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Clinical Management Issues

Francesco Cipollini 1

Appropriatezza  
dei test diagnostici

Editoriale

1 Centro Studi Fondazione 
FADOI

Corresponding author
Dott. Francesco Cipollini
francescocipollini@gmail.com

La razionalizzazione della spesa sani-
taria, intesa come riduzione dei costi pur 
mantenendo una qualità dell’assistenza di 
buon livello e in linea con le conoscenze 
mediche, è divenuta ormai prassi ineludibi-
le e applicata da tutti i Paesi sviluppati. In 
questi Paesi si osserva un costante aumento 
di domanda sanitaria sostenuto sicuramen-
te da un aumento significativo dell’età della 
popolazione e dalla conseguente aumentata 
incidenza di malattie croniche, spesso mul-
tiple e richiedenti una polifarmacoterapia 
oltre a test diagnostici ripetuti. Non solo. 
Parallelamente all’aumentata richiesta, si 
assiste alla costante introduzione nel pano-
rama sanitario di elementi che aumentano 
la spesa (quali device, nuovi farmaci, nuove 
tecnologie diagnostiche, ecc.). Non sempre, 
purtroppo, l’utilizzo delle nuove tecnologie 
diagnostiche proposte dalle industrie del 
settore offre miglioramenti degli outcome 
dei pazienti, e pertanto l’utilizzo di queste 
metodiche diagnostiche va effettuato in 
modo critico valutando se i potenziali be-
nefici giustificano i costi.

In campo sanitario il costo di un test dia-
gnostico non deve essere valutato in termini 
assoluti, bensì in termini relativi di costo-
efficacia: un test anche di costo elevato può 
risultare di buon valore se il beneficio è di 
gran lunga superiore ai potenziali rischi, così 
come un test apparentemente economico 
può risultare dannoso se il beneficio è di 
gran lunga inferiore ai rischi.

Proprio per razionalizzare e ottimizza-
re l’uso dei test diagnostici e di screening 
evitandone un sovrautilizzo o ancor peg-
gio un cattivo utilizzo, l’American College of 

Physicians ha attivato un gruppo di lavoro 
finalizzato a identificare i test diagnostici e 
di screening più sovrautilizzati (proprio in 
quanto di “basso” valore economico). I cri-
teri per definire inappropriato l’utilizzo di 
un test sono stati:
 y un test diagnostico non dovrebbe essere 
effettuato se si sa già a priori che l’esito non 
modificherà il trattamento (per esempio 
un esame Rx torace a 4 settimane dalla 
diagnosi di polmonite in un paziente che 
ha risposto in modo clinicamente favore-
vole alla terapia, in quanto la risoluzione 
radiologica del focolaio può richiedere 
anche 6-8 settimane);

 y quando la probabilità pre-test di malattia 
è bassa e la possibilità di un risultato falso 
positivo è più elevata di un risultato vero 
positivo: si pensi, ad esempio, a un test da 
sforzo al cicloergometro, un’indagine con 
una specificità non elevata e pertanto con 
quote non trascurabili di falsi positivi. Ha 
un diverso valore la positività in un sog-
getto di 45 anni asintomatico rispetto a un 
cinquantenne con dolore da sforzo che si 
risolve con il riposo: è molto probabile che 
nel primo caso si tratti di un falso positivo;

 y il costo reale di un test non comprende 
soltanto la spesa per il test stesso, ma an-
che quella per eventuali ulteriori esami che 
possono essere richiesti successivamente. 
Sempre per rimanere sul test da sforzo, 
una falsa positività indurrà comunque 
all’esecuzione di test più specifici (e one-
rosi), come ad esempio una coronarografia 
con i relativi costi e rischi connessi senza 
comprovati benefici. È questo l’esempio di 
un test apparentemente economico (test 



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Clinical  Management  Issues   2012; 6(1)

Editoriale

al cicloergometro), ma che in alcune cir-
costanze può risultare dispendioso per i 
costi indotti dagli esami complementari e 
dal follow-up, oltre a quelli derivanti dalla 
somministrazione di farmaci.
Basandosi su questi criteri,è stata proposta 

una lista di ben 37 test “inappropriati”, cioè 
non in accordo con le principali linee gui-
da validate dalla letteratura internazionale, 
ma che tuttavia sono molto spesso utilizzati 
nella pratica clinica quotidiana. Di seguito 
sono riportati alcuni di questi test:
 y controlli routinari ripetuti di un ecocar-
diogramma in pazienti asintomatici con 
lieve insufficienza mitralica e normale di-
mensione e funzione ventricolare sinistra;

 y test di imaging cerebrale (TC e/o RMN) 
in pazienti con sincope e regolare esame 
obiettivo neurologico;

 y test sierologici per la malattia di Lyme in 
assenza di segni/sintomi specifici;

 y determinazione degli anticorpi antinu-
cleo in soggetti con sintomi non specifici 
(mialgie, astenia, fibromialgia);

 y controllo annuale dell’assetto lipidico in 
pazienti non in terapia ipo-colesterole-
mizzante, in assenza di possibili cause di 
modificazione del profilo lipidico;

 y Brain Natriuretic Peptide nella valutazio-
ne iniziale di pazienti con chiari segni/
sintomi e referti di altri esami indicativi 
di scompenso cardiaco;

 y valutazione del D-Dimero invece di test 
specifici di imaging (ecografia, TC, RMN, 
scintigrafia) in soggetti con rischio trom-
boembolico intermedio-alto;

 y screening per BPCO con spirometria in 
soggetti senza sintomi respiratori.
Va dato merito a questa Consensus pro-

mossa dall’American College of Physicians di 
richiamare i medici, almeno nelle condi-
zioni cliniche più frequenti, a perseguire da 
un lato l’obiettivo di migliorare (o comun-
que non peggiorare) la qualità delle cure, e 
dall’altro di ridurre i costi eliminando quei 
test diagnostici che non sono necessari e che 
addirittura in alcune circostanze possono 
risultare dannosi.

Sicuramente questa “lista” susciterà con-
sensi e/o disapprovazioni tra i vari attori del 
pianeta sanità (medici, pazienti, provider); 
l’auspicio dei promotori dello studio è che 
da questa discussione scaturisca la consape-
volezza di valutare sempre nella pratica cli-
nica quotidiana il rapporto costo/beneficio 
nell’impiego delle tecnologie biomediche.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
 y Qaseem A, Alguire P, Dallas P, Feinberg LE, Fitzgerald FT, Horwitch C, et al; the American 

College of Physicians and Temple University School of Medicine, Philadelphia, Pennsylvania; 
Virginia Tech Carilion School of Medicine and Research Institute, Roanoke, Virginia; University 
of Colorado Health Sciences Center, Aurora, Colorado; University of California, Davis, Health 
System, Sacramento, California; Virginia Mason Medical Center, University of Washington, 
Seattle, Washington; Oregon Health & Science University, Portland, Oregon; University of Iowa 
Carver College of Medicine, Iowa City, Iowa; and Tulane University Health Sciences Center, 
New Orleans, Louisiana. Appropriate use of screening and diagnostic test to foster high-value, 
cost-conscious care. Ann Intern Med 2012; 156: 147-9


	Appropriatezza 
dei test diagnostici
	Francesco Cipollini 1

	Ipertensione arteriosa e dislipidemia in un paziente
HIV-positivo in terapia antiretrovirale
	Alessandro Maloberti 1, Paolo Villa 1, Dario Dozio 1, Francesca Citterio 1, 
Giorgia Grosso 1, Mauro Betelli 1, Francesca Cesana 1,2, Cristina Giannattasio 2

	Uno strano caso di perdita di coscienza: quando un cervello epilettico fa rallentare il cuore
	Giovanni Assenza 1, Federica Assenza 1, Giovanni Pellegrino 1, Mario Tombini 1

	Effusione endotimpanica persistente verosimilmente sostenuta da biofilm in un paziente pediatrico affetto da immunodeficienza comune variabile
	Sara Torretta 1, Lorenzo Pignataro 1

	Aspetti psicologici nella gestione dei pazienti affetti da ipertensione arteriosa essenziale
	Maria Luisa Genesia 1, Franco Rabbia 1, Elisa Testa 1, Silvia Totaro 1, 
Elena Berra 1, Michele Covella 1, Chiara Fulcheri 1, Giulia Bruno 1, Franco Veglio 1

	Ringraziamento dei referee 
(marzo 2011 – marzo 2012)

