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Clinical  Management  Issues   2007; 1(1)

Andrea Ungar 1, Elena Lotti 1, Lorella Lambertucci 1

Ipertensione e gravidanza

CASO CLINICO

La paziente è una donna di 35 anni con 
i seguenti fattori di rischio cardiovascolare: 
familiarità per ipertensione e per malattia 
cardiovascolare, tabagismo in atto (10 siga-
rette/die da 10 anni). 

Nessuna patologia degna di nota fino al-
l’età di 26 anni, quando, per un aborto spon-
taneo alla XX settimana, fu ricoverata per 
eseguire intervento di revisione uterina; l’esa-
me istologico mostrò placenta senescente.

Nel gennaio 2005 viene a prima visita 
presso il nostro Centro Ipertensione per 
riscontro, da circa un anno, di elevati valori 

Abstract
Hypertension is the most common medical problem encountered during pregnancy, complicating 
2-3% of pregnancies. Hypertensive disorders during pregnancy are classified into 4 categories: 
chronic hypertension, pre-eclampsia/eclampsia, pre-eclampsia superimposed on chronic 
hypertension, and gestational hypertension. A relative paucity of investigative data, as well as the 
frequent difficulty in making an etiological diagnosis, may lead to problems in its management. 
This case report analyses current concepts regarding the hypertensive disorders of gestation, 
focusing on chronic hypertension.
Chronic hypertension is defined as blood pressure exceeding 140/90 mmHg before pregnancy or 
before 20 weeks gestation. Hypertensive disorders in pregnancy may cause maternal and fetal 
morbidity and remain a leading source of maternal mortality. A prompt diagnosis is needed 
also because hypertension may be an indicator of pre-eclampsia, a condition which can evolve 
into serious complications. Maintaining blood pressure below 140/90 mmHg is recommended, 
although treatment should be determined on an individual basis. Many anti-hypertensive 
agents appear to be safe for use during pregnancy: methildopa has been the most studied of the 
anti-hypertensive drugs and has the best safety record. Labetalol, idralazine and nifedipine 
also have been found to be safe; ACE-inhibitors are absolutely contraindicated, because they 
are associated with intrauterine growth retardation.

Keywords: pre-eclampsia, chronic hypertension in pregnancy, pregnancy-induced 
hypertension

Hypertension in pregnancy. CMI 2007; 1(1): 13-20

1 Centro di Riferimento 
Regionale per 
l’Ipertensione Arteriosa 
dell’Anziano della Toscana,  
SOD Cardiologia 
Geriatrica,  
Dipartimento di Area 
Critica Medico Chirurgica, 
Università degli studi 
di Firenze e Azienda 
Ospedaliero Universitaria 
Careggi, Firenze

pressori sisto-diastolici (PA media = 140/90 
mmHg).

L’esame obiettivo risulta nella norma eccet-
to lieve sovrappeso (BMI = 26,5 kg/m2). 

La paziente porta in visione esami ema-
tici risultati nella norma eccetto valori di 

Perché descriviamo questo caso?
Per aumentare la familiarità dei medici 
con le tipologie di ipertensione che si pos-
sono presentare durante la gravidanza, 
i relativi criteri diagnostici e i possibili 
trattamenti

Caso clinico



14 Clinical  Management  Issues   2007; 1(1)
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Ipertensione e gravidanza

kaliemia ai limiti inferiori (3,6 mEq/l). Alla 
misurazione ambulatoriale si rilevano valori 
pressori compatibili con ipertensione arte-
riosa sisto-diastolica lieve (PA in clinostati-
smo = 150/90 mmHg, PA seduta = 145/85 
mmHg bilateralmente).

In tale occasione è stato consigliato di ese-
guire monitoraggio pressorio nelle 24 ore 
ed esami ematici e strumentali per valutare 
la presenza di danno d’organo. Il monitorag-
gio pressorio ha confermato la diagnosi di 
ipertensione sisto-diastolica lieve e gli esami 
richiesti (ecocardiogramma, esame del fondo 
oculare, microalbuminuria nelle 24 ore) non 
hanno evidenziato presenza di danno d’orga-
no. In considerazione della giovane età della 
paziente e del basso profilo di rischio cardio-
vascolare, le viene indicato di intraprendere 
una terapia non farmacologica durante i sei 
mesi successivi. Le è stata pertanto racco-
mandata una serie di cambiamenti riguar-
danti lo stile di vita, quali la totale astensione 
dal fumo, una dieta ipocalorica ipolipidica e 
la pratica di attività fisica regolare al fine di 
ridurre il peso corporeo. 

Dopo circa tre mesi, la paziente riferisce 
la comparsa di episodi ricorrenti di vertigi-
ne oggettiva, con durata media di 30 minuti, 
associati all’incremento dei valori pressori 
(PA = 180/100 mmHg). Su consiglio del 
medico curante, viene eseguito un esame 
audio-vestibolare che risulta nella norma. 
Il mese successivo, in seguito a un nuovo 
episodio di vertigine oggettiva associato a 
sensazione di cardiopalmo ritmico e al rilie-
vo di elevati valori pressori (PA = 160/100 
mmHg), la paziente si reca presso il Pronto 
Soccorso dove vengono eseguiti esami ema-
tici, risultati tutti nella norma eccetto rilievo 
di ipokaliemia (3,5 mEq/l), e si riscontra ta-
chicardia sinusale all’elettrocardiogramma. 
In tale occasione viene consigliato di intra-
prendere terapia ansiolitica che la paziente 
però non assume.

In seguito a tale episodio la paziente riferi-
sce graduale scomparsa della sintomatologia; 
da allora riferisce di non aver più eseguito 
nessuna misurazione domiciliare della pres-
sione arteriosa. 

L’anno successivo, la donna rimane in stato 
interessante e per il riscontro di valori pres-
sori superiori alla norma (145/90 mmHg) 
durante una visita ginecologica alla XII 
settimana di gestazione, le viene consigliata 
una visita di controllo presso il nostro am-
bulatorio. In questa occasione è eseguito un 
monitoraggio pressorio nelle 24 ore che 
mostra ipertensione arteriosa sisto-diastolica 

lieve (PA 24 ore = 140/85 mmHg, PA diurna 
= 145/90 mmHg, ritmo circadiano conser-
vato). In considerazione della presenza di 
ipertensione arteriosa preesistente alla gra-
vidanza, si ritiene opportuno intraprendere 
terapia farmacologica al fine di prevenire la 
comparsa di pre-eclampsia. Si inizia quindi 
una terapia con alfa-metildopa con discreto 
controllo dei valori pressori confermato da 
un monitoraggio pressorio eseguito dopo 
circa un mese di terapia (PA 24 ore = 130/80 
mmHg, PA diurna = 135/82 mmHg, ritmo 
circadiano conservato).

La paziente ha poi eseguito periodici 
controlli mediante monitoraggio pressorio 
nelle 24 ore e la gravidanza è stata portata a 
termine in assenza di complicanze. Dopo il 
parto si è verificata una riduzione dei valori 
pressori e, in considerazione dell’allattamen-
to, è stata sospesa la terapia farmacologica 
ed è stato eseguito uno stretto controllo dei 
valori pressori che si sono mantenuti nor-
mali-alti. 

Dopo circa un anno, agli esami ematici 
di controllo si riscontra la persistenza di 
ipokaliemia (K+ = 3,3 mEq/l) con urine ipe-
rosmolari (per esempio 1.030 mmol/l). La 
pressione arteriosa alla misurazione clinica 
era pari a 140/95 mmHg. 

In considerazione del profilo pressorio e 
del persistente riscontro di ipokaliemia è 
stata intrapresa terapia con canreonato di 
potassio 50 mg/die e richiesta TC addome 
superiore con mdc che ha messo in evidenza 
formazione nodulare di circa 1 cm di diame-
tro a livello del polo superiore del surrene di 
destra. In accordo con la paziente non è stato 
eseguito cateterismo delle vene surrenali. 

Attualmente la paziente è asintomatica 
sul piano cardiovascolare con misurazioni 
pressorie domiciliari in media di 130/80 
mmHg; ad un controllo ematico degli 
elettroliti sierici la kaliemia è risultata nella 
norma (K+ = 3,8 mEq/l). 

La paziente rimane in stretto follow-up 
e sarà sottoposta a nuova TC addome di 
controllo a 6 mesi per capire l’evolutività 
della lesione adenomatosa e l’eventuale in-
dicazione ad intervento di adenomectomia 
surrenalica.

Domande da porsi
Di quale forma di ipertensione in gra-
vidanza si tratta (cronica, transitoria, 
pre-eclampsia)? 
Quali sono le tecniche di laboratorio che 
possono essere utili nella diagnosi?

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Clinical  Management  Issues   2007; 1(1)

A. Ungar, E. Lotti, L. Lambertucci

Nel caso di ipertensione lieve o moderata, 
è corretto l ’utilizzo degli anti-ipertensivi 
in gravidanza? Ci sono tipologie di don-
ne, con malattie croniche come diabete o 
patologie renali, per le quali è consigliato 
il trattamento farmacologico? 
È meglio scegliere un trattamento farma-
cologico o non farmacologico?
Il trattamento farmacologico è sicuro per 
la madre e il feto? 
Tra gli anti-ipertensivi, quale bisogna 
scegliere?
Qual è il valore di pressione limite rag-
giunto il quale diventa necessario tratta-
re farmacologicamente l ’ipertensione in 
gravidanza?

Conclusione diagnostica: ipertensione 
arteriosa cronica da verosimile iperaldo-
steronismo da adenoma surrenalico misco-
nosciuto, in paziente giovane a rischio di 
pre-eclampsia.

DISCUSSIONE

La gestazione è caratterizzata da numerosi 
meccanismi di compensazione, che permet-
tono all’organismo femminile di creare un 
ambiente favorevole alla crescita del feto. 
Questi cambiamenti compensativi, che si 
verificano a carico dell’apparato cardiovasco-
lare, renale e ormonale, provocano una di-
minuzione iniziale della pressione arteriosa 
e tale fenomeno viene attribuito ad alcune 
variazioni fisiologiche chiave quali: 

una marcata vasodilatazione, a cui con-
segue una riduzione delle resistenze pe-
riferiche;
un aumento del volume extracellulare, 
con conseguente incremento della gittata 
sistolica;
l’attivazione del sistema renina-angio-
tensina-aldosterone;
l’incremento del flusso ematico renale, 
con aumento della capacità di filtrazione 
glomerulare.
La vasodilatazione è il risultato di diver-

si fattori quali lo shunt arterovenoso nella 
circolazione materna rappresentato dalla 
placenta, la produzione di prostaglandine e 
ossido nitrico da parte del sistema endote-
liale, oltre all’aumento dei livelli di progeste-
rone ed estrogeni. Alla vasodilatazione segue 
una riduzione del postcarico che, associata 
a un aumento della frequenza cardiaca e 
della gittata sistolica, provoca un incremen-

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to della gittata cardiaca del 30-40%. Nella 
gravidanza quest’ultima modificazione si 
verifica anche per l’espansione del volume 
extracellulare determinato dall’attivazione 
del sistema renina-angiotensina-aldostero-
ne. I cambiamenti fisiologici che innescano 
questa complessa cascata di eventi includono 
anche la secrezione di renina da parte delle 
cellule juxtaglomerulari del rene e la stimola-
zione estrogeno-dipendente della prorenina 
da parte di ovaie, utero e placenta. Queste 
sostanze a loro volta determinano una sti-
molazione a livello della ghiandola surre-
nalica con incremento della produzione di 
aldosterone. L’ormone steroideo promuove 
la ritenzione idrosalina da parte dei reni e 
ciò spiega l’incremento del volume ematico 
che si osserva nelle gestanti.

Ipertensione in gravidanza

L’ipertensione arteriosa in gravidanza 
è ancora oggi causa di mortalità materna 
(negli USA è responsabile di circa il 15% 
delle morti materne, ed è la seconda causa 
di mortalità materna in gravidanza dopo 
l’embolia), mortalità fetale intrauterina, mor-
bilità e mortalità neonatale [1]. Le gestanti 
ipertese sono maggiormente predisposte a 
sviluppare complicanze potenzialmente le-
tali quali il distacco intempestivo di placenta, 
la coagulazione intravascolare disseminata, 
l’emorragia cerebrale, l’insufficienza epatica e 
renale. Gli esiti sono condizionati dalla tem-
pestività dell’intervento medico, motivo per 
cui il riconoscimento precoce della malattia 
o meglio ancora l’identificazione delle donne 
a rischio è di grande importanza nella storia 
della malattia. Un corretto inquadramento 
clinico della paziente che presenta sinto-
matologia ipertensiva in gravidanza rimane 
un cardine fondamentale per una terapia 
razionale, in quanto gli elementi eziopato-
genetici cui sono rivolti i presidii terapeu-
tici differiscono notevolmente a seconda 
delle forme considerate. L’inquadramento 
classificativo dell’ipertensione in gravidan-
za è stato anche recentemente oggetto di 
revisione critica. Si parla di ipertensione in 
gravidanza quando:

la pressione sistolica è ≥ 140 mmHg e/o
la pressione diastolica (misurata al V 
tono di Korotkoff ) è ≥ 90 mmHg
Tali riscontri pressori devono essere “sta-

bili”, cioè confermati in almeno due misu-
razioni consecutive ripetute a distanza di 
almeno quattro ore l’una dall’altra. Sia la 
pressione diastolica che quella sistolica han-

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Ipertensione e gravidanza

no dimostrato avere una stretta associazione 
con l’outcome fetale ed entrambe risultano 
essere importanti. Al di sopra di questi va-
lori, in particolare di quelli diastolici, è stato 
dimostrato un brusco aumento della mor-
talità perinatale.

L’ipertensione nel corso della gravidanza 
può svilupparsi come risultato della gravi-
danza stessa o a seguito di un’ipertensione 
preesistente, sia essa essenziale o secondaria. 
L’ipertensione diagnosticata per la prima 
volta dopo la XX settimana di gestazione 
in donne precedentemente normotese può 
essere un riscontro isolato, ipertensione ge-
stazionale, o far parte di un disordine più 
complesso, la pre-eclampsia [2]. Si distin-
guono pertanto:

ipertensione gestazionale;
pre-eclampsia;
ipertensione cronica (essenziale o secon-
daria);
pre-eclampsia sovrapposta a ipertensio-
ne cronica.
L’ipertensione gestazionale è l’iperten-

sione riscontrata per la prima volta in gra-
vidanza dopo la XX settimana di gestazione 
in donne precedentemente normotese, senza 
alcun altro segno di coinvolgimento sistemi-
co e che si risolve entro 3 mesi dal parto.  

È attualmente riconosciuto che la pre-
eclampsia è un disordine nel quale sono 
coinvolti altri organi e sistemi inclusa l’unità 
feto-placentare. La pre-eclampsia si defini-
sce anzitutto per il riscontro di ipertensione 
arteriosa gestazionale, ma altre caratteristi-
che devono essere associate per poter fare 
diagnosi. La proteinuria “significativa” (≥ 
300 mg/24h) è l’elemento che più frequen-
temente si associa nella pre-eclampsia ma 
il quadro risulta essere caratterizzato dai 
seguenti criteri: 

ipertensione arteriosa comparsa dopo la 
XX settimana di gestazione e insorgenza 
dopo la XX settimana di uno o più dei 
segni elencati di seguito;
proteinuria: definita come ≥ 300 mg/24h 
o come rapporto proteine/creatinina ≥ 30 
mg/mmol in un campione di urine;
insufficienza renale: definita dal rapporto 
tra creatinina sierica e plasmatica ≥ 0,09 
mmol/l o dal riscontro di oliguria;
patologia epatica: caratterizzata dal rapido 
aumento delle transaminasi o dall’insor-
genza di severo dolore epigastrico;
problemi neurologici: convulsioni (eclam-
psia), iperreflessia con cloni, severa cefalea 

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con iperreflessia, persistenti disturbi visivi 
(scotomi);
alterazioni ematologiche: trombocitope-
nia, coagulazione intravascolare dissemi-
nata, emolisi;
difetto di crescita intrauterina del feto.
L’approccio terapeutico della pre-eclam-

psia dipende dalla gravità della forma; nel-
le forme lievi è possibile ritardare il parto, 
mentre nelle forme gravi è fondamentale il 
monitoraggio intensivo della madre e del 
feto per controllare l’insorgenza di dan-
no d’organo, eclampsia e sofferenza fetale. 
L’intervento terapeutico, per quanto non 
modifichi il meccanismo fisiopatologico 
sottostante, può rallentare la progressione 
della sindrome, permettendo così di ritar-
dare il parto e di garantire lo sviluppo del 
feto. Sebbene l’uso degli anti-ipertensivi sia 
controverso, in quanto potrebbe determinare 
un ulteriore diminuzione del flusso ematico 
placentare, la terapia è certamente indicata 
nei casi in cui si verifica un eccessivo incre-
mento dei valori pressori e i farmaci di scelta 
sono l’idralazina, un vasodilatatore diretto, e 
il labetalolo, alfa e beta-bloccante.

Si parla di ipertensione cronica (PA ≥ 
140/90 mmHg in almeno due misurazioni 
successive a distanza di tempo) quando il 
quadro clinico viene riscontrato nel periodo 
precedente la gravidanza o prima della XX 
settimana di gravidanza in assenza di pato-
logia del trofoblasto; oppure ipertensione 
diagnosticata per la prima volta dopo la XX 
settimana di gravidanza e che persiste oltre 
12 settimane dopo il parto.

La pressione arteriosa diminuisce durante 
il primo trimestre e la prima parte del se-
condo trimestre sia nelle donne normotese 
che in quelle ipertese, così una donna con 
ipertensione preesistente che viene valutata 
per la prima volta tra XVI e XX settimana 
spesso ha dei valori pressori nella norma. 
Durante il terzo trimestre invece la pres-
sione arteriosa ritorna ai valori precedenti 
rendendo difficile la diagnosi differenziale 
tra ipertensione cronica e ipertensione in-
dotta dalla gravidanza (Tabella I). 

Tale condizione interessa fino al 5% delle 
gravidanze, è più frequente nella razza nera 
e la sua prevalenza aumenta all’aumentare 
dell’ età materna (0,6%-2% tra 18 e 29 anni 
e 4,6%-22,6% tra 30 e 39 anni).

Lo scopo dell’inquadramento diagnostico 
è quello di identificare l’eziologia dell’iper-
tensione e valutare la prognosi ai fini della 
gravidanza (Figura 1).

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A. Ungar, E. Lotti, L. Lambertucci

Al contrario, la pre-eclampsia complicata 
dall’eclampsia è una delle maggiori respon-
sabili di morbilità e mortalità materna. 

Terapia

La gestione dell’ipertensione cronica in 
gravidanza prevede il ricorso sia a terapie 
farmacologiche che ad interventi non far-
macologici sebbene alcune modificazioni 
comportamentali, come la riduzione del peso 
corporeo e l’esercizio fisico regolare, siano 
da sconsigliare. È invece da raccomandare il 
monitoraggio domiciliare dei valori pressori. 
Per quanto riguarda l’approccio farmacologi-
co, è tuttora controverso in quanto una ridu-
zione eccessiva dei valori pressori, riducendo 
il flusso placentare, potrebbe determinare 
dei rischi per il feto [4]. Nel momento della 
scelta della terapia farmacologica quindi è 
importante valutare sia l’efficacia anti-iper-
tensiva che i suoi effetti sul feto.

La metildopa è farmaco di prima scelta 
per il controllo dell’ipertensione lieve-mo-
derata in gravidanza ed è l’anti-ipertensivo 
maggiormente prescritto per questa indi-

In pazienti con ipertensione cronica è 
necessaria una valutazione nel I trimestre 
di gravidanza in quelle condizioni consi-
derate ad alto rischio di sviluppare danno 
d’organo oppure aggravamento di patologie 
preesistenti; infatti donne con anamnesi po-
sitiva per ipertensione da molti anni hanno 
maggiori probabilità di avere cardiomegalia, 
cardiopatia ischemica, retinopatia e danno 
renale. 

In donne con ipertensione cronica, si 
diagnostica una pre-eclampsia sovrapposta 
quando uno o più dei segni sistemici di pre-
eclampsia compaiono dopo la XX settimana 
di gestazione. In tali donne, improvvisi incre-
menti della proteinuria e dei valori pressori 
devono richiedere un’attenta sorveglianza, 
ma la diagnosi non è sicura in assenza dello 
sviluppo di altri segni quali alterazione degli 
indici epatici, trombocitopenia o anomalie 
neurologiche. Le donne la cui gravidanza è 
complicata da ipertensione gestazionale iso-
lata hanno una prognosi migliore di quelle 
con pre-eclampsia; l’ipertensione gestazio-
nale, infatti, non è associata ad aumento della 
morbilità e mortalità materna e perinatale. 

Tabella I
Criteri di diagnosi 
differenziale nelle 
forme di ipertensione in 
gravidanza. Modificata 
da [3]

Caratteristiche Ipertensione transitoria Ipertensione cronica Pre-eclampsia

PA di base Più alta della media Più alta della media Varia

Grado di ipertensione Lieve Lieve/severa Lieve/severa

Tempo di comparsa Terzo trimestre < 20 settimane > 20 settimane

Rapidità rialzo PA Graduale Graduale Spesso repentino

Proteinuria > 0,3 g/24 ore Assente Assente Usualmente presente

Uricemia > 5,5 mg/dl Assente Rara Quasi sempre presente

Emoconcentrazione Assente Assente Presente se severa

Trombocitopenia Assente Assente Presente se severa

Disfunzione epatica Assente Assente Presente se severa

Edema Assente Può essere presente Generalmente presente

Analisi di laboratorio Normali Normali/anormali Anormali

Parità Nullipara o multipara Nullipara o multipara Generalmente nullipara

Anamnesi familiare 
per ipertensione 

Spesso positiva Spesso positiva Negativa

Rischio di ipertensione futura Alto Alto Normale

- Cause renali
- Vasculiti/malattie del collagene
- Patologie endocrine
- Coartazione aortica

IPERTENSIONE
SECONDARIA (10%)

IPERTENSIONE
CRONICA

IPERTENSIONE
ESSENZIALE (90%)

Figura 1
Inquadramento 
diagnostico [5]



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Ipertensione e gravidanza

continuare il trattamento, possibilmente 
diminuendolo o utilizzandolo in associa-
zione alla metildopa. In altre situazioni è 
consigliato fare uso attento dei diuretico in 
quanto in gravidanza il rischio di sviluppare 
iponatriemia, ipopotassiemia, ipovolemia e 
trombocitopenia è maggiore.

Per quanto riguarda i calcio-antagonisti, 
sugli effetti in gravidanza di questa classe 
non è stato eseguito un numero sufficien-
te di studi, e le poche sperimentazioni ef-
fettuate hanno preso in considerazione la 
nifedipina. Per quanto abbiano dimostrato 
di avere un profilo di efficacia e sicurezza 
accettabile, non sono ancora chiari gli ef-
fetti che tali molecole potrebbero avere sul 
feto per cui è raccomandabile cautela nella 
somministrazione.

Gli ACE-inibitori e gli antagonisti del 
sistema renina-angiotensina II sono as-
solutamente controindicati in gravidanza, 
non tanto per l’ effetto teratogeno, ma per 
la possibile insorgenza di insufficienza re-
nale neonatale. La maggior parte dei danni 
di questi farmaci si verifica se assunti negli 
ultimi mesi di gestazione; di conseguenza il 
rischio per il feto è trascurabile se il concepi-
mento avviene mentre la donna è in terapia, 
a patto di sospenderli appena la gravidanza 
viene accertata. 

I farmaci anti-ipertensivi consigliati in 
gravidanza, e le relative dosi, sono riassunti 
in Tabella II.

Un’altra problematica controversa riguar-
da la gestione dell’ipertensione durante il 
periodo dell’allattamento, in quanto man-
cano in letteratura studi sull’uso degli anti-
ipertensivi in questa fase, per cui la tendenza 
generale è quella di sconsigliare l’allattamen-
to al seno qualora non si possa fare a meno 
della terapia.

cazione in parecchi paesi, inclusi gli Stati 
Uniti e il Regno Unito. Tale ampio utilizzo 
dipende dall’ottimo e documentato profilo 
di sicurezza per la madre e il feto, conside-
rando anche i favorevoli dati di follow-up 
pediatrico a lungo termine (da 4 a 5 anni). 
In gravidanza, la metildopa non altera l’at-
tività cardiaca materna o il flusso sanguigno 
uterino e renale. Per le suddette ragioni, è 
generalmente considerato il farmaco di scelta 
per il controllo cronico della pressione san-
guigna in gravidanza [7,8]. 

In caso di mancata risposta o scarsa com-
pliance alla metildopa, i beta-bloccanti 
hanno dimostrato una discreta efficacia e 
un buon profilo di sicurezza. La maggio-
ranza degli studi su questa categoria di far-
maci, valutando il loro impiego nel terzo 
trimestre di gravidanza, ha riscontrato un 
discreto controllo pressorio in assenza di 
reazioni avverse.

Nonostante ciò, la somministrazione di 
atenololo fra la XII e la XXIV settimana di 
gestazione ha provocato alcuni effetti ne-
gativi sul feto, quali il ritardo di crescita e 
la riduzione del peso placentare. Per questo 
motivo l’uso dei beta-bloccanti deve essere 
considerato secondario rispetto all’uso della 
metildopa e deve essere riservato agli ultimi 
stadi della gravidanza. Unica eccezione è per 
il labetololo, un alfa e beta-bloccante, che ri-
sulta essere tra i principi attivi più utilizzati 
di questa classe come trattamento parente-
rale nell’ipertensione grave.

I diuretici come i tiazidici sono sconsi-
gliati in caso di pre-eclampsia ma sono in-
dicati nell’ipertensione cronica. Infatti se la 
gestante ha riscontrato un buon controllo 
dei valori pressori prima del concepimen-
to con questa classe di farmaci, è possibile 

Tabella II
Farmaci anti-
ipertensivi e dosi 
consigliate. Modificata 
da [6]

Farmaco Dose iniziale per os Dose massima

Ipertensione lieve-moderata

Metildopa 750 mg come dose d’attacco, poi 250-500 mg x 2/die 2000 mg/die in massimo 4 dosi

Labetalolo 100-200 mg x 2/die 1200 mg/die in massimo 4 dosi

Idralazina 10 mg x 4/die 200 mg/die in massimo 4 dosi

Nifedipina ad azione 
protratta

20-30 mg (monosomministrazione/die) 120 mg/die (monosomministrazione/die)

Ipertensione grave

Idralazina 5-10 mg iv/im ogni 30 minuti o infusione di 0,5-1 mg/h 10 mg iv/im ogni 30 minuti

Labetalolo 5-20 mg iv ogni 30 minuti o infusione di 1-2 mg/minuto 80 mg iv ogni 30 minuti

Nifedipina a breve durata 
d’azione

5-10 mg per os ogni 30 minuti 10 mg per os ogni 30 minuti



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A. Ungar, E. Lotti, L. Lambertucci

Punti chiave
Una pressione > 140/90 mmHg durante la gravidanza deve essere diagnosticata come 
ipertensione
Valori elevati di PA durante le prime 20 settimane di gestazione possono essere attribuiti 
a ipertensione essenziale. Per assicurare la salute della madre e del feto, si raccomanda il 
trattamento farmacologico se PA > 100 mmHg
Donne che ricevevano un trattamento anti-ipertensivo già prima della gravidanza do-
vrebbero continuarlo, a meno che il farmaco usato non possa essere dannoso per il feto: in 
questo caso è necessario modificare il trattamento
Misurazione della pressione: in gravidanza la postura della madre influenza significa-
tivamente la pressione arteriosa e i risultati potrebbero non essere corretti, come nel caso 
per esempio in cui la pressione viene misurata in clinostatismo. È necessario misurare la 
pressione con la paziente seduta e il braccio della donna mantenuto a livello del cuore per 
almeno 5 minuti [9]
Gli ACE-inibitori sono controindicati durante la gravidanza e sono associati a induzione 
di insufficienza renale nel feto e nel bambino 
La terapia anti-ipertensiva dovrebbe essere utilizzata per le donne in gravidanza con 
un’ipertensione grave 
Metildopa e labetalolo sono le terapie anti-ipertensive più appropriate per l ’ipertensione 
in gravidanza 
Il trattamento della donna con ipertensione cronica lieve non complicata non è consigliato 
perché non aumenta i risultati sul bambino 
L’atenololo può essere associato a restrizioni della crescita e non è pertanto raccomandato 
per l ’uso in gravidanza

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ALgOrITMO PEr LA gESTIONE DELL’IPErTENSIONE  
CrONICA IN grAvIDANzA



20 Clinical  Management  Issues   2007; 1(1)
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Ipertensione e gravidanza

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