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Clinical Management Issues

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Giovanni Lamura 1, Maria Gabriella Melchiorre 1

Il ruolo dei famigliari  
caregiver nell’assistenza  

agli anziani in Italia

La saLute degLI anzIanI 
MIgLIora, Ma non tanto 
da rIdurre IL CarICo 
assIstenzIaLe suLLe faMIgLIe

Le migliorate condizioni di salute della 
popolazione italiana si riflettono in una sua 
maggiore longevità – testimoniata dalla cre-
scita del numero di ultrasessantacinquenni, 
che costituiscono ormai il 20% della popola-
zione totale [1] – e in una graduale riduzio-
ne della prevalenza della disabilità, passata 
tra gli over 65 dal 21,7% del 1994 al 18,8% 
del 2005 [2]. 

L’effetto congiunto di questi due feno-
meni ha fatto sì che il numero complessivo 
di anziani disabili sia rimasto tuttavia so-
stanzialmente costante nell’ultimo decen-
nio, intorno ai 2 milioni di persone, con un 
carico assistenziale nella gran parte dei casi 
soddisfatto dai famigliari degli interessati, 
solo raramente integrati dall’aiuto dei servizi 
pubblici esistenti. Ciò viene confermato da 
un recente studio condotto dal Dipartimento 
Ricerche Gerontologiche dell’INRCA (Isti-
tuto di Ricovero e Cura a Carattere Scien-
tifico in ambito geriatrico) che, nell’ambito 
del progetto di ricerca europeo EURO-
FAMCARE1, ha intervistato quasi 1.000 

�	 Lo	 studio	 EUROFAMCARE	 è	 un	 progetto	
finanziato	 dall ’Unione	 Europea	 per	 il	 trien-
nio	2003-2005	nell ’ambito	del	V	Programma	
Quadro	per	la	ricerca	e	lo	sviluppo	tecnologico	
(contratto	 n.	 QLK6-2002-02647).	 Per	 in-
formazioni	più	dettagliate	in	lingua	inglese	si	

famigliari (anche detti carer o caregiver) di 
anziani non autosufficienti residenti in Italia, 
e sui cui risultati si baserà gran parte delle 
riflessioni di seguito riportate [3]. 

senza adeguatI sostegnI 
L’assIstenza – un CoMpIto 
prevaLenteMente feMMInILe 
– dIventa gravosa

Un elemento confermato dallo studio 
è che questo compito assistenziale ricade 
principalmente sulle donne (lo sono il 77% 
dei carer italiani),  in particolare sulle mogli 
e, in assenza o a sostegno di queste ultime, 
soprattutto sulle figlie degli anziani non 
autosufficienti [4], cosa che giustifica una 
“declinazione al femminile” di tale ruolo. 
Nonostante l’esperienza di cura presenti 
certamente anche elementi positivi – oltre 
la metà delle caregiver dichiara che accudire 
il famigliare anziano la “fa sentire bene” [3] 
– non poche sono le conseguenze negative 
riportate dalle interessate. Queste consisto-
no principalmente nella mancanza di tempo 
per se stesse e per curare le relazioni sociali, 
con conseguente sensazione di isolamen-
to, provata anche per il non poter contare 

rinvia	 al	 sito	 internet	 del	 centro	 coordinatore	
(http://www.uke.uni-hamburg.de/institu-
te/medizinsoziologie/ims2/gerontologie/eu-
rofamcare/),	 mentre	 per	 una	 sintesi	 in	 lingua	
italiana	 si	 veda	 il	 sito:	 http://www.inrca.it/
CES/EuroFamCare.htm

editoriale

1 INRCA, Ancona

	 Corresponding	author
 Dott. Giovanni Lamura
 c/o INRCA (Istituto 

di Ricovero e Cura a 
Carattere Scientifico:  
www.inrca.it), 
Dipartimento Ricerche 
Gerontologiche,  
V. S. Margherita 5 
60124 Ancona 
Tel.: 071-8004797  
Fax: 071-35941

 E-mail: g.lamura@inrca.it



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Editoriale

su nessuno che possa sostituirle nel ruolo 
di caregiver, particolarmente gravoso se si 
assistono persone con problemi cognitivi e 
disturbi comportamentali. Sempre in chia-
ve prevalentemente femminile si presenta 
anche il problema della compatibilità tra 
lavoro di cura e lavoro retribuito, e quindi 
della “doppia presenza” [5]:  ben il 43% dei 
caregiver italiani è occupato e, tra questi, ol-
tre uno su sette ha dovuto ridurre il proprio 
orario lavorativo per potersi dedicare al fa-
migliare non autosufficiente. Questa moti-
vazione impedisce di lavorare al 9% dei carer 
non occupati, di cui un ulteriore 7% è stato 
costretto al prepensionamento, mentre un 
carer su dieci lamenta restrizioni di carriera 
o impossibilità a lavorare con regolarità.

sostegnI e servIzI dI supporto 
aI CaregIver: La sItuazIone  
In ItaLIa

Su quali sostegni e servizi di supporto pos-
sono contare le famiglie italiane impegnate 
su questo fronte? La normativa vigente (in 
particolare attraverso le leggi 104/1992, 
335/1995 e 53/2000) riconosce anzitutto 
periodi di permesso retribuiti per il carer che 
lavora [6]. Diversi sono, inoltre, i sostegni 
monetari introdotti (a livello nazionale) in 
forma di pensioni di disabilità, indennità di 
accompagnamento e sgravi fiscali, nonché 
(più recentemente e a livello regionale e lo-
cale) assegni di cura e buoni servizio. Ben-
ché quasi sempre rivolti all’anziano, questi 
strumenti finiscono con l’esercitare un effetto 
di sollievo anche nei confronti dei famiglia-
ri maggiormente impegnati nella sua cura, 
sebbene non vada trascurato il fatto che que-
sta tipologia di aiuti trasferisce sugli utenti 
l’onere di gestire l’assistenza, rischiando per-
tanto di accentuare le differenze tra coloro 
in grado di organizzarsi adeguatamente e 
quanti invece non ci riescono. Ciò di cui tut-
tavia i carer italiani sembrano maggiormente 
soffrire è la carenza di adeguati servizi “di 
sollievo”, come evidenziato dal fatto che nel 
nostro Paese appena il 3,5% di essi dichiara 
di farne uso (contro l’oltre 20% registrato in 
Paesi come la Germania, la Svezia e il Re-
gno Unito) [7], prevalentemente in forma di 
centri diurni (con finalità parallele di servizio 
all’anziano e sollievo al caregiver), gruppi di 
supporto o auto mutuo aiuto [8], consulenza 
e training. Alla luce di questo risultato, non 
deve stupire che una famiglia italiana su sei 
ricorra al proprio Medico di Medicina Ge-

nerale per ottenere consiglio e sostegno, una 
figura che finisce pertanto per svolgere un 
ruolo di supplenza rispetto all’insufficiente 
disponibilità di servizi dedicati.

QuaLItà deLL’assIstenza agLI 
anzIanI e deL supporto aI 
CaregIver: QuaLI I probLeMI  
e Cosa MIgLIorare?

L’obiettivo principale della gran parte dei 
famigliari che prestano cura è di poter ga-
rantire la miglior assistenza possibile alla 
persona accudita. In tale ottica, anche un 
servizio di qualità prestato all’anziano non 
autosufficiente finisce con l’esercitare un ef-
fetto positivo nei confronti dei suoi famiglia-
ri caregiver. Agli occhi di questi ultimi, tra le 
principali barriere che ostacolano la fruibilità 
dei servizi disponibili nel nostro Paese, un 
ruolo preponderante è giocato dalla com-
plessità	 delle	 procedure	 burocratiche per 
potervi accedere (di cui si lamenta il 28% 
delle famiglie), dalla carenza	 di	 informa-
zioni (15%) e dalla lunghezza	 delle	 liste	
di	attesa (11%), tutti aspetti citati in Italia 
con molta maggior frequenza che negli altri 
Paesi [9]. Quasi un caregiver italiano su tre 
riferisce inoltre di non usare (di persona o 
tramite l’anziano assistito) un servizio che 
sarebbe invece “necessario”, e ciò viene ad-
debitato, oltre che alle già citate deficienze 
di carattere informativo (riportate da oltre 
metà degli interessati), anche ai costi	dello 
stesso (ritenuti eccessivi da oltre un terzo del 
campione), mentre meno rilevante (12%) ri-
sulta la sua lontananza, anche traducibile, 
per altro verso, in carenza di adeguati mezzi 
di trasporto per raggiungerlo.

Illuminanti appaiono, in proposito, i re-
quisiti che i carer ritengono maggiormen-
te importanti in un servizio di supporto, 
individuati dal 60% dei caregiver italiani 
nella “tempestività” dello stesso (i.e. l’essere 
disponibile “nel momento in cui se ne ha 
più bisogno”), nella “capacità del personale 
assistenziale di trattare l’anziano con dignità 
e rispetto” (57%) e nella “necessaria prepa-
razione degli addetti all’assistenza” (48%). Il 
messaggio – di cui non tutti gli enti erogatori 
di servizi appaiono consapevoli [10] – non 
potrebbe essere più chiaro: “qualità” signifi-
ca, in questo ambito, non tanto (o non solo) 
essere “tecnicamente bravi”, quanto soprat-
tutto fornire la necessaria prestazione assi-



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G. Lamura, M. G. Melchiorre

stenziale al momento giusto e con modalità 
rispettose della dignità dell’utente. 

IL rICorso a personaLe 
assIstenzIaLe stranIero: 
opportunItà e sfIde

Alla luce di questi dati, non può sorprendere 
il crescente ricorso a personale assistenzia-
le straniero, spesso convivente, registratosi 
recentemente in Italia, che ha consentito a 
molte famiglie di alleggerire in modo perso-
nalizzato l’onere assistenziale a proprio ca-
rico. Il fenomeno ha ormai raggiunto livelli 
quasi “strutturali”, soprattutto quando l’at-
tività assistenziale diviene particolarmente 
gravosa, come testimoniano non solo dati 
EUROFAMCARE – che evidenziano come 
ricorra a tale soluzione il 36% delle famiglie 
con anziano gravemente disabile – ma anche 
del CENSIS, dai quali emerge che il feno-
meno interessa il 41% delle famiglie con ma-
lati di Alzheimer [11]. Certamente, quindi, 
il ricorso alle assistenti famigliari straniere 
ha costituito finora una grande opportunità 
per le famiglie italiane, per diversi motivi 
[12]: la convenienza	economica, legata ai 
differenziali di reddito (tra l’Italia e i Paesi 
di origine, in cui buona parte dei salari gua-
dagnati vengono rimessi), alla coabitazione 
(che abbatte i costi abitativi) e, last	but	not	
least, all’irregolarità che caratterizza molti 
dei rapporti instaurati; l’incentivo	pubblico, 
derivante dalla disponibilità di provvidenze 
economiche (come indennità di accom-
pagnamento e assegni di cura) nonché di 
agevolazioni fiscali; la possibilità di erogare 
un’assistenza	personalizzata	all’anziano, ma 
anche commisurata alle esigenze dei carer fa-
migliari; e quindi la possibilità di ritardare, se 
non del tutto evitare,	l’istituzionalizzazio-
ne dell’anziano (così come confermato dal 
recente calo registrato dai ricoveri di perso-
ne anziane in istituto) [13]. A fronte di tali 
vantaggi, tuttavia, non può essere trascurata 
una serie di sfide che il fenomeno comporta, 
e in particolare: 

l’effettiva qualità dell’assistenza erogata 
da personale non sempre formato ad	hoc, 
di cui occorre quindi promuovere e mo-
nitorare la qualificazione; 
la regolarità	 dei	 rapporti	 di	 lavoro, da 
perseguire attraverso opportune iniziati-
ve volte a favorire l’emersione del lavoro 
nero; 





il rischio	 di	 sfruttamento del personale 
immigrato o, all’opposto, di abusi nei con-
fronti degli anziani assistiti, da contrastare 
attraverso misure volte a spezzare l’isola-
mento in cui viene svolta l’attività assisten-
ziale coinvolgente queste figure. 

A queste sfide “in patria” – cui recentemente 
si è tentato di dare una risposta concordata 
a livello nazionale tramite un’intesa della 
Conferenza Unificata Stato-Regioni, Città 
e Autonomie Locali [14] – si aggiungono 
quelle “all’estero”, riconducibili alla “soste-
nibilità” di questo fenomeno nei Paesi d’ori-
gine del personale straniero. E ciò sia da un 
punto di vista sociale – con ciò intendendosi 
la possibile instaurazione di situazioni di 
care	drain (cioè di carenze assistenziali nei 
confronti dei famigliari, anziani e bambini 
in	primis, che dipendono dal sostegno delle 
persone emigrate in Italia) – sia economico, 
derivante cioè dalla possibile (e d’altron-
de auspicabile) riduzione dei differenziali 
di reddito, che potrebbe non rendere più 
conveniente l’impiego come assistente fa-
migliare nel nostro Paese (salvo incrementi 
sostanziali dei compensi accordati, con ine-
vitabile perdita di competitività di questa 
soluzione rispetto ad altre, oggi considerate 
“fuori mercato”).

osservazIonI ConCLusIve

Dare concretezza allo sbandierato obietti-
vo di favorire la permanenza delle persone 
anziane non autosufficienti al proprio do-
micilio, significa in Italia affiancarne e so-
stenerne adeguatamente i famigliari che le 
assistono nel risolvere gli svariati problemi 
che tale compito quotidianamente com-
porta, secondo quanto sopra delineato. Ciò 
richiede risorse e investimenti, sia in ambito 
tecnologico – dove ampi appaiono nel nostro 
Paese i margini per un più esteso e sistema-
tico impiego dell’innovazione scientifica nel 
settore della qualità della vita degli anziani, 
come già accade a livello europeo [15] – sia, 
soprattutto, per riorientare maggiormente 
verso la long	term	care il sistema assistenziale 
italiano, caratterizzato da un eccessivo “ospe-
dalocentrismo” (a danno della territorialità), 
uno scarso coinvolgimento del cittadino-
utente nella sua organizzazione [16] e una 
ridotta – e soprattutto per l’anziano vitale 
– integrazione tra servizi sociali e sanitari, 
con conseguente compromissione della con-
tinuità assistenziale [17]. Il rigore che il no-
stro Paese dimostrerà nel rimuovere queste 





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Editoriale

barriere costituirà un chiaro indicatore della 
nostra capacità di assicurare condizioni di 
vita dignitose agli anziani non autosufficienti 
e ai famigliari impegnati nella loro assisten-

za, anche al fine di prevenire l’insorgenza di 
situazioni di abuso, maltrattamento o abban-
dono, che più facilmente si verificano quan-
do la famiglia non si sente sostenuta.

bIbLIografIa
1. Istat. Indicatori demografici anno 2006, Nota informativa del 26 marzo, 2007a. 

Disponibile su http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070326_00/
indicatoridemografici2006.pdf, accesso in data 23/10/2007

2. Istat. Indagine Multiscopo - Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari, 
2007b. Disponibile su http://www.nonprofitonline.it/static/allegati/istat_salute_020307.pdf, 
accesso in data 23/10/2007

3. Quattrini S, Melchiorre MG, Balducci C, Spazzafumo L, Lamura G (a cura di). Services for 
supporting family carers of older dependent people in Europe: the national survey report for 
Italy. Hamburg: Medical University of Hamburg-Eppendorf, 2006. Disponibile su http://www.
uke.uni-hamburg.de/extern/eurofamcare/documents/deliverables/nasure_it.pdf

4. Quattrini S. Main characteristics of the Italian family carers’ and older people’s sample. In: 
Quattrini S, Melchiorre MG, Balducci C, Spazzafumo L, Lamura G (a cura di). Services for 
supporting family carers of older dependent people in Europe: the national survey report for 
Italy. Hamburg: Medical University of Hamburg-Eppendorf, 2006. Disponibile su http://www.
uke.uni-hamburg.de/extern/eurofamcare/documents/deliverables/nasure_it.pdf 

5. Balbo L. La doppia presenza. Inchiesta 1978; 2
6. Polverini F, Principi A, Balducci C, Melchiorre MG, Quattrini S, Gianelli MV et al. 

EUROFAMCARE: national background report for Italy. Hamburg: Medical University 
of Hamburg-Eppendorf,  2004. Disponibile su http://www.inrca.it/CES/EuroFamCare/
Documenti/Nabare_Eng.pdf

7. Lamura G et al., per conto del gruppo EUROFAMCARE. Usage and accessibility of support 
services for family carers of older people in six European countries: prevalence findings from 
the EUROFAMCARE study. The	Gerontologist	2007 (in corso di stampa)

8. Marsili V, Melchiorre MG, Lamura G. Ruolo e prospettive dei gruppi di auto mutuo aiuto per 
famigliari caregivers di anziani non autosufficienti in Italia. Giorn	Geront 2006; 54: 240-8

9. Lamura G et al., per conto del gruppo EUROFAMCARE. Family carers’ experiences in 
using support services in Europe: empirical evidence from the EUROFAMCARE study. The	
Gerontologist  2007 (in corso di stampa)

10. Melchiorre MG, Quattrini S, Balducci C, Lamura G. Servizi di supporto per famigliari caregivers 
di persone anziane in Italia: tipologia e caratteristiche. Prospettive	Sociali	e	Sanitarie	2007	(in 
corso di stampa)

11. CENSIS. I costi sociali ed economici della malattia di Alzheimer: cosa è cambiato? Roma: 
Sintesi, 20 marzo 2007

12. Lamura G, Principi A, Melchiorre M.G, Mnich E, Döhner H. Servizi di sostegno ai famigliari 
che assistono persone anziane: la situazione in Europa. Relazione presentata al Convegno del 
Progetto ELSA “Le frontiere della cura”. Cesena, 24 settembre 2007

13. Istat.	Anziani ospiti nei presidi residenziali socio-assistenziali al 31 dicembre 2003, Newsletter, 
7 marzo 2006. Disponibile su  http://www.istat.it/dati/dataset/20070504_00/

14. Presidenza del Consiglio dei Ministri – Conferenza Unificata, Intesa per l’attivazione di interventi, 
iniziative ed azioni finalizzati alla realizzazione delle indicazioni presenti all’articolo 1, commi 
1250 e 1251, lettere b) e c) della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Disponibile su http://www.
governo.it/backoffice/allegati/36460-4162.pdf

15. Commissione Europea. Un miliardo di euro di investimenti nelle tecnologie digitali per 
invecchiare bene in Europa, 2007. Disponibile su http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.
do?reference=IP/07/831&format=PDF&aged=1&language=IT&guiLanguage=en

16. Paroni P, Rizzi MC. Legami di cura. La famiglia e i suoi anziani non autosufficienti. Milano: 
Franco Angeli, 2004

17. Pesaresi F. Le cure domiciliari per anziani in Italia. Prospettive	Sociali	e	Sanitarie	2007; 37: 1-6


