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Clinical Management Issues

63

Gianlorenzo Imperiale 1, Claudio Marengo 2

Lovastatina: una nuova “vecchia” 
molecola per il trattamento 

dell’ipercolesterolemia/dislipidemia

PreMessa

Le malattie cardiocerebrovascolari sono, 
in Italia e nel mondo occidentale, una delle 
principali cause di morte e la loro gestio-
ne rappresenta una sfida anche per i Paesi 
emergenti [1-4].

Numerosi studi hanno dimostrato che 
l’insieme di elementi anamnestici (familia-
rità per eventi cardiovascolari), clinici (età, 
pressione arteriosa, circonferenza addomi-
nale) e di laboratorio (glicemia, colestero-
lemia totale, colesterolemia LDL e HDL, 
trigliceridemia, ecc.) nonché strumentali 
(l’ispessimento intima-media all’ecodop-
pler dei tronchi sovra-aortici; la presenza 
di ipertrofia ventricolare sinistra all’eco-
cardiogramma) consente di stratificare il 
rischio cardiovascolare assoluto nel singolo 
individuo e permette una migliore gestione 
clinica [5-15]. Su questo principio sono sta-

abstract
Lovastatin is the first HMGCoA-reductase inhibitor used for the control of hypercholesterolaemia 
(USA, 1987). In Italy, it’s been authorized for the therapy of hypercholesterolaemia/dyslipidaemia 
since end 2005. Several studies, conducted both in primary and in secondary cardiovascular 
prevention, underline the favourable profile in reducing the risk for ischaemic events and their 
complications. This molecule has the capability to reduce plasmatic atherogenic lipids levels 
enough to induce clinical benefits. The safety and tolerability of lovastatin are proved even 
for high dosages, as well as for long term use. Pharmacoeconomic evaluations have shown the 
value of its choice, in particular for patients who need lipid-lowering treatment but don’t satisfy 
eligibility criteria for reimbursement by the Italian National Health Service, as outlined by 
AIFA in 2005. 

Keywords: HMGCoA-reductase inhibitors, lovastatin, hypercholesterolaemia, dyslipidaemia, 
cardiovascular disease, prevention, economic cost

Lovastatin: a new “ancient” molecule for hypercholesterolaemia/dyslipidaemia treatment. 
CMI 2008; 2(2): 63-74

1 Dirigente, S.C. Medicina 
Interna, ASL TO1, 
Ospedale “Martini”. 
Responsabile Ambulatorio 
di Medicina Interna 
e Ambulatorio delle 
Dislipidemie e 
dell’Aterosclerosi

2 Direttore, S.C. Medicina 
Interna Ospedale Santa 
Croce, Moncalieri (TO) 
e Dipartimento Area 
Medica, ASL TO5

te sviluppate le “carte del rischio” e tra que-
ste quelle elaborate dall’Istituto Superiore 
di Sanità nell’ambito del Progetto Cuore 
[16-18] a cui la comunità medica italiana 
fa riferimento.

Nell’ambito dei vari parametri, innume-
revoli studi hanno sottolineato come la co-
lesterolemia svolga un ruolo fondamentale 
nella patogenesi delle lesioni aterosclerotiche 
che sono alla base degli eventi cardio-cere-
brovascolari. Tutti questi studi pongono in 
evidenza come esista una correlazione posi-
tiva, sia in termini di prevenzione primaria 
che di prevenzione secondaria, fra riduzione 
della colesterolemia e riduzione degli eventi 
vascolari. Inoltre, si sottolinea come questa 
associazione fra riduzione della colesterole-
mia ed eventi si realizzi indipendentemente 
dal fatto che l’effetto sia ottenuto con la dieta, 
l’uso di farmaci o anche attraverso un inter-
vento chirurgico (Tabella I) [6, 19-26].

	 Corresponding	authors
  Dott. Claudio Marengo
 clamaren@tin.it
 Dott. Gianlorenzo 

Imperiale
 gianlorenzo.imperiale@

unito.it

Gestione clinica



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Lovastatina: una nuova “vecchia” molecola per il trattamento dell’ipercolesterolemia/dislipidemia

La maggiore riduzione di colesterolemia 
è tuttavia ottenuta in modo stabile, con 
maggiore aderenza al trattamento e senza 
significativi effetti collaterali con l’impie-
go terapeutico della classe degli inibitori 
dell’idrossi-metil-glutaril CoA-reduttasi o 
statine. Questa classe di farmaci comprende 
numerose molecole il cui impiego è stato alla 
base di studi clinici che hanno rivoluziona-
to il nostro approccio clinico-terapeutico ai 
pazienti con eventi cardio-cerebrovascolari 
[27-38].

In questo lavoro focalizzeremo la nostra 
attenzione sulla prima molecola di questa 
classe che ha contribuito, in maniera de-
terminante, alla definizione e allo sviluppo 
delle successive linee di intervento: la	 lo-
vastatina.

storIa

Le statine furono isolate da una muffa, il 
Penicillium citrinium, e nel 1976 furono ri-
conosciute come inibitori della idrossi-me-
til-glutaril Coenzima A-reduttasi (Hydroxy 
Methyl Glutaryl Coenzyme A, HMGCoA). 
La prima statina studiata fu la compattina 
o mevastatina.

Agli inizi degli anni ’80 comparvero al-
cuni articoli che sottolinearono come una 
sostanza, la mevinolina o lovastatina, fosse 
un potente inibitore dell’idrossi-metil-glu-
taril CoA-reduttasi. Studi precedenti ave-
vano individuato in questo enzima la tappa 
fondamentale per la sintesi endogena del 
colesterolo e studi successivi hanno identi-

ficato nella inibizione di questa tappa una 
serie di conseguenze che hanno chiarito al-
cuni meccanismi cellulari (sintesi di protei-
ne prenilate, ruolo dei dolicoli) e permesso 
di comprendere le basi molecolari di taluni 
eventi avversi da impiego di statine (ruolo 
della sintesi dell’ubichinone e mialgia/mio-
patia) (Figura 1) [39-52]. Dal 1987 lova-
statina è commercializzata negli USA e dal 
2005 anche in Italia.

LovastatIna:  
ProfILo farMaCoLoGICo

Lovastatina è un derivato lattonico dei 
prodotti di fermentazione di alcuni miceti 
quali Aspergillus terreus, Monoscus ruber, Pe-
nicillium citrinum (Figura 2).

Lovastatina è un profarmaco: ciò significa 
che necessita di essere attivato nell’organi-
smo a metabolita attivo.

Dopo l’ingestione, la molecola viene idro-
lizzata nel fegato nella corrispondente forma 
β-idrossiacida (β-idrossi-lovastatina) che 
è un potente inibitore della HMGCoA-
reduttasi, enzima chiave per la sintesi del 
mevalonato da cui si dipana la sintesi del 
colesterolo. La lovastatina, come altre sta-
tine, va incontro a un esteso metabolismo 
di primo passaggio epatico e meno del 5% 
del dosaggio orale raggiunge la circolazio-
ne. La metabolizzazione epatica avviene da 
parte dell’isoenzima CYP3A4 del citocromo 
P450. Il picco plasmatico si ha dopo 2-4 ore 
dall’assunzione con raggiungimento della 

tabella I 
Tavola riassuntiva 
di alcuni studi di 
prevenzione primaria 
e secondaria (cfr 
le relative voci 
bibliografiche) 
* accertati + sospetti 

** accertati

NTT = Number Needed 
to Treat

studio farmaco
valori medi 

di colesterolo 
(mg/dl)

follow-up 
(anni)

n. pz
eventi  

coronarici
Mortalità 

totale
Mortalità 
coronarica

Ictus nnt

POSCH,  
1990 [26]

Bypass ileale 
parziale

237 9,7 838 - 21,7% - 28%  10

4S,  
1994 [29]

Simvastatina 
(20-40 mg)

270  
(212-308)

5,4 4.444 - 34% - 30% - 42% - 28% 13

WOSCOPS,  
1995 [28]

Pravastatina 
(40 mg)

272 4,9 6.595 - 31% - 22% - 33%*
 - 28%**

- 10% 40

CARE,  
1996 [30]

Pravastatina 209 5 4.159 - 9% - 20% - 31% 32

LIPID,  
1998 [31] 

Pravastatina 213  
(155-271)

5 9.014 - 29% - 23% - 24% - 20% 19

AFCAPS/
texCAPS, 
1998 [27]

Lovastatina 
(20-40 mg)

221  
(180-264)

5,2 6.605 - 37% (primo 
evento coronarico 
acuto maggiore: 
IMA fatale e non, 
angina instabile, 
morte cardiaca 
improvvisa)

    



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G. Imperiale, C. Marengo

statine

Acetato Acetil-CoA Acetoacetil-CoA

HMG-CoA

Mevalonato

HMG Coa-reduttasi (HMGCr)

Mevalonato-5-P

Mevalonato Cinasi (MvK)

Mevalonato-5-PP

Isopentenil-PP

Geranil-PP

selenocisteina-trna

Dolicoli n-glicosilazione

Protein-prenilazione (rho, rac, Cdc42, rab, 
rap, ras, Prelamina a, ecc.)

Farnesil-PPSqualeneLanosterolo

Geranil geranil-PPDesmosterolo7-Deidrocolesterolo

sterol-C5 desaturasi 
(sC5DL)

sterol-delta-7-reduttasi 
(DHCr7)

Coenzima Q

Ubichinone

eme a

Colesterolo

Idrossisterolo-delta
24-reduttasi (DHCr24)

Ossisterolo

figura 1
Sintesi del colesterolo 
e ruolo dell ’inibizione 
della HMGCoA-
reduttasi [49]

figura 2
Formula di struttura 
della lovastatina. 
Modificato da [55]

H

oHo

o

o o

concentrazione steady state, per assunzione 
quotidiana, dopo 2-3 giorni. È molto im-
portante ricordare che lovastatina e i suoi 
metaboliti attivi sono legati per oltre il 95% 
alle proteine plasmatiche; l’85% circa della 
dose si ritrova nelle feci e il 10% circa nel-
le urine.

Il metabolita attivo ha un’emivita di circa 
1-2 ore, come accade anche per altre statine 
liposolubili che per il proprio metabolismo 
epatico coinvolgono l’isoenzima CYP3A4; 
particolare attenzione dovrà essere posta al-
l’interazione con quei farmaci che sfruttano 
la medesima via metabolica quali antimico-
tici azolici, macrolidi, ciclosporina e alcuni 
inibitori retrovirali. Viene segnalata, oltre 
che con il pompelmo al pari di altre statine, 
un’interazione con la camomilla. 

Gli effetti collaterali della lovastatina, in 
genere lievi e transitori, sono simili a quelli 
riportati per altre statine: nausea (2%), di-

spepsia (2%), algie addominali (2%), diarrea 
(3%), stipsi (3%), flatulenza (4%), cefalea 
(2%), rash cutanei (2%), vertigine (1%), 
visione alternata (1%) disturbi del sonno 
[53-56].

Il profilo di sicurezza della lovastatina 
è simile a quello delle altre statine. Nello 



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Lovastatina: una nuova “vecchia” molecola per il trattamento dell’ipercolesterolemia/dislipidemia

studio EXCEL [58-59] l’incremento delle 
transaminasi, oltre 3 volte i valori normali, 
ha interessato lo 0,1% di soggetti trattati 
con 20 mg di lovastatina, lo 0,9% di quelli 
in terapia con 40 mg e l’1,5% di coloro che 
assumevano 80 mg/die. Sono stati segnalati 
rarissimi casi di epatite acuta.

Circa la mialgia e l’eventuale rabdomiolisi, 
i dati di venti anni di commercializzazione 
con sorveglianza post-marketing e i dati 
emersi negli studi sono pressoché identici a 
quelli di altre molecole [51-52].

Una attenzione particolare meritano i 
soggetti con insufficienza renale cronica 
con clearance creatininica < 30 ml/min. Per 
questi pazienti, i dosaggi superiori ai 20 
mg/die devono essere attentamente valutati 
[53-57,60].

Infine, come con le altre statine, va usata 
una particolare cautela quando si dovesse-
ro associare fibrati, gemfibrozil e niacina. 
L’eventuale associazione con questi farmaci 
deve esser demandata esclusivamente allo 
specialista con la necessaria adozione di tutti 
gli schemi di sorveglianza clinico-laborato-
ristica [51-57].

MeCCanIsMo D’azIone

Il principale effetto delle statine è la ridu-
zione dei livelli plasmatici di LDL colestero-
lo. Questo avviene attraverso quella porzione 
di molecola (Figura 3) simile all’acido meva-
lonico, attraverso cui si compie l’inibizione 
competitiva della HMGCoA reduttasi.

La lovastatina, inibendo la produzione 
epatica di colesterolo, induce la iper 
espressione del gene per la sintesi del 
recettore per le LDL. La riduzione del 
colesterolo intracellulare comporta che le 
molecole delle “proteine leganti” gli elementi 
di risposta agli steroli (Sterol Regulatory 
Element Binding Proteins, SREBP) vengano 
scisse e trasportate all’interno del nucleo dove, 
legandosi ai fattori di trascrizione, inducono 
l’incrementata attività di trascrizione dei 
geni per il recettore LDL. Il risultato sarà 

un aumentato numero di recettori per 
le LDL con conseguente loro maggior 
rimozione dal circolo. Inoltre, alcuni studi 
sottolineano come anche i precursori delle 
LDL (VLDL e IDL) siano rimossi con la 
conseguenza che anche la produzione di 
VLDL si riduce e ciò si ripercuote anche 
sui livelli di trigliceridemia (evento dose-
dipendente). Ulteriori dati emergerebbero 
circa una riduzione della sintesi di Apo B 
con ulteriore contributo alla riduzione sia 
della sintesi di LDL che di VLDL. Dati non 
univoci si hanno a proposito del ruolo delle 
statine sulla sintesi delle HDL (per es. la 
simvastatina 80 mg/die incrementa Apo A1 
in maniera superiore a una dose equivalente 
di atorvastatina, ma non è chiaro se ciò 
abbia un risvolto clinico). La lovastatina ha 
mostrato la sua capacità ad incrementare i 
valori di colesterolemia HDL di circa il 6-
10%, come ampiamente evidenziato nello 
studio AFCAPS/TexCAPS e nello studio 
EXCEL [27,39-52,58,59,61-62].

Da quanto sopra riportato, risulta chiaro 
che la lovastatina trova impiego in quei sog-
getti che presentino un fenotipo lipidico da 
iperlipoproteinemia tipo IIA e IIB secondo 
Frederickson, sia in prevenzione primaria 
che in prevenzione secondaria, come peral-
tro previsto dall’ AIFA per l’autorizzazione 
all’immissione in commercio per il nostro 
Paese.

GLI stUDI CLInICI  
Con LovastatIna

La lovastatina non è stata solo la molecola 
capostipite per la terapia, ma ha anche 
rappresentato una svolta fondamentale negli 
studi di prevenzione primaria e secondaria 
della malattia cardiovascolare. Lo studio 
AFCAPS/TexCAPS [27] è stato il primo 
studio di prevenzione primaria che ha 
coinvolto sia donne che uomini (a differenza 
del WOSCOPS [28] in cui la popolazione 
era solo maschile) con la valutazione di 
endpoint “pesanti” (IMA fatale e non fatale, 
angina instabile, morte cardiaca improvvisa). 
I 6.605 soggetti studiati non mostravano 
segni di malattia e avevano un livello medio 
di colesterolo LDL = 150 mg/dl. Con il 
trattamento si otteneva, al dosaggio di 20-40 
mg/die di farmaco, una riduzione di LDL 
colesterolo pari al 25% e un incremento 
del colesterolo HDL pari al 6%. Il dato 
più importante, però, era, dopo un follow-
up medio di 5,2 anni, la riduzione del 37% 

figura 3
Formula di struttura del 
HMGCoA. Modificato 
da [55]

o

CooH
oH

C s-Coa



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G. Imperiale, C. Marengo

del primo evento cardiovascolare acuto nel 
gruppo trattato rispetto al non trattato. In 
questo studio, l’analisi portò a risultati di 
notevole interesse: riduzione del 33% delle 
procedure di rivascolarizzazione, del 32% 
di angina instabile, del 40% di IMA fatali 
e non fatali. Inoltre, l’ elaborazione dei dati 
evidenziò una riduzione del 25% degli eventi 
cardiovascolari (TIA, ictus, vasculopatie 
periferiche, ecc).

Gli studi di Peter Libby [61,62] sulla 
placca hanno indotto più di un gruppo di 
ricercatori a valutare se gli effetti metabolici 
(riduzione della colesterolemia) comportas-
sero delle modificazioni strutturali/anato-
miche delle lesioni. La lovastatina, in epoca 
pre IVUS (ultrasonografia intravascolare) ha 
portato dati di particolare importanza nello 
studio circa la progressione/regressione della 
placca [63,64].

Nello studio FATS (Familial Aterosclerosis 
Treatment Study) [65,66] 120 soggetti ma-
schi con coronaropatia documentata angio-
graficamente e ApoB > 125 mg/dl furono 
divisi in 3 gruppi e sottoposti a trattamento 
con dieta + colestipolo 30 g/die (46 sogget-
ti), colestipolo 30 g/die + acido nicotinico 1 
g/die (36 soggetti) e colestipolo 30 g/die + 
lovastatina 40 mg/die (38 soggetti). Dopo 
un follow-up di 2,5 anni si osservò che, nel 
gruppo trattato con la statina, vi era una ri-
duzione delle stenosi prossimali di 0,7 mm 
contro un incremento di 2,1 mm nei gruppi 
non trattati. Il limite dello studio è rappre-
sentato dalle dimensioni del campione, ma 
i risultati sono molto incoraggianti. Sempre 
sulla stessa linea, lo studio MARS (Monito-
red Atherosclerosis Regression Study) [67-69] 
ha valutato 270 pazienti con coronaropatia 
documentata angiograficamente e iperco-
lesterolemia totale con valori fra 190 e 295 
mg/dl. Questi pazienti furono randomizzati 
in due gruppi: lovastatina 40 mg x 2 contro 
la sola dieta. Lo studio fu condotto per due 
anni e, alla conclusione del periodo di osser-
vazione, tutti i soggetti furono sottoposti a 
una nuova coronarografia ai fini di rivalutare 
l’evoluzione delle lesioni identificate all’ini-
zio dello studio. 

Il risultato mostrò una regressione del-
le lesioni severe (stenosi ≥ 50%) nel 4,1% 
nel gruppo trattato con lovastatina, con un 
incremento dello 0,9% del diametro della 
stenosi nel gruppo di controllo (in questo 
studio si dimostrò anche una riduzione delle 
lipoproteine ricche in ApoB: riduzione del-
le ApoB del 26% e del colesterolo LDL del 

38%, inoltre si documentava un incremento 
del colesterolo HDL dell’8,5%).

Nello studio CCAIT (Canadian Coronary 
Atherosclerosis Intervention Trial) [70] furono 
sottoposti a documentazione coronarografica 
331 pazienti con colesterolemia totale fra 
220 e 300 mg/dl. Questi pazienti furono 
seguiti per due anni e randomizzati in due 
gruppi: uno di trattamento con dieta + 
lovastatina da 20 a 80 mg e l’altro con sola 
dieta. Entrambi i gruppi erano sottoposti a 
terapia anti-aggregante con aspirina 325 mg/
die. In questo studio i dati coronarografici 
mostrarono una progressione delle stenosi 
del 33% vs il 50% rispettivamente nel 
gruppo trattato e nel gruppo non trattato, 
con p = 0,003, mentre non si raggiungeva la 
significatività statistica circa la regressione 
delle stenosi (10% vs 7%). Le nuove lesioni, 
però, erano significativamente inferiori 
nel gruppo trattato con lovastatina (16%) 
rispetto a quello trattato con placebo (32%), 
con p < 0,001.

In tutti questi tre studi di intervento, la 
valutazione morfologica fu eseguita con una 
angiografia coronarica quantitativa compu-
terizzata (computerized Quantitative Coro-
nary Angiography, QCA) [71].

Chiunque si occupi di patologia cardio-
cerebrovascolare non può far a meno di 
considerare che anche il distretto carotideo è 
sottoposto alle lesioni che coinvolgono il cir-
colo coronarico, sicuramente con peculiarità 
diverse e particolari [13, 32, 35-38]. Anche 
in questo ambito abbiamo a disposizione 
uno studio condotto con la lovastatina.

Lo studio ACAPS (Asymptomatic Carotid 
Artery Progression Study) [36] ha esaminato 
919 soggetti di ambo i sessi con una coleste-
rolemia LDL compresa fra 130 e 190 mg/dl, 
ma portatori di un interessamento carotideo 
asintomatico valutato con indagine ultra-
sonografica ad alta definizione B-mode. I 
soggetti furono randomizzati alla terapia con 
lovastatina 20-40 mg/die verso placebo a cui 
fece seguito una seconda randomizzazione 
per l’uso di warfarin sodico 1 mg.

Lo studio durò tre anni e le valutazioni 
angiografiche effettuate a 6/12 mesi, 18/24 
mesi e 30/36 mesi mostrarono che il gruppo 
trattato con lovastatina aveva una riduzione 
statisticamente significativa dello spessore 
intima-media e che tale evidenza era presen-
te già al 18° mese di trattamento. In questo 
studio, però, si assisteva anche alla riduzio-
ne significativa degli eventi cardiovascolari 
fatali e non fatali e della mortalità totale nel 
gruppo trattato con lovastatina. 



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Lovastatina: una nuova “vecchia” molecola per il trattamento dell’ipercolesterolemia/dislipidemia

Gli studi presi in considerazione hanno 
dimostrato che la lovastatina è efficace non 
solo in un programma di prevenzione pri-
maria ma è in grado di “modificare” anato-
micamente le lesioni, ponendosi, seppure 
con i limiti dei numeri e delle metodiche, 
nel solco dei risultati di trial più vicini a noi 
negli anni [63,64].

Rimane tuttavia da aff rontare l’ultimo 
problema che clinicamente si presenta: la 
gestione di soggetti con ipercolesterolemia 
primaria moderata e che presentano o meno 
cardiopatia ischemica e/o altri fattori di ri-
schio cardiovascolare.

In questo ambito, lo studio EXCEL 
(Expanded Clinical Evolution of Lovastatin) 
[58,59] ha dato delle interessanti indicazioni 
e ha permesso di condurre un’analisi anche 
della diversa efficacia della molecola a secon-
da del dosaggio impiegato. In questo lavoro, 
durato 48 settimane, 8.245 soggetti di ambo 
i sessi furono avviati alla randomizzazione 
in cinque gruppi: 

dieta; 
lovastatina 20 mg/sera; 
lovastatina 40 mg/sera;
lovastatina 20 mg per 2/die;
lovastatina 40 mg per 2/die. 
Un elemento peculiare era dato dai valori 

dei parametri lipidici richiesti per l’ammis-
sione allo studio: colesterolemia totale fra 
240 e 300 mg/dl, colesterolemia LDL > 160 
mg/dl, trigliceridemia < 350 mg/dl, valori 
assai simili a quelli medi che riscontriamo 
nei nostri pazienti ambulatoriali. Inoltre il 
29% aveva una coronaropatia pre-esistente 
e il 62% aveva una diagnosi di cardiopatia 
ischemica o due fattori di rischio coronarico 
secondo il NCEP.

In tal modo questo lavoro ha permesso 
di porre sul tappeto la curva dose/risposta 
in rapporto all’efficacia del farmaco sia sul 
profilo lipidico sia sull’incidenza di eventi 
avversi.

Alla fine dello studio si è potuto mettere 
in luce che i valori di colesterolemia LDL 
si riducevano rispettivamente del 24% (20 
mg) e del 40% (40 mg x 2), la colesterolemia 
HDL si innalzava del 7-10% e la trigliceri-
demia si riduceva del 10-19%.

In un tempo in cui la razionalizzazione 
delle risorse è un elemento fondamentale per 
la gestione clinica, parlare di target  raggiunti 
diventa un elemento di qualità.

Nello studio EXCEL si affronta la va-
lutazione dei dati con la stratificazione in 
rapporto al target di colesterolemia da rag-











giungere secondo il NCEP. I risultati furo-
no i seguenti: LDL colesterolemia 160 mg 
(per assenza di CAD o fattori di rischio) nel 
22% dei casi del gruppo placebo, nell’81% 
per il gruppo 20 mg di lovastatina e nel 
96% per il gruppo 40 mg x 2 di lovastatina; 
per il target 130 mg/dl di colesterolo LDL 
i dati sono stati rispettivamente pari a 4%, 
38% e 83%.

Anche in questo studio gli eventi avver-
si si mantennero percentualmente in linea 
con quelli evidenziati in analoghi studi con 
altre statine.

effICaCIa DeLLa LovastatIna 
sUI ParaMetrI LIPIDICI

Sicuramente i vari trial hanno sottolinea-
to che il trattamento con statine riduce i 
rischi di un evento cardio-cerebrovascolare. 
Però, nella gestione pratica dei pazienti sia 
in prevenzione primaria sia, soprattutto, in 
prevenzione secondaria vi è la necessità di 
verificare oggettivamente con i test di labo-
ratorio in che misura i livelli dei parametri 
lipidici si riducano.

Questo passaggio non ha un puro inten-
dimento “cosmetico” della gestione del pa-
ziente ma risponde alla profonda necessità 
di avvicinare il paziente iperlipidemico/di-
slipidemico al target più appropriato per il 
proprio personale livello di rischio [5-12, 
14-16].

Quindi, nel parlare di efficacia, non si può 
non far riferimento alle variazioni che i para-
metri lipidici subiscono con la lovastatina.

Tutti gli studi hanno evidenziato come la 
lovastatina riduca i livelli di colesterolemia 
totale, colesterolemia LDL e trigliceridemia 
e incrementi i livelli di HDL colesterolo, 
come più sopra abbiamo già visto. 

Nello studio AFCAPS/TexCAPS [27], 
al dosaggio di 20-40 mg/die di farmaco si 
assisteva a riduzioni di quei parametri ri-
spettivamente del 18%, del 25% e del 15%, 
mentre la HDL colesterolemia subiva un 
incremento del 6%. Si segnala inoltre che, 
in quello stesso studio, si otteneva per pari 
dosaggi, a un anno di terapia, una riduzio-
ne media del 14,8% dei livelli di proteina C 
reattiva, mentre nel gruppo non trattato ciò 
non avveniva e la p era altamente significa-
tiva (p < 0,001). 

Questi parametri, analizzati nel gruppo 
femminile, hanno portato a dati decisamente 
suggestivi. Infatti, si è assistito a una ridu-
zione della colesterolemia totale del 16,8%, 



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della colesterolemia LDL del 24,8% della 
trigliceridemia del 11,1% e un incremen-
to HDL colesterolemia pari al 8,7%. Tali 
dati risultano particolarmente importanti, 
soprattutto in un periodo in cui sono au-
mentate le nostre conoscenze circa la car-
diopatia ischemica nel sesso femminile ed è 
aumentata la consapevolezza della preven-
zione nelle donne.

Dati ottenuti nei vari studi riassumono 
che lovastatina riduce per i vari dosaggi me-
diamente la colesterolemia LDL secondo i 
seguenti rapporti: 10 mg, 20-25%; 20 mg, 
26-30%; 40 mg, 31-35%; 80 mg, 36-40% 
[53-59].

…Ma QUanto MI CostI

In un mondo a risorse sanitarie limitate, 
particolare interesse suscitano i lavori che 
sottolineano l’impatto economico dell’insor-
genza della patologia e delle sue conseguenze 
non solo in termini di mortalità ma anche 
di disabilità residua.

A questo scopo sono stati sviluppati mo-
delli di analisi economica che valutano sia 
la prevalenza che l’incidenza degli eventi, 
nonché la qualità della vita (QoL, Quality 
of Life) e la qualità della vita per anno di vita 
guadagnato (QALY ). Alcuni di questi studi 
hanno evidenziato che, se il parametro è po-
sto sul costo QALY e questo viene livellato 
a meno di 50.000 dollari come tetto che la 
società è disposta a pagare per il beneficio 
sanitario, il trattamento con statine risulta 

essere conveniente in rapporto all’aumento 
del livello di rischio. In questi studi è emerso 
che il costo terapia/anno era di 1.955 dollari 
per simvastatina, 1.778 dollari per pravasta-
tina, 1.401 dollari per atorvastatina, 1.326 
dollari per rosuvastatina, 1.242 dollari per 
fluvastatina e 1.208 dollari per lovastatina 
[72-75].

In una pubblicazione ufficiale dell’autori-
tà regolatoria farmaceutica del nostro Pae-
se, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) 
[76], veniva sottolineato che facendo rife-
rimento solo alle tre statine di cui si ha il 
maggior numero di dati disponibili sia in 
prevenzione primaria che secondaria (lo-
vastatina, pravastatina e simvastatina; mo-
lecole peraltro esplicitamente citate per 
la prevenzione anche nella revisione delle 
note AIFA del 2005 [77,78]), risultava che 
un mese di trattamento con lovastatina 20-
40 mg/die costava 25,5-51 euro, a fronte di 
un costo di simvastatina 20-40 mg/die di 
39-55 euro e con pravastatina 40 mg/die di 
73,5 euro. Con l’uscita, nel 2007, dei gene-
rici di simvastatina e della confezione da 30 
compresse di lovastatina 20 e 40 mg, questi 
benefici in termini farmacoeconomici sono 
ancora migliori.

Questi elementi possono concorrere, 
ovviamente modulando il giudizio sul-
la base della  clinica e del singolo caso in 
esame, alla scelta del farmaco, soprattutto 
per quei soggetti che presentano una soglia 
di rischio per cui la statina è prescrivibile 
ma non rimborsabile dal Sistema Sanitario 
Nazionale (soggetti con rischio < 20% e 

Principio  
attivo

Dose/die
riduzione  
% c-LDL

Costo giornaliero  
al ssn (euro)

Simvastatina* 20 mg 38,3% Pre-generico: 1,16 Post-generico: 0,65

40 mg 43,3% Pre-generico: 1,64 Post-generico: 0,92

Lovastatina* 20 mg 29% Confezione da 20 cpr: 0,80
Confezione da 30 cpr: 0,57

40 mg 37% Confezione da 20 cpr: 0,78
Confezione da 30 cpr: 0,57

Fluvastatina 40 mg 27% 0,86

80 mg 33% 1,06

Pravastatina* 20 mg 26,1% Pre-generico: 1,19 Post-generico: 0,66

40 mg 32,3% Pre-generico: 2,32 Post-generico: 1,28

Atorvastatina* 10 mg 39,8% 0,98

20 mg 42,5% 1,54

40 mg 48,5% 1,54

Rosuvastatina# 5 mg 38% 0,88

10 mg 44,8% 1,01

tabella II
Range di riduzione 
del livello di c-LDL 
e relativo costo/
giornaliero di terapia 
con le diverse statine 
disponibili in Italia 
(gennaio 2008). 
Modificata da [79] 
* molecole utilizzabili fino 
a un dosaggio di 80 mg/die; 
per ogni raddoppio della 
dose è stimata una ulteriore 
diminuzione del livello  
c-LDL del 6%

# molecola utilizzabile fino 
al dosaggio di 40 mg/die; 
per ogni raddoppio della 
dose è stimata una ulteriore 
diminuzione del livello  
c-LDL del 6%



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Lovastatina: una nuova “vecchia” molecola per il trattamento dell’ipercolesterolemia/dislipidemia

non dislipidemici familiari), come prescrit-
to dall’attuale normativa vigente (Tabella 
II) [77,78].

Ovviamente le considerazioni finanziare 
devono tener conto delle scelte di politica 
sanitaria attuate per il contenimento dei 
costi quali, ad esempio, quelle conseguenti 
alla ridefinizione dei prezzi in rapporto al-
l’ingresso sul mercato dei prodotti generici.

ConCLUsIonI

La lovastatina, una “vecchia” nuova mo-
lecola nel panorama degli inibitori della 

HMGCoA-reduttasi, ha una storia farma-
cologica che la pone a pieno diritto fra quelle 
sostanze che hanno rappresentato una svol-
ta nel trattamento dell’ipercolesterolemia e 
delle dislipidemie. I suoi effetti, ai fini della 
riduzione del rischio cardiovascolare, sono 
stati esplorati sia nella prevenzione prima-
ria sia nella prevenzione secondaria e anche 
nell’ambito della patologia cerebrovascolare. 
All’insieme dei dati clinici bisogna aggiun-
gere anche quelle considerazioni farma-
coeconomiche che rendono la lovastatina 
una molecola di grande interesse per il trat-
tamento dei pazienti dislipidemici a rischio 
di eventi cardio-cerebrovascolari.

Punti chiave
La lovastatina, un inibitore della HMGCoA-reduttasi, è entrata nell ’armamentario tera-
peutico italiano nel 2005, ma rappresenta la molecola capostipite della classe delle statine. Il 
suo uso clinico risale al 1987 quando ne fu autorizzato l’impiego negli Stati Uniti d’America. 
Come tutte le statine, trova il suo razionale di impiego nelle condizioni di iperlipoprotei-
nemia tipo IIA e IIB secondo Frederickson. Lovastatina presenta inoltre indicazione nella 
riduzione del rischio cardiovascolare sia in prevenzione primaria che secondaria 
I dati di studi clinici sia in prevenzione primaria che in prevenzione secondaria hanno 
evidenziato come la lovastatina riduca mediamente il rischio cardiovascolare relativo del 
37% circa; inoltre, i dati risultano di particolare suggestione anche nel campo della pato-
logia cerebrovascolare al pari delle altre statine, anche di più recente disponibilità
Gli effetti sui parametri lipidici, in rapporto ai dosaggi, risultano di particolare e ap-
prezzabile interesse mostrando riduzioni significative della colesterolemia totale, della 
colesterolemia LDL, della trigliceridemia e dei livelli di apolipoproteinemia B, nonché 
un moderato incremento della colesterolemia HDL
I dati di efficacia si associano a dati importanti di sicurezza e tollerabilità sia in rapporto 
ai dosaggi, compresi gli alti dosaggi, sia in rapporto al lungo periodo
Elementi farmacoeconomici sottolineano i vantaggi economici di lovastatina per il medico, 
per l ’ASL e per il paziente









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