevalentemente a carico di quelli superiori, 
con riflessi tendinei ridotti o assenti e segni 
di sofferenza sensoriale all’elettroneurogra-
fia, in assenza di segni di denervazione e con 
velocità di conduzione motorie conservate. 
Anatomopatologicamente si assiste alla di-
struzione dei neuroni sensitivi delle radici 
del ganglio dorsale. Tipicamente tale quadro 
si associa al microcitoma e i pazienti sono 
positivi alla ricerca di autoanticorpi anti Hu, 
CV2 e anfifisina [45].

encefalomielite
Si tratta di una sindrome ad esordio su-

bacuto, caratterizzata da un interessamento 
polidistrettuale del sistema nervoso. Nel 
75% dei casi l’encefalomielite paraneopla-
stica viene sviluppata da soggetti affetti da 
microcitoma polmonare. Gli autoanticorpi 
onconeurali principalmente coinvolti in que-
sta SPN sono gli anti-Hu, CV2 e anfifisi-
na. Sul piano anatomopatologico si osserva 
una perdita di neuroni, proliferazione della 
microglia, e infiltrati infiammatori a livello 
multifocale. Generalmente la sintomato-
logia esordisce in maniera focale, di solito 
con segni e sintomi indicativi dell’interes-
samento dell’area encefalica primariamente/
maggiormente colpita dal processo dege-
nerativo/infiammatorio. Le aree coinvolte 
includono [33]:

i lobi temporali: encefalite limbica; y
il tronco encefalico: encefalite del tronco; y
il cervelletto: degenerazione cerebellare; y



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Complicanze neurologiche in oncologia

il midollo spinale: mielite; y
i gangli dorsali: neuropatia sensitiva su- y
bacuta;
il sistema autonomo: neuropatia auto- y
nomica.

Sindrome dello stiff man, o della “persona 
rigida”
La forma più diffusa è caratterizzata da 

rigidità assiale e spasmi dolorosi, aggravati 
da stimoli sensoriali. La variante paraneo-
plastica si conferma molto rara, interessando 
solo il 5% di tutti i casi di stiff man, con un 
profilo autoanticorpale molto eterogeneo e 
una prognosi ben peggiore delle forme non 
paraneoplastiche. Tipico delle SPN è il coin-
volgimento degli arti superiori. Il tumore più 
frequentemente associato a questo tipo di 
sindrome è quello mammario, con anticorpi 
anti-anfifisina [46].

opsoclono-mioclono
Il termine opsoclono indica movimenti in-

volontari incontrollabili degli occhi, aritmici, 
caotici e multivettoriali (cioè ad orientamento 
orizzontale, verticale e diagonale). I movi-
menti generalmente scompaiono durante il 
sonno e possono avere grande o piccola am-
piezza (apparire cioè come minuscole devia-
zioni rispetto alla posizione primaria). L’op-
soclono è spesso associato al mioclono (breve 
e involontaria contrazione di un muscolo o di 
un gruppo di muscoli) degli arti e del tronco, 
a un disturbo atassico, e a volte, a quadri ence-
falopatici. Generalmente si possono rinvenire 
autoanticorpi onconeurali anti-Ri in pazienti 
affette da neoplasia mammaria, e anti-Hu in 
casi sporadici di microcitoma (in cui gene-
ralmente questa sindrome paraneoplastica si 
manifesta in assenza di autoanticorpi onco-
neurali) e neuroblastoma [32].

Sindrome miasteniforme di lambert-eaton
Si tratta di un raro disturbo autoimmu-

ne a carico del versante presinaptico della 
giunzione neuromuscolare. La sintomato-
logia è caratterizzata da facile affaticabilità, 
disturbi autonomici e un pattern di rispo-
sta tipico all’elettromiografia: la genesi di 
potenziali decrescenti al protrarsi di uno 
stimolo di bassa frequenza, ma la risposta 
inversa alle alte. Generalmente tali disturbi 
precedono di alcuni anni l’insorgenza di un 
microcitoma polmonare, per cui in presenza 
di questo sospetto diagnostico occorre valu-
tare attentamente il follow-up del paziente, 
al fine di giungere a una diagnosi quanto 
più precoce possibile. Generalmente, anti-
corpi anti-VGCC sono di facile riscontro 
in questi pazienti, indipendentemente dalla 
natura paraneoplastica o meno della sin-
drome [47].

ConCluSIonI

L’incremento dell’aspettativa di vita dei 
pazienti affetti da malattie oncologiche 
sembra oggi comportare anche un aumen-
to dell’incidenza di complicanze neurolo-
giche legate ai trattamenti o direttamente 
alla malattia. 

La corretta diagnosi e la gestione delle 
molteplici complicanze a carico del Siste-
ma Nervoso richiede una conoscenza dei 
meccanismi fisiopatologici e dei possibili 
trattamenti terapeutici anche da parte del 
medico non specialista.

dISCloSure

Gli Autori dichiarano di non avere con-
flitti di interesse di natura finanziaria.

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