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Clinical Management Issues

li materni passivamente acquisiti durante 
la gravidanza), negli adolescenti (risultato 
dell’aumentato rischio di trasmissione, par-
ticolarmente in condizioni di sovraffolla-
mento) e negli anziani.

In tutti i Paesi l’incidenza di malattia me-
ningococcica è più elevata in inverno nei 
soggetti di età inferiore a un anno. Appros-
simativamente il 10% degli adulti sani risulta 
portatore di N. meningitidis nel nasofaringe, 
rappresentando un continuo reservoir per la 
trasmissione del batterio, specialmente in 
condizioni di sovraffollamento [7].

Tra i 13 differenti sierogruppi di N. me-
ningitidis identificati in base alla composi-
zione biochimica del polisaccaride capsulare, 
i sierogruppi A, B, C, W-135 e Y sono cli-
nicamente rilevanti e responsabili del 90% 
dei casi di meningite e setticemia.

In Europa, l’incidenza di IMD si attesta 
tra 0,2 e 14 casi/100.000 e, specialmente nei 
Paesi che hanno introdotto il vaccino coniu-
gato contro il meningococco C, il principale 
agente eziologico risulta attualmente il sie-
rogruppo B [1].

INTRODUZIONE

La malattia meningococcica invasiva 
(IMD) continua a essere un importante pro-
blema di salute nel mondo, essendo associata 
a elevata mortalità e morbilità.

Neisseria meningitidis è un diplococco 
Gram negativo, aerobio, patogeno umano 
obbligato. È il principale agente eziologico 
di meningite e sepsi nei Paesi industrializ-
zati, in cui la malattia meningococcica in-
vasiva risulta per lo più endemica, con tassi 
di incidenza di 0,2-5/100.000 abitanti [1,2].

Sebbene relativamente rara, i tassi di mor-
talità di IMD si attestano intorno al 10%, e 
sono più elevati in età adolescenziale [3,4]; 
le sequele permanenti (complicanze neu-
rologiche, sordità, paralisi, convulsioni e 
ritardo mentale) si verificano nel 10-20% 
dei casi [5,6].

Colpisce individui di ogni età, ma l’inci-
denza è più elevata in bambini di età infe-
riore a 5 anni, in particolar modo nel primo 
anno di vita (tra 3 e 6 mesi di età, in seguito 
alla graduale riduzione dei titoli anticorpa-

Corresponding author
Prof. Gianni Bona
Corso Mazzini 18
28100 Novara
Tel.: 0321/3733350
gianni.bona@maggioreosp.
novara.it

Gestione clinica

Abstract
Neisseria meningitidis is a leading cause of bacterial sepsis and meningitis worldwide. 
Although polysaccharide and glycoconjugate vaccines have been developed for serogroups A, 
C, Y and W-135, currently there are no broadly effective vaccines available for the prevention 
of meningococcal B disease. A general overview of the burden of the disease and the strains 
prevalence in the world with the focus in particular on the Italian situation is provided in this 
article, together with the vaccinations developed and under evaluation.

Keywords: Meningococcal disease; Neisseria meningitidis; Meningococcal vaccines; 
Meningococcal conjugate vaccines
Meningococcal vaccine evolution
CMI 2012; 6(2): 59-66

1 Clinica Pediatrica, 
Dipartimento di Scienze 
Mediche, Università 
degli Studi del Piemonte 
Orientale “A. Avogadro”, 
Novara

Gianni Bona 1, Carla Guidi 1

Evoluzione della vaccinazione 
antimeningococco



60
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Clinical  Management  Issues   2012; 6(2)

Evoluzione della vaccinazione antimeningococco

Il sierogruppo B è la causa più importante 
di meningite endemica nei Paesi industrializ-
zati, rappresentando il 23% dei casi in Nord 
America e fino all’80% in alcuni Paesi euro-
pei; il sierogruppo C causa la maggior parte 
dei restanti casi in Europa. Il sierogruppo 
B causa anche epidemie gravi e persistenti, 
come quelle verificatesi nei Paesi dell’Ameri-
ca Latina (Cuba, Colombia, Brasile e Cile) o 
in Norvegia. Il sierogruppo B predomina an-
che in Australia (in seguito alla vaccinazione 
contro il sierogruppo C) e in Nuova Zelanda.

Sebbene i sierogruppi B e C siano i princi-
pali responsabili di malattia meningococcica 
nei Paesi industrializzati, negli Stati Uniti, 
dove l’incidenza è di 0,3-4 casi/100.000, si 
è assistito, a partire dai primi anni ’90, a un 
aumento dei casi sostenuti dal sierogruppo 
Y, che attualmente risulta il sierogruppo 
più frequente, rappresentando circa il 35% 
dei casi (23% sierogruppo B, 31% C e 11% 
W-135) [1].

L’incidenza di IMD nei Paesi in via di 
sviluppo risulta più elevata di quella dei 
Paesi industrializzati, con tassi di inciden-
za di 10-25 casi/100.000 abitanti; tassi 
più elevati si osservano nella “cintura del-
la meningite” dell’Af rica sub-sahariana 
(dal Senegal all’Etiopia), dove la malattia 
meningococcica si verifica in cicli annua-
li stagionali (durante la stagione secca) e 
periodicamente in epidemie. Durante le 
epidemie, il tasso di incidenza di IMD rag-
giunge 1.000 casi/100.000 abitanti. Il sie-

rogruppo A rappresenta la causa principale 
di malattia meningococcica endemica ed 
epidemica in Africa.

Recentemente si è assistito all’emergenza 
del sierogruppo W-135, che si è reso re-
sponsabile di un’epidemia in Arabia Saudita 
nel 2000-2001 durante un pellegrinaggio 
a La Mecca, con successiva diffusione ad 
altri Paesi (Europa, Asia e Nord America) 
durante il ritorno dei pellegrini ai Paesi di 
origine [8].

Il sierogruppo X determina principalmen-
te malattia invasiva nell’Africa sub-sahariana, 
raramente in altre parti del mondo [7].

EPIDEMIOLOGIA DELL’INFEZIONE 
MENINGOCOCCICA IN ITALIA

Per quanto riguarda la distribuzione dei 
sierogruppi di N. meningitidis, in base ai dati 
raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità dal 
1994 al 2010, in Italia, dove l’incidenza di 
malattia meningococcica è pari a 0,37/100.000 
abitanti, i principali sierogruppi sono B e C 
(Figura 1).

Attualmente il ceppo B è responsabile di 
circa il 60% delle meningiti meningococ-
ciche [9].

In Italia, dopo l’introduzione del vaccino 
anti-meningococco C coniugato (2005) e 
il suo utilizzo via via più diffuso, i casi di 
meningite da sierogruppo C si sono ridotti 
drasticamente.

Figura 1. Casi di 
malattia meningococcica 
in Italia nel periodo 
2001-2010. Modificata 
da [9]



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Clinical  Management  Issues   2012; 6(2)

G. Bona, C. Guidi

I vaccini di tipo polisaccaridico sono pro-
dotti utilizzando, come antigeni, polisaccari-
di capsulari purificati da specifici sierogrup-
pi di N. meningitidis capaci di stimolare la 
produzione di anticorpi sierici che svolgono 
un ruolo importante nella batteriolisi com-
plemento-mediata e nella fagocitosi [12].

I primi vaccini polisaccaridici utilizzati con 
successo contro la malattia meningococcica 
furono sviluppati per i sierogruppi A e C circa 
30 anni fa negli Stati Uniti e, in seguito, am-
piamente sperimentati in Europa, America 
Latina e Africa. Il vaccino si è dimostrato 
sicuro ed efficace nel prevenire le epidemie da 
sierogruppo C nei militari degli Stati Uniti e 
nelle campagne di massa per il controllo delle 
epidemie da sierogruppo A in Africa [13].

In aggiunta a tale vaccino successivamente 
è stato sviluppato un vaccino tetravalente che 
comprende anche gli antigeni da sierogruppi 
W-135 e Y [14].

Questi vaccini sono sicuri ed efficaci ma 
hanno una serie di limitazioni significative 
legate alla ridotta o assente immunogenicità 
nei bambini, alla mancata induzione di me-
moria immunologica, all’attività di durata 
limitata e alla iporesponsività a dosi ripetute.

I vaccini polisaccaridici sono scarsamente 
immunogenici nei bambini e soprattutto nei 
lattanti [15], fascia di età nella quale l’inci-
denza di malattia meningococcica è notoria-
mente più elevata. Inoltre, anche se capaci 
di generare una risposta immunitaria di tipo 
anticorpale, tale risposta è T-indipendente, 
ovvero non induce una memoria immunolo-
gica [13]. L’iporesponsività con l’esposizione 
ripetuta si osserva soprattutto nei bambini 
di età < 2 anni.

Dal 2007, nel nostro Paese, la tipizzazione 
permette di verificare anche la presenza dei 
sierogruppi “non B-non C”, i quali, analoga-
mente ad altri Paesi europei, mostrano una 
tendenza all’aumento.

Nel 2009, di tutti i casi tipizzati (159), il 
58% era causato dal sierogruppo B, il 29% 
dal sierogruppo C e il 13% da altri siero-
gruppi (A, W e Y ).

Nel 2011 il numero di casi da meningite 
C è risultato inferiore rispetto a tutte le al-
tre categorie (B, “altro” e non tipizzati), con 
molta probabilità grazie al successo dell’im-
plementazione delle campagne di immuniz-
zazione contro il sierogruppo C. Nel 2011 
i casi sostenuti dai sierogruppi A, W e Y 
(“altro”) hanno per la prima volta superato 
i casi da sierogruppo C (dati parziali SIMI 
aggiornati al 24/02/2012 [9]): la stragran-
de maggioranza di questi erano sierogrup-
pi W-135 e Y. La Figura 2 mostra i casi di 
malattia meningococcica per età in Italia.

In effetti, come riportato anche dal Centro 
europeo di prevenzione delle malattie 
(ECDC), l’incidenza di malattia meningo-
coccica varia a seconda dell’età [10]. A livel-
lo europeo, i bambini al di sotto dell’anno di 
vita rappresentano la popolazione a più alto 
rischio di malattia meningococcica, con 
un’incidenza pari a 16,98/100.000, seguita 
dai bambini di 1-4 anni (7,07/100.000). Il 
secondo picco si verifica negli adolescenti e 
giovani adulti, in particolare tra 15 e 19 anni 
(2,29/100.000).

VACCINI ANTIMENINGOCOCCO

Attualmente sono in commercio vaccini 
coniugati monovalenti per il meningococco 
A e C e il vaccino tetravalente coniugato A, 
C, Y e W-135. Questi vaccini hanno deter-
minato una riduzione dell’incidenza di ma-
lattia invasiva meningococcica nei Paesi in 
cui il vaccino anti-meningococco C è stato 
introdotto nei programmi di vaccinazione 
universale.

Nonostante i significativi progressi ot-
tenuti nello sviluppo di vaccini contro N. 
meningitidis, non è ancora in commercio un 
vaccino che copra i sierotipi A, C, W-135 e 
Y in tutti i gruppi di età (lattanti e bambini 
< 2 anni di età), e non vi è nessun vaccino 
efficace contro una vasta gamma di ceppi 
appartenenti al sierogruppo B [11].

Allo stato attuale sono disponibili due 
tipologie di vaccini per i sierogruppi A, C, 
W-135 e Y, rappresentate dai vaccini di tipo 
polisaccaridico e di tipo coniugato.

Figura 2. Casi di 
malattia meningococcica 
(numero assoluto) in 
Italia suddivisi per età 
(dati SIMI aggiornati 
al 24/02/2012 [9])



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Clinical  Management  Issues   2012; 6(2)

Evoluzione della vaccinazione antimeningococco

Diversi studi hanno dimostrato che i vac-
cini polisaccaridici hanno un impatto limi-
tato o assente sulla trasmissione dell’agente 
patogeno a livello del cavo nasofaringeo, di 
conseguenza non sembrano contribuire allo 
sviluppo di una immunità di gregge (herd 
immunity) [16].

Per ovviare a tali limiti, recentemen-
te sono stati sviluppati vaccini costituiti 
da unità polisaccaridiche coniugate a una 
proteina carrier (tossoide tetanico, tossoide 
difterico, materiale cross-reattivo difterico 
(CRM197)) [17].

Il primo vaccino meningococcico coniu-
gato, sviluppato nel 1980, conteneva oligo-
saccaridi capsulari meningococcici A e C 
coniugati a CRM197 [18].

La maggior parte dei vaccini meningococ-
cici coniugati autorizzati utilizza solo alcuni 
tipi di vettori proteici, principalmente tos-
soide tetanico (TT) e antigeni difterici (DT 
e CRM197). La coniugazione di polisacca-
ridi a tali proteine è responsabile del cam-
biamento della risposta antipolisaccaridica 
verso un pattern di risposta T-dipendente. 
Infatti, in fase di riconoscimento del poli-
saccaride, i linfociti B processano la proteina 
carrier e presentano i peptidi ottenuti alle 
cellule T CD4+.

La presentazione del complesso antige-
nico induce, a differenza dei vaccini poli-
saccaridici, la produzione di elevati livelli 
anticorpali, un’elevata avidità anticorpale e 
aumenta l’attività battericida sierica. Inol-
tre è responsabile della formazione di po-
polazioni stabili di linfociti B tipo memory, 
fornendo una risposta anamnestica (effetto 
booster), in caso di ri-esposizione [17,18].

I vaccini coniugati limitano la trasmis-
sione dell’agente patogeno a livello del cavo 
nasofaringeo: di conseguenza potrebbero 
contribuire allo sviluppo di una immunità 
di gregge. Infine, la somministrazione di 
dosi ripetute non induce iporesponsività 
immunitaria [16].

Nel 1999 il vaccino coniugato contro 
il sierogruppo C fu introdotto nel Regno 
Unito in una campagna vaccinale nazionale 
che includeva le vaccinazioni di routine e 
una campagna di catch-up per i soggetti di 
età 1-17 anni. L’efficacia del vaccino nel pri-
mo anno dopo la vaccinazione si dimostrò 
compresa tra l’88% e il 98% nei vari gruppi 
di età [19]. Inoltre l’incidenza di malattia 
meningococcica da sierogruppo C si ridus-
se del 67% in soggetti non vaccinati (1-17 
anni) e del 35% in soggetti di età > 25 anni, 
con riduzione del 66% dei soggetti porta-

tori di meningococco C nel nasofaringe, 
dimostrando effetti benefici addizionali del 
vaccino, quali lo sviluppo dell’immunità di 
gregge e la riduzione dei portatori sani e/o 
della colonizzazione nasofaringea da parte 
del meningococco C [20,21].

Il primo vaccino meningococcico tetrava-
lente (A, C, W-135 e Y ) costituito da po-
lisaccaridi coniugati a una proteina carrier 
(tossoide difterico) è stato autorizzato ne-
gli Stati Uniti nel 2005 in soggetti di 11-55 
anni e in Canada (soggetti 2-55 anni) [22].

Più recentemente, un vaccino tetravalente 
coniugato con un mutante non tossico della 
proteina difterica (MenACWY-CRM197 
(Menveo®)) è stato autorizzato in Europa, 
negli USA, nel Medio Oriente e in America 
Latina. In Europa tale vaccino è stato auto-
rizzato nel 2010 per soggetti adolescenti (età 
> 11 anni) e adulti a rischio. Recentemente 
in America la Food and Drug Administration 
ha autorizzato l’impiego di tale vaccino con 
schedula a due dosi in soggetti di età com-
presa tra 9 e 23 mesi, fascia di età nella quale 
si verificano elevati tassi di malattia menin-
gococcica [23].

Numerosi studi sono stati condotti o sono 
in corso per verificare la sicurezza e l’im-
munogenicità di MenACWY-CRM197 in 
diverse fasce di età.

In particolare, uno studio multicentri-
co randomizzato [24] è stato condotto nel 
Regno Unito e in Canada su lattanti per 
valutare la tollerabilità e l’immunogenicità 
del vaccino meningococcico sperimentale 
MenACWY-CRM197 somministrato con 
diverse schedule (2, 3 e 4 mesi; 2, 4 e 6 mesi; 
2 e 4 mesi) in concomitanza con le immuniz-
zazioni di routine. Un gruppo addizionale di 
soggetti riceveva il vaccino coniugato anti-
meningococco C (MenC) a 2 e 4 mesi come 
controllo. In più, nel corso dello studio, a 12 
mesi di età alcuni soggetti ricevevano una 
dose di richiamo del vaccino sperimentale, 
altri una dose ridotta di vaccino tetravalen-
te polisaccaridico (MenPS; Menomune® 
– utilizzato per valutare l’induzione della 
memoria immunologica), ad altri ancora non 
veniva somministrato nessun vaccino. Più 
del 92% dei soggetti che avevano ricevuto 
MenACWY-CRM197 a 2, 3 e 4 mesi mo-
strava un titolo di attività battericida sierica 
≥ 1:4 per tutti e quattro i sierogruppi. Con la 
schedula 2, 4 e 6 mesi, si ottenevano risultati 
simili per i sierogruppi C, W-135 e Y, men-
tre la proporzione di soggetti con titolo di 
attività battericida ≥ 1:4 per il sierogruppo 
A era leggermente inferiore (81%).



63
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Clinical  Management  Issues   2012; 6(2)

G. Bona, C. Guidi

Dopo immunizzazione a 2 e 4 mesi, alme-
no l’84% dei soggetti aveva raggiunto titoli 
anticorpali protettivi per i sierogruppi C, 
W-135 e Y, e il 60-66% per il sierogruppo A. 
Per tutte le schedule si verificava un decre-
mento del titolo medio geometrico dell’at-
tività battericida sierica dal 12° mese; ma in 
seguito a una dose di richiamo a 12 mesi, si 
raggiungevano livelli anticorpali protettivi 
in almeno il 95% di lattanti contro 3 dei 4 
sierogruppi e nell’84% contro il sierogruppo 
A, mostrando, pertanto, la presenza di me-
moria immunologica.

Nei lattanti le reazioni locali in sede di 
iniezione erano risultate sovrapponibili tra 
i soggetti che avevano ricevuto il ciclo pri-
mario di MenACWY-CRM197 o MenC 
(dolore post-immunizzazione di grado 3 nel 
2% e nel 4% rispettivamente). Una tempe-
ratura ≥ 38°C era stata osservata nel 2% dei 
soggetti che avevano ricevuto MenACWY-
CRM197 e nel 4% di quelli che avevano 
ricevuto MenC.

In un recente studio effettuato su adole-
scenti, la somministrazione del vaccino te-
travalente MenACWY-CRM197, da solo o 
in concomitanza con il vaccino anti-difte-
rite-tetano-pertosse acellulare, ha dimostra-
to una buona risposta immunologica verso 
tutti i sierotipi contenuti nel vaccino, senza 
interferenze con la risposta immunitaria 
verso il vaccino dTpa. Il vaccino è risultato 
ben tollerato e immunogeno in adolescenti 
e giovani adulti, fornendo una protezione 
nei confronti dei quattro sierogruppi di N. 
meningitidis contenuti [25].

In uno studio di fase II, condotto negli 
Stati Uniti, 616 bambini sani (di età compre-
sa tra 2 e 10 anni) sono stati randomizzati 1:1 
a ricevere una dose del vaccino sperimentale 
MenACWY-CRM197 o Menomune®, un 
vaccino meningococcico polisaccaridico te-
travalente. L’immunogenicità dei due vaccini 
è stata valutata tramite l’attività sierica bat-
tericida mediata dal complemento (hSBA) 
1 e 12 mesi dopo la vaccinazione. A un mese 
dalla vaccinazione un numero significativa-
mente superiore di soggetti appartenenti al 
gruppo MenACWY-CRM197 raggiungeva 
un titolo hSBA ≥ 1:4. Dodici mesi dopo la 
vaccinazione, un numero significativo di sog-
getti nel gruppo di MenACWY-CRM197 
rispetto al gruppo Menomune® mostrava un 
titolo hSBA ≥ 1:4 per i sierogruppi A (28% 
vs 19%), C (68% vs 53%), W (93% vs 49%) 
e Y (86% vs 38%). Questi dati dimostrano 
che MenACWY induce una immunogeni-
cità statisticamente superiore al vaccino po-

lisaccaridico nei bambini di età compresa tra 
2 e 10 anni. Inoltre MenACWY-CRM197 
ha determinato risposte immunitarie robu-
ste e persistenti per almeno un anno dopo 
la vaccinazione [26].

Uno studio condotto su adolescenti (11-
18 anni) ha comparato la sicurezza e l’im-
munogenicità di MenACWY-CRM197 
rispetto a MenACWY-D (Menactra®).

Sono state valutate le reazioni locali e si-
stemiche fino a 7 giorni dopo la vaccinazione 
e tutti gli eventi avversi significativi.

L’immunogenicità è stata valutata un mese 
dopo la vaccinazione, utilizzando l’attività 
sierica battericida mediata dal complemen-
to (hSBA). La superiorità statistica è stata 
valutata sulle differenze tra i gruppi nella 
proporzione di soggetti con un titolo hSBA 
≥ 1:8 e del titolo medio geometrico (GMT). 
Un mese dopo la vaccinazione una percen-
tuale maggiore di soggetti vaccinati con 
MenACWY-CRM raggiungeva un titolo 
hSBA ≥ 1:8 per i sierogruppi A, W-135, e Y, 
mentre era sovrapponibile per C, rispetto ai 
soggetti vaccinati con Menactra®. Per tutti i 
sierogruppi, un mese dopo la vaccinazione i 
valori di GMTs erano più elevati dopo vac-
cinazione con Men ACWY-CRM. Entram-
bi i vaccini sono risultati ben tollerati per le 
reazioni sistemiche. Nessun evento avverso 
grave è stato valutato come correlato al vac-
cino nel corso dello studio [27].

Maggiori difficoltà sono state incontrate 
nello sviluppo del vaccino contro il menin-
gococco B, del quale si sta completando la 
fase di sperimentazione e si è in attesa della 
registrazione europea. Il polisaccaride del 
sierogruppo B risulta scarsamente immu-
nogeno e, rispetto ai polisaccaridi degli altri 
sierogruppi, presenta analogie strutturali con 
glicoproteine dell’organismo umano (aci-
do sialico dei tessuti fetali). A causa della 
suddetta cross-reattività, la presenza di tale 
polisaccaride nel vaccino potrebbe causare 
tolleranza immunologica oppure una rea-
zione autoimmune.

La ricerca si è quindi focalizzata su ap-
procci alternativi, basati sull’uso di antigeni 
proteici. L’utilizzo di proteine della membra-
na esterna (OMV ) è risultato efficace per il 
controllo di epidemie causate da ceppi omo-
loghi a quello del vaccino (come l’epidemia 
clonale in Nuova Zelanda del 2000), ma, a 
causa della variabilità antigenica, l’attività 
battericida indotta dal vaccino è ceppo-spe-
cifica (diretta solo contro il ceppo omologo, 
da cui l’antigene stesso deriva). L’utilizzo 
dei vaccini OMV è pertanto efficace per il 



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Clinical  Management  Issues   2012; 6(2)

Evoluzione della vaccinazione antimeningococco

controllo di epidemie causate da un ceppo 
predominante [28,29].

Un nuovo approccio, definito Reverse Vac-
cinology [30], partendo dal sequenziamento 
del genoma del meningococco B, ha per-
messo di identificare e includere nel vaccino 
quattro nuove proteine comuni alla maggior 
parte dei ceppi di meningococco B. Il vac-
cino contiene quindi quattro componenti 
coinvolte nella sopravvivenza del batterio:
 y fHbp (factor H binding protein): legando il 
fattore H, protegge il batterio dall’azione 
del complemento;

 y NHBA (Neisserial Heparin Binding An-
tigen): legando l’eparina alla superficie 
cellulare, protegge dall’azione del com-
plemento;

 y NadA (Neisserial Adhesin A), importante 
per l’adesione alle cellule e la successiva 
invasione del meningococco;

 y OMV che contengono antigeni multipli 
tra cui PorA, proteina canale della mem-
brana esterna.
Il 23 dicembre 2010 la documentazione 

relativa all’autorizzazione all’immissione 
in commercio del vaccino anti-meningo-
coccico B è stata sottoposta alla valutazio-
ne dell’EMA (European Medicines Agency).

In un recente studio di Gossger e colla-
boratori [31] sono stati arruolati in Europa 
(UK, Italia, Germania, Repubblica Ceca, 
Belgio, Spagna) 1885 lattanti di 2 mesi di 
età per valutare l’immunogenicità e la tolle-
rabilità del vaccino multicomponente con-
tro MenB (4CMenB) somministrato con o 
senza le vaccinazioni di routine (esavalente 
+ pneumococco eptavalente) con diverse 
schedule: concomitante (4CMenB + routine 
a 2, 4 e 6 mesi), accelerata (4CMenB + rou-
tine a 2, 3 e 4 mesi) o intercalata (4CMenB 
a 2, 4 e 6 mesi + routine a 3, 5 e 7 mesi). Il 
gruppo di controllo riceveva le vaccinazioni 
di routine a 2, 3 e 4 mesi.

Sono stati scelti tre ceppi di meningococco 
B (ceppi 44/76-SL, 5/99 e NZ98/254) per 
valutare il contributo individuale di tre com-
ponenti del vaccino (fHbp, NadA, OMV ). 
Per il quarto componente, NHBA, è stato 
valutato il titolo anticorpale ELISA.

In seguito a tre dosi di 4CMenB, il 99% 
dei soggetti raggiungeva un titolo protettivo 
verso i ceppi 44/76-SL e 5/99; il 79-86% dei 
soggetti mostrava titolo protettivo verso il 
ceppo NZ98/254. Inoltre le risposte ai vaccini 
di routine somministrate con 4CMenB sono 
risultate non inferiori ai vaccini di routine da 
soli per tutti gli antigeni tranne che per la per-
tactina e per il sierotipo pneumococcico 6B.

Per quanto riguarda le reazioni locali, 
meno dell’1% dei soggetti vaccinati ha mo-
strato eritema, gonfiore o indurimento in 
sede vaccinale di grado severo; tuttavia il 
12-16% ha presentato dolore di grado se-
vero dopo somministrazione di 4CMenB 
(schedula concomitante o accelerata) verso 
l’1-3% dei soggetti che avevano ricevuto le 
vaccinazioni di routine. La febbre (≥ 38°C) è 
stata descritta nell’80% dopo schedula con-
comitante, nel 76% dopo schedula accelerata, 
nel 71% dopo schedula intercalata rispetto 
al 51% nel gruppo di controllo. Il vaccino 
4CMenB è risultato meno reattogenico se 
somministrato separatamente ai vaccini di 
routine. Non è stato dimostrato un aumen-
tato rischio di convulsioni febbrili.

Nel primo anno di vita il vaccino coniugato 
contro il MenB si è dimostrato immunogeni-
co e ben tollerato e ha mostrato una minima 
interferenza con le vaccinazioni di routine.

In uno studio randomizzato effettuato su 
1.631 adolescenti cileni per valutare l’immu-
nogenicità e la tollerabilità di 4CMenB, la 
somministrazione di due dosi di vaccino (a 
distanza di 6 mesi) determinava titoli pro-
tettivi nel 99-100% dei soggetti [32]. I tassi 
di reazioni locali e sistemiche erano simili 
tra dosi successive di 4CMenB, più elevati 
rispetto al gruppo placebo. Le reazioni più 
frequenti risultavano il dolore in sede di 
iniezione (nell’86% dopo 4CMenB vs 60% 
dopo placebo), il malessere (51% vs 30%) e 
la febbre (4% vs 2%).

Attualmente un altro vaccino antime-
ningococcico B, contenente due varianti 
(rLP2086) di fHbp (factor H binding protein) 
è in fase avanzata di sperimentazione: tale 
vaccino bivalente si è dimostrato immunoge-
no e ben tollerato in un’elevata proporzione 
di adulti e adolescenti [33,34].

VACCINAZIONE 
ANTIMENINGOCOCCICA: 
SITUAZIONE ATTUALE E 
PROSPETTIVE FUTURE

Il vaccino meningococcico coniugato con-
tro il meningococco C si è dimostrato sicuro, 
immunogenico ed efficace in tutte le età. Nei 
Paesi che hanno condotto una vaccinazione 
di massa contro il sierogruppo C con diffe-
renti schedule, si è assistito a una rilevante 
riduzione della malattia invasiva sostenuta 
da questo sierogruppo [35].

La dinamicità dell’epidemiologia di Neis-
seria meningitidis dimostrata dal recente 



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G. Bona, C. Guidi

aumento dei casi di malattia meningococ-
cica sostenuti da sierogruppi non B-non C 
comporta la necessità di avere un vaccino 
multivalente in grado di proteggere individui 
di ogni età contro più sierogruppi possibili.

La variabilità di Neisseria meningitidis 
dipende principalmente da diversi fattori, 
quali i viaggi internazionali, che facilitano 
la circolazione di ceppi patogeni di menin-
gococco all’interno di uno stesso Paese o tra 
Paesi diversi [36] e il fenomeno del capsular 
switching, meccanismo utilizzato dal batterio 
per modificare il proprio fenotipo, passando 
da un sierogruppo a un altro. Esempio di cap-
sular switching è il sierogruppo W-135, emer-
so in seguito al pellegrinaggio a La Mecca 
del 2000, che risulta geneticamente correlato 
a un ceppo C particolarmente virulento [37].

Negli anni futuri, la diffusione e l’inclu-
sione del vaccino tetravalente coniugato 
ACWY in nuove strategie vaccinali, quali la 
vaccinazione universale dei lattanti, la vacci-
nazione booster di vari gruppi di età e la vac-
cinazione dei viaggiatori, potrebbero fornire 
una ampia protezione anche nei confronti 
dei sierogruppi emergenti di meningococco 
con significativi benefici di sanità pubblica.

Per quanto riguarda il sierogruppo B, pre-
valente nella maggior parte dei Paesi che 
hanno introdotto il vaccino anti-meningo-
coccico C, il vaccino, non ancora disponibile, 
rappresenterà una pietra miliare nella lotta 
contro il meningococco. Negli anni a venire 
si potranno valutare l’efficacia del vaccino 
anti-meningococcico B sulla diversa distri-
buzione geografica dei ceppi patogeni, sul 
tasso di portatori sani di N. meningitidis e 
l’eventuale comparsa di mutanti.

L’imminente avvio della sperimentazione 
di fase 3 di un nuovo vaccino pentavalente 
che comprende i 5 ceppi responsabili di ol-
tre il 90% delle forme invasive sostenute da 
N. meningitidis potrà contribuire a vincere 
la battaglia contro la malattia meningococ-
cica, rendendo al tempo stesso più semplici 
i problemi inerenti all’organizzazione della 
relativa campagna vaccinale.

DISCLOSURE

Gli Autori dichiarano di non avere conflit-
ti di interesse di natura finanziaria in merito 
ai temi trattati nel presente articolo.

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	Ruolo del MMG nella diagnosi e nel trattamento delle cefalee
	Linda Iurato 1

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