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Clinical  Management  Issues   2007; 1(1)

Editoriale

Sono troppe, sono noiose, pompose, au-
toreferenziali e brutte a vedersi; non modi-
ficano la pratica medica, contengono trop-
pa spazzatura e non aggiungono niente di 
nuovo. Inoltre, non le legge nessuno. Quelli 
riportati sono solo alcuni punti della lista 
dei “difetti delle riviste mediche” stilata da 
Richard Smith, past editor del British Me-
dical Journal [1]. 

Se queste sono le critiche mosse a riviste 
autorevoli quali appunto il BMJ o il JAMA, e 
se, come emerge da indagini del BMJ stesso, 
meno dell’1% degli articoli pubblicati dalle 
più prestigiose riviste del settore è conside-
rato valido e rilevante dai medici che lavora-
no sul campo, l’idea di pubblicare un nuovo 
giornale in grado di fornire contributi real-
mente differenti e innovativi può sembrare 
come minimo azzardata.

È innegabile: le riviste mediche sono or-
mai innumerevoli e nel contempo internet 
e lo sviluppo informatico hanno contribuito 
a diffondere la sensazione che reperire le in-
formazioni sia semplice e immediato e che 
autori e lettori possano comunicare tra loro 
senza bisogno di intermediari. In quest’ot-
tica, il ruolo delle riviste sembra scarso e il 
loro futuro alquanto incerto.

Nella sua attività quotidiana, il medico ha 
la necessità di far fronte alle esigenze dei pa-
zienti cercando l’informazione corretta tra la 
mole di conoscenze accumulata in oltre 5.000 
anni di storia della medicina: il professionista 
da un lato sente l’imperativo di mantenersi 
aggiornato, dall’altro si trova letteralmente 
travolto dall’eccesso di notizie. Eppure, no-
nostante il sovraccarico di informazioni e di 
letteratura e nonostante l’accesso immediato 

ad internet, molte delle richieste dei medici 
continuano a rimanere senza risposta [2]. 
I dati che servono davvero sono di difficile 
reperibilità e spesso gli stessi professionisti 
“non sanno ciò che non sanno” [3]. 

Ma che cosa cercano veramente i lettori 
di una rivista specializzata nel settore me-
dico? Da uno studio [4] condotto sui me-
dici di medicina generale, che sono quelli 
più numerosi e con il maggior numero di 
pazienti, è emerso che le 10 domande più 
frequenti sono:

qual è il farmaco di scelta per la condi-
zione X?
qual è la causa del sintomo X?
quale test è indicato nella condizione X?
qual è la dose del farmaco X?
come dovrei trattare la condizione X?
come dovrei gestire il problema X?
qual è la causa del segno X?
qual è la causa del risultato X del test Y?
può il farmaco X causare la reazione av-
versa Y?
potrebbe questo paziente avere la ma-
lattia X?
Sia che riguardino dettagli su un dato ef-

fetto collaterale, ragguagli sui test diagno-
stici o sui criteri di diagnosi, le esigenze di 
informazione sorgono quando il medico si 
trova di fronte al paziente reale, durante il 
consulto, in corsia o nello studio medico.

Dalle analisi emerge infatti che spesso i 
medici non sono consapevoli dei propri pos-
sibili bisogni di informazione fintanto che 
non vengono in contatto con il paziente: è in 
questa occasione che riescono meglio a iden-

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Editoriale

tificare le proprie incertezze, dimostrando 
talora che i bisogni sono superiori a quello 
che sarebbero disposti ad ammettere [5].

È da queste riflessioni che ha preso forma 
il progetto di una nuova rivista, con l’obiet-
tivo di proporre casi reali che forniscano al 
lettore, accanto ad alcune risposte, lo spunto 
per far emergere domande, bisogni, stimoli 
di approfondimento e di ricerca di infor-
mazione. 

Per questo motivo il “cuore” di Clinical 
Management Issues è costituito dai casi cli-
nici: nella descrizione del caso il medico è 
invitato a mettersi nei panni del collega che 
si trova di fronte allo specifico paziente, a 
porsi delle domande a cui cercare di dare 
risposta, a farsi sorgere dubbi sull’ipotesi 
diagnostica, sulle indagini da richiedere, sui 
farmaci da prescrivere. 

Le domande che nascono da un caso reale 
sono spesso complesse, multidimensionali e 
coinvolgono diverse aree della conoscenza 
medica; raramente i trial clinici o le linee 
guida sono sufficienti per rispondere a que-
sti interrogativi: le caratteristiche peculiari 
del paziente, il contesto clinico, le preferenze 
del malato stesso sono spesso ben diverse da 
quelle descritte nei trial e non consentono 
di applicare i risultati dello studio al singo-
lo individuo.

Il caso clinico ha il vantaggio di seguire il 
ragionamento diagnostico del medico, dalla 
rilevazione dei segni e sintomi del pazien-
te, all’ipotesi diagnostica, alla verifica della 
correttezza di questa ipotesi. Lo scopo che 
la rivista si propone è quello di presentare 
questo percorso esaminandone i punti cri-
tici per riconoscere le possibili incertezze, 
formulare le domande, cercare le risposte e 
applicarle alla patologia del paziente.

Oltre a ciò, e in considerazione del fatto 
che circa un terzo dei quesiti clinici che i 
professionisti si pongono riguarda il cor-
retto uso dei farmaci (dalle dosi alle intera-
zioni agli effetti collaterali) [6,7], la rivista 
cercherà inoltre di fornire informazioni su 
di essi, integrando i casi clinici con rubriche 
specificatamente dedicate. 

La nostra volontà è di offrire un prodotto 
con dei contenuti fruibili, utili, interessanti 
e con una ricaduta pratica. In questo senso 
anche l’impostazione grafica è stata pensata 
con l’obiettivo di rendere la rivista facilmente 
consultabile anche per chi, come il medi-
co, spesso ha il tempo contato. Per questo 
motivo sono stati introdotti numerosi box, 
tabelle e schemi riassuntivi che consentono 
al lettore di comprendere con una rapida 
occhiata l’argomento trattato e i punti sa-
lienti dell’articolo.

Inoltre, con l’aiuto del Comitato Scientifico, 
composto da esperti nelle diverse aree tera-
peutiche, e, speriamo, con il valido supporto 
dei lettori, ci piacerebbe che la rivista, sia in 
forma cartacea che attraverso il suo sito, possa 
col tempo costituire una “comunità di discus-
sione”: per questo uno spazio sarà riservato 
alle lettere dei lettori per approfondire la di-
scussione, dissentire, proporre casi e soluzioni, 
insomma per confrontarsi. Un’area dove me-
dici di medicina generale, specialisti e ospe-
dalieri possano trovare un luogo di incontro e 
spunti per la discussione e il confronto.

Ringraziamo tutti i componenti del Board 
e i collaboratori che con impegno ed entu-
siasmo hanno accettato di lavorare con noi e 
portare avanti questo progetto. La speranza 
è che questa rivista possa diventare un utile 
strumento per i lettori e che, con il loro aiuto, 
possa continuare a crescere e ad arricchirsi.

BIBLIOGRAFIA
1. Smith R. Moving beyond journals: the future arrives with a crash. BMJ 1999; 318: 1637-9 
2. Ely JW, Osheroff JA, Chambliss L et al. Answering physicians’ clinical questions: obstacles and 

potential solutions. J Am Med Inform Assoc 2005; 12: 217-24 
3. Williamson JW, German PS, Weiss R, Skinner EA, Bowes F. Health science information 

management and continuing education of physicians. A survey of US primary care practitioners 
and their opinion leaders. Ann Intern Med 1989; 110: 151-60

4. Ely JW, Osheroff JA, Gorman PN et al. A taxonomy of generic clinical questions: classification 
study. BMJ 2000; 321: 429-32

5. Smith R. What clinical information do doctors need? BMJ 1996; 313: 1062-68
6. Covell DG, Uman GC, Manning PR. Information needs in office practice: are they being met? 

Ann Intern Med 1985; 103: 596-9
7. Gorman PN, Yao P, Seshadri V. Finding the answers in primary care: information seeking by 

rural and nonrural clinicians. Medinfo 2004; 11: 1133-7


