












































Clinical  Management  Issues   2008; 2(4)
©SEEd Tutti i diritti riservati

Clinical Management Issues

155

Andrea Pizzini 1

L’aderenza terapeutica  
nella pratica clinica

La scarsa aderenza alla terapia è oggi con-
siderata una delle più delicate barriere per il 
raggiungimento del risultato clinico voluto, 
rimanendo un momento critico irrisolto 
nella via che conduce al successo terapeutico 
[1]; è infatti noto che circa un paziente su 
quattro non segue adeguatamente la prescri-
zione farmacologica indicatagli dal proprio 
medico [2].

Garantire un’aderenza ottimale è parti-
colarmente complesso nel caso di patologie 
croniche, che prevedono l’assunzione del far-
maco per lunghi periodi di tempo: per molte 
terapie (anti-ipertensiva, ipoglicemizzante, 
ipolipemizzante, ecc.) è indispensabile la 
continuità della cura, anche per molti anni, 
per ottenere quello che le linee guida indi-
cano come risultato rilevante del successo 
terapeutico [3,4]. Inoltre molto spesso i pa-
zienti con patologie croniche, e in particolare 
quelli più avanti con gli anni, possono essere 
gravati da comorbidità e sottoposti quindi a 
regimi di politerapia, rendendo l’aderenza al 
trattamento ancora più complessa.

Il medico, seguendo i principi della me-
dicina basata sull’evidenza, usa le nozioni 
scientifiche più rilevanti e aggiornate per 
guidare le proprie decisioni in campo tera-
peutico. Tuttavia una volta che la prescri-
zione è compilata, il destino della terapia 
è in gran parte nelle mani del paziente. Le 
principali barriere all’aderenza dipendono 
infatti dal paziente stesso. Osterberg e coll. 
riportano che le ragioni tipiche fornite dai 
pazienti per non assumere il farmaco che era 
stato loro prescritto includono [4]:

dimenticanza; y
altre priorità; y

decisione di saltare una dose; y
mancanza di informazioni adeguate; y
fattori emozionali. y
Anche i medici tuttavia hanno delle re-

sponsabilità nella scarsa aderenza a un re-
gime terapeutico; in particolare spesso non 
forniscono al paziente informazioni chiare 
sulla terapia prescritta, in termini di poso-
logia, intervallo tra le dosi, particolari avver-
tenze da seguire (es. assunzione dopo i pasti 
o prima di coricarsi), possibile insorgenza 
di eventi avversi, nonché benefici attesi dal 
farmaco e influenza della compliance ade-
guata sull’efficacia della terapia (Figura 1). 
Spesso inoltre un follow-up approfondito 
del paziente, che preveda visite periodiche 
durante le quali valutare i progressi della 
cura e sottolineare nuovamente la necessità 
di seguire il modo corretto la prescrizione, è 
utile per motivare il malato, incrementando 
di conseguenza l’aderenza. 

Molta della letteratura sull’aderenza alla 
terapia è focalizzata sui vari metodi disponi-
bili per misurarne l’osservanza. Tali metodi 
vanno dal conteggio delle pillole, al report 
del paziente, alle impressioni del medico 
(che, ad esempio, può sospettare una scarsa 
compliance quando il proprio assistito omette 
di presentarsi agli appuntamenti), alla valu-
tazione della concentrazione del farmaco 
nel sangue.

Per semplificare si può, tuttavia, idealmen-
te misurare l’effetto dell’aderenza terapeuti-
ca con il più obiettivo outcome di salute: la 
mortalità [1]. 

Nel 2006 è stata pubblicata sul British 
Medical Journal una meta-analisi che ha 
preso in esame gli esiti dei principali articoli 

Editoriale

1 Medico di Medicina 
Generale, Torino

 Corresponding author
 Dott. Andrea Pizzini
 andrea.pizzini@tiscali.it



Clinical  Management  Issues   2008; 2(4)
©SEEd Tutti i diritti riservati

156

Editoriale

Strategie per incrementare la compliance
Porre attenzione ai marker di non-aderenza, quali ad esempio appuntamenti mancati,  y
assenza di risposta al trattamento, mancata richiesta di rinnovamento della ricetta 
Enfatizzare il valore del regime terapeutico proposto e dell ’importanza della compliance  y
per garantirne l ’efficacia
Scoprire le opinioni e la percezione del paziente nei confronti della compliance: eviden- y
ziare i suoi limiti a seguire in modo adeguato una prescrizione ed elaborare strategie per 
supportarlo
Fornire informazioni chiare e semplificare, per quanto possibile, gli schemi terapeutici y
Coinvolgere i famigliari o gli amici del paziente, in modo che lo supportino e lo aiutino  y
Prendere in considerazione l ’uso di formulazioni diverse del farmaco, se disponibili, che  y
possano concorrere ad aumentare la compliance: cerotti transdermici, formulazioni a lento 
rilascio, farmaci con emivita lunga, ecc.

Figura 1
Le interazioni tra 
paziente, medico e 
Sistema Sanitario 
e i loro possibili 
effetti negative sulla 
compliance. Modificata 
da [4]

Interazione del medico con il Sistema Sanitario
Scarsa conoscenza dei costi del farmaco y
Scarsa conoscenza delle agevolazioni per il paziente y

Comunicazione medico-paziente insufficiente.  
Il paziente pertanto ha una scarsa comprensione:
della propria patologia y
dei rischi e dei benefici della terapia y
dell’uso corretto del farmaco prescritto y

Interazione del paziente con il Sistema Sanitario
Appuntamenti con il curante saltati y
Scarsa interazione con lo staff (es. infermieri,  y
specialista, ecc.)
Difficoltà di accesso ai farmaci (es. costi elevati,  y
terapie particolari da eseguire in centri specializzati, 
ecc.)
Frequenti modificazioni del piano terapeutico y

Paziente Medico

Sistema Sanitario

di letteratura eseguiti fino a quel momento 
sull’argomento [5]: gli Autori si sono posti 
come obiettivo quello di verificare quale re-
lazione vi sia tra un’adeguata aderenza alla 
terapia farmacologica prescritta e la morta-
lità in generale. Gli studi che rispondevano 
ai rigidi criteri di inclusione erano 21, per 
un totale di più di 45.000 pazienti. 

I trial inclusi nell’analisi avevano preso 
in considerazione patologie come il dia-
bete mellito, la dislipidemia, lo scompen-
so cardiaco, la terapia immunosoppressiva 
dopo il trapianto d’organo, la terapia dopo 
un infarto miocardico, la terapia in pazienti 
affetti da HIV; 8 studi avevano inoltre va-
lutato il trattamento con placebo (19.500 
pazienti).

La meta-analisi ha mostrato una consisten-
te correlazione tra l’aderenza alla terapia far-
macologica e la mortalità: per i pazienti con 
una buona compliance il rischio di mortalità 
era circa la metà rispetto ai soggetti con una 
scarsa aderenza terapeutica. Ciò dimostra 
l’importanza di valutare questo aspetto non 
soltanto nella pratica clinica quotidiana, ma 
anche nella valutazione degli studi post-mar-
keting dei farmaci recentemente immessi sul 
mercato. Per una migliore comprensione dei 
dati di efficacia o della percentuale di eventi 
avversi di una farmaco, i pazienti dovrebbero 
sempre essere stratificati in base a criteri di 
aderenza o meno alle terapie in oggetto.

Un altro dato che emerge dallo studio è 
che anche i pazienti che utilizzavano il pla-



Clinical  Management  Issues   2008; 2(4)
©SEEd Tutti i diritti riservati

157

A. Pizzini

cebo, se aderenti alla terapia inattiva prescrit-
ta, avevano un rischio di mortalità di circa 
la metà rispetto ai pazienti poco aderenti 
a tale terapia. Questo risultato, anche se a 
prima vista appare inspiegabile, può essere 
compreso attraverso la seguente interpreta-
zione: i pazienti che sono più aderenti alla 
terapia farmacologica loro assegnata (anche 
se si tratta di un placebo, inattivo dal punto 
di vista farmacologico) sono anche quelli che 
seguono in modo più preciso le indicazioni 
relative alle modificazioni dello stile di vita 
che sono stati loro indicate a corredo della 
terapia (la dieta, l’esercizio fisico, il regolare 
follow-up, lo screening e l’uso degli altri far-
maci prescritti per le altre patologie). Tutto 
ciò ha sicuramente un effetto positivo indi-
pendente sulla mortalità. 

Inoltre i pazienti poco aderenti alle terapie 
spesso scelgono coscientemente di utilizza-
re sempre dosaggi più bassi rispetto a quelli 
consigliati o hanno altre patologie concomi-
tanti, come la depressione, che concorrono 
di per sé a diminuire la compliance a qualsiasi 
prescrizione medica. 

In conclusione, quindi, l’aderenza tera-
peutica alla terapia medica prescritta può 
essere intesa come un marker di corretto 
comportamento per tutti gli aspetti riguar-
danti la salute. Infatti, le persone che sono 
maggiormente aderenti alle terapie sono 
quelle con migliori outcome di salute, indi-
pendentemente dalla patologia considerata 
e dalla terapia prescritta; come se si potesse 
parlare di un effetto “aderenza alla salute” in 
generale per il paziente [6].

BIBLIograFIa
Di Matteo MR, Giordani PJ, Lepper HS, Croghan TW. Patient adherence and medical treatment 1. 
outcomes: a meta-analysis. Med Care 2002; 40: 794-811
Di Matteo MR. Variations in patients’ adherence to medical recommendations: a quantitative 2. 
review of 50 years of research. Med Care 2004; 42: 200-9
Ellis S, Shumaker S, Sieber W, Rand C. Adherence to pharmacological interventions. Current 3. 
trends and future directions. The Pharmacological Intervention Working Group. Control Clin 
Trials 2000; 21: S218-25
Osterberg L, Blaschke T. Adherence to medication. 4. N Engl J Med 2005; 353: 487-97
Simpson SH, Eurich DT, Majumdar SR, Padwal RS, Tsuyuki RT, Varney J et al. A meta-analysis 5. 
of the association between adherence to drug therapy and mortality BMJ 2006; 333: 15-20
Pizzini A. Esiste l’effetto “aderenza alla salute”? 6. Avvenire Medico 2007; 7: 20


