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Clinical Management Issues

113

Maria Alice Monti 1, Elisa Falcier 2, Maddalena Zanardelli 2, Giovanna Pizzamiglio 3

Caso ClInICo

Nel gennaio 1996 giungeva al nostro 
Centro una paziente di 33 anni, in scadenti 
condizioni generali, con un BMI pari a 19, 
in ossigenoterapia notturna dal settembre 
1995. Le prove di funzionalità respiratoria 
documentavano una pneumopatia grave 
(FVC = 47%, FEV1 = 37%); i valori di ami-
lasi erano pari a 1.038 (vn < 220) e le lipasi 
pari a 1.756 (vn < 208).

In anamnesi: a 17 anni polmonite del lobo 
medio e colecistectomia; a 18 anni asma ed 
emottisi minori ricorrenti; a 20 anni ripetu-
te infezioni delle basse vie respiratorie con 
plurimi ricoveri ospedalieri e diagnosi di 
bronchiectasie bilaterali in bronchite cronica 
asmatiforme aspergillare. Gli esiti del test del 
sudore, riferiti dalla paziente, erano dubbi. A 
25 e 28 anni erano stati evidenziati addensa-
menti broncopolmonari recidivanti, a 29 anni 
broncopolmonite basale destra con emottisi 
maggiore complicata da insufficienza respi-
ratoria acuta ipercapnica. Per l’emottisi la pa-
ziente venne trattata con estrogeni coniugati 
e vagli esami di laboratorio venne constatato 
aumento delle amilasi e delle lipasi. La co-

Un caso di fibrosi cistica

abstract
As the expected survival improves for patients with cystic fibrosis (CF), there is a growing 
population of adults with this disease. We describe a case of a 33-year-old woman with CF 
presenting with recurrent pancreatitis, malnutrition, borderline sweat test and respiratory 
diseases. The case report underlines the importance of diagnosis and management of CF in adults, 
and the important role played by the Family Physician in developing an adult care program.

Keywords: cystic fibrosis, adults
A case of cystic fibrosis 
CMI 2009; 3(3): 113-121

1 Responsabile UOS Fibrosi 
cistica dell’adulto. Centro 
Regionale di riferimento 
per la Fibrosi Cistica 
della Regione Lombardia. 
UO Broncopneumologia. 
Dipartimento di Medicina 
e Specialità Mediche. 
Fondazione IRCCS 
Ospedale Maggiore 
Policlinico, Mangiagalli e 
Regina Elena, Milano

2 Istituto di Malattie 
dell’Apparato Respiratorio.
Fondazione IRCCS 
Ospedale Maggiore 
Policlinico, Mangiagalli e 
Regina Elena

3 UOS Fibrosi cistica 
dell’adulto. Centro 
Regionale di Riferimento 
per la Fibrosi Cistica della 
Regione Lombardia. UO 
Broncopneumologia.
Fondazione IRCCS 
Ospedale Maggiore 
Policlinico, Mangiagalli e 
Regina Elena

Corresponding author
Dottoressa Maria Alice 
Monti
Centro Regionale di 
riferimento per la Fibrosi 
Cistica della Regione 
Lombardia
UO Broncopneumologia – 
Pad. Sacco, II piano
Dipartimento di Medicina 
e Specialità Mediche
Fondazione IRCCS 
Ospedale Maggiore 
Policlinico Mangiagalli e 
Regina Elena
Via F. Sforza, 35 
20122 Milano

Perché descriviamo questo caso?
Il caso descritto evidenzia come la fibrosi 
cistica, a lungo considerata una patolo-
gia di interesse solo pediatrico, grazie al 
miglioramento dei mezzi diagnostici e 
terapeutici, sia oggi una malattia ri-
scontrabile anche nell ’adulto. Il medico 
di medicina generale pertanto potrebbe 
essere sempre più spesso coinvolto nella 
gestione di questi pazienti 

Caso clinico

langiopancreatografia retrograda endoscopica 
non documentò né ostruzioni né calcoli.

A 32 anni grave riacutizzazione bronco-
polmonare da Pseudomonas aeruginosa. La 
TC torace dimostrò numerose e volumi-
nose bronchiectasie estese su tutto l’ambito 
polmonare con livelli idroaerei nel contesto 
delle cavitazioni. Pochi giorni dopo nuovo 
episodio di emottisi maggiore trattato nuo-
vamente con estrogeni coniugati: anche in 
questa occasione venne constatato innalza-
mento di amilasi e lipasi. La TC dell’addo-



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Un caso di fibrosi cistica

me dimostrò aumento di volume della testa 
e del processo uncinato del pancreas e falda 
di versamento peripancreatico.

La paziente venne quindi inviata al nostro 
Centro Regionale di Riferimento per la Fi-
brosi Cistica per il sospetto diagnostico di 
quadro atipico di malattia e per il riscontro 
autoptico di sospetta fibrosi cistica nella so-
rella deceduta pochi mesi prima per insuffi-
cienza respiratoria. 

All’esame obiettivo emergeva: 
assenza di turgore giugulare; y
torace modicamente espanso; y
rientramenti respiratori intercostali alle  y
basi bilateralmente;
iperfonesi diffusa con basi ipomobili (uno  y
spazio intercostale);

all’auscultazione murmure vescicolare lie- y
vemente ridotto agli apici, rantoli a medie 
bolle diffusi sia posteriormente che ante-
riormente;
obiettività cardiaca ed addominale non  y
significativa;
assenza di edemi declivi; y
franco ippocratismo digitale.  y
Alla radiografia del torace (Figura 1) si 

documentavano diffuse, estese, voluminose 
bronchiectasie con pareti ispessite e interes-
samento flogistico del parenchima polmo-
nare peribronchiectasico.

Il sospetto di fibrosi cistica in questa ma-
lata era particolarmente elevato pur in as-
senza di steatorrea pancreatica (steatocriti 
ripetutamente < 3%, bilancio dei grassi fe-
cali negativo). 

DIsCUssIone

La fibrosi cistica (FC) o mucoviscidosi 
del pancreas è caratterizzata da turbe del 
trasporto ionico delle ghiandole esocrine 
dell’apparato respiratorio, dell’intestino, del 
pancreas, delle ghiandole sudoripare, dei 
dotti deferenti spermatici. La FC rappre-
senta la malattia genetica ereditaria mul-
tisistemica evolutiva responsabile di morte 
prematura più comune nella popolazione 
bianca. 

Secondo il Registro Italiano Fibrosi Cisti-
ca, l’incidenza alla nascita nel 2004 era pari 
a 1/4.079 con notevole differenze tra le va-
rie regioni [1] (lo screening neonatale non 
è ancora omogeneamente diffuso su tutto il 

Figura 1
Rx torace: diffuse, 
estese, voluminose 
bronchiectasie con 
pareti ispessite e 
interessamento 
flogistico del 
parenchima polmonare 
peribronchiectasico

0

5

10

15

20

30

0-4

Pa
zie

nt
i (

%
)

1988 (1.963 pz)
2000 (3.792 pz)

5-9 10-14 15-19 20-24 25-29 30-34 > 35

25

Età (anni)

Figura 2
Distribuzione 
percentuale per fasce di 
età (in anni compiuti) 
dei pazienti italiani in 
vita al 31.12.1988 e al 
31.12.2000. Modificata 
da [1] 



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M. A. Monti, E. Falcier, M. Zanardelli, G. Pizzamiglio

territorio nazionale). In Europa l’incidenza 
della malattia varia da 1/2.350 in Francia a 
1/3.650 in Olanda[2]; negli USA da 1/2.000 
nei bianchi a 1/16.000 nei neri. 

Nella Figura 2 viene riporta la distribu-
zione percentuale per fasce di età (in anni 
compiuti) dei pazienti italiani in vita al 
31.12.1988 e al 31.12.2000 secondo i dati 
del Registro Italiano Fibrosi Cistica.

Il prolungamento della sopravvivenza ha 
interessato tutta la popolazione FC che, 
attualmente, si compone per il 50% di sog-
getti ormai maggiorenni. Negli USA, più di 
cinquantanni fa, è stato istituito il registro 
nazionale FC (Cystic Fibrosis Foundation) per 
lasciare traccia dello stato di salute dei pa-
zienti. In esso sono contenute le informazio-
ni aggiornate di oltre 24.000 pazienti seguiti 
nei Centri accreditati. Dai dati pubblicati 
nell’Annual Data Report 2007 si evidenzia 
chiaramente un progressivo aumento della 
sopravvivenza che, nel 2005, ha raggiunto i 
36,5 anni [3] (Figura 3). Modelli matematici 
fanno addirittura prevedere che la sopravvi-
venza di un bimbo nato nel XXI secolo in 
Europa possa superare i 50 anni [4]. 

Manifestazioni cliniche

La forma “classica” o completa della ma-
lattia è caratterizzata da problemi digestivi 
e respiratori. 

Nel periodo prenatale può manifestarsi con 
intestino iperecogeno, perforazione intesti-
nale da ileo da meconio; nel periodo neonata-
le ileo da meconio, ostruzione intestinale con 
e senza peritonite, atresie intestinali, ittero 
ostruttivo, gravi ipovitaminosi con emorragie, 
anemia emolitica; nell’infanzia e nell’adole-
scenza con sintomi respiratori ricorrenti (tos-

se ed espettorazione cronica, addensamenti 
polmonari recidivanti, bronchiectasie, atelec-
tasie segmentarie e subsegmentarie), ritarda-
to accrescimento staturo ponderale legato 
all’insufficienza pancreatica che determina 
nell’85-90% steatorrea, diarrea e distensione 
addominale, prolasso rettale, disidratazione e 
disturbi elettrolitici favoriti dalle alterazioni 
delle ghiandole sudoripare.

La forma “atipica” o paucisintomatica 
si manifesta nel giovane adulto con una o 
più delle seguenti manifestazioni: pansinu-
site e poliposi nasale, bronchiti ricorrenti, 
pancreatite acuta, sterilità da azoospermia 
e disidratazione.

Nella Tabella I sono poste a confronto sin-
teticamente le manifestazioni cliniche pre-
senti nella FC “classica” e nella FC “atipica” 
o non classica, secondo quanto riportato da 
Knowles e colleghi sul New England Journal 
of Medicine [5].

eziologia

La malattia, autosomica recessiva non le-
gata al sesso, è dovuta alla presenza di muta-
zioni del gene che presiede alla sintesi della 
proteina di membrana cAMP-dipendente 
denominata Cystic Fibrosis Transmembrane 
Regulator (CFTR): questa proteina controlla 
il trasporto transmembrana dello ione cloro 
e contribuisce alla regolazione di altri canali 
ionici (del sodio) delle cellule epiteliali. Il 
malfunzionamento del CF TR determina 
un’alterata composizione dei secreti delle 
ghiandole esocrine, sierose e mucose, con 
ridotta escrezione del cloro, aumento del 
riassorbimento di sodio e di acqua e conse-
guente aumento della densità e della viscosità 
dei secreti tale da provocare l’ostruzione dei 

Figura 3
Età mediana di 
sopravvivenza dal 
1985 al 2007 nei 
pazienti inseriti nel 
Registro Nazionale FC 
degli USA [3]



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Un caso di fibrosi cistica

dotti escretori, rimodellamento e atrofia dei 
parenchimi a monte dell’ostruzione, coloniz-
zazione batterica e infezione cronica delle vie 
in diretta comunicazione con l’esterno. 

L’anomalia a carico della ghiandola sudo-
ripara si caratterizza per una normale produ-
zione glomerulare del sudore con incapacità 
del dotto escretore, dove è espresso il CFTR, 
di riassorbire il cloro e conseguentemente il 
sodio e l’acqua: il sudore del soggetto FC 
presenta quindi un eccesso di acqua e di ioni 
cloro e sodio (5 volte più del normale). Que-
sto espone il paziente a pericolosi disturbi 
elettrolitici e a disidratazione in occasione 
di ipertermia o di esposizione prolungate a 
fonti di calore.

la diagnosi di FC

I criteri per la diagnosi di FC sono stati 
stabiliti dal Consensus Statement del 1998 
[13] e successivamente riconfermati nel 
2006 [14] e nel 2008 [15]. 

La diagnosi di FC deve fondarsi su:
almenoa.  un criterio clinico-anamne-
stico:
presenza di uno o più aspetti clinici ca- y
ratteristici per FC; 
esistenza di FC diagnosticata in un  y
fratello/sorella;

e almeno un criterio di laboratoriob. :
test “quantitativo” del sudore riconfer- y
mato positivo; 
test di misura della differenza di poten- y
ziale nasale positivo;
identificazioni di due mutazioni com- y
patibili con la FC.

I criteri clinico-anamnestici sono ripor-
tati in Tabella II; tali elementi, già descritti 
in altre nostre pubblicazioni [16], sono sud-
divisi sulla base dell’apparato coinvolto. 

I criteri di laboratorio comprendono:
test “quantitativo” del sudore y  eseguito 
utilizzando la iontoforesi pilocarpini-

ca di Gibson e Cooke. Valori di cloro > 
60 mEq/l, riconfermati in due controlli 
successivi eseguiti presso laboratori qua-
lificati, con quantità di sudore > 100 mg 
consentono di formulare la diagnosi in 
presenza di sospetto clinico di malattia. 
Un test del sudore borderline (cloro tra 40 
e 60 mEq/l) necessita di ulteriori appro-
fondimenti diagnostici quali lo studio dei 
potenziali nasali e l’analisi genetica. Altri 
metodi di analisi del sudore quali il con-
duttivimetrico diretto e l’osmometrico sul 
campione di sudore risultano meno preci-
si e quindi non raccomandabili [17]. Nel 
Registro americano della Cystic Fibrosis 
Foundation viene segnalato che il 3,5% dei 
pazienti FC può avere un test del sudore 
con valori di cloro < 60 mEq/l [3]: questi 
soggetti presentano problemi respiratori 
in età giovanile e solo sfumati segni cli-
nici a carico dell’apparato digerente senza 
insufficienza pancreatica;
misura della “differenza di potenziale”  y
nasale. Viene eseguita solo in pochi centri 
specialistici ed è gravata da difficile ripe-
tibilità perché la mucosa nasale è preda 
di flogosi ricorrenti che possono inficiare 
il risultato;
l’ y analisi genetica, eseguita secondo i cri-
teri suggeriti dalla Società Italiana di Ge-
netica Medica [18], è riservata ai pazienti 
con test del sudore dubbio, ai parenti e al 
partner del soggetto affetto per valutare il 
rischio riproduttivo della coppia. L’iden-
tificazione di due mutazioni nel soggetto 
con sintomi evocativi di malattia e con 
test del sudore borderline permette di porre 
diagnosi di FC. 

analIsI Del Caso ClInICo 
DesCrItto

Nel caso clinico sopra descritto la diagnosi 
di FC apparve subito suggestiva per la pre-

Fibrosi cistica classica  
(proteina CFtr non funzionale)

Fibrosi cistica non classica  
(basso livello di proteina CFtr funzionale,  

con aumento della sopravvivenza)
Sinusite cronica y
Infezione batterica cronica severa delle vie aeree y
Malattia epatobiliare severa (5-10% dei casi) y
Insufficienza pancreatica esocrina y
Ileo da meconio alla nascita (15-20% dei casi) y
Livello di cloro nel sudore: generalmente 90-110  y
mmol/l, talvolta 60-90 mmol/l
Azospermia ostruttiva y

Sinusite cronica y
Infezione batterica cronica delle vie aeree  y
(esordio più tardivo, ma variabile)
Funzione pancreatica esocrina adeguata;  y
pancreatite nel 5-20% dei casi
Livello di cloro nel sudore: generalmente 60-90  y
mmol/l; talvolta normale (< 40 mmol/l)
Azoospermia ostruttiva y

tabella I
Manifestazioni cliniche 
della FC nella forma 
classica e atipica [5]



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M. A. Monti, E. Falcier, M. Zanardelli, G. Pizzamiglio

senza di criteri clinico-anamnestici e per il 
risultato dei test di laboratorio; in particolare 
era possibile evidenziare:

una sorella deceduta per sospetta FC; y
la presenza di patologia a carico dell’appa- y
rato respiratorio (addensamenti bronco-
polmonari ricorrenti, emottisi, bronchie-
ctasie) e dell’apparato gastroenterico (pan-
creatite ricorrente, calcolosi colecistica gio-
vanile, malnutrizione calorico-proteica);

 due test del sudore  y borderline con cloro 
= 47,36 mEq/l;
l’analisi genetica effettuata nel 1996 per- y
mise di identificare una sola mutazione 
(DeltaF508 in eterozigoti); ripetuta nel 
2000 accertò la presenza della seconda 
mutazione (D1152H).
Confermata la diagnosi di FC, è stato pre-

scritto lo screening genetico ai parenti (fa-
miliari e cugini di 1° grado) e al partner per 
valutare il rischio riproduttivo della coppia. 

La storia della malattia
«Sventura al bimbo che quando è baciato sulla fronte sa di sale: egli è stregato e dovrà presto 
morire» si diceva in Spagna nel 1606 [6]. 
La constatazione di una elevata concentrazione di cloro nel sudore di un soggetto con fe-
notipo FC permette ora di formulare la diagnosi di malattia. Ma, negli anni trenta, la 
prima descrizione della malattia – come entità autonoma e ben differenziata dalla ce-
liachia – non menzionava le ghiandole sudoripare bensì segnalava diffuse ed estese alte-
razioni anatomo-patologiche a carico dei dotti pancreatici con distruzione completa del 
pancreas: per sottolineare quest’ultimo aspetto venne coniato il termine di “fibrosi cistica 
del pancreas” [7]. La malattia risultava caratterizzata da malassorbimento dei grassi e 
delle proteine, ritardo della crescita, steatorrea ed infezioni polmonari fatali. Si ipotizzava 
che il danno pancreatico e il difetto nutrizionale secondario predisponessero ad infezioni 
polmonari ricorrenti: l ’albero respiratorio di questi bimbi presentava infatti ostruzione 
del lume bronchiale e bronchiolare con secrezioni dense e sovvertimento architetturale. La 
densità e la compattezza del muco presente in tutte le ghiandole mucose del corpo suggerì il 
termine di “mucoviscidosi”. Negli anni ’40 si constatò che si trattava di malattia recessiva, 
probabilmente determinata dalla mutazione di un singolo gene, clinicamente manifesta 
solo nel soggetto omozigote, asintomatica nel soggetto eterozigote. Solo in una torrida estate 
del 1948 a New York un giovane medico, Paul Di Sant’Agnese, scoprì che molti di questi 
bimbi venivano ricoverati per grave disidratazione legata all ’abnorme perdita di sali e 
di acqua con il sudore: questi bimbi presentavano, anche durante la stagione fredda, una 
perdita di sudore 5 volte maggiore rispetto al normale [8]. Da allora la FC venne identi-
ficata come “malattia degli scambi elettrolitici” e nel 1959 Gibson e Cooke misero a punto 
il test del sudore utilizzando la iontoforesi pilocarpinica, test di riferimento diagnostico 
per la FC anche ai nostri giorni [9]. 
Nel 1989 venne scoperto, sul braccio lungo del cromosoma 7, il gene che codifica per il 
CFTR [10]. Ad oggi sono state identificate più di 1.600 mutazioni del gene. Interessa-
no una o poche basi nucleotidiche e sono distribuite per lo più sull ’intera parte esonica del 
gene e nelle sequenze di giunzione tra esoni e introni; una minoranza è localizzata negli 
introni. Analisi di III livello permettono di eseguire la ricerca di delezioni e/o inserzioni 
e di mappare l ’intero gene. Le innumerevoli mutazioni possono rientrare in cinque classi: 
la classe I comprende le mutazioni responsabili di un’assenza della sintesi della proteina 
(es. G542X); la classe II mutazioni responsabili del blocco del processamento della proteina 
CFTR che viene bloccata e degradata dagli organuli intracitoplasmatici (es. DeltaF508); 
la classe III mutazioni responsabili della produzione di una proteina CFTR mutata che 
raggiunge la membrana cellulare ma che risulta inattiva funzionalmente (es. G551D); la 
classe IV mutazioni responsabili di un’alterazione della permeabilità al cloro (es. R347P); 
la classe V mutazioni responsabili di una rallentata sintesi del CFTR che è presente sulla 
membrana cellulare in quantità molto ridotta (es. 3849+10kbCT) [11]. Ogni classe di 
mutazione comporta conseguenze funzionali che possono, in parte, rendere conto dei diversi 
fenotipi della malattia, ma non esiste una correlazione inequivocabile tra assetto genetico 
e manifestazioni cliniche della malattia, verosimilmente anche per l ’intervento dei geni 
modificatori e di fattori ambientali al momento poco conosciuti [12]. 



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Un caso di fibrosi cistica

Ricordiamo che nella popolazione italiana il 
rischio di risultare portatore di una mutazio-
ne FC è pari a 1 su 25-30 soggetti. Quando 
entrambi i genitori sono portatori la proba-
bilità di concepire un figlio con malattia è 
pari al 25%. La paziente è stata trattata con 
fisioterapia respiratoria, terapia nutriziona-
le, terapia antibiotica intensiva endovenosa 
secondo quanto suggerito dalla letteratura 
medica di riferimento degli anni ’90: 

uso di almeno due antibiotici appartenenti  y
a due classi differenti; 
impiego delle dosi massime raccoman- y
date; 
farmaci scelti sulla base dell’antibiogram- y
ma dell’espettorato e sulla base della situa-
zione clinica del paziente; 
terapia antibiotica protratta per almeno  y
14 giorni. 
I principi di terapia antibiotica endoveno-

sa intensiva utilizzati sono stati riconfermati 
negli anni successivi dalla Consensus Confe-
rence del 2004 [19] e da più recenti pubblica-
zioni [20,21] dove si sottolinea che la terapia 
antibiotica deve essere utilizzata anche du-
rante le infezioni virali perché quasi inevita-
bilmente si assiste a un brusco aumento della 
carica batterica nelle vie respiratorie inferiori 
già infettate cronicamente da batteri quali 
Staphylococcus aureus, Haemophilus influenzae, 
Pseudomonas aeruginosa, Stenotrophomonas 
maltophilia, Burkholderia cepacia, Alcaligenes 
xylosoxidans, da micobatteri non tubercolari, 
da Aspergillus fumigatus e recentemente an-
che da Scedosporium apiospermum.

Negli anni successivi alla diagnosi si è 
constatato un netto miglioramento della si-
tuazione clinica generale, in particolare della 
situazione respiratoria con sospensione della 

ossigenoterapia ed evidente recupero delle 
prove di funzionalità respiratoria: l’FVC è 
infatti passato da 47% a 71% e il FEV1 da 
37 a 47%.

Per emottisi maggiori recidivanti, non 
controllabili con plurime embolizzazioni 
delle arterie bronchiali, nel 2003 la paziente 
è stata sottoposta a trapianto bipolmonare e 
attualmente presenta un ottimo stato di sa-
lute. Prosegue la terapia immunosoppressiva 
senza segni di rigetto.

Il trapianto polmonare ha corretto la situa-
zione respiratoria, ma permangono invariate 
le alterazioni a carico dell’apparato digerente 
con elevazione paucisintomatica delle lipa-
si e delle amilasi che evolveranno verso un 
quadro di insufficienza pancreatica che, se 
non corretta, darà luogo a maldigestione, 
steatorrea, malnutrizione. Il sovvertimento 
strutturale pancreatico potrà determinare 
uno strozzamento delle insule pancreatiche 
con comparsa di ridotta tolleranza al glu-
cosio o di diabete manifesto presente in più 
del 30% dei pazienti FC adulti e meritevole 
di trattamento con terapia insulinica in dosi 
refratte. Non sono comparsi sino ad ora se-
gni clinici di epatopatia cronica o di cirrosi 
epatica, mentre sta peggiorando, nonostante 
la corretta terapia in atto, l’osteoporosi. 

Il MeDICo DI base ha Un rUolo 
nella CUra Del pazIente Con FC?

La FC è stata considerata sino ad alcuni 
anni or sono malattia di interesse esclusiva-
mente pediatrico: frequentemente i piccoli 
pazienti morivano infatti in età infantile-
adolescenziale. 

alte e basse vie respiratorie apparato gastroenterico Quadri metabolici e miscellanea

Tosse cronica produttiva  y
Polipnea* y
Dispnea* y
Emottisi y
Colonizzazione da  y Ps.aeruginosa 
Addensamenti broncopolmonari  y
ricorrenti
Anomalie persistenti all’Rx torace: y

bronchiectasie y
atelectasia (lobo superiore  y
destro)
enfisema y

Pneumotorace  y
ABPA y
Ippocratismo digitale y
Pansinusite e/o poliposi nasale y

Equivalenti ileomeconiali  y
dell’adulto
Colopatia fibrosante y
Pancreatiti ricorrenti  y
Steatorrea-maldigestione y
Epatopatia colostatica y
Calcolosi intraduttale y
Cirrosi y
Ipertensione portale y
Microcolecisti y
Calcolosi colecistica  y
giovanile
Ostruzione dei dotti  y
salivari

Azoospermia ostruttiva y
Assenza dei vasi deferenti y
Sindrome da disidratazione con  y
perdita di sali
Alcalosi metabolica y
Malnutrizione y
Ipoprotidemia y
Edemi discrasici y
Deficit di vitamina K  y
Deficit di vitamina A y
Deficit di vitamina D y
Deficit di vitamina E y

tabella II
Elementi clinici sospetti 
per fibrosi cistica 
suddivisi per apparato
* se persistente o refrattaria 
alle usuali terapie



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M. A. Monti, E. Falcier, M. Zanardelli, G. Pizzamiglio

Oggi la malattia coinvolge anche il me-
dico dell’adulto perché in questi ultimi 20 
anni il miglioramento dei mezzi diagnosti-
ci e terapeutici ha permesso di ottenere un 
deciso prolungamento della sopravvivenza 
dei giovani pazienti e di diagnosticare e 
trattare adeguatamente soggetti adulti con 
manifestazione non completa di malattia 
assicurando loro una miglior qualità di vita. 
Generalmente la diagnosi e la cura dei pa-
zienti con FC avviene in Centri di Cura 
Regionali di riferimento. 

La legge 548 del 1993 recita che «i Centri 
di Cura Regionali (CCR) provvedono alla 
cura e alla riabilitazione dei malati FC sia 
in regime ospedaliero, sia in regime ambu-
latoriale e di Day Hospital, sia a domicilio. 
Le cure al domicilio sono assicurate, su ri-
chiesta del paziente, con la collaborazione 
del medico di libera scelta e con il sostegno 
di personale infermieristico e riabilitativo, 
nonché di personale operante nel campo 
dell’assistenza sociale adeguatamente pre-
parato dai CCR».

Molti medici di medicina generale hanno 
fra i loro assistiti pazienti affetti da FC o 
soggetti con forme fruste o paucisintomati-
che di malattia non ancora diagnosticata. 

Il medico di medicina generale rappresen-
ta una figura di riferimento per i pazienti, 
per i familiari e per il colleghi del CCR. La 
collaborazione potrà realizzarsi in situazioni 
molto differenti tra loro: 

indirizzando l’assistito al CCR in presen- y
za di sospetto di malattia (interessamento 
persistente delle alte e basse vie respira-
torie; alterazioni funzionali del pancreas 
e del fegato; sindrome da disidratazione; 
azoospermia ostruttiva nel giovane ma-
schio);
rassicurando il paziente diagnosticato in  y
età adulta che cerca notizie della sua ma-
lattia sul web dove sono descritti molto 
spesso solo i quadri classici di malattia 
che possono far sorgere pensieri di morte 
imminente, timori per il futuro personale, 
lavorativo e familiare;
incoraggiando la “transizione” del giova- y
ne adulto dal Centro pediatrico al Centro 
adulti (ove presente) affinché si realizzi-
no scelte responsabili di vita e di gestione 
della propria salute (vita lavorativa, affet-
tiva, sessuale, programmazione familiare, 
pratiche anticoncezionali, gravidanza nelle 
giovani donne, infertilità nei giovani ma-
schi) [22];
assistendo il paziente e i familiari soprat- y
tutto durante l’evoluzione peggiorativa 

della malattia perché il prolungamento 
della sopravvivenza comporta inevita-
bilmente un incremento delle numerose 
complicanze respiratorie e non respira-
torie inscritte nella storia naturale della 
malattia. Le riacutizzazioni broncopol-
monari diventano sempre più frequen-
ti e aumentano le complicanze quali lo 
pneumotorace [23], le emottisi favorite 
dall’enorme sviluppo delle rete vascolare 
peribronchiale [24], l’aspergillosi bron-
copolmonare allergica [25], l’atelectasia, 
il cuore polmonare cronico, l’insufficienza 
respiratoria cronica da trattare con ven-
tilazione meccanica non invasiva [26], la 
comparsa di infezioni polmonari mul-
tiresistenti [27]. Si aggravano anche le 
complicanze extrapolmonari con il peg-
gioramento o la comparsa di epatopatie 
colestatiche, pancreatiti ricorrenti [28], 
diabete [29], osteoporosi f ratturativa 
[30], insufficienza renale iatrogena [31], 
ipoacusia da aminoglicosidi, incontinen-
za sfinterica [32], neoplasie soprattutto 
dell’apparato digerente, del pancreas e del 
fegato [28]. L’opzione trapianto d’organo, 
quando disponibile, deve essere discussa 
apertamente anche con i familiari espli-
citando i dati di mortalità. L’esiguità del 
numero di donatori d’organo non garan-
tisce a tutti la possibilità di un trapianto e 
il progressivo peggioramento è purtroppo 
inscritto e previsto nella storia della ma-
lattia: l’incertezza del futuro, la certezza 
di una morte prematura producono stress, 
ansia, depressione [33]. Una comunica-
zione medico-paziente basata sulla fidu-
cia, sulla lealtà reciproca faciliterà l’ac-
compagnamento verso la morte.

nUove terapIe e nUove 
speranze

La FC è una malattia cronica, evoluti-
va, invalidante. In molti pazienti il decorso 
della malattia può essere rallentato utiliz-
zando quotidianamente una “terapia di 
base” che prevede l’uso di farmaci inalanti 
(beta2-agonisti, cortisonici, soluzione iper-
tonica, antibiotici), esercizi respiratori (per 
disostruire l’albero bronchiale occupato da 
secrezioni viscose e per controllare l’infezio-
ne respiratoria cronica), dieta ipercalorica e 
iperproteica con, se necessario, enzimote-
rapia pancreatica sostitutiva, integrazione 
idrica e salina (per compensare l’eccessi-
va perdita di acqua e di elettroliti legata 



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Un caso di fibrosi cistica

all’alterazione delle ghiandole sudoripare), 
integrazione vitaminica (vitamine A, D, E 
e K), procinetici, inibitori della secrezione 
gastrica, cui si aggiunge insulina in presenza 
di diabete e acidi biliari in presenza di epa-
topatia FC correlata. Questa pesante terapia 
“sintomatica” ha permesso sin qui di incre-
mentare la sopravvivenza e di migliorare la 
qualità di vita. 

Nuove proposte terapeutiche però si affac-
ciano all’orizzonte: la terapia genica per cor-
reggere il difetto genetico, possibilmente nei 
primi anni di vita quando il danno d’organo 

non è ancora consolidato; l’uso di farmaci 
che attivano i canali alternativi del cloro o 
che inibiscono l’eccessivo riassorbimento del 
sodio; la farmacoterapia allele-specifica che 
corregge il malfunzionamento “mutazione-
specifico” del CFTR [34] e con esse nascono 
nuove speranze di cura.

DIsClosUre

Gli Autori dichiarano di non avere alcun 
confitto di interessi di natura finanziaria.

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